Continuano qui gli aggiornamenti al precedente articolo sulla tiroide.
Davvero i noduli tiroidei o altri problemi tiroidei sono una maledizione divina e non si sa cosa li causi?
In realtà diversi lavori mostrano una correlazione con l'inquinamento atmosferico (soprattutto) e altri fattori ambientali, come sonno disturbato, esposizione a rumori molesti e scarsa attività fisica (insomma, stress).
Uno studio sulla popolazione cinese ha mostrato associazione lineare (crescono al crescere dell'esposizione) dei noduli con PM2.5, PM10, biossido di azoto, anidride solforosa, monossido di carbonio e ozono.
Lo sviluppo di noduli potrebbe anche essere stimolato dall'obesità, in particolare infantile, ma non si rilevano associazioni forti.
I noduli che si ingrandiscono velocemente hanno maggiore rischio di sviluppare tumore tiroideo, anche se in generale il rischio rimane basso e la maggior parte rimane benigno.
In generale, la tiroide è un organo molto sensibile agli inquinanti. Molte sostanze alterano la funzione degli ormoni tiroidei, fondamentali per sostenere il metabolismo e la qualità della vita. Gli inquinanti organici persistenti (organoclorurati, pesticidi, PCB, diossine, ecc.), bisfenoli, metalli pesanti, PFAS, inquinanti atmosferici, alterano l'omeostasi tiroidea. L'esposizione prenatale dà problemi di neurosviluppo. I meccanismi riguardano l'alterazione dell'espressione genica, lo stress ossidativo e l'azione sui recettori. Sarebbe opportuno prendere provvedimenti politici che riducano le esposizioni a queste sostanze.
Sono stati individuati diversi inquinanti che colpiscono la tiroide e la sua omeostasi e anche il loro meccanismo d'azione.
I bisfenoli riducono la trascrizione dei geni, l'azione degli ormoni e i loro livelli. I fenoli la capacità di produrre ormoni. Gli ftalati disturbano le proteine tiroidee e gli ormoni. I PFAS, PCB e diossine alterano l'espressione genica e la produzione di T3. I perclorati dell'acqua di rubinetto riducono la produzione di ormoni e l'ingresso di iodio nella tiroide. Molti di questi, insieme ai tiocianati, riducono l'assorbimento intestinale di iodio.
Queste alterazioni colpiscono soprattutto le donne in gravidanza perché una tiroide in forma è fondamentale per il corretto neurosviluppo. Queste sostanze possono anche passare la barriera placentare e arrivare direttamente al bambino, alterando la funzione della sua tiroide.
Per quanto riguarda la tiroidite di Hashimoto, spesso causa di ipotiroidismo, le associazioni sono con "apporto di iodio in eccesso, carenza di vitamina D, carenza di selenio, infezioni virali causate dal virus di Epstein-Barr (EBV), dal parvovirus umano B19 (PVB19), dall'herpesvirus umano 6A (HHV-6A) e dal coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave 2 (SARS-CoV-2), infezione batterica da Helicobacter pylori, alterazione del microbioma, farmaci quali interferone-alfa e inibitori della tirosin-chinasi, nonché stress, cambiamenti climatici e fumo". Questi fattori sono in grado di alterare il sistema immunitario e favorire l'autoimmunità, ossia il fatto che le nostre difese attacchino le nostre strutture. Nel caso dei fattori microbici può essere dovuto al mimetismo molecolare, ossia la somiglianza tra alcune strutture microbiche con quelle tiroidee.
Come agisce l'alimentazione?
Un eccesso di grassi saturi, tipici degli alimenti animali, può stimolare l'infiammazione, lo stress ossidativo e l'immunità tiroidea, mentre la ricchezza in antiossidanti li contrasta e può anche ridurre gli anticorpi.
Il microbiota è fortemente legato all'alimentazione ed è riconosciuto come un modulatore dell'immunità e la permeabilità intestinale, legata alla disbiosi.
I cibi conservati e processati hanno maggiore probabilità di nutrire meno (i processi industriali li impoveriscono di antiossidanti e micronutrienti) e fornire più residui inquinanti come plastiche e altre sostanze non inerti presenti nelle confezioni. Residui di pesticidi e fertilizzanti possono inoltre disturbare la tiroide, anche se il pericolo maggiore lo corrono gli operatori agricoli.
Non esistono ufficialmente diete per la tiroide, ma una dieta antinfiammatoria, ricca in elementi vegetali, vitamina A, C ed E e antiossidanti può ridurre infiammazione e autoanticorpi.
Una revisione degli studi recente conferma l'efficacia della dieta simil mediterranea nei confronti dell'infiammazione e degli anticorpi nei confronti dell'Hashimoto. Una dieta ricca di nutrienti, oltre a quelli citati, vitamine del gruppo B (soprattutto folati e B12), vitamina D, selenio, omega 3, ferro, tutti necessari per supportare la tiroide. Inoltre si dovrebbe sfruttare il potere antinfiammatorio del magnesio, che può anche ridurre gli anticorpi. "Si raccomanda di limitare zuccheri, carboidrati raffinati, grassi saturi e prodotti di origine animale ad alto contenuto di grassi, poiché possono aumentare i livelli di TSH e aggravare l'infiammazione. Tra le considerazioni dietetiche specifiche rientra la limitazione del lattosio (intolleranza presente in circa il 76% dei pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto), misura che può ridurre i livelli di TSH e migliorare l'assorbimento della levotiroxina. Una dieta a ridotto contenuto di glutine può ridurre gli anticorpi antitiroidei nei pazienti con concomitante celiachia o sensibilità al glutine; tuttavia, tale regime alimentare richiede un monitoraggio a lungo termine per prevenire carenze nutrizionali".
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| https://link.springer.com/article/10.1007/s44337-025-00479-3 |
Ma lo stress ossidativo dato dalle specie reattive dell'ossigeno (ROS) ha un ruolo attivo particolare? Ebbene sì.
Gli enzimi che producono gli ormoni (tireoperossidasi) rilasciano perossido di idrogeno, un potente ossidante reattivo che deve essere neutralizzato.
Una certa quantità di ROS è quindi naturalmente necessaria per molte funzioni e normalmente presente, ma se l'organismo non riesce a smaltire gli eccessi si creano sbilanciamenti.
Ma se il sistema non funzione bene, i ROS attaccano le strutture proteiche tiroidee e le alterano, aumentando il loro richiamo antigenico e quindi la produzione di autoanticorpi (si parla di creazione di neoepitopi) e così l'autoimmunità. In pratica la modifica ossidativa di tireoglobulina e tireoperossidasi aumenta l'antigenicità e giocano un ruolo importante nelle malattie autoimmuni tiroidee (Hashimoto e Basedow-Graves).
Maggiore stress ossidativo si accoppia anche con maggior rischio tumorale, andando a chiudere il cerchio con la questione dei noduli. Ancora una volta viene suggerita un'alimentazione ricca in antiossidanti per ridurre il rischio.
Anche il microbiota emerge come un attore importante nell'ipotiroidismo e nell'autoimmunità che può provocarlo. La disbiosi contribuisce all'infiammazione sistemica e tiroidea e modificare il microbiota con dieta, prebiotici e prebiotici può essere un intervento promettente. Del resto si sa che ha una forte azione di regolazione dell'intestino e dell'equilibrio immunitario.
Tra i meccanismi, modulazione del sistema immunitario, capacità di conversione del T4 in T3 (l'ormone veramente attivo), influenza nell'assorbimento dei nutrienti cruciali per la tiroide, la modulazione dei neurotrasmettitori; in generale quindi un'influenza più o meno indiretta sulla funzione tiroidea.
Quali pre e probiotici sono indicati per modulare il microbiota? Lactobacillus acidophilus può ridurre gli anticorpi, Faecalibacterium prausnitzii o precursori del butirrato (come l'amido resistente) possono ripristinare efficacemente i livelli di SCFA, rafforzare l'integrità dell'epitelio intestinale e ridurre l'infiammazione sistemica. In generale possono ridurre lo stress ossidativo.
In conclusione, sebbene le malattie tiroidee abbiano una base genetica e diverse cause, ambientali e non, molte sconosciute; lo stress ossidativo appare un'importante componente e una dieta ricca in antiossidanti, nutrienti importanti per la tiroide (zinco, selenio, omega 3, vitamine del gruppo B, iodio in moderazione, ferro, fibre) e la cura del microbiota possono contrastarlo, potenzialmente riducendo il rischio di malattia e aiutando a gestirla. In alcune persone con intestino compromesso, fare attenzione alle sensibilità alimentari può essere importante.
Il protocollo autoimmune, una sorta di paleodieta che elimina qualsiasi alimento con potenzialità antigeniche, è un trattamento secondo alcuni promettente, secondo altri inutilmente esagerato e potenzialmente a rischio di indurre carenze. Solo un nutrizionista esperto può gestirlo. Al momento una dieta mediterranea VERA (non con le merendine, per capirci) appare più gestibile e comunque funzionale e funzionante.







