Cerca nel blog

sabato 28 dicembre 2013

Anfetamine e dimagrimento


Per la mia esperienza, le persone più difficili da far dimagrire sono quelle che in passato hanno fatto dieta abbinando l'uso di anfetamine, prescritte da medici poco corretti e procurate spesso con la collaborazione dei farmacisti compiacenti.
Le anfetamine agiscono sia a livello centrale, sopprimendo l'appetito e non facendo sentire la stanchezza, sia periferico attivando la termogenesi mediante il sistema simpatico.


Clin Pharmacol Ther. 2010 June ; 87(6): 652–662
meccanismi dei farmaci dimagranti a livello centrale


meccanismi dei farmaci dimagranti a livello periferico



Il problema è l'adattamento dei recettori. Un effetto simile a quello che succede quando assaggiamo un alimento: all'inizio sentiamo il sapore, ma dopo 3 o 4 bocconi esso è molto attenuato. Allo stesso modo la stimolazione del sistema simpatico si riduce dopo alcune assunzioni del farmaco.

E quando non lo si prende più, magari perché il cuore sta cominciando a farsi sentire (tra gli effetti collaterali ipertensione, tachicardia, aritmie, insonnia, irrequietezza), non esistono più recettori sensibili alle normali concentrazioni di neurotrasmettitori endogeni (noradrenalina, NE nell'immagine). Insomma non rispondono più agli stimoli naturali.
Si blocca quindi il rilascio di acidi grassi dal tessuto adiposo (lipolisi), ovvero non dimagriamo più. Risultato: il metabolismo si pianta, si torna più grassi di prima, risulta quasi impossibile dimagrire con qualunque metodo.
La stessa cosa avviene con integratori con funzione simile, come ad esempio la sinefrina (estratto dell'arancio amaro), prodotto in libera vendita (lo si considera solo un complemento dietetico). Anch'essa agisce sugli stessi recettori "adrenergici" (sensibili alle catecolamine come adrenalina e noradrenalina).

http://sdpharmaceuticals.com/Synephrine30.html



Anche la sinefrina può dare problemi cardiaci.
Questi piccoli trucchi sono potenzialmente pericolosi per la salute, e sono una trappola in cui spesso cade una persona che non riesce a dedicarsi ad una dieta sana per dimagrire, vuoi perché non rinuncia al cibo spazzatura, vuoi per i ritmi frenetici spesso imposti dalla vita moderna che non consentono di organizzarsi e fare sport.
L'unico farmaco che serve davvero per dimagrire si chiama attività fisica!

tratto da la settimana enigmistica, n°4145
Aggiornamento 29/10/2017
Sono utili i farmaci contro l'obesità?
"l'applicazione farmacologica dei farmaci contro l'obesità continua ad essere un'arte, data la diversità nella risposta individuale a questi farmaci, nonostante una perdita media di peso statisticamente significativa maggiore del 5% (rispetto al solo trattamento di cambio di stile di vita) riportata negli studi clinici"
Aggiornamento 12/9/2017
Come negli anni '40 del secolo scorso si consigliava di dimagrire



I danni si sono visti più avanti

Aggiornamento 15/2/2020
La lorcaserina (Belviq), uno dei pochi farmaci approvati per l'obesità (ma non in Europa), viene ritirata dal mercato americano per il sospetto di effetti cancerogeni, che in realtà erano già stati ipotizzati nel 2012 al suo ingresso nel mercato.

mercoledì 18 dicembre 2013

Alimentazione e calcoli renali


Il post è stato modificato il 13/1/2014 per una mia imprecisione dovuta ad una interpretazione sbagliata. Mi scuso con i miei lettori.

I dolorosissimi calcoli renali classicamente si associano all'eccessiva introduzione di calcio, quindi uso eccessivo dei latticini o acque "dure".
Sbagliato: uno studio del NEJM evidenzia come una dieta con un buon contenuto di calcio e ridotto di sodio, senza eccessi di proteine animali, sia molto più protettiva di una a basso contenuto di calcio. Risulta quindi più importante ridurre il sale da cucina.
I soliti geni della scienza credono che, essendo i calcoli formati da calcio, assumendolo se ne aumenti la formazione: in realtà la prevengono perché l'ossalato, l'altro elemento che compone la maggior parte dei calcoli, rimane nell'intestino, legato al calcio, e non viene assorbito solo se assumiamo abbastanza calcio.

Ricordiamoci inoltre che i latticini non sono l'unica buona fonte di questo minerale.

http://hezarkhani.blogfa.com/9103.aspx?p=2
Per prevenire la formazione dei calcoli, il più essenziale dei consigli è quello di idratarsi correttamente (almeno 2 litri di acqua al giorno). In generale è comunque necessario lavorare su 2 fronti: limitare l'assorbimento intestinale di ossalato e la perdita di calcio dalle ossa.
Alcuni particolari probiotici (Oxalobacter formigenes), non il comune yogurt, aiutano a degradare l'ossalato nell'intestino, impedendo che entri in circolo a vada a cristallizzarsi nei reni.
Tra gli alimenti ricchi di ossalato, troviamo la frutta secca, che comunque in modiche quantità è sempre consigliata, la frutta in generale, verdure (soprattutto gli spinaci e il rabarbaro), i cereali e le patate. Tuttavia non sembra che limitare l'intake di questi alimenti riduca la formazione di calcoli, ma bisognerebbe fare più attenzione all'ossalato prodotto dal nostro organismo, attraverso il metabolismo della glicina, dell'idossiprolina e del glicolato. Anche la vitamina C può essere convertita in ossalato, ma questo è favorito solo in caso di assunzioni superiori ai 500mg, difficilmente raggiungibili con la sola alimentazione. 


Per limitare la perdita di calcio dalle ossa, che poi va a formare i precipitati con l'ossalato, è importantissimo avere a disposizione corrette quantità di vitamina D, che si forma nel nostro corpo grazie all'azione dei raggi solari, oltreché essere introdotta con l'alimentazione (latticini, pesci grassi), e praticare una corretta attività fisica.
Come accennavo prima è importante non esagerare con le proteine, perché gli aminoacidi solforati aumentano il carico acido renale, importante regolatore del metabolismo del calcio. La questione è in realtà un po' controversa perché la metionina, come la lisina, può aumentare la biodisponibilità del calcio a livello intestinale. L'alimentazione deve dunque essere normoproteica, e non carente di proteine.

L'utilizzo di fibre prebiotiche come inulina (carciofi, cicoria, radicchio, asparagi, cipolla, aglio) e oligofruttosio possono aumentare la disponibilità di alcuni minerali, come magnesio e lo stesso calcio, prevenendo la decalcificazione dell'osso.


Tuttavia la cosa migliore per evitare i calcoli è probabilmente abolire le bibite gassate zuccherate; questo perché lo zucchero in generale, e i suoi simili tipo l'HFCS, portano a aumento della perdita di calcio con le urine, favorendo la formazione dei calcoli. Non è chiaro se sia dovuto a demineralizzazione dell'osso o all'aumentato assorbimento di calcio intestinale. Invece tè, caffè, vino, birra e succo d'arancia sono associati ad un minor rischio.







Il mondo vegetale può aiutare chi soffre di litiasi renale. Si sta infatti ipotizzando che il Phyllanthus niruri aiuti a sciogliere i calcoli renali. In Italia un integratore di Phyllanthus è venduto col nome di Uriston, peccato per la presenza di edulcoranti che continuo a sconsigliare.

Aggiornamento 30/4/2016

La vitamina B6 può essere utile nel ridurre i livelli di ossalato.


Aggiornamento 30/6/2016

L'eccesso di zinco appare aumentare il rischio di calcoli renali.
Aggiornamento 8/8/2016

L'acido citrico (limone) e ancor di più l'acido idrossicitrico (Garcinia cambogiainibiscono la formazione dei calcoli di ossalato mediante un particolare meccanismo termodinamico.

Aggiornamento 22/8/2016

La dieta DASH, un approccio simil mediterraneo utilizzato nella cura dell'ipertensione, è efficace anche nel prevenire la ricorrenza dei calcoli renali.

Aggiornamento 30/8/2016

Una nuova review di Nature chiarisce i meccanismi di formazione dei calcoli renali, e raccomanda una alimentazione alcalina, soprattutto con sali di potassio (citrato ad esempio), e povera di sodio (sale da cucina).
Inoltre chiarisce che chi soffre di calcoli ha spesso alterazioni dell'assorbimento del calcio e della sua escrezione, e rischio di osteoporosi.

Per la prevenzione della ricorrenza dei calcoli renali la miglior dieta è iposodica e normocalcica, e senza eccessi proteici.

Aggiornamento 18/10/2016

Il batterio O. formigenes, già citato, rilascia dei metaboliti che favoriscono il trasporto di ossalato nell'intestino e riducono la probabilità di formazione di calcoli.

Aggiornamento 4/10/2016

Chi soffre di calcoli renali è più a rischio di nefropatia. Una ragione in più per assumere una dieta a basso PRAL.
Aggiornamento 28/12/2016

Avere tendenza a formare calcoli renali potrebbe essere un'indicazione che il calcio non si deposita nelle ossa ma nelle arterie, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari e osteoporosi. Come fare a prevenirli? Attività fisica e alimentazione a basso PRAL, ricca di vegetali.

Aggiornamento 8/2/2017

L'acido alfalipoico, almeno nel modello animale, previene la formazione di calcoli cistinici

Aggiornamento 20/2/2017

I cristalli che vanno a formare calcoli renali, al di là del dolore, provocano una risposta infiammatoria, e gli alcalinizzanti sono un ottimo modo per ridurre la formazione
Aggiornamento 22/2/2017

L'assunzione di fruttosio industriale come pericolo per il fegato.
Scrivono i ricercatori:
"Nell'intestino, l'assunzione di fruttosio altera il microbiota intestinale e aumenta la traslocazione di endotossina nella circolazione portale tramite l'aumento della permeabilità. Nel fegato, il fruttosio viene rapidamente metabolizzato, consumando adenosina trifosfato, che può risultare in un aumento di adenosina monofosfato e inosina monofosfato (IMP) e la conversione di IMP in acido urico".
Questo determina l'iperuricemia anche negli adolescenti, in particolare se assumono bibite gassate e dolci.

Aggiornamento 26/2/2017

Anche i lattobacillli e i bifidobatteri degradano l'ossalato, ma meno dell'O. formigenes.

Aggiornamento 18/6/2017

Chi si alza più di una volta a notte per urinare ha probabilmente necessità di ridurre il sale

Aggiornamento 27/11/2017


I giorni di festa in cui si mangia in maniera smodata sono stressanti per i reni, ma anche fegato, pancreas, cuore ecc. In particolare aumenta il rischio di calcoli renali.

Aggiornamento 2/12/2017

La dieta mediterranea protegge dai calcoli renali.
"L'apparente effetto protettivo del  modello dietetico Mediterraneo può essere attribuito al sinergismo di diversi fattori. In primo luogo, un maggiore consumo di frutta e verdure possono portare a una maggiore assunzione di liquidi, con a successivo aumento della diluizione delle urine. Secondo, un'elevata assunzione di frutta e verdura può aumentare le assunzioni di fibre, fitati, citrati, antiossidanti e altri nutrienti che influenzano il rischio di calcoli. infine è possibile che il modello alimentare mediterraneo includa fattori sconosciuti che influenzano il rischio di calcoli".
Aggiornamento 11/12/2017

Un articolo parla di legame tra ossalato e autismo, ma non appare molto affidabile


Aggiornamento 11/5/2018
L'uso di antibiotici può aumentare il rischio di calcoli renali


Aggiornamento 29/7/2018
Il potassio citrato previene i calcoli in maniera efficiente in chi faccia la dieta chetogenica


Aggiornamento 20/10/2018
Nel modello animale i topi obesi tendono ad avere più ossalato nel sangue e nelle urine perché aumenta l'assorbimento intestinale. Questo è dovuto all'aumentata permeabilità intestinale risultato delle citochine proinfiammatorie. Tutto questo incrementa il rischio di calcoli renali.
Aggiornamento 18/11/2018

Secondo le indicazioni italiane per la prevenzione dei calcoli renali nell'anziano, "un contenuto inferiore di proteine ​​animali in associazione ad un più alto apporto di prodotti vegetali diminuisce il carico acido e l'escrezione di acido urico non ha particolari controindicazioni nei pazienti anziani, sebbene lo stato nutrizionale complessivo debba essere preservato". Potassio, magnesio e citrato sono protettivi, ma attenzione ai farmaci per la pressione che interagiscono col sistema renina-angiotensina-aldosterone.

Aggiornamento 2/1/2019
I calcoli renali alzano il rischio di tumore renale

Aggiornamento 19/2/2019

Gli inibitori di pompa sono associati a maggior rischio di danno renale, alterazione degli elettroliti e calcoli renali
Aggiornamento 22/2/2019
I tentativi di colonizzazione mediante Oxalobacter formigenes sono andati falliti, per cui è stato messo a punto un probiotico in cui i ceppi hanno funzione simile di degradazione degli ossalati
Aggiornamento 26/2/2019
Per ridurre i rischi di calcoli renali, ridurre i cibi ricchi in ossalato (bietole, carambola, spinaci, rabarbaro, e in minor misura cioccolato, patate, frutta secca) e avere un adeguato introito di calcio.
Aggiornamento 12/4/2019
Alcune varianti geniche aumentano il rischio di calcoli renali, e sono associate a trigliceridi, acido urico e BMI elevati. Altre a funzioni renali e di trasporto degli elettroliti.
Aggiornamento 20/4/2019
Gli ossalati come fattore di rischio per l'insufficienza renale
Aggiornamento 7/7/2019
Nei topi la curcumina riduce la formazione di calcoli renali
Aggiornamento 12/11/2019
Negli ultimi 15 anni l'incidenza della nefrolitiasi (calcoli renali) è quasi raddoppiata, almeno negli USA. Questo è legato ad aumento anche di ipertensione, insufficienza renale e fratture. Tra le altre cose, questo aumento può essere dovuto all'eccessivo uso di antibiotici, che alterano il microbiota e riducono le specie che degradano l'ossalato, principale responsabile dei calcoli
Aggiornamento 7/2/2020
Le persone con problemi di calcoli renali sembrano avere difetti nel mantenimento dell'equilibrio acido-base e l'assorbimento di sali minerali e ioni
Aggiornamento 8/2/2020
Nelle persone con insufficienza renale il potassio può essere ridotto, ma questo catione ha moltissime proprietà benefiche (ipotensivo, riduce il rischio di malattie cardiovascolari, di malattie renali, di calcoli, il carico acido della dieta, protegge le ossa). Gli autori dell'articolo concludono quindi che esiste poca evidenza per ridurre a tali livelli il potassio, anche considerando che esistono farmaci leganti che possono essere usati per controllare l'iperkaliemia. "L'attuale indicazione dietetica può contribuire allo sviluppo di malattie cardiovascolari nei pazienti con insufficienza renale cronica. Nei pazienti che risultano essere iperkaliemici, non si dovrebbe istituire riflessivamente una restrizione dietetica in frutta e verdura. Piuttosto, si dovrebbe prima considerare fattori non dietetici come l'acidosi metabolica, stati ipertonici come diabete mellito scarsamente controllato, aumento del catabolismo, distruzione dei tessuti, costipazione e farmaci. A dire il vero, la consulenza dietetica è ancora necessaria per le persone che assumono grandi quantità di tipi di alimenti arricchiti con additivi al potassio e/o quelli che forniscono elevate quantità di sodio".
Aggiornamento 22/3/2020
Il citrato di potassio è raccomandato nelle persone con rischio di ricorrenza di calcoli renali, inoltre si raccomanda una dieta normocalcica, normoproteica e iposodica
Aggiornamento 6/5/2020
Gli omega 3 e il GLA (olio di enotera) possono ridurre la tendenza ai calcoli renali. Questo accade inibendo la produzione di prostaglandina PGE2 (derivato degli omega 6 che aumenta il calcio urinario), sostituita da PGE1 e PGE3, che hanno effetti opposti. Si riducono inoltre gli ossalati e aumentano i citrati urinari, tutti effetti che riducono la nefrolitiasi
Aggiornamento 16/6/2020
Le diete a prevalenza vegetale (plant-based) sono l'ideale nel caso di ridotta funzione renale.
"I vegetali sono l'unica fonte dietetica di fibra, che sposta il profilo del microbiota intestinale verso una maggiore produzione di composti antinfiammatori e una ridotta produzione di tossine uremiche. I grassi vegetali sono antiaterogeni e antinfiammatori, in particolare l'olio d'oliva. Le diete a base vegetale hanno ridotto carico netto acido endogeno (PRAL), che potrebbe mitigare l'acidosi metabolica nei pazienti con insufficienza renale cronica e potenzialmente rallentare la progressione della malattia renale. Il fosforo vegetale è legato a fitati ed è meno biodisponibile del fosforo animale; di conseguenza, molti alimenti a base vegetale presentano un rapporto favorevole tra proteine ​​e fosforo (che il rene sofferente fatica a smaltire). La restrizione dei vegetali con alte quantità di potassio va effettuata solo in caso di iperkaliemia". Negli studi animali il carico acido aumenta endotelina, angiotensina II e aldosterone, che accelerano il declino renale, mentre gli alcalinizzanti la rallentano. "Gli effetti di un maggiore apporto di fibre sul microbiota intestinale (ovvero aumento della generazione di acidi grassi a catena corta (SCFA, alcalinizzanti) e riduzione della generazione di tossine uremiche) contribuiscono a un ambiente alcalino". Anche nella popolazione generale un alto PRAL si associa a rischio di problemi renali e albuminuria. Quando si riduce la funzione renale "la capacità del rene di espellere e neutralizzare l'acido è significativamente e progressivamente ridotta; pertanto, l'acidosi metabolica è un segno distintivo dei pazienti con insufficienza renale cronica avanzata e in dialisi", che può portare a resistenza insulinica e sarcopenia. Gli alimenti vegetali invece contribuiscono a contrastarla perché "i principali anioni nelle diete a base vegetale sono citrato e malato, che vengono metabolizzati in bicarbonato e contribuiscono all'alcalinizzazione". Gli alimenti ricchi in ossalato invece sono acidificanti e da evitare anche per il rischio di calcoli. I vegetali contribuiscono anche alla proliferazione della flora saccarolitica, mentre le proteine animali portano alla produzione delle tossine uremiche come indossile solfato, acido 3 indolacetico, p-cresil solfato e trimetilammina N-ossido (TMAO), normalmente smaltite dal rene, che possono portare a affaticamento, anoressia, nausea, prurito, miopatia, neuropatia, sierosi ed encefalopatia.
Aggiornamento 23/6/2020
I fitati (acido fitico), contenuti in alcuni vegetali e in particolare nei cereali, vengono descritti da alcuni come antinutrienti, ossia sostanze capaci di ridurre la disponibilità dei nutrienti. Infatti riescono a legare alcuni metalli (ferro, calcio, zinco, magnesio) molto importanti, riducendo l'assorbimento. Ma in realtà sono maggiori i vantaggi nell'assumere acido fitico rispetto a non assumerlo. Le sue proprietà antitumorali, antiossidanti, antinfiammatorie, ipolipidemizzanti, preventive delle malattie legata all'invecchiamento (Alzheimer, Parkinson, diabete) e dei calcoli renali, sono riconosciute. Ha anche un effetto antimicrobico contro batteri patogeni. Sarebbe meglio non assumerlo durante lo svezzamento. E alcuni che stanno bene in paleodieta probabilmente hanno vantaggio ad escluderlo.
Aggiornamento 9/7/2020

Il potassio citrato è un ottimo rimedio per i calcoli renali, come se fosse un farmaco

martedì 3 dicembre 2013

Nuts

Come segnala il mio amico e collega Francesco Astolfi, è uscito un lavoro sul NEJM che mette in evidenza come la temutissima frutta oleosa secca, ricca di grassi e di calorie, in realtà riduce la mortalità per malattia.
Le calorie delle "nuts" (la frutta, non la rivista, ovviamente) infatti non sono "vuote", ma sono associate a numerose sostanze bioattive, come grassi insaturi, fibre, vitamine, aminoacidi, sali minerali, antiossidanti e fitosteroli.

http://harry.enzoverder.be/cats/tn/funny-pictures-squirrel-big-nuts.jpg.html



I fitosteroli sono le sostanze che assumiamo coi vari Danacol e simili, che dovrebbero ridurre il colesterolo.
L'introduzione di queste sostanze riduce l'assorbimento di colesterolo ma l'organismo talvolta reagisce aumentando la produzione endogena.
La ricchezza di nutrienti fa sì che, come ho già detto tempo fa, non sia associata ad aumento di peso, ma anzi a dimagrimento.

http://www.myteespot.com/DohNuts-Donuts-Homer-Simpsons-T-shirt-p-5983.html



La frutta secca dovrebbe far parte della dieta mediterranea, nonostante  i vari professoroni che si sciacquano la bocca parlandone non la includano mai, e hanno un effetto sulle particelle di colesterolo LDL (quelle piccole e dense, ovvero il colesterolo realmente cattivo e pericoloso per la salute) migliore dell'olio di oliva.
Si sta inoltre studiando un possibile effetto protettivo nei confronti dei tumori, delle malattie neurodegenerative, dei calcoli biliari.
Uno dei dogmi della medicina, non si può mangiare la frutta secca con la diverticolosi, è stato clamorosamente smentito dai lavori degli ultimi anni, rivelandosi senza fondamento.
Ultima raccomandazione: attenzione alle allergie!



http://www.kulfoto.com/funny-pictures/19454/nuts-kick

Aggiornamento 10/7/2016

Le ragioni per consigliare i pistacchi secondo la Cleveland Clinic: ricchi in vitamina B6, forti proprietà antiossidanti, miglioramento del quadro dei lipidi plasmatici. Ma mi raccomando: senza sale!

Aggiornamento 25/7/2016

Un alto consumo di noci dopo la diagnosi di tumore prostatico sembra ridurre la mortalità.


Aggiornamento 6/8/2016

Il frequente consumo di frutta oleosa è associato con un miglior profilo dei marker di infiammazione
Il dott. Greger spiega perché la frutta oleosa non è associata ad aumento di peso: bisogna masticarla!


Aggiornamento 23/10/2016

L'infografica sulla frutta oleosa: 30g per 5 volte a settimana abbassano il rischio tumorale dell'11%, la mortalità cardiovascolare del 29% e quella di diabete o malattie polmonari del 17.




Aggiornamento 11/12/2016

Uno studio ha dimostrato che 4,4 milioni di morti all'anno sarebbero evitabili con un consumo di frutta secca superiore ai 20g al giorno. La prevenzione è infatti dimostrata su tumori, malattie cardiovascolari, polmonari e diabete.
La revisione avverte però di evitare quella potenzialmente contaminata da aflatossine, una classe di prodotti del fungo aspergillus, di cui alcune cancerogene. Queste si formano durante l'immagazzinamento e si riscontrano soprattutto nei prodotti provenienti dalla Cina e dall'Africa subsahariana.


Aggiornamento 21/12/2016

In uno studio di 3 mesi su 86 persone il consumo di mandorle ha ridotto pressione e grasso viscerale

Aggiornamento 29/12/2016

L'ADA, associazione americana del diabete, consiglia come merendare in maniera sana: anche le noci sono ammesse!


Aggiornamento 11/1/2017

Aggiungere le noci alla dieta di persone a rischio di diabete le porta  ad aumentare il consumo di cibo salutare.

Aggiornamento 13/2/2017

La frutta secca può ridurre il rischio tumorale grazie alla riduzione delle specie reattive dell'ossigeno, aumentando la funzione degli enzimi detossificanti.


Aggiornamento 27/2/2017

La frutta oleosa fa bene anche perché grazie alla sua fibra modula positivamente il microbiota


Aggiornamento 13/3/2017

Le noci migliorano la qualità degli spermatozoi nel modello animale, riducendo il danno da perossidazione grazie agli acidi grassi polinsaturi.

Aggiornamento 7/4/2017

Il consumo regolare di frutta oleosa riduce il rischio di malattie cardiovascolari, in parte grazie al miglioramento della qualità alimentare.

In questo studio si è osservato che chi la assume tende ad avere maggior introito di minerali, fibre, grassi buoni e vitamine e non tende a ingrassare

Aggiornamento 21/5/2017

La frutta secca come noci, mandorle, anacardi, pecan, sembra ridurre la ricorrenza di tumore del colon-retto


Aggiornamento 3/8/2017

L'uso delle noci nella dieta favorisce la proliferazione dei batteri benefici come i lattobacilli

Aggiornamento 3/9/2017

Si confermano i benefici della frutta secca: il suo consumo riduce il rischio di aumentare di peso negli adulti


Aggiornamento 17/10/2017

Nei topi il consumo di anacardi durante gravidanza e allattamento migliorai riflessi e memoria nei figli

La temutissima frutta oleosa, ricca di grassi, ci fa solo bene



Aggiornamento 25/11/2017

Gli studi continuano a confermare che il consumo di frutta secca riduce il rischio cardiovascolare


Aggiornamento 25/3/2018

Le mandorle modulano favorevolmente il microbiota dei ragazzi con iperlipidemia


Aggiornamento 26/3/2018

I benefici delle noci pecan: ricche di ECGC e altri flavonoidi, aiutano nella prevenzione cardiovascolare.

Le linee guida italiane per la prevenzione dell'ictus consigliano fortemente, oltre al classico pattern mediterraneo a basso indice e carico glicemico, la vitamina D, il cacao amaro, la frutta secca, tè, caffè, mentre sconsigliano supplementi di calcio, sale, multivitaminici, dolci e bibite gassate.


Aggiornamento 23/4/2018

La frutta secca, grazie alla sua ricchezza in nutrienti, riduce il rischio di fibrillazione atriale e probabilmente di insufficienza cardiaca



Aggiornamento 10/6/2018


Nella malattia diverticolare (spesso dovuta ad una dieta troppo povera di fibre) il trattamento tipico consiste nei cicli mensili di antibiotici.

Questa recente revisione dei dati mostra come l'utilizzo contemporaneo dei probiotici migliori il risultato (mantenimento della remissione e fine della fase acuta)

In particolare L. paracasei F19 migliora la malattia non complicata, e un mix di probiotici (S. thermophilus, B. breve, B.longum, B. infantis, L. acidophilus, L. plantarum, L. paracasei e L. delbrueckii) mantiene la remissione nel 70% delle persone.
Lactibiane IKI è promettente nella malattia acuta.


Aggiornamento 10/7/2018

Il consumo di frutta secca migliora la qualità degli spermatozoi in giovani adulti.
Questo è dovuto probabilmente alla ricchezza di grassi buoni, vitamina C, E, folati, zinco e selenio

Il calo della fertilità, sia maschile che femminile, degli ultimi decenni, è probabilmente collegato sia all'inquinamento che alla riduzione della qualità della dieta


Aggiornamento 10/12/2018

La dieta degli anziani spesso li porta ad andare in carenza di alcuni nutrienti importanti come vitamina E e magnesio In questa ricerca gli studiosi hanno mostrato come circa 50g di nocciole al giorno per 16 settimane abbiano migliorato i parametri dei 2 nutrienti, oltre a migliorare glicemia e colesterolo cattivo (LDL) Il commento è stato "le nocciole sono solitamente gradite e possono essere considerate un vero multivitaminico naturale"


Aggiornamento 17/1/2019

Nelle nuove linee guida sul trattamento del colesterolo alto si insiste sulla raccomandazione di seguire un modello di dieta salutare, come quello mediterraneo, che privilegi i cibi vegetali e i cereali non raffinati, insieme alle fonti di proteine magre. Non si dà importanza al colesterolo dietetico (uova), ma si raccomanda di limitare i grassi saturi e gli zuccheri, insieme a grassi trans e sale.
I prodotti "a basso contenuto di grassi" e "non grassi" con elevate quantità di carboidrati raffinati e zuccheri aggiunti dovrebbero essere sostituiti con cereali integrali, legumi, verdure, frutta e fonti salutari di grassi come noci, semi e oli vegetali non idrogenati.
Possono essere consumate da 3 a 5 tazzine di caffè al giorno, ma non si consiglia di aggiungere zucchero o grassi.

Gli zuccheri aggiunti vanno limitati, e poiché gli effetti a lungo termine dei dolcificanti artificiali sono incerti, non sono raccomandati per l'uso come sostituto negli alimenti e nelle bevande.
Apo-B e Lp(a) dovrebbero essere considerate fattori di rischio aggiuntivi.

Aggiornamento 23/2/2019


Lo dico da anni... chi aumenta il consumo di frutta oleosa ha il 25% in meno di rischio di mortalità cardiovascolare, il 27% da tutte le cause.



Aggiornamento 26/2/2019

Per ridurre i rischi di calcoli renali, ridurre i cibi ricchi in ossalato (bietole, carambola, spinaci, rabarbaro, e in minor misura cioccolato, patate, frutta secca) e avere un adeguato introito di calcio.

Aggiornamento 11/3/2018

Bassi livelli di vitamina D peggiorano l'asma legata ad inquinamento atmosferico nei bambini obesi, e avere livelli corretti può migliorare la condizione. 


Una madre che assume quantità corrette di  una particolare forma di vitamina E (alfa-tocoferolo) può proteggere la prole dall'asma


Aggiornamento 12/3/2019

La frutta oleosa ha effetto positivo sulla funzione endoteliale (quella che permette ai vasi di rilassarsi ed è difettosa nell'ipertensione), ma i vantaggi cardiovascolari sono evidenti soprattutto con le noci

Aggiornamento 22/3/2019


Sovvenzionare economicamente il cibo salutare come frutta oleosa, pesce, cereali integrali, frutta e verdura avrebbe, negli USA, ottime ricadute in termini di salute con quasi 2 milioni di morti in meno e riduzione della spesa sanitaria, con risparmi per 40 miliardi di dollari.


Aggiornamento 26/3/2019

L'olio di mandorla può ridurre il colesterolo totale e LDL nelle persone con iperlipidemia 



Almeno 10g di frutta secca al giorno sono associati al 40% in meno di rischio di ridotta funzione cognitiva (studio originale )

Aggiornamento 27/3/2019

Nei diabetici, sostituire le fonti di carboidrati raffinati con frutta oleosa porta a miglioramento della glicemia e dei parametri di rischio cardiovascolare

Aggiornamento 31/3/2019


In accordo con gli studi su cellule e animali, anche in un piccolo studio su 10 donne il consumo di noci attiva i geni che proteggono e riducono la crescita e la proliferazione del tumore al seno.

"Poiché molti dei componenti benefici delle noci si trovano anche in frutta e verdura, l'incorporazione delle noci in una dieta sana dovrebbe fornire ulteriori e probabili benefici sinergici aumentando il consumo totale di antiossidanti, fitosteroli, fibre alimentari e grassi polinsaturi per ridurre la morbilità e la mortalità dal cancro al seno".


Aggiornamento 11/5/2018

I figli di mamme che hanno consumato frutta secca nel primo trimestre di gravidanza hanno migliori risultati  nei test di funzione cognitiva, capacità di attenzione e memoria svolti a 8 anni.

"L'assunzione di frutta oleosa durante l'inizio della gravidanza è associata a migliore sviluppo neuropsicologico infantile a lungo termine".


Aggiornamento 11/7/2018


60g al giorno di frutta oleosa migliorano la funzione sessuale dell'uomo

Aggiornamento 4/8/2019

57 grammi di mandorle per 2 mesi migliorano la qualità del microbiota intestinale e riducono la presenza di B. fragilis, un batterio patogeno associato con infiammazione


Sostituire le fonti di grassi saturi con le noci o altre fonti di grassi monoinsaturi e polinsaturi migliora il quadro lipidico e la pressione diastolica (minima)


Aggiornamento 14/8/2019


Nel modello animale le noci riducono il rischio di colite ulcerosa, anche modulando le prostaglandine e aumentando il DHA e altre molecole come betaina e SAH



Aggiornamento 24/8/2019

Il consumo di noci migliora la funzione endoteliale (la capacità dei vasi di rilassarsi) e permette di abbassare la pressione

Aggiornamento 24/9/2019

Un aumento del consumo di frutta secca (comprese le arachidi) di 10/15 g al giorno in sostituzione di alimenti meno sani è associato con minore aumento di peso a lungo termine, nonostante sia un alimento caloricamente denso.
Usare questi alimenti può aiutare a mitigare il graduale aumento di peso comune durante l'età adulta, e contribuire positivamente alla prevenzione dell'obesità.
"I nostri risultati supportano le raccomandazioni dietetiche basate sugli alimenti e supportano l'incorporazione della frutta secca come strategia efficace per apportare modificazioni alimentari realizzabili per la prevenzione primaria dell'obesità"
Aggiornamento 20/10/2019
Da una revisione sistematica di 5 trial randomizzati controllati condotti su un totale di 371 adulti con prediabete è emerso che il consumo di 57 g di pistacchi o di 60 g di mandorle al giorno per 4 mesi si associa a miglioramento della glicemia e dell’insulina a digiuno, dell’insulino resistenza, dell’uptake di glucosio nei linfociti e della funzionalità delle cellule beta
Aggiornamento 22/12/2019

Varie specie di Lattobacilli prevengono l'assorbimento delle tossine fungine aflatossina B1 e zearalenone [due potenti micotossine, presenti per esempio nei cereali e nella frutta secca], nonché metalli pesanti (anche E. coli col cadmio), legando lo xenobiotico alla superficie batterica. Inoltre modulano la permeabilità intestinale riducendo la quantità di sostanze che entrano nel circolo.
Aggiornamento 31/1/2020
30 grammi di noci al giorno per 2 anni hanno rallentato il declino cognitivo in anziani ad alto rischio
Aggiornamento 27/2/2020
Per i calcoli biliari, la dieta con frutta e verdura, e in particolare frutta oleosa, è protettiva. Una dieta troppo ipolipidica può favorire la formazione. La vitamina C è importante. Gli omega 3 proteggono dalla formazione dei calcoli in caso di dimagrimento. Evitare la curcumina