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martedì 15 settembre 2020

Integriamo (non tutti) bis

Continua qui il post su chi ha necessità di integrazioni e chi può farne a meno

Aggiornamento 10/8/2020

Nei giovani sportivi, una dose di caseine prima di andare a dormire stimola la crescita muscolare. Questo perché si tratta di proteine a digestione lenta e il loro effetto perdura durante la notte. L'effetto non è però presente negli anziani, che probabilmente hanno necessità di altri tipi di approcci.

Aggiornamento 11/8/2020

In uno studio su 235 persone, la mortalità da COVID19 è stata doppia (9,7% vs 20) tra gli ultraquarantenni che non avevano livelli sufficienti di vitamina D. "La significativa riduzione della PCR sierica, un marker infiammatorio, insieme all'aumento della percentuale di linfociti suggeriscono che la sufficienza di vitamina D può aiutare a modulare la risposta immunitaria, possibilmente riducendo il rischio di tempesta di citochine in risposta a questa infezione virale. Pertanto, si ritiene che il miglioramento dello stato di vitamina D nella popolazione generale e in particolare nei pazienti ospedalizzati abbia un potenziale beneficio nel ridurre la gravità delle morbilità e della mortalità associate alla malattia da coronavirus".

Aggiornamento 26/8/2020

Un multivitaminico e minerale preso per 3 mesi riduce la durata e la gravità della malattia negli anziani

Aggiornamento 6/9/2020

"In conclusione il trattamento con vitamina D appare ridurre la severità della malattia il ricorso alla terapia intensiva"

Aggiornamento 10/8/2020

Le proteine whey sono una risorsa per l'anziano. Secondo una revisione degli studi possono aiutare "nel raggiungimento degli obiettivi nutrizionali legati all'età, conservazione e funzionalità della massa muscolare, prevenzione e trattamento della sarcopenia, modulazione dell'infiammazione, risposta alle vaccinazioni e riabilitazione dopo il ricovero". Rimangono quindi un'opzione da valutare e non da guardare con sospetto come anche molti professionisti fanno.

Aggiornamento 22/8/2020

Sempre più osservazioni mostrano che la vitamina D bassa aumenta il rischio di COVID severo e mortalità da coronavirus. Il prof Gennari di Siena ha dichiarato: "Credo che, in particolare nella stagione invernale (quando l'esposizione alle radiazioni solari ultraviolette-B (UVB) non consente alla pelle di sintetizzare la vitamina D nella maggior parte dei paesi), l'uso della supplementazione di vitamina D e la correzione della carenza di vitamina D potrebbero essere di grande rilevanza per la riduzione del carico clinico dei focolai in corso e futuri di infezione da SARS-CoV-2 ".

Aggiornamento 23/9/2020

"Le vitamine del gruppo B non solo aiutano a costruire e mantenere un sistema immunitario sano, ma potrebbero potenzialmente prevenire o ridurre i sintomi di COVID19 o trattare l'infezione da SARS-CoV-2. Il cattivo stato nutrizionale predispone le persone alle infezioni più facilmente; pertanto, una dieta equilibrata è necessaria per l'immuno-competenza. È necessario adottare approcci terapeutici o aggiuntivi sicuri ed economici, per sopprimere l'attivazione immunitaria aberrante, che può portare a una tempesta di citochine, e per agire come agenti antitrombotici. Un adeguato apporto di vitamine è necessario per il corretto funzionamento del corpo e il rafforzamento del sistema immunitario. In particolare, le vitamine del gruppo B modulano la risposta immunitaria riducendo le citochine pro-infiammatorie e l'infiammazione, riducendo la difficoltà respiratoria e i problemi gastrointestinali, prevenendo l'ipercoagulabilità, migliorando potenzialmente i risultati e riducendo la durata della degenza in ospedale per i pazienti COVID-19".

Aggiornamento 25/9/2020

Le statine potrebbero ridurre il rischio di malattia perché sottraggono il colesterolo che il virus sfrutta

A costo di essere noioso, continuo a postare gli studi che mostrano che la sufficienza di vitamina D riduce il rischio di complicazioni nella malattia COVID19.
"Il presente studio ha rivelato un'associazione indipendente tra la sufficienza di vitamina D [≥ 30 ng/mL] e una diminuzione del rischio di esiti clinici avversi da COVID-19. La gravità degli esiti clinici da COVID-19 e la mortalità sono state ridotte nei pazienti che avevano sufficiente vitamina D. Le caratteristiche cliniche erano anche significativamente differenti nei pazienti che erano sufficienti per la vitamina D. Avevano un rischio minore di perdere conoscenza e diventare ipossici. I pazienti con vitamina D sufficiente avevano livelli ematici significativamente più bassi del marker infiammatorio PCR e una conta dei linfociti ematici totali più alta, suggerendo che la sufficienza di vitamina D aveva migliorato la funzione immunitaria in questi pazienti. Questo effetto benefico sul sistema immunitario può anche ridurre il rischio di contrarre questa insidiosa infezione virale potenzialmente letale. Si raccomanda di progettare ulteriori studi, inclusi RCT, per valutare il ruolo dello stato della vitamina D sul rischio di sviluppare l'infezione da coronavirus e mitigare le complicanze e la mortalità nelle persone infette dal virus. Resta discutibile su quale dovrebbe essere il livello sierico ottimale di 25 (OH) D per massimizzare il suo effetto sul sistema immunitario. Abbiamo osservato che il 6,3% dei pazienti che avevano un livello ematico di 25 (OH) D di almeno 40 ng/mL è deceduto per l'infezione rispetto al 9,7% e al 20% che è morto e aveva un livello ematico circolante superiore e inferiore a 30 ng/mL rispettivamente. Pertanto, un livello ematico di almeno 40 ng/mL può essere ottimale per l'effetto immunomodulante della vitamina D. Pertanto, sulla base della letteratura disponibile e dei risultati di questo studio, è ragionevole raccomandare l'integrazione di vitamina D, secondo le linee guida raccomandate dalla Endocrine Society per raggiungere un livello ematico di 25 (OH) D di almeno 30 / mL, a bambini e adulti per ridurre potenzialmente il rischio di contrarre l'infezione e per tutti i pazienti COVID-19, in particolare quelli ricoverati in ospedale".

Aggiornamento 2/10/2020

La supplementazione con antocianine migliora gli indici del metabolismo glucidico (HOMA)

Aggiornamento 12/10/2020

Senza pensare che con la vitamina D risolviamo il diabete, questa vitamina con funzione ormonale è fondamentale per avere una corretta sensibilità insulinica nel tessuto adiposo e nel muscolo e il rilascio di insulina dal pancreas, grazie alla modulazione del calcio intracellulare. Livelli corretti permettono di avere una maggiore efficienza dei mitocondri ed effetto antiossidante, minore infiammazione, migliore ossidazione dei grassi e termogenesi, minore lipogenesi. La vitamina D è carente nella maggior parte dei soggetti con un'alimentazione di scarsa qualità.


https://www.dancehealthfitness.com/what-supplements-should-i-consider.html



Aggiornamento 18/10/2020

Le persone con acne hanno spesso carenza di zinco e la sua integrazione è un rimedio efficace

Aggiornamento 19/10/2020

L'omocisteina è un fattore di rischio cardiovascolare, per l'Alzheimer ecc, legato ad alcune mutazioni genetiche (MTHFR), e si può tenere sotto controllo grazie alle vitamine del gruppo B, in particolare folati e B12. Gli omega 3 possono aiutare ulteriormente a controllarla

Aggiornamento 22/10/2020

Quali diete possono essere utili nella fibromialgia? Tutti i modelli dietetici sani, ricchi di cibi vegetali, antiossidanti o fibre, solitamente portano a un miglioramento dei sintomi, e questo "suggerisce che una dieta adeguata potrebbe svolgere un ruolo cruciale nella gestione della fibromialgia". attraverso la modulazione del microbiota, del peso corporeo e della somatizzazione (componenti psicosomatiche). Vitamina D, magnesio, ferro e probiotici sono integrazioni spesso utili.

Aggiornamento 26/10/2020

L'acido alfa-lipoico, ALA, ha un effetto antinfiammatorio e antidiabetico, soprattutto nei confronti della neuropatia diabetica, e promuove la perdita di peso, con un ottimo profilo di sicurezza.

Aggiornamento 3/11/2020

Quali supplementi hanno potenziale nel prevenire e affiancare le terapie di COVID19? Zinco, vitamina D, vitamina C, curcumina, cannella, allicina, piperina, selenio, propoli, probiotici, lattoferrina e quercetina. Scrivo potenziale perché gli studi sono tutti in fase 1 e 2, quindi nessuna certezza, se non che abbiano funzionato con altri virus. Sono tutt'ora in corso studi più approfonditi.


Aggiornamento 9/11/2020

Quale dieta nella IBS (sindrome dell'intestino irritabile)? La dieta FODMAP è efficace, ma può esserlo come una dieta che elimini i cibi "trigger" (attivatori), caffeina, alcol. Queste diete però devono favorire la reintroduzione, perché eliminare per lunghi periodi alimenti può alterare il microbiota negativamente. Tra gli integratori, i probiotici possono aiutare ma è difficile trovare qualcosa che vada bene per tutti, mentre la fibra di psillio ha mostrato efficacia e l'olio di menta piperita riduce i sintomi.

Aggiornamento 12/11/2020

"Sono state raccolte prove che suggeriscono che la vitamina D sierica può essere considerata un determinante biologico degli esiti di COVID-19 secondo i criteri di causalità di Hill. Data la mancanza di un trattamento specifico per COVID-19, l'urgenza della pandemia e la sicurezza della supplementazione di vitamina D, queste osservazioni forniscono un argomento per testare la vitamina D come trattamento adiuvante per migliorare la presentazione clinica di COVID-19 e la sua prognosi , altrettanto recentemente raccomandato nella profilassi da alcune società scientifiche"

Aggiornamento 15/11/2020

In uno studio quasi sperimentale ma in realtà retrospettivo, tra gli anziani ricoverati in casa di cura chi assumeva regolarmente supplementi di vitamina D ha avuto COVID19 meno severo e sopravvivenza maggiore rispetto a chi non ne assumeva. Chi ha avuto un bolo di 80 mila unità dopo essersi ammalato non ha avuto vantaggi.
"Il modo in cui l'integrazione di vitamina D migliora gli esiti di COVID-19 e la sopravvivenza non è completamente chiarito. Sono probabili quattro meccanismi: regolazione di i) la RAS, ii) l'immunità cellulare innata e adattativa, iii) le barriere fisiche e iv) la fragilità e le comorbidità dell'ospite".

Aggiornamento 23/11/2020

L'immunonutrizione si basa sul concetto che la malnutrizione altera la funzione immunitaria. Pertanto, l'immunonutrizione utilizza l'alimentazione arricchita con vari farmaconutrienti (acidi grassi Omega 3, vitamina C, aminoacidi, selenio, zinco, vitamina E e vitamina D) per modulare le risposte infiammatorie, la risposta immunitaria acquisita e per migliorare i risultati dei pazienti. Anche gli omega 3 sono necessari per la modulazione e risoluzione dello stato infiammatorio, così come l'OEA, derivato dell'acido oleico (presente nell'olio d'oliva) e i probiotici e loro stimolanti (prebiotici) per la modulazione delle risposte immunitarie.
Uno stato nutrizionale ottimale garantisce i principali processi modulatori dello stress infiammatorio e ossidativo, entrambi legati al sistema immunitario. Il metabolismo per la biosintesi e la richiesta di energia necessita di molti componenti dietetici differenti. Infatti, alcuni nutrienti e i loro metaboliti sono regolatori diretti dell'espressione genica del compartimento immunitario e svolgono un ruolo chiave nella maturazione, differenziazione e reattività delle cellule immunitarie.
L'immunonutrizione personalizzata per i pazienti obesi dovrebbe essere la prima scelta terapeutica per ridurre il rischio di infezioni e il decorso della malattia nel paziente con COVID19. In particolare, l'approccio nutrizionale potrebbe essere gestito in due differenti strategie, considerando lo stato di malattia del paziente obeso. In primo luogo, l'immunonutrizione può ridurre il rischio di infezioni, riducendo lo stato infiammatorio caratteristico. Inoltre, l'immunonutrizione sarebbe fondamentale per supportare la risposta immunitaria e la sintesi proteica nella fase grave di COVID-19.

Gli omega 3 nei bambini e nelle condizioni neurologiche.
Il DHA è fondamentale nello sviluppo cerebrale, e più se ne accumula tra gravidanza e primi 2 anni più ne rimarrà in seguito. Agiscono inoltre come modulatori dell'infiammazione e del microbiota.
Nei bambini con infiammazione e ADHD appare più importante integrare l'EPA, mentre nell'autismo si usano mix dei 2 grassi a dosi superiori al grammo. Nella depressione si indica un rapporto EPA/DHA di 2 a 1. Per avere indicazioni personalizzate è opportuno un dosaggio dei livelli sanguigni. I segni di una carenza possono essere pelle squamosa, eczema e secchezza degli occhi.

Aggiornamento 30/11/2020

La vitamina D migliora la severità della malattia, la qualità della vita, il dolore, l'umore e la sensibilità viscerale in persone con IBS-D (sindrome dell'intestino irritabile, con predominanza di diarrea)

Aggiornamento 5/12/2020

In condizioni infiammatorie, come per esempio in caso di obesità, il triptofano viene metabolizzato a kinurenina, che attiva il recettore per gli arili. Anche il coronavirus attiva questo recettore, e le due condizioni insieme non si sommano ma si moltiplicano, aumentando esponenzialmente il rischio di infiammazione fuori controllo, trombi e fibrosi dei tessuti. La vitamina D e la E invece bloccano queste vie.
In generale "Una carenza di micronutrienti dovuta alla malnutrizione (come succede nelle persone che hanno un'alimentazione di tipo occidentale) ha il potenziale per aumentare la gravità delle infezioni virali. Molti nutrienti essenziali come vitamine, minerali, aminoacidi e acidi grassi sono importanti per le funzioni pleiotropiche del nostro sistema immunitario. Una nutrizione equilibrata e l'assunzione di nutrienti in quantità e composizione appropriate (in questo caso si parla di: vitamine A, B, C, D, E, selenio, zinco, rame, magnesio, insieme ad antiossidanti, omega 3, corretto apporto proteico ed energetico) possono ridurre i livelli di citochine pro-infiammatorie e i loro effetti collaterali nei pazienti COVID-19.

Aggiornamento 7/12/2020

Il microbiota intestinale può avere un ruolo fondamentale nell'attivazione della vitamina D, per cui prendere sole e integrare può non essere efficace

Aggiornamento 15/12/2020

L'oligofruttosio (fibra prebiotica) riduce l'osteoartrite nel modelli animale, presumibilmente aumentando i bifidobatteri, batteri buoni che si tende a perdere con l'età e nell'obesità


Aggiornamento 17/12/2020

Nonostante non ci siano ancora certezza, alte dosi di vitamina C sia orali che endovena possono ridurre complicazioni e mortalità del COVID19
"I potenziali benefici della vitamina C, il basso costo, il profilo di sicurezza e le molteplici azioni modificanti la malattia, compresi gli effetti antiossidanti, antinfiammatori e immunomodulanti, la rendono un candidato terapeutico attraente nella riduzione della carica virale con integrazione orale nell'intervallo di 2-8 g/giorno per aiutare ad attenuare la conversione alla fase critica di COVID-19. Allo stesso modo, la vitamina C ha potenziali benefici nel trattamento delle infezioni respiratorie acute e nella mitigazione dell'infiammazione in pazienti COVID-19 critici con infusione endovenosa di vitamina C nell'intervallo 6-24 g/giorno, per correggere la carenza indotta dalla malattia, ridurre l'infiammazione, aumentare la produzione di interferone e sostenere le azioni antinfiammatorie dei glucocorticosteroidi, soprattutto dato l'alto livello di mortalità per i pazienti con COVID-19 grave.
Data la notevole sicurezza della vitamina C, la frequente carenza tra i pazienti con COVID-19 e le ampie prove di potenziali benefici, l'attuale trattamento è giustificato su basi compassionevoli in attesa che siano disponibili più dati di studi clinici COVID-19, non solo per uso endovenoso all'interno della terapia intensiva, ma anche per via orale con dosi comprese tra 2 e 8 g/die in pazienti ospedalizzati a causa dell'aumentato bisogno nel combattere un'infezione virale, come concluso in recenti revisioni. Le persone in gruppi ad alto rischio di mortalità da COVID-19 e a rischio di carenza di vitamina C, dovrebbero essere incoraggiate a integrare quotidianamente la vitamina C per garantire l'adeguatezza della vitamina C in ogni momento e per aumentare la dose in caso di infezione fino a 6 –8 g/giorno. Se questo impedirà o meno la conversione alla fase critica di COVID-19 deve ancora essere determinato".

Quali nutrienti o integratori possono essere utili per la crescita dei capelli? Vitamina C e ferro funzionano in chi è carente di ferro, vitamina E e zinco contrastano la perdita di capelli.
Tra i complessi, AminoMar, Synergen Complex e Nourkrin hanno dato alcuni risultati interessanti, così come il metilsulfonilmetano. Ashwagandha, curcumina e capsaicina non si sono rivelate utili. Olio di semi di zucca, equiseto e Serenoa repens hanno bisogno di ulteriori studi.

Aggiornamento 23/12/2020

La supplementazione con proteine migliora la composizione corporea, la capacità aerobica e la performance nello sport aerobico, sia nelle persone sane che nei compromessi (sarcopenici o limitati nella mobilità)

Aggiornamento 24/12/2020

Il magnesio in ambito ginecologico secondo la rivista ufficiale della SIGO - Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia
Il magnesio può essere utile nelle seguenti condizioni: dismenorrea (stimola il rilassamento della muscolatura antagonizzando il calcio), sindrome premestruale (probabilmente normalizza l'azione degli ormoni, tra cui il progesterone), sintomi della menopausa (soprattutto nelle donne con pregresso tumore), osteoporosi (aumenta l'osteocalcina e riduce i marker di riassorbimento osseo), malattie cardiovascolari (riduce la pressione), disturbi dell'umore (stabilizza l'umore, soprattutto nei maniaco-depressivi, e migliora l'effetto dei farmaci). Nelle specifiche condizioni ginecologiche, può ridurre il rischio di parto prematuro (riducendo le contrazioni), di ipertensione gravidica e gestosi, riducendo anche i rischi per il nascituro.
La forma più assorbibile risulta essere quella sucrosomiale.

Aggiornamento 29/12/2020

L'olio di pesce (omega 3) negli sportivi ha effetti positivi sulla cognizione (e umore), sulle dinamiche cardiovascolari (in particolare nei ciclisti), funzione respiratoria e sul recupero muscolare. Si riducono i danni da infortunio, in particolare da trauma cranico e tendinopatie. Attenua anche le risposte cellulari proinfiammatorie ma può aumentare la perossidazione lipidica (non se abbinato a polifenoli antiossidanti) e l'ossido nitrico post-esercizio. Attenzione alla possibile presenza di inquinanti (certificazione IFOS): "Bisogna fare attenzione quando si raccomandano prodotti per gli atleti, e idealmente i prodotti dovrebbero essere analizzati non solo da una prospettiva antidoping, ma anche per la presenza e la concentrazione di metalli pesanti, diossine e bifenili policlorurati (PCB)"

Aggiornamento 14/1/2021

Il magnesio si conferma efficace contro la pressione alta. Secondo una metanalisi di 49 studi "la terapia orale con magnesio aggiunta ai regimi di trattamento dei pazienti con ipertensione parzialmente controllata è promettente come un modo per ottenere in sicurezza una pressione sanguigna più bassa senza aumentare i farmaci antipertensivi. La prescrizione di integratori di magnesio a pazienti ipertesi ma non trattati deve superare i 600 mg/giorno per essere efficace, il che può essere realizzato in modo sicuro ed economico, ma dosi di magnesio inferiori a questo livello possono ottenere altri miglioramenti dei fattori di rischio cardiovascolare senza gli effetti collaterali di farmaci antipertensivi".

Aggiornamento 17/1/2021


Alcuni batteri probiotici, ritenuti quindi benefici, possono in realtà essere patogeni opportunisti in alcune persone o condizioni. È infatti noto che diversi batteri possono stimolare o inibire il sistema immunitario verso la polarizzazione TH1 o TH2 (quindi più nei confronti delle infezioni o delle allergie), e alcune batteriocine (metaboliti rilasciati, tossici per altri microrganismi), solitamente antifungine, possono essere tossiche anche per l'ospite (l'uomo). "Queste tossine possono aiutare a causare i sintomi della malattia e, per i ceppi probiotici, la presenza di queste tossine può indicare un potenziale patogeno ancora non riconosciuto". Nel caso dei patogeni, queste tossine agiscono soprattutto in caso di traslocazione batterica.
Dei 10 analizzati L. acidophilus, L. acidophilusL. paracasei, L. planatarum, L. rhamnosus possono essere anche patogeni, mentre L. brevisL. bulgaricusL. crispatusL. gasseriL. reuteriand L. ruminis non hanno dato segni di patogenicità.
Morale della favola: rivolgetevi sempre a un esperto prima di assumerli

Aggiornamento 18/1/2021

Esistono decine di malattie legate al sistema nervoso che sono dovute a difetti genetici ma si presentano come psicosi, atassia, miopatia, epilessia, neuropatia ecc
Sono relativamente rare ma anche sottodiagnosticate, a causa delle tante varianti genetiche.
Spesso si gestiscono semplicemente con integrazione vitaminica perché legate al metabolismo energetico e biochimico dei cofattori, e gli autori della review suggeriscono di provare sempre a integrare (sotto controllo).
Un semplice modo per individuarle può essere misurare l'omocisteina

Aggiornamento 19/1/2021

Lo studio non è fatto bene (niente randomizzazione) ma è comunque l'ennesimo tassello che fa pensare che avere livelli più alti di vitamina D male non fa nei confronti della malattia COVID19, con una riduzione statisticamente significativa dell'accesso alla terapia intensiva e del rischio di morte per chi ha assunto 2 boli della vitamina.

Aggiornamento 23/1/2021

L'ATP è la molecola usata universalmente dalle cellule per sfruttare l'energia chimica. A dimostrare ancora una volta come l'invecchiamento sia soprattutto un problema di produzione di energia, sta emergendo l'utilità della sua supplementazione.
"La letteratura disponibile sull'ATP disodico, quando fornito in una dose di almeno 400 mg circa 30 minuti prima di un allenamento o 20-30 minuti prima di colazione nei giorni di riposo, fornisce informazioni sul suo potenziale per ridurre l'affaticamento, aumentare la forza e la potenza, migliorare la composizione corporea, mantenere la salute muscolare durante lo stress, aumentare il recupero e ridurre il dolore. Inoltre, altra letteratura indica un ruolo dell'ATP nel miglioramento della salute cardiovascolare. I risultati divergenti riguardanti l'integrazione di ATP e un meccanismo d'azione non identificato continuano a precludere che in questo momento vengano tratte conclusioni più forti".

Aggiornamento 27/1/2021

La carenza cronica di magnesio è:

✔ Comune particolarmente negli anziani (e in chi mangia male)
✔ Associata alle principali patologie e uso farmaci comuni
✔ Spesso associata a normale concentrazione sierica di magnesio (ma evidenziabile dai bassi livelli urinari)
✔ Poco costosa da diagnosticare e facile da trattare.

Si ritiene che l'escrezione urinaria di magnesio <1 mmol/die o il rapporto con la creatinina <0,17 siano indicativi di carenza.
Se sei sempre stanco, hai problemi di glicemia, difficoltà a dormire, umore alterato ecc. potrebbe dipendere da una carenza di magnesio.
Il magnesio associato a un amminoacido come citrato o lattato è meglio tollerato con una biodisponibilità superiore rispetto all'ossido che può portare a problemi intestinali. "Un supplemento giornaliero di 200 mg di magnesio chelato sarebbe adeguato, sicuro nella maggior parte dei casi, sufficiente per aumentare costantemente il magnesio sierico".

Aggiornamento 31/1/2021

Il consumo di una miscela di aminoacidi essenziali, rispetto alle proteine whey, ha determinato aumento della distanza percorsa nel test del cammino (6MWT), della forza nelle mani e nelle gambe, miglioramento della composizione corporea e del colesterolo LDL in anziani con ridotta funzione motoria

I superpoteri della vitamina B2 (riboflavina)

La riboflavina potenzia le difese antiossidanti, favorendo la formazione del glutatione ridotto, principale antiossidante cellulare. Aumenta le difese immunitarie, migliorando la risposta antibatterica dei granulociti.
La sua carenza (rara) è un probabile fattore di rischio per il tumore, in particolare ai polmoni e colon; protegge dal danno da radioterapia e chemioterapia, e aumenta l'efficacia di quest'ultima.
Abbinata a magnesio e Q10, può ridurre l'emicrania.
Riduce la formazione della cataratta, la sindrome premestruale, il diabete e la neuropatia grazie al suo potere antiossidante. Può ridurre anche la tendenza all'osteoporosi e l'anemia, migliorando l'assorbimento del ferro e la mobilitazione della ferritina. È allo studio il suo effetto su alcune malattie cardiache (ipertensione, insufficienza cardiaca, aterosclerosi).

Aggiornamento 3/2/2021

L'utilità del coenzima Q10 nelle patologie cardiache: grazie alla sua funzione antiossidante, facilita la produzione di energia ed è importante particolarmente nell'insufficienza cardiaca e nei dolori muscolari legati alle statine.


Aggiornamento 5/2/2021

La somministrazione di un probiotico (simile a Vivomixx) insieme all'acido alfa lipoico ha favorito il mantenimento del peso perso e delle misure antropometriche ridotte in seguito al dimagrimento, rispetto al placebo. L'effetto è stato attribuito alla riduzione dell'infiammazione e alla modulazione dell'AMPK ipotalamica

La creatina può aiutare nel recupero post infezioni virali, grazie alla sua capacità di sostenere la produzione di energia, e gli effetti neuroprotettivi, antiossidanti, antinfiammatori.

Aggiornamento 8/2/2021

Se sotto l'addome ci sono dei problemi, non pensate subito alla pillolina blu. Potrebbe bastare quella di vitamina D.
Questa vitamina, che ha funzione ormonale, è importante per la formazione e il mantenimento dell'architettura dei corpi cavernosi, influenzando la forma del pene. Facilita la formazione dell'ossido nitrico, fondamentale per l'afflusso di sangue. Previene l'aterosclerosi che riduce il flusso di sangue. Migliora il testosterone e la sua affinità per i recettori. Riduce stress ossidativo e infiammazione. La sua carenza è presente indipendentemente dalla funzione gonadica. In sintesi in caso di disfunzione erettile va misurata ed eventualmente corretta la carenza. Ovviamente non prendetela se le vostre misure e prestazioni sono eccessive😉


I vari supplementi nei problemi mitocondriali


L'acido alfalipoico può ridurre la progressione dell'endometriosi, una condizione infiammatoria legata ad alterazioni ormonali (estrogeni) e presenza di tessuto dell'endometrio fuori dalla sede.

Aggiornamento 20/2/2021

Il resveratrolo, il famoso antiossidante dell'uva, aiuta a dimagrire? Secondo una metanalisi sì (miglioramento del peso, della massa magra, della circonferenza addominale), secondo un'altra no (solo un piccolo effetto sulla circonferenza addominale) 🤷🤷
Secondo altre metanalisi ha un effetto positivo sui parametri metabolici del diabete e sull'infiammazione

Aggiornamento 22/2/2021

Nella steatoepatite le linee guida ESPEN The European Society for Clinical Nutrition and Metabolism raccomandano fortemente una dieta mediterranea. La vitamina E e i probiotici (o simbiotici) sono ugualmente raccomandati, mentre per omega 3 e antiossidanti vengono richiesti ulteriori studi. Gli aminoacidi ramificati (BCAA) possono essere utili in casi particolari. Zinco e vitamina A possono migliorare la percezione dei sapori (ageusia).

Aggiornamento 13/3/2021

In caso gli antidepressivi non funzionino, al posto che aumentare la dose o provare tutti i farmaci a disposizione, potrebbe essere sufficiente integrare con metilfolato, la forma attiva dell'acido folico, fondamentale per la sintesi dei neurotrasmettitori. "È stato dimostrato che livelli anormali di folato, omocisteina e SAMe sono associati a un rischio più elevato di depressione. Numerosi studi hanno dimostrato l'attività antidepressiva con l'integrazione di L-metilfolato e SAMe in soggetti con depressione. Inoltre, gli amminoacidi L-acetilcarnitina, acido alfa-lipoico, N-acetilcisteina e L-triptofano sono stati implicati nello sviluppo della depressione e hanno dimostrato di esercitare effetti antidepressivi. Altri fattori noti per migliorare i sintomi depressivi sono zinco, magnesio, acidi grassi omega3 e coenzima Q10".

Aggiornamento 18/3/2021

La presenza di alterazioni nel metabolismo degli aminoacidi solforati, omocisteina e metionina, che possono essere dovuti a una mutazione genetica (MTHFR o altre), con riduzione del SAME, può spiegare alcune alterazioni in sottogruppi di persone con autismo, con alterazione della metilazione e aumento dell'infiammazione e stress ossidativo. Il supporto della metilazione si è dimostrato utile in alcuni casi.
"Esistono prove convincenti da studi preclinici e randomizzati controllati in doppio cieco che la correzione di alcuni di questi deficit metabolici con l'integrazione di metilfolato, metilcobalamina, ALA e melatonina ha benefici significativi. Pertanto, le conseguenze metaboliche proposte sono di grande interesse in quanto possono essere corrette utilizzando agenti farmaceutici disponibili clinicamente come acido folinico, metilcobalamina, SAME, ALA, molibdeno e melatonina. Questi agenti con un profilo di effetti collaterali relativamente inferiore possono costituire potenziali candidati per un'efficace terapia cocktail per il modello proposto di ASD con deplezione di SAME".

Aggiornamento 23/3/2021

L'N-acetilcisteina, precursore del glutatione, può essere utile in una rara condizione ereditaria, Angiopatia amiloide ereditaria da cistatina C, che porta a microinfarti, con conseguenti demenza, paralisi e morte nei giovani affetti. La deposizione di cistatina è ridotta dall'integrazione


Aggiornamento 29/3/2021

Lo zinco è un oligoelemento essenziale per la crescita e lo sviluppo umano e aumenta l'immunità antivirale. Gli effetti antivirali dello zinco sono stati documentati in diverse malattie virali. A che punto sono gli studi sull'effetto dello zinco in caso di COVID19? Le evidenze dirette sono ancora poche, comunque:

🌞 Gli individui con carenza di zinco sono inclini a sviluppare infezioni virali gravi e coinfezioni batteriche virali.

🌞 Studi clinici hanno dimostrato che gli integratori di zinco migliorano la saturazione di ossigeno nelle patologie del sistema respiratorio.

🌞 È stato segnalato che lo zinco piritione (ionoforo) inibisce l'attività della SARS-coronavirus RNA polimerasi.

🌞 Alcune ricerche preliminari hanno identificato che lo zinco ionoforo stimola l'efficienza dello zinco nella sua capacità antivirale contro COVID-19

Anche selenio, rame, ferro, vitamine e omega 3 hanno un ruolo importante nelle difese immunitarie

Aggiornamento 2/4/2021

Le persone con problemi correlati allo stomaco (ipocloridria, uso di antiacidi, infezione da H. pylori, interventi di chirurgia bariatrica) dovrebbero monitorare spesso i valori di magnesio, calcio, ferro e vitamina B12 perché soggetti a carenze. Anche vitamina C e D possono essere carenti.

Aggiornamento 15/4/2021

La supplementazione con zinco migliora i parametri metabolici (glicemia ed emoglobina glicata, curva da carico, resistenza insulinica e lipidi plasmatici) in persone con prediabete

Aggiornamento 22/4/2021

Una nuova ricerca suggerisce che una dose giornaliera elevata di omega-3 può aiutare a rallentare gli effetti dell'invecchiamento sopprimendo i danni e aumentando la protezione a livello cellulare durante e dopo un evento stressante.
Rispetto al gruppo placebo, i partecipanti che assumevano integratori di omega-3 hanno prodotto meno cortisolo, l'ormone dello stress, e livelli più bassi di una proteina pro-infiammatoria durante un evento stressante in laboratorio. E mentre i livelli di composti protettivi sono diminuiti drasticamente nel gruppo placebo dopo il fattore di stress, non sono state rilevate tali diminuzioni nelle persone che assumevano omega-3. I ricercatori hanno anche suggerito che abbassando l'infiammazione correlata allo stress, gli omega-3 possono aiutare a interrompere la connessione tra stress ripetuto e sintomi depressivi. Ricerche precedenti hanno suggerito che le persone con una reazione infiammatoria più elevata a un fattore di stress in laboratorio possono sviluppare sintomi più depressivi nel tempo.
"Non tutti coloro che sono depressi hanno un'infiammazione aumentata, si stima circa un terzo. Questo aiuta a spiegare perché la supplementazione di omega-3 non sempre si traduce in una riduzione dei sintomi depressivi", ha detto Kiecolt-Glaser. "Se non si ha un'infiammazione intensificata, gli omega-3 potrebbero non essere particolarmente utili. Ma per le persone con depressione legata all'infiammazione, i nostri risultati suggeriscono che gli omega-3 sarebbero più utili".
"Quattro mesi di integrazione di omega-3 hanno aumentato la resilienza in risposta allo stress; si sono osservati livelli complessivi inferiori di cortisolo e infiammazione i seguito a stress e livelli più elevati di telomerasi e attività antinfiammatoria durante il recupero. Ciò ha una rilevanza diretta per la biologia e la psichiatria dell'invecchiamento. Questi risultati sono preliminari, ma se replicati, suggeriscono che l'integrazione di omega-3 può limitare l'impatto dello stress ripetuto sull'invecchiamento cellulare e sul rischio di depressione".

Aggiornamento 24/4/2021

Probabilmente qualsiasi malattia moderna (diabete, malattie neurodegenerative, dolori cronici, malattie della pelle, asma ecc.) ha caratteristiche di infiammazione cronica. Cercare di sopprimere il sintomo con gli antidolorifici/antinfiammatori/cortisonici appare oggi una strategia superata, perché abbiamo a disposizione le proresolvine (SPM), derivati degli omega 3, con potente azione farmacologica di risoluzione dell'infiammazione, di inibizione del dolore, senza azione immunosoppressiva, per cui possono essere utili anche nelle malattie infettive caratterizzate da infiammazione duratura e che non si risolve (COVID19).
"La scoperta delle SPM ha cambiato il concetto di come si spegne l'infiammazione e ha aperto nuove strade per il trattamento delle malattie infiammatorie. Le SPM sono molecole immunoresolventi (ovvero non presentano effetti immunosoppressivi, uno degli effetti collaterali indesiderati di corticosteroidi, agenti immunobiologici e oppioidi) e, pertanto, sfruttare la farmacologia della risoluzione potrebbe fornire la base per riprogrammare le attività neuronali e delle cellule immunitarie e la risposta infiammatoria. A dosi molto basse, gli SPM agiscono su specifici recettori espressi dalle cellule immunitarie e silenziano i nocicettori limitando il dolore e l'infiammazione".

Aggiornamento 25/4/2021

La sarcopenia e la capacità di movimento sono legati alla sopravvivenza nel tumore al polmone. La prima aumenta la mortalità, la seconda la riduce.
Si dovrebbe quindi sempre tenere in considerazione di mantenere una buona capacità fisica e contrastare la perdita di muscolo, eventualmente con integrazione di aminoacidi, vitamina D, proteine ​​del siero del latte e idrossimetilbutirrato.

Aggiornamento 12/5/2021

Le proteine del siero del latte stimolano l'aumento di massa magra.
Si è evidenziato inoltre un effetto di soppressione dell'appetito e aumento della sazietà migliore rispetto ad altre fonti proteiche, come caseina e albumina. Si è dimostrato un effetto netto di incremento del bilancio azotato, con miglioramento del metabolismo lipidico e della lipolisi se assunte dopo l'allenamento.

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