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mercoledì 30 ottobre 2019

La medicina funzionale funziona


(sfortunatamente alcuni aggiornamenti sono stati persi 😢😠😡 quindi alcune frasi possono apparire a metà e senza senso)
Ci sono persone che sono un po' il bacio della morte della scienza, soprattutto della scienza dell'alimentazione. Appena parlano, ecco che si dimostra il contrario. Poi c'è da capire se lo fanno per ignoranza, per scarso potere intuitivo, per spirito di contraddizione, o magari perché semplicemente portano sfiga e le loro profezie sono come quelle di Fassino. Ma in sintesi farebbero meglio a tacere per evitare figuracce.
Ricordo bene uno che disse "la medicina funzionale è un imbroglio". Ed ecco che esce il lavoro sull'efficacia della medicina funzionale, su circa 1600 pazienti, che segna il punto della vittoria della medicina funzionale sull'approccio tradizionale basato solo sui farmaci. Intendiamoci, gli approcci si devono integrare tra loro e sono complementari, non necessariamente alternativi e soprattutto non dovrebbero gettarsi fango a vicenda. Ma in questo lavoro la medicina funzionale segna il punto decisivo per dimostrare la sua efficacia e probabilmente superiorità rispetto a un approccio che non tiene conto dello stile di vita.


https://www.hoperooted.org/functional-medicine/

Nello studio effettuato dalla Cleveland Clinic, dopo 6 mesi di trattamento basato sullo stile di vita "circa il 31% dei pazienti visitati dal Center for Functional Medicine ha migliorato i propri punteggi di salute fisica globale (PROMIS) di 5 punti o più, il che rappresenta un cambiamento clinicamente significativo e un notevole effetto sulla vita quotidiana".
"I ricercatori ritengono che le ragioni dei miglioramenti nella qualità della vita correlata alla salute mostrati nei pazienti siano dovuti al modello utilizzato. In futuro sono necessari studi prospettici per esaminare il modello di medicina funzionale dell'assistenza e i risultati a lungo termine. "
Dall'articolo originale:
"Le malattie croniche stanno mettendo a dura prova la salute negli Stati Uniti, con circa 100 milioni di persone che hanno 1 o più condizioni croniche nel 2014. Queste persone contribuiscono al 90% della spesa sanitaria annuale della nazione. Le malattie croniche contribuiscono in modo determinante ai costi dell'assistenza sanitaria a causa della necessità di gestire le malattie e l'assistenza alle persone anziane. Senza nuovi approcci incentrati sull'inversione delle malattie croniche, il nostro attuale modello di assistenza sanitaria diventerà economicamente insostenibile.
Le scelte nutrizionali e di stile di vita possono essere utilizzate per gestire le malattie croniche; tuttavia, il loro uso come terapia di prima linea è stato storicamente impegnativo per i medici di base, poiché la maggior parte si sente poco attrezzato per fornire raccomandazioni sullo stile di vita nonostante il fatto che l'alimentazione e lo stile di vita siano alla base della maggior parte delle linee guida. Esistono vari motivi per questa sensazione di preparazione inadeguata, tra cui il livello di educazione alimentare, la fiducia nelle evidenze nutrizionali disponibili e il tempo trascorso con il paziente.
Inoltre, molte malattie croniche non sono malattie di per sé, ma piuttosto insiemi di sintomi o anomalie di laboratorio. Le cure convenzionali si concentrano sulla gestione dei sintomi della malattia (ad es. Ipertensione, livelli anormali di glucosio nel sangue), ma le cause sottostanti vengono raramente identificate.
Il modello di medicina funzionale funzionale fornisce un sistema operativo che lavora per invertire la malattia, promuovere la salute e ottimizzare la funzione affrontando cause, sintomi e squilibri funzionali sottostanti nelle reti biologiche interconnesse. Questi squilibri possono compromettere le principali funzioni biologiche (assimilazione, difesa e riparazione, produzione di energia, biotrasformazione, comunicazione, trasporto e integrità strutturale) risultanti da interazioni gene-ambiente, inclusi stile di vita, tossine ambientali e microbioma. La medicina funzionale rimuove i fattori scatenanti per la malattia e fornisce input per ripristinare e ottimizzare la salute. La medicina funzionale affronta anche i determinanti sociali, compresi gli aspetti psicologici, emotivi e spirituali della salute e della malattia. Una delle basi della medicina funzionale è l'uso del cibo come medicina per prevenire, curare e invertire le malattie croniche. Il modello di medicina funzionale può avere la capacità di migliorare la qualità della vita correlata alla salute (misurata con HRQoL) del paziente, inclusa la funzione fisica e il benessere. Pertanto, lo scopo del presente studio era di indagare l'associazione tra il modello di medicina funzionale dell'assistenza con HRQoL confrontando la medicina funzionale con l'assistenza ricevuta in un contesto di medicina di famiglia".

"Ad oggi, le prove a supporto del modello di medicina funzionale sono state aneddotiche, pubblicate principalmente come case-report. Le prove peer-reviewed per la medicina funzionale si basano su interventi specifici utilizzati dal modello, tra cui nutrizione, stile di vita o farmaci e integratori alimentari (monoterapia o politerapia). Per quanto ne sappiamo, questo studio è anche il primo tentativo sistematico di raccogliere dati dai pazienti utilizzando misure convalidate per comprendere l'associazione del valore HRQoL con il modello di medicina funzionale".

A 6 mesi il miglioramento di HRQoL è superiore a quello avuto dalle persone che hanno seguito un approccio classico in un Family Health Center, con minore prevalenza di
Figure specifiche per la nutrizione e per lo stile di vita sono fondamentali per avere il miglioramento, così come una visita più lunga e approfondita rispetto a quella tradizionale, per fare luce sulle cause di malattia (e non solo sopprimere il sintomo).
Come si dice sempre in questi casi, ulteriori studi su numeri maggiori sono necessari per confermare i risultati, ma essi sono veramente notevoli e incontrovertibili.
Lo studio conclude così: "Il presente studio suggerisce che il modello di medicina funzionale può avere associazioni benefiche e sostenibili con un miglioramento della qualità delle risorse umane nei pazienti, come misurato dai punteggi PROMIS. L'uso delle misure PROMIS può fornire informazioni tempestive sulla salute globale di un paziente e migliorare la gestione delle malattie croniche".
Aggiornamento 9/11/2019
La "fotobiomodulazione", l'uso di certe luci a fini terapeutici, altera il microbiota, potenzialmente aumentando batteri ritenuti benefici e migliorando numerose condizioni.

Aggiornamento 10/11/2019
Il dott. Vasquez critica pesantemente il paper di JAMA
Aggiornamento 11/11/2019

Il microbiota Così cambiano anche le sue funzioni e la loro efficacia/efficienza: digestione, accumulo di calorie (sotto forma di grasso), sazietà, produzione di vitamine, benessere psicologico, sviluppo dei tessuti, detossificazione, infiammazione, permeabilità intestinale, colonizzazione dei patogeni, produzione di grassi a catena corta.


Aggiornamento 13/12/2019

Non è vero, come dicono in molti, che solo il fegato smaltisce le tossine; un grande lavoro lo fanno anche i nostri microbi intestinali, tra cui lo smaltimento di neurotrasmettitori e ormoni che contribuiscono a farci stare in salute. Solo un microbiota bilanciato può quindi garantirci una corretta funzione detossificante. Antibiotici, parto cesareo, dieta priva di fibre, sedentarietà sono tutti fattori che alterano la flora
Aggiornamento 26/12/2019
La complessità del microbiota non ci consente di avere ancora risposte sicure alla sua manipolazione
Aggiornamento 10/1/2020
Secondo il modello dell'ormesi, un po' di stress è utile alle cellule, mentre oltre una certa soglia diventa deleterio.
Le sostanze chimiche naturali (𝓅𝒽𝓎𝓉ℴ𝒸𝒽ℯ𝓂𝒾𝒸𝒶𝓁𝓈) di frutta, verdura e funghi producono effetti benefici sulla salute e sulla longevità modulando le vie di resistenza allo stress in modo simile alla restrizione calorica, al digiuno intermittente e all'esercizio fisico.
"I phytochemicals, che includono alcaloidi, polifenoli e terpenoidi, sono composti organici che non sono direttamente coinvolti nella crescita, nello sviluppo o nella riproduzione di piante o funghi e sono quindi classificati come metaboliti secondari. Molti degli effetti benefici di frutta e verdura sulle malattie croniche e sulla longevità nell'uomo sono stati attribuiti a specifici fitochimici presenti in questi alimenti. Ad esempio, un'elevata assunzione di polifenoli è associata a una ridotta mortalità complessiva nell'uomo".
Queste sostanze promuovono anche l'omeostasi intestinale migliorando l'integrità della barriera intestinale e la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) e modulando la composizione del microbiota intestinale (effetto prebiotico).
Le fonti comuni di sostanze fitochimiche includono non solo frutta, verdura e funghi, ma anche alimenti biologici e integratori alimentari. Tra gli integratori che potrebbero aumentare la longevità, NAD+, spermidina e glucosammina.
Aggiornamento 18/1/2020
Le malattie (o condizioni) croniche considerate "non trasmissibili" (NCD), come diabete, obesità, asma, allergie, MICI e malattie cardiovascolari, sono in realtà trasmissibili. Questo secondo un parere pubblicato sulla prestigiosa rivista Science. Infatti il microbiota (e virus e funghi) delle persone con queste condizioni è alterato e caratteristico, e può spostarsi da una persona all'altra. "Queste osservazioni suggeriscono che il microbiota potrebbe essere un elemento causale e trasmissibile in alcune malattie tradizionalmente classificate come non trasmissibili. Si spera che questa ipotesi stimoli ulteriori discussioni e ricerche, compresi studi che definiscono gli effetti ambientali sul microbiota, identificando i membri microbici che costituiscono un microbiota disbiotico trasmissibile che conferisce la malattia e delinea ulteriormente l'entità del contributo del microbiota alle NCD".
Aggiornamento 19/1/2020
Alcuni cibi, spezie ecc ritenuti salutari possono esserlo anche perché agiscono sui fagi, virus normalmente presenti nel nostro intestino e capaci di tenere sotto controllo la popolazione batterica. Alcuni studiosi hanno sperimentato l'effetto su alcuni batteri patogeni, E. faecalis, B. thetaiotaomicron, S. aureus e P. aeruginosa.
Per esempio il tabasco riduce la crescita dei primi 3. L'effetto è potenziato dalla capsaicina (peperoncino) e dall'aceto.
Anche il NAC (N-acetilcisteina) ha proprietà batteriostatiche, antimicrobiche e antibiofilm. La stevia ha esibito potenziale contro B. thetaiotaomicron e S. aureus. I dolcificanti artificiali invece inducono disbiosi.
Il propoli aumenta i fagi contro B. thetaiotaomicron e E. faecalis. Alcuni cibi (rabarbaro, caffè, origano e melagrana) invece riducono i fagi, e sono infatti conosciuti come antivirali.
Aggiornamento 22/1/2020
Le persone con alterazione del ritmo sonno-veglia possono avere problemi immunitari. Questo è dovuto al disaccoppiamento dell'"orologio molecolare" col ritmo di alcuni ormoni, come il cortisolo, che gestiscono l'infiammazione e l'azione delle cellule immunitarie. Questa alterazione dei ritmi circadiani porta a errata risposta immunitaria nelle infezioni, autoimmunità ecc.
Aggiornamento 31/1/2020
Nelle persone con lieve ipertensione non si capisce esattamente se è conveniente trattare farmacologicamente, per cui la Società Europea dell'Ipertensione ha emesso
La barbabietola grazie ai suoi nitrati naturali appare il cibo più efficace. Tè ricco in catechine, karkadè, sesamo e melagrana hanno effetto più limitato.
Tra gli integratori, vitamina C, magnesio e potassio (attenzione a quest'ultimo in alcune patologie) sono i migliori, tra i nutraceutici gli isoflavoni della soia (in donne postmenopausa), il resveratrolo (nei diabetici) e la melatonina (in chi soffre di ipertensione notturna). Anche probiotici e prebiotici hanno discreta efficacia.
Molti altri funzionano (cacao, taurina, omega 3, ecc) ma a dosi elevate e a costi non bassi.
In ogni caso non si consiglia di rimuovere gli eventuali farmaci prescritti.
Aggiornamento 2/2/2020
"Basato sulla forte associazione tra comportamenti circadiani alterati e disturbi metabolici, il "riallineamento" dei cicli circadiani di sonno-veglia con il ritmo alimentare potenzialmente rappresenta un approccio sensato per prevenire e curare patologie metaboliche. L'esposizione alla luce intensa durante il giorno può migliorare la salute metabolica sostenendo ritmi circadiani. La terapia fatta con luce al mattino per diverse settimane migliora la sensibilità all'insulina dei pazienti con diabete. Questi interventi "non farmacologici" sullo stile di vita possono rappresentare un potente approccio per attenuare l'incidenza crescente di malattie metaboliche". La luce influenza i ritmi di tutti gli ormoni e così deposizione e consumo delle calorie
Aggiornamento 15/2/2020
Aggiornamento 17/2/2020
Da un articolo sull'uso delle evidenze scientifiche nella terapia nutrizionale "Evidenze emergenti da recenti studi e revisioni sistematiche hanno messo in evidenza il significativo miglioramento clinico associato alla terapia nutrizionale medica mirata. La terapia nutrizionale medica dovrebbe ora essere considerata un intervento semplice, per lo più non invasivo ed economico con una sicurezza molto elevata nei pazienti. Queste conclusioni stanno diventando sempre più "basate sull'evidenza" anziché "guidate da esperti". Poiché il tema della malnutrizione è molto sfaccettato, sono necessari ulteriori studi per studiare il ruolo della dose, dei componenti nutrizionali, delle vie di introduzione e i tempi dell'intervento. Inoltre, la scienza potrebbe spostarsi maggiormente verso la "medicina personalizzata" in futuro. Fattori specifici della malattia (ad es. Comorbidità, decorso cronico o acuto), fattori specifici del paziente (età, sesso, elementi genetici) o biomarcatori nutrizionali potrebbero fornire informazioni sul fatto che un paziente debba beneficiare o meno della terapia nutrizionale. Di ulteriore interesse è anche l'influenza della terapia nutrizionale sul microbiota, che può svolgere un ruolo chiave. C'è anche ancora incertezza sul corso temporale ottimale della terapia nutrizionale medica (cioè, quando iniziare e per quanto tempo trattare). Tutte queste domande dovrebbero essere affrontate in ulteriori studi seguendo il concetto di medicina basata sull'evidenza. La terapia nutrizionale basata sull'evidenza ha avuto un viaggio difficile, ma ha un futuro promettente".
Aggiornamento 18/2
L'articolo del Prof Alessio Fasano, docente ad Harvard, inizia così "Venticinque secoli fa, quando Ippocrate affermò che "Tutte le malattie iniziano nell'intestino", ebbe un'intuizione incredibile che solo recentemente è stato pienamente apprezzata a causa di nuove intuizioni sulla patogenesi di molte malattie infiammatorie croniche (CID) che affliggono l'umanità".
Oggi sappiamo che la permeabilità intestinale può essere concausa di molte malattie, perché permette agli antigeni alimentari e a batteri o loro derivati di entrare nel circolo sanguigno (endotossemia) e attivare cellule immunitarie T, facendo perdere la tolleranza immunitaria e inducendo allergie e infiammazione.
Tra le cause di induzione della zonulina, la proteina che provoca permeabilità, vengono indicate disbiosi, in particolare SIBO, e il glutine (altri fattori conosciuti sono alcol e stress). Quali patologie sono probabilmente legate alla condizione di leaky gut? Invecchiamento, malattie autoimmuni (celiachia, diabete di tipo 1, IBD, sclerosi multipla, spondilite anchilosante), disordini metabolici (obesità, diabete di tipo 2, diabete gestazionale, steatosi epatica), IBS, tumori (glioma e carcinoma epatico), patologie neurologiche (autismo, depressione, schizofrenia, fatica cronica).
Aggiornamento 22/2
Le persone con depressione hanno nel loro intestino ridotte quantità di batteri della famiglia Prevotellaceae, e dei generi Coprococcus, Ruminococcus, Bifidobacterium, Escherichia e Faecalibacterium rispetto ai controlli sani. La famiglia Actinomycetaceae è invece elevata.
È probabile che una minore diversità batterica determini minore resilienza (capacità di far fronte allo stress) e minore produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA).
I probiotici possono aiutare e migliorare anche l'effetto dei farmaci. I bifidi in particolare possono migliorare la depressione legata allo stress, mentre L. rhamnosus migliora il sistema immunitario e protegge dai comportamenti legati allo stress.
Aggiornamento 3/3
Il dr. Vasquez ricorda l'efficacia della vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie; nella revisione sistematica si sottolineò che l'uso di grandi boli mensili, come spesso accade oggi, non è efficace, mentre vi è necessità dell'integrazione giornaliera o settimanale. Aggiunge il dottore che spesso ci si dimentica che la vitamina D agisce correttamente quando abbinata a vitamina A, magnesio e probabilmente cisteina.
Aggiornamento 13/3/2020
I trigliceridi alti nel sangue possono essere un segno di alterazione dei ritmi circadiani
Grazie a un nuovo studio che ha evidenziato i benefici del sonno nella salute cardiovascolare, forse si includeranno le indicazioni nelle prossime linee guida di prevenzione. La prevenzione non è solo farmaci!
Aggiornamento 14/3
Le modifiche dello stile di vita (attività fisica, sonno, dieta ecc) entrano ufficialmente tra le raccomandazioni della gestione della fibrillazione atriale.
Aggiornamento 15/3/2020
Il 
Le migliori fonti alimentari sono noci brasiliane e pesce.
L'omocisteina alta crea stress ossidativo, e aumenta il rischio cardiovascolare, autoimmune ecc ma anche di infertilità. Usare forme particolari di vitamine può correggere l'iperomocisteinemia.
"In caso di infertilità di lunga durata e ripetute gravidanze andate male, entrambi i membri di una coppia devono essere testati per i polimorfismi MTHFR, soprattutto prima della donazione di ovociti. Non farlo si dovrebbe considerare una cattiva pratica. Dovrebbe essere raccomandata anche l'integrazione di 5-MTHF (metilfolato) prima di tentare il concepimento o la PMA (riproduzione assistita)".
Aggiornamento 19/3/2020
Lo studio dell'interazione tra dieta e disordini autoimmuni è stato La perdita del meccanismo di tolleranza orale può indurre il sistema immunitario a reagire al cibo che il corpo usa per vivere. Molti alimenti condividono le sequenze con alcuni tessuti umani; questo "mimetismo molecolare" può indurre o esacerbare malattie autoimmuni. Latte, grano, acquaporine vegetali, legumi, proteine ​​ricche di glicina (carni bianche e rosse, cereali, soia, gelatina ecc), glucani, pectine, tropomiosina del gambero, Saccharomyces cerevisiae (lievito) e carne di maiale sono alcuni esempi di alimenti che condividono una significativa omologia con diverse proteine ​​dei tessuti umani. Le lectine e le agglutinine sono proteine che legano i carboidrati di membrana, e sono presenti in microrganismi, piante e animali, sono resistenti alla digestione. "Le lectine non digerite che riescono a penetrare le barriere digestive possono avere effetti devastanti sul corpo, tra cui problemi digestivi, carenze nutrizionali, danni intestinali e intestino permeabile, una porta verso l'autoimmunità. La lectina iniettata nei topi induce il legame della lectina con le IgG, seguita dall'aggregazione delle IgG e dalla formazione di IgM anti-IgG o fattore reumatoide (RF), inducendo così l'artrite reumatoide." Altre malattie autoimmuni hanno probabilmente altri fattori alla base. "Inoltre, le lectine possono legarsi all'endometrio umano, agli spermatozoi e agli ovuli, provocando una reazione autoimmune che potrebbe causare infertilità negli uomini o nelle donne". "Alcuni alimenti possono aiutare a mantenere la tolleranza orale e un sistema digestivo sano, mentre gli alimenti dannosi possono favorire la crescita di batteri dannosi e portare al rilascio di tossine batteriche, indebolendo le barriere intestinali. Inducendo la permeabilità intestinale, i batteri o i loro antigeni possono entrare nella circolazione, dove la reazione immunitaria contro di loro provoca la produzione di anticorpi. Poiché il tessuto umano è imitato da così tanti antigeni batterici intestinali, gli anticorpi e le cellule T che reagiscono contro gli antigeni batterici possono attaccare le proteine ​​che imitano i batteri presenti nel tessuto umano e quindi innescare una risposta autoimmune. Evitare alimenti che contengono epitopi autoimmuni o componenti che inducono modificazioni post-traduzionali delle proteine ​​alimentari o che hanno la capacità di modificare selettivamente il microbiota intestinale, potrebbe migliorare i sintomi nei pazienti con la corrispondente malattia autoimmune". Come si può leggere quasi qualsiasi categoria di cibo è potenzialmente immunogena quindi solo una dieta tagliata su misura può agire correttamente.
Aggiornamento 20/3

"Vi è una mancanza di immunità acquisita nelle popolazioni di tutto il mondo nei confronti di COVID-19, nessun vaccino, incertezza sul vero tasso di infezione nei paesi e, gli anziani sono un gruppo vulnerabile (in particolare quelli nelle case di cura e istituti). La consulenza nutrizionale è quindi considerata appropriata in questo momento. Ci sono molte prove da studi su animali e umani che la nutrizione comprendente antiossidanti e i nutrienti correlati supportano il sistema immunitario, consentendogli di funzionare correttamente. Il consiglio generale è di seguire una dieta varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura colorate (per aumentare l'assunzione di antiossidanti e sostanze nutritive associate) per supportare la funzione immunitaria. Un consiglio specifico in relazione agli anziani è di aumentare l'assunzione di vitamina E (134 mg - 800 mg / giorno), zinco (30 mg - 220 mg / giorno), vitamina C (200 mg - 2 g / giorno) e in particolare per quelle persone con basso livello sierico di vitamina D, vitamina D (10 μg - 100 μg / giorno). Questi nutrienti hanno dimostrato di migliorare l'immunità delle cellule T e B negli studi sull'uomo, incluso negli anziani. Non ci sono prove specifiche che queste misure nutrizionali possano aiutare a proteggere o addirittura a ridurre gli effetti dell'infezione da COVID-19. Tuttavia, ha senso pragmatico sostenere nutrizionalmente sia la salute normale che il sistema immunitario (con dosi che probabilmente non saranno dannose) prima, durante e dopo l'infezione COVID-19.

Aggiornamento 21/3
Sento persone in questi giorni che "non riescono a seguire la dieta" o "non pensano sia importante", perché si devono preoccupare del coronavirus. In realtà dovrebbero curarla ancora di più.
Alcuni autori, poiché il diabete mette più a rischio in caso di infezioni respiratorie,
Mantenere un buon controllo delle glicemie riduce il rischio di polmonite. L'attenzione all'alimentazione e un'adeguata assunzione di proteine ​​è importante. Eventuali carenze di minerali e vitamine devono essere curate. L'attività fisica potenzia il sistema immunitario, quindi non deve essere trascurata (in accordo con le disposizioni vigenti).
Specificano inoltre che "la supplementazione con vitamina C ha un ruolo nella prevenzione della polmonite e il suo effetto deve essere valutato nei confronti di COVID-19"
Il Dr. Rettinger aggiunge i suoi consigli:
Mangia molta frutta e verdura multicolore.
Mangia yogurt e assumi i probiotici per mantenere il microbiota intestinale forte e funzionale.
Attenzione agli zuccheri e al controllo della glicemia
Mantenere il sistema immunitario forte con almeno 7-8 ore di sonno e ridurre i livelli di stress ogni volta che è possibile.
Aggiornamento 22/3/2020
I ricercatori cinesi "Abbiamo discusso delle caratteristiche dinamiche del sistema immunitario e dello squilibrio del microbiota intestinale in 3 pazienti critici con COVID- 2019. La gravità dell'ipossiemia era strettamente correlata ai livelli delle cellule immunitarie e il circolo vizioso tra disordine immunitario e squilibrio del microbiota intestinale potrebbe determinare un alto rischio di polmonite fatale".
Aggiornamento 24/3/2020
L'uso degli SCFA (e dei probiotici) nella prevenzione e trattamento del diabete di tipo 1 e 2

Aggiornamento 26/3/2020
Il corpo possiede capacità di disintossicarsi, grazie soprattutto a fegato (che metabolizza le sostanze) e rene (che le espelle). Questo nella popolazione generale.
Entrando più nel dettaglio, ll glutatione è il principale detossificante del corpo. Alcune persone hanno carenza degli enzimi di coniugazione del glutatione (gene GSTP1), che lo "attaccano" alla sostanza rendendola inerte. Le crucifere stimolano questo gene. Neutralizza inoltre i ROS, tramite l'enzima glutatione perossidasi (GPX1), e le sue varianti "sono legate a problemi di memoria visiva, aumento del rischio di colite ulcerosa, diabete di tipo 2 e rischio di neuropatia periferica e rischio di cancro alla vescica, con il rischio che è fortemente modulato dal livello di esposizione a pesticidi/erbicidi". GSTT1 e GSTM1 sono invece correlati con la disintossicazione dei metalli pesanti (mercurio per esempio), e chi ha varianti poco funzionali ha maggior rischio di malformazioni e malattie neurodegenerative. Aglio e porri, patate dolci viola, tè rooibos, tè verdi e rosmarino stimolano questi 2 enzimi. GSTO1 e GSTO2 sono invece 2 geni che codificano transferasi che risentono della carenza di vitamina C, associati alla cataratta. NQO1 e vari citocromi sono implicati nel metabolismo del benzene, e attivano gli antiossidanti CoQ10 e vitamina E. Alcune varianti aumentano quindi lo stress ossidativo e il pericolo di mutazioni al DNA. Queste persone possono beneficiare dell'integrazione di glutatione. PON1 è il gene correlato con la detossificazione dei pesticidi. Quercetina, astaxantina e melagrana lo favoriscono, mentre l'HFCS (fruttosio) lo rallenta. Per quanto riguarda i citocromi, enzimi epatici implicati nella disintossicazione, la loro attività è molto complessa e varia, ma vitamine A, C ed E la supportano.
Aggiornamento 28/3/2020
"La dieta a basso contenuto di FODMAP
Aggiornamento 30/3
L'efficacia dei trattamenti erboristici
Aggiornamento 9/4/2020
Quali alimenti funzionali/nutrienti Le fibre e i probiotici, producendo SCFA. Prodotti della soia, omega 3, coenzima Q10, resveratrolo, tè verde, biancospino, aglio
Le indicazioni di IFM sulla COVID19
Aggiornamento 15/4

Quante persone soffrono di disturbi gastrointestinali, dal reflusso al gonfiore alla costipazione, e assumono farmaci per questo. Tutte queste funzioni possono essere alterate anche per l'influenza dei geni "clock", che si attivano (o dovrebbero attivare) grazie alla luce solare o al buio. Il disallineamento dei ritmi circadiani, con alterazioni della melatonina, del microbiota e del nucleo soprachiasmatico, porta al malfunzionamento del sistema gastrointestinale con tali manifestazioni. Anche le malattie neurologiche possono essere ricollegate. "Con l'aumentare della nostra comprensione della regolazione circadiana della salute e delle malattie gastrointestinali, si prevede che ci sarà l'ulteriore sviluppo di interventi terapeutici associati alla cronobiologia".
Aggiornamento 18/4
Alcuni medici stanno notando che chi Ã¨ sovrappeso, e quindi infiammato, è più a rischio nella malattia da coronavirus.
Tim Spector, professore di epidemiologia genetica, King College di Londra, ha dichiarato: "L'obesità e una dieta povera (di nutrienti) stanno emergendo come uno dei maggiori fattori di rischio per una grave risposta alla Covid-19 che non può più essere ignorata".

Robert Lustig, professore di endocrinologia pediatrica all'Università della California, San Francisco e presidente dell'Istituto di Nutrizione Responsabile, ha dichiarato: "Ho sentito chiamare Covid-19 "bestia", perché non distingue. In realtà, non distingue chi infetta, ma distingue chi uccide. Oltre agli anziani, sono quelli che sono neri, obesi e/o hanno condizioni preesistenti. Che cosa ha distinto questi tre dati demografici? Alimenti processati. Perché il cibo ultra-elaborato conferisce  infiammazione, che Covid-19 è felice di sfruttare. Solo un altro modo in cui il cibo trasformato uccide. È tempo di ripensare il tuo menu".
Aggiornamento 20/4
Per i pazienti con COVID19 in isolamento domiciliare, Panzironi ci dice: "Consiglierei sicuramente un multivitaminico a dosaggio standard e un’integrazione di vitamina D a basso dosaggio, tra 1.000 e 2.000 UI/die in quanto comunque è altamente probabile un deficit che va sanato. È importante, inoltre, cercare di mantenere un buon apporto proteico e di favorire, laddove possibile, una discreta attività fisica a domicilio per preservare la massa muscolare utile nel facilitare il recupero post convalescenza". Ah no, si tratta di Riccardo Caccialanza, direttore Uoc di Dietetica e Nutrizione clinica al San Matteo.

Aggiornamento 25/4
Anche se mancano ancora gli studi controllati, "un adeguato apporto di zinco può avere un effetto protettivo come terapia adiuvante della COVID19, attraverso la riduzione dell'infiammazione polmonare, il miglioramento della clearance muco-ciliare, la prevenzione del danno polmonare indotto dal ventilatore, la modulazione dell'immunità antibatterica e antivirale soprattutto negli anziani".
Aggiornamento 26/4/2020
La strategia antinfiammatoria, tramite alimenti, nutrienti o medicinali,
Le infezioni acute possono alterare il microbiota, e un microbiota sano e diversificato del tratto intestinale e respiratorio è un altro fattore determinante per il decorso della malattia. Alcuni lattobacilli possono potenziare la risposta antivirale. "... L'alimentazione è il primo fattore determinante della comunità microbica, della struttura e delle funzioni del microbiota intestinale ..."
"... In generale, la dieta equilibrata con una varietà di fibre prebiotiche, probiotici e polifenoli, promuove il microbiota sano e diversificato ..."
"... Migliorare la qualità della dieta in soggetti sensibili per COVID-19 potrebbe alleviare il rischio di infezione grave ..." "... Nonostante le prove inconcludenti, i probiotici possono essere l'opzione aggiuntiva razionale nella gestione di varie malattie virali."
Aggiornamento 28/4/2020
Anche alcuni esperti inglesi "Le strategie di sanità pubblica che coinvolgono l'immunonutrizione potrebbero essere un modo alternativo per promuovere la riabilitazione e ridurre gli oneri sui sistemi sanitari". La supplementazione di vitamina D deve essere fortemente raccomandata, così come alimenti ricchi in vitamina C e zinco, ed eventualmente l'integrazione. Tra i pazienti con condizioni respiratorie o polmonite, specifici nutrienti come vitamina C, D o zinco potrebbero essere considerati potenziali coadiuvanti dei trattamenti convenzionali. I limiti superiori sono difficilmente raggiungibili, e un grammo di vitamina C non appare creare problemi, anche se non è stato ancora stabilito il suo ruolo benefico, e sono urgentemente necessari trial per verificare l'efficacia.

L'importanza dei micronutrienti per il sistema immunitario
Aggiornamento 29/4/2020
Secondo uno studio ancora da revisionare, il microbiota può essere decisivo sulla gravità della COVID19, influenzando le citochine (messaggeri dell'infiammazione) e la "tempesta di citochine" che si sviluppa nei casi gravi. Questo potrebbe spiegare perché anziani, obesi, diabetici, ipertesi ecc tendono tutti ad avere reazioni più gravi e maggiore mortalità: sono tutte condizioni associate a disbiosi
Aggiornamento 1/5/2020
L'uso di antibiotici ci ha permesso, nei decenni scorsi, di ridurre i problemi dovuti a malattie infettive da batteri patogeni, ma contemporaneamente ha portato all'emersione di malattie autoimmuni legate alla disbiosi, dovute a mimetismo molecolare, perdita di tolleranza e alterazioni del sistema immunitario. L'uso mirato degli antibiotici può però migliorare le condizioni autoimmuni, e l'effetto del trapianto di microbiota fecale su diverse malattie autoimmuni è in fase di studio negli studi clinici e numerosi studi preclinici stanno rivelando risultati promettenti con terapie probiotiche e prebiotiche.

Aggiornamento 5/5/2020
Al posto che fare file chilometriche ai fast food, pensate a mangiare meglio di prima, visto che avere un microbiota bilanciato (che si ha solo in chi mangia correttamente)
"Le strategie nutrizionali e dietetiche volte a ripristinare il microbiota, che può eventualmente sopprimere l'infezione virale negli anziani e quelli con problemi di salute di base, possono essere una strategia efficace per mitigare gli effetti dannosi del coronavirus. Senza avere conoscenza dei migliori batteri che agiscono in risposta alla SARS-CoV-2, seguire una dieta sana, moderata, moderatamente alta in fibre e diversificata è attualmente un approccio logico per mitigare la gravità di questa infezione virale".
La carenza di vitamina K, che si trova soprattutto nei vegetali a foglia, e nella forma K2 in alcuni prodotti animali,
Aggiornamento 8/5/2020

"La supplementazione con omega 3 influisce sul decorso di molte malattie reumatiche infiammatorie diminuendo la loro attività, riducendo il dolore e riducendo il rischio di complicanze cardiovascolari. Tuttavia, ci sono indicazioni secondo cui il GLA (omega 6 presente in alcune piante) dovrebbe essere aggiunto alla supplementazione con omega-3, poiché intensifica la loro attività antinfiammatoria. Pertanto l'integrazione con omega-3 combinati con GLA dovrebbe diventare parte di terapie complesse utilizzate per il trattamento delle seguenti malattie: artrite idiopatica giovanile, spondiloartropatie (artrite psoriasica, spondilite anchilosante), artrite reumatoide, sindrome di Sjögren e gotta"
Aggiornamento 25/5/2020
L'alterazione del microbiota causata dalle tossine esogene, tra cui pesticidi, ftalati, metalli pesanti, bisfenoli, POPs (inquinanti organici persistenti come IPA, PCD, PCB, PFC)

Aggiornamento 29/5/2020
Chi ha una corretta alimentazione, sul modello mediterraneo ad esempio, probabilmente risponde meglio all'infezione COVID19, perché ha un miglior bilanciamento del sistema immunitario. La dieta di tipo occidentale invece aumenta l'infiammazione e così il rischio di quella tempesta di citochine che è alla base dell'aggravamento della malattia. Le carenze più diffuse tra gli anziani, le persone più a rischio, sono calcio, vitamina C, vitamina D, folati e zinco, e fornire corrette dosi potrebbe migliorare la risposta. Anche omega 3 e altri derivati dei grassi sono importanti per bilanciare la risposta immunitaria così come le fibre che migliorano il microbiota.
Aggiornamento 15/6/2020

Anziani e persone con condizioni infiammatorie, come sovrappeso, diabete ecc hanno peggior esito nella malattia da coronavirus. Questo è dovuto all'inflammaging, che caratterizza le loro cellule. Mitocondri meno efficienti, alta produzione di ROS, ridotte difese antiossidanti, alterazione dei recettori ACE2, carenza di vitamina D, sono tutte condizioni che peggiorano lo stato del sistema immunitario e aumentano il rischio della tempesta di citochine, in particolare nei polmoni. Le persone sane invece hanno un giusto equilibrio tra molecole pro e antinfiammatorie e più difficilmente si ammalano gravemente.
Diversi studi hanno suggerito che la via di segnalazione della vitamina D/VDR può fornire alcuni effetti benefici nell'ARDS (sindrome respiratoria acuta) mediata da diversi meccanismi come (1) riduzione della tempesta di citochine e chemochine; (2) regolazione del sistema renina-angiotensina; (3) modulazione dell'attività dei neutrofili; (4) mantenimento dell'integrità della barriera epiteliale polmonare e (5) stimolazione della riparazione epiteliale. Inoltre è noto un effetto antitrombotico. La sua efficacia si sta testando in diversi studi nel mondo
Aggiornamento 23/6/2020
La malattia da coronavirus è un'occasione per mettere in evidenza come lo stile di vita moderno abbia influenzato negativamente il sistema immunitario. Tossine ambientali, sia naturali che di sintesi (metalli, inquinamento, plastiche, pesticidi, fumo, OGM ecc), interagiscono col recettore per gli arili (AhR) indebolendo la risposta immunitaria, in particolare se agiscono insieme (effetto sinergico) Anche i polifenoli di frutta e verdura lo attivano, ma favorendo le difese immunitarie. Le persone più colpite sono così gli anziani che spesso hanno carenze di vitamine e minerali modulatori del sistema immunitario (vitamina D, zinco, selenio ecc) e che aiutano nella disintossicazione di queste sostanze.
Aggiornamento 25/6/2020

Somministrare vitamina D, B12 e magnesio riduce la necessità di cure e la gravità della malattia da coronavirus in un piccolo gruppo di persone ultra50enni, senza effetti collaterali. "La vitamina D, attraverso il suo effetto su NFkB e altre vie, può attenuare varie citochine proinfiammatorie che mediano la tempesta incontrollata di citochine osservata nel COVID-19 grave. Il magnesio è fondamentale nella sintesi e nell'attivazione della vitamina D, fungendo da cofattore in molti degli enzimi coinvolti nel metabolismo della vitamina D. La vitamina B12 è essenziale per supportare un microbioma intestinale sano che ha un ruolo importante nello sviluppo e nella funzione dei sistemi immunitari innati e adattativi. Questo potrebbe essere fondamentale nel prevenire un'eccessiva reazione immunitaria, specialmente nei pazienti COVID-19 con disbiosi da microbiota associati a patologie gravi".
Aggiornamento 29/6/2020

Diversi tumori, in particolare quelli del tratto gastrointestinale, sono provocati anche da metaboliti e tossine batteriche, dovute a eccessi di patogeni e squilibri nella flora (disbiosi). Per questo i batteri, e l'alimentazione che li sostiene, sono una potenziale cura complementare. "Pertanto, a causa dei metodi terapeutici anticancro tradizionali con effetto limitato, la terapia del cancro mediata dai batteri ha attirato una significativa attenzione come un nuovo approccio terapeutico efficace con minori o assenti effetti collaterali, che può essere usato da sola o in combinazione per potenziare gli agenti terapeutici convenzionali. [...] Nonostante il promettente risultato della terapia del cancro mediata dai batteri, questo approccio è ancora nuovo e sono necessari ulteriori studi per superare i limiti della batterioterapia e produrre agenti batterioterapici più efficaci nel campo della terapia del cancro. Sfortunatamente, nonostante la grande attività antitumorale degli agenti batterici, la maggior parte degli studi si è fermata nella fase in vitro e solo pochi sono passati dalla condizione in vitro alla sperimentazione clinica. Pertanto, sono necessari ulteriori futuri studi in vivo o anche più studi clinici per confermare il potenziale antitumorale di questo nuovo approccio terapeutico nel campo del trattamento del cancro per usare i batteri come farmaci antitumorali approvati".
Aggiornamento 3/7/2020

Sempre più esperti sono convinti di poter usare l'alimentazione non solo come prevenzione ma anche come trattamento per le patologie. Infatti "Un'epidemia globale di patologie croniche legate all'alimentazione ha spinto la sperimentazione nell'uso del cibo come parte formale dell'assistenza e del trattamento dei pazienti. Una morte su cinque in tutto il mondo è attribuibile alla dieta non ottimale, più di ogni altro fattore di rischio incluso il tabacco. [...] I dati [disponibili] indicano il potenziale per gli interventi alimentari e nutrizionali di svolgere un ruolo di primo piano nella prevenzione, gestione, trattamento e persino in alcuni casi l'inversione della malattia". Purtroppo "La realizzazione dei benefici per la salute è, tuttavia, ostacolata dalla mancanza di investimenti nella ricerca [ovviamente le case farmaceutiche non hanno interesse], bassi livelli di conoscenza nutrizionale del medico e consapevolezza degli interventi e accesso ristretto a servizi e programmi adeguati. Affrontare ognuna di queste sfide è fondamentale per realizzare un sistema sanitario in cui l'alimentazione e il cibo siano una parte normale della prevenzione e del trattamento delle malattie basate sull'evidenza." Gli interventi "Il cibo è medicina" comprendono pasti su misura dal punto di vista medico (chiamati anche pasti terapeutici), generi alimentari su misura dal punto di vista medico (a volte noti come "farmacie" alimentari o prescrizioni alimentari sane) e la preparazione di ricette. Su Pubmed sono presenti 32 lavori scientifici. Uno di questi ha dimostrato che la ricezione di pasti su misura dal punto di vista medico era associata a una riduzione netta del 16% dei costi sanitari complessivi, al 49% in meno di ricoveri ospedalieri ospedalieri e al 72% in meno di ricoveri in strutture infermieristiche qualificate rispetto al gruppo di controllo. Insomma un investimento redditizio per la sanità. Anche incentivare i cibi salutari può far risparmiare soldi: secondo una ricerca un sussidio del 30%  per frutta e verdura eviterebbe 1,93 milioni di eventi cardiovascolari e farebbe risparmiare circa 40 miliardi di dollari (36 miliardi di euro) in spese sanitarie negli USA. Per il futuro sono necessari studi con più persone e maggiore educazione ai temi nutrizionali per gli operatori sanitari, che spesso trascurano questo argomento. I medici devono anche essere incoraggiati a collaborare coi professionisti della nutrizione
Aggiornamento 4/7/2020
Alimentazione e benessere mentale
Secondo le attuali conoscenzeI modelli alimentari sani, come la dieta mediterranea, sono associati a una migliore salute mentale rispetto ai modelli alimentari "non salutari", come la dieta occidentale. Gli effetti di determinati alimenti o schemi dietetici sulla glicemia, sull'attivazione immunitaria e sul microbioma intestinale possono svolgere un ruolo nelle relazioni tra cibo e umore. Infatti il cibo ha un effetto sul sistema immunitario e sui livelli di infiammazione, e le malattie mentali sono influenzate anche da questi fattori

Aggiornamento 14/7/2020
Secondo alcune osservazioni, Covid 19 appare più "cattiva" e mortale in chi ha carenza di glutatione, il principale antiossidante cellulare. Infatti le categorie più a rischio sono maschi, anziani, fumatori, chi mangia male ed è affetto da malattie/condizioni legate a stress ossidativo e infiammazione come diabete, obesità ecc. Se l'ipotesi fosse confermata si potrebbe migliorare la condizione utilizzando N-acetilcisteina, un precursore del glutatione già utilizzato nelle congestioni nasali e altre malattie respiratorie.
Aggiornamento 18/7/2020

Circa la metà delle persone con spondiloartrite ha anche infiammazione intestinale, con permeabilità intestinale e ingresso di batteri o loro metaboliti nel sangue che vanno a infiammare le articolazioni
Aggiornamento 19/7/2020
L'evidenza che un intestino in salute possa aiutare con l'infezione COVID19 è indiretta ma comunque buona. Tra i probiotici, L. acidophilus, rhamnosus e casei aumentano la risposta immunitaria, i bifidobatteri migliorano la risposta ai vaccini. Le fibre, le vitamine A e D, gli SCFA modulano la risposta infiammatoria positivamente. In questo modo si può ridurre il rischio della tempesta di citochine, che risulta aggravare la malattia.
Aggiornamento 20/7/2020
Il primo studio (a mia conoscenza), tra l'altro italiano, sull'efficacia dei probiotici su COVID19 ha dato un ottimo esito. Insieme alle cure standard (idrossiclorochina, tocilizumab e antibiotici) al gruppo in trattamento (tutti ricoverati con coronavirus con febbre e sintomi polmonari e gastrointestinali) è stato aggiunto un probiotico misto. "I risultati hanno evidenziato una sopravvivenza peggiore, nonché un rischio maggiore di trasferimento a una rianimazione intensiva per il paziente non integrato con batterioterapia rispetto a quello integrato. Inoltre, il rischio stimato di sviluppare insufficienza respiratoria durante il decorso della malattia era più di otto volte inferiore nel gruppo trattato con batterioterapia orale rispetto a quello non trattato. Per quanto riguarda gli altri segni e sintomi associati a COVID-19, ovvero diarrea, febbre, tosse, dispnea, astenia, mialgia, è già evidente un miglioramento significativo già dopo 24-48 h dopo l'inizio della batterioterapia". Grazie all'asse intestino-polmone, i metaboliti batterici raggiungono i polmoni e modulano la risposta infiammatoria, riducono lo stress ossidativo e aumentano la risposta antivirale. "Avendo considerato i risultati ed essendo non etico privare una percentuale di pazienti COVID-19 della possibilità di sottoporsi a batterioterapia orale, non abbiamo incluso più pazienti o prolungato il tempo di osservazione. In attesa dei risultati degli studi clinici di conferma, questo rapporto ha lo scopo di fornire un suggerimento provvisorio per migliorare la gestione della malattia COVID-19, tenendo presente che diversi preparati batterici possono avere esiti abbastanza diversi".
Aggiornamento 27/7/2020
Come mostrato dalle evidenze scientifichepolifenoli e i probiotici è un'opzione di trattamento a lungo termine economica con effetti collaterali limitati e che può essere migliore dei paradigmi farmacologici tradizionali che hanno come obiettivo i fattori di rischio specifici della depressione"
In particolare la correzione dello stato infiammatorio, dello stress ossidativo, del metabolismo del triptofano (precursore della serotonina) e dell'asse surrenalico contribuiscono al miglioramento dei sintomi.
Aggiornamento 16/8/2020

Esiste un rapporto reciproco tra microbiota e metalli pesanti. Alcuni batteri aiutano nella disintossicazione dai metalli pesanti, ma i metalli pesanti disturbano i batteri. Cadmio e piombo possono favorire l'aumento di peso anche alterando la flora. Anche gli acidi biliari o il colesterolo possono subire alterazioni. Alcuni batteri aiutano ad assorbire meno o espellere i metalli tossici, mentre altri li trasformano in derivati più dannosi.
Molti studi su modelli animali mettono in evidenza che i probiotici possono migliorare questi metabolismi e ridurre tossicità e disbiosi. L. plantarum TW1-1 contro il CromoL. plantarum CCFM8610 e Bacillus cereus per il cadmioL. plantarum CCFM8661 e L. reuteri P16 per il piombo,  L. brevis 23017 per il mercurio.
Aggiornamento 11/8/2020


Il rapido aumento dei disturbi del sistema immunitario, come nel caso delle malattie allergiche, è fortemente associato a una ridotta esposizione ai microrganismi nel primo periodo di vita. Il microbiota intestinale stimola parzialmente il sistema immunitario e la particolare composizione del microbiota intestinale può influire sul rischio di malattie allergiche. Pertanto, questi risultati suggeriscono un approccio terapeutico per probiotici e prebiotici utilizzati nelle malattie allergiche.
"In generale, i probiotici utilizzano i principali meccanismi per migliorare i sintomi clinici nei pazienti con malattie allergiche e prevenirli, tra cui: (1) la soppressione delle risposte Th2 in favore di quella Th1; (2) produzione di butirrato e maggiore induzione della tolleranza; (3) aumento di IL-10 e diminuzione dell'infiammazione; (4) diminuzione del livello di eosinofili e di IgE sieriche specifiche; (5) aumentare il rapporto IFN-gamma/IL-4; (6) aumentare le cellule Treg e indurre le loro risposte; (7) aumentare le risposte TGF-beta e inibire le risposte allergiche; e (8) ridurre l'espressione della metalloproteinasi 9 e l'infiltrazione cellulare". I meccanismi d'azione sono divisi in 2 gruppi:
1. i meccanismi fisiologici includono: a) I probiotici creano condizioni competitive e inibiscono l'aderenza batterica allo strato mucoso, b) Migliora l'integrità della barriera epiteliale e migliora la funzione di barriera, c) La produzione di muco può anche essere aumentata dai probiotici che stimolano le cellule caliciformi portando all'aumento della mucina e quindi alterazione della colonizzazione e della condizione di persistenza.
2. Meccanismi immunologici: a) I probiotici, direttamente e indirettamente, influenzano le cellule epiteliali e modulano le vie di segnalazione che portano a una ridotta espressione di citochine infiammatorie sopprimendo la segnalazione di NF-kB, b) La modalità d'azione primaria dei probiotici include il ripristino dell'equilibrio tra le citochine Th1 e Th2 e il potenziamento delle citochine Th2 (IL-4, IL-5, IL-13), c) I probiotici con i loro prodotti stimolano le cellule dendritiche e potrebbero portare all'induzione della differenziazione Treg delle cellule CD4 + Foxp3 + Treg e alla produzione di TGF-beta e IL-10, d) I probiotici modificano i profili delle citochine attraverso gli effetti sulle cellule dendritiche e quindi aumentano la produzione di IgA e IgG4 secretorie da parte delle cellule B e la riduzione delle IgE allergene-specifiche da parte delle cellule B.
Tra gli studi condotti sull'uomo [recensiti qui] ... i ceppi che possono influenzare l'AD (dermatite atopica) potrebbero essere L. acidophilus, Lacticaseibacillus rhamnosus (LGG), B. animalis, L. paracasei, L. fermentum e L. plantarum ... ”
"... La combinazione era generalmente accompagnata dalla soppressione delle risposte Th2 e dal miglioramento dei sintomi clinici della dermatite atopica .."
"... Negli studi sull'allergia alle proteine del latte bovino (CMA), l'uso di LGG, che ha favorito la produzione di butirrato, ha aumentato l'induzione della tolleranza nei bambini, ma non è stato osservato alcun effetto significativo in presenza di B. lactis Bb-12 e L. casei sull'allergia al latte vaccino ... "
"... Il miglioramento dei sintomi della rinite allergica (AR) è stato segnalato per diversi ceppi come LGG, L. reuteri, L. casei, L. salivarius, B. Longum, B. infantis, B. breve, B. gasseri, B. bifidum G9-1 e Lactococcus lactis, tutti efficaci nel ridurre i sintomi clinici ... "
"... Nei pazienti con asma, l'effetto di L. acidophilus, L. reuteri e Clostridium butyrate ... [ha portato i ricercatori a dimostrare l'efficacia di] L. reuteri che aumenta l'IL-10 e diminuisce l'infiammazione, portando a un miglioramento dei sintomi in questi pazienti ...”
Potenziali rischi sono legati alle persone immunodepresse e immunocompromesse e al potenziale, in alcuni casi, aumento di aderenza di alcuni patogeni alla membrana intestinale.

Aggiornamento 21/8/2020

La dieta senza glutine è l'unico modo per gestire la celiachia. Sfortunatamente l'assenza del glutine può favorire la perdita di specie microbiche e la disbiosi. Fibre specifiche e probiotici "sono gli interventi più promettenti per modulare la composizione e la funzionalità del microbiota intestinale".

Aggiornamento 24/8/2020

Secondo una revisione degli studi, pubblicata su una rivista EBM, "il miele migliora i sintomi delle infezioni respiratorie (URTI), con le prove più forti nel contesto della frequenza e della gravità della tosse. Prove moderate supportano il suo utilizzo rispetto alla cura abituale per altri sintomi di URTI e la maggior parte delle prove proviene da studi sui bambini. Il miele è un rimedio di uso frequente ben noto ai pazienti. È anche economico, di facile accesso e presenta danni limitati. Quando i medici desiderano curare le URTI, raccomandiamo il miele come alternativa agli antibiotici. Il miele è più efficace e meno dannoso degli antibiotici ed evita di causare danni perché non favorisce la resistenza agli antibiotici.

Aggiornamento 21/8/2020

Alcuni dei meccanismi attraverso cui gli omega 3 intervengono nelle malattie neurologiche: miglioramento del funzionamento dei neurotrasmettitori serotonina, glutammato e dopamina, riduzione del CRH e del cortisolo, miglioramento delle funzioni di membrana e delle trasduzioni dei segnali intracellulari (pompa sodio/potassio, PKC, proteine G). Anche microbiota e antiossidanti hanno ruoli importanti

Aggiornamento 28/8/2020

La fitoterapia può migliorare la permeabilità intestinale, riducendo disbiosi e infiammazione

Le malattie croniche hanno spesso un terreno comune: mitocondri che funzionano male. Le nostre centrali energetiche perdono efficienza. Per esempio nel diabete la secrezione di insulina è alterata perché dipende (anche) dai mitocondri. Nei tumori si trovano alterazioni dei geni mitocondriali. Nelle malattie cardiovascolari, il danno al DNA mitocondriale favorisce la proliferazione del muscolo endoteliale e così l'aterosclerosi. Inoltre l'insufficiente energia prodotta è alla base della cardiomiopatia dilatativa e dell'insufficienza cardiaca. La restrizione calorica, l'aumento del rapporto NAD+/NADH, l'attivazione delle sirtuine, l'esercizio fisico con l'attivazione dell'AMPK, il mitoquinone (MitoQ), sono potenziali modi per ridurre la disfunzione mitocondriale. "Indubbiamente, le terapie mitocondriali sono promettenti e rappresentano una nuova prospettiva per il trattamento di malattie di lunga durata. [...] Ad oggi, la maggior parte delle prove suggerisce un modello comune di alterazioni mitocondriali sebbene il contributo di ciascuna di esse alla progressione della malattia possa variare. Di conseguenza, il controllo terapeutico di specifiche alterazioni mitocondriali è un passaggio cruciale nella fisiologia mitocondriale e la sua applicazione può dipendere dal contesto patologico. Nuovi strumenti per l'analisi e l'applicazione terapeutica devono essere perseguiti in modo aggressivo". Un altro antiossidante mitocondriale (MitoTempo) riduce lo stress ossidativo e modula il microbiota

Aggiornamento 29/8/2020

Cosa può funzionare nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS)?olio di menta piperita, alcuni probiotici, lo psillio, dieta FODMAP. La dieta senza glutine in alcuni. Non appare efficace l'aloe vera.

Aggiornamento 31/8/2020

I meccanismi d'azione sul sistema immunitario di probiotici e prebiotici: "Il consumo di probiotici come lattobacilli e bidobatteri può offrire un'opzione agli antibiotici per la prevenzione e il trattamento delle infezioni microbiche sulla base di determinati meccanismi tra cui la produzione di tossine antimicrobiche, il mantenimento dell'integrità della barriera intestinale, la competizione per i nutrienti e l'adesione, nonché la modulazione del sistema immunitario. Ciò non è dissimile dagli effetti e dai meccanismi dei prebiotici, che sono coinvolti in processi sinergici con gli organismi probiotici benefici".

Molti fattori ambientali favoriscono la permeabilità intestinale (PI) e di altri tessuti (polmoni, pelle), una condizione che si associa a malattie autoimmuni, infiammazione, alterazione del sistema immunitario ecc. Negli allergici anche pollini, muffe, acari e antigeni alimentari. Detergenti, sigarette (anche elettroniche), ozono, particolato (soprattutto dei motori a gasolio), nanoparticelle (biossido di titanio e silicio), microplastiche, additivi (polisorbato80) sono tutti in grado di indurre PI, colpendo le giunzioni intercellulari. Non stupiamoci dell'aumento di certe malattie.

Aggiornamento 3/9/2020

Individuati anticorpi che potrebbero aiutare a diagnosticare la sensibilità al glutine. Fanno parte della classe delle IgG. "Abbiamo scoperto che le cellule B dei pazienti affetti da celiachia hanno prodotto un profilo di sottoclasse di anticorpi IgG con un forte potenziale infiammatorio che è legato all'attività autoimmune e al danno delle cellule intestinali", afferma Alaedini. "Al contrario, i pazienti con sensibilità al glutine non celiaca hanno prodotto anticorpi IgG associati a una risposta infiammatoria più contenuta". "Se riusciamo a guidare specifiche cellule immunitarie dei pazienti celiaci verso una minore infiammazione, potremmo essere in grado di prevenire o ridurre la gravità della reazione immunologica al glutine".

Aggiornamento 5/9/2020

Le interazioni tra i microrganismi nel tratto digestivo umano (microbiota) e i geni sono collegati a 29 condizioni di salute specifiche, tra cui broncopneumopatia cronica ostruttiva, ipertensione, insufficienza renale, osteoartrite e diabete di tipo 2, secondo un'analisi del genoma in oltre 400.000 individui. In particolare sono state evidenziate le associazioni tra Ruminococcus flavefaciens e ipertensione e tra Clostridium e piastrine (aumento del rischio cardiovascolare). L'alimentazione è il primo fattore modificabile che influenza i batteri.

Aggiornamento 6/9/2020

"In conclusione il trattamento con vitamina D appare ridurre la severità della malattia COVID19 e il ricorso alla terapia intensiva"

Aggiornamento 14/9/2020

Le piante producono fitochelatine, molecole in grado di difenderle dai metalli pesanti come il piombo. Queste molecole possono funzionare anche nell'uomo. L'aglio, secondo studi anche effettuati sull'uomo, può ridurre la quantità di piombo nei tessuti dovuta a intossicazioni croniche. Anche pomodori, tè, uva, frutti di bosco e cipolla hanno effetti simili, anche sul cadmio, e in generale un'alimentazione ricca di antocianine è benefica per ridurre gli effetti dell'esposizione a metalli pesanti

Aggiornamento 17/9/2020

L'invecchiamento è associato a un declino della funzione mitocondriale e ad un aumento dei livelli di IL-6 nel sistema vascolare, ed entrambi gli effetti probabilmente accelerano l'aterosclerosi indipendentemente dall'iperlipidemia cronica. In pratica avere mitocondri sani è importante quanto i valori di colesterolo per prevenire le malattie cardiovascolari

Aggiornamento 18/9/2020

Come volevasi dimostrare, la National Psoriasis Foundation ha recepito le nuove conoscenze sul legame tra glutine e malattie cutanee, indicando il trattamento dietetico tra le possibili risorse. Per la psoriasi si possono fare 3 mesi di esclusione per verificare l'effetto. Anche psoriasi palmopustolosa e dermatite aftosa possono rispondere al trattamento con maggiore frequenza. Lupus, vitiligine, dermatosi, dermatomiosite, alopecia areata, orticaria e angioedema ereditario rispondono con meno frequenza. Dermatite atopica, sclerosi sistemica e disturbi del connettivo indifferenziato non sembrano rispondere

Aggiornamento 5/10/2020

L'insufficienza renale (CKD) può essere caratterizzata dalla produzione di tossine uremiche, prodotte nell'intestino e entrate nella circolazione sanguigna, che il corpo (i reni in particolare) non riesce a smaltire. Migliorare le cattive abitudini alimentari potrebbe potenzialmente avere effetti positivi sulla CKD e sulle sue complicanze, nonché su malattie non trasmissibili come l'ipertensione e il diabete che contribuiscono a queste complicazioni. I fattori sottostanti interconnessi che accompagnano la CKD, come infiammazione, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e disbiosi intestinale, possono essere infatti tutti potenzialmente influenzati dall'assunzione di cibo. Un approccio "cibo come medicina" potrebbe essere utilizzato come nuova strategia che utilizzi nutrienti bioattivi per gestire il carico uremico nella malattia renale cronica. La disbiosi intestinale è associata a infiammazione e aumento del rischio cardiovascolare; prebiotici, probiotici, simbiotici e componenti alimentari, inclusi polifenoli, zuccheri e proteine, possono influenzare la diversità del microbiota intestinale e la produzione di tossine uremiche. I composti bioattivi naturali, compresi quelli presenti nella curcuma, nei broccoli, nei frutti di bosco, nella propoli e in altri alimenti, sono potenziali agenti terapeutici nutrizionali che potrebbero modulare l'espressione dei fattori di trascrizione pro-infiammatori e l'inflammasoma.
Invece nutrienti come gli zuccheri semplici raffinati e i grassi in eccesso influenzano negativamente il microbiota e favoriscono la disbiosi, la permeabilità intestinale e l'endotossemia. Alcuni composti sulfurei come la metionina favoriscono la disbiosi putrefattiva. Gli omega 3 aiutano a ripristinare la barriera, mentre l'olio di oliva extravergine promuove la salute microbica, al contrario dell'olio raffinato (privato dei polifenoli). Il consumo di alimenti ricchi di polifenoli (es. Uva, vino rosso, melagrana, aglio, caffè, tè verde, cioccolato, curcuma, frutti di bosco), e in particolare di composti polifenolici di origine vegetale, è associato a una minore mortalità nella popolazione generale. Poiché la loro biodisponibilità è bassa, la maggior parte dei polifenoli alimentari arriva al colon e di conseguenza può modulare la composizione e la funzione microbica intestinale. Tutti questo può modulare anche la funzione mitocondriale, che risulta alterata e meno efficiente nell'invecchiamento. Catechine, curcumina, fisetina, cinnamaldeide, allicina, proantocianidine, sulforafano, resveratrolo ecc sono tutti composti bioattivi con attività antiossidante e modulatrice del microbiota e dello stato redox.
Altri composti molto importanti sono i nitrati (barbabietola), che favoriscono la produzione di ossido nitrico, potente antinfiammatorio e vasodilatatore.
In conclusione, nonostante manchi la prova certa dell'evidenza sui trial, l'ipotesi di usare il cibo come medicina, in modo che "macronutrienti, micronutrienti e nutrienti bioattivi specifici che influenzano le vie biochimiche, sia separatamente che quando agiscono insieme come parte del cibo, abbiano il potenziale di influenzare la maggior parte delle malattie, in particolare quelle legate a disturbi metabolici come CKD, obesità e diabete, sembra ovvia e probabilmente evidente".

Aggiornamento 17/10/2020

L'antica nozione, sempre ritenuta solamente aneddotica, secondo cui gli zuccheri attivassero comportamenti violenti, impulsivi, aggressivi, ridotta concentrazione ecc, in particolare nei bambini con ADHD, ha oggi basi più solide. Come spesso accade, è coinvolto il sistema energetico dei mitocondri. "Presentiamo le prove che il fruttosio, abbassando l'energia nelle cellule, innesca una risposta (di ricerca) di foraggiamento simile a quella che si verifica durante la fame", ha detto l'autore principale Richard Johnson, MD, professore presso la University of Colorado School of Medicine nel CU Anschutz Medical Campus. Per motivi evolutivi di sopravvivenza infatti, essere a corto di cibo ci spinge a essere più aggressivi. In natura le uniche fonti di fruttosio sono frutta e miele, ma le quantità necessarie per innescare i comportamenti sono raggiunte solo con i prodotti contenenti HFCS industriale o zucchero aggiunto. Il fruttosio in questo modo altera la capacità mitocondriale di produrre energia, favorendo la produzione endogena di grasso (lipogenesi), riducendo l'ossidazione dei grassi e lasciando le cellule a corto di energia e incoraggiando così un comportamento aggressivo, esplorativo e impulsivo che aiutava i nostri antenati a sopravvivere alla carenza di cibo. Anche l'acido urico derivato dal fruttosio sembra implicato nei comportamenti maniacali, depressivi e impulsivi. Alcune forme di recettore della dopamina possono rendere le persone più predisposte per questi problemi, insieme alla resistenza leptinica.

Aggiornamento 21/10/2020

Gli studi preclinici e clinici dimostrano che le endolisine prodotte dai batteriofagi sono antimicrobici sicuri e molto efficaci, alternativi all'uso degli antibiotici contro l'infezione da Clostridium difficile, principale causa di diarrea dovuta a infezioni ospedaliere.

Aggiornamento 22/10/2020

Quali diete possono essere utili nella fibromialgia? Tutti i modelli dietetici sani, ricchi di cibi vegetali, antiossidanti o fibre, solitamente portano a un miglioramento dei sintomi, e questo "suggerisce che una dieta adeguata potrebbe svolgere un ruolo cruciale nella gestione della fibromialgia". attraverso la modulazione del microbiota, del peso corporeo e della somatizzazione (componenti psicosomatiche). Vitamina D, magnesio, ferro e probiotici sono integrazioni spesso utili.

Aggiornamento 24/10/2020

Associazione della disbiosi microbica intestinale con l'insorgenza di vari disturbi metabolici e fisiologici
https://sfamjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/jam.14883

Aggiornamento 25/10/2020

"La tolleranza immunologica è un fattore fondamentale responsabile della presenza microbica nel corpo umano. Per sopravvivere con successo come commensale intestinale, un microbo deve sviluppare varie strategie per sfuggire alla risposta immunitaria dell'ospite ... [e] di conseguenza, i commensali hanno adottato vari metodi per regolare la risposta immunitaria dell'ospite come l'immunosoppressione basata sugli acidi grassi a catena corta (SCFA), la regolazione della attività innata delle cellule linfoidi e produzione di cellule Treg". In pratica i batteri rilasciano acidi grassi che regolano la risposta immunitaria e consentono la convivenza col corpo umano che li ospita.



Questa tolleranza può essere una chiave nelle malattie autoimmuni.
"L'intestino umano è continuamente esposto ad antigeni originati da alimenti, commensali e altri microbi. L'esposizione a questi antigeni evoca risposte immunitarie innate e adattive dell'ospite per proteggerli dall'insorgenza di qualsiasi infezione. Dal punto di vista dell'ospite, sembra vantaggioso; tuttavia, potrebbe essere dannoso per l'omeostasi intestinale. Di conseguenza, è necessario stabilire un equilibrio tra i segnali infiammatori e regolatori dell'ospite. I commensali aiutano nella proliferazione e nella ritenzione delle cellule Treg del timo (cellule immunitarie importanti nella tolleranza)". L'alterazione del microbiota è alla base di molte malattie, quindi "lo stadio dell'alterazione può fornire un dato sul trattamento, se la disbiosi può essere trattata utilizzando determinati agenti antimicrobici, prebiotici o probiotici, o semplicemente migliorando la dieta".

Aggiornamento 29/10/2020
L'approccio funzionale per ridurre il rischio di COVID19 e manifestazioni severe

✓ Mangia molta frutta e verdura. Obiettivo 9-13 porzioni al giorno in modo da ampliare la gamma di fitonutrienti e migliorare il microbiota intestinale.

✓ Consumare fibre alimentari, un minimo di 28-35 grammi al giorno, preferibilmente da cibi integrali e non industriali.

✓ Mangia verdure fermentate o altri alimenti contenenti probiotici per mantenere la salute epiteliale e la funzione di barriera intestinale.

✓ Riduci o evita i "sabotatori" immunitari come zuccheri aggiunti e sale, cibi ad alto indice glicemico (comprese le fonti di carboidrati processati) e i grassi saturi in eccesso.

Insieme a questo, gestione dello stress, sonno corretto e attività fisica concorrono a potenziare le difese immunitarie

Aggiornamento 16/11/2020

Il microbiota orale può essere implicato nella sindrome di Sjogren, ed essere un target terapeutico

Aggiornamento 23/11/2020

L'immunonutrizione si basa sul concetto che la malnutrizione altera la funzione immunitaria. Pertanto, l'immunonutrizione utilizza l'alimentazione arricchita con vari farmaconutrienti (acidi grassi Omega 3, vitamina C, aminoacidi, selenio, zinco, vitamina E e vitamina D) per modulare le risposte infiammatorie, la risposta immunitaria acquisita e per migliorare i risultati dei pazienti. Anche gli omega 3 sono necessari per la modulazione e risoluzione dello stato infiammatorio, così come l'OEA, derivato dell'acido oleico (presente nell'olio d'oliva) e i probiotici e loro stimolanti (prebiotici) per la modulazione delle risposte immunitarie.
Uno stato nutrizionale ottimale garantisce i principali processi modulatori dello stress infiammatorio e ossidativo, entrambi legati al sistema immunitario. Il metabolismo per la biosintesi e la richiesta di energia necessita di molti componenti dietetici differenti. Infatti, alcuni nutrienti e i loro metaboliti sono regolatori diretti dell'espressione genica del compartimento immunitario e svolgono un ruolo chiave nella maturazione, differenziazione e reattività delle cellule immunitarie.
L'immunonutrizione personalizzata per i pazienti obesi dovrebbe essere la prima scelta terapeutica per ridurre il rischio di infezioni e il decorso della malattia nel paziente con COVID19. In particolare, l'approccio nutrizionale potrebbe essere gestito in due differenti strategie, considerando lo stato di malattia del paziente obeso. In primo luogo, l'immunonutrizione può ridurre il rischio di infezioni, riducendo lo stato infiammatorio caratteristico. Inoltre, l'immunonutrizione sarebbe fondamentale per supportare la risposta immunitaria e la sintesi proteica nella fase grave di COVID-19.

Aggiornamento 30/11/2020

La vitamina D migliora la severità della malattia, la qualità della vita, il dolore, l'umore e la sensibilità viscerale in persone con IBS-D (sindrome dell'intestino irritabile, con predominanza di diarrea)

Aggiornamento 1/12/2020

Assumere più vegetali e alimenti ittici sembra associato con riduzione delle manifestazioni dell'artrite reumatoide

Aggiornamento 4/12/2020

Tra le fibre, lo psillio è utile nell'intestino irritabile e nella stitichezza funzionale. L'acutizzazione dei diverticoli viene prevenuta dalle fibre

https://www.nature.com/articles/s41575-020-00375-4

Aggiornamento 5/12/2020

In condizioni infiammatorie, come per esempio in caso di obesità, il triptofano viene metabolizzato a kinurenina, che attiva il recettore per gli arili. Anche il coronavirus attiva questo recettore, e le due condizioni insieme non si sommano ma si moltiplicano, aumentando esponenzialmente il rischio di infiammazione fuori controllo, trombi e fibrosi dei tessuti. La vitamina D e la E invece bloccano queste vie.
In generale "Una carenza di micronutrienti dovuta alla malnutrizione (come succede nelle persone che hanno un'alimentazione di tipo occidentale) ha il potenziale per aumentare la gravità delle infezioni virali. Molti nutrienti essenziali come vitamine, minerali, aminoacidi e acidi grassi sono importanti per le funzioni pleiotropiche del nostro sistema immunitario. Una nutrizione equilibrata e l'assunzione di nutrienti in quantità e composizione appropriate (in questo caso si parla di: vitamine A, B, C, D, E, selenio, zinco, rame, magnesio, insieme ad antiossidanti, omega 3, corretto apporto proteico ed energetico) possono ridurre i livelli di citochine pro-infiammatorie e i loro effetti collaterali nei pazienti COVID-19.
Aggiornamento 8/12/2020

Seppur con alcune limitazioni, i probiotici appaiono utili nelle artriti, in particolare nell'artrite reumatoide e soprattutto i mix di lattobacilli e bifidi. L'effetto è evidenziato anche da una riduzione dei marker di infiammazione

Aggiornamento 10/12/2020

La sindrome delle gambe senza riposo è associata a IBS (intestino irritabile) in maniera bidirezionale, con un rischio rispetto ai controlli sani di 4 volte superiore. Le possibili cause sono sovracrescita batterica intestinale (SIBO), attivazione dei mastociti, anomalie sensoriali del dolore, carenza di ferro e vitamina D e alterazioni nel suo metabolismo

Aggiornamento 12/12/2020

Gli effetti degli additivi alimentari sul microbiota, possono predisporre all'IBS

Aggiornamento 13/12/2020

La malattia di Hashimoto è strettamente correlata alle predisposizioni genetiche, che sotto l'influenza di fattori ambientali (come esposizione a metalli pesanti, tossine, compresi gli interferenti endocrini, come bisfenoli, ftalati, farmaci e altri come stress, mimetismo molecolare, infezioni, stress ossidativo), portano alla stimolazione dell'attività del sistema immunitario, alla perdita della propria tolleranza e allo sviluppo del processo autoimmune. I fattori dietetici possono essere considerati come parte dei fattori ambientali, che sono a portata di mano e la possibilità di modificare ogni paziente, che - come risulta dall'analisi nutrizionale dei pazienti con tiroidite di Hashimoto - è insufficiente e richiede l'analisi e il supporto di un professionista qualificato. Nel caso della malattia di Hashimoto, si può osservare un'assunzione inadeguata o una malnutrizione con i seguenti nutrienti: ferro, zinco, magnesio, selenio, assunzione eccessiva o insufficiente di iodio, vitamina A, vitamina D, vitamine antiossidanti e vitamine del gruppo B, nonché la qualità e la quantità appropriate di acidi grassi omega-3. Ai pazienti con celiachia o altre forme di intolleranza al glutine deve essere consigliato di seguire una dieta priva di glutine. Carenze nutrizionali e infiammazioni croniche accompagnate da disbiosi intestinale indicano abitudini alimentari malsane, compreso un apporto inadeguato di verdura, frutta, cibo che supporta il potenziale antiossidante del plasma e del corpo. Il miglioramento di questi aspetti della nutrizione migliora lo stato nutrizionale dei pazienti e supporta la terapia della malattia. Secondo le raccomandazioni di alcuni giornali scientifici, la dieta dovrebbe essere ricca di alimenti nutrizionalmente densi e povera di alimenti industriali

Aggiornamento 26/12/2020

Le persone che hanno più alta mortalità o severità di COVID19 sono quelle che hanno microbiota alterato (sovrappeso, diabetici, anziani), e non è un caso. A riprova dell'importanza del microbiota "recentemente, nuove linee guida dell'OMS raccomandano contro la terapia antibiotica o la profilassi per i pazienti con COVID-19 lieve e moderato a meno che non vi sia una sospetta infezione batterica concomitante. Poiché gli antibiotici sono stati ampiamente utilizzati empiricamente nella fase iniziale dell'epidemia di COVID-19 e possono portare a una disbiosi più grave e sfavorevole, è stato proposto il rafforzamento del microbiota mediante probiotici per ridurre la suscettibilità a successive coinfezioni secondarie.".
I probiotici e i prebiotici potrebbero migliorare le funzioni immunitarie durante l'infezione. Si dovrebbe raccomandare, durante la pandemia COVID-19, di migliorare la barriera intestinale con una dieta diversificata, ricca di vegetali, polifenoli e altri cibi amici del microbiota, come hanno suggerito alcune società scientifiche come l'Academy USA o i dietisti canadesi.
"Le strategie nutrizionali e dietetiche dirette a ripristinare il microbiota benefico stabilito, che può eventualmente sopprimere l'infezione virale negli anziani e in chi ha problemi di salute, possono essere una strategia efficace per mitigare gli effetti indesiderati di questo virus. In definitiva, un approccio completo basato sui meccanismi, unito a studi multicentrici randomizzati e controllati attentamente condotti, migliorerà le nostre conoscenze per affrontare il potenziale del microbiota e della manipolazione alimentare come opzione di gestione alternativa per l'infezione da SARS-CoV-2".

via Gut Buddies

Alcuni enzimi digestivi e alfa amilasi batterica si sono rivelati utili nel combattere, almeno in vitro, i biofilm di E. coliS. aureus, e MRSA, batteri associati a gravi stati di salute cronici

Aggiornamento 8/1/2021

I batteri rilasciano delle sostanze che modulano i segnali del dolore (nocicezione). Così se abbiamo batteri amici, la sensibilità al dolore si riduce, se ci sono batteri patogeni soffriamo di più, anche per stimoli banali. Anche la candida è un patogeno opportunista capace di indurre le vie del dolore e dell'infiammazione con i suoi metaboliti (β-glucani, ATP) e non innocuo come qualcuno dice. Inoltre microbi intestinali utilizzano e/o producono neurotrasmettitori come catecolamine, acido γ-amminobutirrico (GABA) e serotonina, che hanno profondi effetti su umore e condizione psicofisica.
.L'alimentazione è uno dei primi fattori ad influenzare il microbiota. C'è da stupirsi se con la dieta i dolori si riducono?

Aggiornamento 11/1/2021

Lo zenzero attenua nel modello animale di lupus l'iperattività dei globuli bianchi, la formazione di autoanticorpi e la trombosi.

Aggiornamento 15/1/2021

Approccio nutrizionale nella retinopatia diabetica
Carenze vitaminiche, carenze di antiossidanti e polimorfismi genetici (MTHFR) sono fattori di rischio comuni per iperomocisteinemia, deplezione del fattori neurotrofici e retinopatia diabetica.
"La maggior parte delle malattie croniche è aggravata da una carenza di qualsiasi nutriente essenziale. Come abbiamo visto, l'età, la dieta e molti fattori compromettono ulteriormente l'assorbimento e l'utilizzo di questi nutrienti. Questo documento ha identificato diverse vitamine, minerali e nutraceutici utili per affrontare questa situazione. Tra di essi luteina, zeaxantina, vitamina C, vitamina D, vitamina E, zinco, rame, acido alfa-lipoico, n-acetilcisteina e complessi di B1, B2, B6, L-metilfolato e metilB12. Alcuni di questi hanno anche dimostrato di essere utili per la degenerazione maculare. Ridurre l'omocisteina, aumentare il BDNF e altri fattori neurotrofici, ridurre lo stress ossidativo e l'infiammazione, aumentare il flusso sanguigno" sono tutti interventi che possono migliorare la salute oculare.
"Sebbene siano necessari ulteriori studi per determinare le formulazioni ottimali e l'uso appropriato, i professionisti dovrebbero sentirsi a proprio agio riguardo alla sicurezza e all'utilità di questi interventi".

Aggiornamento 20/1/2021

Molti bambini con ADHD rispondono alla dieta, con dei miglioramenti nel comportamento. Questo forse perché il cervello tende a rispondere eccitandosi all'introduzione di alcuni cibi e in particolare il cibo spazzatura.
"Il programma di modifica della dieta sotto forma di aggiustamento dell'apporto energetico e di macronutrienti, con l'esclusione di additivi alimentari, glutine, latte e latticini, uova e cibi altamente contenenti salicilati e solfiti, insieme ai suggerimenti di educazione sanitaria (sonno regolare, tempo limitato per la TV) hanno migliorato i sintomi e il comportamento dei pazienti con ADHD come documentato dalla diminuzione dei punteggi della valutazione di Conner.

L'obesità ha un ruolo importante nell'influenzare iperattività, impulsività e problemi di apprendimento nei pazienti con ADHD. Il programma di modifica della dieta è riuscito a ridurre l'obesità e quindi i sintomi dell'ADHD.

L'assunzione limitata di carboidrati nella dieta (concomitante alla riduzione dei cibi con glutine, NdT) è molto efficace nel ridurre l'iperattività e i problemi di apprendimento nei pazienti con ADHD. L'assunzione di grassi ha mostrato un aumento significativo dopo aver seguito il programma di modifica della dieta che forse è uno dei motivi della diminuzione dell'iperattività. Infine, questo studio conclude il grande impatto della modifica della dieta sulla diminuzione dei sintomi dell'ADHD non solo per l'effetto diretto sull'iperattività e sui problemi di apprendimento, ma anche per la diminuzione del BMI che a sua volta migliora i sintomi nei pazienti con ADHD".

Aggiornamento 21/1/2021

Un microbiota alterato (disbiosi) modula la risposta immunitaria negativamente, e appare legato non solo a malattia COVID19 severa, ma anche a maggiori difficoltà nel recupero (sindrome long COVID), con permanenza di alcuni sintomi come problemi respiratori, dolori articolari ecc. Contattami per un percorso di riequilibrio dei batteri intestinali.

Aggiornamento 23/1/2021

L'approccio funzionale è efficace nelle artriti infiammatorie.
Secondo uno studio retrospettivo, in cui un gruppo di persone con artrite psoriasica o artrite reumatoide che è stato seguito secondo la medicina funzionale, si riducono i dolori e migliorano i test sulla qualità della vita e di salute globale.
"Tutti i pazienti sono stati istruiti a seguire una dieta di eliminazione antinfiammatoria (in particolare senza alimenti trasformati, zucchero, glutine e latticini) basata in maggior parte su cibi integrali a basso indice glicemico, grassi buoni (grassi MUFA e omega 3), fibre e fitonutrienti. I livelli di nutrienti sono stati ottimizzati e guidati da risultati di laboratorio come la vitamina D o gli acidi grassi omega 3. È stato valutato attraverso test delle feci o anticorpi al lipopolisaccaride se i pazienti avevano alterata permeabilità intestinale. Inoltre, i pazienti con livelli elevati di metalli pesanti come il mercurio o il piombo (misurati nel sangue intero o nelle urine) sarebbero trattati per rimuovere i metalli pesanti.
Questo studio rappresenta il primo rapporto sull'impatto positivo della medicina funzionale nei pazienti con artrite infiammatoria. Questi risultati indicano che la medicina funzionale può avere un ruolo importante come terapia aggiuntiva per affrontare la salute fisica e mentale del paziente, nonché il dolore, in coloro che non hanno visto miglioramenti con la cura standard. A causa della natura individualizzata dei piani di cura del paziente nel Center for Functional Medicine, è difficile ipotizzare quale particolare componente del trattamento di medicina funzionale abbia avuto il maggiore impatto sui risultati riferiti dal paziente o se fosse dovuto ad altre variabili di trattamento personalizzato. Sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire quali aspetti della medicina funzionale sono responsabili dei risultati positivi visti nel nostro studio".
"Il modello di cura della medicina funzionale espande il modello di cura della medicina convenzionale affrontando le cause sottostanti, i sintomi e gli squilibri funzionali associati a varie funzioni biologiche. Per rimediare agli squilibri, la medicina funzionale utilizza il cibo come terapia di prima linea per prevenire, curare e invertire le malattie croniche. Fornisce un modello di cura personalizzato e incentrato sul paziente che organizza i segni e i sintomi del paziente insieme al suo stile di vita, fattori ambientali e genetici per identificare i driver alla base della loro malattia cronica".

Aggiornamento 27/1/2021

La carenza cronica di magnesio è:

✔ Comune particolarmente negli anziani (e in chi mangia male)
✔ Associata alle principali patologie e uso farmaci comuni
✔ Spesso associata a normale concentrazione sierica di magnesio (ma evidenziabile dai bassi livelli urinari)
✔ Poco costosa da diagnosticare e facile da trattare.

Si ritiene che l'escrezione urinaria di magnesio <1 mmol/die o il rapporto con la creatinina <0,17 siano indicativi di carenza.
Se sei sempre stanco, hai problemi di glicemia, difficoltà a dormire, umore alterato ecc. potrebbe dipendere da una carenza di magnesio.
Il magnesio associato a un amminoacido come citrato o lattato è meglio tollerato con una biodisponibilità superiore rispetto all'ossido che può portare a problemi intestinali. "Un supplemento giornaliero di 200 mg di magnesio chelato sarebbe adeguato, sicuro nella maggior parte dei casi, sufficiente per aumentare costantemente il magnesio sierico".

Aggiornamento 30/1/2021

L'endotossemia è quella condizione in cui alcuni metaboliti infiammatori dei batteri, come LPS, entrano facilmente nel sangue grazie ad alterata permeabilità intestinale. "Modificare lo stile di vita, inclusi la riduzione al minimo del consumo di alcol, l'aumento della dieta ricca di micronutrienti e la riduzione dell'assunzione di grassi saturi, possono avere un impatto sulla riduzione dell'endotossiemia metabolica, così come i prebiotici e i probiotici hanno dimostrato di ridurre i livelli di endotossine circolanti".
I nutrienti più importanti appaiono essere vitamina D, A, zinco, folati. La dieta con cibo spazzatura aumenta la permeabilità intestinale, anche perché "È stato suggerito che gli additivi alimentari tra cui zucchero, tensioattivi e cloruro di sodio, che vengono applicati in alte concentrazioni agli alimenti comunemente consumati, aumentino la permeabilità intestinale", invece la dieta mediterranea la riduce

Aggiornamento 31/1/2021

I superpoteri della vitamina B2 (riboflavina)

La riboflavina potenzia le difese antiossidanti, favorendo la formazione del glutatione ridotto, principale antiossidante cellulare. Aumenta le difese immunitarie, migliorando la risposta antibatterica dei granulociti.
La sua carenza (rara) è un probabile fattore di rischio per il tumore, in particolare ai polmoni e colon; protegge dal danno da radioterapia e chemioterapia, e aumenta l'efficacia di quest'ultima.
Abbinata a magnesio e Q10, può ridurre l'emicrania.
Riduce la formazione della cataratta, la sindrome premestruale, il diabete e la neuropatia grazie al suo potere antiossidante. Può ridurre anche la tendenza all'osteoporosi e l'anemia, migliorando l'assorbimento del ferro e la mobilitazione della ferritina. È allo studio il suo effetto su alcune malattie cardiache (ipertensione, insufficienza cardiaca, aterosclerosi).

Aggiornamento 3/2/2021

Si conferma un legame tra difetti mitocondriali e almeno una parte dei disturbi dello spettro autistico (ASD), e "i difetti bioenergetici mitocondriali potrebbero fornire un'ipotesi unificante per la fisiopatologia [di alcuni casi di malattia].
Questa conclusione fornisce speranza per il trattamento dell'ASD. Se l'ASD fosse dovuto a un difetto durante lo sviluppo neuronale con alterazioni neuronali, questo potrebbe essere difficile da riparare. Tuttavia, se l'ASD è dovuto a una lieve inibizione mitocondriale e all'aumentata produzione di ROS mitocondriale associata che altera la trasmissione di energia nei neuroni, allora è possibile che le terapie metaboliche possano fornire interventi terapeutici praticabili per alcuni pazienti con ASD".


Aggiornamento 8/2/2021

La psoriasi si associa facilmente con permeabilità intestinale e problemi digestivi. Questo facilita la presenza di metaboliti microbici infiammatori (TMAO) che contribuiscono alla malattia

Se sotto l'addome ci sono dei problemi, non pensate subito alla pillolina blu. Potrebbe bastare quella di vitamina D.
Questa vitamina, che ha funzione ormonale, è importante per la formazione e il mantenimento dell'architettura dei corpi cavernosi, influenzando la forma del pene. Facilita la formazione dell'ossido nitrico, fondamentale per l'afflusso di sangue. Previene l'aterosclerosi che riduce il flusso di sangue. Migliora il testosterone e la sua affinità per i recettori. Riduce stress ossidativo e infiammazione. La sua carenza è presente indipendentemente dalla funzione gonadica. In sintesi in caso di disfunzione erettile va misurata ed eventualmente corretta la carenza. Ovviamente non prendetela se le vostre misure e prestazioni sono eccessive😉

Aggiornamento 14/2/2021

Il microbiota vaginale influenza la capacità di fecondazione degli spermatozoi. Se avete problemi di fertilità potrebbe dipendere anche da questo, e ovviamente si associa a infezioni ricorrenti, alimentazione sregolata e uso di antibiotici

Aggiornamento 24/2/2021

Un consenso internazionale ha stabilito che l'omocisteina alta è un fattore di rischio indipendente e modificabile per le malattie neurodegenerative (Alzheimer, declino cognitivo, demenza senile), e che alcune vitamine del gruppo B sono un metodo semplice e poco costoso di gestire l'iperomocisteinemia e prevenirle. Qualche medico ve l'ha mai fatta misurare in caso di predisposizione familiare?

Aggiornamento 13/3/2021

In caso gli antidepressivi non funzionino, al posto che aumentare la dose o provare tutti i farmaci a disposizione, potrebbe essere sufficiente integrare con metilfolato, la forma attiva dell'acido folico, fondamentale per la sintesi dei neurotrasmettitori. "È stato dimostrato che livelli anormali di folato, omocisteina e SAMe sono associati a un rischio più elevato di depressione. Numerosi studi hanno dimostrato l'attività antidepressiva con l'integrazione di L-metilfolato e SAMe in soggetti con depressione. Inoltre, gli amminoacidi L-acetilcarnitina, acido alfa-lipoico, N-acetilcisteina e L-triptofano sono stati implicati nello sviluppo della depressione e hanno dimostrato di esercitare effetti antidepressivi. Altri fattori noti per migliorare i sintomi depressivi sono zinco, magnesio, acidi grassi omega3 e coenzima Q10".

Aggiornamento 18/3/2021

La presenza di alterazioni nel metabolismo degli aminoacidi solforati, omocisteina e metionina, che possono essere dovuti a una mutazione genetica (MTHFR o altre), con riduzione del SAME, può spiegare alcune alterazioni in sottogruppi di persone con autismo, con alterazione della metilazione e aumento dell'infiammazione e stress ossidativo. Il supporto della metilazione si è dimostrato utile in alcuni casi.
"Esistono prove convincenti da studi preclinici e randomizzati controllati in doppio cieco che la correzione di alcuni di questi deficit metabolici con l'integrazione di metilfolato, metilcobalamina, ALA e melatonina ha benefici significativi. Pertanto, le conseguenze metaboliche proposte sono di grande interesse in quanto possono essere corrette utilizzando agenti farmaceutici disponibili clinicamente come acido folinico, metilcobalamina, SAME, ALA, molibdeno e melatonina. Questi agenti con un profilo di effetti collaterali relativamente inferiore possono costituire potenziali candidati per un'efficace terapia cocktail per il modello proposto di ASD con deplezione di SAME".

Aggiornamento 21/3/2021

È possibile individuare caratteristiche diverse nel microbiota delle donne con problemi di fertilità, e la supplementazione con fibre apposite può correggere la disbiosi e aumentare la possibilità di concepimento.

Aggiornamento 15/4/2021

È possibile individuare tratti caratteristici nel microbiota in base alla dieta e alle malattie.
La dieta occidentale e l'infiammazione intestinale di basso grado, dovuta ad alterazione del microbiota, sono implicate nelle malattie infiammatorie immuno-mediate.
Quantità, qualità e tempistica dell'alimentazione giocano un ruolo importante nel plasmare la composizione e la funzione dei microbi intestinali.
La disbiosi, i cambiamenti nei metaboliti e la traslocazione dei prodotti microbici contribuiscono allo stimolo del sistema immunitario.
Le persone con malattia intestinale (morbo di Crohn, colite ulcerosa, IBS) hanno simili associazioni tra tipo di dieta e tipo di batteri intestinali, così come la popolazione generale.
"Una maggiore assunzione di alimenti di origine animale, alimenti trasformati, alcolici e zucchero, corrisponde a un ambiente microbico caratteristico dell'infiammazione ed è associato a livelli più elevati di marcatori infiammatori intestinali.
Gli alimenti di origine vegetale aumentano i batteri produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), mentre riducono i patogeni. Gli alimenti trasformati e gli alimenti di origine animale sono costantemente associati a una maggiore abbondanza di Firmicutes, specie Ruminococcus del genere Blautia, e sintesi delle endotossine.
La modulazione del microbiota intestinale attraverso diete ricche di verdure, legumi, cereali, frutta secca e pesce e un maggiore apporto di vegetali rispetto agli alimenti animali, ha un potenziale per prevenire i processi infiammatori intestinali alla base di molte malattie croniche.
I modelli dietetici basati su alimenti non processati potrebbero aumentare la capacità antinfiammatoria dei nutrienti attraverso effetti sinergici sul microbioma intestinale.
Fonti di grassi polinsaturi omega-3 e polifenoli possono essere utilizzate per potenziare l'abbondanza dei produttori di SCFA.
La sostituzione delle proteine ​​animali con proteine ​​vegetali ha un potenziale per ridurre i processi infiammatori intestinali anche attraverso la modulazione dei batteri".

Aggiornamento 16/4/2021

I nitrati della barbabietola migliorano la flora orale, riducendo i batteri associati col declino cognitivo, e migliorano l'irrorazione dei vasi sanguigni cerebrali grazie all'ossido nitrico. Insieme alla già nota proprietà antipertensiva possono così promuovere un invecchiamento più salutare

Aggiornamento 18/4/2021

Nel primo RCT che ha paragonato la dieta chetogenica con una dieta classica in persone con Alzheimer (AD), la prima ha portato a un modesto miglioramento nelle attività giornaliere e nella qualità di vita, "due fattori di grande importanza per le persone che convivono con la demenza. I cambiamenti nei fattori di rischio cardiovascolare sono stati per lo più favorevoli e gli effetti avversi sono stati lievi. Le diete chetogeniche possono essere promettenti come strategie di trattamento praticabili ed efficaci nell'AD, ma sono necessari studi più ampi e più lunghi prima che ciò possa essere affermato con sicurezza".

Aggiornamento 23/4/2021

In uno studio indiano pilota su 100 persone con test positivo per Sars-cov2 (asintomatiche o con modesti sintomi), la metà delle quali sottoposte ai trattamenti della medicina ayurvedica, come Tulsi, Ashwagandha e Giloy, vi è stata una più rapida risoluzione dell'infezione (100% in una settimana, contro 60% del gruppo placebo) e una riduzione dei marker di infiammazione. L'eliminazione del virus (clearance) è stata accelerata. Non si sono registrati eventi avversi.
È stato evidenziato che alcuni composti attivi di W. somnifera e T. cordifolia sono capaci di inibire il legame tra recettore ACE2 e virus, impedendogli di infettare le cellule, e questo potrebbe essere, insieme agli effetti antinfiammatori, alla base dei risultati.

Aggiornamento 2/5/2021

La fibrillazione atriale può essere legata a stress ossidativo e infiammazione, e da un'alterata interazione tra geni e ambiente. Per questo la medicina funzionale, un approccio incentrato sul paziente anziché sulla malattia, può essere d'aiuto.
Per esempio alcune varianti geniche nella metabolizzazione della caffeina possono far manifestare la malattia, sebbene in genere il caffè non sia controindicato.
"Altri punti nodali possono includere infiammazione correlata all'inflammasoma NLRP3, stress ossidativo, meccanismi autoimmuni, anomalie metaboliche, attivazione del sistema renina-angiotensina (RAS), e disfunzione autonomica. Questi disturbi nodali si collegano a disturbi specifici e comuni che promuovono e sostengono la fibrillazione atriale. I disturbi linfonodali sono anche fonte di complicanze della fibrillazione atriale e delle malattie associate. Questi includono l'attivazione di CaMKII che promuove le postdepolarizzazioni, le anomalie della conduzione disfunzionali che promuovono la connessina, le canalopatie acquisite, la disfunzione mitocondriale, l'attivazione delle vie di segnalazione della fibrosi, il metabolismo disfunzionale con utilizzo anormale di energia ed effetti diretti dell'adiposità pericardica.
L'intestino, con il passaggio di nutrienti, antinutrienti, tossine e agenti patogeni attraverso la barriera intestinale, fornisce un enorme potenziale per le interazioni gene-ambiente avverse. Nell'intestino c'è anche l'ulteriore complessità delle interazioni con i geni del microbioma e l'ambiente. La permeabilità intestinale può portare a fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca per una di queste interazioni. Le diete povere di fibre e fitonutrienti e ricche di zuccheri e grassi aumentano il grado di permeabilità nelle giunzioni strette tra le cellule epiteliali intestinali. Anche stress, traumi, tossine, disbiosi e esercizio o sonno inadeguati contribuiscono all'eccessiva permeabilità intestinale.
Sostanze tossiche generano stress ossidativo promuovendo lo sviluppo del disturbo della fibrillazione atriale. Sia l'esposizione a sostanze tossiche che la capacità di disintossicazione variano notevolmente da persona a persona. Stress, molteplici sostanze tossiche, infezioni croniche e infiammazioni contribuiscono allo stress ossidativo. Ad esempio, le persone con ridotta capacità antiossidante, presenza di altri agenti tossici e ridotta capacità di metabolizzare l'alcol possono essere più suscettibili agli stress ossidativi proaritmici legati al consumo. Negli individui che sono geneticamente e ambientalmente sensibili, sono necessari sforzi iterativi per ridurre l'esposizione totale a sostanze tossiche e nutrienti per aumentare la capacità di disintossicazione".
Altri fattori di rischio sono la sindrome metabolica (grasso viscerale), l'invecchiamento, dieta povera di nutrienti e antiossidanti, disfunzione dell'asse surrenalico, tutte caratteristiche legate ad infiammazione e stress ossidativo.

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