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martedì 30 giugno 2020

Bocca della verità: Tim Spector

Se alcuni nutrizionisti mettessero la mano nella bocca della verità, probabilmente si ritroverebbero un bel moncherino.

12 Royal Facts About 'Roman Holiday' | Mental Floss

Tim Spector, docente al King's College e autore da 25 anni di pubblicazioni sulla scienza dell'alimentazione, insieme a Christopher Gardner, parla del conflitto d'interessi in nutrizione e altri aspetti su come migliorare la scienza dell'alimentazione, in particolare la poca correttezza nell'usare la caloria come unità base.
"L'industria alimentare, Big Food, riempie il vuoto che le agenzie di finanziamento scientifico hanno lasciato ed è difficile incolpare gli accademici che hanno poche opzioni di finanziamento per far andare avanti le loro squadre, anche se i risultati sono in conflitto. Una maggiore trasparenza delle fonti di finanziamento, il rispetto della preregistrazione di tutti i trial, e l'aumento del tasso di pubblicazione dei risultati negativi contribuirebbero a migliorare la scienza finanziata da "Big Food"". Spesso esistono molte divergenze tra gli esperti, e questo contribuisce a rendere meno credibile la scienza. L'uso di strumenti elettronici può migliorare i rilevamenti su cosa la gente mangi [e le previsioni sui loro effetti], e sono più affidabili dei questionari. Per molti anni ci si è concentrati sui macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi), tralasciando cosa il cibo contiene e i suoi effetti. Recentemente "molti partecipanti [di un congresso] hanno condiviso questo punto di vista e hanno sostenuto il passaggio allo studio dei gruppi alimentari, piuttosto che ai macronutrienti o ai singoli alimenti isolati. La nostra attenzione rivolta ai macronutrienti specifici ha permesso di far commercializzare alimenti industriali come se fossero salutari", per esempio quelli light.
"Dobbiamo urgentemente abbandonare il conteggio delle calorie come pilastro della consulenza nutrizionale e della prevenzione dell'obesità. Vi è un crescente consenso sul fatto che abbia poco valore come strumento pratico nella gestione del peso. È impossibile misurare accuratamente l'assunzione e troppe variabili influenzano il dispendio calorico per rendere utile il conteggio delle calorie. Una nuova ricerca sull'uomo suggerisce che i nostri corpi e i tassi metabolici possono comportarsi in modo diverso quando vengono fornite calorie identiche in contesti diversi. Sebbene molti paesi abbiano introdotto conteggi obbligatori o volontari di calorie sulle etichette degli alimenti e nei ristoranti e nei fast food, non si concorda sulla loro efficacia a lungo termine. Ciò suggerisce che abbiamo bisogno di diversi approcci sostenibili per la salute pubblica incentrati sulla qualità del cibo, non solo sulla quantità". Non viene prestata sufficiente attenzione alla sostenibilità delle diete che possono essere efficaci a breve termine ma difficili da mantenere, come le diete chetogeniche ad alto contenuto di grassi. Un cambiamento comportamentale sostenuto è la chiave per qualsiasi beneficio nutrizionale a lungo termine. Mentre le dimensioni della porzione e il controllo delle porzioni possono ancora essere una componente del cambiamento sostenuto, è tempo che il conteggio delle calorie venga abbandonato. Il futuro della nutrizione è quindi nello studio del microbiota, nella personalizzazione della dieta, nella sostenibilità ambientale dell'alimentazione, e nell'educazione.

Aggiornamento 28/7/2020

È probabile che esista un fattore ormonale, ancora da individuare, che permette alle persone di non ingrassare, ossia rendere per loro più difficile l'aumento di peso perché riescono a ossidare il surplus calorico anziché accumularlo. L'osservazione che alcune persone (o anche negli animali) resistano all'aumento di peso nonostante siano inserite in un ambiente obesogeno rende molto alta tale probabilità

Aggiornamento 3/9/2020

Come mai alcuni studi dicono che le bibite gassate non fanno male, nell'ambito di una dieta bilanciata, o che i bambini che mangiano caramelle sono più magri? Semplicemente questi dati vengono da studi pagati dall'industria alimentare

Aggiornamento 3/10/2020

L'etichetta nutrizionale che avverte della nocività degli alimenti spazzatura è risultata efficace nel ridurre il loro consumo, nei paesi dove è stata adottata (In Sudamerica per esempio). Avvisi semplici come "ricco in sale" o "contiene molti zuccheri" scoraggiano le persone a consumarli. "Gli avvertimenti sui nutrienti sono una strategia importante che dovrebbe essere sfruttata il prima possibile. Le avvertenze sui nutrienti potrebbero aiutare a informare i consumatori, incoraggiare l'industria alimentare a realizzare prodotti più sani, favorire la salute pubblica, contrastare alcune pratiche di marketing del settore e potenzialmente migliorare l'equità sanitaria".

Aggiornamento 23/10/2020

Tim Spector parla di COVID19 con cauto ottimismo. Inoltre l'articolo aggiunge: L'ultimo libro di Tim Spector, Spoon-Fed, lamenta la mancanza di prove dietro molte linee guida nutrizionali del governo e il modo in cui si perpetuano i miti sul cibo. Il fatto che l'obesità aumenti il ​​rischio di malattie gravi da covid-19 porta una nuova urgenza nell'affrontare il problema nel Regno Unito, afferma Spector. “Dobbiamo fare tre cose: aumentare la tassa sullo zucchero, contro la quale le aziende alimentari hanno fatto pressioni con successo; migliorare il supporto nutrizionale per i pazienti; e trattare l'obesità come una malattia ", spiega. "L'enfasi deve concentrarsi sulla nutrizione", dice. "Questa specialità non dovrebbe essere sottofinanziata, dovrebbe essere la specialità numero uno e tutti i migliori medici dovrebbero andarci. Non ci sono praticamente esperti di nutrizione con formazione medica là fuori".
“Tutti i reparti di nutrizione sono ampiamente sottofinanziati e dipendono dalle aziende alimentari per andare avanti. È oltraggioso, davvero, se si considera che l'obesità è il problema numero uno che deve affrontare questo paese (UK). Abbiamo la maggior quantità di cibo spazzatura in tutta Europa, siamo i più obesi e siamo i meno istruiti in materia di alimentazione e obesità. Questo deve cambiare. "
"Il presupposto che siamo tutti macchine identiche e che tutti rispondiamo agli alimenti nello stesso modo è il mito più diffuso e pericoloso sul cibo", spiega. “Le persone normali possono variare di 10 volte le risposte glicemiche a cibi identici. Rispondiamo tutti in modo diverso agli stessi alimenti e l'idea che possiamo tutti seguire gli stessi consigli e limiti calorici non ha più senso. Allo stesso modo non potremmo sentirci a nostro agio con lo stesso seggiolino auto senza regolarlo, solo perché è stato realizzato per la persona media ".

Aggiornamento 29/11/2020

Alcune persone perdono peso più facilmente con una dieta con più cereali integrali o senza glutine, mentre altri non hanno risultati con queste diete. Solo un caso? Si stanno iniziando a collegare microbiota e metaboliti urinari con la dieta personalizzata, e forse tra qualche hanno avremo più notizie (e risultati)

Aggiornamento 20/12/2020

Gli studi pubblicati che sono finanziati dall'industria alimentare hanno più probabilità di dar risultati favorevoli all'industria stessa.
"Il 13,4% degli articoli di ricerca sottoposti a revisione paritaria nelle prime 10 riviste di nutrizione e dietetica più citate del 2018 riportava il coinvolgimento dell'industria alimentare. Il coinvolgimento dell'industria alimentare ha abbracciato una serie di settori industriali, con la produzione di alimenti trasformati, la produzione di integratori alimentari e il latte più spesso rappresentati. La stragrande maggioranza del coinvolgimento dell'industria proveniva da grandi società e associazioni di categoria/industria, piuttosto che da piccole società. La proporzione di articoli con risultati considerati favorevoli all'industria alimentare era sostanzialmente più alta tra gli articoli con coinvolgimento dell'industria alimentare (55,6%) rispetto a un campione casuale di quelli senza (9,7%), con la differenza ancora più marcata dove il coinvolgimento dell'industria negli studi era più diretto (affiliazioni di autori o finanziamenti diretti per lo studio). La percentuale di articoli considerati sfavorevoli agli interessi dell'industria alimentare era simile tra gli articoli con il coinvolgimento dell'industria alimentare e il campione casuale di quegli articoli senza. [...] Il coinvolgimento dell'industria alimentare nella ricerca nutrizionale sottoposta a revisione tra pari è comune e i risultati della maggior parte degli studi con il coinvolgimento dell'industria alimentare favoriscono gli interessi dell'industria alimentare. Dati i potenziali interessi concorrenti dell'industria alimentare da un lato, e gli interessi scientifici e di salute della popolazione dall'altro, è importante esplorare i meccanismi che possono salvaguardare l'integrità e la rilevanza pubblica della ricerca nutrizionale e garantire che non siano minati dall'influenza dell'industria alimentare".


Aggiornamento 25/1/2021

Almeno nel breve termine (6 mesi), rispetto alle diete tradizionali, le diete lowcarb hanno il 32% di possibilità in più di indurre remissione del diabete di tipo 2. Sono stati osservati inoltre miglioramenti ampi e clinicamente importanti nella perdita di peso, trigliceridi e resistenza all'insulina, senza eventi avversi.

Aggiornamento 27/2/2021

L'industria alimentare spende ogni anno milioni di dollari negli USA per cercare di far passare per inutile la sugartax, la tassa sugli zuccheri aggiunti che si è dimostrata efficace nel ridurre la prevalenza di obesità. La strategia è ben conosciuta dalle compagnie del tabacco

Aggiornamento 28/2/2021

Nuova puntata del PURE study, che chiarisce l'importanza della qualità dei carboidrati (associata all'indice glicemico) e non semplicemente alla loro quantità. Tra chi ha una dieta ad alto indice glicemico, il rischio di infarto o di morte aumenta del 50% in chi ha già malattia cardiovascolare e del 21 in chi è sano, rispetto a chi ha una dieta con l'IG più basso.

Aggiornamento 5/3/2021

Le metanalisi sulla dieta chetogenica, confrontata con diete classiche, mettono in evidenza che:
👉Nello sport coi pesi si vedono effetti benefici sul peso e grasso corporeo, però si può avere un effetto negativo sulla massa magra (FFM), che può non migliorare nonostante l'allenamento di resistenza (a riprova dell'importanza dei carboidrati per l'aumento del muscolo)
👉 nelle persone con eccesso di peso ha effetti benefici su peso, BMI, massa grassa, FFM, circonferenza addominale, grasso viscerale, percentuale di grasso. Tuttavia, l'efficacia dell'effetto a lungo termine non è certo (l'acquisizione di buone abitudini fa sempre la differenza).

Aggiornamento 11/5/2021

Come conciliare calorie e composizione corporea, secondo una posizione ufficiale dell'ISSN?
"Nella sua forma più semplice, il modello CICO (calorie che entrano/calorie che escono) è un acronimo per l'idea che la perdita o l'aumento di peso sia determinato da un deficit o un surplus calorico, indipendentemente dalla composizione della dieta. Sebbene questo tecnicamente sia vero, non tiene conto della composizione del peso guadagnato o perso, così come della moltitudine di fattori che guidano i comportamenti alimentari che determinano l'apporto calorico. Sia i fattori volontari che quelli involontari governano il lato "calorie spese" dell'equazione, a cominciare dal costo metabolico variabile dell'elaborazione dei macronutrienti".
Infatti i diversi macronutrienti hanno diverso effetto termico, e le proteine hanno quello più alto, seguite da carboidrati e grassi. Tra i grassi, quelli a catena media stimolano di più la spesa energetica.
"L'eccessiva semplificazione del concetto CICO ha portato a un invito a "mangiare di meno, muoversi di più" come soluzione alla pandemia di obesità. Sebbene questo consiglio sia tecnicamente la risposta, la sfida sta nel programmare le variabili in modo che il bilancio energetico desiderato sia mantenuto a lungo termine e la composizione corporea mirata sia raggiunta e mantenuta prevenendo o riducendo al minimo le perdite di dispendio energetico basale. I cambiamenti adattivi involontari fanno la differenza tra gli esseri umani e le macchine. Ci differenziamo dalle bombe calorimetriche (macchina per stimare il contenuto calorico degli alimenti, NdT) principalmente per la nostra natura dinamica, che si basa sulla spinta omeostatica verso la sopravvivenza. Quando vengono imposte condizioni ipocaloriche, il dispendio energetico (EE) tende a diminuire. Al contrario, quando viene imposto un surplus calorico, l'EE tende ad aumentare. Tuttavia, il bilancio energetico umano è stato definito un sistema di controllo asimmetrico, perché tende ad essere sbilanciato per favorire l'aumento di peso rispetto alla sua perdita. Questa asimmetria è stata attribuita a pressioni evolutive che hanno selezionato la sopravvivenza di individui "metabolicamente parsimoniosi" che immagazzinavano più facilmente il grasso corporeo durante i periodi di carestia."
Ci possono essere differenze negli alimenti, per esempio gli quelli raffinati stimolano meno la peristalsi e hanno inferiore contenuto di composti bioattivi, quindi portano a inferiore spesa energetica.
"Gli esseri umani hanno una notevole capacità di mantenere un peso corporeo relativamente costante per tutta la vita adulta nonostante le ampie variazioni nell'assunzione e nel dispendio energetico giornaliero. Ciò indica un'integrazione altamente sofisticata di sistemi che regolano instancabilmente l'omeostasi. In caso di dieta ipocalorica, il corpo regola la fame e riduce il dispendio energetico. L'integrazione dei fattori fisiologici che regolano le difese del corpo contro la perdita di peso (e anche l'aumento di peso) è concertata. Il sistema nervoso centrale "comunica" con il tessuto adiposo, il tratto gastrointestinale e altri organi nel tentativo di difendersi dai cambiamenti omeostatici. Questo sistema di regolazione è influenzato da fattori nutrizionali, comportamentali, autonomici ed endocrini.
I cambiamenti nell'EE non sono sempre completamente spiegati dai cambiamenti nella massa magra e nella massa grassa. Pertanto, nel contesto delle diete ipocaloriche, si usa il termine termogenesi adattativa (AT) per descrivere l'area grigia in cui le perdite nel tessuto metabolico non possono semplicemente spiegare la ridotta EE. Nei soggetti magri e obesi, il mantenimento di un calo del ≥10% del peso corporeo totale comporta una diminuzione della spesa totale di circa il 20-25%, quindi non è per niente proporzionale. L'AT è rappresentata da un calo del 10-15% della spesa totale oltre quanto previsto dalle perdite di massa magra e grassa come risultato del mantenimento di una perdita ≥10% del peso corporeo totale. Nei soggetti con peso ridotto, la stragrande maggioranza (85-90%) della AT è dovuta alla diminuzione del dispendio energetico non a riposo (quindi il movimento). I meccanismi alla base dell'AT non sono chiari, ma le speculazioni includono influenza dell'attività simpatica e una diminuzione dell'attività tiroidea".
Un'adeguato apporto proteico protegge dalla perdita di muscolo. Nonostante sia riportato che è possibile avere aumento di muscolo durante il deficit calorico, "è probabile che le diete che cercano di ottimizzare i tassi di guadagno della massa magra siano compromesse da deficit calorici sostenuti e ottimizzate da surplus calorici sostenuti per facilitare i processi anabolici e supportare la crescente domanda [di nutrienti] dell'allenamento".

Aggiornamento 19/9/2021

Sempre più prove mostrano che il tipo di microbiota influenza il dimagrimento, e in alcune persone può addirittura ostacolarlo.
Chi ha batteri che digeriscono l'amido e le fibre in glucosio fa più fatica a dimagrire, perché assorbe più calorie e più velocemente. Invece chi ha batteri che si riproducono velocemente è facilitato, perché consumano loro calorie. Inoltre vengono prodotti più SCFA che riducono l'infiammazione intestinale e migliorano il metabolismo energetico favorendo il consumo di grassi e viene ridotto l'ossigeno nell'intestino che può creare stress ossidativo e favorire batteri cattivi.
In generale i Bacteroidetes (inclusi Prevotella) rendono più facile il dimagrimento estraendo meno calorie dalla dieta.

Aggiornamento 23/1/2022

Una dieta lowcarb protratta per 6 mesi, senza indicazioni di restrizione calorica, ha effetti benefici sul controllo glicemico e sulla composizione corporea e non influisce negativamente sui fattori di rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete di tipo 2.
La dieta era strutturata in modo da avere fino al 20% dell'energia da carboidrati e fino al 60% da grassi, con l'indicazione di privilegiare quelli monoinsaturi (olio d'oliva) e ridurre quelli saturi. La dieta di controllo aveva un apporto di carboidrati tra i 50 e il 60%.
I ricercatori hanno concluso che "Ridurre l'assunzione di carboidrati al 10-25% delle calorie sembra un approccio nutrizionale efficace e sicuro rispetto ai classici fattori di rischio cardiovascolare e all'ipoglicemia".

Aggiornamento 7/5/2022

I conflitti d'interesse dei redattori delle linee guida 2020 USA. Il 95% di loro ha avuto rapporti con industria farmaceutica o alimentare. Gli autori ritengono le linee comunque affidabili e scientifiche.

Aggiornamento 17/7/2022

Le nuove linee guida sul conflitto d'interesse nelle pubblicazioni sulla nutrizione

Aggiornamento 1/11/2022

L'Academy of Nutrition and Dietetics viene accusata di rapporti con l'industria alimentare, con influenze sulla redazione delle linee guida. Questo può influire negativamente sulla salute delle persone.

Lo studio descrive una "relazione simbiotica" tra l'Accademia e le società e ha scoperto che l'Accademia agisce come una "voce pro-industria" con posizioni politiche che a volte si scontrano con la sua missione di migliorare la salute a livello globale.

Aggiornamento 10/11/2022

In un nuovo studio si mette in mostra come il cibo spazzatura crei dipendenza in maniera simile al tabacco. L'azione sui centri cerebrali della dipendenza e della ricompensa è simile. Inoltre le compagnie del tabacco hanno comprato alcune grandi compagnie alimentari, in un certo senso attaccandoci da più fronti e usando tecniche di marketing e di lobbying simili a quelle usate per il fumo.
Questo può essere problematico per quanto riguarda la ricerca e la messa in pratica di politiche sanitarie utili alla popolazione.
Gli autori concludono osservando "Ciò ha ritardato l'attuazione di strategie efficaci per affrontare questa crisi di salute pubblica, che è costata milioni di vite. A differenza del fumo, tutti abbiamo bisogno di mangiare. Negli ultimi 40 anni, gli alimenti processati sono diventati di uso comune e dominano l'ambiente alimentare, ma non possiamo trascurare loro potenziale di creare dipendenza e dannoso".

Aggiornamento 8/1/2023

L'approccio low carb appare essere quello che permette di mantenere la remissione del diabete di tipo 2 per più tempo e di ridurre meglio l'emoglobina glicata in chi ha scarso controllo glicemico. Questo accade soprattutto se la malattia è insorta da poco. Il 77% delle persone dopo un anno e del 20% sul lungo periodo hanno mantenuto il risultato.
Tra le motivazioni, si osserva che la ridotta introduzione di carboidrati permette di controllare meglio l'appetito aiutando nella gestione a lungo termine. Si può anche avere un aumento del dispendio energetico. Insieme alla perdita di peso, anche la riduzione del grasso epatico e pancreatico hanno un importante ruolo. La remissione del diabete significa soprattutto un risparmio in termini di costi sanitari per farmaci e trattamenti.

Aggiornamento 11/1/2023

Sono uscite le nuove linee guida pediatriche per l'obesità negli USA, rivolte a bambini e adolescenti. Chiariscono che questo problema è legato spesso all'ambiente, al razzismo, alle esperienze avverse e chi ne è affetto è vittima di stigma. Raccomandano di "comprendere e indagare i determinanti genetici, biologici, ambientali e sociali sottostanti che rappresentano un rischio per l'obesità" perché sono "il fondamento di ogni valutazione e intervento". Bisogna inoltre "consentire alla famiglia di avere uno spazio sicuro per comprendere ed elaborare la complessità dell'obesità e la sua cronicità, trattando le persone con tatto, empatia e umiltà".
L'obesità infantile aumenta il rischio di gravi esiti avversi per la salute a breve e lungo termine negli anni successivi, comprese le malattie cardiovascolari, ipertensione, dislipidemia, resistenza all'insulina, diabete e steatosi epatica. Aumenta anche il rischio di problematiche psicologiche (bassa autostima, depressione, stress, problemi emotivi).

Tre fattori chiave possono facilitare una conversazione non stigmatizzante sul peso con i pazienti e le famiglie: 1) Chiedere il permesso di discutere del BMI e/o del peso del paziente. 2) Evitare di etichettare utilizzando un linguaggio incentrato sulla persona (“Bambino con obesità”; non “bambino obeso” o “il mio paziente è affetto da obesità; non “il mio paziente è obeso”). 3) Usare parole che sono percepite come neutre da genitori, adolescenti e bambini. In diversi studi che includono diverse popolazioni razziali, etniche, rurali e urbane, le parole preferite includono: "peso malsano, aumento di peso eccessivo per età, altezza o salute”. Le parole percepite come più offensive includono: “obeso, patologicamente obeso, grande, grasso, sovrappeso, paffuto o sovrappeso".
Le scelte politiche hanno forte influenza nel creare l'ambiente obesogeno.

Un'analisi dell'efficacia dei costi basata sulla simulazione di più interventi per l'obesità infantile ha rilevato che 3 scelte politiche possono far risparmiare sui costi; in altre parole, si risparmierebbe di più sui costi dell'assistenza sanitaria attraverso la riduzione della prevalenza dell'obesità di quanto costerebbe implementarle. Questi interventi sono: (1) introdurre la soda-tax (2) eliminare la detrazione fiscale per le aziende che pubblicizzano alimenti poco salutari per i bambini; e (3) migliorare gli standard nutrizionali per cibi e bevande venduti nelle scuole. Un’altra simulazione ha previsto che la tassa sulle bibite, il divieto della pubblicità di fast food rivolta ai bambini e la fornitura di programmi di attività fisica dopo la scuola ridurrebbero la prevalenza dell'obesità.

La vendita di cibi non salutari, economici e non nutrienti è direttamente correlata con l'obesità, così come la loro promozione con TV, internet ecc.
Anche le basse condizioni economico-sociali aumentano il rischio di obesità perché rendono più difficile l'accesso ai cibi salutari.
L'insicurezza alimentare (definita come "non avere un accesso coerente a cibo sufficientemente nutriente, economico e culturalmente appropriato a causa della mancanza di denaro e altre risorse") è spesso presente nelle fasce più povere e questo facilita la presenza di cibo non salutare e la mancanza di cibo nutriente come frutta e verdura, insieme ad altre abitudini non corrette come la mancanza di colazione o consumare i pasti non in famiglia.
Tra gli altri fattori che vengono certamente legati all'obesità infantile troviamo: l'ambiente scolastico, mancanza di accesso al cibo fresco, vicinanza ai fast food, accesso ad un'attività fisica sicura, fattori dell'ambiente familiare e domestico (stile di alimentazione dei genitori, presenza di bevande zuccherate, dimensioni delle porzioni, mangiare fuori e non in famiglia, tempo passato sugli schermi, durata del sonno, esposizione ambientale al fumo, stress psicosociale, esperienze infantili avverse), fattori genetici (sindromi monogeniche ed effetti poligenici) ed epigenetici, fattori di rischio prenatale (obesità dei genitori, peso materno in gravidanza, diabete gestazionale, fumo materno) e postnatale (peso alla nascita, interruzione precoce dell'allattamento al seno e alimentazione artificiale, rapido aumento di peso durante l'infanzia, uso precoce di antibiotici), rischi legati al bambino (disturbi endocrini, disturbi del comportamento e dell'apprendimento, uso di farmaci che aumentano il peso come cortisonici e antistaminici, alcuni antipsicotici, alcuni antidepressivi, alcuni antiepilettici e antiemicranici), depressione.
Dal punto di vista nutrizionale le linee guida per i diversi problemi (dislipidemia, diabete, steatosi e ipertensione) raccomandano tutte il cambiamento dello stile di vita della gestione primaria delle comorbidità. "Sebbene le raccomandazioni dietetiche specifiche possano differire leggermente (p. es., CHILD-1 e 2 per la dislipidemia, dieta a basso indice glicemico per il prediabete, la limitazione delle bevande zuccherate per la steatosi e la dieta Dietary Approaches to Stop Hypertension [DASH] per la pressione arteriosa elevata), vi è una sovrapposizione tra le raccomandazioni dietetiche (ridurre il cibo processato, aumentare gli alimenti non industriali) e tutte le comorbidità migliorano con la stabilizzazione e la riduzione del peso".
Numerosi studi hanno dimostrato che la partecipazione a programmi di gestione del peso strutturati e supervisionati riduce i sintomi presenti e futuri di disturbo del comportamento alimentare (inclusi sintomi bulimici, alimentazione emotiva, abbuffate e ricerca della magrezza eccessiva).
Vengono riassunti i consigli per la gestione alimentare di diverse società scientifiche ed enti. Queste prevedono uno scoraggiamento dell'uso di bibite zuccherate, compreso succhi di frutta, energy drink e sport drink. Un'alimentazione a basso contenuto di zuccheri aggiunti, a basso contenuto di grassi concentrati, denso di nutrienti ma non denso di calorie, all'interno di un intervallo calorico appropriato senza restrizione calorica definita e con proteine ​​e carboidrati bilanciati. Questi principi possono essere adattati a diverse culture alimentari.
Altre problematiche individuate sono la mancanza di colazione, l'eccesso di utilizzo degli schermi (max 2 ore concesse) e la non corretta igiene del sonno.
Probabilmente la cosa che impressiona di più è che queste linee guida autorizzano e caldeggiano l'utilizzo di chirurgia bariatrica e trattamenti farmacologici per l'obesità negli adolescenti. Tuttavia esistono ormai prove scientifiche della loro efficacia e del loro favorevole rapporto rischi/benefici.

Aggiornamento 24/1/2023

In una ricerca è stato stimato che se si applicasse la tassa sulle bibite zuccherate e i proventi si utilizzassero per ridurre i costi di frutta e verdura si preverrebbero 29 mila eventi cardiovascolari nei prossimi 10 anni nella città di New York.

Aggiornamento 8/4/2023

Il cibo spazzatura ha un ruolo importante e causale nell'epidemia di obesità perché riesce a influenzare il cervello nelle scelte. In particolare spinge le persone a diventare dipendenti da quei gusti e ad apprezzare meno cibo con caratteristiche più salutari.
Fornire a persone sane e normopeso cibo ricco in grassi e zucchero (HF/HS), indipendentemente dall'aumento di peso corporeo e dalle alterazioni dei marcatori metabolici, (1) riduce le preferenze per il cibo a basso contenuto di grassi, (2) svolge un ruolo critico nella sovraregolazione delle risposte cerebrali che portano al consumo di cibo altamente appetibile e denso di energia, e (3) ha un effetto generalizzato sull'azione neuronale che determina i comportamenti alimentari (nel contesto dell'apprendimento associativo e indipendentemente dalle ricompense alimentari). "Presi insieme, il consumo ripetuto di HF/HS rispetto al cibo a basso contenuto di grassi e zuccheri ma con le stesse calorie, e in assenza di cambiamenti nel peso corporeo o nello stato metabolico, può "ritarare" i circuiti cerebrali e quindi indurre adattamenti neurocomportamentali. Quindi, cambiare l'ambiente alimentare e ridurre la disponibilità di alimenti HF/HS ad alta densità energetica è fondamentale per combattere la pandemia di obesità".

Aggiornamento 10/4/2023

La dipendenza da cibo può essere considerata, per caratteristiche, simile a quella da tabacco (compulsione, ricerca, trascurare il resto, difficoltà a fermarsi ecc.). Almeno nel breve termine, un approccio una dieta lowcarb fatta da cibi "veri" può ridurre la dipendenza, con buona pace di quelli "mangi un po' di tutto".

Aggiornamento 14/4/2023

Non è facile fare scienza sulla nutrizione a causa della sua complessità: molti fattori (tipi di studi osservazionali, conflitto d'interessi, difficoltà a standardizzare i metodi di rilevamento, disinformazione, informazione più o meno corretta che viene da professionisti o non professionisti, mancanza di consenso tra esperti sull'effetto di alcuni nutrienti) influenzano le scelte. Gli alimenti non hanno un comportamento "binario" come per esempio il fumo. Il fumo fa sempre male, dalla prima sigaretta. Nel caso del cibo ci possono essere alimenti che creano problemi oltre una certa dose, che può essere difficile da stabilire e non uguale per tutti. Questi alimenti fanno parte di un "pattern" in cui possono essere più o meno presenti e solo l'insieme di questi alimenti può determinare salute o malattia, risulta difficile considerare un alimento "da solo". Anche focalizzarsi solo sulla quantità di cibo è sicuramente un approccio sbagliato.
L'approccio "cibo come medicina" può essere utile in persone che hanno alimentazione di scarsa qualità, diabete e obesità, aiutandoli a migliorare i parametri metabolici, la salute e la qualità della loro vita.
Tra i campi più promettenti troviamo la crononutrizione e la nutrizione di precisione, dato che le linee guida sono basate su persone medie, ma servono ulteriori studi per confermare i dati, integrarli e applicarli.

Aggiornamento 17/4/2023

La legge in vigore sul divieto di esporre cibi spazzatura alla cassa è risultata efficace. Ovviamente è successo in UK e non in Italia

Aggiornamento 5/6/2023

Il microbiota, l'insieme dei nostri microbi in particolare intestinali, ha una discreta influenza sul peso mediante diversi meccanismi.
Durante lo sviluppo influenza la crescita dei tessuti e la loro infiammazione; Influenza fame e sazietà tramite i metaboliti (SCFA) e i neurotrasmettitori e altre molecole che mimano l'azione degli ormoni, modulano la ricompensa del cibo; nel fegato influenzano gli acidi biliari e le vie metaboliche che fanno produrre grassi e carboidrati (lipogenesi e gluconeogenesi); nel tessuto adiposo influenzano la quantità di grassi immagazzinati, la loro ossidazione e la termogenesi; nell'intestino digeriscono nutrienti traendo più calorie dalla dieta e influenzano infiammazione e sistema immunitario modulando la permeabilità intestinale.

Aggiornamento 5/9/2023

Come spiega in questo editoriale il prof Kohlmeier, la nutrizione è una scienza un po' particolare in cui la ripetibilità è difficile da trovare. "Questa affermazione non dipende dall’infallibilità intrinseca ma dal potenziale di autocorrezione dei principi basati sull’evidenza proprio come in fisica, chimica e altre scienze naturali classiche. L'affermazione non deve sminuire l'esistenza di numerose controversie e incertezze su importanti aspetti specifici della scienza della nutrizione. È di particolare importanza rivalutare costantemente i fondamenti chiave della scienza. A questo proposito, dobbiamo esaminare criticamente il problema comune nella maggior parte degli aspetti della scienza della nutrizione, ovvero che le differenze categoriali non vengono rispettate o non sono conosciute. Il presupposto abituale è che, a meno che una differenza categorica non sia fortemente evidente o altrimenti provata, essa non esiste. Pertanto, i test formali per l’eterogeneità vengono comunemente omessi o ignorati. Ciò significa spesso che la rilevanza delle differenze categoriche esistenti viene fraintesa, che i gruppi vulnerabili vengono trascurati e che si perdono opportunità attuabili per i sottogruppi".
Nella pratica traduciamo con "una sola taglia non va bene per tutti" perché gli esiti di un fattore sono influenzati da genetica ecc..
Un esempio lampante è la mutazione MTHFR. Chi possiede la variante TT ha un enzima meno attivo e quindi necessità di introduzione di folati molto maggiore rispetto alla variante CC per abbassare l'omocisteina. Questa necessità però non viene colta dalle indicazioni per la popolazione generale (in Italia LARN).

Aggiornamento 11/9/2023

Fornire frutta e verdura a persone in difficoltà economica aiuta la loro salute. Migliorano lo stato di salute generale, il peso, lo stato metabolico (emoglobina glicata) e la pressione sanguigna, tutte condizioni legate a cibo di scarsa qualità che costa poco ma non apporta sufficiente nutrimento. Si riduce inoltre la food insecurity, intesa come incapacità di procurarsi cibo a sufficienza per motivi economici.
Lo studio ha mostrato che "gli investimenti in programmi e interventi nutrizionali basati sugli alimenti, come i programmi di prescrizione dei prodotti, che prevedono l’acquisto e l’assunzione di alimenti sani, come frutta e verdura, hanno il potenziale per affrontare l’insicurezza alimentare e migliorare i risultati sanitari a valle, soprattutto nelle popolazioni con condizioni sanitarie eterogenee a maggior rischio di cattiva alimentazione". Lo studio fa parte della "The Food is Medicine Initiative" della American Heart Association

Che altre prove servono per considerare il cibo una medicina?

Aggiornamento 23/10/2023

Oltre alla sugartax, anche una tassa sui grassi è in grado di ridurre il consumo di cibo fast-food, almeno in uno studio condotto in India


Aggiornamento 30/10/2023

Una pubblicazione del BMJ, tra i cui autori compare anche il noto epidemiologo D. Mozaffarian, esorta la politica a prendere provvedimenti per avvertire il pubblico dei problemi legati al consumo di cibo ultraprocessato, affinché se ne riduca il consumo e le persone possano essere informate dei danni.
Da noi invece ci si oppone alla sugartax e all'etichetta europea e alcuni "esperti" sono a libro paga delle industrie alimentari.
Il maggiore rischio è legato alle malattie cardiovascolari, ma anche il rischio di quelle neurodegenerative e oncologiche aumenta.
Tra le sostanze dannose presenti nel cibo spazzatura troviamo furani, ammine eterocicliche, idrocarburi policiclici aromatici, acroleina, prodotti finali della glicazione avanzata (AGES), acidi grassi trans industriali e acrilammide.
Le confezioni possono apportare ftalati, bisfenoli, oli minerali e microplastiche dall'imballaggio o dal rivestimento interno delle lattine.
Gli additivi inducono infiammazione e danni al DNA, modificano il microbiota e favoriscono la permeabilità intestinale, alterando il rapporto tra microbi e sistema immunitario.
Spesso non si considerano gli effetti additivi tra sostanza nei test tossicologici. Per altri invece, come il biossido di titanio e i dolcificanti artificiali, sono emerse prove di tossicità inizialmente non evidenziate.
L'articolo si conclude con questi punti:
§ Le prove esistenti sono sufficientemente forti da giustificare azioni immediate di sanità pubblica per aiutare i cittadini a identificare gli alimenti ultra-processati e a limitare la loro esposizione
§ È necessaria una ricerca multidisciplinare, indipendente dall’industria, per rivalutare la sicurezza degli additivi alimentari e degli ingredienti trasformati industrialmente, nonché dei contaminanti legati al processo
§ Le normative fiscali, di marketing e di etichettatura dovrebbero essere utilizzate per trasformare l’attuale sistema alimentare e facilitare l’abbandono della dieta dagli alimenti ultra-processati in tutta la popolazione.

Aggiornamento 18/11/2023

La sugartax, la tassa sulle bibite zuccherate, non fa male solo all'industria alimentare ma anche ai dentisti. In Gran Bretagna negli ultimi 2 anni le estrazioni di denti cariati sono scese del 12%. Indovinate quale stato sta ritardando la sua applicazione.


Aggiornamento 2/12/2023

Alcune critiche, ma costruttive, al modello "food is medicine", confermano comunque la bontà in certi contesti di questo approccio.
"Anche se i programmi “cibo è medicina” possono colmare le lacune terapeutiche di alcuni pazienti, non rappresentano la soluzione migliore per prevenire le malattie legate all’alimentazione. Dobbiamo invece concentrarci sul cambiamento del comportamento dell’industria alimentare per garantire che gli alimenti malsani non siano onnipresenti, non così economici e pesantemente commercializzati, garantendo al tempo stesso che i nostri programmi di assistenza nutrizionale esistenti siano accessibili e promuovano la salute. Sappiamo già che investire in questi interventi può fare una differenza reale e duratura nella vita delle persone". In pratica si caldeggiano le tasse sul cibo-spazzatura.

Aggiornamento 4/1/2024

Alcuni recenti studi evidenziano che la dieta lowcarb può ridurre il rischio di diabete gestazionale e promuovere minor aumento di peso a lungo termine, ma solo se contemplano una maggioranza di alimenti salutari e di qualità. Questo va a smentire il tanto caro "tutte le calorie sono uguali" che ancora imperversa tra i professionisti.
Le diete a basso contenuto di carboidrati efficaci erano caratterizzate da (pochi) cereali integrali e legumi, frutta e verdura, proteine di alta qualità e grassi salutari.
I meccanismi sembrano legati alla presenza dei micronutrienti e antiossidanti che contrastano la resistenza insulinica che è alla base della patologia diabetica, mentre le fibre aumentano la sazietà e il ridotto introito di grassi saturi riduce l'infiammazione. Inoltre i carboidrati da fonti raffinate possono modulare il destino dei nutrienti, aumentando la tendenza a depositare grasso.

Aggiornamento 19/1/2024

L’OMS ha redatto un documento in cui dichiara che tassare alcolici e bibite zuccherate può aiutare le persone ad avere stili di vita più sani e meno patologie, riducendo così i costi collettivi della sanità pubblica.

Aggiornamento 4/2/2024

L'applicazione della sugartax in alcuni stati degli USA ha portato a un aumento del prezzo del 33% e una contemporanea riduzione degli acquisti del 33% delle bibite zuccherate. Questo testimonia come la facile reperibilità a prezzi bassi sia un motivo di incentivo al consumo.
La tassa porterebbe a una riduzione dei costi sanitari e sarebbe quindi un guadagno per tutti, tranne che l'industria alimentare.

Aggiornamento 26/2/2024

La sugartax, secondo una revisione degli studi, è efficace nel ridurre l'acquisto e il consumo delle bibite zuccherate, ma non si ha ancora prova empirica del suo impatto nella riduzione del diabete di tipo 2, che deriva solo da modelli matematici.

Aggiornamento 9/3/2024

Una revisione degli studi mostra il legame tra cibo spazzatura e svariate patologie.
Il legame più evidente è quello con mortalità cardiovascolare, disturbi mentali comuni e diabete di tipo 2. A seguire obesità, sonno alterato e dispnea. Asma e colite ulcerosa sembrano essere i meno legati.
"Le prove disponibili indicano che gli alimenti ultra-processati differiscono dagli alimenti non trasformati e minimamente trasformati in diversi aspetti, spiegando potenzialmente i loro plausibili collegamenti con esiti avversi sulla salute. Queste differenze includono profili nutrizionali più scadenti, l’eliminazione degli alimenti non ultra-processati dalla dieta e le alterazioni della struttura fisica degli alimenti mediante i processi industriali. Più specificamente, le diete ricche di alimenti ultra-processati sono associate a indicatori di scarsa qualità della dieta, con livelli più elevati di zuccheri aggiunti, grassi saturi e sodio, maggiore densità energetica e meno fibre, proteine ​​e micronutrienti. Gli alimenti ultra-processati sostituiscono gli alimenti più nutrienti nelle diete, come frutta, verdura, legumi, noci e semi, con conseguente riduzione dell’assunzione di composti bioattivi benefici presenti in questi alimenti, inclusi polifenoli o fitoestrogeni come l’enterodiolo. Tali profili dietetici poveri di nutrienti sono stati implicati nella prevalenza e nell’incidenza di malattie croniche attraverso vari meccanismi, compresi quelli infiammatori.
Gli effetti negativi sulla salute associati agli alimenti ultra-processati potrebbero non essere completamente spiegati solo dalla loro composizione nutrizionale e dalla densità energetica, ma anche dalle proprietà fisiche e chimiche associate ai metodi di lavorazione industriale, agli ingredienti e ai sottoprodotti derivati. In primo luogo, le alterazioni nella matrice alimentare durante la lavorazione intensiva, note anche come ricostituzione della dieta, possono influenzare la digestione, l’assorbimento dei nutrienti e il senso di sazietà. In secondo luogo, le prove emergenti sugli esseri umani mostrano collegamenti tra l’esposizione agli additivi, inclusi dolcificanti artificiali, emulsionanti, coloranti e nitrati/nitriti e gli esiti dannosi per la salute. Una recente revisione della ricerca sperimentale ha scoperto che le formulazioni per la perdita di peso ultra-processate composte da profili nutrizionali apparentemente bilanciati ma contenenti diversi additivi, inclusi dolcificanti non zuccherini, possono avere effetti negativi sul microbioma intestinale, che si ritiene svolga una funzione importante in molti delle malattie studiate qui e la relativa infiammazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente messo in guardia contro l’uso continuo di sostituti dello zucchero per il controllo del peso o per le malattie non trasmissibili e, secondo il suo nuovo rapporto, i dolcificanti non zuccherini possono anche aumentare il rischio di malattie cardiometaboliche e mortalità. Inoltre, citando “prove limitate” negli esseri umani, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha recentemente classificato il dolcificante non zuccherino aspartame come “possibilmente cancerogeno per l’uomo” (gruppo 2B). Un numero crescente di dati mostra casi di esposizione a combinazioni di più additivi, che possono avere potenziali “effetti cocktail” con implicazioni maggiori per la salute umana rispetto all’esposizione a un singolo additivo. In terzo luogo, la lavorazione industriale intensiva degli alimenti può produrre sostanze potenzialmente dannose che sono state collegate a rischi più elevati di malattie infiammatorie croniche, tra cui acroleina, acrilammide, prodotti finali della glicazione avanzata (AGES), furani, ammine eterocicliche, acidi grassi trans industriali e idrocarburi policiclici aromatici. . Infine, gli alimenti ultra-processati possono contenere contaminanti con implicazioni per la salute che migrano dai materiali di imballaggio, come bisfenoli, microplastiche, oli minerali e ftalati".
In conclusione il consumo di alimenti processati è legato a un maggiore rischio di mortalità da tutte le cause, cardiovascolare, diabete, obesità e malattie mentali.
I legami con asma, malattie intestinali e tumori sono per ora ad evidenza limitata.
La politica dovrebbe impegnarsi per ridurre il consumo di questi alimenti insalubri, così come le linee guida e i professionisti dovrebbero sconsigliarli ulteriormente.
Questi cibi dovrebbero essere trattati in maniera simile al tabacco, con divieto di pubblicità e tasse, aggiunge un editoriale accoppiato. Viene raccomandato anche di non renderli reperibili vicino alle scuole, ma anzi favorire la disponibilità di cibo sano

Aggiornamento 3/4/2024

La sugartax è stata ritenuta legittima dalla Consulta. Ora rimane solo la volontà politica di applicarla, ricordando che dove è in vigore ha contribuito a migliorare la salute e che è sostenuta dalle maggiori società scientifiche.
Aggiornamento 15/9/2024

Il Fatto Alimentare parla del libro che descrive i conflitti d'interessi e la corruzione dell'industria dello zucchero nei confronti di alcuni scienziati

Aggiornamento 22/9/2024

In uno studio su bambini e adolescenti con diabete di tipo 1, la dieta lowcarb ha favorito la perdita di peso, il controllo glicemico e minori episodi di ipoglicemie, senza particolari problemi.
I ricercatori però sottolineano la mancanza di studi sulla sicurezza a lungo termine.

Aggiornamento 17/11/2024

Un articolo di The Lancet spiega l'importanza dell'applicazione delle tasse sulla sostanze che sono di libero consumo ma nuocciono alla salute. In Italia vi è una forte opposizione alla sugartax, mentre alcolici e tabacco sono già tassati.
Ogni anno muoiono nel mondo 10 milioni di persone per patologie legate a consumo di tabacco, alcol e bibite zuccherate.
Le nazioni che hanno implementato tasse su questi prodotti (come Messico, Filippine, Russia e Turchia) "hanno dimostrato che le tasse sanitarie salvano vite umane, riducono il consumo di prodotti non salutari, aumentano le entrate per i servizi sanitari e sociali, godono di un ampio sostegno pubblico e non portano a perdite economiche involontarie.
La mancata attuazione in alcuni paesi è il risultato di politiche sfavorevoli e un esempio dei determinanti commerciali della salute, come la feroce opposizione dell’industria, la riluttanza ad aumentare le tasse in generale e le preoccupazioni circa il loro effetto su specifici settori commerciali ed elettorali, compresa l’occupazione".
La strategia di comunicazione sarà fondamentale per contrastare la cattiva informazione finanziata dall'industria e implementare queste semplici ma efficaci misure di prevenzione delle malattie.

Aggiornamento 22/8/2025

L'insicurezza alimentare, ossia l'insufficiente disponibilità di cibo sano e nutriente, solitamente a causa di problemi economici, è associata nei bambini a ridotta salute cardiovascolare. Questo significa che la loro dieta da bambini li esporrà a maggiore rischio cardiovascolare (e metabolico) negli anni seguenti.
La salute cardiovascolare è stata valutata mediante il punteggio "Life’s Essential 8 (LE8)", che riguarda gli 8 pilastri della salute (lipidi nel sangue, pressione sanguigna, glicemia, indice di massa corporea (BMI), esposizione alla nicotina, qualità della dieta, attività fisica e qualità del sonno).

"Sia nei bambini che negli adulti, l'insicurezza alimentare può portare a un'alimentazione disadattiva, tra cui un maggiore consumo di alimenti ultra-processati, ipercalorici e poveri di nutrienti. La sicurezza alimentare può anche competere con altri bisogni di base, inducendo gli individui a rinunciare ai farmaci o alle cure mediche preventive per potersi permettere il cibo. Questi percorsi possono essere implicati nell'associazione tra l'insicurezza alimentare infantile, la salute cardiovascolare subottimale e l'obesità tra i giovani adulti che abbiamo osservato in questo studio."

I programmi di fornitura di cibo salutare contrastano efficacemente questa predisposizione.

Aggiornamento 8/10/2025

Ma le diete a basso contenuto di carboidrati (CRD) sono veramente pericolose?

A livello generale, in persone che non abbiano particolari problemi di peso, le diete a moderato contenuto di carboidrati sono solitamente associate a maggiore aspettativa di vita. Questo perché introdurre più vegetali in forma non raffinata (frutta, verdura, cereali integrali, legumi) assicura, tramite diverse vie (microbiota, difese antiossidanti, fibre ecc.) minore infiammazione e malattie associate (aterosclerosi, tumori ecc.).

In persone invece che devono perdere peso, le cose cambiano, perché la riduzione dei carboidrati può facilitare il dimagrimento e quindi un miglioramento della salute.

Le diete a ridotto quantitativo glucidico sono associate a miglioramento ai valori di trigliceridi e pressione sanguigna. Invece tendono ad aumentare HDL (colesterolo buono), LDL (colesterolo cattivo) e colesterolo totale.

"Il modello energetico lipidico (LEM) offre una potenziale spiegazione meccanicistica per questi cambiamenti. Negli individui magri, con l'esaurimento delle riserve di glucosio e glicogeno durante le CRD, l'organismo tende a utilizzare il metabolismo dei grassi (lipidi), portando alla conversione delle VLDL in LDL e a una maggiore produzione di ApoA1, che supporta la formazione di HDL."

Che succede allora al rischio cardiovascolare complessivo?

"Questa meta-analisi ha ulteriormente valutato i predittori più forti del rischio di malattie cardiovascolari, i rapporti tra particelle lipidiche (LDL/HDL, TG/HDL e ApoB/ApoA1). I nostri risultati hanno dimostrato effetti favorevoli su tutti questi rapporti lipidici. Inoltre, le CRD hanno ridotto l'infiammazione e i marcatori di disfunzione endoteliale (PCR, IL-6 ed E-selectina). Nel complesso, come negli studi precedenti, le CRD sono state associate a una significativa riduzione del rischio complessivo di malattie cardiovascolari.

Per quanto riguarda la composizione corporea, le diete CRD riducono il peso, il BMI, la circonferenza addominale, la percentuale di grasso, il grasso viscerale, ma anche la massa magra (quindi può favorire una perdita di muscolo, anche se nel complesso si perde più grasso).

"Il modello carboidrati-insulina fornisce un quadro per questi risultati: elevati livelli di insulina derivanti dall'assunzione di carboidrati promuovono la lipogenesi e inibiscono l'ossidazione dei grassi, favorendone l'accumulo. Le CRD abbassano i livelli di insulina, facilitando l'ossidazione dei grassi e la perdita di peso. La perdita osservata di massa magra e massa magra può essere spiegata dalla richiesta gluconeogenica di glucosio da parte di alcuni tessuti, che porta al catabolismo proteico."

Contano solo le calorie? Non sembra.

"Risultati simili tra studi isocalorici (cioè con le stesse calorie) e non isocalorici potrebbero suggerire che la composizione dei macronutrienti influenza in modo indipendente i risultati oltre all'assunzione calorica".

Per quanto riguarda i rischi, insieme alla possibile riduzione della massa magra e alterazioni nei lipidi plasmatici, possono esserci aumentati rischi di osteoporosi, iperuricemia, carenze nutrizionali, disbiosi, perdita di capelli, crampi muscolari e problemi intestinali. Questi rischi vanno monitorati nel tempo.

In sintesi, meglio non avere peso in eccesso (né in difetto, anche i troppo magri hanno ridotta aspettativa di vita), ma se lo si perde, le diete lowcarb possono aiutare, senza essere necessariamente le migliori.

"In conclusione, questa meta-analisi supporta i benefici cardiovascolari (inclusi pressione sanguigna, profilo lipidico e marcatori infiammatori) e antropometrici delle diete a basso contenuto di carboidrati (CRD). Le diete a contenuto di carboidrati moderatamente basso (MCD) hanno fornito un profilo rischio-beneficio equilibrato, mentre le diete più restrittive (LCD, KD) sono state più efficaci per la perdita di peso. La sostituzione dei carboidrati con una combinazione di grassi e proteine ​​ha prodotto i benefici più completi. I benefici sono stati più pronunciati tra le donne e gli individui con sovrappeso/obesità. Nonostante i potenziali svantaggi, le CRD rappresentano una strategia dietetica praticabile per la salute cardiovascolare se implementate con un'adeguata guida professionale, in particolare per i regimi più restrittivi".

Aggiornamento 7/11/2025

Anche nello stato di Washington la tassa sulle bibite zuccherate ha contribuito a far calare il tasso di obesità.
Tra i pochi che non hanno il coraggio di metterla ci sono gli italiani, di qualsiasi colore politico.

Aggiornamento 24/11/2025

(Finalmente) Gli esperti denunciano l'industria alimentare per il suo ruolo nelle malattie moderne.

Le cause dell'obesità non vanno ricercate nella mancanza di volontà, ma nei prodotti dell'industria alimentare.

Secondo la revisione della letteratura disponibile pubblicata su Lancet, "La totalità delle prove supporta la tesi secondo cui la sostituzione di modelli alimentari consolidati con alimenti ultra-processati sia un fattore chiave del crescente peso globale di molteplici malattie croniche legate all'alimentazione".
In pratica senza gli alimenti UPF non esisterebbe l'epidemia di obesità e di patologie correlate.

I meccanismi riguardano sia l'eccessiva disponibilità di calorie, abbinate a consistenza e sapori che aumentano la palatabilità, insieme alla ridotta disponibilità di nutrienti sani come fibre e antiossidanti. Anche la presenza di contaminanti e additivi è una probabile causa di malattia.

Chi minimizza i danni o gli effetti degli alimenti ultraprocessati o è a libro paga delle industrie o si è fatto convincere da quelli a libro paga.


I provvedimenti politici basati sull'evidenza per migliorare gli ambienti alimentari includono:

🔖 adottare etichette di avvertenza obbligatorie sulla parte anteriore della confezione, che funzionano bene per informare i consumatori e ridurre gli acquisti;
👦🏼 proteggere i minori di 18 anni – in particolare sulle piattaforme digitali – dal marketing di alimenti ultra-processati ed estendere le tutele oltre gli "orari dei bambini";
💵 tassare le bevande zuccherate (di almeno il 20%) e alcuni alimenti ultra-processati; utilizzare i ricavi per sovvenzionare frutta, verdura e pasti preparati al momento per le famiglie a basso reddito;
🧋 rimuovere gli alimenti ultra-processati da scuole, ospedali e altre istituzioni pubbliche, limitare la quota di alimenti ultra-processati sugli scaffali dei supermercati e limitare la disponibilità di alimenti ultra-processati vicino alle scuole.

Invito a leggere la riflessione del prof Fontana al link

Aggiornamento 10/1/2026

Una metanalisi dimostra che i corpi chetonici possono essere utili nel caso di insufficienza cardiaca. Si tratta di una patologia in cui le cellule cardiache faticano a produrre energia normalmente, ma riescono a funzionare bene consumando corpi chetonici. Se non producono energia, il cuore non si contrae correttamente e tutto il corpo ne risente.
L'evidenza sull'efficacia delle diete lowcarb e cheto rimane invece inferiore, ma si dimostrano efficaci nel migliorare peso e composizione corporea.

Aggiornamento 20/1/2026

Evitando gli alimenti processati e privilegiando quelli non alterati dall'industria, naturali e ricchi in nutrienti si favorisce la perdita dell'adiposità centrale e viscerale che è quella più associata con le malattie infiammatorie.

Migliorare la qualità della dieta, insieme all'attività fisica, è associato con dimagrimento e una migliore distribuzione del grasso. Questi risultati mostrano come, anche senza contare le calorie, certi comportamenti possano favorire migliore salute. Questo non vuol dire che le calorie non contino in senso assoluto, ma che un bilancio energetico negativo che favorisce l'utilizzo delle calorie di deposito si possa raggiungere anche senza focalizzarsi troppo sulle quantità.

Aggiornamento 29/1/2026

Tradizionalmente, la dieta per problemi renali si concentrava sulla limitazione del consumo di frutta e verdura ricche di potassio, latticini, cereali integrali, legumi, semi e noci per ridurre i rischi di iperkaliemia e iperfosfatemia, nonché sulla promozione di alimenti proteici di origine animale (proteine cosiddette nobili) per ridurre il rischio di spreco di proteine ​​ed energia.

Per anni in pratica si è sconsigliato di usare cereali integrali, noci, verdura e frutta sanissimi, in favore di alimenti meno salubri con meno fosforo e potassio, che non erano neanche assorbiti o comunque non creavano problemi.

Oggi ci si è invece resi conto che conviene puntare su una dieta più vegetale, con alimenti minimamente trasformati da tutti i gruppi alimentari. Si è capito che il problema non sono il potassio e il fosforo dei vegetali, ma quelli presenti come additivi in alcuni alimenti (prosciutto cotto, per esempio), assieme al sodio (sale).

La dieta deve essere personalizzata ed eventuali eccessi di potassio vanno ridotti non togliendo i vegetali, ma privilegiando quelli meno ricchi, in modo da non limitare l'apporto di fibre e altri nutrienti essenziali, che porterebbe a diversi problemi tra cui la costipazione con peggioramento dei valori. La restrizione sugli alimenti sani deve arrivare solo in caso gli squilibri minerali non rispondano agli altri trattamenti.

"Per ottenere una dieta di alta qualità, i pazienti con malattia renale cronica (MRC) dovrebbero essere incoraggiati a consumare una varietà di alimenti all'interno di ciascun gruppo alimentare, tra cui frutta e verdura intere, legumi, semi e noci, carne magra, pesce e frutti di mare, cereali e latticini." Appunto alcuni d questi erano visti come assolutamente nocivi, mentre si sono rivelati utili a ridurre la progressione della malattia, anche tramite il microbiota, quindi l'aumento di SCFA benefici e la riduzione delle tossine uremiche.

"Per i pazienti con malattia renale cronica (MRC), raggiungere una dieta di alta qualità implica anche limitare gli alimenti a bassa densità nutrizionale a causa di perdite durante la lavorazione e/o aggiunta di "calorie vuote" (termine che, chissà perché, non piace a Bressanini), e moderare l'assunzione di composti alimentari potenzialmente associati a malattie croniche. Questo aspetto della moderazione alimentare si concentra principalmente su zuccheri aggiunti, grassi saturi e sale, comuni nelle malattie renali acute (UPF), ed è particolarmente rilevante nelle fasi iniziali della MRC, quando i tradizionali fattori di rischio cardiometabolico come disglicemia e ipertensione possono avere un impatto maggiore sugli esiti di salute, inclusa la progressione della MRC".

Anche i metodi di cottura sono citati: quelli che formano AGEs (forno, frittura, quelli più caldi insomma) sono sconsigliati. La demineralizzazione (bollitura in 2 tempi per ridurre i minerali) non ha sufficienti prove, potrebbe più che altro portare alla perdita di nutrienti utili. Si dovrebbe invece promuovere l'uso delle spezie al posto del sale.

L'acidosi metabolica può essere trattata aumentando l'assunzione di frutta e verdura e riducendo quella di alimenti proteici di origine animale.

In sintesi le indicazioni si vanno a sovrapporre con le ultime indicazioni per una dieta sana, che limiti gli alimenti processati e l'alcol e privilegi gli alimenti non alterati dall'industria, in particolare quelli vegetali.

L'articolo si conclude suggerendo ai professionisti di tenere conto delle preferenze dei pazienti e di implementare le novità gradualmente per far abituare le persone più volentieri. La dieta deve essere di alta qualità ma personalizzata sulle esigenze

Aggiornamento 16/2/2026

Una dieta fatta con alimenti non processati facilita la corretta assunzione di calorie. Invece mangiando alimenti ultraprocessati tendiamo a esagerare e quindi aumentare di peso. Ma non si deve dare possibilità di scegliere gli alimenti processati. In questo modo le persone tendono naturalmente ad assumere più frutta e verdura.
Gli alimenti che non subiscono alterazioni sono più sazianti e nutrienti, mentre quelli trasformati non saziano e tendiamo sempre a mangiarne in eccesso.
Mangiando alimenti veri riusciamo a mangiare una maggiore massa (intesa come peso del cibo) ma con meno calorie. Si sviluppa quella che i ricercatori hanno chiamato "intelligenza nutrizionale", ossia le persone mangiano gli alimenti non impoveriti di nutrienti perché il loro corpo va alla ricerca di nutrienti e solo quelli possono soddisfare il fabbisogno.

"Se confermati, ha affermato uno dei ricercatori, "questi risultati suggeriscono che le strategie dietetiche efficaci dovrebbero concentrarsi meno sulla restrizione calorica e più sul ripristino dei naturali compromessi nutrizionali". In pratica, ciò potrebbe significare progettare pasti in cui i micronutrienti vengono forniti principalmente attraverso alimenti a bassa densità energetica, come le verdure, "piuttosto che essere abbinati alle calorie tramite arricchimento e lavorazione"".

L'autore principale Jeff Brunstrom, professore di psicologia sperimentale all'Università di Bristol, ha affermato: "È entusiasmante vedere che quando alle persone vengono offerte opzioni non elaborate, scelgono intuitivamente alimenti che bilanciano piacere, nutrizione e senso di sazietà, riducendo al contempo l'apporto energetico complessivo. Le nostre scelte alimentari non sono casuali: anzi, sembra che prendiamo decisioni molto più intelligenti di quanto si pensasse in precedenza quando gli alimenti vengono presentati al naturale".

In conclusione "I pasti non trasformati possono ridurre l'apporto energetico perché: 1) hanno un rapporto carboidrati-grassi meno equilibrato; e 2) promuovono una forma di intelligenza nutrizionale in cui si raggiunge un compromesso tra il consumo di calorie e il consumo di micronutrienti, che chiamiamo "riduzione dell'indebitamento dei micronutrienti"."

Aggiornamento 15/6/2026

Identificare i cancerogeni non significa prevenire il cancro. Per farlo davvero bisogna ridurre le esposizioni agli agenti cancerogeni. Per esempio: i lettini solari aumentano il rischio. Si potrebbe vietarli? No, troppi interessi in gioco (e lo stesso vale per alcolici, carne processata ecc.).

"Una vera prevenzione del cancro richiede l'attuazione di misure concrete: educazione (alfabetizzazione sanitaria), politiche efficaci, regolamentazione, tassazione, programmi di vaccinazione, ambienti più salubri e sistemi che rendano la scelta salutare la scelta più semplice."

Aggiornamento 30/6/2026

Si potrebbe anche mantenere sempre lo stesso atteggiamento per cui tutte le calorie sono uguali, tutti i cibi sono uguali ecc. basta non superare le calorie quotidiane, che piace tanto alle industrie alimentari e ai brontonutrizionisti. Grazie a questo approccio le persone sono sempre più sovrappeso e malate.
Se invece vogliamo fare veramente una politica di prevenzione e gestione dell'obesità, Lancet scrive: "Numerose evidenze sostengono l'adozione di politiche volte a migliorare i contesti alimentari e a consentire a individui e famiglie di compiere scelte alimentari più sane. Tali misure comprendono la riformulazione dei prodotti, l'etichettatura sulla parte anteriore della confezione, le campagne di educazione pubblica, le restrizioni alla commercializzazione di alimenti poco salutari rivolta ai bambini e interventi fiscali, come l'applicazione di tasse sui prodotti non salutari".
Disincentivare il consumo degli alimenti ultraprocessati è la vera chiave per la prevenzione. Questi alimenti danno dipendenza e favoriscono l'eccesso ponderale e tutte le malattie che ne derivano. Possono essere consumati saltuariamente ma non devono essere disponibili a basso prezzo.

lunedì 8 giugno 2020

Diverticoli

I diverticoli sono "sacchetti" che possono formarsi nella parete intestinale, e sono ritenuti comuni alterazioni anatomiche rilevabili nel colon umano. La diverticolosi del colon rimane asintomatica nella maggior parte degli individui, ma circa il 25% delle persone può sviluppare diverticolosi sintomatica, definita "malattia diverticolare", dovuta all'infiammazione dei sacchetti ed eventualmente all'infezione seguita al ristagno di feci, batteri, emorragie, formazione di fistole. Quando i diverticoli si infiammano si parla allora di diverticolite (eventualmente acuta/complicata e con forte dolore).


http://www.ba-bamail.com/view.aspx?emailid=24277


Le complicanze della malattia acuta possono arrivare fino alla perforazione del diverticolo e alla peritonite.


An external file that holds a picture, illustration, etc.
Object name is nihms-1518989-f0001.jpg
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6716971/

La patogenesi della malattia diverticolare è meno compresa rispetto alla diverticolosi, ma si ritiene che risulti dalla presenza contemporanea di una predisposizione genetica, uno squilibrio del microbiota intestinale, anomalie neuromuscolari, infiammazione cronica di basso grado o infiammazione acuta, nonché alterazione della motilità del colon.

Pathways
https://www.picmonic.com/pathways/medicine/courses/standard/pathology-196/intestinal-disorders-1202/diverticulosis-and-diverticulitis-assessment_1147

Manca attualmente un consenso per quanto riguarda le opzioni terapeutiche ottimali per la malattia diverticolare, sebbene il trattamento di solito includa l'integrazione di fibre alimentari, terapie farmacologiche (come antibiotici e farmaci antinfiammatori) e probiotici, da soli o in combinazione.


https://www.facebook.com/ClinAnat.OperSurg/posts/1139895196043478?comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22O%22%7D

La prevalenza della malattia asintomatica aumenta con l'età, e in Europa la nazione con la più alta prevalenza è l'Italia (oltre il 50%).
Tra i fattori di rischio per la diverticolosi, sesso maschile, prediabete e sovrappeso, trigliceridi alti, consumo di alcol, scarso consumo di fibre, mentre per la diverticolite lo stile di vita occidentale, contraccettivi orali, cortisone, carne rossa.
Per quanto riguarda il microbiota, le persone con episodi acuti sembrano avere abbondanza di Proteobacteria e carenza di lattobacilli e altri produttori di SCFA come clostridi e fusobatteri, oltre che di A. muciniphila. Anche la SIBO può essere presente.

Trattamento

Storicamente si consiglia una dieta ad alto contenuto in fibre per la gestione della malattia sintomatica ma non complicata (senza diverticolite). In realtà l'evidenza appare bassa dalle revisioni sistematiche, per cui questo approccio può non dare risultati, ma conoscendo i benefici delle fibre tale dieta è comunque da preferire. Solitamente sommare la dieta all'uso di antibiotici non assorbibili (come la rifaximina) aumenta l'efficacia. Anche la mesalazina può aiutare grazie al suo effetto antinfiammatorio.
In ogni caso la dieta ad alto contenuto di fibra e l'attività fisica rimangono le cose più consigliabili sullo stile di vita, assieme al dimagrimento e abbandono del fumo. In particolare si è anche smontato il mito dei semi che entrerebbero nel diverticolo e lo infiammerebbero: non esiste alcuna evidenza che evitarli riduca l'acutizzazione della malattia. Via libera quindi alla frutta oleosa e alla frutta con semi.
I probiotici, grazie al loro effetto di modulazione della flora, di inibizione dei patogeni, della permeabilità intestinale, di riduzione delle citochine infiammatorie come TNFα, appaiono un approccio più fisiologico rispetto agli antibiotici, anche se i risultati negli studi controllati non sono stati esaltanti. Al momento il più indicato appare L. casei DG. Anche E. coli Nissle pare avere efficacia nel prolungare la remissione, e in generale i lattobacilli.
Attualmente si è osservato che una dieta vegetariana è la migliore per prevenire gli episodi acuti. La fibra  dev'essere invece ridotta durante gli episodi acuti. Ma l'alta quantità di fibra, eventualmente anche supplementata, può essere usata come prevenzione secondaria dopo un primo episodio acuto (anche se, come detto prima, l'evidenza appare bassa, tradotto in termini pratici: su diverse persone non funziona). L'episodio acuto può anche portare a IBS (intestino irritabile post diverticolite). Il ruolo del microbiota nella progressione dalla malattia appare importante, e la sua gestione, sebbene ancora poco chiara, può rappresentare un punto chiave.

Aggiornamento 25/1/2020

Lactibiane, un probiotico misto, sembra ridurre l'infiammazione nella diverticolite non complicata

Quale dieta nella IBS (sindrome dell'intestino irritabile)? La dieta FODMAP è efficace, ma può esserlo come una dieta che elimini i cibi "trigger" (attivatori), caffeina, alcol. Queste diete però devono favorire la reintroduzione, perché eliminare per lunghi periodi alimenti può alterare il microbiota negativamente. Tra gli integratori, i probiotici possono aiutare ma è difficile trovare qualcosa che vada bene per tutti, mentre la fibra di psillio ha mostrato efficacia e l'olio di menta piperita riduce i sintomi.

Aggiornamento 4/12/2020

Tra le fibre, lo psillio è utile nell'intestino irritabile e nella stitichezza funzionale. L'acutizzazione dei diverticoli viene prevenuta dalle fibre

https://www.nature.com/articles/s41575-020-00375-4

Aggiornamento 8/1/2021

I batteri rilasciano delle sostanze che modulano i segnali del dolore (nocicezione). Così se abbiamo batteri amici, la sensibilità al dolore si riduce, se ci sono batteri patogeni soffriamo di più, anche per stimoli banali o in condizioni come l'intestino irritabile.. Anche la candida è un patogeno opportunista capace di indurre le vie del dolore e dell'infiammazione con i suoi metaboliti (β-glucani, ATP) e non innocuo come qualcuno dice. Inoltre microbi intestinali utilizzano e/o producono neurotrasmettitori come catecolamine, acido γ-amminobutirrico (GABA) e serotonina, che hanno profondi effetti su umore e condizione psicofisica.
.L'alimentazione è uno dei primi fattori ad influenzare il microbiota. C'è da stupirsi se con la dieta i dolori si riducono?

Aggiornamento 15/2/2021

Nei topi la dieta ricca in zuccheri favorisce le specie patogene opportuniste, come Candida e E. coli, e la permeabilità intestinale. In questo modo E. coli va a stimolare i recettori TLR4, aumentando il rischio di colite.

Aggiornamento 19/4/2021

Le persone con dispepsia funzionale, generici sintomi gastrointestinali di problemi digestivi, hanno 2,8 volte rischio in più di avere SIBO (alterazione nella distribuzione dei batteri intestinali, che risultano in eccesso nel primo tratto) rispetto ai controlli sani. Il gastroenterologo vi ha mai invitato a fare il test per verificare la condizione?

Aggiornamento 19/6/2021

L'infiammazione è la risposta dell'organismo ai problemi, ma per cessare devono essere presenti alcune sostanze, SPM, che risolvono l'infiammazione.
"Il ruolo della risoluzione (=ripristino dell'omeostasi) è un aspetto piuttosto trascurato dell'infiammazione che è distinto dall'immunosoppressione (=attenuazione degli eventi che sostengono l'infiammazione). Nonostante l'insorgenza dell'infiammazione sia riconosciuta come un processo attivo e controllato, la fase di risoluzione è stata erroneamente considerata un processo passivo in cui l'infiammazione semplicemente svanisce. Piuttosto, contemporaneamente alla down-regulation attiva dell'infiammazione, la risoluzione è attivamente promossa da mediatori lipidici specializzati (SPM) che includono maresine, resolvine, protectine e lipossine, prodotte come risultato della scissione enzimatica di PUFA omega-3 (ω- 3) e ω-6".
L'azione delle SPM è necessaria anche a livello della barriera intestinale, dove l'infiammazione aumenta la permeabilità e consente l'ingresso di sostanze infiammatorie, creando un circolo vizioso. L'infiammazione costante non permette la riparazione del tessuto. I derivati degli omega 3 sono quindi fondamentali per il ripristino della funzione di barriera, che è notoriamente legata alle condizioni croniche dell'invecchiamento.
Attraverso lo sforzo orchestrato di arrestare l'infiammazione e attivare i processi di guarigione dei tessuti danneggiati, le SPM insieme ad altri mediatori di risoluzione promuovono il recupero della barriera intestinale e il ritorno all'omeostasi dei tessuti".

Aggiornamento 24/6/2021

Come spiega un articolo dell'American Journal of Gastroenterology, l'approccio "cibo come medicina" può funzionare molto bene in caso di problemi intestinali come reflusso, dispepsia funzionale e gonfiore.
Nel reflusso, il consumo di cioccolato, alcolici, pasti ricchi di grassi, spezie, menta, pomodoro, e in alcuni casi cibi ricchi di fibre, possono favorire la manifestazione.
Per il gonfiore si suggerisce una dieta FODMAP, in cui si evitano alimenti che fermentano, ma va fatta sotto supervisione di un professionista.
Nella dispepsia funzionale, che provoca sazietà precoce, è meglio individuare le sensibilità alimentari personali, anche se grano e alimenti grassi sembrano i maggiori responsabili

Aggiornamento 11/7/2021

L'alimentazione è sicuramente legata a intestino irritabile e altri problemi intestinali, come la dispepsia funzionale, ma è molto difficile risalire alle cause e dimostrarne un legame.
Normalmente i disagi intestinali si riducono facendo ricorso alla dieta FODMAP, che riduce gli zuccheri fermentabili dando così sollievo. Ma esistono diverse cause di dispepsia funzionale legate al cibo. Una può essere la SIBO (eccesso di batteri nella prima parte di intestino) o l'esofagite eosinofila, malattia a base allergica in cui si possono avere IGG elevate. In altri casi può essere il grano o alcune sue componenti, fibre o proteine come glutine e ATI, che possono indurre anche una risposta infiammatoria e immunitaria.
Le proteine del latte, come la caseina A1, possono ugualmente dare problemi, e bisogna distinguere dalla comune intolleranza al lattosio.
Anche la permeabilità intestinale è stata messa in relazione, con l'ingresso nel sangue di proteine allergizzanti o batteri.
Alcune molecole naturali, come salicilati, amine (istamina), glutammato e lectine sono state messe in relazione coi problemi digestivi. Per gli ultimi 2 mancano prove consistenti, ma molti professionisti lavorano anche considerando questi nutrienti. Tra gli additivi invece, la transglutaminasi batterica (pane e altri prodotti industriali), alcuni coloranti e i dolcificanti sono legati a possibili problemi.
L'alterazione del microbiota è un'altra possibile causa e l'uso dei probiotici può aiutare, in particolare Lactobacillus gasseri OLL2716 .

Aggiornamento 26/8/2021

I probiotici formanti spore, come Bacillus subtilis (MY02) and Bacillus coagulans (MY01), che tendono a non colonizzare l'intestino ma comunque possono essere benefici, si dimostrano promettenti riducendo i sintomi nella dispepsia funzionale. Si osservano inoltre riduzione di IL-17 Th17 [T-helper], suggerendo una riduzione dell'infiammazione, e modifiche nel microbiota.
"Non tutti gli individui sono ricettivi ai probiotici e le risposte sono soggettive: alcuni individui sono responsivi e alcuni sono resistenti ai probiotici", hanno scritto gli autori. "In quanto tale, non è chiaro se l'eterogeneità nella presentazione della dispepsia funzionale possa significare che alcuni sottogruppi di pazienti rispondono meglio di altri ai probiotici".

Aggiornamento 12/1/2023

Un case study ha mostrato che il diverticolo non infiammato ha una flora infiammatoria, al contrario del diverticolo infiammato che possiede più produttori di butirrato e meno Firmicutes. Stranezze.

Aggiornamento 27/6/2023

Tra i batteri implicati nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS), la carenza di Actinobacteria (bifidobatteri) e l'eccesso dei generi Flavonifractor e Eisenbergiella.

Aggiornamento 27/10/2023

L'uso di rifaximina a cicli nella diverticolosi non è supportato da evidenza. Può esserlo nella diverticolite acuta non complicata e nella SUDD non complicata, insieme alle fibre come il glucomannano

Aggiornamento 27/6/2024

L'articolo del mio amico dott. Iacopo Bertini ci conferma le indicazioni nei confronti dei diverticoli.
Per prevenirli è opportuno avere una dieta ricca in fibre, magari aumentando gradualmente, per prevenire il passaggio alla forma infiammatoria (diverticolite).
Non è necessario eliminare semi, frutta secca, mais o buccia della frutta: nessuno studio ha dimostrato che aumentano il rischio di diverticolite.
Assumere corrette quantità di acqua e dimagrire in caso di sovrappeso sono ulteriori consigli che riducono il rischio

Aggiornamento 8/5/2025

L'ennesimo studio che conferma che frutta secca e semi NON aumentano il rischio di diverticolite (in questo caso nelle donne). Un vecchio mito della nutrizione, purtroppo portato avanti a tutt'oggi da orde di medici e nutrizionisti non aggiornati, è che i semini finiscano nel diverticolo e lo infiammino. Non esistono prove di questo. In generale una dieta salutare simil mediterranea e ricca di fibre e alimenti veri e povera di cibo spazzatura è protettiva. Speriamo che almeno adesso si smetta di propagandare questa fesseria smentita da anni.

Aggiornamento 9/3/2026

Nelle indicazioni della WGO (World Gastroenterology Organization) i probiotici (e i prebiotici, ossia la fibra) sono utili in diverse situazioni.

Le varie specie collaborano tramite diversi meccanismi per favorire la salute. Supportarli con una dieta ricca in fibre è ugualmente fondamentale. Quali sono i benefici e i meccanismi d'azione?

"🩺 Benefici immunologici
• Attivano i macrofagi locali per aumentare la presentazione dell'antigene ai linfociti B e aumentare la produzione di immunoglobuline A (IgA) secretorie sia a livello locale che sistemico
• Modulano i profili citochinici
• Inducono tolleranza agli antigeni alimentari
🫀• Benefici non immunologici
• Digeriscono il cibo e competono per i nutrienti con i patogeni
• Alterano il pH locale per creare un ambiente locale sfavorevole ai patogeni
• Producono batteriocine per inibire i patogeni
• Eliminano i radicali superossido
• Stimolano la produzione di mucina epiteliale
• Migliorano la funzione della barriera intestinale
• Competono per l'adesione con i patogeni
• Modificano le tossine derivate dai patogeni

🥬Prebiotici
• Effetti metabolici: produzione di acidi grassi a catena corta, assorbimento di ioni (Ca, Fe, Mg)
• Migliorano l'immunità dell'ospite (produzione di IgA, modulazione delle citochine, ecc.)".

Si parla esplicitamente di modulazione dell'immunità, alla faccia di chi vi dice che "potenziare" il sistema immunitario è una fesseria. Noi dobbiamo agire in modo da migliorare la sua risposta, che, se eccessiva, può portare ad autoimmunità, ma proprio il fatto di "modulare", ossia non permettere l'eccessiva attivazione ma allo stesso tempo avere una corretta risposta difensiva, è la chiave per la salute.

I prebiotici agiscono sulla flora batterica intestinale aumentando il numero o l'attività dei batteri benefici. Ciò può comportare una riduzione della popolazione di microrganismi potenzialmente patogeni o una riduzione delle attività metaboliche potenzialmente dannose del microbiota ospite. I prebiotici possono anche influire sulla funzione immunitaria.

"I ceppi probiotici possono mediare gli effetti sulla salute attraverso uno o più dei diversi meccanismi identificati. I probiotici possono influenzare l'ecosistema intestinale influenzando i meccanismi immunitari della mucosa, interagendo con microbi commensali o potenzialmente patogeni, generando prodotti metabolici finali come gli acidi grassi a catena corta e comunicando con le cellule ospiti attraverso la segnalazione chimica (vedi figura). Questi meccanismi possono portare all'antagonismo di potenziali patogeni, a un miglioramento dell'ambiente intestinale, al rafforzamento della barriera intestinale, alla downregulation dell'infiammazione e alla upregulation della risposta immunitaria nei confronti degli antigeni. Si ritiene che questi fenomeni siano responsabili degli effetti più benefici, tra cui la riduzione dell'incidenza e della gravità della diarrea, che è uno degli usi più ampiamente riconosciuti dei probiotici".

Senza pretendere che possano essere infallibili, molte patologie legate all'intestino direttamente o indirettamente possono migliorare con specifici ceppi batterici.

In particolare:

Lactobacillus rhamnosus GG, Lactobacillus reuteri DSM 17938, L. reuteri ATCC, Lactobacillus rhamnosus HS111, L. acidophilus HS101, Bifidobacterium bifidum sono utili nella candosi orale.

Lactobacillus paracasei B 21060, L. rhamnosus GG, Saccharomyces boulardii CNCM I-745, Enterococcus faecium SF68 nella diarrea acuta negli adulti.

L. casei DN114, L. bulgaricus, Streptococcus thermophilus, Lactobacillus acidophilus CL1285, L. casei, Lactobacillus rhamnosus GG, Saccharomyces boulardii CNCM I-745, Lactobacillus reuteri DSM 17938, il mix Lactobacillus acidophilus NCFM,L. paracasei Lpc-37, Bifidobacterium lactis Bi-07, B. lactis Bl-04, il mix Bifidobacterium bifidum W23, B. lactis W18, B. longum W51, Enterococcus
faecium W54, Lactobacillus acidophilus W37 and W55, L. paracasei W72, L. plantarum W62, L. rhamnosus W71, L. salivarius W24, il mix Lactobacillus rhamnosus GG, L. acidophilus La5, B. animalis subsp. lactis BB-12, il mix Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus plantarum, Lactobacillus casei, Lactobacillus delbrueckii subspecies bulgaricus, Bifidobacterium breve, Bifidobacterium longum, Bifidobacterium infantis, Streptococcus salivarius subsp. thermophilus nella diarrea indotta da antibiotico.

Lactobacillus acidophilus CL1285 e L. casei LBC80R, Saccharomyces boulardii CNCM I-745, Lactobacillus acidophilus NCFM, L. paracasei Lpc-37, Bifidobacterium lactis Bi-07 e B. lactis Bl-04, oligofruttosio nella prevenzione e trattamento del C. difficile.

Lactobacillus rhamnosus GG, anche insieme al B. animalis subsp. lactis BB-12, Lactobacillus reuteri DSM 17938 e L. reuteri ATCC, Bacillus clausii (Enterogermina), Saccharomyces boulardii CNCM I-745, il kefir coadiuvano l'eradicazione di H. pylori.

Lactobacillus acidophilus LAC-361 e Bifidobacterium longum BB-536, il mix Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus plantarum, Lactobacillus casei, Lactobacillus delbrueckii subspecies bulgaricus, Bifidobacterium breve, Bifidobacterium longum, Bifidobacterium infantis, Streptococcus salivarius subsp. thermophilus, Lactobacillus acidophilus LA-5 insieme a B. animalis subsp. lactis BB-12 sono efficaci per prevenire la diarrea associata a radioterapia.

Il mix Lactobacillus casei, L. rhamnosus, Streptococcus thermophilus, Bifidobacterium breve, L. acidophilus, B. longum, and L. bulgaricus, più FOS e yogurt arricchito con Lactobacillus acidophilus LA-5 insieme a B. animalis subsp. lactis BB-12 migliorano la MASLD.

Bifidobacterium bifidum MIMBb75, Lactobacillus plantarum 299v, Escherichia coli Nissle, Bifidobacterium infantis 35624, Saccharomyces boulardii CNCM I-745 e svariati altri mix sono utili nell'IBS.

Lactobacillus reuteri DSM 17938, Inulina e FOS, il mix Lactobacillus paracasei (Lpc-37), L. rhamnosus (HN001), L. acidophilus (NCFM) e Bifidobacterium lactis (HN019), Lactococcus lactis subsp. cremoris FC e Lactobacillus casei Shirota sono efficaci nella costipazione funzionale.

Nella malattia diverticolare non complicata i ceppi efficaci sono Lactobacillus casei subsp. DG, Lactobacillus paracasei B21060 e il mix Bifidobacterium lactis LA 304, L. salivarius LA 302, L. acidophilus LA 201.

Lactobacillus casei strain Shirota, Lactobacillus gasseri OLL2716 e Bifidobacterium breve Bif195 riducono i danni intestinali da antinfiammatori.

Clostridium butyricum Miyairi e la formula DeSimone sono indicati nella prevenzione e mantenimento della remissione della pouchite in caso di RCU. Tale formula, insieme al E. coli Nissle, funziona anche per indurre la remissione nella colite ulcerosa.

Lo yogurt, Lactobacillus acidophilus DDS-1, Bifidobacterium longum BB536 insieme a Lactobacillus rhamnosus HN001, Pediococcus acidilactici CECT 7483 insieme a Lactobacillus plantarum CECT 7484 e L. plantarum CECT 7485 aiutano nei confronti dell'intolleranza al lattosio.

A livello pediatrico:

Nella gastroenterite acuta i probiotici sono utili in generale. I più utili sono però L. rhamnosus GG, S. boulardii, L. reuteri DSM 17938, B. lactis B94 + inulina, il mix B. lactis Bi-07, L. rhamnosus HN001 e L. acidophilus NCFM. Molti sono efficaci anche nella diarrea associata ad antibiotici.

Per contrastare quella associata a C. difficile il migliore è S. boulardii, così come l'infezione da H. pylori. Molti sono utili anche per prevenire l'enterocolite necrotizzante.

Per ridurre le coliche del lattante sono indicati L. reuteri DSM 17938, B. lactis Bb12, vivomixx.

I migliori per l'IBS/dolore addominale funzionale sono L. reuteri DSM 17938 e L. rhamnosus GG.

Nella NAFLD (fegato grasso) i probiotici sono molto utili, sia lattobacilli che bifidi, ma non ci sono ancora dati precisi sui ceppi.

Oltre a queste, si è accertato il loro potenziale nelle malattie extraintestinali, essendo queste spesso correlate con un asse intestinale. "Numerosi studi hanno dimostrato che i probiotici possono ridurre la vaginosi batterica, prevenire la dermatite atopica nei neonati, ridurre i patogeni orali e la carie dentale e ridurre l'incidenza e la durata delle comuni infezioni delle vie respiratorie superiori. Il beneficio netto dei probiotici durante il periodo perinatale nella prevenzione delle malattie allergiche ha portato l'Organizzazione Mondiale delle Allergie a raccomandare l'uso di probiotici durante la gravidanza, l'allattamento e lo svezzamento nelle famiglie ad alto rischio di malattie allergiche. Probiotici e prebiotici sono inoltre in fase di sperimentazione per la prevenzione di alcune manifestazioni della sindrome metabolica, tra cui sovrappeso, diabete di tipo 2 e dislipidemia."

I prodotti commerciali devono essere affidabili e certificati perché purtroppo, non avendo la purezza e i controlli dei farmaci, possono non soddisfare le esigenze. Una controindicazione sicura è l'uso in persone con sistema immunitario compromesso.

Aggiornamento 20/4/2026

L'infiammazione costante nell'intestino dovuta alla colite provoca modifiche epigenetiche (nell'espressione del DNA) che vengono "memorizzate" e predispongono per il tumore intestinale.
Vieni in studio per un'alimentazione che riduca l'infiammazione intestinale.