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mercoledì 24 giugno 2015

Effetti poco dolci dello zucchero


Sono state emesse dall'OMS nuove linee guida sul consumo di zucchero, che in pratica sconsigliano l'uso di quello aggiunto, per questioni di salute orale e soprattutto aumento di peso, con tutte le sue conseguenze. Lo zucchero aggiunto non deve superare il 5% delle calorie totali, e c'è evidenza che meno ne assumiamo meglio è. In pratica bastano uno yogurt zuccherato a colazione o qualche biscotto per arrivare al limite giornaliero.
Casualmente l'industria dolciaria non è d'accordo, e accusa i comitati delle Linee guida di essere troppo prudenti, e l'intellighenzia italiota si schiera con loro.
L'Italia si è infatti voluta distinguere e, per non rovinare la propria tradizione notoriamente fatta di cornetti, biscotti, nutella, torte ecc e non di dieta mediterranea, non si è adeguata, lasciando dei limiti più alti. Tutto questo grazie al ministro Lorenzin, forte del suo diploma di maturità classica, che ci ha informato che gli studi non sono attendibili. E al sostegno dell'onnipresente Ghiselli.


Consumo mondiale di zucchero. The toxic truth about sugar, Nature 2012
incremento del consumo di zucchero negli USA http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867415003037#


La realtà è che c'è una relazione lineare tra consumo di zuccheri aggiunti e rischio cardiovascolare. Più se ne consuma, più sale. Lo studio Norfolk (citato da Berrino) ha messo in evidenza che il saccarosio che si ritrova nelle urine (in piccolissime quantità proporzionali al consumo) è legato all'aumento di peso. Nessuno può più dire che non ci sia un legame insomma, e questo legame è indipendente dalle calorie introdotte, ossia a parità di calorie chi assume più zucchero ha il rischio più alto. Insomma le calorie da zucchero hanno un effetto, le calorie di altri cibi ne hanno un altro.





Un altro dibattito riguarda se ridurre il consumo di bibite gassate sarebbe sufficiente a ridurre la prevalenza di obesità, dato che gli studi vengono dati per "controversi", "fatti male", "contradditori tra loro", "deboli", "non sufficientemente provati" ecc. La risposta è sì, non esistono più dubbi. Così come è provato il legame col diabete di tipo 2. I succhi di frutta sono praticamente uguali alle bibite gassate, mentre dovrebbe essere incoraggiato l'uso delle alternative non zuccherate, intese come acqua, caffè o tè. Le morti stimate nel mondo dovute al consumo di bibite zuccherate sono 180 mila.

Nel modello animale lo zucchero provoca alterazione della flora proporzionalmente al suo introito. E alterazione del suo comportamento e della funzione cognitiva.

Ci sono differenze tra i diversi tipi di zucchero? Particolarmente nocivo appare il fruttosio di origine industriale, tra le altre cose perché non è saziante e inibisce il consumo dei grassi, mentre deve essere incoraggiato il consumo di quello presente nella frutta. Ma qual è la differenza? Quando noi assumiamo il fruttosio con la frutta, esso possiede un "contorno" di minerali, vitamine e antiossidanti che inibiscono le proprietà nocive di questo zucchero. Inoltre è legato alle fibre, che ne rallentano l'assorbimento. Insomma quando l'uomo assume qualcosa che in natura non esiste, solitamente fa danni. Uno studio sui topi ha messo a paragone lo zucchero con succo d'agave grezzo, ricco in fruttosio ma contenente anche fibra, dando buoni risultati. Tuttavia non vi è ancora la certezza che sia un sostituto sicuro.

E per chi ha problemi di glicemia?
Il glucosio alto nel sangue è un fattore epigenetico, ossia influenza l'espressione genica, in particolare dei geni delle vie infiammatorie.
Sicuramente lo studio EPIC ha messo in evidenza che la frutta, così come gli altri cibi ricchi in fibre, prevengono il diabete. La frutta ricca in antiossidanti deve essere usata anche dai diabetici, perché riduce l'infiammazione che è alla base della malattia. Come segnala la redazione Eurosalus, il temutissimo e superdiabetogeno kaki fa benissimo ai ratti diabetici (vedremo sull'uomo), riducendo l'infiammazione attraverso AMPK. Effetto simili stanno emergendo per albicocche, mirtilli e i vietatissimi fichi. I flavonoidi in particolare hanno proprietà simili a quelle dei farmaci antidiabetici. Aumentare la frutta anche in chi ha problemi di glicemia non peggiora i parametri di rischio cardiovascolare, anche se per maggiore sicurezza si sottolinea che servono studi più approfonditi. Un buon apporto di frutta riduce anche l'incidenza di retinopatia diabetica se accompagnato ad una buona dieta.
Per ulteriore approfondimento sul fruttosio consiglio l'articolo dei miei amici di Scienza, Dieta e Corretta Alimentazione.
Oltre ai danni ben noti sull'endotelio vasale (il glucosio viene paragonato a delle schegge di vetro che scorrono nelle arterie), la glicazione di qualunque struttura proteica a contatto con il sangue, che si realizza quando la glicemia è costantemente alta come nel diabete o nel pre-diabete, è un generale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.
Anche le HDL (lipoproteine ad alta densità) vengono "glicate", così come accade per l'emoglobina glicata che viene usata come parametro di controllo per i diabetici. La conseguenza è che le HDL sono meno efficaci (meno buone verrebbe da dire) e così non sono un parametro affidabile di minor rischio cardiovascolare.
Sempre a proposito di HDL, lo zucchero alimentare viene trasformato in una sostanza, il metilgliossale, che riduce l'efficacia di questo colesterolo buono, aumentando ancora una volta il pericolo cardiovascolare.

Zucchero e dipendenza

Sappiamo che con lo zucchero tutto è più buono, soprattutto farine e grassi di pessima qualità. Questo capita perché il nostro organismo impara a riconoscere che dove c'è zucchero c'è possibilità di avere calorie.
I circuiti della dipendenza da cibo sono gli stessi che si attivano con la cocaina e l'eroina, tanto per capirci, e per gli studi vengono usati ad esempio i famosi biscotti Oreos. La percezione del gusto dolce viene influenzata dagli ormoni e dallo stato nutrizionale. Aumenta ad esempio a stomaco vuoto. Ma c'è sempre spazio per un dolce in più, soprattutto se ci si è abituati.

Per chi ancora pensasse che l'indice glicemico non conta nulla, i cibi che lo hanno alto attivano specifiche aree cerebrali, fanno tornare prima la fame, aumentano l'insulina.  Chi ha dipendenza da cibo ha proprio un cervello differente, modificato dall'eccessivo uso di junk-food. E chi è predisposto geneticamente all'obesità ha maggiore risposta al gusto dolce e attivazione di particolari aree cerebrali. Anche i dolcificanti non calorici attivano le stesse aree, e questa è una delle spiegazioni per cui non hanno nessun vantaggio nei confronti dello zucchero. E non sono dei composti inerti come si pensava, ma vengono metabolizzati a sostanze potenzialmente nocive.
Insomma le comode vie dei dolcificanti a zero calorie non sono per niente la risposta giusta, soprattutto nelle gestanti e nei bambini.
Il suggerimento in caso di dipendenza è quello di evitare l'alimento, non di consumarlo ogni tanto. A nessun alcolista si direbbe "fatti un cicchetto ogni tanto", e a nessun eroinomane "accontentati di una pera a settimana".
Lo zucchero è così necessario per il cervello che aumenta il rischio di depressione e malattie psichiatriche.

 Zucchero e giovani

A proposito dei bambini, il loro cervello  è ancora più reattivo e sensibile allo zucchero, è questa è un'altro motivo per limitarne l'uso in tenera età, ma anche le donne gravide, assumendo zucchero, predispongono il bambino a gradire il gusto dolce, oltreché a una serie di rischi quali alterazioni dei circuiti ormonali e dello sviluppo neuronale. Nel modello animale lo zucchero provoca infiammazione ipotalamica nei topi neonati, predisponendo per il successivo aumento di peso
Ogni singolo pasto effettuato con cibi-spazzatura ad alta palatabilità è associato nei bambini a un peggioramento della composizione corporea e deposizione di grasso, e il nostro corredo di enzimi antiossidanti che rispondono a questi pasti viene messo a dura prova dai pasti ipercalorici ripetuti, che generano stress ossidativo.
Inoltre ci sono crescenti prove secondo cui il consumo di zuccheri riduca l'attenzione nei bambini, caratteristica dell'ADHD, malattia ancora poco chiara ma che si manifesta con iperattività. Non è ancora provato che la supplementazione possa migliorare la condizione, se non quella con omega 3 che ha dato modesti risultati.

Consumare zuccheri aggiunti è associato già negli adolescenti con la riduzione dell'HDL e l'aumento della pressione e dei trigliceridi. Insomma la tempesta perfetta per il nostro sistema circolatorio, indipendentemente dall'aumento di peso. Infatti la mortalità per eventi cardiovascolari sale nel lungo periodo. 

Spesso si associa l'essere grassi ad un forte consumo di grassi. Ciò non è necessariamente vero: anche non introducendo grassi ma solo zuccheri, questi ultimi possono fornire tramite la lipogenesi (trasformazione degli zuccheri in grassi) tutti i grassi necessari a "riempire" i nuovi adipociti, processo che, contrariamente a quanto si crede, può avvenire in qualunque fase della vita, in particolare quando gli adipociti raggiungono una dimensione critica.


Zucchero e adulti


Il consumo regolare di zucchero accelera l'invecchiamento cellulare e la dieta ricca di AGE (specie reattive che si formano dall'alterazione dello zucchero) quello della pelle.
I pasti ad alto indice glicemico sono correlati nelle donne in postmenopausa con depressione dell'umore.
Qualche mese fa ospite di Elisir, un prof di "ortogeriatria" (così si è definito), molto geriatrico (nel senso di antico) nelle sue affermazioni, sosteneva che lo zucchero va bene nel diabete controllato. Purtroppo è molto diffuso un approccio sul diabete che tende a non far rinunciare a nulla, in nome di chissà quale tradizione italiana che prevede di prendere il caffè zuccherato in compagnia. In pratica si pensa di "gestire" il diabete, e ritardare la comparsa delle sue complicanze, quando è possibile con approcci più impegnativi e se preso in tempo guarire da questa malattia per molte persone. Il caffè sembra avere effetti favorevoli sulla salute, ma lo zucchero rovina tutto! Non serve solo perdere peso e gestirlo, ma bisogna accompagnarlo ad una dieta sana, non solo "di tutto un po'", che non fa bene a nessuno, ma molto di sano e poco di insano! 
L'ortogeriatria è così moderna che i suoi professori sono ancora al secolo scorso.


Come contrastare allora l'epidemia di obesità? Tassare gli alimenti meno sani potrebbe dare una mano, ma sarebbe sicuramente osteggiato dalle lobby (Big Food) per le quali l'unico obiettivo è massimizzare il PIL. Inoltre è capitato di osservare che le persone preferissero spendere di più per cibi spazzatura e così avere meno soldi per comprare frutta e verdura.
È stata inoltre osservata una correlazione inversa tra costo del cibo e pericolo cardiovascolare, ossia i cibi meno cari (e processati) sono i più pericolosi.
Altre possibili vie sono ovviamente le politiche di educazione alimentare, i sussidi per la produzione di cibi sani, una maggiore informazione tramite le etichette.

Intanto, come consigliano alcuni ricercatori su Lancet, gli zuccheri aggiunti meno sono meglio è. Impariamo a gustare i sapori naturali dei cibi, il nostro organismo ce ne sarà grato!



Aggiornamento 28/7/2015

I miti sullo zucchero secondo IFLscience.com


Aggiornamento 7/9/2015

Ridurre le bibite zuccherate nei ragazzi migliora il colesterolo "buono" (HDL), che se basso è segno precoce di futura malattia cardiaca. Oltre a migliorare pressione, trigliceridi e tolleranza al glucosio. E tutto questo in soli 10 giorni!

Aggiornamento 1/12/2015


L'ennesima bocciatura per le idee di Ghiselli, Calabrese e compagnia viene dal comitato Public Health England, che raccomanda di ridurre, per favorire la salute, lo zucchero a non più del 5% delle calorie giornaliere, in linea con le raccomandazioni OMS. Tale riduzione deve rappresentare una priorità per i governi.

Aggiornamento 12/1/2016


La bravissima Renata Alleva parla del rapporto tra zuccheri e tumori.


Aggiornamento 23/1/2016

Una rassegna degli effetti negativi dello zucchero.


Aggiornamento 28/1/2016

Lo zucchero fa così bene al cervello che inibisce le cellule staminali coinvolte nella memoria e nell'apprendimento

Aggiornamento 14/2/2016

Insulina e zucchero stimolano cambiamenti nel citoscheletro (l'architettura della cellula) che aiutano il tumore a sopravvivere.

Aggiornamento 16/3/2016

Secondo l'autorevole rivista NEJM tassando le bibite zuccherate si avrebbe un miglioramento della salute pubblica. Io inizierei vietando la pubblicità del cibo-spazzatura




Aggiornamento 12/7/2017

Per i fan de "gli #zuccheri sono tutti uguali" (pensiero tipico dei chimici che si dedicano alla #nutrizione), il #miele, confrontato con glucosio e #saccarosio (zucchero da tavola puri) riduce l'#infiammazionepostprandiale, la glicemia, il colesterolo ecc, probabilmente grazie alla presenza di #antiossidanti
Questo capita anche nei diabetici e nelle persone iperlipidemiche e con rischio cardiovascolare, sebbene non ne dovrebbero abusare ma usarlo saltuariamente

Aggiornamento 21/2/2018

Sia lo #zucchero che i #dolcificanti sembrano impattare negativamente nella procreazione medicalmente assistita 


Aggiornamento 29/4/2018

Quante volte si dice "che sarà mai lo #zucchero nel caffè?" Bene un team ha messo a confronto, in persone con necessità di #dimagrire, colazioni fatte con caffè zuccherato, succo d'arancia, latte e acqua, e il primo è quello che ha alzato maggiormente #glicemia e #insulina, ossia il miglior modo per favorire l'accumulo dei grassi. 



Aggiornamento 18/5/2018

Finalmente una società scientifica mette nero su bianco che le #calorie da #zucchero sono più dannose delle altre per la salute cardiovascolare, anche senza aumento di #peso.
Questo perché stimolano la produzione endogena di #grassi (#lipogenesi) e la deposizione di #grassoviscerale.
Aspettiamo l'intervento del nostro ministro della salute che ci avvertirà che tagliare lo zucchero danneggia le industrie (soprattutto quelle farmaceutiche).
Inoltre, dopo il #dimagrimento, la #dieta ad alto #indiceglicemico (pur facendo perdere ugualmente peso) facilita il recupero del peso perso, a causa della ipersecrezione di #insulina.
Le conclusioni del Position Statement consigliano politiche per la prevenzione dell'#obesità (favorire la diffusione dei #cibisalutari rispetto a quelli insalubri e poveri di #nutrienti) e la personalizzazione dell'#alimentazione, in particolare a seconda del metabolismo glucidico




Aggiornamento 19/5/2018

Reflussogastroesofageo (GERD)? prova con una #dieta #lowcarb
"Contrariamente alla convinzione sostenuta da lungo tempo che l'assunzione di #grassi promuova i sintomi di GERD, i dati rappresentativi a livello nazionale non mostrano una forte associazione tra grassi alimentari e la malattia. Pertanto, il presente studio fornisce dati che contribuiscono alla comprensione di un ruolo dei #carboidrati semplici nella patofisiologia del GERD. Abbiamo scoperto che i carboidrati semplici, in particolare il #saccarosio, contribuiscono al GERD nelle donne obese e che la probabilità di avere GERD è stata predetta dall'assunzione di #carboidratisemplici(#zuccheri totali). "




Aggiornamento 14/6/2018


Purtroppo sono spariti un sacco di aggiornamenti, forse a causa di un errore nel salvataggio ☹️ o magari per colpa della lobby dello zucchero😃 fatto sta che sono spariti e ne ho recuperato solo qualcuno.
Una cattiva notizia proprio quando Ghiselli e la SINU sentono il bisogno di chiarire che gli zuccheri aggiunti sono delle innocenti sostanze

Aggiornamento 15/6/2018


Gli zuccheri aggiunti alle sostanze liquide sono associati a infiammazione e metabolismo alterato


In biologia spesso accade che 1 + 1 non faccia 2
I cibi che contengono sia grassi che carboidrati attivano maggiormente i circuiti della ricompensa (reward) e del piacere rispetto ai carboidrati o ai grassi assunti da soli. Le industrie ben conoscono questa situazione e per questo li inseriscono accoppiati nei loro prodotti.

"I nostri antenati cacciatori-raccoglitori mangiavano principalmente piante legnose e carne animale, hanno osservato i ricercatori. "In natura, i cibi ricchi di grassi e carboidrati sono molto rari e tendono ad avere fibre che rallentano il metabolismo", afferma Small. "Al contrario, è molto comune per gli alimenti trasformati avere alto contenuto di carboidrati e grassi."

Dopo l'addomesticamento di piante e animali e lo sviluppo della produzione di cereali e latticini circa 12.000 anni fa, aumentarono le opportunità di consumare grassi e carboidrati, ma i cibi industriali come le ciambelle, che possono contenere 11 grammi di grassi e 17 di carboidrati, esistono da solo 150 anni, non abbastanza a lungo per permetterci di sviluppare una nuova risposta cerebrale.


Gli scienziati ritengono che la nostra esperienza passata con le proprietà nutritive dei carboidrati stimoli il rilascio di dopamina nel cervello (si impara con l'esperienza) attraverso un segnale metabolico ancora sconosciuto. Questi tipi di segnali sembrano aiutare a regolare cosa e quanto mangiamo.

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