Cerca nel blog

venerdì 30 maggio 2014

La fattura è detraibile


Dopo anni di poca chiarezza, l'Agenzia delle Entrate ufficializza la detraibilità della prestazione del biologo nutrizionista dalla dichiarazione dei redditi.
Per chi ancora crede che siamo abusivi, davvero curioso che uno stato autorizzi fiscalmente una prestazione fuorilegge...


http://pianetafumetto.blogosfere.it/2012/06/immagini-e-vignette-divertenti-tasse.html

Aggiornamento 4/9/2017

Da quotidianogiuridico.it


Sentenza Corte di Cassazione fresca fresca sull'esercizio abusivo di professione.

"La casistica in materia di esercizio abusivo di professione è ampia.

In questa sede, è utile portare uno dei casi più frequenti, che ha condotto la Cassazione Penale a pronunciarsi di recente.

Il caso riguarda la professione di dietista e di biologo.

Capita spesso, nelle palestre, negli ospedali o nelle cliniche, che ci sia il soggetto formalmente abilitato, e chi, invece, sprovvisto della abilitazione richiesta, non si sottrae dal dispensare consigli alimentari e salutari.

Questi soggetti, dal momento che agiscono in buona fede, non si rendono forse conto che il loro comportamento è già sufficiente per integrare il reato di esercizio abusivo di professione.

Spesso capita, infatti, che questi soggetti si spingano a dare qualche generale informazione sul tipo di dieta tenere, sull’esercizio fisico da compiere, sul tipo di medicinale generico da assumere.

Si spingano a raccogliere dati del cliente, realizzando un diario alimentare. In sintesi, si spingono a fornire “schede alimentari personalizzate, con indicazione delle caratteristiche fisiche di ogni cliente e relative valutazioni, diari alimentari, prescrizioni alimentari e revisione delle prescrizioni. Sono tutte attività riservate a biologi o dietisti, a meno di commettere esercizio abusivo della professione”.
Di conseguenza, con sentenza 28 aprile 2017, n. 20281, la Cassazione ha dichiarato che “È abusivo esercizio di una professione, ai sensi dell’art. 348 c.p., chi – non abilitato all’esercizio della professione di dietista o di biologo – prescrive programmi alimentari, elargendo generici consigli alimentari, svolgendo attività di educazione alimentare”.
Anche la prescrizione di una scheda alimentare personalizzata, dunque, rientra tra le attività che può compiere solo chi ha titolo di medico dietista o biologo. Il personal trainer o gli altri componenti della palestra, riferendosi al caso di specie, non possono valicare i limiti del loro lavoro.
In conclusione, esistono attività che possono essere poste in essere, in maniera indiscriminata, da diversi professionisti. Ne esistono altre, invece, come “l’individuazione dei bisogni alimentari dell’uomo attraverso schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni che al massimo possono competere in via concorrente ad altre categorie professionali per le quali è comunque prescritta l’acquisizione di una specifica abilitazione, quali medici, farmacisti, dietisti” (Cass. pen., 28 aprile 2017, n. 20281). Qualora queste attività vengano compiute da chi non ha l’abilitazione richiesta, allora non potrà che essere integrato l’esercizio abusivo di professione.
Non meno importante, ai fini della integrazione dell’esercizio abusivo di professione, è la tutela nei confronti dell’affidamento dei clienti. Basti considerare che, alla base dell’art. 348 c.p., c’è una ratio particolare. Si intende tutelare l’interesse generale a ricevere una prestazione con competenze tecnica qualificata. E si vuole tutelare, certamente, la salute pubblica. Nel caso di specie, il comportamento dei soggetti non qualificati ha ingenerato “l’oggettiva apparenza della legittimità dello svolgimento di una attività professionale qualificata” ai clienti, ledendo il loro affidamento e, quindi, la ratio sotteso alla norma di riferimento."

Aggiornamento 4/3/2018

Lo CSEN ribadisce che i loro diplomi non sono qualificanti


Aggiornamento 9/7/2018

Si ribadisce che le uniche figure professionali abilitate alla prescrizione di piani alimentari sono:
- i Medici
- i Biologi Nutrizionisti
- i Dietisti

TUTTI gli altri sono perseguibili penalmente.
Per chi ne avesse voglia, ecco i riferimenti:
Nuovo articolo 348 del codice penale
Suprema Corte di Cassazione, sentenza n° 20281 del 28 aprile 2017
Parere Consiglio Superiore di Sanità - seduta del 12 aprile 2011



Aggiornamento 2/9/2018

L'ordine dei Medici fa chiarezza sulla professione del naturopata, abusivo riguardo alle diete

Aggiornamento 22/8/2019

Se appartenete alle categorie

farmacista (consiglia integratori ma non può prescrivere diete)
tecnologo alimentare (solo educazione alimentare non personalizzata)
istruttore
personal trainer
istruttore laureato in scienze motorie
fisioterapista
infermiere
naturopata
estetista
chimico
psicologo
consulenti/venditori di prodotti o integratori per dimagrire

non potete dare nessuna indicazione su alimenti da assumere. Prendetevi una laurea apposita, iscrivetevi all'albo e vari altri obblighi e poi potete farlo.

martedì 6 maggio 2014

Chiarimenti sulle intolleranze alimentari


Nessuno, che agisca scientificamente, può più mettere in dubbio l'esistenza delle intolleranze alimentari (qualcuno le chiamò pure allergie non allergiche o allergie non IgE mediate), o meglio reazioni avverse agli alimenti, o ancora meglio reazioni infiammatorie legate al cibo.
Anche se qualche dinosauro dell'alimentazione ci prova ancora.
Infatti è evidente come alcuni cibi abbiano un impatto negativo sulla salute e sulla vita di tutti i giorni.
Dichiaro subito il mio conflitto d'interessi, essendo un fan del dottor Attilio Speciani, avendo imparato tantissimo da lui e condividendo generalmente le sue idee.
A chiunque può capitare, dopo l'assunzione di alcuni categorie di cibi, di sentirsi gonfio, stanco o con difficoltà digestive (classicamente la pizza, il pane o i latticini).
O basta pensare alla gluten sensitivity, un problema che fino a 3 anni fa circa la maggior parte della comunità scientifica faceva passare come fantasia o superstizione, mentre oggi tutti ne parlano, legandola a problemi neurologici, intestinali ecc ecc.





Oltre a quelle gastrointestinali, le reazioni possono essere in realtà le più varie, dalla rinite all'acne, dalle difficoltà digestive al mal di testa, dall'orticaria alla sonnolenza alla ritenzione idrica. Non tutti concordano sui sintomi extraintestinali.
Sono tutte comunque da considerare "valvole di sfogo" del nostro organismo quando si supera un certo livello infiammatorio non più tollerato. 
Il primo problema è che i test non sono ancora sufficientemente affidabili, anzi molti sono proprio inutili e privi di fondamento scientifico.
Ne esistono tanti, da quello chinesiologico al citotest, da quello con gli elettrodi a quello con la boccetta da tenere in mano. Ma tuttora non ne esiste uno riconosciuto dall'intera comunità scientifica. Quello che sta andando più di moda ultimamente è forse quello Igg4.
Negli ultimi anni è stato considerato infatti molto innovativo, perché finalmente si quantificava in maniera oggettiva la presenza di un anticorpo, con la metodica ELISA.
In realtà gli anticorpi Igg4 segnalano il contatto con i diversi alimenti, e se un certo alimento è stato ripetutamente introdotto allora il valore dell'Igg4 può salire. Può quindi indicare che quell'alimento sta creando problemi perché lo si è consumato troppo spesso (infatti le intolleranze alimentari sono dovute al superamento di una soglia, non alla semplice introduzione come nelle allergie classiche), ma il legame causa effetto non è scontato. A me devo dire è andata bene con un test fatto più per curiosità che altro.

Forse ora con i test basati sulla quantificazione delle molecole PAF e BAFF potremmo essere veramente ad una svolta, grazie a chi ci credeva da anni.
L'altro metodo possibile, quello fai da te, prevede di segnare in un diario quello che mangiamo, e contemporaneamente se si riscontrano i sintomi. Ma, essendo per definizione i sintomi delle intolleranze ad effetto ritardato, la questione si complica.


http://ebookbrowsee.net/microsoft-powerpoint-2012-20-marzo-alimentazione-pdf-d349108627


Il secondo problema è che non ha senso andare a ricercare 500 alimenti, tra cui il coriandolo o la carne di struzzo che mangeremmo una volta l'anno esagerando.
Bisogna infatti considerare che alimenti simili o derivati hanno le stesse proteine e quindi gli stessi effetti potenzialmente negativi.
Non è possibili che il latte dia problemi e il formaggio no, per fare un esempio. O dire non puoi mangiare il grano ma il kamut sì.
Ci si deve riferire quindi ai gruppi alimentari, cioè alimenti che presentino le stesse proteine o lo stesso tipo di induzione sul sistema immunitario.

Una volta individuati gli alimenti che creano problemi (forse!) ci sono 2 strade possibili: dieta di eliminazione o di rotazione.
La prima prevede di eliminare per diversi mesi l'alimento, di solito sei, e poi reintrodurlo lentamente. Sono così probabili fenomeni di sensibilizzazione all'alimento, oppure si possono creare carenze di nutrienti.
Nella seconda invece si mettono a rotazione gli alimenti, escludendoli per esempio 2 giorni e reintroducendoli al terzo, dopo il quale si ricomincia con l'esclusione. In pratica in questo modo, che reputo migliore, si permette al corpo di riabituarsi lentamente all'introduzione dell'alimento, come se fosse lo svezzamento di un bambino. Dopo alcune settimane si riducono i giorni di esclusione, e l'alimento risulterà più tollerabile.
E le "valvole di sfogo" saranno ridotte se non eliminate!





Aggiornamento 12/10/16

La colonizzazione con E.Coli dell'intestino del neonato riduce successivamente la tolleranza orale e apre la porta a allergie e intolleranze.


Aggiornamento 5/9/2018

Un nuovo studio mette in mostra che i test IgG hanno migliorato la condizione di persone con colite ulcerosa, mettendo in dubbio la loro inutilità, almeno in questa condizione


Aggiornamento 24/9/2018

Il mio nuovo articolo su intolleranza, o meglio sensibilità alimentare, e microbiota
Aggiornamento 24/8/2019
La rivista Nutrients pubblica le relazioni tra IgG e cibo sostenute dal dott. Speciani e colleghi

Aggiornamento 3/9/2020

Individuati anticorpi che potrebbero aiutare a diagnosticare la sensibilità al glutine. Fanno parte della classe delle IgG. "Abbiamo scoperto che le cellule B dei pazienti affetti da celiachia hanno prodotto un profilo di sottoclasse di anticorpi IgG con un forte potenziale infiammatorio che è legato all'attività autoimmune e al danno delle cellule intestinali", afferma Alaedini. "Al contrario, i pazienti con sensibilità al glutine non celiaca hanno prodotto anticorpi IgG associati a una risposta infiammatoria più contenuta". "Se riusciamo a guidare specifiche cellule immunitarie dei pazienti celiaci verso una minore infiammazione, potremmo essere in grado di prevenire o ridurre la gravità della reazione immunologica al glutine".
Aggiornamento 13/4/2021

Una dieta personalizzata sui test IGG, a parità di calorie, ha avuto esiti migliori rispetto a dieta tradizionale su perdita di peso (21kg Vs 17), grasso corporeo (-9.72% Vs 7.19%), parametri tiroidei (TSH, T3 e T4) e di autoimmunità (riduzione degli anticorpi antiTPO) in donne sovrappeso con Hashimoto

Aggiornamento 26/5/2021

Eliminare le proteine del latte vaccino può portare a miglioramento dell'asma refrattaria nei bambini, anche se i test IG-E non evidenziano allergia al latte, e "può essere considerata come l'anello mancante nel trattamento dell'asma". Il miglioramento c'è stato nell'82% dei bambini. Questo indica la possibile presenza di allergie non IG-E mediate, che di solito sono legate a manifestazioni gastrointestinali, come il reflusso. "Considerato quanto sopra, presentiamo il caso di un ripensamento completo di come l'allergia alimentare gastrointestinale non mediata da IgE e l'asma possano essere correlate suggerendo le seguenti ragioni; in primo luogo, la vicinanza del tratto gastrointestinale con il sistema respiratorio; in secondo luogo, il modello comune dei meccanismi immunologici che coinvolgono le stesse cellule infiammatorie e citochine; e infine, l'effetto diretto degli allergeni alimentari su entrambi gli organi. [...] Abbiamo spiegato l'iperreattività delle vie aeree nelle allergie alimentari non immediate come conseguenze respiratorie del coinvolgimento del tratto gastrointestinale, come accade nel reflusso gastroesofageo", e già evidenziato da altri studi. È probabile che l'allergia nascosta al latte induca il reflusso, che a sua volta infiamma le vie aeree tramite i mastociti e stimola il nervo vago, con manifestazione dell'asma. In alternativa le proteine inducono allergia entrando tramite permeabilità intestinale o cutanea. Le linee guida per il reflusso nel bambino suggeriscono in questi casi di usare proteine del latte idrolizzate e quindi meno allergizzanti, e l'eventuale conferma con oral food challenge (prova di scatenamento). "Per concludere, i risultati sono stati sorprendentemente promettenti, dimostrando che la dieta di eliminazione delle proteine del latte vaccino (che rappresenta l'allergene alimentare più comune) è un approccio prudente nella gestione dei pazienti con asma che non risponde ai trattamenti e può essere considerato come l'anello mancante nel trattamento dell'asma".

Aggiornamento 5/7/2021

Alcune prove portano a pensare che i dolori della sindrome dell'intestino irritabile (IBS) siano dovuti (anche) a reazioni allergiche, che perdurano anche senza esposizione successiva, e sono facilitate da infezioni batteriche che alterano le proprietà della mucosa intestinale. L'istamina agisce localmente per cui non vi è una reazione sistemica classica ma limitata all'intestino. Questo spiegherebbe perché alcune diete di esclusione portano a miglioramenti, e perché la FODMAP non sempre funziona.
"Un'infezione batterica gastrointestinale può rompere la tolleranza orale a un antigene alimentare e provocare una risposta immunitaria adattativa verso quell'antigene, che a sua volta può portare a un aumento della permeabilità intestinale e a una segnalazione anormale del dolore quando si verifica la riesposizione all'antigene. L'esposizione a questi mediatori rende i nervi afferenti ipersensibili e l'ipersensibilità può persistere anche in assenza dell'antigene alimentare scatenante .Esiste uno spettro di risposte allergiche indotte dal cibo, con anafilassi sistemica IgE-mediata da un lato e risposte allergiche specifiche del tessuto gastrointestinale dall'altro. Nel mezzo ci sono malattie del tratto gastrointestinale con risposte allergiche locali indotte dal cibo, come le risposte mastocitarie specifiche del colon descritte da Aguilera-Lizarraga et al. e le risposte eosinofile specifiche dell'esofago nell'esofagite eosinofila. Sebbene molto ancora sia da chiarire, dati recenti supportano l'ipotesi che i disturbi gastrointestinali comuni, come l'IBS e il dolore addominale funzionale, possano invece essere disturbi allergici indotti dal cibo".

Aggiornamento 24/5/2024

L'orticaria cronica (CSU) è un disturbo che può non essere controllato dagli antistaminici in oltre la metà dei casi, ma può rispondere all'alimentazione.
I punti salienti di una revisione degli studi sono:

"L’allergia alimentare è una causa estremamente rara di CSU, mentre in alcuni pazienti può essere associata una sensibilità (intolleranza) alimentare (definita come pseudoallergia).
I componenti o le sostanze alimentari che possono provocare intolleranze alimentari sono chiamati pseudoallergeni. Questi sintomi sono reazioni di ipersensibilità che possono simulare vere reazioni allergiche e sono oggettivamente riproducibili in esposizioni ripetute. Tra gli pseudoallergeni degni di nota figurano alimenti ricchi di istamina o che attivano i mastociti come formaggio, pesce, frutti di mare, verdure come pomodori, frutta, cioccolato, alcol, alcuni farmaci, erbe e spezie, additivi alimentari come rosso cocciniglia, azorubina, carminio, rosso allura ed eritrosina. Questi prodotti alimentari possono innescare o peggiorare la CSU in modo dose-dipendente. Recentemente, diversi autori hanno segnalato che l'orticaria da contatto causata da alcuni alimenti può essere una causa di tali reazioni. L'intolleranza alimentare viene solitamente sospettata quando i sintomi clinici migliorano dopo 3 settimane di dieta di eliminazione rigorosa, o se i test provocativi orali (OPT) con sostanze implicate aggravano i sintomi

Nel complesso, le diete di eliminazione hanno prove inferiori rispetto alle diete integrate con alcuni supplementi come terapia aggiuntiva, poiché le prime mancano di studi randomizzati e controllati.

L’eliminazione degli additivi alimentari e le diete personalizzate possono essere utili in un sottogruppo di pazienti senza alcun test per predire la risposta, mentre integratori alimentari come vitamina D, diaminoossidasi (enzima degradatore dell'istamina) e probiotici possono essere utili in caso di carenze specifiche.

La restrizione generalizzata di alimenti, senza test di provocazione, è fortemente scoraggiata.

Le diete di eliminazione devono essere continuate per almeno 3 settimane per valutare la risposta, mentre in caso di carenze devono essere somministrati integratori alimentari finché i livelli sierici non ritornano normali".

In generale le maggiori evidenze sono per la dieta a basso contenuto di istamina, per quella personalizzata e per l'eliminazione degli additivi. Per gli integratori l'uso di vitamina D e probiotici e simbiotici.

La ricerca si conclude invitando a rivolgersi a un nutrizionista per la personalizzazione della dieta

Stop ai grassi trans!


Segnalo l'articolo del mio collega Francesco Bonucci pubblicato su La Scuola di Ancel, dedicato ai pericoli  rappresentati dagli acidi grassi trans nell'alimentazione. E mi chiedo: ma se si sa che fanno male, perché continuare a produrli? si risparmia nel cibo, ma sono tutte spese in più per il servizio sanitario che, vi ricordo, è pagato da noi tutti. Come suggerisce il NEJM andrebbero messi al bando.


http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Platinette

Aggiornamento 28/12/2016

10 cibi che ancora oggi, almeno negli USA, possono contenere grassi trans.

Aggiornamento 4/2/2017

Interessante post del dott Giordano sui grassi trans



Update  2/3/2017
Come si fa ad aumentare del 78% la possibilità di non sopravvivere ad una diagnosi di tumore al seno? Consumando grassi trans


Update  11/5/2017

I grassi trans si trovano facilmente in prodotti da forno, fritti fatti con oli vegetali, crackers ecc. In 11 contee dello stato di New York sono stati messi al bando, e questo in pochi anni (dal 2002 al 2013) ha causato una riduzione del 6% degli eventi cardiovascolari
Aggiornamento 6/6/2017
Nelle scimmie, anche in assenza di surplus calorico, i grassi trans aumentano il grasso viscerale

Aggiornamento 4/8/2017

Gli effetti particolarmente negativi dei grassi trans sono dovuti soprattutto, tra le altre cose, all'inibizione della produzione cellulare di prostacicline, molecole essenziali per la regolazione delle funzioni fisiologiche come il flusso di sangue. Queste molecole hanno una durata media di circa 10 secondi, per cui devono essere sempre rimpiazzate, e anche una breve interruzione determina forti squilibri.

Aggiornamento 23/1/2018

I grassi trans si confermano dannosi per la fertilità della donna, mentre gli omega 3 aiutano, anche mediante integrazione
Un'alimentazione sana migliora la fertilità maschile. In particolare vitamine D e B9 (folati), antiossidanti (selenio, vitamine A, C, E, licopene) migliorano la qualità del seme. I grassi trans e saturi, basso consumo di frutta e verdura, alcol, carni lavorate, caffeina, zuccheri, soia, patate e latticini non sgrassati sono associati a minore fertilità.

Aggiornamento 15/5/2018

Secondo l'OMS 500 mila morti all'anno sono dovuti al consumo di grassi trans

Aggiornamento 21/5/2018

Mentre in Europa ci chiediamo ancora se facciano bene o male, in Canada mettono al bando i grassi trans e l'OMS ha l'obiettivo di eliminarli entro il 2023

Aggiornamento 17/12/2018

Dieta e fertilità maschile.
Diete sane e ricche di alcuni nutrienti come acidi grassi omega-3, alcuni antiossidanti (vitamina E, vitamina C, β-carotene, selenio, zinco, criptoxantina e licopene), altre vitamine (vitamina D e acido folico) e basse in acidi grassi saturi e trans sono inversamente associate a bassa qualità dello sperma

Diete ricche in carne lavorata, alimenti a base di soia, patate, latticini e prodotti lattiero-caseari interi, formaggio, caffè, alcol, bevande zuccherate e dolci sono state associate negativamente alla qualità dello sperma in alcuni studi. Per quanto riguarda le chance di gravidanza, un'elevata assunzione di alcol, caffeina, carne rossa e lavorata nei maschi ha un'influenza negativa sulla  sui tassi di fecondazione della  loro partner.

Aggiornamento 9/3/2019

Secondo l'ultimo studio prospettico che ha revisionato i dati su oltre mezzo milione di persone, la sostituzione isocalorica del 5% dell'energia degli SFA (grassi saturi) con i MUFA (monoinsaturi) vegetali è stata associata  alla riduzione del 15%, 10%, 11% e 30% di mortalità totale, cardiovascolare (CVD), cancro e malattia respiratoria rispettivamente. La sostituzione isocalorica del 2% di SFA con acido linoleico è stata associata a mortalità totale inferiore (8%), CVD (6%), cancro (8%), malattia respiratoria (11%) e diabete mellito (9%).
L'assunzione di SFA, acidi grassi trans (TFA), MUFA  di origine animale, acido α-linolenico (ALA, omega 3 a catena corta) e acido arachidonico (AA, omega 6 a catena lunga) è stata associata a mortalità più elevata. L'apporto dietetico di PUFA (grassi polinsaturi) marini omega-3 e la sostituzione di SFAs con MUFA di origine vegetale o acido linoleico (LA) sono stati associati a una mortalità totale inferiore da CVD e altre cause specifiche. L'effetto protettivo di LA non sembra valere nelle persone con malattia cardiovascolare.
L'assunzione di AA è stata associata a mortalità totale, CVD, cancro e per malattia respiratoria più elevate. Sebbene sia un derivato di LA, l'assunzione di AA in eccesso può indurre effetti proinfiammatori e protrombotici, e quindi alla base di cambiamenti patofisiologici
Il rischio per la salute osservato con ALA può essere ascritto alla presenza di trans-ALA nel cibo, in particolare quello cotto. A causa della natura della sua struttura (molti doppi legami), l'ALA è da 12 a 15 volte più facilmente trasformabile in trans rispetto a LA e fino al 40% di ALA può essere presente come isomero trans. "Questi risultati supportano le recenti linee guida dietetiche del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, che raccomandano di eliminare l'assunzione di TFA da alimenti trasformati come cibi fritti, cracker e margarina e di sostituire gli SFA (principalmente da carni rosse) con MUFA e PUFA (presenti negli oli vegetali). Inoltre, i nostri risultati suggeriscono che il consumo di MUFA da fonti vegetali e PUFA da alimenti ricchi di LA e di acidi grassi marini omega-3 dovrebbe essere incoraggiato per la salute generale e il controllo di varie malattie croniche".


Aggiornamento 10/6/2019

Ridurre pressione sanguigna, sale da cucina (del 30%) ed eliminare i grassi trans potrebbe risparmiare quasi 100 milioni di morti nei prossimi 25 anni.

Aggiornamento 6/8/2019
L'acido linoleico, un grasso omega 6, risulta associato con minore rischio di diabete, soprattutto se sostituisce grassi saturi, trans e carboidrati.
Aggiornamento 31/10/2019
La quantità nel sangue di acido elaidico, tipico grasso trans, è proporzionale al rischio di demenza. I grassi trans sono particolarmente presenti in prodotti da forno, margarina, gelati, creme ecc.
Aggiornamento 5/1/2020
grassi trans, a parte rare eccezioni (alcuni presenti nei latticini come il CLA), non esistono in natura, ma si formano dai grassi insaturi (oli vegetali e carni) durante la cottura (prodotti da forno, fritture), o per idrogenazione (processo industriale per la produzione di margarina). All'inizio si pensava che fossero più salutari dei grassi saturi, poi si scoprì che sono deleteri per la salute, tant'è che gli ultimi LARN consigliano di consumarli "il meno possibile". Perché fanno male? Non esistendo in natura le nostre cellule e i nostri enzimi non sono "preparati" a metabolizzarli, semplice. Mentre qualcuno ancora parla di "illusione del cibo naturale" o altre cretinate del genere.
È come mettere gasolio in una macchina a benzina, non può funzionare.
Come creano problemi? Per esempio il fegato, non riuscendo a processarli, altera il suo metabolismo, e riduce l'HDL (colesterolo buono) e aumenta l'LDL (colesterolo cattivo). A livello cellulare viene stimolato NFkB, mediatore dell'infiammazione. Il reticolo endoplasmatico, che produce le proteine, va sotto stress (reazione UPR), producendo e non eliminando proteine aberranti. Viene attivata l'autofagia (morte) delle fibrille muscolari. Aumentano i geni della lipogenesi e i mitocondri producono più ROS, con minore ossidazione dei grassi (accumulo di grasso).
Il risultato è ovviamente un aumento delle malattie, in particolare quelle cardiovascolari
Aggiornamento 31/1/2020
Le linee guida 2019 dei cardiologi americani richiedono di minimizzare fonti di carboidrati raffinati, grassi trans, bibite, dolcificanti artificiali, carni rosse e lavorate e puntare su un pattern plant-based.
Aggiornamento 28/9/2020
I grassi trans (TFA), che troviamo in particolare in prodotti da forno e margarine, e noti per aumentare il rischio cardiovascolare, le allergie ecc, inducono disbiosi. "I nostri risultati hanno suggerito che l'intake di TFA è associato a una chiara disbiosi del microbiota intestinale, inclusa l'espansione anormale di batteri "nocivi", come Proteobacteria, Desulfovibrionaceae, ecc., e la diminuzione di batteri considerati benefici, come Bacteroidetes, Lachnospiraceae, Rikenellaceae, ecc. Inoltre, la dieta arricchita con TFA ha anche indotto infiammazione e altre manifestazioni patologiche. Nel complesso, questo studio ha fornito prove che i TFA possono esercitare i loro effetti negativi sulla salute umana attraverso l'induzione di disfunzioni del microbiota intestinale".
Aggiornamento 17/4/2021

I grassi trans sono associati a maggior rischio di tumore al seno. In particolare un alto consumo di 'acido elaidico è associato a un aumento del rischio del 14%. Per gli autori dello studio questi numeri dovrebbero indurre la politica a prendere provvedimenti perché le soglie ritenute accettabili non lo sono affatto, "oltre alle prove sempre più numerose dei loro effetti deleteri sulla salute, dovrebbero essere prese in considerazione a livello globale le raccomandazioni per limitare il più possibile il consumo umano di grassi trans industriali".

Aggiornamento 21/12/2021

In uno studio prospettico di coorte internazionale, nitrati e nitriti come additivi alimentari, dolcificanti artificiali (in particolare aspartame e acesulfame-K), e grassi trans sono risultati associati con un aumentato rischio tumorale.
Non è uno studio che può stabilire causalità comunque conferma altri dati disponibili e c'è plausibilità biologica (si conoscono i meccanismi che potrebbero causare il tumore).
Prostata e seno sono i tumori più legati.
Un ricercatore, il Dr. Foyet, ha commentato: "Il consumo di prodotti alimentari contenenti oli parzialmente idrogenati (grassi trans) dovrebbe essere evitato."
Invece la Dr Debras ha raccomandato che le informazioni siano aggiunte in etichetta, aggiungendo: "bisogna influenzare consumatori e produttori (politiche dei prezzi, carte d'impegno per la riformulazione dei prodotti, ecc.), e limitare la pubblicità e il marketing per i prodotti di scarsa qualità nutrizionale (soprattutto tra i bambini)".

Aggiornamento 16/1/2022

Si stima che la messa al bando dei grassi trans in Danimarca abbia ridotto la mortalità di 30 persone ogni 100 mila abitanti. Questi grassi agiscono aumentando infiammazione e stress ossidativo, alterando i livelli di colesterolo plasmatico e favorendo la deposizione di grasso a livello del fegato, aumentando così la mortalità cardiovascolare e tumorale

Aggiornamento 8/7/2025

Gli ingredienti peggiori nelle diete si confermano carni processate, bibite zuccherate e grassi trans (TFA).
Diete ricche in questi ingredienti hanno contribuito, secondo una stima, a 300 mila morti nel mondo nel 2021.

Il consumo di 50g di carne lavorata al giorno (un hot dog) aumenta il rischio assoluto di tumore al colon del 7% e di diabete di tipo 2 dell'11% (rischio relativo del 26 e 30% rispettivamente).

Le bibite zuccherate sono invece associate prevalentemente ad aumento del rischio cardiovascolare e diabete.

I grassi trans aumentano il rischio di malattia ischemica cardiaca dell'11% se rappresentano l'1% delle calorie giornaliere.

In generale gli effetti negativi di questi alimenti sono presenti anche a livelli bassi di consumo.

"Le carni lavorate, conservate tramite affumicatura, stagionatura, salatura o aggiunta di conservanti chimici, possono contenere composti nocivi, come composti N-nitroso, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e ammine eterocicliche. Un elevato consumo di carni lavorate è stato collegato a malattie croniche come malattie cardiache, diabete di tipo 2 e cancro del colon-retto. Si ipotizza che ciò sia dovuto a un aumento dell'indice di grasso viscerale, all'infiammazione e al potenziale di fattori come composti N-nitroso, IPA e ammine eterocicliche di indurre tumori. Le bibite zuccherate (SSB) comprendono un'ampia gamma di bevande, tra cui bibite gassate, succhi di frutta, bevande sportive, bevande energetiche, tè e caffè zuccherati, e costituiscono la principale fonte di zuccheri aggiunti nella dieta di molte persone. Un elevato consumo di zuccheri aggiunti, soprattutto in forma liquida, è associato all'aumento di peso e a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e cardiopatia ischemica (IHD). Il consumo di SSB è aumentato a livello globale negli ultimi trent'anni, con gli incrementi più significativi nei paesi a basso e medio reddito. I TFA sono un tipo di grasso insaturo presente naturalmente in piccole quantità in alcuni prodotti a base di carne e latticini, ma vengono anche prodotti artificialmente per convertire l'olio vegetale da liquido a solido tramite idrogenazione. I TFA artificiali, grassi poco costosi e a lunga conservazione utilizzati in molti alimenti trasformati e prodotti da forno, sono stati associati a un aumento del rischio di infiammazione sistemica e malattie cardiovascolari".

Aggiornamento 27/6/2026

Perché non è vero che gli oli vegetali ricchi di omega 6 fanno male nelle persone sane?
Per diversi aspetti spiegati da una revisione della letteratura.

Le società scientifiche suggeriscono di rimpiazzare grassi saturi e trans (fonti principali: alimenti animali come latticini e carni, grassi idrogenati industrialmente presenti nei prodotti da forno, rispettivamente) con oli vegetali liquidi (quindi non quelli tropicali come cocco o palma, solidi a temperatura ambiente). L'idrogenazione degli oli è attualmente vietata negli USA, mentre in Europa è concessa fino al 2%.

La conversione del temuto acido linoleico (LA, grasso polinsaturo (PUFA) omega 6 presente negli oli vegetali) in acido arachidonico (precursore delle molecole che sostengono l'infiammazione) è molto ridotta. Paradossalmente le principali fonti di acido arachidonico sono carni e uova, quindi dovrebbero infiammare molto di più degli oli. Tuttavia, secondo le indicazioni ufficiali, gli omega 6 non devono superare il 10% dell'energia giornaliera (orientativamente 11-12 g/giorno per le donne e 14-17 g/giorno per gli uomini).

Acido linoleico e (alfa)linolenico (rispettivamente omega 6 e omega 3) possono essere convertiti in arachidonico e EPA e DHA (i PUFA a lunga catena). Quanto è attiva questa conversione? Per l'EPA fino all'8%, per il DHA 0-4%. Risulta un po' più alta nelle donne fertili per l'effetto degli estrogeni. Invece la conversione di linoleico in arachidonico è trascurabile.
Tuttavia è aumentata in caso di disregolazione insulinica, come nel diabete o in generale in una dieta con eccessi calorici.

Per questo motivo il legame tra acido linoleico e infiammazione appare improbabile. L'altro motivo è che non tutti i metaboliti dell'acido arachidonico sono proinfiammatori, anzi alcuni aiutano a contrastare l'infiammazione e a risolverla, come la lipoxina A4. La stessa conclusione appare dagli studi controllati in cui si somministra acido linoleico.

Un'altra ipotesi è che i grassi polinsaturi abbiano maggiore propensione all'ossidazione lipidica, una delle determinanti dell'aterosclerosi e quindi di infarti e ictus. La review ridimensiona l'effetto negativo delle LDL ossidate, scrivendo che la progressione della placca è un insieme di cause, tra cui il valore totale di colesterolo e il numero di particelle lipidiche, mentre quelle ossidate hanno minore affinità per i recettori e più difficilmente oltrepassano la parete vascolare per depositarsi nella placca aterosclerotica. Nonostante le LDL piccole si depositino più facilmente, quelle grandi (aumentate dai grassi saturi) depositano più colesterolo, dando un rischio cardiovascolare simile.

Un altro potenziale problema è rappresentato dalla suscettibilità all'ossidazione dei grassi polinsaturi. Questa avviene se i polinsaturi non sono abbinati agli antiossidanti come la vitamina E (gli altri come vitamina C, caroteni e polifenoli appaiono meno efficaci). I PUFA hanno maggiormente lieve tendenza alla perossidazione rispetto ai MUFA (monoinsaturi), ma appare quasi trascurabile nel complesso. Gli studi non riportano particolari problematiche riferibili all'ossidazione dell'acido linoleico.

Per quanto riguarda gli oli riscaldati e usati per friggere, il loro uso porta a effetti avversi modesti potenzialmente mitigati dagli antiossidanti, ma si tratta di cotture associate a cibo ultraprocessato quindi collegate ad alimenti insalubri, comunque indipendentemente dal tipo di grasso (anche coi saturi).

Per quanto riguarda rischio cardiovascolare e tumorale, la maggioranza dei dati supporta un effetto protettivo dell'LA, mentre mette in evidenza l'effetto negativo dei saturi e ancor più dei trans derivati dai PUFA (presenti nelle margarine).

Anche per quanto riguarda la MASLD (steatosi epatica) LA appare protettivo, sia nutrendo il microbiota sia essendo preferenzialmente ossidato rispetto ai grassi saturi, tendendo quindi a non accumularsi nel fegato.

Nei confronti dell'aumento di peso, esistono deboli prove che l'LA lo stimoli attraverso alcuni meccanismi (fuel partitioning, endocannabinoidi che aumentano la fame e riducono la sazietà). Studi fatti con le stesse calorie (isocalorici) ma diversi grassi non hanno rilevato differenze degne di nota. Non si evidenzia nemmeno calo nella termogenesi postprandiale.

Anche nei confronti del diabete, la presenza di LA nel sangue è inversamente proporzionale al rischio. A parità di calorie non aumenta il rischio di diabete di tipo 2, sebbene sia presente in cibi associati a maggior rischio come quelli ultraprocessati.

Nei processi industriali si perdono alcuni nutrienti (antiossidanti, vitamine, cere ecc.) ma si rendono gli oli adatti al consumo grazie a estrazione, deodorazione, sbiancamento ecc.. Per questo si usano processi meccanici, fisici e chimici.
I residui di esano, neurotossico, non sembrano essere in quantità preoccupanti e il consumo di LA è inversamente proporzionale al rischio di neurodegenerazione.

Durante la deodorazione a caldo, dal 2 al 5% dei grassi passa alla conformazione trans, ponendo quindi rischi per la salute. Un'ulteriore formazione (circa 1%) la si ha in caso di cottura a temperature elevate (come nei prodotti da forno o le fritture). Tuttavia la formazione di composti dannosi si ha anche negli alimenti ricchi di saturi, come il burro. La formazione invece di composti cancerogeni è trascurabile secondo i dati di popolazione.

Un problema è rappresentato dalla perdita di micronutrienti, stimata in 10–36%, 6–52% e 93–98%, rispettivamente per tocoferoli totali (vitamina E), steroli totali e polifenoli. I caroteni vengono rimossi per decolorazione. L'olio di oliva, essendo estratto solo per pressione, non ha questo problema.

In generale, queste sono le mie indicazioni. Non ci sono grosse prove che gli oli vegetali siano dannosi, non certo più dei grassi ricchi in saturi. Privilegiate l'olio EVO che contiene più antiossidanti. Evitate di usare l'olio di semi riscaldato più volte ed evitate gli alimenti ultraprocessati, che spesso contengono LA, ma sono dannosi per altri motivi. Le persone con patologie, in particolare metaboliche, forse dovrebbero stare più attente agli oli vegetali.