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venerdì 12 luglio 2019

Alcune considerazioni su nutrizione e pelle


Qualcuno ritiene la pelle l'organo più esteso del corpo. Può allora un organo così grande non essere influenzato dall'alimentazione? Difficile da credere.

Purtroppo la risposta di alcuni medici per i problemi cutanei è sempre: prendi cortisone.

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Un farmaco che blocca l'infiammazione (la risposta del corpo a un insulto) ma non elimina la causa (un insulto che ci portiamo dentro). E ha un sacco di effetti collaterali

Abbiamo già parlato dello stretto legame tra acne e alimentazione, qui ci occuperemo di altre patologie come psoriasi, dermatiti ecc.
L'alimentazione di tipo occidentale, ricca di calorie e povera di nutrienti, è uno dei primi "trigger" delle malattie della pelle, e le diete di esclusione (glutine, latticini ecc) hanno un razionale.
Una recente revisione dei dati sulla psoriasi ha concluso che dermatologo e nutrizionista dovrebbero lavorare in team, tanto per capire la rilevanza dell'argomento.


I punti cardine sono probabilmente 4:

  1. lipidi 
  2. insulina (e glicemia)
  3. microbiota (e sistema immunitario)
  4. vitamina D e altri nutrienti
e ovviamente tendono a intersecarsi tra di loro. Spesso i problemi cutanei si riscontrano nei bambini proprio a causa di carenze nutrizionali o alterazioni del microbiota, soprattutto se nati da cesareo o sottoposti ad antibiotici.

I lipidi (o grassi), soprattutto a livello di membrana cellulare, influenzano gli scambi e la fisiologia cellulare. Un eccesso di grassi trans e saturi, che hanno un potenziale infiammatorio, altera la nostra fisiologia.
Ma sono soprattutto i derivati dei grassi polinsaturi omega 3  e omega 6 (tramite metaboliti di COX, LOX ed endocannabinoidi), citochine dalla vita molto breve ma estremamente potenti, a regolare l'infiammazione cutanea.
I grassi hanno un effetto sulla resistenza insulinica (vedi oltre) e sull'espressione genica, ossia stimolano la sintesi di alcune proteine e ne bloccano altre.
In particolare gli omega 3 stimolano i PPARα, che si legano al DNA e favoriscono un pattern proteico antinfiammatorio.

"La comunicazione incrociata tra queste famiglie di lipidi bioattivi suggerisce che le loro attività  dovrebbero essere considerate come parte di una rete metabolica più ampia che può contribuire a mantenere la salute della pelle, controllare l'infiammazione e migliorare le patologie cutanee".

Secondo una recentissima review "[pur mancando trial clinici affidabili], una cattiva alimentazione e un basso apporto di acidi grassi omega 3, probabilmente associato a malassorbimento dei grassi causato dalla disbiosi intestinale e dall'infiammazione sistemica, sono associati alla psoriasi. I dati suggeriscono fortemente che si possono avere miglioramenti della gravità della malattia attraverso interventi dietetici, sullo stile di vita e con una maggiore attività fisica".

A proposito di omega 3 l'EAACI, la società europea di allergologia, ha rilasciato una posizione sulla funzione dei grassi in relazione a dermatite atopica (e altre malattie legate ad allergia), chiarendo che gli omega 3 sono solitamente benefici, mentre gli omega 6 sono metabolizzati a composti proinfiammatori, ma sono comunque necessari, suggerendo che "la supplementazione con omega 3 o il consumo di alimenti ricchi di questi grassi (ad esempio, pesce grasso, alcune microalghe e carne di ruminanti allevati con un adeguato esercizio fisico e una dieta a base di erbe) sono probabilmente utili". Tra le altre cose si ribadisce la nocività dei grassi trans, a parte il CLA presente nei prodotti caseari.

L'efficacia degli omega 3 ad alte dosi nella psoriasi è stata confermata anche in una recentissima metanalisi.

L'insulina (o meglio il suo eccesso), che non funziona bene in chi ha sovrappeso e/o sindrome metabolica, in generale aumenta il rischio di malattie dermatologiche, soprattutto autoimmuni. Ed è quindi ben comprensibile come un'alimentazione che tenga alto questo ormone aumenti il rischio e la progressione di queste malattie.
L'insulina infatti cresce generalmente in caso di alimentazione iperglucidica (anche se in alcune persone si alza di più con diete iperlipidiche o iperproteiche) e in caso di sovrappeso, e stimola la proliferazione cellulare e l'alterazione di altri ormoni (androgeni, IGF-1) fondamentali in malattie cutanee come psoriasi, acne, alopecia, acanthosis nigricans, idrosadenite suppurativa, irsutismo.
Come ci insegnano le ultime linee guida sul diabete, l'insulinoresistenza si gestisce con una dieta su misura del paziente, che possa venire incontro ai suoi gusti e abitudini, ma possibilmente con la riduzione drastica di cibi industriali.


Pubblico inoltre un post di Paolo Antolini, esperto di psoriasi:

CHI HA INVERSA O SEBORROICA DEVE STARE MOLTO ATTENTO ALLA GLICEMIA
In ambulatorio abbiamo notato, cosa per altro già nota in letteratura, quanto la glicemia sia importante nella gravità e nelle ricadute da malattie dermatologiche legate a lieviti.
Le persone che hanno frequenti ricadute spesso hanno glicemie da pre-diabete.
E' facilmente immaginabile che a maggior quantità di glucosio nel sangue si assista ad una maggior quantità di glucosio che diffonde nel fluido extra-cellulare e maggior cibo hanno i lieviti che si nutrono con "radici" nella MEC.
Anche se molto della glicemia di base è una questione genetica, se avete genitori diabetici di tipo 2 è assai probabile che abbiate tendenza anche voi ad avere insulino-resistenza e glicemia alta, dieta, attività fisica e giusta integrazione possono fare molto per riuscire a recuperare una certa sensibilità all'insulina e ad una riduzione della glicemia di base.
Vi ricordo che anche una quantità troppo scarsa di carboidrati porta ad un impennarsi del cortisolo e ad un aumento della glicemia per meccanismo di protezione dall'ipoglicemia, quindi anche in questo caso IN MEDIO STAT VIRTUS, digiuni, low carb, lunghe sessioni di allenamento aerobico possono essere dannosi, non come il divano e le merendine, però vanno ben pesati e valutati nello stile di vita.
Tra l'altro, cosa che è particolarmente importante nella dermatite seborroica è l'aumento della quantità di sebo dovuto alla stimolazione glicemica, insulinica e dei fattori IGF1
Vi rimetto questo articolo che risponde alle domande.

Microbiota

Ormai il corretto (eubiosi) o alterato (disbiosi) profilo del microbiota, intestinale e non solo, è correlato con qualsiasi problema di salute.

I nostri microbi, che risiedono soprattutto nell'intestino, ma sostanzialmente in qualsiasi tessuto (nonostante qualcuno creda ancora nella sterilità dei tessuti 😆😆😆), persino nel cervello, hanno una capacità di produrre proteine 100 volte superiore alla nostra. E possono queste proteine non influenzare il sistema immunitario? Solo un asino sesquipedale può pensarlo. I batteri "buoni" (anche se il termine è relativo) rilasciano sostanze che agiscono tenendo sotto controllo le altre popolazioni, che per ragioni "ecologiche" non crescono di numero.
L'alimentazione è il principale modulatore del microbiota, anche della pelle, che ha un proprio microbiota, come spiega questo breve articolo con video sull'importanza di una flora bilanciata.


https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1111/vde.12408

Inoltre la flora intestinale invia dei segnali metabolici che modulano la funzione delle cellule dermiche (asse intestino-pelle).

A livello dermatologico i microbi contribuiscono all'odore cutaneo, all'attrazione nei confronti delle zanzare e ovviamente allo stato infiammatorio, attraverso anche la proliferazione cellulare tanto importante nella psoriasi.

Insieme a quello intestinale e all'alterata immunità della mucosa (permeabilità intestinale), l'alterazione del microbiota cutaneo contribuisce alla manifestazione e alla progressione della psoriasi, soprattutto modulando l'infiammazione e le funzioni dei cheratinociti. Secondo una teoria i microbi sono in grado di passare dalla pelle (e dall'intestino) al sangue per creare l'infiammazione.


La loro alimentazione è fatta soprattutto da fibre, mentre i cibi raffinati hanno un effetto antibiotico sulla flora amica, spazzandola via  e favorendo la crescita di specie patogene. 

Producono inoltre tutta una serie di metaboliti: i grassi a catena corta (SCFA), e in particolare il butirrato, appaiono protettivi dalla dermatite atopica, così come la diversità batterica (avere più specie).
La soluzione però non è necessariamente quella utilizzata per le infezioni, ossia gli antibiotici, ma spesso una corretta alimentazione e i probiotici possono essere sufficienti per riequilibrare la flora.

Secondo una revisione i batteri buoni rilasciano dei metaboliti antinfiammatori che modulano il sistema immunitario e possono essere d'aiuto in numerose patologie dermatologiche, come dermatite atopica e da contatto. Lattobacilli e bifidobatteri sembrano i più indicati, e possono essere appunto somministrati come probiotici.
I probiotici sono indicati per "decolonizzare" i patogeni della pelle (in particolare P. aeruginosa S. aureus).
L. rhamnosus e L. reuteri sono particolarmente indicati nella dermatite atopica.
L. casei riduce l'infiammazione dermica abbassando le citochine infiammatorie, mentre E. coli Nissle 1917 riduce il rischio di dermatite da contatto, e in generale di dermatosi correlate con la disbiosi.
B. infantis, col suo effetto antinfiammatorio, è utile generalmente nella psoriasi, L. sporogenes in quella pustolosa. Altri consigliano L. paracasei per la psoriasi.
I lattobacilli riescono inoltre a ridurre l'acne, associata al batterio P. acnes
Anche i prebiotici, le fibre che stimolano la crescita dei batteri, sono utili.
Tuttavia i probiotici possono essere dannosi in caso di permeabilità intestinale e soprattutto di squilibrio delle difese immunitarie e autoimmunità, per cui in quei casi può essere meglio iniziare solo con la dieta. Insomma ogni caso va trattato a sé con la competenza di un nutrizionista funzionale.
I probiotici cutanei sono per ora poco diffusi (quasi esclusivamente negli USA) e molto costosi, quindi generalmente si agisce dall'intestino.

Oltre ai probiotici cutanei, anche il trapianto di batteri ha interessanti prospettive nella dermatite atopica (eczema), riducendo lo S. aureus, uno dei responsabili della risposta immunitaria alterata. Inoltre esiste il caso di una donna che l'ha fatto per l'infezione da C. difficile, e ha avuto miglioramento della sua artrite psoriasica.
Staphylococcus aureus è un batterio che vive normalmente nella pelle ma è anche responsabile di alcune malattie infiammatorie. Rilascia delle tossine che compromettono l'integrità della pelle e sono associate con la dermatite atopica. Le riacutizzazioni della malattia sembrano associate a sovracrescita di questo batterio, che possono essere contrastate con batteri "amici" che lo limitano. Inoltre la sua sovracrescita sembra legata anche all'allergia alle arachidi e alla ritardata risoluzione dell'allergia all'uovo.
L'infezione orale da streptococco in seguito a tonsillectomia o altre operazioni alla bocca, è, secondo una revisione, anche tra i fattori ambientali legati alla psoriasi guttata, e questa si verifica nelle aree esposte a traumi o microtraumi. 
Invece l'artrite psoriasica, la manifestazione reumatica della psoriasi, è caratterizzata da riduzione di Coprococcus, Akkermansia e Ruminococcus, in maniera simile alle persone con IBD. Non ci sono comunque solo i batteri. La Malassezia è un fungo che spesso si ritrova nella cute di chi soffre di dermatite seborroica (comunemente manifestata come forfora) e pelle grassa, e potrebbe essere implicata nella patogenesi del morbo di Crohn.
Malassezia e (ancora una volta) S. aureus sono i 2 agenti microbici più probabili nella dermatite seborroica.
Le persone con psoriasi, dermatite atopica e rinite allergica sembrano predisposte per la micosi del piede, forse proprio per la loro alterazione del microbiota e le infezioni micotiche che li caratterizzano. Inoltre le persone con idrosadenite suppurativa dovrebbero evitare gli alimenti con S. cerevisiae (lievito di birra), come vini, pane e prodotti da forno.
La Candida è invece notoriamente collegata con alcune forme di psoriasi.

L'uso di alimenti fermentati con azione probiotica (crauti, giardiniera, kefir ecc) in gravidanza riduce il rischio di dermatite atopica nella prole. Il tè kombucha, un alimento fermentato ricco di probiotici, può aiutare nella dermatite seborroica.

Tra gli altri nutrienti, forse la vitamina D è quella più importante.

La vitamina D si forma grazie all'esposizione al sole, e appare tuttora controverso se sia più dannosa l'esposizione al sole o la sua carenza, visto che il melanoma colpisce in egual misura le persone senza esposizione.

Il ruolo protettivo e/o terapeutico della vitamina D è stato accertato in malattie della pelle come lupus eritematoso, ittiosi, dermatite atopica, idrosadenite suppurativa, acne, alopecia areata, alopecia androgenetica, melanoma e altri tumori cutanei.
"I pazienti con disturbi della pelle tendono ad evitare l'esposizione al sole e questa pratica, insieme alla fotoprotezione, può mettere questa categoria di pazienti a rischio di carenza di vitamina D. Il mantenimento di una concentrazione sierica di vitamina D entro livelli normali è necessario in dermatite atopica, psoriasi, vitiligine, eruzione polimorfa, micosi, alopecia areata, lupus eritematoso sistemico e pazienti con melanoma".
Esiste un protocollo chiamato Cohimbra, dal medico brasiliano che l'ha messo in pratica, in cui grosse dosi di vitamina D vengono utilizzate per la cura di malattie autoimmuni come la psoriasi. Questo è però un metodo da affrontare con un medico competente e preparato, ma in ogni caso la vitamina D va integrata nelle persone carenti con psoriasi, esiste una correlazione inversa tra livelli di questa vitamina e severità della malattia.
5000 unita di vitamina D al giorno abbinate alla terapia per dermatite atopica migliorano la severità della malattia, e chi ha livelli più alti è protetto dalla malattia.
Fumo, interferenti endocrini e inquinamento riducono i livelli di vitamina D attiva, impedendo la sua trasformazione.

I folati dovrebbero essere usati per ridurre gli effetti collaterali del metotrexato, un farmaco assunto da chi ha malattie autoimmuni. Anche chi ha omocisteina alta e mutazione MTHFR dovrebbe assumere folati attivi e metil-B12
La biotina, un'altra vitamina, può essere utile nella dermatite seborroica. 

Selenio e zinco sono ritenuti modulatori del sistema immunitario. Il primo si è rivelato efficace nella psoriasi, mentre lo zinco è utile nella idrosadenite suppurativa, e la sua carenza aumenta i tempi di guarigione delle ferite.
Il selenio potrebbe aumentare il rischio di alcuni tumori cutanei.

Lo stress ossidativo attiva lo stato infiammatorio e la proliferazione dei cheratinociti nella psoriasi, per cui le proantocianidine (polifenoli naturali) possono essere utili nel trattamento, aumentando Treg e riducendo Th17, il tipico sbilanciamento immunitario delle malattie autoimmuni. Anche l'astaxantina, antiossidante di origine marina, può essere utile in generale nelle malattie infiammatorie cutanee. Probabilmente i nutraceutici sono il futuro dei trattamenti per la pelle.

La frutta sembra proteggere dalla dermatite seborroica, ma non grazie agli antiossidanti.

Nella vitiligine si sono dimostrati utili una dieta di buona qualità, la curcuma, il ginkgo biloba e il tè verde (sotto forma di estratto di EGCG).

Il sale da cucina (cloruro di sodio) può favorisce la crescita di Staphylococcus aureus, e aggravare così la reazione allergica (atopia) e la dermatite atopica. Nella pelle delle persone con questa patologia si riscontrano maggiori quantità di sale. 
I carotenoidi e il loro derivato vitamina A (retinolo) sono importanti modulatori della risposta immunitaria attraverso un recettore chiamato RXR. Le persone con dermatite atopica hanno bassi livelli di queste sostanze, probabilmente dovuti ad una dieta di scarsa qualità, con pochi vegetali e carni, pesce e uova di allevamenti intensivi, e così alterata attivazione di RXR che aumenta il rischio di infiammazione.

Nella sclerosi sistemica se c'è un coinvolgimento della pelle si ha probabilmente una carenza di vitamina C.

Altri rimedi

L'applicazione topica di olio di cocco migliora la pelle nei bambini con dermatite atopica moderata, e previene le infezioni e facilita l'aumento di peso nei bambini pretermine.

Anche la fitoterapia funziona molto bene nella dermatite atopica (DA), ad esempio l'olio di enotera, grazie al contenuto di acido gamma linolenico, riduce la severità della malattia in una dose di 450mg per 4 mesi.

In generale la DA si può gestire tenendo conto delle allergie alimentari.

Alcune evidenze suggeriscono che il digiuno (in maniera sensata, tipo 16:8) sia una pratica utile, ma sono necessari studi migliori.

Aggiornamento 24/7/2019

I batteri regolano il rapporto tra Treg e Th17 e di conseguenza l'infiammazione.

Aggiornamento 25/7/2019

La carenza di  zinco aumenta il rischio di dermatite atopica

Aggiornamento 27/7/2019


In quasi il 40% dei parti si utilizzano antibiotici, principalmente per prevenire l'infezione da streptococchi del gruppo B (GBS).
"I benefici di questa terapia (IAP) devono essere valutati rispetto ai potenziali (soprattutto a lungo termine) effetti avversi. Ciò richiederà studi più ampi con un follow-up più lungo per studiare l'effetto della IAP sul microbiota intestinale dei neonati e mettere in relazione i cambiamenti con gli esiti clinici più avanti nella vita. Una volta che la relazione tra il microbiota intestinale e lo sviluppo del sistema immunitario sarà più chiara, interventi come l'allattamento esclusivo al seno, la somministrazione di probiotici mirati o la terapia fagica potranno essere usati come terapia adiuvante nei neonati esposti agli antibiotici. Inoltre, lo sviluppo riuscito di un vaccino GBS contribuirebbe a ridurre la necessità di IAP".
Con gli antibiotici si ha una perdita di lattobacilli, bifidobatteri ecc, con aumento del rischio di malattie autoimmuni, allergie ecc.

Una flora intestinale sbilanciata produce 12,13-diHOME. Questo composto riduce il numero di T-reg, i globuli bianchi che inducono la tolleranza verso alimenti e antigeni. Più aumenta 12,13-diHOME, più aumenta il rischio di allergie. Ecco perché allattamento, alimentazione e probiotici sono una risorsa nel prevenire e gestire le allergie e l'asma.
Aggiornamento 30/7/2019

L'acido gamma linolenico (GLA) può essere benefico in alcune condizioni dermatologiche (come acne, eczema, calvizie), malattie autoimmuni, sindrome dell'occhio secco, asma, neuropatia diabetica.


Aggiornamento 1/8/2019

Ieri a SuperquarkRai è stato detto che le arachidi non vanno introdotte prima dell'anno di età. Questo non corrisponde alle ultime conoscenze e linee guida, secondo cui vanno introdotte precocemente (4-6 mesi,contestualmente al normale svezzamento), soprattutto in bambini ad alto rischio (che presentano eczema per esempio). Sappiamo oggi che ritardare l'introduzione aumenta il rischio di allergia

Aggiornamento 3/8/2019

Vitamina A e i caroteni precursori sono protettivi dal carcinoma cutaneo a cellule squamose

Aggiornamento 13/8/2019

Il microbiota modula la reazione allergica e i probiotici possono aiutare.

Aggiornamento 26/8/2019

Nelle persone con psoriasi si osservano aumenti di Actinobacteria e Firmicutes, e in particolare di Ruminoccocus gnavus, Dorea formicigenerans e Collinsella aerofaciens, mentre Prevotella copri e Parabacteroides distasonis sono ridotti.

Alcuni consigli per i probiotici cutanei

L'alopecia areata potrebbe essere connessa con alcuni microbi, ma non sono state individuate particolari marker.

Aggiornamento 27/8/2019
Nel modello animale, somministrare topicamente sodio butirrato induce i Treg cutanei e riduce l'infiammazione tipica delle malattie cutanee

Aggiornamento 30/8/2019

Rielaborare il microbiota con dieta e integrazione riduce il colesterolo e l'aterosclerosi, sopprime la produzione dei messaggeri infiammatori, migliora l'integrità della barriera intestinale, ribilancia acidi grassi e sali biliari in maniera positiva

Aggiornamento 31/8/2019

Sebbene l'uso sia solo promettente al momento, esistono le basi per utilizzare i prebiotici per bilanciare la flora in modo da migliorare sintomi allergici cutanei, alimentari e respiratori. La miglior "finestra d'opportunità" per la prevenzione appare essere la gravidanza, mentre la somministrazione nei neonati ha dato risultati limitati.
Aggiornamento 13/9/2019

Alcuni nutrienti possono essere usati topicamente nella dermatite atopica, come la vitamine B, C ed E, mentre la D può anche far peggiorare. Magnesio, zinco e iodio sembrano far migliorare la situazione attraverso effetti antinfiammatori e antimicrobici
Aggiornamento 17/9/2019

Le allergie sono in aumento, grazie soprattutto a fattori ambientali
Aggiornamento 19/9/2019

Da anni ci battiamo perché si tenga conto dell'influenza della dieta nelle malattie autoimmuni. Uno dei legami è rappresentato dal glucosio, che quando è in eccesso stimola la produzione dei Th-17, globuli bianchi corresponsabili delle malattie autoimmuni.
L'iperglicemia, che può essere cronica o postprandiale derivata da un bel piatto di pasta o una bibita zuccherata, stimola lo stress mitocondriale e così il rilascio di fattori che promuovono i Th-17. Gli scienziati concludono con "I nostri risultati qui possono fornire una possibile spiegazione per l'aumento delle risposte delle cellule Th17 sia nei pazienti diabetici di tipo 1 che di tipo 2 ... [e] forniscono meccanismi cellulari [che spiegano come il] consumo a lungo termine di bevande ad alto contenuto di saccarosio ... [aggravano] la patogenesi dell'autoimmunità nei topi ... oltre all'alterazione del microbiota intestinale".
Aggiornamento 20/9/2019
Le afte ricorrenti possono essere associate sia a problemi tiroidei che a carenze nutrizionali come vitamina B12, folati, ferro, anemia e iperomocisteinemia
Aggiornamento 21/9/2019

In un gruppo di bambini cinesi quelli con asma e rinite avevano meno bifidobatteri ma uguali lattobacilli, suggerendo che la carenza dei primi può portare allo sbilanciamento immunitario responsabile delle allergie.
Aggiornamento 22/9/2019
S. boulardii è efficace quanto la nistatina (antimicotico) nel prevenire le infezioni fungine nei bambini prematuri, e ha anche meno effetti collaterali

Aggiornamento 7/10/2019
La Malassezia (ma non la candida o i saccaromiceti), oltre a essere responsabile di forfora e dermatite, può accelerare la tumorigenesi, a livello pancreatico, dermico e intestinale.
Aggiornamento 24/10/2019
I mastociti (o mastcellule) sono noti per svolgere un ruolo cruciale nella manifestazione di malattie allergiche e non allergiche. Rilasciano l'istamina, il mediatore dell'allergia. Una dieta ricca in fibre (il contrario della tipica dieta occidentale) porta alla fermentazione da parte dei batteri e alla produzione di butirrato, grasso a catena corta che blocca il rilascio di istamina e inibisce in diverse vie i mastociti. Questo può portare ad un miglioramento di tutte le malattie legate all'istamina, come allergie alimentari, dermatite atopica, IBD, asma.
Aggiornamento 2/11/2019
Le persone con patologie cutanee hanno alterazioni del microbiota della pelle (e dell'intestino).
In particolare le persone con dermatite atopica hanno colonizzazione di S. aureus e ridotta diversità, insieme ad alterato metabolismo del triptofano, mentre la psoriasi è associata a più specie, inclusa una maggiore colonizzazione da parte di C. simulans e C. kroppenstedtii e una perdita di Lactobacillus, P. acnes e Corynebacterium spp. "L'abbondanza di S. aureus e le tossine e i metaboliti prodotti dai batteri hanno un effetto sulla struttura di supporto e sui meccanismi di difesa della pelle".
Aggiornamento 5/11/2019
La sclerodermia o sclerosi sistemica è una malattia autoimmune che colpisce pelle, mucose e tessuti connettivi. Il 60% degli affetti soffre anche di SIBO. Curare la SIBO con probiotici (in questo caso S. boulardi) migliora i sintomi gastrointestinali, soprattutto se abbinati agli antibiotici.
Aggiornamento 9/11/2019

La "fotobiomodulazione", l'uso di certe luci a fini terapeutici, altera il microbiota, potenzialmente aumentando batteri ritenuti benefici e migliorando numerose condizioni.
Aggiornamento 14/11/2019

Le condizioni di allergia e sensibilità ai lieviti, che esistono nonostante alcuni neghino. Ad esempio l'esclusione dei lieviti ha portato a remissione della idrosadenite suppurativa in 12 persone.
Aggiornamento 15/11/2019
La psoriasi e la qualità della vita delle persone affette può migliorare con la dieta, e ancora di più con l'attività fisica. Questa la conclusione di una revisione della The Cochrane Library, massimo organo internazionale che si occupa di evidenza scientifica dando ragione a chi ha sempre usato la dieta come supporto a questa malattia. In pratica chi ha sempre negato il legame tra alimentazione e psoriasi dovrebbe chiedere scusa e magari cambiare lavoro.
Aggiornamento 24/11/2019
La quantità di sole che determina un melanoma dipende dalla predisposizione genetica
Le zanzare percepiscono non solo l'anidride carbonica ma anche gli acidi volatili
Aggiornamento 30/11/2019

Si stanno iniziando a caratterizzare le comunità microbiche e fungine delle diverse zone cutanee delle persone con psoriasi, e questo potrà aiutare a personalizzare le terapie con probiotici, antimicrobici e trapianti topici di microbi
Aggiornamento 5/12/2019
Lo zinco nelle malattie dermatologiche può essere d'aiuto nell'acne, nell'idrosadenite suppurativa, nella dermatite da pannolino e nella dermatite atopica.

Tra le infezioni associate con la psoriasi, streptococchi β-emolitici, Staphylococcus aureus, Porphyromonas gingivalis, Candida albicans, Chlamydia psittaci, HIV ed virus dell'epatite C.
Aggiornamento 15/12/2019
Propionibacterium e staffilococchi sono i principali batteri presenti nel cuoio capelluto, e si tengono sotto controllo tra loro. Quando prevalgono i secondi, aumenta il rischio di avere forfora, associata anche al fungo Malassezia spp

Aggiornamento 23/12/2019
I pigmenti presenti nella melagrana possono proteggere dagli eritemi solari
Aggiornamento 26/12/2019

I probiotici in gravidanza riducono il rischio nel nascituro di eczema, parto prematuro, enterocolite necrotizzante e morte. Anche allergie, parto cesareo, problemi intestinali, asma e sepsi si riducono, ma non in maniera significativa.

I probiotici in gravidanza, dopo il parto e dopo i 6 mesi riducono il rischio di dermatite atopica del 33%
Aggiornamento 3/1/2020
Alcune dritte su nutrizione e perdita di capelli
Aggiornamento 19/1/2020
Alcuni cibi, spezie ecc ritenuti salutari possono esserlo anche perché agiscono sui fagi, virus normalmente presenti nel nostro intestino e capaci di tenere sotto controllo la popolazione batterica. Alcuni studiosi hanno sperimentato l'effetto su alcuni batteri patogeni, E. faecalis, B. thetaiotaomicron, S. aureus e P. aeruginosa.
Per esempio il tabasco riduce la crescita dei primi 3. L'effetto è potenziato dalla capsaicina (peperoncino) e dall'aceto.
Anche il NAC (N-acetilcisteina) ha proprietà batteriostatiche, antimicrobiche e antibiofilm. La stevia ha esibito potenziale contro B. thetaiotaomicron e S. aureus. I dolcificanti artificiali invece inducono disbiosi.
Il propoli aumenta i fagi contro B. thetaiotaomicron e E. faecalis.
Alcuni cibi (rabarbaro, caffè, origano e melagrana) invece riducono i fagi, e sono infatti conosciuti come antivirali.
Aggiornamento 23/1/2020
Rimangono i dubbi sulla sicurezza di alcuni composti presenti nelle creme solari, visto che si ritrovano nella circolazione sanguigna
Aggiornamento 9/2/2020
Il probiotico Bifidobacterium animalis subsp lactis LKM512 può ridurre il prurito in persone con dermatite atopica, probabilmente aumentando la produzione di acido kinurinenico
Staphylococcus aureus, batterio spesso presente nella pelle delle persone con dermatite atopica, caratterizza anche circa la metà delle lesioni cutanee delle persone con lupus
Aggiornamento 12/2/2020
Nel modello animale l'inulina, una fibra prebiotica, riduce la crescita del melanoma, modulando la risposta immunitaria grazie al microbiota
Aggiornamento 19/2/2020
Secondo due revisioni degli studi, le persone con idrosadenite suppurativa (acne inversa) possono beneficiare, oltre che del dimagrimento, della restrizione del lievito e dei latticini, e dell'integrazione con zinco, vitamina D, B12 e riboflavina.
Il collagene è efficace nel ridurre rughe e dolori articolari da osteoartrite. Le evidenze per la salute ossea, delle unghie, dei capelli e l'aumento di muscolo sono invece dubbie.
Aggiornamento 7/3/2020
Alcuni nutrienti (vitamina D, omega 3, polifenoli) sono in grado di influenzare i microRNA, molecole che regolano l'infiammazione e la proliferazione dei cheratinociti, avendo così una possibile influenza sulla psoriasi
Aggiornamento 17/3/2020
In uno studio brasiliano i bambini con dermatite atopica hanno abbondanza di bifidi e carenza di lattobacilli
Tra i batteri cutanei coinvolti nell'idrosadenite suppurativa, Prevotella, Porphyromonas spp., Streptococcus anginosus, Staphylococcus aureus; questi batteri creano microlesioni cutanee che facilitano l'infiammazione della pelle. La nicotina è uno dei peggiori fattori ambientali
Aggiornamento 27/3/2020
L'importanza della fibra nel modulare mastociti, l'istamina e quindi la risposta allergica e di malattie come dermatite atopica e colite ulcerosa (e in maniera inferiore Crohn).
Aggiornamento 9/4/2020
In un gruppo di sovrappeso con psoriasi a placche, la dieta chetogenica ha portato, oltre che a dimagrimento, anche a miglioramento della pelle

Aggiornamento 11/4/2020
Si conferma un buon impatto della dieta senza lievito nell'idrosadenite suppurativa (acne inversa), probabilmente grazie a un effetto sul profilo infiammatorio e il microbiota
Aggiornamento 16/4/2020

Propionibacterium acnes è tra i principali batteri cutanei responsabili dell'acne. S. epidermidis invece metabolizza il glicerolo e la protegge limitando P. acnes. Le creme contenenti Lactococchi possono ridurre i mediatori infiammatori prodotti da P. acnes che causano vasodilatazione, edema, degranulazione dei mastociti e rilascio di TNF-alfa. La somministrazione orale di probiotici costituisce una terapia adiuvante alle modalità convenzionali per il trattamento dell'acne da lieve a moderata.
Aggiornamento 26/4/2020
Per ridurre il rischio di allergie alimentari, le linee guida ufficiali "incoraggiano l'allattamento al seno e l'introduzione precoce di alimenti allergenici per i bambini a rischio di allergia alimentare, con un'enfasi sulla diversità alimentare, frutta, verdura, pesce e fonti alimentari di vitamina D durante la gravidanza, l'allattamento e la prima infanzia per tutti i bambini". Probiotici, prebiotici, HMO, omega 3, possedere cani sono tutti fattori che potrebbero ridurre il rischio.

Una dieta materna ricca di dolci e grassi trans è stata recentemente associata ad un aumentato rischio di allergia alimentare nei neonati suscettibili.
Aggiornamento 8/5/2020
La vitamina D può essere utile nell'orticaria spontanea cronica, senza effetti collaterali
Aggiornamento 24/5/2020

Ho letto da poco un commento del solito aspirante debunker secondo cui il nichel alimentare non darebbe problemi nelle persone sensibili, e soprattutto non può essere escluso dalla dieta. Ovviamente non è vero nulla ed esiste una reazione dermatologica che è dose-dipendente nelle persone sensibili, e pur non essendo facile quantificarlo (nei vegetali per esempio dipende dal nichel del terreno) si può aiutare le persone ad avere meno manifestazioni, soprattutto cutanee.
Aggiornamento 26/5/2020
L'importanza del microbiota e della disbiosi, anche fungina, nella dermatite atopica, con polarizzazione TH2
Il complesso rapporto tra vita moderna, microbiota e sistema immunitario alterati e allergie alimentari
Aggiornamento 1/6/2020
"Se un paziente chiede opzioni per la modifica della dieta per migliorare la propria salute cutanea, gli omega3 sono sicuri, economici e ci sono evidenze che suggeriscono un ruolo in numerose malattie della pelle. Pertanto, data l'elevata qualità delle prove, può essere ragionevole suggerire l'integrazione di omega 3. Può rivelarsi particolarmente importante come terapia adiuvante nella psoriasi e nell'eczema, nella chemioterapia e negli effetti collaterali cutanei indotti dai retinoidi e nella fotoprotezione sistemica".