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martedì 24 ottobre 2017

Perdere peso: 11 consigli utili


Oltre che mangiare e muoversi meglio (e non mangiare meno e muoversi di più, approccio fallimentare), 11 consigli che ci aiutano a dimagrire senza particolari sforzi, forniti gentilmente da Authoritynutrition.com


  1. Masticare lentamente ogni boccone
  2. Utilizzare piatti piccoli per le porzioni di cibi non salutari (dolci, fritti ecc)
  3. Assumere abbastanza proteine (il macronutriente più saziante)
  4. Conservare i cibi industriali fuori dalla portata (vederli ci stimola la voglia)
  5. Assumere sempre cibi ricchi in fibra ad ogni pasto, in modo da nutrire i nostri microbi amici
  6. Bere acqua regolarmente (stimola il metabolismo e la sazietà)
  7. Evitare porzioni grandi soprattutto fuori casa (il sapore dopo pochi bocconi non viene neanche più percepito)
  8. Evitare di mangiare con distrazioni (giornali, telefoni, TV ecc)
  9. Dormire bene e ridurre lo stress (aumentano la fame e riducono il metabolismo)
  10. Eliminare le bevande gassate (lo zucchero è probabilmente il peggior ingrediente che oggi assumiamo)
  11. Usare piatti rossi per i cibi non salutari: sembra che tale colore sia associato al segnale di "stop", anche per il cibo   

https://www.popsugar.com/fitness/Funny-Quotes-About-Food-Weight-Loss-39887084

Sono 11 piccoli cambiamenti che possono fare la differenza nella nostra salute senza particolari sforzi e con poco impegno
Update 30/11/2016

L'AHA (cardiologi americani) emette un comunicato ufficiale in cui collegano mangiare velocemente con aumento di peso, diabete, malattie cardiovascolari ecc

"Mangiare più lentamente può essere un cambiamento cruciale dello stile di vita per aiutare a prevenire la sindrome metabolica ", ha detto Takayuki Yamaji, autore dello studio e cardiologo presso l'Università di Hiroshima in Giappone." Quando le persone mangiano velocemente tendono a non sentirsi piene e hanno maggiori probabilità di mangiare troppo. Mangiare velocemente causa una maggiore fluttuazione del glucosio, che può portare alla resistenza all'insulina" (causa di aumento di peso, NdT)
Update 3/8/2018

La betaina aumenta la capacità di lavoro e può aiutare a perdere grasso, accoppiata a dieta ed esercizio coi pesi
Aggiornamento 27/1/2020

I dettagli possono essere molto importanti per il mantenimento della perdita di peso. Le persone che ci riescono sono molto moderate nella loro alimentazione, che è di buona qualità, e non percepiscono questo come uno sforzo. Si automonitorano spesso, col diario alimentare. Fanno molta attività fisica, e sono più in grado di far fronte ai problemi (migliore resilienza), rimangono positive anche se vedono qualche insuccesso.
Aggiornamento 6/3/2020
I possibili meccanismi che legano cereali integrali e dimagrimento
Aggiornamento 7/3/2020
L'Ashwagandha è un noto adattogeno che può aiutare in caso di stress. Secondo uno studio fatto su persone cronicamente stressate l'estratto della radice "riduce i marcatori psicologici e fisiologici di stress, migliora il benessere mentale e riduce il livello sierico di cortisolo e il desiderio di cibo e migliora i comportamenti alimentari", aiutando a ridurre il peso in maniera significativa rispetto al placebo.
Aggiornamento 4/4/2020
Se diamo l'inulina, una fibra prebiotica, ad alcune persone sovrappeso e con problemi metabolici, alcuni dimagriscono e altri no. La presenza di alcuni batteri nell'intestino fa la differenza
Aggiornamento 8/5/2020

Una delle cose che fa la differenza tra chi mantiene il peso perso e chi no è la "coscienziosità", che comprende scrupolosità, perseveranza, affidabilità ed autodisciplina. Inoltre ha maggiore controllo sul cibo, sulla sua quantità e sulle tentazioni, dorme e mangia a orari precisi, si allena con costanza.
Aggiornamento 21/5/2020

La cannella, alla dose di 2g per 3 mesi, riduce peso, massa grassa e circonferenza addominale, soprattutto nelle persone con BMI sopra i 30kg/m^2 e sotto i 50 anni. Migliora inoltre i parametri legati alla sindrome metabolica (glicemia, colesterolo, emoglobina glicata, trigliceridi), migliora la sensibilità insulinica, rallenta l'assorbimento intestinale di glucosio, modula il metabolismo glucidico, riducendo la gluconeogenesi e aumentando il glicogeno epatico. Inoltre si riduce l'assorbimento del chilomicroni (grassi) portando così alla riduzione della sintesi e della conservazione del grasso e al miglioramento delle misure antropometriche. Aumenta la tristetraprolina, una proteina con effetto antinfiammatorio. La revisione si conclude suggerendo il suo uso come integratore dimagrante nella gestione dell'obesità

giovedì 12 ottobre 2017

Piccoli reflussi


Più del 65% dei bambini sotto l'anno soffre di reflusso gastroesofageo (GER).
Da alcuni anni si è ben pensato di somministrare antiacidi anche a loro, con conseguenze pessime: i sintomi non si riducono, né irritabilità  né pianto.
Se il farmaco è dato prima dei sei mesi, aumenta il rischio di fratture negli anni successivi.
Più l'uso è continuo, più aumentano i rischi, afferma ora uno studio.

https://it.pinterest.com/pin/254242341443593004/


I risultati sono "notizie negative", ha affermato Eric Hassall, gastroenterologo pediatrico e professore emerito all'Università della British Columbia  a Vancouver, che non era coinvolto nello studio.
"È un problema serio. Quando sei un medico e prescrivi un farmaco che innesca una risposta allergica, vedi immediatamente l'effetto negativo e puoi toglierlo al bambino o diminuire la dose. Ma quando l'effetto negativo si manifesta mesi o anni dopo, non si può necessariamente collegarlo con il farmaco ", ha detto.
Questi farmaci dovrebbero essere usati nei bambini solo in caso di gastrite erosiva (GERD), che colpisce solo il 5% dei bambini.
Craig Langman, direttore della Divisione di Nefrologia Pediatrica e Metabolismo Minerale presso l'Ospedale Pediatrico Lurie di Chicago, ha studiato la malattia ossea nei bambini per 3 decenni, afferma di attendere   a dare un giudizio sullo studio finché non verrà pubblicato l'articolo completo.
Tuttavia, ha detto che lo studio "conferma quello che ho pensato per molto tempo. Ero preoccupato che il modellamento dell'osso sarebbe stato colpito da questi farmaci e ritengo che sia il meccanismo che sta dietro a queste fratture precoci".

Mentre il processo esatto non è ben compreso, molti esperti ritengono che, inibendo la secrezione di acido gastrico nell'intestino, i PPI (esoprazolo, omeprazolo ecc, cosiddetti protettori gastrici ma meglio definiti magnaccia gastrici 😃) e altri riduttori di acido limitino l'assorbimento di calcio. Se il corpo non assorbe abbastanza calcio, esso compensa aumentando l'ormone paratiroideo, che provoca il riassorbimento osseo, ossia il rilascio di calcio dall'osso nel flusso sanguigno.
"Non ci vuole una laurea per capirlo", ha detto Langman, "Non c'è abbastanza calcio".


Se le scoperte dello studio cambieranno le abitudini di prescrizione resta incerto. Ma per il momento, i medici in dubbio possono fare riferimento alle linee guida di gestione dell'AAP 2013 che riguardano GER e GERD nei neonati, che sostengono cambiamenti nello stile di vita, come la posizione da tenere e l'adeguamento dell'alimentazione come "terapia di prima linea", rilevando che l'uso eccessivo di PPI nei neonati con riflusso è una questione di grande preoccupazione ".

Aggiornamento 20/10/2017

Ogni giorno arriva una cattiva notizia sugli antiacidi. Quella di oggi è che stimolano la crescita di un particolare batterio nell'intestino, e questo potrebbe essere legato alla steatosi epatica

Ottimo articolo su intestino permeabile e come curarlo: "I fattori che influenzano la funzione di barriera intestinale includono batteri patogeni quali E. coli enteropatogeni, dieta ad alto contenuto di grassi, lipopolisaccaridi (LPS), farmaci come farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e inibitori della pompa protonica (PPIs) come vari allergeni alimentari e gliadina del glutine".


Aggiornamento 26/1/2018

L'uso di antiacidi in gravidanza sembra aumentare il rischio di asma nella prole



Aggiornamento 14/10/2018

Continuano le cattive notizie sull'uso degli antiacidi.
I bambini che hanno disfagia rischiano di avere rigurgito nell'apparato respiratorio, così vengono trattati con gli inibitori di pompa (PPI). Ma lo studio evidenzia che questa prescrizione aumenta il rischio di ospedalizzazione seguente.
La soppressione della secrezione acida inoltre causa alterazioni nel microbioma gastrico, orofaringeo e polmonare e i pazienti trattati con PPI sono ad aumentato rischio di polmonite, infezioni del tratto respiratorio superiore, infezioni gastrointestinali e persino sepsi.

Nonostante le prove storiche e più recenti a sostegno della miriade di rischi dell'uso dei PPI nei bambini e dell'orientamento delle organizzazioni professionali sul fatto che questi farmaci debbano essere  usati con cautela, essi continuano ad essere prescritti frequentemente


Aggiornamento 8/12/2018

In caso di allergia, immediata (Ig-E) o ritardata  (non Ig-E) alle proteine del latte nel bambino, anche la mamma che allatta deve escludere il latte, perché alcune proteine non digerite passano direttamente al latte materno. Si raccomanda integrazione con vitamina D e calcio, possibilmente seguiti da una persona esperta.
I sintomi/segni possono essere cutanei (eczema, prurito, eritema), respiratori (rinite) o gastrointestinali (reflusso, diarrea, rifiuto del cibo, disconfort intestinale, rossore perianale).

In caso di non presenza di allergie la varietà della dieta della mamma è importante per prevenirle.


Aggiornamento 19/2/2019


Gli inibitori di pompa sono associati a maggior rischio di danno renale, alterazione degli elettroliti e calcoli renali
Aggiornamento 29/3/2019

L'uso di antiacidi è associato ad un aumentato rischio di danno renale acuto e cronico. "Questa relazione potrebbe avere un impatto considerevole sulla salute pubblica; pertanto, l'educazione sanitaria e le iniziative di deprescrizione saranno necessarie per aumentare la consapevolezza di questo danno e ridurre le spese sanitarie


Aggiornamento 8/1/2020

Quali sono i fattori ambientali che aumentano il rischio di allergie alimentari?
"Si è ipotizzato che cambiamenti nella produzione, lavorazione e confezionamento degli alimenti (ad esempio l'uso di pesticidiantibioticiormoniconservanti, denaturazione con calore, detergenti e sostanze chimiche) siano collegati alle malattie allergiche direttamente o indirettamente". Nei topi il BPA (plastiche) altera il sistema immunitario (riduzione Treg) e la tolleranza agli alimenti.

"Le proteine ​​glicate (AGEs), che si trovano in molti alimenti, in particolare dopo un riscaldamento molto elevato, come la cottura a microonde, la frittura e il barbecue, possono promuovere le risposte allergiche". Anche "l'esposizione a determinati farmaci durante l'infanzia, in particolare gli antagonisti del recettore H2 e gli antiacidi, aumenta il rischio di anafilassi alimentare ed esofagite eosinofila (EoE)".
Introdurre cibi troppo tardi (arachidi dopo un anno) aumenta il rischio di allergia. Carenza di vitamina D o un suo eccesso aumentano il rischio.
La dieta corretta riduce il rischio probabilmente modulando il microbiota.
Gli anticorpi IGG4 sono protettivi per le allergie classiche ma aumentano il rischio in EoE.

Prebiotici e probiotici saranno probabilmente utili in futuro. La presenza di permeabilità intestinale è un meccanismo importante perché aumenta il contatto con gli antigeni. 
Aggiornamento 6/4/2020
I bambini che assumono PPI hanno maggiore rischio di fratture, conferma uno studio

domenica 8 ottobre 2017

Vitamine BBBuone o cattive?



Qualche settimana fa è uscito uno studio secondo cui, nei fumatori maschi, l'integrazione con vitamine B6 e B12 aumenta fino a 4 volte il rischio di tumore al polmone. Questo non succede nelle donne, nei maschi non fumatori e se le vitamine vengono da un multivitaminico (in cui sono probabilmente in quantità inferiori). Lo studio è osservazionale, quindi non può stabilire nesso di causa-effetto, ed esistono lavori che mostrano il contrario, tuttavia va tenuto in considerazione.
E, curiosamente, ricorda da vicino lo studio ATBC, sospeso perché caroteni e vitamina E aumentavano i tumori nei fumatori

https://it.pinterest.com/anubisbird/pick-up-lines/?lp=true


Possiamo trarre comunque interessanti conclusioni: la supplementazione non "sana" comportamenti nocivi come il fumo e serve per migliorare, non rimpiazzare, una dieta sana. E, come ha detto uno degli autori dello studio, Brasky, se volete prendere le vitamine, smettete di fumare.
In poche parole: mangiate bene e non fumate!

Aggiornamento 4/11/2017

Un'analisi del lavoro di Brasky e colleghi, ci chiarisce le possibili cause dei risultati: la mutazione MTHFR e il mancato riciclo degli antiossidanti nei fumatori
Aggiornamento 31/12/2017

Nuove emergenze sulla B12 da un congresso di medicina funzionale: probabilmente le linee guida dovrebbero dare indicazioni più alte, e apposite per età, e le persone a rischio sono, tra gli altri, anziani e chi assume metformina.
Insieme all'omocisteina alta, la carenza di B12 può essere indicativa di numerose patologie, cardiovascolari, ossee ecc
Aggiornamento 17/5/2018

Il dosaggio dell'omocisteina è un esame che i medici raramente prescrivono, ma arrivano ulteriori prove del suo legame, oltre che con malattie cardiovascolari, con le malattie neurodegenerative. Per gestire l'iperomocisteinemia solitamente basta l'integrazione con vitamine del gruppo B in forma metilata.
Il giorno che troveranno un farmaco per abbassarla ne parleranno come se fosse il nuovo colesterolo
Aggiornamento 29/6/2018

Vi è ancora incertezza sul fatto che le vitamine B aumentino il rischio di tumore, ma in ogni caso i supplementi possono alterare la nostra biochimica in maniera inaspettata
Aggiornamento 23/7/2018
Il mio nuovo articolo in cui spiego la differenza tra vitamine sintetiche e naturali.
Aggiornamento 14/9/2018
Le vitamine del gruppo B sembrano ridurre solo il rischio di ictus e non di altre malattie cardiovascolari nelle persone con iperomocisteinemia
Aggiornamento 9/12/2018

Le donne che prendono gli inibitori dell’aromatasi perché affette da tumore al seno hanno spesso come effetti collaterali dolori muscolo-scheletrici. 
In questo studio le donne che assumevano anche 2500 mcg di Vit B-12 per via sublinguale, dopo tre mesi, avevano il dolore ridotto del 34%.
Aggiornamento 20/12/2018

Quali sono gli alimenti legati al tumore polmonare?
Nel modello animale i fosfati, contenuti negli alimenti industriali come formaggi, bibite e prodotti da forno, aumentano lo stress ossidativo e possono favorire l'insorgenza nelle persone predisposte. I fosfati contenuti naturalmente nel cibo sono meno assorbibili.
Sui nitriti e nitrati, presenti nelle carni conservate, esistono meno dati rispetto al loro noto effetto sul colon, ma uno studio iraniano evidenzia l'associazione anche nel tumore polmonare.
L'acrilammide, un noto cancerogeno che si forma quando i carboidrati vengono scaldati ad alte temperature, non pare particolarmente preoccupante.
Inoltre il classico studio ATBC ci indica che i supplementi di caroteni sintetici aumentano il rischio di tumore polmonare nei fumatori. Anche l'integrazione con alcune vitamine del gruppo B è stata associata, ma solo in studi preliminari.

I seguenti alimenti/nutrienti sembrano invece ridurre il rischio di cancro ai polmoni:

• tè (verde, nero, oolong, bianco);

• verdure crucifere (cavoli, broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, cavoli, bok choy);

• alimenti a base di soia (soia, tempeh, tofu, latte di soia, noci di soia, edamame, zuppa di miso);

• alimenti ricchi di carotenoidi (carote, patate dolci, verdure a foglia verde scuro, pomodori);

• curcumina (trovata in senape, curcuma o curry);

• quercetina (trovata in agrumi, mele, cipolle, prezzemolo, salvia, tè, olio d'oliva, uva, ciliegie scure, bacche scure).

"Mentre nulla di "magico" si verifica se si includono questi alimenti in una dieta ricca di alimenti industriali, l'impatto maggiore si avrà quando questi alimenti sono inclusi nel contesto di una dieta ricca di vegetali. Consumare questi alimenti almeno tre volte a settimana sarebbe un buon punto di partenza".

Per le persone che invece hanno la malattia, fare attenzione che non diventino inappetenti a causa delle cure, indebolendo il loro corpo e perdendo muscoli.

L'uso di antiossidanti come integratori non sembra migliorare il decorso della malattia o ridurre la tossicità della chemio.

Aggiornamento 3/2/2019

Un microbiota polmonare alterato e proinfiammatorio può promuovere il tumore polmonare
Aggiornamento 24/2/2019

L'anemia perniciosa o megaloblastica è dovuta alla carenza di vitamina B12 (o folati) ed è caratterizzata da globuli rossi grandi ma poco efficienti. 
In questo caso i livelli di B12  (e folati) erano normali, ma le forme rilevate di vitamina B12 non erano quelle attive, e quindi la carenza era reale. 

La malattia si è risolta con la somministrazione di metilcobalamina (la forma attiva)

Aggiornamento 11/6/2019
La terapia con vitamine del gruppo B può invertire i difetti nell'autofagia cellulare e nello stress del reticolo endoplasmatico dovuti a iperomocisteinemia; e quindi può essere un potenziale trattamento per ridurre il danno ischemico causato da ictus in pazienti con iperomocisteinemia.
Aggiornamento 5/8/2019

Le persone con emicrania spesso presentano carenze nutrizionali. Correggere una di esse, quella di riboflavina (vitamina B2) ha almeno dimezzato la frequenza dell'emicrania in uno studio su 42 pazienti. In media si è passati da un giorno su 2 a un giorno su 10. Dopo 2 anni di trattamento la maggior parte di essi (81%) ha eliminato la patologia, e solo una piccola parte ha continuato a usare una ridotta dose di farmaci. I ricercatori hanno parlato di "neurologia nutrizionale", chiarendo come con un trattamento molto economico si possano risparmiare i soldi dei farmaci.
Aggiornamento 7/9/2019

La carenza di vitamine del gruppo B aumenta il rischio di Parkinson e la loro supplementazione può essere utile negli affetti dalla patologia, soprattutto se assumono levodopa
Aggiornamento 21/9/2019

La vitamina B12 in eccesso sembra aumentare il rischio di tumore polmonare
Aggiornamento 7/10/2019
Con le conoscenze attuali è possibile considerare l'emicrania come una reazione agli alti livelli di stress ossidativo cerebrali dovuti alla compromessa produzione di energia nei neuroni. La mancanza di sonno, saltare i pasti, condizioni atmosferiche, profumi che contengono ftalati, luci, rumori, possono provocare stress ossidativo cerebrale alterando le quantità di glutatione, ATP e cisteina. La conseguenza in persone predisposte è l'emicrania.
Come migliorare la situazione?
"Le strategie per ridurre lo stress ossidativo potrebbero includere l'eliminazione o la riduzione di alimenti industriali, alimenti ad alto indice glicemico e alcool, uso di occhiali filtranti per la luce blu, interruzione della contraccezione a base di ormoni, cambiamenti nello stile di vita e aggiunta nella dieta di antiossidanti, come polifenoli, coenzima Q10, Acido α-lipoico o sali del β-idrossibutirrato, stabilizzazione dei livelli di glucosio nel sangue".
La dieta chetogenica è probabilmente l'intervento non farmacologico più efficace, grazie al suo effetto sui mitocondri, sullo stress ossidativo e sui neurotrasmettitori.
Tra gli integratori, la caffeina può aiutare in acuto, ma in cronico può peggiorare la situazione. La riboflavina (vitamina B2) ha proprietà neuroprotettive, in quanto allevia stress ossidativo, disfunzione mitocondriale, neuroinfiammazione ed eccitotossicità del glutammato. Ad alte dosi (200-400mg) è solitamente efficace, così come il coenzima Q10 e l'acido alfalipoico (ALA). In generale queste sostanze agiscono riducendo lo stress ossidativo mitocondriale e migliorando il metabolismo energetico e la produzione di ATP.
Le altre vitamine del gruppo B sono efficaci soprattutto in chi abbia mutazione MTHFR.
Il magnesio aiuta, essendo un cofattore vitale del metabolismo energetico, e chi ha emicrania spesso ha carenza. La carnitina è efficace se assunta insieme a Q10 e magnesio.
L'attività fisica è inoltre altamente raccomandata.
Aggiornamento 25/12/2019
L'uso di antiossidanti, come vitamina A, C ed E, B12, coenzima Q10 e carotenoidi sembra ridurre la sopravvivenza in persone con tumori, se somministrati prima o durante la chemioterapia. Il ferro aumenta la ricorrenza. Vitamina D e multivitaminici non hanno mostrato effetti. Lo studio è fatto su un numero relativamente piccolo di persone, ma conferma un'idea che si sapeva già, ossia che gli antiossidanti interferiscano con l'azione della chemio e possano promuovere la sopravvivenza del tumore
Aggiornamento 18/1/2020
La quantità di vitamina C nel sangue è inversamente proporzionale al rischio di insufficienza cardiaca. Questo non vuol dire automaticamente che la vitamina C abbassi il rischio. Lo studio infatti specifica che la tale vitamina è un marker dell'introduzione di frutta e verdura; quelle sì che proteggono, grazie alla presenza di tanti composti benefici (e non uno solo). L'integrazione è utile solo in alcuni casi. Alcuni anni fa si fece la stessa osservazione col betacarotene, lo si supplementò e la mortalità aumentò tra i fumatori (studio ATBC). La salute è dovuta a un equilibrio tra i nutrienti, non a uno in particolare.

Aggiornamento 2/2/2020
Alti livelli di B12 sono associati con maggiore mortalità (associazione non vuol dire causalità: potrebbe essere dovuto anche alla maggiore introduzione di alimenti animali)
Aggiornamento 14/3/2020
L'omocisteina alta crea stress ossidativo, e aumenta il rischio cardiovascolare, autoimmune ecc ma anche di infertilità. Usare forme particolari di vitamine può correggere l'iperomocisteinemia.
"In caso di infertilità di lunga durata e ripetute gravidanze andate male, entrambi i membri di una coppia devono essere testati per i polimorfismi MTHFR, soprattutto prima della donazione di ovociti. Non farlo si dovrebbe considerare una cattiva pratica. Dovrebbe essere raccomandata anche l'integrazione di 5-MTHF (metilfolato) prima di tentare il concepimento o la PMA (riproduzione assistita)".
Aggiornamento 24/4/2020
L'ipertensione è probabilmente la maggiore causa di malattie cardiovascolari, ed ha uno stretto legame con lo stile di vita e il sovrappeso. I farmaci possono essere inefficaci nel 40% dei casi. La dieta DASH, la riduzione del sodio e l'aumento del potassio sono notoriamente associati ad un miglioramento della pressione. Anche calcio e magnesio tendono a ridurla. Le vitamine del gruppo B, in particolare la B2 (riboflavina) possono migliorare la pressione in persone con mutazione MTHFR (in Europa quasi un quarto della popolazione). Questo potrebbe essere utile anche in gravidanza, dove l'ipertensione porta a problemi notevoli.

giovedì 5 ottobre 2017

Lattobacilli e dimagrimento



I probiotici stanno emergendo come potenziale mezzo per aiutare nel dimagrimento, e in particolare i lattobacilli.

Una revisione sistematica ha analizzato la letteratura disponibile in merito.

Nel totale sono stati trovati 1567 articoli, ma solo 14 sono stati inclusi in questa revisione sistematica.
Di questi 9 hanno mostrato diminuzione del peso corporeo e/o del grasso corporeo, 3 non hanno trovato effetto e 2 hanno mostrato aumento di peso. I risultati suggeriscono che gli effetti benefici sono dipendenti dal ceppo. 

https://www.shutterstock.com/image-vector/set-cute-funny-bacterias-germs-flat-479014792?src=kAKhy0GEUjsZLKpFwRvXlA-1-26

"I probiotici possono modulare il microbiota intestinale, promuovendo la riduzione del peso corporeo e della massa grassa. Possono contribuire al recupero delle giunzioni strette tra cellule epiteliali, riducendo così la permeabilità intestinale, impedendo la traslocazione dei batteri e diminuendo l'infiammazione derivata da lipopolisaccaridi (LPS, molecole infiammatorie della parete batterica, ndT).
La riduzione dell'infiammazione aumenta la sensibilità all'insulina nell'ipotalamo, aumentando la sazietà. Inoltre aumentano le concentrazioni di GLP-1 e PYY, unitamente a una migliore sensibilità all'insulina nell'ipotalamo, e portano ad una riduzione dell'assunzione di cibo a causa di una maggiore sazietà. L'assunzione ridotta di alimenti insieme ad una maggiore espressione di Fiaf promuove la riduzione del peso".

I probiotici che aiutano nella perdita di peso includono Lactobacillus gasseri, L. rhamnosus, L. amylovorus, L. plantarum associati con L. curvatus e L. acidophilus associati a L. casei, e più specie di Lactobacillus. Devono essere assunti per almeno 3 mesi.

Un'altra metanalisi mostra che L. reuteri e L. plantarum sono efficaci nel ridurre il colesterolo.

L'assunzione di probiotici deve comunque sempre essere effettuata sotto controllo di personale adeguatamente preparato. E abbinata ad una adeguata assunzione di fibre prebiotiche. 😉

Aggiornamento 10/10/2017

I principali fattori che alterano il microbiota sono: antibiotici (usati in eccesso e male e senza uso dei probiotici), emulsionanti (cibo processato), dolcificanti artificiali, parto cesareo (il microbiota intestinale somiglia così a quello della pelle della mamma, che è ricco in staffilococchi e povero in lattobacilli), stress (riduce i batteri antinfiammatori e aumenta la permeabilità)


Scrive la dott.ssa Casu

La difficoltà a perdere peso dipende anche dall'equilibrio dei nostri batteri intestinali, che costituiscono un vero e proprio organo definito Microbiota
" I cambiamenti nella diversità e nella composizione microbica sono sempre più associati a diversi stati di malattia, tra cui l'obesità e disturbi comportamentali. Il microbiota è associato all'obesità e altera la riserva energetica dell'ospite, la resistenza all'insulina, l'infiammazione e la deposizione di grasso. Inoltre, il microbiota intestinale può regolare il metabolismo, l'adiposità, l'omoostasi e l'equilibrio energetico, nonché l'indicazione centrale dell'appetito e della ricompensa alimentare, che insieme hanno ruoli cruciali nell'obesità. Inoltre, alcuni ceppi di batteri e loro metaboliti potrebbero interessare direttamente il cervello tramite la stimolazione vagale o indirettamente tramite meccanismi immuno-neuroendocrini. Pertanto, il microbiota intestinale sta diventando un obiettivo per nuove terapie contro l'obesità. Ulteriori indagini sono necessarie per chiarire l'intricato rapporto tra gut-microbiota-host e il potenziale delle strategie mirate al gut-microbiota, come ad esempio gli interventi dietetici e il trapianto di fecali microbiotesi, come promettenti terapie metaboliche che aiutano i pazienti a mantenere un peso sano durante tutta la vita."
Lancet Gastroenterol Hepatol. 2017 Aug 24

Aggiornamento 17/10/2017
Il successo del trapianto di microbiota per l'obesità e il diabete dipende dal microbiota basale di chi lo riceve: se è troppo alterato non dà buoni risultato

Aggiornamento 19/11/2017

Le alterazioni del microbiota facilitano gli scompensi ormonali, in particolare le malattie legate agli estrogeni o altri ormoni steroidei (ovaio policistico, endometriosi, osteoporosi, obesità, tumori del seno, dell'utero e della prostata). Nei modelli animali i lattobacilli restaurano la normalità.

Aggiornamento 28/11/2017


Cosa succede se un topo giovane riceve i microbi intestinali di un topo anziano? Improvvisamente si ammala delle malattie tipiche del topo anziano, quelle legate all'infiammazione ("inflammaging"). Ecco perché è importante mantenere un microbiota giovane con fibra e alimenti fermentati

Aggiornamento 29/11/2017

Un buon articolo su probiotici e dimagrimento
Aggiornamento 9/1/2018

Il solito, ottimo e completo articolo su probiotici e dimagrimento da parte di Selfhacked.com

Aggiornamento 5/2/2018

Una nuova revisione degli studi sui probiotici per il dimagrimento dimostra che sono efficaci, anche se la massa grassa ha una riduzione non significativa (BMI, peso e % di grasso si riducono significativamente).


Aggiornamento 8/2/2018

I legami tra probiotici e malattie reumatiche (miastenia, artrite ecc). Lattobacilli e bifidi appaiono protettivi

Aggiornamento 28/3/2018

Le donne con tumore al seno spesso hanno eccesso di Escherichia coli e Staphylococcus epidermidis, che possono stimolare mutazioni nel DNA e stress ossidativo, e ridotta presenza di lattobacilli e streptococchi. Modificare il microbiota dall'intestino potrebbe ridurre l'incidenza di questa malattia che colpisce una donna su 8.


Aggiornamento 13/4/2018

Perché col cibo spazzatura qualcuno ingrassa e altri no?
Alcuni ricercatori hanno scoperto che l'alimentazione ad alto contenuto di grassi (di tipo occidentale) stimola la crescita di batteri che aumentano la secrezione di enzimi digestivi e così l'assorbimento dei grassi.
Questi enzimi digestivi consentono il rapido assorbimento di cibi densi di calorie. Contemporaneamente, i microbi rilasciano composti bioattivi. Questi composti stimolano le cellule  nell'intestino ad assorbire i grassi. Nel tempo, la presenza costante di questi microbi  porta a ipernutrizione e obesità.
"I topi senza germi, anche se alimentati con una dieta ricca di grassi, non erano in grado di digerire o assorbire cibi grassi. Non sono ingrassati. Invece, avevano elevati livelli di lipidi nelle loro feci".
L'abbondanza di altre famiglie batteriche è diminuita con una dieta ricca di grassi, tra cui Bifidobacteriacaea e Bacteriodacaea, che sono comunemente associati alla magrezza.
Quando nei topi senza germi sono stati successivamente introdotti i microbi che contribuiscono alla digestione dei grassi, hanno rapidamente acquisito la capacità di assorbire i lipidi.
"Questo lavoro ha implicazioni importanti nello sviluppo di approcci per combattere l'obesità", concludono gli autori. Ciò include la riduzione dell'abbondanza o dell'attività di alcuni microbi che favoriscono l'assorbimento dei grassi o l'aumento dell'abbondanza di microbi che possono inibire l'assorbimento dei grassi.

"Direi che quello che emerge in generale è il concetto che ciò che mangiamo - la nostra dieta su base giornaliera - ha un profondo impatto sull'abbondanza e sul tipo di batteri che ospitiamo nel nostro intestino", ha detto Kristina Martinez-Guryn, PhD , autore principale dello studio, e ora assistente alla Midwestern University di Downers Grove, Illinois. "Questi microbi influenzano direttamente il nostro metabolismo e la nostra propensione a ingrassare con alcune diete".
Aggiornamento 15/5/2018

"Non sono le calorie che ingeriamo a influenzare il peso: sono le calorie che digeriamo (assorbite dall'intestino). Aumentando o diminuendo la quantità di fonti di energia digeribili, in particolare i monosaccaridi e gli acidi grassi a catena corta, i batteri intestinali influenzano il numero di calorie assorbite dall'uomo".
L'articolo prosegue legando al microbiota diabete, aterosclerosi e pressione alta.

Aggiornamento 31/5/2018

Una revisione degli studi su probiotici, prebiotici e dimagrimento.


Aggiornamento 1/6/2018

Una revisione degli studi che associano microbiota con obesità e malattie infiammatorie intestinali
Aggiornamento 11/6/2018

Raddoppiare il sale nella dieta fa piazza pulita dei lattobacilli, importanti batteri del nostro intestino legati ad ipertensione e obesità
Aggiornamento 30/7/2018

Nel modello animale la somministrazione di antibiotici altera il microbiota intestinale e può così influenzare negativamente i metaboliti intestinali, facilitando l'insorgenza del diabete. Per questo raccomando sempre i probiotici dopo la terapia

Aggiornamento 27/8/2018

La somministrazione di antibiotici influenza la pressione nelle persone ipertese, suggerisce uno studio sui topi. Questo perché i batteri intestinali sono molto importanti per la pressione sanguigna, ma la somministrazione di antibiotici in caso di infezione fa piazza pulita sia dei buoni che dei cattivi, alterando il controllo pressorio. Per questo è necessario sempre reintegrarli tramite probiotici

Aggiornamento 10/9/2018
Il B. breve B-3 ha dimostrato di favorire il dimagrimento in uno studio controllato
Aggiornamento 17/9/2018
La restrizione calorica fa dimagrire anche tramite i suoi effetti di aumento del lattobacilli e bifidobatteri e riduzione delle specie cattive, almeno nel modello animale.

Aggiornamento 25/9/2018

Una combinazione di batteri probiotici (lattobacilli e bifidi) somministrata per 6 mesi migliora i parametri ematochimici (glicemia, insulina, HOMA, colesterolo, trigliceridi) e quelli di infiammazione (endotossine, CRP, TNF, adipochine ecc) in persone diabetiche. Non sembra però favorire il dimagrimento
Aggiornamento 29/9/2018
La curcumina aumenta la diversità del microbiota intestinale, ha in pratica una funzione prebiotica
Aggiornamento 30/9/2018

Con l'utilizzo eccessivo di antibiotici, disinfettanti, collutori ecc distruggiamo indistintamente i nostri batteri, con tutte le conseguenze del caso (allergie, malattie autoimmuni ecc) Il futuro consiste nell'utilizzare i batteri amici, e anche i fagi (virus), in modo da formare un ambiente in cui i patogeni non proliferano, ma vengono tenuti sotto controllo
Aggiornamento 7/10/2018

Anche il seno ha il suo microbiota, e la presenza di alcune specie infiammatorie aumenta il rischio di tumore mammario.

La dieta mediterranea favorisce le specie (lattobacilli) considerate protettive grazie ai loro metaboliti e alla riduzione dello stress ossidativo
Aggiornamento 14/10/2018
Bacillus subtilis e altri ceppi si sono rivelati utili nell'infezione da Staphylococcus aureus, un patogeno che spesso risulta resistente agli antibiotici. Scrivono i ricercatori: "è particolarmente degno di nota che i nostri dati sugli umani indicano che il probiotico può estirpare completamente dall'intestino e dalla mucosa nasale S. aureus. Un tale "approccio probiotico" ha numerosi vantaggi rispetto all'attuale strategia standard che utilizza gli antibiotici, che è finalizzato esclusivamente alla decolonizzazione a livello nasale"
Aggiornamento 28/10/2018

I batteri fermentanti, come lattobacilli e bifidi, che producono acidi grassi a catena corta sono associati a minor rischio di diabete giovanile (tipo 1)
Aggiornamento 5/11/2018

Uno studio sui probiotici nell'autismo (ASD) ha messo in luce gli effetti benefici sulle manifestazioni sia comportamentali che gastrointestinali. "I probiotici (un'opzione non farmacologica e relativamente priva di rischi) potrebbero essere raccomandati per i bambini con ASD come terapia adiuvante. In questa fase, lo studio è fatto con un piccolo numero di pazienti e sono necessari numerosi studi randomizzati controllati su larga scala per confermare in modo critico l'efficacia dei probiotici nell'ASD".
I ragazzi nello studio sono calati di peso e hanno avuto un miglioramento nella severità della malattia e nelle sintomi gastrointestinali.
Le specie usate sono state Lactobacillus acidophilusLactobacillus rhamnosus e Bifidobacteria longum.
Aggiornamento 30/11/2018


La flora intestinale del neonato dipende da molti fattori ambientali.
I bambini nati da parto naturale hanno maggiore diversità e quantità di Bacteroides maggiori.
Quando si smette di allattare, il bambino non ha più fonti di bifidobatteri, e la sua flora cambia rapidamente con un aumento dei Firmicutes, batteri associati con l'aumento di peso.

Per questo è consigliabile allattare il più a lungo possibile e supplementare in caso di assenza di latte materno.
2 ceppi di lattobacilli (fermentum e paracasei) riducono l'asma nei bambini. Altri nutrienti utili sono vitamina C, D, magnesio e omega 3.

Aggiornamento 15/1/2019

Le interazioni tra cibo e microbi intestinali in una review.
Butirrato e propionato prodotti dai batteri sono in grado di influenzare la differenziazione delle cellule T nascenti in Tregs, queste ultime svolgono un ruolo vitale nel controllo dell'omeostasi intestinale, prevenendo la permeabilità intestinale e riducendo l'autoimmunità.
Il propionato aumenta anche l'assorbimento di ferro e può prevenire l'anemia.
La metabolizzazione del triptofano è particolarmente importante.

La risposta antiossidante dell'organismo dipende dai nostri batteri, che li trasformano rendendoli più o meno "efficaci"
Aggiornamento 18/1/2019

Secondo una revisione degli studi effettuata da ricercatori del S. Raffaele, i probiotici  L. acidophilus, L. ingluviei, L. fermentum L. delbrueckii sono associati con aumento di peso, mentre L. gasseri insieme a prebiotici come  inulina  e galattomannano ha effetto dimagrante e antiinfiammatorio
Aggiornamento 31/1/2019
I lattobacilli promuovono l'integrità della barriera intestinale tramite un recettore chiamato "mincle"
I rapporti tra microbi e salute metabolica: l'importanza dei recettori PPAR

Aggiornamento 15/2/2019
Parto cesareo, uso di antibiotici e antiacidi nei primi 2 anni di vita aumentano il rischio di sovrappeso del 25%, alterando il microbiota. L'uso di questi farmaci dovrebbe essere ben ponderato dai medici
Aggiornamento 18/2/2019
Il legame tra obesità e microbiota potrebbe anche essere una semplice casualità: a sostenere la causalità il microbiota dei magri, l'efficacia del trapianto fecale, il cambiamento della flora dopo chirurgia bariatrica.
Contro: la forte associazione con il tipo di nutrienti, quindi una propensione a cambiare a seconda della dieta, l'influenza dell'uso di antibiotici e della consistenza fecale nell'esame.
Aggiornamento 10/3/2019

Avete presente quei collutori che eliminano il 99,9% di batteri nella bocca? Sfortunatamente eliminano anche quelli buoni. La flora orale è importante quanto quella intestinale, e la sua alterazione è legata ad Alzheimer, diabete, obesità, artrite reumatoide, tumori ecc. L'ultima che si è scoperta è che i batteri orali buoni rilasciano nitriti che servono ad abbassare la pressione sanguigna, ed eliminarli aumenta il rischio di ipertensione. Basta una settimana di sciacqui con clorexidina per 2 volte al giorno per alterare significativamente la pressione in soggetti sani.

Aggiornamento 20/3/2019
L'uso dei probiotici (soprattutti lattobacilli e bifidi) è associato con minore utilizzo di antibiotici nell'infanzia e minore rischio di malattie respiratorie e intestinali, e può essere considerato un'arma contro l'antibioticoresistenza che sempre più minaccia il futuro dell'uomo.
Aggiornamento 29/3/2019
Come i batteri interagiscono col metabolismo energetico, grazie all'immunometabolismo: L. gasseri e rhamnosus con B. lactis aiutano a dimagrire

Aggiornamento 13/4/2019

Ancora pochi dati e certezze su probiotici e dimagrimento
Aggiornamento 7/7/2019

Da anni sappiamo che Akkermansia muciniphila è un batterio antinfiammatorio che appare ridotto nell'intestino delle persone sovrappeso. Per la prima volta è stato somministrato in un piccolo trial clinico sotto forma di probiotico. I risultati hanno mostrato una perdita di 1,3kg di grasso dopo 3 mesi, con un miglioramento dei parametri di insulinoresistenza e infiammazione. Il probiotico è stato definito sicuro, ma i risultati, modesti sulla composizione corporea, devono essere testati su campioni più grandi.
Lo studio è stato criticato.
Aggiornamento 19/7/2019
Nel topo Parabacteroides distasonis somministrato per bocca aiuta a dimagrire

Aggiornamento 27/7/2019
L'uso dei probiotici nel dimagrimento secondo MNT. L gasseri e L. rhamnosus sembrano i più indicati
Aggiornamento 13/8/2019
Alcune molecole vegetali (esosomi) "indicano" ai batteri quali proteine produrre, e in questo modo gestiscono la loro e la nostra salute

Alcuni batteri (Clostridia) riducono l'assorbimento dei grassi nei topi, bloccando la proteina (CD36) che a livello intestinale porta i grassi nelle cellule (e poi vanno nel sangue). I topi con molti Clostridi non ingrassano. Alcuni scienziati hanno notato come il sistema immunitario possa ridurre questi batteri e favorirne altri (Desulfovibrio), che invece favoriscono CD36, portando i topi all'obesità e alle malattie metaboliche. L'approccio probiotico potrebbe aiutare, ma non funzionerà con tutti, data la complessità della materia.
Aggiornamento 27/8/2019

L'interazione tra batteri e sistema endocrino
Aggiornamento 31/8/2019
Lactobacillus rhamnosus GG, uno dei probiotici più studiati, può proteggere dalla steatosi epatica riducendo l'assorbimento intestinale di grassi.
Aggiornamento 3/9/2019

Un particolare ceppo di L. gasseri, classificato OLL2716 (o LG21), agisce nello stomaco e non nell'intestino, migliorando la dispepsia funzionale, la disbiosi gastrica e rimettendo al suo posto H. pylori (HP), responsabile spesso dei problemi gastrici come il reflusso. In particolare vengono ridotti i Proteobacteria (come E. coli e HP), alcuni dei quali rilasciano LPS, una componente infiammatoria presente oltre che nei problemi gastrici anche nel diabete, soprattutto in caso di permeabilità intestinale
Aggiornamento 29/9/2019

I probiotici possono aiutare i bambini a dimagrire rispetto alla sola dieta
Aggiornamento 17/10/2019
I lattobacilli supportano l'eradicazione di H. pylori con gli antibiotici, aumentandone l'efficacia. Lcasei e Lreuteri sembrano i più efficaci. La ricostruzione del microbiota riduce la possibilità di altre infezioni e di ricorrenza di H. pylori
Aggiornamento 7/11/2019
Il microbiota intestinale, al di là delle calorie, si sta rivelando più importante di quanto ipotizzato nei confronti dell'obesità infantile.
Alimentazione sbagliata (iperproteica o ipercalorica), disbiosi, carenze nutrizionali, uso di antibiotici, parto cesareo, sovrappeso della mamma, uso di latte artificiale sono fattori che aumentano il rischio.
Allattamento prolungato, parto naturale, microbiota bilanciato, uso corretto degli integratori, sono invece fattori protettivi, perché bilanciano il sistema immunitario e l'infiammazione e aumentando il grasso bruno.
Aggiornamento 2/12/2019
Nel modello animale possiamo vedere come il microbiota può influenzare la tendenza a mettere grasso. "Bacteroides e Akkermansia potrebbero svolgere un ruolo nella ridotta risposta all'obesità indotta da una dieta ricca in grassi (HFD), mentre Blautia e Lachnospiraceae sembrano avere una correlazione negativa con la resistenza HFD (in pratica i primi 2 proteggono dall'aumento di peso mentre gli ultimi lo favoriscono). Inoltre, gli enzimi microbici intestinali potrebbero influenzare l'aumento dell'adiposità attraverso la regolazione dell'efficienza di utilizzo dell'HFD nei topi, in particolare modulando il metabolismo lipidico (favorendo l'immagazzinamento delle calorie)".

Aggiornamento 20/2/2020
Alcuni lattobacilli producono, a partire dall'acido linoleico (omega 6), dei composti (HYA) che conferiscono resistenza all'obesità e al diabete e riducono l'infiammazione, almeno nei topi.
In particolare riducono la produzione di acido arachidonico (precursore di sostanze infiammatorie), attivano alcuni recettori (GPR40 e 120) che promuovono l'ormone benefico GLP1, e riducono l'assorbimento intestinale dei grassi.
Lactobacillus salivarius e L. gasseri sono i migliori produttori di HYA, mentre L. acidophilus e L. johnsonii non ne producono.
Aggiornamento 24/2/2020
Come funziona Akkermansia, come prolifera, e come ci aiuta a salvarci da diabete, obesità, steatosi ecc
Aggiornamento 22/3/2020
Un probiotico misto (Lactobacillus acidophilusBifidobacterium bifidum, Bifidobacterium animalis subsp. lactis e Lactobacillus plantarum), somministrato per 6 mesi, ha portato alla riduzione del peso, delle circonferenze e del colesterolo LDL, nonché un miglioramento delle infezioni respiratorie in persone sovrappeso e obese. I miglioramenti sono stati più evidenti in chi aveva peso e colesterolo maggiori. Alle persone è stato chiesto di non cambiare le proprie abitudini nei 6 mesi.
Aggiornamento 3/4/2020
Alcune persone non mantengono la perdita di peso anche perché non posseggono i batteri adatti
Aggiornamento 4/4/2020
Se diamo l'inulina, una fibra prebiotica, ad alcune persone sovrappeso e con problemi metabolici, alcuni dimagriscono e altri no. La presenza di alcuni batteri nell'intestino fa la differenza

Aggiornamento 13/4/2020
Alcune info su probiotici e dimagrimento
Aggiornamento 6/5/2020
I simbiotici sono efficaci nella riduzione del peso
B. natto sembra ridurre il peso corporeo e la massa grassa nei topi obesi inibendo la sintesi dei grassi, promuovendo l'ossidazione dei grassi, alterando l'abbondanza di microbiota intestinale e aumentando l'abbondanza di A. muciniphila.
Aggiornamento 24/5/2020

Bifidobacterium animalis subsp. lactis 420 (B420 per gli amici) è un probiotico per la salute metabolica. I suoi effetti benefici sono dovuti alla sua capacità di regolare la disbiosi, nei confronti di E. coli ad esempio, e riduce i suoi effetti come endotossemia, infiammazione, permeabilità intestinale; l'infiammazione viene ridotta agendo su diverse vie (NF-kB, ciclossigenasi, NOS, MAPK; aiuta nel controllo del peso favorendo la proliferazione di Akkermansia muciniphila con un meccanismo noto come crossfeeding, e in generale riduce i Firmicutes, phylum di batteri che può aumentare l'estrazione di calorie dalla dieta fino a 150 kcal al giorno.