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lunedì 4 maggio 2020

Gli AGEs: alteratori del metabolismo



Probabilmente qualsiasi alimento è più gustoso impanato e fritto che non cotto in maniera più semplice.


https://www.amazon.it/Believe-Can-Fry-Notebook-Journal/dp/1695844815



Questo è dovuto alla reazione di Maillard, in cui carboidrati (presenti nella panatura) e proteine (presenti in formaggi, carni, pesce, ma anche nelle farine stesse) reagiscono per formare particolari composti, noti come AGEs (Advanced Glycation End Products), e si trovano quindi soprattutto nei prodotti da forno, fritti, ma anche in carni e pesce cotti ad alta temperatura. Il nostro cervello, in particolare l'area della ricompensa, impara ad associare certi alimenti con la presenza di macronutrienti (calorie) e spinge per desiderare quel tipo di alimenti, ma purtroppo si tratta di calorie vuote e infiammatorie, perché gli AGEs attivano alcuni recettori che determinano infiammazione.

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/mnfr.201900934


Alcuni AGEs sono prodotti anche dal nostro corpo, tra cui il metilgliossale, che risulta alto in chi abbia diabete.
I "guai" derivano soprattutto dal fatto che si accumulano a livello della matrice extracellulare e impediscono alle cellule di far bene i loro lavori.


https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0160412018322517?via%3Dihub#f0010
Come se uno dovesse lavorare mentre qualcuno gli strillasse fortissimo nelle orecchie: nessuno riuscirebbe a svolgere il proprio compito correttamente.
Il fegato possiede vie apposite per degradare questi prodotti (detossificazione), vie che hanno limiti, sennò sarebbe impossibile un loro accumulo. Una dieta ricca di AGEs è associata a minore salute metabolica, resistenza insulinica, stress ossidativo, alterazione del metabolismo mitocondriale. Una dieta ridotta in AGEs migliora la sensibilità all'insulina, grazie alla normalizzazione dell'espressione dei recettori AGE1 e della sirtuina1 e alla diminuzione di NF-κB, TNFα e leptina, tutti correlati con l'infiammazione.
Quando ci sono molti AGEs in circolo, PGC 1α non funziona bene. PGC 1α è una proteina che regola il metabolismo mitocondriale, e in particolare la biogenesi dei nuovi mitocondri che sostituiscono quelli vecchi danneggiati. 
"I mitocondri vecchi hanno un metabolismo ossidativo difettoso e ridotta capacità di ossidare completamente i grassi favorendo così l'accumulo nei muscoli di specie lipotossiche (grassi) e metaboliti derivati ​​dall'ossidazione incompleta degli acidi grassi che ostacolano il segnale dell'insulina". Grazie a questo "le evidenze attuali supportano il ruolo degli AGEs come fattori decisivi degli effetti dannosi della dieta occidentale sulla salute metabolica". Non si riesce per questo ad ottenere energia dal cibo.
Al di là delle calorie, possono gli AGEs favorire l'aumento di peso? Certo, basta osservare e conoscere i meccanismi fisiologici noti da 70 anni sul controllo centrale della composizione corporea. Ma abbiamo anche la conferma sperimentale. Infatti in uno studio "la capacità degli AGEs di favorire l'aumento del peso corporeo è stata mantenuta dopo l'adeguamento per l'assunzione totale di energia e altri  fattori confondenti, suggerendo un ruolo diretto degli AGEs nell'influenzare il bilancio energetico", oltre a stimolare l'appetito e l'introito maggiore di cibo, come si diceva all'inizio. Quindi anche a parità di introito calorico totale, chi mangia più AGEs ingrassa di più, perché spende meno e ha mitocondri inefficienti. 
Il bilancio energetico, la risultante delle riserve energetiche in seguito a variazioni di quanto (e cosa) si mangia, è controllato da un sistema neuroendocrino finemente regolato, ed è dovuto (in senso termodinamico) alle calorie che entrano ed escono, ma quante entrano o escono lo decide il sistema (senso biologico).  "L'ipotalamo riceve e integra informazioni centrali e periferiche relative allo stato nutrizionale dell'individuo e risponde a questi segnali neurali, nutrizionali e ormonali innescando risposte oressigeniche (fame) e anoressigeniche (sazietà) al fine di preservare l'omeostasi energetica e mantenere il peso corporeo in un intervallo ristretto". In particolare il nucleo arcuato dell'ipotalamo riceve i segnali di leptina e insulina, che portano all'attivazione di neuroni che attivano la spesa energetica e danno sazietà. La riduzione delle calorie porta a riduzione di questi ormoni  e conseguente rallentamento del metabolismo e aumento della fame. "Alla luce del ruolo centrale dell'insulina nella regolazione del bilancio energetico, la resistenza all'insulina (che di solito si intende solo come periferica e non a livello del sistema nervoso, ossia centrale) può essere un meccanismo alla base della capacità degli AGEs di alterare il controllo ipotalamico del bilancio energetico". Infatti una delle caratteristiche dell'infiammazione è di alterare la funzione (functio laesa), e una funzione dell'ipotalamo è preservare la composizione corporea regolando entrate ed uscite, ossia ciò che va "stipato" e ciò che va consumato. Gli AGEs  attivano le vie pro-infiammatorie, determinando resistenza ipotalamica all'insulina e alla leptina e portando così a disfunzione ipotalamica. Inoltre  gli AGEs attivano anche lo stress ossidativo, anch'esso legato a insulino-resistenza. Stress ossidativo e infiammazione rappresentano quindi potenziali meccanismi mediante il quale gli AGEs alterano il bilancio energetico favorendo l'aumento di peso corporeo. I recettori per gli AGEs potrebbero avere un ruolo evolutivo nell'accumulo di grasso: in condizioni di stress ossidativo (e quindi difficoltà) mettiamo da parte grasso anziché consumarlo.
Riprendendo il detto di Paracelso, è la dose che fa il veleno. Ma per i diabetici (o persone con altre patologie, vedi oltre) la dose "tossica" è inferiore, e l'astensione dai prodotti da forno potrebbe essere una valida scelta, con la predilezione di cereali in chicco, o magari una paleodieta che elimini ugualmente questi alimenti. Anche la dieta chetogenica può dare risultati grazie (anche) alla riduzione di AGEs. Solo togliendo le cause di una malattia, essa può regredire.
Altre malattie possibilmente correlate con gli AGEs possono essere trombosi, fibrillazione atriale, malattie coronariche acute (infarto), malattie polmonari come asma, BPCO, polmonite, tumore polmonare, malattie renali e epatiche (steatosi), dermatite atopica, osteoartrite, infertilità maschile e femminile, malattie dell'invecchiamento (neurodegenerative), guarigione delle ferite ritardata (come di qualsiasi malattia...), allergie. Il latte artificiale è una fonte di AGEs che possono infiammare il bambino, favorendo allergie e anticipando malattie dell'invecchiamento.
Gli AGEs inoltre possono agire da interferenti endocrini, alterando la funzione dei nostri ormoni, tra cui insulina (diabete), testosterone (libido), ormoni tiroidei (crescita e metabolismo), ormoni adipocitari (metabolismo energetico e immunità).
Per quanto riguarda i tumori, "vi sono ampie prove che gli AGEs svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nella progressione del cancro, [...] e, al momento, la semplice applicazione della riduzione dell'introito e spingere a migliorare la dieta (ad es. alimenti ricchi di polifenoli, a basso contenuto di alimenti) possono essere utili nel limitare gli AGEs e potrebbero avere un potenziale sia per la prevenzione del cancro che per la terapia".
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6635609/

Come si vede dalla figura, evitare gli alimenti industriali (compreso ad esempio il pane, che chiunque ritiene un alimento indispensabile), soprattutto quelli bruciacchiati (pizza) riduce notevolmente gli AGEs alimentari.
Per la loro detossificazione sono utili carnosina, catechine, quercetina, curcumina, sulforafano (fironutrienti), magnesio, zinco e selenio (minerali), cacao, origano, chiodi di garofano, cannella (spezie), vitamine (soprattutto B6 nella forma piridossamina, e la D), tutti elementi sicuramente poveri in una dieta occidentale.
La formazione di AGEs è ridotta inoltre dai polifenoli: ecco perché è meglio friggere con olio extravergine.
Aggiornamento 24/5/2020

Friggere con olio extravergine d'oliva non sembra associato ad aumento di malattie cardiovascolari né aumento di peso, e in generale anche gli oli vegetali, se non riutilizzati

lunedì 20 aprile 2020

Una caloria non è una caloria/tris


Continua qui il post, con un sunto tratto da un paper pubblicato su Nature Reviews, importante rivista scientifica.
Sebbene sia vero che nel breve termine un taglio calorico, indipendentemente dalla qualità della dieta, porti a dimagrimento, sul lungo termine per mantenere il risultato prevale la qualità della dieta, anche perché "studi epidemiologici hanno dimostrato che, oltre a tenere conto delle calorie, la qualità della dieta e la distribuzione di macronutrienti possono essere importanti nel controllo dell'obesità".
"Le chilocalorie provenienti da diversi macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) non contano allo stesso modo per la gestione dell'energia e il controllo del peso, purtroppo però le interazioni tra grassi, carboidrati e proteine ​​rendono difficile interpretare il contributo individuale di ciascuna fonte sul consumo di energia. In ogni caso, a parte la quantità di grassi o carboidrati nella dieta, prove crescenti suggeriscono che la qualità dei grassi alimentari (grassi insaturi naturali anziché grassi trans o saturi) e la qualità dei carboidrati alimentari (con una preferenza per quelli solidi, ad alto contenuto di fibre, basso indice glicemico e da cibi integrali) sono determinanti più forti degli effetti della dieta sul mantenimento del peso rispetto alla quantità di ciascun macronutriente nella dieta. Al contrario, alimenti ricchi di carboidrati semplici (come bevande zuccherate) sono stati spesso associati ad un aumentato rischio di obesità a causa dei potenziali effetti del saccarosio e del fruttosio sulla sintesi della leptina.
https://shandiradial.wordpress.com/2013/04/11/carbohydrates-simply-funny/

Ad oggi, sono stati proposti due meccanismi per l'obesità indotta da fruttosio: alcuni hanno suggerito che si verifica attraverso un aumento dell'apporto energetico e una riduzione del dispendio energetico, mentre altri hanno proposto l'esistenza di un 'interruttore del grasso', che porta all'accumulo del grasso, all'insulino-resistenza e alla sindrome metabolica". Anche per i grassi è possibile fare un discorso simile.
https://www.pinterest.it/pin/98868154295791213/
"[negli esperimenti] Le diete ricche di proteine ​​hanno comportato una riduzione della percezione della fame e un aumento del dispendio energetico e dei livelli di β-idrossibutirrato, che potrebbero contribuire alla riduzione dell'appetito. Inoltre, questi autori hanno analizzato l'effetto congiunto di una dieta ricca di proteine ​​in presenza o assenza di carboidrati in una camera respiratoria dopo un esercizio e hanno trovato una riduzione statisticamente significativa della fame e del quoziente respiratorio, suggerendo un aumento dell'ossidazione dei grassi. Tuttavia, alcune analisi longitudinali a lungo termine hanno riferito che l'assunzione di proteine ​​animali ha effetti sfavorevoli sul mantenimento del peso corporeo dopo 5 anni di follow-up, e aumentare l'assunzione di proteine ​​vegetali a scapito di proteine ​​animali e zuccheri potrebbe quindi essere un metodo per combattere il sovrappeso e l'obesità a livello di popolazione."
Tra i legami tra predisposizione genetica e macronutrienti, una variante di PPARγ e il numero di copie di amilasi lega tendenza a ingrassare e introito di carboidrati. FTO è un gene già da tempo messo in relazione con l'obesità, e il numero di copie nel DNA o alcune sue varianti aumentano il rischio di obesità.
Anche il microbiota interagisce con la regolazione del peso corporeo, influenzando la quantità di calorie estratte dal cibo, grazie agli SCFA, e all'azione sull'ipotalamo. La dieta occidentale nei topi aumenta la sintesi di proteine legate alla gluconeogenesi e favorisce i Firmicutes, batteri collegati all'obesità. Nell'uomo il legame è ancora scarsamente compreso. I carboidrati, come qualità e quantità, sono probabilmente il macronutriente che influenza maggiormente il microbiota, ma anche eccessi di proteine e grassi portano a disbiosi.
Oltre alla dieta, altri fattori sono associati alla predisposizione di un individuo all'obesità, tra cui genetica, epigenetica, metagenomica, alimentazione perinatale, privazione del sonno, disturbi endocrini, effetti avversi di terapie, fattori ambientali e pregressa presenza di adiposità. Anche i sensori energetici e cronobiologici interagiscono tra loro per influenzare la composizione corporea.

L'articolo si conclude precisando che "La distribuzione dell'assunzione dei macronutrienti e la composizione dietetica stanno diventando importanti aree di ricerca per quanto riguarda la comprensione della deposizione di grasso corporeo e della stabilità del peso. I progressi scientifici stanno dimostrando che per combattere l'epidemia di obesità gli scienziati devono considerare il contributo specifico non solo di carboidrati, proteine ​​e lipidi, ma anche dei singoli aminoacidi, acidi grassi e diverse molecole derivate dai carboidrati, nonché le interazioni con il patrimonio genetico e la composizione del microbiota intestinale - che è la base per la nutrizione e la medicina di precisione e personalizzata". Queste differenze possono spiegare i diversi effetti sul mantenimento del peso a lungo termine. "L'eccessivo peso corporeo e l'accumulo di tessuto adiposo dipendono dal bilancio energetico, in cui l'assunzione di macronutrienti che forniscono energia è superiore al dispendio energetico, che [però] è sotto la regolazione neuroendocrina. Le intricate interazioni metaboliche riguardanti il "carburante" che coinvolgono l'utilizzo di carboidrati, lipidi e proteine ​​complicano l'interpretazione [e la comprensione] dei contributi specifici di tali macronutrienti alle esigenze energetiche e alle esigenze delle cellule. Inoltre, l'equilibrio energetico è sostenuto da processi regolatori complessi e interconnessi che implicano che il controllo dell'appetito e/o della sazietà sia mediato dai segnali neuroendocrini, oltre alle vie metaboliche intermedie che influenzano l'utilizzo di carboidrati (glucosio), il turnover lipidico (lipogenesi e lipolisi), termogenesi proteica e fisiologia degli adipociti. Il consumo frequente di alcuni zuccheri semplici, come glucosio e fruttosio, nonché l'assunzione di grassi saturi e alcuni acidi grassi specifici, sembrano contribuire maggiormente alla crescente prevalenza dell'obesità. Le proprietà sazianti delle fibre alimentari e le proprietà di promozione della sazietà delle proteine ​​alimentari aiutano a mantenere il peso corporeo e il controllo dell'apporto energetico negli interventi a lungo termine. Queste interazioni positive sono probabilmente indotte dalla massa muscolare e dal mantenimento del dispendio energetico a riposo. Nel complesso, le prove attuali suggeriscono che il surplus di energia è il principale motore del sovrappeso e dell'obesità, e l'idea che zuccheri raffinati e alcuni grassi abbiano ruoli complementari nell'aumento di peso è ancora una questione controversa, così come se le calorie da diversi macronutrienti contano allo stesso modo. Le caratteristiche personali associate alla genetica e al microbiota intestinale potrebbero spiegare alcune differenze interindividuali per cui l'assunzione di macronutrienti alimentari influisce diversamente sul peso corporeo e sulla massa grassa. Sono necessarie ulteriori indagini integrative per comprendere i meccanismi di interazione tra connessioni metaboliche e i macronutrienti con la termodinamica energetica e per elaborare strategie dietetiche basate sui criteri nutrizionali di precisione sull'individuo".
Aggiornamento 29/4/2020
Alcune persone sane vengono divise in 2 gruppi. Alcune assumono muffin con olio di palma, ricco in grassi saturi, altre con olio di girasole, ricco in PUFA omega 6. In entrambi viene dato un surplus calorico, in modo da favorire l'aumento di peso. Entrambi gli oli erano di tipo raffinato. Nel primo gruppo è aumentato particolarmente il grasso ectopico, quello viscerale e che troviamo nel fegato, e associato con malattie infiammatorie, mentre nel secondo è aumentata la muscolatura, come se il corpo avesse dissipato le calorie in più costruendo muscoli. Probabilmente i grassi saturi hanno indotto maggiore lipogenesi (sintesi di grassi), anche grazie all'interazione col fruttosio. Inoltre i PUFA sono ossidati più facilmente dai mitocondri
Aggiornamento 14/5/2020
Le fibre viscose, nel contesto di una dieta ipocalorica, possono aiutare a dimagrire e ridurre l'appetito
Aggiornamento 18/5/2020
Nei topi, l'allicina, composto tipico dell'aglio, aumenta il dispendio energetico stimolando il tessuto adiposo bruno. Dosi eccessive tuttavia provocano disfunzione mitocondriale alterando una proteina
Aggiornamento 19/5/2020

Alcune interessanti riflessioni da Precision Nutrition su insulina, calorie, carboidrati e varie diete, con la conclusione di suggerire alimenti non raffinati, sonno, gestione dello stress ecc. e che non esiste una dieta buona per tutti
Aggiornamento 21/5/2020
La cannella, alla dose di 2g per 3 mesi, riduce peso, massa grassa e circonferenza addominale, soprattutto nelle persone con BMI sopra i 30kg/m^2 e sotto i 50 anni. Migliora inoltre i parametri legati alla sindrome metabolica (glicemia, colesterolo, emoglobina glicata, trigliceridi), migliora la sensibilità insulinica, rallenta l'assorbimento intestinale di glucosio, modula il metabolismo glucidico, riducendo la gluconeogenesi e aumentando il glicogeno epatico. Inoltre si riduce l'assorbimento del chilomicroni (grassi) portando così alla riduzione della sintesi e della conservazione del grasso e al miglioramento delle misure antropometriche. Aumenta la tristetraprolina, una proteina con effetto antinfiammatorio. La revisione si conclude suggerendo il suo uso come integratore dimagrante nella gestione dell'obesità
Aggiornamento 22/5/2020

Le calorie sono tutte uguali? mentre questo può essere vero genericamente a livello di persone normali, non lo è sicuramente nel caso patologico. La steatosi epatica è una condizione di accumulo di grasso nel fegato, tessuto che normalmente ne ha in minima quantità. Non esistono trattamenti farmacologici approvati per questa condizione, tipica del sovrappeso e del diabete. La dieta chetogenica, così come la dieta lowcarb, migliorano questa condizione e possono così essere considerate alla stregua di un farmaco. "La convinzione comune che aumentare l'assunzione di grassi nella dieta porta inevitabilmente al fegato grasso e previene la perdita di massa grassa è stata recentemente smentita da un esperimento elegante, dimostrando che una dieta ad alto contenuto di grassi e normocalorica inibisce la de novo lipogenesis (sintesi dei grassi endogena) e induce l'ossidazione degli acidi grassi, portando a perdita di peso e riduzione del contenuto di grasso epatico". Al contrario, una dieta ipercalorica bilanciata (cioè sia con carboidrati che grassi) riduce l'ossidazione intraepatica dei grassi e aumenta la lipogenesi a partire principalmente dai carboidrati e non dai substrati lipidici, portando allo sviluppo della steatosi. Questi effetti sono dovuti principalmente ai livelli di insulina, spinti soprattutto dall'introduzione di carboidrati, che controllano l'ossidazione dei grassi, come ci insegnano al secondo anno di università.
Aggiornamento 23/5/2020

Scoperta la variante di un gene, chiamato Alk (anaplastic lymphoma kinase) che conferisce protezione dall'obesità, e lo fa stimolando il nucleo paraventricolare dell'ipotalamo, in modo da mantenere alto il dispendio energetico, la sensibilità leptinica, attivo il sistema nervoso simpatico, la lipolisi e la produzione di calore negli adipociti. "A differenza dei pazienti con anoressia nervosa, una malattia strettamente legata a fenotipi psichiatrici, individui magri ma metabolicamente sani spesso hanno il desiderio di  ingrassare, hanno un normale apporto di cibo e fanno molti spuntini, indicando che hanno un basso peso per ragioni metaboliche e non per mancanza di appetito "edonico". Queste persone hanno una regolazione ipotalamica per avere un peso inferiore, con adipociti piccoli, più mitocondri e maggiore ossidazione dei grassi. Allo stesso modo il gene Alk attiva l'ipotalamo, mantenendo attiva l'ossidazione dei grassi e rallentando l'accumulo di grasso. "In ultima analisi, questo porta a riduzione dell'efficienza alimentare e miglioramento della spesa energetica, indipendentemente dall'attività circadiana". Inibire farmacologicamente questo gene porterebbe a dimagrimento anche in persone con forte obesità e resistenza leptinica.
Aggiornamento 25/5/2020
Interessante articolo della BDA sulla cronobiologia e la sua importanza nell'aumento di peso e le malattie cardiovascolari
Aggiornamento 28/5/2020

Nelle persone che hanno perso peso, l'alimentazione iperglucidica aumenta il rapporto insulina/glucagone rispetto a una dieta lowcarb. Questo rende l'energia del cibo meno disponibile, bloccando l'ossidazione dei grassi soprattutto nel periodo postprandiale, "indirizzando" i grassi all'accumulo piuttosto che alla fornitura di energia, in accordo col modello carboidrati-insulina del prof Ludwig
Aggiornamento 30/5/2020
La dieta lowcarb può aumentare la spesa energetica in persone dimagrite, sia a riposo che nell'attività fisica. In particolare "ridotte concentrazioni di insulina e grelina possono aumentare il dispendio energetico, in parte attraverso l'attivazione dell'attività del tessuto adiposo bruno", mente il glucagone attraverso altre vie. Anche la sensibilità leptinica migliora, fattore associato con un minor rischio di recupero del peso. L'effetto è stimabile tra le 200 e le 300kcal al giorno o 50Kcal ogni 10% di riduzione dei carboidrati
Aggiornamento 3/6/2020

Il cacao amaro aiuta a ridurre il peso nella dose di almeno 30g al giorno se assunto per almeno un mese. Gli effetti sono forse dovuti alla maggiore sensibilità insulinica, alla riduzione degli enzimi lipogenici, all'inibizione degli enzimi digestivi, allo stimolo della termogenesi e della spesa energetica, modulazione degli ormoni, con riduzione della fame. L'effetto è più marcato sul grasso viscerale

martedì 14 aprile 2020

Un'importante risorsa: i probiotici/bis

Continua qui il post sulle applicazioni dei probiotici


https://blog.ambronite.com/post/157300277685/the-science-of-how-probiotics-can-turn-guts-into

Bifidobacterium breve B-3, un probiotico che ha mostrato proprietà dimagranti, aumenta la massa magra nei topi agendo su AMPK-PGC-1α e aumentando la funzione mitocondriale e la capacità ossidativa. In quest modo potrebbe anche migliorare la fitness, l'atrofia muscolare  e la fatica
Alcuni batteri probiotici, producendo vitamine e influenzando il sistema immunitario, concorrono al fabbisogno e riducono nei modelli sperimentali l'infiammazione, i tumori, le infezioni e la colite
Aggiornamento 15/4/2020

Propionibacterium acnes è tra i principali batteri cutanei responsabili dell'acne. S. epidermidis invece metabolizza il glicerolo e la protegge limitando P. acnes. Le creme contenenti Lactococchi possono ridurre i mediatori infiammatori prodotti da P. acnes che causano vasodilatazione, edema, degranulazione dei mastociti e rilascio di TNF-alfa. La somministrazione orale di probiotici costituisce una terapia adiuvante alle modalità convenzionali per il trattamento dell'acne da lieve a moderata.
Aggiornamento 18/4/2020
Anche se la qualità degli studi appare bassa, una metanalisi conferma l'efficacia del lievito S. boulardii nel trattamento della diarrea acuta nel bambino
Aggiornamento 19/4/2020

L'inulina permette ai bifidobatteri di produrre acetato, che viene usato da F. prausnitzii, un batterio amico ma che non può essere integrato con probiotici, e gli consente di proliferare. F. prausnitzii produce butirrato, un SCFA benefico per il colon e non solo. Questo processo (favorire alcune specie per nutrirne altre) è chiamato cross feeding

Aggiornamento 21/4/2020
È stato dimostrato che una maggiore permeabilità intestinale è coinvolta in diverse malattie associate a infiammazione cronica di basso grado, tra cui obesità e sindrome metabolica. La somministrazione di kefir ha ridotto la zonulina (marker di permeabilità) e migliorato l'umore in un gruppo di persone sovrappeso
La guida ai probiotici del dott Ruscio

Aggiornamento 24/4/2020
I probiotici supportano la mesalamina e sono sicuri nel trattamento della colite ulcerosa
Aggiornamento 25/4/2020
La disbiosi del microbiota intestinale e delle vie aeree contribuisce alla patogenesi e alla gravità dell'asma negli adulti. La composizione microbica nei polmoni e nell'intestino può essere influenzata da diversi fattori ambientali. Fattori di stress ambientale come allergeni, inquinamento, infezioni virali e uso di antibiotici o antiacidi possono causare disbiosi batterica e favorire l'asma. Anche i cortisonici, usati per l'asma stessa, può favorire la colonizzazione di specie patogene o non essere efficaci con la disbiosi.

La gestione preventiva e terapeutica per contrastare la disbiosi del microbioma e ripristinare un microbioma sano con probiotici, trapianti di microbiota fecale o lisati batterici non è ancora usata nella routine clinica. Pertanto, sono necessari ulteriori studi meccanicistici per esplorare l'influenza della composizione microbica sulla patogenesi dell'asma, specialmente nel polmone, per affinare successivamente i regimi di trattamento che possono prevenire le malattie delle vie aeree. Tra i batteri che hanno mostrato buoni risultati, LGG, L. reuteriLactobacilli casei/lactis/acidophilus insieme a Bifidobacteria bifidum/lactisLactobacillus paracasei e Lactobacillus fermentum


Aggiornamento 26/4/2020
La strategia antinfiammatoria, tramite alimenti, nutrienti o medicinali, è un'opzione praticabile per la gestione della COVID19. A parte l'insufficienza di micronutrienti legata all'età, come precedentemente menzionato, lo stato nutrizionale di un individuo influenza il rischio di infezione da SARS-CoV-2, il decorso clinico e gli esiti della malattia COVID-19. Pertanto, il mantenimento del corretto stato di macro e micronutrienti dell'ospite è un'importante misura preventiva. Numerosi micronutrienti sono essenziali per l'immunocompetenza, in particolare vitamina A, C, D, E, gruppo B, ferro, selenio e zinco. La dieta è vitale per mantenere lo stato nutrizionale individuale. Tuttavia, la dieta da sola potrebbe non essere sufficiente in determinate condizioni metaboliche e di stile di vita, tra cui l'età avanzata, le condizioni mediche coesistenti, il fumo di sigaretta o l'esposizione professionale alle tossine ambientali.
Le infezioni acute possono alterare il microbiota, e un microbiota sano e diversificato del tratto intestinale e respiratorio è un altro fattore determinante per il decorso della malattia. Alcuni lattobacilli possono potenziare la risposta antivirale. "... L'alimentazione è il primo fattore determinante della comunità microbica, della struttura e delle funzioni del microbiota intestinale ..."
"... In generale, la dieta equilibrata con una varietà di fibre prebiotiche, probiotici e polifenoli, promuove il microbiota sano e diversificato ..."
"... Migliorare la qualità della dieta in soggetti sensibili per COVID-19 potrebbe alleviare il rischio di infezione grave ..." "... Nonostante le prove inconcludenti, i probiotici possono essere l'opzione aggiuntiva razionale nella gestione di varie malattie virali."

Per la prima volta la ESPHGAN dà un parere sull'uso di probiotici nei neonati pretermine. Quelli utilizzabili per prevenire l'enterocolite necrotizzante sono LGG oppure la combinazione di B. infantis Bb-02, B. lactis Bb-12, e S. thermophilus TH-4, ovviamente rispettando tutte le procedure di igiene. Altri come L. reuteri DSM 17938 e S. boulardi potrebbero invece non essere sicuri
Aggiornamento 27/4/2020
Da una revisione dei dati sul potenziamento della risposta immunitaria antivirale, con un focus sulla COVID19, su cui per ora è possibile fare solo ipotesi. L'effetto è distinto per la prevenzione e per la malattia in atto. Le persone con diabete dovrebbero seguire una dieta a basso indice glicemico. Tra i nutraceutici aglio, pesce azzurro, succo di mirtillo rosso e germogli di broccoli e tra i probiotici, alcuni lattobacilli possono supportare il sistema immunitario. Si sottolinea che "la tossicità della vitamina D è rara e dosi moderatamente elevate (2000–5000 UI/die) possono essere assunte per anni"
Aggiornamento 28/4/2020
B. infantis è un probiotico utile nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS), soprattutto se abbinato ad altri ceppi. L'effetto è dovuto a una modulazione dell'asse HPA (minore cortisolo), alla normalizzazione del rapporto tra citochine (interleuchine 10, 11 e 12), stimolazione della risposta anti-infiammatoria, inibizione della crescita di organismi patogeni e alleviamento di molti sintomi di IBS
I probiotici possono essere utili nella diarrea.
In particolare LGG e S. boulardi sono i migliori nella diarrea da antibiotici, L. reuteri appare efficace nella diarrea da infezione, mentre alcuni ceppi di Lactobacillus acidophilus funzionano per quella associata a IBS
I probiotici sono associati con riduzione della pressione sanguigna
Aggiornamento 1/5/2020

L'uso di antibiotici ci ha permesso, nei decenni scorsi, di ridurre i problemi dovuti a malattie infettive da batteri patogeni, ma contemporaneamente ha portato all'emersione di malattie autoimmuni legate alla disbiosi, dovute a mimetismo molecolare, perdita di tolleranza e alterazioni del sistema immunitario. L'uso mirato degli antibiotici può però migliorare le condizioni autoimmuni, e l'effetto del trapianto di microbiota fecale su diverse malattie autoimmuni è in fase di studio negli studi clinici e numerosi studi preclinici stanno rivelando risultati promettenti con terapie probiotiche e prebiotiche.
Aggiornamento 3/5/2020
Per ridurre l'acido urico in persone con insufficienza renale, è possibile usare vitamina C, fonti di polifenoli come il bergamotto e di flavonoidi come la quercetina, i probiotici con batteri uricolitici (L. acidophilus KB31, B. longum KB35, S. thermophilus KB27), l'N-acetilcisteina (NAC), anche in aggiunta all'eventuale terapia. La curcumina ha effetti promettenti ma ancora da studiare.

Aggiornamento 6/5/2020
B. natto sembra ridurre il peso corporeo e la massa grassa nei topi obesi inibendo la sintesi dei grassi, promuovendo l'ossidazione dei grassi, alterando l'abbondanza di microbiota intestinale e aumentando l'abbondanza di A. muciniphila.
Aggiornamento 7/5/2020
Il complicato quadro dell'interazione tra lattobacilli e autoimmunità. Alcuni stimolano i Treg, altri possono peggiorare la situazione. 
I simbiotici (probiotici + prebiotici) sono efficaci per ridurre il profilo lipidico (colesterolo totale, LDL, trigliceridi) e aumentare l'HDL. Questo soprattutto se presi per almeno 2 mesi. Sono efficaci anche nella riduzione del peso
Anche il sole ha un'azione probiotica, migliorando il microbiota intestinale
Aggiornamento 12/5/2020
Alcuni batteri isolati da atleti migliorano le performance sportive. Uno (B. longum OLP-01) migliora la capacità di endurance e l'adattamento metabolico, influenzando funzione endocrina, immunitaria, infiammazione e stress ossidativo. Si riducono i parametri legati alla stanchezza come azoto, ammoniaca, acido lattico, CK e migliora la produzione di energia sotto forma di ATP. L'altro, Lactobacillus salivarius SA-03, riduce ugualmente azoto, ammoniaca, acido lattico, CK, e aumenta forza muscolare, resistenza, accumulo di glicogeno epatico e muscolare.
Il probiotico S. salivarius M18 riduce l'alitosi in persone che portano l'apparecchio ortodontico

Aggiornamento 15/5/2020
I bifidobatteri possono migliorare umore e funzione cognitiva negli anziani. Nello studio sono stati usati Bifidobacterium bifidum BGN4 e Bifidobacterium longum BORI
L'uso del probiotico Lactobacillus crispatus CTV-05 (Lactin-V) previene la ricorrenza delle infezioni vaginali
Un mix di probiotici di origine umana (enterococchi e lattobacilli), prelevati da un lattante, riducono disbiosi, infiammazione e permeabilità intestinale nei topi anziani, interagendo col metabolismo dei sali biliari
Aggiornamento 19/5/2020

Nonostante (purtroppo) sia un aspetto poco considerato, le IBD (Crohn e colite ulcerosa) sono spesso legate a disbiosi fungina, in particolare aumento di Candida e Malassezia. Genericamente, una dieta ricca di carboidrati aumenta l'abbondanza totale delle specie di Candida, mentre una dieta ricca di proteine ​​ha l'effetto opposto. Integrare i probiotici fungini Saccharomycopsis fibuligera, Saccharomyces boulardii e Saccharomyces cerevisiae CNCM I-3856 ha mostrato effetti terapeutici sulle IBD.
I probiotici L. acidophilus e B. infantis possono esercitare un effetto antisepsi se abbinati al latte materno nei bambini prematuri. Promuovono inoltre la crescita.
Aggiornamento 24/5/2020
Bifidobacterium animalis subsp. lactis 420 (B420 per gli amici) è un probiotico per la salute metabolica. I suoi effetti benefici sono dovuti alla sua capacità di regolare la disbiosi, nei confronti di E. coli ad esempio, e riduce i suoi effetti come endotossemia, infiammazione, permeabilità intestinale; l'infiammazione viene ridotta agendo su diverse vie (NF-kB, ciclossigenasi, NOS, MAPK; aiuta nel controllo del peso favorendo la proliferazione di Akkermansia muciniphila con un meccanismo noto come crossfeeding, e in generale riduce i Firmicutes, phylum di batteri che può aumentare l'estrazione di calorie dalla dieta fino a 150 kcal al giorno.
Interessante guida all'uso dei probiotici in diverse condizioni
Aggiornamento 25/5/2020
Nel modello animale Lactobacillus acidophilus e Bifidobacterium infantis dati in gravidanza migliorano lo sviluppo neuronale e riducono l'infiammazione in seguito a traumi nella prole
I probiotici che hanno manifestato una certa efficacia nel migliorare l'umore
Esiste una reciproca relazione tra sonno e alterazione della flora intestinale (disbiosi): dormire male o in orari sbagliati fa male al microbiota e avere disbiosi (magari da dieta errata) altera il sonno. Tutto questo porta a diminuzione delle difese immunitarie, fame e craving per cibo spazzatura, alterazione di numerosi ormoni tra cui cortisolo e catecolamine che provocano permeabilità intestinale, spalancando le porte a metaboliti tossici dei batteri, con conseguente infiammazione e malattie croniche, autoimmuni ecc. I probiotici L. gasseri CP2305 e B. infantis possono migliorare rispettivamente sonno e risposta allo stress
L'uso dei probiotici nelle malattie psichiatriche
Aggiornamento 26/5/2020
I bambini con autismo possono avere una disbiosi fungina, con aumento di S. cerevisiae e riduzione di Aspergillus. rispetto ai controlli sani. Queste variazioni potrebbero essere associate alla patogenesi dell'autismo, in particolare con l'infiammazione intestinale, ed essere correlate con la crescita di Candida, che rilascia arabinitolo, metabolita che pare peggiorare le condizioni nell'autismo. Invece il suo parente S. boulardi può migliorare le condizioni intestinali nell'autismo. Questa disbiosi può anche essere correlata con l'alimentazione particolare che spesso seguono le persone, molto selettiva e ricca di cibo spazzatura.
Aggiornamento 31/5/2020
Alcuni probiotici orali sono in grado di prevenire la formazione di macchie nere sui denti, che tendono a riformarsi anche dopo la pulizia
L'uso di probiotici per le piante riduce la necessità di pesticidi e migliora la loro salute
Aggiornamento 1/6/2020

I probiotici possono migliorare l'assorbimento di aminoacidi nelle diete vegan