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mercoledì 10 febbraio 2021

NAC: interessanti prospettive

 

Il NAC (N-acetilcisteina) è un aminoacido sintetico, ma presente anche in alcuni vegetali come le cipolle, ed è precursore del glutatione, il principale antiossidante intracellulare, importante per ridurre lo stress ossidativo nelle cellule, permetterle di funzionare bene, e sostenere la detossificazione epatica e non. Riduce così lo stato infiammatorio e aumenta la disponibilità di ossido nitrico, un mediatore di svariate funzioni. È noto il suo uso come mucolitico e nelle intossicazioni da paracetamolo.

La somministrazione di NAC può essere quindi utile in tutte le malattie a carattere infiammatorio e di sbilanciamento Redox, come sindrome metabolica, iperomocisteinemia, dolori articolari, problemi respiratori.

Nei modelli animali ha dimostrato un effetto prebiotico, ossia riesce a migliorare la flora buona (bifidi, lattobacilli, Akkermansia, ecc.), riducendo in questo modo ugualmente stress ossidativo e infiammazione. In questo modo si riducono le alterazioni metaboliche (glicemia, trigliceridi ecc.)


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 I suoi effetti antivirali e antinfiammatori sono sotto osservazione come adiuvanti nella cura del COVID

Consultate sempre un esperto prima di assumerla.

Aggiornamento 23/3/2021

L'N-acetilcisteina, precursore del glutatione, può essere utile in una rara condizione ereditaria, Angiopatia amiloide ereditaria da cistatina C, che porta a microinfarti, con conseguenti demenza, paralisi e morte nei giovani affetti. La deposizione di cistatina è ridotta dall'integrazione

domenica 20 dicembre 2020

Le diete detox/bis

Continua qui il post sull'approccio scientifico a un'alimentazione che possa supportare il potere disintossicante del corpo


http://www.quickmeme.com/meme/555o



Aggiornamento 18/12/2020

Se si hanno problemi intestinali, cercare di dormire meglio è la prima cosa da fare.
"La breve durata del sonno induce una risposta fisiologica allo stress, che a sua volta altera il normale equilibrio del microbiota intestinale"

Questi fattori possono influenzare il sonno:

⚠️Mangiare troppo velocemente
⚠️ Contenuto di nutrienti scarso
⚠️cena abbondante
⚠️Mangiare a tarda notte
⚠️ Spuntini eccessivi
⚠️ Saltare i pasti
⚠️Stimolanti (caffè, fumo)
⚠️ Intolleranze alimentari
⚠️ Necessità di nutrienti individuali

"Il danno epatico e la compromissione dei processi di disintossicazione sono associati ad un aumento delle concentrazioni di falsi neurotrasmettitori (che alterano le funzioni, come l'octopamina) e tossine, che possono influenzare i modelli di sonno".

Aggiornamento 20/12/2020

È normale che una persona non risponda a esercizio fisico e dieta e non dimagrisca? Una decina di anni fa si scriveva che alcune "variabili non hanno un supporto empirico diretto nell'impedire la perdita di peso. Tuttavia, sembra che ci siano prove sufficienti per suggerire che i loro effetti dovrebbero essere esaminati nella ricerca sulla perdita di peso durante l'esercizio. Sia i ricercatori che i professionisti della perdita di peso dovrebbero essere consapevoli che ci sono fattori individuali che probabilmente rendono impossibile per alcuni gruppi di individui perdere peso anche se eseguono correttamente il programma di esercizi". La composizione corporea è qualcosa di più complesso e non solamente il risultato di un bilancio calorico (calorie che entrano e calorie che escono). Ed ecco che entrano in gioco altri fattori, che molti non conoscono o tralasciano, dando la colpa al paziente (che, per carità, a volte può essere colpevole). Però in certi casi è necessario chiedersi perché, e la risposta non è semplice.
Tra le ragioni comportamentali, gli alimenti ad alto indice glicemico (snack, bibite zuccherate ecc) o alcuni proteici possono inibire l'ossidazione dei grassi se consumati prima, durante e dopo l'attività fisica, aumentando l'insulina e il coefficiente respiratorio. Un altro fattore è il weight cycling (mettersi a dieta e reingrassare più volte). "Quando i soggetti hanno ripreso peso, alla ripresa della loro dieta normale, la massa muscolare magra persa è stata sostituita con grasso. Pertanto [...] tendono ad aumentare la massa grassa e diminuire la massa muscolare" (rallentando il metabolismo).

Un altro fattore è il sonno disturbato, che aumenta il cortisolo (come lo stress). Questo si riflette in maggiore fame e attivazione di LPL, con maggiore deposizione di grasso. Il cortisolo porta anche a resistenza insulinica e leptinica, 2 fattori chiave nell'aumento di peso, e può ridurre testosterone e GH, che migliorano la composizione corporea. Anche l'infiammazione può aumentare il cortisolo.
Altri fattori importanti sono ovviamente quelli genetici (ed epigenetici), con un tasso di lipolisi inferiore dovuto a minore attivazione del sistema simpatico, anche in risposta all'esercizio (risulta più difficile per il grasso "uscire" dagli adipociti).
Tra quelli fisiologici, "è probabile che livelli di insulina cronicamente elevati (o insulinoresistenza) abbiano un impatto negativo sull'ossidazione dei grassi e quindi compromettere la perdita di peso indotta dall'esercizio". I mitocondri in queste condizioni hanno scarsa capacità di produrre ATP e ossidare i grassi (e ovviamente ridotto consumo energetico). Anche le UCP (proteine disaccoppianti che producono calore "sprecando" energia) hanno ridotta attivazione.
Anche scarsi livelli di ormoni tiroidei (T3) sono associati a difficoltà nel dimagrire, influenzando le catecolamine e quindi la lipolisi, anche in seguito a esposizione a PCB, diossine e pesticidi.

Aggiornamento 21/12/2020

Il cadmio può peggiorare le polmoniti, tra cui quelle da COVID19. La prima causa di esposizione è il fumo. Le fonti alimentari sono frattaglie, vegetali (verdura e cereali) cresciuti su terreni inquinati. Ringraziate chi abbandona le batterie senza smaltirle correttamente

Aggiornamento 23/12/2020

Mentre qualcuno scrive che alimentazione e Candida non hanno nessun legame, i ginecologi italiani chiariscono che zuccheri e alimenti lievitati aumentano il rischio di candidosi vaginale, e l'uso di probiotici supporta le terapie. Ma c'è di peggio. L'alterazione del micobiota (disbiosi fungina), tra cui la crescita di candida, è associata al tumore al colon-retto (CRC), mediante la produzione di metaboliti tossici e infiammatori (acetaldeide, nitrosamine, aflatossine, candidalisina), l'interazione coi batteri patogeni (formazione di biofilm) e la traslocazione dall'intestino. Per quanto riguarda la dieta, così come per il microbiota, "il micobiota intestinale può essere modellato dalla dieta in modo rapido e riproducibile". L'abbondanza di Candida è correlata positivamente con i carboidrati e negativamente con gli acidi grassi saturi totali, mentre quella di Aspergillus si correla negativamente con la recente ingestione di acidi grassi a catena corta (SCFA). "Assunzioni elevate di fibre alimentari o cereali integrali sono associate alla ridotta incidenza e mortalità da CRC, [...] Pertanto, ripristinare la comunità fungina e batterica direttamente o indirettamente mediante la modulazione della dieta può conferire la protezione contro il CRC". Anche vari probiotici possono contrastare la candidosi, e S. cerevisiae, che appare ridotto nel CRC, può avere proprietà protettive.

Aggiornamento 8/1/2021

I mitocondri producono la maggior parte dell'energia e dei ROS nelle cellule. I ROS mitocondriali sono importanti molecole di segnalazione coinvolte in molti sistemi di difesa ossidativa adattativa cellulare. Tuttavia, un accumulo eccessivo di ROS o una clearance insufficiente si traducono in DNA e proteine ​​mitocondriali danneggiati, entrambi caratteristiche fisiopatologiche di una varietà di malattie. Negli ultimi decenni, molti studi si sono concentrati sullo sviluppo di antiossidanti non specifici per ripristinare la normale funzione fisiologica dei mitocondri sotto stress ossidativo. Gli studi di ricerca su vari modelli erano promettenti, ma gli studi clinici a volte hanno mostrato risultati contraddittori. La segnalazione redox è una parte importante di molti processi fisiologici. Un uso eccessivo o inappropriato di antiossidanti può abolire la produzione di ROS e provocare una sovraregolazione compensatoria delle vie MAPK, che a loro volta abbattono il sistema antiossidante endogeno. Pertanto, l'applicazione del dosaggio appropriato e del metodo di somministrazione di questi antiossidanti per bilanciare la produzione e la rimozione dei ROS è fondamentale per gli studi clinici. Recentemente, una varietà di sistemi di somministrazione mirati ai mitocondri e antiossidanti specifici sono stati sfruttati per recuperare la funzione mitocondriale dalle condizioni patologiche. Gli eccezionali vantaggi degli antiossidanti specifici rispetto a quelli non mirati includono (1) farmacocinetica e assorbimento efficienti e (2) accumulo specifico a livello di cellule e mitocondri, evitando effetti collaterali indotti da alte concentrazioni aspecifiche.

Aggiornamento 17/1/2021


Alcuni batteri probiotici, ritenuti quindi benefici, possono in realtà essere patogeni opportunisti in alcune persone o condizioni. È infatti noto che diversi batteri possono stimolare o inibire il sistema immunitario verso la polarizzazione TH1 o TH2 (quindi più nei confronti delle infezioni o delle allergie), e alcune batteriocine (metaboliti rilasciati, tossici per altri microrganismi), solitamente antifungine, possono essere tossiche anche per l'ospite (l'uomo). "Queste tossine possono aiutare a causare i sintomi della malattia e, per i ceppi probiotici, la presenza di queste tossine può indicare un potenziale patogeno ancora non riconosciuto". Nel caso dei patogeni, queste tossine agiscono soprattutto in caso di traslocazione batterica.
Dei 10 analizzati L. acidophilus, L. acidophilusL. paracasei, L. planatarum, L. rhamnosus possono essere anche patogeni, mentre L. brevisL. bulgaricusL. crispatusL. gasseriL. reuteriand L. ruminis non hanno dato segni di patogenicità.
Morale della favola: rivolgetevi sempre a un esperto prima di assumerli

Aggiornamento 30/1/2021

L'endotossemia è quella condizione in cui alcuni metaboliti infiammatori dei batteri, come LPS, entrano facilmente nel sangue grazie ad alterata permeabilità intestinale. "Modificare lo stile di vita, inclusi la riduzione al minimo del consumo di alcol, l'aumento della dieta ricca di micronutrienti e la riduzione dell'assunzione di grassi saturi, possono avere un impatto sulla riduzione dell'endotossiemia metabolica, così come i prebiotici e i probiotici hanno dimostrato di ridurre i livelli di endotossine circolanti".
I nutrienti più importanti appaiono essere vitamina D, A, zinco, folati. La dieta con cibo spazzatura aumenta la permeabilità intestinale, anche perché "È stato suggerito che gli additivi alimentari tra cui zucchero, tensioattivi e cloruro di sodio, che vengono applicati in alte concentrazioni agli alimenti comunemente consumati, aumentino la permeabilità intestinale", invece la dieta mediterranea la riduce


Aggiornamento 17/2/2021

La plastica che purtroppo ingeriamo ha effetti tossici, che dipendono anche dalle dimensioni (micro o nanoplastiche).
"... Le vie principali che sono disturbate dall'esposizione alle microplastiche sono la biosintesi degli acidi grassi insaturi e il metabolismo dell'acido linoleico, invece il metabolismo degli aminoacidi non appare disturbato ..." "... [Mentre] l'esposizione alle nanoplastiche ha interferito con il metabolismo di alanina, acido aspartico e acido glutammico ...", riducendo la produzione di glutatione e altri enzimi antiossidanti così aumentando lo stress ossidativo.
In particolare le microplastiche disturbano la flora intestinale e il metabolismo epatico, mentre le nanoplastiche oltrepassano la pelle e la barriera ematoencefalica, disturbando le membrane lipidiche, la formazione dei neonati e creando infiammazione.

Aggiornamento 28/2/2021

Il SAMe (S-adenosilmetionina) è l'unico donatore di metili per i mitocondri, e quando i suoi livelli sono bassi il mitocondrio non riesce a produrre energia. Questo capita con l'invecchiamento e quando il metabolismo dei metili è impegnato a metilare acido folico e B12 non attivi. Il risultato è una scarsa produzione energetica che favorisce carenze nutrizionali, invecchiamento, tumori, malattie neurodegenerative e cardiovascolari.

Aggiornamento 1/3/2021

Oggi spezziamo una lancia per i carboidrati, nutrienti che a volte hanno una cattiva fama. Non è vero che vengono usati solo a scopo energetico. Sono utili anche per sintetizzare acidi nucleici (DNA e RNA) e il NADPH attraverso la via dei pentosi fosfati.
"NADPH è importante per molte ragioni. Innanzitutto lo usiamo per "ricaricare" il glutatione, il nostro principale antiossidante. In secondo luogo, lo usiamo per uccidere i patogeni tramite reazione ossidativa.
Ma soprattutto, lo usiamo per alimentare gli enzimi CYP450 (citocromi). Questi enzimi sono importanti per i processi anabolici per produrre il colesterolo, ormoni steroidei (cortisolo, ormoni sessuali) e per rimuovere le tossine dal corpo. Lo usiamo anche per sintetizzare l'ormone tiroideo.
Questo non significa che tutti dovrebbero seguire una dieta ricca di carboidrati. Ma è importante sfatare i miti che non sono basati sulla realtà in modo da poter valutare accuratamente la dieta più adeguata".

Aggiornamento 1/4/2021

Uno studio mette in correlazione i livelli urinari gravidici di BPA, alcuni metalli pesanti (piombo e cadmio) e ftalati con il rischio di autismo riscontrato negli anni successivi. Meglio evitare alimenti conservati nella plastica in gravidanza

Aggiornamento 5/4/2021

Fare i turni di notte è associato ad aumento del rischio di alcuni tumori, tant'è che lo IARC lo classifica come "probabile cancerogeno".
Questo sembra dovuto alla ridotta espressione di geni correlati con la stabilità e la riparazione del DNA.


Aggiornamento 7/4/2021

L'esposizione a parabeni e benzofenoni, presenti in molti prodotti cosmetici, sembra aumentare il rischio di endometriosi


Lo stress da inquinamento acustico aumenta la pressione sanguigna, i livelli degli ormoni dello stress, la disfunzione endoteliale, lo stress ossidativo, l'attività della NADPH ossidasi 2 (NOX2), il disaccoppiamento dell'ossido nitrico sintasi e l'infiammazione vascolare nei topi. Nell'uomo il rumore è associato a malattie cardiovascolari, come ipertensione arteriosa, malattia coronarica, insufficienza cardiaca e aritmia, e dovrebbe quindi essere considerato un fattore di rischio cardiovascolare. I bambini possono avere ritardi nell'apprendimento.

Aggiornamento 13/4/2021

La dieta chetogenica potrebbe aiutare nella disintossicazione dall'alcol, e nei topi riduce l'induzione di dipendenza. Gli effetti sembrano dovuti alla riduzione della neuroinfiammazione e alla variazione nei substrati energetici (meno acetato e glucosio)

Aggiornamento 26/4/2021

Alcune persone hanno nel loro intestino batteri o funghi che producono alcol, e la condizione è chiamata sindrome da autofermentazione. Al netto dell'ilarità che può suscitare, si tratta in realtà di una condizione che può essere grave in quanto alcuni risultano costantemente brilli o ubriachi, o asintomatici ma con steatosi epatica, e alcune persone sono state sottoposte a trattamenti psichiatrici. I microrganismi associati sono solitamente lieviti (S. cerevisiae o diverse specie di Candida) o Klebsiella, ma anche alcuni comuni abitanti dell'intestino come E. coli e lattobacilli e bifidi, solitamente associati a buona salute, possono essere responsabili. La diagnosi può essere fatta con un test con i carboidrati, che vengono fermentati e aumentano la produzione di alcol. I trattamenti attuali includono farmaci antifungini, dieta a basso contenuto di carboidrati e probiotici. Questo potrebbe spiegare anche perché alcuni traggono giovamento da diete lowcarb. La condizione latente dovrebbe essere considerata in caso di steatoepatite apparentemente non legata a introduzione di alcol.

Aggiornamento 30/4/2021

I metalli pesanti come mercurio, piombo e cadmio possono creare stress ossidativo e favorire malattie autoimmuni della pelle come psoriasi e vitiligine. Agiscono anche prendendo il posto degli altri metalli necessari per la funzionalità dell'organismo, come rame, ferro, zinco, selenio, riducendo il glutatione e alterando la funzione di alcuni enzimi. Le principali fonti sono cibo contaminato, esposizione lavorativa e fumo. Zinco e selenio possono contrastare i danni di questi metalli.

Aggiornamento 2/5/2021

La fibrillazione atriale può essere legata a stress ossidativo e infiammazione, e da un'alterata interazione tra geni e ambiente. Per questo la medicina funzionale, un approccio incentrato sul paziente anziché sulla malattia, può essere d'aiuto.
Per esempio alcune varianti geniche nella metabolizzazione della caffeina possono far manifestare la malattia, sebbene in genere il caffè non sia controindicato.
"Altri punti nodali possono includere infiammazione correlata all'inflammasoma NLRP3, stress ossidativo, meccanismi autoimmuni, anomalie metaboliche, attivazione del sistema renina-angiotensina (RAS), e disfunzione autonomica. Questi disturbi nodali si collegano a disturbi specifici e comuni che promuovono e sostengono la fibrillazione atriale. I disturbi linfonodali sono anche fonte di complicanze della fibrillazione atriale e delle malattie associate. Questi includono l'attivazione di CaMKII che promuove le postdepolarizzazioni, le anomalie della conduzione disfunzionali che promuovono la connessina, le canalopatie acquisite, la disfunzione mitocondriale, l'attivazione delle vie di segnalazione della fibrosi, il metabolismo disfunzionale con utilizzo anormale di energia ed effetti diretti dell'adiposità pericardica.
L'intestino, con il passaggio di nutrienti, antinutrienti, tossine e agenti patogeni attraverso la barriera intestinale, fornisce un enorme potenziale per le interazioni gene-ambiente avverse. Nell'intestino c'è anche l'ulteriore complessità delle interazioni con i geni del microbioma e l'ambiente. La permeabilità intestinale può portare a fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca per una di queste interazioni. Le diete povere di fibre e fitonutrienti e ricche di zuccheri e grassi aumentano il grado di permeabilità nelle giunzioni strette tra le cellule epiteliali intestinali. Anche stress, traumi, tossine, disbiosi e esercizio o sonno inadeguati contribuiscono all'eccessiva permeabilità intestinale.
Sostanze tossiche generano stress ossidativo promuovendo lo sviluppo del disturbo della fibrillazione atriale. Sia l'esposizione a sostanze tossiche che la capacità di disintossicazione variano notevolmente da persona a persona. Stress, molteplici sostanze tossiche, infezioni croniche e infiammazioni contribuiscono allo stress ossidativo. Ad esempio, le persone con ridotta capacità antiossidante, presenza di altri agenti tossici e ridotta capacità di metabolizzare l'alcol possono essere più suscettibili agli stress ossidativi proaritmici legati al consumo. Negli individui che sono geneticamente e ambientalmente sensibili, sono necessari sforzi iterativi per ridurre l'esposizione totale a sostanze tossiche e nutrienti per aumentare la capacità di disintossicazione".
Altri fattori di rischio sono la sindrome metabolica (grasso viscerale), l'invecchiamento, dieta povera di nutrienti e antiossidanti, disfunzione dell'asse surrenalico, tutte caratteristiche legate ad infiammazione e stress ossidativo.

venerdì 13 novembre 2020

Se fosse così facile 2


Come spiegato in questo post, che continua qui, dimagrire non è affatto facile.

Perché la dieta può essere sia la soluzione che la causa dell'aumento di peso? Lo spiega benissimo una nuova review, mettendo insieme le motivazioni termodinamiche, ormonali e psicologiche.


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"Le diete ipocaloriche sono i trattamenti per l'obesità più utilizzati al mondo. Sebbene tali strategie siano basate sulla prima legge della termodinamica (conservazione dell'energia, nulla si crea e nulla si distrugge), la pratica clinica nella vita reale dimostra che le perdite di peso osservate sono divergenti da quelle teoricamente previste. La scarsa aderenza alle raccomandazioni è una delle cause principali della limitata efficacia della dieta, ma molti fattori aggiuntivi possono essere coinvolti ostacolando la perdita di peso.
Secondo la seconda legge della termodinamica (è impossibile trasformare tutta l'energia in lavoro utile) qualsiasi restrizione nell'apporto energetico alimentare si traduce in un risparmio energetico con una diminuzione del metabolismo basale e una concomitante perdita di massa magra.





Questo adattamento energetico "al risparmio" si associa ad una progressiva riduzione della differenza tra i livelli di assunzione e spesa energetica, determinando così una drastica riduzione dei tassi di dimagrimento nel medio e lungo termine indipendentemente dal rapporto carboidrati/grassi nella dieta.
Questa perdita di efficacia è aggravata dal cattivo adattamento della produzione e dell'azione degli ormoni anti-obesità come la leptina.
Negli ultimi decenni, la scoperta di cambiamenti nel microbiota intestinale di persone obese denominate "disbiosi legata all'obesità" ha sollevato la questione se queste alterazioni possano partecipare alla resistenza alla dieta. In combinazione con le barriere comportamentali e psicologiche alle diete ipocaloriche, esiste un ampio spettro fisiologico di prove che indica che la perdita di peso è una sfida difficile. Di conseguenza, la risposta sarebbe principalmente prevenire lo sviluppo dell'obesità e, nel peggiore dei casi, evitare la sua minacciosa progressione a fasi metabolicamente salutari a malsane.
In sintesi, sembra che perdere peso sia una sfida difficile perché tutti i sistemi termodinamici, neurochimici ed endocrini rispondono alle diete ipocaloriche e ad altre misure terapeutiche contrastando i loro potenziali benefici.
In altre parole, il miglior trattamento dell'obesità è preventivo e ogni individuo dovrebbe adottare il prima possibile un modello alimentare sano al fine di evitare lo sviluppo di eccesso di peso perché questa condizione clinica diventa sempre meno reversibile con l'aumentare della durata della malattia e l'avanzare dell'età.
Nella presente recensione abbiamo tentato di spiegare in primo luogo perché la "teoria" aiuta a comprendere che le riduzioni del peso corporeo rimangono sempre possibili, ma anche perché la "pratica" mostra che in molte situazioni la "teoria" funziona male, nonostante i messaggi ottimistici, ma sfortunatamente falsi, diffusi da diversi media o consegnati da persone che affermano abusivamente di essere nutrizionisti. Quando uniamo "teoria" e "pratica" comprendiamo ciò che vediamo, ma in pratica vediamo che nulla funziona come previsto teoricamente.

Aggiornamento 21/11/2020


La perdita di muscolo durante il dimagrimento può influenzare il recupero del peso. Accanto al ben conosciuto segnale leptinico, rilasciato dal tessuto adiposo, ne esistono altri molto meno noti e compresi, che coinvolgono segnali dai muscoli (miochine) come la miostatina, che blocca IGF1 e agisce indirettamente sull'ipotalamo, centro della fame. Questi segnali riducono il muscolo (e quindi la spesa energetica sia basale che da attività) e aumentano la fame, per favorire il recupero del peso. Avere fame durante una dieta può quindi non essere un buon segno, perché il corpo reagisce alla carenza di nutrienti riducendo il metabolismo.
"Esistono diversi studi controllati e randomizzati che mostrano che una maggiore assunzione di proteine e un allenamento di resistenza progressivo (con pesi) possono favorire la ritenzione del muscolo scheletrico durante la perdita di peso. Tuttavia, quando l'entità della perdita di peso è maggiore del 15% del peso corporeo, come nei superresponder all'intervento sullo stile di vita o come comunemente osservato nei pazienti che rispondono alla farmacoterapia e alla chirurgia bariatrica, diventa molto difficile mantenere completamente la massa muscolare".
Aumentare le proteine è un metodo che aiuta a salvaguardare la muscolatura. Questo accade per l'aumento della sazietà dovuto all'elevazione dei livelli elevati di ormoni anoressigenici (della sazietà), e riduzione di quelli oressigeni (della fame), aumento della termogenesi indotta dalla dieta DIT), dei livelli plasmatici di aminoacidi, della gluconeogenesi epatica e della chetogenesi. "È noto che le proteine ​​aumentano il dispendio energetico determinando una DIT notevolmente più elevata rispetto ai carboidrati e ai grassi e l'aumento dell'assunzione di proteine ​​preserva la spesa energetica basale prevenendo la diminuzione della massa magra"

Aggiornamento 3/12/2020

È vero che nelle donne in menopausa il metabolismo rallenta o è solo una scusa? Sfortunatamente è vero, e la predisposizione è fortemente ereditaria. La quantità di recettori α per gli estrogeni (proteina ESR1) e gli estrogeni stessi si riducono, e questi regolano la termogenesi e la funzione mitocondriale, non solo nella donna ma anche nell'uomo.
"L'espressione del tessuto adiposo ESR1 tra più di 700 donne e quasi 800 uomini è stata inversamente associata alla massa grassa addominale e positivamente correlata alla sensibilità all'insulina. Pertanto, le persone con livelli più bassi di espressione di ESR1 tendevano ad avere depositi di grasso e resistenza all'insulina più elevati, caratteristiche cliniche della disfunzione metabolica". I topi senza recettori non si adattano al freddo ossidando più carboidrati e grassi (tipico delle donne in menopausa che hanno sempre freddo).
Questa non è una scusa per ingrassare, ma un motivo per essere più rigorosi con dieta e attività fisica :P
Infatti "ESR1 è altamente ereditabile, inversamente associato alla massa grassa e modulata nell'espressione da fattori ambientali tra cui consumo calorico, esercizio fisico e temperatura". In pratica meno si segue uno stile di vita corretto più rallenterà il metabolismo. "Per quanto riguarda la suscettibilità alle malattie croniche, l'azione ridotta dell'ERα altera la funzione mitocondriale, promuove una maggiore adiposità e interrompe l'omeostasi metabolica nei topi e nell'uomo".

Aggiornamento 6/12/2020

Che effetto hanno le diete lowcarb sulla spesa energetica? Sempre sottolineando che non siamo tutti uguali, nelle prime 2 settimane e mezzo vi è una riduzione della spesa energetica, dopodiché un aumento di 50kcal al giorno ogni 10% di calorie totali in meno da carboidrati.
"Questa scoperta supporta una previsione del modello carboidrati-insulina e suggerisce un meccanismo per cui la riduzione dei carboidrati nella dieta potrebbe aiutare nella prevenzione e nel trattamento dell'obesità. Secondo questo modello, l'elevato rapporto insulina-glucagone con una dieta ad alto carico glicemico sposta la ripartizione dei combustibili metabolici dall'ossidazione nel tessuto magro alla conservazione nel tessuto adiposo. Se gli effetti osservati qui persistono a lungo termine, ridurre della metà l'assunzione di carboidrati alimentari dal 60% dell'apporto energetico (un livello tipico per le diete a basso contenuto di grassi) aumenterebbe il dispendio energetico di ∼150 kcal / giorno, controbilanciando (se non per altri fattori) gran parte dell'aumento dell'apporto energetico ritenuto da alcuni essere alla base dell'epidemia di obesità"

Aggiornamento 8/12/2020

Lo stress ossidativo e i ROS possono favorire la dipendenza da cibo, e in questo modo l’introduzione di cibi privi del loro contenuto antiossidante può facilitare le alterazioni ormonali (riduzione della leptina, aumento della grelina, e alterazione dei loro segnali) che predispongono per l’aumento di peso o facilitano il loro recupero in seguito a dieta ipocalorica. Anche per questo per mantenere una perdita di peso le calorie non sono tutte uguali, e avere un'alimentazione con prevalenza di cibi non processati aumenta la probabilità di successo

Aggiornamento 20/12/2020

È normale che una persona non risponda a esercizio fisico e dieta e non dimagrisca? Una decina di anni fa si scriveva che alcune "variabili non hanno un supporto empirico diretto nell'impedire la perdita di peso. Tuttavia, sembra che ci siano prove sufficienti per suggerire che i loro effetti dovrebbero essere esaminati nella ricerca sulla perdita di peso durante l'esercizio. Sia i ricercatori che i professionisti della perdita di peso dovrebbero essere consapevoli che ci sono fattori individuali che probabilmente rendono impossibile per alcuni gruppi di individui perdere peso anche se eseguono correttamente il programma di esercizi". La composizione corporea è qualcosa di più complesso e non solamente il risultato di un bilancio calorico (calorie che entrano e calorie che escono). Ed ecco che entrano in gioco altri fattori, che molti non conoscono o tralasciano, dando la colpa al paziente (che, per carità, a volte può essere colpevole). Però in certi casi è necessario chiedersi perché, e la risposta non è semplice.
Tra le ragioni comportamentali, gli alimenti ad alto indice glicemico (snack, bibite zuccherate ecc) o alcuni proteici possono inibire l'ossidazione dei grassi se consumati prima, durante e dopo l'attività fisica, aumentando l'insulina e il coefficiente respiratorio. Un altro fattore è il weight cycling (mettersi a dieta e reingrassare più volte). "Quando i soggetti hanno ripreso peso, alla ripresa della loro dieta normale, la massa muscolare magra persa è stata sostituita con grasso. Pertanto [...] tendono ad aumentare la massa grassa e diminuire la massa muscolare" (rallentando il metabolismo).

Un altro fattore è il sonno disturbato, che aumenta il cortisolo (come lo stress). Questo si riflette in maggiore fame e attivazione di LPL, con maggiore deposizione di grasso. Il cortisolo porta anche a resistenza insulinica e leptinica, 2 fattori chiave nell'aumento di peso, e può ridurre testosterone e GH, che migliorano la composizione corporea. Anche l'infiammazione può aumentare il cortisolo.
Altri fattori importanti sono ovviamente quelli genetici (ed epigenetici), con un tasso di lipolisi inferiore dovuto a minore attivazione del sistema simpatico, anche in risposta all'esercizio (risulta più difficile per il grasso "uscire" dagli adipociti).
Tra quelli fisiologici, "è probabile che livelli di insulina cronicamente elevati (o insulinoresistenza) abbiano un impatto negativo sull'ossidazione dei grassi e quindi compromettere la perdita di peso indotta dall'esercizio". I mitocondri in queste condizioni hanno scarsa capacità di produrre ATP e ossidare i grassi (e ovviamente ridotto consumo energetico). Anche le UCP (proteine disaccoppianti che producono calore "sprecando" energia) hanno ridotta attivazione.
Anche scarsi livelli di ormoni tiroidei (T3) sono associati a difficoltà nel dimagrire, influenzando le catecolamine e quindi la lipolisi, anche in seguito a esposizione a PCB, diossine e pesticidi.

Aggiornamento 10/1/2021

Il lattato agisce da inibitore della lipolisi, dopo essere stato prodotto in seguito all'aumentata glicolisi negli adipociti, dovuta a introduzione di carboidrati e aumento della glicemia. Il lattato sistemico può avere lo stesso effetto?

Aggiornamento 12/1/2021

Secondo una revisione degli studi la restrizione alimentare, intesa come alimentazione in un periodo ristretto, tenendo conto della cronobiologia, può dare vantaggi a livello metabolico e in alcuni casi ha dimostrato di indurre dimagrimento anche senza restrizione calorica, inducendo un bilancio energetico negativo promuovendo il consumo energetico.
Da quando è uscito lo studio che sosteneva che solo il taglio calorico fa dimagrire non escono altro che studi che lo smentiscono.

Aggiornamento 5/2/2021

La somministrazione di un probiotico insieme all'acido alfa lipoico ha favorito il mantenimento del peso perso e delle misure antropometriche ridotte in seguito al dimagrimento, rispetto al placebo. L'effetto è stato attribuito alla riduzione dell'infiammazione e alla modulazione dell'AMPK ipotalamica


Aggiornamento 18/2/2021

Forse si è scoperto il legame tra antipsicotici e aumento di peso.
Nel pancreas ci sono dei recettori per la dopamina, gli stessi che interagiscono coi farmaci, venendo bloccati e promuovendo il rilascio di insulina e glucagone. La prima favorisce notoriamente la deposizione di grasso, il secondo in teoria favorisce la lipolisi, ma in realtà porta a iperglicemia che stimola ulteriormente l'insulina, ma riduce il suo effetto biologico (insulinoresistenza). Il risultato è la tendenza a ingrassare. Gli ormoni non contano eh!

Aggiornamento 21/2/2021

Alcuni batteri presenti prima di iniziare la dieta, come Blautia wexlerae e B. dorei, aumentano la probabilità di mantenere il dimagrimento. Invece Ruminococcus gnavus aumenta il rischio di recupero.

Aggiornamento 2/3/2021

La sindrome dell'ovaio policistico appare essere familiare, ma la componente genetica non supera il 10%. Come si spiega questo? Con meccanismi epigenetici e ambientali. Alterazioni della metilazione del DNA (ipometilazione) e quindi dell'espressione dei geni portano alle manifestazioni (iperandrogenismo, deposizione di grasso viscerale, iperglicemia, infiammazione ecc.). La PCOS è quindi legata alla metilazione alterata del DNA. Si può correggere questo problema? Nel modello animale il SAMe, fornitore di metili, migliora le condizioni delle topoline con PCOS. La ricerca ha anche evidenziato l'importanza dell'ormone antimulleriano in eccesso durante la gravidanza. Nel mentre è sicuramente sconsigliabile usare acido folico o B12 non metilati.

Aggiornamento 4/3/2021

Un peptide rilasciato dai mitocondri, MOTS-c, agisce da regolatore metabolico, migliorando la sensibilità insulinica. In particolare blocca la miostatina, proteina che degrada i muscoli e induce problemi metabolici. In questo modo MOTS-c può essere un candidato per trattare l'atrofia muscolare indotta dall'insulino-resistenza e altre forme di sarcopenia. L'importanza di mitocondri sani è sempre più evidente

Aggiornamento 5/3/2021

In un lavoro sui topi si è potuto analizzare le proteine che vengono sintetizzate durante il digiuno a giorni alterni. Si è scoperto che aumentano le proteine che predispongono per la lipogenesi (sintesi endogena dei grassi) e si riducono le UCP (proteine che "sprecano" i grassi liberando calore). Un ottimo modo per rallentare il metabolismo e predisporre il corpo a riprendersi i kg persi.
"Durante il digiuno, il tessuto adiposo fornisce energia al resto del corpo rilasciando molecole di acidi grassi (lipolisi).
Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che il grasso viscerale è diventato resistente a questo rilascio di acidi grassi durante il digiuno.
C'erano anche segni secondo cui il grasso viscerale e sottocutaneo aumentavano la loro capacità di immagazzinare energia sotto forma di grasso, probabilmente per ricostruire rapidamente il deposito di grasso prima del successivo periodo di digiuno.
Questo tipo di adattamento può essere il motivo per cui il grasso viscerale può essere resistente alla perdita di peso dopo lunghi periodi di dieta.
Il dottor Larance ha affermato che è possibile che una storia di periodi di digiuno ripetuti abbia innescato un percorso di segnalazione di conservazione nel grasso viscerale.
Questo suggerisce che il grasso viscerale può adattarsi a ripetuti periodi di digiuno e proteggere la sua riserva di energia", ha detto.

Aggiornamento 21/4/2021

Le persone che rispondono meglio a una dieta ipocalorica dimagrante hanno maggiore metabolismo basale e capacità di ossidazione dei grassi, non reagiscono con adattamenti del metabolismo e hanno maggiori quantità di alcuni metaboliti (chetoni e derivati dell'Acetil-CoA). Si adattano così lipolisi e lipogenesi, con il risultato di influenzare il dimagrimento

Aggiornamento 9/5/2021

La chirurgia bariatrica a volte può essere l'unica soluzione, in persone con obesità e diabete grave che non rispondono alle modifiche degli stili di vita. Una metanalisi degli studi ha stimato la riduzione della mortalità nelle persone operate rispetto a quelle non operate del 49,2% e aumento dell’aspettativa di vita di 6,1 anni. I benefici aumentano nei diabetici.

Aggiornamento 11/5/2021

Come conciliare calorie e composizione corporea, secondo una posizione ufficiale dell'ISSN?
"Nella sua forma più semplice, il modello CICO (calorie che entrano/calorie che escono) è un acronimo per l'idea che la perdita o l'aumento di peso sia determinato da un deficit o un surplus calorico, indipendentemente dalla composizione della dieta. Sebbene questo tecnicamente sia vero, non tiene conto della composizione del peso guadagnato o perso, così come della moltitudine di fattori che guidano i comportamenti alimentari che determinano l'apporto calorico. Sia i fattori volontari che quelli involontari governano il lato "calorie spese" dell'equazione, a cominciare dal costo metabolico variabile dell'elaborazione dei macronutrienti".
Infatti i diversi macronutrienti hanno diverso effetto termico, e le proteine hanno quello più alto, seguite da carboidrati e grassi. Tra i grassi, quelli a catena media stimolano di più la spesa energetica.
"L'eccessiva semplificazione del concetto CICO ha portato a un invito a "mangiare di meno, muoversi di più" come soluzione alla pandemia di obesità. Sebbene questo consiglio sia tecnicamente la risposta, la sfida sta nel programmare le variabili in modo che il bilancio energetico desiderato sia mantenuto a lungo termine e la composizione corporea mirata sia raggiunta e mantenuta prevenendo o riducendo al minimo le perdite di dispendio energetico basale. I cambiamenti adattivi involontari fanno la differenza tra gli esseri umani e le macchine. Ci differenziamo dalle bombe calorimetriche (macchina per stimare il contenuto calorico degli alimenti, NdT) principalmente per la nostra natura dinamica, che si basa sulla spinta omeostatica verso la sopravvivenza. Quando vengono imposte condizioni ipocaloriche, il dispendio energetico (EE) tende a diminuire. Al contrario, quando viene imposto un surplus calorico, l'EE tende ad aumentare. Tuttavia, il bilancio energetico umano è stato definito un sistema di controllo asimmetrico, perché tende ad essere sbilanciato per favorire l'aumento di peso rispetto alla sua perdita. Questa asimmetria è stata attribuita a pressioni evolutive che hanno selezionato la sopravvivenza di individui "metabolicamente parsimoniosi" che immagazzinavano più facilmente il grasso corporeo durante i periodi di carestia."
Ci possono essere differenze negli alimenti, per esempio gli quelli raffinati stimolano meno la peristalsi e hanno inferiore contenuto di composti bioattivi, quindi portano a inferiore spesa energetica.
"Gli esseri umani hanno una notevole capacità di mantenere un peso corporeo relativamente costante per tutta la vita adulta nonostante le ampie variazioni nell'assunzione e nel dispendio energetico giornaliero. Ciò indica un'integrazione altamente sofisticata di sistemi che regolano instancabilmente l'omeostasi. In caso di dieta ipocalorica, il corpo regola la fame e riduce il dispendio energetico. L'integrazione dei fattori fisiologici che regolano le difese del corpo contro la perdita di peso (e anche l'aumento di peso) è concertata. Il sistema nervoso centrale "comunica" con il tessuto adiposo, il tratto gastrointestinale e altri organi nel tentativo di difendersi dai cambiamenti omeostatici. Questo sistema di regolazione è influenzato da fattori nutrizionali, comportamentali, autonomici ed endocrini.
I cambiamenti nell'EE non sono sempre completamente spiegati dai cambiamenti nella massa magra e nella massa grassa. Pertanto, nel contesto delle diete ipocaloriche, si usa il termine termogenesi adattativa (AT) per descrivere l'area grigia in cui le perdite nel tessuto metabolico non possono semplicemente spiegare la ridotta EE. Nei soggetti magri e obesi, il mantenimento di un calo del ≥10% del peso corporeo totale comporta una diminuzione della spesa totale di circa il 20-25%, quindi non è per niente proporzionale. L'AT è rappresentata da un calo del 10-15% della spesa totale oltre quanto previsto dalle perdite di massa magra e grassa come risultato del mantenimento di una perdita ≥10% del peso corporeo totale. Nei soggetti con peso ridotto, la stragrande maggioranza (85-90%) della AT è dovuta alla diminuzione del dispendio energetico non a riposo (quindi il movimento). I meccanismi alla base dell'AT non sono chiari, ma le speculazioni includono influenza dell'attività simpatica e una diminuzione dell'attività tiroidea".
Un'adeguato apporto proteico protegge dalla perdita di muscolo. Nonostante sia riportato che è possibile avere aumento di muscolo durante il deficit calorico, "è probabile che le diete che cercano di ottimizzare i tassi di guadagno della massa magra siano compromesse da deficit calorici sostenuti e ottimizzate da surplus calorici sostenuti per facilitare i processi anabolici e supportare la crescente domanda [di nutrienti] dell'allenamento".