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domenica 5 giugno 2022

Ohi che dolore!


Da cosa dipendono i dolori legati all'intestino irritabile dopo il pasto?


https://www.facebook.com/fitchicksacademyprograms/photos/its-not-funny-to-suffer-from-ibs-if-you-do-you-are-not-alone-between-25-45-milli/1276286115846261/


Si tratta di un insieme di fattori. Fondamentalmente dall'attivazione di recettori intestinali che agiscono su vie infiammatorie. Trovo quindi giusto usare la definizione di "infiammazione da cibo".

"Il cibo evoca e amplifica l'ipersensibilità viscerale attraverso percorsi dipendenti dai mastociti (1) e indipendenti dai mastociti (2).

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35506862/



L'ingestione di cibi ricchi di carboidrati fermentabili (FODMAP e altri zuccheri scarsamente assorbiti) porta alla fermentazione batterica prevalentemente nel colon, producendo gas e metaboliti osmoticamente attivi che possono dilatare il colon e amplificare l'ipersensibilità viscerale preesistente. Batteri specifici producono anche mediatori neuroattivi (istamina, LPS, derivati del triptofano) che evocano o amplificano l'ipersensibilità viscerale attraverso percorsi che possono essere dipendenti o meno dai mastociti. Anche le cellule intermedie (ad es. enterociti, cellule enteroendocrine o altre cellule immunitarie) possono contribuire a entrambe le vie. Anche la riesposizione agli antigeni alimentari in seguito alla perdita della tolleranza orale causata da una colite infettiva acuta autolimitante o da stress psicologico potrebbe portare all'attivazione dei mastociti IgE-dipendente e all'ipersensibilità viscerale."
La permeabilità intestinale, il passaggio di molecole dall'intestino dovuto a un'alterazione della funzione di barriera, sembra giocare un ruolo.
Altri attivatori dei sintomi possono essere cibi grassi, tramite lo stimolo motorio, alcune componenti del grano come il glutine e gli inibitori dell'α-amilasi-tripsina.
Misurare le Ig-G antigliadina potrebbe suggerire chi può avere problemi col grano ma in generale il ruolo degli anticorpi Ig-G rimane controverso.
In generale le Ig-E, gli anticorpi delle allergie classiche, rimangono basse, per cui si pensa a un coinvolgimento di altre vie per l'attivazione dei mastociti o l'aumento solo locale (nell'intestino) delle Ig-E.
Istamina e proteasi portano all'attivazione dei mastociti e a segnali immunogeni che causano l'ipersensibilità viscerale. È possibile notare come riducendo i FODMAP si riducano sia i dolori che l'istamina nelle urine.
Si pensa per questo appunto a una risposta immune che sia solamente locale, confermata anche dal fatto che l'iniezione intestinale di cibo provoca il dolore, con perdita della tolleranza orale. La reazione può essere paragonata all'induzione di rinite allergica, ossia una reazione che coinvolga solo il naso.
Alcune prove suggeriscono che anche lo stress psicologico può favorire la perdita della tolleranza. Non si capisce esattamente se il sistema Th2 sia coinvolto.

Il microbiota, fermentando i FODMAP, ha un ruolo importante nel dolore e nella sensibilità viscerale. Anche la produzione di indoli e triptamina, derivati del triptofano, l'aminoacido che viene convertito anche in serotonina, dipende dai microbi del nostro intestino. La produzione di istamina da diversi batteri, in particolare da Klebsiella aerogenes, lega microbiota e dolori addominali,
Oltre all'istamina anche LPS, un metabolita dei batteri gram negativi come E. coli, attiva i mastociti (attraverso PGE2, mediatore dell'infiammazione) e così i recettori del dolore dei nervi nocicettivi.

Purtroppo non abbiamo marker che possano dare indicazioni affidabili, ma una dieta personalizzata può sicuramente aiutare: capire chi possa trarre vantaggio da farmaci, probiotici e altri modi per alterare il microbiota è la sfida odierna.

Qui continueranno gli aggiornamenti sulle sensibilità alimentari (presunte intolleranze).

Aggiornamento 9/6/2022

In uno studio controllato, in persone con intestino irritabile (IBS) la dieta FODMAP ha dato maggiori miglioramenti rispetto ai farmaci spasmolitici. Secondo i ricercatori questo approccio dietetico dovrebbe essere usato come prima scelta.

Aggiornamento 22/6/2022

La SIBO, una condizione caratterizzata da eccesso di batteri nel primo tratto intestinale, è spesso causa di problemi addominali, dal gonfiore alla stitichezza.
Il trattamento è fatto solitamente con la rifaximina, un antibiotico che non viene assorbito nel sangue.
Si possono aggiungere la dieta FODMAP, procinetici, probiotici (che possono a volte peggiorare la situazione), erbe medicinali con potere battericida (origano, berberina ecc.)
In uno studio il trattamento con erbe è efficace più della rifaximina, con meno effetti collaterali.

Aggiornamento 24/7/2022

Il reflusso (GERD) si può spesso gestire manipolando le fonti di carboidrati.
In uno studio randomizzato le fonti di carboidrati semplici sono state la principale causa di reflusso e la rimozione migliora i sintomi.
Questo sembra dovuto alla presenza di sensori per gli zuccheri nell'intestino che influenzano gli ormoni intestinali, lo svuotamento gastrico e quindi la progressione della digestione.
Inoltre l'eccesso di carboidrati tende a fermentare producendo SCFA che possono far rilassare la muscolatura, favorendo il reflusso.
"Gestire la riduzione dell'assunzione di carboidrati è una strategia dietetica praticabile e pragmatica da includere nella gestione del GERD sintomatico".

Aggiornamento 9/8/2022

In circa un quarto delle persone con sindrome dell'intestino irritabile (IBS) il principale responsabile potrebbe essere il batterio Klebsiella aerogenes, principale produttore di istamina. L'istamina attiva i recettori per l'ipersensibilità viscerale e può rappresentare il ponte tra immunità, infiammazione, tolleranza e dolore. Dare una dieta a ridotta quantità di fibre fermentabili riduce l'istamina dando sollievo. La ricerca dell'istamina nelle feci può essere d'aiuto.

Il cibo come medicina 4

 

Continua qui il post storico sull'uso di alimenti e nutrienti come terapia

Aggiornamento 9/6/2022


In uno studio controllato, in persone con intestino irritabile (IBS) la dieta FODMAP ha dato maggiori miglioramenti rispetto ai farmaci spasmolitici. Secondo i ricercatori questo approccio dietetico dovrebbe essere usato come prima scelta.

Le linee guida ESPEN sulla nutrizione nei tumori raccomandano gli omega 3 in caso di cachessia, mentre per altri supplementi non ci sono abbastanza evidenze

Aggiornamento 14/6/2022

Astragalo e quercetina hanno un potenziale per ridurre l'iperuricemia, una condizione che porta alla gotta ma in generale favorisce problemi metabolici e cardiovascolari.
L'astragalo, un'erba della medicina tradizionale cinese, migliora il microbiota, i sali biliari e gli ormoni dello stress, favorendo la funzionalità renale e l'escrezione dell'acido urico.
La quercetina aumenta l'escrezione di urati, ha un effetto antiossidante e antinfiammatorio, migliora le patologie metaboliche (iperglicemia, ipertensione, obesità) che accompagnano l'iperuricemia.
Queste sostanze hanno il potenziale per essere usate da sole o congiuntamente ai farmaci per ridurne la tossicità

Aggiornamento 5/11/2022

Alcune sostanze naturali presenti in alimenti vegetali sostengono un invecchiamento sano favorendo il rinnovamento dei mitocondri, gli organelli che danno energia alla cellula.
"I composti bioattivi come curcumina, astaxantina, resveratrolo, idrossitirosolo, oleuropeina e spermidina, presenti sia nella dieta mediterranea che in quella di Okinawa, esercitano le loro funzioni protettive aumentando l'attività degli induttori della mitofagia, che rimuove i mitocondri danneggiati, e promuovendo la generazione di nuovi mitocondri. Dato il ruolo dello stress ossidativo nel guidare la disfunzione mitocondriale e la riduzione della mitofagia, le proprietà antiossidanti di questi composti proteggerebbero dall'invecchiamento cerebrale prematuro e dalle malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer (AD). Una mitofagia difettosa può innescare o peggiorare malattie neurodegenerative come l'AD, dove la disfunzione mitocondriale gioca un ruolo centrale nella patogenesi".
Aggiornamento 19/6/2022

La dieta chetogenica VLCKD induce miglioramenti nel profilo ormonale di donne con ovaio policistico in maniera superiore a quelli di una semplice dieta ipocalorica. Questo permette una riduzione dell'eccesso di testosterone (che induce l'irsutismo e le alterazioni metaboliche) e delle disfunzioni ovulatorie che causano problemi di fertilità.

Aggiornamento 20/6/2022

Secondo le linee guida ADA sul trattamento nutrizionale del diabete di tipo 2, "Se integrate con supporto comportamentale e corretta consulenza, le diete strutturate a bassissimo contenuto calorico VLCKD, in genere 800-1.000 kcal/giorno che utilizzano alimenti ad alto contenuto proteico e prodotti sostitutivi del pasto, possono aumentare il ritmo e/o l'entità della perdita di peso iniziale e dei miglioramenti glicemici rispetto a interventi comportamentali standard. Poiché il recupero del peso è comune, tali interventi dovrebbero includere strategie di mantenimento del peso a lungo termine e consulenza per mantenere la perdita di peso e i cambiamenti comportamentali".
In pratica come dico sempre ai pazienti il dimagrimento che si ha inizialmente con la dieta chetogenica è solo il primo passo, ma i cambiamenti a lungo termine si mantengono solo con dei miglioramenti dello stile di vita (dieta corretta e attività fisica) che bisogna essere in grado di sostenere.

Molti rimedi ayurvedici sono efficaci nel migliorare i parametri glicemici nei diabetici, ma sono necessari ulteriori studi sulla sicurezza e di migliore qualità

Aggiornamento 22/6/2022

La SIBO, una condizione caratterizzata da eccesso di batteri nel primo tratto intestinale, è spesso causa di problemi addominali, dal gonfiore alla stitichezza.
Il trattamento è fatto solitamente con la rifaximina, un antibiotico che non viene assorbito nel sangue.
Si possono aggiungere la dieta FODMAP, procinetici, probiotici (che possono a volte peggiorare la situazione), erbe medicinali con potere battericida (origano, berberina ecc.)
In uno studio il trattamento con erbe è efficace più della rifaximina, con meno effetti collaterali.

Aggiornamento 26/6/2022

Quali supplementi possono essere utili nell'emicrania?
Tra le erbe, il partenio e il farfaraccio hanno mostrato efficacia. Devono essere usati purificati perché possono avere elementi tossici e non possono essere usati in gravidanza.
Tra i nutrienti, magnesio, coenzima Q10 e vitamina B2.
Avere pasti e sonno regolari è un comportamento che aiuta.
Per quanto riguarda i cibi "trigger" (che scatenano l'attacco), si tratta di condizioni molto soggettive che è difficile definire.
L'agopuntura e lo yoga possono essere lievemente efficaci.

Aggiornamento 12/7/2022

Nella più completa revisione recente dei dati sul rapporto tra microbiota intestinale e cervello (oltre 1600 citazioni) si riporta che "ci sono prove accumulate da studi sia sugli animali che clinici che implicano il ruolo del microbiota in una varietà di malattie psichiatriche, neurologiche e neurodegenerative. Tuttavia, siamo ancora agli inizi in questo campo ed è necessaria cautela nell'interpretazione dei dati di tali studi".
Il campo in cui vi è maggiore evidenza sulla manipolazione del microbiota è l'intestino irritabile (IBS), mentre sulle malattie neurologiche e psichiatriche si è ancora all'inizio.
"Uno dei grandi enigmi nella medicina basata sul microbiota è come definire un microbiota sano. Le differenze interindividuali nella composizione del microbiota possono essere notevoli, il che rende difficile un approccio "una taglia che veste per tutti" per prendere di mira il microbiota. Tuttavia, offre anche opportunità in quanto il microbiota potrebbe essere il canale per efficaci approcci di medicina personalizzata in futuro.
Dato il ruolo della dieta nella modulazione del microbiota, potremmo davvero concentrarci su un asse dieta-microbiota-intestino-cervello nel mediare la salute e la malattia nel corso della vita. Pertanto, oltre alla citazione all'inizio di questa recensione ("tutte le malattie iniziano nell'intestino"), Ippocrate avrebbe anche detto: "fa che il cibo sia la tua medicina". Forse una versione modificata ora merita di essere presa in considerazione "lascia che il cibo per i tuoi microbi sia la tua medicina per il cervello"".

Aggiornamento 16/7/2022

I consigli di Chris Kresser per la gestione delle infezioni del tratto urinario ricorrenti (cistite), patologie che diventano ricorrenti e resistenti agli antibiotici

🛡 Usare il D-mannosio, uno zucchero che inibisce l'adesione di E. coli, il principale batterio responsabile, alle pareti del tratto urinario
usare enzimi che degradano i biofilm, forme di resistenza che riparano i batteri dai farmaci. Tra di essi anche la nattokinasi.
🥥 usare la lauricidina, un composto naturale presente nel cocco con proprietà battericide grazie alla monolaurina
🥛 usare la lattoferrina che può potenziare le difese immunitarie


Aggiornamento 28/7/2022

Il cacao amaro può avere sulla pressione sanguigna un effetto simile a quello dei farmaci. Nello studio, fatto su persone con valori borderline, vi è stata comunque una forte variabilità interindividuale dell'effetto.
"I dati confermano che il cacao può ridurre la pressione arteriosa e la rigidità arteriosa nella vita di tutti i giorni quando i valori sono elevati all'interno dell'intervallo di normalità", hanno affermato gli autori. "L'entità degli effetti, in particolare entro le prime 3 ore, è simile a quella che si ottiene coi farmaci antipertensivi standard negli studi clinici, evidenziando la rilevanza clinica e il potenziale dei flavanoli per l'uso nella pratica clinica".

Inoltre, un'ampia percentuale di effetti di variazione intra- e inter-individuale era correlata ai valori pressori basali, e il cacao abbassava la pressione arteriosa solo se prima era elevata. Ciò riduce le preoccupazioni sul fatto che il cacao possa comportare rischi per la salute inducendo ipotensione, come può accadere con i farmaci antipertensivi".
"Questo ha importanti implicazioni di sicurezza e meccanicistica", ha affermato il team. "In particolare, nella prevenzione primaria, la sicurezza è un problema importante e un'eccessiva riduzione della pressione arteriosa può rappresentare un rischio per la sicurezza, come descritto per i farmaci antipertensivi".

Il professor Heiss ha dichiarato: "L'impatto positivo dei flavanoli del cacao sul nostro sistema cardiovascolare, in particolare sulla funzione dei vasi sanguigni e sulla pressione sanguigna, è innegabile. I medici spesso temono che i farmaci possano diminuire troppo la pressione soprattutto nei primi giorni".
L'effetto dura anche alcune ore dopo probabilmente grazie alla metabolizzazione dei flavanoli da parte dei batteri intestinali.

Aggiornamento 5/8/2022

Quali sono le raccomandazioni in caso di emocromatosi, una patologia in cui si accumula ferro nell'organismo?
Evitare supplementi di ferro e vitamina C, ridurre la carne rossa, evitare l'alcol. Moderare la frutta per l'apporto di vitamina C.

Aggiornamento 17/8/2022

La vitamina B6 ad alte dosi riduce l'ansia, modificando l'attività neuronale, in particolare a livello dei neuroni GABAergici inibitori.
È stato evidenziato anche un effetto minore sulla depressione.
La B6 era già nota per il suo effetto benefico sull'emicrania, in particolare su quella con sintomi visivi.

Aggiornamento 20/8/2022

La benfotiamina, una forma sintetica di tiamina (vitamina B1) è in grado di ridurre lo stress ossidativo e l'infiammazione aumentando la degradazione degli AGEs e modulando le vie infiammatorie.
In uno studio su 70 persone con Alzheimer moderato (perdita della memoria e medio declino cognitivo) la benfotiamina è apparsa sicura e ha migliorato le condizioni neurologiche riducendo gli AGEs e agendo probabilmente mediante la modulazione di alcuni enzimi relativi al metabolismo energetico neuronale, alla trasmissione colinergica e come antiossidante.
Sono necessari studi più grandi per confermare l'efficacia.

Aggiornamento 23/8/2022

Il miele può agire come prebiotico e contrastare la disbiosi (alterazione del microbiota).
Favorisce la crescita di specie buone (bifidi, lattobacilli, Desulfovibrio) in maniera simile alle fibre GOS e FOS.
Le specie inibite invece sono Listeria monocytogenes, Clostridium perfringens, Eubacterium aerofaciens e altri enteropatogeni come Salmonella, Shigella, E. coli, Yersinia enterocolitica, Campylobacter, Clostridium difficile, in alcuni casi anche quelli resistenti ai farmaci.
Inoltre agisce modulando le citochine in modo da ridurre infiammazione e stress ossidativo.
Solitamente il miele più scuro ha maggiori proprietà antiossidanti perché contiene maggiori quantità di fenoli.

Aggiornamento 6/9/2022

La menta piperita si conferma efficace nel trattamento della sindrome dell'intestino irritabile (IBS). L'evidenza è però di scarsa qualità. Un effetto collaterale comune è l'induzione di reflusso gastroesofageo.

Aggiornamento 8/9/2022

Secondo una revisione degli studi la supplementazione con omega 3 può diminuire i livelli sierici di TNF-α, IL-6 e CRP, tre marcatori associati all'infiammazione. "I pazienti con malattie la cui patogenesi è correlata all'infiammazione cronica, come cancro, malattie renali, diabete mellito e malattie cardiache, possono beneficiare dell'integrazione di omega 3". Sia EPA che DHA, i 2 principali omega 3, hanno effetto da singoli, ma se usati contemporaneamente l'effetto è migliore e sinergico.


Aggiornamento 10/9/2022

Le malattie reumatiche autoimmuni (tra cui artrite reumatoide, sindrome di Sjogren, lupus eritematoso sistemico e sclerosi sistemica) sono caratterizzate da infiammazione che colpisce le articolazioni. La loro causa è parzialmente incerta ma sicuramente l'insieme di cause ambientali e predisposizione genetica giocano ruoli fondamentali. Gli studi sui fattori dietetici che possano ridurre lo stato infiammatorio sono ancora pochi ma in aumento. Nelle conclusioni della revisione si afferma che la dieta gioca un ruolo cruciale nel trattamento di queste patologie attraverso la gestione dell'infiammazione, dello stato nutrizionale e dello stress ossidativo e una dieta specifica può essere un utile supporto per i pazienti.
Tra i grassi, quelli saturi appaiono aumentare l'infiammazione mentre quelli omega 3 e monoinsaturi (olio d'oliva) la contrastano.
Le fibre possono modulare favorevolmente la malattia ma in alcuni casi peggiorare i sintomi intestinali.
Come approcci generali, una dieta ipocalorica, la dieta mediterranea e il digiuno possono essere efficaci, ma esistono dei dubbi su fatto che il semplice dimagrimento sia responsabile.
Anche le diete di esclusione (vegana, senza glutine, antinfiammatoria ecc.) hanno mostrato buoni risultati in alcuni casi. Sono in generale caratterizzate da una prevalenza di alimenti vegetali su quelli animali e ricche in antiossidanti.
"In molti casi le diete di eliminazione hanno portato a risultati positivi perché sono stati considerati soggetti con alcune intolleranze alimentari. In questi pazienti ci si attende un miglioramento, ma questo non significa che questi benefici siano validi ed estendibili a tutta la popolazione senza intolleranze alimentari. Inoltre, questi risultati dovrebbero essere interpretati con cautela poiché gli studi disponibili hanno diversi pregiudizi che limitano la robustezza dei risultati", come la difficoltà a fare lo studio in cieco.

Il diabete di tipo 2 è una patologia caratterizzata da uno stato infiammatorio e di stress ossidativo che concorrono alla ridotta sensibilità all’ormone insulina. L’uso di sostanze naturali che contrastino queste alterazioni può quindi migliorare il metabolismo glucidico. Per esempio lo zafferano, con il suo più importante metabolita crocina, ha effetti antiossidanti e può ridurre la glicemia nei diabetici. In uno studio randomizzato e controllato assumere 30mg di zafferano o di crocina ha migliorato la glicemia e l’emoglobina glicata in persone diabetiche non trattate coi farmaci in maniera significativa rispetto al placebo. Gli autori concludono osservando che è possibile usarlo come terapia complementare.

Aggiornamento 14/9/2022

Il succo di prugna viene definito come una efficace e naturale terapia nutrizionale per la costipazione

Aggiornamento 20/9/2022

L'EAACI, la società europea degli allergologi, si conferma una delle società scientifiche più moderne per quanto riguarda la posizione sull'alimentazione. Ha infatti rilasciato un documento in cui si chiarisce l'importanza della fibra per la modulazione del sistema immunitario, sia per quanto riguarda la prevenzione che la gestione della tolleranza immunitaria e quindi delle allergie.
I fattori dietetici possono funzionare da "allenatori" per il sistema immunitario, e i cambiamenti nell'alimentazione degli ultimi decenni hanno un ruolo causale nell'aumento delle allergie.
Il passaggio a una dieta povera di vegetali "ha influenzato negativamente la diversità e la composizione del microbiota, le caratteristiche specie-specifiche, il metabolismo microbico e la tolleranza immunologica".
Le cellule immunitarie, tra cui quelle dendritiche che conferiscono la tolleranza, i mastociti che rilasciano istamina e le Tregs da cui derivano i linfociti attivati e polarizzati Th2 (favorenti l'allergia), hanno recettori per gli SCFA, i derivati della fibra prodotti dai batteri buoni.
Una buona quantità di fibre può essere protettiva anche dalle malattie infettive respiratorie come COVID19 in forma grave grazie alla modulazione sul microbiota.
La position si conclude sottolineando che le fibre contribuiscono al mantenimento di una mucosa tolerogenica e possono proteggere dai disturbi allergici, ma c'è ancora incertezza sul trattamento ottimale da somministrare.
Per esempio la sola presenza di fibre in caso di mancanza di alcune specie batteriche può non essere sufficiente e la migliore strategia sarebbe quella di integrare anche i probiotici. Inoltre una varietà di fibre può avere effetto migliore rispetto ad un solo tipo. Sono necessari ulteriori studi per perfezionare le conoscenze e rilasciare linee guida precise.

Aggiornamento 5/10/2022

Le nuove linee guida sul diabete di tipo 2 rilasciate da European Association for the Study of Diabetes (EASD) e American Diabetes Association (ADA) focalizzano il trattamento invitando alla perdita di peso. Può sembrare scontato ma quelle precedenti puntavano più sulla gestione. Ora che si sa che il dimagrimento può portare a una remissione della malattia si chiede maggiormente il dimagrimento e non si punta più solo sulla gestione delle glicemie. Inoltre si invita a una maggiore personalizzazione delle terapie e a un approccio olistico col paziente al centro. Si raccomanda anche di usare un linguaggio comprensibile, inclusivo, rispettoso e senza stigmatizzazioni.
Per quanto riguarda l'approccio nutrizionale, i professionisti della nutrizione devono fornire una dieta di tipo salutare, che mantenga il piacere del cibo e sia focalizzata sulla qualità degli alimenti e non solo sulla restrizione calorica. Questo tipo di approccio può prevenire, ritardare e trattare le complicanze del diabete grazie all'effetto sui parametri metabolici, soprattutto emoglobina glicata.
Non esistono valori assoluti nei rapporti tra macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati), ma si devono enfatizzare i cibi salutari e minimizzare quelli dannosi tenendo conto delle preferenze del paziente.
Per la prima volta, assieme a quelle sull'attività fisica, si danno indicazioni anche sulla necessità e l'importanza di un sonno salutare e riposante per la gestione del diabete.
Aggiornamento 15/10/2022

Alcune persone hanno emicrania dovuta a cibi "trigger" (attivatori). Tuttavia sono di difficile individuazione e spesso un semplice miglioramento dello stile di vita (dimagrimento, evitare alcol e caffeina, non saltare pasti e idratarsi correttamente) è sufficiente per migliorare le condizioni di molte persone.
Anche la gestione dello stress è importante.
Alcuni nutraceutici come magnesio, riboflavina, coenzima Q10 e partenio hanno mostrato discreta efficacia.

Aggiornamento 16/10/2022

Il dimagrimento ottenuto con la dieta chetogenica migliora la riserva ovarica e la funzione luteale in donne obese con PCOS (ovaio policistico), favorendo la loro fertilità. Si sono rilevati cambiamenti favorevoli in molti parametri legati alla fertilità, come ormone antimulleriano, SHBG, progesterone ecc.
A causa della mancanza di gruppo di controllo i ricercatori non possono essere sicuri che l'effetto sia da attribuire alla dieta o al dimagrimento, ma l'effetto ottenuto rapidamente può essere l'ideale in donne che ricorrono alla fecondazione assistita.

Aggiornamento 19/10/2022

"Secondo l'evidenza scientifica odierna, possiamo affermare che un elevato consumo di zuccheri e grassi saturi e un basso consumo di frutta e verdura sono associati alla depressione.
Gli studi di intervento per la depressione basati su approcci nutrizionali e interventi sullo stile di vita con dieta come trattamento aggiuntivo mostrano risultati promettenti."


Fornire pasti sani ed equilibrati a persone con patologie avanzate come diabete, insufficienza cardiaca, malattia renale allo stadio terminale, HIV e cancro potrebbe portare al risparmio di 13 miliardi di dollari negli USA e oltre un milione di ospedalizzazioni. Gli autori concludono che il cibo può essere una vera medicina per le malattie croniche e che fa risparmiare soldi alla sanità.

Aggiornamento 21/10/2022

L'urolitina A, un composto derivato dai polifenoli della melagrana, migliora la risposta immunitaria nei confronti dei tumori nel modello animale e può quindi supportare l'immunoterapia.

Aggiornamento 5/11/2022

Alcune sostanze naturali presenti in alimenti vegetali sostengono un invecchiamento sano favorendo il rinnovamento dei mitocondri, gli organelli che danno energia alla cellula.
"I composti bioattivi come curcumina, astaxantina, resveratrolo, idrossitirosolo, oleuropeina e spermidina, presenti sia nella dieta mediterranea che in quella di Okinawa, esercitano le loro funzioni protettive aumentando l'attività degli induttori della mitofagia, che rimuove i mitocondri danneggiati, e promuovendo la generazione di nuovi mitocondri. Dato il ruolo dello stress ossidativo nel guidare la disfunzione mitocondriale e la riduzione della mitofagia, le proprietà antiossidanti di questi composti proteggerebbero dall'invecchiamento cerebrale prematuro e dalle malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer (AD). Una mitofagia difettosa può innescare o peggiorare malattie neurodegenerative come l'AD, dove la disfunzione mitocondriale gioca un ruolo centrale nella patogenesi".

Aggiornamento 9/11/2022

Il microbiota intestinale può influenzare sia la prevenzione che la cura del tumore al seno. Per questo dieta, probiotici e prebiotici hanno un ruolo in questa malattia. Gli effetti possono essere correlati ad alterazioni del metabolismo degli estrogeni, della regolazione immunitaria sistemica, che influenza l'immunoterapia, e della regolazione epigenetica. I metaboliti batterici riducono la crescita del tumore e la propensione alle metastasi. Inoltre, la modulazione del microbiota intestinale può alleviare gli effetti collaterali della chemio e della radioterapia.

Aggiornamento 11/11/2022

Un caso pubblicato (che indica solo un'iniziale evidenza) in cui una dieta chetogenica a base di carne e grassi ha portato a guarigione una donna affetta da candidosi vaginale e idrosadenite suppurativa (malattia cutanea nota anche come acne inversa).
È probabile che la condizione di chetosi abbia favorito il metabolismo energetico di macrofagi e neutrofili favorendo la proprietà di fagocitosi nei confronti della candida. Ha avuto inoltre un effetto antinfiammatorio, col risultato di riportare un corretto equilibrio tra ecosistema microbico e sistema immunitario.

Aggiornamento 19/11/2022


Qual è l'influenza della dieta sulla fatica e la qualità della vita nelle persone con sclerosi multipla (MS)?
È risaputo che la dieta può avere efficacia nella MS e la maggior parte degli studi osservazionali con diete genericamente salutari hanno dato buoni risultati riducendo il tasso di recidiva, lo stato di disabilità, la perdita di volume cerebrale, l’affaticamento, il declino cognitivo, la depressione e hanno aumentato la qualità della vita fisica e mentale. L’integrazione di vitamina D, omega 3 e probiotici può migliorare alcuni aspetti e i marker di infiammazione.
Alcuni ricercatori hanno effettuato una revisione sistematica e hanno raccolto le evidenze su diverse diete.
Sono stati paragonati 8 diversi approcci dietetici: antinfiammatorio, digiuno, restrizione calorica, dieta chetogenica, dieta a basso contenuto di grassi, dieta mediterranea (DM), dieta paleo (PD) e dieta di controllo.
DM e PD sono risultate quelle con maggiori risultati sul miglioramento dei sintomi di fatica e qualità della vita mentale (in particolare la PD) e fisica. Entrambe le diete raccomandano di privilegiare alimenti non trasformati ed evitare quelli industriali ricchi di grassi non salutari e sodio. Considerando solo gli studi più lunghi la significatività dei risultati si riduce.
I dati sono limitati dal rischio di bias nei diversi lavori e dal ridotto numero dei pazienti negli studi, quindi i ricercatori raccomandano di prendere i risultati con cautela, tuttavia rappresentano una base di partenza per ampliare i trial e arrivare a linee guida ufficiali tanto attese dalle persone con MS. Attualmente viene solo consigliata una dieta salutare e varia.