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martedì 15 settembre 2020

Coronavirus e COVID19: come difendersi dalle bufale

Articolo divulgativo (ma referenziato scientificamente), mi auguro a misura di non addetto ai lavori, in cui cerco di smentire alcune delle fake news sul coronavirus SARS-CoV2 e la malattia COVID-19 che ne deriva, che attualmente ha causato quasi un milione di morti nel mondo. Purtroppo non vedere da vicino la malattia ci spinge a sottovalutarla, e vedo anche le bacheche dei miei amici piene di complottismo supportato da zero prove. 
L'introduzione è presa da un articolo di JAMA, giornale dei medici americani, chi non fosse interessato può saltare alla seconda parte 😉


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La malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) è una malattia causata da un nuovo coronavirus, la sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV-2).

I coronavirus sono una delle cause del comune raffreddore, ma il SARS-CoV-2, che probabilmente proveniva dai pipistrelli, causa una malattia più grave in molti pazienti.

Sintomi e diagnosi

I sintomi si verificano in media circa 5 giorni dopo l'esposizione al virus. Quasi tutti i pazienti sviluppano sintomi entro 12 giorni. Pertanto, un autoisolamento di 14 giorni è raccomandato per le persone che sono state probabilmente esposte al virus. I sintomi più comuni sono tosse, febbre e mancanza di respiro; la maggior parte dei pazienti con COVID-19 ne ha almeno 1. Altri sintomi comuni includono dolori muscolari, affaticamento, nausea, vomito e diarrea. Le persone possono anche avere una perdita o un cambiamento nel senso del gusto e dell'olfatto.

COVID-19 viene tipicamente diagnosticato da un tampone del naso che misura il coronavirus. Esistono anche esami del sangue che possono misurare l'esposizione recente al virus, ma questi non mostrano risultati positivi fino a 1-3 settimane dopo l'inizio dell'infezione.

Progressione e trattamento della malattia COVID-19

Il virus in genere entra attraverso gli occhi, la bocca o il naso, quindi viaggia lungo la gola, dove può causare la tosse. In alcuni pazienti, il virus entra nei polmoni e può causare polmonite. La polmonite porta al liquido che riempie le sacche d'aria nei polmoni, il che rende difficile la respirazione. La maggior parte dei pazienti con polmonite deve essere ricoverata in ospedale e trattata con ossigeno. Alcuni pazienti si ammalano gravemente e necessitano di supporto vitale come la ventilazione meccanica. Circa 1 paziente su 20 con COVID-19 muore. Tuttavia, i tassi di mortalità variano notevolmente in base all'età, da 1 su 900 pazienti di età compresa tra 18 e 29 anni a 1 su 34 di età compresa tra 50 e 64 anni e 1 su 3 di età pari o superiore a 85 anni.

È probabile che i pazienti con COVID-19 presentino affaticamento e riduzione delle energie per 6-8 settimane. Può essere difficile riprendere la stessa attività e lo stesso esercizio di prima del COVID-19, ma è importante rimanere attivi e aumentare gradualmente l'esercizio. Per la maggior parte dei pazienti, la funzione polmonare torna alla normalità dopo la polmonite.

Attualmente non esiste un vaccino per ridurre il rischio di COVID-19. Diversi potenziali vaccini sono in fase di sviluppo, che potrebbero aiutare a prevenire il COVID-19 in futuro. Per la maggior parte dei pazienti, il trattamento è di supporto. Gli antibiotici non funzionano per questa malattia virale. Gli studi stanno testando molti farmaci antivirali, nonché farmaci per modificare la risposta del corpo al virus. Per alcuni pazienti ospedalizzati, possono essere utili farmaci antivirali e steroidei". (NB: Il cortisone è stato approvato dall'OMS dopo l'uscita dell'articolo)

Ed ecco le principali bufale revisionate attraverso un processo di fact-checking:

Sono morti di trombosi

È vero che qualcuno l’ha definita in estrema sintesi una malattia dell’endotelio, il tessuto che riveste l'interno dei vasi. Un recentissimo studio italiano ha mostrato come la mortalità sia estremamente alta in chi abbia contemporaneamente danno alveolare e capillare (ossia polmoni e vasi), e questo può essere predetto dal D-dimero alto (simboleggiante una forte attività di coagulazione e degradazione della fibrina). I trombi (coaguli di sangue) sono tra le ragioni, ma le morti avvengono per molteplici cause, e il vantaggio di una terapia anticoagulante, che può essere fatta, non è certo in tutte le persone, perché può anche indurre emorragie  e non vi è una cura standardizzata con anticoagulanti nelle persone con COVID. Secondo il report dell'ISTAT "le complicanze di COVID-19 più frequenti che portano alla morte sono la polmonite (riscontrata nel 79% dei casi di decesso) e l'insufficienza respiratoria (55%), ma oltre a queste compaiono lo shock (6%), la sindrome respiratoria da distress acuto (6%), complicanze cardiache (3%), sepsi e infezioni non specificate (3%)." Nelle persone che muoiono nei primi giorni sembra però prevalere lo shock settico e l'insufficienza multiorganica, in particolare polmonare, dovuto al danno iniziato dal coronavirus, concludendo che "la maggior parte dei pazienti è morta di COVID-19 con il contributo di condizioni di salute preesistenti al meccanismo della morte" (diabete, obesità, ipertensione ecc). 

Hanno vietato le autopsie

La circolare del Ministero poneva, giustamente, paletti precisi per realizzarla, ma non le ha mai vietate, semplicemente dovevano essere fatte in condizioni di sicurezza. Anche in altre parti del mondo “molti ospedali e patologi, per paura di infezioni e attrezzature insufficienti, inizialmente hanno evitato di condurre autopsie su coloro che erano morti a causa di COVID-19”. Le autopsie, effettuate poi in condizioni appropriate, hanno comunque rivelato una “malattia terribile” che colpisce vari distretti, con microtrombi, angiopatia, tromboembolismo venoso, dovuti a uno stato procoaugulante e infiammatorio legato alla “tempesta di citochine”, miocarditi e varie forme di coinvolgimento sistemico (cioè in tutti gli organi, soprattutto reni).

 

Li hanno ammazzati pompandogli aria nei polmoni

Secondo una review del 20 luglio (quindi non a inizio epidemia, quando sapevamo pochissimo della malattia), “L'intubazione endotracheale e la ventilazione meccanica devono essere effettuate il più presto possibile indipendentemente dal fenotipo della polmonite da COVID-19, quando i segni di distress respiratorio sono associati alla grave ipossiemia.”  

Secondo JAMA “circa il 5% dei pazienti con COVID-19 e il 20% di quelli ricoverati in ospedale presentano sintomi gravi che richiedono cure intensive. Più del 75% dei pazienti ospedalizzati con COVID-19 necessita di ossigeno supplementare.  Il trattamento di ventilazione meccanica rimane quello elettivo in caso di difficoltà respiratorie fin quando non si trovano rimedi alternativi.

 

I morti sono inventati

Secondo una ricerca pubblicata dagli statistici italiani non vi è esagerazione nei morti, anzi. “I nostri risultati mostrano che il conteggio ufficiale dei decessi di COVID-19 in Italia ha sostanzialmente sottostimato l'effettivo aumento della mortalità correlata alla pandemia, come anche in altri paesi. Potrebbero esserci diverse spiegazioni, inclusi decessi aggiuntivi direttamente correlati al virus, decessi correlati a condizioni di salute sottostanti esacerbate dal virus e cure ritardate dal non poter usufruire degli ospedali o dalle richieste agli ospedali di prendersi cura dei pazienti COVID-19”. Questo è stato particolarmente notato in Lombardia e per gli uomini sopra i 65 anni.  



Il grafico spiega benissimo l'aumento dei morti nel periodo marzo-aprile 2020 rispetto agli altri anni.

Solo gli operatori sanitari nel mondo morti e censiti sono 1800, il più giovane di 20 anni. Nessuna epidemia moderna ha fatto tanti decessi tra gli operatori sanitari. E senza di loro se finiamo in ospedale siamo f...regati. 

La mascherina lascia passare i virus, non è efficace ecc.

Tutti gli studi convergono sul fatto che la mascherina, insieme a lavaggio mani e distanziamento sociale, sia efficace. In uno studio effettuato a Parigi che ha tracciato l’andamento del virus, è stato mostrato chiaramente che “La mascheratura universale, il rinforzo dell'igiene delle mani e i DPI con mascherine mediche per la cura dei pazienti hanno consentito la protezione del personale sanitario e il contenimento dell'epidemia. Le trasmissioni residue erano correlate a esposizioni persistenti con pazienti o colleghi non diagnosticati e non a contatti con bambini che frequentavano strutture di assistenza fuori casa.” 

In generale l’uso della mascherina è un fattore positivo che riduce il rischio di contagio e il suo uso è fortemente consigliato 

Fuck You Coronavirus - Funny Covid 19 With FU Middle Finger Cursing the  Coronavirus - Hilarious Humor - Black Version - Fuck Coronavirus - Maschera  | TeePublic IT
 https://www.teepublic.com/it/maschera/10415892-fuck-you-coronavirus-funny-covid-19-with-fu-middle


La mascherina crea acidosi

Questa bugia messa in giro da diversi blogger è stata smentita da diversi fact-checker. 

I movimenti NoMask sono guidati da ipotesi antiscientifiche.

Gli asintomatici non sono contagiosi

Possono essere circa il 45% degli adulti infettati, sono contagiosi per settimane, oltre la metà degli asintomatici appaiono contagiosi  così come i bambini. I bambini hanno una contagiosità simile a quella degli adulti. Anche nella fase di incubazione si è contagiosi.

 

Positivi non vuol dire malati

Non è così semplice, lo spiegano 2 medici nel blog di Patto per la scienza: la presenza del virus (infezione) può essere già considerata malattia, anche in assenza di sintomi. 

In ogni caso i positivi, come detto prima, possono essere contagiosi anche se asintomatici e diffondere il virus a persone deboli e a rischio. Devono stare in quarantena.

Si muore col COVID e non di COVID

Come spiega il sito Medscape, chi dice questo semplicemente non capisce le malattie infettive. Nel 94% delle persone morte con COVID in USA, vi è una o più comorbilità, in media 2,6. Solo il 6% delle persone quindi non ha altre condizioni morbose nel certificato di morte. Ma questo non significa che la morte sia dovuta ad altre condizioni. “La stragrande maggioranza aveva condizioni come insufficienza respiratoria, coaguli di sangue e ictus, che possono essere causati dal coronavirus stesso. Altri avevano malattie antecedenti come ipertensione, insufficienza cardiaca, sepsi e diabete, che potrebbero essere state condizioni preesistenti. […] Ma le condizioni quali arresto cardiaco, insufficienza renale, insufficienza epatica, sepsi, fibrosi polmonari, ecc. possono tutte verificarsi dopo l'infezione da SARS-CoV-2, portando alla morte", ha scritto il virologo McNamara. L’infettivologa Edwards aggiunge: “SARS-CoV-2 è più letale di altri virus. A volte si possono avere più fattori - quattro, cinque, sei fattori che contribuiscono - ma la causa principale di morte ", ha spiegato." nel 95% dei decessi correlati a COVID, era il virus, insieme agli altri fattori. "


 Non è una malattia grave, non lascia strascichi, è come un’influenza

È vero che molte persone guariscono o addirittura superano l’infezione in maniera asintomatica, senza neanche accorgersi magari. Ma molte persone continuano ad avere problemi per mesi. Recentissimo caso di persona che è morta 6 mesi dopo l’infezione affrontata in maniera moderata (ricovero senza complicazioni) per i danni inferti dal virus ai suoi organi.

Infatti COVID19 è una malattia che può colpire in maniera multiorgano, non solo l’apparato respiratorio, ma anche reni, cervello, cuore, intestino. In particolare tutti i tessuti che esprimono il recettore ACE2.  

Uno dei peggiori può essere la fibrosi polmonare (che è anche una delle cause di morte), condizione che altera la funzione del tessuto polmonare, e può essere rilevata anche mesi dopo la guarigione. Sebbene la maggior parte dei sopravvissuti possa tornare al lavoro e alla vita normale, un numero significativo di loro mostrerà anomalie nella ventilazione residua e nella diffusione dei gas nel sangue. In uno studio il 56% delle persone mostra riduzione della funzione respiratoria ancora dopo 3 mesi

La severità e la mortalità sono spesso correlati con il sovrappeso, soprattutto quello concentrato nella fascia addominale, che da anni sappiamo essere connesso con l’infiammazione di base, condizione probabilmente essenziale la manifestazione di sintomatologia degna di nota.  

Il CDC americano indica come patologie (assieme all’obesità) che aumentano il rischio di COVID19 severa: tumori, malattie renali, diabete, BPCO, stato di immunodepressione, diabete e cardiopatie. Persone fumatrici, con asma, malattie neurologiche, epatiche, polmonari, ipertensione, gravidanza, diabete di tipo 1 sono ugualmente a rischio per COVID severo.

Questi fattori di rischio sono validi a tutte le età.

In uno studio USA è stato visto che “I giovani adulti di età compresa tra 18 e 34 anni ricoverati in ospedale con COVID-19 hanno sperimentato tassi alti di esiti avversi: il 21% ha richiesto terapia intensiva, il 10% ha richiesto ventilazione meccanica e il 2,7% è morto. Questo tasso di mortalità intraospedaliero è inferiore a quello riportato per gli anziani con COVID-19. Obesità patologica, ipertensione e diabete erano comuni e associati a maggiori rischi di eventi avversi. I giovani adulti con più di 1 di queste condizioni hanno affrontato rischi paragonabili a quelli osservati negli adulti di mezza età senza condizioni di rischio”.

In generale, anche se la malattia è negativizzata, possono permanere alcuni sintomi per mesi, come stanchezza, tosse, respiro corto, emicrania, dolori alle articolazioni. L’87% dei guariti riporta la persistenza di almeno un sintomo, secondo uno studio italiano. Le persone possono avere necessità di riabilitazione specifica

 La formazione di trombi può danneggiare in particolare fegato e reni. Probabilmente molte conseguenze sono ancora ignote e si manifesteranno nei mesi a venire.

Alcune conseguenze post COVID possono essere malattieneurologiche e autoimmuni (alcuni casi di sindrome di Guillain Barré, tiroiditi, LES, o malattie neurodegenerative.

Un recentissimo studio ha evidenziato, attraverso risonanza magnetica, che il 15% di un campione di sportivi che avevano recuperato dal COVID aveva segni di miocardite, con conseguente rischio di morte improvvisa.  

Nei bambini la malattia è solitamente benigna e non grave ma in diversi casi ha lasciato strascichi, come una sindrome infiammatoria  multisistemica, simile alla Kawasaki, che spesso dà coinvolgimento cardiaco, e aumenta il rischio di diabete di tipo 1. 

Una buona notizia è che per il momento non sembra possibile reinfettarsi, ma i casi riferiti di seconda infezione sembrano essere infezioni che non si erano negativizzate completamente.



La cura al plasma di 200mL costa poco e guarisce tutti

Purtroppo, sebbene qualche caso aneddotico abbia probabilmente mostrato qualche vantaggio, sui grandi numeri non si evidenziano risultati particolari nella terapia col plasma iperimmune, in particolare se non iniziato subito.

Ridurre il rischio di contagio è un dovere civico e si può fare con semplici accorgimenti che risultano piccoli sacrifici rispetto al rischio di ammalarsi della malattia

https://www.facebook.com/WHO/photos/a.167668209945237/3538127066232651/



Gli aggiornamenti su COVID-19 verranno inseriti (anche) qui.

Aggiornamento 16/9/2020

Quanto resiste il coronavirus sulle superfici?
"I ricercatori hanno scoperto che il coronavirus può rimanere in vita sulle superfici. Uno studio del New England Journal of Medicine (NEJM) di aprile ha dimostrato che il nuovo coronavirus può sopravvivere su plastica e acciaio inossidabile fino a 3 giorni e su cartone fino a 1 giorno. Un altro studio cinese ha scoperto che il virus può viaggiare sulle suole delle scarpe. Ma i risultati di studi come questo hanno portato alcune persone a esagerare il rischio di trasmissione di COVID-19, afferma Emanuel Goldman, PhD, professore di microbiologia, biochimica e genetica molecolare presso la New Jersey Medical School della Rutgers University. In una risposta pubblicata su The Lancet Infectious Diseases lo scorso maggio, ha scritto che lo studio NEJM ha utilizzato concentrazioni del virus molto più elevate di quelle che le persone potrebbero trovare nel mondo reale. "A mio parere, la possibilità di trasmissione attraverso superfici inanimate è molto ridotta e solo nei casi in cui una persona infetta tossisce o starnutisce in superficie e qualcun altro tocca quella superficie subito aver tossito o starnutito (entro 1-2 ore) ", Ha scritto Goldman. Fondamentalmente, ci vorrebbe la perfetta combinazione di eventi descritti da Blumberg per ammalarsi toccando qualcosa di contaminato dal virus.
Un recente studio cinese ha documentato la possibile trasmissione tramite un pulsante dell'ascensore e un altro studio sui casi in un ospedale sudafricano ha scoperto che le apparecchiature mediche contaminate potrebbero aver contribuito a diffondere il virus. Ma la maggior parte delle persone nella vita di tutti i giorni non deve essere ossessionata dalle superfici. E se ti concentri troppo sulla disinfezione delle superfici, potresti perdere di vista i veri rischi di contagio. "Trovo che tutte queste preoccupazioni sui contatti distraggano le persone dal fare cose che hanno dimostrato di prevenire la trasmissione, come indossare la mascherina e il distanziamento sociale", dice Blumberg.
Le persone che puliscono tutto con candeggina e altri detergenti aggressivi dovrebbero anche sapere che i disinfettanti possono dare dei rischi. Per prima cosa, possono irritare i polmoni e peggiorare i sintomi nelle persone che soffrono di asma.
Questi prodotti possono anche irritare la pelle se non usati con attenzione. "Al posto di molti di questi disinfettanti, sarebbe meglio indossare i guanti", afferma Blumberg".

Aggiornamento 17/9/2020

Qual è l'evidenza che la mascherina possa portare a ipercapnia, eccesso di CO2 nel sangue? Fondamentalmente nessuna. Questo può succedere in persone con COPD (broncopneumopatia cronico-ostruttiva) avanzata con le mascherine FFP2 (N95), utilizzate di solito dai professionisti sanitari, e ben diverse dalle mascherine chirurgiche utilizzate comunemente. "Le maschere semplici che coprono bocca e naso vengono utilizzate principalmente per prevenire la trasmissione trattenendo le goccioline. Ciò è utile quando la distanza minima consigliata di 1,5 m non è rispettabile. Le maschere forniscono una protezione limitata per chi le indossa e quando vengono utilizzate correttamente".
Anche la Società Italiana di Pediatria ci tiene a precisare che non esistono rischi di ipercapnia per i bambini, né di disbiosi, perdita di conoscenza, debolezza, indebolimento del sistema immunitario. Tutte fakenews del movimento nomask senza alcun supporto scientifico, che purtroppo si propagano velocemente attraverso i social network. Le mascherine funzionano e prevengono il contagio. Fidatevi della scienza, è l'unica che può salvarvi

Iniziano i trial sugli anticoagulanti nella COVID19

Aggiornamento 18/9/2020

I probiotici possono aiutare a mantenere il nostro sistema immunitario sveglio e proteggere il nostro microbiota dagli effetti negativi dell'eccessivo uso di disinfettanti a cui stiamo andando incontro

Il complemento, un sistema di proteine collegato al sistema immunitario, è fondamentale per l'ipercoagulabilità che si manifesta nella malattia

Aggiornamento 20/9/2020

Il lockdown è stato efficace nel ridurre la mortalità in diverse nazioni. In Svezia non è stato imposto, ma si è contato sulla civiltà delle persone e sul loro comportamento corretto

Attualmente i farmaci che sembrano ridurre la mortalità sonio cortisonici e Remdesivir

Il cervello degli infettati da SarsCoV-2 può essere raggiunto dal virus e compromesso

Gli obesi se la passano peggio... a tutte le età

Aggiornamento 22/9/2020

La maggior parte dei contagi avviene grazie a goccioline di saliva e alle via aeree, le superfici sono un mezzo relativamente raro

Un post che chiarisce le differenze di contagiosità tra gli asintomatici

Sempre più osservazioni mostrano che la vitamina D bassa aumenta il rischio di COVID severo e mortalità da coronavirus. Il prof Gennari di Siena ha dichiarato: "Credo che, in particolare nella stagione invernale (quando l'esposizione alle radiazioni solari ultraviolette-B (UVB) non consente alla pelle di sintetizzare la vitamina D nella maggior parte dei paesi), l'uso della supplementazione di vitamina D e la correzione della carenza di vitamina D potrebbero essere di grande rilevanza per la riduzione del carico clinico dei focolai in corso e futuri di infezione da SARS-CoV-2 ".

Aggiornamento 23/9/2020

"Le vitamine del gruppo B non solo aiutano a costruire e mantenere un sistema immunitario sano, ma potrebbero potenzialmente prevenire o ridurre i sintomi di COVID19 o trattare l'infezione da SARS-CoV-2. Il cattivo stato nutrizionale predispone le persone alle infezioni più facilmente; pertanto, una dieta equilibrata è necessaria per l'immuno-competenza. È necessario adottare approcci terapeutici o aggiuntivi sicuri ed economici, per sopprimere l'attivazione immunitaria aberrante, che può portare a una tempesta di citochine, e per agire come agenti antitrombotici. Un adeguato apporto di vitamine è necessario per il corretto funzionamento del corpo e il rafforzamento del sistema immunitario. In particolare, le vitamine del gruppo B modulano la risposta immunitaria riducendo le citochine pro-infiammatorie e l'infiammazione, riducendo la difficoltà respiratoria e i problemi gastrointestinali, prevenendo l'ipercoagulabilità, migliorando potenzialmente i risultati e riducendo la durata della degenza in ospedale per i pazienti COVID-19".

Dal post di Nino Cartabellotta

Rischio trasmissione SARSCoV2 da asintomatici dipende da:
👉 Uso mascherina
👉 Durata del contatto
👉 Affollamento ambiente
👉 Tipo ambiente: aperto vs chiuso
👉 Areazione ambiente chiuso
👉 Attività: in silenzio vs parlare vs gridare o cantare
Traduzione GIMBE
Credits to BMJ


Aggiornamento 24/9/2020

Il COVID 19 potrebbe portare a Parkinson sul lungo periodo, secondo alcuni studiosi australiani

Se leggete che i tamponi non funzionano, sono contaminati, sono aspecifici, rilevano altri virus ecc, sono cazzate

Aggiornamento 25/9/2020

Le statine potrebbero ridurre il rischio di malattia perché sottraggono il colesterolo che il virus sfrutta

A costo di essere noioso, continuo a postare gli studi che mostrano che la sufficienza di vitamina D riduce il rischio di complicazioni nella malattia COVID19.
"Il presente studio ha rivelato un'associazione indipendente tra la sufficienza di vitamina D [≥ 30 ng/mL] e una diminuzione del rischio di esiti clinici avversi da COVID-19. La gravità degli esiti clinici da COVID-19 e la mortalità sono state ridotte nei pazienti che avevano sufficiente vitamina D. Le caratteristiche cliniche erano anche significativamente differenti nei pazienti che erano sufficienti per la vitamina D. Avevano un rischio minore di perdere conoscenza e diventare ipossici. I pazienti con vitamina D sufficiente avevano livelli ematici significativamente più bassi del marker infiammatorio PCR e una conta dei linfociti ematici totali più alta, suggerendo che la sufficienza di vitamina D aveva migliorato la funzione immunitaria in questi pazienti. Questo effetto benefico sul sistema immunitario può anche ridurre il rischio di contrarre questa insidiosa infezione virale potenzialmente letale. Si raccomanda di progettare ulteriori studi, inclusi RCT, per valutare il ruolo dello stato della vitamina D sul rischio di sviluppare l'infezione da coronavirus e mitigare le complicanze e la mortalità nelle persone infette dal virus. Resta discutibile su quale dovrebbe essere il livello sierico ottimale di 25 (OH) D per massimizzare il suo effetto sul sistema immunitario. Abbiamo osservato che il 6,3% dei pazienti che avevano un livello ematico di 25 (OH) D di almeno 40 ng/mL è deceduto per l'infezione rispetto al 9,7% e al 20% che è morto e aveva un livello ematico circolante superiore e inferiore a 30 ng/mL rispettivamente. Pertanto, un livello ematico di almeno 40 ng/mL può essere ottimale per l'effetto immunomodulante della vitamina D. Pertanto, sulla base della letteratura disponibile e dei risultati di questo studio, è ragionevole raccomandare l'integrazione di vitamina D, secondo le linee guida raccomandate dalla Endocrine Society per raggiungere un livello ematico di 25 (OH) D di almeno 30 / mL, a bambini e adulti per ridurre potenzialmente il rischio di contrarre l'infezione e per tutti i pazienti COVID-19, in particolare quelli ricoverati in ospedale".

Covid 19 è al 4° posto come causa per numero di morti giornaliero in Italia

Aggiornamento 27/9/2020

Precisando che non si può prescindere da uso corretto di mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani, una buona alimentazione, corretta e senza carenze, eventualmente integrata, con bassi livelli di zuccheri raffinati e grassi saturi che riducono la risposta immunitaria, può concorrere ad affrontare meglio l'epidemia di COVID19, anche grazie alla modulazione del recettore ACE2 usato dal coronavirus per entrare nelle cellule. Infatti in caso di sistema immunitario sbilanciato "La clearance virale è ritardata e l'infezione prolungata causa una diminuzione dei recettori ACE2, portando a un'eccessiva attività del sistema renina-angiotensina II (RAS), che causa disfunzione endoteliale e trombosi. Ciò potrebbe portare a una tempesta di citochine, accompagnata da sindrome da distress respiratorio (ARDS) e disfunzione multiorgano, caratteristiche dei casi gravi di COVID-19".

I cortisonici appaiono funzionare bene solo nella malattia severa, mentre potrebbero indurre peggioramento della risposta immunitaria nella malattia moderata


Usare la mascherina potrebbe esporre a un minimo di virus, insufficiente per dare malattia sintomatica, e aiutare a diffondere un'immunità di gregge. Per ora si tratta solo di una teoria non provata.

Aggiornamento 30/9/2020

Le persone con diabete hanno maggior rischio di COVID19 severa, mentre buoni livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre i patogeni infettivi respiratori, probabilmente a causa dell'aumento della produzione di catelicidina, un peptide antimicrobico e immunomodulatore, presente nel liquidi epiteliale delle vie aeree. Si possono mettere in relazione le condizioni? La vitamina D ha un ruolo nel modulare l'insulinemia e la glicemia, ed è spesso carente nei diabetici. Questo perché "l'attivazione della vitamina D richiede magnesio. L'iperinsulinemia promuove: deplezione del magnesio tramite aumento dell'escrezione renale, riduzione dei livelli intracellulari, diminuzione dello stato della vitamina D tramite sequestro negli adipociti e inibizione dell'attivazione dell'idrossilazione (attivazione della vitamina D). L'iperinsulinemia media lo sviluppo dei trombi attraverso: inibizione della fibrinolisi, disregolazione della produzione di anticoagulanti, aumento delle specie reattive dell'ossigeno, diminuzione della capacità antiossidante tramite deplezione del NAD+, ossidazione dell'eme e suo catabolismo, produzione di monossido di carbonio, aumento del rischio di trombosi venosa profonda ed emboli polmonari. L'aumento della domanda di sintesi dell'eme aumenta la produzione di anidride carbonica, riducendo la capacità di saturazione dell'ossigeno. "L'iperglicemia aumenta la secrezione della citochina proinfiammatoria interleuchina 6 (IL-6) e la coagulazione del sangue attraverso l'aumento dei fattori di coagulazione epatica. Al contrario, l'iperinsulinemia disturba la fibrinolisi aumentando l'inibitore dell'attivatore del plasminogeno di tipo 1 (PAI-1). Nei casi di COVID-19 è stato rilevato un aumento di trombi/emboli nei reperti post-mortem. In effetti, i trombi polmonari possono essere la causa della ridotta ossigenazione e del distress respiratorio acuto in molti casi di COVID-19. Pertanto, le strategie che possono ridurre il rischio di coagulopatia intravascolare disseminata possono migliorare l'ossigenazione e gli esiti in COVID-19". Per questo le carenze di vitamina D, zinco (immunomodulatore) e magnesio devono essere gestite nel malati COVID, e una dieta a ridotto contenuto di carboidrati può gestire lo stato diabetico

Aggiornamento 2/10/2020

Attualmente "le prove sperimentali a sostegno degli effetti benefici degli alimenti bioattivi, degli alimenti funzionali e dei micronutrienti contro l'infezione virale derivano dalla ricerca su colture cellulari e animali. Nessun alimento, singolo nutriente o integratore alimentare è in grado da solo di prevenire l'infezione da coronavirus. Una ricerca rigorosa che indaga sull'efficacia dei composti alimentari nel contrastare le infezioni richiede studi controllati randomizzati a lungo termine. Una dieta equilibrata contenente quantità sufficienti di macronutrienti e diversi micronutrienti è un prerequisito per un sistema immunitario funzionante in modo ottimale.
L'obesità e le diete ad alto contenuto energetico sono i principali fattori di rischio per un decorso più grave di COVID-19.
Il controllo del peso corporeo a livello di popolazione e la riduzione del peso nelle persone in sovrappeso sono importanti misure preventive in COVID-19.
La dieta può svolgere un ruolo benefico nel mantenere un peso corporeo sano e prevenire condizioni non trasmissibili".

Aggiornamento 5/10/2020

Avere eredità Neanderthal aumenta il rischio di COVID19 severa

Qual è la mortalità della COVID19? Secondo uno studio indiano, tra i casi confermati si va dallo 0,16% dei bambini fino a 4 anni a salire fino al 16,6% degli ultra 85enni. In media 2,06%. I bambini hanno un ruolo chiave nel contagio, ma la diffusione è dovuta soprattutto a degli individui "superdiffusori", che sono meno del 10% ma sono responsabili del 60% dei contagi.

Presintomatici e asintomatici sono contagiosi, e circa l'80% degli asintomatici svilupperà comunque sintomi

In uno studio non ancora verificato, la carenza di zinco si associa a minore sopravvivenza a COVID19. Lo studio è piccolo e non prova causalità, però "ogni aumento di un microgrammo/dL di zinco nel sangue era legato a un abbassamento del 7% delle probabilità che un paziente morisse mentre era in ospedale, ha rilevato lo studio".

Aggiornamento 6/10/2020

Chi è stato esposto ad altri coronavirus sembra avere minor conseguenze se infettato da Sars-CoV-2

Ennesimo studio che mostra la contagiosità degli asintomatici

Aggiornamento 7/10/2020

Le prove continuano ad evidenziare la sicurezza delle mascherine. Anche dando problemi di confort, questo non corrisponde alla presenza di problemi di salute, e dato la loro efficacia nel prevenire la diffusione della malattia dagli asintomatici il loro uso va incoraggiato. Le performance cognitive non vengono alterate, ma solo quelle motorie in caso di alte temperature.

Se si seguono le regole, contagiarsi in aereo è improbabile

Sulle conseguenze a lungo termine scrive Jama: "Ammesso che non esistono dati a lungo termine su un numero sostanziale di pazienti con vari sintomi di presentazione e con gruppi di confronto, e che siamo ancora all'inizio della pandemia COVID-19, è possibile che un gran numero di pazienti sperimenterà conseguenze a lungo termine. Ambulatori post-COVID-19 stanno aprendo in molte località in cui si sono verificati grandi focolai ed è stato suggerito il termine "trasportatori a lungo raggio" per riferirsi a questi pazienti. È fondamentale che la cura di questa popolazione di pazienti vulnerabili adotti un approccio multidisciplinare, con un'agenda di ricerca attentamente integrata, per evitare la frammentazione del sistema sanitario e per consentire lo studio completo delle conseguenze sulla salute a lungo termine del COVID-19 su più sistemi di organi e in generale salute e benessere. Inoltre, un tale approccio fornirà l'opportunità di condurre in modo efficiente e sistematico studi di interventi terapeutici per mitigare gli effetti avversi sulla salute fisica e mentale tra centinaia di migliaia, se non milioni, di persone che guariscono da COVID-19. Studi osservazionali longitudinali e studi clinici a più lungo raggio saranno fondamentali per chiarire la durata e la profondità delle conseguenze sulla salute attribuibili al COVID-19 e come queste possano essere confrontate con altre malattie gravi". Tra le possibili conseguenze, insufficienza cardiaca, riduzione della funzione polmonare, vertigini, emicrania, anosmia e ageusia.

Aggiornamento 9/10/2020

La questione complessa degli asintomatici: in ogni caso il succo è che possono trasmettere il virus

Le mascherine sono efficaci. Addirittura la mascherina chirurgica, che in generale protegge gli altri da chi la indossa, riduce del 67% il pericolo anche per chi la indossa. Anche tenere la distanza è ovviamente importante. Le morti negli USA potrebbero essere sottostimate del 36%

Aggiornamento 10/10/2020

Un articolo del Corriere che spiega quando si muore di COVID e non con il COVID. L'11% solamente sarebbe morto comunque

Ogni caso di COVID19 è diverso dagli altri, gli scienziati non sanno ancora perché ma sono coinvolte alcune cellule immunitarie e le loro reazioni

Il plasma, se di buona qualità, può essere utile se somministrato prima dell'accesso alla terapia intensiva

Aggiornamento 11/10/2020

Già il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere stato infettato da SARS-CoV2, ma si tratta solo di una stima

I dati sulla mortalità in Svezia, in cui non è stato fatto lockdown; abitare a Stoccolma aumenta di oltre 4 volte il rischio di morte da COVID19. Altri fattori di rischio sono essere maschi e single, avere stipendi bassi e bassa istruzione

Aggiornamento 12/10/2020

Avere un intestino in salute e un microbiota corretto potrebbe fare la differenza tra chi passa l'infezione da coronavirus in maniera asintomatica o chi si ammala in maniera seria.
"I probiotici sono microrganismi vivi che conferiscono benefici per la salute se consumati in quantità adeguate, compresa una maggiore attività immunitaria e l'eliminazione delle infezioni del tratto respiratorio. È evidente che i probiotici possono ridurre l'incidenza e la gravità delle malattie, suggerendo di essere promettenti per il trattamento o la prevenzione del COVID19. I probiotici potrebbero aiutare a prevenire il COVID-19 mantenendo il microbiota gastrointestinale o polmonare umano perché la disbiosi gioca un ruolo importante nella suscettibilità delle persone alle malattie infettive. Sono necessari studi clinici e in vitro per esaminare i potenziali effetti preventivi e curativi dei probiotici contro l'infezione da SARS-CoV-2".
Aggiornamento 17/10/2020

Perché COVID 19 non è un’influenza come dice Trump? Lo spiega un prof della Georgia, John Drake. Il coronavirus è più trasmissibile del virus dell’influenza (R0 di 3 Vs 1,28 dell’influenza). È più letale, di 54 volte: negli USA 22 mila morti in un anno, uno ogni 2000 casi sintomatici, mentre il coronavirus ne fa uno ogni 37 casi sintomatici.  Non abbiamo farmaci né vaccini contro il coronavirus, al contrario di quelli disponibili per l’influenza. Non esiste immunità contro il coronavirus, essendo un virus nuovo, mentre per l’influenza molti hanno una certa resistenza contro alcune forme, pur essendo un virus mutevole che si presenta spesso con diversi ceppi.

Una persona si è reinfettata con 2 ceppi diversi del coronavirus, e la seconda ha avuto sintomi più gravi. Abbiamo ancora tanto da scoprire

Aggiornamento 20/10/2020

Le superfici possono mantenere vivo il virus per giorni, ma il contatto non sembra una fonte realistica di contagio rispetto alla diffusione aerea

Negli USA i morti sono aumentati del 20% rispetto all'anno precedente a causa del coroanvirus, ma solo il 65% di queste morti in più sono di COVID. Molti sono morti perché non si sono potuti curare di diabete e simili

L'articolo di un debunker sugli asintomatici

Aggiornamento 21/10/2020

Negli USA la mortalità per COVID è peggiore probabilmente per la scarsa fruibilità del sistema sanitario

Gli anticorpi sembrano durare per almeno 5-7 mesi, ma altre forme di memoria immunitaria possono essere più durevoli

Aggiornamento 23/10/2020

Covid 19 sembra possa dare 4 tipi di risposte a lungo termine