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lunedì 20 aprile 2020

Una caloria non è una caloria/tris


Continua qui il post, con un sunto tratto da un paper pubblicato su Nature Reviews, importante rivista scientifica
Sebbene sia vero che nel breve termine un taglio calorico, indipendentemente dalla qualità della dieta, porti a dimagrimento, sul lungo termine per mantenere il risultato prevale la qualità della dieta, anche perché "studi epidemiologici hanno dimostrato che, oltre a tenere conto delle calorie, la qualità della dieta e la distribuzione dei macronutrienti possono essere importanti nel controllo dell'obesità", insieme al rapporto tra ormoni (in particolare insulina e glucagone).
"Le chilocalorie provenienti da diversi macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) non contano allo stesso modo per la gestione dell'energia e il controllo del peso, purtroppo però le interazioni tra grassi, carboidrati e proteine ​​rendono difficile interpretare il contributo individuale di ciascuna fonte sul consumo di energia. In ogni caso, a parte la quantità di grassi o carboidrati nella dieta, prove crescenti suggeriscono che la qualità dei grassi alimentari (grassi insaturi naturali anziché grassi trans o saturi) e la qualità dei carboidrati alimentari (con una preferenza per quelli solidi, ad alto contenuto di fibre, basso indice glicemico e da cibi integrali) sono determinanti più forti degli effetti della dieta sul mantenimento del peso rispetto alla quantità di ciascun macronutriente nella dieta. Al contrario, alimenti ricchi di carboidrati semplici (come bevande zuccherate) sono stati spesso associati ad un aumentato rischio di obesità a causa dei potenziali effetti del saccarosio e del fruttosio sulla sintesi della leptina.
https://shandiradial.wordpress.com/2013/04/11/carbohydrates-simply-funny/

Ad oggi, sono stati proposti due meccanismi per l'obesità indotta da fruttosio: alcuni hanno suggerito che si verifica attraverso un aumento dell'apporto energetico e una riduzione del dispendio energetico, mentre altri hanno proposto l'esistenza di un 'interruttore del grasso', che porta all'accumulo del grasso, all'insulino-resistenza e alla sindrome metabolica". Anche per i grassi è possibile fare un discorso simile.
https://www.pinterest.it/pin/98868154295791213/
"[negli esperimenti] Le diete ricche di proteine ​​hanno comportato una riduzione della percezione della fame e un aumento del dispendio energetico e dei livelli di β-idrossibutirrato, che potrebbero contribuire alla riduzione dell'appetito. Inoltre, questi autori hanno analizzato l'effetto congiunto di una dieta ricca di proteine ​​in presenza o assenza di carboidrati in una camera respiratoria dopo un esercizio e hanno trovato una riduzione statisticamente significativa della fame e del quoziente respiratorio, suggerendo un aumento dell'ossidazione dei grassi. Tuttavia, alcune analisi longitudinali a lungo termine hanno riferito che l'assunzione di proteine ​​animali ha effetti sfavorevoli sul mantenimento del peso corporeo dopo 5 anni di follow-up, e aumentare l'assunzione di proteine ​​vegetali a scapito di proteine ​​animali e zuccheri potrebbe quindi essere un metodo per combattere il sovrappeso e l'obesità a livello di popolazione."
Tra i legami tra predisposizione genetica e macronutrienti, una variante di PPARγ e il numero di copie di amilasi lega tendenza a ingrassare e introito di carboidrati. FTO è un gene già da tempo messo in relazione con l'obesità, e il numero di copie nel DNA o alcune sue varianti aumentano il rischio di obesità.
Anche il microbiota interagisce con la regolazione del peso corporeo, influenzando la quantità di calorie estratte dal cibo, grazie agli SCFA, e all'azione sull'ipotalamo. La dieta occidentale nei topi aumenta la sintesi di proteine legate alla gluconeogenesi e favorisce i Firmicutes, batteri collegati all'obesità. Nell'uomo il legame è ancora scarsamente compreso. I carboidrati, come qualità e quantità, sono probabilmente il macronutriente che influenza maggiormente il microbiota, ma anche eccessi di proteine e grassi portano a disbiosi.
Oltre alla dieta, altri fattori sono associati alla predisposizione di un individuo all'obesità, tra cui genetica, epigenetica, metagenomica, alimentazione perinatale, privazione del sonno, disturbi endocrini, effetti avversi di terapie, fattori ambientali e pregressa presenza di adiposità. Anche i sensori energetici e cronobiologici interagiscono tra loro per influenzare la composizione corporea.

L'articolo si conclude precisando che "La distribuzione dell'assunzione dei macronutrienti e la composizione dietetica stanno diventando importanti aree di ricerca per quanto riguarda la comprensione della deposizione di grasso corporeo e della stabilità del peso. I progressi scientifici stanno dimostrando che per combattere l'epidemia di obesità gli scienziati devono considerare il contributo specifico non solo di carboidrati, proteine ​​e lipidi, ma anche dei singoli aminoacidi, acidi grassi e diverse molecole derivate dai carboidrati, nonché le interazioni con il patrimonio genetico e la composizione del microbiota intestinale - che è la base per la nutrizione e la medicina di precisione e personalizzata". Queste differenze possono spiegare i diversi effetti sul mantenimento del peso a lungo termine. "L'eccessivo peso corporeo e l'accumulo di tessuto adiposo dipendono dal bilancio energetico, in cui l'assunzione di macronutrienti che forniscono energia è superiore al dispendio energetico, che [però] è sotto la regolazione neuroendocrina. Le intricate interazioni metaboliche riguardanti il "carburante" che coinvolgono l'utilizzo di carboidrati, lipidi e proteine ​​complicano l'interpretazione [e la comprensione] dei contributi specifici di tali macronutrienti alle esigenze energetiche e alle esigenze delle cellule. Inoltre, l'equilibrio energetico è sostenuto da processi regolatori complessi e interconnessi che implicano che il controllo dell'appetito e/o della sazietà sia mediato dai segnali neuroendocrini, oltre alle vie metaboliche intermedie che influenzano l'utilizzo di carboidrati (glucosio), il turnover lipidico (lipogenesi e lipolisi), termogenesi proteica e fisiologia degli adipociti. Il consumo frequente di alcuni zuccheri semplici, come glucosio e fruttosio, nonché l'assunzione di grassi saturi e alcuni acidi grassi specifici, sembrano contribuire maggiormente alla crescente prevalenza dell'obesità. Le proprietà sazianti delle fibre alimentari e le proprietà di promozione della sazietà delle proteine ​​alimentari aiutano a mantenere il peso corporeo e il controllo dell'apporto energetico negli interventi a lungo termine. Queste interazioni positive sono probabilmente indotte dalla massa muscolare e dal mantenimento del dispendio energetico a riposo. Nel complesso, le prove attuali suggeriscono che il surplus di energia è il principale motore del sovrappeso e dell'obesità, e l'idea che zuccheri raffinati e alcuni grassi abbiano ruoli complementari nell'aumento di peso è ancora una questione controversa, così come se le calorie da diversi macronutrienti contano allo stesso modo. Le caratteristiche personali associate alla genetica e al microbiota intestinale potrebbero spiegare alcune differenze interindividuali per cui l'assunzione di macronutrienti alimentari influisce diversamente sul peso corporeo e sulla massa grassa. Sono necessarie ulteriori indagini integrative per comprendere i meccanismi di interazione tra connessioni metaboliche e i macronutrienti con la termodinamica energetica e per elaborare strategie dietetiche basate sui criteri nutrizionali di precisione sull'individuo".
Aggiornamento 29/4/2020
Alcune persone sane vengono divise in 2 gruppi. Alcune assumono muffin con olio di palma, ricco in grassi saturi, altre con olio di girasole, ricco in PUFA omega 6. In entrambi viene dato un surplus calorico, in modo da favorire l'aumento di peso. Entrambi gli oli erano di tipo raffinato. Nel primo gruppo è aumentato particolarmente il grasso ectopico, quello viscerale e che troviamo nel fegato, e associato con malattie infiammatorie, mentre nel secondo è aumentata la muscolatura, come se il corpo avesse dissipato le calorie in più costruendo muscoli. Probabilmente i grassi saturi hanno indotto maggiore lipogenesi (sintesi di grassi), anche grazie all'interazione col fruttosio. Inoltre i PUFA sono ossidati più facilmente dai mitocondri
Aggiornamento 14/5/2020

Le fibre viscose, nel contesto di una dieta ipocalorica, possono aiutare a dimagrire e ridurre l'appetito
Aggiornamento 18/5/2020

Nei topi, l'allicina, composto tipico dell'aglio, aumenta il dispendio energetico stimolando il tessuto adiposo bruno. Dosi eccessive tuttavia provocano disfunzione mitocondriale alterando una proteina
Aggiornamento 19/5/2020
Alcune interessanti riflessioni da Precision Nutrition su insulina, calorie, carboidrati e varie diete, con la conclusione di suggerire alimenti non raffinati, sonno, gestione dello stress ecc. e che non esiste una dieta buona per tutti
Aggiornamento 21/5/2020
La cannella, alla dose di 2g per 3 mesi, riduce peso, massa grassa e circonferenza addominale, soprattutto nelle persone con BMI sopra i 30kg/m^2 e sotto i 50 anni. Migliora inoltre i parametri legati alla sindrome metabolica (glicemia, colesterolo, emoglobina glicata, trigliceridi), migliora la sensibilità insulinica, rallenta l'assorbimento intestinale di glucosio, modula il metabolismo glucidico, riducendo la gluconeogenesi e aumentando il glicogeno epatico. Inoltre si riduce l'assorbimento del chilomicroni (grassi) portando così alla riduzione della sintesi e della conservazione del grasso e al miglioramento delle misure antropometriche. Aumenta la tristetraprolina, una proteina con effetto antinfiammatorio. La revisione si conclude suggerendo il suo uso come integratore dimagrante nella gestione dell'obesità
Aggiornamento 22/5/2020
Le calorie sono tutte uguali? mentre questo può essere vero genericamente a livello di persone normali, non lo è sicuramente nel caso patologico. La steatosi epatica è una condizione di accumulo di grasso nel fegato, tessuto che normalmente ne ha in minima quantità. Non esistono trattamenti farmacologici approvati per questa condizione, tipica del sovrappeso e del diabete. La dieta chetogenica, così come la dieta lowcarb, migliorano questa condizione e possono così essere considerate alla stregua di un farmaco. "La convinzione comune che aumentare l'assunzione di grassi nella dieta porta inevitabilmente al fegato grasso e previene la perdita di massa grassa è stata recentemente smentita da un esperimento elegante, dimostrando che una dieta ad alto contenuto di grassi e normocalorica inibisce la de novo lipogenesis (sintesi dei grassi endogena) e induce l'ossidazione degli acidi grassi, portando a perdita di peso e riduzione del contenuto di grasso epatico". Al contrario, una dieta ipercalorica bilanciata (cioè sia con carboidrati che grassi) riduce l'ossidazione intraepatica dei grassi e aumenta la lipogenesi a partire principalmente dai carboidrati e non dai substrati lipidici, portando allo sviluppo della steatosi. Questi effetti sono dovuti principalmente ai livelli di insulina, spinti soprattutto dall'introduzione di carboidrati, che controllano l'ossidazione dei grassi, come ci insegnano al secondo anno di università.
Aggiornamento 23/5/2020
Scoperta la variante di un gene, chiamato Alk (anaplastic lymphoma kinase) che conferisce protezione dall'obesità, e lo fa stimolando il nucleo paraventricolare dell'ipotalamo, in modo da mantenere alto il dispendio energetico, la sensibilità leptinica, attivo il sistema nervoso simpatico, la lipolisi e la produzione di calore negli adipociti. "A differenza dei pazienti con anoressia nervosa, una malattia strettamente legata a fenotipi psichiatrici, individui magri ma metabolicamente sani spesso hanno il desiderio di  ingrassare, hanno un normale apporto di cibo e fanno molti spuntini, indicando che hanno un basso peso per ragioni metaboliche e non per mancanza di appetito "edonico". Queste persone hanno una regolazione ipotalamica per avere un peso inferiore, con adipociti piccoli, più mitocondri e maggiore ossidazione dei grassi. Allo stesso modo il gene Alk attiva l'ipotalamo, mantenendo attiva l'ossidazione dei grassi e rallentando l'accumulo di grasso. "In ultima analisi, questo porta a riduzione dell'efficienza alimentare e miglioramento della spesa energetica, indipendentemente dall'attività circadiana". Inibire farmacologicamente questo gene porterebbe a dimagrimento anche in persone con forte obesità e resistenza leptinica.
Aggiornamento 25/5/2020

Interessante articolo della BDA sulla cronobiologia e la sua importanza nell'aumento di peso e le malattie cardiovascolari
Aggiornamento 28/5/2020
Nelle persone che hanno perso peso, l'alimentazione iperglucidica aumenta il rapporto insulina/glucagone rispetto a una dieta lowcarb. Questo rende l'energia del cibo meno disponibile, bloccando l'ossidazione dei grassi soprattutto nel periodo postprandiale, "indirizzando" i grassi all'accumulo piuttosto che alla fornitura di energia, in accordo col modello carboidrati-insulina del prof Ludwig
Aggiornamento 30/5/2020
La dieta lowcarb può aumentare la spesa energetica in persone dimagrite, sia a riposo che nell'attività fisica. In particolare "ridotte concentrazioni di insulina e grelina possono aumentare il dispendio energetico, in parte attraverso l'attivazione dell'attività del tessuto adiposo bruno", mente il glucagone attraverso altre vie. Anche la sensibilità leptinica migliora, fattore associato con un minor rischio di recupero del peso. L'effetto è stimabile tra le 200 e le 300kcal al giorno o 50Kcal ogni 10% di riduzione dei carboidrati
Aggiornamento 3/6/2020
Il cacao amaro aiuta a ridurre il peso nella dose di almeno 30g al giorno se assunto per almeno un mese. Gli effetti sono forse dovuti alla maggiore sensibilità insulinica, alla riduzione degli enzimi lipogenici, all'inibizione degli enzimi digestivi, allo stimolo della termogenesi e della spesa energetica, modulazione degli ormoni, con riduzione della fame. L'effetto è più marcato sul grasso viscerale
Aggiornamento 5/6/2020
Un modello animale mostra come l'insulina e l'ingrassamento siano effettivamente collegati ai carboidrati
Aggiornamento 9/6/2020
Gli SCFA, acidi grassi a catena corta prodotti dalla fermentazione del microbiota intestinale, possono avere un impatto sul bilancio energetico, aumentando la spesa energetica, riducendo l'introito, la lipogenesi e l'adipogenesi, favorendo la sazietà, la lipolisi, la formazione di grasso beige e l'ossidazione dei grassi.
Aggiornamento 12/6/2020
In donne normopeso ma con scarsa muscolatura (tendenzialmente sarcopeniche), a parità di calorie, dare più proteine migliora la composizione corporea, con peso che rimane stabile, ma aumento del muscolo e riduzione del grasso e della circonferenza addominale. La composizione corporea è cosa più complicate del semplice bilancio energetico. Diffidate da chi vi dice basta tagliare le porzioni.
Aggiornamento 18/6/2020
È possibile personalizzare la dieta in base alla risposta ormonale e glicemica? Forse si sta avvicinando questo approccio nella pratica. Le linee guida sono tipicamente basate sulla popolazione ad esempio, ma è chiaro che "una sola taglia non viene vestita da tutti allo stesso modo". È chiaro che prendendo tante persone, tutte diverse tra loro, a livello di gruppo le diete funzioneranno in media alla stessa maniera, e arriverà il furbacchione di turno a dire che contano solo le calorie. in realtà "l'iperglicemia postprandiale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari (CVD), malattie coronariche (CHD) e mortalità cardiovascolare, anche in soggetti con normale glicemia", così come i trigliceridi postprandiali. Forse le diete uguali per tutti diventeranno solo un ricordo, studiando come ciascuno risponde all'introduzione di diversi pasti (metabolismo postprandiale), ad esempio che abbiano più grassi o più carboidrati. La costruzione di un algoritmo corretto permetterà "almeno dal punto di vista della salute cardiometabolica, la prescrizione di un'alimentazione personalizzata a livello di popolazione, con un potenziale come strategia per la prevenzione delle malattie". L'algoritmo può prendere in considerazione glicemia, insulina, microbiota e genetica, insieme ad attività fisica, sonno e orario dei pasti.
Aggiornamento 21/6/2020
Il meccanismo che lega insulina e vie anaboliche nel tessuto adiposo, tra cui immagazzinamento dei grassi sotto forma di trigliceridi
Aggiornamento 24/6/2020
Mangiare tardi la sera (late dinner, LD) aumenta il cortisolo. Questo porta a un'alterazione generale dei ritmi circadiani degli ormoni e resistenza insulinica. Di conseguenza si riducono l'ossidazione dei grassi e la lipolisi (fondamentale per "svuotare" gli adipociti e permettere il dimagrimento), perché l'insulina è più alta del normale (eh mi dispiace per quelli che non conoscono la fisiologia, ma l'insulina conta). L'effetto è particolarmente marcato in chi è abituato a coricarsi presto, ma "indipendentemente da ciò, abbiamo scoperto che LD ha causato uno stato anabolico durante il sonno, favorendo la conservazione dei lipidi rispetto alla mobilizzazione e all'ossidazione", e ripetuto nel tempo può favorire obesità e sindrome metabolica.
Aggiornamento 27/6/2020
Caroline Apovian, medico, direttore dell'Unità di Nutrizione e Gestione del peso e docente di medicina presso la Boston University School of Medicine, riassume così un dibattito intercorso all' American Diabetes Association su cosa provochi obesità e malattie metaboliche (carboidrati, grassi o junk food). "Tutti e tre i relatori hanno presentato dati che, alla fine, hanno puntato un dito verso i carboidrati, con il primo oratore che ha suggerito che il consumo di carboidrati aumenta i lipidi [nel sangue] e il consumo di grassi saturi no. Il secondo oratore ha sfumato questo dicendo che potrebbe essere il tipo di carboidrati a creare il problema, e il terzo oratore [KD Hall] ]ha parlato del cibo processato come colpevole dell'aumento del grasso nonché delle malattie metaboliche. Bene, non possiamo certo definirlo un dibattito! La linea di fondo, secondo me, è che il cibo trasformato - con tutti gli zuccheri, il sale, il grasso e le sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino - potrebbe aver cambiato il set point del peso corporeo che tutti noi difendiamo e potrebbe essere la causa della maggiore prevalenza di diabete di tipo 2 e obesità. Ai pazienti si deve consigliare di mangiare "pulito", ovvero cibi sani, freschi e non trasformati, per avere una vita sana ed evitare disfunzioni metaboliche".
Aggiornamento 28/6/2020

Con l'avanzare dell'età, nei nostri organi avvengono molti cambiamenti che influiscono sulla funzione fisiologica. Una lipolisi (fuoriuscita degli acidi grassi dagli adipociti) basale scarsa può "prevedere" chi negli anni accumula peso e chi no. Nel topo questo succede se i macrofagi infiltrano il tessuto adiposo e degradano la noradrenalina (segnale lipolitico). Invece nell'uomo sembrano essere gli adipociti stessi a degradare la noradrenalina, proveniente dal sistema nervoso simpatico; aumenta anche il suo trasporto all'interno della cellula (trasportatore OCT3), dove viene catabolizzata, e queste vie aumentano andando avanti con gli anni. In pratica più grasso si ha più si tende ad averne e più diventa difficile perderlo. Il ricercatore Ryden ha detto "Quello che abbiamo trovato è che la lipolisi nel tessuto adiposo diminuisce nel tempo. Questi cambiamenti sembrano anche essere indipendenti dalla menopausa o dalla gravidanza. Sono semplicemente il risultato dell'invecchiamento." L'accumulo del grasso è il risultato del bilancio tra quello che entra negli adipociti e quello che esce, e "Un tasso inferiore di lipolisi può contribuire all'aumento di peso e all'accumulo di grasso in altri tessuti".
Aggiornamento 29/6/2020

Uno dei fattori che infiamma e rende disfunzionale il tessuto adiposo è l'omocisteina. Qualche medico ve l'ha mai fatta misurare? L'attivazione dell'inflammasoma è data anche da altri fattori (disbiosi e permeabilità intestinale, metaboliti dei farmaci e sostanze tossiche, situazioni di pericolo) che vengono viste dal nostro organismo come "emergenze" e portano ad insulinoresistenza, alterata lipolisi e produzione del tessuto adiposo bruno, con minore ossidazione dei grassi.
Aggiornamento 30/6/2020
Tim Spector sul conflitto d'interessi, la correttezza degli studi scientifici sulla nutrizione e soprattutto sulla prevalenza della qualità del cibo sulla sua quantità (non tutte le calorie sono uguali)
Aggiornamento 4/7/2020
Il fruttosio quando arriva al fegato stimola la lipogenesi, ossia la produzione di grassi a partire da altre molecole (solitamente metaboliti dei carboidrati). Questo non succede se le quantità di fruttosio sono piccole, perché l'intestino lo catabolizza e gli impedisce di arrivare al fegato. Se invece le quantità sono alte (dolci, zucchero, bibite zuccherate) si supera la capacità di "scudo" dell'intestino. E così le calorie vengono più facilmente immagazzinate Nell'uomo sano questa via metabolica è poco attiva, ma in una persona con steatosi il grasso endogeno epatico può essere fino al 38%. Anche l'infiammazione intestinale (colite) può ridurre la funzione di scudo. Non a caso MICI, diabete e steatosi vanno spesso a mano presa, e per queste persone evitare il fruttosio industriale è d'obbligo. Nonostante contenga fruttosio, la frutta sembra essere salutare, probabilmente perché il suo contenuto di fibre rallenta l'assorbimento del fruttosio. Una teoria simile è stata formulata dal prof Dioguardi per l'aminoacido glutammina.
Aggiornamento 5/7/2020
"L'aumento di peso e l'espansione della massa del tessuto adiposo non sono determinati esclusivamente dalla quantità di calorie ingerite. Diversi macronutrienti sono in grado di influenzare l'efficienza dell'alimentazione e influenzare la funzione degli adipociti attraverso la regolazione dell'insulina e la segnalazione tramite cAMP (AMP ciclico, un segnale intracellulare derivato dall'ATP). Una dieta ricca di proteine ​​porterà ad un rapporto glucagone/insulina più elevato, che si traduce in un aumento del segnale cAMP, mentre una dieta arricchita di carboidrati, in particolare carboidrati ad alto indice glicemico, porterà ad un rapporto insulina/glucagone più elevato, aumentando la segnalazione insulinica. e mettendo l'organismo in uno stato prolipogenico che promuove l'adiposità. Pertanto, la composizione della dieta può anche determinare il potenziale adipogenico dei grassi nella dieta alterando la segnalazione di insulina e cAMP in base alla quale gli effetti antilipolitici e lipogenici dell'insulina accentuano gli effetti di adiposità promossi dai grassi alimentari". In particolare a funzionare in maniera da favorire l'accumulo con l'insulina alta ci sono diverse funzioni fisiologiche, come la differenziazione degli adipociti (curiosamente stimolata anche dal cAMP), l'ingresso del glucosio nelle cellule (step fondamentale per sintetizzare e accumulare trigliceridi), inibizione della lipolisi, aumento della sintesi di proteine dei geni lipogenici (SREBP). Queste funzioni sono dunque sotto il controllo (tra le altre cose) del rapporto tra insulina e glucagone.
Aggiornamento 9/7/2020
Le calorie da zucchero si depositano più facilmente nel grasso ectopico, quello che circonda gli organi e aumenta infiammazione e i rischi per la salute. "L'assunzione a lungo termine di zuccheri aggiunti e bevande zuccherate è associata a un maggiore volume di tessuto adiposo pericardico, tessuto adiposo viscerale e tessuto adiposo sottocutaneo. Poiché questi depositi di grasso ectopico sono associati a un maggior rischio di incidenza di malattia, questi risultati supportano la limitazione dell'assunzione di zuccheri aggiunti e bevande zuccherate. I nostri risultati supportano i continui sforzi globali di salute pubblica per ridurre l'assunzione di zuccheri aggiunti (AS), come le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e le linee guida dietetiche del 2015 per gli americani per limitare AS e l'inclusione degli AS nel nuovo panel sui Valori Nutrizionali, insieme all'obbligatorietà delle informazioni sui nutrienti".
Aggiornamento 24/7/2020
Non rispettare i ritmi circadiani ha un effetto deleterio sulla muscolatura, e specularmente favorisce la deposizione di grasso. Questo per lo stato infiammatorio e di alterazione ormonale che si crea. In particolare
🚩Aumento dell'assorbimento di batteri indotto da permeabilità intestinale
🚩Amplificazione della risposta infiammatoria alle componenti batteriche
🚩 L'infiammazione cronica provoca disfunzione mitocondriale
🚩 Compromissione delle funzioni di riparazione/crescita del muscolo
"Il muscolo agisce come un organo endocrino oltre a consentire il movimento e la costruzione di una buona postura, secernendo dozzine di molecole di segnalazione chiamate miochine. Queste molecole regolano quasi tutti i sistemi del corpo (seconda immagine), molti dei quali rallentano con l'età. Ciò include la promozione della produzione sana di cortisolo, che aiuta a frenare l'infiammazione. Pertanto, la fragilità legata all'età non è solo un segno di scarsa mobilità, è un segno di interruzione circadiana a livello di sistema".
Aggiornamento 28/7/2020
È probabile che esista un fattore ormonale, ancora da individuare, che permette alle persone di non ingrassare, ossia rendere per loro più difficile l'aumento di peso perché riescono a ossidare il surplus calorico anziché accumularlo. L'osservazione che alcune persone (o anche negli animali) resistano all'aumento di peso nonostante siano inserite in un ambiente obesogeno rende molto alta tale probabilità
Aggiornamento 1/8/2020
Il ritmo circadiano dell'alimentazione influenza la funzione epatica, in particolare quando sintetizzare i grassi. Ecco perché ci possono essere orari peggiori per mangiare

martedì 14 aprile 2020

Un'importante risorsa: i probiotici/bis

Continua qui il post sulle applicazioni dei probiotici


https://blog.ambronite.com/post/157300277685/the-science-of-how-probiotics-can-turn-guts-into

Bifidobacterium breve B-3, un probiotico che ha mostrato proprietà dimagranti, aumenta la massa magra nei topi agendo su AMPK-PGC-1α e aumentando la funzione mitocondriale e la capacità ossidativa. In quest modo potrebbe anche migliorare la fitness, l'atrofia muscolare  e la fatica
Alcuni batteri probiotici, producendo vitamine e influenzando il sistema immunitario, concorrono al fabbisogno e riducono nei modelli sperimentali l'infiammazione, i tumori, le infezioni e la colite
Aggiornamento 15/4/2020

Propionibacterium acnes è tra i principali batteri cutanei responsabili dell'acne. S. epidermidis invece metabolizza il glicerolo e la protegge limitando P. acnes. Le creme contenenti Lactococchi possono ridurre i mediatori infiammatori prodotti da P. acnes che causano vasodilatazione, edema, degranulazione dei mastociti e rilascio di TNF-alfa. La somministrazione orale di probiotici costituisce una terapia adiuvante alle modalità convenzionali per il trattamento dell'acne da lieve a moderata.
Aggiornamento 18/4/2020
Anche se la qualità degli studi appare bassa, una metanalisi conferma l'efficacia del lievito S. boulardii nel trattamento della diarrea acuta nel bambino
Aggiornamento 19/4/2020

L'inulina permette ai bifidobatteri di produrre acetato, che viene usato da F. prausnitzii, un batterio amico ma che non può essere integrato con probiotici, e gli consente di proliferare. F. prausnitzii produce butirrato, un SCFA benefico per il colon e non solo. Questo processo (favorire alcune specie per nutrirne altre) è chiamato cross feeding

Aggiornamento 21/4/2020
È stato dimostrato che una maggiore permeabilità intestinale è coinvolta in diverse malattie associate a infiammazione cronica di basso grado, tra cui obesità e sindrome metabolica. La somministrazione di kefir ha ridotto la zonulina (marker di permeabilità) e migliorato l'umore in un gruppo di persone sovrappeso
La guida ai probiotici del dott Ruscio

Aggiornamento 24/4/2020
I probiotici supportano la mesalamina e sono sicuri nel trattamento della colite ulcerosa
Aggiornamento 25/4/2020
La disbiosi del microbiota intestinale e delle vie aeree contribuisce alla patogenesi e alla gravità dell'asma negli adulti. La composizione microbica nei polmoni e nell'intestino può essere influenzata da diversi fattori ambientali. Fattori di stress ambientale come allergeni, inquinamento, infezioni virali e uso di antibiotici o antiacidi possono causare disbiosi batterica e favorire l'asma. Anche i cortisonici, usati per l'asma stessa, può favorire la colonizzazione di specie patogene o non essere efficaci con la disbiosi.

La gestione preventiva e terapeutica per contrastare la disbiosi del microbioma e ripristinare un microbioma sano con probiotici, trapianti di microbiota fecale o lisati batterici non è ancora usata nella routine clinica. Pertanto, sono necessari ulteriori studi meccanicistici per esplorare l'influenza della composizione microbica sulla patogenesi dell'asma, specialmente nel polmone, per affinare successivamente i regimi di trattamento che possono prevenire le malattie delle vie aeree. Tra i batteri che hanno mostrato buoni risultati, LGG, L. reuteriLactobacilli casei/lactis/acidophilus insieme a Bifidobacteria bifidum/lactisLactobacillus paracasei e Lactobacillus fermentum

Aggiornamento 26/4/2020
La strategia antinfiammatoria, tramite alimenti, nutrienti o medicinali, è un'opzione praticabile per la gestione della COVID19. A parte l'insufficienza di micronutrienti legata all'età, come precedentemente menzionato, lo stato nutrizionale di un individuo influenza il rischio di infezione da SARS-CoV-2, il decorso clinico e gli esiti della malattia COVID-19. Pertanto, il mantenimento del corretto stato di macro e micronutrienti dell'ospite è un'importante misura preventiva. Numerosi micronutrienti sono essenziali per l'immunocompetenza, in particolare vitamina A, C, D, E, gruppo B, ferro, selenio e zinco. La dieta è vitale per mantenere lo stato nutrizionale individuale. Tuttavia, la dieta da sola potrebbe non essere sufficiente in determinate condizioni metaboliche e di stile di vita, tra cui l'età avanzata, le condizioni mediche coesistenti, il fumo di sigaretta o l'esposizione professionale alle tossine ambientali.
Le infezioni acute possono alterare il microbiota, e un microbiota sano e diversificato del tratto intestinale e respiratorio è un altro fattore determinante per il decorso della malattia. Alcuni lattobacilli possono potenziare la risposta antivirale. "... L'alimentazione è il primo fattore determinante della comunità microbica, della struttura e delle funzioni del microbiota intestinale ..."
"... In generale, la dieta equilibrata con una varietà di fibre prebiotiche, probiotici e polifenoli, promuove il microbiota sano e diversificato ..."
"... Migliorare la qualità della dieta in soggetti sensibili per COVID-19 potrebbe alleviare il rischio di infezione grave ..." "... Nonostante le prove inconcludenti, i probiotici possono essere l'opzione aggiuntiva razionale nella gestione di varie malattie virali."

Per la prima volta la ESPHGAN dà un parere sull'uso di probiotici nei neonati pretermine. Quelli utilizzabili per prevenire l'enterocolite necrotizzante sono LGG oppure la combinazione di B. infantis Bb-02, B. lactis Bb-12, e S. thermophilus TH-4, ovviamente rispettando tutte le procedure di igiene. Altri come L. reuteri DSM 17938 e S. boulardi potrebbero invece non essere sicuri
Aggiornamento 27/4/2020
Da una revisione dei dati sul potenziamento della risposta immunitaria antivirale, con un focus sulla COVID19, su cui per ora è possibile fare solo ipotesi. L'effetto è distinto per la prevenzione e per la malattia in atto. Le persone con diabete dovrebbero seguire una dieta a basso indice glicemico. Tra i nutraceutici aglio, pesce azzurro, succo di mirtillo rosso e germogli di broccoli e tra i probiotici, alcuni lattobacilli possono supportare il sistema immunitario. Si sottolinea che "la tossicità della vitamina D è rara e dosi moderatamente elevate (2000–5000 UI/die) possono essere assunte per anni"
Aggiornamento 28/4/2020
B. infantis è un probiotico utile nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS), soprattutto se abbinato ad altri ceppi. L'effetto è dovuto a una modulazione dell'asse HPA (minore cortisolo), alla normalizzazione del rapporto tra citochine (interleuchine 10, 11 e 12), stimolazione della risposta anti-infiammatoria, inibizione della crescita di organismi patogeni e alleviamento di molti sintomi di IBS
I probiotici possono essere utili nella diarrea.
In particolare LGG e S. boulardi sono i migliori nella diarrea da antibiotici, L. reuteri appare efficace nella diarrea da infezione, mentre alcuni ceppi di Lactobacillus acidophilus funzionano per quella associata a IBS
I probiotici sono associati con riduzione della pressione sanguigna
Aggiornamento 1/5/2020

L'uso di antibiotici ci ha permesso, nei decenni scorsi, di ridurre i problemi dovuti a malattie infettive da batteri patogeni, ma contemporaneamente ha portato all'emersione di malattie autoimmuni legate alla disbiosi, dovute a mimetismo molecolare, perdita di tolleranza e alterazioni del sistema immunitario. L'uso mirato degli antibiotici può però migliorare le condizioni autoimmuni, e l'effetto del trapianto di microbiota fecale su diverse malattie autoimmuni è in fase di studio negli studi clinici e numerosi studi preclinici stanno rivelando risultati promettenti con terapie probiotiche e prebiotiche.
Aggiornamento 3/5/2020
Per ridurre l'acido urico in persone con insufficienza renale, è possibile usare vitamina C, fonti di polifenoli come il bergamotto e di flavonoidi come la quercetina, i probiotici con batteri uricolitici (L. acidophilus KB31, B. longum KB35, S. thermophilus KB27), l'N-acetilcisteina (NAC), anche in aggiunta all'eventuale terapia. La curcumina ha effetti promettenti ma ancora da studiare.

Aggiornamento 6/5/2020
B. natto sembra ridurre il peso corporeo e la massa grassa nei topi obesi inibendo la sintesi dei grassi, promuovendo l'ossidazione dei grassi, alterando l'abbondanza di microbiota intestinale e aumentando l'abbondanza di A. muciniphila.
Aggiornamento 7/5/2020
Il complicato quadro dell'interazione tra lattobacilli e autoimmunità. Alcuni stimolano i Treg, altri possono peggiorare la situazione. 
I simbiotici (probiotici + prebiotici) sono efficaci per ridurre il profilo lipidico (colesterolo totale, LDL, trigliceridi) e aumentare l'HDL. Questo soprattutto se presi per almeno 2 mesi. Sono efficaci anche nella riduzione del peso
Anche il sole ha un'azione probiotica, migliorando il microbiota intestinale
Aggiornamento 12/5/2020
Alcuni batteri isolati da atleti migliorano le performance sportive. Uno (B. longum OLP-01) migliora la capacità di endurance e l'adattamento metabolico, influenzando funzione endocrina, immunitaria, infiammazione e stress ossidativo. Si riducono i parametri legati alla stanchezza come azoto, ammoniaca, acido lattico, CK e migliora la produzione di energia sotto forma di ATP. L'altro, Lactobacillus salivarius SA-03, riduce ugualmente azoto, ammoniaca, acido lattico, CK, e aumenta forza muscolare, resistenza, accumulo di glicogeno epatico e muscolare.
Il probiotico S. salivarius M18 riduce l'alitosi in persone che portano l'apparecchio ortodontico

Aggiornamento 15/5/2020
I bifidobatteri possono migliorare umore e funzione cognitiva negli anziani. Nello studio sono stati usati Bifidobacterium bifidum BGN4 e Bifidobacterium longum BORI
L'uso del probiotico Lactobacillus crispatus CTV-05 (Lactin-V) previene la ricorrenza delle infezioni vaginali
Un mix di probiotici di origine umana (enterococchi e lattobacilli), prelevati da un lattante, riducono disbiosi, infiammazione e permeabilità intestinale nei topi anziani, interagendo col metabolismo dei sali biliari
Aggiornamento 19/5/2020

Nonostante (purtroppo) sia un aspetto poco considerato, le IBD (Crohn e colite ulcerosa) sono spesso legate a disbiosi fungina, in particolare aumento di Candida e Malassezia. Genericamente, una dieta ricca di carboidrati aumenta l'abbondanza totale delle specie di Candida, mentre una dieta ricca di proteine ​​ha l'effetto opposto. Integrare i probiotici fungini Saccharomycopsis fibuligera, Saccharomyces boulardii e Saccharomyces cerevisiae CNCM I-3856 ha mostrato effetti terapeutici sulle IBD.
I probiotici L. acidophilus e B. infantis possono esercitare un effetto antisepsi se abbinati al latte materno nei bambini prematuri. Promuovono inoltre la crescita.
Aggiornamento 24/5/2020
Bifidobacterium animalis subsp. lactis 420 (B420 per gli amici) è un probiotico per la salute metabolica. I suoi effetti benefici sono dovuti alla sua capacità di regolare la disbiosi, nei confronti di E. coli ad esempio, e riduce i suoi effetti come endotossemia, infiammazione, permeabilità intestinale; l'infiammazione viene ridotta agendo su diverse vie (NF-kB, ciclossigenasi, NOS, MAPK; aiuta nel controllo del peso favorendo la proliferazione di Akkermansia muciniphila con un meccanismo noto come crossfeeding, e in generale riduce i Firmicutes, phylum di batteri che può aumentare l'estrazione di calorie dalla dieta fino a 150 kcal al giorno.
Interessante guida all'uso dei probiotici in diverse condizioni
Aggiornamento 25/5/2020
Nel modello animale Lactobacillus acidophilus e Bifidobacterium infantis dati in gravidanza migliorano lo sviluppo neuronale e riducono l'infiammazione in seguito a traumi nella prole
I probiotici che hanno manifestato una certa efficacia nel migliorare l'umore
Esiste una reciproca relazione tra sonno e alterazione della flora intestinale (disbiosi): dormire male o in orari sbagliati fa male al microbiota e avere disbiosi (magari da dieta errata) altera il sonno. Tutto questo porta a diminuzione delle difese immunitarie, fame e craving per cibo spazzatura, alterazione di numerosi ormoni tra cui cortisolo e catecolamine che provocano permeabilità intestinale, spalancando le porte a metaboliti tossici dei batteri, con conseguente infiammazione e malattie croniche, autoimmuni ecc. I probiotici L. gasseri CP2305 e B. infantis possono migliorare rispettivamente sonno e risposta allo stress
L'uso dei probiotici nelle malattie psichiatriche
Aggiornamento 26/5/2020
I bambini con autismo possono avere una disbiosi fungina, con aumento di S. cerevisiae e riduzione di Aspergillus. rispetto ai controlli sani. Queste variazioni potrebbero essere associate alla patogenesi dell'autismo, in particolare con l'infiammazione intestinale, ed essere correlate con la crescita di Candida, che rilascia arabinitolo, metabolita che pare peggiorare le condizioni nell'autismo. Invece il suo parente S. boulardi può migliorare le condizioni intestinali nell'autismo. Questa disbiosi può anche essere correlata con l'alimentazione particolare che spesso seguono le persone, molto selettiva e ricca di cibo spazzatura.
Aggiornamento 31/5/2020
Alcuni probiotici orali sono in grado di prevenire la formazione di macchie nere sui denti, che tendono a riformarsi anche dopo la pulizia
L'uso di probiotici per le piante riduce la necessità di pesticidi e migliora la loro salute
Aggiornamento 1/6/2020
I probiotici possono migliorare l'assorbimento di aminoacidi nelle diete vegan
Aggiornamento 4/6/2020
I lattobacilli utilizzati come probiotici vaginali: più di 50 ceppi possono essere rilevati
I probiotici e i simbiotici possono migliorare il metabolismo, lo stato ormonale (leptina, insulina, testosterone) e ridurre l'infiammazione in donne con ovaio policistico (PCOS). Migliorano anche i valori legati al diabete (glicemia, trigliceridi, indice HOMA), allo stress ossidativo, all'antropometria (dimagrimento grazie a un effetto positivo sul bilancio energetico).
I probiotici possono aiutare a migliorare la IBS-C (sindrome dell'intestino irritabile con tendenza alla stipsi), in particolare migliorano il tempo di transito, la consistenza e la frequenza dell'evacuazione. I probiotici multiceppo appaiono migliori di quelli a singola specie
Aggiornamento 6/6/2020
Per i bambini non allattati al seno o nati da madri con disbiosi può essere importante una integrazione con Bifidobacterium infantis e il prebiotico HMO. B. infantis è il principale batterio che sviluppa l'immunità e riduce la crescita dei batteri patogeni
Aggiornamento 7/6/2020
B. infantis è un batterio importante per il lattante, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e di inibizione dei patogeni. La presenza di HMO del latte materno o integrati lo aiuta a proliferare. Il taglio cesareo, la mancanza di allattamento e gli antibiotici riducono la sua presenza
Aggiornamento 11/6/2020
La migliore indicazione per i probiotici risulta, sorprendentemente, l'uso nei neonati prematuri, secondo nuove linee guida AGA. Raccomandabili anche nella pouchite e nella prevenzione di C. difficile, in particolare S. boulardi o altri ceppi, sia lattobacilli che bifidi, durante la terapia antibiotica. Eradicazione di H. pylori e malattie epatiche seguono. Per gli altri problemi viene riportata una evidenza inferiore. La IPA ha protestato facendo presente che non sono necessarie le evidenze dei farmaci e che altre società scientifiche approvano l'uso.
Aggiornamento 13/6/2020
Il probiotico LGG, uno dei più studiati al mondo, insieme ad una dieta materna senza latticini, riduce in maniera significativa le coliche del lattante e la calprotectina (marker di infiammazione intestinale). Il tempo di durata del pianto si è più che dimezzato
Aggiornamento 16/6/2020
La dieta a basso tenore di nichel, insieme a una correzione apposita della disbiosi (putrefattiva, fermentativa o mista) con probiotici mirati (rispettivamente bifidi, lattobacilli e un mix) può migliorare la salute di persone con SNAS (sindrome da allergia sistemica al nichel)
Aggiornamento 17/6/2020

Lactobacillus Plantarum PS128 TM, recentemente salito alle cronache per il suo buon effetto sui bambini autistici, appare sicuro nei test tossicologici

I probiotici possono agire da regolatori metabolici, contrastando il diabete gestazionale e il rischio di diabete dopo la gravidanza. Queste condizioni sono infatti caratterizzate da disbiosi, permeabilità intestinale e endotossemia che provocano alterazione dell'utilizzo dei nutrienti e facilitano il loro accumulo rispetto alla loro ossidazione. i probiotici, specie se misti, possono invece aumentare l'accumulo di glicogeno, riducendo la glicemia, e ridurre l'infiammazione, migliorando l'utilizzo di grassi e carboidrati

Aggiornamento 25/1/2020

Lactibiane, un probiotico misto, sembra ridurre l'infiammazione nella diverticolite non complicata

Aggiornamento 27/6/2020

Somministrare Lactobacillus reuteri al bambino in allattamento riduce il rischio di rinite e rinocongiuntivite allergiche negli anni successivi. Per gli adulti si è rivelato efficace un mix di Bifidobacterium longum IM55 e Lactobacillus plantarum IM76 per le persone con allergia agli acari
Aggiornamento 29/6/2020
Diversi tumori, in particolare quelli del tratto gastrointestinale, sono provocati anche da metaboliti e tossine batteriche, dovute a eccessi di patogeni e squilibri nella flora (disbiosi). Per questo i batteri, e l'alimentazione che li sostiene, sono una potenziale cura complementare. "Pertanto, a causa dei metodi terapeutici anticancro tradizionali con effetto limitato, la terapia del cancro mediata dai batteri ha attirato una significativa attenzione come un nuovo approccio terapeutico efficace con minori o assenti effetti collaterali, che può essere usato da sola o in combinazione per potenziare gli agenti terapeutici convenzionali. [...] Nonostante il promettente risultato della terapia del cancro mediata dai batteri, questo approccio è ancora nuovo e sono necessari ulteriori studi per superare i limiti della batterioterapia e produrre agenti batterioterapici più efficaci nel campo della terapia del cancro. Sfortunatamente, nonostante la grande attività antitumorale degli agenti batterici, la maggior parte degli studi si è fermata nella fase in vitro e solo pochi sono passati dalla condizione in vitro alla sperimentazione clinica. Pertanto, sono necessari ulteriori futuri studi in vivo o anche più studi clinici per confermare il potenziale antitumorale di questo nuovo approccio terapeutico nel campo del trattamento del cancro per usare i batteri come farmaci antitumorali approvati".
Aggiornamento 3/7/2020
I probiotici possono abbassare il colesterolo, soprattutto nei diabetici, intervenendo sul suo metabolismo. L'organismo umano non ha una via di "demolizione" del colesterolo, ma alcuni batteri possono farlo per lui. I meccanismi coinvolti sono: incorporazione del colesterolo nella membrana cellulare dei batteri, conversione del colesterolo in coprostanolo, deconiugazione degli acidi biliari coniugati per attività dell'idrolasi dei sali biliari, legame del colesterolo alla membrana cellulare e precipitazione del colesterolo con acidi biliari deconiugati. Perciò è probabile che una persona con ipercolesterolemia abbia anche disbiosi
Aggiornamento 5/7/2020
Come l'intestino, anche il naso ha la sua flora, e se alterata può favorire la malattia. Lactobacillus casei AMBR2 appare sicuro e potrebbe migliorare la rinosinusite nelle persone che ne soffrono
L'uso di probiotici e prebiotici nella gestione della depressione e dell'ansia è promettente ma occorrono ulteriori studi. I meccanismi d'azione proposti sono l'interazione con l'asse intestino-cervello, con riduzione delle citochine infiammatorie, riduzione della permeabilità della barriere ematoencefalica e delle sostanze infiammatorie che arrivano al cervello, produzione di SCFA, incremento della produzione di serotonina dal triptofano
Aggiornamento 10/7/2020
Attualmente non vi è sufficiente evidenza per raccomandare i probiotici per l'emicrania
In uno studio preliminare, le nazioni in cui è più diffuso assumere alimenti fermentati hanno minore mortalità da COVID19. Lo studio non stabilisce causalità, ma conferma un possibile legame tra difese immunitarie (efficienti o alterate) e stato dell'intestino
Aggiornamento 12/7/2020
Una delle peggiori eredità del coronavirus, oltre ai problemi psichiatrici, economici ecc, sarà l'alterazione del microbiota. L'eccessivo uso di disinfettanti è infatti in grado di alterare la flora batterica, favorendo le malattie non contagiose come diabete, sovrappeso, malattie autoimmuni ecc. Favorite il lavaggio con sapone ed evitate quando possibile i gel per le mani, soprattutto con triclosan, e mangiate bene. "Sebbene l'effetto dell'uso massiccio di prodotti per la pulizia e il loro accumulo ambientale sulla salute del nostro microbiota non siano ancora completamente noti, le raccomandazioni sull'uso regolare di alimenti fermentati, probiotici e prebiotici potrebbero avere possibili implicazioni per prevenire la perturbazione microbica intestinale (e cutanea).
Aggiornamento 13/7/2020
Due ricercatori italiani spiegano l'importanza dello stile di vita nella prevenzione della malattia COVID19
In conclusione, le opzioni terapeutiche più comuni per le infezioni virali sono dirette a bloccare l'ingresso e la replicazione virale o a promuovere l'immunità cellulare e umorale duratura per la popolazione non infetta attraverso la vaccinazione. Dal momento che al momento non sono disponibili vaccini o terapie clinicamente efficaci efficaci, prevenire le infezioni da SARS-CoV-2 mantenendo un'elevata igiene lavando le mani, evitando il contatto con le persone infette e rafforzando il sistema immunitario sono le strategie migliori. Sebbene non vi siano prove cliniche secondo cui il targeting dell'asse del microbiota intestinale-polmonare avrebbe un ruolo terapeutico nell'infezione COVID-19, riteniamo che la manipolazione dei modelli microbici attraverso l'uso di probiotici, prebiotici e una dieta ricca di fibre possa aiutare a ridurre infiammazione cellulare, mantenere una diversità microbica intestinale sana e rafforzare il sistema immunitario. Tuttavia, è ancora necessario uno sforzo enorme per trovare nuove terapie antivirali e antinfiammatorie per questa malattia infettiva fatale.
Una nuova review sui probiotici dimagranti invita a ulteriori studi, sia sui multiceppo che su specie singole, ma ribadisce l'efficacia nelle condizioni correlate (steatosi, diabete ecc)
Aggiornamento 17/7/2020
Bifidobacterium longum subsp. longum OLP-0, un batterio estratto da un campione olimpico, migliora la performance in atleti di endurance, e riduce i patogeni intestinali. Il gruppo placebo ha anche avuto una riduzione della massa magra
Aggiornamento 19/7/2020
L'evidenza che un intestino in salute possa aiutare con l'infezione COVID19 è indiretta ma comunque buona. Tra i probiotici, L. acidophilus, rhamnosus e casei aumentano la risposta immunitaria, i bifidobatteri migliorano la risposta ai vaccini. Le fibre, le vitamine A e D, gli SCFA modulano la risposta infiammatoria positivamente. In questo modo si può ridurre il rischio della tempesta di citochine, che risulta aggravare la malattia.
Aggiornamento 20/7/2020
Il primo studio (a mia conoscenza), tra l'altro italiano, sull'efficacia dei probiotici su COVID19 ha dato un ottimo esito. Insieme alle cure standard (idrossiclorochina, tocilizumab e antibiotici) al gruppo in trattamento (tutti ricoverati con coronavirus con febbre e sintomi polmonari e gastrointestinali) è stato aggiunto un probiotico misto. "I risultati hanno evidenziato una sopravvivenza peggiore, nonché un rischio maggiore di trasferimento a una rianimazione intensiva per il paziente non integrato con batterioterapia rispetto a quello integrato. Inoltre, il rischio stimato di sviluppare insufficienza respiratoria durante il decorso della malattia era più di otto volte inferiore nel gruppo trattato con batterioterapia orale rispetto a quello non trattato. Per quanto riguarda gli altri segni e sintomi associati a COVID-19, ovvero diarrea, febbre, tosse, dispnea, astenia, mialgia, è già evidente un miglioramento significativo già dopo 24-48 h dopo l'inizio della batterioterapia". Grazie all'asse intestino-polmone, i metaboliti batterici raggiungono i polmoni e modulano la risposta infiammatoria, riducono lo stress ossidativo e aumentano la risposta antivirale. "Avendo considerato i risultati ed essendo non etico privare una percentuale di pazienti COVID-19 della possibilità di sottoporsi a batterioterapia orale, non abbiamo incluso più pazienti o prolungato il tempo di osservazione. In attesa dei risultati degli studi clinici di conferma, questo rapporto ha lo scopo di fornire un suggerimento provvisorio per migliorare la gestione della malattia COVID-19, tenendo presente che diversi preparati batterici possono avere esiti abbastanza diversi".
Un probiotico multiceppo migliora la condizione delle persone con colite ulcerosa con diversi meccanismi: riduzione della disbiosi con aumento dei livelli di Firmicutes e riduzione dei livelli di Bacteroidetes, aumento della produzione di SCFA (in particolare butirrato) e riduzione degli effetti dell'infiammazione sull'integrità delle giunzioni epiteliali(permeabilità intestinale).
Aggiornamento 22/7/2020
Nei topi il probiotico LGG insieme alla curcuma riduce la risposta infiammatoria delle vie aeree nel modello di asma allergica.
Aggiornamento 24/7/2020
I probiotici sono utili per migliorare alcuni parametri nei diabetici, come colesterolo totale, HDL, trigliceridi, PCR, emoglobina glicata, glicemia a digiuno, insulina a digiuno e pressione sanguigna. Il peso invece non sembra influenzato
Aggiornamento 27/7/2020
Come mostrato dalle evidenze scientifiche "un approccio simbiotico (polifenoli + probiotici) può innescare un cambiamento di paradigma nel regime di trattamento della depressione in quanto l'integrazione con vegetali ricchi di polifenoli e i probiotici è un'opzione di trattamento a lungo termine economica con effetti collaterali limitati e che può essere migliore dei paradigmi farmacologici tradizionali che hanno come obiettivo i fattori di rischio specifici della depressione" In particolare la correzione dello stato infiammatorio, dello stress ossidativo, del metabolismo del triptofano (precursore della serotonina) e dell'asse surrenalico contribuiscono al miglioramento dei sintomi.
Aggiornamento 30/7/2020
Secondo una revisione degli studi, "i bambini con disturbi dello spettro autistico (ASD) hanno una biomassa, una ricchezza e una diversità più elevate nel loro microbiota intestinale, nonché un numero maggiore di Lachnospiraceae, Clostridiales, Erysipelotrichaceae, Dorea, Collinsella e Lachnoclostridium non identificati rispetto ai bambini sani. Inoltre, la struttura della comunità di microbi intestinali era associata alla gravità dei sintomi autistici e l'analisi del microbiota intestinale potrebbe contribuire alla sintomatologia. Pertanto, la regolamentazione del microbiota intestinale potrebbe essere una nuova strategia per il trattamento dell'ASD in futuro".