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martedì 24 ottobre 2017

Perdere peso: 11 consigli utili


Oltre che mangiare e muoversi meglio (e non mangiare meno e muoversi di più, approccio fallimentare), 11 consigli che ci aiutano a dimagrire senza particolari sforzi, forniti gentilmente da Authoritynutrition.com


  1. Masticare lentamente ogni boccone
  2. Utilizzare piatti piccoli per le porzioni di cibi non salutari (dolci, fritti ecc)
  3. Assumere abbastanza proteine (il macronutriente più saziante)
  4. Conservare i cibi industriali fuori dalla portata (vederli ci stimola la voglia)
  5. Assumere sempre cibi ricchi in fibra ad ogni pasto, in modo da nutrire i nostri microbi amici
  6. Bere acqua regolarmente (stimola il metabolismo e la sazietà)
  7. Evitare porzioni grandi soprattutto fuori casa (il sapore dopo pochi bocconi non viene neanche più percepito)
  8. Evitare di mangiare con distrazioni (giornali, telefoni, TV ecc)
  9. Dormire bene e ridurre lo stress (aumentano la fame e riducono il metabolismo)
  10. Eliminare le bevande gassate (lo zucchero è probabilmente il peggior ingrediente che oggi assumiamo)
  11. Usare piatti rossi per i cibi non salutari: sembra che tale colore sia associato al segnale di "stop", anche per il cibo   

https://www.popsugar.com/fitness/Funny-Quotes-About-Food-Weight-Loss-39887084

Sono 11 piccoli cambiamenti che possono fare la differenza nella nostra salute senza particolari sforzi e con poco impegno

Update 30/11/2016

L'AHA (cardiologi americani) emette un comunicato ufficiale in cui collegano mangiare velocemente con aumento di peso, diabete, malattie cardiovascolari ecc
"Mangiare più lentamente può essere un cambiamento cruciale dello stile di vita per aiutare a prevenire la sindrome metabolica ", ha detto Takayuki Yamaji, autore dello studio e cardiologo presso l'Università di Hiroshima in Giappone." Quando le persone mangiano velocemente tendono a non sentirsi piene e hanno maggiori probabilità di mangiare troppo. Mangiare velocemente causa una maggiore fluttuazione del glucosio, che può portare alla resistenza all'insulina" (causa di aumento di peso, NdT)

Update 3/8/2018

La betaina aumenta la capacità di lavoro e può aiutare a perdere grasso, accoppiata a dieta ed esercizio coi pesi
Aggiornamento 27/1/2020

I dettagli possono essere molto importanti per il mantenimento della perdita di peso. Le persone che ci riescono sono molto moderate nella loro alimentazione, che è di buona qualità, e non percepiscono questo come uno sforzo. Si automonitorano spesso, col diario alimentare. Fanno molta attività fisica, e sono più in grado di far fronte ai problemi (migliore resilienza), rimangono positive anche se vedono qualche insuccesso.
Aggiornamento 6/3/2020
I possibili meccanismi che legano cereali integrali e dimagrimento
Aggiornamento 7/3/2020
L'Ashwagandha è un noto adattogeno che può aiutare in caso di stress. Secondo uno studio fatto su persone cronicamente stressate l'estratto della radice "riduce i marcatori psicologici e fisiologici di stress, migliora il benessere mentale e riduce il livello sierico di cortisolo e il desiderio di cibo e migliora i comportamenti alimentari", aiutando a ridurre il peso in maniera significativa rispetto al placebo.
Aggiornamento 4/4/2020
Se diamo l'inulina, una fibra prebiotica, ad alcune persone sovrappeso e con problemi metabolici, alcuni dimagriscono e altri no. La presenza di alcuni batteri nell'intestino fa la differenza
Aggiornamento 8/5/2020
Una delle cose che fa la differenza tra chi mantiene il peso perso e chi no è la "coscienziosità", che comprende scrupolosità, perseveranza, affidabilità ed autodisciplina. Inoltre ha maggiore controllo sul cibo, sulla sua quantità e sulle tentazioni, dorme e mangia a orari precisi, si allena con costanza.
Aggiornamento 21/5/2020
La cannella, alla dose di 2g per 3 mesi, riduce peso, massa grassa e circonferenza addominale, soprattutto nelle persone con BMI sopra i 30kg/m^2 e sotto i 50 anni. Migliora inoltre i parametri legati alla sindrome metabolica (glicemia, colesterolo, emoglobina glicata, trigliceridi), migliora la sensibilità insulinica, rallenta l'assorbimento intestinale di glucosio, modula il metabolismo glucidico, riducendo la gluconeogenesi e aumentando il glicogeno epatico. Inoltre si riduce l'assorbimento del chilomicroni (grassi) portando così alla riduzione della sintesi e della conservazione del grasso e al miglioramento delle misure antropometriche. Aumenta la tristetraprolina, una proteina con effetto antinfiammatorio. La revisione si conclude suggerendo il suo uso come integratore dimagrante nella gestione dell'obesità
Aggiornamento 24/6/2020
Mangiare tardi la sera (late dinner, LD) aumenta il cortisolo. Questo porta a un'alterazione generale dei ritmi circadiani degli ormoni e resistenza insulinica. Di conseguenza si riducono l'ossidazione dei grassi e la lipolisi (fondamentale per "svuotare" gli adipociti e permettere il dimagrimento), perché l'insulina è più alta del normale (eh mi dispiace per quelli che non conoscono la fisiologia, ma l'insulina conta). L'effetto è particolarmente marcato in chi è abituato a coricarsi presto, ma "indipendentemente da ciò, abbiamo scoperto che LD ha causato uno stato anabolico durante il sonno, favorendo la conservazione dei lipidi rispetto alla mobilizzazione e all'ossidazione", e ripetuto nel tempo può favorire obesità e sindrome metabolica.
Aggiornamento 24/7/2020

Non rispettare i ritmi circadiani ha un effetto deleterio sulla muscolatura, e specularmente favorisce la deposizione di grasso. Questo per lo stato infiammatorio e di alterazione ormonale che si crea. In particolare
🚩Aumento dell'assorbimento di batteri indotto da permeabilità intestinale
🚩Amplificazione della risposta infiammatoria alle componenti batteriche
🚩 L'infiammazione cronica provoca disfunzione mitocondriale
🚩 Compromissione delle funzioni di riparazione/crescita del muscolo
"Il muscolo agisce come un organo endocrino oltre a consentire il movimento e la costruzione di una buona postura, secernendo dozzine di molecole di segnalazione chiamate miochine. Queste molecole regolano quasi tutti i sistemi del corpo (seconda immagine), molti dei quali rallentano con l'età. Ciò include la promozione della produzione sana di cortisolo, che aiuta a frenare l'infiammazione. Pertanto, la fragilità legata all'età non è solo un segno di scarsa mobilità, è un segno di interruzione circadiana a livello di sistema".
Aggiornamento 20/9/2020

Il probiotico Bifidobacterium breve (BR03 e B632) può aiutare bambini e adolescenti obesi a dimagrire. Chi ha assunto il probiotico ha perso 3,5 cm in più di circonferenza, rispetto alla sola dieta. Anche il peso aggiustato per l'età, la resistenza insulinica, la pressione e la presenza di batteri patogeni sono migliorate.

Aggiornamento 9/10/2020

Mangiare a ritmi sregolati, prevalentemente nella seconda parte della giornata e non in maniera allineata coi ritmi circadiani facilita l'aumento di peso. Come?
🎯 Cambiamenti negli ormoni dell'appetito che aumentano l'assunzione di cibo
🎯 Utilizzo alterato di carboidrati e grassi
🎯Ridotto consumo calorico indotto dalla dieta nei pasti serali rispetto ai pasti mattutini
🎯 Ridotta sensibilità all'insulina
🎯 Scelte di cibo scadenti
In disaccordo con la teoria secondo cui tutte le calorie sarebbero uguali, "i risultati indicano che l'ora dei pasti e la distribuzione dell'apporto calorico durante la giornata possono essere considerazioni importanti per la gestione del peso, insieme a caratteristiche dietetiche tradizionali come l'assunzione di energia e la composizione della dieta".

giovedì 12 ottobre 2017

Piccoli reflussi


Più del 65% dei bambini sotto l'anno soffre di reflusso gastroesofageo (GER).
Da alcuni anni si è ben pensato di somministrare antiacidi anche a loro, con conseguenze pessime: i sintomi non si riducono, né irritabilità  né pianto.
Se il farmaco è dato prima dei sei mesi, aumenta il rischio di fratture negli anni successivi.
Più l'uso è continuo, più aumentano i rischi, afferma ora uno studio.

https://it.pinterest.com/pin/254242341443593004/


I risultati sono "notizie negative", ha affermato Eric Hassall, gastroenterologo pediatrico e professore emerito all'Università della British Columbia  a Vancouver, che non era coinvolto nello studio.
"È un problema serio. Quando sei un medico e prescrivi un farmaco che innesca una risposta allergica, vedi immediatamente l'effetto negativo e puoi toglierlo al bambino o diminuire la dose. Ma quando l'effetto negativo si manifesta mesi o anni dopo, non si può necessariamente collegarlo con il farmaco ", ha detto.
Questi farmaci dovrebbero essere usati nei bambini solo in caso di gastrite erosiva (GERD), che colpisce solo il 5% dei bambini.
Craig Langman, direttore della Divisione di Nefrologia Pediatrica e Metabolismo Minerale presso l'Ospedale Pediatrico Lurie di Chicago, ha studiato la malattia ossea nei bambini per 3 decenni, afferma di attendere   a dare un giudizio sullo studio finché non verrà pubblicato l'articolo completo.
Tuttavia, ha detto che lo studio "conferma quello che ho pensato per molto tempo. Ero preoccupato che il modellamento dell'osso sarebbe stato colpito da questi farmaci e ritengo che sia il meccanismo che sta dietro a queste fratture precoci".
Mentre il processo esatto non è ben compreso, molti esperti ritengono che, inibendo la secrezione di acido gastrico nell'intestino, i PPI (esoprazolo, omeprazolo ecc, cosiddetti protettori gastrici ma meglio definiti magnaccia gastrici 😃) e altri riduttori di acido limitino l'assorbimento di calcio. Se il corpo non assorbe abbastanza calcio, esso compensa aumentando l'ormone paratiroideo, che provoca il riassorbimento osseo, ossia il rilascio di calcio dall'osso nel flusso sanguigno.
"Non ci vuole una laurea per capirlo", ha detto Langman, "Non c'è abbastanza calcio".

Se le scoperte dello studio cambieranno le abitudini di prescrizione resta incerto. Ma per il momento, i medici in dubbio possono fare riferimento alle linee guida di gestione dell'AAP 2013 che riguardano GER e GERD nei neonati, che sostengono cambiamenti nello stile di vita, come la posizione da tenere e l'adeguamento dell'alimentazione come "terapia di prima linea", rilevando che l'uso eccessivo di PPI nei neonati con riflusso è una questione di grande preoccupazione ".

Aggiornamento 20/10/2017

Ogni giorno arriva una cattiva notizia sugli antiacidi. Quella di oggi è che stimolano la crescita di un particolare batterio nell'intestino, e questo potrebbe essere legato alla steatosi epatica

Ottimo articolo su intestino permeabile e come curarlo: "I fattori che influenzano la funzione di barriera intestinale includono batteri patogeni quali E. coli enteropatogeni, dieta ad alto contenuto di grassi, lipopolisaccaridi (LPS), farmaci come farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e inibitori della pompa protonica (PPIs) come vari allergeni alimentari e gliadina del glutine".


Aggiornamento 26/1/2018

L'uso di antiacidi in gravidanza sembra aumentare il rischio di asma nella prole

Aggiornamento 14/10/2018

Continuano le cattive notizie sull'uso degli antiacidi.
I bambini che hanno disfagia rischiano di avere rigurgito nell'apparato respiratorio, così vengono trattati con gli inibitori di pompa (PPI). Ma lo studio evidenzia che questa prescrizione aumenta il rischio di ospedalizzazione seguente.
La soppressione della secrezione acida inoltre causa alterazioni nel microbioma gastrico, orofaringeo e polmonare e i pazienti trattati con PPI sono ad aumentato rischio di polmonite, infezioni del tratto respiratorio superiore, infezioni gastrointestinali e persino sepsi.

Nonostante le prove storiche e più recenti a sostegno della miriade di rischi dell'uso dei PPI nei bambini e dell'orientamento delle organizzazioni professionali sul fatto che questi farmaci debbano essere  usati con cautela, essi continuano ad essere prescritti frequentemente

Aggiornamento 8/12/2018

In caso di allergia, immediata (Ig-E) o ritardata  (non Ig-E) alle proteine del latte nel bambino, anche la mamma che allatta deve escludere il latte, perché alcune proteine non digerite passano direttamente al latte materno. Si raccomanda integrazione con vitamina D e calcio, possibilmente seguiti da una persona esperta.
I sintomi/segni possono essere cutanei (eczema, prurito, eritema), respiratori (rinite) o gastrointestinali (reflusso, diarrea, rifiuto del cibo, disconfort intestinale, rossore perianale).

In caso di non presenza di allergie la varietà della dieta della mamma è importante per prevenirle.

Aggiornamento 19/2/2019

Gli inibitori di pompa sono associati a maggior rischio di danno renale, alterazione degli elettroliti e calcoli renali

Aggiornamento 29/3/2019

L'uso di antiacidi è associato ad un aumentato rischio di danno renale acuto e cronico. "Questa relazione potrebbe avere un impatto considerevole sulla salute pubblica; pertanto, l'educazione sanitaria e le iniziative di deprescrizione saranno necessarie per aumentare la consapevolezza di questo danno e ridurre le spese sanitarie
Aggiornamento 8/1/2020
Quali sono i fattori ambientali che aumentano il rischio di allergie alimentari?

"Si è ipotizzato che cambiamenti nella produzione, lavorazione e confezionamento degli alimenti (ad esempio l'uso di pesticidiantibioticiormoniconservanti, denaturazione con calore, detergenti e sostanze chimiche) siano collegati alle malattie allergiche direttamente o indirettamente". Nei topi il BPA (plastiche) altera il sistema immunitario (riduzione Treg) e la tolleranza agli alimenti.
"Le proteine ​​glicate (AGEs), che si trovano in molti alimenti, in particolare dopo un riscaldamento molto elevato, come la cottura a microonde, la frittura e il barbecue, possono promuovere le risposte allergiche". Anche "l'esposizione a determinati farmaci durante l'infanzia, in particolare gli antagonisti del recettore H2 e gli antiacidi, aumenta il rischio di anafilassi alimentare ed esofagite eosinofila (EoE)".
Introdurre cibi troppo tardi (arachidi dopo un anno) aumenta il rischio di allergia. Carenza di vitamina D o un suo eccesso aumentano il rischio.
La dieta corretta riduce il rischio probabilmente modulando il microbiota.
Gli anticorpi IGG4 sono protettivi per le allergie classiche ma aumentano il rischio in EoE.

Prebiotici e probiotici saranno probabilmente utili in futuro. La presenza di permeabilità intestinale è un meccanismo importante perché aumenta il contatto con gli antigeni. 
Aggiornamento 6/4/2020
I bambini che assumono PPI hanno maggiore rischio di fratture, conferma uno studio

Aggiornamento 13/6/2020

Qualche anno fa alcuni gestori di uno zoo osservarono che i gorilla vomitavano spesso. Dunque ebbero un'idea: provare a togliere il latte vaccino e dare una dieta simile a quella che assumono in natura. I primati stavano così meglio. Sorpresa sorpresa: funziona anche nei bambini con reflusso. Le proteine del latte infatti possono attivare una risposta infiammatoria che stimola i nervi e crea contrazioni nella muscolatura gastrointestinale. Questo può succedere anche nei bambini allattati al seno da mamme che assumono latticini, perché proteine non digerite possono passare nel latte materno (anche se molti lo ignorano). La pratica di escludere i latticini nella mamma che allatta è prevista pure da linee guida ESPGHAN. Attenzione ovviamente a coprire il fabbisogno di calcio

Aggiornamento 19/10/2020

Forse si è scoperto perché gli antiacidi, farmaci usati con troppa disinvoltura per il reflusso anziché ricorrere a miglioramenti dello stile di vita, aumentano il rischio di Alzheimer. Questi farmaci inibiscono la produzione di acetilcolina, importante neurotrasmettitore, bloccando un enzima di sintesi. Inoltre l'acetilcolina è necessaria per l'integrità dei mitocondri, e senza di essa i mitocondri muoiono (apoptosi), e una loro carenza è notoriamente associata a deficit cognitivo (oltreché diabete, Parkinson ecc). Pantoprazolo e lansoprazolo appaiono essere i peggiori.

domenica 8 ottobre 2017

Vitamine BBBuone o cattive?



Qualche settimana fa è uscito uno studio secondo cui, nei fumatori maschi, l'integrazione con vitamine B6 e B12 aumenta fino a 4 volte il rischio di tumore al polmone. Questo non succede nelle donne, nei maschi non fumatori e se le vitamine vengono da un multivitaminico (in cui sono probabilmente in quantità inferiori). Lo studio è osservazionale, quindi non può stabilire nesso di causa-effetto, ed esistono lavori che mostrano il contrario, tuttavia va tenuto in considerazione.
E, curiosamente, ricorda da vicino lo studio ATBC, sospeso perché caroteni e vitamina E aumentavano i tumori nei fumatori

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Possiamo trarre comunque interessanti conclusioni: la supplementazione non "sana" comportamenti nocivi come il fumo e serve per migliorare, non rimpiazzare, una dieta sana. E, come ha detto uno degli autori dello studio, Brasky, se volete prendere le vitamine, smettete di fumare.
In poche parole: mangiate bene e non fumate!

Aggiornamento 4/11/2017

Un'analisi del lavoro di Brasky e colleghi, ci chiarisce le possibili cause dei risultati: la mutazione MTHFR e il mancato riciclo degli antiossidanti nei fumatori

Aggiornamento 31/12/2017

Nuove emergenze sulla B12 da un congresso di medicina funzionale: probabilmente le linee guida dovrebbero dare indicazioni più alte, e apposite per età, e le persone a rischio sono, tra gli altri, anziani e chi assume metformina.
Insieme all'omocisteina alta, la carenza di B12 può essere indicativa di numerose patologie, cardiovascolari, ossee ecc

Aggiornamento 17/5/2018

Il dosaggio dell'omocisteina è un esame che i medici raramente prescrivono, ma arrivano ulteriori prove del suo legame, oltre che con malattie cardiovascolari, con le malattie neurodegenerative. Per gestire l'iperomocisteinemia solitamente basta l'integrazione con vitamine del gruppo B in forma metilata.
Il giorno che troveranno un farmaco per abbassarla ne parleranno come se fosse il nuovo colesterolo

Aggiornamento 29/6/2018

Vi è ancora incertezza sul fatto che le vitamine B aumentino il rischio di tumore, ma in ogni caso i supplementi possono alterare la nostra biochimica in maniera inaspettata

Aggiornamento 23/7/2018

Il mio nuovo articolo in cui spiego la differenza tra vitamine sintetiche e naturali.

Aggiornamento 14/9/2018
Le vitamine del gruppo B sembrano ridurre solo il rischio di ictus e non di altre malattie cardiovascolari nelle persone con iperomocisteinemia

Aggiornamento 9/12/2018

Le donne che prendono gli inibitori dell’aromatasi perché affette da tumore al seno hanno spesso come effetti collaterali dolori muscolo-scheletrici. 
In questo studio le donne che assumevano anche 2500 mcg di Vit B-12 per via sublinguale, dopo tre mesi, avevano il dolore ridotto del 34%.
Aggiornamento 20/12/2018
Quali sono gli alimenti legati al tumore polmonare?
Nel modello animale i fosfati, contenuti negli alimenti industriali come formaggi, bibite e prodotti da forno, aumentano lo stress ossidativo e possono favorire l'insorgenza nelle persone predisposte. I fosfati contenuti naturalmente nel cibo sono meno assorbibili.
Sui nitriti e nitrati, presenti nelle carni conservate, esistono meno dati rispetto al loro noto effetto sul colon, ma uno studio iraniano evidenzia l'associazione anche nel tumore polmonare.
L'acrilammide, un noto cancerogeno che si forma quando i carboidrati vengono scaldati ad alte temperature, non pare particolarmente preoccupante.
Inoltre il classico studio ATBC ci indica che i supplementi di caroteni sintetici aumentano il rischio di tumore polmonare nei fumatori. Anche l'integrazione con alcune vitamine del gruppo B è stata associata, ma solo in studi preliminari.

I seguenti alimenti/nutrienti sembrano invece ridurre il rischio di cancro ai polmoni:
• tè (verde, nero, oolong, bianco);
• verdure crucifere (cavoli, broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, cavoli, bok choy);
• alimenti a base di soia (soia, tempeh, tofu, latte di soia, noci di soia, edamame, zuppa di miso);
• alimenti ricchi di carotenoidi (carote, patate dolci, verdure a foglia verde scuro, pomodori);
• curcumina (trovata in senape, curcuma o curry);
• quercetina (trovata in agrumi, mele, cipolle, prezzemolo, salvia, tè, olio d'oliva, uva, ciliegie scure, bacche scure).
"Mentre nulla di "magico" si verifica se si includono questi alimenti in una dieta ricca di alimenti industriali, l'impatto maggiore si avrà quando questi alimenti sono inclusi nel contesto di una dieta ricca di vegetali. Consumare questi alimenti almeno tre volte a settimana sarebbe un buon punto di partenza".
Per le persone che invece hanno la malattia, fare attenzione che non diventino inappetenti a causa delle cure, indebolendo il loro corpo e perdendo muscoli.
L'uso di antiossidanti come integratori non sembra migliorare il decorso della malattia o ridurre la tossicità della chemio.

Aggiornamento 3/2/2019

Un microbiota polmonare alterato e proinfiammatorio può promuovere il tumore polmonare
Aggiornamento 24/2/2019
L'anemia perniciosa o megaloblastica è dovuta alla carenza di vitamina B12 (o folati) ed è caratterizzata da globuli rossi grandi ma poco efficienti. 
In questo caso i livelli di B12  (e folati) erano normali, ma le forme rilevate di vitamina B12 non erano quelle attive, e quindi la carenza era reale. 
La malattia si è risolta con la somministrazione di metilcobalamina (la forma attiva)

Aggiornamento 11/6/2019

La terapia con vitamine del gruppo B può invertire i difetti nell'autofagia cellulare e nello stress del reticolo endoplasmatico dovuti a iperomocisteinemia; e quindi può essere un potenziale trattamento per ridurre il danno ischemico causato da ictus in pazienti con iperomocisteinemia.

Aggiornamento 5/8/2019
Le persone con emicrania spesso presentano carenze nutrizionali. Correggere una di esse, quella di riboflavina (vitamina B2) ha almeno dimezzato la frequenza dell'emicrania in uno studio su 42 pazienti. In media si è passati da un giorno su 2 a un giorno su 10. Dopo 2 anni di trattamento la maggior parte di essi (81%) ha eliminato la patologia, e solo una piccola parte ha continuato a usare una ridotta dose di farmaci. I ricercatori hanno parlato di "neurologia nutrizionale", chiarendo come con un trattamento molto economico si possano risparmiare i soldi dei farmaci.
Aggiornamento 7/9/2019
La carenza di vitamine del gruppo B aumenta il rischio di Parkinson e la loro supplementazione può essere utile negli affetti dalla patologia, soprattutto se assumono levodopa
Aggiornamento 21/9/2019
La vitamina B12 in eccesso sembra aumentare il rischio di tumore polmonare
Aggiornamento 7/10/2019
Con le conoscenze attuali è possibile considerare l'emicrania come una reazione agli alti livelli di stress ossidativo cerebrali dovuti alla compromessa produzione di energia nei neuroni. La mancanza di sonno, saltare i pasti, condizioni atmosferiche, profumi che contengono ftalati, luci, rumori, possono provocare stress ossidativo cerebrale alterando le quantità di glutatione, ATP e cisteina. La conseguenza in persone predisposte è l'emicrania.
Come migliorare la situazione?
"Le strategie per ridurre lo stress ossidativo potrebbero includere l'eliminazione o la riduzione di alimenti industriali, alimenti ad alto indice glicemico e alcool, uso di occhiali filtranti per la luce blu, interruzione della contraccezione a base di ormoni, cambiamenti nello stile di vita e aggiunta nella dieta di antiossidanti, come polifenoli, coenzima Q10, Acido α-lipoico o sali del β-idrossibutirrato, stabilizzazione dei livelli di glucosio nel sangue".
La dieta chetogenica è probabilmente l'intervento non farmacologico più efficace, grazie al suo effetto sui mitocondri, sullo stress ossidativo e sui neurotrasmettitori.
Tra gli integratori, la caffeina può aiutare in acuto, ma in cronico può peggiorare la situazione. La riboflavina (vitamina B2) ha proprietà neuroprotettive, in quanto allevia stress ossidativo, disfunzione mitocondriale, neuroinfiammazione ed eccitotossicità del glutammato. Ad alte dosi (200-400mg) è solitamente efficace, così come il coenzima Q10 e l'acido alfalipoico (ALA). In generale queste sostanze agiscono riducendo lo stress ossidativo mitocondriale e migliorando il metabolismo energetico e la produzione di ATP.
Le altre vitamine del gruppo B sono efficaci soprattutto in chi abbia mutazione MTHFR.
Il magnesio aiuta, essendo un cofattore vitale del metabolismo energetico, e chi ha emicrania spesso ha carenza. La carnitina è efficace se assunta insieme a Q10 e magnesio.
L'attività fisica è inoltre altamente raccomandata.
Aggiornamento 25/12/2019
L'uso di antiossidanti, come vitamina A, C ed E, B12, coenzima Q10 e carotenoidi sembra ridurre la sopravvivenza in persone con tumori, se somministrati prima o durante la chemioterapia. Il ferro aumenta la ricorrenza. Vitamina D e multivitaminici non hanno mostrato effetti. Lo studio è fatto su un numero relativamente piccolo di persone, ma conferma un'idea che si sapeva già, ossia che gli antiossidanti interferiscano con l'azione della chemio e possano promuovere la sopravvivenza del tumore
Aggiornamento 18/1/2020
La quantità di vitamina C nel sangue è inversamente proporzionale al rischio di insufficienza cardiaca. Questo non vuol dire automaticamente che la vitamina C abbassi il rischio. Lo studio infatti specifica che la tale vitamina è un marker dell'introduzione di frutta e verdura; quelle sì che proteggono, grazie alla presenza di tanti composti benefici (e non uno solo). L'integrazione è utile solo in alcuni casi. Alcuni anni fa si fece la stessa osservazione col betacarotene, lo si supplementò e la mortalità aumentò tra i fumatori (studio ATBC). La salute è dovuta a un equilibrio tra i nutrienti, non a uno in particolare.
Aggiornamento 2/2/2020
Alti livelli di B12 sono associati con maggiore mortalità (associazione non vuol dire causalità: potrebbe essere dovuto anche alla maggiore introduzione di alimenti animali)
Aggiornamento 14/3/2020
L'omocisteina alta crea stress ossidativo, e aumenta il rischio cardiovascolare, autoimmune ecc ma anche di infertilità. Usare forme particolari di vitamine può correggere l'iperomocisteinemia.
"In caso di infertilità di lunga durata e ripetute gravidanze andate male, entrambi i membri di una coppia devono essere testati per i polimorfismi MTHFR, soprattutto prima della donazione di ovociti. Non farlo si dovrebbe considerare una cattiva pratica. Dovrebbe essere raccomandata anche l'integrazione di 5-MTHF (metilfolato) prima di tentare il concepimento o la PMA (riproduzione assistita)".
Aggiornamento 24/4/2020
L'ipertensione è probabilmente la maggiore causa di malattie cardiovascolari, ed ha uno stretto legame con lo stile di vita e il sovrappeso. I farmaci possono essere inefficaci nel 40% dei casi. La dieta DASH, la riduzione del sodio e l'aumento del potassio sono notoriamente associati ad un miglioramento della pressione. Anche calcio e magnesio tendono a ridurla. Le vitamine del gruppo B, in particolare la B2 (riboflavina) possono migliorare la pressione in persone con mutazione MTHFR (in Europa quasi un quarto della popolazione). Questo potrebbe essere utile anche in gravidanza, dove l'ipertensione porta a problemi notevoli.
Aggiornamento 15/8/2020

I donatori di metili (betaina, B12, folati, colina, metionina) proteggono dalle infezioni che predispongono per il morbo di Crohn

Aggiornamento 23/9/2020

"Le vitamine del gruppo B non solo aiutano a costruire e mantenere un sistema immunitario sano, ma potrebbero potenzialmente prevenire o ridurre i sintomi di COVID19 o trattare l'infezione da SARS-CoV-2. Il cattivo stato nutrizionale predispone le persone alle infezioni più facilmente; pertanto, una dieta equilibrata è necessaria per l'immuno-competenza. È necessario adottare approcci terapeutici o aggiuntivi sicuri ed economici, per sopprimere l'attivazione immunitaria aberrante, che può portare a una tempesta di citochine, e per agire come agenti antitrombotici. Un adeguato apporto di vitamine è necessario per il corretto funzionamento del corpo e il rafforzamento del sistema immunitario. In particolare, le vitamine del gruppo B modulano la risposta immunitaria riducendo le citochine pro-infiammatorie e l'infiammazione, riducendo la difficoltà respiratoria e i problemi gastrointestinali, prevenendo l'ipercoagulabilità, migliorando potenzialmente i risultati e riducendo la durata della degenza in ospedale per i pazienti COVID-19".

Aggiornamento 19/10/2020

L'omocisteina è un fattore di rischio cardiovascolare, per l'Alzheimer ecc, legato ad alcune mutazioni genetiche (MTHFR), e si può tenere sotto controllo grazie alle vitamine del gruppo B, in particolare folati e B12. Gli omega 3 possono aiutare ulteriormente a controllarla