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mercoledì 31 gennaio 2018

L'infiammazione, causa di tanti problemi



Un tempo gli individui appartenenti alla specie umana si potevano ritenere fortunati a mangiare una volta al giorno.
Oggi fortunatamente quei tempi sono passati, ma che succede in seguito all'ingestione di un pasto?
L'evidenza sperimentale dimostra che dopo che mangiamo aumentano trigliceridi, insulina, glicemia, e alcuni marker di infiammazione, chiamati citochine (messaggeri locali che influenzano le risposte cellulari).
Nel lungo periodo queste sostanze sono associate  a pericolo cardiovascolare.
Il fenomeno è chiamato infiammazione post-prandiale, ed è fortemente influenzato da ciò che mangiamo.



https://www.slideshare.net/csbrprasad/inflammation-5



Sappiamo bene infatti che non tutte le calorie sono uguali

Vi sono crescenti prove dell'importanza dello stato postprandiale nel causare malattie infiammatorie, e l'alimentazione è la principale fonte di infiammazione e stress ossidativo, o almeno quella che li stimola più spesso (dato che mangiamo più volte tutti i giorni), determinando una cascata di eventi molecolari (attivazione di vie metaboliche) che influenza gli equilibri ormonali e così le funzioni tra cui riproduzione, distribuzione del grasso, resistenza insulinica (diabete) ecc.

Che succede se mangio un pasto ricco di fibra e micronutrienti oppure un pasto con le stesse calorie ma con scarsa densità di nutrienti, il tipico pasto con alimenti raffinati delle "western diet"? Mentre il primo aumenta la capacità antiossidante, il secondo alza clamorosamente gli indici di infiammazione e di stress ossidativo dopo il pasto.
Stress ossidativo e infiammazione vanno sempre di pari passo. 



https://www.researchgate.net/figure/259880292_Oxidative-stress-and-antioxidants-imbalance-in-inflammation-In-inflammation-the-balance



Questo potrebbe non importare in persone relativamente sane (su cui è stato compiuto il test) se succede saltuariamente, ma è molto dannoso in persone con qualsivoglia malattia caratterizzata da  infiammazione cronica (autoimmune, diabete, aterosclerosi ecc).

Lo stato infiammatorio ripetuto ogni volta che mangiamo contribuisce alla malattia aterosclerotica, ossia quella progressiva deposizione di materiale che determina la formazione della placca che andrà a ostruire le nostre arterie fino all'ischemia (infarto o ictus) e alle altre malattie infiammatorie.
Questa situazione è esacerbata nei diabetici, nei quali il picco glicemico è fortemente legato allo stress ossidativo.

Contrariamente a quanto si crede i grassi non sono necessariamente i colpevoli, secondo una revisione dei trial, ma il loro effetto infiammatorio può dipendere dal microbiota che abbiamo.
Di chi è la colpa allora?

In generale degli alimenti privati dei loro antiossidanti potremmo dire.

Frutta e verdura, ricchi in polifenoli che agiscono in sinergia, conferiscono protezione da questi problemi. Lo stesso accade con i cereali integrali, anche se la questione è più complessa.
Questo non accade generalmente con gli integratori, proprio perché non si riesce a raggiungere quella perfezione di mix garantito dalla natura su cui la nostra specie si è evoluta.
Anche i polifenoli della frutta sono in grado di attenuare questa risposta infiammatoria, smentendo così la diceria secondo cui la frutta non si possa mangiare a fine pasto.
Quindi come spesso vediamo, sempre meglio utilizzare prodotti non processati dall'uomo, che, per migliorare conservabilità e talvolta il gusto, tende sempre a impoverire di nutrienti i cibi coi trattamenti industriali,  riempirli di grassi e zuccheri che altro non fanno se non stimolare il palato e ridurre la sazietà, rendendoci schiavi di tali alimenti e rendendoli attivatori dell'infiammazione.
Se così non fosse non avrebbe senso utilizzare l'olio extravergine d'oliva, ma si potrebbe usare l'olio lampante (il derivato delle olive di scarto, ad alto grado di acidità): infatti il profilo di acidi grassi è molto simile, ma la ricchezza in polifenoli dell'olio EVO fa sì che non ci sia risposta infiammatoria
E anche il miele, che è un prodotto naturale, non crea infiammazione come invece fa lo zucchero.

Questi aspetti si manifestano anche negli studi di popolazione, dove ad esempio il consumo di succhi di frutta non zuccherati non si associa ad aumentato rischio di diabete.


Il digiuno intermittente, seguiti da un nutrizionista esperto e non fatto da soli, potrebbe essere un ottimo modo per ridurre lo stato infiammatorio, a ulteriore conferma che la costante disponibilità di cibo aumenta lo stress ossidativo e l'infiammazione, e in questo modo riduce i rischi delle malattie del progresso (tumori diabete ecc).
Il digiuno intermittente promuove anche la polarizzazione dei macrofagi in M2 (cellule immunitarie antinfiammatorie). Ulteriore prova della stretta connessione tra immunità e metabolismo.

Uno stato infiammatorio cronico fa sì che l'energia non venga destinata ai muscoli ma al sistema immunitario, alterando le funzionalità corporee e la spesa energetica, stimolando l'invecchiamento e il rischio di malattie croniche.

L'immunometabolismo, il crocevia tra infiammazione sistemica e conseguenze metaboliche (alterazione delle funzioni organiche, a partire dall'iperglicemia) è un nuovo topic di studio che ci aiuta a chiarire perché si altera la spesa energetica quando vi è uno stato infiammatorio.


Anche il sale può contribuire allo stress ossidativo, che a sua volta stimola una via infiammatoria (NLRP3) responsabile di insulino-resistenza. L'effetto si ripercuote anche sul rene, aumentando la ritenzione di liquidi. Il potassio ha un effetto contrario.

Le diete più sane al mondo (mediterranea, Okinawa, DASH, ecc) hanno tutte in comune un alta densità di nutrienti e antiossidanti in rapporto alle calorie introdotte.

L'infiammazione da cibo si può associare anche con l'anemia e con aumento del rischio di tumore del colon retto.

Aggiornamento 1/2/2018

La dieta MIND, un ibrido tra DASH e mediterranea, riduce il declino cognitivo di chi abbia avuto un ictus. È caratterizzata da un alto introito di folati, antiossidanti e polifenoli da frutta e verdura, quantità moderate di pesce e scarso apporto di grassi saturi e trans.


Aggiornamento 5/2/2018

Ci sono ancora molti dubbi, ma emergono alcuni fattori ambientali responsabili della sclerosi multipla.
Lo stress ossidativo (che genera infiammazione), il fumo, la vitamina D bassa, alcune infezioni (come quella da EBV, mononucleosi), la disbiosi intestinale (microbiota alterato), l'esposizione al BPA.

Tutti questi fattori si possono incrociare con la predisposizione genetica

Aggiornamento 7/2/2018


Quando assumiamo fruttosio dalla frutta, la sua quantità difficilmente supera le capacità di metabolizzazione dell'intestino, anche grazie alla fibra che rallenta la digestione, e quindi viene trasformato in acidi grassi a catena corta benefici.
Quando invece lo assumiamo dagli alimenti zuccherati, soprattutto a stomaco vuoto, la "clearance" intestinale viene superata, e il fruttosio viene metabolizzato dai batteri intestinali o arriva al fegato intatto, dove si trasforma in metaboliti tossici (acido urico) o fa da attivatore per la sintesi dei grassi e di nuovo glucosio.

Una review sulle proprietà di flavonoidi e latticini (importanti costituenti della dieta DASH) da parte di Dariush Mozaffarian, noto epidemiologo. I flavonoidi sono i componenti polifenolici tipici di molti vegetali come il tè verde, il cacao, i frutti di bosco ecc. Agiscono riducendo l'infiammazione, influenzando la composizione del microbiota e l'espressione genica.

I latticini hanno proprietà migliori quando sono fermentati (yogurt e formaggi), perché forniscono probiotici e vitamina k che sono legati a salute migliore, e la loro qualità dipende anche dall'alimentazione dell'animale.


Aggiornamento 10/2/2018

Una review sulle proprietà dei semi di lino
"La fibra e la gomma di lino possono produrre un'attività anti-aterogena riducendo l'apporto calorico. Un lignano (SDG) ripristina la funzione vascolare aumentando la neovascolarizzazione e quindi migliora la funzione cardiaca; esso ha anche una potente attività antiossidante.

L'acido linolenico ( ALA) e l'olio di lino hanno mostrato attività antiipertensiva alterando le concentrazioni di ossilipina pro-infiammatoria, ha attività antiaterogena tramite la produzione di citochine infiammatorie, azione antipiastrinica attraverso l'inibizione della prostaciclina, effetti anti-aritmici (diminuendo la fibrillazione ventricolare e migliorando la sopravvivenza delle cellule cardiache mediante la sovraregolazione delle proteine anti-apoptotiche). L'ALA potrebbe essere il composto bioattivo più vantaggioso del seme di lino per i suoi effetti cardiovascolari. Sono necessari ulteriori studi preclinici e più ampi studi clinici di durata maggiore per identificare un elenco completo dei composti bioattivi dei semi di lino".

Aggiornamento 13/2/2018

Ѐ stato costruito un indice empirico di infiammazione legata al cibo: i cibi più infiammatori appaiono essere le carni rosse, specie se lavorate. Anche le bibite gassate, i pomodori e i cereali raffinati appartengono a questa categoria.
Invece verdure a foglia, caffè, vino birra e, sorprendentemente, la pizza appaiono antinfiammatori.

Aggiornamento 21/2/2018

L'HIIT fatto prima di mangiare cibo spazzatura riduce, senza eliminare totalmente, la disfunzione endoteliale postprandiale indotta da quel tipo di alimentazione.

L'infiammazione cronica, quando non si risolve, è associata allo stress e ad aumentato rischio di malattie infettive, cardiovascolari, neurodegenerative, depressione, tumori e autoimmunità.

L'indice e il carico glicemico sono spesso correlabili con lo stress ossidativo, soprattutto a causa del rapporto inverso tra i cibi con alti IG e CG e la ricchezza di nutrienti.

Aggiornamento 22/2/2018

Si è scoperto almeno uno dei meccanismi che lega lo zucchero e in particolare il fruttosio con la deposizione di grasso viscerale (omento). Il fruttosio crea uno stato infiammatorio cellulare nell'adipocita che genera cortisolo, l'ormone dello stress, che aumenta il grasso intraaddominale, notoriamente legato al rischio di malattia. Il fruttosio da frutta non ha questa caratteristica. Possiamo anche ipotizzare che le persone stressate bramino lo zucchero per avere livelli di cortisolo più alti e rispondere così agli stress
Inoltre è un altro meccanismo per cui il grasso genera grasso: infatti più sono gli adipociti, più questo meccanismo è stimolato.




Aggiornamento 12/3/2018

Il magnesio è spesso carente nelle persone, a causa di un'alimentazione troppo raffinata e scarso consumo di verdure. Il suo effetto antinfiammatorio è indispensabile nelle malattie caratterizzate da infiammazione e stress ossidativo come ipertensione, diabete, sindrome premestruale, malattie autoimmuni

Aggiornamento 30/3/2018

Un pasto ipercalorico lipidico, come per esempio un milkshake fatto da gelato, latte intero e panna, attiva un rimodellamento dei globuli rossi che li predispone per favorire le malattie cardiache. In particolare cambia l'espressione dell'enzima mieloperossidasi, notoriamente legato alla riduzione di elasticità delle arterie e aumento dello stress ossidativo (che altera la funzione dei globuli rossi grazie alla generazione di ROS). Avviene anche l'attivazione delle vie infiammatorie nei globuli bianchi, che favorisce l'aterosclerosi. La risposta immunitaria è simile a quella di un'infezione (VES alta). Questo non succede con un pasto con simile quantità di calorie ma fatto solo da cereali (senza grassi). L'esperimento è stato fatto su maschi sani e attivi. Gli scienziati concludono che "questi risultati danno nuove informazioni sui meccanismi in base ai quali il consumo di pasti arricchiti in grassi può promuovere la destabilizzazione delle placche vulnerabili che portano a un infarto miocardico acuto".



L'insulinoresistenza causa infiammazione nel tessuto adiposo viscerale, e quindi non è solo il tessuto adiposo a causare insulinoresistenza, con un effetto reciproco che ricorda un cane che si morde la coda.

Aggiornamento 3/4/2018

La restrizione calorica aumenta la longevità, tra le altre cose, riducendo lo stress ossidativo. Un alto metabolismo basale sembra aumentare lo stress ossidativo e così ridurre l'aspettativa di vita.


Il danno ossidativo dovuto a mitocondri invecchiati è tipico delle persone con scarsa muscolatura (gli anziani stessi), ed è forse dovuto ad una riduzione della sensibilità all'ADP, una molecola che attiva vie metaboliche che si forma dopo gli sforzi.


https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S221112471830264X


Aggiornamento 23/4/2018
Complicate relazioni tra sistema immunitario, adipociti e alimentazione: sono stati individuati 3 tipi di risposta infiammatoria.
Un insulto patogeno (così come un alimento) può alterare l'equilibrio delle citochine, modificando il set point infiammatorio in un determinato tessuto e così influenzare la funzione del tessuto.
"La speranza è capire le vie del sistema immunitario per progettare approcci migliori e olistici, come gli interventi dietetici o microbici, per trattare disordini complessi e multiorgano".



Aggiornamento 24/4/2018

I radicali liberi non sono sempre dannosi e gli antiossidanti non sono sempre utili. Negli sportivi ad esempio i radicali liberi (come i ROS) sono necessari come segnale per favorire l'aumento di massa muscolare. I ROS rilasciati dai mitocondri possono essere importanti per riparare le membrane muscolari. "Sebbene gli antiossidanti siano una parte essenziale di qualsiasi dieta sana, stanno aumentando le prove sul fatto che i supplementi di antiossidanti dovrebbero essere evitati nelle ore vicine all'allenamento. Potrebbe anche essere saggio evitare quotidianamente gli integratori di antiossidanti ad altissima dose se si punta alla massima crescita muscolare".


Aggiornamento 26/4/2018


La somministrazione di bicarbonato di sodio ha un effetto antinfiammatorio, agendo tramite la milza e la produzione di globuli bianchi, e potrebbe essere un modo semplice ed economico per migliorare molte malattie infiammatorie, comprese quelle autoimmuni. In particolare i macrofagi da M1 (infiammatori) diventano M2 (antinfiammatori).


Aggiornamento 29/4/2018

In 2 piccoli studi pilota (solo 4 persone sane) il cioccolato amaro al 70% ha ridotto i marker di stress e infiammazione e migliorato l'umore, la memoria e la capacità cognitiva.


Aggiornamento 2/5/2018

La dieta infiammatoria in gravidanza aumenta il rischio di neonato con eccesso di adiposità
È sempre più evidente che le malattie metaboliche inizino prima di nascere e che senza un miglioramento della qualità della dieta siano destinate ad aumentare



Aggiornamento 15/5/2018

L'acido urico è un antiossidante, quindi i suoi livelli troppo bassi sono dannosi così come quelli alti, che si legano ad attivazione del sistema inflammasoma NLRP3.
Alti livelli intracellulari sono fonte di stress ossidativo e quindi attivazione della COX-2 (via infiammatoria)


Aggiornamento 16/5/2018

2 porzioni di yogurt sgrassato al giorno, mangiati prima dei pasti, riducono la risposta infiammatoria postprandiale e possoni essere d'aiuto in tutte le malattie infiammatorie croniche, perché riduce il passaggio di molecole nel sangue (permeabilità intestinale)

L'infiammazione costante porta all'aumento dei livelli di TNF-α, un mediatore dello stato flogistico. Questa molecola riduce l'assorbimento intestinale della vitamina C, esponendo a carenze tutti quelli con malattie infiammatorie croniche, intestinali o meno


Aggiornamento 25/5/2018


I metaboliti del triptofano della dieta sono controllati dai microbi intestinali e influenzano l'asse cervello-intestino. In questo modo agiscono direttamente sulla microglia e sugli astrociti (tessuti cerebrali) in modo da limitare l'infiammazione e la neurodegenerazione nella sclerosi multipla



Aggiornamento 27/5/2018

La cronica soppressione dell'infiammazione può alterare il processo di guarigione


Aggiornamento 4/6/2018


Una revisione dei dati fa il punto sul legame tra dietoterapia come cura complementare a quelle classiche nei tumori. Il link tra obesità, tumori e alimentazione è dato da infiammazione (soprattutto del tessuto adiposo), alterazione dei metabolismi cellulari, aumento dei fattori di crescita, induzione dell'angiogenesi (nascita di nuovi vasi sanguigni che nutrono le cellule tumorali), alterazione dei ritmi sonno-veglia e del microbiota. Per quanto riguarda l'efficacia della dieta, "sono in corso di valutazione studi preclinici e clinici su presunti interventi dietetici antitumorali, tra cui restrizione calorica (CR), digiuno intermittente, dieta low fat e dieta chetogenica, alcuni dei quali si mostrano promettenti nel ridurre il rischio di cancro. Gli studi clinici in corso stanno anche valutando l'utilizzo di questi interventi dietetici come terapia adiuvante. Le prove limitate di questi studi suggeriscono che la CR, il digiuno intermittente e la dieta chetogenica possono migliorare la risposta e/o ridurre gli effetti collaterali della terapia. Gli studi futuri dovranno concentrarsi sulla sicurezza e sui benefici aggiuntivi oltre a quelli delle attuali terapie e considerare il potenziale degli interventi dietetici per sensibilizzare i pazienti e migliorare la risposta terapeutica a chemioterapia o radioterapia a dosi più basse".



Aggiornamento 14/6/2018

2 porzioni di mango al giorno possono aiutare a ridurre la pressione grazie alla sua ricchezza in polifenoli

Com'è possibile ridurre i dolori articolari (osteoartrite) con l'alimentazione? La cosa più importante è ridurre il peso e fare attività fisica appropriata, ma alcuni accorgimenti migliorano ulteriormente la situazione.

Una dieta ricca in omega 3 e antiossidanti antinfiammatori, ridurre il colesterolo che si insinua nelle articolazioni aumentando l'infiammazione, corretti livelli di vitamine D e K (1 e 2)

Aggiornamento 15/6/2018

Gli zuccheri aggiunti alle sostanze liquide sono associati a infiammazione e metabolismo alterato


Aggiornamento 18/6/2018

Una dieta infiammatoria (ricca di alimenti industriali e povera di vegetali) si associa ad aumento del rischio di tumore ovarico


Aggiornamento 23/6/2018

L'attività fisica, anche senza portare al dimagrimento, riduce le componenti infiammatorie del sangue


Aggiornamento 27/6/2018

Anche un sonno solo lievemente disturbato è sufficiente ad aumentare l'infiammazione vascolare e far salire la pressione

Aggiornamento 2/7/2018


La supplementazione con magnesio è in grado di ridurre la PCR (proteina C reattiva), un parametro di infiammazione


Aggiornamento 10/7/2018

Modulare i sistemi ossidoriduttivi interni della cellula è un modo potenziale per ridurre l'infiammazione e gestire condizioni autoimmuni e tumori

Aggiornamento 11/7/2018


L'esposizione a BPA (bisfenolo A) altera i metaboliti intestinali e può aumentare il rischio di infiammazione intestinale (colite, Crohn e simili)

Aggiornamento 15/7/2018


legami tra il setpoint del peso e la tiroide: l'orologio biologico, l'assunzione di cibo (fisiologici), l'infiammazione acuta e cronica (fisiopatologici).

Aggiornamento 16/7/2018

Tra le sorprendenti caratteristiche dei moscerini, anche loro dormono. E se gli viene levato il sonno, sono molto sensibili allo stress ossidativo
Traslando nel modello umano, molte malattie che sono associate a stress ossidativo, come l'Alzheimer, il Parkinson e la malattia di Huntington. La perdita di sonno potrebbe rendere gli individui più sensibili allo stress ossidativo e così alla malattia; a sua volta, la distruzione patologica della risposta antiossidante potrebbe anche portare alla perdita del sonno e alle patologie associate alla malattia.


Aggiornamento 17/7/2018

Tra gli integratori che riducono 2 markers di infiammazione (IL-6 e CRP) omega 3 e probiotici

Vitamina D e resveratrolo non hanno dimostrato efficacia


Aggiornamento 19/7/2018

La glicemia costantemente alta, come capita in caso di diabete, di infiammazione o dopo i pasti, blocca AMPK, una proteina che, tra le altre cose, attiva TET2, un soppressore dei tumori. Stare sempre a stomaco pieno favorisce quindi i tumori, mentre i digiuni fatti in modo adeguato possono ridurre la proliferazione cellulare.

Questo è uno dei motivi che lega diabete e tumori.

Aggiornamento 27/7/2018

Secondo uno studio fatto su giovani sani, i grassi saturi aumentano l'endotossemia postprandiale (e i gli acidi grassi liberi), gli omega 3 la riducono.
Gli omega 6 non aumentano  l'endotossemia ma i trigliceridi.
Probabilmente a causa del buon stato di salute dei soggetti, l'endotossemia non si traduce in infiammazione, ma lo farà in seguito se non si cambia stile di vita.

La dieta mediterranea, ricca in frutta e verdura e povera di alimenti industriali, si conferma rallentare la progressione della psoriasi, indipendentemente dalla perdita di peso. Gli studiosi specificano che non è chiaro se sia dovuto all'introduzione dei cibi salutari o la rimozione di quelli nocivi della dieta occidentale, e concludono che la dieta dovrebbe fare parte di un protocollo multidisciplinare per il trattamento del paziente psoriasico


Aggiornamento 20/8/2018


La supplementazione con dosi modeste di vitamina D, calcio, magnesio e zinco ha migliorato il quadro ormonale e i marker di infiammazione e stress ossidativo di donne con ovaio policistico



Aggiornamento 21/8/2018

Le persone stressate hanno un alto tasso di malattie cardiovascolari, ipertensione, insufficienza cardiaca e morte improvvisa.
Questo è dovuto alle catecolamine (adrenalina e noradrenalina), gli ormoni/neurotrasmettitori dello stress. Ma il vero colpevole potrebbe essere l'aminocromo, un derivato della loro ossidazione, che determina stress ossidativo e così l'effetto tossico a livello del cuore.
Nel modello animale, N-acetilcisteina, vitamina E e antiossidanti riducono i livelli di aminocromo, le aritmie e lo stress ossidativo, e non presentano fibrillazione

Aggiornamento 22/8/2018

Non riesci più a far fronte ai problemi e il tuo sistema immunitario è debole? Hai una scarsa resilienza (dovuta al troppo stress), e il ponte tra le 2 condizioni può essere un'alterazione del microbiota.
L'alterazione dei microbi intestinali e la perdita di alcune specie in seguito a episodi stressanti alterano i neurotrasmettitori che giungono al cervello, favorendo ansia e depressione
In questo caso lo stress cronico e il rilascio di cortisolo e catecolammine sono associati ad infiammazione costante e scarse difese immunitarie.
In caso di infiammazione costante inoltre i messaggeri infiammatori influenzano negativamente l'umore a causa della permeabilità della barriera ematoencefalica.
Le persone ottimiste e tranquille invece si ammalano meno.
Il ruolo della dieta nella cura delle malattie psichiatriche sta emergendo, anche se trascurato da molti, e gli psicobiotici (probiotici per la mente) saranno una parte della terapia.
Tra questi, Bifidobacterium longum 1714 migliora la risposta allo stress e la memoria, Lactobacillus helveticus R0052 riduce il cortisolo, Lactobacillus rhamnosus HN001 riduce la depressione postparto

Tra i promotori naturali della resilienza troviamo i polifenoli, grazie al loro effetto antinfiammatorio.

Aggiornamento 28/8/2018

Le biopsie compiute su persone che stanno sveglie la notte dimostrano un'alterazione delle proteine sintetizzate. Queste alterazioni aumentano l'infiammazione e rallentano il metabolismo, favorendo l'accumulo di grasso e l'insorgere del diabete

Aggiornamento 2/9/2018


Sebbene gli studi siano ancora pochi e l'evidenza bassa, continua a confermarsi un legame tra intestino e fibromialgia e fatica cronica. Tra i probiotici più promettenti, L casei Shirota riduce l'ansia e B. infantis 35624 i marker di infiammazione
Anche le carenze nutrizionali sono spesso presenti


L'insulina aumenta l'aggressività del sistema immunitario, in particolare contro i virus. Ad essere stimolate sembrano le cellule T, una classe di linfociti (globuli bianchi), che grazie all'insulina aumenta la sua vitalità aumentando la produzione di energia e così la produzione di anticorpi.
Questa può essere una buona notizia per chi ha un'infezione, ma un'arma a doppio taglio in altre condizioni in cui l'insulina è alta o il sistema immunitario alterato.
Infatti spesso notiamo che usare una dieta che riduca l'insulina migliori le condizioni infiammatorie come malattie autoimmuni, diabete ecc


Aggiornamento 11/9/2018

Nel modello animale gli antiossidanti come l'apocinina riducono il rischio di un secondo infarto. Ecco perché è importante mangiare bene e curarsi anche dopo questi eventi

Aggiornamento 15/9/2018

L'infiammazione è una componente obbligatoria dell'aterosclerosi, e uno stato infiammatorio correlato a malattia autoimmune aumenta il rischio cardiovascolare

Aggiornamento 17/9/2018

L'acqua extracellulare, è associata con infiammazione e danno renale, e secondo questo studio anche con calcificazione della placca e quindi rischio cardiovascolare

Il Q10 si conferma riduttore dell'infiammazione

Aggiornamento 25/9/2018


2 grammi al giorno di omega3 sono efficaci nell'alleviare l'ansia.
Evidenze emergenti suggeriscono che i PUFA omega-3 interferiscono e possibilmente controllano diversi processi neurobiologici, come i neurotrasmettitori, la neuroplasticità e l'infiammazione, che sono ritenuti tra i meccanismi responsabili di ansia e depressione.


Una combinazione di batteri probiotici (lattobacilli e bifidi) somministrata per 6 mesi migliora i parametri ematochimici (glicemia, insulina, HOMA, colesterolo, trigliceridi) e quelli di infiammazione (endotossine, CRP, TNF, adipochine ecc) in persone diabetiche. Non sembra però favorire il dimagrimento



Aggiornamento 26/9/2018

L'infiammazione vascolare come causa delle malattie cardiovascolari legate all'invecchiamento

https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIRCRESAHA.118.311378
Aggiornamento 27/9/2018

In 2 minuti si ottengono i risultati di 30' di aerobica. Non stiamo parlando di qualche diavoleria per sudare o per fare addominali venduta in televisione, ma degli scatti fatti in maniera intervallata (HIIT), che hanno un ottimo impatto sulla funzionalità mitocondriale (e di conseguenza sulla salute).
Inoltre ottimizza la produzione dei tanto temuti radicali liberi. "I ricercatori hanno scoperto che i livelli mitocondriali di perossido di idrogeno - un tipo di molecola coinvolta nella segnalazione cellulare gestita dalle "specie reattive dell'ossigeno" cambiano dopo l'esercizio. Mentre troppe specie reattive dell'ossigeno possono essere dannose per le cellule, i ricercatori hanno notato che i livelli dei volontari erano in quantità appropriata per promuovere potenzialmente le risposte cellulari che avvantaggiano la funzione metabolica piuttosto che causare danni".

Aggiornamento 28/9/2018


Tra i fattori che influenzano l'invecchiamento, l'instabilità genomica, il DNA mitocondriale, l'efficienza della telomerasi, le alterazioni epigenetiche, la perdita della proteostasi (equilibrio che garantisce la sostituzione delle proteine danneggiate con quelle nuove e correttamente ripiegate), la disregolazione del sistema di percezione ipotalamico dei nutrienti, la disfunzione mitocondriale, l'esaurimento delle cellule staminali che non rimpiazzano più quelle vecchie, l'alterata comunicazione tra cellule (infiammazione).


Aggiornamento 29/9/2018

La dieta ricca di grassi e zuccheri (HFS) favorisce l'atrofia dei muscoli scheletrici e induce la degradazione delle proteine e infiammazione periferica. Una dieta HFS prolungata accelera l'atrofia dei muscoli scheletrici, la funzionalità e altera il trasporto periferico del glucosio. Ciò implica che non vi è alcuna compensazione pertinente tra domanda di energia e disponibilità energetica (perdita di flessibilità metabolica, ossia della normale ossidazione nei cicli di glucosio e acidi grassi), come è evidente dall'aumento di peso e dalla perdita accelerata di massa muscolare. È interessante notare che l'attenuazione della sintesi proteica in risposta all'obesità è stata associata all'insulino-resistenza causata dall'HFS. Inoltre, l'HFS riduce anche il tasso di sintesi dell'ATP e la capacità del muscolo di rispondere ai segnali di crescita, che ostacola il recupero dalle lesioni, accelera gli effetti dell'invecchiamento e influisce negativamente sull'omeostasi del glucosio. L'HFS ha un potenziale di induzione dell'atrofia muscolare scheletrica e può portare alla miosite (infiammazione muscolare)




L'impatto dello stress ossidativo e dell'infiammazione sul tessuto vascolare e sul suo invecchiamento

https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIRCRESAHA.118.312563

Aggiornamento 2/10/2018

Quali sono le caratteristiche dei centenari italiani? Nel dopoguerra, nonostante la variazione dell'alimentazione, hanno mantenuto le abitudini di un ambiente non obesogeno, sono stati fisicamente attivi per tutta la vita, per tutta la vita hanno avuto ritmi simili nei pasti e nel sonno, a tutto vantaggio del microbiota intestinale. Nonostante presentino un profilo delle citochine infiammatorie alterato, questo non sembra arrecare danno. La  genetica ha un ruolo più complesso, che interagisce con l'epigenetica.



Aggiornamento 8/10/2018

Nel modello animale lo zucchero è infiammatorio per le articolazioni, e una dieta ricca in saccarosio è sufficiente per indurre osteoartrite


Aggiornamento 18/10/2018

Sostituire i cereali raffinati con quelli integrali e i legumi riduce PLA2, un enzima che produce citochine infiammatorie (prostaglandine). Il risultato è una diminuzione significativa di glicemia a digiuno, insulina, indice HOMA, emoglobina glicata, malondialdeide, attività plasmatica di Lp-PLA2 e LDL ossidate (ox-LDL) e un aumento delle dimensioni delle particelle LDL, che risultano così meno aterogene.


Aggiornamento 1/11/2018


Ancora convinti che asma e alimentazione non siano collegate? Un team di ricercatori ha messo a punto una barretta ricca di nutrienti e l'ha data a dei ragazzi obesi con l'asma. La loro funzionalità respiratoria è migliorata e lo stato infiammatorio ridotto, indipendentemente dal dimagrimento. Sicuramente sarebbe meglio una dieta adeguata, ma viene sottolineata l'importanza della dieta nella gestione della malattia, e le carenze nutrizionali che spesso hanno le persone con una dieta ricca di cibi industriali e impoveriti, e la non necessità di ricorrere a farmaci che hanno sempre effetti collaterali (cortisone ecc). Composizione della barretta "CHORI": contenuto moderato in calorie (130 kcal / 36g), ma nutrizionalmente densa, con una matrice polifenolica, ricca di frutta, noci, e cioccolato fondente non trattato, vitamine, minerali, acido docosaesaenoico (omega 3), fibre solubili e insolubili, proteine e altre piccole molecole benefiche per la salute dell'intestino


Aggiornamento 2/11/2018

Alcune condizioni patologiche (asma, eruzioni dermatologiche, problemi cognitivi e comportamentali, condizioni neurologiche inclusa la neuropatia, problemi di vista, fatica cronica, dolore muscolare o articolare o rigidità, problemi gastrointestinali, infiammazione cronica, soppressione immunitaria e autoimmunità) possono essere legate ad una sensibilità per le muffe, o meglio i loro metaboliti, portando a sensibilità chimica multipla e fibromialgia.
Come intervenire con la dieta? Semi e cereali possono essere grandi fonti di micotossine, così come i cibi fermentati possono favorirne lo sviluppo endogeno.

In generale una dieta di tipo paleo può essere la migliore.

Aggiornamento 8/11/2018

2 porzioni a settimana di pesce grasso, abbinati ad una dieta mediterranea ricca in vegetali, migliorano significativamente l'infiammazione polmonare in bambini asmatici


Aggiornamento 9/11/2018


La dieta infiammatoria, fatta con alimenti raffinati, fritti, carni rosse e lavorate, bibite gassate, solanacee (pomodori, peperoni, patate ecc) è associata a progressione della malattia renale. Vegetali a foglia e pesce azzurro appaiono invece protettivi.


Aggiornamento 11/11/2018

Il coenzima Q10 ha interessanti prospettive nelle malattie correlate alla sindrome metabolica e all'infiammazione, come diabete e steatosi epatica. La sua azione si esplica a livello dei mitocondri, con la riduzione delle specie reattive dell'ossigeno, ed è considerato sicuro anche a dosi relativamente alte. Le fonti alimentari principali sono pesci grassi e frattaglie di carne rossa, e tra i vegetali quelli a foglia scura, legumi e semi oleosi. Tra gli integratori la migliore forma per biodisponibilità risulta l'ubiquinolo solubilizzato


Aggiornamento 12/11/2018

"Nonostante l'importanza clinica del microbioma nella fisiologia umana e nelle patologie, come quelle cardiovascolari, stiamo solo iniziando ad apprezzare i potenziali meccanismi di interazione"
In questo esperimento si è dimostrato come un particolare batterio, C. sporogenes, che possiede l'enzima per produrre TMA, aumenti l'aggregazione delle piastrine e quindi il rischio di trombosi e malattia cardiovascolare.

I ricercatori concludono chiarendo che il batterio può essere un target nella prevenzione delle malattie metaboliche e connesse.

Aggiornamento 13/11/2018

La glia è il tessuto di sostegno dei neuroni.
Alcune alterazioni nel suo metabolismo energetico, in persone predisposte, portano alla produzione di sostanze infiammatorie.

Ecco perché la dieta chetogenica può essere d'aiuto in numerose patologie neurologiche

L'estratto di zenzero, inibendo l'espressione dei geni correlati con il deposito dei grassi, riduce l'aumento di peso nei topi nutriti con una dieta ingrassante, anche inibendo l'infiammazione.


Aggiornamento 17/11/2018

La lipemia postprandiale è un nuovo fattore da tenere in considerazione, aumentando l'infiammazione e agendo di concerto con l'indice glicemico (potenzialmente riducendolo ma allo stesso tempo attivando le vie infiammatorie). Viene influenzata da numerosi fattori come il tipo di grasso, la qualità totale della dieta, il contenuto di micro e macronutrienti, lo stato della persona.

Aggiornamento 27/11/2018


Un polisaccaride della membrana del B. bifidum induce la produzione di Treg, cellule immunitarie regolatrici che riducono la risposta infiammatoria sia nell'autoimmunità che nelle allergie. Lo studio apre la possibilità di utilizzare i componenti microbici, come i polisaccaridi β-glucano / galattano della superficie cellulare, per trattare disturbi come la colite e le allergie alimentari.

Aggiornamento 2/12/2018

Il resveratrolo è la molecola famosa che troviamo nell'uva scura, al centro di polemiche perché non si è mai dimostrato efficace In questa metanalisi i ricercatori concludono che le "prove disponibili da studi controllati suggeriscono che l'integrazione di resveratrolo ha ridotto significativamente i livelli di TNF-α e proteina C reattiva ma non IL-6 (tutti marker di infiammazione). Un significativo miglioramento nei marcatori infiammatori supporta il resveratrolo come coadiuvante nella gestione farmacologica delle malattie metaboliche". Anche se non si indica se abbia nella pratica clinica miglioramenti tangibili (esempio riduzione del pericolo cardiovascolare)


Aggiornamento 16/12/2018

Articolo di Sara Gottfried sul grasso addominale e alterazione ormonale in postmenopausa.

La prima causa è la riduzione degli estrogeni, che anche se declinano possono rimanere in eccesso (oltre 100 volte) rispetto al progesterone, causando la cosiddetta estrogeno-dominanza, che esacerba la deposizione di grasso lontano dalle cosce.
Inoltre il cortisolo, i cui livelli sono alterati, attiva la aromatasi, aumentando così la conversione di androgeni in estrogeni.
Il grasso viscerale aumenta l'insulina, e l'insulina riduce SHBG, aumentando gli ormoni steroidei in circolo che favoriscono, con un circolo vizioso, l'aumento del giro vita.
L'infiammazione che consegue ai fattori rilasciati dal grasso viscerale causano alterazione del segnale leptinico, così riducendo il metabolismo. Anche i carboidrati da fonti raffinate hanno questo effetto.
Anche la cosiddetta "tireopausa", la riduzione fisiologica degli ormoni tiroidei, riduce il rate metabolico e può far sentire stanchi e spossati.
I consigli sono quelli di mangiare correttamente, fare sport e in particolare HIIT, dormire a sufficienza.

Aggiornamento 23/12/2018

Secondo una revisione degli studi, una dieta proinfiammatoria, ricca di alimenti raffinati e povera di nutrienti, aumenta il rischio di depressione del 40%.
Gli studiosi hanno spiegato che "l'infiammazione è il sistema di difesa naturale del corpo contro infezioni, lesioni e tossine. Al fine di proteggersi dai danni, il corpo rilascia proteine, anticorpi e aumento del flusso sanguigno nelle zone colpite, causando arrossamento e gonfiore. Tuttavia, l'infiammazione cronica mette il corpo in uno stato costante di allerta ed è stato precedentemente collegato a malattie come il cancro, l'asma e le malattie cardiache. Si ritiene che tale infiammazione persistente, in particolare nel cervello, contribuisca alla morte neuronale", alterando così la funzionalità cerebrale.
"A livello molecolare e cellulare c'è una crescente abbondanza di ricerche che dimostrano l'influenza di fattori dietetici su marcatori della funzione neuronale e plasticità sinaptica, meccanismi che sono tutti coinvolti nell'eziologia della depressione"
Alla luce dei risultati, "utilizzare la dieta potrebbe fornire una promettente strategia efficace per ridurre i sintomi depressivi".


Aggiornamento 26/12/2018

Una serie di revisioni sistematiche di trial RCT mostra l'efficacia del resveratrolo in differenti situazioni: riduzione dei marker di infiammazione e stress ossidativo, riduzione del colesterolo cattivo, dell'emoglobina glicata, della pressione nei diabetici, aumento dell'adiponectina (citochina antinfiammatoria), miglioramento della composizione corporea.


Aggiornamento 30/12/2018

La fibra alimentare protegge il sistema cardiovascolare perché viene fermentata dai nostri batteri a propionato, che riduce l'infiammazione e modula il sistema immunitario in modo da ridurre ipertrofia cardiaca e fibrosi, suscettibilità alle aritmie cardiache e lesioni aterosclerotiche.
"Il proponiato potrebbe essere importante nel migliorare la salute cardiovascolare, poiché sia ​​l'aterosclerosi che il rimodellamento cardiaco ipertensivo sono stati significativamente ridotti nel trattamento con propionato nel nostro studio. È interessante notare che diversi sottogruppi di batteri intestinali sono in grado di produrre propionato, alcuni dei quali sono stati mostrati essere meno abbondanti nell'ipertensione sperimentale e nei pazienti ipertesi.
Di conseguenza, l'integrazione orale con propionato o suoi precursori può essere utile in individui ipertesi per prevenire danni agli organi bersaglio. Le attuali linee guida sull'ipertensione raccomandano modifiche dello stile di vita prima dell'inizio di qualsiasi trattamento farmacologico antiipertensivo.
L'aumento dietetico del propionato è un intervento accessibile, e le nostre osservazioni suggeriscono che questo potrebbe essere un nuovo approccio per prevenire i danni da ipertensione agli organi bersaglio".




Aggiornamento 4/1/2019

Le persone con sindrome metabolica e steatosi epatica sono spesso affette da una condizione di endotossemia (passaggio di tossine intestinali nel circolo ematico) e hanno ridotte quantità di vitamina C nel sangue perché viene consumata dall'alterato stato redox (sistema degli antiossidanti, stress ossidativo e infiammazione) per riciclare la vitamina E.
La vitamina C protegge anche i neutrofili dalla mieloperossidasi, un enzima che aumenta lo stress ossidativo intestinale.
5-10 porzioni quotidiane tra frutta e verdura possono supplire all'aumentato fabbisogno di vitamina C.


Aggiornamento 5/1/2019

L'infiammazione aumenta epcidina, una proteina che riduce il trasporto di ferro. Così può dare anemia perché il ferro rimane nell'intestino e crea a sua volta stress ossidativo.

Inoltre aumenta FGF23, a livelli ai quali altera il metabolismo osseo e si lega a malattie autoimmuni e all'insufficienza renale.

Aggiornamento 9/1/2019

Numerosi tipi di tumore sono correlati con l'eccesso di peso. Questo è dovuto soprattutto al carattere endocrino del tessuto adiposo, che aumenta o altera la funzionalità di alcuni ormoni (IGF, insulina, ormoni sessuali) e aumenta l'infiammazione. Mantenere un peso adeguato e ridurlo in caso di malattia sono associati a maggiore sopravvivenza. 
Gli autori inoltre elencano i provvedimenti necessari per ridurre l'incidenza dei tumori mantenendo un peso adeguato, individuati dall'OMS: oltre a praticare costantemente attività sportiva, le scelte politiche dovrebbero: eliminare i grassi trans, ridurre l'uso dello zucchero attraverso la tassazione, sovvenzionare i produttori di frutta e verdura per ridurne il prezzo, ridurre le porzioni degli alimenti pronti e indicare in etichetta le quantità di nutrienti insalubri. Inoltre promuovere l'allattamento esclusivo nei primi 6 mesi, promuovere l'educazione alimentare.


Aggiornamento 11/1/2019

I grassi a catena corta (SCFA) influenzano l'attivazione di alcuni recettori: a seconda dei batteri presenti nell'intestino, riusciamo a favorire (Bilophila, Streptococcus, e Mucispirillum), o a inibire  (Akkermansia muciniphila) l'aterosclerosi.
"Il microbiota intestinale sembra contribuire allo sviluppo di placche aterosclerotiche attraverso la ridotta abbondanza di batteri produttori di SCFA, inferiore produzione di SCFA, e maggiore abbondanza di batteri proinfiammatori che possono alterare i livelli di citochine circolanti e stimolare l'attivazione dei neutrofili. 
L'apporto dietetico di grassi e colesterolo può influenzare la progressione dell'aterosclerosi, almeno in parte, modificando la composizione e il rilascio di metaboliti dal microbiota intestinale".


Aggiornamento 19/1/2019


Nel modello animale, alcuni emulsionanti come il polisorbato80 e la carbossimetilcellulosa, presenti anche negli integratori per bambini, alterano l'asse intestino-cervello, modificando i microbi intestinali e inducendo infiammazione di basso grado. Nei maschi l'esposizione si manifesta come ansia, nelle femmine come ridotta socialità


Aggiornamento 21/1/2019

Esiste da tempo una disputa sull'effetto di alcuni oli. Alcuni parteggiano per i saturi, perché tendono a non ossidarsi, e gli omega 3 a lunga catena, che sono antinfiammatori, tipici del mondo animale, mentre altri, e solitamente le linee guida, ci invitano a privilegiare gli oli vegetali ricchi di monoinsaturi e polinsaturi, tra cui l'acido linoleico (omega 6), che secondo gli studi epidemiologici riducono il rischio di malattie cardiovascolari, ma secondo la biochimica sono precursori di molecole proinfiammatorie (acido arachidonico ed eicosanoidi).

Grazie a questo studio ora sappiamo che la variante di un gene (FADS1) influenza la risposta all'acido linoleico (LA). Chi ha la variante "TT omozigote" ha più conversione in acido arachidonico e quindi maggiore infiammazione, evidenziata dalla proteina C reattiva. Chi possiede la variante "CC omozigote" ha ridotta conversione e quindi tollera livelli più alti di LA.


Aggiornamento 22/1/2019

Negli adulti solo l'8% circa degli adipociti si rinnova durante l'anno, con morte e sostituzione con nuovi adipociti. Il tessuto sottocutaneo addominale risponde prevalentemente con ipertrofia, mentre quello femorale con iperplasia.
Gli adipociti hanno un ruolo fondamentale nella tendenza al recupero del peso dopo dimagrimento. Infatti il dimagrimento determina uno "stress" in queste cellule, che provoca modificazioni nella loro funzione che servono a favorire il recupero del peso. Questi meccanismi sono dovuti al principio evoluzionistico di salvaguardia del grasso che ci permette di affrontare i periodi di carenza di cibo. Tra di essi, un aumento dell'infiammazione (e non una riduzione come a volte si pensa), alterazione delle citochine (messaggeri locali) secrete, rimodellamento della matrice extracellulare, ipossia, riduzione della funzione mitocondriale, della conversione di grasso bianco in bruno, della lipolisi (rilascio di grassi), rilascio di microRNA, molecole capaci di influenzare il metabolismo.
Per prevenire il recupero del peso, l'esercizio fisico e la dieta antinfiammatoria appaiono quindi importanti. Alcuni nutraceutici come resveratrolo, omega 3 e CLA possono avere un effetto, ma non sono testati su grandi numeri.

Aggiornamento 25/1/2019

L'attività fisica migliora il controllo glicemico anche migliorando il microbiota e riducendo la permeabilità intestinale, 2 cause di infiammazione cronica



Aggiornamento 27/1/2019

Un'alta frequenza di consumo di cibi fritti, particolarmente pollo e prodotti ittici, aumenta la mortalità da qualsiasi causa, soprattutto cardiovascolare, nelle donne in postmenopausa. Questo può essere dovuto alla formazione di grassi trans, di acrilammide e di AGEs con le alte temperature, che determinano stress ossidativo e infiammazione, all'aumento della densità energetica, all'aumentato consumo di sale, al riutilizzo dell'olio che agisce sull'enzima paraoxonasi e inibisce il metabolismo del colesterolo.


Aggiornamento 6/2/2019

Le diete ricche di nutrienti e povere di cibo spazzatura sono efficaci nel ridurre i sintomi di depressione e ansia, soprattutto nelle donne. L'attività fisica aumenta ulteriormente l'effetto. Questo il risultato di una metanalisi che ha raggruppato 16 studi clinici d'intervento.
Il dr Brendon Stubbs, coautore dello studio e docente presso il NIHR Maudsley Biomedical Research Center e King's College London, ha aggiunto: "I nostri dati si aggiungono alle prove crescenti per supportare gli interventi sullo stile di vita come un approccio importante per affrontare i problemi di umore e la depressione".
Come agiscono le diete?



"Potrebbe essere attraverso la riduzione dell'obesità, dell'infiammazione o della fatica, tutti legati alla dieta e all'impatto sulla salute mentale, ma sono ancora necessarie ulteriori ricerche per esaminare gli effetti degli interventi dietetici in persone con condizioni psichiatriche diagnosticate clinicamente".


Aggiornamento 7/2/2019

L'acido alfalipoico è efficace nell'abbassare la PCR, un marker di infiammazione


Le persone che hanno assunto amido resistente (da banane verdi) in uno studio della durata di 6 mesi hanno perso grasso, in particolare nell'addome, e aumentato il muscolo. I parametri metabolici riferiti al diabete sono migliorati. L'amido resistente agisce da prebiotico, modulando la flora e l'infiammazione, e migliora la sensibilità all'insulina, favorendo il cambiamento vantaggioso della composizione corporea


Aggiornamento 12/2/2019

Spesso parliamo di indice glicemico, in riferimento a quanto un cibo stimoli un rialzo della glicemia. Ma le ricerche dimostrano che il picco glicemico postprandiale cambia a seconda di quello che mangiamo in relazione al tipo di microbi intestinali.


Così in futuro sarà possibile determinare la nutrizione personalizzata incrociando i dati dei nostri geni con quelli dei nostri microbi, e sapremo esattamente cosa mangiare per rimanere in salute.
Aggiornamento 13/2/2019

Una delle conseguenze del sovrappeso è la sindrome OSAS (apnee notturne). Da questo deriva una riduzione dell'ossigeno nel sangue e un'attivazione delle vie infiammatorie.
L'infiammazione è associata a cambiamenti neurocognitivi, dell'umore, del comportamento, della funzione cardiovascolare e del metabolismo, nonché ad una serie di condizioni correlate tra cui la malattia renale cronica, la disfunzione erettile, le patologie oculari e il cancro.
"Oltre all'uso del respiratore (CPAP) trattamenti più precisi potrebbero includere vitamina C o antiossidanti di origine vegetale per invertire il danno causato dai processi infiammatori specifici e proteggere il corpo dai danni futuri".


Aggiornamento 19/2/2019

Le citochine infiammatorie, rilasciate anche in caso di stress ossidativo,  agiscono sul rene stimolando la ritenzione di acqua e sodio, aumentando l'acqua nei tessuti e la pressione sanguigna. Il sodio nei tessuti a sua volta agisce aumentando la risposta infiammatoria del sistema immunitario, e questo potrebbe essere una risposta evolutiva: ritenzione di sodio per aumentare la risposta immunitaria, ma se questa risposta persiste nel lungo termine dà problemi.


Aggiornamento 20/2/2019

State male e non sapete perché. Qualcuno vi ha mai suggerito di misurare pregnenolone e DHEA, i precursori degli ormoni steroidei?

Il "furto del pregnenolone" è una condizione dovuta a infiammazione cellulare e stress ossidativo che riduce la produzione di ormoni sessuali (testosterone ed estrogeni) in favore del cortisolo, alterando gli equilibri tra ormoni e la salute di tutto il corpo.

Aggiornamento 25/2/2019


125 g di lamponi dopo il pasto riducono glicemia e insulina in persone prediabetiche. Ma il diabetologo vi dirà di fare attenzione alla frutta perché contiene zuccheri, e di bere tranquillamente il caffè perché ne mettete solo 2 cucchiaini



Aggiornamento 28/2/2019

Chi vi dice che la dieta non influenza le malattie infiammatorie vi mente, magari attribuendo i risultati a effetto placebo.

La dieta chetogenica ad esempio riduce l'espressione di molecole proinfiammatorie (eicosanoidi) che peggiorano il quadro clinico della sclerosi multipla



Aggiornamento 5/3/2019


Attenzione agli integratori di ferro: possono favorire una selezione dei batteri patogeni e provocare irritazione e infiammazione intestinale


Aggiornamento 7/3/2019

L'inquinamento atmosferico stimola l'infiammazione.

Da questo deriva l'aumentato rischio cardiovascolare che hanno le persone che vivono in aree inquinate: l'infiammazione sistemica porta a rottura della placca e aumentato rischio di formazione di coaguli (trombi)


Aggiornamento 12/3/2019

Lo stato infiammatorio e la sedentarietà (forzata da un infortunio o volontaria) utilizzano vie diverse per indurre insulinoresistenza, ma con lo stesso risultato di far perdere massa muscolare

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Aggiornamento 14/3/2019


Una revisione dei dati sull'efficacia delle diete nella fibromialgia (FM) ha trovato modesti risultati con diversi metodi (FODMAP, dieta vegetariana, ecc). In generale "i sintomi della FM sembrano essere associati a diverse alterazioni metaboliche, in particolare per quanto riguarda i cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale e la conseguente esistenza di proliferazione batterica dell'intestino tenue (SIBO), variazioni nell'asse ipotalamico e l'aumento di cortisolo, disfunzione mitocondriale, stress ossidativo e alterazioni nel sistema nervoso centrale, con attivazione della cellule gliali nel liquido cerebrospinale. In questa prospettiva, una combinazione di diversi approcci nutrizionali che potrebbero interferire in ogni alterazione metabolica potrebbero essere un modo per migliorare la sintomatologia della malattia", e in generale la qualità della vita (ansia, sonno, depressione, energie, stato infiammatorio).



Nelle persone con rettocolite ulcerosa, il consumo di frutta migliora il microbiota intestinale e riduce l'infiammazione, abbassando il rischio di complicazioni come la pouchite.

Aggiornamento 18/3/2019


Lo stress, attraverso il suo ormone cortisolo, facilita la propagazione delle metastasi e riduce l'efficacia della chemioterapia.


Aggiornamento 20/3/2019

Il legame tra intestino, cervello, stress e salute mentale.

L'interazione tra ormoni, flora, nutrienti e condizioni intestinali influenza l'umore e non solo..
Lo stress cronico porta a livelli elevati di ormoni come il cortisolo, l'ormone dello stress, e può anche causare bassi livelli di serotonina e altri neurotrasmettitori nel cervello collegati alla depressione. Nelle persone predisposte, lo stress cronico può essere uno dei principali fattori che contribuiscono allo sviluppo di malattie psichiatriche, come ansia e depressione.
Una dieta ricca di fibre ha dimostrato di contribuire a un ambiente intestinale sano in diversi modi,  aumentando la produzione di SCFA (acidi grassi a catena corta) e modulando la flora.
Lo stress ossidativo, un fattore che contribuisce alla malattia mentale, è spesso associato ad alti livelli di infiammazione tissutale, ed è stato suggerito che le persone con depressione hanno maggiori probabilità di avere un aumento dello stress ossidativo. È ben documentato che i probiotici aiutano a migliorare lo stato antiossidante e ridurre il danno ossidativo.
La barriera ematoencefalica (BBB) è un importante strato di cellule che circondano il cervello che agisce per controllare ciò che entra per mantenere l'omeostasi del sistema nervoso centrale. È stato dimostrato che una flora intestinale sana e bilanciata diminuisce la permeabilità della BBB e aumenta le giunzioni strette (cioè la rende meno permeabile), un altro modo unico in cui un microbioma intestinale sano contribuisce alla salute e alla vitalità complessive.


In sintesi, la terapia probiotica è un metodo che promuove un ambiente intestinale sano ed equilibrato, insieme a una dieta ricca di fibre. Lo stress, un fattore significativo nella depressione, è noto per alterare negativamente la microflora, abbassando i livelli di Lattobacilli e Bifidobatteri. Quindi una parte importante di un protocollo per un intestino sano è la gestione dello stress, da abbinare a dieta e integrazione appropriata


Aggiornamento 21/3/2019

Il consumo di sodio e potassio è essenziale per la salute, in quanto nessuno dei due è prodotto dall'organismo ed entrambi sono necessari per i processi fisiologici critici. La nostra alimentazione è comunque spesso caratterizzata da un eccesso del primo e una carenza del secondo (presente in frutta e verdura). Non bisogna però ridurre eccessivamente il sodio, presente nel sale da cucina. "La combinazione di un apporto moderato di sodio (3-5 g / die) con un'assunzione elevata di potassio è associata al più basso rischio di mortalità ed eventi cardiovascolari, mentre gli eccessi di assunzione di sodio combinati con una bassa escrezione urinaria di potassio sono associati al più alto rischio cardiovascolare. I nostri dati evidenziano la necessità di un forte aumento nell'assunzione di potassio nella dieta nella popolazione generale, con la contemporanea riduzione dell'assunzione di sodio".

Aggiornamento 25/3/2019

Nel modello animale, gli oli riscaldati più volte aumentano le metastasi del tumore mammario. Questo è probabilmente dovuto alla perossidazione lipidica che aumenta stress ossidativo e infiammazione

Aggiornamento 10/4/2019


L'uso della glutammina, un aminoacido non essenziale spesso integrato senza motivo, è molto controverso e il suo effetto può dipendere dalla fase della malattia. In questo modello di danno polmonare acuto inibire il metabolismo della glutammina facilita la guarigione riducendo l'infiammazione


Aggiornamento 11/4/2019


Il cervello delle persone con schizofrenia è infiammato. In questa condizione il triptofano, che normalmente diventa serotonina e favorisce il benessere, viene trasformato in kinurenina, un composto che altera la funzione dei neuroni. Anche la flora intestinale può influenzare questi metabolismi e quindi avere un ruolo chiave nei disturbi dell'umore/cognizione/comportamento.

Aggiornamento 17/4/2019


Chi non dorme bene si ammala più facilmente e vive uno stato di infiammazione che altera tutto il sistema immunitario, spalancando le porte a virus, batteri, diabete, aterosclerosi e neurodegenerazione. L'aumento del sonno durante un'infezione agisce sul sistema immunitario per promuovere le difese. Infatti, il sonno influisce su vari parametri immunitari, è associato a un ridotto rischio di infezione e può migliorare l'esito dell'infezione e le risposte ai vaccini.


Aggiornamento 22/4/2019

L'infiammazione è un segnale importante per la riparazione cellulare. L'uso di antinfiammatori può disturbare questo processo. L'infiammazione, in alcune cellule tra cui i fibroblasti, lo stato infiammatorio porta ad uno switch (variazione) metabolico, e le cellule consumano glucosio e non più grassi (come l'effetto Warburg delle cellule tumorali). Questo permette modifiche epigenetiche al DNA (acetilazione degli istoni) che influenzano l'espressione genica.

Chi usa cortisone non può sottoporsi a chirurgia, perché non guarirebbe.

Aggiornamento 23/4/2019

La dieta antinfiammatoria migliora le condizioni delle gengive.


"Entro i limiti, lo studio ha dimostrato che la gengivite è profondamente influenzata dalla dieta. La dieta antinfiammatoria è stata in grado di ridurre significativamente l'infiammazione gengivale in un intervallo clinico rilevante e indurre la perdita di peso.

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