Cerca nel blog

venerdì 29 settembre 2017

Grassi con l'età: l'infiammazione conta



Ulteriori prove che l'infiammazione è correlata con l'aumento di peso da un articolo apparso su Nature. E anche sul fatto che gli anziani si vogliono sempre coperti 😃

"La lipolisi (fuoriuscita degli acidi grassi dalle cellule adipose, ndT) indotta dalle catecolamine (soprattutto noradrenalina), il primo passo nella generazione di substrati energetici per idrolisi dei trigliceridi, diminuisce con l'età.
La riduzione nella mobilitazione degli acidi grassi liberi negli anziani è accompagnato da una maggiore adiposità viscerale (concentrata nell'addome, ndT), minore capacità motoria, minore produzione di calore in risposta al freddo e riduzione della capacità di sopravvivenza alla fame. Anche se il segnale delle catecolamine negli adipociti è normale negli anziani, il meccanismo di compromissione della lipolisi rimaneva finora sconosciuto.
Il lavoro dimostra che i macrofagi (cellule immunitarie) del tessuto adiposo regolano la riduzione della noradrenalina che diminuisce la lipolisi negli anziani.
Le analisi sui topi hanno rivelato che l'invecchiamento "aggiorna" i geni dei macrofagi che controllano la degradazione delle catecolamine, attraverso una proteina che regola l'infiammazione, NLRP3".
Il cosiddetto inflammasoma (insieme dei processi metabolici che gestisce l'infiammazione) blocca quindi il dimagrimento, perché aumenta la produzione dell'enzima che degrada la noradrenalina (MAO). Con livelli più bassi di noradrenalina, il grasso tende nel tempo ad accumularsi piuttosto che essere ossidato nei tessuti.
Inibire questo enzima riporta i livelli di lipolisi alla normalità, al pari di quella dei topi giovani.

Concludono gli scienziati: "Il nostro studio rivela che agire sulla segnalazione neuro-immunometabolica tra il sistema nervoso simpatico (produttore delle catecolamine, ndT) e i macrofagi può offrire nuovi approcci per mitigare la compromissione metabolica indotta dall'infiammazione cronica e il declino funzionale".

Aggiornamento 30/9/2017

Nel modello animale bloccare l'FSH (ormone follicolo-stimolante) migliora la densità ossea e previene l'osteoporosi, e riduce il grasso viscerale



Aggiornamento 7/10/2017

Più sale l'infiammazione, più sale la resistenza insulinica, meno ci si libera del grasso sottocutaneo.


Aggiornamento 16/10/2017


La clorgilina, un antidepressivo che aumenta le catecolamine, riduce il grasso viscerale nei topi

Aggiornamento 21/10/2017

Una particolare cellula immunitaria sopprime la produzione di noradrenalina attraverso una proteina (Slc6a2) e riduce la lipolisi. Inibire questa proteina potrebbe facilitare il dimagrimento, e soprattutto il mantenimento del peso perso.

Aggiornamento 21/11/2017

Circa metà dei tumori negli under 65 sono dovuti all'eccesso di peso come concausa, secondo una stima americana. In particolare il grasso viscerale (omento) aumenta il rischio di 13 tipi di tumore

Aggiornamento 30/11/2017

Gli integratori consigliati in menopausa: spiccano vitamina K2, D, omega 3.


Aggiornamento 21/12/2017

"L'adattamento, o "omeostasi adattativa" è un processo altamente conservato, in cui cellule, tessuti e interi organismi attivano transientemente varie vie di segnalazione in risposta a lievi perturbazioni interne o esterne a breve termine, con conseguente variazione transitoria nell'espressione genica e resistenza allo stress. Queste risposte dinamiche a breve termine dimostrano i continui aggiustamenti omeostatici che gli organismi fanno per far fronte agli ambienti in continua evoluzione. È importante sottolineare che tali regolazioni aumentano temporaneamente la resistenza allo stress e possono proteggere da insulti più dannosi che possono verificarsi in un periodo di diverse ore".

Andando avanti con l'età questo processo diventa meno efficace e per questo peggiorano composizione corporea, salute, risposta allo stress emozionale, al freddo, agli stimoli alimentari immunogeni, allo stress ossidativo, alle infezioni, all'attività fisica ecc 
"L'adattamento, o "omeostasi adattativa" è un processo altamente conservato, in cui cellule, tessuti e interi organismi attivano transientemente varie vie di segnalazione in risposta a lievi perturbazioni interne o esterne a breve termine, con conseguente variazione transitoria nell'espressione genica e resistenza allo stress. Queste risposte dinamiche a breve termine dimostrano i continui aggiustamenti omeostatici che gli organismi fanno per far fronte agli ambienti in continua evoluzione. È importante sottolineare che tali regolazioni aumentano temporaneamente la resistenza allo stress e possono proteggere da insulti più dannosi che possono verificarsi in un periodo di diverse ore".

Andando avanti con l'età questo processo diventa meno efficace e per questo peggiorano composizione corporea, salute, risposta allo stress emozionale, al freddo, agli stimoli alimentari immunogeni, allo stress ossidativo, alle infezioni, all'attività fisica ecc 

Aggiornamento 22/12/2017

Un gruppo di ricercatori olandese ha messo in evidenza che il livello infiammatorio della dieta stimola il recupero del peso perso, al di là dei macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) e delle calorie. 

Nello studio chi ha usato cibi associati ad infiammazione ha recuperato molto più peso di chi ha usato cibi non infiammatori, anche tenendo conto dell'attività fisica.

Aggiornamento 20/1/2018

Anche piccole variazioni di peso possono essere messe in relazione con forti cambiamenti nel profilo microbico, proteico, molecolare, infiammatorio.
Tornando al peso precedente, spesso si sono recuperate le specie microbiche perse, nel breve periodo almeno.

Aggiornamento 26/1/2018

In un modello animale, eliminando l'interleuchina 10 (un segnale infiammatorio), i topi possono mangiare a volontà senza ingrassare. Questo perché IL-10 sopprime la termogenesi negli adipociti, bloccando il segnale adrenergico (simpatico).

Aggiornamento 20/2/2018

Nel modello animale un eccesso di omega 6, senza un'adeguata introduzione di omega 3, determina invecchiamento, infiammazione, alterato metabolismo e anomalie elettrocardiografiche. Questi grassi sono particolarmente presenti negli oli vegetali (mais, soia ecc) e vari cibi industriali che li contengono, e nelle carni di animali allevati con sistema intensivo.
Per mantenere la salute la loro quantità è stimata attorno al 4-5% delle calorie totali.


Aggiornamento 14/3/2018

A parità di calorie, una dieta mediterranea ricca in grassi buoni è più efficace di una dieta con pochi grassi nel far perdere il grasso ectopico, quello che si deposita negli organi (cuore, fegato ecc) e dà problemi di salute


La composizione corporea e la perdita di muscolo negli anziani sono, anche, una questione di... nervi.
Infatti si tende a perdere l'innervazione motoria con l'età (anche per la sedentarietà ovviamente) e questo contribuisce alla sarcopenia
Minore innervazione = minore tono basale = perdita di muscolo = ridotto consumo a riposo = aumento di grasso
Nello studio in questione gli anziani con ancora sufficiente innervazione riuscivano a recuperare massa magra, mentre quando scendeva sotto un certo livello rimanevano sarcopenici nonostante l'esercizio
Si suppone che l'unità motoria (collegamento nervoso tra neurone e muscolo) si "rimodelli" diventando incapace di mantenere la muscolatura

Aggiornamento 30/3/2018


L'insulinoresistenza causa infiammazione nel tessuto adiposo viscerale, e quindi non è solo il tessuto adiposo a causare insulinoresistenza, con un effetto reciproco che ricorda un cane che si morde la coda.

Aggiornamento 13/5/2018

Chi non ha mai sentito dire che i carboidrati in eccesso si trasformano in grassi? C'è pure chi lo nega strenuamente.
Chi ha ragione?
Alcuni scienziati hanno scoperto che questo capita in condizioni di scarso NADintracellulare.
Il NADè un cofattore degli enzimi coinvolti nel metabolismo energetico, e la sua riduzione si associa all'invecchiamento.
Ecco spiegato forse uno dei motivi per cui da adulti è più difficile mantenere il peso.
"Il NAD+ appare essere un importante tramite tra il metabolismo dei grassi e dei carboidrati. La sua sintesi e conseguente consumo, a seconda del sito dove avvengono, fanno in modo che avvenga la trasformazione di carboidrati in grassi e la maturazione dei preadipociti.
La competizione tra gli enzimi NMNAT-1 nucleare e NMNAT-2 citosolico - per il loro substrato comune, il mononucleotide nicotinamide, regola l'equilibrio tra la sintesi di NAD+ nucleare per la regolazione dei geni adipogenici e la sintesi del NAD+ citosolico utilizzata nel metabolismo energetico".
La disfunzione della biosintesi di NAD+ svolge un ruolo fondamentale nella patofisiologia di più malattie, tra cui disturbi metabolici associati all'età (invecchiamento), malattie neurodegenerative e disturbi mentali.


In pratica la sua produzione si riduce con l'età, e questo può essere correlato con una maggiore difficoltà a mantenere il peso durante l'invecchiamento (aumenta la sintesi di grassi da carboidrati).


Aggiornamento 11/6/2018

La sarcopenia (riduzione della massa muscolare) è un problema che riguarda solitamente le persone anziane, e si associa ad aumentato rischio di malattie cardiovascolari, diabete, in generale scarsa qualità della vita, ed è ovviamente legato a sedentarietà e alimentazione di bassa qualità.

"Sulla base dell'attuale letteratura disponibile, i minerali possono essere nutrienti importanti per prevenire e/o trattare la sarcopenia. In particolare, il magnesio, il selenio e il calcio sono i più promettenti"

Aggiornamento 29/9/2018


La dieta ricca di grassi e zuccheri (HFS) favorisce l'atrofia dei muscoli scheletrici e induce la degradazione delle proteine e infiammazione periferica. Una dieta HFS prolungata accelera l'atrofia dei muscoli scheletrici, la funzionalità e altera il trasporto periferico del glucosio. Ciò implica che non vi è alcuna compensazione pertinente tra domanda di energia e disponibilità energetica (perdita di flessibilità metabolica, ossia della normale ossidazione nei cicli di glucosio e acidi grassi), come è evidente dall'aumento di peso e dalla perdita accelerata di massa muscolare. È interessante notare che l'attenuazione della sintesi proteica in risposta all'obesità è stata associata all'insulino-resistenza causata dall'HFS. Inoltre, l'HFS riduce anche il tasso di sintesi dell'ATP e la capacità del muscolo di rispondere ai segnali di crescita, che ostacola il recupero dalle lesioni, accelera gli effetti dell'invecchiamento e influisce negativamente sull'omeostasi del glucosio. L'HFS ha un potenziale di induzione dell'atrofia muscolare scheletrica e può portare alla miosite (infiammazione muscolare)

Aggiornamento 21/10/2018



Gli estrogeni danno sazietà e aumentano la termogenesi in entrambi i sessi. Ecco un altro motivo per cui le donne in menopausa tendono a ingrassare

Aggiornamento 13/11/2018

L'estratto di zenzero, inibendo l'espressione dei geni correlati con il deposito dei grassi, riduce l'aumento di peso nei topi nutriti con una dieta ingrassante, anche inibendo l'infiammazione.

Aggiornamento 16/12/2018

Articolo di Sara Gottfried sul grasso addominale e alterazione ormonale in postmenopausa.

La prima causa è la riduzione degli estrogeni, che anche se declinano possono rimanere in eccesso (oltre 100 volte) rispetto al progesterone, causando la cosiddetta estrogeno-dominanza, che esacerba la deposizione di grasso lontano dalle cosce.
Inoltre il cortisolo, i cui livelli sono alterati, attiva la aromatasi, aumentando così la conversione di androgeni in estrogeni.
Il grasso viscerale aumenta l'insulina, e l'insulina riduce SHBG, aumentando gli ormoni steroidei in circolo che favoriscono, con un circolo vizioso, l'aumento del giro vita.
L'infiammazione che consegue ai fattori rilasciati dal grasso viscerale causano alterazione del segnale leptinico, così riducendo il metabolismo. Anche i carboidrati da fonti raffinate hanno questo effetto.
Anche la cosiddetta "tireopausa", la riduzione fisiologica degli ormoni tiroidei, riduce il rate metabolico e può far sentire stanchi e spossati.
I consigli sono quelli di mangiare correttamente, fare sport e in particolare HIIT, dormire a sufficienza.


Aggiornamento 30/12/2018

L'attività fisica riduce il grasso viscerale, quello più pericoloso per la salute, attraverso il rilascio di una proteina, chiamata interleuchina 6, che stimola la lipolisi. Utilizzando un farmaco che blocca IL6, usato normalmente nell'artrite reumatoide, si evita la perdita di grasso viscerale. Questo dimostra che l'effetto di questa molecola è dipendente dallo stato infiammatorio e di salute.

Aggiornamento 31/12/2018

La riduzione del metabolismo legata all'invecchiamento è dovuta primariamente al cambio di composizione corporea (meno muscoli e più grasso) ma può anche essere spiegata da riduzione dell'attività metabolica nei tessuti e organi e di particolari attività di cellule specifiche


Aggiornamento 2/1/2019

Durante la gravidanza si va ad accumulare grasso viscerale, indipendentemente dall'aumento di peso, che servirà nei mesi successivi per l'allattamento. Allattare per almeno 6 mesi riduce negli anni successivi la circonferenza vita (indicatore di grasso viscerale) e il rischio di malattie cardiovascolari



Aggiornamento 14/1/2019

Nel modello animale prendere molto peso in gravidanza è associato con aumento del peso post parto e questo sembra dovuto a riduzione degli estrogeni che riducono la spesa energetica


Aggiornamento 18/2/2019

L'importanza dell'innervazione, soprattutto simpatica, nella regolazione del grasso corporeo, grazie all'integrazione dei segnali da parte dell'ipotalamo.


Aggiornamento 12/3/2019

Lo stato infiammatorio e la sedentarietà (forzata da un infortunio o volontaria) utilizzano vie diverse per indurre insulinoresistenza, ma con lo stesso risultato di far perdere massa muscolare

https://wol-prod-cdn.literatumonline.com/cms/attachment/3f25b202-6d16-42d0-9564-2e8f3053cd9f/tjp13129-gra-0001-m.jpg



Aggiornamento 10/3/2019
I polifenoli di frutta e verdura agiscono sulle cellule adipose, in particolare sui recettori adrenergici, aumentando il consumo calorico, favorendo la trasformazione in tessuto adiposo bruno che consuma energia sotto forma di calore (termogenesi), la nascita di nuovi mitocondri, la lipolisi. Tutto questo in collaborazione con l'irisina
Aggiornamento 6/4/2019

L'innervazione simpatica è essenziale per la trasformazione del grasso bianco in beige.


Aggiornamento 12/4/2018
I topi sottoposti a terapia antibiotica non rispondono al freddo producendo calore come quelli normali (con la trasformazione degli adipociti bianchi in beige, quelli capaci di termogenesi). "Un microbiota intatto può quindi essere una componente essenziale della risposta termoregolatoria e la funzione appare essere mediata almeno parzialmente dal butirrato derivato da microbi".

Aggiornamento 4/5/2019

Scoperta la proteina che regola l'innervazione simpatica del tessuto adiposo bruno. Si chiama calsintenina 3β. Se avete questa proteina malfunzionante, producete poco calore e avete il metabolismo lento 😛



Aggiornamento 4/6/2019

Mettere i topi anziani in gabbia con quelli giovani migliora l'invecchiamento perché i microbi dei giovani danno una mano. La perdita di specie batteriche, soprattutto i bifidobatteri, è una delle caratteristiche dell'invecchiamento, e può essere attenuata con una buona dieta ed eventualmente probiotici.
Aggiornamento 7/8/2019

Tra gli alimenti/nutrienti che stimolano il grasso bruno, quello "bruciagrassi", mediante stimolo del sistema nervoso simpatico, della mitogenesi (biogenesi mitocondriale) o dell'effetto (epi)genetico, solo i capsinoidi (peperoncino) hanno studi sull'uomo, e la loro sicurezza a lungo termine non è stata comunque verificata.
Alcuni polifenoli (berberina, resveratrolo, curcumina) agiscono a livelli difficilmente raggiungibili nei trial sull'uomo così come la vitamina A.
Il tè verde ha effetto termogenico, l'EPA (omega 3) stimola la trasformazione degli adipociti bianchi in bruni.

Aggiornamento 18/9/2019
Un microRNA, chiamato miR-26, sfavorisce la maturazione dei preadipociti quando è presente in grandi quantità. Questa molecola agisce bloccando Fbxl19, che invece favorisce il riempimento degli adipociti
Aggiornamento 29/9/2019

Dagli studi su animali emergono le correlazioni tra muscolatura e microbiota: i generi Barnesiella e Prevotella, e in particolare la specie Barnesiella intestinihominis, sono correlati con la forza muscolare e la composizione corporea migliore.
Aggiornamento 3/10/2019

La desnutrina è una proteina che avvia la lipolisi. Durante il digiuno i glucocorticoidi (cortisolo) ne aumentano l'attività. La PGE2 derivata dall'acido arachidonico invece la blocca.
Aggiornamento 4/10/2019
L'infiammazione sistemica di basso grado è oggi ritenuta una condizione comune nelle malattie croniche non trasmissibili (NCD), come le malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro. Secondo un'indagine brasiliana l'alimentazione di bassa qualità è il primo dei fattori causali, seguito da peso in eccesso, sedentarietà, invecchiamento e una variante genetica del gene TLR4 (recettore attivato dai grassi saturi).
Aggiornamento 19/11/2019

L'inflammaging, l'infiammazione di basso grado che arriva con l'invecchiamento, è il terreno comune da cui dipendono sarcopenia (perdita di muscolo), aumento di grasso, problemi cardiovascolari e disbiosi. In realtà si tratta di "crosstalk", ossia di rapporti bidirezionali in cui i fattori si influenzano a vicenda.
Aggiornamento 30/11/2019
Senza il tono simpatico, l'attivazione basale di una parte del sistema nervoso autonomo, non c'è rilascio di grassi dagli adipociti (lipolisi), e non c'è grasso beige. Chi è un po' più sfortunato ha un basso tono simpatico basso e di conseguenza il metabolismo lento, perché fatica a far uscire il grasso stipato e non lo ossida come calore, ossia una minore spesa energetica.
Esiste un'interazione tra sistema energetico e immunitario, per cui infiammazione e cellule immunitarie influenzano la spesa energetica.
Alcuni macrofagi, depositati nel grasso, sono in grado di ridurre il tono simpatico, per esempio degradando la noradrenalina (neurotrasmettitore del sistema simpatico).

Insulina, glucosio e acido palmitico sono capaci di "attivare" i macrofagi di questo tipo.
Aggiornamento 9/12/2019

Il PTH (ormone paratiroideo) alto, che si può avere in caso di iperparatiroidismo o di vitamina D bassa, eccesso di sale e fosforo nella dieta, facilita l'ingresso di calcio negli adipociti e sfavorisce la lipolisi, e può rendere più difficile il dimagrimento
Aggiornamento 19/12/2019

Gli anziani che fanno attività sportiva possono beneficiare di omega 3 e antiossidanti

La proteina che regola il peso



Un nuovo lavoro, pubblicato su Nature, ci aiuta a capire perché in condizioni non ottimali, il nostro organismo varia le sue riserve di grasso, e in particolare sotto stress riusciamo a mangiare poco e dimagrire, per periodi medio-brevi.

"Nelle condizioni omeostatiche (normali, ndT), gli animali utilizzano circuiti neurali ipotalamici ben definiti che contribuiscono a mantenere il peso corporeo stabile, integrando segnali metabolici e ormonali dalla periferia che equilibrano il consumo di cibo e le spese energetiche. In condizioni di stress o malattia (o anche un danno tissutale come una ferita), tuttavia, gli animali utilizzano vie neuronali alternative per adattarsi alle "sfide metaboliche" che alterano l'utilizzo dell'energia. Recenti studi hanno identificato le aree cerebrali al di fuori dell'ipotalamo che vengono attivate in queste condizioni "non-omeostatiche"

Un po' come se attivassimo dei circuiti di emergenza.

Gli studiosi hanno quindi individuato una particolare proteina, GDF15, che aumenta nelle malattie acute.
"I livelli di GDF15 aumentano in risposta allo stress tissutale e alle lesioni e livelli elevati sono associati con la perdita di peso corporeo in numerose malattie umane croniche. Isolando GFRAL come recettore per l'anoressia indotta da GDF15 e la perdita di peso, individuiamo una base meccanicistica per la regolazione non omeostatica dei circuiti neuronali da un segnale periferico associato a danno tissutale e stress. Questi risultati forniscono opportunità per sviluppare agenti terapeutici per il trattamento di disturbi con alterata richiesta di energia".

Nella vita reale però i nostri circuiti vengono successivamente attivati al risparmio, e spesso riprendiamo i chili persi con gli interessi, perché non è più necessario superare il momento di difficoltà
Aggiornamento 16/10/2017

La clorgilina, un antidepressivo che aumenta le catecolamine, riduce il grasso viscerale nei topi
Aggiornamento 20/2/2018

Contare le calorie serve a poco, così come mangiare poco. Questo perché quando mangiamo poco si attiva un "interruttore" nell'ipotalamo (Crat) che fa in modo che, dopo pochi mesi, le calorie introdotte, anche se poche, vengano destinate all'accumulo e non all'ossidazione. Questo fenomeno si chiama "nutrient partitioning" (partizionamento dei nutrienti introdotti).
Aumenta così la produzione endogena glucosio e grassi (lipogenesi) e si riduce la flessibilità metabolica (capacità di ossidarli).

"L'incapacità di adattarsi adeguatamente ai substrati metabolici è chiaramente un meccanismo importante che influenza lo sviluppo di malattie legate all'obesità, tra cui diabete e dislipidemia. Oltre all'apporto calorico, sta diventando chiaro che l'inappropriata gestione del "destino" dei nutrienti è in gran parte responsabile della malattia metabolica e questo studio dimostra che la proteina Crat nei neuroni ipotalamici AgRP ha un ruolo non apprezzato in questo processo"
Aggiornamento 14/1/2019

Alcune persone (poche in verità) riescono a perdere peso stabilmente, mentre molte recuperano i kg persi spesso anche con gli interessi. Il successo nella dieta, secondo questo studio, può essere correlato alla quantità di carnitina legata agli acidi grassi circolante nel sangue. La carnitina è una sostanza che facilita l'ingresso dei grassi nei mitocondri dove verranno ossidati per produrre energia. In seguito a un deficit calorico, questo passaggio viene inibito, in modo da favorire il recupero del peso e i grassi vengono prevalentemente immagazzinati e non più ossidati efficientemente.

PS sconsiglio di andare a integrare la carnitina perché i trial non hanno mai dato esiti buoni.
Aggiornamento 10/12/2019
Un recettore per gli oppiodi (tipo K) si attiva durante la restrizione calorica e riduce la spesa energetica fatta per dissipare calore. Questo fa risparmiare energia ma facilita il recupero del peso. Bloccarlo farmacologicamente potrebbe essere un modo per facilitare la perdita di peso.
Aggiornamento 18/4/2020

La composizione corporea è qualcosa di complesso, molto, e non dipende solo dalle calorie. Mentre qualcuno si sgola a dirvi che non dimagrite o mantenete il peso perso perché mangiate troppo, di nascosto ecc (non che a qualcuno non capiti eh), altri lavorano più seriamente e si chiedono perché questo succede. Dando un ruolo alla massa magra (FFM) che sì, si perde spesso in una dieta. "La perdita di FFM o il suo deficit dovuto a dieta, programmazione evolutiva o sedentarietà dovrebbero essere considerate non solo come un contributo all'aumentata adiposità a causa della riduzione del dispendio di energia basale dovuta a una FFM inferiore, ma anche al tentativo dell'organismo di ripristinare la FFM alimentandosi eccessivamente. Questo concetto di "ingrasso collaterale" (collateral fattening) si inserisce nell'autoregolazione della composizione corporea e si comporta fisiologicamente come un sistema che interpreta i segnali periferici ("proteinostato") che collegano la FFM e l'assunzione di cibo. Serve anche a sottolineare ulteriormente l'importanza di uno stile di vita sano incentrato su diete equilibrate e attività fisica nella protezione contro i deficit di massa magra che riguardano sia la prevenzione che il trattamento dell'obesità". In pratica il corpo è costretto a ridurre il consumo energetico e aumentare l'appetito nel tentativo di recuperare il muscolo perso.

sabato 23 settembre 2017

Le migliori e peggiori diete al mondo


Tratto da un articolo di Medscape.com

Quali sono le caratteristiche delle diete più sane nel mondo? Cibi minimamente processati, vegetali freschi, pesce, legumi, frutta oleosa, grassi buoni. Quelle meno sane invece abbondano di cibi processati, zuccheri e amidi raffinati, porzioni enormi, grassi trasformati.
Le diete sane sono inoltre caratterizzate dal consumo dei pasti senza fretta. 
La dieta francese, nonostante l'alto contenuto di grassi saturi, è ricca in cibi fermentati amici della flora.
La dieta nordica è caratterizzata da omega 3 marini e frutti di bosco, ma anche dall'uso dell'olio di colza al posto di quello di oliva.
La dieta di Okinawa (Giappone) prevede la quasi esclusione dei prodotti animali, ad eccezione del pesce, e il consumo quotidiano di riso e soprattutto patate dolci.
Nelle zone occidentali dell'Africa il consumo di fibra è enorme rispetto al nostro occidente e si caratterizza anche per l'uso di spezie.
In India la carne è allevata in maniera naturale, quindi più ricca di grassi sani, e l'uso di curcuma è abbondante.
La dieta tradizionale centroamericana ugualmente usa molte spezie, tra cui il peperoncino, e abbonda l'uso legumi, vegetali e frutta.

Negli USA come sappiamo prevale una dieta di tipo occidentale, con abbondanza di cibo industriale, sale, grassi, zuccheri e amidi da fonti raffinate, una vera manna per le malattie cardiovascolari e non solo. Tumori, obesità e malattie moderne sono tutte legate a questo stile di vita.
In Repubblica Ceca e Ungheria si utilizzano molto carni processate e affumicate: questo aumenta i pericolo per la salute. Anche in Belgio si assumono eccessi di queste carni, e purtroppo vengono abbinate a patate fritte e zuccheri.

Quali sono i tratti comuni delle diete sane? Come accennato all'inizio, il fatto di usare cibi poco processati che mantengono il loro carico di nutrienti: paragonando le diete tra di loro, appare più importante quello che non si mangia per determinare la scarsa salute! I cibi processati determinano infatti carenze nutrizionali e costituiscono la ricetta perfetta per il disastro.
Anche la socializzazione e il mangiare lento accomuna le diete sane.
In termini di longevità e salubrità, non esiste una dieta ideale per tutti: quello che si deve fare è aiutare il paziente a consumare cibi sani e ridurre al minimo quelli insalubri.

Cosa impariamo da questa rassegna? Sicuramente che dove arriva il fast food, porta anche il suo carico di cibi malsani e malattie.
Aggiornamento 3/10/2017
Lo sport ad alta intensità protegge dai danni della cucina fastfood. Se non siete supersportivi siate quindi rigorosi
Aggiornamento 17/1/2018

L'alimentazione di tipo occidentale aumenta la reazione infiammatoria delle cellule immunitarie, aumentando così il rischio di tutte le malattie connesse con la condizione di infiammazione: diabete, aterosclerosi, malattie neurodegenerative  e autoimmuni.
"Il cibo non salutare sembra rendere le difese del corpo più aggressive a lungo termine"
È stato in pratica individuato un "sensore" del cibo fast food nelle cellule immunitarie.

"Questi risultati hanno quindi un'importanza sociale rilevante", spiega Latz, autore dello studio. "Le basi di una dieta sana devono diventare una parte dell'educazione molto più importante di quella attuale, solo così possiamo "immunizzare" i bambini in una fase precoce contro le tentazioni dell'industria alimentare. I bambini devono scegliere cosa mangiare ogni giorno, dovremmo consentire loro di prendere decisioni consapevoli riguardo alle loro abitudini alimentari ".
Aggiornamento 4/6/2018

Le diete non salutari sono la prima causa prevenibile di malattia e morte


Aggiornamento 2/10/2018
Quali sono le caratteristiche dei centenari italiani? Nel dopoguerra, nonostante la variazione dell'alimentazione, hanno mantenuto le abitudini di un ambiente non obesogeno, sono stati fisicamente attivi per tutta la vita, per tutta la vita hanno avuto ritmi simili nei pasti e nel sonno, a tutto vantaggio del microbiota intestinale. Nonostante presentino un profilo delle citochine infiammatorie alterato, questo non sembra arrecare danno. La  genetica ha un ruolo più complesso, che interagisce con l'epigenetica.
Aggiornamento 27/1/2019

Un'alta frequenza di consumo di cibi fritti, particolarmente pollo e prodotti ittici, aumenta la mortalità da qualsiasi causa, soprattutto cardiovascolare, nelle donne in postmenopausa. Questo può essere dovuto alla formazione di grassi trans, di acrilammide e di AGEs con le alte temperature, che determinano stress ossidativo e infiammazione, all'aumento della densità energetica, all'aumentato consumo di sale, al riutilizzo dell'olio che agisce sull'enzima paraoxonasi e inibisce il metabolismo del colesterolo.

Aggiornamento 16/7/2019
La qualità della dieta, misurata con l'HEI (helthy eating index), si rapporta al microbiota. Un basso punteggio si associa ad aumentato numero di specie potenzialmente patogene (come Fusobacterium, legato anche al tumore al colon, ed E.coli), mentre un punteggio alto si associa a maggiore presenza di specie benefiche.
Aggiornamento 29/11/2019

Le diete tradizionali in giro per il mondo rimangono le più salutari e variare le abitudini è legato ad aumento del rischio di malattia
Aggiornamento 5/1/2020
È uscita la nuova classifica delle migliori diete secondo U.S. News and World Report
La prima classificata è la dieta mediterranea, seguita dalla DASH, e da altre diete antinfiammatorie e tendenzialmente vegetariane.


Al 20° la dieta dell'indice glicemico, a pari merito con la zona. La dieta alcalina al 28° posto, la paleodieta subito dopo.