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giovedì 14 giugno 2018

Dieta e acne


Non che esista una dieta per ogni problema, ma sentire persone che dicono che alcune condizioni patologiche non  sono legate all'alimentazione è proprio ridicolo.
Sfortunatamente per loro (e per i loro seguaci) ignorano che l'alimentazione ha una fortissima influenza sugli ormoni, e questi possono fare la differenza tra salute e malattia.
Potrebbero semplicemente ammettere che ignorano la materia, e fare miglior figura, invece ci tengono a dire che l'alimentazione non c'entra nulla. Sbagliando.

Uno degli esempi più calzanti è l'acne, problema spesso adolescenziale, ma che alcuni si portano dietro anche in età più avanzata.


https://it.pinterest.com/cleargency/acne-quotes/


Da qualche anno infatti alcuni scienziati hanno notato che "Una diminuzione della prevalenza dell'acne è stata osservata in coloro che consumano una dieta non occidentale. In due popolazioni remote - gli abitanti dell'isola di Kitava (Papua Nuova Guinea) e i cacciatori-raccoglitori dell'Aché in Paraguay - dove il carico glicemico alimentare e il consumo di latticini sono molto bassi, non è stato osservato nessun caso di acne, anche nelle persone di età compresa tra 15 e 25 anni. Questo ha suscitato molto interesse nella ricerca sul rapporto tra nutrizione e sistema cutaneo-endocrino".
Non serve quindi aspettare le linee guida, fatte dagli scienziati che si mettono d'accordo, ma basta affidarsi ad un nutrizionista un po' aggiornato che sappia che alcuni alimenti aumentano il rischio di acne con meccanismi ben noti: sovraregolazione dell'asse di insulina e GH (l'ormone della crescita) che si manifestano come aumento di IGF-1, un ormone direttamente correlato all'acne, dato che stimola la proliferazione cellulare. Insieme agli androgeni (ormoni mascolinizzanti, che spesso sono alti nelle ragazze con ovaio policistico) che stimolano la produzione delle ghiandole sebacee si crea così la tempesta perfetta (di brufoli).

L'insulina è ovviamente aumentata soprattutto da un'alimentazione ad alto indice glicemico, smentendo i soliti noti de "l'indice glicemico è inutile".

Tra le altre cause vi è l'iperproliferazione del Propionobacterium acnes (oggi chiamato più correttamente Cutibacterium), un batterio della pelle che stimola il sebo, e in generale lo stato infiammatorio. Per questo anche i probiotici, orali o ad uso topico, potrebbero avere un ruolo terapeutico.
Lo stato infiammatorio cronico gioca ugualmente un ruolo importante, ed è dovuto, tra le altre cose, ai derivati degli omega 6 (leucotrieni), e può ridursi grazie agli omega 3, poco presenti nella dieta occidentale.


Per quanto riguarda i latticini, nonostante un indice glicemico relativamente basso, questi alimenti provocano un rilascio di insulina da 3 a 6 volte superiore a quello atteso. Questo può essere una buona notizia per un body builder che vuole mettere massa, ma cattiva per chi ha problemi a gestire la sua insulina.


Se la dieta è sufficientemente alta in calcio (e altri nutrienti come le proteine), non vi è alcuna necessità dei latticini.

Le diete a basso indice/carico glicemico  possono avere potenzialità terapeutiche nel trattamento dell'acne, grazie ai loro benefici  effetti metabolici e immunologici, mentre lo zucchero aumenta il rischio di acne.


In generale possiamo dire che latticini e cereali raffinati sono legati all'acne, aumentando IGF-1.
Anche il cibo da fastfood, ricco di omega 6 aumenta il rischio.
Il cioccolato, dopo decenni di dubbi, è stato chiarito che aumenta il rischio, forse perché stimola il sistema immunitario.

Il consiglio dell'Academy USA è comunque quello di personalizzare l'alimentazione, ma in generale una dieta ricca di antiossidanti che riducano l'infiammazione è quella più indicata.

Anche un'altra malattia della pelle come la vitiligine può beneficiare di una dieta ricca di antiossidanti, insieme ad alcune vitamine
Il sito authoritynutrition.com consiglia alcuni rimedi per battere l'acne:

  1. l'aceto di mele (agisce sui batteri cattivi e riduce l'eccesso di olio sulla pelle)
  2. assumere zinco (migliora la risposta ormonale)
  3. fare una maschera con miele e cannella
  4. usare il tea tree oil, l'amamelide, l'aloe vera o il tè verde
  5. assumere omega 3
  6. fare lo scrub con sale o zucchero e olio di cocco
  7. seguire una dieta a basso indice e carico glicemico
  8. ridurre i latticini
  9. ridurre lo stress
  10. fare attività fisica

La dieta chetogenica, nota per abbassare l'insulina, abbinata ad un buon contenuto di omega 3 potrebbe essere uno degli approcci possibili.

Anche la fitoterapia, attraverso i suoi effetti antibatterico,antinfiammatorio, antiossidante e antiandrogeno può essere d'aiuto, specie se si combinano più principi, ma stando attenti alle allergie.
Aggiornamento 20/8/2018
La supplementazione con dosi modeste di vitamina D, calcio, magnesio e zinco ha migliorato il quadro ormonale e i marker di infiammazione e stress ossidativo di donne con ovaio policistico
Aggiornamento 30/8/2018
L'uso di probiotici per la pelle e/o il trapianto di batteri hanno interessanti prospettive nella dermatite atopica (eczema), riducendo lo S. aureus, uno dei responsabili della risposta immunitaria alterata
Aggiornamento 13/9/2018
Si dice che la mucosa orale e in generale del tubo digerente siano un riflesso della pelle. Il dott Speciani ci spiega le alterazioni immunitarie e le carenze nutrizionali che possono essere responsabili delle afte.
Aggiornamento 13/10/2018
Secondo un noto scrittore di libri "IGF-1 che troviamo nel latte viene digerito e non passa nel sangue". Quindi la natura lo ha messo nel latte così, giusto per sprecare un po' di aminoacidi. In realtà la presenza di caseine lo rende particolarmente resistente agli enzimi digestivi ed esso passa nel sangue, anche se in concentrazioni che probabilmente non interferiscono con quelle fisiologiche, e il suo ruolo nello sviluppo delle cellule del sistema gastroenterico è dimostrato. Il latte comunque aumenta IGF-1 plasmatico con altri meccanismi (ricchezza di BCAA). Il suo legame con i tumori è suggerito solo per quello prostatico
Aggiornamento 18/10/2018
Malassezia (fungo) e S. aureus sono i 2 agenti microbici più probabili nella dermatite seborroica.
Aggiornamento 18/11/2018
Donne con acne tardiva possono beneficiare di una combinazione di prebiotici (GOS + FOS). Nello studio si sono abbassati IGF-1, insulina e glicemia, parametri metabolici spesso legati alla tendenza ad avere brufoli. L'azione si svolge probabilmente attraverso il miglioramento del microbiota intestinale (e forse dermico) e la riduzione dell'infiammazione
Aggiornamento 2/12/2018
L'olio di enotera, grazie al contenuto di acido gamma linolenico, riduce la dermatite atopica, in una dose di 450mg per 4 mesi
Aggiornamento 6/3/2019
La Malassezia, un fungo che spesso si ritrova in chi soffre di dermatite seborroica (forfora) e pelle grassa, sembra implicata nella patogenesi del morbo di Crohn
Aggiornamento 30/4/2018
L'uso di alimenti fermentati con azione probiotica in gravidanza riduce il rischio di dermatite atopica nella prole.
Aggiornamento 28/5/2019
Che legame esiste tra pelle e microbi?
I batteri buoni rilasciano dei metaboliti antinfiammatori che modulano il sistema immunitario e possono essere d'aiuto in numerose patologie dermatologiche, come dermatite atopica e da contatto. Lattobacilli e bifidobatteri sembrano i più indicati, e possono essere eventualmente somministrati come probiotici.
I probiotici sono indicati per "decolonizzare" i patogeni della pelle (in particolare P. aeruginosa S. aureus).
L. rhamnosus e L. reuteri sono particolarmente indicati nella dermatite atopica.
L. casei riduce l'infiammazione dermica abbassando le citochine infiammatorie, mentre E. coli Nissle 1917 riduce il rischio di dermatite da contatto.
B. infantis, col suo effetto antinfiammatorio, è utile generalmente nella psoriasi, L. sporogenes in quella pustolosa.

I lattobacilli riescono inoltre a ridurre l'acne, associata al batterio P. acnes. Anche i prebiotici, le fibre che stimolano la crescita dei batteri, sono utili.
Aggiornamento 12/7/2019
Il cioccolato, anche amaro, potrebbe favorire l'acne attraverso la desquamazione e la modulazione negativa del microbiota
Aggiornamento 30/7/2019
L'acido gamma linolenico (GLA) può essere benefico in alcune condizioni dermatologiche (come acne, eczema, calvizie), malattie autoimmuni, sindrome dell'occhio secco, asma, neuropatia diabetica.
Aggiornamento 20/9/2019
Le afte ricorrenti possono essere associate sia a problemi tiroidei che a carenze nutrizionali come vitamina B12, folati, ferro, anemia e iperomocisteinemia
Aggiornamento 30/9/2019
L'acne potrebbe essere una momentanea e fisiologica alterazione del dialogo tra microbiota e sistema immunitario
Aggiornamento 29/10/2019
Le persone con malattie autoimmuni hanno spesso disbiosi intestinale e i probiotici possono migliorare la condizione
Aggiornamento 2/11/2019
Le persone con patologie cutanee hanno alterazioni del microbiota della pelle (e dell'intestino).
In particolare le persone con dermatite atopica hanno colonizzazione di S. aureus e ridotta diversità, insieme ad alterato metabolismo del triptofano, mentre la psoriasi è associata a più specie, inclusa una maggiore colonizzazione da parte di C. simulans e C. kroppenstedtii e una perdita di Lactobacillus, P. acnes e Corynebacterium spp. "L'abbondanza di S. aureus e le tossine e i metaboliti prodotti dai batteri hanno un effetto sulla struttura di supporto e sui meccanismi di difesa della pelle"

Aggiornamento 16/4/2020
Propionibacterium acnes è tra i principali batteri cutanei responsabili dell'acne. S. epidermidis invece metabolizza il glicerolo e la protegge limitando P. acnes. Le creme contenenti Lactococchi possono ridurre i mediatori infiammatori prodotti da P. acnes che causano vasodilatazione, edema, degranulazione dei mastociti e rilascio di TNF-alfa. La somministrazione orale di probiotici costituisce una terapia adiuvante alle modalità convenzionali per il trattamento dell'acne da lieve a moderata.