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venerdì 30 maggio 2014

La fattura è detraibile


Dopo anni di poca chiarezza, l'Agenzia delle Entrate ufficializza la detraibilità della prestazione del biologo nutrizionista dalla dichiarazione dei redditi.
Per chi ancora crede che siamo abusivi, davvero curioso che uno stato autorizzi fiscalmente una prestazione fuorilegge...


http://pianetafumetto.blogosfere.it/2012/06/immagini-e-vignette-divertenti-tasse.html

Aggiornamento 4/9/2017

Da quotidianogiuridico.it


Sentenza Corte di Cassazione fresca fresca sull'esercizio abusivo di professione.

"La casistica in materia di esercizio abusivo di professione è ampia.

In questa sede, è utile portare uno dei casi più frequenti, che ha condotto la Cassazione Penale a pronunciarsi di recente.

Il caso riguarda la professione di dietista e di biologo.

Capita spesso, nelle palestre, negli ospedali o nelle cliniche, che ci sia il soggetto formalmente abilitato, e chi, invece, sprovvisto della abilitazione richiesta, non si sottrae dal dispensare consigli alimentari e salutari.

Questi soggetti, dal momento che agiscono in buona fede, non si rendono forse conto che il loro comportamento è già sufficiente per integrare il reato di esercizio abusivo di professione.

Spesso capita, infatti, che questi soggetti si spingano a dare qualche generale informazione sul tipo di dieta tenere, sull’esercizio fisico da compiere, sul tipo di medicinale generico da assumere.

Si spingano a raccogliere dati del cliente, realizzando un diario alimentare. In sintesi, si spingono a fornire “schede alimentari personalizzate, con indicazione delle caratteristiche fisiche di ogni cliente e relative valutazioni, diari alimentari, prescrizioni alimentari e revisione delle prescrizioni. Sono tutte attività riservate a biologi o dietisti, a meno di commettere esercizio abusivo della professione”.
Di conseguenza, con sentenza 28 aprile 2017, n. 20281, la Cassazione ha dichiarato che “È abusivo esercizio di una professione, ai sensi dell’art. 348 c.p., chi – non abilitato all’esercizio della professione di dietista o di biologo – prescrive programmi alimentari, elargendo generici consigli alimentari, svolgendo attività di educazione alimentare”.
Anche la prescrizione di una scheda alimentare personalizzata, dunque, rientra tra le attività che può compiere solo chi ha titolo di medico dietista o biologo. Il personal trainer o gli altri componenti della palestra, riferendosi al caso di specie, non possono valicare i limiti del loro lavoro.
In conclusione, esistono attività che possono essere poste in essere, in maniera indiscriminata, da diversi professionisti. Ne esistono altre, invece, come “l’individuazione dei bisogni alimentari dell’uomo attraverso schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni che al massimo possono competere in via concorrente ad altre categorie professionali per le quali è comunque prescritta l’acquisizione di una specifica abilitazione, quali medici, farmacisti, dietisti” (Cass. pen., 28 aprile 2017, n. 20281). Qualora queste attività vengano compiute da chi non ha l’abilitazione richiesta, allora non potrà che essere integrato l’esercizio abusivo di professione.
Non meno importante, ai fini della integrazione dell’esercizio abusivo di professione, è la tutela nei confronti dell’affidamento dei clienti. Basti considerare che, alla base dell’art. 348 c.p., c’è una ratio particolare. Si intende tutelare l’interesse generale a ricevere una prestazione con competenze tecnica qualificata. E si vuole tutelare, certamente, la salute pubblica. Nel caso di specie, il comportamento dei soggetti non qualificati ha ingenerato “l’oggettiva apparenza della legittimità dello svolgimento di una attività professionale qualificata” ai clienti, ledendo il loro affidamento e, quindi, la ratio sotteso alla norma di riferimento."

Aggiornamento 4/3/2018

Lo CSEN ribadisce che i loro diplomi non sono qualificanti


Aggiornamento 9/7/2018

Si ribadisce che le uniche figure professionali abilitate alla prescrizione di piani alimentari sono:
- i Medici
- i Biologi Nutrizionisti
- i Dietisti

TUTTI gli altri sono perseguibili penalmente.
Per chi ne avesse voglia, ecco i riferimenti:
Nuovo articolo 348 del codice penale
Suprema Corte di Cassazione, sentenza n° 20281 del 28 aprile 2017
Parere Consiglio Superiore di Sanità - seduta del 12 aprile 2011



Aggiornamento 2/9/2018

L'ordine dei Medici fa chiarezza sulla professione del naturopata, abusivo riguardo alle diete

Aggiornamento 22/8/2019

Se appartenete alle categorie

farmacista (consiglia integratori ma non può prescrivere diete)
tecnologo alimentare (solo educazione alimentare non personalizzata)
istruttore
personal trainer
istruttore laureato in scienze motorie
fisioterapista
infermiere
naturopata
estetista
chimico
psicologo
consulenti/venditori di prodotti o integratori per dimagrire

non potete dare nessuna indicazione su alimenti da assumere. Prendetevi una laurea apposita, iscrivetevi all'albo e vari altri obblighi e poi potete farlo.

martedì 6 maggio 2014

Chiarimenti sulle intolleranze alimentari


Nessuno, che agisca scientificamente, può più mettere in dubbio l'esistenza delle intolleranze alimentari (qualcuno le chiamò pure allergie non allergiche o allergie non IgE mediate), o meglio reazioni avverse agli alimenti, o ancora meglio reazioni infiammatorie legate al cibo.
Anche se qualche dinosauro dell'alimentazione ci prova ancora.
Infatti è evidente come alcuni cibi abbiano un impatto negativo sulla salute e sulla vita di tutti i giorni.
Dichiaro subito il mio conflitto d'interessi, essendo un fan del dottor Attilio Speciani, avendo imparato tantissimo da lui e condividendo generalmente le sue idee.
A chiunque può capitare, dopo l'assunzione di alcuni categorie di cibi, di sentirsi gonfio, stanco o con difficoltà digestive (classicamente la pizza, il pane o i latticini).
O basta pensare alla gluten sensitivity, un problema che fino a 3 anni fa circa la maggior parte della comunità scientifica faceva passare come fantasia o superstizione, mentre oggi tutti ne parlano, legandola a problemi neurologici, intestinali ecc ecc.





Oltre a quelle gastrointestinali, le reazioni possono essere in realtà le più varie, dalla rinite all'acne, dalle difficoltà digestive al mal di testa, dall'orticaria alla sonnolenza alla ritenzione idrica. Non tutti concordano sui sintomi extraintestinali.
Sono tutte comunque da considerare "valvole di sfogo" del nostro organismo quando si supera un certo livello infiammatorio non più tollerato. 
Il primo problema è che i test non sono ancora sufficientemente affidabili, anzi molti sono proprio inutili e privi di fondamento scientifico.
Ne esistono tanti, da quello chinesiologico al citotest, da quello con gli elettrodi a quello con la boccetta da tenere in mano. Ma tuttora non ne esiste uno riconosciuto dall'intera comunità scientifica. Quello che sta andando più di moda ultimamente è forse quello Igg4.
Negli ultimi anni è stato considerato infatti molto innovativo, perché finalmente si quantificava in maniera oggettiva la presenza di un anticorpo, con la metodica ELISA.
In realtà gli anticorpi Igg4 segnalano il contatto con i diversi alimenti, e se un certo alimento è stato ripetutamente introdotto allora il valore dell'Igg4 può salire. Può quindi indicare che quell'alimento sta creando problemi perché lo si è consumato troppo spesso (infatti le intolleranze alimentari sono dovute al superamento di una soglia, non alla semplice introduzione come nelle allergie classiche), ma il legame causa effetto non è scontato. A me devo dire è andata bene con un test fatto più per curiosità che altro.

Forse ora con i test basati sulla quantificazione delle molecole PAF e BAFF potremmo essere veramente ad una svolta, grazie a chi ci credeva da anni.
L'altro metodo possibile, quello fai da te, prevede di segnare in un diario quello che mangiamo, e contemporaneamente se si riscontrano i sintomi. Ma, essendo per definizione i sintomi delle intolleranze ad effetto ritardato, la questione si complica.


http://ebookbrowsee.net/microsoft-powerpoint-2012-20-marzo-alimentazione-pdf-d349108627


Il secondo problema è che non ha senso andare a ricercare 500 alimenti, tra cui il coriandolo o la carne di struzzo che mangeremmo una volta l'anno esagerando.
Bisogna infatti considerare che alimenti simili o derivati hanno le stesse proteine e quindi gli stessi effetti potenzialmente negativi.
Non è possibili che il latte dia problemi e il formaggio no, per fare un esempio. O dire non puoi mangiare il grano ma il kamut sì.
Ci si deve riferire quindi ai gruppi alimentari, cioè alimenti che presentino le stesse proteine o lo stesso tipo di induzione sul sistema immunitario.

Una volta individuati gli alimenti che creano problemi (forse!) ci sono 2 strade possibili: dieta di eliminazione o di rotazione.
La prima prevede di eliminare per diversi mesi l'alimento, di solito sei, e poi reintrodurlo lentamente. Sono così probabili fenomeni di sensibilizzazione all'alimento, oppure si possono creare carenze di nutrienti.
Nella seconda invece si mettono a rotazione gli alimenti, escludendoli per esempio 2 giorni e reintroducendoli al terzo, dopo il quale si ricomincia con l'esclusione. In pratica in questo modo, che reputo migliore, si permette al corpo di riabituarsi lentamente all'introduzione dell'alimento, come se fosse lo svezzamento di un bambino. Dopo alcune settimane si riducono i giorni di esclusione, e l'alimento risulterà più tollerabile.
E le "valvole di sfogo" saranno ridotte se non eliminate!





Aggiornamento 12/10/16

La colonizzazione con E.Coli dell'intestino del neonato riduce successivamente la tolleranza orale e apre la porta a allergie e intolleranze.


Aggiornamento 5/9/2018


Un nuovo studio mette in mostra che i test IgG hanno migliorato la condizione di persone con colite ulcerosa, mettendo in dubbio la loro inutilità, almeno in questa condizione


Aggiornamento 24/9/2018

Il mio nuovo articolo su intolleranza, o meglio sensibilità alimentare, e microbiota

Aggiornamento 24/8/2019

La rivista Nutrients pubblica le relazioni tra IgG e cibo sostenute dal dott. Speciani e colleghi



Stop ai grassi trans!


Segnalo l'articolo del mio collega Francesco Bonucci pubblicato su La Scuola di Ancel, dedicato ai pericoli  rappresentati dagli acidi grassi trans nell'alimentazione. E mi chiedo: ma se si sa che fanno male, perché continuare a produrli? si risparmia nel cibo, ma sono tutte spese in più per il servizio sanitario che, vi ricordo, è pagato da noi tutti. Come suggerisce il NEJM andrebbero messi al bando.


http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Platinette
Aggiornamento 28/12/2016

10 cibi che ancora oggi, almeno negli USA, possono contenere grassi trans.
Aggiornamento 4/2/2017

Interessante post del dott Giordano sui grassi trans



Update  2/3/2017
Come si fa ad aumentare del 78% la possibilità di non sopravvivere ad una diagnosi di tumore al seno? Consumando grassi trans


Update  11/5/2017

I grassi trans si trovano facilmente in prodotti da forno, fritti fatti con oli vegetali, crackers ecc. In 11 contee dello stato di New York sono stati messi al bando, e questo in pochi anni (dal 2002 al 2013) ha causato una riduzione del 6% degli eventi cardiovascolari
Aggiornamento 6/6/2017
Nelle scimmie, anche in assenza di surplus calorico, i grassi trans aumentano il grasso viscerale

Aggiornamento 4/8/2017

Gli effetti particolarmente negativi dei grassi trans sono dovuti soprattutto, tra le altre cose, all'inibizione della produzione cellulare di prostacicline, molecole essenziali per la regolazione delle funzioni fisiologiche come il flusso di sangue. Queste molecole hanno una durata media di circa 10 secondi, per cui devono essere sempre rimpiazzate, e anche una breve interruzione determina forti squilibri.
Aggiornamento 23/1/2018

I grassi trans si confermano dannosi per la fertilità della donna, mentre gli omega 3 aiutano, anche mediante integrazione
Un'alimentazione sana migliora la fertilità maschile. In particolare vitamine D e B9 (folati), antiossidanti (selenio, vitamine A, C, E, licopene) migliorano la qualità del seme. I grassi trans e saturi, basso consumo di frutta e verdura, alcol, carni lavorate, caffeina, zuccheri, soia, patate e latticini non sgrassati sono associati a minore fertilità.
Aggiornamento 15/5/2018
Secondo l'OMS 500 mila morti all'anno sono dovuti al consumo di grassi trans
Aggiornamento 21/5/2018

Mentre in Europa ci chiediamo ancora se facciano bene o male, in Canada mettono al bando i grassi trans e l'OMS ha l'obiettivo di eliminarli entro il 2023
Aggiornamento 17/12/2018
Dieta e fertilità maschile.
Diete sane e ricche di alcuni nutrienti come acidi grassi omega-3, alcuni antiossidanti (vitamina E, vitamina C, β-carotene, selenio, zinco, criptoxantina e licopene), altre vitamine (vitamina D e acido folico) e basse in acidi grassi saturi e trans sono inversamente associate a bassa qualità dello sperma

Diete ricche in carne lavorata, alimenti a base di soia, patate, latticini e prodotti lattiero-caseari interi, formaggio, caffè, alcol, bevande zuccherate e dolci sono state associate negativamente alla qualità dello sperma in alcuni studi. Per quanto riguarda le chance di gravidanza, un'elevata assunzione di alcol, caffeina, carne rossa e lavorata nei maschi ha un'influenza negativa sulla  sui tassi di fecondazione della  loro partner.
Aggiornamento 9/3/2019

Secondo l'ultimo studio prospettico che ha revisionato i dati su oltre mezzo milione di persone, la sostituzione isocalorica del 5% dell'energia degli SFA (grassi saturi) con i MUFA (monoinsaturi) vegetali è stata associata  alla riduzione del 15%, 10%, 11% e 30% di mortalità totale, cardiovascolare (CVD), cancro e malattia respiratoria rispettivamente. La sostituzione isocalorica del 2% di SFA con acido linoleico è stata associata a mortalità totale inferiore (8%), CVD (6%), cancro (8%), malattia respiratoria (11%) e diabete mellito (9%).
L'assunzione di SFA, acidi grassi trans (TFA), MUFA  di origine animale, acido α-linolenico (ALA, omega 3 a catena corta) e acido arachidonico (AA, omega 6 a catena lunga) è stata associata a mortalità più elevata. L'apporto dietetico di PUFA (grassi polinsaturi) marini omega-3 e la sostituzione di SFAs con MUFA di origine vegetale o acido linoleico (LA) sono stati associati a una mortalità totale inferiore da CVD e altre cause specifiche. L'effetto protettivo di LA non sembra valere nelle persone con malattia cardiovascolare.
L'assunzione di AA è stata associata a mortalità totale, CVD, cancro e per malattia respiratoria più elevate. Sebbene sia un derivato di LA, l'assunzione di AA in eccesso può indurre effetti proinfiammatori e protrombotici, e quindi alla base di cambiamenti patofisiologici
Il rischio per la salute osservato con ALA può essere ascritto alla presenza di trans-ALA nel cibo, in particolare quello cotto. A causa della natura della sua struttura (molti doppi legami), l'ALA è da 12 a 15 volte più facilmente trasformabile in trans rispetto a LA e fino al 40% di ALA può essere presente come isomero trans. "Questi risultati supportano le recenti linee guida dietetiche del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, che raccomandano di eliminare l'assunzione di TFA da alimenti trasformati come cibi fritti, cracker e margarina e di sostituire gli SFA (principalmente da carni rosse) con MUFA e PUFA (presenti negli oli vegetali). Inoltre, i nostri risultati suggeriscono che il consumo di MUFA da fonti vegetali e PUFA da alimenti ricchi di LA e di acidi grassi marini omega-3 dovrebbe essere incoraggiato per la salute generale e il controllo di varie malattie croniche".


Aggiornamento 10/6/2019
Ridurre pressione sanguigna, sale da cucina (del 30%) ed eliminare i grassi trans potrebbe risparmiare quasi 100 milioni di morti nei prossimi 25 anni.


Aggiornamento 6/8/2019

L'acido linoleico, un grasso omega 6, risulta associato con minore rischio di diabete, soprattutto se sostituisce grassi saturi, trans e carboidrati.
Aggiornamento 31/10/2019
La quantità nel sangue di acido elaidico, tipico grasso trans, è proporzionale al rischio di demenza. I grassi trans sono particolarmente presenti in prodotti da forno, margarina, gelati, creme ecc.
Aggiornamento 5/1/2020
grassi trans, a parte rare eccezioni (alcuni presenti nei latticini come il CLA), non esistono in natura, ma si formano dai grassi insaturi (oli vegetali e carni) durante la cottura (prodotti da forno, fritture), o per idrogenazione (processo industriale per la produzione di margarina). All'inizio si pensava che fossero più salutari dei grassi saturi, poi si scoprì che sono deleteri per la salute, tant'è che gli ultimi LARN consigliano di consumarli "il meno possibile". Perché fanno male? Non esistendo in natura le nostre cellule e i nostri enzimi non sono "preparati" a metabolizzarli, semplice. Mentre qualcuno ancora parla di "illusione del cibo naturale" o altre cretinate del genere.
È come mettere gasolio in una macchina a benzina, non può funzionare.
Come creano problemi? Per esempio il fegato, non riuscendo a processarli, altera il suo metabolismo, e riduce l'HDL (colesterolo buono) e aumenta l'LDL (colesterolo cattivo). A livello cellulare viene stimolato NFkB, mediatore dell'infiammazione. Il reticolo endoplasmatico, che produce le proteine, va sotto stress (reazione UPR), producendo e non eliminando proteine aberranti. Viene attivata l'autofagia (morte) delle fibrille muscolari. Aumentano i geni della lipogenesi e i mitocondri producono più ROS, con minore ossidazione dei grassi (accumulo di grasso).
Il risultato è ovviamente un aumento delle malattie, in particolare quelle cardiovascolari
Aggiornamento 31/1/2020
Le linee guida 2019 dei cardiologi americani richiedono di minimizzare fonti di carboidrati raffinati, grassi trans, bibite, dolcificanti artificiali, carni rosse e lavorate e puntare su un pattern plant-based.