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martedì 28 aprile 2015

Novità sulla celiachia



Notizie non buonissime per i celiaci: chi è affetto da questa pesante malattia dovrebbe stare attento a recenti scoperte: il glutine è presente anche in alcuni cultivar di avena e il mais può contenere una proteina molto simile al glutine che lo rende allergenico per alcuni tipi di celiaco.

L'avena è un cereale molto utile per il suo contenuto in fibre, ma già in passato non era chiaro se i celiaci potessero usarlo. Un periodo si parlava di contaminazione delle sue coltivazioni, ma non sembrava contenere glutine di per sè. Ora la questione è ancora più complessa, visto che solo alcune sue sottospecie ne contengono.


http://www.diaryofacoeliac.com/blog/enjoy


Le stesse avvertenze valgono per chi soffra di gluten sensitivity, una forma di intolleranza al glutine in cui è però possibile reintrodurlo seguendo una dieta di rotazione. Nonostante qualcuno ancora vada in giro a dire che non esiste, si stima che fino a un terzo della popolazione sana possa essere colpito.

Notizia più ottimistiche ci arrivano da uno studio italiano sul farro (Triticum monococcum): contiene glutine quindi non può essere usato dai celiaci, ma il suo glutine sia come quantità che come qualità appare meno tossico e immunogeno, e quindi il suo uso sembra appropriato in ottica di prevenzione della celiachia o della sensibilità al glutine.
Uno studio scandinavo ha invece messo in evidenza che non vi è legame tra introduzione del glutine precoce e probabilità di celiachia, come precedentemente ipotizzato. Questo legame potrebbe invece esserci nel diabete di tipo 1.

Update 23/7/2015

Due cultivar di quinoa possono dare problemi ai celiaci.

Aggiornamento 1/5/2016

Le cross-reazioni del glutine: molto comuni con lieviti, latticini (anche siero), caffè, miglio, riso, mais e avenaarachidi. Insomma anche non ingerendolo il corpo pensa che sia presente nell'alimentazione. Anche la candida, fungo opportunista, ha sequenze omologhe al glutine.


Aggiornamento 23/8/2016

Una nuova tecnica di fermentazione lattica, messa a punto da ricercatori italiani, elimina totalmente il glutine dal pane.

Aggiornamento 30/8/2016

I bambini nati in primavera e inizio estate sono più soggetti ad ammalarsi di celiachia e altre malattie autoimmuni come il diabete. Le spiegazioni sono 2: le mamme in inverno hanno meno riserve di vitamina D e sono più esposte a infezioni virali.
Un batterio è capace di degradare le sequenze del glutine e potrebbe essere una soluzione terapeutica per i celiaci.

Aggiornamento 7/10/2016

In alcuni casi la celiachia può essere conseguente all'infezione da candida, a causa della cross-reattività delle proteine. Per chi abbia la celiachia è inoltre necessario debellarla  a causa proprio della somiglianza tra glutine e proteine espresse dalla candida in fase attiva.

Aggiornamento 27/10/2016

Si pensa al glutine come una molecola unica e sempre uguale. In realtà i numerosi incroci a cui è stato sottoposto il grano moderno ha prodotto almeno un centinaio di molecole diverse, con potenziale immunogenico differente. Per questo la quantità di grano introdotta conta, e usare varietà di grano con meno glutine, limitarne la quantità totale o usare cibi alternativi può essere un valido approccio per ridurre il rischio di malattie correlate al glutine (celiachia e sensibilità), soprattutto in caso di predisposizione genetica.
Le popolazioni occidentali per ragioni genetiche sembrano più prone alla gluten sensitivity.


Aggiornamento 28/2/2017

Ottimo articolo sul lievito madre.
Quali sono i vantaggi del pane lievitato con pasta madre? Alta digeribilità (glutine predigerito), minore innalzamento della glicemia, migliore biodisponibilità dei nutrienti e minore contenuto di antinutrienti come i fitati

Debora Rasio sull'importanza della quinoa contro la gluten sensitivity.

Aggiornamento 29/3/2017
Quali sono i fattori che slatentizzano la celiachia nelle persone predisposte geneticamente? 


http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2613135?utm_medium=alert&utm_source=JAMALatestIssue&utm_campaign=28-03-2017

Disbiosi intestinali, infezioni intestinali, e, contrariamente a quanto dicono alcuni, anche alte dosi di glutine sono probabilmente fondamentali. Aggiungerei anche la qualità del glutine (quello dei grani moderni è più infiammatorio)


Aggiornamento 16/4/2017
Probabilmente è un comune reovirus che, in persone predisposte, attiva la risposta autoimmune contro il glutine e così la celiachia
Aggiornamento 6/5/2017

I primi casi di celiachia pare risalissero all'antica Grecia.
Aggiornamento 16/5/2017

In una piccola parte dei celiaci l'avena, pur essendo priva di glutine, dà problemi perché una sua caratteristica proteina (avenina) attiva la stessa reazione del glutine
Aggiornamento 5/6/2017

"Vale la pena ricordare che i pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto con o senza celiachia possono beneficiare di una dieta a basso contenuto di glutine sia per la progressione che per le potenziali complicazioni della malattia "
Altri fattori importanti sono la vitamina D e il selenio, e l'eccesso di iodio, che ha ridotto l'incidenza di gozzo ma aumentato quella di autoimmunità

Aggiornamento 4/9/2017

La biopsia intestinale è un test di conferma della celiachia spesso inutile e costoso nei bambini

Attenzione ai claim secondo cui i celiaci possono assumere enzimi che gli permettono di tollerare il glutine: non vi è evidenza scientifica.
Aggiornamento 13/10/2017

In un modello animale, topi grassi nutriti con gliadina (una proteina formante il glutine) hanno peggiore quadro metabolico, immunitario e intestinale.

Aggiornamento 23/10/2017
In Canada l'87% dei casi di celiachia non è diagnosticato
Aggiornamento 27/10/2017

La brava collega Anna Villarini ci chiarisce la questione glutine, grano antico, celiachia, gluten sensitivity ecc

Aggiornamento 14/11/2017

Secondo una recente revisione, la gluten sensitivity sembra più correlata ad alterazione del microbiota (pochi bifidi) e all'inibitore dell'alfa-amilasi, un antinutriente presente nel grano, che al glutine in sé.

Aggiornamento 5/1/2018

Quali sono le possibili cause della celiachia refrattaria, quella che nonostante l'assenza di glutine nella dieta dà sintomi?
Colite, intolleranze ad altri alimenti, insufficienza del pancreas esocrino (che produce enzimi digestivi), SIBO, intestino irritabile.

Aggiornamento 8/3/2018

Se i sintomi della celiachia non migliorano dopo l'esclusione del glutine, può essere dovuto alla SIBO

Aggiornamento 6/5/2018

Le linee guida europee sullo svezzamento consigliano di introdurre il glutine dopo il 4° mese, ma non in grandi quantità inizialmente.

Aggiornamento 23/6/2018

Gli alimenti industriali sono responsabili delle alterazioni della flora intestinale e della permeabilità che possono aumentare il rischio di diabete di tipo 1 e celiachia nei soggetti predisposti

Aggiornamento 4/7/2018


Uno svezzamento fatto con pochi cibi industriali riduce il rischio di celiachia nei bambini, probabilmente interagendo col microbiota intestinale

Aggiornamento 12/11/2018

I probiotici possono aiutare le persone celiache a stare meglio


Aggiornamento 12/11/2018
Il virus Epstein-Barr si conferma legato alle malattie autoimmuni e in particolare al lupus. Anche se la malattia passa spesso inosservata, il virus può rimanere latente e scatenare più avanti la malattia.

Un team di ricerca ha scoperto che una proteina virale chiamata EBNA2 è associata a circa metà delle regioni genetiche associate al rischio di lupus. EBNA2 è noto per funzionare attraverso alcuni fattori di trascrizione, che si legano al DNA e influenzano l'espressione dei geni vicini. L'algoritmo dello studio (RELI) ha dimostrato che molti fattori di trascrizione umani erano associati alle stesse regioni genetiche di EBNA2. Il team ha anche utilizzato RELI per confrontare le regioni genetiche legate al rischio di altre malattie autoimmuni. Hanno scoperto che l'EBNA2 si lega alle regioni associate al rischio di sclerosi multipla, artrite reumatoide, malattia infiammatoria intestinale, diabete di tipo 1, artrite idiopatica giovanile e malattia celiaca. Molti fattori di trascrizione sono stati associati anche a queste regioni. Questi risultati suggeriscono che l'infezione da EBV spinge l'attivazione di geni che contribuiscono al rischio individuale di sviluppare malattie autoimmuni. Gli scienziati osservano, tuttavia, che l'EBV non è l'unico fattore che influenza lo sviluppo di queste condizioni.

Aggiornamento 4/1/2019
La transglutaminasi microbica (mTg) è un enzima di origine batterica utilizzato nei prodotti da forno (ma anche carni lavorate e latticini) per favorire la coagulazione delle proteine, quindi è usato per migliorare la consistenza del cibo, la gradevolezza e la durata. La sua presenza non deve essere indicata in etichetta.
Gli studiosi hanno scoperto che può indurre permeabilità intestinale, una condizione alla base di molte malattie moderne come diabete e malattie autoimmuni.
Inoltre può modificare i peptidi di gliadina (glutine) alterandone la struttura e formando una sorta di "rete", inducendo così una perdita di tolleranza per questa proteina. "Ci sono notizie allarmanti per il pubblico sul potenziale pericolo di usare o consumare questo enzima. Pubblicazioni recenti hanno dimostrato che mTg è immunogenica nei pazienti con celiachia e la sua patogenicità viene continuamente evidenziata. La base teorica perché mTg sia un nuovo fattore ambientale nell'induzione della celiachia esiste, tuttavia, la causalità dovrebbe essere ulteriormente esplorata".
Aggiornamento 15/2/2019
La celiachia cambia per sempre il sistema immunitario: le cellule T riparatrici sono permanentemente sostituite con cellule T infiammatorie.
"Il nostro nuovo studio suggerisce che anche se i sintomi a breve termine, come la diarrea e il dolore addominale, possono essere alleviati rimuovendo il glutine dalla dieta, le implicazioni a lungo termine possono rimanere", e questo potrebbe essere vero anche nelle altre malattie infiammatorie intestinali.
Aggiornamento 23/3/2019

L'uso di antibiotici nel primo anni di vita sembra aumentare (del 26%) il rischio di celiachia. Lo studio è osservazionale quindi non può stabilire un legame causa-effetto, ma esiste una forte plausibilità biologica visto i legami tra celiachia e alterazione del microbiota.

L'invito è quindi ad un uso ragionato degli antibiotici e al reintegro della flora intestinale tramite probiotici
Aggiornamento 9/6/2019
La dieta ad alto contenuto di fibre in gravidanza riduce il rischio di celiachia nella prole.
Aggiornamento 29/6/2019
Secondo un'analisi dello studio DAISY ogni grammo giornaliero di glutine prima dell'anno di età aumenta il rischio di celiachia del 5%. I bambini con la più alta introduzione di glutine hanno un rischio doppio rispetto a quelli con la quantità più bassa. Lo studio non dimostra causalità e non ha altri studi simili, quindi non può essere usato attualmente per cambiare le indicazioni pediatriche
Aggiornamento 11/8/2019
Le persone con celiachia appena introducono glutine hanno reazione. Questo succede perché le loro cellule T rilasciano quasi subito le citochine infiammatorie
Aggiornamento 14/8/2019

Nei bambini con predisposizione genetica alla celiachia (i noti HLA-DQ2/-DQ7) la quantità di glutine introdotta nei primi anni di vita è correlata col rischio di celiachia.
1g di glutine (circa 20g di pane) in più al giorno aumenta il rischio del 6-7% a 5 anni
Aggiornamento 27/10/2019
Esiste una relazione lineare tra uso di antibiotici nel primo anno di vita e rischio di celiachia. Il legame è probabilmente l'alterazione del microbiota.
Aggiornamento 7/11/2019
Anche in dieta gluten-free le persone celiache possono essere sovrappeso e soffrire di problemi digestivi, autoimmuni ecc
Aggiornamento 6/1/2020
In uno studio americano si è messo in evidenza che per i celiaci non è affatto facile fare la dieta senza glutine, e tracce di questa proteina si ritrovano nelle loro feci e nelle urine (a dimostrare la presenza di permeabilità intestinale tra l'altro)
Aggiornamento 9/1/2020

Un altro studio conferma l'idea che la celiachia, come altre malattie autoimmuni, sia dovuta al mimetismo molecolare, ossia sequenze di alcuni batteri che somigliano al glutine e scatenano una reazione verso di esso. Tra di essi P. aeruginosa e P. fluorescens
Alcuni additivi alimentari, come la transglutaminasi batterica, nanoparticelle come il biossido di titanio e altri metalli possono alterare la barriera intestinale e aumentare il rischio di celiachia nelle persone predisposte
Aggiornamento 13/5/2020
Le malattie autoimmuni sono spesso dovute a una predisposizione genetica che "incontra" un fattore ambientale. In uno studio si è messo in evidenza come i celiaci abbiano maggiori concentrazioni sanguigne di alcuni inquinanti persistenti, come ritardanti di fiamma, pesticidi e PFO. Non è uno studio che può indicare causalità ma solo associazione, però potrebbero essere tra le concause della manifestazione della malattia.
Aggiornamento 24/7/2020
Secondo una revisione dei dati, le persone con celiachia e sintomi neurologici spesso non li hanno a livello gastrointestinale. La dieta senza glutine migliora l'epilessia nel 53% dei casi di persone con sensibilità al glutine. Le persone con epilessia di origine ignota dovrebbero testare gli anticorpi per celiachia
Aggiornamento 21/8/2020

La dieta senza glutine è l'unico modo per gestire la celiachia. Sfortunatamente l'assenza del glutine può favorire la perdita di specie microbiche e la disbiosi. Fibre specifiche e probiotici "sono gli interventi più promettenti per modulare la composizione e la funzionalità del microbiota intestinale".

Aggiornamento 3/9/2020

Individuati anticorpi che potrebbero aiutare a diagnosticare la sensibilità al glutine. Fanno parte della classe delle IgG. "Abbiamo scoperto che le cellule B dei pazienti affetti da celiachia hanno prodotto un profilo di sottoclasse di anticorpi IgG con un forte potenziale infiammatorio che è legato all'attività autoimmune e al danno delle cellule intestinali", afferma Alaedini. "Al contrario, i pazienti con sensibilità al glutine non celiaca hanno prodotto anticorpi IgG associati a una risposta infiammatoria più contenuta". "Se riusciamo a guidare specifiche cellule immunitarie dei pazienti celiaci verso una minore infiammazione, potremmo essere in grado di prevenire o ridurre la gravità della reazione immunologica al glutine".

Aggiornamento 27/9/2020

I fattori ambientali che determinano la celiachia non sono ancora certi. Il microbiota è comunque, per quanto mi riguarda, un fattore sicuro (e non che cambia dopo come effetto, come qualcuno dice). In uno studio prospettico si sono individuate particolari specie che poi si assoceranno a maggiore rischio di diventare celiaci. L'uso di probiotici e prebiotici potrebbe ridurre i problemi di chi tende ad avere sintomi nonostante la dieta gluten-free (circa il 20%)



"La risposta immunitaria nella patogenesi della celiachia è mediata dalla risposta sia delle cellule B che delle cellule T. Il microbiota intestinale, sia microbi commensali che patobionti, potrebbe contribuire allo sviluppo della celiachia influenzando la digestione del peptide del glutine, la stimolazione delle cellule dendritiche e TReg, lo stress delle cellule epiteliali, la modulazione della permeabilità intestinale e la produzione di citochine pro-infiammatorie".
Anche microbiota orale e viroma possono concorrere. In generale si è osservato riduzione dei lattobacilli e dei bifidi e aumento dei proteobatteri. Metodo di nascita, uso di antibiotici e dieta sono altri probabili fattori, anche se per nessuno si è giunti al grado di certezza sulla correlazione causa-effetto (come spesso accade in patologie multicausali). Oltre a B. infantis, anche altri approcci possono ridurre l'infiammazione del celiaco

Aggiornamento 7/10/2020

Uno studio mette in evidenza che, contrariamente a quanto ritenuto finora, il glutine introdotto a 4 mesi e in grande quantità riduce il rischio di celiachia nei bambini. Lo studio è stato comunque criticato per i numeri troppo bassi, e nonostante vada ad aggiungere informazioni difficilmente verrà considerato per cambiare l'orientamento attuale.

Aggiornamento 11/10/2020

Mangiare più fibre in gravidanza e meno glutine sembra ridurre il rischio di celiachia nella prole

mercoledì 8 aprile 2015

Anoressia, nuove cure in arrivo



Condivido molto volentieri il post di una studentessa, Roberta Miele, sul trattamento dell'anoressia, terribile malattia, e colgo l'occasione per rinnovarle i miei complimenti.


Nella società moderna spesso molte ragazze non vengono accettate per il loro aspetto fisico: brufoli, eccesso di peso altezza minuta sono le cause di un cambiamento psicologico nei giovani. Purtroppo il voler essere belle, ma soprattutto accettate, spinge queste ragazze all’autodistruzione: l’ossessione di essere magre e snelle a tutti i costi sfocia nell’anoressia.


Anoressia
Si inizia con il vedersi grassa e si continua a dimagrire in maniera ossessiva.

Che cos’è l’anoressia?

L’anoressia (AN) è un disturbo del comportamento alimentare, detto anche Disturbo Alimentare Psicogeno (DAP): è caratterizzata dal rifiuto del cibo e dalla paura di ingrassare. In genere colpisce di più le donne, infatti l’Associazione Bulimia e Anoressia rivela che in Italia sono oltre 3 milioni le persone con disturbi alimentari e l’85% sono per l’appunto donne. Di solito l’anoressia insorge tra i 12 e i 25 anni e il momento più critico si ha all’età compresa tra i 15 e i 19 anni; da ciò si evince che questo disturbo è tipico dell’adolescenza. Un altro dato molto importante è che essa è legata principalmente al benessere, infatti è assente in Paesi sottosviluppati dell’Africa, dell’ America Latina ed dell’Asia.

I sintomi del disturbo

La sintomatologia che porta a diagnosticare l’anoressia è caratterizzata da alcuni fattori:
  • estrema magrezza;
  • paura di ingrassare: chi è affetto dall’anoressia, pur avendo un peso al di sotto del normale, teme di prendere chili;
  • forte preoccupazione per il proprio aspetto fisico, aggravato da una scarsa autostima di sé stessi;
  • nelle donne si verifica anche amenorrea (sospensione del ciclo mestruale).


Anoressia
Ecco come si vede una ragazza anoressica: pur essendo magrissima e sotto peso, i suoi occhi la vedono sempre in sovrappeso.

 

Cosa accade a livello cerebrale nell’anoressico?

L’anoressico percepisce in due modi diversi il proprio corpo: la prima è un’immagine egocentrica, caratterizzata da sensazioni che prendono vita dal corpo; la seconda è allocentrica, ovvero si percepisce un’immagine riflessa dall’esterno. La differenza tra le due rappresentazioni del corpo non viene immagazzinata  e soprattutto le donne non hanno consapevolezza del proprio fisico, percependo un’immagine distorta di ciò che esso è. Un disturbo di conversione tra le informazioni egocentriche e quelle allocentriche impedisce a questi soggetti di aggiornare l’immagine di sé immagazzinata nella memoria a lungo termine. Essi restano legati ad un ricordo che non coincide con la realtà attuale, ecco perché queste persone hanno sempre timore di ingrassare, anche in gravi condizioni di deperimento. Tale problema di conversione è detto “blocco allocentrico”.



Anoressia
Una nuova cura stimola nuovamente l’appetito tramite sonde elettriche.

Nuove cure per l’anoressia

Finalmente ci sono buone, anzi, ottime notizie per combattere l’anoressia. I medici britannic infatti stanno sperimentando un nuovo trattamento per curarla: esso si basa sull’inserimento di sonde elettroniche nel cervello, che sono in grado di stimolare nuovamente la fame. In Gran Bretagna una donna anoressica si è offerta come cavia per testare queste sonde nel suo cervello.


Anoressia
Tipu Aziz è il neurochirurgo che ha scoperto questa nuovo trattamento per curare l’anoressia.

 
Il professor Tipu Aziz, neurochirurgo presso l’ospedale Jonh Radcliffe di Oxford ha spiegato la procedura dell’operazione: si inserisce una sorta di pacemaker sotto le costole della paziente e si collegano delle sonde elettriche al cervello. Da quanto previsto, questa stimolazione spingerebbe il cervello a percepire la sensazione della fame. Purtroppo questa cura presenta alcuni svantaggi: primo, è molto costosa, infatti il trattamento è di 25mila sterline e sarà testato solo sui pazienti più gravi, ovvero quelli che hanno tentato tutti i rimedi per uscire dall’anoressia ma non ci sono riusciti; secondo, questa strategia è estremamente rischiosa rispetto alle cure tradizionali effettuate fino ad ora, ma il team di medici del Jonh Radcliffe Hospital è fiducioso in questo trattamento che potrebbe ridurre la morte di numerose persone colpite dall’anoressia. Per questo motivo si ricercano nuovi fondi per curare altri cinque pazienti.
I moderni canoni di bellezza accettano persone alte, magre e  presentabili; spesso sono i mass – media che conducono giovani ragazze ad un’immagine distorta del proprio corpo. La scelta migliore è accettarsi per come si è, accogliere i propri difetti e voler più bene a sé stessi.

Roberta Miele

Webgrafia

http://www.anoressianervosa.it/
http://www.msd-italia.it/altre/manuale/sez15/1961712.html
http://donna.fanpage.it/anoressia-arrivano-le-sonde-elettroniche-nel-cervello-per-stimolare-la-fame/

Aggiornamento 6/7/2017

Una ragazza anoressica intervistata a TG2 Salute: "All'inizio tu controlli la malattia, poi è lei che controlla te".