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mercoledì 21 luglio 2021

Bioflavonoidi, invecchiamento cellulare e mitocondri


 Il mio articolo pubblicato sulla rivista ISSA, sull'utilità di alcune sostanze per favorire un invecchiamento salutare





L’invecchiamento o senescenza è uno stato dovuto a modificazioni nelle strutture cellulari che porta, a livello sistemico (quindi di tutto il corpo), ad alterazione delle funzioni, ripercuotendosi sulla salute e sulla qualità della vita. Dal punto di vista evoluzionistico è normale che un organismo anziano, non più capace di riprodursi, vada incontro a riduzione/perdita di funzionalità e quindi termine della vita; in realtà oggi siamo abituati ad andare ben oltre la vita fertile, e i giusti accorgimenti e stili di vita possono fare la differenza tra chi vive un invecchiamento sereno e sano e chi invece ha problemi e una ridotta aspettativa di vita, oltretutto di bassa qualità.

In un lavoro recentemente pubblicato dal mio gruppo di lavoro sulla rivista scientifica Antioxidants abbiamo chiarito il rapporto reciproco tra stato infiammatorio, stress ossidativo, microbiota alterato e composizione corporea peggiorata. Questi fattori sono tutti legati allo stato di invecchiamento, ossia andando avanti con l’età si tende ad avere uno stato di infiammazione basale e una perdita di specie microbiche che favoriscono una riduzione del tessuto muscolare e un aumento del grasso, che a loro volta facilitano, in un circolo vizioso, il mantenimento dell’infiammazione e il peggioramento del microbiota. Lo stile di vita, dieta e attività fisica, sono fondamentali per ridurre la tendenza all’invecchiamento, mentre sedentarietà e dieta povera di aminoacidi essenziali, fibre e antiossidanti favoriscono il decadimento delle strutture.

Ma cosa sono gli antiossidanti? Si tratta di molecole con la capacità di neutralizzare i ROS, specie reattive dell’ossigeno, radicali liberi molto reattivi che attaccano le strutture come il DNA e le proteine, alterandoli nella forma e quindi nella funzione.

Qualsiasi reazione chimica del corpo, in particolare quelle che avvengono nei mitocondri per la produzione di energia utilizzata dalle cellule, può produrre ROS. Se questo fenomeno non è adeguatamente contrastato, ne consegue uno stato di stress ossidativo. L’organismo è dotato di difese antiossidanti, come glutatione perossidasi, catalasi e SOD (enzimatiche) e bilirubina e acido urico (non enzimatiche), ma l’efficienza di queste difese tende a calare andando avanti con l’età, insieme a un aumento della produzione di ROS dovuto a mitocondri meno efficienti e performanti.

Ed ecco che molte molecole che troviamo in particolare negli alimenti vegetali, i polifenoli, tra cui flavonoidi, flavani ecc., stimolano la produzione di antiossidanti endogeni e agiscono come antiossidanti di per sé, neutralizzando i radicali liberi (attività di scavenger) e nutrendo i microbi buoni del nostro intestino. In pratica la produzione delle proteine con funzione antiossidante è aumentata da queste sostanze, mentre viene ridotta quella di enzimi proossidanti, tramite la regolazione della trascrizione genica.

Allo stress ossidativo si legano tutte le malattie dell’invecchiamento, quelle neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson), tumori, malattie cardiovascolari ecc.

Una caratteristica che accompagna l’invecchiamento è la riduzione delle dimensioni dei telomeri, porzioni terminali del DNA che proteggono il filamento contenente i nostri geni. Ogni volta che la cellula si riproduce, i telomeri si accorciano e quando terminano la cellula va incontro a morte cellulare programmata (apoptosi). L’infiammazione legata allo stress ossidativo è capace di accorciare e alterare i telomeri, accorciando la vita dell’organismo.

Inoltre sono state individuate cellule senescenti (SC) che non vanno incontro ad apoptosi, ma che “si rifiutano” di morire e vanno a disturbare l’attività delle cellule normali.

Qualcuno le ha chiamate “cellule zombie”, si accumulano andando avanti con l’età, producendo proteine alterate nella forma e quindi nella funzione, che interferiscono con le funzioni fisiologiche. Le sostanze con attività senolitica possono invece sbloccare la resistenza all’apopotosi di queste cellule, che sono fondamentali nelle manifestazioni dell’invecchiamento, e negli studi in laboratorio si dimostra efficacia nel ritardare, prevenire o alleviare le condizioni legate alla senescenza, come la fragilità, i tumori e le malattie cardiovascolari, neuropsichiatriche, epatiche, renali, muscoloscheletriche, osteoarticolari, polmonari, oculari, ematologiche, metaboliche e cutanee, nonché complicanze legate al trapianto di organi, radiazioni e altri trattamenti per i tumori, con conseguente aumento della durata della vita (lifespan). I senolitici appaiono attenuare l'infiammazione dei tessuti e alleviare la disfunzione metabolica correlata all'età e alla malattia, ripristinando le funzioni cellulari corrette di cellule e quindi tessuti.


https://www.youtube.com/watch?v=t84cG-bolc0


Tra le sostanze naturali con attività senolitica troviamo specifici polifenoli, alcuni flavonoidi come la quercetina e la fisetina, presenti rispettivamente in cipolla rossa, broccoli e agrumi e in mele e fragole, l’epigallocatechingallato (ECGC), una catechina caratteristica del tè verde, e l’oleuropeina, tipico derivato dell’idrossitirosolo prodotto dall’olivo che si ritrova nelle foglie, nei frutti e nei derivati come l’olio extravergine.

È probabile che la longevità e la riduzione del rischio di malattie associata alle diete più salutari, come la mediterranea o la giapponese, sia dovuta anche alla ricchezza di queste sostanze, soprattutto quando agiscono in sinergia.

Inoltre, come accennato prima, anche i mitocondri hanno un importante ruolo nell’invecchiamento. I mitocondri sono le centrali energetiche del nostro organismo, e il loro compito è convertire le molecole organiche (derivati dei macronutrienti come carboidrati, aminoacidi, grassi e alcol) nella molecola dell’ATP, la principale “moneta energetica” usata dalle cellule. Da una carenza di produzione di ATP possono dipendere molte patologie, come quelle neurologiche (Alzheimer, Parkinson, emicrania, depressione, SLA), metaboliche (diabete, aterosclerosi, insufficienza renale, cardiaca ed epatica, ipertensione), intestinali, compromissione del sistema immunitario, ridotta fertilità, osteoporosi e osteoartrite, fibromialgia, spossatezza e fragilità. Questo perché se la cellula non ha energia a disposizione non può funzionare bene, andando incontro alla manifestazione della patologia. Con mitocondri poco efficienti aumenta la produzione di lattato e i grassi non vengono correttamente ossidati ma preferenzialmente immagazzinati, favorendo un peggioramento della composizione corporea.

Andando avanti con l’età aumentano le mutazioni nel DNA mitocondriale, mentre si riducono la biogenesi mitocondriale e la mitofagia, rispettivamente la nascita di nuovi mitocondri e l’eliminazione di quelli difettosi. Questo porta a mitocondri che producono più ROS e meno energia. I ROS aumentano l’infiammazione se non vengono contrastati efficacemente con gli antiossidanti. Nel caso dei mitocondri sono molto efficaci il coenzima Q10, le vitamine del gruppo B, e alcuni polifenoli come resveratrolo (uva rossa e frutti di bosco). Anche la quercetina e l’ECGC si sono dimostrati capaci di stimolare la biogenesi mitocondriale, e sempre la quercetina, così come il kampferolo (capperi), inducono la mitofagia. La fisetina riduce invece la produzione di ROS mitocondriali.

In conclusione, è opportuno sostenere un invecchiamento sano con una dieta a base vegetale, ricca di alimenti vegetali che contengono una serie di molecole con attività antiossidante e senolitica, mantengono un microbiota sano e che stimolano la salute dei mitocondri e contrastano l’infiammazione di basso grado che è alla base delle malattie non trasmissibili tipiche della senescenza. L’introito di alcuni minerali, come zinco, ferro, manganese, magnesio e selenio è fondamentale per l’attività degli antiossidanti endogeni. Anche un’attività fisica costante è necessaria. È possibile inoltre aiutarsi con supplementazione di alcune sostanze, tra cui flavonoidi e altri polifenoli, che hanno dimostrato nei modelli preclinici ma anche in trial su umani di essere efficaci e avere effetti collaterali limitati se usati con l’aiuto di un professionista.


Aggiornamento 28/7/2021

Le cellule senescenti sembrano favorire il tumore prostatico e l'ipertrofia prostatica benigna. Si tratta di cellule che si accumulano nei tessuti con l'età, e disturbano l'attività delle cellule sane, infiammandole; una dieta sana ne previene la formazione, e alcuni integratori noti come senolitici possono favorirne la rimozione

Aggiornamento 1/8/2021

I centenari hanno batteri intestinali particolari, che stimolano la sintesi di acidi biliari specifici. In particolare conferiscono protezione da alcuni batteri patogeni (come il Clostridium difficile), e impediscono la loro colonizzazione, lasciando spazio ai "batteri buoni"

Aggiornamento 5/8/2021

Se ancora ci fosse qualche nutrizionista che va in giro a dire "lo zucchero serve per dare energia", è arrivato lo studio che lo smentisce definitivamente.
Infatti lo zucchero ostacola l'attività mitocondriale.
"Un team guidato dagli scienziati del Van Andel Institute ha scoperto che lo zucchero in eccesso può far sì che le nostre centrali elettriche cellulari, chiamate mitocondri, diventino meno efficienti, riducendo la loro produzione di energia.
Abbiamo scoperto che troppo glucosio nelle cellule, che è direttamente collegato alla quantità di zucchero consumata nella propria dieta, influisce sulla composizione lipidica in tutto il corpo, che a sua volta influisce sull'integrità dei mitocondri. L'effetto complessivo è una perdita della funzione ottimale" e quindi riduzione della produzione di ATP (energia per la cellula).
"L'eccesso di glucosio riduce la concentrazione di acidi grassi polinsaturi (PUFA) nella membrana mitocondriale e rende i mitocondri meno efficienti. I PUFA sono attori vitali nel supportare la funzione mitocondriale e nel mediare una serie di altri processi biologici come l'infiammazione, la pressione sanguigna e la comunicazione cellulare.
Invece, il glucosio in eccesso viene convertito in una diversa forma di acido grasso (acido palmitico , grasso saturo) che non è efficiente o flessibile come i PUFA. Questo inverte la composizione lipidica della membrana e mette sotto stress i mitocondri, danneggiandoli e impattando sulle loro prestazioni".
Utilizzando una dieta chetogenica il problema è stato risolto, ripristinando la normale composizione lipidica, e confermando che questa dieta può avere un effetto benefico grazie al suo impatto sui mitocondri. Inoltre l'eccesso di carboidrati riduce anche l'effetto benefico dei supplementi di PUFA sui mitocondri.
"Anche se non possiamo sempre notare subito la differenza nelle prestazioni mitocondriali, il nostro corpo lo fa", ha spiegato il ricercatore Wu "Se l'equilibrio lipidico viene alterato abbastanza a lungo, potremmo iniziare a sentire sottili cambiamenti, come stancarci più rapidamente. Sebbene il nostro studio non offra raccomandazioni mediche, evidenzia le prime fasi della malattia metabolica e fornisce approfondimenti che possono modellare futuri sforzi di prevenzione e terapia”.

Aggiornamento 29/8/2021

I flavonoidi, polifenoli presenti in frutti di bosco, mele, pere e vino rosso, appaiono avere un effetto positivo sui livelli di pressione sanguigna, e l'associazione è parzialmente attribuita all'effetto sul microbiota intestinale.
"Il nostro microbioma intestinale svolge un ruolo chiave nel metabolizzare i flavonoidi per migliorare i loro effetti cardioprotettivi e questo studio fornisce prove che suggeriscono che questi effetti di riduzione della pressione sanguigna sono ottenibili con semplici modifiche alla dieta quotidiana", ha affermato il ricercatore principale dello studio Aedín Cassidy.
Per esempio mangiare 1,6 porzioni di frutti di bosco al giorno (una porzione equivale a 80 grammi o 1 tazza) è stato associato a una riduzione media dei livelli di pressione sanguigna sistolica di 4,1 mmHg e circa il 12% dell'associazione è stata spiegata da fattori del microbioma intestinale.

Aggiornamento 11/9/2021

Gli antiossidanti vegetali possono migliorare la fertilità maschile, proteggendo gli spermatozoi dallo stress ossidativo, migliorando la loro funzionalità mitocondriale, riducendo le infezioni batteriche, stabilizzando il DNA e proteggendolo dall'ossidazione, riducendo l'infiammazione.
Resveratrolo, quercetina, licopene, catechine, curcumina, rutina, genisteina, apigenina, naringenina, kampferolo, possono agire in collaborazione tra loro per migliorare l'efficienza degli spermatozoi.

Aggiornamento 14/9/2021

La proteina curli viene rilasciata da alcuni batteri intestinali ed è connessa con la neurodegenerazione. Questa proteina è legata a SLA, Alzheimer, Parkinson, Huntington e neuroblastoma, arriva al cervello e promuove l'alfa-sinucleina, quindi la formazione di neuroaggregati che alterano la funzione dei neuroni, tra cui la secrezione di neurotrasmettitori e la funzionalità mitocondriale. La formazione può essere inibita dall'EGCG, uno dei polifenoli del tè verde, almeno nel modello animale, e forse per questo i grandi consumatori della bevanda hanno ridotto rischio di malattie neurodegenerative. Anche un buon microbiota ovviamente può aiutare.

Aggiornamento 16/9/2021

La capacità del tessuto adiposo sottocutaneo di rispondere alla sovralimentazione con l'iperplasia (aumento del numero di cellule) pare ridursi con l'età, mentre rimane quella del tessuto viscerale: probabilmente per questo con l'età si tende a mettere più grasso sull'addome. I preadipociti "vecchi" (senescenti) rilasciano, al pari del grasso viscerale, molecole infiammatorie che causano insulinoresistenza e promuovono la lipolisi dal tessuto sottocutaneo. Anche il declino degli estrogeni in menopausa spinge al deposito viscerale del grasso, così come il diverso rapporto dei recettori adrenergici tra uomo e donna


Aggiornamento 23/10/2021

Il muscolo delle persone obese ha difficoltà a ossidare i substrati energetici, a causa ad esempio dell'infiltrazione di grasso e della scarsa qualità dei mitocondri.
Queste alterazioni metaboliche si manifestano come "diminuzione dell'assorbimento del glucosio e dell'azione dell'insulina (con conseguente aumento della glicemia), disregolazione del metabolismo lipidico, ridotta ossidazione del substrato mitocondriale e cambiamenti nella morfologia della rete mitocondriale".
La flessibilità metabolica, la capacità di ossidare efficientemente i substrati (grassi e carboidrati) e passare facilmente da un carburante all'altro, è ridotta in caso di resistenza insulinica.
Anche l'ipossia (scarso ossigeno portato dal sangue), l'infiammazione e l'autofagia difettosa contribuiscono alle alterazioni metaboliche e a ridurre l'ossidazione dei grassi.
L'EPA (omega3), sirtuine, la caffeina, l'attività fisica e alcuni interventi farmacologici allo studio possono migliorare l'attività mitocondriale.

Aggiornamento 23/11/2021

Dasatinib e Quercetina (senolitici) riducono la presenza di cellule senescenti tra gli adipociti in modelli sperimentali di diabete, migliorando la risposta glicemica.

Aggiornamento 11/12/2021

L'ipertrofia degli adipociti, che avviene quando ci sono problemi metabolici, si associa a senescenza delle cellule

Aggiornamento 13/12/2021

Il cervello delle persone con Alzheimer è caratterizzato dalla presenza di cellule senescenti, cellule infiammatorie e "antiche" che disturbano il metabolismo.
Queste cellule, dette anche zombie, vengono eliminate dai senolitici, sostanze farmacologiche o naturali tra cui alcuni antiossidanti, come quercetina e fisetina.
Questo può spiegare perché una dieta ricca di antiossidanti riduce il rischio di malattie neurodegenerative.
Attualmente si stanno attuando dei trials per capire se i senolitici agiscono anche quando la malattia è presente, rallentandola o addirittura facendola regredire.

Aggiornamento 13/1/2022

In uno studio osservazionale ma fatto bene e durato quasi 30 anni, l'uso di olio di oliva, anche in piccole quantità, è associato a minore mortalità per tutte le cause.
Si riduce la mortalità legata alla demenza, alle malattie polmonari, alle malattie cardiovascolari con percentuali che vanno dal 17 al 29% in chi abbia il maggiore consumo.
Non avendo fatto differenza tra olio raffinato ed extravergine, non si sa se l'effetto sia legato ai grassi monoinsaturi (MUFA) o alla presenza di polifenoli (presenti solo nell'extravergine).
"L'olio d'oliva, un componente chiave della dieta mediterranea, è ricco di MUFA, in particolare di acido oleico, nonché di vitamina E e polifenoli, che contribuiscono alle sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, spiegano i ricercatori.

L'olio di oliva vergine, prodotto dalla spremitura meccanica di olive mature, contiene molteplici componenti bioattivi e antiossidanti e ha un'acidità < 1,5%. E l'olio extravergine di oliva si produce allo stesso modo ma ha una qualità superiore, un gusto più intenso e un'acidità inferiore (< 1%).
L'olio d'oliva raffinato o trasformato contiene meno sostanze fitochimiche, poiché alcune vengono perse durante la lavorazione; di solito contiene più dell'80% di olio raffinato, più olio vergine aggiunto per esaltarne il sapore e può anche essere etichettato come "puro" o "leggero". Tuttavia, l'olio d'oliva raffinato "ha ancora una buona quantità di acidi grassi sani ma meno composti bioattivi", ha osservato la ricercatrice Guasch-Ferré".
Tra i meccanismi proposti, la protezione dalla perossidazione lipidica, l'effetto antinfiammatorio e antiaterogeno, l'effetto sul microbiota, sulla pressione, sulla funzionalità endoteliale, sul profilo glicemico e lipidico.

Aggiornamento 7/2/2022

Assumere flavonoidi, gli antiossidanti come le antocianine particolarmente presenti in frutti rossi (frutti di bosco, uva nera), cipolla rossa e cacao, è associato con minore mortalità nelle persone con Parkinson.

"I flavonoidi sono antiossidanti, quindi è possibile che abbassino i livelli di neuroinfiammazione cronica", ha detto Zhang. "È anche possibile che possano interagire con le attività enzimatiche e rallentare la perdita di neuroni e potrebbero proteggere dal declino cognitivo e dalla depressione, entrambi associati a un rischio di mortalità più elevato".

Aggiornamento 20/2/2022

Nel modello animale, eliminare le cellule senescenti con i senolitici riduce le malformazioni ossee in una malattia rara, la Fibrodisplasia ossificante progressiva (miosite ossificante congenita o malattia di Münchmeyer). Si tratta di una malattia in cui si forma tessuto osseo in sedi ectopiche come muscoli e connettivo.
Le cellule senescenti si formano andando avanti con l'età e disturbano il metabolismo delle altre cellule, favorendo tumori, diabete, malattie cardiovascolari, osteoporosi ecc.

Aggiornamento 5/3/2022

L'insufficienza cardiaca (o scompenso cardiaco) è fortemente legata alla disfunzione mitocondriale, ossia all'incapacità dei mitocondri di produrre energia e in questo modo il muscolo cardiaco non ha forza a sufficienza.
Una posizione ufficiale dei cardiologi americani raccomanda la valutazione dello stato nutrizionale e l'adozione di una dieta a carattere antinfiammatorio e antiossidante come la dieta mediterranea, con valutazione di integrazione eventuale di omega 3, aminoacidi essenziali, carnitina, HMB e proteine, che possono migliorare lo stato energetico del miocardio.
L'uso dei diuretici può provocare una carenza di vitamina B1. È importante non avere carenze di ferro, minerale essenziale per le reazioni mitocondriali. La supplementazione di Q10 ha dato buoni risultati ma ancora non si considerano generalizzabili. È comunque possibile valutare una supplementazione con multivitaminico e minerale.
La perdita di peso è essenziale per migliorare la funzione cardiaca. Oltre alla dieta classica, anche la dieta chetogenica e il digiuno intermittente sono utilizzati ma la prima va fatta sotto osservazione medica per il rischio di aritmie e per il secondo ci sono ancora pochi studi. Anche la chirurgia bariatrica può essere indicata.
Per quanto riguarda l'attività fisica, il lavoro coi pesi e l'HIIT sono i più efficaci.
Ma a cosa può essere dovuta la disfunzione mitocondriale?
Secondo una review del Journal of Internal Medicine le carenze nutrizionali sono caratteristica comuna nelle persone con scompenso cardiaco.
"La catena di trasporto degli elettroni mitocondriale richiede il coenzima Q10, zinco, rame, selenio e ferro per una produzione efficiente di ATP. La carenza di micronutrienti nell'insufficienza cardiaca può contribuire a una funzione mitocondriale difettosa e a una ridotta capacità sintetica di ATP", con conseguente scarsa efficienza della contrazione cardiaca.
In conclusione "Il miocardio difettoso potrebbe essere "un motore senza carburante". Tuttavia, l'aumento della disponibilità di substrati energetici (ad es. Acidi grassi, glucosio, chetoni) per i mitocondri non può migliorare le condizioni se i mitocondri non possono trasformare questi substrati energetici in carburante (ATP) senza distruggere il motore sottoperformante (con un aumento dei ROS, le specie reattive dell'ossigeno). La carenza di micronutrienti cambia il paradigma da "un motore senza carburante" a "un motore difettoso sulla strada dell'autodistruzione"".
Gli antiossidanti e i sistemi endogeni di protezione (glutatione, ceruloplasmina) dipendono dall'alimentazione e da alcuni minerali come selenio, zinco e rame o sostanze come il coenzima Q10.

Aggiornamento 18/3/2022

Nel modello animale l'uso di senolitici, composti naturali presenti in alcuni vegetali, ripristina la funzione di α-Klotho, una proteina che protegge dalle malattie dell'invecchiamento. Gli studiosi hanno poi confermato il legame nell'uomo somministrando i senolitici a persone con fibrosi polmonare ottenendo l'aumento di α-Klotho

Aggiornamento 16/5/2022

L'uso di alcuni antiossidanti può migliorare la fertilità maschile secondo una revisione della Cochrane, ma sono necessari ulteriori studi

Aggiornamento 29/6/2022

La consulenza sull'attività fisica e sull'alimentazione prevengono il rischio di sarcopenia e immobilità nelle persone anziane fragili. Gli interventi sullo stile di vita si confermano efficaci e necessari per migliorare la qualità e l'aspettativa di vita.

Aggiornamento 26/7/2022

I mimetici della restrizione calorica, come resveratrolo, quercetina, curcumina, EGCG e spermidina possono avere un ruolo nell'alleviare le malattie cardiache e in particolare quelle legate alla disfunzione mitocondriale e allo stress ossidativo come l'insufficienza cardiaca. Si ha ancora carenza di studi a lungo termine e necessità di migliorare la biodisponibilità di queste sostanze.

Aggiornamento 7/9/2022

Le cellule degli anziani sono disfunzionali perché hanno bassi livelli di glutatione e alti di stress ossidativo, con conseguente disfunzione mitocondriale. I mitocondri di cuore, fegato, reni, cervello ecc. non producono efficientemente energia e la cellula non funziona correttamente.
La supplementazione con Gly-NAC, N-acetilcisteina insieme a glicina, aumenta il glutatione intracellulare e riduce le caratteristiche associate all'invecchiamento (disfunzione mitocondriale, alterata mitofagia, infiammazione, insulino-resistenza, disfunzione endoteliale, funzione fisica e forza, capacità di esercizio, circonferenza della vita, pressione sanguigna sistolica, comunicazione intercellulare alterata, rilevamento alterato dei nutrienti, perdita di proteostasi (sarcopenia), marcatori di tossicità genomica, esaurimento delle cellule staminali e senescenza cellulare). In pratica si eliminano le cellule invecchiate (cellule senescenti) che sono infiammatorie e disturbano il metabolismo, e aumentano quelle staminali che possono dare vita a cellule nuove ed efficienti.

lunedì 12 luglio 2021

HMO: perché i bambini allattati stanno bene

 

Gli HMO sono zuccheri non digeribili presenti nel latte materno, che hanno il compito principale di nutrire il microbiota del neonato.


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Oggi si possono utilizzare come supplementi, con tutti i vantaggi del caso. Ad esempio promuovere la crescita di specie benefiche, come i bifidobatteri (in particolare B. infantis), ma anche Firmicutes, Actinobacteria, Bacteroides e Lachnospiraceae. Parallelamente si riducono i batteri cattivi come Enterococcus, Proteobacteria, Streptococcus, Rothia, Enterococcus e Clostridia.


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Un altro effetto benefico che si favorisce è il ripristino della funzione di barriera intestinale e la riduzione quindi della permeabilità intestinale, il cui eccesso è legato a varie patologie (autoimmuni, metaboliche ecc.). Questo effetto è diretto dallo stimolo della produzione di mucina, e in parte dalla riduzione delle citochine infiammatorie.

In generale possono quindi essere benefici per tutte le patologie legate a squilibrio del microbiota, come diabete, obesità, patologie cardiovascolari, intestinali ecc.




Questi zuccheri hanno forte influenza sul sistema immunitario, modulandolo e limitando quando necessario la risposta infiammatoria, favorendo il sistema immunitario adattativo e una risposta TH1, in modo da favorire la tolleranza verso le proteine (assente nelle allergie), grazie anche alla stimolazione delle Treg. "Gli HMO possono interagire direttamente con il sistema immunitario legandosi a diversi recettori presenti sulle cellule immunitarie. Pertanto, gli HMO possono prevenire l'asma allergico, limitare il rilascio di citochine infiammatorie e inibire il "rolling" dei leucociti all'interno dei vasi sanguigni competendo con i substrati per questi recettori".

"Nonostante un gran numero di pubblicazioni che mostrino gli effetti benefici degli HMO sull'ospite (come la protezione contro le allergie), alcuni risultati sono piuttosto controversi, soprattutto a causa della mancanza di omogeneità tra tutti questi studi in termini di tempo di integrazione, concentrazione e tipo di HMO. Sono necessari ulteriori esperimenti per affermare l'effetto benefico degli HMO sulla salute".

Aggiornamento 10/8/2021

Il mio nuovo articolo su come prevenire le allergie alimentari e i problemi correlati come la dermatite seborroica

Aggiornamento 28/8/2021

I microbi nel latte materno riflettono quelli dell'intestino della mamma. Arrivano nella ghiandola mammaria mediante le cellule dendritiche, che riescono a selezionare i batteri giusti (in particolare i bifidobatteri) e trasportarli attraverso il sistema linfatico. Un microbiota infantile sano è associato con migliore salute nel bambino, ecco perché è importante che la mamma abbia dieta e microbiota corretti.

Aggiornamento 24/10/2021

Solito ottimo articolo di Selfhacked.com sui probiotici

I probiotici riducono l'infiammazione sia in persone sane che in caso di malattie come IBD e fatica cronica
Modulano favorevolmente il sistema immunitario delle persone con asma e riducono i sintomi nella rinite allergica; migliorano anche la tolleranza verso gli antigeni alimentari
Riducono il rischio di dermatite atopica, soprattutto in gravidanza, e in alcuni bambini migliorano la malattia
Riducono l'incidenza della mucosite orale e intestinale

Le evidenze sono inferiori invece per malattie autoimmuni, infiammazioni polmonari, celiachia e artriti

Aggiornamento 10/11/2021

L' EAACI (società europea di allergologia) ha rilasciato una posizione ufficiale sul rapporto tra batteri e allergia.
L'abuso di antibiotici in gravidanza e infanzia è associato con alterazione del microbiota intestinale e polmonare e aumentato rischio di allergie. Tuttavia a parte la dermatite atopica e il M. pneumoniae nell'asma severo non vi sono chiare associazioni tra specie batteriche e malattie allergiche. Gli antibiotici non sono appropriati per l'asma mentre lo possono essere probiotici e prebiotici.
Il loro uso in allergie alimentari, dermatite atopica e rinite, insieme ad HMO (prebiotico del latte materno) ha dato discreti risultati ma non definitivi.
Vale comunque sempre la pena di considerare l'alimentazione come primo modulatore del microbiota.

Aggiornamento 17/11/2021

Il latte materno può "educare" il sistema immunitario del bambino, e la dieta ha un ruolo importante.
"Il microbiota dell'intestino fornisce la stimolazione immunitaria più critica al neonato, favorendo un sistema immunitario ben addestrato e le corrette regolazioni metaboliche nei soggetti sani. Al contrario, diete ricche in grassi e zuccheri hanno effetti profondi sulla composizione del latte materno e alterano i profili immunitari nel neonato. In questa nuova fase, i neonati hanno un sistema immunitario vulnerabile, che favorisce la suscettibilità alla colonizzazione intestinale microbica e ad una risposta immunitaria alterate".
Un'alimentazione sbilanciata nella mamma fa produrre un latte che contiene citochine infiammatorie in eccesso. Le donne sovrappeso spesso hanno un eccesso di grassi non sani e altre molecole che favoriscono un profilo infiammatorio nel lattante.
Il latte materno contiene sia cellule immunitarie che rimangono negli anni successivi sia anticorpi che educano il sistema del neonato.
Questi "trasferimenti" sono importanti perché favoriscono la nascita della tolleranza immunitaria, che se manca favorisce allergie o malattie autoimmuni. Vengono inoltre trasferiti i batteri, per cui è essenziale che una mamma abbia un buon microbiota.

Aggiornamento 1/3/2022


I probiotici colonizzano e l'intestino, migliorano l'integrità epiteliale, si attaccano all'epitelio intestinale, aumentano l'adesione alla mucosa intestinale, competono per escludere i microrganismi patogeni, resistono alla produzione di sostanze battericide e mantengono l'equilibrio ecologico del microbioma intestinale
Stimolano correttamente il sistema immunitario e proteggono dalla permeabilità intestinale.
La ricerca ha dimostrato che alcuni ceppi probiotici hanno funzioni immunomodulatorie e alleviano i sintomi dell'infiammazione allergica delle vie aeree. Prove cliniche e di laboratorio mostrano che esiste un effetto terapeutico dei probiotici sulle malattie allergiche attraverso la regolazione del microbiota intestinale e la modulazione dell'immunità, favorendo il mantenimento della normale tolleranza immunitaria (bilancio corretto tra TH1 e TH2 e aumento di Tregs).

Negli studi i probiotici hanno ridotto l'iperreattività e l'infiammazione indotte dagli allergeni, nonché il rilascio di citochine (messaggeri dell'infiammazione). In diversi studi non sono state riscontrate differenze significative tra il trattamento con probiotico e quello con placebo. Sebbene i probiotici non abbiano eliminato le allergie, la loro somministrazione può ridurre l'incidenza e la durata dei sintomi allergici. Tuttavia, gli effetti dei probiotici dipendono dalla loro specie o ceppo, dai loro metaboliti ​​e dal microbiota intestinale del paziente. Questi fattori possono spiegare l'effetto soggettivo

Aggiornamento 12/3/2022

L'uso di antibiotici nei neonati porta a pesanti alterazioni nella flora, in particolare riduzione dei bifidobatteri.
"A livello di singoli taxa, abbiamo riscontrato che vari Bifidobatteri erano fortemente influenzati dal trattamento antibiotico. L'allattamento continuato al seno non sembrava compensare la diminuzione dell'abbondanza di queste specie, che vengono praticamente eliminate dal trattamento antibiotico nella prima infanzia. È noto che i bifidobatteri promuovono la salute dell'intestino e forniscono difesa contro i patogeni. Questi batteri sono anche essenziali per la digestione degli oligosaccaridi del latte umano (HMO), che nei primi 4–6 mesi di vita è l'unica fonte di cibo per i bambini. Pertanto, quando l'abbondanza di questi batteri diminuisce, sono immaginabili potenziali effetti sulla crescita e lo sviluppo dei bambini. Inoltre, si nota l'estesa crescita di potenziali batteri patogeni come Klebsiella ed Enterococchi".
Gli autori concludono riportando che si dovrebbe ridurre il numero di bambini da mettere in terapia e che, se proprio non se ne può fare a meno, è meglio usare gentamicina e penicillina che inducono minori alterazioni.

Aggiornamento 29/4/2022

I bambini con allergie hanno un microbiota particolare con una aumento di una specie, Ruminococcus gnavus, che ha proprietà infiammatorie e modula negativamente il sistema immunitario riducendo la tolleranza. Inoltre sono ridotte specie come B. longum e in generale le specie che degradano la fibra e producono metaboliti benefici che incrementano la tolleranza.
I batteri infiammatori invece producono LPS che inducono rinosinusite.
"La vita rurale, il parto vaginale, il possesso di animali domestici, il consumo di un'ampia varietà di alimenti, il basso uso di antibiotici e il microbiota del latte materno possono ridurre il rischio nei bambini di sviluppare un'allergia respiratoria o alimentare.
Si suggerisce che la produzione di molecole pro-infiammatorie e la ridotta capacità di catabolizzare i polisaccaridi complessi possano essere associate all'aumentata infiammazione tipica delle condizioni allergiche. Questi risultati supportano l'importanza del microbiota intestinale nell'insorgenza di malattie allergiche e possono aprire nuovi spunti nello sviluppo di strategie preventive e terapeutiche innovative basate sulla manipolazione del microbioma".

Aggiornamento 2/5/2022

Il probiotico B. infantis promuove l'aumento di peso nei bambini malnutriti, migliorando l'utilizzo degli zuccheri del latte materno (HMO) e riducendo l'infiammazione intestinale

Aggiornamento 27/5/2022

L'effetto dell'allattamento esclusivo nei confronti dell'asma nei bambini è dose-dipendente.
Il rischio di asma si riduce aumentando il tempo di allattamento esclusivo fino a 6 mesi (il massimo da linee guida).
Alcune "componenti del latte materno come gli oligosaccaridi (HMO) influenzano lo sviluppo del sistema immunitario promuovendo una composizione più sana del microbiota intestinale e il sistema immunitario a sua volta modula lo sviluppo polmonare attraverso citochine, immunoglobine e ormoni specifici".

Aggiornamento 22/6/2022

Il latte materno contiene HMO, zuccheri specifici che stimolano la crescita di un microbiota antinfiammatorio nel neonato.
L'alimentazione materna può influenzare la produzione di questi zuccheri benefici.
La fibra vegetale, i polifenoli della frutta e i grassi monoinsaturi (olio d'oliva, avocado, mandorle ecc.) sono i nutrienti che appaiono stimolare maggiormente la produzione.

Aggiornamento 2/8/2022

Il latte in formula non può essere paragonato al latte materno, soprattutto per i bimbi prematuri.
Infatti solo l'allattamento fornisce batteri buoni (B. breve e B. infantis) e zuccheri specifici (HMO) in quantità sufficienti e che proteggono dall'infiammazione, dalla permeabilità intestinale e dalle infezioni che causano enterocolite necrotizzante, la principale causa di morte nei prematuri.
"La peristalsi (ridotta motilità intestinale), la cattiva digestione delle fonti di nutrienti e una barriera intestinale compromessa possono rendere la mucosa suscettibile all'invasione di agenti patogeni opportunisti nell'ambiente intestinale. Il conseguente squilibrio tra danno e riparazione delle cellule epiteliali porta a un circolo vizioso di cattiva digestione, invasione batterica, attivazione immunitaria e infiammazione incontrollata"