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mercoledì 30 ottobre 2019

La medicina funzionale funziona


Ci sono persone che sono un po' il bacio della morte della scienza, soprattutto della scienza dell'alimentazione. Appena parlano, ecco che si dimostra il contrario. Poi c'è da capire se lo fanno per ignoranza, per scarso potere intuitivo, per spirito di contraddizione, o magari perché semplicemente portano sfiga e le loro profezie sono come quelle di Fassino. Ma in sintesi farebbero meglio a tacere per evitare figuracce.
Ricordo bene uno che disse "la medicina funzionale è un imbroglio". Ed ecco che esce il lavoro sull'efficacia della medicina funzionale, su circa 1600 pazienti, che segna il punto della vittoria della medicina funzionale sull'approccio tradizionale basato solo sui farmaci. Intendiamoci, gli approcci si devono integrare tra loro e sono complementari, non necessariamente alternativi e soprattutto non dovrebbero gettarsi fango a vicenda. Ma in questo lavoro la medicina funzionale segna il punto decisivo per dimostrare la sua efficacia e probabilmente superiorità rispetto a un approccio che non tiene conto dello stile di vita.


https://www.hoperooted.org/functional-medicine/

Nello studio effettuato dalla Cleveland Clinic, dopo 6 mesi di trattamento basato sullo stile di vita "circa il 31% dei pazienti visitati dal Center for Functional Medicine ha migliorato i propri punteggi di salute fisica globale (PROMIS) di 5 punti o più, il che rappresenta un cambiamento clinicamente significativo e un notevole effetto sulla vita quotidiana".
"I ricercatori ritengono che le ragioni dei miglioramenti nella qualità della vita correlata alla salute mostrati nei pazienti siano dovuti al modello utilizzato. In futuro sono necessari studi prospettici per esaminare il modello di medicina funzionale dell'assistenza e i risultati a lungo termine. "
Dall'articolo originale:
"Le malattie croniche stanno mettendo a dura prova la salute negli Stati Uniti, con circa 100 milioni di persone che hanno 1 o più condizioni croniche nel 2014. Queste persone contribuiscono al 90% della spesa sanitaria annuale della nazione. Le malattie croniche contribuiscono in modo determinante ai costi dell'assistenza sanitaria a causa della necessità di gestire le malattie e l'assistenza alle persone anziane. Senza nuovi approcci incentrati sull'inversione delle malattie croniche, il nostro attuale modello di assistenza sanitaria diventerà economicamente insostenibile.
Le scelte nutrizionali e di stile di vita possono essere utilizzate per gestire le malattie croniche; tuttavia, il loro uso come terapia di prima linea è stato storicamente impegnativo per i medici di base, poiché la maggior parte si sente poco attrezzato per fornire raccomandazioni sullo stile di vita nonostante il fatto che l'alimentazione e lo stile di vita siano alla base della maggior parte delle linee guida. Esistono vari motivi per questa sensazione di preparazione inadeguata, tra cui il livello di educazione alimentare, la fiducia nelle evidenze nutrizionali disponibili e il tempo trascorso con il paziente.
Inoltre, molte malattie croniche non sono malattie di per sé, ma piuttosto insiemi di sintomi o anomalie di laboratorio. Le cure convenzionali si concentrano sulla gestione dei sintomi della malattia (ad es. Ipertensione, livelli anormali di glucosio nel sangue), ma le cause sottostanti vengono raramente identificate.
Il modello di medicina funzionale funzionale fornisce un sistema operativo che lavora per invertire la malattia, promuovere la salute e ottimizzare la funzione affrontando cause, sintomi e squilibri funzionali sottostanti nelle reti biologiche interconnesse. Questi squilibri possono compromettere le principali funzioni biologiche (assimilazione, difesa e riparazione, produzione di energia, biotrasformazione, comunicazione, trasporto e integrità strutturale) risultanti da interazioni gene-ambiente, inclusi stile di vita, tossine ambientali e microbioma. La medicina funzionale rimuove i fattori scatenanti per la malattia e fornisce input per ripristinare e ottimizzare la salute. La medicina funzionale affronta anche i determinanti sociali, compresi gli aspetti psicologici, emotivi e spirituali della salute e della malattia. Una delle basi della medicina funzionale è l'uso del cibo come medicina per prevenire, curare e invertire le malattie croniche. Il modello di medicina funzionale può avere la capacità di migliorare la qualità della vita correlata alla salute (misurata con HRQoL) del paziente, inclusa la funzione fisica e il benessere. Pertanto, lo scopo del presente studio era di indagare l'associazione tra il modello di medicina funzionale dell'assistenza con HRQoL confrontando la medicina funzionale con l'assistenza ricevuta in un contesto di medicina di famiglia".

"Ad oggi, le prove a supporto del modello di medicina funzionale sono state aneddotiche, pubblicate principalmente come case-report. Le prove peer-reviewed per la medicina funzionale si basano su interventi specifici utilizzati dal modello, tra cui nutrizione, stile di vita o farmaci e integratori alimentari (monoterapia o politerapia). Per quanto ne sappiamo, questo studio è anche il primo tentativo sistematico di raccogliere dati dai pazienti utilizzando misure convalidate per comprendere l'associazione del valore HRQoL con il modello di medicina funzionale".

A 6 mesi il miglioramento di HRQoL è superiore a quello avuto dalle persone che hanno seguito un approccio classico in un Family Health Center, con minore prevalenza di diabete e ipertensione.
Figure specifiche per la nutrizione e per lo stile di vita sono fondamentali per avere il miglioramento, così come una visita più lunga e approfondita rispetto a quella tradizionale, per fare luce sulle cause di malattia (e non solo sopprimere il sintomo).
Come si dice sempre in questi casi, ulteriori studi su numeri maggiori sono necessari per confermare i risultati, ma essi sono veramente notevoli e incontrovertibili.
Lo studio conclude così: "Il presente studio suggerisce che il modello di medicina funzionale può avere associazioni benefiche e sostenibili con un miglioramento della qualità delle risorse umane nei pazienti, come misurato dai punteggi PROMIS. L'uso delle misure PROMIS può fornire informazioni tempestive sulla salute globale di un paziente e migliorare la gestione delle malattie croniche".


Aggiornamento 9/11/2019

La "fotobiomodulazione", l'uso di certe luci a fini terapeutici, altera il microbiota, potenzialmente aumentando batteri ritenuti benefici e migliorando numerose condizioni.

Aggiornamento 10/11/2019
Il dott. Vasquez critica pesantemente il paper di JAMA

Aggiornamento 11/11/2019

Il microbiota è cambiato durante i secoli, a causa dei cambiamenti di alimentazione, stili di vita, industrializzazione, igiene, farmaci. Così cambiano anche le sue funzioni e la loro efficacia/efficienza: digestione, accumulo di calorie (sotto forma di grasso), sazietà, produzione di vitamine, benessere psicologico, sviluppo dei tessuti, detossificazione, infiammazione, permeabilità intestinale, colonizzazione dei patogeni, produzione di grassi a catena corta.
Aggiornamento 29/11/2019
Le diete tradizionali in giro per il mondo rimangono le più salutari e variare le abitudini è legato ad aumento del rischio di malattia

Aggiornamento 13/12/2019

Non è vero, come dicono in molti, che solo il fegato smaltisce le tossine; un grande lavoro lo fanno anche i nostri microbi intestinali, tra cui lo smaltimento di neurotrasmettitori e ormoni che contribuiscono a farci stare in salute. Solo un microbiota bilanciato può quindi garantirci una corretta funzione detossificante. Antibiotici, parto cesareo, dieta priva di fibre, sedentarietà sono tutti fattori che alterano la flora
Aggiornamento 26/12/2019
La complessità del microbiota non ci consente di avere ancora risposte sicure alla sua manipolazione
Aggiornamento 10/1/2020
Secondo il modello dell'ormesi, un po' di stress è utile alle cellule, mentre oltre una certa soglia diventa deleterio.
Le sostanze chimiche naturali (𝓅𝒽𝓎𝓉ℴ𝒸𝒽ℯ𝓂𝒾𝒸𝒶𝓁𝓈) di frutta, verdura e funghi producono effetti benefici sulla salute e sulla longevità modulando le vie di resistenza allo stress in modo simile alla restrizione calorica, al digiuno intermittente e all'esercizio fisico.
"I phytochemicals, che includono alcaloidi, polifenoli e terpenoidi, sono composti organici che non sono direttamente coinvolti nella crescita, nello sviluppo o nella riproduzione di piante o funghi e sono quindi classificati come metaboliti secondari. Molti degli effetti benefici di frutta e verdura sulle malattie croniche e sulla longevità nell'uomo sono stati attribuiti a specifici fitochimici presenti in questi alimenti. Ad esempio, un'elevata assunzione di polifenoli è associata a una ridotta mortalità complessiva nell'uomo".
Queste sostanze promuovono anche l'omeostasi intestinale migliorando l'integrità della barriera intestinale e la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) e modulando la composizione del microbiota intestinale (effetto prebiotico).
Le fonti comuni di sostanze fitochimiche includono non solo frutta, verdura e funghi, ma anche alimenti biologici e integratori alimentari.

Tra gli integratori che potrebbero aumentare la longevità, NAD+, spermidina e glucosammina.
Aggiornamento 18/1/2020

Le malattie (o condizioni) croniche considerate "non trasmissibili" (NCD), come diabete, obesità, asma, allergie, MICI e malattie cardiovascolari, sono in realtà trasmissibili. Questo secondo un parere pubblicato sulla prestigiosa rivista Science. Infatti il microbiota (e virus e funghi) delle persone con queste condizioni è alterato e caratteristico, e può spostarsi da una persona all'altra. "Queste osservazioni suggeriscono che il microbiota potrebbe essere un elemento causale e trasmissibile in alcune malattie tradizionalmente classificate come non trasmissibili. Si spera che questa ipotesi stimoli ulteriori discussioni e ricerche, compresi studi che definiscono gli effetti ambientali sul microbiota, identificando i membri microbici che costituiscono un microbiota disbiotico trasmissibile che conferisce la malattia e delinea ulteriormente l'entità del contributo del microbiota alle NCD".
Aggiornamento 19/1/2020
Alcuni cibi, spezie ecc ritenuti salutari possono esserlo anche perché agiscono sui fagi, virus normalmente presenti nel nostro intestino e capaci di tenere sotto controllo la popolazione batterica. Alcuni studiosi hanno sperimentato l'effetto su alcuni batteri patogeni, E. faecalis, B. thetaiotaomicron, S. aureus e P. aeruginosa.
Per esempio il tabasco riduce la crescita dei primi 3. L'effetto è potenziato dalla capsaicina (peperoncino) e dall'aceto.
Anche il NAC (N-acetilcisteina) ha proprietà batteriostatiche, antimicrobiche e antibiofilm. La stevia ha esibito potenziale contro B. thetaiotaomicron e S. aureus. I dolcificanti artificiali invece inducono disbiosi.
Il propoli aumenta i fagi contro B. thetaiotaomicron e E. faecalis. Alcuni cibi (rabarbaro, caffè, origano e melagrana) invece riducono i fagi, e sono infatti conosciuti come antivirali.
Aggiornamento 22/1/2020

Le persone con alterazione del ritmo sonno-veglia possono avere problemi immunitari. Questo è dovuto al disaccoppiamento dell'"orologio molecolare" col ritmo di alcuni ormoni, come il cortisolo, che gestiscono l'infiammazione e l'azione delle cellule immunitarie. Questa alterazione dei ritmi circadiani porta a errata risposta immunitaria nelle infezioni, autoimmunità ecc.
Aggiornamento 31/1/2020
Nelle persone con lieve ipertensione non si capisce esattamente se è conveniente trattare farmacologicamente, per cui la Società Europea dell'Ipertensione ha emesso una posizione ufficiale sull'uso di cibo, integratori e nutraceutici in questa condizione.
La barbabietola grazie ai suoi nitrati naturali appare il cibo più efficace. Tè ricco in catechine, karkadè, sesamo e melagrana hanno effetto più limitato.
Tra gli integratori, vitamina C, magnesio e potassio (attenzione a quest'ultimo in alcune patologie) sono i migliori, tra i nutraceutici gli isoflavoni della soia (in donne postmenopausa), il resveratrolo (nei diabetici) e la melatonina (in chi soffre di ipertensione notturna). Anche probiotici e prebiotici hanno discreta efficacia.
Molti altri funzionano (cacao, taurina, omega 3, ecc) ma a dosi elevate e a costi non bassi.
In ogni caso non si consiglia di rimuovere gli eventuali farmaci prescritti.

Aggiornamento 2/2/2020
"Basato sulla forte associazione tra comportamenti circadiani alterati e disturbi metabolici, il "riallineamento" dei cicli circadiani di sonno-veglia con il ritmo alimentare potenzialmente rappresenta un approccio sensato per prevenire e curare patologie metaboliche. L'esposizione alla luce intensa durante il giorno può migliorare la salute metabolica sostenendo ritmi circadiani. La terapia fatta con luce al mattino per diverse settimane migliora la sensibilità all'insulina dei pazienti con diabete. Questi interventi "non farmacologici" sullo stile di vita possono rappresentare un potente approccio per attenuare l'incidenza crescente di malattie metaboliche". La luce influenza i ritmi di tutti gli ormoni e così deposizione e consumo delle calorie
Aggiornamento 15/2/2020
Uno studio su bambini cinesi dislessici mette in evidenza che hanno livelli di cortisolo e melatonina più bassi del normale e questi ormoni non hanno la corretta variabilità durante il giorno (ritmi circadiani). Questo potrebbe indicare un'alterazione dell'asse surrenalico (HPA). Corretti ritmi sonno-veglia, alimentari e gestione dello stress potrebbero migliorare la situazione
Aggiornamento 17/2/2020
Da un articolo sull'uso delle evidenze scientifiche nella terapia nutrizionale "Evidenze emergenti da recenti studi e revisioni sistematiche hanno messo in evidenza il significativo miglioramento clinico associato alla terapia nutrizionale medica mirata. La terapia nutrizionale medica dovrebbe ora essere considerata un intervento semplice, per lo più non invasivo ed economico con una sicurezza molto elevata nei pazienti. Queste conclusioni stanno diventando sempre più "basate sull'evidenza" anziché "guidate da esperti". Poiché il tema della malnutrizione è molto sfaccettato, sono necessari ulteriori studi per studiare il ruolo della dose, dei componenti nutrizionali, delle vie di introduzione e i tempi dell'intervento. Inoltre, la scienza potrebbe spostarsi maggiormente verso la "medicina personalizzata" in futuro. Fattori specifici della malattia (ad es. Comorbidità, decorso cronico o acuto), fattori specifici del paziente (età, sesso, elementi genetici) o biomarcatori nutrizionali potrebbero fornire informazioni sul fatto che un paziente debba beneficiare o meno della terapia nutrizionale. Di ulteriore interesse è anche l'influenza della terapia nutrizionale sul microbiota, che può svolgere un ruolo chiave. C'è anche ancora incertezza sul corso temporale ottimale della terapia nutrizionale medica (cioè, quando iniziare e per quanto tempo trattare). Tutte queste domande dovrebbero essere affrontate in ulteriori studi seguendo il concetto di medicina basata sull'evidenza. La terapia nutrizionale basata sull'evidenza ha avuto un viaggio difficile, ma ha un futuro promettente".
Aggiornamento 18/2/2020
L'articolo del Prof Alessio Fasano, docente ad Harvard, inizia così "Venticinque secoli fa, quando Ippocrate affermò che "Tutte le malattie iniziano nell'intestino", ebbe un'intuizione incredibile che solo recentemente è stato pienamente apprezzata a causa di nuove intuizioni sulla patogenesi di molte malattie infiammatorie croniche (CID) che affliggono l'umanità".
Oggi sappiamo che la permeabilità intestinale può essere concausa di molte malattie, perché permette agli antigeni alimentari e a batteri o loro derivati di entrare nel circolo sanguigno (endotossemia) e attivare cellule immunitarie T, facendo perdere la tolleranza immunitaria e inducendo allergie e infiammazione.
Tra le cause di induzione della zonulina, la proteina che provoca permeabilità, vengono indicate disbiosi, in particolare SIBO, e il glutine (altri fattori conosciuti sono alcol e stress). Quali patologie sono probabilmente legate alla condizione di leaky gut? Invecchiamento, malattie autoimmuni (celiachia, diabete di tipo 1, IBD, sclerosi multipla, spondilite anchilosante), disordini metabolici (obesità, diabete di tipo 2, diabete gestazionale, steatosi epatica), IBS, tumori (glioma e carcinoma epatico), patologie neurologiche (autismo, depressione, schizofrenia, fatica cronica).
Aggiornamento 22/2/2020
Le persone con depressione hanno nel loro intestino ridotte quantità di batteri della famiglia Prevotellaceae, e dei generi Coprococcus, Ruminococcus, Bifidobacterium, Escherichia e Faecalibacterium rispetto ai controlli sani. La famiglia Actinomycetaceae è invece elevata.
È probabile che una minore diversità batterica determini minore resilienza (capacità di far fronte allo stress) e minore produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA).
I probiotici possono aiutare e migliorare anche l'effetto dei farmaci. I bifidi in particolare possono migliorare la depressione legata allo stress, mentre L. rhamnosus migliora il sistema immunitario e protegge dai comportamenti legati allo stress.
Aggiornamento 3/3/2020
Il dr. Vasquez ricorda l'efficacia della vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie; nella revisione sistematica si sottolineò che l'uso di grandi boli mensili, come spesso accade oggi, non è efficace, mentre vi è necessità dell'integrazione giornaliera o settimanale. Aggiunge il dottore che spesso ci si dimentica che la vitamina D agisce correttamente quando abbinata a vitamina A, magnesio e probabilmente cisteina.
Aggiornamento 13/3/2020
I trigliceridi alti nel sangue possono essere un segno di alterazione dei ritmi circadiani
Grazie a un nuovo studio che ha evidenziato i benefici del sonno nella salute cardiovascolare, forse si includeranno le indicazioni nelle prossime linee guida di prevenzione. La prevenzione non è solo farmaci!
Aggiornamento 14/3/2020
L'alterazione dei ritmi circadiani normali può aumentare l'attività del sistema immunitario intestinale e il rilascio di fattori infiammatori, aprendo la porta alle IBD (colite ulcerosa e Crohn). In particolare si altera la permeabilità intestinale, il rinnovo delle cellule epiteliali, lo strato di muco protettivo e il microbiota.
Le modifiche dello stile di vita (attività fisica, sonno, dieta ecc) entrano ufficialmente tra le raccomandazioni della gestione della fibrillazione atriale.
Aggiornamento 15/3/2020
Il selenio ha un ruolo importante nelle infezioni virali. "I patogeni virali inducono stress ossidativo attraverso l'aumento della generazione di ROS e l'alterazione dei sistemi di rimozione cellulare dei ROS. Come parte della difesa antiossidante, le selenoproteine, come glutatione-perossidasi, svolgono un ruolo importante nel controllo dello stress ossidativo. La carenza di selenio crea un indebolimento delle difese contro le malattie infettive riducendo l'espressione delle selenoproteine. Tuttavia, lo stato nutrizionale dell'ospite può anche portare a mutazioni del genoma virale da un virus benigno o poco patogeno a uno altamente virulento sotto stress ossidativo che potrebbe diffondersi anche nelle persone ospiti con un'adeguata assunzione di selenio".
Le migliori fonti alimentari sono noci brasiliane e pesce.
L'omocisteina alta crea stress ossidativo, e aumenta il rischio cardiovascolare, autoimmune ecc ma anche di infertilità. Usare forme particolari di vitamine può correggere l'iperomocisteinemia.
"In caso di infertilità di lunga durata e ripetute gravidanze andate male, entrambi i membri di una coppia devono essere testati per i polimorfismi MTHFR, soprattutto prima della donazione di ovociti. Non farlo si dovrebbe considerare una cattiva pratica. Dovrebbe essere raccomandata anche l'integrazione di 5-MTHF (metilfolato) prima di tentare il concepimento o la PMA (riproduzione assistita)".
Aggiornamento 19/3/2020
Lo studio dell'interazione tra dieta e disordini autoimmuni è stato recentemente soprannominato "immunodietetica". I componenti del cibo e i loro effetti sul microbioma intestinale sono tra i principali corresponsabili della malattia autoimmune, ma sono spesso trascurati. La perdita del meccanismo di tolleranza orale può indurre il sistema immunitario a reagire al cibo che il corpo usa per vivere. Molti alimenti condividono le sequenze con alcuni tessuti umani; questo "mimetismo molecolare" può indurre o esacerbare malattie autoimmuni. Latte, grano, acquaporine vegetali, legumi, proteine ​​ricche di glicina (carni bianche e rosse, cereali, soia, gelatina ecc), glucani, pectine, tropomiosina del gambero, Saccharomyces cerevisiae (lievito) e carne di maiale sono alcuni esempi di alimenti che condividono una significativa omologia con diverse proteine ​​dei tessuti umani. Le lectine e le agglutinine sono proteine che legano i carboidrati di membrana, e sono presenti in microrganismi, piante e animali, sono resistenti alla digestione. "Le lectine non digerite che riescono a penetrare le barriere digestive possono avere effetti devastanti sul corpo, tra cui problemi digestivi, carenze nutrizionali, danni intestinali e intestino permeabile, una porta verso l'autoimmunità. La lectina iniettata nei topi induce il legame della lectina con le IgG, seguita dall'aggregazione delle IgG e dalla formazione di IgM anti-IgG o fattore reumatoide (RF), inducendo così l'artrite reumatoide." Altre malattie autoimmuni hanno probabilmente altri fattori alla base. "Inoltre, le lectine possono legarsi all'endometrio umano, agli spermatozoi e agli ovuli, provocando una reazione autoimmune che potrebbe causare infertilità negli uomini o nelle donne". "Alcuni alimenti possono aiutare a mantenere la tolleranza orale e un sistema digestivo sano, mentre gli alimenti dannosi possono favorire la crescita di batteri dannosi e portare al rilascio di tossine batteriche, indebolendo le barriere intestinali. Inducendo la permeabilità intestinale, i batteri o i loro antigeni possono entrare nella circolazione, dove la reazione immunitaria contro di loro provoca la produzione di anticorpi. Poiché il tessuto umano è imitato da così tanti antigeni batterici intestinali, gli anticorpi e le cellule T che reagiscono contro gli antigeni batterici possono attaccare le proteine ​​che imitano i batteri presenti nel tessuto umano e quindi innescare una risposta autoimmune. Evitare alimenti che contengono epitopi autoimmuni o componenti che inducono modificazioni post-traduzionali delle proteine ​​alimentari o che hanno la capacità di modificare selettivamente il microbiota intestinale, potrebbe migliorare i sintomi nei pazienti con la corrispondente malattia autoimmune". Come si può leggere quasi qualsiasi categoria di cibo è potenzialmente immunogena quindi solo una dieta tagliata su misura può agire correttamente.
Aggiornamento 20/3/2020

Una nota della Società scientifica di immunonutrizione (ISIN).
"Vi è una mancanza di immunità acquisita nelle popolazioni di tutto il mondo nei confronti di COVID-19, nessun vaccino, incertezza sul vero tasso di infezione nei paesi e, gli anziani sono un gruppo vulnerabile (in particolare quelli nelle case di cura e istituti). La consulenza nutrizionale è quindi considerata appropriata in questo momento. Ci sono molte prove da studi su animali e umani che la nutrizione comprendente antiossidanti e i nutrienti correlati supportano il sistema immunitario, consentendogli di funzionare correttamente. Il consiglio generale è di seguire una dieta varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura colorate (per aumentare l'assunzione di antiossidanti e sostanze nutritive associate) per supportare la funzione immunitaria. Un consiglio specifico in relazione agli anziani è di aumentare l'assunzione di vitamina E (134 mg - 800 mg / giorno), zinco (30 mg - 220 mg / giorno), vitamina C (200 mg - 2 g / giorno) e in particolare per quelle persone con basso livello sierico di vitamina D, vitamina D (10 μg - 100 μg / giorno). Questi nutrienti hanno dimostrato di migliorare l'immunità delle cellule T e B negli studi sull'uomo, incluso negli anziani. Non ci sono prove specifiche che queste misure nutrizionali possano aiutare a proteggere o addirittura a ridurre gli effetti dell'infezione da COVID-19. Tuttavia, ha senso pragmatico sostenere nutrizionalmente sia la salute normale che il sistema immunitario (con dosi che probabilmente non saranno dannose) prima, durante e dopo l'infezione COVID-19.

Aggiornamento 21/3/2020
Sento persone in questi giorni che "non riescono a seguire la dieta" o "non pensano sia importante", perché si devono preoccupare del coronavirus. In realtà dovrebbero curarla ancora di più.
Alcuni autori, poiché il diabete mette più a rischio in caso di infezioni respiratorie, danno alcuni consigli.
Mantenere un buon controllo delle glicemie riduce il rischio di polmonite. L'attenzione all'alimentazione e un'adeguata assunzione di proteine ​​è importante. Eventuali carenze di minerali e vitamine devono essere curate. L'attività fisica potenzia il sistema immunitario, quindi non deve essere trascurata (in accordo con le disposizioni vigenti).
Specificano inoltre che "la supplementazione con vitamina C ha un ruolo nella prevenzione della polmonite e il suo effetto deve essere valutato nei confronti di COVID-19"
Il Dr. Rettinger aggiunge i suoi consigli:
Mangia molta frutta e verdura multicolore.
Mangia yogurt e assumi i probiotici per mantenere il microbiota intestinale forte e funzionale.
Attenzione agli zuccheri e al controllo della glicemia
Mantenere il sistema immunitario forte con almeno 7-8 ore di sonno e ridurre i livelli di stress ogni volta che è possibile.
Aggiornamento 22/3/2020
I ricercatori cinesi hanno notato che le persone a più alto rischio di complicanze da coronavirus hanno riduzione di specie probiotiche come bifidobatteri, lattobacilli ed Eubacterium, aumenti di specie patologiche e crescita di candida e S. cerevisiae (funghi). "Abbiamo discusso delle caratteristiche dinamiche del sistema immunitario e dello squilibrio del microbiota intestinale in 3 pazienti critici con COVID- 2019. La gravità dell'ipossiemia era strettamente correlata ai livelli delle cellule immunitarie e il circolo vizioso tra disordine immunitario e squilibrio del microbiota intestinale potrebbe determinare un alto rischio di polmonite fatale".
Aggiornamento 24/3/2020
L'uso degli SCFA (e dei probiotici) nella prevenzione e trattamento del diabete di tipo 1 e 2

Aggiornamento 26/3/2020
Il corpo possiede capacità di disintossicarsi, grazie soprattutto a fegato (che metabolizza le sostanze) e rene (che le espelle). Questo nella popolazione generale. Alcuni però sono più geneticamente sfortunati e hanno una riduzione di queste capacità, e soffrono particolarmente il mondo moderno ricco di sostanze chimiche sconosciute al nostro organismo. "Queste sostanze tossiche influenzano patologie come tumori, malformazioni congenite e malattie croniche, in particolare per quelli a rischio genetico. I clinici possono aiutare i pazienti a comprendere i propri rischi genetici e soddisfare i loro bisogni personalizzati attraverso raccomandazioni dietetiche e integrative personalizzate. I medici, con l'aiuto della genomica, possono consigliare ai pazienti di evitare alimenti con pesticidi, glifosato, livelli più elevati di mercurio e arsenico, benzene e altre sostanze tossiche, ma anche di aumentare gli alimenti che spingono specificamente i loro percorsi di disintossicazione alterati come noci del Brasile, verdure crocifere, e melograno e di integrare con sulforafano, glutatione, vitamina C e altri". Questi alimenti/sostanze possono influenzare la quantità di enzimi detossificanti e la loro attività, ed essere di particolare aiuto a persone più esposte per motivi lavorativi o geografici.
Entrando più nel dettaglio, ll glutatione è il principale detossificante del corpo. Alcune persone hanno carenza degli enzimi di coniugazione del glutatione (gene GSTP1), che lo "attaccano" alla sostanza rendendola inerte. Le crucifere stimolano questo gene. Neutralizza inoltre i ROS, tramite l'enzima glutatione perossidasi (GPX1), e le sue varianti "sono legate a problemi di memoria visiva, aumento del rischio di colite ulcerosa, diabete di tipo 2 e rischio di neuropatia periferica e rischio di cancro alla vescica, con il rischio che è fortemente modulato dal livello di esposizione a pesticidi/erbicidi". GSTT1 e GSTM1 sono invece correlati con la disintossicazione dei metalli pesanti (mercurio per esempio), e chi ha varianti poco funzionali ha maggior rischio di malformazioni e malattie neurodegenerative. Aglio e porri, patate dolci viola, tè rooibos, tè verdi e rosmarino stimolano questi 2 enzimi. GSTO1 e GSTO2 sono invece 2 geni che codificano transferasi che risentono della carenza di vitamina C, associati alla cataratta. NQO1 e vari citocromi sono implicati nel metabolismo del benzene, e attivano gli antiossidanti CoQ10 e vitamina E. Alcune varianti aumentano quindi lo stress ossidativo e il pericolo di mutazioni al DNA. Queste persone possono beneficiare dell'integrazione di glutatione. PON1 è il gene correlato con la detossificazione dei pesticidi. Quercetina, astaxantina e melagrana lo favoriscono, mentre l'HFCS (fruttosio) lo rallenta. Per quanto riguarda i citocromi, enzimi epatici implicati nella disintossicazione, la loro attività è molto complessa e varia, ma vitamine A, C ed E la supportano.
Aggiornamento 28/3/2020
"La dieta a basso contenuto di FODMAP è diventata un componente chiave nella gestione dell'IBS e ha rinvigorito le discussioni sul ruolo della dieta nella fisiopatologia e nel trattamento dei pazienti con IBS. Ha anche messo a nudo le inadeguatezze della strategia "prima i farmaci" che ha dominato il trattamento dell'IBS per decenni. La dieta a basso contenuto di FODMAP ha contribuito a inaugurare una nuova era della gestione dell'IBS che riconosce che i risultati sono massimizzati quando esperti e pazienti adottano un modello di assistenza clinica olistica integrativa, uno che considera la dieta, il comportamento, lo stile di vita e l'esercizio fisico, insieme ai farmaci. Inoltre "la stessa taglia non si adatta a tutti" quando si tratta di IBS, per cui il clinico esperto deve saperla adattare al paziente.
Aggiornamento 30/3/2020
Le caratteristiche della lifestyle medicine e la sua utilità
L'efficacia dei trattamenti erboristici può dipendere dal microbiota
Aggiornamento 9/4/2020
Quali alimenti funzionali/nutrienti riducono la pressione? Le fibre e i probiotici, producendo SCFA. Prodotti della soia, omega 3, coenzima Q10, resveratrolo, tè verde, biancospino, aglio
Le indicazioni di IFM sulla COVID19
Aggiornamento 15/4/2020

Quante persone soffrono di disturbi gastrointestinali, dal reflusso al gonfiore alla costipazione, e assumono farmaci per questo. Tutte queste funzioni possono essere alterate anche per l'influenza dei geni "clock", che si attivano (o dovrebbero attivare) grazie alla luce solare o al buio. Il disallineamento dei ritmi circadiani, con alterazioni della melatonina, del microbiota e del nucleo soprachiasmatico, porta al malfunzionamento del sistema gastrointestinale con tali manifestazioni. Anche le malattie neurologiche possono essere ricollegate. "Con l'aumentare della nostra comprensione della regolazione circadiana della salute e delle malattie gastrointestinali, si prevede che ci sarà l'ulteriore sviluppo di interventi terapeutici associati alla cronobiologia".
Aggiornamento 18/4/2020
Alcuni medici stanno notando che chi è sovrappeso, e quindi infiammato, è più a rischio nella malattia da coronavirus.
Tim Spector, professore di epidemiologia genetica, King College di Londra, ha dichiarato: "L'obesità e una dieta povera (di nutrienti) stanno emergendo come uno dei maggiori fattori di rischio per una grave risposta alla Covid-19 che non può più essere ignorata".

Robert Lustig, professore di endocrinologia pediatrica all'Università della California, San Francisco e presidente dell'Istituto di Nutrizione Responsabile, ha dichiarato: "Ho sentito chiamare Covid-19 "bestia", perché non distingue. In realtà, non distingue chi infetta, ma distingue chi uccide. Oltre agli anziani, sono quelli che sono neri, obesi e/o hanno condizioni preesistenti. Che cosa ha distinto questi tre dati demografici? Alimenti processati. Perché il cibo ultra-elaborato conferisce  infiammazione, che Covid-19 è felice di sfruttare. Solo un altro modo in cui il cibo trasformato uccide. È tempo di ripensare il tuo menu".
Aggiornamento 20/4/2020
Per i pazienti con COVID19 in isolamento domiciliare, Panzironi ci dice: "Consiglierei sicuramente un multivitaminico a dosaggio standard e un’integrazione di vitamina D a basso dosaggio, tra 1.000 e 2.000 UI/die in quanto comunque è altamente probabile un deficit che va sanato. È importante, inoltre, cercare di mantenere un buon apporto proteico e di favorire, laddove possibile, una discreta attività fisica a domicilio per preservare la massa muscolare utile nel facilitare il recupero post convalescenza". Ah no, si tratta di Riccardo Caccialanza, direttore Uoc di Dietetica e Nutrizione clinica al San Matteo.

Aggiornamento 25/4/2020
Anche se mancano ancora gli studi controllati, "un adeguato apporto di zinco può avere un effetto protettivo come terapia adiuvante della COVID19, attraverso la riduzione dell'infiammazione polmonare, il miglioramento della clearance muco-ciliare, la prevenzione del danno polmonare indotto dal ventilatore, la modulazione dell'immunità antibatterica e antivirale soprattutto negli anziani".
Aggiornamento 26/4/2020
La strategia antinfiammatoria, tramite alimenti, nutrienti o medicinali, è un'opzione praticabile per la gestione della COVID19. A parte l'insufficienza di micronutrienti legata all'età, come precedentemente menzionato, lo stato nutrizionale di un individuo influenza il rischio di infezione da SARS-CoV-2, il decorso clinico e gli esiti della malattia COVID-19. Pertanto, il mantenimento del corretto stato di macro e micronutrienti dell'ospite è un'importante misura preventiva. Numerosi micronutrienti sono essenziali per l'immunocompetenza, in particolare vitamina A, C, D, E, gruppo B, ferro, selenio e zinco. La dieta è vitale per mantenere lo stato nutrizionale individuale. Tuttavia, la dieta da sola potrebbe non essere sufficiente in determinate condizioni metaboliche e di stile di vita, tra cui l'età avanzata, le condizioni mediche coesistenti, il fumo di sigaretta o l'esposizione professionale alle tossine ambientali.
Le infezioni acute possono alterare il microbiota, e un microbiota sano e diversificato del tratto intestinale e respiratorio è un altro fattore determinante per il decorso della malattia. Alcuni lattobacilli possono potenziare la risposta antivirale. "... L'alimentazione è il primo fattore determinante della comunità microbica, della struttura e delle funzioni del microbiota intestinale ..."
"... In generale, la dieta equilibrata con una varietà di fibre prebiotiche, probiotici e polifenoli, promuove il microbiota sano e diversificato ..."
"... Migliorare la qualità della dieta in soggetti sensibili per COVID-19 potrebbe alleviare il rischio di infezione grave ..." "... Nonostante le prove inconcludenti, i probiotici possono essere l'opzione aggiuntiva razionale nella gestione di varie malattie virali."
Aggiornamento 27/4/2020
Da una revisione dei dati sul potenziamento della risposta immunitaria antivirale, con un focus sulla COVID19, su cui per ora è possibile fare solo ipotesi. L'effetto è distinto per la prevenzione e per la malattia in atto. Le persone con diabete dovrebbero seguire una dieta a basso indice glicemico. Tra i nutraceutici aglio, pesce azzurro, succo di mirtillo rosso e germogli di broccoli e tra i probiotici, alcuni lattobacilli possono supportare il sistema immunitario. Si sottolinea che "la tossicità della vitamina D è rara e dosi moderatamente elevate (2000–5000 UI/die) possono essere assunte per anni"
Aggiornamento 28/4/2020
Anche alcuni esperti inglesi concordano sull'uso dell'immunonutrizione, in particolare nelle categorie a rischio (over 65) per potenziare le difese immunitarie. La carenza di alcuni nutrienti può infatti peggiorare l'esito della malattia COVID19. "Le strategie di sanità pubblica che coinvolgono l'immunonutrizione potrebbero essere un modo alternativo per promuovere la riabilitazione e ridurre gli oneri sui sistemi sanitari". La supplementazione di vitamina D deve essere fortemente raccomandata, così come alimenti ricchi in vitamina C e zinco, ed eventualmente l'integrazione. Tra i pazienti con condizioni respiratorie o polmonite, specifici nutrienti come vitamina C, D o zinco potrebbero essere considerati potenziali coadiuvanti dei trattamenti convenzionali. I limiti superiori sono difficilmente raggiungibili, e un grammo di vitamina C non appare creare problemi, anche se non è stato ancora stabilito il suo ruolo benefico, e sono urgentemente necessari trial per verificare l'efficacia.

L'importanza dei micronutrienti per il sistema immunitario
Aggiornamento 29/4/2020
Secondo uno studio ancora da revisionare, il microbiota può essere decisivo sulla gravità della COVID19, influenzando le citochine (messaggeri dell'infiammazione) e la "tempesta di citochine" che si sviluppa nei casi gravi. Questo potrebbe spiegare perché anziani, obesi, diabetici, ipertesi ecc tendono tutti ad avere reazioni più gravi e maggiore mortalità: sono tutte condizioni associate a disbiosi
Aggiornamento 1/5/2020
Da mesi i nutrizionisti funzionali cercano di farvi capire quanto sia importante avere uno stato nutrizionale corretto per affrontare il coronavirus, e ogni tanto arrivano le conferme. In uno studio condotto in Cina le persone con più alto tasso di guarigione erano quelle con un migliore stato del selenio. Questo è coerente col noto ruolo antivirale di questo elemento
L'uso di antibiotici ci ha permesso, nei decenni scorsi, di ridurre i problemi dovuti a malattie infettive da batteri patogeni, ma contemporaneamente ha portato all'emersione di malattie autoimmuni legate alla disbiosi, dovute a mimetismo molecolare, perdita di tolleranza e alterazioni del sistema immunitario. L'uso mirato degli antibiotici può però migliorare le condizioni autoimmuni, e l'effetto del trapianto di microbiota fecale su diverse malattie autoimmuni è in fase di studio negli studi clinici e numerosi studi preclinici stanno rivelando risultati promettenti con terapie probiotiche e prebiotiche.

Aggiornamento 5/5/2020
Al posto che fare file chilometriche ai fast food, pensate a mangiare meglio di prima, visto che avere un microbiota bilanciato (che si ha solo in chi mangia correttamente) può proteggere dall'infezione COVID19.
"Le strategie nutrizionali e dietetiche volte a ripristinare il microbiota, che può eventualmente sopprimere l'infezione virale negli anziani e quelli con problemi di salute di base, possono essere una strategia efficace per mitigare gli effetti dannosi del coronavirus. Senza avere conoscenza dei migliori batteri che agiscono in risposta alla SARS-CoV-2, seguire una dieta sana, moderata, moderatamente alta in fibre e diversificata è attualmente un approccio logico per mitigare la gravità di questa infezione virale".
La carenza di vitamina K, che si trova soprattutto nei vegetali a foglia, e nella forma K2 in alcuni prodotti animali, appare correlata con forme più severe di COVID19. Il legame potrebbe essere dovuto alla maggiore degradazione dell'elastina, una proteina che garantisce integrità dei tessuti
Aggiornamento 8/5/2020

"La supplementazione con omega 3 influisce sul decorso di molte malattie reumatiche infiammatorie diminuendo la loro attività, riducendo il dolore e riducendo il rischio di complicanze cardiovascolari. Tuttavia, ci sono indicazioni secondo cui il GLA (omega 6 presente in alcune piante) dovrebbe essere aggiunto alla supplementazione con omega-3, poiché intensifica la loro attività antinfiammatoria. Pertanto l'integrazione con omega-3 combinati con GLA dovrebbe diventare parte di terapie complesse utilizzate per il trattamento delle seguenti malattie: artrite idiopatica giovanile, spondiloartropatie (artrite psoriasica, spondilite anchilosante), artrite reumatoide, sindrome di Sjögren e gotta"
Aggiornamento 16/5/2020

Non ci sono ancora trial che dimostrino l'efficacia della vitamina D nel prevenire la COVID19 o ridurne la pericolosità, ma, sulla base delle conoscenza attuali, "nel frattempo, è importante incoraggiare misure che, a livello di popolazione, riducano il rischio di carenza di vitamina D". "Per i pazienti che non sono in grado di stare all'aperto e hanno anche un basso apporto dietetico di vitamina D, è abbastanza ragionevole prendere in considerazione un integratore di vitamina D. La quantità raccomandata di vitamina D è di 600-800 UI/die, ma durante questo periodo sarebbe ragionevole un multivitaminico o un integratore contenente 1000-2000 UI/die di vitamina D".
Aggiornamento 20/5/2020
L'associazione dei dietisti britannici sottolinea l'importanza dell'alimentazione gestita da un esperto per la gestione e la riabilitazione della COVID19
Aggiornamento 24/5/2020
Anche secondo l'Istituto Superiore di Sanità "il mantenimento dei normali livelli plasmatici di vitamina D (VitD) non solo può giocare un ruolo nel ridurre i rischi di infezioni acute delle vie respiratorie, ma potrebbe essere importante per il trattamento di due sintomi tipici della malattia da Covid-19, quali l'anosmia e l'ageusia, ossia rispettivamente la perdita dell'olfatto e del gusto lamentati da più pazienti".
Aggiornamento 25/5/2020
L'alterazione del microbiota causata dalle tossine esogene, tra cui pesticidi, ftalati, metalli pesanti, bisfenoli, POPs (inquinanti organici persistenti come IPA, PCD, PCB, PFC)
Aggiornamento 27/5/2020
Le risorse della nutrizione funzionale, tra siti, riviste scientifiche ecc
La curcumina, grazie al suo effetto antinfiammatorio, può essere un trattamento adiuvante nella COVID19 e aiutare a inibire la tempesta di citochine che aggrava la situazione, soprattutto a livello respiratorio.
Aggiornamento 29/5/2020
Chi ha una corretta alimentazione, sul modello mediterraneo ad esempio, probabilmente risponde meglio all'infezione COVID19, perché ha un miglior bilanciamento del sistema immunitario. La dieta di tipo occidentale invece aumenta l'infiammazione e così il rischio di quella tempesta di citochine che è alla base dell'aggravamento della malattia. Le carenze più diffuse tra gli anziani, le persone più a rischio, sono calcio, vitamina C, vitamina D, folati e zinco, e fornire corrette dosi potrebbe migliorare la risposta. Anche omega 3 e altri derivati dei grassi sono importanti per bilanciare la risposta immunitaria così come le fibre che migliorano il microbiota.
Aggiornamento 31/5/2020
L'albumina bassa nel sangue, un noto marker di malnutrizione, si associa a maggiore severità della malattia COVID19. È nota la validità dell'integrazione con aminoacidi essenziali nel migliorare l'albuminemia
Vitamine, minerali, omega 3, probiotici per rinforzare il sistema immunitario e per difendersi dalla COVID19 e dalla tempesta di citochine
Aggiornamento 3/6/2020

Le alterazioni del microbiota nelle persone con malattie neurologiche. Il muco ha un ruolo importante

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