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martedì 15 settembre 2020

Coronavirus e COVID19: come difendersi dalle bufale

Articolo divulgativo (ma referenziato scientificamente), mi auguro a misura di non addetto ai lavori, in cui cerco di smentire alcune delle fake news sul coronavirus SARS-CoV2 e la malattia COVID-19 che ne deriva, che attualmente ha causato quasi un milione di morti nel mondo. Purtroppo non vedere da vicino la malattia ci spinge a sottovalutarla, e vedo anche le bacheche dei miei amici piene di complottismo supportato da zero prove. 
L'introduzione è presa da un articolo di JAMA, giornale dei medici americani, chi non fosse interessato può saltare alla seconda parte 😉


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La malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) è una malattia causata da un nuovo coronavirus, la sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV-2).

I coronavirus sono una delle cause del comune raffreddore, ma il SARS-CoV-2, che probabilmente proveniva dai pipistrelli, causa una malattia più grave in molti pazienti.

Sintomi e diagnosi

I sintomi si verificano in media circa 5 giorni dopo l'esposizione al virus. Quasi tutti i pazienti sviluppano sintomi entro 12 giorni. Pertanto, un autoisolamento di 14 giorni è raccomandato per le persone che sono state probabilmente esposte al virus. I sintomi più comuni sono tosse, febbre e mancanza di respiro; la maggior parte dei pazienti con COVID-19 ne ha almeno 1. Altri sintomi comuni includono dolori muscolari, affaticamento, nausea, vomito e diarrea. Le persone possono anche avere una perdita o un cambiamento nel senso del gusto e dell'olfatto.

COVID-19 viene tipicamente diagnosticato da un tampone del naso che misura il coronavirus. Esistono anche esami del sangue che possono misurare l'esposizione recente al virus, ma questi non mostrano risultati positivi fino a 1-3 settimane dopo l'inizio dell'infezione.

Progressione e trattamento della malattia COVID-19

Il virus in genere entra attraverso gli occhi, la bocca o il naso, quindi viaggia lungo la gola, dove può causare la tosse. In alcuni pazienti, il virus entra nei polmoni e può causare polmonite. La polmonite porta al liquido che riempie le sacche d'aria nei polmoni, il che rende difficile la respirazione. La maggior parte dei pazienti con polmonite deve essere ricoverata in ospedale e trattata con ossigeno. Alcuni pazienti si ammalano gravemente e necessitano di supporto vitale come la ventilazione meccanica. Circa 1 paziente su 20 con COVID-19 muore. Tuttavia, i tassi di mortalità variano notevolmente in base all'età, da 1 su 900 pazienti di età compresa tra 18 e 29 anni a 1 su 34 di età compresa tra 50 e 64 anni e 1 su 3 di età pari o superiore a 85 anni.

È probabile che i pazienti con COVID-19 presentino affaticamento e riduzione delle energie per 6-8 settimane. Può essere difficile riprendere la stessa attività e lo stesso esercizio di prima del COVID-19, ma è importante rimanere attivi e aumentare gradualmente l'esercizio. Per la maggior parte dei pazienti, la funzione polmonare torna alla normalità dopo la polmonite.

Attualmente non esiste un vaccino per ridurre il rischio di COVID-19. Diversi potenziali vaccini sono in fase di sviluppo, che potrebbero aiutare a prevenire il COVID-19 in futuro. Per la maggior parte dei pazienti, il trattamento è di supporto. Gli antibiotici non funzionano per questa malattia virale. Gli studi stanno testando molti farmaci antivirali, nonché farmaci per modificare la risposta del corpo al virus. Per alcuni pazienti ospedalizzati, possono essere utili farmaci antivirali e steroidei". (NB: Il cortisone è stato approvato dall'OMS dopo l'uscita dell'articolo)

Ed ecco le principali bufale revisionate attraverso un processo di fact-checking:

Sono morti di trombosi

È vero che qualcuno l’ha definita in estrema sintesi una malattia dell’endotelio, il tessuto che riveste l'interno dei vasi. Un recentissimo studio italiano ha mostrato come la mortalità sia estremamente alta in chi abbia contemporaneamente danno alveolare e capillare (ossia polmoni e vasi), e questo può essere predetto dal D-dimero alto (simboleggiante una forte attività di coagulazione e degradazione della fibrina). I trombi (coaguli di sangue) sono tra le ragioni, ma le morti avvengono per molteplici cause, e il vantaggio di una terapia anticoagulante, che può essere fatta, non è certo in tutte le persone, perché può anche indurre emorragie  e non vi è una cura standardizzata con anticoagulanti nelle persone con COVID. Secondo il report dell'ISTAT "le complicanze di COVID-19 più frequenti che portano alla morte sono la polmonite (riscontrata nel 79% dei casi di decesso) e l'insufficienza respiratoria (55%), ma oltre a queste compaiono lo shock (6%), la sindrome respiratoria da distress acuto (6%), complicanze cardiache (3%), sepsi e infezioni non specificate (3%)." Nelle persone che muoiono nei primi giorni sembra però prevalere lo shock settico e l'insufficienza multiorganica, in particolare polmonare, dovuto al danno iniziato dal coronavirus, concludendo che "la maggior parte dei pazienti è morta di COVID-19 con il contributo di condizioni di salute preesistenti al meccanismo della morte" (diabete, obesità, ipertensione ecc). 

Hanno vietato le autopsie

La circolare del Ministero poneva, giustamente, paletti precisi per realizzarla, ma non le ha mai vietate, semplicemente dovevano essere fatte in condizioni di sicurezza. Anche in altre parti del mondo “molti ospedali e patologi, per paura di infezioni e attrezzature insufficienti, inizialmente hanno evitato di condurre autopsie su coloro che erano morti a causa di COVID-19”. Le autopsie, effettuate poi in condizioni appropriate, hanno comunque rivelato una “malattia terribile” che colpisce vari distretti, con microtrombi, angiopatia, tromboembolismo venoso, dovuti a uno stato procoaugulante e infiammatorio legato alla “tempesta di citochine”, miocarditi e varie forme di coinvolgimento sistemico (cioè in tutti gli organi, soprattutto reni).

 

Li hanno ammazzati pompandogli aria nei polmoni

Secondo una review del 20 luglio (quindi non a inizio epidemia, quando sapevamo pochissimo della malattia), “L'intubazione endotracheale e la ventilazione meccanica devono essere effettuate il più presto possibile indipendentemente dal fenotipo della polmonite da COVID-19, quando i segni di distress respiratorio sono associati alla grave ipossiemia.”  

Secondo JAMA “circa il 5% dei pazienti con COVID-19 e il 20% di quelli ricoverati in ospedale presentano sintomi gravi che richiedono cure intensive. Più del 75% dei pazienti ospedalizzati con COVID-19 necessita di ossigeno supplementare.  Il trattamento di ventilazione meccanica rimane quello elettivo in caso di difficoltà respiratorie fin quando non si trovano rimedi alternativi.

 

I morti sono inventati

Secondo una ricerca pubblicata dagli statistici italiani non vi è esagerazione nei morti, anzi. “I nostri risultati mostrano che il conteggio ufficiale dei decessi di COVID-19 in Italia ha sostanzialmente sottostimato l'effettivo aumento della mortalità correlata alla pandemia, come anche in altri paesi. Potrebbero esserci diverse spiegazioni, inclusi decessi aggiuntivi direttamente correlati al virus, decessi correlati a condizioni di salute sottostanti esacerbate dal virus e cure ritardate dal non poter usufruire degli ospedali o dalle richieste agli ospedali di prendersi cura dei pazienti COVID-19”. Questo è stato particolarmente notato in Lombardia e per gli uomini sopra i 65 anni.  



Il grafico spiega benissimo l'aumento dei morti nel periodo marzo-aprile 2020 rispetto agli altri anni.

Solo gli operatori sanitari nel mondo morti e censiti sono 1800, il più giovane di 20 anni. Nessuna epidemia moderna ha fatto tanti decessi tra gli operatori sanitari. E senza di loro se finiamo in ospedale siamo f...regati. 

La mascherina lascia passare i virus, non è efficace ecc.

Tutti gli studi convergono sul fatto che la mascherina, insieme a lavaggio mani e distanziamento sociale, sia efficace. In uno studio effettuato a Parigi che ha tracciato l’andamento del virus, è stato mostrato chiaramente che “La mascheratura universale, il rinforzo dell'igiene delle mani e i DPI con mascherine mediche per la cura dei pazienti hanno consentito la protezione del personale sanitario e il contenimento dell'epidemia. Le trasmissioni residue erano correlate a esposizioni persistenti con pazienti o colleghi non diagnosticati e non a contatti con bambini che frequentavano strutture di assistenza fuori casa.” 

In generale l’uso della mascherina è un fattore positivo che riduce il rischio di contagio e il suo uso è fortemente consigliato 

Fuck You Coronavirus - Funny Covid 19 With FU Middle Finger Cursing the  Coronavirus - Hilarious Humor - Black Version - Fuck Coronavirus - Maschera  | TeePublic IT
 https://www.teepublic.com/it/maschera/10415892-fuck-you-coronavirus-funny-covid-19-with-fu-middle


La mascherina crea acidosi

Questa bugia messa in giro da diversi blogger è stata smentita da diversi fact-checker. 

I movimenti NoMask sono guidati da ipotesi antiscientifiche.

Gli asintomatici non sono contagiosi

Gli asintomatici, persone infette che non manifestano malattia, possono avere carica virale simile a quella dei sintomatici, ed essere così una chiave nella propagazione della malattia. Si sa da gennaio 2020 che possono essere contagiosi. Possono essere circa il 45% degli adulti infettati, sono contagiosi per settimane, oltre la metà degli asintomatici appaiono contagiosi  così come i bambini. I bambini hanno una contagiosità simile a quella degli adulti. Anche nella fase di incubazione si è contagiosi.

 

Positivi non vuol dire malati

Non è così semplice, lo spiegano 2 medici nel blog di Patto per la scienza: la presenza del virus (infezione) può essere già considerata malattia, anche in assenza di sintomi. 

In ogni caso i positivi, come detto prima, possono essere contagiosi anche se asintomatici e diffondere il virus a persone deboli e a rischio. Devono stare in quarantena.

Si muore col COVID e non di COVID

Come spiega il sito Medscape, chi dice questo semplicemente non capisce le malattie infettive. Nel 94% delle persone morte con COVID in USA, vi è una o più comorbilità, in media 2,6. Solo il 6% delle persone quindi non ha altre condizioni morbose nel certificato di morte. Ma questo non significa che la morte sia dovuta ad altre condizioni. “La stragrande maggioranza aveva condizioni come insufficienza respiratoria, coaguli di sangue e ictus, che possono essere causati dal coronavirus stesso. Altri avevano malattie antecedenti come ipertensione, insufficienza cardiaca, sepsi e diabete, che potrebbero essere state condizioni preesistenti. […] Ma le condizioni quali arresto cardiaco, insufficienza renale, insufficienza epatica, sepsi, fibrosi polmonari, ecc. possono tutte verificarsi dopo l'infezione da SARS-CoV-2, portando alla morte", ha scritto il virologo McNamara. L’infettivologa Edwards aggiunge: “SARS-CoV-2 è più letale di altri virus. A volte si possono avere più fattori - quattro, cinque, sei fattori che contribuiscono - ma la causa principale di morte ", ha spiegato." nel 95% dei decessi correlati a COVID, era il virus, insieme agli altri fattori. "


 Non è una malattia grave, non lascia strascichi, è come un’influenza

È vero che molte persone guariscono o addirittura superano l’infezione in maniera asintomatica, senza neanche accorgersi magari. Ma molte persone continuano ad avere problemi per mesi. Recentissimo caso di persona che è morta 6 mesi dopo l’infezione affrontata in maniera moderata (ricovero senza complicazioni) per i danni inferti dal virus ai suoi organi.

Infatti COVID19 è una malattia che può colpire in maniera multiorgano, non solo l’apparato respiratorio, ma anche reni, cervello, cuore, intestino. In particolare tutti i tessuti che esprimono il recettore ACE2.  

Uno dei peggiori può essere la fibrosi polmonare (che è anche una delle cause di morte), condizione che altera la funzione del tessuto polmonare, e può essere rilevata anche mesi dopo la guarigione. Sebbene la maggior parte dei sopravvissuti possa tornare al lavoro e alla vita normale, un numero significativo di loro mostrerà anomalie nella ventilazione residua e nella diffusione dei gas nel sangue. In uno studio il 56% delle persone mostra riduzione della funzione respiratoria ancora dopo 3 mesi

La severità e la mortalità sono spesso correlati con il sovrappeso, soprattutto quello concentrato nella fascia addominale, che da anni sappiamo essere connesso con l’infiammazione di base, condizione probabilmente essenziale la manifestazione di sintomatologia degna di nota.  

Il CDC americano indica come patologie (assieme all’obesità) che aumentano il rischio di COVID19 severa: tumori, malattie renali, diabete, BPCO, stato di immunodepressione, diabete e cardiopatie. Persone fumatrici, con asma, malattie neurologiche, epatiche, polmonari, ipertensione, gravidanza, diabete di tipo 1 sono ugualmente a rischio per COVID severo.

Questi fattori di rischio sono validi a tutte le età.

In uno studio USA è stato visto che “I giovani adulti di età compresa tra 18 e 34 anni ricoverati in ospedale con COVID-19 hanno sperimentato tassi alti di esiti avversi: il 21% ha richiesto terapia intensiva, il 10% ha richiesto ventilazione meccanica e il 2,7% è morto. Questo tasso di mortalità intraospedaliero è inferiore a quello riportato per gli anziani con COVID-19. Obesità patologica, ipertensione e diabete erano comuni e associati a maggiori rischi di eventi avversi. I giovani adulti con più di 1 di queste condizioni hanno affrontato rischi paragonabili a quelli osservati negli adulti di mezza età senza condizioni di rischio”.

In generale, anche se la malattia è negativizzata, possono permanere alcuni sintomi per mesi, come stanchezza, tosse, respiro corto, emicrania, dolori alle articolazioni. L’87% dei guariti riporta la persistenza di almeno un sintomo, secondo uno studio italiano. Le persone possono avere necessità di riabilitazione specifica

 La formazione di trombi può danneggiare in particolare fegato e reni. Probabilmente molte conseguenze sono ancora ignote e si manifesteranno nei mesi a venire.

Alcune conseguenze post COVID possono essere malattieneurologiche e autoimmuni (alcuni casi di sindrome di Guillain Barré, tiroiditi, LES, o malattie neurodegenerative.

Un recentissimo studio ha evidenziato, attraverso risonanza magnetica, che il 15% di un campione di sportivi che avevano recuperato dal COVID aveva segni di miocardite, con conseguente rischio di morte improvvisa.  

Nei bambini la malattia è solitamente benigna e non grave ma in diversi casi ha lasciato strascichi, come una sindrome infiammatoria  multisistemica, simile alla Kawasaki, che spesso dà coinvolgimento cardiaco, e aumenta il rischio di diabete di tipo 1. 

Una buona notizia è che per il momento non sembra possibile reinfettarsi, ma i casi riferiti di seconda infezione sembrano essere infezioni che non si erano negativizzate completamente.



La cura al plasma di 200mL costa poco e guarisce tutti

Purtroppo, sebbene qualche caso aneddotico abbia probabilmente mostrato qualche vantaggio, sui grandi numeri non si evidenziano risultati particolari nella terapia col plasma iperimmune, in particolare se non iniziato subito.

Ridurre il rischio di contagio è un dovere civico e si può fare con semplici accorgimenti che risultano piccoli sacrifici rispetto al rischio di ammalarsi della malattia

https://www.facebook.com/WHO/photos/a.167668209945237/3538127066232651/



Gli aggiornamenti su COVID-19 verranno inseriti (anche) qui.

Aggiornamento 16/9/2020

Quanto resiste il coronavirus sulle superfici?
"I ricercatori hanno scoperto che il coronavirus può rimanere in vita sulle superfici. Uno studio del New England Journal of Medicine (NEJM) di aprile ha dimostrato che il nuovo coronavirus può sopravvivere su plastica e acciaio inossidabile fino a 3 giorni e su cartone fino a 1 giorno. Un altro studio cinese ha scoperto che il virus può viaggiare sulle suole delle scarpe. Ma i risultati di studi come questo hanno portato alcune persone a esagerare il rischio di trasmissione di COVID-19, afferma Emanuel Goldman, PhD, professore di microbiologia, biochimica e genetica molecolare presso la New Jersey Medical School della Rutgers University. In una risposta pubblicata su The Lancet Infectious Diseases lo scorso maggio, ha scritto che lo studio NEJM ha utilizzato concentrazioni del virus molto più elevate di quelle che le persone potrebbero trovare nel mondo reale. "A mio parere, la possibilità di trasmissione attraverso superfici inanimate è molto ridotta e solo nei casi in cui una persona infetta tossisce o starnutisce in superficie e qualcun altro tocca quella superficie subito aver tossito o starnutito (entro 1-2 ore) ", Ha scritto Goldman. Fondamentalmente, ci vorrebbe la perfetta combinazione di eventi descritti da Blumberg per ammalarsi toccando qualcosa di contaminato dal virus.
Un recente studio cinese ha documentato la possibile trasmissione tramite un pulsante dell'ascensore e un altro studio sui casi in un ospedale sudafricano ha scoperto che le apparecchiature mediche contaminate potrebbero aver contribuito a diffondere il virus. Ma la maggior parte delle persone nella vita di tutti i giorni non deve essere ossessionata dalle superfici. E se ti concentri troppo sulla disinfezione delle superfici, potresti perdere di vista i veri rischi di contagio. "Trovo che tutte queste preoccupazioni sui contatti distraggano le persone dal fare cose che hanno dimostrato di prevenire la trasmissione, come indossare la mascherina e il distanziamento sociale", dice Blumberg.
Le persone che puliscono tutto con candeggina e altri detergenti aggressivi dovrebbero anche sapere che i disinfettanti possono dare dei rischi. Per prima cosa, possono irritare i polmoni e peggiorare i sintomi nelle persone che soffrono di asma.
Questi prodotti possono anche irritare la pelle se non usati con attenzione. "Al posto di molti di questi disinfettanti, sarebbe meglio indossare i guanti", afferma Blumberg".

Aggiornamento 17/9/2020

Qual è l'evidenza che la mascherina possa portare a ipercapnia, eccesso di CO2 nel sangue? Fondamentalmente nessuna. Questo può succedere in persone con COPD (broncopneumopatia cronico-ostruttiva) avanzata con le mascherine FFP2 (N95), utilizzate di solito dai professionisti sanitari, e ben diverse dalle mascherine chirurgiche utilizzate comunemente. "Le maschere semplici che coprono bocca e naso vengono utilizzate principalmente per prevenire la trasmissione trattenendo le goccioline. Ciò è utile quando la distanza minima consigliata di 1,5 m non è rispettabile. Le maschere forniscono una protezione limitata per chi le indossa e quando vengono utilizzate correttamente".
Anche la Società Italiana di Pediatria ci tiene a precisare che non esistono rischi di ipercapnia per i bambini, né di disbiosi, perdita di conoscenza, debolezza, indebolimento del sistema immunitario. Tutte fakenews del movimento nomask senza alcun supporto scientifico, che purtroppo si propagano velocemente attraverso i social network. Le mascherine funzionano e prevengono il contagio. Fidatevi della scienza, è l'unica che può salvarvi

Iniziano i trial sugli anticoagulanti nella COVID19

Aggiornamento 18/9/2020

I probiotici possono aiutare a mantenere il nostro sistema immunitario sveglio e proteggere il nostro microbiota dagli effetti negativi dell'eccessivo uso di disinfettanti a cui stiamo andando incontro

Il complemento, un sistema di proteine collegato al sistema immunitario, è fondamentale per l'ipercoagulabilità che si manifesta nella malattia

Aggiornamento 20/9/2020

Il lockdown è stato efficace nel ridurre la mortalità in diverse nazioni. In Svezia non è stato imposto, ma si è contato sulla civiltà delle persone e sul loro comportamento corretto

Attualmente i farmaci che sembrano ridurre la mortalità sonio cortisonici e Remdesivir

Il cervello degli infettati da SarsCoV-2 può essere raggiunto dal virus e compromesso

Gli obesi se la passano peggio... a tutte le età

Aggiornamento 22/9/2020

La maggior parte dei contagi avviene grazie a goccioline di saliva e alle via aeree, le superfici sono un mezzo relativamente raro

Un post che chiarisce le differenze di contagiosità tra gli asintomatici

Sempre più osservazioni mostrano che la vitamina D bassa aumenta il rischio di COVID severo e mortalità da coronavirus. Il prof Gennari di Siena ha dichiarato: "Credo che, in particolare nella stagione invernale (quando l'esposizione alle radiazioni solari ultraviolette-B (UVB) non consente alla pelle di sintetizzare la vitamina D nella maggior parte dei paesi), l'uso della supplementazione di vitamina D e la correzione della carenza di vitamina D potrebbero essere di grande rilevanza per la riduzione del carico clinico dei focolai in corso e futuri di infezione da SARS-CoV-2 ".

Aggiornamento 23/9/2020

"Le vitamine del gruppo B non solo aiutano a costruire e mantenere un sistema immunitario sano, ma potrebbero potenzialmente prevenire o ridurre i sintomi di COVID19 o trattare l'infezione da SARS-CoV-2. Il cattivo stato nutrizionale predispone le persone alle infezioni più facilmente; pertanto, una dieta equilibrata è necessaria per l'immuno-competenza. È necessario adottare approcci terapeutici o aggiuntivi sicuri ed economici, per sopprimere l'attivazione immunitaria aberrante, che può portare a una tempesta di citochine, e per agire come agenti antitrombotici. Un adeguato apporto di vitamine è necessario per il corretto funzionamento del corpo e il rafforzamento del sistema immunitario. In particolare, le vitamine del gruppo B modulano la risposta immunitaria riducendo le citochine pro-infiammatorie e l'infiammazione, riducendo la difficoltà respiratoria e i problemi gastrointestinali, prevenendo l'ipercoagulabilità, migliorando potenzialmente i risultati e riducendo la durata della degenza in ospedale per i pazienti COVID-19".

Dal post di Nino Cartabellotta

Rischio trasmissione SARSCoV2 da asintomatici dipende da:
👉 Uso mascherina
👉 Durata del contatto
👉 Affollamento ambiente
👉 Tipo ambiente: aperto vs chiuso
👉 Areazione ambiente chiuso
👉 Attività: in silenzio vs parlare vs gridare o cantare
Traduzione GIMBE
Credits to BMJ


Aggiornamento 24/9/2020

Il COVID 19 potrebbe portare a Parkinson sul lungo periodo, secondo alcuni studiosi australiani

Se leggete che i tamponi non funzionano, sono contaminati, sono aspecifici, rilevano altri virus ecc, sono cazzate

Aggiornamento 25/9/2020

Le statine potrebbero ridurre il rischio di malattia perché sottraggono il colesterolo che il virus sfrutta

A costo di essere noioso, continuo a postare gli studi che mostrano che la sufficienza di vitamina D riduce il rischio di complicazioni nella malattia COVID19.
"Il presente studio ha rivelato un'associazione indipendente tra la sufficienza di vitamina D [≥ 30 ng/mL] e una diminuzione del rischio di esiti clinici avversi da COVID-19. La gravità degli esiti clinici da COVID-19 e la mortalità sono state ridotte nei pazienti che avevano sufficiente vitamina D. Le caratteristiche cliniche erano anche significativamente differenti nei pazienti che erano sufficienti per la vitamina D. Avevano un rischio minore di perdere conoscenza e diventare ipossici. I pazienti con vitamina D sufficiente avevano livelli ematici significativamente più bassi del marker infiammatorio PCR e una conta dei linfociti ematici totali più alta, suggerendo che la sufficienza di vitamina D aveva migliorato la funzione immunitaria in questi pazienti. Questo effetto benefico sul sistema immunitario può anche ridurre il rischio di contrarre questa insidiosa infezione virale potenzialmente letale. Si raccomanda di progettare ulteriori studi, inclusi RCT, per valutare il ruolo dello stato della vitamina D sul rischio di sviluppare l'infezione da coronavirus e mitigare le complicanze e la mortalità nelle persone infette dal virus. Resta discutibile su quale dovrebbe essere il livello sierico ottimale di 25 (OH) D per massimizzare il suo effetto sul sistema immunitario. Abbiamo osservato che il 6,3% dei pazienti che avevano un livello ematico di 25 (OH) D di almeno 40 ng/mL è deceduto per l'infezione rispetto al 9,7% e al 20% che è morto e aveva un livello ematico circolante superiore e inferiore a 30 ng/mL rispettivamente. Pertanto, un livello ematico di almeno 40 ng/mL può essere ottimale per l'effetto immunomodulante della vitamina D. Pertanto, sulla base della letteratura disponibile e dei risultati di questo studio, è ragionevole raccomandare l'integrazione di vitamina D, secondo le linee guida raccomandate dalla Endocrine Society per raggiungere un livello ematico di 25 (OH) D di almeno 30 / mL, a bambini e adulti per ridurre potenzialmente il rischio di contrarre l'infezione e per tutti i pazienti COVID-19, in particolare quelli ricoverati in ospedale".

Covid 19 è al 4° posto come causa per numero di morti giornaliero in Italia

Aggiornamento 27/9/2020

Precisando che non si può prescindere da uso corretto di mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani, una buona alimentazione, corretta e senza carenze, eventualmente integrata, con bassi livelli di zuccheri raffinati e grassi saturi che riducono la risposta immunitaria, può concorrere ad affrontare meglio l'epidemia di COVID19, anche grazie alla modulazione del recettore ACE2 usato dal coronavirus per entrare nelle cellule. Infatti in caso di sistema immunitario sbilanciato "La clearance virale è ritardata e l'infezione prolungata causa una diminuzione dei recettori ACE2, portando a un'eccessiva attività del sistema renina-angiotensina II (RAS), che causa disfunzione endoteliale e trombosi. Ciò potrebbe portare a una tempesta di citochine, accompagnata da sindrome da distress respiratorio (ARDS) e disfunzione multiorgano, caratteristiche dei casi gravi di COVID-19".

I cortisonici appaiono funzionare bene solo nella malattia severa, mentre potrebbero indurre peggioramento della risposta immunitaria nella malattia moderata


Usare la mascherina potrebbe esporre a un minimo di virus, insufficiente per dare malattia sintomatica, e aiutare a diffondere un'immunità di gregge. Per ora si tratta solo di una teoria non provata.

Aggiornamento 30/9/2020

Le persone con diabete hanno maggior rischio di COVID19 severa, mentre buoni livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre i patogeni infettivi respiratori, probabilmente a causa dell'aumento della produzione di catelicidina, un peptide antimicrobico e immunomodulatore, presente nel liquidi epiteliale delle vie aeree. Si possono mettere in relazione le condizioni? La vitamina D ha un ruolo nel modulare l'insulinemia e la glicemia, ed è spesso carente nei diabetici. Questo perché "l'attivazione della vitamina D richiede magnesio. L'iperinsulinemia promuove: deplezione del magnesio tramite aumento dell'escrezione renale, riduzione dei livelli intracellulari, diminuzione dello stato della vitamina D tramite sequestro negli adipociti e inibizione dell'attivazione dell'idrossilazione (attivazione della vitamina D). L'iperinsulinemia media lo sviluppo dei trombi attraverso: inibizione della fibrinolisi, disregolazione della produzione di anticoagulanti, aumento delle specie reattive dell'ossigeno, diminuzione della capacità antiossidante tramite deplezione del NAD+, ossidazione dell'eme e suo catabolismo, produzione di monossido di carbonio, aumento del rischio di trombosi venosa profonda ed emboli polmonari. L'aumento della domanda di sintesi dell'eme aumenta la produzione di anidride carbonica, riducendo la capacità di saturazione dell'ossigeno. "L'iperglicemia aumenta la secrezione della citochina proinfiammatoria interleuchina 6 (IL-6) e la coagulazione del sangue attraverso l'aumento dei fattori di coagulazione epatica. Al contrario, l'iperinsulinemia disturba la fibrinolisi aumentando l'inibitore dell'attivatore del plasminogeno di tipo 1 (PAI-1). Nei casi di COVID-19 è stato rilevato un aumento di trombi/emboli nei reperti post-mortem. In effetti, i trombi polmonari possono essere la causa della ridotta ossigenazione e del distress respiratorio acuto in molti casi di COVID-19. Pertanto, le strategie che possono ridurre il rischio di coagulopatia intravascolare disseminata possono migliorare l'ossigenazione e gli esiti in COVID-19". Per questo le carenze di vitamina D, zinco (immunomodulatore) e magnesio devono essere gestite nel malati COVID, e una dieta a ridotto contenuto di carboidrati può gestire lo stato diabetico

Aggiornamento 2/10/2020

Attualmente "le prove sperimentali a sostegno degli effetti benefici degli alimenti bioattivi, degli alimenti funzionali e dei micronutrienti contro l'infezione virale derivano dalla ricerca su colture cellulari e animali. Nessun alimento, singolo nutriente o integratore alimentare è in grado da solo di prevenire l'infezione da coronavirus. Una ricerca rigorosa che indaga sull'efficacia dei composti alimentari nel contrastare le infezioni richiede studi controllati randomizzati a lungo termine. Una dieta equilibrata contenente quantità sufficienti di macronutrienti e diversi micronutrienti è un prerequisito per un sistema immunitario funzionante in modo ottimale.
L'obesità e le diete ad alto contenuto energetico sono i principali fattori di rischio per un decorso più grave di COVID-19.
Il controllo del peso corporeo a livello di popolazione e la riduzione del peso nelle persone in sovrappeso sono importanti misure preventive in COVID-19.
La dieta può svolgere un ruolo benefico nel mantenere un peso corporeo sano e prevenire condizioni non trasmissibili".

Aggiornamento 5/10/2020

Avere eredità Neanderthal aumenta il rischio di COVID19 severa

Qual è la mortalità della COVID19? Secondo uno studio indiano, tra i casi confermati si va dallo 0,16% dei bambini fino a 4 anni a salire fino al 16,6% degli ultra 85enni. In media 2,06%. I bambini hanno un ruolo chiave nel contagio, ma la diffusione è dovuta soprattutto a degli individui "superdiffusori", che sono meno del 10% ma sono responsabili del 60% dei contagi.

Presintomatici e asintomatici sono contagiosi, e circa l'80% degli asintomatici svilupperà comunque sintomi

In uno studio non ancora verificato, la carenza di zinco si associa a minore sopravvivenza a COVID19. Lo studio è piccolo e non prova causalità, però "ogni aumento di un microgrammo/dL di zinco nel sangue era legato a un abbassamento del 7% delle probabilità che un paziente morisse mentre era in ospedale, ha rilevato lo studio".

Aggiornamento 6/10/2020

Chi è stato esposto ad altri coronavirus sembra avere minor conseguenze se infettato da Sars-CoV-2

Ennesimo studio che mostra la contagiosità degli asintomatici

Aggiornamento 7/10/2020

Le prove continuano ad evidenziare la sicurezza delle mascherine. Anche dando problemi di confort, questo non corrisponde alla presenza di problemi di salute, e dato la loro efficacia nel prevenire la diffusione della malattia dagli asintomatici il loro uso va incoraggiato. Le performance cognitive non vengono alterate, ma solo quelle motorie in caso di alte temperature.

Se si seguono le regole, contagiarsi in aereo è improbabile

Sulle conseguenze a lungo termine scrive Jama: "Ammesso che non esistono dati a lungo termine su un numero sostanziale di pazienti con vari sintomi di presentazione e con gruppi di confronto, e che siamo ancora all'inizio della pandemia COVID-19, è possibile che un gran numero di pazienti sperimenterà conseguenze a lungo termine. Ambulatori post-COVID-19 stanno aprendo in molte località in cui si sono verificati grandi focolai ed è stato suggerito il termine "trasportatori a lungo raggio" per riferirsi a questi pazienti. È fondamentale che la cura di questa popolazione di pazienti vulnerabili adotti un approccio multidisciplinare, con un'agenda di ricerca attentamente integrata, per evitare la frammentazione del sistema sanitario e per consentire lo studio completo delle conseguenze sulla salute a lungo termine del COVID-19 su più sistemi di organi e in generale salute e benessere. Inoltre, un tale approccio fornirà l'opportunità di condurre in modo efficiente e sistematico studi di interventi terapeutici per mitigare gli effetti avversi sulla salute fisica e mentale tra centinaia di migliaia, se non milioni, di persone che guariscono da COVID-19. Studi osservazionali longitudinali e studi clinici a più lungo raggio saranno fondamentali per chiarire la durata e la profondità delle conseguenze sulla salute attribuibili al COVID-19 e come queste possano essere confrontate con altre malattie gravi". Tra le possibili conseguenze, insufficienza cardiaca, riduzione della funzione polmonare, vertigini, emicrania, anosmia e ageusia.

Aggiornamento 9/10/2020

La questione complessa degli asintomatici: in ogni caso il succo è che possono trasmettere il virus

Le mascherine sono efficaci. Addirittura la mascherina chirurgica, che in generale protegge gli altri da chi la indossa, riduce del 67% il pericolo anche per chi la indossa. Anche tenere la distanza è ovviamente importante. Le morti negli USA potrebbero essere sottostimate del 36%

Aggiornamento 10/10/2020

Un articolo del Corriere che spiega quando si muore di COVID e non con il COVID. L'11% solamente sarebbe morto comunque

Ogni caso di COVID19 è diverso dagli altri, gli scienziati non sanno ancora perché ma sono coinvolte alcune cellule immunitarie e le loro reazioni

Il plasma, se di buona qualità, può essere utile se somministrato prima dell'accesso alla terapia intensiva

Aggiornamento 11/10/2020

Già il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere stato infettato da SARS-CoV2, ma si tratta solo di una stima

I dati sulla mortalità in Svezia, in cui non è stato fatto lockdown; abitare a Stoccolma aumenta di oltre 4 volte il rischio di morte da COVID19. Altri fattori di rischio sono essere maschi e single, avere stipendi bassi e bassa istruzione

Aggiornamento 12/10/2020

Avere un intestino in salute e un microbiota corretto potrebbe fare la differenza tra chi passa l'infezione da coronavirus in maniera asintomatica o chi si ammala in maniera seria.
"I probiotici sono microrganismi vivi che conferiscono benefici per la salute se consumati in quantità adeguate, compresa una maggiore attività immunitaria e l'eliminazione delle infezioni del tratto respiratorio. È evidente che i probiotici possono ridurre l'incidenza e la gravità delle malattie, suggerendo di essere promettenti per il trattamento o la prevenzione del COVID19. I probiotici potrebbero aiutare a prevenire il COVID-19 mantenendo il microbiota gastrointestinale o polmonare umano perché la disbiosi gioca un ruolo importante nella suscettibilità delle persone alle malattie infettive. Sono necessari studi clinici e in vitro per esaminare i potenziali effetti preventivi e curativi dei probiotici contro l'infezione da SARS-CoV-2".
Aggiornamento 17/10/2020

Perché COVID 19 non è un’influenza come dice Trump? Lo spiega un prof della Georgia, John Drake. Il coronavirus è più trasmissibile del virus dell’influenza (R0 di 3 Vs 1,28 dell’influenza). È più letale, di 54 volte: negli USA 22 mila morti in un anno, uno ogni 2000 casi sintomatici, mentre il coronavirus ne fa uno ogni 37 casi sintomatici.  Non abbiamo farmaci né vaccini contro il coronavirus, al contrario di quelli disponibili per l’influenza. Non esiste immunità contro il coronavirus, essendo un virus nuovo, mentre per l’influenza molti hanno una certa resistenza contro alcune forme, pur essendo un virus mutevole che si presenta spesso con diversi ceppi.

Una persona si è reinfettata con 2 ceppi diversi del coronavirus, e la seconda ha avuto sintomi più gravi. Abbiamo ancora tanto da scoprire

Aggiornamento 20/10/2020

Le superfici possono mantenere vivo il virus per giorni, ma il contatto non sembra una fonte realistica di contagio rispetto alla diffusione aerea

Negli USA i morti sono aumentati del 20% rispetto all'anno precedente a causa del coroanvirus, ma solo il 65% di queste morti in più sono di COVID. Molti sono morti perché non si sono potuti curare di diabete e simili

L'articolo di un debunker sugli asintomatici

Aggiornamento 21/10/2020

Negli USA la mortalità per COVID è peggiore probabilmente per la scarsa fruibilità del sistema sanitario

Gli anticorpi sembrano durare per almeno 5-7 mesi, ma altre forme di memoria immunitaria possono essere più durevoli

Aggiornamento 23/10/2020

Covid 19 sembra possa dare 4 tipi di risposte a lungo termine

Aggiornamento 24/10/2020

Nelle persone con COVID19 e coinvolgimento cardiaco, si osserva maggiore permeabilità intestinale che si ipotizza aumentare lo stato infiammatorio.

Aprire le finestre può ridurre la circolazione del virus

Aggiornamento 26/10/2020

Secondo un lavoro ancora da revisionare, la contagiosità degli asintomatici è mediamente del 42% inferiore a quella dei sintomatici, ma comunque in grado di creare significative trasmissioni

La verità sulle autopsie da un anatomopatologo milanese

Il virus pare più cattivo negli anziani perché hanno un'immunità sregolata e non riesce a eliminare il virus

Aggiornamento 27/10/2020


Ho tradotto col traduttore automatico (potrebbe contenere alcune imprecisioni) l'ottimo articolo di Scientific American su 8 miti che riguardano il #coronavirus e #COVID19. Sarebbe scritto per il pubblico americano ma comunque interessante anche per quello italiano, tra virus (non) fatti in laboratorio, vaccini (non) dannosi e idrossiclorochina che (non) funziona.

1 IL VIRUS È STATO PROGETTATO IN UN LABORATORIO IN CINA.
Poiché l'agente patogeno è emerso per la prima volta a Wuhan, in Cina, il presidente Donald Trump e altri hanno affermato, senza prove, che è iniziato in un laboratorio lì , e alcuni teorici della cospirazione ritengono che sia stato progettato come un'arma biologica.
Perché è falso: le agenzie di intelligence statunitensi hanno categoricamente negato la possibilità che il virus sia stato progettato in laboratorio, affermando che "la comunità dell'intelligence ... concorda con l'ampio consenso scientifico che il virus COVID-19 non è stato prodotto dall'uomo o geneticamente modificato . " La virologa cinese Shi Zhengli, che studia i coronavirus dei pipistrelli e il cui laboratorio Trump e altri hanno suggerito fosse la fonte del COVID-19, ha confrontato la sequenza del patogeno con quelle di altri coronavirus che il suo team aveva prelevato dalle grotte dei pipistrelli e ha scoperto che non corrispondeva a nessuno di loro. In risposta alle richieste di un'indagine internazionale indipendente sull'origine del virus, la Cina ha invitato i ricercatori dell'Organizzazione mondiale della sanità per discutere la portata di tale missione.
Perché la gente ci crede: La gente vuole un capro espiatorio per le immense sofferenze e le ricadute economiche causate dal COVID-19, e la Cina, un paese straniero e concorrente degli Stati Uniti, è un bersaglio facile. A volte si verificano rilasci accidentali di agenti patogeni in laboratorio e, sebbene molti scienziati affermino che questa possibilità è improbabile, fornisce una legittimità sufficiente a supportare una narrativa in cui la Cina ha intenzionalmente progettato il virus per liberarlo nel mondo.

○ 2 COVID-19 NON È PEGGIORE DELL'INFLUENZA.

Dall'inizio della pandemia, Trump ha mentito sulla gravità della malattia, dicendo che non è più pericolosa dell'influenza stagionale . Lo stesso Trump ha ammesso al giornalista e autore Bob Woodward in interviste registrate all'inizio di febbraio e alla fine di marzo che sapeva che il COVID-19 era più mortale dell'influenza e che voleva minimizzarne la gravità.

Perché è falso: il tasso preciso di mortalità per infezione del COVID-19 è difficile da misurare, ma gli epidemiologi sospettano che sia molto più alto di quello dell'influenza, tra lo 0,5 e l'1% , rispetto allo 0,1% dell'influenza . Il Centers for Disease Control and Prevention stima che quest'ultimo causi approssimativamente da 12.000 a 61.000 decessi all'anno negli Stati Uniti. Al contrario, COVID-19 aveva causato 200.000 decessi nel paese a metà settembre. Molte persone hanno anche un'immunità parziale all'influenza a causa della vaccinazione o di una precedente infezione, mentre la maggior parte del mondo non ha ancora riscontrato COVID-19. Quindi no, il coronavirus non è "solo l'influenza".
Perché le persone ci credono: i loro leader continuano a dirlo. Oltre alle sue ripetute false affermazioni secondo cui COVID-19 non è peggio dell'influenza, Trump ha anche detto - falsamente - che il numero di morti per COVID-19 è esagerato. In effetti, le morti segnalate per COVID-19 sono probabilmente una sottostima.

○ 3 NON È NECESSARIO INDOSSARE UNA MASCHERinA.

Nonostante un forte consenso tra le autorità sanitarie pubbliche sul fatto che le mascherine limitino la trasmissione del coronavirus, molte persone (compreso il presidente) si sono rifiutate di indossarne una. Il governatore della Georgia Brian Kemp è arrivato al punto di firmare un ordine esecutivo che vieta ai governi cittadini di obbligare all’uso di mascherine. Ha persino citato in giudizio il sindaco di Atlanta Keisha Lance Bottoms quando ne ha istituito uno, anche se da allora ha lasciato cadere la causa. Tuttavia, poiché i casi di coronavirus sono aumentati negli Stati Uniti durante l'estate, anche gli Stati che una volta erano fermi conservatori hanno implementato ordini sull’uso di mascherine .
Perché è falso: le maschere sono note da tempo per essere un mezzo efficace per ciò che gli epidemiologi chiamano controllo della fonte (impedire a un paziente malato di diffondere una malattia ad altri). Una recente analisi pubblicata su Lancet ha esaminato più di 170 studi e ha scoperto che le maschere per il viso possono prevenire l'infezione da COVID-19 . È stato anche ampiamente stabilito che le persone possono essere infettate e diffondere COVID-19 senza mai sviluppare sintomi, motivo per cui tutti dovrebbero indossare una maschera per impedire alle persone asintomatiche di diffondere il virus.

Perché le persone ci credono: le prime indicazioni sulle maschere del CDC e dell'OMS erano confuse e incoerenti, suggerendo che i membri del pubblico in generale non avevano bisogno di indossare maschere a meno che non avessero sintomi di un'infezione. La guida è stata in parte indirizzata da una carenza di maschere chirurgiche e N95 di alta qualità, che secondo le agenzie dovrebbero essere riservate agli operatori sanitari. Anche se i rivestimenti per il viso sono ora obbligatori o raccomandati in molti stati, alcune persone si rifiutano di indossarle perché si considerano svigorite o la ritengono una violazione delle loro libertà civili.○ 4 LE ÉLITE RICCHE USANO IL VIRUS PER TRARRE PROFITTO DAI VACCINI.
In un libro e nel film sulla teoria della cospirazione Plandemic, Judy Mikovits, che una volta pubblicò uno studio di alto profilo ma alla fine ritrattato sulla sindrome da stanchezza cronica, fa l'affermazione infondata che il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases Anthony Fauci e il co-fondatore di Microsoft Bill Gates potrebbe usare il loro potere per trarre profitto da un vaccino COVID-19. Afferma anche senza prove che il virus proviene da un laboratorio e che indossare maschere "attiva il tuo stesso virus". Un estratto del film è stato ampiamente condiviso dagli anti-vaxx e dal gruppo di teorici della cospirazione QAnon. Il video è stato visto più di otto milioni di volte su YouTube, Facebook, Twitter e Instagram prima di essere rimosso. Perché è falso: non ci sono prove che Fauci o Gates abbiano beneficiato della pandemia o avrebbero beneficiato di un vaccino. In effetti, Fauci ha lanciato l'allarme durante la pandemia sui rischi del virus e Gates ha una lunga storia di filantropia orientata all'eliminazione delle malattie trasmissibili. Anche le affermazioni di Mikovits sull'origine del virus e sull'efficacia delle maschere non hanno alcun supporto scientifico. Perché le persone ci credono: figure ricche o influenti come Gates e Fauci sono spesso l'obiettivo di teorie del complotto. Trump a volte ha attaccato Fauci, un membro della sua task force sul coronavirus, definendolo un "allarmista". Alcuni dei seguaci del presidente potrebbero trovare più appetibile credere che Fauci stia esagerando la gravità dell'epidemia piuttosto che riconoscere l'incapacità dell'amministrazione Trump di contenerla.○ 5 L'IDROSSICLOROCHINA È UN TRATTAMENTO EFFICACE.
Quando un piccolo studio in Francia ha suggerito che l' idrossiclorochina, un farmaco contro la malaria, potrebbe essere efficace nel trattamento della malattia, Trump e altri se ne sono accorti. Lo studio è ora ampiamente criticato, ma alcune persone hanno continuato a pubblicizzare il farmaco nonostante la crescente evidenza che non avvantaggia i pazienti COVID-19. In un tweet, Trump ha definito il trattamento con idrossiclorochina "uno delle più grandi rivoluzioni nella storia della medicina" e lo ha menzionato più volte nei suoi briefing pubblici sul coronavirus, continuando a promuovere il farmaco. Alla fine di luglio ha ritwittato un video con Stella Immanuel, un medico con sede a Houston, Texas (che ha fatto affermazioni discutibili in passato, tra cui quella secondo cui i medici avevano usato DNA alieno nei trattamenti e che i demoni causano determinate condizioni mediche facendo sesso con persone nei loro sogni), sostenendo che l'idrossiclorochina è un trattamento efficace per COVID-19. Il video è stato visto decine di milioni di volte prima che le società di social media lo eliminassero.
Perché è falso: diversi studi hanno dimostrato che l' idrossiclorochina non protegge da COVID-19 in coloro che sono esposti. La Food and Drug Administration ha inizialmente rilasciato un'autorizzazione all'uso di emergenza del farmaco, ma in seguito l'agenzia ha messo in guardia contro il suo utilizzo a causa del rischio di problemi cardiaci e alla fine ha revocato la sua autorizzazione . E a giugno il National Institutes of Health ha interrotto la sperimentazione clinica del farmaco, affermando che, sebbene non fosse dannoso per i pazienti, non ha fornito alcun beneficio. Perché le persone ci credono: i rapporti iniziali hanno suggerito che l'idrossiclorochina potrebbe essere un farmaco potenzialmente promettente e le persone sono più propense a credere alle prime cose che imparano su un argomento, un fenomeno chiamato bias di ancoraggio. E poiché Trump ha ripetutamente affermato che il farmaco è efficace, i suoi sostenitori potrebbero essere più propensi a credere ai rapporti che confermano le loro opinioni piuttosto che a quelli che li sfidano.
○ 6 L'AUMENTO DEI CASI È IL RISULTATO DI UN AUMENTO DEI TEST.
Con l'aumento dei casi di coronavirus negli Stati Uniti, Trump ha spesso affermato che i picchi erano semplicemente il risultato di più persone sottoposte a test. Ha twittato che "senza test ... non mostreremmo quasi nessun caso" e ha detto nelle interviste che il motivo per cui i numeri sembrano essere aumentati è che i test sono aumentati. Perché è falso: se questo scenario fosse vero, ci si aspetterebbe che la percentuale di test positivi diminuisse nel tempo. Ma numerose analisi hanno dimostrato il contrario. Il tasso di test positivi è aumentato in molti stati (come Arizona, Texas e Florida) che hanno avuto grandi epidemie la scorsa estate ed è diminuito negli stati (come New York) che hanno controllato i loro focolai. Inoltre, i ricoveri e i decessi sono aumentati insieme ai casi, fornendo ulteriori prove del fatto che l'aumento nazionale dei test positivi riflette un vero aumento dei casi. Perché le persone ci credono: all'inizio della pandemia negli Stati Uniti si è verificata una grave carenza di test e la loro disponibilità è aumentata (sebbene i test effettivi rimangano molto al di sotto di quanto necessario). È logico chiedersi se vengono semplicemente rilevati più casi, se si guarda solo al totale dei casi e non alla percentuale di test positivi o ai tassi di ospedalizzazione e morte.
○ 7 L'IMMUNITÀ di gregge CI PROTEGGERÀ SE LASCIAMO CHE IL VIRUS SI DIFFONDA TRA LA POPOLAZIONE.
All'inizio della pandemia, alcuni hanno ipotizzato che il Regno Unito e la Svezia stessero pianificando di far circolare il coronavirus attraverso le loro popolazioni fino a raggiungere l'immunità di gregge, il punto in cui un numero sufficiente di persone è immune al virus che non può più diffondersi. (I governi di entrambe le nazioni hanno negato che questa fosse la loro strategia ufficiale, ma il Regno Unito ha tardato a emettere un lockdown completo e la Svezia ha deciso di non applicare restrizioni diffuse.) Perché è falso: c'è un difetto fondamentale in questo approccio: gli esperti stimano che circa il 60-70% delle persone avrebbe bisogno di superate il COVID-19 affinché l'immunità di gregge sia possibile. Dato l'elevato tasso di mortalità della malattia, lasciare che infetti molte persone potrebbe portare a milioni di morti. Quella tragedia è ciò che accadde durante la pandemia influenzale del 1918, in cui si pensa che almeno 50 milioni di persone siano morte. Il tasso di mortalità COVID-19 del Regno Unito è tra i più alti al mondo. La Svezia, da parte sua, ha avuto un numero di morti significativamente maggiore rispetto ai paesi vicini e la sua economia ha sofferto nonostante la mancanza di una chiusura. Perché le persone ci credono: vogliono tornare alla vita normale e, senza un vaccino COVID-19 ampiamente disponibile, l'unico modo per ottenere l'immunità di gregge è far ammalare un numero considerevole di persone. Alcuni hanno ipotizzato che potremmo aver già raggiunto l'immunità di gregge, ma studi sugli anticorpi basati sulla popolazione hanno dimostrato che anche le regioni più colpite sono lontane da quella soglia.○ 8 UN VACCINO COVID-19 NON SARÀ SICURO.
Sono emerse notizie preoccupanti secondo cui molte persone potrebbero rifiutarsi di fare un vaccino COVID-19 una volta che sarà disponibile. Le teorie del complotto sui potenziali vaccini sono circolate tra i gruppi anti-vaxxer e nei video virali. In Plandemic, Mikovits afferma falsamente che qualsiasi vaccino COVID-19 "ucciderà milioni" e che altri vaccini lo hanno fatto. Un'altra teoria del complotto fa la ridicola affermazione che Gates ha un piano segreto per usare i vaccini per impiantare microchip tracciabili nelle persone. La maggior parte degli americani sostiene ancora la vaccinazione , ma le poche voci di opposizione sono aumentate. Uno studio recente ha osservato che sebbene i cluster di anti-vaxxer su Facebook sono più piccoli dei gruppi pro-vaccinazione, sono più strettamente interconnessi con gruppi di indecisi. Un sondaggio Gallup ha rilevato che un americano su tre non si sarebbe sottoposto un vaccino COVID-19 se fosse disponibile oggi e che i repubblicani avevano meno probabilità di essere vaccinati rispetto ai democratici. Perché è falso: i vaccini salvano milioni di vite ogni anno. Prima che un vaccino sia approvato negli Stati Uniti, deve generalmente essere sottoposto a tre fasi di test clinici per dimostrare che è sicuro ed efficace in un gran numero di persone. I migliori candidati al vaccino COVID-19 sono attualmente in fase di sperimentazione in prove su larga scala su decine di migliaia di persone.
Perché le persone ci credono: ci sono buone ragioni per essere cauti riguardo alla sicurezza di qualsiasi nuovo vaccino o trattamento, e la politicizzazione dell'FDA sotto l'amministrazione Trump ha sollevato legittime preoccupazioni sul fatto che qualsiasi approvazione del vaccino sarà affrettata. Tuttavia, precedenti studi sulla sicurezza dei migliori candidati vaccini non hanno riscontrato effetti avversi importanti; sono attualmente in corso studi più ampi per la sicurezza e l'efficacia. Nove aziende farmaceutiche che sviluppano vaccini si sono impegnate a "stare con la scienza" e non rilasciarne uno a meno che non si sia dimostrato sicuro ed efficace.

Aggiornamento 28/10/2020
Lo zinco è necessario per un sistema immunitario funzionante.
Sia gli studi in vitro che le osservazioni sperimentali confermano che:
1) lo zinco è carente nei malati di COVID19
2) chi è carente di zinco ha maggiori probabilità di manifestazioni severe e mortalità
3) chi è carente di zinco ha un ricovero più lungo
4) la carenza di zinco favorisce l'interazione tra recettore ACE2 e virus, facilitando il suo ingresso nella cellula.

L'idrossiclorochina, un farmaco di cui non è stata provata l'efficacia, potrebbe funzionare solo in chi ha livelli sufficienti di zinco.

Nello studio in questione non è chiaro se supplementare dopo l'avvenuta infezione protegga; nel dubbio meglio non farsi trovare carenti
"Con ulteriori ricerche, lo zinco potrebbe fornire una terapia conveniente per COVID-19, sicuramente necessaria al momento in questa pandemia".

"Tutti gli studi hanno riscontrato che la quarantena (degli asintomatici) è importante per ridurre il numero di persone infette e il numero di decessi. I risultati suggeriscono che la quarantena sia più efficace quando è iniziata prima. La combinazione della quarantena con altre misure di prevenzione e controllo può avere un effetto maggiore rispetto alla sola quarantena".

Aggiornamento 29/10/2020
L'approccio funzionale per ridurre il rischio di COVID19 e manifestazioni severe

✓ Mangia molta frutta e verdura. Obiettivo 9-13 porzioni al giorno in modo da ampliare la gamma di fitonutrienti e migliorare il microbiota intestinale.

✓ Consumare fibre alimentari, un minimo di 28-35 grammi al giorno, preferibilmente da cibi integrali e non industriali.

✓ Mangia verdure fermentate o altri alimenti contenenti probiotici per mantenere la salute epiteliale e la funzione di barriera intestinale.

✓ Riduci o evita i "sabotatori" immunitari come zuccheri aggiunti e sale, cibi ad alto indice glicemico (comprese le fonti di carboidrati processati) e i grassi saturi in eccesso.

Insieme a questo, gestione dello stress, sonno corretto e attività fisica concorrono a potenziare le difese immunitarie

Aggiornamento 30/10/2020
I numeri sono piccoli (è moto difficile fare studi controllati in questo periodo di emergenza) ma il grafico molto esplicativo. Tra i ricoverati per COVID19, 75 persone divise in 2 gruppi, uno trattato normalmente (azitromicina e idrossiclorochina, quest'ultima non ha dimostrato attualmente utilità) e all'altro si aggiunge vitamina D attiva (calcifediolo). Nel secondo gruppo uno solo finisce in terapia intensiva, e nessuno muore. Nel gruppo non trattato il 50% ha avuto bisogno della TI, di cui 2 morti. Non abbiamo prove inoppugnabili dell'utilità della vitamina D, ma nel mentre meglio non farsi trovare impreparati. Frattanto qualcuno in un'insana lotta di competenze scrive che i biologi non possono dare la vitamina D, magari aumentando il lavoro per i rianimatori.

Aggiornamento 2/11/2020

Leggendo i commenti nelle pagine dei giornali, ne ho individuato alcuni ricorrenti, bugie grandi come elefanti, sparse ad hoc da persone che, non si sa perché, devono vivere sempre contraddicendo gli altri. Pare che i no mask e simili, negazionisti di vario grado da “il virus non esiste” a “esiste ma è un trucco della Cina”, siano convinti che le mascherine facciano passare il virus ma non la CO2, mandandoti così in acidosi e favorendo lo sviluppo del cancro (RIP fisica e fisiologia); che i medici ammazzino le persone mandandogli aria nei polmoni coi respiratori, e che adesso sia considerata una terapia sbagliata, senza sapere che i medici devono per forza trattarli così se la saturazione scende, e che l’intubazione è tuttora prevista (RIP rianimazione); che i tamponi non siano specifici per Sars-Cov2, ma rilevino qualsiasi coronavirus, così avremmo il 100% di tamponi positivi, visto che un raffreddore credo che ce lo siamo presi tutti, o che diano il 95% di falsi positivi (RIP virologia); che la PCR come metodo diagnostico non si debba usare perché il suo inventore avrebbe detto che non è valida, mentre la totalità della comunità scientifica la approva (RIP biologia molecolare); che il virus non sia mai stato isolato (l’immagine che ci mettono dev’essere inventata forse? La caratterizzazione è stata fatta a febbraio e pubblicata su NEJM, al contrario delle vostre cretinate, RIP metodo scientifico); Crisanti sarebbe un entomologo, che si occupa di zanzare, quindi non sa nulla di epidemia. A parte essere un argomento ad personam e quindi fallace, è un docente di microbiologia clinica, esperto di propagazioni di epidemie, e quindi forse un po’ più preparato di voi (RIP meritocrazia); gli ospedali ricevono 2000 euro se dichiarano un malato COVID (sai che scoperta, si chiamano DRG; tanto vale dichiararli da operare al cranio così prendono molti di più, RIP economia); gli asintomatici non sono contagiosi, né malati, per cui potrebbero girare tranquillamente senza fare danni (in realtà lo possono essere e tra di loro ci sono pure i “superdiffusori”, vero motore della pandemia RIP infettivologia).

Questi somari, relativamente pochi ma agguerriti, spargono tante cazzate senza alcun fondamento, mettendo in dubbio certezze scientifiche e quindi riducendo l’aderenza alle poche regole che ci chiedono (mascherina, igiene e niente assembramenti). Come diceva un gerarca nazista, si può prendere qualsiasi bugia, anche la più grande, e ripetendola migliaia di volte essa diventa una verità. Ma se un milione di persone crede a una bugia, essa non smette di esserlo. Rispettate le regole e i problemi saranno meno di quanti potrebbero essere.



Aggiornamento 3/11/2020

Credere alle cospirazioni su COVID19 è associato con demenza frontotemporale. Alla fine non è colpa loro


Quali supplementi hanno potenziale nel prevenire e affiancare le terapie di COVID19? Zinco, vitamina D, vitamina C, curcumina, cannella, allicina, piperina, selenio, propoli, probiotici, lattoferrina e quercetina. Scrivo potenziale perché gli studi sono tutti in fase 1 e 2, quindi nessuna certezza, se non che abbiano funzionato con altri virus. Sono tutt'ora in corso studi più approfonditi.


I danni ai polmoni e la trombosi rivelati dalle autopsie sono incredibili

Aggiornamento 5/11/2020

Le persone sovrappeso sono a maggior rischio di COVID severo perché hanno un quadro infiammatorio e alterato di citochine


Uno studio fatto su pochi pazienti mostra comunque che tutti gli asintomatici hanno opacità rilevate alla TC e il 50% segni di danno


Aggiornamento 6/11/2020

Un certo Scoglio riceve l'ennesima smentita alle sue teorie sui tamponi

Aggiornamento 7/11/2020

Se per il prossimo lockdown avete intenzione di imparare a fare il pandoro, forse vi conviene ripensarci e mangiare correttamente. Cosa può fare la differenza tra chi si ammala gravemente di COVID19 e chi invece rimane asintomatico (o paucisintomatico)? Un microbiota sano, che notoriamente deriva da una dieta sana. Non a caso le categorie più a rischio sono anziani e sovrappeso, che spesso hanno carenza di batteri buoni.

"L'infezione da SARS-CoV2 può causare un'infiammazione eccessiva con una maggiore produzione di citochine e interferoni che portano a malattie gravi con esiti negativi. Il virus può anche causare una disfunzione della barriera epiteliale che aumenta le risposte infiammatorie dannose. La disbiosi nell'intestino, nel naso, nell'orofaringe e nei polmoni può avviare e peggiorare questi processi patogeni. Le ben note comorbidità di COVID-19 sono tutte associate alla disbiosi. D'altra parte, un microbiota sano può inibire lo sviluppo di un'infiammazione eccessiva e migliorare una risposta immunitaria efficace, portando a risultati migliori. È possibile sviluppare strategie preventive e di trattamento per migliorare la salute delle nostre popolazioni microbiche, migliorando i risultati. [...] È importante apprezzare la potenziale influenza del microbiota sulle infezioni da COVID19 perché ci sono molti modi in cui le popolazioni microbiche che possediamo possono essere alterate, coinvolgendo dieta, antibiotici, prebiotici, probiotici, simbiotici, integratori e trapianti di microbiota fecale."

Aggiornamento 9/11/2020

L'aspirina potrebbe migliorare l'esito delle persone ospedalizzate con COVID

Aggiornamento 11/11/2020

Covid 19 come malattia con caratteristiche di autoimmunità che porta alla formazione di trombi

La vitamina C potrebbe aiutare, in particolare in persone che hanno difetti nel suo trasporto e di conseguenza carenza intracellulare

Aggiornamento 12/11/2020

"Sono state raccolte prove che suggeriscono che la vitamina D sierica può essere considerata un determinante biologico degli esiti di COVID-19 secondo i criteri di causalità di Hill. Data la mancanza di un trattamento specifico per COVID-19, l'urgenza della pandemia e la sicurezza della supplementazione di vitamina D, queste osservazioni forniscono un argomento per testare la vitamina D come trattamento adiuvante per migliorare la presentazione clinica di COVID-19 e la sua prognosi , altrettanto recentemente raccomandato nella profilassi da alcune società scientifiche"

Quantità più alte di micronutrienti possono aiutare nelle infezioni virali


Aggiornamento 13/11/2020

In Svezia, senza lockdown, è davvero così florida la situazione? Confrontata coi paesi vicini ha il doppio o il triplo della mortalità e un tasso di morti per abitante simile a quello di paesi molto più popolosi




Avere corretti livelli di selenio e zinco è associato a maggiore sopravvivenza, e fornirli a persone con carenza può facilitare la guarigione da COVID19

Aggiornamento 15/11/2020

In uno studio quasi sperimentale ma in realtà retrospettivo, tra gli anziani ricoverati in casa di cura chi assumeva regolarmente supplementi di vitamina D ha avuto COVID19 meno severo e sopravvivenza maggiore rispetto a chi non ne assumeva. Chi ha avuto un bolo di 80 mila unità dopo essersi ammalato non ha avuto vantaggi.
"Il modo in cui l'integrazione di vitamina D migliora gli esiti di COVID-19 e la sopravvivenza non è completamente chiarito. Sono probabili quattro meccanismi: regolazione di i) la RAS, ii) l'immunità cellulare innata e adattativa, iii) le barriere fisiche e iv) la fragilità e le comorbidità dell'ospite".

La tecnica PCR per la diagnosi del coronavirus (con tampone) fornisce una sensibilità dell'86% e una specificità del 96%; tuttavia, dovrebbe essere applicata in contesti di alta prevalenza di infezione da coronavirus (non specifico di SARS-Cov-2). In caso di incertezza sulla diagnosi, può essere indicata una seconda raccolta di campioni per confermare la diagnosi (arrivando a un'accuratezza di quasi il 100%). Qualità delle prove moderata.

Aggiornamento 16/11/2020

L'interferone appare importante nella difesa da coronavirus, e chi ha mutazioni in questa proteina ha maggiore mortalità. Inoltre il virus potrebbe lui stesso bloccare l'interferone 

Un negazionista potrebbe dover risarcire un ospedale perché ha girato un video falso con le solite bugie dei reparti vuoti

Aggiornamento 19/11/2020

"Dare integratori di vitamina D nei mesi autunnali e invernali a pazienti ad alto rischio potrebbe aggiungere un ulteriore livello di protezione contro lo sviluppo di infezioni del tratto respiratorio, specialmente durante la pandemia COVID-19. Durante la pandemia, sono appropriate 1000-2000 UI al giorno sotto forma di multivitaminico o integratore di vitamina D. Si consiglia l'integrazione giornaliera di vitamina D rispetto al dosaggio intermittente, a causa della breve emivita circolante. La vitamina D può essere una terapia adiuvante essenziale nel trattamento di pazienti affetti da COVID-19 in soggetti con carenza di vitamina D. A causa della natura altamente contagiosa di COVID-19 e dell'aumentata morbilità e mortalità senza terapia e vaccino appropriati, è necessario essere cauti e fare di tutto per aiutare i pazienti COVID-19. Negli ospedali e in altre strutture sanitarie per ridurre la contaminazione incrociata, si stanno tenendo altri farmaci non essenziali. La sospensione delle vitamine potrebbe aumentare la mortalità e la morbilità delle persone colpite, specialmente negli individui carenti / insufficienti. L'ottenimento dei livelli sierici di 25 (OH) D in tutti i pazienti con infezioni respiratorie virali, in particolare COVID-19, potrebbe aiutare nella rilevazione e nel trattamento della carenza di vitamina D e potenzialmente ridurre i tempi di recupero e migliorare l'esito. È estremamente essenziale rivedere attentamente ogni farmaco per trattare i pazienti COVID-19. Alla fine, l'obiettivo del medico dovrebbe essere quello di ridurre la suscettibilità, la morbilità e la mortalità del paziente associate a SARS-CoV-2". Viene anche sottolineata l'importanza della presenza di livelli sufficienti di magnesio per avere gli effetti della vitamina D.

La carica virale, semplificando la quantità di virus presente nell'organismo, è predittiva della mortalità nelle persone ricoverate per COVID19. Questo aumenta l'importanza delle misure di prevenzione (distanziamento, mascherina, lavaggio delle mani) che anche in caso di contagio ridurrebbero la quantità di virus con cui entriamo in contatto

Aggiornamento 21/11/2020

Dal sito CDC, gli asintomatici determinano il 50% dei contagi "Le maschere hanno principalmente lo scopo di ridurre l'emissione di goccioline cariche di virus ("controllo della fonte"), che è particolarmente rilevante per i portatori infetti asintomatici o presintomatici che si sentono bene e potrebbero non essere consapevoli della loro contagiosità per gli altri e che si stima siano responsabili di oltre il 50% delle trasmissioni. Le maschere aiutano anche a ridurre l'inalazione di queste goccioline da parte di chi le indossa ("filtrazione per la protezione personale"). Il vantaggio comunitario del mascheramento per il controllo della SARS-CoV-2 è dovuto alla combinazione di questi effetti; Il beneficio della prevenzione individuale aumenta con l'aumentare del numero di persone che utilizzano le maschere in modo coerente e corretto. L'adozione di politiche di mascheramento universale può aiutare a evitare futuri blocchi, soprattutto se combinati con altri interventi non farmaceutici come l'allontanamento sociale, l'igiene delle mani e un'adeguata ventilazione". Quindi evitate di dare credito a chi ancora dice che gli asintomatici non sono contagiosi e che le mascherine sono inutili o dannose, purtroppo ci sono anche professionisti tra loro. Evitare un nuovo lockdown dipende dai nostri comportamenti responsabili.
La malattia COVID19 in forma severa è caratterizzata da permeabilità intestinale

Aggiornamento 23/11/2020

L'immunonutrizione si basa sul concetto che la malnutrizione altera la funzione immunitaria. Pertanto, l'immunonutrizione utilizza l'alimentazione arricchita con vari farmaconutrienti (acidi grassi Omega 3, vitamina C, aminoacidi, selenio, zinco, vitamina E e vitamina D) per modulare le risposte infiammatorie, la risposta immunitaria acquisita e per migliorare i risultati dei pazienti. Anche gli omega 3 sono necessari per la modulazione e risoluzione dello stato infiammatorio, così come l'OEA, derivato dell'acido oleico (presente nell'olio d'oliva) e i probiotici e loro stimolanti (prebiotici) per la modulazione delle risposte immunitarie.
Uno stato nutrizionale ottimale garantisce i principali processi modulatori dello stress infiammatorio e ossidativo, entrambi legati al sistema immunitario. Il metabolismo per la biosintesi e la richiesta di energia necessita di molti componenti dietetici differenti. Infatti, alcuni nutrienti e i loro metaboliti sono regolatori diretti dell'espressione genica del compartimento immunitario e svolgono un ruolo chiave nella maturazione, differenziazione e reattività delle cellule immunitarie.
L'immunonutrizione personalizzata per i pazienti obesi dovrebbe essere la prima scelta terapeutica per ridurre il rischio di infezioni e il decorso della malattia nel paziente con COVID19. In particolare, l'approccio nutrizionale potrebbe essere gestito in due differenti strategie, considerando lo stato di malattia del paziente obeso. In primo luogo, l'immunonutrizione può ridurre il rischio di infezioni, riducendo lo stato infiammatorio caratteristico. Inoltre, l'immunonutrizione sarebbe fondamentale per supportare la risposta immunitaria e la sintesi proteica nella fase grave di COVID-19.

Le persone con COVID19 severo sono spesso caratterizzate da disbiosi e malattie correlate (diabete, ipertensione ecc)
Come i probiotici possono ridurre il rischio?
1) I probiotici modulano la barriera epiteliale in modo da ridurre l'ingresso del virus.
2) I probiotici sono la fonte degli SCFA coinvolti nella regolazione della pressione sanguigna.
3) I probiotici rilasciano peptidi ACE inibitori che potrebbero ridurre il livello di angiotensina II
4) I probiotici inducono la produzione di ossido nitrico (NO) antiossidante che potrebbe ridurre lo stress ossidativo.
5) I probiotici potrebbero ridurre i livelli di NF-ΚB, IL1β, IL18.
6) I probiotici potrebbero mantenere l'equilibrio tra citochine pro e antinfiammatorie.
7) I probiotici possono attenuare l'infiammazione, la produzione di citochine e chemochine.
8) I probiotici potrebbero migliorare le complicanze cardiovascolari.
9) I probiotici potrebbero ridurre l'apoptosi, aumentare il numero di cellule T.
10) I probiotici potrebbero degradare lo ialuronato

Aggiornamento 26/11/2020

Già da 2 giorni non parlavamo di vitamina D e coronavirus :P
Indipendentemente da malattia coronarica, malattia polmonare cronica e diabete, la carenza di vitamina D è associata ad un aumento della mortalità per COVID19 di quasi 4 volte (+387%) in uno studio belga su quasi 200 persone. Cosa vi serve ancora per prendervela? E comunque anche i primi studi di intervento confermano l'efficacia anche in acuto. In Irlanda un gruppo di studiosi ha emesso una posizione ufficiale perché venga supplementata

Aggiornamento 28/11/2020

Da tempo è noto che i batteri intestinali influenzano il sistema immunitario e la sua risposta contro gli agenti patogeni
Il kefir può essere un'arma contro il coronavirus. La sua azione può essere quella di:
1) modulare la risposta immunitaria e le citochine infiammatorie
2)modulare l'infiammazione e ridurre lo stress ossidativo
3) acidificare l'ambiente rendendo più difficile l'ingresso del virus.

Aggiornamento 29/11/2020

In uno studio su un centinaio di persone, la dieta chetogenica ha ridotto lo stato infiammatorio e quindi mortalità e ricorso a terapia intensiva in persone ricoverate per COVID19. Si tratta di dati preliminari ma interessanti

Il plasma continua a deludere

Aggiornamento 1/12/2020

Anche il professor Andrea Giustina, presidente della Società Europea di Endocrinologia, concorda sull'utilità della vitamina D nel prevenire la gravità dei casi di COVID19

Aggiornamento 2/12/2020

Alcuni derivati degli omega 3 (resolvine e protectine, SPM, "mediatori che favoriscono la risoluzione") sono fondamentali per risolvere l'infiammazione acuta, che si presenta per esempio nella "tempesta di citochine" tipica della forma grave di COVID19. Vuoi vedere che la carenza di questi grassi gioca un ruolo fondamentale nella mortalità?

L'iperglicemia al momento del ricovero è un fattore indipendente associato con la mortalità da COVID19

Aggiornamento 4/12/2020

In uno studio su 154 malati COVID19, quelli con bassi livelli di vitamina D avevano marker di infiammazione più alti e la mortalità 7 volte più alta (21% vs 3,1) rispetto al gruppo con normali livelli.
"Secondo l'approccio flessibile dell'attuale pandemia di coronavirus, gli autori raccomandano la somministrazione di massa di integratori di vitamina D alla popolazione a rischio di COVID-19".

Aggiornamento 5/12/2020

In condizioni infiammatorie, come per esempio in caso di obesità, il triptofano viene metabolizzato a kinurenina, che attiva il recettore per gli arili. Anche il coronavirus attiva questo recettore, e le due condizioni insieme non si sommano ma si moltiplicano, aumentando esponenzialmente il rischio di infiammazione fuori controllo, trombi e fibrosi dei tessuti. La vitamina D e la E invece bloccano queste vie.
In generale "Una carenza di micronutrienti dovuta alla malnutrizione (come succede nelle persone che hanno un'alimentazione di tipo occidentale) ha il potenziale per aumentare la gravità delle infezioni virali. Molti nutrienti essenziali come vitamine, minerali, aminoacidi e acidi grassi sono importanti per le funzioni pleiotropiche del nostro sistema immunitario. Una nutrizione equilibrata e l'assunzione di nutrienti in quantità e composizione appropriate (in questo caso si parla di: vitamine A, B, C, D, E, selenio, zinco, rame, magnesio, insieme ad antiossidanti, omega 3, corretto apporto proteico ed energetico) possono ridurre i livelli di citochine pro-infiammatorie e i loro effetti collaterali nei pazienti COVID-19.

Alcuni polifenoli presenti in tè verde, uva e cacao inibiscono in vitro la replicazione del coronavirus. Questo non significa che siano efficaci in vivo, ma solitamente inserirli nella dieta non è un male

Aggiornamento 9/12/2020

Anche i bambini asintomatici con coronavirus possono avere marker di danno vascolare. Ormai quello dell'asintomatico è un mito

La mascherina chirurgica non abbassa la saturazione di ossigeno in persone anziane. Il valore registrato con saturimetro è stato 96,1% prima, 96,5% durante e 96,3% dopo aver indossato la maschera.

Aggiornamento 12/12/2020

La dieta chetogenica può essere un aiuto nei malati COVID19 con obesità, perché riesce a gestire le caratteristiche che possono favorire la tempesta di citochine e l'ipercoagulabilità del sangue che fanno precipitare la situazione (iperglicemia, elevata variabilità glicemica, resistenza all'insulina, ipertensione), tutte dovute all'eccessiva infiammazione che non si risolve

Come la tempesta di citochine porta alla infiammazione sistemica e multiorgano che aumenta il rischio di morte


I batteri del phyum Bacteroidetes, come Bacteroides fragilis, stimolano il rilascio di interferone, importante per combattere le infezioni virali. Ecco perché i batteri devono essere amici e non combattuti con tutte le forze

Alcuni miti sul coronavirus, in particolare sulla sua innocuità o presunta tale

Aggiornamento 17/12/2020

Nonostante non ci siano ancora certezza, alte dosi di vitamina C sia orali che endovena possono ridurre complicazioni e mortalità del COVID19
"I potenziali benefici della vitamina C, il basso costo, il profilo di sicurezza e le molteplici azioni modificanti la malattia, compresi gli effetti antiossidanti, antinfiammatori e immunomodulanti, la rendono un candidato terapeutico attraente nella riduzione della carica virale con integrazione orale nell'intervallo di 2-8 g/giorno per aiutare ad attenuare la conversione alla fase critica di COVID-19. Allo stesso modo, la vitamina C ha potenziali benefici nel trattamento delle infezioni respiratorie acute e nella mitigazione dell'infiammazione in pazienti COVID-19 critici con infusione endovenosa di vitamina C nell'intervallo 6-24 g/giorno, per correggere la carenza indotta dalla malattia, ridurre l'infiammazione, aumentare la produzione di interferone e sostenere le azioni antinfiammatorie dei glucocorticosteroidi, soprattutto dato l'alto livello di mortalità per i pazienti con COVID-19 grave.
Data la notevole sicurezza della vitamina C, la frequente carenza tra i pazienti con COVID-19 e le ampie prove di potenziali benefici, l'attuale trattamento è giustificato su basi compassionevoli in attesa che siano disponibili più dati di studi clinici COVID-19, non solo per uso endovenoso all'interno della terapia intensiva, ma anche per via orale con dosi comprese tra 2 e 8 g/die in pazienti ospedalizzati a causa dell'aumentato bisogno nel combattere un'infezione virale, come concluso in recenti revisioni. Le persone in gruppi ad alto rischio di mortalità da COVID-19 e a rischio di carenza di vitamina C, dovrebbero essere incoraggiate a integrare quotidianamente la vitamina C per garantire l'adeguatezza della vitamina C in ogni momento e per aumentare la dose in caso di infezione fino a 6 –8 g/giorno. Se questo impedirà o meno la conversione alla fase critica di COVID-19 deve ancora essere determinato".

Aggiornamento 20/12/2020

In uno studio inglese senza gruppo di controllo "La terapia aggiuntiva di colecalciferolo (vitamina D) ad alte dosi, indipendentemente dai livelli sierici di 25 (OH) D basali, sembra essere associata a un ridotto rischio di mortalità nei pazienti ricoverati con COVID-19. Ciò suggerisce che un ulteriore lavoro dovrebbe essere svolto per determinare quale potrebbe essere un livello sierico adeguato di 25 (OH) D da studi di popolazione su larga scala e apre la strada a futuri studi clinici sulla terapia con colecalciferolo, a dosi multiple al fine di valutare massima efficacia. Questo trattamento poco costoso e ampiamente disponibile potrebbe avere implicazioni positive per la gestione del COVID-19 in tutto il mondo, in particolare nei paesi in via di sviluppo".
Le linee guida di diverse società scientifiche prevedono la somministrazione dei boli di vitamina D, quindi sarebbe interessante sapere se si fanno o ce ne si scorda

Aggiornamento 21/12/2020

Il cadmio può peggiorare le polmoniti, tra cui quelle da COVID19. La prima causa di esposizione è il fumo. Le fonti alimentari sono frattaglie, vegetali (verdura e cereali) cresciuti su terreni inquinati. Ringraziate chi abbandona le batterie senza smaltirle correttamente

Probabilmente è molto raro, ma ci si può reinfettare di COVID19. Anche con un sistema immunitario forte. La cosa migliore è fare il vaccino

Bifidobacterium longum, uno dei probiotici più noti, produce una proteina (FN3) che è capace di legare alcune citochine (TNFalfa) tra le responsabili della tempesta che porta all'aggravamento della malattia COVID19. Purtroppo si continua a trascurare l'importanza dell'alimentazione e dell'intestino nella gestione di questa malattia. "Gli studi sulle proprietà di legame delle citochine dei microrganismi sono diventati estremamente importanti di recente in considerazione dell'attuale situazione epidemiologica. L'infiammazione incontrollabile o tempesta di citochine è uno degli elementi più importanti della patogenesi di COVID-19. Il legame selettivo del TNF-α, uno dei fattori chiave dell'infiammazione, con un frammento della proteina FN3 di Bifidobacterium longum apre una prospettiva per lo sviluppo di nuovi farmaci medicinali che rallenterebbero la reazione delle citochine. È già stato concordato che uno studio preclinico di un nuovo farmaco antinfiammatorio a base di FN3 dovrebbe essere condotto il più rapidamente possibile ", ha affermato il Prof. Valery Danilenko, PhD in Biologia presso l'Università RUDN.


Aggiornamento 24/12/2020

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La mortalità da COVID 19 è circa 3 volte quella dell'influenza

La percentuale degli asintomatici rimane sempre dubbia, tra il 15 e l'80% addirittura secondo qualcuno, e sono probabilmente meno contagiosi (il 42% in meno), soprattutto perché non tossiscono. Però andando in giro pensando di non avere nulla sono molto pericolosi e la politica deve tenerli in considerazione. "Sebbene ora ci sia una migliore comprensione delle infezioni asintomatiche e della trasmissione di COVID-19, Cevik afferma che le persone asintomatiche dovrebbero continuare a utilizzare misure che riducono la diffusione virale, come l'allontanamento sociale, l'igiene delle mani e l'uso di una maschera". "Le persone asintomatiche e presintomatiche possono avere più contatti rispetto alle persone sintomatiche (che si isolano), sottolineando l'importanza del lavaggio delle mani e delle misure di allontanamento sociale per tutti".

"È noto che molti fattori predispongono gli individui a un rischio maggiore derivante dall'esposizione a SARS-CoV-2, come l'età, l'essere maschi, le comorbidità, ecc., Ma la vitamina D bassa è di gran lunga il fattore di rischio più facilmente e rapidamente modificabile con abbondanti prove che sostengono un grande effetto. La vitamina D è poco costosa e ha un rischio trascurabile rispetto al notevole rischio di COVID-19". Con queste parole già 150 ricercatori nel mondo hanno firmato una lettera perché la politica sia spinta a fornire la vitamina D come profilassi preventiva delle forme gravi di malattia. Per firmare basta compilare questo form (bisogna essere scienziati possibilmente).

La reazione allergica al vaccino covid 19 (finora 8 casi su un milione di somministrazioni) potrebbe essere dovuta al PEG, polietilen glicole, presente spesso anche in shampoo e dentifricio

La reinfezione appare difficile ma non impossibile, gli anticorpi durano almeno 6 mesi e abbiamo comunque altre difese

Aggiornamento 26/12/2020

Un'alimentazione corretta, nutrizionalmente densa e povera di cibo-spazzatura, può ridurre l'impatto psicologico della pandemia di COVID19.
Sconsigliato l'abuso di caffeina, che promuove il rilascio di cortisolo che aggrava ulteriormente lo stato psicologico, "compromettendo la risposta neuroendocrina, il ritmo circadiano e quindi influenzando le funzioni e le prestazioni cognitive, il peso corporeo, la qualità della dieta e l'umore", oltre a favorire l'ipertensione.
"... [Inoltre], l'evidenza supporta che l'assunzione di alcuni tipi di micronutrienti, tra cui il complesso vitaminico B, folato, zinco, magnesio, selenio influenzano positivamente lo stato dell'umore e la salute mentale promuovendo la prevenzione dello stress ..."

Le persone che hanno più alta mortalità o severità di COVID19 sono quelle che hanno microbiota alterato (sovrappeso, diabetici, anziani), e non è un caso. A riprova dell'importanza del microbiota "recentemente, nuove linee guida dell'OMS raccomandano contro la terapia antibiotica o la profilassi per i pazienti con COVID-19 lieve e moderato a meno che non vi sia una sospetta infezione batterica concomitante. Poiché gli antibiotici sono stati ampiamente utilizzati empiricamente nella fase iniziale dell'epidemia di COVID-19 e possono portare a una disbiosi più grave e sfavorevole, è stato proposto il rafforzamento del microbiota mediante probiotici per ridurre la suscettibilità a successive coinfezioni secondarie.".
I probiotici e i prebiotici potrebbero migliorare le funzioni immunitarie durante l'infezione. Si dovrebbe raccomandare, durante la pandemia COVID-19, di migliorare la barriera intestinale con una dieta diversificata, ricca di vegetali, polifenoli e altri cibi amici del microbiota, come hanno suggerito alcune società scientifiche come l'Academy USA o i dietisti canadesi.
"Le strategie nutrizionali e dietetiche dirette a ripristinare il microbiota benefico stabilito, che può eventualmente sopprimere l'infezione virale negli anziani e in chi ha problemi di salute, possono essere una strategia efficace per mitigare gli effetti indesiderati di questo virus. In definitiva, un approccio completo basato sui meccanismi, unito a studi multicentrici randomizzati e controllati attentamente condotti, migliorerà le nostre conoscenze per affrontare il potenziale del microbiota e della manipolazione alimentare come opzione di gestione alternativa per l'infezione da SARS-CoV-2".

via Gut Buddies

Aggiornamento 31/12/2020

I peggiori fattori di contagiosità rimangono gli assembramenti al chiuso, e gli asintomatici sembrano contagiare un terzo rispetto ai sintomatici

Aggiornamento 2/1/2021

Le proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antivirali della vitamina D, oltre alla sua capacità di modulare il sistema renina-angiotensina (RAAS), la rendono una strategia interessante per prevenire COVID-19 e il danno organico associato.
"Una possibile dose per ottenere un rapido aumento dei livelli plasmatici di vitamina D potrebbe variare tra 5.000 UI e / o 10.000 UI al giorno o tra 50.000 UI e 100.000 UI a settimana". Dosi più basse (o integrazioni più lunghe) possono essere usate per il mantenimento e in persone con vitamina D nei limiti.


Augurando a tutti di poter fare il vaccino contro COVID19 quanto prima, ricordo che l'efficacia dei vaccini può essere migliorata da un microbiota vario ed equilibrato (e quindi un'alimentazione corretta ed eventuale integrazione di probiotici)


Ottimo articolo sulle obiezioni ai vaccini

Aggiornamento 8/1/2021

APPUNTI DI UN 2020 DA #COVID19. QUELLO CHE NON VOGLIAMO PIÙ SENTIRE NEL 2021
1. Stagionalità del virus: SARS-CoV2 NON è un virus stagionale
- virus stagionali (es. influenza A e B) hanno il loro picco di incidenza durante il periodo invernale (fonte: ISS)

- la seconda ondata in Italia da COVID19 è partita a fine agosto / inizi settembre, quando le temperature medie erano vicine ai 24°C

- nell’emisfero dove ora abbiamo la stagione estiva, abbiamo ondate in piena espansione. Per esempio, in Argentina è stato raggiunto il picco della loro prima ondata a fine ottobre; in Brasile siamo alla fine della loro seconda ondata, in Cile alla fine della prima lunga ondata. Se vogliamo prendere anche paesi che non sono in estate, ma che hanno temperature elevate, possiamo prendere come esempio la Florida: 26°C e nel picco della seconda ondata. 

- è abbastanza evidente che nei climi mediterranei e temperati la stagione estiva e la chiusura delle scuole diminuiscano sensibilmente le occasioni di permanenza prolungata in ambienti chiusi promiscui. Ma la circolazione virale, se consentita, prosegue senza variazioni significative sia in estate che in inverno. In altre parole, quello che conta è la mobilità umana, soprattutto se avviene in ambienti chiusi e affollati, dove la probabilità di un contatto infetto è elevata. Peraltro, il monitoraggio della presenza di tracce virali nelle acque reflue durante l’estate trascorsa aveva identificato il momento della risalita durante la terza settimana di agosto. Ciò significa che l’accumulo di casistica clinica è spostato di circa due mesi rispetto all’effettivo aumento della circolazione virale nella comunità.
2. Modello Svezia: il modello Svezia NON è stato vincente, anzi

- la Svezia si trova attualmente nel pieno della sua seconda ondata con 6.000 casi / gg circa e 80 decessi / gg. 

- 437.500 casi totali con 8.750 decessi e un CFR=2% in linea con il dato medio mondiale (84M di casi con 1,83M di decessi totali). 
- 861 morti / 1M ab. al 26esimo posto a livello globale (ci sono circa 200 nazioni che hanno avuto meno morti per 1M ab.)

- se confrontata con i paesi del nord come Norvegia, Danimarca e Finlandia poi, il confronto è impietoso: Norvegia 48.640 casi e 440 decessi totali (ora in 2° ondata con 500 casi e circa 10 decessi / gg) e un CFR=0,9%. Danimarca 161.200 casi e 1.250 decessi totali (ora in discesa su 2° ondata con circa 3.000 casi e 20 decessi / gg) e un CFR=0,8%. Finlandia 36.400 casi e 560 decessi totali (ora in discesa su 2° ondata con circa 250 casi e 10 decessi / gg) e un CFR=1,5%. Norvegia al 110# posto per decessi / 1M ab., Danimarca al 74° posto, e Finlandia al 100° posto (vi ricordo che in questo caso la classifica va letta al contrario: si è più “bravi” più si è indietro nella classifica)

- tutti gli indicatori economici sono molto simili tra queste nazioni del nord, dimostrando che le attività di lockdown messe in atto non hanno impattato negativamente sul fronte economico più di quanto registrato in Svezia (fonte eurostat).

- in ogni caso la Svezia ha mostrato parametri positivi fin tanto che la disciplina sociale e l’adesione individuale e collettiva alle misure di contenimento comunque proposte dal Governo si sono mantenute nel breve e medio termine, probabilmente contribuendo al rallentamento della velocità di diffusione del virus, ma certamente non alterando l’accumulo progressivo di virus nella comunità, come alla fine è avvenuto in assenza dei presidi di controllo più cogenti di altri Paesi vicini.
3. Scuola: la scuola NON è un ambiente sicuro by definition, ma lo si deve rendere sicuro intervenendo seriamente

- in Francia, la scuola e l’università sono state indicate come primo fattore di focolai attivi (fonte: Sante Publique France)

- in UK, la scuola primaria e secondaria, dopo un’attenta attività di tracing, è risultata al terzo posto come numero di segnalazioni (fonte: NHS Test and Trace UK)

- in Germania, la scuola è stata dichiarata, di recente, ad alto rischio

- diversi articoli (apparsi recentemente su Lancet, Nature e Science), pur con tutti i limiti dichiarati nei lavori, mostrano come la chiusura delle scuole sia il secondo fattore più impattante sulla riduzione dell’indice Rt (studi analizzati in un nostro post del 17 dicembre, grazie al lavoro del ricercatore Alessandro Ferretti) 

- in un nostro post dell’1 dicembre abbiamo riportato un nostro studio di correlazione, condotto sui dati di contagio nelle scuole rilasciati ufficialmente dal MIUR, che mostra come l’apertura delle scuole sia stato uno dei driver della crescita esponenziale dei contagi di fine settembre 2020

- ricordiamo inoltre che il 75% (fonte ISS) dei positivi nella fascia d’età giovanile sotto i 19 anni risulta essere asintomatico (quindi portatore inconsapevole del virus tra le mura famigliari)

- riteniamo sia evidente come la distinzione tra ambiente scolastico di per sè o allargato a comprendere il trasporto pubblico e le dinamiche di ingresso/uscita dalla scuola, ha scarso significato nel momento in cui si deve analizzare e valutare quantitativamente il contributo lordo della scuola alla circolazione virale.
- importante è inoltre determinare quali siano i rischi a cui vengono esposti i ragazzi con la chiusura delle scuole, che certamente impatta sulla salute mentale, lo sviluppo cognitivo e sociale che sono fondamentali in età evolutiva e, di conseguenza, giungere a decisioni ponderate su rischi calcolati e comparati
- abbiamo approfondito il tema scuola innovativa in diversi post a fine novembre con il contributo prezioso dei prof.
Cristiano Corscri Corsini
e
Carlo Cappa
)
4. Decessi con Covid o per Covid: i decessi sono PER Covid

- in un lungo nostro post del 5 dicembre (grazie alla collaborazione con il Ricercatore Mirko Celii) abbiamo approfondito come quest’anno (fino a settembre 2020) si siano registrati +45.000 decessi rispetto alla media storica italiana
 2015-2019
- ISTAT ha aggiornato i dati proprio in questi giorni, indicando che l’eccesso di mortalità nei soli mesi di ottobre-novembre è pari a circa 31.000 unità in più rispetto alla media 2015-2019 [1]
5. Vaccino: il vaccino NON risolve la pandemia all’istante: 

- la crescente diffusione dei vaccini e sperabilmente, in un qualche futuro prossimo, di terapie antivirali specifiche ci aiuteranno. Ma fino a quel momento, e soprattutto durante le campagne di vaccinazione, l'impiego di semplici misure di contenimento (quali l'uso appropriato di mascherine, ed una normale attenzione nelle condizioni di possibile promiscuità) costituiscono ancora l'arma più forte a nostra disposizione, che consente di coniugare la salute collettiva e la nostra "normalità" quotidiana, professionale ed affettiva.
- riteniamo sia altrettanto importante richiamare tutti al rispetto di queste misure anche durante la campagna vaccinale, per evitare l’endemizzazione del virus, che sta procedendo in molti Paesi verso una terza ondata, possibile anche in Italia, in ritardo di circa un mese e mezzo sullo sviluppo epidemico che si può già stimare in Paesi vicini.
Il Team "Predire è Meglio che Curare"


La malattia Covid 2019 non è innocua: ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo, ha prodotto una coorte di sopravvissuti con sintomi cronici e prognosi a lungo termine sconosciuta, ha messo a rischio i sistemi sanitari oltre i propri limiti e devastato economie.

Aggiornamento 8/1/2021

Le prove che il virus può essere disperso nell'aria (e quindi essere inalato) e che l'uso della mascherina, se efficacemente diffuso, salva vite umane sono ora forti. Non ci sono prove di gravi danni causati da maschere e rivestimenti per il viso, sebbene il disagio, le difficoltà di comunicazione e gli effetti ambientali non siano insignificanti. Fino a quando la minaccia della pandemia non sarà alle nostre spalle, consigliamo al pubblico di indossare maschere o rivestimenti per il viso in situazioni e ambienti in cui il rischio di trasmissione è alto, in particolare dove la ventilazione è scarsa, quando si riunisce un gran numero di persone, quando si parla (soprattutto cantando o gridando) e quando il contatto è prolungato.
Anche chi indossa la maschera è (parzialmente) protetto e non solo l'altro

Aggiornamento 9/1/2021

Ennesima conferma della contagiosità degli asintomatici

Il plasma funziona se somministrato ai primi sintomi
"La somministrazione precoce di plasma convalescente ad alto titolo contro SARS-CoV-2 ad anziani con infezione lieve ha ridotto la progressione del Covid-19.
Nel nostro studio randomizzato e controllato, la somministrazione di plasma convalescente ad alto titolo contro SARS-CoV-2 ad anziani infetti entro 72 ore dall'insorgenza di sintomi lievi ha ridotto la progressione di Covid-19 a malattia grave. Questo intervento semplice e poco costoso può ridurre le esigenze del sistema sanitario e può salvare vite umane. Le prime infusioni di plasma convalescente possono fornire un ponte verso il recupero per i pazienti a rischio fino a quando i vaccini non saranno ampiamente disponibili.(Finanziato dalla Bill and Melinda Gates Foundation)

Aggiornamento 11/1/2021

L'aggiornamento della pagina di Medscape, con l'inclusione della sindrome Long-Covid (conseguenze sul medio-lungo termine)

Rispetto all'influenza, mortalità, ricorso alla terapia intensiva e alla ventilazione sono estremamente più alti

Uno dei motivi per cui gli anziani si ammalano più gravemente di COVID19 potrebbe essere la disfunzione mitocondriale, che sappiamo caratterizza spesso le malattie dell'invecchiamento.
Infatti i mitocondri sono importanti per l'efficienza delle cellule immunitarie.
Secondo il prof Cohen, coautore dello studio, "Se hai già una disfunzione mitocondriale e metabolica, potresti, di conseguenza, avere una scarsa prima linea di difesa contro COVID-19. Il lavoro futuro dovrebbe considerare la biologia mitocondriale come obiettivo primario di intervento per SARS-CoV-2 e altri coronavirus"

"A 6 mesi dall'esordio dei sintomi, affaticamento o debolezza muscolare e difficoltà nel sonno erano i sintomi principali dei pazienti che si erano ripresi da COVID-19. Il rischio di ansia o depressione come importante complicanza psicologica e capacità di diffusione polmonare ridotta era più presente nei pazienti con malattie più gravi".

Aggiornamento 13/1/2021

Il microbiota orale e intestinale può essere messo in relazione con la severità dei casi di COVID19
"In particolare, due patogeni nel microbiota orale (Porphyromonas endodontalis) o intestinale (Enterococcus faecalis) possono servire come specie indicatore per prevedere in modo affidabile la gravità delle infezioni da SARS-CoV-2".

Aggiornamento 16/1/2021

Avere il diabete aumenta la mortalità da COVID19 del 360%, ma in chi assume metformina (farmaco antidiabetico) prima di contrarre il virus il rischio è ridotto del 33%, a riprova di come lo stato metabolico sia importante in questa malattia

Il lockdown è associato ad aumento della miopia nei bambini tra i 6 e gli 8 anni

Aggiornamento 19/1/2021

Lo studio non è fatto bene (niente randomizzazione) ma è comunque l'ennesimo tassello che fa pensare che avere livelli più alti di vitamina D male non fa nei confronti della malattia COVID19, con una riduzione statisticamente significativa dell'accesso alla terapia intensiva e del rischio di morte per chi ha assunto 2 boli della vitamina.

Aggiornamento 21/1/2021

Un microbiota alterato (disbiosi) modula la risposta immunitaria negativamente, e appare legato non solo a malattia COVID19 severa, ma anche a maggiori difficoltà nel recupero (sindrome long COVID), con permanenza di alcuni sintomi come problemi respiratori, dolori articolari ecc. Contattami per un percorso di riequilibrio dei batteri intestinali.

Aggiornamento 22/1/2021

Smentito definitivamente che gli antipertensivi diano problemi in chi ha coronavirus

Le morti seguite al vaccino in Norvegia appaiono normali e non legate alla profilassi

La sindrome long covid rende idiota cercare l'immunità di gregge con l'infezione naturale, e i giovani potrebbero essere quelli a perdere la salute maggiormente in proporzione alla loro aspettativa di vita

In una revisione di 9 articoli, "7 (77,8%) hanno mostrato che lo stato della vitamina D era correlato all'infezione, alla gravità e alla morte da COVID-19. Due non hanno mostrato un'associazione. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i livelli di vitamina D in questi studi sono stati misurati molto tempo fa, prima che i pazienti fossero infettati da COVID-19, e potrebbero non rappresentare i livelli effettivi di vitamina D dopo l'infezione da COVID-19.
Come riportato da Carpagnano et al al Policlinico di Bari, la mortalità di COVID-19 era più prevalente tra i pazienti estremamente carenti di vitamina D negli adulti ricoverati in un'unità di terapia intensiva respiratoria. All'analisi di sopravvivenza, i pazienti estremamente carenti di vitamina D avevano un 50% di possibilità di morte dopo 10 giorni di ricovero, mentre quelli con vitamina D sufficiente avevano un rischio di morte del 5%.
In conclusione, la maggior parte degli articoli ha dimostrato che lo stato della vitamina D nel sangue può determinare le possibilità di contrarre il coronavirus, la gravità del coronavirus e la mortalità. Pertanto, si raccomanda al pubblico di mantenere livelli ematici appropriati di vitamina D attraverso l'integrazione o l'esposizione al sole per poter far fronte alla pandemia".

Aggiornamento 24/1/2021

La prima metanalisi sull'effetto della vitamina D su COVID19 (purtroppo silo 3 studi inclusi). Chi assume la vitamina D ha il 36% in meno di rischio di finire in terapia intensiva. Non si osservano invece miglioramenti nella mortalità. Altri studi ovviamente sono necessari per chiarire ulteriormente.

Aggiornamento 27/1/2021

Come già previsto ampiamente, le persone con più alti livelli di omega 3 appaiono avere mortalità inferiore da COVID19 di 4 volte. Oltre al loro effetto antinfiammatorio, gli omega 3 sono gli unici precursori di molecole in grado di risolvere l'infiammazione cronica (IRM: resolvine, maresine e protectine), fondamentali nella tempesta citochinica che contraddistingue la forma grave di malattia da coronavirus. Oggi è possibile integrare queste molecole dall'esterno.
In conclusione "Date le profonde preoccupazioni per la salute pubblica legate all'attuale pandemia COVID-19, è urgentemente necessario considerare i fattori di rischio modificabili per lo sviluppo di complicanze gravi e critiche. Nonostante i meccanismi noti con cui gli IRM e gli acidi grassi omega-3 supportano la risoluzione endogena attiva dei meccanismi infiammatori, a nostra conoscenza questo è il primo studio che ha esplorato la relazione tra i livelli di omega 3 nei tessuti e l'esito più grave del COVID-19, la morte. Sono urgentemente necessari studi più ampi per confermare questi risultati. Se un'associazione è confermata con una dimensione del campione più grande, allora questo getterebbe le basi per testare gli effetti di una maggiore assunzione di pesce azzurro e/o un integratore alimentare poco costoso, sicuro e ampiamente disponibile (capsule con DHA/EPA) per ottimizzare i risultati durante questo crisi della salute pubblica".

Aggiornamento 30/1/2021

Negli USA, nella prima settimana di vaccinazione, su 1.893.360 vaccini somministrati si sono verificate circa 5000 mila segnalazioni di eventi avversi, verificate e confermate come anafilassi solo 21 (11,1 casi per milione di vaccini somministrati), la maggior parte in soggetti con allergia conosciuta, e 83 casi di reazione allergica senza anafilassi (ritardata). Nessuna morte è stata riportata.
Per contro ci sono stati 20.346.372 casi di COVID-19 e 349.246 morti (al 3 gennaio). Direi che il bilancio è in favore del vaccino.

Aggiornamento 1/2/2021

Perché alcuni si ammalano gravemente per il coronavirus mentre altri hanno sintomi lievi o anche nessuno?
"La composizione del microbiota intestinale dei pazienti con COVID-19 durante il ricovero è correlata alle concentrazioni plasmatiche di diverse citochine, chemochine e marker di infiammazione, suggerendo che il microbiota intestinale potrebbe svolgere un ruolo nel modulare la risposta immunitaria dell'ospite e potenzialmente influenzare la gravità e gli esiti della malattia. Diversi commensali intestinali con potenziale immunomodulatore noto come Faecalibacterium prausnitzii, Eubacterium rectale e i bifidobatteri erano sottorappresentati nei pazienti e sono rimasti bassi nei campioni raccolti fino a 30 giorni dopo la risoluzione della malattia".
È probabile quindi una correlazione con la persistenza dei sintomi dopo l'eliminazione del virus (sindrome long-COVID) e che l'uso di antibiotici solo in prevenzione (senza infezione batterica) possa peggiorare la situazione.
"Sebbene la nostra ricerca suggerisca che gli antibiotici non migliorano i risultati dei pazienti, è possibile che una maggiore prevalenza di somministrazione di antibiotici nei pazienti gravi e critici possa peggiorare l'infiammazione, [...] e sottolinea l'urgente necessità di comprendere i ruoli specifici dei microrganismi intestinali nella funzione immunitaria umana e nell'infiammazione sistemica. Il rafforzamento delle specie intestinali benefiche impoverite in COVID-19 potrebbe servire come una nuova via per mitigare malattie gravi, sottolineando l'importanza della gestione del microbiota intestinale dei pazienti durante e dopo COVID-19".
L'uso eccessivo di antibiotici è documentato

Aggiornamento 2/2/2021

Parere del prof Brenner su COVID19 e vitamina D

"Oltre alle recenti prove epidemiologiche, un importante impatto protettivo dell'integrazione di vitamina D sul rischio e sul decorso delle infezioni da COVID 19 è fortemente supportato da meccanismi molecolari noti e ben consolidati della vitamina D, come i suoi effetti immunomodulatori. L'integrazione di vitamina D potrebbe quindi essere uno strumento più conveniente e facilmente disponibile che potrebbe potenzialmente prevenire milioni di infezioni da COVID-19 e decine se non centinaia di migliaia di morti da COVID-19 e, allo stesso tempo, prevenire il sovraccarico dei sistemi sanitari, oltre i suoi effetti benefici stabiliti su altri problemi di salute. Ovviamente, l'integrazione di vitamina D dovrebbe integrare, non sostituire gli sforzi consolidati e di altro tipo per far fronte alla pandemia COVID-19, come l'allontanamento sociale, l'uso di maschere e le misure igieniche con cui condivide gli effetti protettivi non solo contro le infezioni da COVID-19, ma anche altre infezioni, come altre infezioni respiratorie acute inclusa l'influenza. Sebbene ci sia la speranza che la vaccinazione diffusa finisca finalmente o almeno controlli ampiamente l'attuale pandemia di COVID-19, la sua efficacia a lungo termine deve ancora essere dimostrata. Nel frattempo, ma anche nel lungo periodo, dovrebbe essere largamente applicata l'integrazione di vitamina D, per la quale è da tempo stabilita sicurezza ed efficacia nei confronti delle infezioni respiratorie acute, e che è una misura a bassissimo costo. In assenza di controindicazioni specifiche, integrazione con dosi sicure ma sufficienti (p. Es., Da 800 a 4000 UI al giorno per gli anziani a seconda di fattori individuali, come età e sesso, indice di massa corporea o comorbilità) dovrebbe quindi essere fortemente promosso per la popolazione in generale e la popolazione ad alto rischio in particolare, non solo per quelli con infezione da COVID-19 già manifesta. Nonostante le incertezze rimanenti riguardo al dosaggio ottimale, l'evidenza degli studi sulla vitamina D con altri endpoint suggerisce che l'integrazione dovrebbe essere preferibilmente eseguita su base regolare piuttosto che con una terapia bolo occasionale ad alte dosi. Per i pazienti con infezione manifesta da COVID-19, l'inizio di un'integrazione ad alte dosi il prima possibile dopo la diagnosi deve essere fortemente considerato ogni volta che non ci sono controindicazioni specifiche contro tale trattamento. Per lo meno, tali strategie aiuterebbero a ridurre il peso delle conseguenze negative accertate della diffusa insufficienza e carenza di vitamina D, il che sarebbe di per sé un grande risultato. Nel migliore dei casi, potrebbero aggiungere a questo il risultato ancora maggiore di frenare la pandemia COVID-19 in corso con tutte le sue conseguenze negative anche prima e oltre la diffusa disponibilità della vaccinazione. Si dovrebbe garantire un'azione immediata".

Anche la dieta rimane sempre un ottimo per controllare, con l'ausilio di probiotici e prebiotici

Aggiornamento 2/2/2021

Il coronavirus è come l'amore: è nell'aria. La trasmissione attraverso le superfici è rara. No alla disinfezione ossessiva di qualsiasi superficie. Non toccarsi con le mani non lavate è sufficiente

Aggiornamento 5/2/2021

La creatina può aiutare nel recupero post infezioni virali, grazie alla sua capacità di sostenere la produzione di energia, e gli effetti neuroprotettivi, antiossidanti, antinfiammatori.

Le linee guida per COVID19: uso ragionato di antibiotici, possibilisti su NAC, vitamina D, C, zinco e resveratrolo

Conseguenze nefaste del long COVID

Aggiornamento 7/2/2021

I lockdown sono efficaci nel prevenire le morti, tanto più quando vengono iniziati precocemente

Aggiornamento 12/2/2021

In alcune nazioni COVID19 ha colpito meno gravemente. In questi paesi si usano maggiormente spezie e cibi fermentati. La causalità potrebbe essere spiegata dalla modulazione di alcuni recettori come Nrf2, TRPA1 e TRPV1. Il virus scatena dei radicali liberi (ROS) che agiscono attivando TRP. In generale lo stress ossidativo è responsabile dei sintomi. È probabile che i cibi piccanti e speziati desensibilizzino i canali TRP e agiscano in sinergia con gli antiossidanti esogeni che attivano la via Nrf2, come i metaboliti dei lattobacilli e i phytochemicals delle brassicacee

Aggiornamento 16/2/2021

Risultati da un preprint (ancora da revisionare) sull'effetto della vitamina D attiva (calcifediolo, diverso da quello che si assume come integratore) sui malati COVID19:
Centodieci partecipanti (11,8%) sono stati ammessi in terapia intensiva. Dei 551 pazienti trattati con calcifediolo al momento del ricovero, 30 (5,4%) hanno richiesto l'ICU (terapia intensiva), mentre 80 dei 379 (21%) dei pazienti non trattati hanno richiesto l'ICU. Il trattamento con calcifediolo ha ridotto il rischio di ricovero in terapia intensiva dell'82%.
I livelli basali di 25 (OH) D erano inversamente correlati con il ricovero in terapia intensiva. I pazienti con livelli di 25 (OH) D inferiori a 20 ng / mL avevano un rischio inferiore del 55% di ricovero in terapia intensiva rispetto ai pazienti con livelli di 25 (OH) D superiori a 20 ng / mL.
Il trattamento con calcifediolo ha ridotto la mortalità per COVID-19 del 64%, anche dopo l'aggiustamento per i livelli di 25 (OH) D, età, sesso e comorbidità.
I pazienti deceduti avevano livelli basali di 25 (OH) D significativamente più bassi (9,5 ng / mL) rispetto ai pazienti sopravvissuti (14 ng / mL).
L'obesità ha aumentato il rischio di ricovero in terapia intensiva di 2,55 volte. Ricerche precedenti hanno dimostrato che la carenza di vitamina D è molto più comune negli individui obesi.
In sintesi "Nei pazienti ospedalizzati con COVID-19, il trattamento con calcifediolo al momento del ricovero ha ridotto significativamente il ricovero in terapia intensiva e la mortalità".

Aggiornamento 23/2/2021

Anche i bambini, nonostante siano spesso asintomatici, possono avere conseguenze Long-COVID. E ancora vi preoccupate dei vaccini

Aggiornamento 27/2/2021

La vitamina B6 potrebbe essere utile nella COVID19
Possibili meccanismi d'azione riguardano la soppressione dell'infiammazione (tempesta di citochine), dell'inflammasoma, riduzione dello stress ossidativo e carbonilico, la regolazione dell'afflusso di Ca2+, l'aumento della carnosina (cardioprotettiva) e il miglioramento della funzione immunitaria.

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