Anche la European Society of Cardiology dice la sua sugli alimenti ultraprocessati (UPF), e non si tratta di un parere positivo ovviamente. I cardiologi hanno rilasciato un documento di consenso in cui spiegano come questi alimenti aumentino il rischio cardiovascolare. Gli unici a non essersi accorti che fanno male sembrano essere alcuni brontonutrizionisti. "Gli UPF sono definiti come prodotti alimentari composti principalmente da ingredienti industriali economici, additivi e composti neoformati, spesso con scarso o nullo valore nutrizionale. Questi alimenti sono altamente trasformati e contengono additivi che possono avere effetti dannosi sulla salute. Mentre le linee guida dietetiche tradizionali hanno a lungo sottolineato l'importanza di limitare i grassi di origine animale e promuovere l'assunzione di frutta, verdura e grassi insaturi, recenti evidenze suggeriscono che anche l'entità e la natura della trasformazione alimentare siano fattori chiave nella relazione tra dieta e salute".
Gli UPF abbassano la qualità della dieta, apportando calorie "vuote" formate da grassi saturi o trans, zucchero, colesterolo alimentare e sale, mentre mancano nutrienti essenziali come vitamine, minerali e fibre, "mostrando inoltre una correlazione negativa con proteine, fibre e alcuni micronutrienti tra cui potassio, magnesio, vitamina D e vitamina B12. Inoltre, gli UPF sono privi di composti bioattivi, rilevanti per la salute cardiovascolare (polifenoli e altri antiossidanti, per esempio)".
Il consumo di UPF aumenta il rischio di:
🫃🏻Obesità: "confrontando un apporto elevato con uno basso, i rischi sono aumentati del 15%-16%, mentre ogni aumento del 10% degli UPF è stato associato a una probabilità maggiore del 9%-18%. Il consumo di oltre 50 g/giorno di UPF ha aumentato la probabilità di sovrappeso e obesità del 34%-45% e il rischio di obesità addominale fino al 61%.
I meccanismi che collegano gli UPF all'aumento di peso includono una maggiore densità energetica, una ridotta sazietà, un'alterazione del comportamento alimentare (ad esempio, mangiare più velocemente, ridurre la masticazione) e possibili effetti sulla comunicazione intestino-cervello".
🍬 Diabete: Il rischio sale fino all'80%. "I potenziali meccanismi che collegano gli UPF al diabete di tipo 2 includono l'elevato contenuto di zuccheri aggiunti, che possono alterare il metabolismo epatico del fruttosio e promuovere l'insulino-resistenza a livello epatico e sistemico. Inoltre, gli UPF tendono ad essere poveri di fibre, ed è ben noto che le diete ricche di fibre proteggono dall'aumento dell'HbA1c, dei livelli di glicemia a digiuno e dei picchi glicemici postprandiali.
Inoltre, gli UPF contengono numerosi additivi chimici, alcuni dei quali possono agire come interferenti endocrini, contribuendo potenzialmente ad un aumento del rischio di diabete."
🩺 Ipertensione: il rischio aumenta fino al 35%. "Gli UPF sono in genere ricchi di sodio, zuccheri aggiunti e grassi non salutari, con conseguente aumento della pressione sanguigna. La loro natura ad alta densità energetica e povera di nutrienti promuove l'eccesso di cibo e l'aumento di peso, con l'obesità che aumenta il rischio di ipertensione attraverso cambiamenti cardiaci e ormonali. Gli UPF possono anche innescare infiammazione cronica e stress ossidativo, con conseguente disfunzione vascolare, e nuove evidenze suggeriscono che gli UPF alterano il microbiota intestinale, potenzialmente influenzando la regolazione della pressione sanguigna".
🫧 Dislipidemia: gli UPF alterano i livelli di colesterolo e trigliceridi. "I meccanismi che collegano l'assunzione di UPF alla dislipidemia potrebbero includere l'alto contenuto di grassi trans e saturi in questi alimenti, che alterano il metabolismo lipidico e promuovono profili aterogeni. I grassi trans aumentano il colesterolo LDL, abbassano il colesterolo HDL, compromettono gli enzimi che elaborano i lipidi e aumentano la proporzione di particelle LDL piccole e dense. Allo stesso modo, i grassi saturi elevano il colesterolo LDL stimolando la sintesi epatica del colesterolo e riducendo la clearance delle LDL. Questi cambiamenti promuovono l'infiammazione sistemica, la disfunzione endoteliale e la formazione di cellule schiumose, accelerando così l'aterosclerosi e collegando il consumo di UPF alla dislipidemia e alle malattie cardiovascolari."
🟡 MASLD: gli UPF aumentano il rischio di MASLD (fegato grasso). "Gli UPF possono contribuire alla steatosi epatica attraverso l'alto contenuto di fruttosio e grassi saturi, gli additivi e il basso contenuto di fibre, favorendo l'accumulo di grasso, lo stress ossidativo, l'infiammazione e l'alterazione del microbiota intestinale."
🫘 Insufficienza renale: gli UPF accelerano il declino della funzionalità renale. "I meccanismi fisiopatologici probabilmente coinvolgono infiammazione cronica, stress ossidativo, metabolismo lipidico disregolato, insulino-resistenza, disfunzione immunitaria e alterazione del microbiota intestinale. Studi su animali suggeriscono che i prodotti finali di glicazione avanzata (AGEs) derivanti dagli UPF attivano la via del complemento e compromettono la permeabilità della barriera intestinale, contribuendo al danno renale."
🫀 Rischio cardiovascolare, che aumenta grazie a tutti questi fattori associati. In generale aumenta il rischio di aritmie e fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca (limitata evidenza), incidenza di malattie cardiovascolari e mortalità associata.
Il documento si conclude indicando le politiche che si dovrebbero seguire per disincentivare il consumo di questi alimenti (etichette e avvisi chiari, promozione di alimenti veri e salutari, consumati in casa e pianificati, consulenze che spieghino i danni degli UPF, evitare di mangiare tardi, di spizzicare e tenere conto della qualità degli alimenti, collaborazione dei medici con gli esperti di nutrizione e psicologia)
Aggiornamento 21/5/2026
Il consumo di legumi e soia è associato a minor rischio di ipertensione. "Diversi potenziali meccanismi e componenti presenti nei legumi e nella soia possono spiegare o contribuire ai benefici osservati sul rischio di ipertensione, tra cui il loro contenuto di minerali, fibre e composti bioattivi. Sia i legumi che la soia sono ricchi di potassio e magnesio, che hanno dimostrato di avere effetti ipotensivi in meta-analisi di studi di coorte prospettici. Legumi e soia sono anche ricchi di fibre alimentari, che sono associate a tassi inferiori di ipertensione e a un minor rischio complessivo di malattie cardiovascolari. Studi recenti hanno suggerito che la fermentazione delle fibre solubili presenti nei legumi e nella soia produce acidi grassi a catena corta che influenzano la vasodilatazione attraverso la segnalazione dell'ossido nitrico (NO) endoteliale, stimolando la produzione di NO e determinando una riduzione della pressione sanguigna. In particolare, nella soia, il contenuto di isoflavoni, come la genisteina e la daidzeina, sembra avere effetti ipotensivi, come dimostrato in diverse meta-analisi di studi clinici randomizzati. Infine, recenti studi suggeriscono che l'assunzione di legumi e soia sia associata a un minor rischio di obesità, che a sua volta rappresenta un fattore di rischio primario per l'ipertensione".