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giovedì 30 maggio 2019

Energy (unhealthy) drink


Forse non son o più di moda come qualche anno fa, ma si continuano ad utilizzare alla grande gli energy drink, bibite solitamente zuccherate o dolcificate con aggiunta di caffeina e altri stimolanti nervini, come le vitamine del gruppo B, e utilizzati per  migliorare l'attenzione, le capacità cognitive e le performance sportive.
In realtà dati recenti indicano un aumento di consumo, negli USA almeno. Esistono almeno 500 tipi di queste bevande nel mercato.


https://www.memecenter.com/fun/1065050/energy-drink


Tuttavia già da qualche anno gli esperti hanno lanciato un allarme sui possibili effetti avversi riconducibili alla loro composizione.

Come ci chiarisce l'articolo di Healthline.com, è vero che queste bevande incrementano attenzione e funzione cerebrale in persone stanche e che hanno dormito poco. Ma il modo per recuperare dalla stanchezza non è assumere stimolanti, ma  riposare. Il sonno è fondamentale per la salute.

https://www.cartoonstock.com/directory/e/energy_drink.asp



L'utilizzo di energy drink, grazie alla loro ricchezza in zucchero e caffeina, è associato ad un maggiore rischio cardiovascolare.

La caffeina può inoltre favorire la disidratazione, e le  bibite zuccherate sono note per aggravarla dopo l'attività fisica, aumentando anche i marker di danno renale. Andrebbero quindi sicuramente evitati dopo l'allenamento.


Gli energy drink aumentano la pressione a riposo, anche nei ragazzi sani e soprattutto nelle persone che non sono abituate a introdurre caffeina.
In particolare l'assunzione di queste bevande porta, in acuto in persone giovani e sane, ad una perdita della funzione endoteliale (la capacità dei nostri vasi di rilassarsi e così di tenere la pressione corretta) del 50%. Questo si manifesta con tachicardia e aumento della pressione, ed è probabilmente dovuto alla combinazione di zuccheri, stimolanti e caffeina.

L'uso di energy drink porta ad anomalie elettrocardiografiche superiori all'uso di bibite che contengano solo caffeina. Questa situazione è potenzialmente pericolosa durante lo sport, e questo studio ha portato anche ad un comunicato ufficiale dell'AHA (cardiologi americani). Il rischio è anche di aritmie e morti improvvise.

L'uso degli energy drink potrebbe essere particolarmente dannoso per il cervello in formazione degli adolescenti.
Mescolare alcol ed energy-drink ha un effetto simile a quello della cocaina nell'architettura cerebrale degli adolescenti ed è indicato dai medici come reale pericolo tra le abitudini dei giovani, anche se una metanalisi lo mette in dubbio.
L'uso frequente di energy drink sembra favorire l'utilizzo di altre sostanze da abuso, e in generale il cervello viene influenzato negli anni a venire.
Gli esperti canadesi hanno emesso un parere ufficiale nel quale informano che queste bevande non sono necessarie né benefiche

sabato 4 maggio 2019

Bambini grassi? Non è solo per le merendine


Contrariamente a quanto ci dicono alcune "autorità" della nutrizione, i bambini non sono grassi solo perché sedentari. E oltre a mangiare troppo e male, ci sono alcuni fattori ambientali che danno una spinta alla quantità di grasso accumulato. Pur rimanendo attività fisica e corretta alimentazione i 2 pilastri su cui basare la prevenzione dell'obesità, dobbiamo stare attenti anche ad altri fattori.

Dall'articolo pubblicato su Medscape.

Una varietà di prodotti chimici comuni di uso quotidiano può essere concausa dell'attuale epidemia di obesità tra i bambini americani (e non solo), e i pediatri devono educare a limitare il loro uso, secondo Leonardo Trasande, MD, della NYU Langone Health di New York.

"L'esposizione a queste sostanze sintetiche nella vita uterina e infantile può confondere i segnali molecolari e ormonali e possono mettere i bambini in condizione di sviluppare obesità e rischi cardiovascolari attraverso una serie di meccanismi", ha detto Trasande a Medscape Medical News.

Il più importante di questi potenziali meccanismi comporta l'alterazione diretta di diverse vie metaboliche, che "possono letteralmente rendere gli adipociti (le cellule ricche di grasso) più grandi o interrompere la funzione delle proteine ​​che proteggono il cuore, per esempio", ha spiegato.

Negli ultimi anni, tre categorie di sostanze chimiche sintetiche sono state identificate come potenzialmente in grado di esacerbare l'obesità infantile attraverso l'"interferenza metabolica": bisfenoli, ftalati e sostanze per- e polifluoroalchilici (PFSA).
"In particolare, gli ftalati influenzano l'espressione di alcuni recettori, chiamati PPAR", ha spiegato. "Questi recettori sono altamente influenti nel metabolismo dei lipidi e dei carboidrati".

"Gli ftalati determinano anche stress ossidativo", ha detto il pediatra Trasande. "Lo stress ossidativo è un fattore chiave nello sviluppo della resistenza all'insulina e un'altra via attraverso il quale queste sostanze chimiche possono indurre obesità, diabete e rischi cardiovascolari".


https://missmogablog.wordpress.com/2017/12/24/782/


Queste sostanze chimiche possono avere effetti deleteri sugli esseri umani e possono anche contrastare i benefici di uno stile di vita sano. "Negli studi sugli adulti, almeno, i PFAS sono stati associati al recupero del peso, anche nelle persone che hanno perso peso attraverso una dieta sana e una maggiore attività fisica".

"C'è una scienza emergente che minimizza l'importanza della dieta e dell'attività fisica nell'epidemia di obesità", ha spiegato Trasande, chiarendo il ruolo deleterio di questi interferenti endocrini.

I consumatori dovrebbero adottare misure semplici e sicure per ridurre al minimo l'esposizione a questi composti.
Un modo semplice per limitare l'esposizione ai bisfenoli, in particolare il BPA, è evitare i cibi in barattolo. E l'eliminazione di alimenti confezionati e trasformati contribuirà a ridurre l'esposizione agli ftalati. Inoltre, l'uso di alternative alle pentole antiaderenti è un modo semplice per limitare l'esposizione ai PFAS.
"La plastica non dovrebbe mai essere usata nel microonde perché gli ftalati microscopici e altri monomeri di plastica possono passare nei cibi", ha detto Trasande. Questo passaggio può verificarsi anche quando la plastica viene lavata in lavastoviglie o con prodotti chimici aggressivi, quindi si consiglia di lavarsi le mani.
Qualche mese fa è stata presa una posizione scientifica da parte dei pediatri americani, in cui si chiedevano regole più rigorose e trasparenti per quanto riguarda la designazione delle sostanze chimiche da dichiarare "generalmente riconosciute come sicure" (GRAS) dalla FDA.

Aggiornamento 5/6/2019



Le agenzie americane confermano la presenza di PFAS nel cibo, in particolare nel latte

sabato 6 aprile 2019

Quei cattivoni degli omega 6 (e altri grassi)



Come già abbiamo visto, l'infiammazione è alla base di molti problemi di salute, soprattutto è legata alle malattie cronico-degenerative tipiche dei nostri tempi.
Dobbiamo però distinguere lo stato infiammatorio dovuto ad un insulto acuto, come l'infezione di un microrganismo o una lesione meccanica, da quella cronica che è provocata dal cibo che introduciamo, da un microbiota alterato, o dal grasso viscerale.
Nel primo caso lo stato infiammatorio supporta la guarigione: chi sta a letto anziché andarsene in giro guarisce prima dall'influenza (e l'uso degli antipiretici risulta sempre controverso contro un meccanismo difensivo che è la febbre, che attiva i linfociti e ci "obbliga" a stare a riposo), e chi ha dolore rimane fermo anziché continuare a usare un'articolazione danneggiata, favorendo la riparazione delle strutture.
Invece chi ha un'infiammazione cronica se la tiene se non elimina le sue cause (con cambio di alimentazione, dimagrimento, attività fisica) e questa determina un invecchiamento e consumo di tutte le strutture corporee, dall'apparato cardiovascolare a quello osteoarticolare.

Tra i mediatori dell'infiammazione, ci sono dei derivati dei grassi omega 6 (chiamati genericamente eicosanoidi), che per questo hanno una fama abbastanza negativa. In generale i grassi hanno forte influenza sulla salute perché sono legati ai livelli di vitamine liposolubili (A, D, E, K) che regolano molte vie biochimiche, all'immunità, alla fluidità di membrana e quindi agli scambi tra cellule, alla trascrizione dei geni (attraverso i recettori detti PPAR) e tanto altro.



I grassi sono formati da una catena di atomi di carbonio (C) legati tra loro e uniti a un numero variabile di atomi di idrogeno (H). Alla testa un gruppo detto "carbossilico" (formato da ossigeno e idrogeno legati al primo carbonio). Il numero di questi atomi influenza proprietà chimiche, fisiche e biochimiche, a partire dalla temperatura di fusione. Per questo a seconda del tipo di grassi, essi appaiono liquidi o solidi a diverse temperature.
I grassi alimentari sono sempre formati da una miscela dei diversi acidi grassi, e il tipo prevalente determina le proprietà: un grasso animale (burro, strutto) formato soprattutto da grassi saturi è solido a temperatura ambiente, al contrario dell'olio di oliva formato prevalentemente da monoinsaturi.

Grazie a queste caratteristiche si influenzano la fluidità e le altre proprietà della membrana cellulare, e così tutte le funzioni cellulari e gli scambi con l'esterno. La loro qualità così è fondamentale: ogni fosfolipide, il componente della membrana, è formato solitamente da un grasso saturo (in posizione 1) e uno insaturo o polinsaturo (in posizione 2).



I PUFA (grassi polinsaturi, con più doppi legami nella catena carboniosa) sono grassi essenziali (devono essere introdotti con l'alimentazione perché il corpo non li produce) e sono classificati in base alla posizione del primo doppio legame dal terminale metilico. Quindi, quando il primo doppio legame è al sesto atomo di carbonio dal terminale metilico, i PUFA sono chiamati omega-6, ω-6 o n-6.



https://www.cibo360.it/alimentazione/chimica/macronutrienti/lipidi/acidi_grassi.htm


Includono l'acido linoleico (LA, C18:2 ω-6), un acido grasso essenziale perché non può essere sintetizzato dal corpo umano. LA può essere "allungato" e desaturato (aggiunta di doppi legami, tramite gli enzimi D5D e D6D) in altri acidi grassi ω-6, come acido γ-linolenico (GLA, 18:3 ω-6), acido diomo-γ-linolenico (DGLA, 20:3) e acido arachidonico (AA, 20:4 ω-6). Gli ω-3 invece hanno il primo doppio legame a 3 carboni di distanza dal metile terminale.

https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-319-40458-5_34



Molti hanno accusato gli omega 6 di essere alla base dell'"epidemia" di infiammazione dei nostri tempi, e questo accade soprattutto negli ambienti paleodieta.

Nel modello animale un eccesso di omega 6, senza un'adeguata introduzione di omega 3, determina invecchiamento, infiammazione, alterato metabolismo e anomalie elettrocardiografiche.

Probabilmente l'uso degli oli vegetali ha contribuito ad una riduzione nella presenza di omega 3 nei tessuti, ma prove più recenti hanno confutato questa teoria eccessivamente semplificata che ignora la complessità dell'intero metabolismo dell'acido arachidonico (AA).

Gli omega 6 (e in particolare l'acido arachidonico) sono dunque sempre precursori di molecole infiammatorie? No, o meglio non solo. Possono dare luogo anche alla formazione di acido epossicosatrienoico, molecola antinfiammatoria e che riduce l'insulinoresistenza.



Forse anche per questo si continua a consigliare il loro uso rispetto ai saturi nelle linee guida.

https://journals.plos.org/plosone/article/figure?id=10.1371/journal.pone.0196398.g001


Come si può vedere dall'immagine i metaboliti sono sia pro che antinfiammatori, e in certi casi possono essere fondamentali per le guarigioni, la cardioprotezione ecc. Si deve anche sottolineare che nella nostra dieta è molto più facile andare in carenza di omega 3 che di omega 6, e che il bilancio tra pro e antinfiammatori dipende molto dalla nostra genetica.

Le vie metaboliche che sintetizzano i derivati sono infatti più o meno "attive" a seconda dei nostri geni: impossibile quindi dare indicazioni valide per tutti.

"Tra i diversi metaboliti degli omega 6 e in particolare di AA, alcuni sono proinfiammatori, ma altri sono antinfiammatori. Ad esempio, LA può essere convertito direttamente in determinati derivati ​​cardio-protettivi, come LA nitrato (LNO2), e alcuni metaboliti di AA possono avere un ruolo nella risoluzione dell'infiammazione. Non vi sono prove cliniche che un aumento dell'assunzione di PUFA n-6 porti ad un aumento di citochine proinfiammatorie nell'uomo. Negli studi l'assunzione maggiore di PUFA n-6 non è stata associata a biomarcatori di infiammazione come la proteina C-reattiva, l'interleuchina-6 e i recettori solubili del TNF 1 e 2, mentre la concentrazione plasmatica di PUFA n-6 era inversamente associata al livello di interleuchina-1Ra (proinfiammatoria) e positivamente associato al livello di TGFβ (antinfiammatorio)".

Conclude la review con gli studi di intervento (ossia somministrazione di omega 6 Vs carboidrati o grassi saturi) evidenziando genericamente riduzione dei rischi di malattie cardiovascolari, e al limite un piccolo aumento del rischio tumorale se si usano oli vegetali in luogo di fonti di carboidrati raffinati e grassi saturi.


E aggiunge: "Gli oli vegetali non idrogenati (ossia non trans) ad alto contenuto di grassi insaturi e relativamente bassi in SFA (ad es. soia, mais, oliva, e oli di colza) dovrebbero essere la fonte primaria di grassi alimentari, al posto dei grassi animali (ad es. burro, panna, manzo e strutto) o gli oli tropicali (ad esempio, olio di palma, di palmisto e di cocco, che hanno soprattutto grassi saturi).

Inoltre, i consigli dietetici dovrebbero porre l'accento sull'ottimizzazione dei tipi di grassi alimentari e sulla riduzione del grasso totale. Il consumo di prodotti "light" o "non grassi" con elevate quantità di cereali raffinati e zuccheri aggiunti dovrebbe essere scoraggiato.
Infine, quando si deve ridurre il consumo di carboidrati raffinati e zucchero aggiunto, non li si dovrebbe sostituire con cibi ricchi di grassi saturi.

Invece, i carboidrati raffinati e lo zucchero aggiunto dovrebbe essere sostituito da fonti sane di carboidrati (ad esempio, cereali integrali, legumi, verdure e frutta) e fonti salutari di grassi (ad esempio oli vegetali non idrogenati di cui sono ricchi noci e semi)."



I livelli sanguigni di LA quindi appaiono inversamente correlati col rischio di morte. Nonostante questo ci sono sempre dei "tifosi" dei grassi saturi. 



Inoltre chi l'ha detto che solo gli oli vegetali sono fonti di omega 6? Le principali, soprattutto del temutissimo arachidonico, sono probabilmente carni rosse e bianche, anche a causa dell'alimentazione con foraggi che contengono molto LA che diventa AA tramite "elongazione" e "desaturazione".





https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0955286316308117#f0006




"Studi sperimentali e clinici indicano che LA migliora la guarigione delle ferite a causa dei suoi effetti bifasici (prima protezione e poi riparazione) sulla fase infiammatoria della riparazione tissutale. Sebbene meno studiato, GLA ha presentato effetti positivi sul controllo dell'infiammazione. Gli studi che investigano gli effetti dell'AA hanno dimostrato che insieme ai suoi metaboliti promuove la guarigione delle ferite a causa dell'induzione della migrazione cellulare e dell'angiogenesi".



Le lipoxine sono un gruppo di  molecole derivate da AA, che possono incidere nella guarigione dalla colite ulcerosa a seconda dei nostri polimorfismi enzimatici (diverse forme di enzimi dovute alla nostra genetica). Le lipoxine concorrono anche nella risoluzione della steatosi epatica.

Inoltre secondo alcuni studi gli omega6 possono proteggere dal diabete: chi ha livelli più alti di linoleico ha 35% in meno di rischio di sviluppare diabete, mentre l'arachidonico non sembra incidere. Purtroppo non sono state considerate le fonti di provenienza (frutta oleosa o oli raffinati), ma solo le quantità plasmatiche di acido linoleico e arachidonico.

Risultati un po' diversi sono invece arrivati da uno studio prospettico (Retired Persons Diet and Health Study, RPDHS) che ha revisionato i dati su oltre mezzo milione di persone ha avuto risultati in linea ha evidenziato un potenziale pericoloso dell'AA e dell'ALA.

"La sostituzione isocalorica del 5% dell'energia degli SFA (grassi saturi) con i MUFA (monoinsaturi) vegetali è stata associata  alla riduzione del 15%, 10%, 11% e 30% di mortalità totale, cardiovascolare (CVD), cancro e malattia respiratoria rispettivamente. La sostituzione isocalorica del 2% di SFA con acido linoleico è stata associata a mortalità totale inferiore (8%), CVD (6%), cancro (8%), malattia respiratoria (11%) e diabete mellito (9%).
L'assunzione di SFA, acidi grassi trans (TFA), MUFA  di origine animale, acido α-linolenico (ALA, omega 3 a catena corta) e acido arachidonico (AA, omega 6 a catena lunga) è stata associata a mortalità più elevata. L'apporto dietetico di PUFA (grassi polinsaturi) marini omega-3 e la sostituzione di SFAs con MUFA di origine vegetale o acido linoleico (LA) sono stati associati a una mortalità totale inferiore da CVD e altre cause specifiche. L'effetto protettivo di LA non sembra valere nelle persone con malattia cardiovascolare.
L'assunzione di AA è stata associata a mortalità totale, CVD, cancro e per malattia respiratoria più elevate. Sebbene sia un derivato di LA, l'assunzione di AA in eccesso può indurre effetti proinfiammatori e protrombotici, e quindi alla base di cambiamenti patofisiologici.
Il rischio per la salute osservato con ALA può essere ascritto alla presenza di trans-ALA nel cibo, in particolare quello cotto. A causa della natura della sua struttura (molti doppi legami), l'ALA è da 12 a 15 volte più facilmente trasformabile in trans rispetto a LA e fino al 40% di ALA può essere presente come isomero trans".

Si tratta comunque di uno studio osservazionale che quindi non può stabilire un legame causa-effetto, ma sono stati ritenuti in linea con le linee guida già conosciute.

"Questi risultati supportano le recenti linee guida dietetiche del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, che raccomandano di eliminare l'assunzione di TFA da alimenti trasformati come cibi fritti, cracker e margarina e di sostituire gli SFA (principalmente da carni rosse) con MUFA e PUFA (presenti negli oli vegetali). Inoltre, i nostri risultati suggeriscono che il consumo di MUFA da fonti vegetali e PUFA da alimenti ricchi di LA e di acidi grassi marini omega-3 dovrebbe essere incoraggiato per la salute generale e il controllo di varie malattie croniche".

Omega 3

Gli omega 3 sono invece riconosciuti importanti da tutti, e, trovandosi nel pesce, sono tra i fattori benefici della dieta mediterranea. L'argomento è stato trattato estensivamente in diversi post.

Talvolta si ritengono pericolosi anche gli omega 3 a catena breve, come osservato nel RPDHS: il loro "capostipite" è l'acido linolenico, (ALA, 18:3), un grasso presente soprattutto nell'olio di semi di lino, sfortunatamente molto alterabile (va infatti conservato in frigo). La produzione di omega 3 a catena lunga avviene soprattutto grazie ad alcune alghe, e così EPA e DHA entrano nella catena alimentare e si accumulano nel pesce grasso d'acqua fredda come sardine e sgombri.

L'ALA è comunque associato a numerose proprietà benefiche (antitumorale, antinfiammatorio, antipertensivo, funzione digestiva ecc).


Una review sulle proprietà dei semi di lino, tipicamente ricco di ALA, evidenzia:
"La fibra e la gomma di lino possono produrre un'attività anti-aterogena riducendo l'apporto calorico. Un lignano (SDG) ripristina la funzione vascolare aumentando la neovascolarizzazione e quindi migliora la funzione cardiaca; esso ha anche una potente attività antiossidante.

L'acido linolenico ( ALA) e l'olio di lino hanno mostrato attività antiipertensiva alterando le concentrazioni di ossilipina pro-infiammatoria, ha attività antiaterogena tramite la produzione di citochine infiammatorie, azione antipiastrinica attraverso l'inibizione della prostaciclina, effetti anti-aritmici (diminuendo la fibrillazione ventricolare e migliorando la sopravvivenza delle cellule cardiache mediante la sovraregolazione delle proteine anti-apoptotiche). L'ALA potrebbe essere il composto bioattivo più vantaggioso del seme di lino per i suoi effetti cardiovascolari. Sono necessari ulteriori studi preclinici e più ampi studi clinici di durata maggiore per identificare un elenco completo dei composti bioattivi dei semi di lino".


Tra gli effetti dei semi di lino vi è una potente azione antipertensiva e in generale cardioprotettiva.




"L'olio di lino ha mostrato attività antiipertensiva alterando le concentrazioni di oxilipina proinfiammatoria, attività antiaterogena riducendo la produzione di citochine infiammatorie, effetti antiaritmici diminuendo la fibrillazione ventricolare".
Per quanto riguarda invece quelli a catena lunga, che differenza c'è tra EPA e DHA?
Differenti rapporti tra i 2 grassi sono associati a diversi esiti di salute.
Il primo ha effetto antinfiammatorio, mentre il secondo sembra più importante per lo sviluppo cerebrale e la neuroprotezione. 
Salmone selvaggio e aringhe contengono più EPA, mentre salmone allevato e fegato di merluzzo più DHA.
Sono state scoperte delle molecole derivate dagli omega3. chiamate resolvine, protectine e maresine, che, come suggericono alcuni nomi, aiutano sia a proteggere che a risolvere l'infiammazione in caso di danno acuto e cronico.
Gli omega 3 migliorano il metabolismo dell'oxilipina, implicata nella sindrome metabolica, e la composizione corporea.


Nella retinopatia diabetica gli omega 3 sono solitamente ritenuti protettivi, ma è stato individuato un loro derivato che favorisce l'avanzamento della malattia in un modello animale. Agisce a livello della barriera ematoencefalica quindi potrebbe essere correlato anche con le malattie neurodegenerative.

Devono essere evitati da chi è in trattamento con cortisonici perché aumentano l'atrofia muscolare.
In sintesi anche gli omega 3 possono avere un "lato oscuro".



Grassi trans

Per quanto riguarda gli acidi grassi trans, nessuno dubita più della loro insalubrità. Fino a qualche anno fa si diceva che una dose di 5g al giorno non incideva negativamente, ma oggi tutte le linee guida invitano a introdurne il meno possibile.
Essi si formano per processo industriale di idrogenazione o grazie alle alte temperature: ecco perché è sbagliato usare gli oli, e in particolare quelli con ALA, per cuocere.
La loro nocività è dovuta probabilmente al loro particolare ripiegamento, che non è presente in natura (se non in alcuni grassi tipici del latte, detti isomeri dell'acido linoleico o CLA, che non appaiono nocivi ma benefici).




http://projects.ncsu.edu/project/bio183de/Black/chemistry/chemistry_news/tfa.htm


Gli effetti particolarmente negativi dei grassi trans sono dovuti soprattutto, tra le altre cose, all'inibizione della produzione cellulare di prostacicline (sempre appartenenti agli eicosanoidi), molecole essenziali per la regolazione delle funzioni fisiologiche come il flusso di sangue. Queste molecole hanno una emivita (durata media) di circa 10 secondi, per cui devono essere sempre rimpiazzate, e anche una breve interruzione determina forti squilibri. L'incorporazione dei grassi trans nelle membrane fosfolipidiche ha effetto deleterio sulle proprietà membranali.


Per quanto riguarda i grassi saturi l'argomento è stato trattato in maniera esaustiva in questo articolo sull'olio di palma.



L'importanza dei geni



Ma cosa potrebbe influenzare l'effetto dei grassi in diverse persone? La genetica, come accennato prima, è uno dei fattori.

FADS1 e FADS2 sono i geni che codificano rispettivamente per D5D e D6D, le desaturasi, gli enzimi chiave che "creano" i ripiegamenti dei PUFA a catena lunga nel nostro corpo, desaturando la catena carboniosa.
Grazie a uno studio recente ora sappiamo che una variante di FADS1 influenza la risposta all'acido linoleico (LA). Chi ha la variante "TT omozigote" ha più conversione in acido arachidonico e quindi maggiore infiammazione, evidenziata dalla proteina C reattiva. Chi possiede la variante "CC omozigote" ha ridotta conversione e quindi tollera livelli più alti di LA (e quindi possibilmente di oli vegetali non idrogenati).

Questa variante genica potrebbe essere fondamentale anche per chi ha migliori risultati con una dieta più "agricola" o più da "cacciatore".





A complicare ulteriormente il quadro ci pensa l'epigenetica: a seconda della metilazione (segnatura) di alcune regioni del DNA, il gene è più o meno attivo, e questo stato può essere ereditato e/o cambiato a seconda di alcune condizioni ambientali, e può quindi anche variare durante il corso della vita.

In generale un'alta attività della D6D sembra aumentare il rischio di allergie, tumori, rinite, schizofrenia, malattie cardiovascolari e infiammazione. Diabete e steatosi epatica sono caratterizzati anche da bassa attività di D5D. D5D poco attiva alza anche il rischio di ipertrigliceridemia.


Un'alta attività delle desaturasi può aver aiutato i nostri avi a coprire i fabbisogni di PUFA, ma ai nostri tempi (e con l'alimentazione occidentale) questo ha amplificato i livelli infiammatori e quindi aumentato la tendenza ad avere malattie croniche.

I diversi grassi modulano il dimagrimento anche interagendo con i geni legati al controllo del peso, e anche l'effetto protettivo degli omega 3 nei confronti del tumore prostatico è influenzato dalla genetica.

I geni di conversione dei metaboliti dell'acido arachidonico (COX, LOX, CYP450 e tutti i dipendenti che agiscono "a cascata") modulano la loro produzione allo stesso modo, complicando ulteriormente il quadro (si può avere un diverso bilanciamento tra molecole pro e antinfiammatorie e così cambia il rischio cardiovascolare, tumorale ecc).


PUFA e tumori


Secondo alcuni studi gli omega 6 sembrano aumentare il rischio di tumore al seno. Secondo un autore questo effetto è attribuibile solo a AA (quello che troviamo nei tessuti animali...), mentre LA, DGLA e GLA hanno effetti antitumorali.
Nei modelli animali sia gli omega 3 che gli omega 6 possono aumentare o ridurre il rischio tumorale.
I mediatori sono ancora una volta gli eicosanoidi, con produzione sia di molecole proinfiammatorie e protumorali che inibitorie.

Una D6D molto attiva aumenta il rischio tumorale.


Altri fattori alimentari

Ma le vie biochimiche sono influenzate anche da alimenti poveri di grassi. Sostituire i cereali raffinati con quelli integrali e i legumi riduce PLA2, un enzima che avvia la cascata delle prostaglandine infiammatorie. Il risultato è una diminuzione significativa di glicemia a digiuno, insulina, indice HOMA, emoglobina glicata, malondialdeide, attività plasmatica di Lp-PLA2 e LDL ossidate (ox-LDL) e un aumento delle dimensioni delle particelle LDL, che risultano così meno aterogene.
Anche la dieta chetogenica (a bassissimo tenore di carboidrati) riduce la produzione di eicosanoidi, coinvolti nel caso dello studio con la sclerosi multipla.

Dimagrimento

Gli omega 6 hanno probabilmente effetti controversi in caso di sovrappeso.

Ad esempio, cosa succede se a 2 gruppi di persone diamo le stesse calorie, ma ad uno 25mL di olio di soia (ricco in LA), e all'altro 25mL di olio extravergine (ricco in acido oleico, grasso monoinsaturo)? il secondo perde l'80% di peso in più, migliora la pressione e i marker di infiammazione.

Gli omega 6 sono precursori degli endocannabinoidi, sostanze che aumentano appetito, benessere e stimolano l'obesità mediante l'adipogenesi e la riduzione del metabolismo; influenzano inoltre umore e dipendenza: così gli alimenti ricchi in grassi hanno alta probabilità di creare dipendenza. Questo dal punto di vista evolutivo è dovuto al fatto che i grassi assicurano delle calorie concentrate (alta densità energetica) e avere questi sistemi che ci spingevano a cercare e mangiare cibo ci ha aiutato a sopravvivere.

Nel modello animale aggiungere omega 3 ad una dieta ricca in linoleico riduce il tono endocannabinoide e quindi l'appetito.

La marijuana aumenta l'appetito e il desiderio di cibo spazzatura, agendo sui centri della fame e del comportamento alimentare modulati dai recettori per gli endocannabinoidi.

Allergie


Le allergie sono mediate, come l'infiammazione, dagli eicosanoidi, e quelli derivati da AA aumentano questa condizione. Tuttavia "si ritiene generalmente che gli acidi grassi ω-3 siano vantaggiosi per l'ospite. Ma gli effetti degli acidi grassi ω-3 nelle allergie sono controversi, e la soppressione immunitaria da parte dei metaboliti degli ω-3 potrebbe essere svantaggiosa per la difesa immunitaria".
"L'attivazione delle mastcellule (mastociti coinvolti nella risposta allergica) originariamente si è evoluta come un sistema di difesa contro i danni da veleno, batteri e parassiti. Da questo punto di vista, l'ω-3 epossido - può ottimizzare la segnalazione FcεRI e servire a mantenere un stato sano.
Nello stile di vita occidentale moderno, tuttavia, questo risposta protettiva è stata spostata verso esiti deleteri per l'eccessiva esposizione agli allergeni ambientali, che si manifesta come malattia allergica. Pertanto, le azioni degli acidi grassi ω-3 possono dipendere dallo stato fisiopatologico. Dato che l'inibizione farmacologica di PAF-AH2 riduce la risposta allergica indotta dall'antigene, uno specifico inibitore potrebbe essere utile come  nuovo farmaco antiallergico"
In pratica non vi è una risposta univoca in caso di aumento di omega 3 nella dieta, ma in generale sono consigliabili per asma e allergie, soprattutto in gravidanza e allattamento per la prevenzione.

Un nuovo studio uscito proprio in questi giorni mette in relazione l'asma pediatrica con l'introduzione di grassi omega 3 o omega 6: come previsto, i primi sono protettivi, i secondi esacerbano i sintomi.



Conclusioni

In sintesi è evidente come non si debbano ritenere sempre gli omega 3 buoni e gli omega 6 cattivi, anche se nella nostra alimentazione vi è probabilmente una carenza dei primi e un eccesso dei secondi.
Ogni caso va comunque contestualizzato: in generale in una persona sana e senza stato infiammatorio gli omega 6 appaiono protettivi e continuano ad essere consigliati dalle linee guida, ma questo senza andare in carenza di omega 3. In persone con malattie a carattere infiammatorio (cardiovascolari in testa, ma anche autoimmuni, osteoarticolari ecc) questo può essere invece esacerbato dagli omega 6 e calmierato dagli omega 3.


Molti modelli animali di patologie evidenziano i problemi degli omega 6, ma questi problemi non sembrano evidenziabili nelle ricerche su umani sani.


Così come  ci spiega Chris Kresser, se gli omega 6 vengono da cibi freschi e non lavorati, che contengono anche vitamine, antiossidanti, sali minerali e fibre, dalla frutta oleosa per esempio, non appaiono per nulla dannosi ma anzi protettivi. Invece gli oli estratti, irranciditi e sottoposti a riscaldamento perdono queste preziose caratteristiche antinfiammatorie e diventano proinfiammatori.

Una metanalisi di 79 RCT, includenti studi con cibi ricchi in omega 3, cibi arricchiti e soprattutto integratori ha concluso che  non vi sono grosse prove della prevenzione cardiovascolare né della riduzione della mortalità con gli omega 3, nonostante quelli a lunga catena riducano i trigliceridi e aumentino l'HDL
 

Tuttavia Alex Vasquez spiega perché questi studi abbiano risultati negativi: non sono stati rispettati alcuni criteri nella selezione dei lavori.

Secondo la più grande revisione sistematica degli interventi con PUFA, effettuata dalla collaborazione Cochrane, sia su omega 3 che omega 6, questi grassi riducono le patologie cardiovascolari, ma possono far aumentare di peso. Gli effetti vengono attribuiti al miglioramento del quadro lipidico.

È probabile che in persone tendenzialmente sane non ci siano grossi problemi con gli omega 6, mentre in persone con problemi metabolici o carenze nutrizionali sia da ridurre il loro apporto in favore degli omega 3

Non ci dovremmo affidare solo al rapporto tra omega 3 e 6, ma anche a quello tra le molecole derivate, dovuto soprattutto alla nostra genetica (ed epigenetica), che può determinare una maggiore tendenza alla sintesi di enzimi che producono molecole protettive o infiammatorie.

Un recente studio prospettico mostra che l'acido linoleico (omega 6 a catena corta) misurato nel sangue riduce il rischio di morte totale, mentre l'arachidonico (omega 6 a catena lunga) è associato a maggiore rischio. L'equilibrio con gli omega 3 è probabilmente la chiave

La mia conclusione è che gli omega 6 non sono dannosi, in dosi appropriate, in assenza di malattia, mentre chi abbia già malattia infiammatoria in atto farebbe bene a privilegiare gli omega 3. La salute è sempre un delicato equilibrio tra molecole, e l'alimentazione ha forte influenza su di esse.
Se siete preoccupati per l'acido arachidonico, evitate carne e pesce da allevamento intensivo, perché sono queste le principali fonti.

Aggiornamento 7/4/2019

Nello studio REDUCE--IT, 4g al giorno di una particolare forma di omega 3 riducono gli eventi cardiovascolari del 30% in persone con ipertrigliceridemia e in cura con statine.



Aggiornamento 9/4/2019

Vi siete mai chiesti perché chi mangia male si ammala molto più spesso? Una delle cause potrebbe essere tBHQ (terz-butilidrochinone), indicato in etichetta come E319. Questo stabilizzatore dei grassi altera la risposta immunitaria, riducendo l'aggressività di alcuni globuli bianchi nei confronti del virus influenzale, e causa un'infezione più lunga e con maggiore perdita di peso. È presente negli alimenti che contengono oli (cracker e prodotti da forno), carni e pesce surgelati ecc. Può anche non essere indicato in etichetta se presente nell'olio per fritture.


Aggiornamento 13/4/2019

Nella revisione di 30 studi osservazionali, i livelli plasmatici e tissutali di LA e forse anche AA sono inversamente proporzionali al rischio cardiovascolare. Appaiono protettivi anche dal diabete in una metanalisi di 20 studi.
Nello studio KUOPIO, concentrazioni più elevate di n-6 totali, LA e AA e alta attività D5D erano associate a un minor rischio di diabete, mentre maggiori concentrazioni di GLA e DGLA e alta attività D6D erano associate a un rischio più elevato.



Aggiornamento 17/4/2019

I grassi monoinsaturi (MUFA), come l'oleico, tipico dell'olio di oliva, si trovano anche nei prodotti animali. Quasi 100mila persone sono state seguite per più di 20 anni in uno studio. L'assunzione più elevata di MUFA di origine vegetale è stata associata a una minore mortalità mentre l'assunzione di MUFA di origine animale è stata associata a una mortalità più elevata. Il problema non sono quindi i grassi, ma ciò che li circonda.
Inoltre una mortalità significativamente inferiore è stata osservata quando i grassi saturi, i grassi trans o i carboidrati raffinati sono stati sostituiti da MUFA vegetali.
"Per quanto riguarda gli acidi grassi come nutrienti, la nuova prova che i MUFA sono salutari o dannosi a seconda delle fonti alimentari aiuta a spiegare le incoerenze precedenti degli studi epidemiologici sugli effetti sulla salute dei MUFA, spesso etichettati come neutri o addirittura dannosi per la salute cardiovascolare".
"Nel complesso, questi dati supportano le attuali raccomandazioni dietetiche ossia di sostituire i grassi animali con oli vegetali insaturi per la prevenzione di malattie croniche e morti premature".
Lo studio conferma che la visione incentrata sui nutrienti è diversa e sbagliata rispetto a quella incentrata sugli alimenti.
"Gli alimenti sono costituiti da matrici complesse contenenti una miriade di nutrienti e composti bioattivi in ​​grado di interagire sinergicamente sulle vie metaboliche e della fisiologia vascolare. Quindi, un paradigma della moderna scienza nutrizionale è che il cibo, non i nutrienti, sia l'unità fondamentale nella nutrizione".


Aggiornamento 19/4/2019

Nei topi il consumo frequente di pollo da allevamento intensivo porta ad alterazioni ormonali (ridotto progesterone, aumentati testosterone ed estrogeno) che facilitano lo sviluppo dell'ovaio policistico (PCOS)



Aggiornamento 20/4/2019

FATP2 è un trasportatore dei grassi, che porta l'AA all'interno del linfocita. In caso di leucemia, questo trasportatore lavora di più, favorendo la produzione di PGE2 che aumenta la riproduzione cellulare e facilita l'aggiramento dei "controlli immunitari", favorendo in definitiva lo sviluppo del tumore. Bloccare questo trasportatore (o la ciclossigenasi con gli antinfiammatori, che però può dare problemi alla lunga) riduce l'aggressività del tumore.


Aggiornamento 22/4/2019

L'infiammazione è un segnale importante per la riparazione cellulare. L'uso di antinfiammatori può disturbare questo processo. L'infiammazione, in alcune cellule tra cui i fibroblasti, lo stato infiammatorio porta ad uno switch (variazione) metabolico, e le cellule consumano glucosio e non più grassi (come l'effetto Warburg delle cellule tumorali). Questo permette modifiche epigenetiche al DNA (acetilazione degli istoni) che influenzano l'espressione genica.
Chi usa cortisone non può sottoporsi a chirurgia, perché non guarirebbe.

Il complesso intreccio tra endocannabinoidi e omega 3, in condizioni normali aiutano la funzione cerebrale, ma in uno stato infiammatorio possono alterare la funzione



Aggiornamento 2/5/2019

Un alto livello di omega 3 circolanti o alimentari è risultato associato ad un rischio di inferiore di sindrome metabolica, mentre nessuna associazione significativa è stata osservata con gli omega 6.



Aggiornamento 8/5/2019

Secondo uno studio, ALA e GLA proteggono gli adulti dalla sindrome metabolica, mentre EPA, DGLA e alta attività di D6D aumentano il rischio. DPA (22:5 omega 3), DGLA e alta attività di D6D aumentano il rischio nei bambini.


Aggiornamento 18/5/2019

I punti salienti di una revisione narrativa dei dati nel dibattito sui grassi, tra gli autori Mozaffarian, uno dei maggiori epidemiologi nutrizionali al mondo.
Oltre al loro ruolo di combustibile metabolico, gli acidi grassi modulano diversi processi cellulari tra cui regolazione della trascrizione genica, struttura e funzione della membrana cellulare e degli organelli, attività dei canali ionici ed elettrofisiologia.
I diversi grassi, saturi, mono o polinsaturi, possono avere un diverso effetto sulla salute influenzando queste funzioni.
I diversi tipi di grassi hanno fonti dietetiche molto diverse, considerare le fonti alimentari e i tipi separatamente potrebbe essere più significativo per comprendere i loro effetti sulla salute.
L'evidenza generale sostiene fortemente i benefici cardiometabolici dei grassi polinsaturi, sia omega 3, soprattutto dei prodotti ittici, che omega 6.
Ma soprattutto le persone consumano cibi, non singoli acidi grassi. Pertanto, l'orientamento e le politiche per migliorare le diete della popolazione generale dovrebbero porre maggiore enfasi su alimenti specifici anziché sui tipi di grassi alimentari. Gli unici grassi sicuramente dannosi per la salute sono quelli trans, presenti in alimenti fritti e prodotti da forno. I grassi sono comunque importanti e le diete con un quantitativo troppo basso possono non essere salutari, così come le diete con eccessi. Il range ideale appare essere tra il 20 e il 35% delle calorie.
Per quanto riguarda i grassi saturi, vi è un'eterogeneità di effetti sulla salute legata ai diversi alimenti ricchi in saturi, come carne rossa non trasformata, carne lavorata, pollame, formaggio, yogurt, latte, noci, avocado e oli tropicali, in maniera simile a come avviene per le fonti di carboidrati, per cui sarebbe bene effettuare raccomandazioni su alimenti specifici più che su semplici percentuali. Una delle fonti principali, la carne rossa, è un alimento controverso. Mentre la carne processata è sicuramente dannosa, una o 2 porzioni a settimana di carne rossa sembrano non essere problematiche. Vi è ancora bassa evidenza che la carne grass-fed sia più sana, sebbene la paleodieta possa sicuramente portare a miglioramenti metabolici. Resta il forte impatto ambientale a creare problemi.
Altre fonti di grassi saturi sono gli oli tropicali. solitamente sconsigliati. Quelli vergini possono contenere importanti nutrienti, come i carotenoidi, vitamina E, potassio e composti fenolici, che potrebbero tutti avere benefici per la salute.
Per quanto riguarda i polinsaturi, il rapporto tra omega 3 e omega 6 può essere importante. Gli omega 3 possono essere integrati ragionevolmente e senza pericoli da persone che non mangiano pesce e hanno un rischio cardiovascolare noto. Sostituire calorie da carboidrati con omega 6 appare ugualmente benefico per il rischio cardiovascolare.


Aggiornamento 19/5/2019

L'EAACI, la società europea di allergologia, ha rilasciato una posizione sulla funzione dei grassi in relazione ad allergie, dermatite atopica e asma.
I polimorfismi nei geni (le diverse forme genetiche che ognuno di noi porta) associati alla sintesi, catabolismo e utilizzo dei grassi influenzano i loro fabbisogni e funzioni.
Gli omega 3 sono solitamente benefici, mentre gli omega 6 sono metabolizzati a composti proinfiammatori, ma comunque necessari.
È probabile che un approccio nutrizionale personalizzato, compresa la supplementazione di acidi grassi, sia necessario per osservare i benefici ottimali che possono venire ​​dagli acidi grassi nella prevenzione e nel trattamento delle allergie e dell'asma.
La supplementazione con omega 3 o il consumo di alimenti ricchi di questi grassi (ad esempio, pesce grasso, alcune microalghe e carne di ruminanti allevati con un adeguato esercizio fisico e una dieta a base di erbe) sono probabilmente utili.
Si ribadisce la nocività dei grassi trans, a parte il CLA presente nei prodotti caseari.

Anche il microbiota interagisce, in particolare con la produzione di grassi a catena corta (SCFA).



Aggiornamento 29/5/2019

Nel modello animale l'eccesso di acido linoleico (omega 6) in gravidanza riduce la produzione di colesterolo e aumenta le citochine infiammatorie (PGE2), risultando in una ridotta crescita della prole.

Aggiornamento 10/6/2019

Ridurre pressione sanguigna, sale da cucina (del 30%) ed eliminare i grassi trans potrebbe risparmiare quasi 100 milioni di morti nei prossimi 25 anni.

Aggiornamento 16/6/2019


Ogni porzione giornaliera in più di carne rossa processata aumenta il rischio di morte per qualsiasi causa del 17% a 8 anni di distanza. Il rischio di morte cardiovascolare cresce del 19% e quello di morte legata a malattie neurodegenerative del 57%. I risultati per la carne rossa non processata sono di lieve incremento non significativo. Secondo i ricercatori questo può essere dovuto alla presenza di grassi saturi e trans.