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mercoledì 31 gennaio 2018

L'infiammazione, causa di tanti problemi



Un tempo gli individui appartenenti alla specie umana si potevano ritenere fortunati a mangiare una volta al giorno.
Oggi fortunatamente quei tempi sono passati, ma che succede in seguito all'ingestione di un pasto?
L'evidenza sperimentale dimostra che dopo che mangiamo aumentano trigliceridi, insulina, glicemia, e alcuni marker di infiammazione, chiamati citochine (messaggeri locali che influenzano le risposte cellulari).
Nel lungo periodo queste sostanze sono associate  a pericolo cardiovascolare.
Il fenomeno è chiamato infiammazione post-prandiale, ed è fortemente influenzato da ciò che mangiamo.



https://www.slideshare.net/csbrprasad/inflammation-5



Sappiamo bene infatti che non tutte le calorie sono uguali

Vi sono crescenti prove dell'importanza dello stato postprandiale nel causare malattie infiammatorie, e l'alimentazione è la principale fonte di infiammazione e stress ossidativo, o almeno quella che li stimola più spesso (dato che mangiamo più volte tutti i giorni), determinando una cascata di eventi molecolari (attivazione di vie metaboliche) che influenza gli equilibri ormonali e così le funzioni tra cui riproduzione, distribuzione del grasso, resistenza insulinica (diabete) ecc.

Che succede se mangio un pasto ricco di fibra e micronutrienti oppure un pasto con le stesse calorie ma con scarsa densità di nutrienti, il tipico pasto con alimenti raffinati delle "western diet"? Mentre il primo aumenta la capacità antiossidante, il secondo alza clamorosamente gli indici di infiammazione e di stress ossidativo dopo il pasto.
Stress ossidativo e infiammazione vanno sempre di pari passo. 



https://www.researchgate.net/figure/259880292_Oxidative-stress-and-antioxidants-imbalance-in-inflammation-In-inflammation-the-balance



Questo potrebbe non importare in persone relativamente sane (su cui è stato compiuto il test) se succede saltuariamente, ma è molto dannoso in persone con qualsivoglia malattia caratterizzata da  infiammazione cronica (autoimmune, diabete, aterosclerosi ecc).

Lo stato infiammatorio ripetuto ogni volta che mangiamo contribuisce alla malattia aterosclerotica, ossia quella progressiva deposizione di materiale che determina la formazione della placca che andrà a ostruire le nostre arterie fino all'ischemia (infarto o ictus) e alle altre malattie infiammatorie.
Questa situazione è esacerbata nei diabetici, nei quali il picco glicemico è fortemente legato allo stress ossidativo.

Contrariamente a quanto si crede i grassi non sono necessariamente i colpevoli, secondo una revisione dei trial, ma il loro effetto infiammatorio può dipendere dal microbiota che abbiamo.
Di chi è la colpa allora?

In generale degli alimenti privati dei loro antiossidanti potremmo dire.

Frutta e verdura, ricchi in polifenoli che agiscono in sinergia, conferiscono protezione da questi problemi. Lo stesso accade con i cereali integrali, anche se la questione è più complessa.
Questo non accade generalmente con gli integratori, proprio perché non si riesce a raggiungere quella perfezione di mix garantito dalla natura su cui la nostra specie si è evoluta.
Anche i polifenoli della frutta sono in grado di attenuare questa risposta infiammatoria, smentendo così la diceria secondo cui la frutta non si possa mangiare a fine pasto.
Quindi come spesso vediamo, sempre meglio utilizzare prodotti non processati dall'uomo, che, per migliorare conservabilità e talvolta il gusto, tende sempre a impoverire di nutrienti i cibi coi trattamenti industriali,  riempirli di grassi e zuccheri che altro non fanno se non stimolare il palato e ridurre la sazietà, rendendoci schiavi di tali alimenti e rendendoli attivatori dell'infiammazione.
Se così non fosse non avrebbe senso utilizzare l'olio extravergine d'oliva, ma si potrebbe usare l'olio lampante (il derivato delle olive di scarto, ad alto grado di acidità): infatti il profilo di acidi grassi è molto simile, ma la ricchezza in polifenoli dell'olio EVO fa sì che non ci sia risposta infiammatoria
E anche il miele, che è un prodotto naturale, non crea infiammazione come invece fa lo zucchero.

Questi aspetti si manifestano anche negli studi di popolazione, dove ad esempio il consumo di succhi di frutta non zuccherati non si associa ad aumentato rischio di diabete.


Il digiuno intermittente, seguiti da un nutrizionista esperto e non fatto da soli, potrebbe essere un ottimo modo per ridurre lo stato infiammatorio, a ulteriore conferma che la costante disponibilità di cibo aumenta lo stress ossidativo e l'infiammazione, e in questo modo riduce i rischi delle malattie del progresso (tumori diabete ecc).
Il digiuno intermittente promuove anche la polarizzazione dei macrofagi in M2 (cellule immunitarie antinfiammatorie). Ulteriore prova della stretta connessione tra immunità e metabolismo.

Uno stato infiammatorio cronico fa sì che l'energia non venga destinata ai muscoli ma al sistema immunitario, alterando le funzionalità corporee e la spesa energetica, stimolando l'invecchiamento e il rischio di malattie croniche.

L'immunometabolismo, il crocevia tra infiammazione sistemica e conseguenze metaboliche (alterazione delle funzioni organiche, a partire dall'iperglicemia) è un nuovo topic di studio che ci aiuta a chiarire perché si altera la spesa energetica quando vi è uno stato infiammatorio.


Anche il sale può contribuire allo stress ossidativo, che a sua volta stimola una via infiammatoria (NLRP3) responsabile di insulino-resistenza. L'effetto si ripercuote anche sul rene, aumentando la ritenzione di liquidi. Il potassio ha un effetto contrario.

Le diete più sane al mondo (mediterranea, Okinawa, DASH, ecc) hanno tutte in comune un alta densità di nutrienti e antiossidanti in rapporto alle calorie introdotte.

L'infiammazione da cibo si può associare anche con l'anemia e con aumento del rischio di tumore del colon retto.

Aggiornamento 1/2/2018

La dieta MIND, un ibrido tra DASH e mediterranea, riduce il declino cognitivo di chi abbia avuto un ictus. È caratterizzata da un alto introito di folati, antiossidanti e polifenoli da frutta e verdura, quantità moderate di pesce e scarso apporto di grassi saturi e trans.


Aggiornamento 5/2/2018

Ci sono ancora molti dubbi, ma emergono alcuni fattori ambientali responsabili della sclerosi multipla.
Lo stress ossidativo (che genera infiammazione), il fumo, la vitamina D bassa, alcune infezioni (come quella da EBV, mononucleosi), la disbiosi intestinale (microbiota alterato), l'esposizione al BPA.

Tutti questi fattori si possono incrociare con la predisposizione genetica

Aggiornamento 7/2/2018


Quando assumiamo fruttosio dalla frutta, la sua quantità difficilmente supera le capacità di metabolizzazione dell'intestino, anche grazie alla fibra che rallenta la digestione, e quindi viene trasformato in acidi grassi a catena corta benefici.
Quando invece lo assumiamo dagli alimenti zuccherati, soprattutto a stomaco vuoto, la "clearance" intestinale viene superata, e il fruttosio viene metabolizzato dai batteri intestinali o arriva al fegato intatto, dove si trasforma in metaboliti tossici (acido urico) o fa da attivatore per la sintesi dei grassi e di nuovo glucosio.

Una review sulle proprietà di flavonoidi e latticini (importanti costituenti della dieta DASH) da parte di Dariush Mozaffarian, noto epidemiologo. I flavonoidi sono i componenti polifenolici tipici di molti vegetali come il tè verde, il cacao, i frutti di bosco ecc. Agiscono riducendo l'infiammazione, influenzando la composizione del microbiota e l'espressione genica.

I latticini hanno proprietà migliori quando sono fermentati (yogurt e formaggi), perché forniscono probiotici e vitamina k che sono legati a salute migliore, e la loro qualità dipende anche dall'alimentazione dell'animale.


Aggiornamento 10/2/2018

Una review sulle proprietà dei semi di lino
"La fibra e la gomma di lino possono produrre un'attività anti-aterogena riducendo l'apporto calorico. Un lignano (SDG) ripristina la funzione vascolare aumentando la neovascolarizzazione e quindi migliora la funzione cardiaca; esso ha anche una potente attività antiossidante.

L'acido linolenico ( ALA) e l'olio di lino hanno mostrato attività antiipertensiva alterando le concentrazioni di ossilipina pro-infiammatoria, ha attività antiaterogena tramite la produzione di citochine infiammatorie, azione antipiastrinica attraverso l'inibizione della prostaciclina, effetti anti-aritmici (diminuendo la fibrillazione ventricolare e migliorando la sopravvivenza delle cellule cardiache mediante la sovraregolazione delle proteine anti-apoptotiche). L'ALA potrebbe essere il composto bioattivo più vantaggioso del seme di lino per i suoi effetti cardiovascolari. Sono necessari ulteriori studi preclinici e più ampi studi clinici di durata maggiore per identificare un elenco completo dei composti bioattivi dei semi di lino".

Aggiornamento 13/2/2018

Ѐ stato costruito un indice empirico di infiammazione legata al cibo: i cibi più infiammatori appaiono essere le carni rosse, specie se lavorate. Anche le bibite gassate, i pomodori e i cereali raffinati appartengono a questa categoria.
Invece verdure a foglia, caffè, vino birra e, sorprendentemente, la pizza appaiono antinfiammatori.

Aggiornamento 21/2/2018

L'HIIT fatto prima di mangiare cibo spazzatura riduce, senza eliminare totalmente, la disfunzione endoteliale postprandiale indotta da quel tipo di alimentazione.

L'infiammazione cronica, quando non si risolve, è associata allo stress e ad aumentato rischio di malattie infettive, cardiovascolari, neurodegenerative, depressione, tumori e autoimmunità.

L'indice e il carico glicemico sono spesso correlabili con lo stress ossidativo, soprattutto a causa del rapporto inverso tra i cibi con alti IG e CG e la ricchezza di nutrienti.

Aggiornamento 22/2/2018

Si è scoperto almeno uno dei meccanismi che lega lo zucchero e in particolare il fruttosio con la deposizione di grasso viscerale (omento). Il fruttosio crea uno stato infiammatorio cellulare nell'adipocita che genera cortisolo, l'ormone dello stress, che aumenta il grasso intraaddominale, notoriamente legato al rischio di malattia. Il fruttosio da frutta non ha questa caratteristica. Possiamo anche ipotizzare che le persone stressate bramino lo zucchero per avere livelli di cortisolo più alti e rispondere così agli stress
Inoltre è un altro meccanismo per cui il grasso genera grasso: infatti più sono gli adipociti, più questo meccanismo è stimolato.




Aggiornamento 12/3/2018

Il magnesio è spesso carente nelle persone, a causa di un'alimentazione troppo raffinata e scarso consumo di verdure. Il suo effetto antinfiammatorio è indispensabile nelle malattie caratterizzate da infiammazione e stress ossidativo come ipertensione, diabete, sindrome premestruale, malattie autoimmuni

Aggiornamento 30/3/2018

Un pasto ipercalorico lipidico, come per esempio un milkshake fatto da gelato, latte intero e panna, attiva un rimodellamento dei globuli rossi che li predispone per favorire le malattie cardiache. In particolare cambia l'espressione dell'enzima mieloperossidasi, notoriamente legato alla riduzione di elasticità delle arterie e aumento dello stress ossidativo (che altera la funzione dei globuli rossi grazie alla generazione di ROS). Avviene anche l'attivazione delle vie infiammatorie nei globuli bianchi, che favorisce l'aterosclerosi. La risposta immunitaria è simile a quella di un'infezione (VES alta). Questo non succede con un pasto con simile quantità di calorie ma fatto solo da cereali (senza grassi). L'esperimento è stato fatto su maschi sani e attivi. Gli scienziati concludono che "questi risultati danno nuove informazioni sui meccanismi in base ai quali il consumo di pasti arricchiti in grassi può promuovere la destabilizzazione delle placche vulnerabili che portano a un infarto miocardico acuto".



L'insulinoresistenza causa infiammazione nel tessuto adiposo viscerale, e quindi non è solo il tessuto adiposo a causare insulinoresistenza, con un effetto reciproco che ricorda un cane che si morde la coda.

Aggiornamento 3/4/2018

La restrizione calorica aumenta la longevità, tra le altre cose, riducendo lo stress ossidativo. Un alto metabolismo basale sembra aumentare lo stress ossidativo e così ridurre l'aspettativa di vita.


Il danno ossidativo dovuto a mitocondri invecchiati è tipico delle persone con scarsa muscolatura (gli anziani stessi), ed è forse dovuto ad una riduzione della sensibilità all'ADP, una molecola che attiva vie metaboliche che si forma dopo gli sforzi.


https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S221112471830264X


Aggiornamento 23/4/2018
Complicate relazioni tra sistema immunitario, adipociti e alimentazione: sono stati individuati 3 tipi di risposta infiammatoria.
Un insulto patogeno (così come un alimento) può alterare l'equilibrio delle citochine, modificando il set point infiammatorio in un determinato tessuto e così influenzare la funzione del tessuto.
"La speranza è capire le vie del sistema immunitario per progettare approcci migliori e olistici, come gli interventi dietetici o microbici, per trattare disordini complessi e multiorgano".



Aggiornamento 24/4/2018

I radicali liberi non sono sempre dannosi e gli antiossidanti non sono sempre utili. Negli sportivi ad esempio i radicali liberi (come i ROS) sono necessari come segnale per favorire l'aumento di massa muscolare. I ROS rilasciati dai mitocondri possono essere importanti per riparare le membrane muscolari. "Sebbene gli antiossidanti siano una parte essenziale di qualsiasi dieta sana, stanno aumentando le prove sul fatto che i supplementi di antiossidanti dovrebbero essere evitati nelle ore vicine all'allenamento. Potrebbe anche essere saggio evitare quotidianamente gli integratori di antiossidanti ad altissima dose se si punta alla massima crescita muscolare".


Aggiornamento 26/4/2018


La somministrazione di bicarbonato di sodio ha un effetto antinfiammatorio, agendo tramite la milza e la produzione di globuli bianchi, e potrebbe essere un modo semplice ed economico per migliorare molte malattie infiammatorie, comprese quelle autoimmuni. In particolare i macrofagi da M1 (infiammatori) diventano M2 (antinfiammatori).


Aggiornamento 29/4/2018

In 2 piccoli studi pilota (solo 4 persone sane) il cioccolato amaro al 70% ha ridotto i marker di stress e infiammazione e migliorato l'umore, la memoria e la capacità cognitiva.


Aggiornamento 2/5/2018

La dieta infiammatoria in gravidanza aumenta il rischio di neonato con eccesso di adiposità
È sempre più evidente che le malattie metaboliche inizino prima di nascere e che senza un miglioramento della qualità della dieta siano destinate ad aumentare



Aggiornamento 15/5/2018

L'acido urico è un antiossidante, quindi i suoi livelli troppo bassi sono dannosi così come quelli alti, che si legano ad attivazione del sistema inflammasoma NLRP3.
Alti livelli intracellulari sono fonte di stress ossidativo e quindi attivazione della COX-2 (via infiammatoria)


Aggiornamento 16/5/2018

2 porzioni di yogurt sgrassato al giorno, mangiati prima dei pasti, riducono la risposta infiammatoria postprandiale e possoni essere d'aiuto in tutte le malattie infiammatorie croniche, perché riduce il passaggio di molecole nel sangue (permeabilità intestinale)

L'infiammazione costante porta all'aumento dei livelli di TNF-α, un mediatore dello stato flogistico. Questa molecola riduce l'assorbimento intestinale della vitamina C, esponendo a carenze tutti quelli con malattie infiammatorie croniche, intestinali o meno


Aggiornamento 25/5/2018


I metaboliti del triptofano della dieta sono controllati dai microbi intestinali e influenzano l'asse cervello-intestino. In questo modo agiscono direttamente sulla microglia e sugli astrociti (tessuti cerebrali) in modo da limitare l'infiammazione e la neurodegenerazione nella sclerosi multipla



Aggiornamento 27/5/2018

La cronica soppressione dell'infiammazione può alterare il processo di guarigione


Aggiornamento 4/6/2018


Una revisione dei dati fa il punto sul legame tra dietoterapia come cura complementare a quelle classiche nei tumori. Il link tra obesità, tumori e alimentazione è dato da infiammazione (soprattutto del tessuto adiposo), alterazione dei metabolismi cellulari, aumento dei fattori di crescita, induzione dell'angiogenesi (nascita di nuovi vasi sanguigni che nutrono le cellule tumorali), alterazione dei ritmi sonno-veglia e del microbiota. Per quanto riguarda l'efficacia della dieta, "sono in corso di valutazione studi preclinici e clinici su presunti interventi dietetici antitumorali, tra cui restrizione calorica (CR), digiuno intermittente, dieta low fat e dieta chetogenica, alcuni dei quali si mostrano promettenti nel ridurre il rischio di cancro. Gli studi clinici in corso stanno anche valutando l'utilizzo di questi interventi dietetici come terapia adiuvante. Le prove limitate di questi studi suggeriscono che la CR, il digiuno intermittente e la dieta chetogenica possono migliorare la risposta e/o ridurre gli effetti collaterali della terapia. Gli studi futuri dovranno concentrarsi sulla sicurezza e sui benefici aggiuntivi oltre a quelli delle attuali terapie e considerare il potenziale degli interventi dietetici per sensibilizzare i pazienti e migliorare la risposta terapeutica a chemioterapia o radioterapia a dosi più basse".



Aggiornamento 14/6/2018

2 porzioni di mango al giorno possono aiutare a ridurre la pressione grazie alla sua ricchezza in polifenoli

Com'è possibile ridurre i dolori articolari (osteoartrite) con l'alimentazione? La cosa più importante è ridurre il peso e fare attività fisica appropriata, ma alcuni accorgimenti migliorano ulteriormente la situazione.

Una dieta ricca in omega 3 e antiossidanti antinfiammatori, ridurre il colesterolo che si insinua nelle articolazioni aumentando l'infiammazione, corretti livelli di vitamine D e K (1 e 2)

Aggiornamento 15/6/2018

Gli zuccheri aggiunti alle sostanze liquide sono associati a infiammazione e metabolismo alterato


Aggiornamento 18/6/2018

Una dieta infiammatoria (ricca di alimenti industriali e povera di vegetali) si associa ad aumento del rischio di tumore ovarico


Aggiornamento 23/6/2018

L'attività fisica, anche senza portare al dimagrimento, riduce le componenti infiammatorie del sangue


Aggiornamento 27/6/2018

Anche un sonno solo lievemente disturbato è sufficiente ad aumentare l'infiammazione vascolare e far salire la pressione

Aggiornamento 2/7/2018


La supplementazione con magnesio è in grado di ridurre la PCR (proteina C reattiva), un parametro di infiammazione


Aggiornamento 10/7/2018

Modulare i sistemi ossidoriduttivi interni della cellula è un modo potenziale per ridurre l'infiammazione e gestire condizioni autoimmuni e tumori

Aggiornamento 11/7/2018


L'esposizione a BPA (bisfenolo A) altera i metaboliti intestinali e può aumentare il rischio di infiammazione intestinale (colite, Crohn e simili)

Aggiornamento 15/7/2018


legami tra il setpoint del peso e la tiroide: l'orologio biologico, l'assunzione di cibo (fisiologici), l'infiammazione acuta e cronica (fisiopatologici).

Aggiornamento 16/7/2018

Tra le sorprendenti caratteristiche dei moscerini, anche loro dormono. E se gli viene levato il sonno, sono molto sensibili allo stress ossidativo
Traslando nel modello umano, molte malattie che sono associate a stress ossidativo, come l'Alzheimer, il Parkinson e la malattia di Huntington. La perdita di sonno potrebbe rendere gli individui più sensibili allo stress ossidativo e così alla malattia; a sua volta, la distruzione patologica della risposta antiossidante potrebbe anche portare alla perdita del sonno e alle patologie associate alla malattia.


Aggiornamento 17/7/2018

Tra gli integratori che riducono 2 markers di infiammazione (IL-6 e CRP) omega 3 e probiotici

Vitamina D e resveratrolo non hanno dimostrato efficacia


Aggiornamento 19/7/2018

La glicemia costantemente alta, come capita in caso di diabete, di infiammazione o dopo i pasti, blocca AMPK, una proteina che, tra le altre cose, attiva TET2, un soppressore dei tumori. Stare sempre a stomaco pieno favorisce quindi i tumori, mentre i digiuni fatti in modo adeguato possono ridurre la proliferazione cellulare.

Questo è uno dei motivi che lega diabete e tumori.

Aggiornamento 27/7/2018

Secondo uno studio fatto su giovani sani, i grassi saturi aumentano l'endotossemia postprandiale (e i gli acidi grassi liberi), gli omega 3 la riducono.
Gli omega 6 non aumentano  l'endotossemia ma i trigliceridi.
Probabilmente a causa del buon stato di salute dei soggetti, l'endotossemia non si traduce in infiammazione, ma lo farà in seguito se non si cambia stile di vita.

La dieta mediterranea, ricca in frutta e verdura e povera di alimenti industriali, si conferma rallentare la progressione della psoriasi, indipendentemente dalla perdita di peso. Gli studiosi specificano che non è chiaro se sia dovuto all'introduzione dei cibi salutari o la rimozione di quelli nocivi della dieta occidentale, e concludono che la dieta dovrebbe fare parte di un protocollo multidisciplinare per il trattamento del paziente psoriasico


Aggiornamento 20/8/2018


La supplementazione con dosi modeste di vitamina D, calcio, magnesio e zinco ha migliorato il quadro ormonale e i marker di infiammazione e stress ossidativo di donne con ovaio policistico



Aggiornamento 21/8/2018

Le persone stressate hanno un alto tasso di malattie cardiovascolari, ipertensione, insufficienza cardiaca e morte improvvisa.
Questo è dovuto alle catecolamine (adrenalina e noradrenalina), gli ormoni/neurotrasmettitori dello stress. Ma il vero colpevole potrebbe essere l'aminocromo, un derivato della loro ossidazione, che determina stress ossidativo e così l'effetto tossico a livello del cuore.
Nel modello animale, N-acetilcisteina, vitamina E e antiossidanti riducono i livelli di aminocromo, le aritmie e lo stress ossidativo, e non presentano fibrillazione

Aggiornamento 22/8/2018

Non riesci più a far fronte ai problemi e il tuo sistema immunitario è debole? Hai una scarsa resilienza (dovuta al troppo stress), e il ponte tra le 2 condizioni può essere un'alterazione del microbiota.
L'alterazione dei microbi intestinali e la perdita di alcune specie in seguito a episodi stressanti alterano i neurotrasmettitori che giungono al cervello, favorendo ansia e depressione
In questo caso lo stress cronico e il rilascio di cortisolo e catecolammine sono associati ad infiammazione costante e scarse difese immunitarie.
In caso di infiammazione costante inoltre i messaggeri infiammatori influenzano negativamente l'umore a causa della permeabilità della barriera ematoencefalica.
Le persone ottimiste e tranquille invece si ammalano meno.
Il ruolo della dieta nella cura delle malattie psichiatriche sta emergendo, anche se trascurato da molti, e gli psicobiotici (probiotici per la mente) saranno una parte della terapia.
Tra questi, Bifidobacterium longum 1714 migliora la risposta allo stress e la memoria, Lactobacillus helveticus R0052 riduce il cortisolo, Lactobacillus rhamnosus HN001 riduce la depressione postparto

Tra i promotori naturali della resilienza troviamo i polifenoli, grazie al loro effetto antinfiammatorio.

Aggiornamento 28/8/2018

Le biopsie compiute su persone che stanno sveglie la notte dimostrano un'alterazione delle proteine sintetizzate. Queste alterazioni aumentano l'infiammazione e rallentano il metabolismo, favorendo l'accumulo di grasso e l'insorgere del diabete

Aggiornamento 2/9/2018


Sebbene gli studi siano ancora pochi e l'evidenza bassa, continua a confermarsi un legame tra intestino e fibromialgia e fatica cronica. Tra i probiotici più promettenti, L casei Shirota riduce l'ansia e B. infantis 35624 i marker di infiammazione
Anche le carenze nutrizionali sono spesso presenti


L'insulina aumenta l'aggressività del sistema immunitario, in particolare contro i virus. Ad essere stimolate sembrano le cellule T, una classe di linfociti (globuli bianchi), che grazie all'insulina aumenta la sua vitalità aumentando la produzione di energia e così la produzione di anticorpi.
Questa può essere una buona notizia per chi ha un'infezione, ma un'arma a doppio taglio in altre condizioni in cui l'insulina è alta o il sistema immunitario alterato.
Infatti spesso notiamo che usare una dieta che riduca l'insulina migliori le condizioni infiammatorie come malattie autoimmuni, diabete ecc


Aggiornamento 11/9/2018

Nel modello animale gli antiossidanti come l'apocinina riducono il rischio di un secondo infarto. Ecco perché è importante mangiare bene e curarsi anche dopo questi eventi

Aggiornamento 15/9/2018

L'infiammazione è una componente obbligatoria dell'aterosclerosi, e uno stato infiammatorio correlato a malattia autoimmune aumenta il rischio cardiovascolare

Aggiornamento 17/9/2018

L'acqua extracellulare, è associata con infiammazione e danno renale, e secondo questo studio anche con calcificazione della placca e quindi rischio cardiovascolare

Il Q10 si conferma riduttore dell'infiammazione

Aggiornamento 25/9/2018


2 grammi al giorno di omega3 sono efficaci nell'alleviare l'ansia.
Evidenze emergenti suggeriscono che i PUFA omega-3 interferiscono e possibilmente controllano diversi processi neurobiologici, come i neurotrasmettitori, la neuroplasticità e l'infiammazione, che sono ritenuti tra i meccanismi responsabili di ansia e depressione.


Una combinazione di batteri probiotici (lattobacilli e bifidi) somministrata per 6 mesi migliora i parametri ematochimici (glicemia, insulina, HOMA, colesterolo, trigliceridi) e quelli di infiammazione (endotossine, CRP, TNF, adipochine ecc) in persone diabetiche. Non sembra però favorire il dimagrimento



Aggiornamento 26/9/2018

L'infiammazione vascolare come causa delle malattie cardiovascolari legate all'invecchiamento

https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIRCRESAHA.118.311378
Aggiornamento 27/9/2018

In 2 minuti si ottengono i risultati di 30' di aerobica. Non stiamo parlando di qualche diavoleria per sudare o per fare addominali venduta in televisione, ma degli scatti fatti in maniera intervallata (HIIT), che hanno un ottimo impatto sulla funzionalità mitocondriale (e di conseguenza sulla salute).
Inoltre ottimizza la produzione dei tanto temuti radicali liberi. "I ricercatori hanno scoperto che i livelli mitocondriali di perossido di idrogeno - un tipo di molecola coinvolta nella segnalazione cellulare gestita dalle "specie reattive dell'ossigeno" cambiano dopo l'esercizio. Mentre troppe specie reattive dell'ossigeno possono essere dannose per le cellule, i ricercatori hanno notato che i livelli dei volontari erano in quantità appropriata per promuovere potenzialmente le risposte cellulari che avvantaggiano la funzione metabolica piuttosto che causare danni".

Aggiornamento 28/9/2018


Tra i fattori che influenzano l'invecchiamento, l'instabilità genomica, il DNA mitocondriale, l'efficienza della telomerasi, le alterazioni epigenetiche, la perdita della proteostasi (equilibrio che garantisce la sostituzione delle proteine danneggiate con quelle nuove e correttamente ripiegate), la disregolazione del sistema di percezione ipotalamico dei nutrienti, la disfunzione mitocondriale, l'esaurimento delle cellule staminali che non rimpiazzano più quelle vecchie, l'alterata comunicazione tra cellule (infiammazione).


Aggiornamento 29/9/2018

La dieta ricca di grassi e zuccheri (HFS) favorisce l'atrofia dei muscoli scheletrici e induce la degradazione delle proteine e infiammazione periferica. Una dieta HFS prolungata accelera l'atrofia dei muscoli scheletrici, la funzionalità e altera il trasporto periferico del glucosio. Ciò implica che non vi è alcuna compensazione pertinente tra domanda di energia e disponibilità energetica (perdita di flessibilità metabolica, ossia della normale ossidazione nei cicli di glucosio e acidi grassi), come è evidente dall'aumento di peso e dalla perdita accelerata di massa muscolare. È interessante notare che l'attenuazione della sintesi proteica in risposta all'obesità è stata associata all'insulino-resistenza causata dall'HFS. Inoltre, l'HFS riduce anche il tasso di sintesi dell'ATP e la capacità del muscolo di rispondere ai segnali di crescita, che ostacola il recupero dalle lesioni, accelera gli effetti dell'invecchiamento e influisce negativamente sull'omeostasi del glucosio. L'HFS ha un potenziale di induzione dell'atrofia muscolare scheletrica e può portare alla miosite (infiammazione muscolare)




L'impatto dello stress ossidativo e dell'infiammazione sul tessuto vascolare e sul suo invecchiamento

https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIRCRESAHA.118.312563

Aggiornamento 2/10/2018

Quali sono le caratteristiche dei centenari italiani? Nel dopoguerra, nonostante la variazione dell'alimentazione, hanno mantenuto le abitudini di un ambiente non obesogeno, sono stati fisicamente attivi per tutta la vita, per tutta la vita hanno avuto ritmi simili nei pasti e nel sonno, a tutto vantaggio del microbiota intestinale. Nonostante presentino un profilo delle citochine infiammatorie alterato, questo non sembra arrecare danno. La  genetica ha un ruolo più complesso, che interagisce con l'epigenetica.



Aggiornamento 8/10/2018

Nel modello animale lo zucchero è infiammatorio per le articolazioni, e una dieta ricca in saccarosio è sufficiente per indurre osteoartrite


Aggiornamento 18/10/2018

Sostituire i cereali raffinati con quelli integrali e i legumi riduce PLA2, un enzima che produce citochine infiammatorie (prostaglandine). Il risultato è una diminuzione significativa di glicemia a digiuno, insulina, indice HOMA, emoglobina glicata, malondialdeide, attività plasmatica di Lp-PLA2 e LDL ossidate (ox-LDL) e un aumento delle dimensioni delle particelle LDL, che risultano così meno aterogene.


Aggiornamento 1/11/2018


Ancora convinti che asma e alimentazione non siano collegate? Un team di ricercatori ha messo a punto una barretta ricca di nutrienti e l'ha data a dei ragazzi obesi con l'asma. La loro funzionalità respiratoria è migliorata e lo stato infiammatorio ridotto, indipendentemente dal dimagrimento. Sicuramente sarebbe meglio una dieta adeguata, ma viene sottolineata l'importanza della dieta nella gestione della malattia, e le carenze nutrizionali che spesso hanno le persone con una dieta ricca di cibi industriali e impoveriti, e la non necessità di ricorrere a farmaci che hanno sempre effetti collaterali (cortisone ecc). Composizione della barretta "CHORI": contenuto moderato in calorie (130 kcal / 36g), ma nutrizionalmente densa, con una matrice polifenolica, ricca di frutta, noci, e cioccolato fondente non trattato, vitamine, minerali, acido docosaesaenoico (omega 3), fibre solubili e insolubili, proteine e altre piccole molecole benefiche per la salute dell'intestino


Aggiornamento 2/11/2018

Alcune condizioni patologiche (asma, eruzioni dermatologiche, problemi cognitivi e comportamentali, condizioni neurologiche inclusa la neuropatia, problemi di vista, fatica cronica, dolore muscolare o articolare o rigidità, problemi gastrointestinali, infiammazione cronica, soppressione immunitaria e autoimmunità) possono essere legate ad una sensibilità per le muffe, o meglio i loro metaboliti, portando a sensibilità chimica multipla e fibromialgia.
Come intervenire con la dieta? Semi e cereali possono essere grandi fonti di micotossine, così come i cibi fermentati possono favorirne lo sviluppo endogeno.

In generale una dieta di tipo paleo può essere la migliore.

Aggiornamento 8/11/2018

2 porzioni a settimana di pesce grasso, abbinati ad una dieta mediterranea ricca in vegetali, migliorano significativamente l'infiammazione polmonare in bambini asmatici


Aggiornamento 9/11/2018


La dieta infiammatoria, fatta con alimenti raffinati, fritti, carni rosse e lavorate, bibite gassate, solanacee (pomodori, peperoni, patate ecc) è associata a progressione della malattia renale. Vegetali a foglia e pesce azzurro appaiono invece protettivi.


Aggiornamento 11/11/2018

Il coenzima Q10 ha interessanti prospettive nelle malattie correlate alla sindrome metabolica e all'infiammazione, come diabete e steatosi epatica. La sua azione si esplica a livello dei mitocondri, con la riduzione delle specie reattive dell'ossigeno, ed è considerato sicuro anche a dosi relativamente alte. Le fonti alimentari principali sono pesci grassi e frattaglie di carne rossa, e tra i vegetali quelli a foglia scura, legumi e semi oleosi. Tra gli integratori la migliore forma per biodisponibilità risulta l'ubiquinolo solubilizzato


Aggiornamento 12/11/2018

"Nonostante l'importanza clinica del microbioma nella fisiologia umana e nelle patologie, come quelle cardiovascolari, stiamo solo iniziando ad apprezzare i potenziali meccanismi di interazione"
In questo esperimento si è dimostrato come un particolare batterio, C. sporogenes, che possiede l'enzima per produrre TMA, aumenti l'aggregazione delle piastrine e quindi il rischio di trombosi e malattia cardiovascolare.

I ricercatori concludono chiarendo che il batterio può essere un target nella prevenzione delle malattie metaboliche e connesse.


Aggiornamento 13/11/2018

La glia è il tessuto di sostegno dei neuroni.
Alcune alterazioni nel suo metabolismo energetico, in persone predisposte, portano alla produzione di sostanze infiammatorie.

Ecco perché la dieta chetogenica può essere d'aiuto in numerose patologie neurologiche

L'estratto di zenzero, inibendo l'espressione dei geni correlati con il deposito dei grassi, riduce l'aumento di peso nei topi nutriti con una dieta ingrassante, anche inibendo l'infiammazione.

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