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mercoledì 11 febbraio 2026

Nuove (vecchie) conoscenze sul colesterolo


Diversi anni fa ho scritto un articolo in cui ero abbastanza critico sulle statine. Questo è il suo aggiornamento, sulla base di un articolo di Science Alert.




Nel settembre 2025 l'American College of Cardiology (ACC) ha raccomandato di misurare un marker di infiammazione, la proteina C reattiva (PCR o CRP) per valutare il rischio cardiovascolare. Un valore maggiore di 3mg/L indica infiammazione basale elevata e quindi un rischio cardiovascolare aumentato, anche in presenza di livelli di colesterolo normali. Anche la Società Europea di Cardiologia raccomanda il test da dicembre 2025.

https://www.jacc.org/doi/10.1016/j.jacc.2025.08.047



L'infiammazione è un fattore di rischio che c'è indipendentemente dai valori di colesterolo e si può monitorare anche con la conta dei globuli bianchi.

La valutazione della PCR è consigliata anche in prevenzione secondaria (quindi dopo il primo evento cardiovascolare). L'infiammazione è quindi legata anche alla ricorrenza.
A quanto appare dagli ultimi studi, la PCR può predire il rischio cardiovascolare meglio del colesterolo LDL, quello cattivo che si deposita nelle arterie "ingrassando" la placca aterosclerotica. Anche il livello della lipoproteina A, una lipoproteina molto aterogena, appare importante, e tutti dovrebbero misurarla una volta nella vita almeno, essendo questa legata prevalentemente a fattori genetici.

L'infiammazione da anni è riconosciuta come fattore chiave che favorisce il deposito del colesterolo sulla placca, e questo avviene in maniera indipendente dal suo valore nel sangue. Il colesterolo quindi si deposita nelle arterie e forma la placca. Alla sua rottura la placca si stacca e forma un trombo (coagulo) che ostruisce il vaso e crea l'infarto o l'ictus, ossia l'evento cardiovascolare.

Ovviamente la PCR risponde allo stile di vita e alla dieta infiammatoria, mentre alimenti non processati riducono l'infiammazione. Il sovrappeso la aumenta, il dimagrimento e l'esercizio fisico la riducono. Se qualcuno vi dice il contrario non si aggiorna da secoli.

Il colesterolo LDL è quindi importante (è causalmente legato all'aterosclerosi), ma va contestualizzata la sua rilevanza. In particolare, al di là del valore nel sangue, è importante il numero di particelle. Ossia il valore plasmatico indica la quantità, ma quella stessa quantità può essere distribuita in tante particelle piccole, vecchie, ossidate e dense, che circolano da parecchio tempo e sono quindi "rovinate", o in poche nuove, grandi e non ossidate. Le prime tendono molto più a infiammare e a depositarsi, alzando il rischio cardiovascolare. Misurare le ApoB, ossia il numero di particelle che trasporta il colesterolo LDL, predice il rischio cardiovascolare meglio del solo colesterolo LDL. E ancora una volta la dieta influenza il parametro: fumo, obesità, scarsa attività fisica e una dieta ricca di zuccheri e povera di latticini fermentati aumentano le particelle. Altro che grassi saturi. Invece indovinate cosa riduce ApoB? Omega 3, fibre e frutta secca.

Cosa consigliano quindi le linee guida? Oltre a modifiche dello stile di vita, sfruttare l'effetto delle statine che, oltre ad abbassare il colesterolo, riducono l'infiammazione, indipendentemente dal valore del colesterolo LDL, deludendo quindi quelli che pensavano che questo parametro da tenere in considerazione determinasse un cambiamento del trattamento. Le persone con PCR alta devono invece aumentare il dosaggio di statina. Si preferisce trattare il più possibile perché tanto le statine si ritengono non avere effetti collaterali. Si suggerisce anche che la colchicina (farmaco antinfiammatorio) a basso dosaggio può essere efficace.
Allo stile di vita è dedicato un capitolo in cui si raccomanda di non fumare e di allenarsi. Per la dieta consumare una dieta mediterranea ricca in pesce grasso che, essendo ricco di omega 3, favorisce la formazione di proresolvine, molecole capaci di far regredire l'infiammazione cronica e la placca aterosclerotica.

Nel mentre la dieta ricca di cibi ultraprocessati aumenta il rischio di eventi cardiovascolari del 47%. Non sarà il caso di togliere quelli per primi?

L'infiammazione si conferma, come dico da anni, il principale fattore di rischio cardiovascolare. Un colesterolo abbassato coi farmaci, indipendentemente dal suo valore di partenza, appare ridurre tale rischio. Le ultime ricerche mostrano che, nonostante i dubbi che da anni ci attanagliano, le statine sono sicure. Gli effetti collaterali vengono minimizzati dalle società scientifiche, attribuendoli a effetto nocebo. Quelli più alti sono rappresentati da un maggiore rischio di diabete e di ictus emorragico in chi abbia la pressione alta non controllata. Livelli molto bassi di LDL non sono comunque associati a pericoli per la salute o rischi nella fisiologia dell'organismo. I rischi di aumentata mortalità negli anziani, cataratta e tumori non sembrano poter essere confermati in analisi più approfondite. Stanno entrando in uso nuovi farmaci che abbassano il colesterolo e il rischio cardiovascolare con meccanismi diversi, speriamo possano non sollevare gli stessi dubbi.

Il documento dell'ACC si conclude sottolineando che l'infiammazione è responsabile dell'inizio e della progressione delle malattie cardiovascolari e che abbassarla riduce il rischio indipendentemente dai livelli di colesterolo.

Uno stato dell'arte sul trattamento dell'infiammazione aggiunge nello stile di vita, oltre ai già citati dieta med, esercizio, no fumo ecc., anche probiotici, gestione dello stress, gestione del sonno e misurazione di fibrinogeno e acido urico; inoltre indica come nuovi biomarker LDL ossidate, microRNAs, pentrassina, adrenomedullina, cistatina C, Lp-PLA2, metalloproteinasi della matrice.


Le ultime indicazioni invitano il medico a considerare il trattamento con statine o altro farmaco sempre con LDL sopra i 55mg/dL, a seconda della classe di rischio. Per i trigliceridi alti si possono aggiungere gli omega 3 in forma particolare. Altre molecole marcate come integratore, tra cui la monacolina o fitoterapici non si ritengono aver dimostrato efficacia convincente, anche se il prof. Cicero ritiene che possano ancora essere utili.


Anche se i grassi saturi aumentano le particelle LDL grandi (quindi poco aterogene), contemporaneamente sembrano aumentare Lp(a), meglio quindi non esagerare e ridurli sembra abbassare il rischio cardiovascolare nonostante tante controversie. La stessa ACC ha prima emesso uno statement nel 2020 per dire che l'effetto dei saturi dipende dalla matrice, poi da alcune settimane ne ha rilasciato un altro suggerendo che la loro riduzione è comunque legata alla riduzione degli eventi cardiovascolari nelle persone ad alto rischio, specie se sostituiti dai monoinsaturi.

Anche chi ha malattie a base infiammatoria come la psoriasi dovrebbe trattare il colesterolo intensamente, avendo un'infiammazione basale che può favorire l'aterosclerosi.

A livello alimentare i miei consigli sono di evitare il più possibile il cibo industriale e preferire una dieta simil-mediterranea, in accordo con le proprie condizioni di salute. I grassi sani non sono nemici del colesterolo, quelli raffinati e perossidati sì. Non basta prendere le statine spolverandole sopra le fritture per avere un ridotto rischio. Vedremo se si confermeranno le attuali conoscenze per cui un colesterolo molto basso non risulta un problema per la salute.

Quali sono gli alimenti che più fanno variare l'LDL? Il pesce ha un effetto neutro, i grassi solidi e lo zucchero le aumentano, gli alimenti vegetali non processati lo riducono, in particolare la curcuma e l'avocado sono quelli con maggiore impatto, proprio quelli che i sapientini delle statine vi dicono che non servono. Peccato per il pesante impatto ambientale di quest'ultimo. Sottolineo che non esistono più sostanzialmente indicazioni sulla riduzione del colesterolo alimentare (quello delle uova in particolare, per capirci)



domenica 21 dicembre 2025

L'importanza dei ritmi circadiani

 

Mentre qualcuno vi dice che le calorie son tutte uguali, l' American Heart Association rilascia uno statement per chiarire l'importanza dei ritmi circadiani per la salute cardiovascolare e la composizione corporea.

Lavorare di notte, non dormire a orari regolari, mangiare (o allenarsi) a orari sbagliati, avere luci accese di notte, non avere luce di giorno, sono tutti comportamenti che nuocciono ai nostri centri regolatori, come il nucleo soprachiasmatico. La luce bianca di giorno e il buio la notte, assieme ai corretti orari di sonno, attività fisica, alimentazione e melatonina, secreta solo in assenza di luce, sono fondamentali per mantenere il corretto allineamento dei ritmi circadiani.







La melatonina esogena, usata appropriatamente, può essere d'aiuto ma esistono ancora aree di dubbio sulla sicurezza e sugli effetti, anche metabolici.

L'esposizione nei tempi giusti alle luci corrette (bianca e blu-verde di giorno e rossa di notte) aiuta nel controllo metabolico, dell'appetito e del peso; l'uso di occhiali rossi mitiga i danni della luce blu in orario tardo.

Tra i punti evidenziati dal documento:

1 L'interruzione circadiana ha effetti sostanziali sulla salute cardiometabolica
2 La regolarità del sonno è importante quanto la sua durata
3 La tempistica dell'esposizione alla luce è uno strumento terapeutico, ma il suo effetto dipende dalla sua tempistica rispetto all'orologio interno di una persona
4 La tempistica dei pasti influisce sulla salute metabolica oltre il contenuto calorico e un orario più tardo tende ad essere associato a risultati peggiori
5 La tempistica dell'attività fisica per aumentare l'allineamento circadiano (ritmicità) può migliorare la salute circadiana
6 Il cronotipo individuale dovrebbe essere preso in considerazione per guidare la tempistica degli interventi o del trattamento
7 L'ottimizzazione dei ritmi circadiani attraverso modifiche comportamentali è un approccio promettente per la prevenzione delle malattie cardiometaboliche che merita ulteriori indagini

"I ritmi circadiani regolano il metabolismo, il dispendio energetico e l'appetito, che sono fondamentali per il mantenimento di un peso sano, e l'interruzione dei ritmi circadiani è stata associata all'aumento di peso e all'obesità".
Mangiare di notte e avere sonno irregolare aumentano il rischio di obesità, in particolare di accumulo di adipe sull'addome, quello più pericoloso per la salute.
"Nel complesso, questi studi dimostrano che i fattori noti per indurre alterazioni del ritmo circadiano sono fattori di rischio per l'aumento di peso e l'obesità. L'alterazione del ritmo circadiano esacerba la disregolazione metabolica, con conseguente aumento del rischio di aumento di peso. I meccanismi proposti includono alterazioni degli ormoni che regolano l'appetito, riduzione del dispendio energetico, aumento dell'apporto energetico, disregolazione del glucosio e alterazioni del metabolismo."
In pratica chi salta la colazione o la fa troppo piccola e poi concentrare le calorie alla cena tende a consumare meno durante la giornata (riduzione del metabolismo basale e della temperatura corporea), ingrassando più facilmente.

In generale l'alterazione dei ritmi circadiani aumenta il rischio di tutte le malattie legate al sovrappeso, tra cui ipertensione, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.

"In termini di parametri di crononutrizione, sebbene numerosi studi abbiano collegato l'orario dei pasti ai fattori di rischio di malattie cardiovascolari (CVD), vi è una carenza di studi di popolazione sugli esiti delle malattie cardiovascolari. In una coorte prospettica, ogni ora di ritardo nell'orario del primo pasto era associato a un rischio complessivo di malattie cardiovascolari superiore del 6% e un ritardo di 1 ora nell'orario dell'ultimo pasto era associato a un rischio aumentato dell'8% di malattie cerebrovascolari. Oltre ai ritmi comportamentali, l'esposizione alla luce artificiale di notte è associata a un rischio fino al 34% più elevato di malattie cardiovascolari e ictus".





I betabloccanti (farmaci per ipertesi) riducono la melatonina: in queste persone la somministrazione sembra più utile; gli occhiali che bloccano la luce blu possono essere utili, come già detto.
A livello alimentare, i pasti dovrebbero tendere a essere maggiormente calorici nella prima parte del giorno. Restringere la finestra alimentare (TRE) a 8-12 ore può migliorare parametri metabolici e composizione corporea, ma soprattutto se fatta nelle prime ore del giorno.
Per quanto riguarda l'attività fisica, ci sono ancora dubbi sulle tempistiche migliori, ma sicuramente appare meglio non effettuarne intensa un'ora prima del sonno, per non alterarlo.

La posizione si conclude invitando i ricercatori a studi di maggiore qualità per confermare le conoscenze e chiarire le aree di dubbio

Aggiornamento 15/1/2026

La MASLD (steatosi epatica, infiltrazione del grasso nel fegato), una condizione sempre più diffusa (40% degli adulti ne è colpito), è una condizione che segue i ritmi circadiani, nel senso che la maggior parte delle alterazioni metaboliche che la sostengono avvengono di notte.
Nella notte siamo meno in grado di processare zuccheri e grassi, si riduce la sensibilità insulinica e per questo il grasso tende a rimanere nel fegato. Questo significa che i tessuti (muscolo, grasso e fegato) sono meno sensibili all'azione dell'insulina e il fegato aumenterà la sua produzione di grasso a partire dai carboidrati (de novo lipogenesis), oltre a ricevere quello circolante nel sangue.

Lo studio evidenzia l'importanza di seguire i corretti ritmi circadiani, senza esagerare con l'assunzione di cibo alla sera.

"Assumere molte calorie appena prima di andare a letto, quando il corpo è meno in grado di elaborare il cibo in modo efficiente, significa che è più probabile che zuccheri e grassi finiscano per essere immagazzinati nel fegato."
La disfunzione metabolica rimane anche dopo il dimagrimento e la riduzione del grasso nel fegato.

L'esercizio fisico effettuato la sera potrebbe ridurre le alterazioni del metabolismo, moderando l'iperglicemia serale.

Aggiornamento 2/1/2026

Il cervello fabbrica la maggior parte del colesterolo che gli serve, che è fondamentale per le sue funzioni. Tuttavia, se non si dorme il colesterolo cerebrale non forma i foglietti di mielina, la guaina che avvolge i nervi e regola la trasmissione sinaptica, con perdita di materia bianca e compromissione delle capacità cognitive. Il sonno è necessario per la salute del cervello.

lunedì 15 settembre 2025

Cibo ultradannoso

 

Il cibo ultraprocessato è legato a crescenti preoccupazioni per la salute.

Una recente posizione scientifica dell'AHA (cardiologi americani) fa un po' di chiarezza sui cibi ultraprocessati (UPF), quelli che fino a poco tempo fa chiamavamo junkfood, caratterizzati soprattutto dall'essere composti da più ingredienti, spesso tutti privati di nutrienti durante il processo industriale di produzione, insieme alla presenza di sale, zucchero e grassi che aumentano la palatabilità e quindi ci rendono desiderosi di mangiarne sempre più, senza indurre sazietà, con chiari effetti sul girovita.


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Oltre a provare a definire gli UPF, hanno anche deciso di descrivere ciò che è sano, creando una sincope in alcuni brontonutrizionisti che dicono che il cibo sano non esiste.

Il sommario recita così: "Col termine alimenti ultraprocessati (UPF) definiamo un nuovo modo di descrivere gli alimenti in base all'utilizzo di determinati additivi, distinti dai nutrienti tradizionali e dagli ingredienti naturali. Gli UPF inducono una preoccupazione crescente a causa del consumo diffuso e del potenziale impatto sui rischi per la salute. [...] La maggior parte degli alimenti contenenti additivi industriali è anche ricca di grassi nocivi, zuccheri aggiunti e sale. Sebbene gli additivi siano parte del problema, il problema principale è che bambini e adulti negli Stati Uniti consumano quantità eccessive di alimenti UPF carenti dal punto di vista nutrizionale. Tra questi rientrano bevande zuccherate, carni lavorate, cereali raffinati, caramelle, prodotti da forno e patatine, comunemente definiti "cibo spazzatura"."

I consigli sono ovviamente di "Ridurre l'assunzione della maggior parte dei cibi UPF, in particolare il cibo spazzatura, e sostituire la maggior parte dei cibi UPF con opzioni più sane come verdura, frutta, cereali integrali, legumi, frutta secca, semi, oli sani e fonti di proteine ​​magre.



Tuttavia, non tutti i cibi UPF sono dannosi. Alcuni tipi di pane integrale, yogurt a basso contenuto di zucchero, salse di pomodoro e creme spalmabili a base di frutta secca o legumi sono di migliore qualità alimentare, sono stati associati a migliori risultati in termini di salute e sono accessibili, consentendone la possibile inclusione nelle diete. Questi prodotti alimentari dovrebbero essere monitorati e riformulati se i dati futuri mostreranno danni alla salute generale."


Le diete ricche in UPF sono fortemente legate a effetti avversi sulla salute.
Non esiste ancora un consenso sulla definizione, ma questo è legato al fatto che " alcuni alimenti ricchi di nutrienti con caratteristiche UPF possono essere neutri o addirittura benefici per la salute. Inoltre, criteri come l'uso di additivi per la palatabilità sono spesso soggettivi, limitando ulteriormente il consenso su una definizione chiara".

Diverse società scientifiche hanno provato a fare una classificazione, dividendo gli alimenti in non processati, minimamente processati, processati, ultraprocessati o simili categorie, ma senza uniformità nel caratterizzare le categorie. Questo è un limite ma non è comunque una scusa per negare il problema che abbiamo col consumo di questi alimenti.

L'articolo fornisce anche gli ingredienti/additivi utili per verificare che un alimento sia UPF (in figura).




"Molti UPF contengono più additivi. In questo esempio, i nuggets vegetali contengono metilcellulosa e lecitina (emulsionanti), nonché difosfati (addensanti). †Le classi di additivi cosmetici includono (1) agenti di carica, (2) agenti carbonatanti, (3) coloranti, (4) emulsionanti, (5) sali emulsionanti, (6) aromi, (7) esaltatori di sapidità, (8) agenti schiumogeni, (9) agenti gelificanti, (10) agenti di rivestimento, (11) dolcificanti e (12) addensanti e antischiuma. ‡Le classi di sostanze alimentari senza uso culinario (EG, ingredienti non additivi) includono (1) varietà di zuccheri (EG, fruttosio, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, "concentrati di succhi di frutta", zucchero invertito, maltodestrina, destrosio, lattosio e altri zuccheri aggiunti di raro uso culinario), (2) oli modificati idrogenati o interesterificati, (3) amidi modificati e (4) fonti proteiche (EG, proteine ​​idrolizzate, isolati di proteine ​​di soia, glutine, caseina, proteine ​​del siero del latte e "carne separata meccanicamente"). §Gli UPF subiscono anche lavorazioni fisiche o chimiche industriali sequenziali (ad esempio, estrusione, stampaggio, prefrittura, frazionamento, macinazione, idrolisi, idrogenazione o modifiche chimiche), esposizione a imballaggi e contaminanti neoformati e marketing".

Gli UPF sono responsabili di una transizione nutrizionale verso una minore qualità dietetica, essendo privi di nutrienti utili ma ricchi in calorie.

Gli effetti diretti sulla salute sono molteplici.

La perdita della matrice alimentare e delle fibre comportano un rapido assorbimento dei nutrienti, con conseguente aumento di glicemia e insulina e successiva ipoglicemia, che fa aumentare l'appetito e altera la sua regolazione. La consistenza degli alimenti UPF spinge ad assumere più calorie a causa della consistenza e della scarsa sazietà indotta, con conseguente aumento di peso. Vengono stimolati i meccanismi di reward, inducendo dipendenza dai cibi UPF.




Gli UPF modulano negativamente il microbiota, la permeabilità intestinale e gli ormoni intestinali. Sono inoltre ricchi di sostanze dannose come gli AGEs, le ammine eterocicliche, l'acrilamide e derivati della plastica come ftalati, BPA e microplastiche (a causa del packaging).

Tra i pericoli per la salute, quello più certo è legato alla salute cardiovascolare, mentre le evidenze sono crescenti per l'insostenibilità ambientale e la comprensione dei meccanismi di nocività.

Come accennato all'inizio, la posizione si spinge anche a fare un elenco di cibi insalubri e cibi sani, chiarendo che ormai, prove scientifiche alla mano, la differenza tra i cibi è piuttosto netta, e, anche se di solito non è necessario eliminarli completamente, gli effetti sulla salute ci sono.

Per classificarli, oltre alla qualità nutrizionale, si fa anche cenno alla necessità di cucinare i cibi sani e al loro costo relativamente alto, contrapposto al basso prezzo e alla pronta consumabilità degli alimenti UPF. Alimenti come pasta e pane fresco bianchi, formaggi duri e alimenti derivati da quelli sani vengono classificati in giallo, ossia da consumare in moderazione.




L'articolo conclude ribadendo in sostanza di ridurre al minimo gli UPF e privilegiare gli alimenti, in particolare quelli vegetali, nella loro forma naturale.

Aggiornamento 23/9/2025

Nel modello animale il consumo di emulsionanti artificiali altera il microbiota e predispone per le malattie infiammatorie la prole (sia diabete che malattie intestinali).
Il microbiota stabilito alla nascita ha forte importanza ed è più difficile da modificare successivamente.


Aggiornamento 3/10/2025

L'uso di cibo ultraprocessato (UPF) è fortemente legato a peggioramento della sclerosi multipla, a conferma dell'utilità di una buona dieta per contrastare le malattie autoimmuni.

A 5 anni, chi ha avuto il maggior consumo di UPF ha il 30% in più di rischio di ricaduta della malattia, che ha periodi di maggiore intensità e di ridotta attività.

Il cibo nutrizionalmente denso fornisce nutrienti che migliorano l'integrità dei nervi e modulano la funzione immunitaria, che nella sclerosi multipla è rivolta contro la mielina che avvolge i nervi.

Senza questo fattore protettivo rappresentato dal cibo sano la malattia può quindi peggiorare

Aggiornamento 11/11/2025

Ormai si parla di MASLD (fegato grasso associato a disfunzione metabolica) perché la steatosi è essenzialmente associata allo stile di vita (i virus che provocavano epatite sono ormai tenuti a bada dai vaccini).

"Una condizione altamente diffusa tra gli adulti in tutto il mondo, la MASLD, è associata a complicanze epatiche, carcinoma epatocellulare, malattie cardiovascolari e alcuni tumori extraepatici. Il trattamento di prima linea include modifiche comportamentali, tra cui una dieta dimagrante, esercizio fisico ed eliminazione dell'alcol. Resmetirom e semaglutide sono farmaci approvati condizionatamente dalla FDA per il trattamento di adulti con MASH e fibrosi da moderata ad avanzata".

A livello alimentare, oltre agli alcolici, il problema sono gli alimenti processati, il fruttosio industriale e le carni grasse, che rappresentano una fonte di infiammazione e favoriscono la disbiosi (alterazione dei batteri intestinali) e obesità concentrata nell'addome, accompagnata da diabete e dislipidemia aterogena. Anche cortisonici, amiodarone e metotrexate favoriscono l'accumulo di grasso nel fegato.

A livello di alimentazione, "le diete ipocaloriche sia basso contenuto di carboidrati (lowcarb) e che di grassi (lowfat) hanno mostrato un'efficacia simile nel ridurre il grasso epatico e i biomarcatori correlati (come i livelli sierici di aminotransferasi) nei pazienti con MASLD. Le linee guida EASL raccomandano una dieta di tipo mediterraneo con un elevato apporto di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e olio d'oliva e limitando gli alimenti ultraprocessati, i grassi saturi e gli zuccheri raffinati per gestire la MASLD. L'aderenza dietetica a lungo termine è importante e può migliorare quando si considerano le preferenze individuali insieme a fattori clinici, culturali ed economici".

Trascurare la patologia porta alla fibrosi del fegato e poi alla cirrosi e al tumore epatico.

Aggiornamento 22/11/2025

Una combinazione di batteri nel nostro intestino può favorire l'aumento di peso.
Se sono presenti batteri metanogeni, aumentano i batteri capaci di usare la fibra per fare grassi a catena corta, che vengono usati come energia metabolizzabile dal nostro corpo. Aumenta in pratica l'estrazione di calorie dal cibo, in questo caso dalla fibra contenuta nei vegetali, e diete ritenute salutari possono invece favorire la deposizione del grasso.

"Questo potrebbe aiutare a spiegare perché lo stesso pasto può fornire un apporto calorico diverso a seconda dell'individuo una volta raggiunto il colon.

I ricercatori sottolineano che gli alimenti ricchi di fibre rimangono benefici. Le persone generalmente assorbono più calorie da una tipica dieta occidentale ricca di alimenti trasformati, indipendentemente dai livelli di metano. Ciononostante, l'assorbimento calorico con una dieta ricca di fibre varia a seconda della quantità di metano prodotta dall'intestino di una persona."

Infatti quando le persone sono state sottoposte a dieta occidentale o a dieta ricca in fibre, con la prima hanno ugualmente estratto più calorie dalla dieta, ma nella dieta ricca in fibre quelli con più metanogeni ne hanno estratto maggiormente. A proposito, come si può ben capire non tutte le calorie sono uguali.

Aggiornamento 24/11/2025

(Finalmente) Gli esperti denunciano l'industria alimentare per il suo ruolo nelle malattie moderne.

Le cause dell'obesità non vanno ricercate nella mancanza di volontà, ma nei prodotti dell'industria alimentare.

Secondo la revisione della letteratura disponibile pubblicata su Lancet, "La totalità delle prove supporta la tesi secondo cui la sostituzione di modelli alimentari consolidati con alimenti ultra-processati sia un fattore chiave del crescente peso globale di molteplici malattie croniche legate all'alimentazione".
In pratica senza gli alimenti UPF non esisterebbe l'epidemia di obesità e di patologie correlate.

I meccanismi riguardano sia l'eccessiva disponibilità di calorie, abbinate a consistenza e sapori che aumentano la palatabilità, insieme alla ridotta disponibilità di nutrienti sani come fibre e antiossidanti. Anche la presenza di contaminanti e additivi è una probabile causa di malattia.

Chi minimizza i danni o gli effetti degli alimenti ultraprocessati o è a libro paga delle industrie o si è fatto convincere da quelli a libro paga.


I provvedimenti politici basati sull'evidenza per migliorare gli ambienti alimentari includono:

🔖 adottare etichette di avvertenza obbligatorie sulla parte anteriore della confezione, che funzionano bene per informare i consumatori e ridurre gli acquisti;
👦🏼 proteggere i minori di 18 anni – in particolare sulle piattaforme digitali – dal marketing di alimenti ultra-processati ed estendere le tutele oltre gli "orari dei bambini";
💵 tassare le bevande zuccherate (di almeno il 20%) e alcuni alimenti ultra-processati; utilizzare i ricavi per sovvenzionare frutta, verdura e pasti preparati al momento per le famiglie a basso reddito;
🧋 rimuovere gli alimenti ultra-processati da scuole, ospedali e altre istituzioni pubbliche, limitare la quota di alimenti ultra-processati sugli scaffali dei supermercati e limitare la disponibilità di alimenti ultra-processati vicino alle scuole.

Invito a leggere la riflessione del prof Fontana al link


Aggiornamento 2/12/2025

Il consumo di alimenti ultraprocessati è associato ad aumento di marker di sofferenza cardiaca (stiramento della parete cellulare, NT-proBNP), ma non di danno infartuale.

Aggiornamento 11/12/2025

Un piccolo estratto dall'editoriale di Lancet sugli UPF, chissà se i nutrizionisti che dicono che non esistono l'hanno letto...

Al centro dell'industria UPF c'è la trasformazione su larga scala di materie prime a basso costo, come mais, grano, soia e olio di palma, in un'ampia gamma di sostanze e additivi di origine alimentare, controllata da un piccolo numero di multinazionali. Gli UPF sono commercializzati in modo aggressivo e progettati per essere iperappetibili, stimolandone il consumo ripetuto e spesso sostituendo gli alimenti tradizionali ricchi di nutrienti. In molti paesi ad alto reddito, gli UPF rappresentano circa il 50% del consumo alimentare delle famiglie e il consumo è in rapida crescita nei paesi a basso e medio reddito. I danni si estendono alla salute del pianeta. La produzione industriale, la lavorazione e il trasporto di materie prime agricole sono sistemi ad alta intensità di combustibili fossili e gli imballaggi in plastica sono onnipresenti negli UPF.
L'industria UPF genera enormi ricavi che sostengono una crescita continua e finanziano le attività politiche aziendali per contrastare i tentativi di regolamentazione degli UPF. Un pugno di produttori domina il mercato, tra cui Nestlé, PepsiCo, Unilever e Coca-Cola. È necessario un approccio globale, guidato dal governo, per invertire l'aumento del consumo di UPF. Le azioni prioritarie includono l'aggiunta di marcatori ultra-processati, come coloranti, aromi e dolcificanti non zuccherini, ai modelli di profilazione nutrizionale utilizzati per identificare gli alimenti non salutari; etichette di avvertenza obbligatorie sulla parte anteriore della confezione; divieti di marketing rivolti ai bambini; restrizioni su queste tipologie di alimenti nelle istituzioni pubbliche; e tasse più elevate sugli UPF. Il dominio del mercato e il potere politico dell'industria UPF devono inoltre essere affrontati con una politica di concorrenza più incisiva, sostituendo l'autoregolamentazione con una regolamentazione obbligatoria e contrastando l'interferenza aziendale.

[...]

L'industria UPF è emblematica di un sistema alimentare sempre più controllato da multinazionali che antepongono il profitto aziendale alla salute pubblica. La serie Lancet rafforza la necessità di un'immediata attuazione di politiche volte ad affrontare la sfida dell'UPF. Ciò richiede una risposta globale ben finanziata e coordinata, con politiche complete e sinergiche che affrontino le pratiche aziendali dannose e spezzino la morsa dell'industria UPF sui sistemi alimentari globali.

Aggiornamento 18/12/2025

Carni processate, cibo ultraprocessato e bibite zuccherate sono associate al rischio di tumori gastrointestinali anche nelle persone giovani. Per il tumore gastrico anche cibi salati, in salamoia e affumicati

Aggiornamento 30/12/2025

Indipendentemente dal contenuto calorico, il cibo ultraprocessato (UPF) altera la fertilità maschile, in confronto a una dieta fatta con cibo non processato.
Numerosi ormoni risultano alterati, come GDF-15, #testosterone e FSH. Risulta inoltre maggiore l'apporto di ftalati, sostanze presenti nella plastica che derivano dal packaging degli alimenti industriali. La motilità degli spermatozoi è ridotta.
Le 2 diete erano fatte in modo da avere le stesse calorie, ma chi assumeva i cibi processati aveva accumulo di grasso e peggioramento del rapporto tra LDL e HDL, un marker di rischio cardiovascolare.
"Nonostante l'abbinamento calorico delle diverse diete, abbiamo osservato differenze nell'accumulo di peso corporeo tra le diete, che sembrano riflettere variazioni nella massa grassa. Questa disconnessione tra energia totale consumata e peso corporeo suggerisce che l'apporto calorico totale non sia l'unico determinante dell'aumento di peso corporeo. Fattori come una diminuzione dell'energia metabolizzabile disponibile da alimenti non trasformati rispetto a quelli UPF e/o alterazioni del tasso metabolico causate da cambiamenti ormonali indotti dalla dieta, come il GDF-15, potrebbero contribuire ad alterare il bilancio energetico."
In pratica assumere cibo UPF riduce la spesa energetica e favorisce l'accumulo di grasso, sebbene in una bomba calorimetrica (lo strumento usato per calcolare le calorie di un alimento) non mostri differenze dal cibo non processato. A parità di calorie introdotte, se ne consumano meno. Questo è dovuto anche alla presenza degli interferenti endocrini come gli ftalati.
"Pertanto, [l'aggregazione degli studi] fornisce la prova che le calorie provenienti da alimenti non lavorati o UPF non vengono immagazzinate o metabolizzate in egual misura, anche quando controllate per il carico di macronutrienti", con buona pace (speriamo) di chi dice che tutte le calorie sono uguali.
Lo studio ha in sintesi evidenziato un peggioramento delle condizioni di salute, della composizione corporea e della salute riproduttiva degli uomini sottoposti alla dieta ultraprocessata

Aggiornamento 3/1/2026

In uno studio su 29mila infermiere sotto i 50 anni, chi usa più cibo ultraprocessato (UPF) ha il 45% di probabilità in più di incorrere in tumore del colon-retto rispetto a chi ne fa scarso uso. Sempre più studi mostrano il legame con questo (finto) cibo che sta probabilmente aumentando il rischio di un tumore che prima colpiva soprattutto in tarda età.
Tra i meccanismi proposti, l'alterazione del microbiota (alcuni batteri come particolari ceppi di E. coli producono colibactina e altre tossine e sono favoriti dal cibo spazzatura), il sovrappeso indotto dal junkfood, gli additivi (che alterano la flora e inducono permeabilità intestinale).

Aggiornamento 20/1/2026

Evitando gli alimenti processati e privilegiando quelli non alterati dall'industria, naturali e ricchi in nutrienti si favorisce la perdita dell'adiposità centrale e viscerale che è quella più associata con le malattie infiammatorie.

Migliorare la qualità della dieta, insieme all'attività fisica, è associato con dimagrimento e una migliore distribuzione del grasso. Questi risultati mostrano come, anche senza contare le calorie, certi comportamenti possano favorire migliore salute. Questo non vuol dire che le calorie non contino in senso assoluto, ma che un bilancio energetico negativo che favorisce l'utilizzo delle calorie di deposito si possa raggiungere anche senza focalizzarsi troppo sulle quantità.

Aggiornamento 26/1/2026

Il consumo di cibo ultraprocessato è associato a maggior rischio di autoimmunità tiroidea, in particolare in donne che assumono terapie ormonali per la menopausa

Aggiornamento 4/2/2026

In uno studio italiano che ha considerato i dati dello studio MoliSani, il cibo ultraprocessato è associato a ridotta aspettativa di vita nelle persone in cura per tumore. Chi ha il maggiore consumo ha un rischio di morte per qualsiasi causa del 48% rispetto a chi ha un basso consumo, mentre la mortalità tumorale sale del 59%.
Sebbene lo studio non implichi causalità, è coerente con le recenti scoperte sui danni indotti da questi alimenti. Tra le cause, l'aumento dell'infiammazione e della frequenza cardiaca a riposo indotti da questi alimenti.

Aggiornamento 12/2/2026

Come spesso accade gli studi non mostrano che i carboidrati devono essere molti o pochi, ma quel che conta è la loro origine. Se vengono da alimenti integri e non alterati dall'industria non aumenta il rischio cardiovascolare. Se al contrario le diete lowcarb o highcarb sono fatte principalmente con cibo spazzatura (che include pasta e pane non integrali) il rischio aumenta. Semplice, no?