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lunedì 4 marzo 2019

Dieta mediterranea, cosa è e come funziona


Un approfondimento sulla dieta mediterranea (Med Diet), da un articolo di revisione pubblicato sul giornale dei cardiologi americani.

Questo perché molti pensano che la dieta mediterranea significhi mangiare pizza (derivata dai cereali) con mozzarella (latticino) e sugo (derivato dal pomodoro).

https://www.cartoonstock.com/directory/m/mediterranean_diets.asp


Esistono diverse idee su cosa sia veramente la dieta mediterranea (alcuni studiosi ne hanno individuato 34 definizioni diverse) e diversi "score" per valutarne l'aderenza.

In generale si ritiene che la dieta composta prevalentemente da cibo di origine vegetale non processato, con moderate quantità di alimenti di origine animale, la descriva meglio rispetto all'indicazione di singoli nutrienti o alimenti.

"La Dieta Med è definita come un modello alimentare tradizionale riscontato tra le popolazioni che vivevano nel bacino del Mediterraneo durante gli anni '50 e '60 del XX secolo, ma, sfortunatamente, non oggi.

https://freelancedietitians.org/dietitian-blog-posts/some-people-have-all-the-luck/


Le caratteristiche principali della dieta a quei tempi erano un basso consumo di carne e prodotti a base di carne, con un bassissimo consumo di carne rossa (manzo, maiale e agnello erano riservati solo per le occasioni speciali), consumo molto basso o nullo di carni lavorate, burro, gelati o altri prodotti caseari grassi (solo latticini fermentati, formaggio e yogurt venivano consumati in quantità moderate). Presentava un profilo relativamente ricco di grassi a causa dell'abbondante consumo di olio d'oliva, unitamente a un elevato consumo di verdure, frutta, noci, legumi e cereali minimamente lavorati, coltivati ​​localmente (principalmente non raffinati). Un'importante fonte di proteine ​​era rappresentata da un consumo moderato di pesce e frutti di mare, variabile a seconda della vicinanza al mare".

L'olio extravergine di oliva (EVOO) ha un posto primario nella Med, insieme al vino rosso. "Le proprietà antiaterogeniche postulate dell'olio d'oliva sono state presumibilmente attribuite al suo alto contenuto di grassi monoinsaturi (MUFA; acido oleico) e alcune indagini più recenti suggeriscono anche che i polifenoli bioattivi, presenti solo nell'EVOO, ma non negli oli d'oliva raffinati, può contribuire a queste azioni cardioprotettive.
L'EVOO è il prodotto della prima spremitura del frutto dell'oliva matura e contiene molti antiossidanti (polifenoli, tocoferoli e fitosteroli). Si ritiene che oli di qualità inferiore (oli d'oliva raffinati o comuni) siano privi della maggior parte di queste sostanze antiossidanti e antinfiammatorie, perché sono ottenuti con procedure fisiche e chimiche che mantengono il grasso ma portano alla perdita della maggior parte degli elementi bioattivi".

Esistono alcuni dubbi sulla validità di questa dieta e soprattutto su quali alimenti la rappresentano. Alcuni pensano che ci siano interessi economici dietro (lobby dell'EVOO), ma la maggior parte degli studi non sono finanziati dall'industria. Alcuni includono i cereali raffinati e i derivati, ma si è ormai evidenziato l'effetto deleterio di questi alimenti, quindi non vanno inclusi nella dieta originale.
L'alcol si dovrebbe escludere in quanto nutriente non salutare, ma lo si continua a tollerare in modiche quantità. I latticini sono considerati bene da alcuni (in particolare se fermentati) e visti in maniera negativa da altri. Patate e uova rappresentano un altro punto di equivoco, non assimilabili ai cereali le prime e affiancate alla carne le seconde.

I più famosi trial (Lyon, Predimed, Indo-Mediterranean, ecc) ma anche le revisioni sistematiche sono state a vario titolo accusate di bias (errori), interpretazione errata ed eterogeneità dei dati, scarsa qualità, ecc, tuttavia hanno nel complesso buona evidenza e credibilità, e le poche differenze nelle diete proposte hanno nel complesso poca influenza sulla salute cardiovascolare.

La cosa più importante è che i criteri di causalità (detti di Hill), che stabiliscono se 2 eventi (uso della dieta mediterranea e riduzione della mortalità) sono collegati o casuali, sono rispettati: criterio temporale, forza dell'associazione (-30% di rischio), gradiente dose-risposta (più la si segue e più scende il rischio), consistenza (molti lavori pubblicati), plausibilità biologica (la riduzione della mortalità è causata dalla ricchezza in nutrienti della dieta, in particolare polifenoli), specificità (bassa in realtà, perché gli effetti sono molteplici, cardiovascolari, antitumorali ecc), coerenza (le conoscenze sulle malattie cardiovascolari si intersecano con quelle sulla dieta), evidenza sperimentale (anche gli RCT dimostrano efficacia), analogia (diete simili come la DASH hanno effetti simili).

Tra gli effetti biologici quello antinfiammatorio, antipertensivo, antidiabetico, antiaterogeno, vengono ribaditi dagli studi meccanicistici e di intervento .
Negli studi metabolomici, la dieta Med è stata in grado di attenuare gli effetti cardiovascolari dannosi degli aminoacidi a catena ramificata, dei ceramidi, e dei metaboliti dannosi della via del triptofano-chinurenina. Molti altri studi meccanicistici sostengono che le quantità di polifenoli solitamente presenti nella dieta Med sono sufficienti a determinare cambiamenti sostanziali nelle vie metaboliche che svolgono un ruolo chiave nella salute cardiovascolare.

Conclude l'articolo con "Abbiamo dimostrato che esiste un corpus ampio, forte, plausibile e coerente di prove prospettiche disponibili per supportare i benefici della Med sulla salute cardiovascolare. Inoltre, nell'era della valutazione dei modelli alimentari generali, nessun altro modello dietetico ha subito una valutazione così ampia, ripetuta e internazionale dei suoi effetti cardiovascolari. La MedDiet ha superato con successo tutti i test necessari e si avvicina al gold standard per la salute cardiovascolare.

La MedDiet può essere adattata a diverse località geografiche adattandola a caratteristiche individuali come le preferenze alimentari e culturali e le condizioni di salute. La promozione della MedDiet richiede cambiamenti a livello di forniture alimentari, nei sistemi alimentari e nelle politiche di sanità pubblica per migliorare la qualità generale dell'alimentazione di individui, comunità e popolazioni".

Considerazione personale: va benissimo nella popolazione media e sana ma può essere variata, adattata ed eventualmente corretta in base alle condizioni di salute.

Aggiornamento 9/3/2019

Secondo l'ultimo studio prospettico che ha revisionato i dati su oltre mezzo milione di persone, la sostituzione isocalorica del 5% dell'energia degli SFA (grassi saturi) con i MUFA (monoinsaturi) vegetali è stata associata  alla riduzione del 15%, 10%, 11% e 30% di mortalità totale, cardiovascolare (CVD), cancro e malattia respiratoria rispettivamente. La sostituzione isocalorica del 2% di SFA con acido linoleico è stata associata a mortalità totale inferiore (8%), CVD (6%), cancro (8%), malattia respiratoria (11%) e diabete mellito (9%).
L'assunzione di SFA, acidi grassi trans (TFA), MUFA  di origine animale, acido α-linolenico (ALA, omega 3 a catena corta) e acido arachidonico (AA, omega 6 a catena lunga) è stata associata a mortalità più elevata. L'apporto dietetico di PUFA (grassi polinsaturi) marini omega-3 e la sostituzione di SFAs con MUFA di origine vegetale o acido linoleico (LA) sono stati associati a una mortalità totale inferiore da CVD e altre cause specifiche. L'effetto protettivo di LA non sembra valere nelle persone con malattia cardiovascolare.
L'assunzione di AA è stata associata a mortalità totale, CVD, cancro e per malattia respiratoria più elevate. Sebbene sia un derivato di LA, l'assunzione di AA in eccesso può indurre effetti proinfiammatori e protrombotici, e quindi alla base di cambiamenti patofisiologici
Il rischio per la salute osservato con ALA può essere ascritto alla presenza di trans-ALA nel cibo, in particolare quello cotto. A causa della natura della sua struttura (molti doppi legami), l'ALA è da 12 a 15 volte più facilmente trasformabile in trans rispetto a LA e fino al 40% di ALA può essere presente come isomero trans.


"Questi risultati supportano le recenti linee guida dietetiche del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, che raccomandano di eliminare l'assunzione di TFA da alimenti trasformati come cibi fritti, cracker e margarina e di sostituire gli SFA (principalmente da carni rosse) con MUFA e PUFA (presenti negli oli vegetali). Inoltre, i nostri risultati suggeriscono che il consumo di MUFA da fonti vegetali e PUFA da alimenti ricchi di LA e di acidi grassi marini omega-3 dovrebbe essere incoraggiato per la salute generale e il controllo di varie malattie croniche".

Aggiornamento 10/3/2019


Passare da una dieta di tipo occidentale, ricca di grassi saturi e trans, sale e zuccheri ad una dieta di tipo mediterraneo migliora le performance sportive aerobiche in appena 4 giorni.

Tra le cause probabili il miglioramento dei sistemi tampone, i nitrati organici, l'effetto antinfiammatorio e antiossidante

Aggiornamento 10/3/2019


L'olio extravergine d'oliva è uno dei cardini della dieta mediterranea. 
I suoi effetti preventivi sono evidenti per quanto riguarda la protezione dalle malattie cardiovascolari e neurodegenerative, dal tumore al seno e dal diabete,  e sono dovuti alla ricchezza in grassi monoinsaturi e alcuni antiossidanti come idrossitirosolo e oleuropeina. Il claim di protezione dall'ossidazione delle LDL è stato approvato dall'EFSA


I polifenoli di frutta e verdura agiscono sulle cellule adipose, in particolare sui recettori adrenergici, aumentando il consumo calorico, favorendo la trasformazione in tessuto adiposo bruno che consuma energia sotto forma di calore (termogenesi), la nascita di nuovi mitocondri, la lipolisi. Tutto questo in collaborazione con l'irisina

domenica 24 febbraio 2019

Le vie del diabete sono infinite 2


Come già accaduto in precedenza, non mi fa più aggiornare il post sul diabete 😢

Gli aggiornamenti continueranno qui

Aggiornamento 11/1/2019

Uno studio su 300 persone è riuscito a mettere in relazione il metabolismo glucidico con il successo nella perdita di peso.
Le persone con glicemia alta ma insulina bassa perdono più peso (13 kg  dopo 2 anni) con una dieta low carb ad libitum (senza contare le calorie) mentre chi ha insulina alta ha convenienza a usare una dieta ipocalorica con pochi grassi.



Aggiornamento 15/1/2019

Un mix di 17g di proteine whey e 5 di guar (fibra di alga) assunto prima dei pasti ha un modesto effetto nel rallentare lo svuotamento gastrico e migliorare l'emoglobina glicata in persone diabetiche

Aggiornamento 19/1/2019

Il diabete gestazionale aumenta il rischio di disordini legati al metabolismo che sfoceranno in diabete nella prole, indipendentemente dal grasso in eccesso e dalla familiarità per la malattia



Aggiornamento 25/1/2019

L'attività fisica migliora il controllo glicemico anche migliorando il microbiota e riducendo la permeabilità intestinale, 2 cause di infiammazione cronica

Aggiornamento 28/1/2019

Sebbene si specifichi che rimangono importanti nella prevenzione cardiovascolare, l'articolo esamina gli effetti collaterali. delle statine che si riscontrano in una parte ristretta della popolazione.
Attualmente non esiste una definizione universalmente accettata di tossicità/intolleranza alle statine.
Il problema più diffuso sono sicuramente i dolori muscolari, che gli studi osservazionali suggeriscono verificarsi nel 10-15% dei pazienti, con dati clinici che arrivano fino al 30%. Negli studi randomizzati controllati, l'incidenza va da 1,5% al 5% dei pazienti, anche se si ritiene che questa sia una sottostima poiché la maggior parte degli studi esclude pazienti con una storia di intolleranza alle statine.
In generale i problemi sono legati all'alterata funzione mitocondriale e di membrana. Possono aumentare il rischio di diabete, problemi epatici e proteinuria. Le condizioni neurologiche associate all'uso di statine includono ictus emorragico, declino cognitivo, neuropatia periferica, depressione, confusione/perdita di memoria, aggressività e cambiamenti di personalità.
Inoltre problemi legati alla riduzione del testosterone come ginecomastia e problemi riproduttivi.

La carenza di vitamina D può aumentare gli effetti.

Aggiornamento 31/1/2019

L'acido alfalipoico migliora il metabolismo glucidico ed lipidico nella sindrome metabolica

Aggiornamento 7/2/2019

Le persone che hanno assunto amido resistente (da banane verdi) in uno studio della durata di 6 mesi hanno perso grasso, in particolare nell'addome, e aumentato il muscolo. I parametri metabolici riferiti al diabete sono migliorati. L'amido resistente agisce da prebiotico, modulando la flora e l'infiammazione, e migliora la sensibilità all'insulina, favorendo il cambiamento vantaggioso della composizione corporea

Aggiornamento 11/2/2019

L'integrazione di magnesio e vitamina E riduce le ulcere nelle persone con piede diabetico. Migliora inoltre i parametri metabolici (trigliceridi, glicemia, colesterolo), lo stato degli antiossidanti e l'infiammazione
Da una revisione generale sugli effetti del magnesio emerge che riduce fortemente il rischio di ospedalizzazione nelle donne in gravidanza e sia l'intensità che la frequenza dell'emicrania. Riduce inoltre il rischio di diabete e ictus come già noto.


Il 75% delle persone ha livelli inadeguati di vitamina D, per questo molti ricorrono all'integrazione. Il magnesio (Mg) è essenziale nel metabolismo della vitamina D, e l'assunzione di grandi dosi di vitamina D può indurre una grave deplezione di Mg. L'integrazione di magnesio deve essere considerata insieme alla terapia con vitamina D. Infatti la sua carenza causa riduzione dei recettori per la vitamina D, del PTH, aterosclerosi e ipocalcemia. Non esiste un metodo affidabile per verificare i livelli di magnesio nel sangue, ma assumerlo è facile sia con cibi di qualità che con integratori. La supplementazione va ridotta o evitata in caso di problemi renali.


Aggiornamento 13/2/2019

Quali sono i migliori cibi per chi soffre di diabete? Verdure a foglia, cereali integrali, agrumi e frutti di bosco, legumi, semi di chia, yogurt probiotici, patate dolci, pesce grasso, patate dolci e noci.

Aggiornamento 14/2/2019




Senza pensare che sia la soluzione per tutto e che l'effetto sia comunque soggettivo, una donna di 65 anni ha mandato in remissione il suo diabete di tipo 2 che aveva da 25 anni e migliorato la depressione che la affliggeva da decadi in 3 mesi di dieta chetogenica


Aggiornamento 16/2/2019

La supplementazione con ferro in gravidanza previene l'anemia e così riduce i rischi di eventi avversi, ma l'eccesso evidenziato da una ferritina alta aumenta il rischio di diabete gestazionale

Aggiornamento 18/2/2019

Diabete e Alzheimer si confermano legati dall'alterazione del segnale insulinico


Aggiornamento 20/2/2019

L'inquinamento da PM2,5 aumenta il rischio di diabete in uno studio effettuato nella popolazione di Taiwan

Aggiornamento 22/2/2019

Probiotici e simbiotici migliorano il quadro dello stress ossidativo, particolarmente nelle persone con diabete. Attenzione però a non fare mai da soli e agli effetti soggettivi.

I meccanismi dell'insulino-resistenza

Aggiornamento 23/2/2019

C'è un legame tra glicemia alta e perdita di muscolo (sarcopenia).
L'azione dell'insulina, oltre che non abbassare la glicemia, diventa inefficace anche nella stimolazione della trofia della muscolatura che diventa così flaccida e metabolicamente meno attiva. Essendo il diabete tipicamente legato alla sedentarietà, si forma un circolo vizioso con sempre meno muscoli e sempre più grasso e zuccheri nel sangue.


Lo dico da anni... chi aumenta il consumo di frutta oleosa ha il 25% in meno di rischio di mortalità cardiovascolare, il 27% da tutte le cause.


Aggiornamento 25/2/2019

125 g di lamponi dopo il pasto riducono glicemia e insulina in persone prediabetiche. Ma il diabetologo vi dirà di fare attenzione alla frutta perché contiene zuccheri, e di bere tranquillamente il caffè perché ne mettete solo 2 cucchiaini



Aggiornamento 7/3/2019

Il trattamento con melatonina migliora sonno, umore e ansia, parametri metabolici (insulina, sensibilità all'insulina, colesterolo, espressione genica di PPAR e recettore LDL) in donne con PCOS (ovaio policistico). Ma forse è solo l'effetto del sonno ritrovato!


Nelle persone con fegato grasso, la curcumina è efficace nell'abbassare i livelli di colesterolo LDL, trigliceridi, glicemia a digiuno, indice HOMA (insulinoresistenza) peso ed enzimi  AST


1 grammo di vitaminaC al giorno migliora pressione e glicemia postprandiale in persone diabetiche



Aggiornamento 12/3/2019

Lo stato infiammatorio e la sedentarietà (forzata da un infortunio o volontaria) utilizzano vie diverse per indurre insulinoresistenza, ma con lo stesso risultato di far perdere massa muscolare


https://wol-prod-cdn.literatumonline.com/cms/attachment/3f25b202-6d16-42d0-9564-2e8f3053cd9f/tjp13129-gra-0001-m.jpg


Aggiornamento 13/3/2019

I probiotici possono essere utili nel controllo del diabete secondo una revisione sistematica degli studi, senza chiarire quali siano i migliori


Aggiornamento 17/3/2019

L'uso di bibite zuccherate durante o dopo esercizio fisico, soprattutto con alte temperature, determina un danno renale acuto. Questo può portare nel tempo alla malattia cronica (insufficienza renale).


La forza muscolare si associa con ridotto rischio di diabete, quindi sempre meglio fare esercizio coi carichi

mercoledì 30 gennaio 2019

Sicurezza dei pesticidi



Un argomento alquanto spinoso, i pesticidi, o fitofarmaci, molecole sintetiche (o talvolta naturali) utilizzate per proteggere le piante da animali che vorrebbero appropriarsi del raccolto del contadino, ridurre la degenerazione dovuta a muffe e simili ecc.
Gli interessi dell'industria sono multimiliardari, quindi può essere difficile dare un giudizio sereno e privo di interessi.


https://www.adweek.com/creativity/kung-fu-farmer-beats-pesticides-more-cowbell-trippy-spot-stonyfield-yogurt-151148/

L'esposizione ai pesticidi, cronica, acuta, professionale ecc, è associata a rischi: essi possono verificarsi nel breve termine (ad esempio irritazione della pelle e degli occhi, mal di testa, vertigini e nausea) o avere impatti cronici (ad es. cancro, asma e diabete), i loro rischi sono difficili da chiarire a causa del coinvolgimento di vari fattori (ad esempio, il periodo e il livello di esposizione, il tipo di pesticida (relativo alla tossicità e alla persistenza) e le caratteristiche ambientali delle aree interessate). Questo è dovuto al fatto che, in accordo con Darwin, condividiamo vie metaboliche con funghi, insetti ecc, e quello che dà fastidio a loro può far male anche a noi. Il loro uso dovrebbe essere improntato alla riduzione massima di questi rischi.

Sfortunatamente il consumo mondiale è in crescita, nonostante tutti i proclami degli OGM (che promettevano meno pesticidi invece ne favoriscono l'uso, soprattutto di erbicidi) e del miglioramento delle tecniche agricole.



Quanto ne finisce nei nostri piatti?
Secondo quanto ci dicono le autorità, la quantità di residuo non è affatto dannosa per l'essere umano. Cito l'articolo di un collega che spiega come le quantità siano irrisorie e sicure perché nel modello animale la quota di residui non creano osservabili effetti negativi, e nell'uomo vengono corretti riducendo di 100 volte tale livello.

In pratica i valori vengono ottenuti con test su animali (topi o simili), che vivono 3 anni, e il valore al quale non si osservano effetti negativi (NOEL) viene corretto per un parametro di sicurezza per l'uomo, di 100 o talvolta anche 1000. La presenza in dosi ridotte o non rilevabili è dovuta al rispetto dei tempi di carenza, ossia quel periodo che passa tra il trattamento fitosanitario e la raccolta, che consente la "scomparsa" o la riduzione della concentrazione del prodotto fino ai limiti ritenuti accettabili.

Appunto da questi livelli si ricava l'ADI, la dose giornaliera accettabile, che rappresenta una quantità che non crea problemi. In realtà però la legislazione cambia da paese a paese: in Europa le restrizioni sembrano maggiori che negli USA ad esempio, ma alcune sostanze permesse in Europa sono vietate in USA e viceversa. La legislazione è più permissiva negli stati in via di sviluppo. Esistono differenze fino a 9 ordini di grandezza nei limiti nelle diverse legislazioni.


Che succede ai residui che mangiamo? Il nostro fegato ha il compito di trasformare ed espellere, insieme ai reni, quello che arriva nel corpo di indesiderato, ossia assolvono la funzione detossificante. Possiamo quindi dire che in teoria l'antidoto c'è già in frutta e verdura, perché una dieta ad alto contenuto di antiossidanti, phytochemicals ecc stimola il fegato alla sintesi di enzimi della detossificazione. Ma non tutti hanno le stesse "capacità" detossificanti.

Alcune persone hanno dei polimorfismi (varianti di geni) che riducono le loro capacità di allontanamento dal corpo delle sostanze estranee (dette xenobiotiche): ed ecco che alcuni bambini possono essere più proni alla leucemia, alcune persone al cancro, altre al Parkinson ecc. C'è da dire che nelle prove di tossicità si usano topi senza questi "difetti" genetici. Queste persone che hanno altri tipi di metabolismi  possono essere così sotto la soglia di sicurezza della popolazione media.


I dati ufficiali del ministero (2016) testimoniano che pochissimi campioni sono fuori norma, circa l'1%, e circa la metà dei prodotti addirittura non presenta .residui quantificabili.
Nei prodotti per bambini, che hanno limiti più stringenti, solo uno ha residui (su 70 analisi), e comunque sotto i limiti.

Inoltre si evidenzia: "C’è da sottolineare, ad ogni modo, come il superamento occasionale di un limite legale non comporti un pericolo per la salute, ma il superamento di una soglia legale tossicologicamente accettabile. La tendenza decrescente delle irregolarità configura, comunque, una situazione in progressivo miglioramento dal punto di vista della sicurezza dei prodotti alimentari".

Anche le analisi indipendenti danno numeri analoghi, sebbene siano interpretati con più preoccupazione.

L'EPA, l'autorità statunitense, parla di valori simili, e spiega perché. Intanto il 90% degli americani ha livelli di pesticidi individuabili nelle urine, dovuti appunto al fatto che si eliminano grazie al lavoro del fegato e dei reni. Tra l'altro gli USA sono lo stato in cui il consumo appare più in aumento, nonostante le promesse delle nuove tecniche di agricoltura.

Il solito Bressanini ha dedicato un capitolo, pubblicato sul suo libro, dove spiega come i residui siano innocui, il biologico non sia privo di residui, ma anzi alcuni elementi impiegati nel bio come i sali di rame, pur essendo di origine naturale sono molto dannosi ecc.

L'EFSA invece ha pubblicato una megarevisione degli studi nel 2013, con quasi 46000 studi interessati e 600 analizzati in profondità. La sorprendente conclusione è stata che non è possibile trarre una ferma conclusione (sic). Questo è dovuto alla troppa eterogeneità degli studi (diversità del disegno che impedisce di analizzarli congiuntamente) e al fatto che gli studi epidemiologici hanno troppe limitazioni,  fattori confondenti (esposizione professionale, dati autoriportati, ecc).
In pratica per capire veramente cosa succede si dovrebbero prendere 2 gruppi di persone, dare ad uno pesticidi in quantità adeguate e all'altro nulla, ma dicendogli che assumono pesticidi per annullare l'effetto nocebo. Nessun comitato etico lo permetterebbe mai, quindi forse non sapremo mai esattamente cosa succede.

"La gamma di categorie di pesticidi studiati è ampia, ma gli studi molto spesso si concentrano su un'ampia categoria definita di pesticidi, ed è difficile capire a quale pesticida la popolazione è esposta. Gli studi spesso esaminano i pesticidi che sono già stati vietati nelle popolazioni occidentali e nell'Unione Europea".

Gli unici "outcome" (esiti) su cui i ricercatori si sbilanciano sono il Parkinson e la leucemia, che risultano significativamente associati all'esposizione a pesticidi, come già tra l'altro risaputo. "Altri problemi di salute, come i disturbi endocrini, l'asma e allergie, diabete e obesità, si stanno dimostrando ad aumentato rischio e dovrebbero essere ulteriormente indagati". Questo si farà probabilmente grazie alla metabolomica e si utilizzerà un nuovo metodo, chiamato AOP (vie degli esiti avversi), per la valutazione del legame causa-effetto tra esposizione ai pesticidi e malattia.


Per ora l'ultimo documento ufficiale sembra essere il report 2017 (su dati 2015) che afferma un rischio basso proveniente dai pesticidi in agricoltura.

Da più parti scientifiche arrivano quindi delle rassicurazioni sull'agricoltura convenzionale, ma la questione è: veramente questi valori sono innocui?

E se sono così degradabili, perché li si ritrovano nelle acque?

E qual è il rischio accettabile, dato che il rischio zero non esiste?

Esistono alcune zone d'ombra che evidenzieremo in questo post.


Multiresiduo ed effetto sinergico

Uno dei fatti che più lasciano perplessi è che le prove di tossicità vengono fatte su una sola molecola per volta. Quindi non si tiene conto dell'effetto sinergico che possono avere i residui di più sostanze chimiche.

Come regola generale non sembra dare problemi.

Ma dalla comunità scientifica qualcuno denuncia il fatto che negli esperimenti di tossicità si testi solo il prodotto senza gli adiuvanti, che determinano un effetto sinergico, quindi gli effetti su ambiente  (tra cui la moria delle api) e salute siano largamente sottostimati. La presenza degli adiuvanti concorrerebbe a ridurre il livello di tossicità di migliaia di volte, sottostimando così i rischi, e i più tossici sono i fungicidi, che agiscono anche alterando la funzione mitocondriale che è presente ovviamente anche nelle cellule umane.

Da più parti quindi si esprimono preoccupazioni. Che dicono le autorità?

L'EFSA stava per completare gli studi relativi al multiresiduo, ma la pubblicazione del report è stata ritardata fino a giugno prossimo. In questo caso si terrà conto anche dei rischi per la tiroide e il sistema nervoso centrale, e non solo i rischi cancerogeni e riproduttivi, e chissà che non se ne vedano delle belle.

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Residui nelle acque


Abbiamo detto che i fitofarmaci tendono a degradarsi e per questo negli alimenti se ne trovano quantità ridotte o nulle. I residui nelle acque sono però preoccupanti secondo l'ISPRA, in cui ne troviamo oltre 200 tipi.

Questo è dovuto alla idrosolubilità di molti composti, che quindi vengono portati via dalle piogge e si accumulano nei fiumi. Il glifosato è la sostanza che più spesso viola i limiti nelle acque italiane, nonostante sia indicato come "non persistente".


Esposizione lavorativa

Se non si sa se fanno male a chi li mangia, sicuramente fanno male a chi li sparge: i lavoratori che sono a contatto con i pesticidi hanno aumentato rischio di malattie cardiovascolari.

I rischi per i lavoratori agricoli potrebbero essere sottostimati, in particolare si alza il rischio di linfoma non-Hodgkin, e anche tra i giardinieri si alzano i rischi tumorali e si riduce l'aspettativa di vita.


Sistema endocrino


I pesticidi funzionano spesso da interferenti endocrini, ossia capaci di alterare la funzione degli ormoni grazie ad un meccanismo di attivazione dei recettori, e per questo bastano anche dosi bassissime. In particolare creano stress ossidativo che interferisce con delicate funzioni cellulari.

E così influenzano tutti quegli organi sensibili alle concentrazioni, ossia quelli con recettori per gli ormoni sessuali steroidei ad esempio.
Riducono la qualità degli spermatozoi, aumentano il rischio di tumore ovarico

Inoltre gli interferenti endocrini hanno una caratteristica: come nel caso dell'atrazina (erbicida) la curva dose-risposta non è lineare: ciò significa che dosi basse possono essere più dannose di dosi alte.

Gli interferenti endocrini (tra cui i pesticidi) aumentano il rischio di diabete anche alterando la flora o venendo metabolizzati da essa, quindi a seconda della nostra flora abbiamo più o meno rischio di alterato quadro glicemico dovuto ai fitofarmaci.




Glifosato


Un paragrafo a parte lo dedichiamo a questo discusso erbicida.


Ha fatto notizia alcuni mesi fa la condanna al risarcimento per un giardiniere che per anni ha spruzzato glifosato, ma in quel caso si parla di quantità mostruosamente più alte rispetto a quelle contratte col cibo o con passeggiate nei parchi.

Le  quantità rintracciabili nelle urine sono in aumento, almeno negli stati che usano OGM, perché viene spruzzato in quantità industriali per eliminare le erbe dai campi, e gli OGM sono fatti per resistergli.

È in corso una battaglia sulla sicurezza del glifosato: alcuni ricercatori hanno pubblicato che i livelli urinari sono sopra i limiti di sicurezza, e gli viene risposto che i livelli urinari non hanno a che vedere con la pericolosità (si tratta di quello che espelliamo, non che tratteniamo) e che non c'è prova della tossicità del glifosato, in particolare epatica, ai livelli di esposizione correnti.
La controrisposta è che uno studio recente ha mostrato epatotossicità a livelli bassissimi di assunzione con alterazione degli enzimi di ossidazione dei grassi.

Uno studio a lungo termine avrebbe stabilito la sua non cancerogenicità. L'OMS è di diverso avviso, e l'ha inserito tra i probabili cancerogeni, attraverso lo IARC. Anche l'Europa ha espresso il suo parere positivo sul glifosato, ma su di esso pesano conflitti d'interessi palesi.
Anche l'EPA  parla di non  cancerogenicità, e viene accusata di ignorarne le prove, e addirittura di aver copiato il proprio rapporto dagli "scienziati" della Monsanto. La Monsanto accusa l'OMS di aver distorto a sua volta i dati sul glifosato. Appare così difficile fare vera scienza, quella incontrovertibile, se tutti dicono la loro.

In pratica EFSA e EPA, le autorità regolatrici  degli alimenti rispettivamente in Europa e USA, hanno dato pareri opposti a quelli IARC, l'agenzia per il cancro dell'OMS. Perché?
Anche il parere EFSA è ricopiato dagli "esperti" dell'industria (inutile commentare), mentre quello EPA "è basato su 3 ragioni principali":

  1. Nelle tabelle principali compilate da EPA e IARC, l'EPA si basava principalmente su studi normativi non pubblicati commissionati dai dichiaranti, il 99% dei quali era negativo, mentre lo IARC si basava principalmente su studi peer-reviewed in cui 70% era positivo (83 di 118);
  2.  La valutazione dell'EPA si basava in gran parte su dati provenienti da studi tecnici sul glifosato, mentre la revisione dello IARC poneva un forte peso sui risultati delle formulazioni commerciali e sul metabolita AMPA; 
  3. La valutazione dell'EPA si concentrava sulle esposizioni dietetiche tipiche della popolazione generale, assumendo usi legali, per colture alimentari, e non teneva conto né affrontava esposizioni e rischi professionali che sono generalmente più elevati. 
La valutazione dello IARC comprendeva i dati relativi agli scenari tipici di esposizioni alimentari, professionali e incrementate (per diversi motivi, NdT)".

"La valutazione dello IARC si è basata in larga misura su studi in grado di far luce sulla distribuzione delle esposizioni reali e del rischio di genotossicità nelle popolazioni umane esposte, mentre la valutazione dell'EPA ha messo poco o nessun peso su tali prove".

Anche la senatrice farmacologa Cattaneo ha emesso un'opinione per convincerci dell'impossibilità a fare a meno del glifosato. I medici per l'ambiente (ISDE) le rispondono mettendola al suo posto.
La stessa Patrizia Gentilini (ISDE)  ci informa di come la sostanza agisca come interferente endocrino, e solo per questo praticamente non sia possibile formulare una soglia di non tossicità.


Come accennato prima nelle prove di tossicità l'erbicida viene testato da solo, ma nelle formulazioni è tutt'altro che solitario.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S221475001730149X
In particolare ci sono dei contaminanti (metalli pesanti e derivati petroliferi) inseriti volontariamente  o a causa dei processi industriali che modificano il profilo di sicurezza, agendo con effetto "moltiplicante" (sinergico).

A causa di questo "si dovrebbe  gli ADI dovrebbero essere ridotti di diversi ordini di grandezza. In generale, nuovi approcci metodologici che simulano esposizioni reali devono essere applicati ai pesticidi. Nel frattempo, devono essere sviluppati studi tossicologici per una migliore salute ambientale".

Secondo il gruppo di Seralini, il ricercatore francese anti-OGM, i livelli di sicurezza sono molto inferiori, in particolare per gli effetti endocrini

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S027869151530034X

e i ricercatori concludono affermando "È necessaria una ricerca indipendente per rivedere le soglie di tolleranza per i residui di glifosato in acqua, alimenti e mangimi tenendo conto di tutti i possibili rischi per la salute".

Nel caso di questa molecola "il processo di revisione tra pari (peer review) è influenzato negativamente": gli studi finanziati hanno sempre bias (errori) che trascurano alcuni aspetti mentre gli scienziati al soldo delle industrie, secondo Kathleen Cooper, una ricercatrice della Canadian Environmental Law Association,  "spesso sottoscrivono un paradigma di valutazione del rischio che richiede uno standard estremamente elevato di prova del danno prima di accettare qualcosa come tossico", come se non fosse valido il principio di precauzione.

Vari lavori dimostrano la tossicità del glifosato a diversi livelli.

Da una revisione degli studi emerge la mancanza di studi indipendenti sul glifosato e la probabile sopravvalutazione del suo dosaggio di sicurezza. Probabilmente seleziona alcuni batteri patogeni e  resistenti agli antibiotici.

L'esposizione al glifosato in gravidanza altera l'asse tiroideo e gli elementi correlati (espressione genica) nel modello animale, ma si tratta di dosi da esposizione lavorativa.
È sospettato di essere responsabile dell'epidemia di malattie renali tra gli agricoltori in Sri-Lanka.

Nel modello animale, il glifosato altera i neurotrasmettitori (dopamina, noradrenalina e serotonina) cerebrali a concentrazioni ritenute sicure. Nei ratti adulti l'esposizione durante la gestazione altera la trasmissione di particolari neuroni, chiamati glutammatergici, inducendo stress ossidativo e stimolando un comportamento ansioso e depressione. Non si capisce se la quantità di esposizione sia lavorativa o alimentare, ma si parla di subcronica.

La  lunghezza della gestazione si riduce proporzionalmente alla quantità di glifosato espulsa nelle urine delle donne.



Lavaggio

La maggior parte degli studi indicano che lavando frutta e verdura si riducono i pesticidi, quindi sottintendendo che residui ce ne sono quasi sempre.

Lavare le mele con acqua e bicarbonato rimuove più pesticidi dell'acqua solamente. Anche soluzioni con sale o aceto possono essere utili, anche se la mia amica Renata Alleva parla dei limiti di queste metodiche.
National Geographic invece suggerisce di togliere la buccia quando possibile.
Lavare, sbucciare, sbollentare e cucinare sono tutti metodiche che riducono i residui.


Api

Un altro problema non da poco è la moria di api che stanno provocando in particolare i neonicotinoidi, tra l'altro comunemente presenti nel cibo statunitense e cinese, con eventuali ripercussioni sulla salute. Questi insetti impollinatori sono fondamentali per l'agricoltura. La "strage" è ormai certa, nonostante Bayer e Syngenta tentino con studi finanziati da loro di confondere le acque e parlano di risultati "inconcludenti". Gli studi indipendenti infatti confermano, e la moratoria parziale voluta in Europa non ha dato grossi miglioramenti.
Gli insetti  impollinatori sono in grave pericolo e con essi l'agricoltura come la conosciamo.


Biologico

Per cibo biologico intendiamo alimenti prodotti con una certa procedura che escluda fertilizzanti, fitofarmaci ecc di sintesi artificiale. Questo non significa come qualcuno pensa infatti che non si utilizzino "aiutini", ma solo che questi sono sostanze naturali e non di fabbricazione artificiale. Come abbiamo già visto questo non corrisponde necessariamente a qualcosa di più salutare o privo di rischi, ma genericamente si vanno a evitare sostanze chimiche che possono interferire coi nostri metabolismi.

Da analisi fatte, commissionate da un consorzio che comprende Legambiente, ISDE e WWF sembra che in 15 giorni di alimentazione biologica i livelli urinari di metaboliti dei pesticidi diminuiscano drasticamente: ciò testimonia che siamo in grado di disintossicarci, ma non chiarisce se l'esposizione a lungo termine sia dannosa o meno.

Infatti esistono relativamente pochi studi sull'effetto del biologico sulla salute.
Un articolo su Lancet ci informa che chi mangia bio ha meno incidenza di dermatite atopica e che sarebbe bene in gravidanza e allattamento utilizzarlo, per ridurre l'esposizione a sostanze potenzialmente neurotossiche, cancerogene e interferenti endocrine, che possono interferire con lo sviluppo cerebrale e abbassare il quoziente intellettivo.

Un report del parlamento europeo invece ci informa di come il biologico possa ridurre il rischio di antibiotico-resistenza (uno dei problemi futuri per l'OMS) e potenzialmente il rischio di obesità e allergie.
Inoltre si riduce il contenuto di un metallo pericoloso, il cadmio, e si migliorano alcuni profili nutrizionali dei cibi, tra cui il contenuto di omega 3 nel latte.

Sfortunatamente anche il bio può risultare contaminato, ma le quantità sono sempre inferiori al convenzionale.

New Scientist ci dice che l'agricoltura biologica non è sostenibile, perché ha resa inferiore e quindi necessita di più terreno (e quindi maggiore disboscamento) ma basa queste affermazioni su uno studio fatto da un singolo scienziato. Altri studi mettono invece in evidenza il risparmio di emissioni e che risparmiare sui pesticidi (che sono fatti spesso dal petrolio) ridurrebbe le emissioni, sottolineando però che servono altri provvedimenti (riduzione degli sprechi e del consumo di prodotti animali). Anche la FAO è su questa linea.

Un recentissimo lavoro ha messo in evidenza che chi mangia bio ha meno incidenza di tumori. I risultati devono essere confermati in altri studi, ma sono molto interessanti, ed aprono alla possibilità che le quantità di residui ritenuti sicuri non lo siano per nulla.

In uno studio francese, sorprendentemente le carni bio avevano più residui di alcuni inquinanti e metalli (non pesticidi), forse dovuto al fatto di utilizzare animali più "anziani" e quindi che hanno bioaccumulato più a lungo, e all'esposizione a spazi aperti potenzialmente inquinati e alle tecniche di packaging.

Cambiano i nutrienti nei prodotti biologici?
In uno studio della durata di 6 anni si è dimostrato che la tecnica agricola del "biologico" ha consentito alle cipolle di avere molti più antiossidanti, e questo dipende anche dai  microbi presenti nel terreno, poi che questo determini cambiamenti  a livello di salute è un'altro discorso
Secondo una revisione degli studi i vegetali da colture biologiche hanno maggiore quantità di antiossidanti ( e meno cadmio), rispetto al convenzionale. Una teoria attribuisce questo al fatto che, sotto pesticidi, la pianta non ha necessità di proteggersi e quindi non produce le sue difese naturali (quelli che per noi sono antiossidanti).
Anche altri nutrienti come gli omega 3 nella carne sono più alti, ma in quantità poco significative.


Bambini

I prodotti per bambini sono sottoposti ad una legislazione specifica, con limiti molto più restrittivi, e l'EFSA stessa ha ordinato di rivederli ulteriormente al ribasso. L'Academy dei pediatri USA (AAP) invita a ridurre l'esposizione ai pesticidi dei bambini, per le loro ridotte capacità detossificanti.
"L'esposizione prenatale e infantile ai pesticidi è associata a tumori pediatrici, diminuzione della funzione cognitiva e problemi comportamentali".
Inoltre "l'AAP raccomanda ai pediatri di acquisire familiarità con gli effetti dell'esposizione acuta e cronica ai pesticidi. I pediatri dovrebbero anche collaborare con scuole e agenzie governative per difendere i metodi meno tossici di controllo dei parassiti e per informare le comunità quando vengono usati pesticidi nell'area. Si raccomandano azioni specifiche relative al marketing, all'etichettatura, all'uso e alla sicurezza dei pesticidi per ridurre al minimo l'esposizione dei bambini".

Un report dell'UNICEF di circa un anno fa segnalato dalla mia amica Renata Alleva ci informa come i bambini possano essere i più colpiti ed esposti all'uso di pesticidi.

I piretroidi sono una classe di insetticidi che agisce da interferenti endocrini. Recentemente si è visto nei topi che l'esposizione a queste sostanze anticipala pubertà, condizione associata con più alto rischio di tumore ai testicoli, e questo succede ai livelli corrispondenti all'esposizione dei bambini. Inoltre alterano il comportamento dei bambini a dosi ritenute sicure.

Utilizzare pesticidi in ambiente domestico aumenta il rischio di leucemia nei bambini.

Fertilità e gravidanza

Uno degli aspetti che può essere alterato dall'esposizione a sostanza e chimiche tra cui i pesticidi e la fertilità. I problemi di fertilità sono crescenti nella popolazione e questo proprio a causa (anche) dell'inquinamento.

Uno studio effettuato in una zona della California (San Joaquin Valley) ha evidenziato che stare vicino alle aree agricole di vasto spargimento di pesticidi aumenta i difetti alla nascita del 9% e le complicazioni come il parto pretermine.

I pesticidi riducono l'efficacia dei trattamenti per la fecondazione assistita e in generale dosi di esposizioni "tipiche" si associano con aumento di conseguenze riproduttive avverse.

L'autore dello studio consiglia quindi di utilizzare la versione bio per i vegetali che più trattengono residui, soprattutto se si cerca una gravidanza, mentre non sembrano problemi per quelli con scarso residuo (vedi le conclusioni).



I pesticidi possono anche aumentare il rischio di ipertensione gravidica.




Altri problemi di salute legati ai fitofarmaci

Alcuni pesticidi, anche se presenti in quantità residuali ritenute sicure, possono aumentare il rischio di Parkinson in persone geneticamente predisposte. Uno dei responsabili ambientali del Parkinson è un  pesticida, il noto paraquat,  fortunatamente vietato in Europa, ma molto usato in Asia. Questo pesticida genera specie ossidanti (ROS). A seconda della nostra genetica queste molecole sono più o meno dannose e aumentano il rischio della malattia.
Anche il rotenone, che è utilizzato nel biologico, potrebbe aumentare il rischio di Parkinson

Secondo una review sullo stato del magnesio, alcuni pesticidi comunemente utilizzati riducono la disponibilità di questo minerale nei vegetali, molto importante per la fisiologia umana.

Gli agenti ambientali (pesticidi e erbicidi) che alterano la funzione mitocondriale si scopre oggi essere alla base di molte malattie, in particolare rallentamento del metabolismo: molti studi evidenziano per esempio legami tra insetticidi e diabete, come segnala Chris Kresser.

Nonostante sia stato bandito da anni, il DDT persiste nella catena alimentare, essendo molto poco degradabile. 
In questo studio i ricercatori hanno evidenziato come nel sangue delle mamme di bambini autistici sia più presente un suo metabolita, evidenziando un possibile legame causale.
Una prima evidenza del legame tra pesticidi (DDT, ma non PCB) nel sangue materno e autismo si era avuta da uno studio già ad agosto scorso.
Un altro possibile legame è dato dalla presenza di mercurio nell'ambiente. L'autismo si riscontra molto più nei maschi che nelle femmine, e la colpa potrebbe essere di questo  metallo pesante, che inattiva un enzima (chiamato PON1) capace di detossificare il corpo, in particolare dai pesticidi organofosfati. Però questa inattivazione è stata osservata solo nei maschi. Le femmine mantengono la capacità di liberarsi dei pesticidi e si ammalano meno.
La supplementazione con folati in gravidanza sembra ridurre (tra le altre cose) il rischio di autismo collegato con l'esposizione a pesticidi.


I residui di pesticidi (assieme ad altri contaminanti, additivi ecc) hanno forte potenziale di alterazione del microbiota, ma mancano studi sull'uomo.

L'esposizione ai pesticidi aumenta il rischio di SLA ed è una delle cause ambientali della fatica cronica. Chi ha sensibilità chimica multipla ha problemi a detossificarsi dai pesticidi (e tante altre sostanze organiche).


Anche gli insetti, come i batteri nei confronti degli antibiotici,  sviluppano resistenza ai pesticidi grazie alla loro rapida capacità di evoluzione, e così i vecchi fitofarmaci non funzionano sempre bene e bisogna trovarne di nuovi o sviluppare altri tipi di lotta. Anche i funghi stanno diventando resistenti ai composti antifungini  utilizzati per la conservazione e come protezione. Questo mette a rischio la produzione mondiale di cibo.

Conclusioni



L'alimentazione ha un impatto importante sui cambiamenti climatici e sull'inquinamento globale. Le linee guida per ridurre il suo impatto ambientale ci indicano di consumare meno prodotti animali, soprattutto da ruminanti, più alimenti vegetali, ridurre gli eccessi di consumo e sprecare meno cibo.

Anche i pesticidi di sintesi hanno un forte impatto ambientale, e l'agricoltura biologica sembra averlo minore ma inevitabile anch'essa.

Dal punto di vista dei meccanismi biologici, l'esposizione a questi composti può causare o essere concausa di molte malattie, tra cui sindrome metabolica, malnutrizione, aterosclerosi, infiammazione, danno ai nervi e suscettibilità alle malattie infettive e invasione di agenti patogeni. Dovendo applicare correttamente il principio di precauzione, li si dovrebbe ridurre sicuramente.

Ridurre il loro uso senza effetti negativi sulla produzione di cibo è doveroso e possibile.

Genericamente possiamo dire che, per le conoscenze attuali, il rischio di effetti negativi è basso, ma alcune persone con elevata esposizione, non solo lavorativa, ma anche appartenenti a gruppi a rischio, possono avere un rischio più alto, specie se portatori di varianti genetiche.
Senza fare terrorismo, le prove di tossicità non sono idonee a stabilire cosa succede nella vita reale, perché non considerano il multiresiduo, i difetti nella detossificazione, la breve vita dell'animale da esperimento rispetto all'uomo, l'esposizione cumulativa ad altre sostanze che naturalmente entrano in contatto con noi nella vita di tutti i giorni, inquinamento atmosferico, altri comportamenti come fumo e consumo di alcolici che aumentano il rischio, e quindi non sono necessariamente affidabili.

L'uso del biologico oltre ad essere potenzialmente migliore per la salute lo è sicuramente per il nostro ambiente  e per gli insetti impollinatori.


Alcunii gruppi a rischio come bambini e gestanti hanno livelli di tolleranza minori, e a loro dovrà essere rivolta più attenzione.

Intatto possiamo iniziare a ridurre il consumo dei vegetali che tendono a ritenere più sostanze, la famosa sporca dozzina






https://www.facebook.com/MetagenicsInc/photos/a.816570808354799/2690822904262904/?type=3&theater


e cercare invece di privilegiare i 15 più puliti

http://www.sustainablebabysteps.com/dirty-dozen.html
Tenere il nostro microbiota in ordine, dato che ci aiuta a smaltire i residui, è un altro piccolo pezzo del puzzle, e questo può essere fatto anche integrando i lattobacilli.

Mangiare frutta e verdura con residui appare comunque essere più salutare che non mangiarne.

Si dovranno applicare nuove tecniche per mantenere i ritmi di alimentazione attuali per i miliardi  di persone sulla Terra con ridotto uso di pesticidi, e un altro problema è che metà dei prodotti vegetali del mondo viene destinata a nutrire animali da macello.

Aggiornamento 1/2/2019


La pubertà precoce nelle donne è associata a più alti tassi di obesità, malattie cardiovascolari, sindrome dell'ovaio policistico e alcuni tipi di cancro (seno). Da alcuni anni si è verificato un aumento di menarca precoce, e gli scienziati pensano sia dovuto a fattori ambientali come gli interferenti endocrini.
"L'esposizione a determinate sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino nel nostro ambiente può essere un fattore significativo". ha detto la prof Harley. La sua ricerca presso l'Università della California ha dimostrato che le figlie di madri con alti livelli di dietil-ftalato, triclosan, fenoli e parabeni nei loro corpi durante la gravidanza sono entrati nella pubertà prima dei loro coetanei. Queste sostanze chimiche si trovano comunemente in una vasta gamma di cosmetici, dentifrici, saponi e altri prodotti per la cura personale.
Il mio consiglio è sempre di evitare cosmetici che presentano questo tipo di sostanze chimiche di sintesi, e vivere in maniera più vicina alla natura.

Mi preoccupa vedere persone più turbate da sostanze naturali come l'Amanita muscaria, il pesce palla velenoso, gli scorpioni e i morsi dei cobra (che hanno morbilità quasi 0) che da queste sostanze artificiali, tuttavia esistono anche sostanze naturali che funzionano da interferenti endocrini, e sono da evitare in gravidanza, come il tea tree oil o la lavanda.

Aggiornamento 3/2/2019

La senatrice Cattaneo viene smentita nelle sue tesi sul glifosato da alcuni epidemiologi

Un documento da sottoscrivere per promuovere l'agricoltura biologica

Aggiornamento 9/2/2019

La senatrice Cattaneo continua a fare propaganda, e viene continuamente corretta.

Aggiornamento 15/2/2019

Pare ci sarà più trasparenza nelle procedure EFSA sui pesticidi, grazie al comitato Stop glifosato.

Interessante articolo di Renata Alleva sulla tossicità del chlorpyrifos e sulla convenienza a magiare bio.



Aggiornamento 18/2/2019

La puntata di PresaDiretta "Attacco al cervello" dove si spiega come interferenti endocrini, pesticidi, plastiche ecc interferiscano con la tiroide e così con lo sviluppo cerebrale, riducendo la capacità intellettiva delle nuove generazioni. Spesso queste sostanze sono permesse grazie agli interessi dell'industria, escludendo gli studi indipendenti



Aggiornamento 15/2/2019

Spesso si pensa all'asma come una malattia senza causa, che colpisce per caso.
Ma tra le cause vi è l'esposizione a composti chimici che respiriamo anche nell'aria di casa (o di scuola per i bambini) e sono presenti nei detergenti, profumi per l'ambiente, vernici ecc, e, agendo sia sul tessuto adiposo che sul sistema immunitario, rappresentano un legame tra obesità e asma.

Questi composti mimano l'effetto degli ormoni sessuali e tiroidei, e agiscono anche a concentrazioni bassissime.


Aggiornamento 28/2/2019

Alti livelli di sostanze inquinanti come pesticidi, PCB e ritardanti di fiamma contribuiscono alla progressione della SLA (sclerosi laterale amiotrofica)



Aggiornamento 5/3/2019

PCB e ftalati riducono la fertilità maschile, e li si riscontrano nell'alimentazione e in molti oggetti e plastiche di uso comune.

Secondo un'analisi degli studi su animali e sull'uomo, nei gruppi ad alta esposizione (come quella lavorativa) il glifosato aumenta il rischio di linfoma non-Hodgkin del 41%


Aggiornamento 7/3/2019

L'inquinamento atmosferico stimola l'infiammazione.

Da questo deriva l'aumentato rischio cardiovascolare che hanno le persone che vivono in aree inquinate: l'infiammazione sistemica porta a rottura della placca e aumentato rischio di formazione di coaguli (trombi)


Aggiornamento 12/3/2019

La Cattaneo, anziché dedicarsi alle neuroscienze, continua la sua battaglia contro il biologico, prontamente smentita, dati alla mano, da Salvatore Ceccarelli, agronomo, di cui pubblico il post

Spero che sia ormai chiaro a tutti come questa cosa funziona: i giornali da mesi pubblicano solo quello che dice Elena Cattaneo che anche qui dice una mezza (anzi 2/12) verità' e almeno due menzogne nella stessa frase:
1. 2/12 di verita':
Leggete "Reganold, J.P., Wachter, J.M., 2016. Organic agriculture in the twenty-first century.Nature Plants 2:15221".
Notate la rivista perche La Cattaneo dice che non esistono prove scientifiche. In questo lavoro convenzionale e biologico vengono confrontati sulla base di 12 parametri molti dei quali di tipo ecologico/ambientale/sociale/medico. Il biologico vince 10 a 2 e guarda caso i due sono la produzione che in bio e' più bassa (ma non del 50%) e il valore nutritivo. I soli due di cui la Cattaneo parla;
2. produce.fino al 50% in meno
Leggete cosa dicono Seufert, V., Ramankutty, N., Foley. J.A., 2012. Comparing the yields of organic and conventional agriculture. Nature 485: 229–232.
Come vedete insisto su Nature, da tutti considerata le 3-4 riviste più autorevoli.
Si parla del 25% in meno come media di 62 studi e 316 confronti basati su 34 colture diverse con casi in cui il biologico produce il 20% in più'
Non dovete credere a me. Io vi sto dicendo quello che dicono riviste del tutto rispettabile. Dovreste chiedere alla Cattaneo perche' riferisce solo il dato più' negativo estrapolandolo dal contesto

3. richiedendo il doppio della terra
Leggete Muller, A.et al. 2017. Strategies for feeding the world more sustainably with organic agriculture. Nature Communications 8
Loro fanno un'analisi molto complessa considerando gli effetti combinati di diverse % di biologico, di diversi effetti del cambiamento climatico, di diversi livelli di riduzione degli sprechi alimentari, e di diversi livelli di riduzione delle superfici destinate ad alimenti animali. Nella peggiore delle ipotesi ci sarebbe bisogno del 71% di terra in più' che e' sempre tanto ma e' anche molto meno di quello che dice la Cattaneo, la quale non dice che esistono combinazioni di questi diversi fattori che potrebbero far risparmiare il 35% della terra, e che se tutta l'agricoltura al mondo diventasse biologico, intervenendo sui fattori di cui sopra servirebbe soltanto il 7% di terra in piu'


Aggiornamento 15/3/2019

Mentre la senatrice Cattaneo ci informa che il biologico è una favola, l'ONU ci avverte che ci sono 200 mila morti all'anno per avvelenamento acuto da pesticidi  soprattutto nei paesi in via di sviluppo, e invita a utilizzare e regolamentare pratiche agricole sostenibili e meno dannose per l'ambiente e per l'uomo. 


Aggiornamento 20/3/2019

La posizione della Cattaneo è ideologica e ignora la letteratura scientifica in merito