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giovedì 28 gennaio 2016

Linee guida di che?


"L'incapacità delle attuali raccomandazioni nel controllare l'epidemia di diabete, il fallimento delle diete povere di grassi usate prevalentemente contro obesità e rischio cardiovascolare, la presenza di alcuni gravi effetti collaterali dei farmaci diabetici comunemente prescritti, contro il continuo successo delle diete a basso contenuto di carboidrati nel trattamento del diabete e della sindrome metabolica, senza effetti collaterali significativi, evidenziano la necessità di una rivalutazione delle linee guida dietetiche"

Il trattamento low-carb è disponibile nel mio studio

Aggiornamento 27/5/2016

"Da decenni le linee guida non sono basate sulla scienza", e per curare il diabete bisogna evitare i carboidrati, non i grassi. Non tutti concordano, stranamente. Un medico fa chiarezza sul perché a molti non piacciono le diete low-carb: semplicemente non le conoscono.

Aggiornamento 22/3/2016

Secondo una nuova revisione, i multivitaminici e multiminerali sono sicuri quando non si supera il dosaggio di riferimento. Non sembrano dare benefici in persone sane, snelle, con stile di vita adeguato, non fumatori e che assumano abbastanza frutta e verdura. Nelle persone con problemi di salute vi è invece un potenziale razionale nell'assumerli

Aggiornamento 27/3/2017
Cosa dicono le linee guida per l'obesità degli endocrinologi americani sull'alimentazione? L'obesità è dovuta tra le altre cose, ad una dieta povera in nutrienti (e non solo all'eccesso calorico). Chi ha i trigliceridi alti deve ridurre in particolare i carboidrati e non i grassi. Gli zuccheri e le fonti di carboidrati raffinati dovrebbero essere minimizzati. I grassi trans (si formano negli oli vegetali riscaldati) dovrebbero essere eliminati. La supplementazione con omega 3 purificati è utile per abbassare i trigliceridi. Le opzioni dietetiche sono diverse: Mediterranea, DASH, low-carb, low-fat, high protein, chetogenica, vegetariana, e tutte possono dare buoni risultati.

Aggiornamento 30/3/2017

"L'evidenza scientifica che un'unica dieta sia buona per tutti ("one diet fits all") è scarsa. L'obesità è un disordine multifattoriale che richiede una personalizzazione dell'intervento"

Aggiornamento 23/7/2017

Come si fa a ridurre il rischio di anemia, basso peso alla nascita, arresto della crescita e in generale delle malattie non contagiose (diabete, obesità ecc)? Basterebbe che le donne incentrassero la loro alimentazione su cibi ricchi in nutrienti e non processati.

Aggiornamento 17/10/2017

Il vantaggio dei farmaci per i tumori appare incerto.
Aggiornamento 29/10/2017

Sono utili i farmaci contro l'obesità?
"l'applicazione farmacologica dei farmaci contro l'obesità continua ad essere un'arte, data la diversità nella risposta individuale a questi farmaci, nonostante una perdita media di peso statisticamente significativa maggiore del 5% (rispetto al solo trattamento di cambio di stile di vita) riportata negli studi clinici"

Aggiornamento 13/11/2017

Una critica pubblicata su BMJ alle linee guida americane sulla nutrizione: non verrebbero rispettati i criteri di evidenza
Aggiornamento 27/6/2018
Si ribadisce in un'analisi l'incertezza della scienza nutrizionale nel dare linee guida corrette, in particolare nel diabete. L'evidenza è sparsa per molti alimenti/fattori nutrizionali.
Le diete low carb non sono necessariamente le migliori, così come l'approccio mediterraneo.
Sembra importante ridurre al massimo cereali raffinati e zuccheri aggiunti, insieme alle carni processate.
Anche l'uso degli oli tropicali (palma ecc) non ha evidenze univoche, così come il pesce a causa delle contaminazioni.

Aggiornamento 4/7/2018
Alcune considerazioni sulla complicata scienza della nutrizione .
Normalmente la prevenzione della malattie è assicurata da aumento di frutta, verdura, pesce, cereali integrali e riduzione di carni rosse e lavorate e zuccheri aggiunti. 
Frutta oleosa, legumi, latticini fermentati, caffè e olio d'oliva probabilmente conferiscono protezione.
L'evidenza viene però da studi con limitazioni (osservazionali e prospettici), e nuovi metodi di indagine sono probabilmente necessari ma applicare gli studi controllati e randomizzati (quelli più affidabili) è spesso difficile.
Le diete vegetariane sono sane se fatte con cibi non industriali, la dieta paleo è inversamente associata alla mortalità, ma meno della mediterranea
Aggiornamento 29/9/2018

Un documento EFSA del 2015 sulle diete fatte con pasti sostitutivi, segnalato da Chiara Angiari, ci informa che il quantitativo suggerito dalle linee guida sulle proteine (circa 1g/kg di peso corporeo) è insufficiente in persone con metabolismo alterato come le persone sovrappeso, che dovrebbero introdurre almeno 75g (per le donne) di proteine di alta qualità, e tranquillamente arrivare a 100.
Questo valore è simile alle più alte assunzioni di proteine studiate negli studi pubblicati senza apparenti effetti avversi
Il documento dà indicazioni anche sulle altre eventuali integrazioni in dieta fatta con pasti sostitutivi.

Aggiornamento 4/11/2018

Le linee guida alla fine sono solo il pensiero di chi le scrive, non una Bibbia da prendere acriticamente.

Aggiornamento 22/3/2019

Due medici statunitensi si sono presi la briga di dare qualche suggerimento "pratico", al di là delle solite rigide linee guida che sono utili solo nei casi da manuale e non nel modo reale. "Consigliare ai pazienti di "mangiare di meno e fare più esercizio fisico" non è di aiuto, specialmente per i pazienti affetti da disturbo da alimentazione incontrollata, esperienze e traumi infantili avversi, aumento di peso indotto dal farmaco e altri fattori comuni di aumento di peso. Dovrebbe essere utilizzato un approccio clinico di risoluzione dei problemi, con un occhio rivolto all'identificazione delle cause e dei punti di leva. Individuare una cronologia del peso ed esplorare la traiettoria del peso del paziente, ciò che ha contribuito all'aumento di peso, a ciò che ha o non ha funzionato nel passato e alle barriere che possono ostacolare i cambiamenti comportamentali sostenuti". "Poiché le evidenze attuali non definiscono una "dieta migliore", ai pazienti si dovrebbe consigliare su come ridurre in modo strategico l'apporto energetico all'interno di un modello dietetico che sia ragionevolmente accattivante e conveniente. Resta importante incoraggiare l'assunzione di cibi integrali e ridurre al minimo i cibi industriali e gli zuccheri aggiunti. Aiutare i pazienti a gestire le aspettative è importante; mentre il raggiungimento di un peso "normale" non è realistico per molti pazienti, la perdita di peso dal 5% al 10% è spesso raggiungibile, sostenibile e migliora la salute". Nelle visite successive alla prima, che sono molto importanti, "I medici dovrebbero offrire supporto e monitorare il peso e altre misure, come cambiamenti nella circonferenza della vita e fattori di rischio legati al peso, nonché i miglioramenti soggettivi in termini di energia, mobilità e sintomi di dolore cronico".

Aggiornamento 20/4/2019

Alcuni docenti inglesi si sono divertiti ad analizzare l'evidenza scientifica nel campo della nutrizione, sottolineando che i metodi per sviluppare linee guida di pratica clinica non sono adatti per la nutrizione.
I quesiti nutrizionali a cui dare risposta, più che la disponibilità di prove, dovrebbero guidare l'orientamento nutrizionale. Infatti gli studi già fatti possono essere pesantemente influenzati dall'industria che li ha finanziati, che ha interesse che si coprano alcuni argomenti e si trascurino altri.
"La mancanza di trasparenza sulle fonti di finanziamento rende difficile studiare le differenze tra la ricerca con e senza sponsorizzazione del settore. Ma basta leggere Coca-Cola e e seguirne il percorso sui progetti finanziati e pubblicazioni per capirlo. Insieme con un focus sulla ricerca di singoli nutrienti, oltre il 40% dei progetti finanziati dalla Coca-Cola si concentra sull'attività fisica, suggerendo che l'azienda ha tentato di spostare l'attenzione
dal ruolo delle bevande zuccherate nell'obesità sul ruolo della sedentarietà".
Così gli studi sono soprattutto incentrati sulle "necessità" dell'industria e non necessariamente della collettività. Si deve inoltre utilizzare le ipotesi per verificare i meccanismi causali. Identificare inoltre il tipo di evidenza di cui si ha bisogno. Integrare le informazioni da studi su animali, osservazionali e d'intervento.
Alterazioni dell'evidenza, non utilizzo del GRADE (classificazione del rischio di errore di uno studio nelle metanalisi) sono altri problemi che riducono l'attendibilità.
I trial randomizzati presentano diversi problemi quando si studia l'esposizione a un nutriente o gli interventi nutrizionali, sebbene i progressi nella progettazione degli studi, come le prove pragmatiche, possano aiutare a migliorare i problemi relativi alla generalizzabilità dei risultati.


"Coinvolgere i soggetti interessati e chi decide politicamente nel miglioramento dei metodi di revisione sistematica in nutrizione renderà le revisioni alla base delle linee guida nutrizionali più rigorose, trasparenti, utilizzabili e pertinenti".


Aggiornamento 13/8/2019

Stralci di un articolo scritto tra gli altri dal prof Ludwig, che da anni si batte per una migliore ricerca in nutrizione, e spiega come sia estremamente complicato dimostrare i fatti in nutrizione.

"Rispetto alla ricerca farmaceutica, gli studi che valutano la dieta o gli interventi dietetici per malattie croniche come l'obesità (da distinguere dalle sindromi da carenza di micronutrienti come lo scorbuto o il rachitismo) hanno sfide molto maggiori in termini di coerenza, controllo di qualità, possibili dati confondenti e interpretazione. Ad esempio, un placebo per un farmaco attivo può essere facilmente preparato, ma l'assegnazione a un particolare regime dietetico raramente può essere realmente mascherata. Inoltre, la dieta è altamente eterogenea, con una miriade di fattori interagenti e potenzialmente confondenti. Se un intervento aumenta l'assunzione da una categoria di alimenti, i partecipanti possono mangiare di meno da altre categorie di alimenti.

Inoltre, per qualsiasi tipo di dieta, esistono molte possibili variazioni. Ad esempio, una dieta povera di grassi include elevate quantità di zucchero? Una dieta ricca di proteine ​​è a base vegetale o animale? Una dieta chetogenica ha un contenuto di grassi saturi irrealisticamente basso? Considerando che un farmaco in genere agisce attraverso uno o un numero limitato di vie biologiche, anche i cambiamenti discreti nella dieta (come il rapporto tra grassi e carboidrati) influenzeranno direttamente numerosi ormoni e percorsi metabolici che coinvolgono molti sistemi di organi".
"Cambiare una dieta è molto più difficile che prendere una pillola e l'aderenza agli interventi dietetici è più difficile da valutare (cioè, rispetto alla misurazione dei livelli di farmaco nel siero o nelle urine). Gli studi sull'alimentazione condotti negli ambulatori di metabolismo forniscono un'osservazione continua dei partecipanti a un'unità di ricerca e mirano a aggirare questo problema, ma lo fanno in condizioni ambientali artificiali che influenzano il comportamento alimentare, l'attività fisica, il livello di stress e probabilmente altri fattori che influenzano i risultati correlati alla dieta".
"Inoltre, molti fattori ambientali, psicologici e comportamentali possono influenzare il comportamento alimentare a breve termine, ma a lungo termine probabilmente prevalgono fattori biologici. Con la restrizione calorica, la fame aumenta e il tasso metabolico rallenta, e queste risposte biologiche adattive si oppongono alla perdita di peso in corso e minano l'aderenza dietetica a lungo termine. Per questo motivo, gli studi a breve termine (<1 mese per la ricerca meccanicistica e <1 anno per comportamentale studi), la stragrande maggioranza della nutrizione, possono rivelare solo fenomeni transitori di significato poco chiaro alla comprensione di come una dieta specifica moderi una malattia cronica per molti anni".
Si conclude spiegando come spesso gli studi non si inseriscano in un contesto di mondo reale ma sperimentale, e i finanziamenti siano molto bassi rispetto a quelli dell'industria farmaceutica. Che sarebbero comunque un investimento sulla salute e sulla prevenzione.

Aggiornamento 18/6/2020

È possibile personalizzare la dieta in base alla risposta ormonale e glicemica? Forse si sta avvicinando questo approccio nella pratica. Le linee guida sono tipicamente basate sulla popolazione ad esempio, ma è chiaro che "una sola taglia non viene vestita da tutti allo stesso modo". È chiaro che prendendo tante persone, tutte diverse tra loro, a livello di gruppo le diete funzioneranno in media alla stessa maniera, e arriverà il furbacchione di turno a dire che contano solo le calorie. in realtà "l'iperglicemia postprandiale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari (CVD), malattie coronariche (CHD) e mortalità cardiovascolare, anche in soggetti con normale glicemia", così come i trigliceridi postprandiali. Forse le diete uguali per tutti diventeranno solo un ricordo, studiando come ciascuno risponde all'introduzione di diversi pasti (metabolismo postprandiale), ad esempio che abbiano più grassi o più carboidrati. La costruzione di un algoritmo corretto permetterà "almeno dal punto di vista della salute cardiometabolica, la prescrizione di un'alimentazione personalizzata a livello di popolazione, con un potenziale come strategia per la prevenzione delle malattie". L'algoritmo può prendere in considerazione glicemia, insulina, microbiota e genetica, insieme ad attività fisica, sonno e orario dei pasti.
Aggiornamento 7/7/2020

Nonostante qualcuno ancora non lo riconosca, la dieta chetogenica è uno strumento utilissimo per dimagrire, in particolare in presenza di alterazioni metaboliche (sindrome metabolica e diabete, T2DM). "Una dieta chetogenica, un altro metodo per indurre deficit calorico nel corpo, limita rigorosamente l'assunzione di carboidrati, le principali fonti di glucosio e aumenta invece il consumo di grassi. 4 settimane di dieta chetogenica sono state sufficienti per i pazienti con obesità per ridurre l'assunzione di cibo regolando l'appetito e la fame e successivamente perdere in media 6,3 kg". "I risultati del nostro studio hanno confermato l'efficacia della dieta chetogenica sul miglioramento del controllo metabolico in pazienti con sovrappeso o obesità, in particolare quelli con diabete". I principali risultati mostravano che: (1) una dieta chetogenica da 3 a 12 mesi era più efficace per il controllo glicemico, come indicato da una significativa riduzione dei valori di HbA1c e HOMA per i pazienti diabetici. In particolare, il miglioramento medio post-intervento nei livelli di HbA1c era −0,5% (p <0,001) e −0,42% (p <0,001) rispettivamente nei pazienti diabetici e nei pazienti in generale, indicando un miglioramento clinicamente rilevante del controllo glicemico in queste popolazioni di pazienti. (2) Una dieta chetogenica da 4 settimane a 12 mesi è stata collegata a una maggiore perdita di peso nei pazienti con sovrappeso o obesità indipendentemente dal T2DM. La variazione media del peso post-intervento era di -7,78 kg (p <0,001) e di -3,81 kg (p = 0,01) rispettivamente nei pazienti diabetici e in quelli generali. (3) Una dieta chetogenica per 4 giorni e fino a 2 anni ha portato a un miglioramento dei profili lipidici per i pazienti diabetici, come i livelli più bassi di trigliceridi e HDL, mentre per i pazienti non diabetici un aumento dei livelli di colesterolo totale e LDL. Il miglioramento medio post-intervento nei livelli di trigliceridi è stato di -35,12 mg / dL (p = 0,002) e -20,65 mg / dL (p = 0,02) in tutti i pazienti. (4) L'effetto di una dieta chetogenica sui marker di rischio cardiovascolare e renale era paragonabile a quello di una dieta povera di grassi. I risultati di questa meta-analisi hanno dimostrato che una dieta chetogenica può essere un'opzione dietetica più vantaggiosa (rispetto alla classica dieta) per i pazienti diabetici con sovrappeso o obesità e per migliorare i fattori metabolici correlati ai controlli glicemici, del peso e dei lipidi.

Aggiornamento 20/8/2020

Stanno arrivando le nuove linee guida americane 2020 sull'alimentazione, e come spesso accade probabilmente verranno utilizzate come base per quelle europee. Tra le novità previste, si ridurranno le quantità di alcol e zuccheri previste (per gli uomini max un drink al giorno come le donne, gli zuccheri aggiunti passeranno dal 10 al 6% delle calorie totali). Si parla esplicitamente di calorie vuote legate al rischio di malattia (stranamente qualche chimico parlava di nessuna evidenza scientifica per questo termine: cambiare mestiere no?), sottolineando che si tratta di zuccheri con effetto diverso da quelli naturalmente presenti nei cibi (le calorie non sono tutte uguali). Si darà inoltre più importanza all'alimentazione in gravidanza, allattamento e crescita, includendo la colina tra i nutrienti essenziali per lo sviluppo cerebrale, la cui fonte principale è spesso l'uovo.

Aggiornamento 23/10/2020

Tim Spector parla di COVID19 con cauto ottimismo. Inoltre l'articolo aggiunge: L'ultimo libro di Tim Spector, Spoon-Fed, lamenta la mancanza di prove dietro molte linee guida nutrizionali del governo e il modo in cui si perpetuano i miti sul cibo. Il fatto che l'obesità aumenti il ​​rischio di malattie gravi da covid-19 porta una nuova urgenza nell'affrontare il problema nel Regno Unito, afferma Spector. “Dobbiamo fare tre cose: aumentare la tassa sullo zucchero, contro la quale le aziende alimentari hanno fatto pressioni con successo; migliorare il supporto nutrizionale per i pazienti; e trattare l'obesità come una malattia ", spiega. "L'enfasi deve concentrarsi sulla nutrizione", dice. "Questa specialità non dovrebbe essere sottofinanziata, dovrebbe essere la specialità numero uno e tutti i migliori medici dovrebbero andarci. Non ci sono praticamente esperti di nutrizione con formazione medica là fuori".
“Tutti i reparti di nutrizione sono ampiamente sottofinanziati e dipendono dalle aziende alimentari per andare avanti. È oltraggioso, davvero, se si considera che l'obesità è il problema numero uno che deve affrontare questo paese (UK). Abbiamo la maggior quantità di cibo spazzatura in tutta Europa, siamo i più obesi e siamo i meno istruiti in materia di alimentazione e obesità. Questo deve cambiare. "
"Il presupposto che siamo tutti macchine identiche e che tutti rispondiamo agli alimenti nello stesso modo è il mito più diffuso e pericoloso sul cibo", spiega. “Le persone normali possono variare di 10 volte le risposte glicemiche a cibi identici. Rispondiamo tutti in modo diverso agli stessi alimenti e l'idea che possiamo tutti seguire gli stessi consigli e limiti calorici non ha più senso. Allo stesso modo non potremmo sentirci a nostro agio con lo stesso seggiolino auto senza regolarlo, solo perché è stato realizzato per la persona media ".
Una

martedì 26 gennaio 2016

Insufficienza cardiaca e intestino




Avete un'insufficienza cardiaca? potrebbe partire dall'intestino; infatti le persone con questa patologia hanno una particolare flora intestinale, e spesso una sovracrescita di candida e batteri patogeni.
Un caro saluto a quelli che pensano che la candida sia un innocuo frequentatore dell'intestino.


http://www.funnyjunk.com/channel/fucking-science/War+war+never+changes/dDxBLqQ/

L'ipotesi è suffragata da prove ancora deboli ma destinate a crescere. In particolare la formazione di TMAO (metabolita batterico legato alla dieta) potrebbe essere determinante.

Aggiornamento 3/2/2017

Anche le particelle derivanti dall'apoptosi sembrano avere un ruolo causale nell'insufficienza cardiaca e nella prognosi infausta.

Aggiornamento 15/3/2017

La riduzione dei lattobacilli aumenta il pH vaginale e spalanca le porte alla crescita dei lieviti (candidosi)

Aggiornamento 16/3/2017

Una maggiore quantità di lieviti nell'intestino si associa ad aumento dell'acido urico nel sangue, e l'iperuricemia si correla agli anticorpi verso S. cerevisiae. Modulare il microbiota potrebbe quindi essere una terapia per l'iperuricemia, un fattore di rischio cardiovascolare.

Aggiornamento 21/3/2017

Sale l'evidenza sull'integrazione di omega 3: possono essere consigliati a quelli con alto rischio cardiovascolare, diabetici, persone con fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca

Aggiornamento 8/3/2017

Il resveratrolo in un modello animale migliora l'insufficienza cardiaca e le sue conseguenze: ridotto consumo energetico, ridotta produzione di energia, miglioramento del microbiota e della sensibilità insulinica.

Aggiornamento 12/5/2017

Tra i tanti effetti poco simpatici dell'infezione da candida (C. albicans) troviamo anche la schizofrenia. In un esperimento piccolo ma controllato con placebo, la somministrazione di probiotici ha migliorato la funzione intestinale e l'infezione da candida, e nei dati preliminari anche la funzione mentale

Aggiornamento 26/5/2017

Continuano le buone notizie per i mangiatori di cioccolato. Moderate dosi sembrano infatti ridurre il rischio di fibrillazione atriale

Aggiornamento 9/6/2017

Il diabete crea le condizioni per la crescita della candida, con alti livelli di glucosio che sopprimono il sistema immunitario

Aggiornamento 23/6/2017

In un modello animale il resveratrolo migliora l'insufficienza cardiaca migliorando il microbiota.

Aggiornamento 12/7/2017

Gli anticorpi antiASCA (contro i lieviti saccaromiceti) possono in realtà indicare infezione da candida, e spesso sono aumentati nelle malattie infiammatorie intestinali e non solo. Un'alterazione dei miceti intestinali è associata a molte malattie

Aggiornamento 18/8/2017

Nelle persone con insufficienza cardiaca è stata osservata una diminuzione significativa di Coriobacteriaceae, Erysipelotrichaceae e Ruminococcaceae. In linea con questi risultati, anche i generi Blautia, Collinsella, Erysipelotrichaceae e Ruminococcaceae hanno mostrato una significativa diminuzione.
Questo è dovuto probabilmente ad un aumento di produzione di TMAO, molecola infiammatoria, ma non si è ancora stabilito se il legame è causale.

Aggiornamento 23/9/2017

Molti problemi cardiaci, specie se dopo ictus, partono dall'infiammazione intestinale

Aggiornamento 18/12/2017

Il malfunzionamento dei mitocondri è riconosciuto come responsabile dell'insufficienza cardiaca
Attenzione al potassio in caso di insufficienza cardiaca

Aggiornamento 22/12/2017
Il cibo conservato può contenere la ε-polilisina, una catena aminoacidica che riduce la crescita microbica. In un modello animale questa molecola è capace, ai livelli al quale viene assunta comunemente, di alterare il microbiota.

Aggiornamento 12/1/2018

I legami tra microbiota e malattie cardiovascolari: molto passa da TMAO

Aggiornamento 5/2/2018

Una nuova revisione degli studi sui probiotici per il dimagrimento dimostra che sono efficaci, anche se la massa grassa ha una riduzione non significativa (BMI, peso e % di grasso si riducono significativamente).

Aggiornamento 8/2/2018

Le migliori diete per prevenire l'insufficienza cardiaca sembrano essere la dieta mediterranea e la DASH

Aggiornamento 14/2/2018

Gli omega 3 e in particolare il DHA abbassano la frequenza cardiaca

Aggiornamento 22/2/2018

Gli omega 3 appaiono benefici nei confronti dell'insufficienza cardiaca, in particolare in caso di cardiomiopatia dilatativa

Tanti collegamenti tra microbiota alterato e malattie

Aggiornamento 7/4/2018

Sempre più prove sull'esistenza dell'asse intestino-cuore: migliorare il microbiota, con il S. boulardi ad esempio, migliora la sua funzione nelle persone con scompenso cardiaco. Questo succede a causa della riduzione dell'infiammazione

Aggiornamento 23/4/2018

La frutta secca, grazie alla sua ricchezza in nutrienti, riduce il rischio di fibrillazione atriale e probabilmente di insufficienza cardiaca

Aggiornamento 24/5/2018

L'ammonio (composto azotato) in eccesso, che si può avere in caso di problemi epatici o renali, può essere una causa dell'insufficienza cardiaca e ridurlo, con il fenilbutirrato ad esempio, può indurre in remissione la malattia.

Aggiornamento 31/5/2018

Quali sono le specie batteriche che contrastano la candida e i suoi pericolosi biofilm? P. aeruginosa, Enterococcus faecalis, Lactobacilli.

Aggiornamento 13/8/2018

L'(ab)uso cronico di alcol agisce sul cuore alterando la funzionalità mitocondriale  e portando a stress ossidativo, oltreché aumentare la deposizione di grasso cardiaco
Aggiornamento 21/8/2018

Le persone stressate hanno un alto tasso di malattie cardiovascolari, ipertensione, insufficienza cardiaca e morte improvvisa.
Questo è dovuto alle catecolamine (adrenalina e noradrenalina), gli ormoni/neurotrasmettitori dello stress. Ma il vero colpevole potrebbe essere l'aminocromo, un derivato della loro ossidazione, che determina stress ossidativo e così l'effetto tossico a livello del cuore.
Nel modello animale, N-acetilcisteina, vitamina E e antiossidanti riducono i livelli di aminocromo, le aritmie e lo stress ossidativo, e non presentano fibrillazione
Aggiornamento 27/8/2018
La somministrazione di antibiotici influenza la pressione nelle persone ipertese, suggerisce uno studio sui topi. Questo perché i batteri intestinali sono molto importanti per la pressione sanguigna, ma la somministrazione di antibiotici in caso di infezione fa piazza pulita sia dei buoni che dei cattivi, alterando il controllo pressorio. Per questo è necessario sempre reintegrarli tramite probiotici
Aggiornamento 30/8/2018

La somministrazione di vitamina D  riduce TNF nell'insufficienza cardiaca

Aggiornamento 10/9/2018

Le persone con insufficienza cardiaca hanno bassi livelli di di amminoacidi essenziali, e la perdita di muscolo è direttamente correlata alla loro carenza. Lo studio suggerisce che un intervento nutrizionale sia necessario per la riabilitazione

Aggiornamento 22/9/2018

La candida promuove la permeabilità intestinale. 

Aggiornamento 27/9/2018

La sovracrescita intestinale di candida può aumentare la risposta asmatica. Anche un altro fungo (W. mellicola) pare avere lo stesso effetto

Aggiornamento 5/10/2018

Per la serie "la medicina è complicata",  dosi minime di TMAO riducono la disfunzione cardiaca nei rati ipertesi

Aggiornamento 6/10/2018

La melatonina può migliorare l'insufficienza cardiaca grazie all'effetto antinfiammatorioe antiossidante, che riducono la fibrosi e la degenerazione del tessuto e promuovono l'autofagia e la mitofagia

Aggiornamento 3/11/2018

Le persone con diabete hanno una ridotta detossificazione del metilgliossale, un metabolita dei carboidrati. Questa molecola interferisce con la contrazione muscolare, e così sembra facilitare l'insufficienza cardiaca, che si manifesta con debolezza nella contrazione cardiaca e quindi fatica, respiro corto e arti inferiori gonfi. L'insufficienza cardiaca è molto più diffusa nei diabetici. Questo potrebbe anche spiegare perché alcuni si trovano bene con una dieta lowcarb

Aggiornamento 11/11/2018

Rimane l'incertezza sulla convenienza a ridurre il sale nell'insufficienza cardiaca

Aggiornamento 16/11/2018
Perché dico sempre che l'alimentazione è un potenziale farmaco? Diversi metaboliti prodotti dai microrganismi intestinali in rapporto al metabolismo alimentare sono stati collegati alle patologie moderne, quali aterosclerosi, ipertensione, insufficienza cardiaca (HF), insufficienza renale cronica, obesità e diabete mellito di tipo 2.
Variando la dieta, favoriamo la proliferazione dei batteri buoni e così la guarigione da queste malattie.
Ma spesso risulta troppo tardi e le malattie cronicizzano ad un punto tale dopo il quale non è più possibile tornare indietro.
In questa Review di Nature si descrive come i metaboliti batterici possano generare effetti paracrini ed endocrini che portano ad una maggiore suscettibilità all'HF.
"Nuove strategie terapeutiche mirate alle vie metaboliche e / o metaboliti microbici intestinali, nonché alla modifica della composizione microbica intestinale, hanno il potenziale per modulare la suscettibilità alle malattie cardiovascolari e prevenire la progressione verso l'HF".

Aggiornamento 30/12/2018
La fibra alimentare protegge il sistema cardiovascolare perché viene fermentata dai nostri batteri a propionato, che riduce l'infiammazione e modula il sistema immunitario in modo da ridurre ipertrofia cardiaca e fibrosi, suscettibilità alle aritmie cardiache e lesioni aterosclerotiche.
"Il proponiato potrebbe essere importante nel migliorare la salute cardiovascolare, poiché sia ​​l'aterosclerosi che il rimodellamento cardiaco ipertensivo sono stati significativamente ridotti nel trattamento con propionato nel nostro studio. È interessante notare che diversi sottogruppi di batteri intestinali sono in grado di produrre propionato, alcuni dei quali sono stati mostrati essere meno abbondanti nell'ipertensione sperimentale e nei pazienti ipertesi.
Di conseguenza, l'integrazione orale con propionato o suoi precursori può essere utile in individui ipertesi per prevenire danni agli organi bersaglio. Le attuali linee guida sull'ipertensione raccomandano modifiche dello stile di vita prima dell'inizio di qualsiasi trattamento farmacologico antiipertensivo. L'aumento dietetico del propionato è un intervento accessibile, e le nostre osservazioni suggeriscono che questo potrebbe essere un nuovo approccio per prevenire i danni da ipertensione agli organi bersaglio".
Aggiornamento 5/1/2019
Nel modello animale la candida può oltrepassare la barriera ematoencefalica (il sistema di protezione del cervello).
Nei topi si sono quindi riscontrati deficit di memoria spaziale che sparivano alla guarigione dell'infezione.
I ricercatori pensano quindi che questo fungo/lievito possa essere correlato allo sviluppo in alcuni casi di disturbi neurodegenerativi cronici, come l'Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi multipla.
Aggiornamento 13/1/2019
Un consumo moderato di alcol, indicato come 2 porzioni al giorno, è sufficiente a indurre rimodellamenti cardiaci tali da alzare il rischio di fibrillazione atriale
Aggiornamento 2/2/2019

Nonostante gli ultimi studi non siano stati favorevoli, la posizione sugli omega 3 dopo malattia cardiaca della American Heart Association​ non cambia: "Il trattamento con integratori di PUFA omega-3 è ragionevole per questi pazienti. Anche una potenziale modesta riduzione della mortalità per malattia coronarica (10%) in questa popolazione clinica giustificherebbe il trattamento con una terapia relativamente sicura". Gli effetti collaterali sono infatti rari (sanguinamento) e modestissimi.
Si raccomanda anche il trattamento per pazienti con insufficienza cardiaca  senza preservata funzione ventricolare sinistra per ridurre la mortalità e le ospedalizzazioni.
Si sconsiglia il trattamento per prevenire gli ictus in pazienti ad alto rischio cardiovascolare e recidiva di fibrillazione atriale.

Aggiornamento 1/3/2018

Avere una sovracrescita intestinale di Candida può peggiorare malattie respiratorie come asma e broncopneumopatia (BPCO) tramite crossreazione con un altro fungo (Aspergillus)

Aggiornamento 20/3/2019

Le diete low carb potrebbero alzare il rischio di fibrillazione atriale

Aggiornamento 7/5/2019
La dieta a base vegetale appare essere quella che più riduce il rischio di insufficienza cardiaca. Questo è dovuto probabilmente all'effetto antinfiammatorio.
"Gli alimenti a base vegetale minimamente trasformati sono ricchi di fibre, antiossidanti e fitonutrienti, che possono migliorare la salute del nostro microbiota, ridurre l'infiammazione e lo stress ossidativo", osservano i ricercatori.
"Inoltre, consumando una dieta a base vegetale, si possono evitare gli effetti potenzialmente dannosi degli alimenti di origine animale, come il ferro eme, l'acido sialico e il colesterolo".
La dieta definita "southern", ricca in salumi, cibo fritto, zuccheri e grassi aggiunti, è invece quella associata a maggior rischio, a causa della stimolazione della formazione di TMAO (metabolita aterogeno), della ricchezza in grassi saturi e trans, aminoacidi ramificati, nitriti, nitrati, ferro eme.

Aggiornamento 27/5/2019

L'obesità aumenta il rischio d'insufficienza cardiaca, e le persone diventano poi a rischio di malnutrizione
Aggiornamento 2/6/2019
QiShenYiQi è un'erba usata nella medicina tradizionale cinese. Da poco è stata dimostrata la sua efficacia nell'insufficienza cardiaca nell'uomo e nell'ipertrofia cardiaca nel topo.

Aggiornamento 16/6/2019

Il coenzima Q10 riduce la mortalità e migliora la capacità di esercizio in pazienti con insufficienza cardiaca

Aggiornamento 13/7/2019

Nei topi con insufficienza cardiaca il resveratrolo migliora la performance e la tolleranza allo sport e il metabolismo energetico.

Aggiornamento 20/7/2019

Una maggiore quantità di omega 3 nel sangue, in particolare EPA, riduce il rischio di insufficienza cardiaca

Aggiornamento 24/7/2019
La carenza subclinica di magnesio è il principale fattore responsabile di malattie cardiovascolari come aritmie, calcificazioni arteriose, aterosclerosi, insufficienza cardiaca, ipertensione e trombosi, ed è legata oltre che a scarsa introduzione anche a uso cronico di diuretici e antiacidi.
Aggiornamento 2/9/2019
Il microbiota, e i suoi metaboliti come TMAO, hanno un impatto significativo sull'insufficienza cardiaca secondo una revisione sistematica.
Aggiornamento 26/9/2019
Continuano ad emergere prove su come i precursori del NAD+ possano migliorare la salute cardiovascolare. "La disregolazione del metaboloma del NAD+ si sta sviluppando come punto focale della patogenesi degli effetti avversi in molti processi patologici, tra cui rimodellamento cardiaco, risposta a ischemia e riperfusione e suscettibilità alle aritmie".
Aggiornamento 28/9/2019
I glitazoni (o tiazolidinedioni) sono stati usati per molti anni come farmaci antidiabetici per abbassare la glicemia. Questo avveniva tramite la ridistribuzione del grasso, che passava dal compartimento viscerale a quello sottocutaneo, fatto per cui le persone ingrassavano. Sono stati quasi aboliti perché aumentavano il rischio cardiovascolare e di insufficienza cardiaca, e oggi si è scoperto perché, almeno per alcuni di questi farmaci.
Sono tossici per i mitocondri, gli organelli cellulari che forniscono energia agli organi, in primis al cuore.
Nel modello animale il resveratrolo riduce la disfunzione cardiaca causata dai farmaci.
La medicina mitocondriale si conferma l'approccio del futuro.
Aggiornamento 29/9/2019
La permeabilità intestinale alterata è stata osservata nelle malattie intestinali (IBS e IBD), steatoepatite non alcolica (NASH), cirrosi epatica, pancreatite acuta, colangite biliare primaria (PBC), diabete di tipo 1 e di tipo 2, malattia renale cronica, insufficienza cardiaca cronica (CHF), depressione ecc. "L'aumento della permeabilità intestinale è un nuovo obiettivo per la prevenzione e la terapia delle malattie. Considerando la stretta relazione tra "intestino permeabile" e disbiosi intestinale con le principali malattie, possiamo concludere che gli approcci dietetici e probiotici meticolosi per il recupero del microbiota sano hanno il potenziale per la gestione delle malattie connesse".
Aggiornamento 21/10/2019
Le persone con bassa introduzione di fibre hanno maggiore rischio di insufficienza cardiaca, per l'alterazione del microbiota, e un trial ci dirà se i probiotici possono migliorarla
L'infiammazione è una condizione presente nell'aritmia, nell'insufficienza cardiaca e nella malattia cardiovascolare acuta. Questo dipende dal fatto che "rimodella" i tessuti e altera le loro funzioni.
Aggiornamento 20/11/2019
Il coenzima Q10 è un fattore fondamentale per la produzione di energia mitocondriale, che rappresenta il 90% di quella prodotta dall'organismo.
Persone che hanno carenze nutrizionali (soprattutto B6), difetti genetici nella sintesi o nell'utilizzo di CoQ10, malattie che stressano le cellule, come cancro, diabete, malattie cardiache, HIV, distrofie muscolari, depressione e morbo di Parkinson, malattie mitocondriali, stress ossidativo dovuto all'invecchiamento, chi assume statine e chi fuma, sono a rischio di carenza di CoQ10.
Assumerlo può ridurre l'insufficienza cardiaca, l'ipertensione e l'iperglicemia, preparare meglio l'organismo alla chirurgia, migliorare la fertilità nella donna e la salute della pelle, ridurre la frequenza, la severità e la durata dell'emicrania, migliorare le energie.
Aggiornamento 27/11/2019
Tante malattie partono o sono comunque collegate con l'intestino.
La miocardite è una malattia cardiaca infiammatoria che può evolvere in cardiomiopatia letale, ed esiste un crescente corpus di prove che il microbiota umano sia un modulatore critico delle malattie infiammatorie tra cui la miocardite.
Trapiantare nei topi le feci delle persone con la malattia fa emergere i sintomi negli animali, e nell'uomo la gravità della malattia è proporzionale agli anticorpi verso Bacteroides thetaiotaomicron, un particolare batterio che attiva la risposta immunitaria (CD4) in persone predisposte. "Pertanto, lavorare sul microbiota di pazienti con miocardite geneticamente predisposti o di pazienti sensibili sottoposti a trattamento con immunosoppressori può alleviare la gravità della malattia e può quindi aiutare a prevenire le sequele potenzialmente letali della cardiomiopatia infiammatoria".
Aggiornamento 8/12/2019
Tra i nutraceutici utilizzabili nell'insufficienza cardiaca, solo omega 3 e CoenzimaQ10 si sono rivelati utili, per tutti gli altri i dati sono conflittuali e insufficienti
Aggiornamento 15/12/2019
La supplementazione con proteine ​​e/o aminoacidi essenziali appare essere sicura, e può aumentare la massa magra e la distanza nel test del cammino in persone con insufficienza cardiaca.
Aggiornamento 13/1/2020
Chi era sveglio sapeva già del legame tra microbiota, permeabilità intestinale e malattie cardiovascolari, ma ora ne abbiamo la prova inoppugnabile. La condizione di endotossemia, data dai metaboliti di E. coli che passano nel sangue, caratterizza molti infarti, perché stimola la formazione del trombo. PS: Il microbiota si modula più con la dieta che con le statine...
Aggiornamento 18/1/2020
La quantità di vitamina C nel sangue è inversamente proporzionale al rischio di insufficienza cardiaca. Questo non vuol dire automaticamente che la vitamina C abbassi il rischio. Lo studio infatti specifica che la tale vitamina è un marker dell'introduzione di frutta e verdura; quelle sì che proteggono, grazie alla presenza di tanti composti benefici (e non uno solo). L'integrazione è utile solo in alcuni casi. Alcuni anni fa si fece la stessa osservazione col betacarotene, lo si supplementò e la mortalità aumentò tra i fumatori (studio ATBC). La salute è dovuta a un equilibrio tra i nutrienti, non a uno in particolare.
Aggiornamento 1/2/2020
L'insufficienza cardiaca è una malattia legata all'infiammazione e ai metaboliti microbici intestinali
Aggiornamento 10/2/2020
La dieta plant-based può essere un approccio utile nella fibrillazione atriale
Aggiornamento 14/3/2020
Le modifiche dello stile di vita (attività fisica, sonno, dieta ecc) entrano ufficialmente tra le raccomandazioni della gestione della fibrillazione atriale.
Aggiornamento 17/3/2020
Un gruppo di esperti ha rilasciato un position paper sull'uso dei nutraceutici nell'insufficienza cardiaca (o scompenso cardiaco, HF), malattia caratterizzata da scarsa efficienza mitocondriale e legata a ipertensione, malattia coronarica, cardiomiopatia e cardiopatia valvolare. Tra di essi, il Coenzima Q10 (specialmente con dosi ≥200 mg/d) "può essere di beneficio nei pazienti con scompenso cardiaco cronico, in particolare nella fase iniziale, e potrebbe determinare una riduzione dei principali eventi cardiaci avversi e mortalità totale". "Gli estratti di Crataegus (biancospino) hanno dimostrato benefici in termini di capacità funzionale, controllo dei sintomi e qualità della vita correlata alla salute". Gli omega 3 possono "migliorare la prognosi dell'HF, in particolare in pazienti dopo infarto del miocardio". "Il trattamento con carnitina potrebbe essere efficace per i pazienti con insufficienza cardiaca congestizia come adiuvante della terapia convenzionale, migliorando i sintomi clinici e la funzione cardiaca", riducendo BNP. Il cacao può ridurre il rischio di HF. La vitamina D potrebbe essere utile nella terapia di supporto e migliorare la prognosi, e dev'essere supplementata se carente. Sul magnesio i dati sono incerti, ma l'ipomagnesemia va evitata nei problemi cardiaci. Il ribosio potrebbe offrire un beneficio energetico in pazienti con malattia ischemica, inclusa HF (migliorando in particolare la disfunzione diastolica). Alcuni ceppi di probiotici (in particolare lattobacilli, bifidobatteri, oltre a S. boulardii) potrebbero essere applicati come adiuvanti alla terapia convenzionale nel trattamento dell'HF. Il ferro è utile nelle persone con frazione di eiezione ridotta. Vitamina C ed E non sembrano utili. Altre carenze che spesso si presentano sono zinco, selenio, aminoacidi.
Aggiornamento 19/3/2020
Un nuovo composto scoperto che, prodotto dai batteri intestinali e poi modificato dal fegato, in maniera simile a TMAO, agisce sulle piastrine aumentando la loro aggregazione (tramite recettori per l'adrenalina) e così il rischio di eventi cardiovascolari. Non si capisce dallo studio se e quali batteri possano aumentare la produzione. I β-bloccanti, farmaci per l'ipertensione, appaiono ridurre il rischio nel modello animale
Aggiornamento 10/4/2020
L'uso delle erbe cinesi potenziale per la prevenzione e il trattamento dell'insufficienza cardiaca tramite influenza sul microbiota.
Aggiornamento 16/7/2020
La dieta ad alto contenuto in grassi "in collaborazione" con gli antibiotici può predisporre per le malattie infiammatorie intestinali. Questo avviene anche alterando la bioenergetica della cellula (mitocondri disfunzionali) e il microbiota (disbiosi con aumento delle Enterobatteriacee).
Aggiornamento 19/7/2020
La candida può essere un innocente abitante dell'intestino, ma anche dare problemi. In particolare influenza funzionalità cerebrale, immunità e sensibilità viscerale, rilasciando cortisolo e istamina, 2 ormoni/neurotrasmettitori, ed è così correlata con la sindrome dell'intestino irritabile
Aggiornamento 20/7/2020
La disbiosi fungina (eccesso di candida e altre specie) può essere correlata alla progressione dell'autoimmunità betacellulare, con diabete di tipo 1 come esito
Aggiornamento 16/8/2020

Il microbiota intestinale influenza la salute cardiovascolare coi suoi metaboliti, con la sua opera di disintossicazione da alcune sostanze (TMAO, tossine uremiche, PAG), influenzando aterosclerosi, pressione sanguigna, infiammazione, riparazione dei tessuti lesi, immunità ecc. La dieta è il primo fattore a influenzare la flora, ma prebiotici e probiotici possono essere importanti. Gli antibiotici e altri farmaci possono influenzare negativamente.
Aggiornamento 28/8/2020

Le malattie croniche hanno spesso un terreno comune: mitocondri che funzionano male. Le nostre centrali energetiche perdono efficienza. Per esempio nel diabete la secrezione di insulina è alterata perché dipende (anche) dai mitocondri. Nei tumori si trovano alterazioni dei geni mitocondriali. Nelle malattie cardiovascolari, il danno al DNA mitocondriale favorisce la proliferazione del muscolo endoteliale e così l'aterosclerosi. Inoltre l'insufficiente energia prodotta è alla base della cardiomiopatia dilatativa e dell'insufficienza cardiaca. La restrizione calorica, l'aumento del rapporto NAD+/NADH, l'attivazione delle sirtuine, l'esercizio fisico con l'attivazione dell'AMPK, il mitoquinone (MitoQ), sono potenziali modi per ridurre la disfunzione mitocondriale. "Indubbiamente, le terapie mitocondriali sono promettenti e rappresentano una nuova prospettiva per il trattamento di malattie di lunga durata. [...] Ad oggi, la maggior parte delle prove suggerisce un modello comune di alterazioni mitocondriali sebbene il contributo di ciascuna di esse alla progressione della malattia possa variare. Di conseguenza, il controllo terapeutico di specifiche alterazioni mitocondriali è un passaggio cruciale nella fisiologia mitocondriale e la sua applicazione può dipendere dal contesto patologico. Nuovi strumenti per l'analisi e l'applicazione terapeutica devono essere perseguiti in modo aggressivo". Un altro antiossidante mitocondriale (MitoTempo) riduce lo stress ossidativo e modula il microbiota

Aggiornamento 7/10/2020

Mentre anni fa si era costretti a discutere sull'esistenza o meno della permeabilità intestinale, vista come cosa antiscientifica, come se al primo anno di università non ci insegnassero della presenza dei desmosomi e delle giunzioni strette e serrate, oggi si parla tranquillamente del suo legame con le malattie cardiovascolari (insufficienza cardiaca, infarto acuto, aterosclerosi e ipertensione) e non solo, e si propone la sua gestione come opzione terapeutica.

Aggiornamento 12/10/2020

La Candida albicans (come altre sue parenti) è un patogeno opportunista dell'intestino, che può passare da essere commensale innocuo a una forma dannosa. La dieta occidentale, ricca di zuccheri e oli raffinati, e l'uso di antibiotici creano, anche attraverso gli acidi biliari, le condizioni per favorire la proliferazione della candida e il suo passaggio alla forma di ifa invasiva. La candida prolifera con il glucosio ma può adattarsi ad altre fonti energetiche come il lattato. È in grado di produrre la PGE2, una prostaglandina che "adatta" l'intestino alle sue esigenze, ma induce nausea, diarrea e vomito, riduce le difese immunitarie. La crescita della Candida porta a una risposta dei linfociti Th17, che può aggravare le malattie respiratorie come l'asma.

Nei modelli animali la candidalisina, la tossina rilasciata dalla candida, promuove la steatosi epatica legata all'alcol, e nell'uomo si associa a malattia più grave e maggiore mortalità

Aggiornamento 22/10/2020

Il cuore con insufficienza cardiaca consuma prevalentemente chetoni, e se il corpo non li produce a sufficienza non può funzionare correttamente