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venerdì 27 marzo 2020

Terapia nutrizionale nei tumori

A che livello è l'uso della terapia nutrizionale nei tumori?
Dalla review di Nature (la rivista scientifica più importante al mondo)
L'uso delle modifiche dietetiche per integrare la terapia convenzionale contro il cancro è un approccio pratico che sta ricevendo crescente attenzione. La composizione dietetica determina la disponibilità di nutrienti nel plasma e quindi nel microambiente delle cellule del corpo, comprese le cellule tumorali. La manipolazione dell'ambiente metabolico delle cellule tumorali modifica notevolmente la loro attività metabolica, producendo cambiamenti nella sensibilità ai farmaci, nel tasso di proliferazione e nei fabbisogni metabolici. La dieta determina anche la trasduzione del segnale attraverso i sensori dei nutrienti fortemente associati alla segnalazione oncogena. [...] Ipoteticamente, le modifiche dietetiche possono migliorare la terapia del cancro attraverso una serie di meccanismi, tra cui aumento dell'effetto della chemioterapia, dell'immunoterapia (istidina), tossicità verso le cellule tumorali (mannosio), riduzione alla fame del tumore.
Digiuno e digiuno intermittente funzionano in molti modelli animali di tumori. Il glucosio è un nutriente centrale che viene utilizzato in diverse vie metaboliche e viene consumato dai tumori ad alti livelli per sostenere la loro crescita. Il glucosio ha molti ruoli pro-tumorigenici; ad esempio, il glucosio è una fonte per la produzione di energia e per la sintesi di biomolecole che sostengono l'alto tasso di proliferazione delle cellule tumorali. Inoltre, il consumo dietetico di glucosio aumenta la secrezione di insulina, un fattore di segnalazione oncogenica ben caratterizzato. Il glucosio contribuisce alla progressione del cancro, alla resistenza alla terapia e, eventualmente, all'inizio del cancro. Diversamente da altri nutrienti, i livelli di glucosio sono strettamente legati alla dieta. [...] Sebbene ulteriori fattori oltre all'insulina e al glucosio possano svolgere un ruolo pro-tumorigenico nei soggetti con obesità e diabete, l'insulina e, indirettamente, il glucosio nella dieta, contribuiscono all'inizio del cancro e potrebbero quindi essere utilizzati per la prevenzione del cancro. La dieta chetogenica (priva di carboidrati) si è rivelata utile per controllare l'insulina e la progressione tumorale in alcuni studi, anche se alcuni tumori si trovano bene anche grazie ai grassi. In attesa di avere dati certi, ridurre il consumo di glucosio, monitorare i livelli di glucosio nel sangue e la secrezione di insulina nei pazienti e aiutare i pazienti a mantenere una dieta a basso contenuto di carboidrati probabilmente migliorerà la sopravvivenza di molti pazienti con cancro. Anche il fruttosio può essere usato come fonte energetica dal tumore, e "i grazie ai nuovi dati riguardanti il ​​destino del fruttosio consumato attraverso la dieta e il suo ruolo nella progressione del cancro, sta diventando chiaro che il consumo di fruttosio da parte dei pazienti con cancro deve essere attentamente considerato".
Per quanto riguarda gli aminoacidi, costituenti delle proteine, la loro presenza è rilevante per i tumori. Molti aminoacidi non essenziali (che possiamo sintetizzare noi a partire dagli essenziali) sono richiesti in grandi quantità dalle cellule tumorali, "e la privazione di aminoacidi specifici spesso compromette gravemente la "salute" delle cellule tumorali, indipendentemente dalla loro capacità di sintetizzare questi aminoacidi". Per soddisfare i propri bisogni i tumori rilasciano sostanze che stimolano la proteolisi muscolare, indebolendo il fisico. In diversi modelli quindi la restrizione dietetica di metionina, serina (e glicina), asparagina, aspartato, alanina e arginina mostrano dati promettenti. Ma probabilmente i risultati migliori si avrebbero dalla contemporanea riduzione di glucosio e glutammina (un altro aminoacido non essenziale). "Vi sono ampie prove che la glutammina è essenziale per le cellule tumorali in coltura, ma è meno chiaro se i tumori dipendono dalla glutammina in vivo".
Anche l'eccesso di grassi può essere tumorigenico in alcuni tumori, grazie all'attivazione di PPARδ; in questo caso la dieta chetogenica è sconsigliata.
In conclusione "più lavori clinici e ricerca preclinica sulle modifiche dietetiche che inibiscono il cancro in vivo devono essere completate prima che gli interventi dietetici diventino un approccio comune alla terapia del cancro. È improbabile che ci sia una sola raccomandazione o composizione dietetica adatta a tutti per la prevenzione o il trattamento del cancro. Diversi tipi di cancro variano nella loro attività metabolica, fonte di energia preferita e dipendenze nutrizionali. Allo stesso modo, i farmaci possono avere effetti diversi se combinati con diversi aggiustamenti dietetici. Ciò significa che, analogamente alle nuove combinazioni di farmaci, la combinazione di una terapia farmacologica e una modifica dietetica deve essere clinicamente testata e adattata a ciascun tumore e al suo tipo, sito e grado. [...] Si spera che in futuro verrà data maggiore attenzione alle raccomandazioni dietetiche fornite ai pazienti con cancro e che aumenterà la motivazione a studiare il potenziale per migliorare la risposta alle terapie del cancro modificando la dieta. Un ulteriore lavoro in questa direzione potrebbe portare a un cambiamento del paradigma nel trattamento dei pazienti con cancro".

Aggiornamento 31/3/2020

Lo zenzero riduce fatica e vomito associato alla chemioterapia. 1g per 3 giorni riduce il rischio di vomito fino al 70%. La dose va divisa in 2/4 somministrazioni giornaliere. La fatica si riduce forse grazie all'effetto antinfiammatorio. Il rischio di indurre reflusso non sembra rilevante. Informate sempre l'oncologo perché può interferire con le terapie

Aggiornamento 13/4/2020
"Studiando i meccanismi molecolari coinvolti nell'attività degli ω-3 (omega 3) sullo sviluppo e la progressione del carcinoma mammario, si suggerisce che gli integratori alimentari, in combinazione con farmaci antitumorali, dovrebbero essere usati, ma solo sotto controllo medico. Gli ω-3 possono essere usati come strategia ausiliaria per il trattamento del tumore al seno triplo negativo. Sono necessari ulteriori studi clinici per valutare gli effetti specifici degli ω - 3 sugli esiti del cancro al seno".
Aggiornamento 13/5/2020
Nel modello animale, il digiuno insieme alla vitamina C a dosi farmacologiche, ritarda la progressione del tumore con mutazione KRAS, e in alcuni casi lo fa regredire, eventualmente in aggiunta alla chemioterapia. Lo studio è stato compiuto dall'equipe del Prof. Valter Longo. "I ricercatori hanno affermato che mentre il digiuno rimane un'opzione interessante per i malati di cancro, un'opzione più sicura e più fattibile è una dieta a basso contenuto calorico a base vegetale che induce le cellule a rispondere come se il corpo stesse digiunando. I loro risultati suggeriscono che il trattamento a bassa tossicità della dieta che mima il digiuno più la vitamina C ha il potenziale per sostituire i trattamenti più tossici".
Aggiornamento 22/5/2020
Esiste "una significativa associazione tra indice di infiammazione della dieta (DII) e incidenza, mortalità e ricovero in ospedale di persone con diversi tipi di tumori. Il DII, utilizzato per valutare le proprietà infiammatorie della dieta, può essere usato per predire l'incidenza e la mortalità di tutti i tumori. "Secondo i risultati dello studio, raccomandiamo il cambiamento dei modelli alimentari, in quanto fattori alterabili, che possono ridurre sostanzialmente sia i rischi di incidenza che quelli di mortalità nei pazienti oncologici" .
Aggiornamento 25/5/2020
Diverse opzioni dietetiche sono allo studio per migliorare l'esito delle terapie tumorali. Restrizione calorica e digiuno intermittente, grazie all'effetto su insulina e IGF1 e induzione dell'autofagia. Effetti simili si possono avere con la dieta chetogenica, soprattutto perché limita fruttosio e glucosio. L'aumento degli aminoacidi essenziali con riduzione di quelli non essenziali (aumento rapporto EAA/NEAA), o limitazione di alcuni essenziali (metionina) e o di alcuni non essenziali (glutammina, asparagina, arginina, cisteina, serina). Alcune vitamine (B9 e B12) utili nella produzione di basi azotate possono favorire la riproduzione cellulare. Istidina, mannosio, glicina possono rallentare la proliferazione, abbinate a diverse terapie. L'intervento dietetico può inoltre influenzare lo stato immunitario e la cachessia, 2 fattori decisivi nella sopravvivenza. Il microbiota influenza notevolmente la risposta all'immunoterapia. "Un'altra considerazione importante è che la manipolazione della dieta porterà a una risposta sistemica che non è limitata al tumore stesso ma avrà anche un impatto su altri fattori come il sistema immunitario e l'omeostasi generale. Pertanto, dovrebbe essere usata una visione olistica dell'effetto della restrizione dietetica che mira a preservare una risposta immunitaria antitumorale funzionale ed evitare lo sviluppo della cachessia. È importante tenere presente che le manipolazioni dietetiche per la terapia del cancro sono da usare a breve termine e coordinate con altri regimi di trattamento. Limitare il tempo della restrizione può ridurre gli effetti collaterali indesiderati e migliorare la probabilità di adesione del paziente". L'efficacia è comunque ormai certa. "C'è ancora molto da imparare, ma sembra evidente che una profonda comprensione di come la dieta possa interfacciarsi nelle complesse interazioni tra cancro, microambiente e metabolismo sistemico ci consentirà di offrire ai pazienti consigli razionali e personalizzati sull'assunzione nutrizionale per massimizzare l'effetto della loro terapia".
Aggiornamento 30/5/2020
La proteina p53 blocca i tumori sul nascere, bloccando la replicazione cellulare quando ci siano errori nel DNA. Alterazioni della glicolisi possono bloccare la sua funzione, grazie all'effetto Warburg e alla eccessiva produzione di lattato che non può uscire dalla cellula. L'effetto si stima essere presente nell'80% dei tumori.
Aggiornamento 19/6/2020
Anche il microbiota sembra influire e i lattobacilli potrebbero ridurre l'assorbimento intestinale di AGEs.
Il tumore prostatico è uno dei più legati allo stile di vita. Il grasso in eccesso rilascia fattori protumorali e infiammatori. Il microbiota, sia intestinale che vescicale, e l'alimentazione ricca di grassi saturi, alimenti animali che contengono ormoni in quantità rilevanti sono altri fattori importanti, che aumentano sia il rischio di malattia che la recidiva. Anche l'acido urico, attivando il sistema immunitario, può essere un fattore. Un'alimentazione moderata e che curi l'intestino, con probiotici e prebiotici, previene e potenzialmente riduce l'aggressività della malattia.
Aggiornamento 20/6/2020
La proliferazione di una cellula tumorale è sostenuta da una serie di metaboliti e vie metaboliche corrispondenti. La PLA2 metabolizza l'acido arachidonico (AA, omega 6) e interagisce con mTOR e insulina. Una dieta con basso apporto di AA, presente soprattutto in carne e latticini, possibilmente chetogenica (per ridurre l'insulina) aumenta la sensibilità agli inibitori PLA2, aprendo alla possibilità di un nuovo link tra alimentazione e guarigione tumorale
Aggiornamento 23/6/2020
I consigli alimentari per la gestione del tumore prostatico
Aggiornamento 29/6/2020
Diversi tumori, in particolare quelli del tratto gastrointestinale, sono provocati anche da metaboliti e tossine batteriche, dovute a eccessi di patogeni e squilibri nella flora (disbiosi). Per questo i batteri, e l'alimentazione che li sostiene, sono una potenziale cura complementare. "Pertanto, a causa dei metodi terapeutici anticancro tradizionali con effetto limitato, la terapia del cancro mediata dai batteri ha attirato una significativa attenzione come un nuovo approccio terapeutico efficace con minori o assenti effetti collaterali, che può essere usato da sola o in combinazione per potenziare gli agenti terapeutici convenzionali. [...] Nonostante il promettente risultato della terapia del cancro mediata dai batteri, questo approccio è ancora nuovo e sono necessari ulteriori studi per superare i limiti della batterioterapia e produrre agenti batterioterapici più efficaci nel campo della terapia del cancro. Sfortunatamente, nonostante la grande attività antitumorale degli agenti batterici, la maggior parte degli studi si è fermata nella fase in vitro e solo pochi sono passati dalla condizione in vitro alla sperimentazione clinica. Pertanto, sono necessari ulteriori futuri studi in vivo o anche più studi clinici per confermare il potenziale antitumorale di questo nuovo approccio terapeutico nel campo del trattamento del cancro per usare i batteri come farmaci antitumorali approvati".
Aggiornamento 10/7/2020
La restrizione calorica nei giorni di chemioterapia ne aumenta l'efficacia. "In conclusione, i risultati di questo studio sono i primi a suggerire che i cicli di dieta mimadigiuno sono sicuri ed efficaci in aggiunta alla chemioterapia nelle donne con carcinoma mammario in fase iniziale. Questi risultati insieme a dati preclinici incoraggiano un'ulteriore esplorazione dei benefici del digiuno/mimadigiuno nei pazienti che ricevono una vasta gamma di terapie per il cancro".
Aggiornamento 28/7/2020
In uno studio su dieta chetogenica (KD) senza restrizione calorica e tumore al seno, con 60 persone che hanno completato lo studio, "Concludiamo che l'applicazione della dieta per 12 settimane può avere effetti benefici nei pazienti con carcinoma mammario attraverso effetti inibitori su biomarcatori infiammatori e fattori di crescita (insulina e IGF-1) e attraverso il potenziamento del fattore antinfiammatorio, IL-10. I nostri risultati mostrano che una KD provoca una riduzione delle dimensioni e dello stadio del tumore nei pazienti con carcinoma mammario avanzato ma localizzato, possibilmente creando un ambiente metabolico che inibisce la progressione del tumore". I tumori si sono ridotti in media di 27 mm contro i 6 mm della dieta di controllo. Il lavoro si conclude suggerendo lavori con numeri più grandi.
Aggiornamento 28/8/2020

Le malattie croniche hanno spesso un terreno comune: mitocondri che funzionano male. Le nostre centrali energetiche perdono efficienza. Per esempio nel diabete la secrezione di insulina è alterata perché dipende (anche) dai mitocondri. Nei tumori si trovano alterazioni dei geni mitocondriali. Nelle malattie cardiovascolari, il danno al DNA mitocondriale favorisce la proliferazione del muscolo endoteliale e così l'aterosclerosi. Inoltre l'insufficiente energia prodotta è alla base della cardiomiopatia dilatativa e dell'insufficienza cardiaca. La restrizione calorica, l'aumento del rapporto NAD+/NADH, l'attivazione delle sirtuine, l'esercizio fisico con l'attivazione dell'AMPK, il mitoquinone (MitoQ), sono potenziali modi per ridurre la disfunzione mitocondriale. "Indubbiamente, le terapie mitocondriali sono promettenti e rappresentano una nuova prospettiva per il trattamento di malattie di lunga durata. [...] Ad oggi, la maggior parte delle prove suggerisce un modello comune di alterazioni mitocondriali sebbene il contributo di ciascuna di esse alla progressione della malattia possa variare. Di conseguenza, il controllo terapeutico di specifiche alterazioni mitocondriali è un passaggio cruciale nella fisiologia mitocondriale e la sua applicazione può dipendere dal contesto patologico. Nuovi strumenti per l'analisi e l'applicazione terapeutica devono essere perseguiti in modo aggressivo". Un altro antiossidante mitocondriale (MitoTempo) riduce lo stress ossidativo e modula il microbiota

Aggiornamento 2/9/2020

L'immunoterapia (ICI) è da qualche tempo utilizzata nei confronti delle malattie tumorali, ed è ormai noto che un buon microbiota migliora la sua efficacia. In questa revisione degli studi si evidenzia che il trattamento con antibiotici, che impoverisce la diversità microbica, prima o durante la terapia è associata a minor sopravvivenza, concludendo che la somministrazione di antibiotici deve essere considerata con cautela nei pazienti con tumore solido che ricevono un trattamento con ICI.

Aggiornamento 4/9/2020
Il microambiente nei tessuti cancerosi è immunosoppressivo e pro-tumorigenico, mentre il microambiente dei tessuti affetti da malattie infiammatorie croniche è pro-infiammatorio e anti-risolutivo. Nonostante questi stati immunologici opposti, gli stati metabolici nei microambienti tissutali del cancro e delle malattie infiammatorie sono simili: entrambi sono ipossici, mostrano livelli elevati di lattato e altri sottoprodotti metabolici e hanno bassi livelli di nutrienti. A queste alterazioni concorre la produzione e il mancato smaltimento del lattato, derivato dalla glicolisi, che viene (anche) trasformato in grassi, attivando geni e proteine che alterano la risposta immunitaria.

Aggiornamento 6/9/2020

Nel modello cellulare il veleno d'ape e un suo componente (melittina) sopprimono l'attivazione del recettore del fattore di crescita nei tumori al seno HER2-arricchito e triplo negativo, mandando a morte le cellule malate senza interferire con quelle sane.

Aggiornamento 16/9/2020

L'insulina è un segnale di abbondanza di nutrienti, che dice alle cellule: ingranditevi e riproducetevi. Questo va ovviamente male in caso di presenza di cellule tumorali, e infatti le persone con iperinsulinemia (solitamente affette da sindrome metabolica) sono più a rischio di tumori e di loro progressione. Da quasi un secolo si sa che una dieta alta in zuccheri e grassi, tipica dell'alimentazione occidentale, aumenta l'insulina e di conseguenza la progressione tumorale e le metastasi nei topi. Per ridurre l'iperinsulinemia, le strategie sono la semplice restrizione calorica, il digiuno alternato e la dieta chetogenica, che però può favorire la progressione di leucemia mieloide acuta, cancro del rene e melanoma positivo per BRAF-V600E.

Aggiornamento 3/10/2020

Alle persone che si sottopongono a radioterapia viene spesso detto di non mangiare fibre perché possono aumentare i problemi intestinali, come gonfiore e diarrea. Nel modello animale la fibra d'avena previene l'infiammazione intestinale legata alla radioterapia, mentre una dieta senza fibre aumenta la produzione di citochine infiammatorie, che sono invece ridotte nel medio e lungo termine se la dieta è ricca di fibre. "Se riusciamo a prevenire parte dell'infiammazione derivante dalle radiazioni semplicemente regolando i livelli di fibre alimentari, potremmo migliorare la salute intestinale a lungo termine, e possibilmente per tutta la vita, tra i sopravvissuti al cancro ".

Aggiornamento 9/10/2020

La nicotinamide riboside può ripristinare la funzione nei mitocondri (mitocndri danneggiati o "depolarizzati") ed essere d'aiuto nell'immunoterapia tumorale

Aggiornamento 22/10/2020

Quanto è importante mangiare bene per una persona con tumore che fa immunoterapia? Il cibo modula il microbiota, e il microbiota agisce sul sistema immunitario, determinando l'efficacia delle terapie.

La modulazione da parte dei nutraceutici, in particolare su Treg, sul sistema immunitario con implicazioni per le patologie tumorali. "Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato che la nutrizione ha ruoli critici nella conservazione della salute e nella patogenesi e nel trattamento delle malattie. Nelle malattie esiste un'associazione tra nutrizione e immunità che, da un punto di vista evolutivo, ha mostrato una stretta connessione nello sviluppo e nella funzione del sistema immunitario". I nutraceutici modulano il sistema immunitario, ma una somministrazione scorretta di questi composti naturali può interferire con l'attività delle terapie convenzionali, determinando effetti nocivi sull'uomo.

Aggiornamento 10/11/2020
Le malattie pancreatiche sono spesso legate ad alterazioni del microbiota. Nel caso del tumore pancreatico i batteri sono capaci, in certe condizioni, di traslocare dall'intestino al pancreas creando infiammazione che alla lunga favorisce l'ambiente per la genesi e progressione del tumore.
Nel caso dell'insufficienza pancreatica (riduzione degli enzimi digestivi), spesso si parte da un evento acuto, e poi si arriva alla cronicizzazione. La condizione favorente può essere la SIBO (traslocazione dei batteri dal colon all'intestino tenue), e l'alterata digestione favorisce l'infiammazione pancreatica, perpetuando la condizione. Nel diabete di tipo 1 la disbiosi, in particolare la carenza di bifidobatteri, insieme ad altri fattori ambientali e genetici, aumenta il rischio

Aggiornamento 23/11/2020

Assumere 2000 UI di vitamina D al giorno riduce il rischio di tumore avanzato e mortale. L'effetto è ridotto nelle persone con eccesso di peso. "Anche se gli effetti della vitamina D sono stati modesti, l'integrazione di vitamina D ai livelli studiati è molto meno tossica e ha un costo inferiore rispetto a molte attuali terapie contro il cancro".

Aggiornamento 24/11/2020

L'uso di zuccheri aggiunti è associato con il rischio tumorale, soprattutto di tumore a seno (+ 47%) nelle donne in premenopausa (+95%). Questo avviene indipendentemente dal sovrappeso.
"Più specificamente, zuccheri aggiunti, saccarosio e zuccheri da bevande zuccherate, latticini e dessert a base di latte erano associati ad un aumento del rischio di cancro al seno". "Anche in assenza di aumento di peso, altri meccanismi come lo stress ossidativo, l'infiammazione e la resistenza all'insulina possono essere favoriti dall'assunzione di zucchero. Assunzioni elevate di zucchero aumentano le risposte glicemiche postprandiali, che stimolano la produzione di molecole pro-ossidanti (ad esempio, perossinitrito) e inducono danni al DNA, aumentando il rischio di cancro. Un'assunzione eccessiva di zucchero può anche generare prodotti finali di glicazione avanzata endogena (AGEs), che sono metaboliti altamente reattivi con conseguente secrezione di citochine e aumento dei marker di produzione di stress ossidativo. Alte assunzioni di zuccheri raffinati comportano anche una maggiore concentrazione di marcatori infiammatori (proteina C-reattiva e IL-6). A sua volta, l'infiammazione aumenta le concentrazioni di IGF1-BP e altera l'espressione genica, inducendo la proliferazione e la differenziazione cellulare e favorendo la cancerogenesi. [...]
I dati suggeriscono che gli zuccheri possono rappresentare un fattore di rischio modificabile per la prevenzione del cancro. A livello globale, l'implementazione della tassa sulle bevande zuccherate e sugli alimenti, nonché altre politiche relative allo zucchero (ad esempio, la regolamentazione della pubblicità e del marketing alimentare, la fissazione di standard di riferimento che limitano il contenuto di zucchero in base alle categorie di prodotti), è attualmente dibattuta. In un contesto in cui il consumo di zucchero è in aumento nei paesi occidentali e si aggiunge ai suoi effetti dannosi cardiometabolici ben consolidati, questi risultati contribuiscono a costruire la base di prove che suggeriscono che le politiche di salute pubblica che affrontano l'assunzione di zucchero dovrebbero anche considerare il loro ruolo nell'eziologia del cancro"

Aggiornamento 5/12/2020

Scoperto un altro meccanismo che lega stress e tumori. Ormoni dello stress come cortisolo e noradrenalina stimolano il rilascio di una proteina dai globuli bianchi, che porta alla formazione di lipidi ossidati. Questi lipidi alterati stimolano la proliferazione cellulare, "provocando l'uscita delle cellule tumorali dalla dormienza e la formazione di nuove lesioni tumorali". I betabloccanti, farmaci usati per l'ipertensione, potrebbero aiutare a prevenire i tumori.

Aggiornamento 15/12/2020

Alcuni studi sono in fase 2 per quanto riguarda l'uso della vitamina C ad alte dosi come coadiuvante della chemioterapia. Cerchiamo di non dare false speranza ma sono promettenti.
"La somministrazione di Vit.C insieme ad altri farmaci chemioterapici può rivelarsi un meccanismo di trattamento aggiuntivo ed efficace. La vitamina C induce il suo effetto interferendo con il metabolismo energetico o la regolazione dell'epigenoma del cancro nelle cellule staminali tumorali. Diversi studi hanno confermato che la terapia combinata di vitamina C insieme alla terapia convenzionale ha un impatto maggiore sulla crescita o sulla progressione del cancro e dovrebbe essere considerata come una futura strategia di trattamento. Ulteriori studi sul loro effetto sui miRNA, sulle colture di organoidi e sui possibili meccanismi di resistenza aiuteranno a comprendere meglio le strategie di trattamento della terapia di combinazione che utilizza la Vit.C per eradicare la progressione delle cellule staminali del cancro in vari tipi di tumori. Ciò non solo consentirà di risparmiare denaro, ma ridurrà anche la sofferenza dei malati di cancro e delle loro famiglie."

Aggiornamento 25/12/2020

La dieta che favorisce l'obesità altera il sistema immunitario in modo che si riducano le difese contro i tumori (linfociti T CD8+) fornendo disponibilità di nutrienti al tumore e favorendone la progressione

Aggiornamento 7/1/2021

Le persone con tumori possono avere, in barba alla fisiologia, alterazioni del pH locali, e questa condizione di acidosi può influenzare l'esito delle cure, ma anche essere contrastata da un semplice tampone come il bicarbonato di sodio.
"Per i pazienti con leucemia mieloide acuta (LMA), il trapianto di cellule staminali ematopoietiche offre la possibilità di curare la malattia, in parte a causa dell'effetto del trapianto contro la leucemia, o dell'attività antitumorale delle cellule T trapiantate. Sfortunatamente, questo non sempre funziona e le cellule T innestate spesso non riescono a controllare la leucemia. Studiando pazienti con leucemia mieloide acuta che hanno avuto una recidiva dopo il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, Uhl et al. hanno scoperto che l'acido lattico prodotto dalle cellule leucemiche interferiva in modo specifico con l'attività delle cellule T. Gli effetti dannosi dell'acido lattico potrebbero essere superati con il bicarbonato di sodio, che ha migliorato il metabolismo delle cellule T sia nei modelli murini che nei pazienti umani".
"Sta diventando sempre più chiaro che non si tratta semplicemente di un prodotto di scarto, ma piuttosto il lattato è una molecola bioattiva con proprietà immunosoppressive", dice Dimitrios Mougiakakos, professore di immunologia dei tumori presso l'Università di Erlangen-Norimberga.
Negli esperimenti su topi e cellule, il team di Zeiser ha scoperto che l'acido lattico derivato dalle cellule leucemiche interferiva con la glicolisi delle cellule T, la proliferazione e l'effetto del trapianto contro la leucemia. Lo ha fatto abbassando il pH interno delle cellule immunitarie, che ha ridotto l'espressione genica correlata alla glicolisi e ha diminuito l'attività delle vie metaboliche essenziali. Il team di Zeiser ha riportato i risultati del processo preliminare nel loro recente articolo. La combinazione di un ciclo di una settimana di bicarbonato con infusioni di linfociti da donatori in seguito a trapianti di cellule staminali ha migliorato il metabolismo delle cellule T e la produzione di interferone-γ tra 10 pazienti con LMA recidivante. Ma un vero test del potenziale del bicarbonato di sodio richiederà uno studio clinico prospettico più ampio per valutare se la terapia prolunghi la sopravvivenza nei pazienti con recidiva di leucemia. Zeiser ha osservato che il lavoro potrebbe avere applicazioni più ampie, poiché attinge a 2 aree sempre più promettenti della ricerca sul cancro: immunoterapia e immunometabolismo del cancro, l'interazione metabolica tra le cellule immunitarie dell'ospite e il cancro. "Speriamo, collegando i 2, di ottenere un nuovo set di attrezzi per la clinica", ha detto.

Aggiornamento 17/1/2021

Scoperto perché le cellule cancerogene preferiscono la glicolisi aerobica, che porta alla formazione di lattato. In questo modo possono favorire la produzione di NAD+, che favorisce la proliferazione cellulare anche in carenza di ATP