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venerdì 31 gennaio 2020

Il cibo come medicina 3

Continua qui il post già duplicato una volta ☺️
Aggiornamento 19/1/2020
Alcuni cibi, spezie ecc ritenuti salutari possono esserlo anche perché agiscono sui fagi, virus normalmente presenti nel nostro intestino e capaci di tenere sotto controllo la popolazione batterica. Alcuni studiosi hanno sperimentato l'effetto su alcuni batteri patogeni, E. faecalis, B. thetaiotaomicron, S. aureus e P. aeruginosa.
Per esempio il tabasco riduce la crescita dei primi 3. L'effetto è potenziato dalla capsaicina (peperoncino) e dall'aceto.
Anche il NAC (N-acetilcisteina) ha proprietà batteriostatiche, antimicrobiche e antibiofilm. La stevia ha esibito potenziale contro B. thetaiotaomicron e S. aureus. I dolcificanti artificiali invece inducono disbiosi.
Il propoli aumenta i fagi contro B. thetaiotaomicron e E. faecalis. Alcuni cibi (rabarbaro, caffè, origano e melagrana) invece riducono i fagi, e sono infatti conosciuti come antivirali.
Aggiornamento 22/1/2020
L'olio di Perilla come modulatore dell'infiammazione e del microbiota.
La taurina, un particolare aminoacido, è stata somministrata a due ragazzi con un deficit del trasportatore, prevenendo la degenerazione retinica e la disfunzione cardiaca
Aggiornamento 23/1/2020
Lo zenzero migliora peso, circonferenza addominale, glicemia, resistenza insulinica e colesterolo HDL, senza però effetti su trigliceridi, insulina e LDL
Bufalina e licorina migliorano la fibrosi cardiaca da ipertensione nel modello animale
Aggiornamento 24/1/2020
L'uso di integrazione con omega 3 si associa a migliori parametri di funzionalità riproduttiva in uomini sani
Aggiornamento 26/1/2020
Lattobacilli insieme a mirtillo rosso sono efficaci nelle cistiti ricorrenti
Aggiornamento 30/1/2020
Il cisto rosso appare avere un forte potere antivirale per le infezioni respiratorie
Aggiornamento 31/1/2020
Nelle persone con lieve ipertensione non si capisce esattamente se è conveniente trattare farmacologicamente, per cui la Società Europea dell'Ipertensione ha emesso una posizione ufficiale sull'uso di cibo, integratori e nutraceutici in questa condizione.
La barbabietola grazie ai suoi nitrati naturali appare il cibo più efficace. Tè ricco in catechine, karkadè, sesamo e melagrana hanno effetto più limitato.
Tra gli integratori, vitamina C, magnesio e potassio (attenzione a quest'ultimo in alcune patologie) sono i migliori, tra i nutraceutici gli isoflavoni della soia (in donne postmenopausa), il resveratrolo (nei diabetici) e la melatonina (in chi soffre di ipertensione notturna). Anche probiotici e prebiotici hanno discreta efficacia. Molti altri funzionano (cacao, taurina, omega 3, ecc) ma a dosi elevate e a costi non bassi. In ogni caso non si consiglia di rimuovere gli eventuali farmaci prescritti.
Aggiornamento 6/2/2020
L'aglio, o il suo estratto secco, può avere un effetto sull'ipertensione simile a quello dei farmaci. Una corretta quantità delle vitamine del gruppo B è importante per l'effetto.La rigidità arteriosa si riduce in maniera da "ringiovanire" di 5 anni il sistema cardiovascolare. Funziona inoltre come prebiotico, migliorando il microbiota, aumentando i lattobacilli e i clostridi benefici
Aggiornamento 9/2/2020
Da tempo si parla di uso della dieta chetogenica nell'Alzheimer. Non esistono ancora molti studi, ma un modello in vitro fornisce una possibile spiegazione della sua (eventuale) efficacia: i corpi chetonici (che si formano durante la dieta e rappresentano il principale carburante cerebrale) riescono a "pulire" la cellula dalla β-amiloide, la sostanza che caratterizza i neuroni delle persone con Alzheimer.
Aggiornamento 10/2/2020

L'EPA, il grasso omega 3, potrebbe prevenire la cachessia neoplastica (e aiutare nel recupero del peso) riducendo le citochine infiammatorie, alla dose di 1,5g. Non vi è consenso unanime sull'indicazione
Aggiornamento 12/2/2020
Nel modello animale l'inulina, una fibra prebiotica, riduce la crescita del melanoma, modulando la risposta immunitaria grazie al microbiota
Aggiornamento 15/2/2020
Una dose giornaliera tra gli 80 e i 90mg di zinco può ridurre la durata del raffreddore del 33%
L'emicrania arriva quando si alzano i livelli di glucosio nel sangue. Meglio quindi un'alimentazione che stabilizzi la glicemia, chetogenica o a basso indice glicemico per esempio.
Aggiornamento 17/2/2020

Da un articolo sull'uso delle evidenze scientifiche nella terapia nutrizionale "Evidenze emergenti da recenti studi e revisioni sistematiche hanno messo in evidenza il significativo miglioramento clinico associato alla terapia nutrizionale medica mirata. La terapia nutrizionale medica dovrebbe ora essere considerata un intervento semplice, per lo più non invasivo ed economico con una sicurezza molto elevata nei pazienti. Queste conclusioni stanno diventando sempre più "basate sull'evidenza" anziché "guidate da esperti". Poiché il tema della malnutrizione è molto sfaccettato, sono necessari ulteriori studi per studiare il ruolo della dose, dei componenti nutrizionali, delle vie di introduzione e i tempi dell'intervento. Inoltre, la scienza potrebbe spostarsi maggiormente verso la "medicina personalizzata" in futuro. Fattori specifici della malattia (ad es. Comorbidità, decorso cronico o acuto), fattori specifici del paziente (età, sesso, elementi genetici) o biomarcatori nutrizionali potrebbero fornire informazioni sul fatto che un paziente debba beneficiare o meno della terapia nutrizionale. Di ulteriore interesse è anche l'influenza della terapia nutrizionale sul microbiota, che può svolgere un ruolo chiave. C'è anche ancora incertezza sul corso temporale ottimale della terapia nutrizionale medica (cioè, quando iniziare e per quanto tempo trattare). Tutte queste domande dovrebbero essere affrontate in ulteriori studi seguendo il concetto di medicina basata sull'evidenza. La terapia nutrizionale basata sull'evidenza ha avuto un viaggio difficile, ma ha un futuro promettente".
Aggiornamento 18/2/2020
L'articolo del Prof Alessio Fasano, docente ad Harvard, inizia così "Venticinque secoli fa, quando Ippocrate affermò che "Tutte le malattie iniziano nell'intestino", ebbe un'intuizione incredibile che solo recentemente è stato pienamente apprezzata a causa di nuove intuizioni sulla patogenesi di molte malattie infiammatorie croniche (CID) che affliggono l'umanità".
Oggi sappiamo che la permeabilità intestinale può essere concausa di molte malattie, perché permette agli antigeni alimentari e a batteri o loro derivati di entrare nel circolo sanguigno (endotossemia) e attivare cellule immunitarie T, facendo perdere la tolleranza immunitaria e inducendo allergie e infiammazione.
Tra le cause di induzione della zonulina, la proteina che provoca permeabilità, vengono indicate disbiosi, in particolare SIBO, e il glutine (altri fattori conosciuti sono alcol e stress). Quali patologie sono probabilmente legate alla condizione di leaky gut? Invecchiamento, malattie autoimmuni (celiachia, diabete di tipo 1, IBD, sclerosi multipla, spondilite anchilosante), disordini metabolici (obesità, diabete di tipo 2, diabete gestazionale, steatosi epatica), IBS, tumori (glioma e carcinoma epatico), patologie neurologiche (autismo, depressione, schizofrenia, fatica cronica).
Aggiornamento 19/2/2020
Il collagene è efficace nel ridurre rughe e dolori articolari da osteoartrite. Le evidenze per la salute ossea, delle unghie, dei capelli e l'aumento di muscolo sono invece dubbie.
La dieta FODMAP può essere efficace in oltre la metà dei casi di intestino irritabile (IBS). In altri casi è opportuno personalizzare il trattamento, a seconda delle sensibilità individuali
Aggiornamento 22/2/2020
Le persone con depressione hanno nel loro intestino ridotte quantità di batteri della famiglia Prevotellaceae, e dei generi Coprococcus, Ruminococcus, Bifidobacterium, Escherichia e Faecalibacterium rispetto ai controlli sani. La famiglia Actinomycetaceae è invece elevata.
È probabile che una minore diversità batterica determini minore resilienza (capacità di far fronte allo stress) e minore produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA). I probiotici possono aiutare e migliorare anche l'effetto dei farmaci. I bifidi in particolare possono migliorare la depressione legata allo stress, mentre L. rhamnosus migliora il sistema immunitario e protegge dai comportamenti legati allo stress. Tra le piante che hanno mostrato attività verso la malattia di Lyme (borreliosi che si prende dalla puntura di zecca) Cryptolepsis sanguinolenta, Juglans nigra, Polygonum cuspidatum, Uncaria tomentosa, Artemisia annua, Cistus creticus, e Scutellaria baicalensis.
Aggiornamento 25/2/2020
L'asse intestino-cervello nell'emicrania.
Lo stimolo può essere diretto, sul nervo vago, o indiretto (metaboliti e neurotrasmettitori batterici che modulano il dolore). Lo stress provoca disbiosi e permeabilità intestinale, tramite il cortisolo. In questo modo sostanze infiammatorie possono giungere al cervello e provocare l'emicrania. Anche i problemi digestivi peggiorano l'emicrania.
Il microbiota produce SCFA che possono ridurre la tendenza agli attacchi. I probiotici possono così ridurre la frequenza. Anche la dieta a basso indice glicemico, favorendo la formazione di SCFA, è efficace. Ridurre il rapporto tra omega 6 e omega 3 è un altro approccio che può dare risultati.
Può essere importante inoltre avere livelli corretti di vitamina D. In caso di sovrappeso è necessario dimagrire.
Aggiornamento 16/2/2020
Bacteroides thetaiotaomicron, un batterio presente nell'intestino sano, trasforma i glucosinolati in isotiocianati, ed è quindi importante per l'effetto anticancerogeno dei broccoli
Aggiornamento 27/2/2020

In uno studio americano su circa 50 mila donne, il latte e in maniera minore i latticini aumentano il rischio di tumore al seno, già a dosi basse. "Il consumo compreso tra appena 1/4 e 1/3 di tazza di latte al giorno è stato associato ad un aumentato rischio di cancro al seno del 30%", ha detto Fraser, uno dei ricercatori. "Bevendo fino a una tazza al giorno, il rischio associato è salito al 50% e, per coloro che ne bevono da due a tre tazze al giorno, il rischio è aumentato ulteriormente dal 70% all'80%". Il tipo di latte (scremato o intero) non ha influenzato i risultati, mentre "non si notavano importanti associazioni con formaggio e yogurt". Il risultato può essere dovuto alla maggiore quantità di IGF1 presente nel latte americano. "Gli ormoni sessuali bovini e i livelli sierici endogeni di IGF-1 sono due possibili agenti di mediazione in un legame tra carcinoma mammario e latte bovino. Circa il 75% delle vacche che forniscono latte nella moderna produzione casearia sono in gravidanza e, per definizione, stanno allattando. Quindi rilevanti quantità di estrogeni (ng/L) e progesterone (mg/L) si trovano nel latte di vacca. Le concentrazioni di progesterone sono fortemente correlate positivamente al contenuto di grassi del latte e allo stadio della gestazione. [...] I livelli di estrogeni e progesterone nel latte sembrano essere piccoli rispetto alla produzione endogena femminile e sono stati dichiarati biologicamente irrilevanti. Tuttavia: il latte magro e il latte intero favoriscono la crescita del tumore mammario nei ratti, [...] il consumo di latte aumenta l'escrezione urinaria e i livelli sierici di estradiolo. Alcuni di questi effetti potrebbero derivare dalla conversione endogena di estrone da latte (o altre varianti coniugate) e progesterone in estradiolo. Livelli ormonali sostanzialmente più bassi sono riportati nel formaggio e nello yogurt (per grammo di alimento). [...] Il latte contiene IGF-1 bovino che viene assorbito e non viene distrutto dalla pastorizzazione. Inoltre l'assunzione di latte è stata anche associata a livelli più elevati di IGF-1 endogeno, un ormone proliferativo che è un probabile fattore causale nel carcinoma mammario". La soia non ha effetto chiaro secondo lo studio. I ricercatori concludono suggerendo di tenere conto di questi dati nelle linee guida, che consigliano 3 porzioni di latte al giorno. Si tratta di uno studio osservazionale, che quindi non stabilisce relazione causa-effetto, ma con delle basi biologiche che possono giustificare la relazione.
Aggiornamento 28/2/2020
Le persone con IBD, in particolare rettocolite ulcerosa, hanno ridotte quantità della famiglia delle Ruminococcaceae, batteri noti per trasformare i sali biliari da primari in secondari. Infatti questi ultimi sono ridotti nelle persone con malattia. Fornire sali biliari secondari migliora la malattia nel modello animale. Uno dei migliori modi per aumentare i ruminococchi è l'amido resistente
Aggiornamento 1/3/2020
Il potenziale antivirale di alcuni nutraceutici nei confronti dei virus a RNA come il coronavirus
Aggiornamento 3/3/2020
Secondo una revisione sistematica dei potenziali interventi nei confronti del CoVid19, vitamine A, C, D e quelle del gruppo B possono prevenire la malattia e aiutare nella guarigione, in particolare nelle persone con carenza. Gli omega 3 possono supportare la guarigione.
Zinco, selenio e ferro possono contribuire a migliorare la risposta immunitaria. Anche acido α-lipoico, estradiolo e fitoestrogeni hanno potenziale antivirale. Sottolineiamo che non esistono ovviamente studi di intervento in merito, ma solo ipotesi da verificare.
Aggiornamento 5/3/2020
La metionina, un amminoacido essenziale solforato, peggiora i problemi intestinali dopo la radioterapia in un modello animale, aumentando stress ossidativo, infiammazione e permeabilità intestinale. I ricercatori sottolineano che "questi risultati mostrano l'importanza del ruolo di un percorso nutrizionale seguito da esperti durante la terapia tumorale e la necessità di un solido background scientifico dietro la vendita di integratori alimentari e affermazioni sui loro effetti benefici".
Aggiornamento 6/3/2020
"Mentre Ippocrate potrebbe avere sbagliato nell'affermare che "tutte le malattie iniziano nell'intestino", ci sono molti disturbi cronici e debilitanti del cervello e dell'intestino per i quali il trattamento e la prevenzione possono iniziare nell'intestino". I metaboliti batterici che raggiungono il cervello sono regolati a 2 livelli: barriera intestinale ed ematoencefalica. Quando queste diventano permeabili (oltre la soglia fisiologica), si possono avere problemi intestinali e mentali. Il microbiota intestinale comunica con il sistema nervoso centrale attraverso vie endocrine, immunitarie e neurali. Questa comunicazione, che è anche bidirezionale, è programmata durante i primi 3 anni di vita e rimane relativamente stabile per tutta la vita nonostante le perturbazioni. In questo modo l'intestino influenza umore, malattie neurologiche come Parkinson, irritabilità intestinale ecc
Aggiornamento 7/3/2020
Tra le patologie esofagee, quella che risponde meglio alla dieta è l'esofagite eosinofila, seguita dal reflusso
Aggiornamento 8/3/2020
Il resveratrolo ha ridotto l'iperattività nei ragazzi autistici, mentre non ha avuto effetti su letargia, isolamento, comportamenti stereotipati e linguaggio inappropriato.
Aggiornamento 10/3/2020
La vitamina D è spesso carente in persone con emicrania, e una dose giornaliera fino a 4000UI può aiutare a ridurre la frequenza degli attacchi insieme alla terapia farmacologica

Aggiornamento 11/3/2020
"Lo zinco è un oligoelemento essenziale che è cruciale per la crescita, lo sviluppo e il mantenimento della funzione immunitaria. La carenza di zinco è sorprendentemente comune, colpisce fino a un quarto della popolazione nei paesi in via di sviluppo, ma colpisce anche popolazioni distinte nei paesi sviluppati a causa dello stile di vita (dieta povera, alcolismo), dell'età (anziani) e dei fattori mediati dalla malattia. Di conseguenza, lo status dello zinco è un fattore critico che può influenzare l'immunità antivirale, in particolare poiché le popolazioni carenti di zinco sono spesso maggiormente a rischio di contrarre infezioni virali. Il trattamento con zinco applicato a una dose terapeutica e nella forma corretta ha il potenziale per migliorare drasticamente la guarigione di infezioni virali croniche e acute, nonché patologie e sintomi associati. Di conseguenza, il ruolo dello zinco come antivirale può essere suddiviso in 2 categorie: 1) integrazione di zinco implementata per migliorare la risposta antivirale e l'immunità sistemica nei pazienti con carenza di zinco e 2) trattamento con zinco eseguito per inibire specificamente la replicazione virale o correlata ai sintomi dell'infezione".
Aggiornamento 13/3/2020

In uno studio su 300 persone con sclerosi multipla (SM), risultano ridotti i livelli di acido propionico (PA), un SCFA prodotto dai batteri intestinali. Questo porta a riduzione dei Treg (che danno tolleranza e riducono l'infiammazione) e aumenta Th-1 e Th-17, cellule particolarmente alterate nell'autoimmunità. Nel microbiota si osservano riduzione di alcuni produttori di SCFA (Butyricimonas), e aumento di alcuni patobionti (Flavonifractor, Escherichia e Shigella). "La supplementazione con PA ha indotto un variazione positiva nell'equilibrio delle cellule immunitarie (cioè una diminuzione di Th1 e Th17 e un aumento delle cellule Treg periferiche e un recupero funzionale della funzione soppressiva delle cellule Treg) nei pazienti con SM. Non abbiamo osservato eventi avversi rilevanti ai sensi della PA. La supplementazione con PA ha avuto un effetto benefico sui parametri immunologici, neurodegenerativi e clinici nei pazienti con SM, inclusi il tasso di recidiva e la progressione della disabilità. Questi risultati retrospettivi forniscono solide basi per studi clinici prospettici di fase II per il trattamento con PA non solo nella SM ma anche per altre malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide." Alcuni batteri sono produttori di propionato
Aggiornamento 14/3/2020
Le terapie microbiomediate (dieta, probiotici, integrazione) nell'autismo hanno necessità di essere validate, ma hanno una valida base nell'alterazione dell'asse intestino-cervello

Aggiornamento 15/3/2020
Il farmaco che potrebbe essere utile contro il coronavirus (Tocilizumab) funziona meglio con livelli di vitamina D più alti, almeno nell'artrite reumatoide
Aggiornamento 16/3/2020
Si confermano i legami tra asma e alimentazione. "Numerosi studi hanno dimostrato una concomitante riduzione delle citochine proinfiammatorie e un aumento dei marker antinfiammatori associati all'assunzione di frutta e verdura. Il consumo di frutta e verdura è inversamente associato ai neutrofili delle vie aeree negli adulti asmatici". Le diete a base vegetale, grazie alla presenza di antiossidanti, come vitamine E e C, carotene, ubichinone, flavonoidi e selenio, migliorano le condizioni degli asmatici. In particolare "la vitamina C influenza il rilascio di acido arachidonico, un precursore delle prostaglandine, che impedisce la sintesi della prostaglandina E2 (PGE2), che aumenta infiammazione e broncocostrizione. La vitamina C svolge anche diversi ruoli nella funzione immunitaria contribuendo alla fagocitosi e alla funzione linfocitaria e modulando le concentrazioni di citochine e istamina". Gli antiossidanti possono ridurre lo stress ossidativo e potenzialmente ridurre i sintomi asmatici. L'aumento dell'assunzione di magnesio è associato ad un effetto positivo sull'asma. Una dieta a basso contenuto di sale migliora la funzione polmonare nei pazienti con asma indotto dall'esercizio. La fibra modula positivamente il microbiota, che produce butirrato antinfiammatorio, e riduce la permeabilità intestinale. Inoltre riduce l'iperglicemia postprandiale, che si associa a maggiore infiammazione. In generale la dieta di tipo occidentale e i latticini appaiono peggiorare l'asma. Tra i grassi, il rapporto tra omega 3 e omega 6 deve rimanere alto per inibire la produzione di acido arachidonico e citochine infiammatorie, mentre i grassi saturi sembrano associati a peggioramento. La vitamina D ha un effetto antinfiammatorio e immunomodulante, bilanciando il rapporto tra Th1 e Th2.
Nelle persone sovrappeso il dimagrimento gioca un ruolo importante nel miglioramento dei sintomi. In conclusione "l'assunzione di frutta e verdura è stata associata a un ridotto rischio di asma e ad un migliore controllo dell'asma, mentre il consumo di prodotti lattiero-caseari è associato ad un aumentato rischio e potrebbe esacerbare i sintomi asmatici. Componenti dietetici come antiossidanti, fibre, acidi grassi polinsaturi, grassi totali e saturi e consumo di vitamina D probabilmente influenzano le vie immunitarie coinvolte nella fisiopatologia dell'asma". Si rilevano però pochi trial clinici.
Aggiornamento 17/3/2020

"È stato riscontrato che l'assunzione di omega-3 di origine marina ha effetti antiaritmici. Quando si consumano gli omega-3, si verifica un aumento della fluidità della membrana cellulare, l'inibizione dei canali del calcio di tipo L e una riduzione della possibilità di eventi aritmici durante i periodi sensibili. Dati prospettici suggeriscono che il mantenimento di un indice omega-3 di circa l'8%, che richiede il consumo di frutti di mare ricchi di omega-3 fino a cinque volte alla settimana o il consumo di oltre 3 g di EPA e DHA al giorno, può fornire la massima protezione contro gli eventi aritmici".

Vi è uno stretto legame tra microbiota intestinale e dolori alle articolazioni. Lo riconosce anche un gruppo di esperti europeo. In questo modo la dieta, modulando la flora intestinale, può aiutare a ridurre i dolori, anche se i trial clinici sono ancora pochi. Si è visto comunque che le persone sovrappeso o con flora sbilanciata hanno maggiore endotossemia, parti di batteri che passano dall'intestino al sangue e danno infiammazione. Una dieta ricca in fibre invece riduce l'infiammazione. Alcuni probiotici (LGG) aumentano gli estrogeni, che calano in età avanzata, aumentando i dolori. L. casei Shirota invece riduce l'infiammazione. Condroitina e glucosamina agiscono soprattutto come prebiotici. Anche se stiamo ancora aspettando studi più grandi, se nel mentre vi mettete a dieta e i dolori passano non stupitevi.
Aggiornamento 19/3/2020

Lo studio dell'interazione tra dieta e disordini autoimmuni è stato recentemente soprannominato "immunodietetica". I componenti del cibo e i loro effetti sul microbioma intestinale sono tra i principali corresponsabili della malattia autoimmune, ma sono spesso trascurati. La perdita del meccanismo di tolleranza orale può indurre il sistema immunitario a reagire al cibo che il corpo usa per vivere. Molti alimenti condividono le sequenze con alcuni tessuti umani; questo "mimetismo molecolare" può indurre o esacerbare malattie autoimmuni. Latte, grano, acquaporine vegetali, legumi, proteine ​​ricche di glicina (carni bianche e rosse, cereali, soia, gelatina ecc), glucani, pectine, tropomiosina del gambero, Saccharomyces cerevisiae (lievito) e carne di maiale sono alcuni esempi di alimenti che condividono una significativa omologia con diverse proteine ​​dei tessuti umani. Le lectine e le agglutinine sono proteine che legano i carboidrati di membrana, e sono presenti in microrganismi, piante e animali, sono resistenti alla digestione. "Le lectine non digerite che riescono a penetrare le barriere digestive possono avere effetti devastanti sul corpo, tra cui problemi digestivi, carenze nutrizionali, danni intestinali e intestino permeabile, una porta verso l'autoimmunità. La lectina iniettata nei topi induce il legame della lectina con le IgG, seguita dall'aggregazione delle IgG e dalla formazione di IgM anti-IgG o fattore reumatoide (RF), inducendo così l'artrite reumatoide." Altre malattie autoimmuni hanno probabilmente altri fattori alla base. "Inoltre, le lectine possono legarsi all'endometrio umano, agli spermatozoi e agli ovuli, provocando una reazione autoimmune che potrebbe causare infertilità negli uomini o nelle donne". "Alcuni alimenti possono aiutare a mantenere la tolleranza orale e un sistema digestivo sano, mentre gli alimenti dannosi possono favorire la crescita di batteri dannosi e portare al rilascio di tossine batteriche, indebolendo le barriere intestinali. Inducendo la permeabilità intestinale, i batteri o i loro antigeni possono entrare nella circolazione, dove la reazione immunitaria contro di loro provoca la produzione di anticorpi. Poiché il tessuto umano è imitato da così tanti antigeni batterici intestinali, gli anticorpi e le cellule T che reagiscono contro gli antigeni batterici possono attaccare le proteine ​​che imitano i batteri presenti nel tessuto umano e quindi innescare una risposta autoimmune. Evitare alimenti che contengono epitopi autoimmuni o componenti che inducono modificazioni post-traduzionali delle proteine ​​alimentari o che hanno la capacità di modificare selettivamente il microbiota intestinale, potrebbe migliorare i sintomi nei pazienti con la corrispondente malattia autoimmune". Come si può leggere quasi qualsiasi categoria di cibo è potenzialmente immunogena quindi solo una dieta tagliata su misura può agire correttamente.

Aggiornamento 20/3/2020
Una nota della Società scientifica di immunonutrizione (ISIN).
"Vi è una mancanza di immunità acquisita nelle popolazioni di tutto il mondo nei confronti di COVID-19, nessun vaccino, incertezza sul vero tasso di infezione nei paesi e, gli anziani sono un gruppo vulnerabile (in particolare quelli nelle case di cura e istituti). La consulenza nutrizionale è quindi considerata appropriata in questo momento. Ci sono molte prove da studi su animali e umani che la nutrizione comprendente antiossidanti e i nutrienti correlati supportano il sistema immunitario, consentendogli di funzionare correttamente. Il consiglio generale è di seguire una dieta varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura colorate (per aumentare l'assunzione di antiossidanti e sostanze nutritive associate) per supportare la funzione immunitaria. Un consiglio specifico in relazione agli anziani è di aumentare l'assunzione di vitamina E (134 mg - 800 mg / giorno), zinco (30 mg - 220 mg / giorno), vitamina C (200 mg - 2 g / giorno) e in particolare per quelle persone con basso livello sierico di vitamina D, vitamina D (10 μg - 100 μg / giorno). Questi nutrienti hanno dimostrato di migliorare l'immunità delle cellule T e B negli studi sull'uomo, incluso negli anziani. Non ci sono prove specifiche che queste misure nutrizionali possano aiutare a proteggere o addirittura a ridurre gli effetti dell'infezione da COVID-19. Tuttavia, ha senso pragmatico sostenere nutrizionalmente sia la salute normale che il sistema immunitario (con dosi che probabilmente non saranno dannose) prima, durante e dopo l'infezione COVID-19.

Sebbene le evidenze siano non definitive, esistono alcuni legami tra alimentazione e schizofrenia. Alcune persone hanno eccesso di interleuchina-2 intestinale, un marker di correlazione tra dieta e autoimmunità. Spesso sono presenti carenze minerali e vitaminiche, dovute al consumo di cibo spazzatura o a malassorbimento, e vanno corrette perché i neuroni ne hanno bisogno. Una forte correlazione è stata notata tra celiachia o sensibilità al glutine e psicosi, e con alterato metabolismo lipidico. Anche supplementazione con aminoacidi e digiuno hanno dato risultato. La review non ha preso in considerazione la dieta chetogenica


Aggiornamento 21/3/2020
Basandomi sul webinar del dott. Giordano, ho trovato indicazioni in letteratura su lipidi (PUFA), infiammazione, replicazione virale e albumina, che può spiegare come lo stato nutrizionale possa influenzare guarigione e sopravvivenza nelle infezioni virali.
"si suggerisce che (i) la produzione di TNF-α potenziata con HCV e HBV induca una carenza di PUFA (in particolare AA, EPA e DHA); (ii) la produzione di ROS indotta da HCV e HBV e la perossidazione lipidica aggravano ulteriormente il deficit di PUFA, che, a sua volta, può aumentare la proliferazione virale; (iii) l'attività COX-2 innescata da virus porta ad un aumento della produzione di PGE2; (iv) la riduzione dei livelli di AA, EPA e DHA epatici porta a una riduzione della produzione di LX, resolvina e protectina (molecole che risolvono i danni, derivate da omega 3); (v) l'aumento della produzione di TNF-α causata dall'infezione virale (HCV e HBV) provoca ipoalbuminemia che aggrava ulteriormente la carenza di LX, resolvine e protectine; e (vi) uno squilibrio tra PGE2 pro-infiammatorio e LXs anti-infiammatori, resolvine e protectine (e ridotta formazione di PGE1 a causa della carenza di PUFA, in particolare quella di DGLA) può manifestarsi sotto forma di immunosoppressione, infiammazione e infezioni batteriche inadeguate nella cirrosi epatica. L'albumina è benefica nei pazienti con cirrosi (a condizione che vi siano sufficienti riserve epatiche di PUFA) grazie alla sua capacità di mobilizzare i PUFA e migliorare la formazione di LX, resolvine e protectine".
Negli stati di malattia cronica il corpo sacrifica proteine muscolari per sintetizzare albumina, così le persone demuscolate e denutrite sono più esposte ai rischi.
"Si suggerisce che l'integrazione e / o l'infusione di quantità appropriate di albumina, PUFA e cofattori necessari per la formazione adeguata di PGE1, PGI2, PGA, lipoxine, resolvine, protectine e maresine come vitamina C, piridossina, vitamina B12 e folati potrebbero essere impiegati per prevenire, gestire e invertire la disfunzione / malattia epatica". Il miglior modo per stimolare la produzione di albumina endogena sono invece gli aminoacidi essenziali.
Aggiornamento 23/3/2020
La terapia con alte dosi di vitamina C endovena in caso di ARDS (sindrome da distress respiratorio) da coronavirus può essere presa in considerazione secondo 3 rianimatori dell'Università di San Francisco.
Alcuni ricercatori suggeriscono i trial su composti naturali come sitosteroli e ciclodestrine per inibire la replicazione virale, anche da coronavirus
Aggiornamento 24/3/2020
L'uso degli SCFA (e dei probiotici) nella prevenzione e trattamento del diabete di tipo 1 e 2

Aggiornamento 25/3/2020
Alcuni consigli alimentari in caso di permeabilità intestinale
• Prendere in considerazione una dieta mediterranea, ricca di polifenoli ee eventualmente senza glutine.
• Ridurre al minimo l'assunzione di alcol.
• Assicurare l'assunzione frequente di varie fonti di carboidrati fermentabili, se tollerate.
• Valutare i probiotici produttori di butirrato; considerare il butirrato come supplemento.
• Misurare lo stato degli omega 3 EPA e DHA; considerare l'integrazione con olio di pesce
• Misurare e correggere lo stato della vitamina D.
• Garantire un'adeguata assunzione di retinolo o beta-carotene; se fai molto affidamento sul beta-carotene, valuta la capacità genetica di convertire il beta-carotene in retinolo.
• Considerare l'integrazione con zinco e carnosina
• Considerare l'utilizzo di curcuma in alimenti, bevande e snack o l'integrazione con i curcuminoidi ad alta biodisponibilità.

Secondo una revisione degli studi, gli omega 3 possono essere utili nella sindrome acuta da distress respiratorio (ARDS), una delle caratteristiche della COVID19. I dati non si riferiscono però alla malattia da coronavirus ma in generale alla condizione ARDS
Aggiornamento 26/3/2020
Anche un lavoro dell'Università di Torino conferma che chi ha livelli di vitamina D più bassi ha rischio più alto di COVID19 e mortalità più alta
Aggiornamento 27/3/2020
Il mio nuovo articolo che spiega la situazione sull'uso della terapia alimentare abbinata alle terapie tumorali

Aggiornamento 28/3/2020
"La dieta a basso contenuto di FODMAP è diventata un componente chiave nella gestione dell'IBS e ha rinvigorito le discussioni sul ruolo della dieta nella fisiopatologia e nel trattamento dei pazienti con IBS. Ha anche messo a nudo le inadeguatezze della strategia "prima i farmaci" che ha dominato il trattamento dell'IBS per decenni. La dieta a basso contenuto di FODMAP ha contribuito a inaugurare una nuova era della gestione dell'IBS che riconosce che i risultati sono massimizzati quando esperti e pazienti adottano un modello di assistenza clinica olistica integrativa, uno che considera la dieta, il comportamento, lo stile di vita e l'esercizio fisico, insieme ai farmaci. Inoltre "la stessa taglia non si adatta a tutti" quando si tratta di IBS, per cui il clinico esperto deve saperla adattare al paziente.
Alcune proposte, tutte da verificare, per la COVID-19. Colpiscono l'origano, quercetina, bergamotto, curcumina, olio di cocco.

Aggiornamento 31/3/2020
La niacina (vitamina B3) potrebbe aiutare se presa ai primi sintomi di malattia (tosse) da coronavirus, grazie al suo effetto protettivo sui polmoni. Per ora l'evidenza viene solo da modelli animali.
Lo zenzero riduce fatica e vomito associato alla chemioterapia. 1g per 3 giorni riduce il rischio di vomito fino al 70%. La dose va divisa in 2/4 somministrazioni giornaliere. La fatica si riduce forse grazie all'effetto antinfiammatorio. Il rischio di indurre reflusso non sembra rilevante. Informate sempre l'oncologo perché può interferire con le terapie
Aggiornamento 1/4/2020
Tra le indicazioni nutrizionali redatte dalla ANSISA per le persone affette da COVID19, ospedalizzate o nutrite artificialmente, aminoacidi essenziali, vitamina D ad alte dosi per ripristinare le scorte, probiotici da valutare in caso di antibioticoterapia, multivitaminici in caso di carenza.
Anche la Associazione Medici Endocrinologi consiglia la somministrazione di vitamina D in caso di patologie endocrine (compresa l'obesità) nel paziente con COVID19 che non può esporsi adeguatamente al sole (praticamente chiunque in questo periodo), insieme ad adeguato apporto proteico (1,5g/kg), basandosi sulle linee guida della European Society of Endocrinology. Ma visto che è così importante non sarà meglio non farsi trovare impreparati e assumerla da prima?
L'efficacia dei trattamenti erboristici può dipendere dal microbiota
Aggiornamento 2/4/2020
Ipotesi: ci potrebbe essere un legame tra ARDS (una delle complicazioni della COVID19) e disbiosi intestinale e quindi polmonare
Aggiornamento 6/4/2020
Esiste un legame tra disbiosi intestinale e emicrania. I batteri possono indurre un rilascio di TNFalfa, una sostanza infiammatoria, dalla microglia (tessuto cerebrale). Se invece abbiamo i batteri (e l'alimentazione) giusti, essi rilasciano SCFA che stimolano correttamente la microglia e riducono l'emicrania.
L'acido ursolico, un triterpene presente nella buccia di alcuni frutti, modula il sistema immunitario e stimola la rimielinizzazione dei nervi nel modello animale di sclerosi multipla
Le raccomandazioni dell'IFM per la COVID-19: curcumina, quercetina, zinco, NAC, vitamine A, C, D, melatonina, sambuco, tè verde, resveratrolo.
Aggiornamento 7/4/2020
Una formulazione di prebiotici e nutrienti vegetali, fatta da curcumina, aloe vera, olmo sdrucciolevole, gomma di guar, pectina, olio di menta piperita, può essere benefica per le persone con problemi gastrointestinali. In uno studio che ha considerato disturbi da reflusso e/o simili a IBS, (indigestione, bruciore di stomaco, nausea, costipazione o diarrea, dolore addominale, flatulenza, e collegati come fatica e ansia) senza gruppo di controllo, "la formula ha ridotto significativamente la permeabilità intestinale, migliorato il profilo microbico e ridotto la necessità di farmaci per il reflusso nel 40% dei partecipanti che assumevano regolarmente antiacidi prima dello studio. La guarigione della mucosa intestinale ha consentito al 40% -50% dei partecipanti di reintrodurre potenziali fattori scatenanti alimentari come cibi FODMAP, latticini, cibi ricchi di carboidrati e/o cibi acidi o piccanti senza ricaduta dei sintomi gastrointestinali. La qualità della vita (funzione fisica, energia, umore e sonno) è migliorata tra il 60 e l'80%". Il microbiota è migliorato (aumento di lattobacilli, bifidi e clostridi non patogeni) e anche la forma delle feci secondo la scala di Bristol.
Aggiornamento 9/4/2020
Precisando che non ci sono validazioni da studi sull'uomo, un team di scienziati ha riassunto le possibili integrazioni e comportamenti per prevenire e gestire il coronavirus della COVID19, basandosi sulle conoscenze attuali (cioè poche) e sull'attivazione dell'inflammasoma NLRP3, alla base molecolare della malattia. Innanzitutto sonno adeguato e riduzione dello stress migliorano le difese immunitarie.
A livello nutrizionale
⋆ lo zinco riduce il rischio di ingresso nella cellula dei coronavirus e la loro virulenza
⋆ vari flavonoidi presenti in frutta e verdura, come baicalina, liquiritigenina, quercetina, miricetina, apigenina, curcumina, EGCG (tè verde), hanno presentato attività antivirale in vitro, e "almeno 5-7 porzioni di verdura e 2-3 porzioni di frutta al giorno forniscono una varietà di flavonoidi e sono considerati una pietra angolare di una dieta anti-infiammatoria".
⋆ vitamina C
⋆ melatonina
⋆ sambuco (da togliere in caso di positività al virus)
⋆ vitamina D
riducono l'inflammasoma.
Anche larice, echinacea e funghi medicinali vanno evitati perché possono peggiorare la "tempesta di citochine" tipica della malattia, mentre aglio, astragalo e menta piperita sono ritenuti sicuri. L'articolo si conclude con "Le informazioni e la comprensione su COVID-19 continuano a cambiare rapidamente. Ti invitiamo a formulare raccomandazioni integrative con attenzione e tenendo conto dei meccanismi sia dell'infezione COVID-19 sia dell'intervento previsto. È anche importante ribadire che ad oggi non esistono strategie di prevenzione o trattamento integrative clinicamente basate sull'evidenza per l'infezione da COVID-19".
Aggiornamento 10/4/2020
Ruolo delle vitamine nella gestione della COVID19
"La vitamina C (acido L-ascorbico) ha un ruolo fisiologico pleiotropico, ma esistono prove a sostegno dell'effetto protettivo della vitamina C endovenosa ad alta dose (HDIVC) durante le ARDS da sepsi. La vitamina C rinforza il mantenimento della barriera epiteliale alveolare e aumenta la trascrizione dei canali proteici (CFTR, aquaporina-5, e pompa sodio-potassio) regolando la clearance del fluido alveolare. L'HDIVC riduce i neutrofili (NET) che facilitano l'infiammazione sistemica nell'insufficienza multiorgano indotta da sepsi". Riduce inoltre sindecano-1, che correla con la gravità della sepsi. Il trial cinese per i risultati definitivi si concluderà a settembre.
"La vitamina D è nota per mitigare la portata dell'immunità acquisita e rigenerare il rivestimento endoteliale. Ciò può essere utile per ridurre al minimo il danno alveolare causato dall'ARDS. Prove di livello I hanno dimostrato che esiste un effetto protettivo complessivo del 12% della supplementazione di vitamina D contro l'infezione acuta batterica e virale del tratto respiratorio. Questi effetti protettivi sono aumentati al 19% in quegli individui con il regime giornaliero o settimanale di vitamina D rispetto a quelli che assumono un bolo mensile di vitamina D. Inoltre, c'è un effetto protettivo del 70% quando la carenza di vitamina D viene corretta con l'integrazione. Questo risultato è pertinente per la maggior parte degli individui residenti alle latitudini settentrionali che presentano carenza di vitamina D ( <25 nmol/L) a causa di prolungati periodi di mancanza di luce solare".
Le indicazioni di IFM sulla COVID19
Il controllo glicemico e metabolico nelle persone diabetiche può rappresentare un approccio specifico e meccanicistico per prevenire e migliorare gli effetti acuti del coronavirus riducendo la risposta infiammatoria locale e bloccandone l'ingresso nelle cellule.
Aggiornamento 11/4/2020
La restrizione calorica intermittente può migliorare la funzionalità cardiaca, agendo sui mitocondri e la produzione di energia, ma se è prolungata può essere deleteria sui tessuti cardiaci. Le persone con insufficienza cardiaca possono beneficiare degli aminoacidi essenziali perché ne hanno livelli inferiori nel sangue.
La schizofrenia può essere associata ad alterazione del microbiota e del metabolismo del triptofano. Anche i segnali di dopamina, GABA e glutammato sono alterati, e recentemente si sono evidenziati coinvolgimento di uno stato infiammatorio e di problematiche gastrointestinali, tant'è che "il trattamento dei disturbi metabolici attraverso l'attività fisica, gli interventi psicosociali e dietetici è un approccio efficace per migliorare i sintomi della schizofrenia". Un batterio, S. vestibularis, sembra particolarmente coinvolto, e se trapiantato nei topi altera il comportamento e i livelli di neurotrasmettitori.
Aggiornamento 13/4/2020
"Studiando i meccanismi molecolari coinvolti nell'attività degli ω-3 (omega 3) sullo sviluppo e la progressione del carcinoma mammario, si suggerisce che gli integratori alimentari, in combinazione con farmaci antitumorali, dovrebbero essere usati, ma solo sotto controllo medico.
Gli ω-3 possono essere usati come strategia ausiliaria per il trattamento del tumore al seno triplo negativo. Sono necessari ulteriori studi clinici per valutare gli effetti specifici degli ω - 3 sugli esiti del cancro al seno".
Aggiornamento 17/4/2020
Come può la dieta chetogenica essere un potenziale trattamento in malattie neurologiche e metaboliche?
Migliora il metabolismo mitocondriale, aumenta l'ossidazione dei grassi, riduce l'infiammazione, promuove la riparazione dei nervi
L'effetto protettivo della vitamina D è stato riportato in molte condizioni associate a polmonite, iperproduzione di citochine e ARDS (condizioni tipiche della COVID19 aggravata). Il pretrattamento con vitamina D è stato benefico nei modelli animali di ARDS, riducendo la permeabilità polmonare mediante modulazione dell'attività del sistema renina-angiotensina ed espressione dei recettori ACE2. Il ruolo della vitamina D nel contesto delle infezioni virali è anche supportato dai risultati di alcune varianti alleliche del gene del recettore della vitamina D (VDR) associati ad una maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie, nonché alla progressione dell'infezione da HIV. A causa della mancanza di un trattamento specifico e dell'urgenza, questi risultati potrebbero essere provvisoriamente estrapolati per l'infezione da SARS-CoV-2, giustificando l'uso della vitamina D come possibile terapia adiuvante. Dal punto di vista della salute pubblica, si potrebbe prendere in considerazione anche la raccomandazione di un'intensa integrazione come possibile profilassi. Data la buona tollerabilità e sicurezza anche di dosi elevate di vitamina D, questo approccio rispetta il principio "primum non nocere". Le indagini sullo stato della vitamina D e sui polimorfismi VDR dei soggetti affetti potrebbero contribuire a spiegare il "comportamento insolito" della diffusione del SARS-CoV-2 e una straordinaria varietà di presentazioni cliniche e risultati della COVID-19.
Aggiornamento 18/4/2020
Anche se la qualità degli studi appare bassa, una metanalisi conferma l'efficacia del lievito S. boulardii nel trattamento della diarrea acuta nel bambino
Aggiornamento 20/4/2020
L'ADHD è una patologia legata a infiammazione e stress ossidativo. Tra le sostanze potenzialmente utilizzabili per migliorare la situazione, omega 3, sulforafano (broccoli e cavoli) e NAC, ma vi è attualmente una carenza di studi clinici.
Aggiornamento 21/4/2020
Linee guida europee ESPEN (The European Society for Clinical Nutrition and Metabolism) sulla gestione della COVID19
Per verificare lo stato nutrizionale è necessaria la consulenza con dietista, esperti nutrizionisti, nutrizionisti clinici e medici specializzati.
Un adeguato apporto calorico e proteico è fondamentale per non indurre malnutrizione e catabolismo muscolare. Recenti evidenze sembrano indicare un potenziale impatto positivo dell'attività fisica con aminoacidi essenziali o loro metaboliti. In caso di peggioramento delle condizioni aumenta l'apporto proteico. Assicurare l'apporto corretto di vitamine e minerali e in caso di necessità integrare, in particolare vitamina D (anche se non è ancora certo che la sua carenza peggiori le condizioni le prove attuali vanno in tal senso) e vitamina A (ugualmente protettiva e immunostimolante). In generale, bassi livelli o assunzioni di micronutrienti come vitamine A, E, B6 e B12, zinco e selenio sono stati associati a risultati peggiori durante le infezioni virali. In base alle esperienze dei ricercatori cinesi vitamine A e D, le vitamine del gruppo B, la vitamina C, gli acidi grassi polinsaturi omega-3, nonché il selenio, lo zinco e il ferro dovrebbero essere considerati nella valutazione dei micronutrienti nei pazienti COVID-19. Non ci sono prove attualmente che alte dosi migliorino l'esito, ma è importante non avere carenze. Un approccio globale che associa l'alimentazione alle misure di supporto vitale ha il potenziale per migliorare i risultati, in particolare nella fase di recupero.
Nei modelli animali la dieta ad alto contenuto di grassi e il fruttosio modulano il recettore ACE2 in maniera da aumentare la severità della COVID19, mentre il resveratrolo conferisce protezione.
Aggiornamento 22/4/2020
Forse sarebbe meglio non passare queste giornate a impastare, o magari farlo dedicandosi ad alimenti salutari, per prevenire conseguenze a lungo termine.
"È fondamentale considerare l'impatto delle abitudini di vita, come il consumo di diete non salutari, sulla suscettibilità a COVID-19 e [la capacità di] recupero. Inoltre, il gran numero di persone che si riprenderanno da COVID-19 può portare a un picco di condizioni mediche croniche, come l'Alzheimer, che potrebbero essere ulteriormente esacerbate da diete malsane o in popolazioni vulnerabili. Pertanto, si raccomanda che le persone si astengano dal mangiare cibi ricchi di grassi saturi e zuccheri e consumino invece elevate quantità di fibre, cereali integrali, grassi insaturi e antiossidanti per migliorare la funzione immunitaria".
Aggiornamento 23/4/2020
Quando assumiamo un pasto ricco in grassi, soprattutto saturi, e carboidrati, l'organismo ha una reazione infiammatoria postprandiale, che se ripetuta troppo spesso può essere correlata con problemi di salute. Un mix di 6g di spezie (basilico, alloro, pepe nero, cannella, coriandolo, cumino, zenzero, origano, prezzemolo, pepe rosso, rosmarino, timo e curcuma) è in grado di attenuare la risposta.
Secondo una revisione degli studi sull'argomento, un'alimentazione salutare caratterizzata principalmente dal consumo di frutta, verdura e cereali integrali ha mostrato un effetto protettivo contro l'iperattività o l'ADHD, mentre diete non salutari, caratterizzate dal consumo di grassi saturi e zucchero raffinato sono state associate ad un aumentato rischio di iperattività o insorgenza di ADHD.
L'evidenza dell'effetto protettivo di modelli alimentari sani è supportata dal fatto che alcuni nutrienti specifici, come ferro, zinco, iodio e acidi grassi a catena lunga sono considerati protettivi contro l'ADHD, principalmente perché gli individui con il disturbo hanno bassi livelli ematici di questi nutrienti. La mancanza di nutrienti specifici nel corpo umano influisce sulla salute mentale attraverso diversi percorsi biologici. Il ferro, ad esempio, è un precursore per la produzione di dopamina e noradrenalina, che svolgono un ruolo essenziale nell'eziologia del disturbo.
La mancanza di nutrienti specifici nel corpo umano influisce sulla salute mentale attraverso diversi percorsi biologici. Il ferro, ad esempio, è un precursore per la produzione di dopamina e noradrenalina, che svolgono un ruolo essenziale nell'eziologia del disturbo.
Allo stesso modo, lo zinco è necessario per molti complessi metallo-enzimatici, molti dei quali situati nel sistema nervoso, essendo essenziali per la conversione della piridossina (vitamina B6) nella dieta in piridossina attiva, necessaria per la conversione del triptofano in serotonina, che ha una stretta relazione con ADHD. Inoltre, lo zinco è fondamentale per la produzione e la modulazione della melatonina, che aiuta a regolare la funzione della dopamina, importante nella fisiopatologia dell'ADHD. In conclusione, questo studio fornisce prove sull'associazione tra dieta e ADHD, suggerendo che una dieta ricca di zuccheri raffinati e grassi saturi può aumentare il rischio di ADHD o iperattività, mentre una dieta sana, caratterizzata dall'elevato consumo di frutta e verdura, proteggerebbe da queste condizioni.
Aggiornamento 26/4/2020
Anche il Policlinico Gemelli parla di terapia nutrizionale a sostegno delle cure farmacologiche nella COVID19
La strategia antinfiammatoria, tramite alimenti, nutrienti o medicinali, è un'opzione praticabile per la gestione della COVID19. A parte l'insufficienza di micronutrienti legata all'età, come precedentemente menzionato, lo stato nutrizionale di un individuo influenza il rischio di infezione da SARS-CoV-2, il decorso clinico e gli esiti della malattia COVID-19. Pertanto, il mantenimento del corretto stato di macro e micronutrienti dell'ospite è un'importante misura preventiva. Numerosi micronutrienti sono essenziali per l'immunocompetenza, in particolare vitamina A, C, D, E, gruppo B, ferro, selenio e zinco. La dieta è vitale per mantenere lo stato nutrizionale individuale. Tuttavia, la dieta da sola potrebbe non essere sufficiente in determinate condizioni metaboliche e di stile di vita, tra cui l'età avanzata, le condizioni mediche coesistenti, il fumo di sigaretta o l'esposizione professionale alle tossine ambientali.
Le infezioni acute possono alterare il microbiota, e un microbiota sano e diversificato del tratto intestinale e respiratorio è un altro fattore determinante per il decorso della malattia. Alcuni lattobacilli possono potenziare la risposta antivirale. "... L'alimentazione è il primo fattore determinante della comunità microbica, della struttura e delle funzioni del microbiota intestinale ..."
"... In generale, la dieta equilibrata con una varietà di fibre prebiotiche, probiotici e polifenoli, promuove il microbiota sano e diversificato ..."
"... Migliorare la qualità della dieta in soggetti sensibili per COVID-19 potrebbe alleviare il rischio di infezione grave ..." "... Nonostante le prove inconcludenti, i probiotici possono essere l'opzione aggiuntiva razionale nella gestione di varie malattie virali."
L'alimentazione è una terapia in caso di trauma cerebrale, e aiuta nel recupero e nel limitare i danni
Aggiornamento 27/4/2020
Può la dieta aiutare nei confronti della perdita di capelli? Secondo una revisione degli studi ci sono indicazioni per un effetto preventivo e come terapia complementare. Una dieta mediterranea, con effetto antinfiammatorio, grazie ai suoi antiossidanti e polifenoli, protegge in particolare dall'alopecia androgenetica. I prodotti della soia grazie agli isoflavoni possono essere efficaci. Tra quelli da evitare, pesce ricco in mercurio, miglio e grano saraceno. Anche i prodotti confezionati, a causa del contenuto in BPA, possono essere dannosi. La dieta ipocalorica può promuovere la perdita di capelli.
La curcumina, un composto polifenolico estratto dalla spezia curcuma, è un antiossidante naturale non tossico e altamente promettente. Agendo su diversi target (mTOR e AMPK ad esempio), la curcumina modula numerosi vie correlate coi tumori, tra cui proliferazione cellulare, vie di segnalazione del cancro, fattori di trascrizione e angiogenesi tumorale. L'uso clinico della curcumina è limitato dalla sua scarsa biodisponibilità ed efficacia. Sono in corso ricerche per migliorare la farmacocinetica della curcumina utilizzando formulazioni e sistemi di rilascio basati sulle nanotecnologie, il suo uso nella pratica clinica e il suo profilo di sicurezza, anche insieme agli antitumorali
Aggiornamento 30/4/2020
La vitamina C può essere utilizzata come cura per il coronavirus? "La vitamina C per via endovenosa ad alta dose (VC) è stata utilizzata con successo nel trattamento di 50 pazienti con COVID-19 da moderati a gravi in ​​Cina. Le dosi utilizzate variavano tra 10 a 20 g al giorno, somministrate per un periodo di 8-10 h. Tra i pazienti in condizioni critiche può essere necessario un bolo aggiuntivo. L'indice di ossigenazione è migliorato in tempo reale e tutti i pazienti alla fine sono guariti e sono stati dimessi. In effetti, VC ad alte dosi è stata usata per diversi decenni e un recente documento del panel di esperti NIH afferma chiaramente che questo regime (1,5 g / kg di peso corporeo) è sicuro e senza eventi avversi importanti.
Poiché lo sviluppo di vaccini efficaci e farmaci antivirali richiede tempo, la VC e altri antiossidanti sono tra gli agenti attualmente disponibili per mitigare le ARDS associate a COVID-19. Dato che la VC ad alte dosi è sicura, gli operatori sanitari dovrebbero dare un'occhiata da vicino a questa opportunità. Ovviamente, studi clinici ben progettati sono assolutamente necessari per sviluppare protocolli standard per l'utilizzo". In conclusione "questo regime dovrebbe essere incluso nel trattamento della COVID-19 e utilizzato come misura preventiva per le popolazioni sensibili come gli operatori sanitari con rischi di esposizione più elevati".

Aggiornamento 8/5/2020
"La supplementazione con omega 3 influisce sul decorso di molte malattie reumatiche infiammatorie diminuendo la loro attività, riducendo il dolore e riducendo il rischio di complicanze cardiovascolari. Tuttavia, ci sono indicazioni secondo cui il GLA (omega 6 presente in alcune piante) dovrebbe essere aggiunto alla supplementazione con omega-3, poiché intensifica la loro attività antinfiammatoria. Pertanto l'integrazione con omega-3 combinati con GLA dovrebbe diventare parte di terapie complesse utilizzate per il trattamento delle seguenti malattie: artrite idiopatica giovanile, spondiloartropatie (artrite psoriasica, spondilite anchilosante), artrite reumatoide, sindrome di Sjögren e gotta"
Lo zinco riduce la durata del raffreddore di 2 giorni in media
Aggiornamento 10/5/2020
In uno studio pilota, alcune diete di esclusione si sono rivelate utili nel migliorare la rinosinusite cronica, probabilmente legata a sensibilità alimentari
Come fanno gli i grassi polinsaturi (PUFA) a migliorare condizioni neurologiche come l'autismo (ASD)? "I grassi ω−3 e ω−6 possono indurre l'espansione dei neuriti, probabilmente attraverso diversi meccanismi, come la regolazione dinamica del citoscheletro neuronale insieme all'espansione delle membrane neuronali dovuta alla modulazione del meccanismo di fusione vescicolare. Inoltre, i benefici dei PUFA nei soggetti con autismo potrebbero anche essere associati a un miglioramento dell'efficacia della trasmissione sinaptica e alla modulazione del rilascio di neurotrasmettitori". Anche uno sbilanciamento tra omega 3 e omega 6 può alterare la funzionalità cerebrale. "Il recupero promosso dall'intervento nutrizionale con i PUFA può essere considerato non solo come un piano terapeutico per le persone con ASD, ma anche come prevenzione durante lo sviluppo fetale".
Esiste un legame tra autoimmunità tiroidea e interferenti endocrini (sostanze chimiche, solitamente artificiali, che interferiscono con gli ormoni). La prevalenza di Hashimoto aumenta vicino agli stabilimenti petrolchimici, dell'alluminio e nelle zone contaminate da pesticidi e PCB. Anche il mercurio (consumatori di pescespada e lavoratori industrie chimiche) ha questo effetto. Il vanadio (zone vulcaniche) aumenta la risposta infiammatoria dei tireociti. Gli omega-3, il mioinositolo e il selenio esercitano un effetto protettivo contro queste sostanze, contrastando la comparsa dell'autoimmunità nei soggetti esposti all'inquinamento ambientale o professionale.
Aggiornamento 13/5/2020

Nel modello animale, il digiuno insieme alla vitamina C a dosi farmacologiche, ritarda la progressione del tumore con mutazione KRAS, e in alcuni casi lo fa regredire, eventualmente in aggiunta alla chemioterapia. Lo studio è stato compiuto dall'equipe del Prof. Valter Longo. "I ricercatori hanno affermato che mentre il digiuno rimane un'opzione interessante per i malati di cancro, un'opzione più sicura e più fattibile è una dieta a basso contenuto calorico a base vegetale che induce le cellule a rispondere come se il corpo stesse digiunando. I loro risultati suggeriscono che il trattamento a bassa tossicità della dieta che mima il digiuno più la vitamina C ha il potenziale per sostituire i trattamenti più tossici".
L'estratto di caffè verde riduce la pressione sanguigna
Aggiornamento 14/5/2020
Secondo una revisione degli studi, l'aglio è efficace nell'abbassare i marker di infiammazione come PCR e TNFα e può essere utilizzato in aggiunta ai farmaci per il trattamento delle malattie metaboliche
Aggiornamento 15/5/2020

L'olio di oliva non filtrato contiene dei peptidi con attività antipertensiva
Aggiornamento 18/5/2020
Nei topi, l'allicina, composto tipico dell'aglio, aumenta il dispendio energetico stimolando il tessuto adiposo bruno. Dosi eccessive tuttavia provocano disfunzione mitocondriale alterando una proteina
Aggiornamento 19/5/2020
Nonostante (purtroppo) sia un aspetto poco considerato, le IBD (Crohn e colite ulcerosa) sono spesso legate a disbiosi fungina, in particolare aumento di Candida e Malassezia. Genericamente, una dieta ricca di carboidrati aumenta l'abbondanza totale delle specie di Candida, mentre una dieta ricca di proteine ​​ha l'effetto opposto. Integrare i probiotici fungini Saccharomycopsis fibuligera, Saccharomyces boulardii e Saccharomyces cerevisiae CNCM I-3856 ha mostrato effetti terapeutici sulle IBD.

Aggiornamento 20/5/2020
Le cattive abitudini alimentari influenzano negativamente la fertilità maschile, e in particolare la qualità degli spermatozoi. Una corretta introduzione dei nutrienti necessari (fibre, minerali) e degli antiossidanti e una riduzione di quelli negativi (tossici come pesticidi, BPA, ftalati, alcol) possono migliorare il quadro
Lo zafferano riduce infiammazione e glicemia (lievemente) nei diabetici
L'associazione dei dietisti britannici sottolinea l'importanza dell'alimentazione gestita da un esperto per la gestione e la riabilitazione della COVID19
Aggiornamento 21/5/2020
Come fa la dieta chetogenica (KD) a migliorare il quadro della depressione (MDD)? Un effetto antinfiammatorio (l'infiammazione può essere tra le cause della malattia), il miglioramento del microbiota, della bioenergetica della cellula (che riprende a produrre ATP in maniera efficiente e riduce lo stress ossidativo), del rilascio di neurotrasmettitori (riduzione del glutammato eccitante e aumento del GABA rilassante). In conclusione, "la KD è emersa come una nuova e promettente opzione terapeutica per i pazienti con MDD, ma richiede ancora rigorosi studi scientifici prima della sua diffusione e accettabilità nella pratica clinica". Essendo questi meccanismi comuni a molte malattie neurologiche (epilessia, Parkinson, Alzheimer, schizofrenia ecc), tutte potrebbero beneficiare di questo trattamento
Aggiornamento 22/5/2020
L'influenza dell'alimentazione sulla mielinizzazione (e quindi patologie neurologiche come la sclerosi multipla. Omega 3, vitamine, in particolare gruppo B e D, ecc
Esiste "una significativa associazione tra indice di infiammazione della dieta (DII) e incidenza, mortalità e ricovero in ospedale di persone con diversi tipi di tumori. Il DII, utilizzato per valutare le proprietà infiammatorie della dieta, può essere usato per predire l'incidenza e la mortalità di tutti i tumori. "Secondo i risultati dello studio, raccomandiamo il cambiamento dei modelli alimentari, in quanto fattori alterabili, che possono ridurre sostanzialmente sia i rischi di incidenza che quelli di mortalità nei pazienti oncologici" .
La dieta chetogenica può far variare il microbiota, riducendo i bifidobatteri (batteri tipici della società agricola) e in modo da ridurre i Th17, cellule immunitarie particolarmente importanti nell'autoimmunità
Aggiornamento 25/5/2020

Diverse opzioni dietetiche sono allo studio per migliorare l'esito delle terapie tumorali. Restrizione calorica e digiuno intermittente, grazie all'effetto su insulina e IGF1 e induzione dell'autofagia. Effetti simili si possono avere con la dieta chetogenica, soprattutto perché limita fruttosio e glucosio. L'aumento degli aminoacidi essenziali con riduzione di quelli non essenziali (aumento rapporto EAA/NEAA), o limitazione di alcuni essenziali (metionina) e o di alcuni non essenziali (glutammina, asparagina, arginina, cisteina, serina). Alcune vitamine (B9 e B12) utili nella produzione di basi azotate possono favorire la riproduzione cellulare. Istidina, mannosio, glicina possono rallentare la proliferazione, abbinate a diverse terapie. L'intervento dietetico può inoltre influenzare lo stato immunitario e la cachessia, 2 fattori decisivi nella sopravvivenza. Il microbiota influenza notevolmente la risposta all'immunoterapia. "Un'altra considerazione importante è che la manipolazione della dieta porterà a una risposta sistemica che non è limitata al tumore stesso ma avrà anche un impatto su altri fattori come il sistema immunitario e l'omeostasi generale. Pertanto, dovrebbe essere usata una visione olistica dell'effetto della restrizione dietetica che mira a preservare una risposta immunitaria antitumorale funzionale ed evitare lo sviluppo della cachessia. È importante tenere presente che le manipolazioni dietetiche per la terapia del cancro sono da usare a breve termine e coordinate con altri regimi di trattamento. Limitare il tempo della restrizione può ridurre gli effetti collaterali indesiderati e migliorare la probabilità di adesione del paziente". L'efficacia è comunque ormai certa. "C'è ancora molto da imparare, ma sembra evidente che una profonda comprensione di come la dieta possa interfacciarsi nelle complesse interazioni tra cancro, microambiente e metabolismo sistemico ci consentirà di offrire ai pazienti consigli razionali e personalizzati sull'assunzione nutrizionale per massimizzare l'effetto della loro terapia".
Aggiornamento 27/5/2020
La curcumina, grazie al suo effetto antinfiammatorio, può essere un trattamento adiuvante nella COVID19 e aiutare a inibire la tempesta di citochine che aggrava la situazione, soprattutto a livello respiratorio.
Il microbiota alterato può essere causa di osteoartrite, soprattutto nell'obeso. La mancanza di alcuni bifidi, tipici dell'anziano, infatti aumenta l'infiammazione a livello delle articolazioni. L'uso di fibre bifidogeniche come l'oligofruttosio può aumentare i batteri buoni e ridurre i dolori.
La cannella è in grado di abbassare la pressione sanguigna
Aggiornamento 29/5/2020
Chi ha una corretta alimentazione, sul modello mediterraneo ad esempio, probabilmente risponde meglio all'infezione COVID19, perché ha un miglior bilanciamento del sistema immunitario. La dieta di tipo occidentale invece aumenta l'infiammazione e così il rischio di quella tempesta di citochine che è alla base dell'aggravamento della malattia. Le carenze più diffuse tra gli anziani, le persone più a rischio, sono calcio, vitamina C, vitamina D, folati e zinco, e fornire corrette dosi potrebbe migliorare la risposta. Anche omega 3 e altri derivati dei grassi sono importanti per bilanciare la risposta immunitaria così come le fibre che migliorano il microbiota.
Aggiornamento 1/6/2020
L'aglio può migliorare lo stress ossidativo, l'infiammazione, la qualità della vita e i dolori dopo attività fisica in donne con artrite reumatoide
Aggiornamento 3/6/2020

Alcuni derivati aminoacidici tipici della carne sono utili per la salute. "La taurina , la creatina, la carnosina, l'anserina e la 4-idrossiprolina svolgono un ruolo importante nell'inibire lo stress ossidativo (un fattore scatenante comune delle malattie croniche) e l'infiammazione, favorendo lo sviluppo dei tessuti (ad es. cervello, cuore, scheletro lesioni muscolari, renali, epatiche e intestinali) e dei profili metabolici".