Cerca nel blog

giovedì 26 novembre 2015

Tutta la verità sull'olio di palma e la salute



Per scrivere questo articolo è stata considerata la letteratura presente sui motori di ricerca scientifici PUBMED e ScienceDirect dagli anni 90 a oggi, digitando "palm oil" e "cardiovascular disease". Il suo valore è per questo alto.

Già nel 1991 l' AJCN definiva l'olio di palma ROSSO (red palm oil, RPO) idoneo al consumo umano, e oggi c'è un grande dibattito sulla sua sicurezza. L'olio fu indicato come ricco in β-carotene, e dato che la carenza del suo derivato vitamina A è un grosso problema nei paesi poveri, lo si propose come soluzione.


https://www.facebook.com/shilipotishilipoti/?fref=ts



Esperimenti su animali

Verificando la letteratura scientifica negli esperimenti su animali, la maggior parte degli studi parla del RPO in termini positivi.
In un modello animale (criceti e conigli) l'olio di palma rosso appare protettivo e a volte addirittura terapeutico per l'ipertensione.
L'effetto è da attribuirsi alla presenza di vitamine e in particolare dell'α-tocoferolo, ed è dovuto all'induzione di rilassamento sull'endotelio vascolare ed all'aumento del glutatione, uno dei principali antiossidanti plasmatici. L'olio sottoposto a riscaldamento ha invece effetti opposti.
Altri esperimenti hanno mostrato una riduzione degli indici di infiammazione, quindi possibili benefici per ogni condizione che sia legata alla flogosi: ha infatti  mostrato di  conferire protezione dall'aterosclerosi nei conigli, mentre nei criceti ha migliorato il profilo aterogeno, con riduzione del colesterolo "cattivo" (LDL) e aumento di quello "buono" (HDL) e le dimensioni della placca aortica sono risultate inferiori rispetto a quelli nutriti con olio di cocco. 

Nei ratti il RPO ha mostrato effetti antiaritmici, probabilmente perché migliora la comunicazione elettrica tra le cellule miocardiche. Ha inoltre mostrato di non alterare il profilo lipidico né di favorire la steatosi epatica.
Il RPO migliora la riperfusione post-ischemia, cioè nel danno che si verifica in seguito ad un infarto o in generale ad una interruzione del flusso sanguigno. L'effetto sembra dovuto ad una modulazione dell'attivazione delle vie delle MAPkinasi e AKT, che entrano in azione in seguito all'interruzione del flusso di ossigeno e nutrienti, con effetto protettivo. 

Inoltre i tocotrienoli, cioè le diverse forme di vitamina E, agiscono modulando i recettori PPAR, regolatori dell'espressione del DNA notoriamente implicati nel metabolismo energetico e nell'infiammazione.
L'azione viene svolta anche nei confronti di altri mediatori dell'infiammazione tra cui NFkB e COX - 2, correlati con la genesi e la progressione tumorale


Esperimenti su umani

L'olio rosso, seppur riscaldato a 180 °C per 5 minuti, ha migliorato il profilo lipidico in soggetti sani, in particolare nei confronti dei trigliceridi. Il colesterolo LDL è invece lievemente aumentato, non si sono comunque analizzate le diverse sottofrazioni di queste particelle lipidiche, un emergente segno di rischio cardiovascolare che varia con l'introito di grassi saturi.  
L'esperimento ha comunque indicato una discreta resistenza al calore.
In zone con scarsità di selenio, minerale con funzioni antiossidanti, sembra poter sopperire alla mancanza di quest'ultimo con il suo potere antiossidante.
Nonostante la minore quantità di selenoproteine infatti, non vi erano segni di stress ossidativo rispetto ad un gruppo di controllo.
Un esperimento su soggetti giovani e sani a cui sono stati somministrati  10ml di olio di palma rosso riscaldato ha migliorato il profilo lipidico dopo 2 settimane, in particolare si sono abbassati i trigliceridi. Il colesterolo LDL è invece lievemente aumentato, ma sfortunatamente anche in questo caso non si è tenuto conto delle diverse sottofrazioni di LDL,

Il RPO è stato proposto da diversi lavori scientifici come integratore di vitamina A (o meglio del suo precursore betacarotene) a basso costo per le popolazioni in carenza, ad esempio in certe zone dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina, per le quali rappresenta una delle prime cause di cecità. 


I benefici dell' olio di palma rosso per la salute includono una riduzione del rischio di trombosi arteriosa e / o aterosclerosi, l'inibizione della biosintesi endogena del colesterolo, l'aggregazione piastrinica, una riduzione dello stress ossidativo e una riduzione della pressione arteriosa. È stato anche dimostrato che l'olio di palma rosso alimentare, preso con moderazione negli animali e nell'uomo, promuove un uso efficiente delle sostanze nutritive, attiva gli enzimi epatici che metabolizzano i farmaci, facilita l'emopoiesi e migliora la funzione immunitaria.
Secondo un gruppo di lavoro africano, gli  effetti benefici sono dovuti al contenuto in (pro)vitamina A ed E, protettivi del cuore, e non ci sono vantaggi a sostituirlo con altri oli.  



http://www.traderjoes.com/digin/post/organic-red-palm-oil




Olio di palma raffinato o sbiancato

Questo tipo di olio è quello che in realtà troviamo nei prodotti alimentari industriali. Le sue caratteristiche sono differenti da quelle dell'olio rosso, non solo a livello tecnologico ma anche per quanto riguarda gli effetti sull'organismo.
Negli esperimenti sui conigli, l'olio di palma sbiancato (SPO) ha un effetto aterogeno molto più marcato di quello rosso. tale differenza è attribuita soprattutto alla mancanza di caroteni, visto che il contenuto di vitamina E si riduce di poco.




L'olio di palma raffinato viene usato in modelli sperimentali per indurre aterosclerosi e ipertensione.
Negli esperimenti le lesioni aterosclerotiche sono state prevenute rispettivamente grazie all'olio EVO e all'olio di cocco vergine. In pratica SPO viene usato come proflogogeno e danneggiatore dell'endotelio, ma questo si riduce se si abbinano oli ricchi di antiossidanti.
È stato tuttavia osservato in lavori su campioni ristretti di umani sani una riduzione di  LpA , proteina tra le più aterogene, con olio SPO. L'aumento di LpA è solitamente legato ad un ingestione di grassi trans.

Inoltre un esperimento cinese su circa 150 persone ha mostrato riduzione dei livelli di colesterolo rispetto ad altri grassi (soia, lardo, arachidi) sia in soggetti sani che lievemente ipercolesterolemici.

Un lavoro segnala effetto mutageno sui batteri dell'olio di palma, sia rosso che sbiancato, ripetutamente scaldati, rimandando a futuri studi per maggiore chiarezza.
Altri lavori mostrano formazione di composti dannosi e cancerogeni con la raffinazione.





I grassi saturi e l'acido palmitico

Storicamente, dai tempi della diet-heart hypothesis formulata da Ancel Keys ( Keys A,. Blackburn H et al. Coronary artery disease. Seven countries Circulation, 41 (1970), pp. 1–21), i grassi saturi e il colesterolo vengono associati ad incrementato rischio cardiovascolare. 
Sta tuttavia emergendo una realtà molto più complessa (lo studio di Keys viene tacciato di essere falsificato), e si è visto che ridurre i saturi in favore dei polinsaturi (PUFA) solo un piccolo vantaggio, mentre sostituirli con carboidrati (CHO) raffinati aumenta il rischio cardiovascolare. I grassi saturi provenienti dai latticini fermentati (yogurt, kefir, formaggi) sembrano essere associati a riduzione del rischio cardiovascolare.

L'introito di anche notevoli quantità di grassi saturi in un contesto di ridotta introduzione di carboidrati ha migliorato i parametri di rischio cardiovascolare in un recente trial.

Alcuni lavori scientifici, review e metanalisi, riportano quindi una discrepanza tra le linee guida e reale pericolosità cardiovascolare dei grassi saturi.

Inoltre recentemente è stato rimosso il limite di intake di colesterolo alimentare dalle linee guida statunitensi.

Una recente metanalisi che conta tra gli autori William C. Willett, coautore delle linee guida USA, evidenzia il probabile ruolo negativo dei SFA, ritenendolo pari a quello dei CHO raffinati, consigliandone quindi la sostituzione con MUFA o PUFA preferibilmente n-3.  

I risultati di un simposio sui grassi saturi pubblicati sulla prestigiosa rivista AJCN, rispecchiano fondamentalmente questo modo di vedere, con un leggero miglioramento del rischio CVD con la sostituzione dei saturi con monoinsaturi e PUFA e peggioramento con sostituzione mediante carboidrati raffinati. E soprattutto i grassi appaiono più dannosi se abbinati ai carboidrati (i biscotti ad esempio).

L'olio di palma è costituito per circa la metà di grassi saturi, in particolare il palmitico, che possiede 16 atomi di carbonio. Questo acido grasso è prodotto pure dal nostro organismo con il processo di de novo lipogenesi, che avviene in particolare quando si ha un eccessiva introduzione di carboidrati. 

L'acido palmitico usato nei modelli sperimentali è notoriamente proinfiammatorio attraverso diverse vie, promuovendo l'uptake di LDL da parte dei macrofagi (uno step dell'aterosclerosi), sostenendo il rilascio di citochine proinfiammatorie, ossia delle molecole che agiscono localmente. Viene inoltre promossa la sintesi dei ceramidi, molecole che sono implicate nella genesi del diabete di tipo II.

Altre azioni riguardano l'attivazione dei recettori TLR (toll-like receptors), iniziatori dei processi infiammatori, che sono esposti sulla superficie delle cellule, e che aumentano particolarmente nella fase post-prandiale, in particolare se abbinati a pasti ricchi di glucosio (zucchero) e cibi raffinati

Questi recettori favoriscono l'apoptosi (morte cellulare) delle cellule lisce dell'endotelio, favorendo così la destabilizzazione della placca aterosclerotica e potenzialmente facilitando la sua rottura.

Nel modello animale la dieta ricca in grassi saturi provoca uno aumento dei macrofagi m1, cioè  quelli proinfiammatori associati con insulino-resistenza.


Questa attivazione è invece ridotta con il gammatocotrienolo, una forma di vitamina E, che è presente negli oli vergini, ma  che si va a ridurre con la raffinazione e la cottura 

Confronto cocco e palma

In questo paragrafo si confronta l'olio di palma con quello di cocco, alimento che sta emergendo come favorevole per la salute nonostante l'alto contenuto di grassi saturi.  

Alcune popolazioni del sudest Pacifico, come i Kitavans, sono noti per un'alimentazione ricca in grassi saturi, principalmente cocco, ma scarsa incidenza di patologie tipicamente occidentali, diabete e malattie cardiovascolari (CVD) in primis.

Al giorno d'oggi , l'olio vergine di cocco (VCO) è diventato popolare grazie ai suoi effetti benefici . Esso ha dimostrato di avere effetti anti-infiammatori, analgesici e antipiretici. Ha dimostrato di diminuire i livelli di lipidi nel siero e tessuti nonché la perossidazione lipidica delle LDL. 
Il consumo di VCO potenzia gli effetti antitrombotici dovuti a bassi livelli di colesterolo grazie alla inibizione della coagulazione delle piastrine. È stato evidenziato quest'olio ha maggiore attività antiossidante rispetto all'olio di cocco raffinato. 
È stato inoltre dimostrato che VCO  migliora l'attività antiossidante e inibisce la perossidazione lipidica nei ratti, mentre se riscaldato ripetutamente causa ipertensione e infiammazione..
VCO è stato in grado di prevenire i danni endoteliali e l'ipertensione nei ratti (come accennato nel paragrafo SPO).

Se invece viene utilizzato olio di cocco raffinato, come con l'olio di palma i risultati sono ben diversi.
Uno studio su criceti ha messo a confronto l'olio di cocco raffinato con 3 tipi di olio di palma: rosso, ricostituito e raffinato. Tutti e 3 hanno creato meno aterosclerosi rispetto a quello di cocco raffinato, ma il RPO meno di tutti. Inoltre quello ricostituito non ha dato gli stessi esiti di quello RPO, facendo pensare che la semplice riaggiunta di caroteni e vitamina E non sia sufficiente a spiegare il minor effetto aterogeno.
Questo studio ha dimostrato che l'olio di palma è meno aterogeno per i criceti rispetto all'olio di cocco raffinato, probabilmente a causa delle differenze di saturazione degli acidi grassi. Tra le diverse preparazioni di olio di palma, RPO (contenente carotenoidi e vitamina E) sembra essere meno aterogeno di RBD-PO (raffinato decolorato e deodorato). Tuttavia, l'aggiunta della frazione carotenoidi e vitamina E a RBD-PO, ha permesso al ricostituito RBD-PO di ridurre la sua aterogenicità, ma non al livello di RPO.
Probabilmente sono presenti altre componenti minoritarie che influiscono sull'effetto delle vitamine, e i dati epidemiologici, confermando questo punto di vista, suggeriscono che la dieta ricca di vitamina E e / o di carotenoidi può essere protettiva contro la malattia coronarica e cancro ai polmoni, ma gli studi sperimentali in cui carotenoidi e vitamina E sono state aggiunte alle diete non hanno dimostrato alcun effetto protettivo (studio ATBC). Siccome l'uso di integratori (ibidem ATBC) non ha portato a riduzione della morbidità ma anzi l'ha in qualche caso aumentata, si può pensare che funzionino solo in sinergia tra loro e nel loro "ambiente naturale".

La forma naturale in cui un micronutriente è presente può fornire un complesso più efficace di aggiunta dello stesso micronutriente isolato dalla dieta. L'"imballaggio" naturale dei micronutrienti è di fondamentale importanza insomma per la loro funzione.

Ricordiamo che la vitamina E e i carotenoidi hanno un effetto, diretto o indiretto, sull'espressione genica e così possono influenzare il tono infiammatorio, l'accumulo di lipidi, la genesi e la progressione tumorale.

Conclusioni

Una recente review ha evidenziato che non vi è sufficiente prova del pericolo cardiovascolare (e tumorale) dell'olio di palma, forse a causa della struttura dei suoi trigliceridi nonostante la ricchezza di acido palmitico.
In realtà in questo lavoro non sono stati presi in considerazione i differenti tipi di olio, e il lavoro risulta finanziato dalla AIDEPI (associazione produttori di dolci).

In generale è possibile concordare con le conclusioni di un interessante articolo, secondo cui la risposta lipidica nel plasma a una dieta ricca di olio di palma è risultata essere di lieve intensità e sembra essere dipendente da variabili come età, sesso, indice di massa corporea, ingestione di colesterolo giornaliera, e il tipo (rosso, raffinato, o di natura sintetica) di olio consumato.

Speculando su queste conclusioni possiamo pensare che sia ben diverso l'effetto dell'olio di palma sulla salute a seconda che esso sia puro o raffinato, e a seconda dello stato di salute della persona. Ad esempio in una persona con problemi di resistenza insulinica il palmitato probabilmente comprometterebbe ulteriormente la funzionalità pancreatica come emerso da un recente studio italiano, così come in una persona con malattie di tipo infiammatorio (il diabete stesso, aterosclerosi ecc).
Un effetto molto simile ad esempio è ormai verificato per la raffinazione dei cereali, che determina la perdita di importanti nutrienti e l'associazione di questi alimenti con aumentato rischio di malattia cardiovascolare, tumorale, diabete ecc.

 Un altro  paragone  simile che si può fare è quello tra olio extravergine d'oliva e olio d'oliva. Il primo ha benefici effetti sulla salute, tra le altre cose anche perché probabilmente modula il microbiota intestinale positivamente, e questi sono sicuramente superiori a quelli di un olio raffinato

Stabilire le quantità di olio di palma non dannose risulta molto difficile, in particolare in rapporto al resto della dieta, e soprattutto bisogna considerare lo stato di salute del soggetto.
Dato che è relativamente da poco tempo che si utilizza quest'olio, solo tra diversi anni ci potranno essere degli studi epidemiologici che indicheranno il reale rischio. Un po' come è successo coi grassi trans, indicati come sanissimi perché privi di colesterolo ma poi emersi come dannosissimi tant'è che li si vogliono vietare. 
Alcuni paesi come la Danimarca si sono portati avanti vietandoli da alcuni anni.
Quello che emerge dall'analisi della letteratura corrente è che l'olio di palma, se mantenuto con i suoi micronutrienti tra cui caroteni e tocotrienoli e in quantità moderate, può avere vantaggi per la salute. Quando invece è sottoposto ripetutamente a riscaldamento o raffinato dalle sue componenti, cioè come viene solitamente utilizzato dall'industria dei prodotti da forno/dolciaria occidentale, può avere un'azione dannosa per la salute, tant'è che nei modelli animali viene utilizzato come induttore di danno vascolare.
Questo modo di vedere è evidenziato anche nelle conclusioni di una review pubblicata su Atherosclerosis: "Evidence continues to accrue to support the notion that the total matrix of a food is more important than just its fatty acid content when predicting the effect of a food on CVD risk" 


"Le prove continuano a sostenere l'idea che la matrice totale di un alimento sia più importante del suo contenuto dei  diversi acidi grassi per predire l'effetto di un alimento sul rischio cardiovascolare". 



usi così tanto (petr)olio che gli Stati Uniti stanno provando a invadere il piatto!

Aggiornamento 13/1/2016

Il lavoro italiano su acido palmitico e diabete è stato corretto: in realtà si trattava di olio di palma idrogenato, quindi molto peggiore. Probabilmente l'olio di palma originario non avrebbe avuto un effetto così rapido, ma più lento.

In ogni caso la prova che l'olio di palma sia sicuro è tutt'altro che certa, in particolare per chi abbia già problemi metabolici.

Aggiornamento 25/1/2016

La metanalisi che dà per sicuri i grassi saturi viene pesantemente criticata dagli scienziati di Harvard.





Aggiornamento 5/3/2016

La bufala dell'assoluzione dell'olio di palma.

Una revisione sistematica conferma l'importanza della "matrice" del cibo più che della sua composizione e al suo contenuto di grassi saturi.

Il parere del prof Rossi sull'olio di palma.


Aggiornamento 4/5/2016

Il Fatto Alimentare (e Quotidianosanità) riporta che l'EFSA, non certo un covo di allarmisti, dà un allerta sul contenuto di sostanza cancerogene nell'olio di palma, e, secondo i consumi medi rilevati, i bambini ingeriscono una quantità che supera quelle ammissibili.


Aggiornamento 18/5/2016

I grassi saturi appaiono meno infiammatori se assunti la mattina.

Aggiornamento 31/5/2016

Il sito evoluzionista Darwinianmedicine suggerisce di andarci piano coi saturi, visto che non appartengono alla nostra alimentazione in senso evolutivo.
L'olio di cocco vergine inibisce l'infiammazione in un modello animale di artrite e migliora le condizioni dei pazienti con morbo di Alzheimer.

Aggiornamento 22/6/2016

I grassi saturi assunti nell'adolescenza sono associati ad un maggior rischio di seno denso, quindi di tumore mammario negli anni successivi.


Aggiornamento 30/6/2016

Una nuova metanalisi trova solo debole associazione tra consumo di burro e diabete, malattie cardiovascolari e mortalità generale.

Aggiornamento 6/7/2016

Secondo una nuova indagine pubblicata da scienziati di Harvard su JAMA, rimpiazzare i grassi saturi con carboidrati porta ad un lieve incremento della mortalità, ma questo è dovuto al fatto che nella dieta i carboidrati vengono principalmente da fonti raffinate (pasta, pane, riso bianchi e farinacei in generale) e non integrali, e viene comunque consigliato di sostituire i saturi con oli insaturi, tra cui pure quelli polinsaturi.
Purtroppo ancora una volta non si tiene conto della matrice alimentare ma solo del suo contenuto in macronutrienti.


Aggiornamento 28/7/2016

Una rigorosa revisione sistematica degli RCT (il massimo dell'evidenza) mostra che i migliori grassi rimangono i polinsaturi, che migliorano l'omeostasi glucidica (glicemia e insulina) se vanno a sostituire i grassi saturi, i monoinsaturi e i carboidrati.
Continua a non essere sottolineata la "compresenza" degli antiossidanti, le fibre invece sono state considerate.
C'è ancora tempo per riabilitare i grassi saturi.
Faccio notare che la conclusione è molto simile a quella dello studio citato poco sopra (aggiornamento 6/7/2016), che era però osservazionale (quindi meno attendibile).
Uno schiaffo comunque per quelli che dicono che gli studi osservazionali sbagliano sempre.

Aggiornamento 2/8/2016

Anche in uno studio di coorte (oltre 100mila persone) viene confermato che sostituire i grassi saturi con quelli insaturi riduce la mortalità per la maggior parte delle cause.

Aggiornamento 29/8/2016


Lancet, importante rivista, conferma la difficoltà a trovare un approccio buono e duraturo e la poca affidabilità delle linee guida, che possono generare semplificazioni e generalizzazioni nelle persone ("i grassi sono buoni e i carboidrati cattivi"), chiedendo ulteriori studi su chetogeniche e paleo.
Un nuovo articolo di Authoritynutrition.com che chiede una virata delle linee guida sui grassi saturi.


Aggiornamento 9/9/2016

Gli omega 6 sono così dannosi? No, se vengono da cibi freschi e non lavorati. Diverso è se vengono scaldati. Così ci spiega Chris Kresser.
Le caratteristiche degli oli secondo la Cleveland Clinic.



Aggiornamento 3/10/2016

La bufala dell'olio di palma antitumorale (che ovviamente nella ricerca originale sono riferiti a componenti dell'olio non raffinato e in vitro).


Aggiornamento 4/10/2016

"L'unità di misura fondamentale in nutrizione deve essere il cibo, non il nutriente"
Per questo spesso si accusano dei nutrienti (grassi saturi) senza considerare il cibo dal quale provengono (cacao) quindi con potenziale benefico, al contrario di quelli contenuti nell'olio di palma raffinato. Insomma ancora una volta la matrice alimentare ha un ruolo fondamentale.

I grassi saturi in presenza di glucosio (carboidrati da cibi raffinati) sembrano dannosi e infiammatori, mentre in un contesto low carb aumenta la loro ossidazione e si riduce la loro produzione endogena.



Aggiornamento 6/10/2016

Un particolare acido grasso, il palmitoleico, previene l'infiammazione e l'aterosclerosi nel modello animale. Le noci di macadamia ne sono particolarmente ricche.
Una nuova indagine mostra bassa correlazione tra grassi saturi (e proteine) e malattie cardiovascolari ma correlazione positiva tra questi grassi (e proteine) e tumori.
Il palmitato sembra giocare un ruolo importante nelle malattie neurodegenerative.

Altre bufale segnalate dal fatto alimentare, non sono completamente d'accordo sugli altri oli però.


Aggiornamento 25/10/2016

Una serie clamorosa di articoli ricchi di inesattezze.
Bressanini ci tiene a informarci che non esiste la molecola dell'olio di palma. Immagino che il prossimo articolo sarà sull'inesistenza della molecola della farina o dell'uovo. Scherzi a parte fa un buon lavoro sulla caratterizzazione chimica, ma come sempre si perderà a dire che "è la dose che fa il veleno".
Wired e Quirkita che mostra articoli che non distinguono tra olio rosso e raffinato. Quest'ultimo afferma anche che non ci sono prove sulla cancerogenicità: purtroppo, come dice l'EFSA (e specificato nell'aggiornamento del 4/5/2016), è proprio il contrario.
Nuove sostanze tossiche e cancerogene segnalate nell'olio di palma.
Almeno nel modello animale, l'effetto infiammatorio dei grassi saturi è mediato in parte dalla predisposizione genetica e dal microbiota.



Aggiornamento 15/11/2016

Un articolo che spiega l'influenza metabolica dei diversi acidi grassi saturi. Emerge da questo articolo che l'acido palmitico, il grasso saturo tipico dell'olio di palma, in alcuni studi su umani ha dimostrato di ridurre l'ossidazione dei grassi. Non tutte le calorie sono uguali.
In generale i grassi saturi non appaiono deleteri per la salute, ma sostituirli con grassi insaturi come l'oleico o gli omega 3 riduce le malattie.




Aggiornamento 1/12/2016

Il dott. Greger, fervente vegan, pur non essendo un supertifoso dell'olio EVO, ne mette in risalto le qualità e caratteristiche antinfiammatorie migliori rispetto agli altri oli vegetali, di semi o non vergini.

La metilazione del DNA, che cambia durante il corso della vita (ad esempio può aumentare in seguito a stimoli stressanti) influenza il modo di reagire delle cellule immunitarie (macrofagi) ai grassi saturi, determinando più o meno infiammazione. Ecco perché un nutriente tranquillamente metabolizzato da giovani può essere invece pericoloso da anziani.



Aggiornamento 4/12/2016

Un nuovo studio sui grassi saturi conferma le attuali raccomandazioni di sostituire i saturi con fonti di carboidrati non raffinati o altri grassi insaturi. In particolare l'acido palmitico, il grasso tipico dell'olio di palma, è quello più associato al rischio cardiovascolare.

Un pasto ad alto contenuto di zuccheri e grassi attiva le vie infiammatorie, distrugge l'integrità dei muscoli (indicatore di longevità) e altera il microbiota nel modello animale.



Aggiornamento 6/12/2016

Un interessante commento sui grassi a corollario di uno studio recente. Effettuando sostituzioni isocaloriche (cioè a parità di calorie) i grassi saturi riducono la mortalità rispetto ai carboidrati da fonti raffinate. Ma gli stessi saturi la aumentano rispetto ai grassi insaturi e polinsaturi, tipici di alcuni oli vegetali.

Invece una revisione dei dati su salute cardiovascolare e olio di palma sancisce che i suoi effetti possono essere benefici o meno per quanto riguarda i lipidi plasmatici, a seconda dell'individuo. Sostituire i grassi trans con olio di palma è sicuramente benefico, non lo è usarlo al posto di altri oli.

Due studi, di una certa importanza (RCT) raccomandano di andarci piano con gli omega 6 (acido linolenico, presente soprattutto negli oli vegetali come mais, soia e girasole), grassi che stanno comunque emergendo come meno nocivi che in passato. 
In generale il consiglio è di privilegiare grassi da frutto integro e non estratto, in modo da mantenere il loro apporto di antiossidanti e fibre.



Aggiornamento 11/12/2016

Uno studio ha dimostrato che 4,4 milioni di morti all'anno sarebbero evitabili con un consumo di frutta secca superiore ai 20g al giorno. La prevenzione è infatti dimostrata su tumori, malattie cardiovascolari, polmonari e diabete.
La revisione avverte però di evitare quella potenzialmente contaminata da aflatossine, una classe di prodotti del fungo aspergillus, di cui alcune cancerogene. Queste si formano durante l'immagazzinamento e si riscontrano soprattutto nei prodotti provenienti dalla Cina e dall'Africa subsahariana.

Una nuova revisione dei dati smentisce palesemente la diet-heart hypothesis si Ancel Keys, ossia la parallela riduzione delle malattie cardiovascolari con la riduzione del colesterolo plasmatico. 
Infatti la sostituzione dei grassi saturi con acido linoleico, omega 6 fortemente suscettibile di perossidazione, appare essere particolarmente pericolosa in persone fumatrici, bevitrici o anziane. Inoltre aumenta la produzione di endocannabinoidi ed eicosanoidi infiammatori, molecole mediatrici di molte malattie.

Lo studio si conclude con l'invito alla moderazione, visto le incognite nelle vie biochimiche che si vanno a stimolare, e a puntare sul cibo più naturale possibile. Quindi appare opportuno assumere omega 6 da seme intero, ossia col loro contenuto di antiossidanti e fibre, e non dalla fonte raffinata.



Aggiornamento 14/12/2016

Il palmitato ha un'azione proinfiammatoria e distruttiva dei ritmi circadiani, e mangiarli la notte appare particolarmente deleterio.

Uno studio RCT (quindi molto attendibile) dimostra che l'olio di cocco riscaldato non crea danni rispetto all'olio di semi in persone con malattia cardiaca. Il primo è ricco in saturi, il secondo in polinsaturi.
Non si faccia però l'errore di dire che per questo tutti i saturi vanno bene: esiste almeno una dozzina di grassi saturi ognuno con proprietà diverse, quelli del cocco sono tipicamente a media catena.
Invito inoltre a considerare come sempre anche la matrice alimentare.

Mentre l'olio di pesce ha un effetto antinfiammatorio, il lardo (composto soprattutto da acido stearico, saturo 18:0) infiamma il tessuto adiposo grazie all'alterazione del microbiota intestinale.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4598654/figure/undfig1/

Aggiornamento 14/12/2016

I grassi saturi inducono infiammazione ipotalamica, con perdita dell'omeostasi glucidica e del controllo della composizione corporea, morte dei neuroni e resistenza agli ormoni che inducono sazietà e adipostatici (leptina); gli omega 3 hanno effetti opposti.


Aggiornamento 28/12/2016

10 cibi che ancora oggi, almeno negli USA, possono contenere grassi trans.
Un'interessante guida agli oli, loro composizione e punto di fumo.

Aggiornamento 12/1/2017


Perché il cibo occidentale è così attraente? Perché sovrastimola il sistema endocannabinoide, lo stesso attivato dalla marijuana. Non riusciamo quindi a dire di no al cibo che attiva gli stessi circuiti di ricompensa della droga, perdiamo il controllo e mangiamo senza avere sazietà alimenti ricchi di grasso e zuccheri ma privi di valore nutrizionale.


Aggiornamento 13/1/2017

Articolo di Authoritynutrition.com che riprende la mia impostazione: l'olio di palma raffinato e riscaldato perde le le sue buone qualità e i suoi nutrienti. Viene inoltre citato un nuovo studio in cui l'olio di palma ROSSO viene ritenuto l'"equivalente tropicale" dell'olio extravergine d'oliva

I composti che si formano nella raffinazione dell'olio di palma sono cancerogeni, senza dubbio, ma non si pongono i limiti, per ora.


Aggiornamento 18/1/2017

Nel modello animale la dieta occidentale, ricca di zucchero e grassi saturi, provoca stress ossidativo e annulla i vantaggi ormonali che proteggono le arterie delle femmine di topo

L'acido stearico, il saturo a 18 atomi di carbonio, provoca infiammazione con un'azione diretta su un recettore MD2.


Aggiornamento 30/1/2017

Un altro buon motivo per evitare gli oli vegetali raffinati, tra cui quello di palma: il processo di interesterificazione. Si tratta di un "rimescolamento" della disposizione degli acidi grassi nella catena carboniosa, che crea qualcosa che in natura non esiste. Sebbene non vi sia evidenza di danni alla salute attualmente, gli effetti a lungo termine sono sconosciuti. Se non vi piace fare da cavie, evitateli.


Aggiornamento 1/2/2017

Chi ha la sindrome metabolica (e quindi anche il diabete) ha maggiori fabbisogni di vitamina E perché la catabolizza maggiormente

Aggiornamento 2/2/2017

Pare che la gente pagata dal consorzio delle industrie dolciarie si sia messo in testa di convincerci che l'olio di palma è ok. Almeno si sono accorti che le linee guida sul 10% sono rivolte solo alla popolazione sana
In un modello animale, quindi da prendere con le molle, l'olio di soia (ricco in omega 6) dà problemi metabolici peggiori dei grassi saturi e del fruttosio

Aggiornamento 13/2/2017


Il cacao amaro migliora la funzionalità vascolare, ma gli effetti positivi sono annullati se si abbinano zuccheri o latte

Una nuova revisione dei dati sui grassi saturi, tra l'altro sponsorizzata dalle industrie pro-olio di palma.

Viene sottolineato che, di per sé, non sembrano aumentare il rischio cardiovascolare, ma sostituirli con gli insaturi lo riduce.
Inoltre finalmente viene sottolineato che la matrice del cibo appare più importante del contenuto di grassi in sé: un formaggio stagionato, fatto da latte di mucche al pascolo, grazie alla contemporanea presenza di altri nutrienti (vitamina D, K2, fermenti) riduce il rischio, mentre un olio ricco di saturi (palma), raffinato e privato delle vitamine e degli antiossidanti, probabilmente abbinato a farine raffinate e zuccheri, ha tutto un altro effetto


Aggiornamento 16/2/2017

Le cellule T, stimolate in generale dal sovrappeso, attivano uno stato infiammatorio, soprattutto se esposte al palmitato (grasso principale dell'olio di palma)

La "cafeteria diet", dieta occidentale ad alto contenuto di zuccheri e grassi, attiva l'infiammazione intestinale e lo stress ossidativo, determinando alterazione degli equilibri intestinali, come  un'alterata permeabilità intestinale, che determinano insulino-resistenza, aumento di peso e diabete.

Diversificare i grassi è un buon modo per avere una buona varietà microbica


Update  20/2/2017



Qualche indicazione sulle cotture: quella al microonde è quella che crea più colesterolo ossidato.
Le aldeidi che si formano dai grassi insaturi raffinati sono più dannose dei grassi saturi, quindi probabilmente sostituire nei biscotti il grasso di palma con altri oli di semi potrebbe essere peggio. Meglio l'olio extravergine d'oliva.

In un modello animale i grassi saturi danno inizio ai problemi metabolici e alla resistenza insulinica. Lo stesso si è verificato negli umani. Questo conferma che predispongono per le caratteristiche della sindrome metabolica.
L'olio di palma del cibo industriale attiva infatti acutamente l'insulino-resistenza, abbassando il metabolismo. Come se volesse fare in modo di andare a depositarsi negli adipociti piuttosto che essere ossidato


Update  27/2/2017

Le formiche sono molto più intelligenti di alcuni umani. Molto meglio un grasso animale di buona qualità che uno vegetale di dubbia provenienza

https://www.facebook.com/trust.biologist/posts/1156567437789196

Update  28/2/2017


Il cocco, i suoi estratti e il suo olio, sono potenzialmente terapeutici verso l'infezione da Clostridium difficile, un'infezione batterica intestinale molto difficile da eradicare




Update  2/3/2017

Come si fa ad aumentare del 78% la possibilità di non sopravvivere ad una diagnosi di tumore al seno? Consumando grassi trans
Un documento dei cardiologi americani caldeggia la riduzione del colesterolo e dei grassi saturi alimentari per la prevenzione cardiovascolare.



Update  18/3/2017

L'acido linoleico, omega 6 caratteristico di molti oli di semi, e il suo derivato arachidonico, caratteristico degli animali alimentati a cereali e mangimi, ha la capacità di indurre infiammazione e adipogenesi e sovraregore il sistema endocannabinoide, che regola la dipendenza dal cibo. Tutto questo sembra favorire le malattie infiammatorie e tipiche del mondo occidentale.

Sia l'olio di palma che quello di girasole si associano a deposizione di grasso nel fegato, nel pancreas e nell'omento. Sommate al fruttosio delle merendine facciamo la tempesta perfetta per il fegato



Aggiornamento 22/3/2017

Nella popolazione con meno aterosclerosi del mondo, il 72% delle calorie introitate vengono da carboidrati da fonti non raffinate (riso integrale, tapioca, platano, mais) quindi ricche in fibre. La loro dieta ha pochi grassi, e nessuno trans. Le proteine (poche, circa 14% delle calorie totali) vengono dalla caccia e dalla pesca. Morale della favola: non sono per forza i carboidrati a creare problemi. I loro parametri metabolici rimangono ottimali perché non fumano, si muovono tutto il giorno, mangiano cibi veri, sono meno stressati di noi.

Aggiornamento 28/3/2017

In una situazione infiammatoria (diabete, resistenza insulinica, tumori, malattie autoimmuni ecc), anche il metabolismo energetico è alterato. In particolare non arriva correttamente l'ossigeno ai tessuti, la produzione di ATP è alterata e vi è una competizione per i nutrienti con le cellule del sistema immunitario.


Il vostro nutrizionista vi dirà che mangiate di nascosto ovviamente



Aggiornamento 31/3/2017

Sottoscrivo quanto dice una brava collega: non basta l'assenza di olio di palma a garantire la salubrità, bisogna vedere con cosa è sostituito!



Aggiornamento 8/4/2017

La bufala dell'olio di palma sostenibile
La non convenienza a sostituire i grassi saturi con oli vegetali.



Aggiornamento 9/4/2017

Le proprietà medicinali dell'olio di cocco vergine: sull'acne e sull'infiammazione ad esempio


Update 17/4/2017


L'avocado, ottimo contro i fattori di rischio che caratterizzano la sindrome metabolica, e potenzialmente in grado di trattare la leucemia
Aggiornamento 28/4/2017

L'olio di oliva appare protettivo nei confronti del diabete. Come fa ad avere un effetto protettivo nei confronti del fegato? Grazie all'idrossitirosolo, molecola presente solo nel prodotto non raffinato. Ancora una volta dimostrata l'importanza dell'assumere i prodotti non alterati dall'industria.



Aggiornamento 2/5/2017

In un modello animale l'olio di mais, ricco di omega 6 riduce la spesa energetica e l'attività fisica spontanea, e aumenta la resistenza insulinica.

Alte quantità di grassi saturi abbinati a carboidrati raffinati predispongono le cartilagini all'infiammazione


Aggiornamento 7/5/2017

Darius Mozaffarian, il più famoso epidemiologo nutrizionale del mondo:
"Alla fine dei conti, la moderna scienza nutrizionale ci mostra che, con alcune eccezioni come i grassi trans e il sodio (sale da cucina), gli effetti sulla salute di ciò che mangiamo dipendono dai tipi di alimenti che mangiamo, non dai nutrienti singoli".

Semplificato, non importa così tanto se i grassi sono saturi o insaturi, conta se sono accompagnati da fibre, vitamine, micronutrienti, e non privati del loro contenuto.
Ancel Keys nascose i dati scomodi, probabilmente per dare più importanza alle sue teorie.


Update  11/5/2017


I grassi trans si trovano facilmente in prodotti da forno, fritti fatti con oli vegetali, crackers ecc. In 11 contee dello stato di New York sono stati messi al bando, e questo in pochi anni (dal 2002 al 2013) ha causato una riduzione del 6% degli eventi cardiovascolari

I grassi saturi invece, se provenienti da fonti di cibo vero, non sono associati a malattia cardiovascolare.



Un eccesso di acidi grassi liberi circolanti, rilasciati dagli adipociti, sembrano legati a infiammazione e insulinoresistenza, in particolare se saturi. Questo accade se il fegato non riesce a gestire il traffico.



Update  18/5/2017

Il Fatto Alimentare percula Bressanini sull'olio di Palma
Update  28/5/2017

Il cibo spazzatura si associa a minor plasticità neuronale, ossia capacità cognitiva ridotta

Aggiornamento 2/5/2017

Sostituire i grassi saturi con PUFA omega 6 probabilmente non porta a riduzione del rischio cardiovascolare.
Nella revisione viene soprattutto sottolineato che non possiamo disgiungere l'effetto del cibo da quello del nutriente: se un cibo è ricco di nutrienti, è probabile che sia benefico, anche se ricco di presunti elementi nocivi (grassi saturi).


Update  11/6/2017

Il rapporto alto tra omega 6 (oli vegetali e carni da allevamento intensivo) e omega 3 (pesce e carni da allevamento a pascolo) aumenta il rischio di obesità e malattie metaboliche modulando l'infiammazione  e il sistema endocannabinoide


Aggiornamento 20/6/2017

In maniera inaspettata (rispetto agli ultimi lavori usciti) l'AHA (cardiologi americani) chiarisce che è bene sostituire i grassi saturi con i polinsaturi. Anche gli omega 6 vanno bene. I dati sono ottenuti da RCT, quindi molto affidabili. Rimango un po' perplesso, ma tant'è, questa è la scienza!
La risposta di Taubes non si è fatta attendere, con i lavori accusati di non essere di alto livello perché non eseguiti in doppio cieco. Anche i medici funzionali non concordano, specificando che i danni si hanno abbinando i saturi, ad esempio del cocco, alle fonti di carboidrati raffinati.

Aggiornamento 24/6/2017


Il palmitato (olio di palma) può ridurre la tolleranza orale

Aggiornamento 29/6/2017

L'olio più affidabile per la cottura si conferma quello extravergine d'oliva, insieme a quello di canola. Lasciate perdere gli oli di semi, che formano aldeidi e acroleina, composti tossici che il fegato fatica a smaltire

Anche Kresser si affretta a spiegare che i grassi saturi, in particolare del cocco, non sono pericolosi.


Aggiornamento 4/7/2017

Gli omega 6 (acido arachidonico) sono sempre precursori di molecole infiammatorie? No. Possono dare luogo anche alla formazione di acido epossicosatrienoico, molecola antinfiammatoria. Forse anche per questo si continua a consigliare il loro uso rispetto ai saturi nelle linee guida.

I saturi si confermano meno dannosi in un contesto low-carb e se provenienti da latticini fermentati (yogurt e formaggi), a causa del loro effetto sulle lipoproteine.

Aggiornamento 6/7/2017

Ma i grassi fanno bene o male? Lo decide (come sempre) il tipo di batteri intestinali, regolando la risposta glicemica, infiammatoria ecc


Aggiornamento 8/7/2017


Una revisione dei fattori di rischio ambientali sulle malattie cardiovascolari, oltre alle novità introdotte (cicli stagionali e circadiani, temperature, altitudine, stato socioeconomico, inquinamento, sole, spazi verdi ecc), rimarca l'uso di una dieta prudente (ricca in alimenti vegetali), raccomandando di evitare i grassi trans e ridurre i saturi.


Conclude però dicendo "tuttavia, i meccanismi molecolari e cellulari con cui i costitutivi degli alimenti si intersecano coi fattori di rischio cardiovascolare sono molto complessi e non completamente compresi". 


Aggiornamento 9/7/2017

Nuove linee guida sul pesce dagli USA. Evitare il pesce di grossa taglia (pescespada, sgombro reale ecc)
Inoltre i pesci allevati hanno quantità maggiori di omega 6, per cui preferire il pescato.

2 commenti: