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mercoledì 31 gennaio 2018

L'infiammazione, causa di tanti problemi



Un tempo gli individui appartenenti alla specie umana si potevano ritenere fortunati a mangiare una volta al giorno.
Oggi fortunatamente quei tempi sono passati, ma che succede in seguito all'ingestione di un pasto?
L'evidenza sperimentale dimostra che dopo che mangiamo aumentano trigliceridi, insulina, glicemia, e alcuni marker di infiammazione, chiamati citochine (messaggeri locali che influenzano le risposte cellulari).
Nel lungo periodo queste sostanze sono associate  a pericolo cardiovascolare.
Il fenomeno è chiamato infiammazione post-prandiale, ed è fortemente influenzato da ciò che mangiamo.



https://www.slideshare.net/csbrprasad/inflammation-5



Sappiamo bene infatti che non tutte le calorie sono uguali

Vi sono crescenti prove dell'importanza dello stato postprandiale nel causare malattie infiammatorie, e l'alimentazione è la principale fonte di infiammazione e stress ossidativo, o almeno quella che li stimola più spesso (dato che mangiamo più volte tutti i giorni), determinando una cascata di eventi molecolari (attivazione di vie metaboliche) che influenza gli equilibri ormonali e così le funzioni tra cui riproduzione, distribuzione del grasso, resistenza insulinica (diabete) ecc.

Che succede se mangio un pasto ricco di fibra e micronutrienti oppure un pasto con le stesse calorie ma con scarsa densità di nutrienti, il tipico pasto con alimenti raffinati delle "western diet"? Mentre il primo aumenta la capacità antiossidante, il secondo alza clamorosamente gli indici di infiammazione e di stress ossidativo dopo il pasto.
Stress ossidativo e infiammazione vanno sempre di pari passo. 



https://www.researchgate.net/figure/259880292_Oxidative-stress-and-antioxidants-imbalance-in-inflammation-In-inflammation-the-balance



Questo potrebbe non importare in persone relativamente sane (su cui è stato compiuto il test) se succede saltuariamente, ma è molto dannoso in persone con qualsivoglia malattia caratterizzata da  infiammazione cronica (autoimmune, diabete, aterosclerosi ecc).

Lo stato infiammatorio ripetuto ogni volta che mangiamo contribuisce alla malattia aterosclerotica, ossia quella progressiva deposizione di materiale che determina la formazione della placca che andrà a ostruire le nostre arterie fino all'ischemia (infarto o ictus) e alle altre malattie infiammatorie.
Questa situazione è esacerbata nei diabetici, nei quali il picco glicemico è fortemente legato allo stress ossidativo.

Contrariamente a quanto si crede i grassi non sono necessariamente i colpevoli, secondo una revisione dei trial, ma il loro effetto infiammatorio può dipendere dal microbiota che abbiamo.
Di chi è la colpa allora?

In generale degli alimenti privati dei loro antiossidanti potremmo dire.

Frutta e verdura, ricchi in polifenoli che agiscono in sinergia, conferiscono protezione da questi problemi. Lo stesso accade con i cereali integrali, anche se la questione è più complessa.
Questo non accade generalmente con gli integratori, proprio perché non si riesce a raggiungere quella perfezione di mix garantito dalla natura su cui la nostra specie si è evoluta.
Anche i polifenoli della frutta sono in grado di attenuare questa risposta infiammatoria, smentendo così la diceria secondo cui la frutta non si possa mangiare a fine pasto.
Quindi come spesso vediamo, sempre meglio utilizzare prodotti non processati dall'uomo, che, per migliorare conservabilità e talvolta il gusto, tende sempre a impoverire di nutrienti i cibi coi trattamenti industriali,  riempirli di grassi e zuccheri che altro non fanno se non stimolare il palato e ridurre la sazietà, rendendoci schiavi di tali alimenti e rendendoli attivatori dell'infiammazione.
Se così non fosse non avrebbe senso utilizzare l'olio extravergine d'oliva, ma si potrebbe usare l'olio lampante (il derivato delle olive di scarto, ad alto grado di acidità): infatti il profilo di acidi grassi è molto simile, ma la ricchezza in polifenoli dell'olio EVO fa sì che non ci sia risposta infiammatoria
E anche il miele, che è un prodotto naturale, non crea infiammazione come invece fa lo zucchero.

Questi aspetti si manifestano anche negli studi di popolazione, dove ad esempio il consumo di succhi di frutta non zuccherati non si associa ad aumentato rischio di diabete.


Il digiuno intermittente, seguiti da un nutrizionista esperto e non fatto da soli, potrebbe essere un ottimo modo per ridurre lo stato infiammatorio, a ulteriore conferma che la costante disponibilità di cibo aumenta lo stress ossidativo e l'infiammazione, e in questo modo riduce i rischi delle malattie del progresso (tumori diabete ecc).
Il digiuno intermittente promuove anche la polarizzazione dei macrofagi in M2 (cellule immunitarie antinfiammatorie). Ulteriore prova della stretta connessione tra immunità e metabolismo.

Uno stato infiammatorio cronico fa sì che l'energia non venga destinata ai muscoli ma al sistema immunitario, alterando le funzionalità corporee e la spesa energetica, stimolando l'invecchiamento e il rischio di malattie croniche.

L'immunometabolismo, il crocevia tra infiammazione sistemica e conseguenze metaboliche (alterazione delle funzioni organiche, a partire dall'iperglicemia) è un nuovo topic di studio che ci aiuta a chiarire perché si altera la spesa energetica quando vi è uno stato infiammatorio.


Anche il sale può contribuire allo stress ossidativo, che a sua volta stimola una via infiammatoria (NLRP3) responsabile di insulino-resistenza. L'effetto si ripercuote anche sul rene, aumentando la ritenzione di liquidi. Il potassio ha un effetto contrario.

Le diete più sane al mondo (mediterranea, Okinawa, DASH, ecc) hanno tutte in comune un alta densità di nutrienti e antiossidanti in rapporto alle calorie introdotte.

L'infiammazione da cibo si può associare anche con l'anemia e con aumento del rischio di tumore del colon retto.

Aggiornamento 1/2/2018

La dieta MIND, un ibrido tra DASH e mediterranea, riduce il declino cognitivo di chi abbia avuto un ictus. È caratterizzata da un alto introito di folati, antiossidanti e polifenoli da frutta e verdura, quantità moderate di pesce e scarso apporto di grassi saturi e trans.


Aggiornamento 5/2/2018

Ci sono ancora molti dubbi, ma emergono alcuni fattori ambientali responsabili della sclerosi multipla.
Lo stress ossidativo (che genera infiammazione), il fumo, la vitamina D bassa, alcune infezioni (come quella da EBV, mononucleosi), la disbiosi intestinale (microbiota alterato), l'esposizione al BPA.

Tutti questi fattori si possono incrociare con la predisposizione genetica

Aggiornamento 7/2/2018


Quando assumiamo fruttosio dalla frutta, la sua quantità difficilmente supera le capacità di metabolizzazione dell'intestino, anche grazie alla fibra che rallenta la digestione, e quindi viene trasformato in acidi grassi a catena corta benefici.
Quando invece lo assumiamo dagli alimenti zuccherati, soprattutto a stomaco vuoto, la "clearance" intestinale viene superata, e il fruttosio viene metabolizzato dai batteri intestinali o arriva al fegato intatto, dove si trasforma in metaboliti tossici (acido urico) o fa da attivatore per la sintesi dei grassi e di nuovo glucosio.

Una review sulle proprietà di flavonoidi e latticini (importanti costituenti della dieta DASH) da parte di Dariush Mozaffarian, noto epidemiologo. I flavonoidi sono i componenti polifenolici tipici di molti vegetali come il tè verde, il cacao, i frutti di bosco ecc. Agiscono riducendo l'infiammazione, influenzando la composizione del microbiota e l'espressione genica.

I latticini hanno proprietà migliori quando sono fermentati (yogurt e formaggi), perché forniscono probiotici e vitamina k che sono legati a salute migliore, e la loro qualità dipende anche dall'alimentazione dell'animale.


Aggiornamento 10/2/2018

Una review sulle proprietà dei semi di lino
"La fibra e la gomma di lino possono produrre un'attività anti-aterogena riducendo l'apporto calorico. Un lignano (SDG) ripristina la funzione vascolare aumentando la neovascolarizzazione e quindi migliora la funzione cardiaca; esso ha anche una potente attività antiossidante.

L'acido linolenico ( ALA) e l'olio di lino hanno mostrato attività antiipertensiva alterando le concentrazioni di ossilipina pro-infiammatoria, ha attività antiaterogena tramite la produzione di citochine infiammatorie, azione antipiastrinica attraverso l'inibizione della prostaciclina, effetti anti-aritmici (diminuendo la fibrillazione ventricolare e migliorando la sopravvivenza delle cellule cardiache mediante la sovraregolazione delle proteine anti-apoptotiche). L'ALA potrebbe essere il composto bioattivo più vantaggioso del seme di lino per i suoi effetti cardiovascolari. Sono necessari ulteriori studi preclinici e più ampi studi clinici di durata maggiore per identificare un elenco completo dei composti bioattivi dei semi di lino".

Aggiornamento 13/2/2018

Ѐ stato costruito un indice empirico di infiammazione legata al cibo: i cibi più infiammatori appaiono essere le carni rosse, specie se lavorate. Anche le bibite gassate, i pomodori e i cereali raffinati appartengono a questa categoria.
Invece verdure a foglia, caffè, vino birra e, sorprendentemente, la pizza appaiono antinfiammatori.

Aggiornamento 21/2/2018

L'HIIT fatto prima di mangiare cibo spazzatura riduce, senza eliminare totalmente, la disfunzione endoteliale postprandiale indotta da quel tipo di alimentazione.

L'infiammazione cronica, quando non si risolve, è associata allo stress e ad aumentato rischio di malattie infettive, cardiovascolari, neurodegenerative, depressione, tumori e autoimmunità.

L'indice e il carico glicemico sono spesso correlabili con lo stress ossidativo, soprattutto a causa del rapporto inverso tra i cibi con alti IG e CG e la ricchezza di nutrienti.

Aggiornamento 22/2/2018

Si è scoperto almeno uno dei meccanismi che lega lo zucchero e in particolare il fruttosio con la deposizione di grasso viscerale (omento). Il fruttosio crea uno stato infiammatorio cellulare nell'adipocita che genera cortisolo, l'ormone dello stress, che aumenta il grasso intraaddominale, notoriamente legato al rischio di malattia. Il fruttosio da frutta non ha questa caratteristica. Possiamo anche ipotizzare che le persone stressate bramino lo zucchero per avere livelli di cortisolo più alti e rispondere così agli stress
Inoltre è un altro meccanismo per cui il grasso genera grasso: infatti più sono gli adipociti, più questo meccanismo è stimolato.




Aggiornamento 12/3/2018

Il magnesio è spesso carente nelle persone, a causa di un'alimentazione troppo raffinata e scarso consumo di verdure. Il suo effetto antinfiammatorio è indispensabile nelle malattie caratterizzate da infiammazione e stress ossidativo come ipertensione, diabete, sindrome premestruale, malattie autoimmuni

Aggiornamento 30/3/2018

Un pasto ipercalorico lipidico, come per esempio un milkshake fatto da gelato, latte intero e panna, attiva un rimodellamento dei globuli rossi che li predispone per favorire le malattie cardiache. In particolare cambia l'espressione dell'enzima mieloperossidasi, notoriamente legato alla riduzione di elasticità delle arterie e aumento dello stress ossidativo (che altera la funzione dei globuli rossi grazie alla generazione di ROS). Avviene anche l'attivazione delle vie infiammatorie nei globuli bianchi, che favorisce l'aterosclerosi. La risposta immunitaria è simile a quella di un'infezione (VES alta). Questo non succede con un pasto con simile quantità di calorie ma fatto solo da cereali (senza grassi). L'esperimento è stato fatto su maschi sani e attivi. Gli scienziati concludono che "questi risultati danno nuove informazioni sui meccanismi in base ai quali il consumo di pasti arricchiti in grassi può promuovere la destabilizzazione delle placche vulnerabili che portano a un infarto miocardico acuto".



L'insulinoresistenza causa infiammazione nel tessuto adiposo viscerale, e quindi non è solo il tessuto adiposo a causare insulinoresistenza, con un effetto reciproco che ricorda un cane che si morde la coda.

Aggiornamento 3/4/2018

La restrizione calorica aumenta la longevità, tra le altre cose, riducendo lo stress ossidativo. Un alto metabolismo basale sembra aumentare lo stress ossidativo e così ridurre l'aspettativa di vita.


Il danno ossidativo dovuto a mitocondri invecchiati è tipico delle persone con scarsa muscolatura (gli anziani stessi), ed è forse dovuto ad una riduzione della sensibilità all'ADP, una molecola che attiva vie metaboliche che si forma dopo gli sforzi.


https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S221112471830264X


Aggiornamento 23/4/2018
Complicate relazioni tra sistema immunitario, adipociti e alimentazione: sono stati individuati 3 tipi di risposta infiammatoria.
Un insulto patogeno (così come un alimento) può alterare l'equilibrio delle citochine, modificando il set point infiammatorio in un determinato tessuto e così influenzare la funzione del tessuto.
"La speranza è capire le vie del sistema immunitario per progettare approcci migliori e olistici, come gli interventi dietetici o microbici, per trattare disordini complessi e multiorgano".



Aggiornamento 24/4/2018

I radicali liberi non sono sempre dannosi e gli antiossidanti non sono sempre utili. Negli sportivi ad esempio i radicali liberi (come i ROS) sono necessari come segnale per favorire l'aumento di massa muscolare. I ROS rilasciati dai mitocondri possono essere importanti per riparare le membrane muscolari. "Sebbene gli antiossidanti siano una parte essenziale di qualsiasi dieta sana, stanno aumentando le prove sul fatto che i supplementi di antiossidanti dovrebbero essere evitati nelle ore vicine all'allenamento. Potrebbe anche essere saggio evitare quotidianamente gli integratori di antiossidanti ad altissima dose se si punta alla massima crescita muscolare".


Aggiornamento 26/4/2018


La somministrazione di bicarbonato di sodio ha un effetto antinfiammatorio, agendo tramite la milza e la produzione di globuli bianchi, e potrebbe essere un modo semplice ed economico per migliorare molte malattie infiammatorie, comprese quelle autoimmuni. In particolare i macrofagi da M1 (infiammatori) diventano M2 (antinfiammatori).


Aggiornamento 29/4/2018

In 2 piccoli studi pilota (solo 4 persone sane) il cioccolato amaro al 70% ha ridotto i marker di stress e infiammazione e migliorato l'umore, la memoria e la capacità cognitiva.


Aggiornamento 2/5/2018

La dieta infiammatoria in gravidanza aumenta il rischio di neonato con eccesso di adiposità
È sempre più evidente che le malattie metaboliche inizino prima di nascere e che senza un miglioramento della qualità della dieta siano destinate ad aumentare



Aggiornamento 15/5/2018

L'acido urico è un antiossidante, quindi i suoi livelli troppo bassi sono dannosi così come quelli alti, che si legano ad attivazione del sistema inflammasoma NLRP3.
Alti livelli intracellulari sono fonte di stress ossidativo e quindi attivazione della COX-2 (via infiammatoria)


Aggiornamento 16/5/2018

2 porzioni di yogurt sgrassato al giorno, mangiati prima dei pasti, riducono la risposta infiammatoria postprandiale e possoni essere d'aiuto in tutte le malattie infiammatorie croniche, perché riduce il passaggio di molecole nel sangue (permeabilità intestinale)

L'infiammazione costante porta all'aumento dei livelli di TNF-α, un mediatore dello stato flogistico. Questa molecola riduce l'assorbimento intestinale della vitamina C, esponendo a carenze tutti quelli con malattie infiammatorie croniche, intestinali o meno


Aggiornamento 25/5/2018


I metaboliti del triptofano della dieta sono controllati dai microbi intestinali e influenzano l'asse cervello-intestino. In questo modo agiscono direttamente sulla microglia e sugli astrociti (tessuti cerebrali) in modo da limitare l'infiammazione e la neurodegenerazione nella sclerosi multipla



Aggiornamento 27/5/2018

La cronica soppressione dell'infiammazione può alterare il processo di guarigione


Aggiornamento 4/6/2018


Una revisione dei dati fa il punto sul legame tra dietoterapia come cura complementare a quelle classiche nei tumori. Il link tra obesità, tumori e alimentazione è dato da infiammazione (soprattutto del tessuto adiposo), alterazione dei metabolismi cellulari, aumento dei fattori di crescita, induzione dell'angiogenesi (nascita di nuovi vasi sanguigni che nutrono le cellule tumorali), alterazione dei ritmi sonno-veglia e del microbiota. Per quanto riguarda l'efficacia della dieta, "sono in corso di valutazione studi preclinici e clinici su presunti interventi dietetici antitumorali, tra cui restrizione calorica (CR), digiuno intermittente, dieta low fat e dieta chetogenica, alcuni dei quali si mostrano promettenti nel ridurre il rischio di cancro. Gli studi clinici in corso stanno anche valutando l'utilizzo di questi interventi dietetici come terapia adiuvante. Le prove limitate di questi studi suggeriscono che la CR, il digiuno intermittente e la dieta chetogenica possono migliorare la risposta e/o ridurre gli effetti collaterali della terapia. Gli studi futuri dovranno concentrarsi sulla sicurezza e sui benefici aggiuntivi oltre a quelli delle attuali terapie e considerare il potenziale degli interventi dietetici per sensibilizzare i pazienti e migliorare la risposta terapeutica a chemioterapia o radioterapia a dosi più basse".



Aggiornamento 14/6/2018

2 porzioni di mango al giorno possono aiutare a ridurre la pressione grazie alla sua ricchezza in polifenoli


Com'è possibile ridurre i dolori articolari (osteoartrite) con l'alimentazione? La cosa più importante è ridurre il peso e fare attività fisica appropriata, ma alcuni accorgimenti migliorano ulteriormente la situazione.

Una dieta ricca in omega 3 e antiossidanti antinfiammatori, ridurre il colesterolo che si insinua nelle articolazioni aumentando l'infiammazione, corretti livelli di vitamine D e K (1 e 2)

Aggiornamento 15/6/2018

Gli zuccheri aggiunti alle sostanze liquide sono associati a infiammazione e metabolismo alterato



Aggiornamento 18/6/2018

Una dieta infiammatoria (ricca di alimenti industriali e povera di vegetali) si associa ad aumento del rischio di tumore ovarico



Aggiornamento 23/6/2018

L'attività fisica, anche senza portare al dimagrimento, riduce le componenti infiammatorie del sangue



Aggiornamento 27/6/2018

Anche un sonno solo lievemente disturbato è sufficiente ad aumentare l'infiammazione vascolare e far salire la pressione


Aggiornamento 2/7/2018


La supplementazione con magnesio è in grado di ridurre la PCR (proteina C reattiva), un parametro di infiammazione



Aggiornamento 10/7/2018

Modulare i sistemi ossidoriduttivi interni della cellula è un modo potenziale per ridurre l'infiammazione e gestire condizioni autoimmuni e tumori

Aggiornamento 11/7/2018


L'esposizione a BPA (bisfenolo A) altera i metaboliti intestinali e può aumentare il rischio di infiammazione intestinale (colite, Crohn e simili)


Aggiornamento 15/7/2018


legami tra il setpoint del peso e la tiroide: l'orologio biologico, l'assunzione di cibo (fisiologici), l'infiammazione acuta e cronica (fisiopatologici).

Aggiornamento 16/7/2018

Tra le sorprendenti caratteristiche dei moscerini, anche loro dormono. E se gli viene levato il sonno, sono molto sensibili allo stress ossidativo
Traslando nel modello umano, molte malattie che sono associate a stress ossidativo, come l'Alzheimer, il Parkinson e la malattia di Huntington. La perdita di sonno potrebbe rendere gli individui più sensibili allo stress ossidativo e così alla malattia; a sua volta, la distruzione patologica della risposta antiossidante potrebbe anche portare alla perdita del sonno e alle patologie associate alla malattia.

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