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giovedì 14 settembre 2017

Cattivissimi carboidrati



Qualche giorno fa uno studio pubblicato su The Lancet (PURE Study) ha fatto scalpore perché dimostrava che più grassi e meno carboidrati mangiamo più si riduce il rischio di morte.
Non è per niente corretto semplificare così la nutrizione, e quindi l'Harvard University fa un po' di chiarezza.
Innanzitutto non si tratta di uno studio controllato (RCT), quindi non può dimostrare rapporto di causa-effetto.
Parlare di "carboidrati totali" è una semplificazione sbagliata: si mette in un calderone unico lo zucchero con legumi e cereali.
Un alto intake di carboidrati è spesso sinonimo di alimentazione povera da cereali raffinati, con eccessi di sale e minime quantità di cibi nutrienti.
Non sono stati analizzati gli effetti dei diversi grassi (saturi e insaturi)
I questionari utilizzati hanno rilevato abitudini alimentari molto diverse da quelle conosciute, ad esempio nella popolazione cinese (un terzo del campione totale di oltre 100mila persone), quindi si dubita della loro affidabilità.

La conclusione degli esperti è che questo studio non può far variare le linee guida conosciute, e soprattutto che una corretta quantità di grassi da fonti buone (pesce, frutta oleosa) è raccomandata anche attualmente.


Oggi esiste una nuova ondata di diete low-carb (a basso contenuto di carboidrati) o chetogeniche, come se queste molecole fossero necessariamente i nemici.




Così non è, non sempre almeno. Da alcuni anni assistiamo ad una riduzione nelle linee guida della quantità di carboidrati, oggi spaziano dal 45 al 60% sulle calorie totali, quasi a livello di dieta a zona, mentre prima non si sarebbe mai scesi sotto il 55.

Sebbene ci siano persone che spesso stanno molto bene in questi regimi (diabetici, insulino-resistenti, donne con ovaio policistico ecc), non è necessario in tutti un drastico taglio.
L'interazione dei carboidrati col genoma e il metabolismo si ha grazie ad una proteina, ChREBP, che viene attivata dai carboidrati appunto, e legandosi a specifiche regioni del DNA, attiva la sintesi di alcune proteine cruciali per le nostre vie metaboliche e ne blocca altre.

Gestisce molte funzioni, tra cui la lipogenesi (sintesi dei grassi), la sensibilità insulinica, insaturazione dei grassi saturi (stearico che diventa oleico), riproduzione cellulare (e tumori).

Esistono inoltre diverse forme di questa proteina (alfa e beta), e cambiando fisico (aumentando di peso) cambiano anche le loro espressioni e i loro effetti.

I topi che esprimono forti quantità di ChREBP nonostante una dieta ricca in grassi non ingrassano e non hanno resistenza insulinica.

Se una persona ottiene scarsi risultati con una dieta low carb, è probabile che abbia un'errata attivazione di questa molecola.

Gli ormoni tiroidei aumentano ChREBP, e anche per questo stare a dieta ipocalorica (che può ridurre gli ormoni tiroidei) può determinare risposte negative sul lungo periodo.

Come al solito non possiamo semplificare dicendo che i carboidrati, o meglio i cibi che li forniscono, sono buoni o cattivi, ma la dieta dev'essere tagliata su misura per la persona.




Le diete low carb non sempre sono efficaci nel lungo termine e possono determinare un abbassamento del metabolismo, e questo potrebbe essere un meccanismo di protezione evolutiva per preservare le scorte di glicogeno (la forma di riserva dei carboidrati nei nostri tessuti).

Chi ha un alto rapporto tra Prevotella Bacteroidetes (quindi maggioranza dei primi rispetto ai secondi) ha più possibilità di dimagrire con una dieta ricca in cereali (e quindi di carboidrati).

Aggiornamento 26/9/2017

Una opinion di un medico inglese chiarisce che le diete low carb non hanno grandissima differenza, soprattutto sul lungo termine, nei confronti del diabete. Non hanno grandissima letteratura dietro, sono comunque un'opzione da tenere in considerazione.


Aggiornamento 2/10/2017

"Una nuova ricerca può aiutare a spiegare il rapporto conosciuto tra l'uso di dolcificanti artificiali e diabete.
I ricercatori della School of Medicine di Yale sostengono che in natura l'intensità della dolcezza riflette la quantità di energia presente. Ma nella vita moderna, il metabolismo del corpo viene ingannato quando una bevanda è troppo dolce o non abbastanza dolce a seconda della quantità di calorie che contiene. Ciò significa che una bevanda dolce ma a basso contenuto calorico può innescare una risposta metabolica maggiore di una bevanda con più calorie".
 "Una caloria non è una caloria", ha spiegato l'autrice principale Dana Small, docente di psichiatria. "L'ipotesi che più calorie inneschino una maggiore reazione metabolica e cerebrale è sbagliata: le calorie sono solo metà dell'equazione, la percezione del gusto dolce è l'altra metà", ha detto la Small in un comunicato stampa universitario.
Il gusto dolce regola la genesi dei segnali metabolici (che gestiscono la spesa energetica) e il rapporto tra carico glucidico e dolcezza influenza la risposta metabolica. E questo rapporto non è lineare, ossia con poche calorie ma forte gusto dolce si va a stimolare le vie mesolimbiche (quelle della dipendenza).

Quando si verifica una "disallineamento", i circuiti di ricompensa del cervello non registrano che le calorie sono state consumate, hanno detto i ricercatori. Molti alimenti industriali creano tali disallineamenti, come lo yogurt light con dolcificanti.
"I nostri corpi si sono evoluti per utilizzare in modo efficiente le fonti energetiche disponibili in natura", continua la Small. "Il nostro ambiente alimentare moderno è caratterizzato da fonti di energia che i nostri corpi non hanno mai visto prima".
Lo studio può aiutare a spiegare il legame tra alcuni dolcificanti artificiali e il diabete scoperto nelle ricerche precedenti. Tuttavia, l'argomento rimane controverso e gli esperti concordano sul fatto che siano necessarie ulteriori ricerche.



Aggiornamento 15/10/2017

Un articolo che fa a pezzi il PURE Study, chiarendo che le associazioni non sono per le morti cardiovascolari, sono considerati soprattutto le fonti di carboidrati raffinati (povere di nutrienti), che già sapevamo aumentare la mortalità. Lo studio ha forte rischio di bias a causa degli aggiustamenti.
Cosa però possiamo imparare? forse i grassi sono meno pericolosi di quanto pensassimo, e una penuria di micronutrienti, che abbiamo da un'alimentazione ricca in carboidrati da fonti industriali, aumenta la mortalità. Sottoporre queste scoperte a studi randomizzati sarà probabilmente impossibile


Aggiornamento 3/11/2017
La seconda parte del PURE Study ci dice che frutta, verdura (soprattutto cruda) e legumi (fonti di carboidrati non raffinati e proteine vegetali) sono associati con minore mortalità cardiovascolare e totale


Aggiornamento 19/11/2017

Gli effetti infiammatori degli zuccheri raffinati confrontati con quelli non sottoposti a trattamento industriali

Aggiornamento 24/11/2017

Segnalo un articolo di analisi del PURE Study, che mette in evidenza le debolezze dello studio e il conflitto d'interesse coi finanziatori


Aggiornamento 29/11/2017

Si è scoperto che un esperimento dell'industria dolciaria evidenziò, 50 anni fa, che lo zucchero nei topi aumenta la trigliceridemia e il rischio di tumori. L'esperimento venne interrotto e nascosto.

"Questa scoperta accidentale del Progetto 259 ha dimostrato all'ISRF che il consumo di saccarosio e amido ha causato diversi effetti metabolici", sostengono Kearns e i suoi colleghi, "e ha suggerito che il saccarosio, stimolando la beta-glucuronidasi urinaria, potrebbe avere un ruolo nella patogenesi del cancro alla vescica."

Aggiornamento 15/12/2017

Spesso diamo la colpa della pressione alta al sale. In realtà si sta capendo che l'eccesso di zuccheri provoca infiammazione e stress ossidativo che determina riassorbimento di liquidi e ritenzione idrica alla base dell'ipertensione


Aggiornamento 31/12/2017

L'importanza della qualità (delle fonti) dei carboidrati più che della loro quantità


Aggiornamento 13/1/2018

La qualità della dieta riduce il rischio delle malattie infiammatorie-degenerative (Alzheimer, diabete, tumori) e aumenta la sopravvivenza delle persone ammalate di tumore


Aggiornamento 16/1/2018

Il tumore alla prostata e le sue metastasi appaiono particolarmente golose di grassi


Aggiornamento 21/2/2018

L'indice e il carico glicemico sono spesso correlabili con lo stress ossidativo, soprattutto a causa del rapporto inverso tra i cibi con alti IG e CG e la ricchezza di nutrienti.

Uno studio non è riuscito a dimostrare se, con alcuni tratti genetici, in particolare riferiti alla secrezione insulinica, sia conveniente utilizzare una dieta low carb o low fat. Dopo un anno si è concluso con un pareggio 😏
"Nel contesto di questi 2 comuni approcci dietetici per la perdita di peso, nessuno dei 2 fattori ipotizzati come predisponenti sono stati utili per identificare quale dieta era meglio per chi".
Si trattava in entrambi i casi di diete definite "salutari", in cui i ricercatori hanno spinto per massimizzare l'apporto di vegetali e cibi veri (non industriali) e minimizzare quello di alimenti raffinati.
È stato raccomandato di avere uno stile di vita attivo, ma non è stato mai detto esplicitamente di ridurre le calorie, segno che il corpo è capace di dimagrire nel contesto di una dieta sana anche senza stare a contarle, puntando più sulla qualità del cibo che sulla sua quantità.

La dieta low carb può migliorare il metabolismo epatico in chi abbia steatosi (fegato grasso). Questo avviene grazie al cambiamento di microbiota, in cui aumentano le specie produttrici di folati (Streptococcus), e alla variazione dell'attivazione di alcuni geni, che favorisce l'ossidazione dei grassi e inibisce la loro sintesi.
Il fegato si svuota così del suo contenuto di grasso.


Aggiornamento 13/4/2018

Perché col cibo spazzatura qualcuno ingrassa e altri no?
Alcuni ricercatori hanno scoperto che l'alimentazione ad alto contenuto di grassi (di tipo occidentale) stimola la crescita di batteri che aumentano la secrezione di enzimi digestivi e così l'assorbimento dei grassi.
Questi enzimi digestivi consentono il rapido assorbimento di cibi densi di calorie. Contemporaneamente, i microbi rilasciano composti bioattivi. Questi composti stimolano le cellule  nell'intestino ad assorbire i grassi. Nel tempo, la presenza costante di questi microbi  porta a ipernutrizione e obesità.
"I topi senza germi, anche se alimentati con una dieta ricca di grassi, non erano in grado di digerire o assorbire cibi grassi. Non sono ingrassati. Invece, avevano elevati livelli di lipidi nelle loro feci".
L'abbondanza di altre famiglie batteriche è diminuita con una dieta ricca di grassi, tra cui Bifidobacteriacaea e Bacteriodacaea, che sono comunemente associati alla magrezza.
Quando nei topi senza germi sono stati successivamente introdotti i microbi che contribuiscono alla digestione dei grassi, hanno rapidamente acquisito la capacità di assorbire i lipidi.
"Questo lavoro ha implicazioni importanti nello sviluppo di approcci per combattere l'obesità", concludono gli autori. Ciò include la riduzione dell'abbondanza o dell'attività di alcuni microbi che favoriscono l'assorbimento dei grassi o l'aumento dell'abbondanza di microbi che possono inibire l'assorbimento dei grassi.


"Direi che quello che emerge in generale è il concetto che ciò che mangiamo - la nostra dieta su base giornaliera - ha un profondo impatto sull'abbondanza e sul tipo di batteri che ospitiamo nel nostro intestino", ha detto Kristina Martinez-Guryn, PhD , autore principale dello studio, e ora assistente alla Midwestern University di Downers Grove, Illinois. "Questi microbi influenzano direttamente il nostro metabolismo e la nostra propensione a ingrassare con alcune diete".



Aggiornamento 26/4/2018

Chi l'avrebbe mai detto? i bambini corrono per ore e non si stancano mai perché hanno un metabolismo diverso, in cui la fase aerobica difficilmente si esaurisce perché hanno una forte capacità di rimuovere il lattato (acido lattico) dal sangue. La loro produzione mitocondriale di energia insomma non finisce mai, a differenza di quella dei genitori... ma similarmente a quella degli atleti allenati.
Considerazione personale: forse è per questo che andando avanti con l'età si riduce il feeling coi carboidrati ma aumenta quello coi grassi, e nelle persone adulte talvolta funzionano molto bene le diete low-carb che invece sono mal sopportate dai bambini.


Aggiornamento 27/4/2018


I trigliceridi oltrepassano la barriera ematoencefalica inducendo insulino e leptino-resistenza, peggiorando il consumo di energia e il metabolismo.



Aggiornamento 30/4/2018

Su Lancet si sprecano le critiche e le risposte sul PureStudy. Viene sottolineato che un solo studio, non RCT tra l'altro, non basta per cambiare le linee guida e la mancanza di considerazione della qualità delle fonti di carboidrati
Gli autori rispondono che nel seguito esamineranno anche i dati relativi alla qualità glucidica.

Aggiornamento 11/5/2018

Reflusso gastroesofageo (GERD)? prova con una dieta lowcarb
"Contrariamente alla convinzione sostenuta da lungo tempo che l'assunzione di grassi promuova i sintomi di GERD, i dati rappresentativi a livello nazionale non mostrano una forte associazione tra grassi alimentari e la malattia. Pertanto, il presente studio fornisce dati che contribuiscono alla comprensione di un ruolo dei carboidrati semplici nella patofisiologia del GERD. Abbiamo scoperto che i carboidrati semplici, in particolare il saccarosio, contribuiscono al GERD nelle donne obese e che la probabilità di avere GERD è stata predetta dall'assunzione di carboidrati semplici (zuccheri totali). "

Aggiornamento 13/5/2018

Chi non ha mai sentito dire che i carboidrati in eccesso si trasformano in grassi? C'è pure chi lo nega strenuamente.
Chi ha ragione?
Alcuni scienziati hanno scoperto che questo capita in condizioni di scarso NADintracellulare.
Il NADè un cofattore degli enzimi coinvolti nel metabolismo energetico, e la sua riduzione si associa all'invecchiamento.
Ecco spiegato forse uno dei motivi per cui da adulti è più difficile mantenere il peso.
"Il NAD+ appare essere un importante tramite tra il metabolismo dei grassi e dei carboidrati. La sua sintesi e conseguente consumo, a seconda del sito dove avvengono, fanno in modo che avvenga la trasformazione di carboidrati in grassi e la maturazione dei preadipociti.
La competizione tra gli enzimi NMNAT-1 nucleare e NMNAT-2 citosolico - per il loro substrato comune, il mononucleotide nicotinamide, regola l'equilibrio tra la sintesi di NAD+ nucleare per la regolazione dei geni adipogenici e la sintesi del NAD+ citosolico utilizzata nel metabolismo energetico".
La disfunzione della biosintesi di NAD+ svolge un ruolo fondamentale nella patofisiologia di più malattie, tra cui disturbi metabolici associati all'età (invecchiamento), malattie neurodegenerative e disturbi mentali.

In pratica la sua produzione si riduce con l'età, e questo può essere correlato con una maggiore difficoltà a mantenere il peso durante l'invecchiamento (aumenta la sintesi di grassi da carboidrati).


Aggiornamento 18/5/2018

Finalmente una società scientifica mette nero su bianco che le calorie da zucchero sono più dannose delle altre per la salute cardiovascolare, anche senza aumento di peso.
Questo perché stimolano la produzione endogena di grassi (lipogenesi) e la deposizione di grasso viscerale.
Aspettiamo l'intervento del nostro ministro della salute che ci avvertirà che tagliare lo zucchero danneggia le industrie (soprattutto quelle farmaceutiche).
Inoltre, dopo il dimagrimento, la dieta ad alto indice glicemico (pur facendo perdere ugualmente peso) facilita il recupero del peso perso, a causa della ipersecrezione di insulina.


Le conclusioni del Position Statement consigliano politiche per la prevenzione dell'obesità (favorire la diffusione dei cibi salutari rispetto a quelli insalubri e poveri di nutrienti) e la personalizzazione dell'alimentazione, in particolare a seconda del metabolismo glucidico


Aggiornamento 15/6/2018

In biologia spesso accade che 1 + 1 non faccia 2
I cibi che contengono sia grassi che carboidrati attivano maggiormente i circuiti della ricompensa (reward) e del piacere rispetto ai carboidrati o ai grassi assunti da soli. Le industrie ben conoscono questa situazione e per questo li inseriscono accoppiati nei loro prodotti.

"I nostri antenati cacciatori-raccoglitori mangiavano principalmente piante legnose e carne animale, hanno osservato i ricercatori. "In natura, i cibi ricchi di grassi e carboidrati sono molto rari e tendono ad avere fibre che rallentano il metabolismo", afferma Small. "Al contrario, è molto comune per gli alimenti trasformati avere alto contenuto di carboidrati e grassi."

Dopo l'addomesticamento di piante e animali e lo sviluppo della produzione di cereali e latticini circa 12.000 anni fa, aumentarono le opportunità di consumare grassi e carboidrati, ma i cibi industriali come le ciambelle, che possono contenere 11 grammi di grassi e 17 di carboidrati, esistono da solo 150 anni, non abbastanza a lungo per permetterci di sviluppare una nuova risposta cerebrale.

Gli scienziati ritengono che la nostra esperienza passata con le proprietà nutritive dei carboidrati stimoli il rilascio di dopamina nel cervello (si impara con l'esperienza) attraverso un segnale metabolico ancora sconosciuto. Questi tipi di segnali sembrano aiutare a regolare cosa e quanto mangiamo.

I ricercatori teorizzano che l'attivazione simultanea delle vie di segnalazione dei grassi e dei carboidrati attivi un effetto che la fisiologia umana non è in grado di gestire evolutivamente. Coerentemente con questo suggerimento, i roditori che hanno accesso solo ai grassi o ai carboidrati regolano il loro apporto calorico giornaliero totale e il peso corporeo. Ma dato l'accesso illimitato a grassi e carboidrati, prendono rapidamente peso".

Una review di alcuni mostri sacri di Harvard e di altri esperti mondiali insiste sull'importanza della qualità dei carboidrati in rapporto al loro effetto metabolico


Aggiornamento 2/7/2018

Perché la dieta chetogenica può funzionare nelle persone con Alzheimer? I neuroni di queste persone non riescono più a metabolizzare correttamente il glucosio (tant'è che qualcuno lo chiama diabete di tipo 3) e fornendo grassi come substrati energetici, che generano ugualmente ATP ma con meno radicali liberi, possono riprendere a funzionare.

Inoltre il betaidrossibutirrato, un derivato dei grassi, agisce da antinfiammatorio


Aggiornamento 10/7/2018

Un post di Max Lugavere

"Ci sono così tanti miti sui carboidrati che volano in giro! I carboidrati ti rovineranno la vita, ti faranno ingrassare, prendono i tuoi soldi, rubano tua moglie, ecc! La verità è che i carboidrati sono solo un macronutriente - non c'è nulla di intrinsecamente sano o malsano su di loro! Ma... Oggi ne stiamo mangiando più che mai. Il 50% delle calorie che stiamo consumando provengono da loro! E siamo onesti, non tutti provengono dalla quinoa e dalle patate dolci. Mentre i guru del fitness sosterranno che una caloria è una caloria, il consumo cronico di carboidrati provoca una serie di cambiamenti fisiologici nel corpo che favoriscono il deposito di grasso. Consiglio vivamente di consultare l'ultimo articolo del Dr. David Ludwig (ricercatore sull'obesità di Harvard) in JAMA per esplorare questa importante distinzione.

A parte l'aumento di peso, l'insulina cronicamente elevata è legata a molte malattie: tutte le malattie vascolari, il cancro, il diabete di tipo 2, l'Alzheimer, solo per citarne alcuni! Inoltre, anche quando proviamo a ridurre i nostri carboidrati, siamo comunque propensi a mangiare più carboidrati rispetto ai nostri antenati! Alcune ricerche suggeriscono che le nostre piante stanno producendo più amidi e zuccheri e meno proteine ​​e minerali a causa dell'aumento dei livelli di CO2. Questo è il motivo per cui cerco di non esagerare nel mangiare troppi cereali - ma, con le verdure, probabilmente sto consumando una quantità biologicamente appropriata di carboidrati"


Aggiornamento 16/7/2018

Una metanalisi chiarisce che anche le diete a basso indice glicemico, oltre alle chetogeniche, possono essere utili nel trattamento dell'epilessia non responsiva ai farmaci



Aggiornamento 23/8/2018

Lancet colpisce ancora. Pubblicato lo studio (chiamato ARIC) che fa scalpore secondo cui le diete low carb farebbero male e accorcino la vita.
Fa il paio con il PURE che diceva il contrario.
In realtà dice pure che sostituire i carboidrati con alimenti vegetali (verdura e frutta) riduce la mortalità.
Chris Kresser spiega le limitazioni dello studio, il solito studio osservazionale basato su questionari, fattori confondenti non adeguatamente controllati, scarsa considerazione della qualità del cibo, bias di conferma dovuto a metanalisi da studi molto diversi tra loro


Aggiornamento 7/9/2018


I tumori sono dipendenti dallo zucchero, e privandoli di questo nutriente li si fa morire. Spesso capita di leggere questo. Ma lo zucchero da cui dipendono non è il saccarosio (zucchero da tavola) che utilizziamo, ma il glucosio presente nel sangue (glicemia), che deriva dallo zucchero alimentare, dalle fonti di carboidrati (cereali, patate, ecc), dalle proteine che possono essere trasformate in glucosio (gluconeogenesi) e dai grassi che possono favorire l'insulinoresistenza e quindi determinare una glicemia alta. Quindi genericamente dagli eccessi di nutrienti, e non solo dallo zucchero. Inoltre alcuni tumori sono dipendenti invece da glutammina, acetato, lattato, acidi grassi. Tuttavia "Un aumentato metabolismo dello zucchero (glicolisi) può avviare cambiamenti maligni nelle cellule non maligne e la glicolisi mediata dalle proteine regolatrici HBP, GAPDH, EPAC e RAP1 sostiene fenotipi maligni in cellule maligne" Quindi per sfavorire sia la formazione che la proliferazione dei tumori è necessario tenere bassa la glicemia non (solo) riducendo lo zucchero alimentare, ma mangiando correttamente e muovendosi.



Aggiornamento 12/9/2018

Un ulteriore studio conferma che in chi abbia problemi di glicemia può essere conveniente iniziare il pasto con la fonte proteica o ancora meglio con un'insalata. In questo modo si riducono le glicemie post prandiali e il rilascio di insulina


Aggiornamento 15/9/2018

Il problema con lo studio ARIC è che noi mangiamo alimenti, e non macronutrienti



Aggiornamento 19/10/2018

Interessantissimo articolo che propone il termine di "carbotossicità", per spiegare gli effetti negativi dei carboidrati. Questi vi possono essere tramite gli AGEs, che si formano grazie ai metaboliti del glucosio come metilgliossale, diidrossiacetonefosfato. Il fruttosio in alte dosi cambia completamente il suo destino, andando a "intasare" il fegato e favorendo la permeabilità intestinale. In generale l'eccessiva ingestione di cibi glucidici attiva aree cerebrali legate all'iperfagia.
Inoltre viene proposto che il fabbisogno di carbo vada a ridursi con l'età, modificando le necessità di macronutrienti.
"La dieta cheto è caratterizzata da diminuzione dell'insulina plasmatica e del fattore di crescita IGF1, aumento di glucagone, glicogenesi epatica e gluconeogenesi, lipolisi del tessuto adiposo, aumento degli acidi grassi liberi, β-ossidazione migliorata, generazione di acetil-CoA e conseguente aumento dei corpi chetonici circolanti".
Oltre ad avere effetti antinfiammatori, "i corpi chetonici possono anche alterare il metabolismo dei neurotrasmettitori come acido glutammico e gamma-ammino butirrico (GABA), migliorare la funzione mitocondriale, riduzione dello stress ossidativo e attivazione del PPAR e dell'AMPK". Questo spiega la loro efficacia sulle malattie che riguardano il sistema nervoso (Alzheimer, Parkinson, epilessia, emicrania ecc).
La chetosi provoca un aumento degli streptococchi che producono folato e una riduzione degli AGEs.



Aggiornamento 25/10/2018

"L'eccesso di glucosio ingerito interagisce con l'intestino e il suo microbioma e in definitiva colpisce numerosi organi tra cui muscolo scheletrico, tessuto adiposo e fegato. L'eccessiva disponibilità di glucosio può indurre l'espansione del tessuto adiposo e può favorire la deposizione di grasso ectopico, la deposizione nel fegato e nei tessuti muscolari, che esacerba ulteriormente l'insulino-resistenza e gli squilibri glicemici. La resistenza all'insulina è associata a e può favorire la progressione della sindrome metabolica a diabete, e rappresenta un fattore che contribuisce all'iperglicemia, alla variabilità del glucosio e ai risultati mediocri in malati critici o quelli che si stanno riprendendo da un intervento chirurgico."


Aggiornamento 3/11/2018

Le persone con diabete hanno una ridotta detossificazione del metilgliossale, un metabolita dei carboidrati. Questa molecola interferisce con la contrazione muscolare, e così sembra facilitare l'insufficienza cardiaca, che si manifesta con debolezza nella contrazione cardiaca e quindi fatica, respiro corto e arti inferiori gonfi. L'insufficienza cardiaca è molto più diffusa nei diabetici. Questo potrebbe anche spiegare perché alcuni si trovano bene con una dieta lowcarb

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