Diversi anni fa ho scritto un articolo in cui ero abbastanza critico sulle statine. Questo è il suo aggiornamento, sulla base di un articolo di Science Alert.
Nel settembre 2025 l'American College of Cardiology (ACC) ha raccomandato di misurare un marker di infiammazione, la proteina C reattiva (PCR o CRP) per valutare il rischio cardiovascolare. Un valore maggiore di 3mg/L indica infiammazione basale elevata e quindi un rischio cardiovascolare aumentato, anche in presenza di livelli di colesterolo normali. Anche la Società Europea di Cardiologia raccomanda il test da dicembre 2025.
L'infiammazione è un fattore di rischio che c'è indipendentemente dai valori di colesterolo e si può monitorare anche con la conta dei globuli bianchi.
La valutazione della PCR è consigliata anche in prevenzione secondaria (quindi dopo il primo evento cardiovascolare). L'infiammazione è quindi legata anche alla ricorrenza.
A quanto appare dagli ultimi studi, la PCR può predire il rischio cardiovascolare meglio del colesterolo LDL, quello cattivo che si deposita nelle arterie "ingrassando" la placca aterosclerotica. Anche il livello della lipoproteina A, una lipoproteina molto aterogena, appare importante, e tutti dovrebbero misurarla una volta nella vita almeno, essendo questa legata prevalentemente a fattori genetici.
L'infiammazione da anni è riconosciuta come fattore chiave che favorisce il deposito del colesterolo sulla placca, e questo avviene in maniera indipendente dal suo valore nel sangue. Il colesterolo quindi si deposita nelle arterie e forma la placca. Alla sua rottura la placca si stacca e forma un trombo (coagulo) che ostruisce il vaso e crea l'infarto o l'ictus, ossia l'evento cardiovascolare.
Ovviamente la PCR risponde allo stile di vita e alla dieta infiammatoria, mentre alimenti non processati riducono l'infiammazione. Il sovrappeso la aumenta, il dimagrimento e l'esercizio fisico la riducono. Se qualcuno vi dice il contrario non si aggiorna da secoli.
Il colesterolo LDL è quindi importante (è causalmente legato all'aterosclerosi), ma va contestualizzata la sua rilevanza. In particolare, al di là del valore nel sangue, è importante il numero di particelle. Ossia il valore plasmatico indica la quantità, ma quella stessa quantità può essere distribuita in tante particelle piccole, vecchie, ossidate e dense, che circolano da parecchio tempo e sono quindi "rovinate", o in poche nuove, grandi e non ossidate. Le prime tendono molto più a infiammare e a depositarsi, alzando il rischio cardiovascolare. Misurare le ApoB, ossia il numero di particelle che trasporta il colesterolo LDL, predice il rischio cardiovascolare meglio del solo colesterolo LDL. E ancora una volta la dieta influenza il parametro: fumo, obesità, scarsa attività fisica e una dieta ricca di zuccheri e povera di latticini fermentati aumentano le particelle. Altro che grassi saturi. Invece indovinate cosa riduce ApoB? Omega 3, fibre e frutta secca.
Cosa consigliano quindi le linee guida? Oltre a modifiche dello stile di vita, sfruttare l'effetto delle statine che, oltre ad abbassare il colesterolo, riducono l'infiammazione, indipendentemente dal valore del colesterolo LDL, deludendo quindi quelli che pensavano che questo parametro da tenere in considerazione determinasse un cambiamento del trattamento. Le persone con PCR alta devono invece aumentare il dosaggio di statina. Si preferisce trattare il più possibile perché tanto le statine si ritengono non avere effetti collaterali. Si suggerisce anche che la colchicina (farmaco antinfiammatorio) a basso dosaggio può essere efficace.
Allo stile di vita è dedicato un capitolo in cui si raccomanda di non fumare e di allenarsi. Per la dieta consumare una dieta mediterranea ricca in pesce grasso che, essendo ricco di omega 3, favorisce la formazione di proresolvine, molecole capaci di far regredire l'infiammazione cronica e la placca aterosclerotica.
Nel mentre la dieta ricca di cibi ultraprocessati aumenta il rischio di eventi cardiovascolari del 47%. Non sarà il caso di togliere quelli per primi?
L'infiammazione si conferma, come dico da anni, il principale fattore di rischio cardiovascolare. Un colesterolo abbassato coi farmaci, indipendentemente dal suo valore di partenza, appare ridurre tale rischio. Le ultime ricerche mostrano che, nonostante i dubbi che da anni ci attanagliano, le statine sono sicure. Gli effetti collaterali vengono minimizzati dalle società scientifiche, attribuendoli a effetto nocebo. Quelli più alti sono rappresentati da un maggiore rischio di diabete e di ictus emorragico in chi abbia la pressione alta non controllata. Livelli molto bassi di LDL non sono comunque associati a pericoli per la salute o rischi nella fisiologia dell'organismo. I rischi di aumentata mortalità negli anziani, cataratta e tumori non sembrano poter essere confermati in analisi più approfondite. Stanno entrando in uso nuovi farmaci che abbassano il colesterolo e il rischio cardiovascolare con meccanismi diversi, speriamo possano non sollevare gli stessi dubbi.
Il documento dell'ACC si conclude sottolineando che l'infiammazione è responsabile dell'inizio e della progressione delle malattie cardiovascolari e che abbassarla riduce il rischio indipendentemente dai livelli di colesterolo.
Uno stato dell'arte sul trattamento dell'infiammazione aggiunge nello stile di vita, oltre ai già citati dieta med, esercizio, no fumo ecc., anche probiotici, gestione dello stress, gestione del sonno e misurazione di fibrinogeno e acido urico; inoltre indica come nuovi biomarker LDL ossidate, microRNAs, pentrassina, adrenomedullina, cistatina C, Lp-PLA2, metalloproteinasi della matrice.
Le ultime indicazioni invitano il medico a considerare il trattamento con statine o altro farmaco sempre con LDL sopra i 55mg/dL, a seconda della classe di rischio. Per i trigliceridi alti si possono aggiungere gli omega 3 in forma particolare. Altre molecole marcate come integratore, tra cui la monacolina o fitoterapici non si ritengono aver dimostrato efficacia convincente, anche se il prof. Cicero ritiene che possano ancora essere utili.
Anche se i grassi saturi aumentano le particelle LDL grandi (quindi poco aterogene), contemporaneamente sembrano aumentare Lp(a), meglio quindi non esagerare e ridurli sembra abbassare il rischio cardiovascolare nonostante tante controversie. La stessa ACC ha prima emesso uno statement nel 2020 per dire che l'effetto dei saturi dipende dalla matrice, poi da alcune settimane ne ha rilasciato un altro suggerendo che la loro riduzione è comunque legata alla riduzione degli eventi cardiovascolari nelle persone ad alto rischio, specie se sostituiti dai monoinsaturi.
Anche chi ha malattie a base infiammatoria come la psoriasi dovrebbe trattare il colesterolo intensamente, avendo un'infiammazione basale che può favorire l'aterosclerosi.
A livello alimentare i miei consigli sono di evitare il più possibile il cibo industriale e preferire una dieta simil-mediterranea, in accordo con le proprie condizioni di salute. I grassi sani non sono nemici del colesterolo, quelli raffinati e perossidati sì. Non basta prendere le statine spolverandole sopra le fritture per avere un ridotto rischio. Vedremo se si confermeranno le attuali conoscenze per cui un colesterolo molto basso non risulta un problema per la salute.
Quali sono gli alimenti che più fanno variare l'LDL? Il pesce ha un effetto neutro, i grassi solidi e lo zucchero le aumentano, gli alimenti vegetali non processati lo riducono, in particolare la curcuma e l'avocado sono quelli con maggiore impatto, proprio quelli che i sapientini delle statine vi dicono che non servono. Peccato per il pesante impatto ambientale di quest'ultimo. Sottolineo che non esistono più sostanzialmente indicazioni sulla riduzione del colesterolo alimentare (quello delle uova in particolare, per capirci)
Aggiornamento 13/2/2026
L'articolo di Lancet che minimizza gli effetti collaterali delle statine è un po' troppo ottimista perché si basa solo su studi clinici in cui la popolazione è molto selezionata. Questo non inficia gli effetti di prevenzione cardiovascolare ma hanno probabilmente sottostimato gli effetti negativi per cui non può essere usato per eliminare gli avvertimenti dai bugiardini che invece tengono conto anche degli studi real-world, ossia dopo commercializzazione.
Aggiornamento 28/2/2026
Mentre LDL fornisce una stima del rischio, il colesterolo remnant lo determina ulteriormente, se è alto in caso di LDL basse.
La lipoproteina A e l'insulinoresistenza sono fattori indipendenti di rischio cardiovascolare, ossia indipendentemente dal colesterolo, per esempio. La prima è determinata soprattutto dalla genetica, la seconda soprattutto dallo stile di vita. L'insulinoresistenza si può determinare con l'HOMA index o con l'indice trigliceridi-glucosio
Aggiornamento 10/3/2026
L'infiammazione può essere considerata come una reazione per favorire il recupero e la guarigione dopo stress ambientali, solo che durante l'invecchiamento diventa mal regolata e non più adattativa, favorendo le malattie cardiovascolari
Aggiornamento 16/3/2026
Le società scientifiche sono, per fortuna, sempre più attente a cosa può causare malattia, in questo caso cardiovascolare, al di là dei semplici e ben noti aumento di peso, colesterolo, glicemia, pressione ecc.
In particolare l' American Heart Association, insieme a European Society of Cardiology, American College of Cardiology e World Heart Federation mi paiono le più attente da questo punto di vista. Hanno appena emesso un comunicato scientifico congiunto in cui spiegano quali fattori aumentino il rischio cardiovascolare. Alcuni richiedono miglioramenti nel comportamento personale, altre a livello di comunità.
"Fattori di stress ambientali e salute cardiovascolare: molteplici esposizioni ambientali, tra cui inquinamento acustico e luminoso, inquinamento atmosferico, contaminazione di acqua e suolo, inquinamento chimico e cambiamenti climatici, contribuiscono alle malattie cardiovascolari (CVD) attraverso vie metaboliche condivise e interagenti che coinvolgono stress ossidativo, infiammazione, squilibrio autonomico e disfunzione endoteliale. L'interazione tra questi fattori di stress amplifica il rischio cardiovascolare complessivo e sottolinea la necessità di strategie di prevenzione integrate basate sull'esposoma".
Il nostro stile di vita ci ha portato a inquinare il mondo con sostanze naturali e artificiali non presenti in natura e che assumiamo con la catena alimentare, con l'aria e con l'acqua.
L'inquinamento luminoso altera il nostro metabolismo e e il sonno. I cambiamenti climatici aumentano le temperature estreme, sia troppo calde che troppo fredde, e provocano disastri climatici che rappresentano uno stress per l'organismo. L'inquinamento chimico è rappresentato da sostanze formate con reazioni chimiche dall'industria e che interagiscono coi nostri recettori, col DNA ecc., agendo da interferenti endocrini e quindi alterando il metabolismo e il sistema immunitario, o alterando la riproduzione cellulare. Si trovano in particolare nella plastica (packaging alimentare) e in tessuti trattati, ma vanno a inquinare falde, suoli e tutto ciò con cui siamo a contatto. Sono sostanze come PFAS, BPA ecc., molto persistenti e resistenti alla degradazione.
Il suolo viene contaminato da metalli e sostanze chimiche dannose, risultando meno produttivo e con ridotte specie batteriche. L'acqua può essere contaminata da fitofarmaci, metalli e altre sostanze chimiche. L'aria contiene i risultati delle combustioni, sostanze organiche volatili e ozono.
Sta a noi inquinare meno con scelte consapevoli (meno plastica, meno carburanti ecc.), ma alla politica disincentivare la diffusione di materiali e sostanze chimiche dannose e promuovere pratiche sostenibili.
Politici che vedono guardano solo a questa generazione, promuovendo ancora i combustibili fossili, devono essere messi al bando.
Aggiornamento 3/4/2026
Cosa dicono le linee guida americane 2026 per la gestione della dislipidemia (alterazione di colesterolo e/o trigliceridi)? È opportuno testare quanto prima anche i bambini per vedere se hanno queste alterazioni. Purtroppo la sedentarietà e l'alimentazione ricca di cibo ultraprocessato sono sempre più diffuse tra i giovani e questo fa sì che anche i bambini si ritrovino con ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia.
Per ridurre il rischio cardiovascolare, seguire gli 8 pilastri della salute (dieta sana, attività fisica, niente nicotina, sonno adeguato, peso forma, colesterolo, glicemia e pressione sanguigna controllate).
Una dieta salutare (sostanzialmente la dieta mediterranea, ma ormai la raccomandazione generale è di evitare il cibo processato) riduce l'infiammazione (fattore indipendente di rischio cardiovascolare) e moderatamente le LDL, ed ha una raccomandazione di classe 1A, ossia il massimo grado di evidenza scientifica nelle linee guida cliniche. Quando sentite uno che vi dice che bastano i farmaci, mente. Non puoi mangiare il buondì perché tanto ci spolveri sopra la statina. O meglio, puoi, ma stai agendo fuori dalle linee guida se lo consigli o se lo fai.
I medici dovrebbero indagare sulle abitudini delle persone e dare indicazioni per correggerle. "La gestione dello stile di vita è fondamentale per la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari aterosclerotiche e dovrebbe affiancare la terapia medica per ottenere i migliori risultati."
L'aterosclerosi è accelerata, a tutte le età, dalla presenza di elevate quantità di lipoproteine ApoB, ossia il numero di "trasportatori", che si trovano soprattutto nel colesterolo LDL. Chi ha più particelle le ha piccole e dense, e queste sono quelle più pericolose. In pratica LDL è un "target surrogato" (non ci dà informazioni sul tipo di particelle, grandi o piccole), ma più rimangono alte durante la vita queste lipoproteine più aumenta l'aterosclerosi. Per questo è importante avere abitudini alimentari corrette sin da giovani, in modo da mantenere livelli di lipidi adeguati che non portino a inizio e progressione dell'aterosclerosi.
"Ulteriori fattori possono influenzare il rischio di dislipidemia, tra cui un reddito inferiore, l'insicurezza alimentare, la professione, e vari indici ambientali." Purtroppo infatti questi fattori sono legati a cibo di qualità inferiore e maggiore esposizione ad ambienti meno salutari.
A livello di dieta, cosa si consiglia sui grassi? Privilegiare i grassi mono e polinsaturi, quelli presenti nella frutta secca/oleosa e negli oli vegetali, rispetto ai grassi saturi, presenti negli alimenti di origine animale e negli oli tropicali, come cocco e palma, ma "i benefici per la salute derivanti da questo scambio possono essere vanificati dall'eccesso di zuccheri raffinati e da altri aspetti degli alimenti ultra-processati". Ossia è inutile mangiare il cornetto fatto con gli oli di mais perché lì ci sono gli zuccheri che rovinano tutto. Limitare il colesterolo alimentare è poco significativo (demonizzare le uova, per capirci, la maggior fonte di colesterolo alimentare).
Anche in caso di ipertrigliceridemia è fortemente consigliato farsi seguire da un nutrizionista. È opportuno ridurre zuccheri e carboidrati da fonti raffinate; si raccomanda inoltre di minimizzare l'alcol e ridurre i grassi totali. Anche le diete a bassissimo contenuto di carboidrati sono efficaci nel ridurre i trigliceridi, oltre che il peso. Possono però, in individui predisposti, aumentare le LDL, quindi c'è incertezza sull'esito del rischio cardiovascolare. L'indice glicemico è un parametro da considerare. Sono consigliabili 2 porzioni di pesce grasso a settimana. Persone con trigliceridemia altissima possono far ricorso a supplementazione di vitamine liposolubili, minerali e MCT se fanno una dieta ristretta.
La perdita di peso è indicata in caso di eccesso ponderale.
Non vengono consigliati supplementi per migliorare i lipidi plasmatici, non ci sono evidenze di una loro efficacia. L'attività fisica deve essere sia aerobica che anaerobica.
Le statine rimangono il farmaco d'elezione per la riduzione delle LDL, mentre sono inefficaci nel ridurre Lp(a). Nelle persone con dolori attribuibili alle statine, è bene utilizzare altri approcci farmaceutici.
In particolare le nuove linee guida suggeriscono di testare ApoB per capire meglio il rischio cardiovascolare, una volta ridotto LDL. "Le linee guida aggiornate supportano maggiormente il test dell'apolipoproteina B (apoB) e il punteggio CAC per affinare la valutazione del rischio e guidare il trattamento in determinati pazienti.
"L'apoB conferisce un reale valore aggiunto alla capacità del medico di prevedere eventi futuri e di stabilire se sussista o meno una potenziale anomalia genetica", ha spiegato il prof. Stone, uno degli autori. Il livello di apoB di un paziente rappresenta il numero totale di particelle lipoproteiche aterogene (LDL, lipoproteine a bassissima densità e Lp(a)) e non è influenzato dal digiuno."




