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lunedì 10 gennaio 2022

Cicli futili, in realtà utilissimi, e metabolismo lento


Da un punto di vista termodinamico, il sovrappeso si sviluppa quando le calorie introdotte superano quelle spese, accumulandosi sotto forma di grasso nel tessuto adiposo.
Le diete che si basano solo su una riduzione calorica però funzionano solo su una parte ristretta di persone sul lungo periodo, a causa del rallentamento metabolico che il corpo subisce, spesso anche in caso di mantenimento della massa magra, a causa tra l'altro della riduzione della leptina.


https://ahseeit.com/?qa=76446/my-weight-gain-is-caused-by-a-slow-metabolism-meme



In particolare la riduzione del metabolismo basale è attribuita alla riduzione della termogenesi, ossia la produzione di calore ottenuta a partire dai substrati energetici (proteine, carboidrati, grassi, alcol) tramite vie metaboliche. Chi conosce la termodinamica sa bene che esiste in qualsiasi passaggio di energia una certa dispersione sotto forma di calore, che misura in un certo senso l'efficienza. Molta dispersione di calore corrisponde a scarsa efficienza.

La cellula produce e immagazzina ATP, la molecola che usa per le sue funzioni. Lo fa accoppiando il passaggio dei protoni accumulati nei mitocondri, derivanti dal cibo, alla sintesi di ATP.

Non è semplice da spiegare, ma immaginate il flusso di protoni (ioni idrogeno H+, indicati col +) come un fiume che fa girare un mulino. Finché c'è il flusso, esso viene sfruttato dell'ATP sintasi e si produce energia, accumulata sotto forma di ATP, ricavato dall'unione dell'ADP + P.


https://www.mrdubuque.com/home/biodub-my-gifs-to-you-the-electron-transport-chain-atp-synthase


Il flusso è "accoppiato" alla sintesi di ATP. Se si "disaccoppia", il gradiente viene disperso come calore (heat nella foto sotto), semplicemente funzionando come canali che portano gli ioni H+ da una parte all'altra "saltando" l'ATP sintasi.

https://www.science.org/doi/10.1126/science.280.5368.1369



Da diversi decenni sono note sostanze che "disaccoppiano" la produzione di energia dal gradiente protonico, creando calore (o meglio sprecando calorie e rendendo meno efficiente il sistema) e in ultima analisi favorendo il dimagrimento. Anche la semplice aspirina ha questo effetto. Perché allora non si usano per "velocizzare" il metabolismo?


https://memegenerator.net/instance/59203321/miss-piggy-29-my-metabolism-isnt-slow-its-in-a-coma


Ogni volta che si è usato queste sostanze si è provocato il dimagrimento ma contemporaneamente gravi effetti collaterali, dall'innalzamento della temperatura oltre i 40°C alla mancanza di specificità del tessuto bersaglio (alterano la produzione di energia anche nei tessuti che non ne hanno bisogno).
I mitocondri si depolarizzano e rilasciano calcio e potenzialmente si altera l'apoptosi, morte programmata delle cellule che viene gestita parzialmente da questi organelli.
Nel caso di un agonista β3 che nei topi attivava la termogenesi nel grasso bruno e faceva dimagrire (Mirabegron), nell'uomo non ha funzionato bene, si presume perché l'uomo ha poco grasso bruno su cui agire o a causa di meccanismi compensativi che riducevano il consumo energetico nel metabolismo basale.

Un altro modo per "sprecare" energia (e accelerare il metabolismo) è rappresentato dai cicli futili. Si tratta di reazioni biochimiche "ridondanti", come se una persona si divertisse a montare un muro e poi smontarlo. Si stanca un sacco e alla fine non ha concluso nulla, ma ha sprecato un sacco di energia. Una cosa utile in tempi come i nostri di abbondanza di cibo, probabilmente dannosa in tempi antichi ossia di penuria di cibo. Quando poter accumulare grasso per i tempi di carestia poteva fare la differenza tra sopravvivere o morire. Ecco perché le persone con metabolismo "veloce" sono relativamente poche: l'evoluzione non li ha favoriti. E pure di questi tempi non sono favoriti particolarmente, nel senso che quando arriva il metabolismo lento (dopo i 30-40 anni diciamo) e si ingrassa probabilmente le persone si sono già riprodotte e hanno tramandato i loro geni. Oppure vengono visti anche culturalmente come "secchi" e malaticci, per via di una visione che vuole la persona più in carne come più sana e "resistente" alle carestie (cosa vera del resto).
Tra i cicli futili troviamo la sintesi e distruzione del glicogeno e dei trigliceridi, che avvengono tra fegato e tessuto adiposo, i cicli della creatina, del calcio e di Cori, la stessa termogenesi dovuta a proteina disaccoppianti (UCP1 e AAC).

Il ciclo di Cori, che porta il prodotto della glicolisi (lattato) dai muscoli al fegato per ritrasformarlo in glucosio, usa 6 molecole di ATP e ne produce 2, arrivando a uno "spreco" netto di 4 ATP. Nel fegato l'energia è fornita dai grassi, quindi anche un'attività breve e intensa che favorisce l'utilizzo del glucosio porta comunque a un consumo di grassi.

Per evitare la dissipazione incontrollata di energia i cicli futili sono altamente controllati con meccanismi di feedback che ne bloccano gli eccessi.

In particolare la dissipazione è ridotta nei periodi di carenza di nutrienti (dieta ipocalorica) e per questo le diete possono portare a un abbassamento del metabolismo basale, che rappresenta la maggior parte della spesa energetica quotidiana nella maggior parte degli individui.

"L'esistenza di questi meccanismi compensatori significa che le cellule possono finemente regolare la quantità di energia necessaria per sostenere gli stessi processi metabolici essenziali. Comprendere la regolazione dei processi di dissipazione dell'energia modulati dall'assunzione di cibo può potenzialmente portare a strategie terapeutiche che servono a promuovere la perdita di peso tra gli individui con obesità".

In pratica quantità molto diverse di energia possono permettere comunque di sopravvivere a una cellula, ma se il metabolismo è rallentato la cellula consumerà pochissimo e tutte le calorie introdotte in più se ne vanno tendenzialmente nel tessuto adiposo, per essere accumulate nei periodi di magra.

Come spiega un'ottima review scritta dai massimi esperti al mondo, dopo il periodo di dimagrimento (bilancio energetico negativo) il metabolismo "cospira" per favorire il recupero del peso, riducendo il consumo e aumentando la fame.

"Questi cambiamenti omeostatici sono il risultato, almeno in parte, di cambiamenti nel metabolismo del muscolo scheletrico (aumento dell'efficienza lavorativa), segnalazione neuronale correlata all'assunzione di energia (aumento della ricompensa e dell'impulsività alimentare, ossia maggiore predilezione per cibo-spazzatura, sazietà ritardata) e funzione neuroendocrina (diminuzione delle concentrazioni circolanti di ormoni tiroidei bioattivi (T3) e leptina). […]
Un'osservazione inaspettata è che la maggior parte della riduzione del dispendio energetico si verifica come risultato di una maggiore efficienza di contrazione chimico-meccanica del muscolo scheletrico". In pratica si riduce la spesa per l'attività fisica, ma anche quella per stare dritti con la schiena e altre contrazioni minime simili, che però fanno la differenza: il tono muscolare.
Una scoperta forse poco utilizzata è che somministrando microdosi di leptina queste riduzioni del metabolismo basale si annullano.
Alte dosi di attività fisica invece a volte sono il modo per contrastare il recupero del peso, e in generale lo stile di vita (dieta e attività fisica) può contrastare il recupero, anche se certe persone non possono per loro genetica annullare questa tendenza. In alcuni per esempio l'attività fisica riduce il consumo a riposo, rendendo meno proficui gli sforzi.
Negli ultimi anni anche gli approcci farmacologici stanno dimostrando finalmente di essere sicuri ed efficaci.


In generale spiega un articolo di Vox come la velocità del metabolismo sia legata alla genetica (ed epigenetica), alla massa magra (metabolicamente molto più attiva del tessuto adiposo) e tenda a ridursi con l'età.
Tuttavia questo significa che alcuni dovranno impegnarsi più di altri, non che diventeranno necessariamente grassi. I buoni comportamenti (moderazione nel mangiare e attività fisica costante) contrastano efficacemente la tendenza a ingrassare, il metabolismo lento. A parte pochi casi di obesità genetica, i comportamenti verranno sempre prima della genetica.

Esistono cibi che danno un "boost" al metabolismo? Poche/discrete evidenze su peperoncino, tè verde, caffè e spezie. Che al limite possono essere complementari ai buoni comportamenti.

Una recente review ha messo in evidenza l'effetto degli omega 3: aumentano il metabolismo basale. Meccanismi proposti: miglioramento della sensibilità insulinica e azione sui PPARα (mettendo in azione gli enzimi che favoriscono l'ossidazione dei grassi, dal trasporto alla sintesi di enzimi mitocondri, con aumento del disaccoppiamento)

Alcune prove dimostrano come la flessibilità metabolica, la capacità di passare dal consumo di carboidrati a quello di grassi, sia importante nel dimagrimento, ed essa si riduce in uno stato infiammatorio e di attivazione del sistema immunitario come sono l'obesità o il diabete di tipo 2.

Anche il rapporto tra insulina e glucagone può influenzare la quantità di grassi ossidati e immagazzinati, ed esso è particolarmente legato alla quantità di carboidrati e alla loro qualità (indice glicemico) dopo il periodo di dimagrimento.

In sintesi i cicli futili hanno un ruolo strategico nel favorire il mantenimento del peso in persone normopeso e probabilmente una grande influenza nel favorire il recupero del peso in chi dimagrisce.
La leptina risponde all'alimentazione ed è considerata una "termolipokina", spingendo la termogenesi attraverso i cicli futili, ma solo se si mangia a sufficienza.
Mangiare a sufficienza è fondamentale per favorirli, e mangiare troppo poco può essere uno dei motivi per cui il metabolismo rallenta.


Una review spiega perché il modello del bilancio energetico (EB, calorie che entrano meno calorie che escono, CICO) non sia pienamente applicabile. L'equazione del bilancio energetico non è una formula, per cui si può "manovrare" facilmente in senso matematico/fisico, spostando addendi e sottraendi, cosa che non si può fare in una formula.
Il modello non spiega le cause dell'obesità facendo riferimento alla prima legge della termodinamica (FLT, conservazione dell'energia) perché non tiene conto delle funzioni fisiologiche legate agli ormoni.
"La conseguenza dell'errata interpretazione di un'equazione come se fosse una formula è che si presume che il tessuto adiposo sia una massa senza vita che si accumula dal residuo dell'assunzione di cibo dopo che il fabbisogno energetico è stato soddisfatto. Questa interpretazione errata porta a conclusioni infondate sulle cause dell'obesità o su cosa fare per invertirla".
Non sempre c'è relazione temporale tra cambio di peso ed eccesso di calorie (e quindi l'eccesso calorico non è necessariamente causa del peso in più).
"In relazione al problema della temporalità, è concettualmente possibile guadagnare o perdere grasso corporeo mentre il peso corporeo non cambia o va nella direzione opposta. Questa possibilità è stata ottenuta in diversi studi sperimentali su esseri umani e animali (per esempio somministrando testosterone). Se l'effetto può verificarsi senza il concorso della causa presunta, ciò prova che la causa non è giustificata da una legge fisica inviolabile".
Secondo i ricercatori "Un EB positivo è semplicemente una verità ovvia che non può spiegare perché si verifica un aumento di peso. Nelle loro parole, la direzione della causalità nell'eziologia dell'obesità è meno chiara di quanto comunemente si presume e dovrebbe essere messo in dubbio se l'interpretazione semplificata dell'equazione EB per quanto riguarda la causalità dell'obesità è fuorviante. Hebert et al. hanno sostenuto che le ipotesi a priori sulla causa sono state accettate acriticamente nei dialoghi accademici. Hanno specificamente sottolineato che l'FLT fornisce una descrizione "vera ma inadeguatamente semplicistica e intrinsecamente tautologica" dello squilibrio energetico associato all'aumento di peso e che l'uso dell'FLT per spiegare i cambiamenti secolari del peso corporeo non è aderente ai criteri di Hill per giudicare la causalità".

Non vìola alcuna regola della termodinamica dire che non

giovedì 2 dicembre 2021

Solanacee: buone o cattive?

 

Nella famiglia delle solanacee sono inclusi tuberi come le patate, o piante con ortaggi edibili come peperoni, pomodori, peperoncino, bacche di goji, ma anche piante che producono molecole attive come la belladonna o il tabacco.





Alcune scuole di pensiero attribuiscono alle solanacee proprietà infiammatorie. Il riassunto fatto da una dietista americana ci aiuta a fare il punto.

Sicuramente alcune solanacee posseggono proprietà tossiche, la belladonna produce atropina, utilizzata per dilatare le pupille e per indurre allucinazioni per il suo effetto neurotossico, e il tabacco nicotina, e quasi tutte presentano la solanina, una sostanza glicoalcaloide che protegge la pianta dai funghi ma può essere mortale in grandi quantità.

Le solanacee edibili hanno bassi quantitativi di solanina, se ne dovrebbe mangiare svariati kg per avere un effetto tossico. Evitando le patate verdi, germogliate o amare dovrebbe escludere il rischio e i casi documentati di morte sono pochissimi.

Tuttavia nel modello animale di intestino irritabile la solanina infiamma l'intestino e incrementa la permeabilità intestinale, anche se l'effetto non è provato sull'uomo. Un altro effetto possibile è l'aumento dei dolori legati all'artrite, ma si tratta solo di casi aneddotici attualmente.

Le lectine, sostanze non digeribili presenti sia nei cereali che nelle solanacee (e nella maggior parte dei vegetali), sono note per il loro effetto su flora, assorbimento dei minerali e infiammazione dell'intestino, in particolare in persone con un apparato digerente già compromesso (per esempio chi ha malattie autoimmuni).

Ma le solanacee sono anche note per apportare buoni nutrienti. Caroteni, minerali, vitamine (in particolare B, C ed E) che potenziano le difese antiossidanti del corpo. 

"In definitiva, non ci sono prove sufficienti per collegare il consumo di solanacee commestibili con malattie autoimmuni e intestinali o aumento dell'infiammazione. Tuttavia, si deve riconoscere che i dati attuali sono limitati, quindi gli specialisti dovrebbero stare attenti a non minimizzare i report di intolleranza. Invece, i nutrizionisti possono guidare i pazienti attraverso una dieta di eliminazione con un'attenta reintroduzione per determinare se queste piante sono dannose o una parte preziosa di una dieta equilibrata. Come parte della dieta di eliminazione, si possono fornire un elenco di alimenti alternativi da incorporare durante il periodo di prova per assicurarsi che siano inclusi i nutrienti vitali".

sabato 4 settembre 2021

Se fosse così facile 3


Continua qui il post sulla difficoltà a dimagrire, in particolare per alcune persone predisposte geneticamente (o epigeneticamente), con un report da un importante studio condotto sulla capacità delle persone di consumare calorie, in particolare in seguito ad attività fisica.


http://www.quickmeme.com/meme/3rp0z7


Esistono meccanismi compensatori che rendono tutt'altro che facile dimagrire, nonostante l'attività fisica. Portano in generale a mangiare più cibo (perché l'esercizio stimola il nostro appetito), o ridurre la spesa energetica in altre componenti (metabolismo a riposo), in modo che l'esercizio diventi "meno costoso".

Negli anziani per ogni caloria spesa nell'attività fisica, il corpo ne risparmia mezza nel metabolismo basale.
Questo capita anche negli obesi, e un autore dello studio (prof Speakerman) ha affermato "Le persone obese possono essere particolarmente efficienti nel tenersi strette le loro riserve di grasso, rendendo difficile la perdita di peso".
In pratica l'eccesso di grasso favorisce, dopo l'allenamento, una riduzione delle calorie consumate a riposo, nell'ordine del 28%. La variabilità tra persone è alta, e suggerisce che il metabolismo lento non sia un mito (per alcuni).
"Le persone che compensano di più possono avere maggiori probabilità di accumulare grasso corporeo. In alternativa, il processo potrebbe avvenire progressivamente negli individui: man mano che ingrassiamo, il nostro corpo potrebbe compensare più fortemente le calorie bruciate durante l'attività, rendendo progressivamente più difficile perdere grasso".
Questi dati rafforzano l'importanza della prevenzione dell'aumento di peso, e non solo la sua gestione.
"Le strategie di salute pubblica per la perdita di grasso dovrebbero essere riviste per riconoscere la compensazione energetica man mano che la nostra comprensione progredisce su quali individui compensano e di quanto. In questo senso, sono necessarie ulteriori ricerche sulla diversità potenzialmente sostanziale della compensazione energetica tra le sottopopolazioni. In futuro, potrebbero essere sviluppati piani di esercizi personalizzati mirati alla perdita di grasso in parte basati sulla propensione genetica di un individuo per la compensazione energetica".

Aggiornamento 16/9/2021

Una nuova puntata del modello insulina-carboidrati del prof. Ludwig.
"In contrasto con il modello del bilancio energetico, il modello carboidrati-insulina fa un'affermazione coraggiosa: l'eccesso di cibo non è la causa principale dell'obesità. Al contrario, il modello carboidrati-insulina attribuisce gran parte della colpa dell'attuale epidemia di obesità ai moderni modelli dietetici caratterizzati da un consumo eccessivo di alimenti ad alto carico glicemico: in particolare, carboidrati trasformati e rapidamente digeribili. Questi alimenti causano risposte ormonali che modificano radicalmente il nostro metabolismo, determinando l'accumulo di grasso, l'aumento di peso e l'obesità.
Quando mangiamo carboidrati raffinati, il corpo aumenta la secrezione di insulina e sopprime la secrezione di glucagone. Questo, a sua volta, segnala alle cellule adipose di immagazzinare più calorie, lasciando meno calorie disponibili per alimentare i muscoli e altri tessuti metabolicamente attivi. Il cervello percepisce che il corpo non riceve abbastanza energia, il che, a sua volta, porta a sensazioni di fame. Inoltre, il metabolismo può rallentare nel tentativo del corpo di risparmiare carburante. Pertanto, tendiamo a rimanere affamati, anche se continuiamo ad aumentare il grasso in eccesso.
Per comprendere l'epidemia di obesità, dobbiamo considerare non solo quanto stiamo mangiando, ma anche come i cibi che mangiamo influenzano i nostri ormoni e il nostro metabolismo. Con la sua affermazione che tutte le calorie sono uguali per il corpo, il modello del bilancio energetico manca questo pezzo fondamentale del puzzle.
L'adozione del modello carboidrati-insulina rispetto al modello del bilancio energetico ha implicazioni radicali per la gestione del peso e il trattamento dell'obesità. Piuttosto che spingere le persone a mangiare semplicemente di meno, una strategia che di solito non funziona a lungo termine, il modello carboidrati-insulina suggerisce un altro percorso che si concentra maggiormente su ciò che mangiamo. Secondo il Dr. Ludwig, "ridurre il consumo dei carboidrati rapidamente digeribili che hanno inondato l'approvvigionamento alimentare durante l'era della dieta lowfat riduce la spinta sottostante a immagazzinare il grasso corporeo. Di conseguenza, le persone possono perdere peso con meno fame e fatica".
Chi ha ragione allora?
È probabile che entrambi la abbiano, nel senso che, dal punto di vista termodinamico, l'aumento del grasso immagazzinato è sempre dato da un'introduzione calorica superiore a quella consumata, ma dal punto di vista biologico l'immagazzinamento è permesso solo da particolari situazioni ormonali che i carboidrati possono favorire, e l'uso di alimenti non trasformati supporta una maggiore sazietà e quindi una minore introduzione di calorie.

Aggiornamento 19/9/2021

Sempre più prove mostrano che il tipo di microbiota influenza il dimagrimento, e in alcune persone può addirittura ostacolarlo.
Chi ha batteri che digeriscono l'amido e le fibre in glucosio fa più fatica a dimagrire, perché assorbe più calorie e più velocemente. Invece chi ha batteri che si riproducono velocemente è facilitato, perché consumano loro calorie. Inoltre vengono prodotti più SCFA che riducono l'infiammazione intestinale e migliorano il metabolismo energetico favorendo il consumo di grassi e viene ridotto l'ossigeno nell'intestino che può creare stress ossidativo e favorire batteri cattivi.
In generale i Bacteroidetes (inclusi Prevotella) rendono più facile il dimagrimento estraendo meno calorie dalla dieta.

Aggiornamento 1/10/2021

Il microbiota influenza la massa magra nei topi. Si chiama asse intestino-muscolo.
I batteri rilasciano metaboliti che promuovono o bloccano la trofia muscolare, come alcuni sali biliari.
La disbiosi induce infiammazione e permeabilità intestinale che determinano resistenza anabolica. Potete anche andare sollevare il mondo che la muscolatura tenderà ad atrofizzarsi.
Si riducono le cellule satellite (che supportano la crescita muscolare), si blocca l'ipertrofia delle fibre lente e veloci.
Taylor Valentino, primo autore dell'articolo, ha dichiarato: "Essendo in grado di identificare le sostanze che i batteri intestinali producono per aiutare la crescita muscolare dopo l'esercizio, potremmo essere in grado di utilizzare alcune di queste sostanze per promuovere la crescita dei muscoli nelle persone che soffrono di sarcopenia (perdita di muscolo) come si vede tipicamente con l'invecchiamento o il cancro ".

Aggiornamento 13/10/2021

Le variazioni del peso influenzano la spesa calorica. Non dovrebbe essere una sorpresa, ma molti nutrizionisti usano le equazioni predittive come se fossero una legge; alcuni ricercatori hanno verificato la loro attendibilità, evidenziando che non sono per niente affidabili in chi ha perso peso.
Le equazioni sono infatti basate su studi in popolazioni con peso stabile, e non su chi ne ha perso.
Anche modeste variazioni nel peso impattano significativamente sulle equazioni, e l'errore è influenzato sia dal tempo che dalla quantità del dimagrimento.
La termogenesi adattativa, la riduzione della spesa energetica maggiore di quanto teoricamente previsto, oscilla tra le 50 e le 500 kcal al giorno.
"I nostri risultati suggeriscono che la termogenesi adattiva può essere provocata da perdite di peso inferiori rispetto a quanto generalmente ipotizzato, fornendo supporto a un modello di perdita di peso legato alla termogenesi adattiva soprattutto in fase iniziale.
I nostri risultati evidenziano la temporalità del peso come un fattore importante da considerare quando si utilizzano le equazioni di previsione della REE per prescrivere obiettivi calorici in ambito clinico".

Aggiornamento 23/10/2021

Il muscolo delle persone obese ha difficoltà a ossidare i substrati energetici, a causa ad esempio dell'infiltrazione di grasso e della scarsa qualità dei mitocondri.
Queste alterazioni metaboliche si manifestano come "diminuzione dell'assorbimento del glucosio e dell'azione dell'insulina (con conseguente aumento della glicemia), disregolazione del metabolismo lipidico, ridotta ossidazione del substrato mitocondriale e cambiamenti nella morfologia della rete mitocondriale".
La flessibilità metabolica, la capacità di ossidare efficientemente i substrati (grassi e carboidrati) e passare facilmente da un carburante all'altro, è ridotta in caso di resistenza insulinica.
Anche l'ipossia (scarso ossigeno portato dal sangue), l'infiammazione e l'autofagia difettosa contribuiscono alle alterazioni metaboliche e a ridurre l'ossidazione dei grassi.
L'EPA (omega3), sirtuine, la caffeina, l'attività fisica e alcuni interventi farmacologici allo studio possono migliorare l'attività mitocondriale.

Aggiornamento 26/10/2021

Un pugile professionista è stato seguito per 5 anni. In questo tempo ha affrontato 11 incontri, e per ognuno ha fatto un "taglio" del peso per rientrare nella categoria. Dieta con poche fibre, riduzione calorica, taglio dei carboidrati per ridurre il glicogeno che trattiene l'acqua. Questo gli ha consentito di rientrare nella categoria di peso pochi giorni prima del match.

Tra il primo e l'ultimo incontro la composizione corporea è peggiorata (massa grassa da 12,5 a 16,1 kg e massa magra da 69,8 a 67,5 kg), mettendo in evidenza una tendenza all'accumulo di grasso a alla perdita di muscolo.
La tendenza a un peggioramento della composizione corporea è dovuta all'iperfagia (si mangia di più per maggiore fame) dovuta al fatto che il corpo vuole mangiare di più per recuperare la massa magra persa, solo che questo porta ad accumulare più grasso di quello presente in precedenza (collateral fattening).
Questo effetto yoyo (weight-cycling) può predisporre per obesità e malattie metaboliche.

martedì 10 agosto 2021

Allergie alimentari: prevenire è meglio che curare


Siamo passati da "la permeabilità delle barriere non esiste" a "la protezione delle barriere è la pietra angolare della gestione della dermatite atopica (AD)". Così infatti si legge nelle nuove linee guida per la prevenzione e l'intervento delle malattie allergiche dell' EAACI.
Gli altri punti essenziali sono "la presenza di batteri commensali specifici per mantenere intatto il sistema immunitario della mucosa e la diversità della dieta materno-infantile, comprendente vitamine e minerali, e l'introduzione di alimenti allergenici opportunamente programmati per prevenire le allergie alimentari (FA).

http://www.quickmeme.com/meme/35kv7v



S. aureus è un batterio predominante nella pelle delle persone con dermatite atopica, è stimola l'infiammazione con diversi meccanismi. Il fungo Malassezia può favorire sia AD che dermatite seborroica.

Per indurre tolleranza agli allergeni, Un fattore nutrizionale fondamentale è la vitamina A, che modula il sistema immunitario.

"La crescente prevalenza di FA parallelamente ad altre malattie non trasmissibili può essere spiegata, in parte, da alterazioni nella composizione e nella funzione del microbioma commensale. Le pratiche di stile di vita del 21° secolo, tra cui un maggiore uso di antibiotici, diete a basso contenuto di fibre/ricche di grassi, ridotta esposizione a malattie infettive, parto cesareo e alimentazione artificiale, hanno impoverito collettivamente le popolazioni di batteri benefici per la salute. Oltre a cellule specifiche (Treg Foxp3+) indotte dall'antigene alimentare, è necessaria una risposta protettiva per la barriera intestinale indotta dai batteri per prevenire la sensibilizzazione allergica al cibo. La produzione di IL-22 indotta da clostridi da parte delle cellule linfoidi innate di tipo 3 (ILC3) è necessaria e sufficiente per ridurre la permeabilità epiteliale intestinale all'allergene alimentare".

I batteri buoni e la loro produzione di SCFA come il butirrato a partire dalle fibre sono dunque essenziali per prevenire le allergie.

Inoltre il microbiota regola la produzione di metaboliti del triptofano, degli acidi biliari e di neurotrasmettitori come il GABA (che blocca il prurito).

Ormai è assodato che ritardare l'introduzione dei cibi allergizzanti aumenta il rischio di allergie. Altri fattori di rischio sono gravidanza tardiva e difficoltà nella nutrizione del neonato.
Per quanto riguarda l'allattamento, non è chiaro se protegga dalle allergie, mentre è certo per l'AD. Questo ovviamente non è un invito a non allattare. La stessa cosa vale per i pattern dietetici in gravidanza (le uniche evidenze certe sono che frutta verdura e yogurt proteggano da AD, mentre oli vegetali e margarine aumentano il rischio). Diversificare la dieta è invece protettivo per asma, rinite, FA e AD. Beta-carotene, vitamina E, zinco, calcio, magnesio, rame e vitamina D sono associati a ridotto rischio di AD, mentre per le allergie rimangono dubbi. Gli antiossidanti riducono lo stress ossidativo ma non è chiaro se possano aiutare.

Gli omega 3 hanno chiari effetti immunomodulanti e tollerogenici, ma gli studi di intervento sono contradditori.

Per quanto riguarda i probiotici, sono particolarmente efficaci nel prevenire l'AD se somministrati in gravidanza e successivamente, mentre sono incerti gli effetti se dati solo al neonato

Aggiornamento 26/9/2021

Le allergie legate agli alimenti non mediate da Ig-E (o miste) sono prevalentemente reazioni gastrointestinali (malattie eosinofile in particolare esofagite, celiachia, enterocolite allergica indotta da proteine ​​alimentari (FPIES), enteropatia indotta da proteine ​​alimentari (FPE) e proctocolite indotta da proteine alimentari (FPIAP)) o dermatologiche (dermatite atopica) e spesso anche altri allergeni (inquinamento, irritanti, pollini ecc.) sono concausa.
Le diete di esclusione e quella a basso contenuto di istamina possono funzionare.
I fattori nutrizionali influenzano la tolleranza.
"Dopo che le fibre alimentari vengono metabolizzate, i derivati batterici, come gli acidi grassi a catena corta (SCFA) e l'acido retinoico (RA), influenzano lo sviluppo e la funzione delle cellule FoxP3+ Treg attraverso l'interazione con le cellule epiteliali intestinali e le cellule dendritiche tollerogeniche (DC) con Cellule T CD4+ naive. L'attivazione e l'espansione delle cellule Treg promuovono la produzione della citochina regolatrice immunitaria, IL-10, che favorisce il cambio di classe delle cellule B da IgG1 a IgG4. Le cellule B IgG4 allergene-specifiche producono anticorpi ad alta affinità per gli allergeni alimentari, prevenendo le interazioni dell'allergene con le IgE legate ai mastociti. I fattori derivanti dal microbiota, come i cataboliti triptofano-indolo, possono attivare direttamente le cellule linfoidi innate attraverso il recettore degli arili (AhR), e indurre la produzione di IL-22, una citochina che promuove rigenerazione dell'epitelio intestinale e integrità della barriera" (riducendo la permeabilità intestinale che è alla base di molte malattie).
Invece l'esposizione a batteri infiammatori attiva le citochine che richiamano gli eosinofili, producono le Ig-E e promuovono il rilascio di istamina, alla base delle reazioni allergiche.
"In condizioni normali, solo quantità minime di antigeni alimentari (Ag) possono attraversare le barriere della mucosa attraverso la via paracellulare, un processo tipicamente associato allo sviluppo della tolleranza immunitaria. L'esposizione ad Ag di durata o entità inappropriata può portare a malattie immuno-mediate in soggetti geneticamente suscettibili.
Gli allergeni degli acari "sono in grado di interrompere le giunzioni strette intercellulari (TJ) e aumentare il traffico di Ag attraverso i monostrati epiteliali bronchiali. Questa proprietà, e in generale la capacità di indurre funzioni effettrici epiteliali, è condivisa con altri allergeni, inclusi alcuni allergeni alimentari, e trigger meno specifici come detergenti e microplastiche".
Alterazioni della permeabilità delle diverse mucose o epiteli (derma ecc.) sono sempre presenti nelle allergie.
"Come ampiamente documentato in numerosi studi condotti negli ultimi 20 anni, la composizione e la diversità delle comunità microbiche che rivestono tutte le superfici corporee, denominate collettivamente microbiota, rappresentano una variabile importante e critica nella regolazione della competenza barriera e delle risposte adattative e innate".
Escludere alimenti in gravidanza può favorire sbilanciamenti nel microbiota del bambino e aumento degli anticorpi legati alle allergie, mentre l'uso di probiotici riduce il rischio.

"Le reazioni alimentari non allergiche sono state anche definite come "ipersensibilità alimentare non allergica". Negli ultimi anni il termine “intolleranza” è stato spesso abusato per definire un'ampia gamma di disturbi legati all'assunzione di cibi diversi. Molteplici e autorevoli segnalazioni, sia scientifiche che istituzionali, chiedono con insistenza di rivedere la terminologia per collocare il complesso mosaico di questi disturbi nella più corretta definizione clinica di “reazioni avverse al cibo non immunologiche”.
L'esistenza e la prevalenza delle ipersensibilità tra cui glutine, istamina e glutammato, è tuttora dibattuto. L'assenza di test affidabili è un altro problema.
Le sensibilità a istamina, additivi e salicilati sono indipendenti dall'ospite. Quelle al lattosio, glutine (o grano) e FODMAP sono invece dipendenti dall'ospite.
Le linee guida NICE sull'intestino irritabile consigliano una dieta varia con esclusione degli alimenti trigger, e in secondo luogo la dieta FODMAP

Aggiornamento 24/10/2021

Solito ottimo articolo di Selfhacked.com sui probiotici

I probiotici riducono l'infiammazione sia in persone sane che in caso di malattie come IBD e fatica cronica
Modulano favorevolmente il sistema immunitario delle persone con asma e riducono i sintomi nella rinite allergica; migliorano anche la tolleranza verso gli antigeni alimentari
Riducono il rischio di dermatite atopica, soprattutto in gravidanza, e in alcuni bambini migliorano la malattia
Riducono l'incidenza della mucosite orale e intestinale

Le evidenze sono inferiori invece per malattie autoimmuni, infiammazioni polmonari, celiachia e artriti

L'articolo di Medscape invece evidenzia i buoni risultati in malattie psichiatriche, con o senza uso dei farmaci, ma avverte che sono necessari ulteriori studi.
Le persone con problemi mentali infatti hanno spesso un microbiota alterato e una condizione infiammatoria.
I probiotici possono ridurre depressione, stress e ansia, migliorare disturbo bipolare e schizofrenia, ma gli studi spesso non sono stati condotti correttamente quindi vi è necessità di ulteriori accertamenti.

Aggiornamento 10/11/2021

L' EAACI (società europea di allergologia) ha rilasciato una posizione ufficiale sul rapporto tra batteri e allergia.
L'abuso di antibiotici in gravidanza e infanzia è associato con alterazione del microbiota intestinale e polmonare e aumentato rischio di allergie. Tuttavia a parte la dermatite atopica e il M. pneumoniae nell'asma severo non vi sono chiare associazioni tra specie batteriche e malattie allergiche. Gli antibiotici non sono appropriati per l'asma mentre lo possono essere probiotici e prebiotici.
Il loro uso in allergie alimentari, dermatite atopica e rinite, insieme ad HMO (prebiotico del latte materno) ha dato discreti risultati ma non definitivi.
Vale comunque sempre la pena di considerare l'alimentazione come primo modulatore del microbiota.

Aggiornamento 17/11/2021

Il latte materno può "educare" il sistema immunitario del bambino, e la dieta ha un ruolo importante.
"Il microbiota dell'intestino fornisce la stimolazione immunitaria più critica al neonato, favorendo un sistema immunitario ben addestrato e le corrette regolazioni metaboliche nei soggetti sani. Al contrario, diete ricche in grassi e zuccheri hanno effetti profondi sulla composizione del latte materno e alterano i profili immunitari nel neonato. In questa nuova fase, i neonati hanno un sistema immunitario vulnerabile, che favorisce la suscettibilità alla colonizzazione intestinale microbica e ad una risposta immunitaria alterate".
Un'alimentazione sbilanciata nella mamma fa produrre un latte che contiene citochine infiammatorie in eccesso. Le donne sovrappeso spesso hanno un eccesso di grassi non sani e altre molecole che favoriscono un profilo infiammatorio nel lattante.
Il latte materno contiene sia cellule immunitarie che rimangono negli anni successivi sia anticorpi che educano il sistema del neonato.
Questi "trasferimenti" sono importanti perché favoriscono la nascita della tolleranza immunitaria, che se manca favorisce allergie o malattie autoimmuni. Vengono inoltre trasferiti i batteri, per cui è essenziale che una mamma abbia un buon microbiota.

Aggiornamento 24/1/2022

Una dieta sana in gravidanza, ricca di verdure, frutta, cereali integrali, yogurt e povera di carni processate e cibo industriale riduce il rischio di malattie allergiche (quali asma, rinite, dermatite atopica, allergie alimentari) tra il 15 e il 23%.