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sabato 25 luglio 2015

Novità sulla dieta chetogenica


A volte si ha la necessità di battere i pregiudizi e osservare quello che la scienza ci dice, e non le voci di corridoio o i nutrizionisti che parlano di argomenti che non conoscono. In passato non sono stato tenero con la dieta chetogenica (VLCKD), ma si dice che solo i cretini non cambino mai idea.
Qualche mese fa l'ADI, società scientifica di alimentazione, ha dichiarato la dieta chetogenica sicura e semplice da seguire.




In un certo senso ci si arrende al fatto che non si riesca a far dimagrire la gente semplicemente con una dieta mediterranea (la cosiddetta dieta bilanciata) che mediterranea non è perché ricca di farine raffinate, al quale applicare semplicemente un taglio calorico, dopo aver predicato per anni che "solo la riduzione di calorie può far dimagrire", e tutti i danni causati.
In realtà già da anni molti predicano la VLCKD come soluzione per diversi problemi.

Il peso è una risultante di interazioni tra cibo, ormoni e recettori, e, ribilanciando questi rapporti, possiamo influenzare la deposizione o la perdita del grasso, e il mantenimento di questo risultato. Con una corretta dieta, possiamo avere un reset di queste interazioni e rimodularle positivamente, in modo da "reinsegnare" all'organismo a preferire i grassi come fonte energetica.
Se si minimizza la perdita di muscolo, come accade quando la VLCKD è fatta correttamente, si evita di regolare il metabolismo al ribasso, in modo da far venire più fame e ridurre la spesa energetica in modo da recuperare i kg persi. Si riassettano correttamente gli equilibri neuroendocrini insomma. Ed evitando la perdita di muscolo, non si hanno gli inestetismi tipici come afflosciamento del seno, dei glutei, rughe ecc. 

Contrariamente a quanto si dice, la dieta chetogenica non è (necessariamente) iperproteica. Si può arrivare all'iperproteicità con la variante Dukan ad esempio, che prevede libertà nell'assunzione di pasti proteici durante la giornata perché parte dal presupposto che una persona sovrappeso non riesce a controllarsi e quindi non deve avere limiti nell'introito di cibo (di un certo tipo). Ma il classico protocollo PSMF (digiuno modificato a risparmio di proteine) prevede 1/1,5 grammi di proteine per kg di peso corporeo ideale, in linea con la normoproteicità insomma.

Ma come funziona la chetogenica? Con una bassissima introduzione di carboidrati, il corpo entra in chetosi (cioè alta concentrazione di corpi chetonici) che evitano la perdita di massa magra e tolgono la fame, inibendo il centro dell'appetito. Effetti collaterali comuni sono l'alito di acetone e possibile debolezza, nel primo periodo soprattutto. Sconsigliato farla d'estate con il caldo.
Notoriamente l'introduzione di carboidrati riduce l'ossidazione dei grassi. Infatti perché il nostro corpo dovrebbe usare i grassi se in quel momento ha una fonte di combustibile più nobile e (anticamente) difficile da trovare?
La dieta chetogenica va a mimare la condizione dei nostri antenati che si ritrovavano per diverso tempo senza cibo. E questa era abbastanza diffusa, quindi il nostro organismo sa benissimo come reagire, dato che il nostro genoma è ancora quello di centinaia di migliaia di anni fa. Viene massimizzato l'utilizzo delle scorte (adipe) e il risparmio di muscoli, che è necessario per poter sopravvivere e continuare a (cercare di) procacciarsi il cibo. Si può diventare aggressivi, nervosi, suscettibili, proprio come un animale che rischia per la sua sopravvivenza e che deve essere pronto a lottare.


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La dieta chetogenica promuove l'utilizzo dei grassi come fonte di energia e riduce al minimo la perdita muscolare, cosa che invece si ha con la classica dieta ipocalorica, e così non influenza negativamente la performance atletica. Per le persone in condizioni patologiche, riduce i trigliceridi e l'insulino-resistenza (condizione diabetica o prediabetica), segnali di pericolo cardiovascolare. Andando a consumare molto grasso viscerale, quello che è maggiormente implicato con la condizione diabetica, la si può ritenere una vera e propria terapia per questa patologia, talvolta migliore di diete tradizionali, con forte miglioramento dei parametri metabolici.
La chetosi riduce il contenuto in grassi del fegato, anche con epatopatia importante. Il fegato è un organo chiave nel dimagrimento. Se il fegato non riduce l'insulina nel sangue (clearance dell'insulina) è impossibile dimagrire. Questa condizione si associa alla resistenza insulinica.
Affrontare un periodo di semidigiuno, in maniera corretta, sta emergendo come positivo nei confronti delle malattie infiammatorie.



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La chetosi può avere buon impatto in donne con sindrome dell'ovaio policistico. Altri casi in cui viene usata sono l'epilessia, con buoni risultati, simili a quelli dei farmaci, le malattie metaboliche ereditarie, il dimagrimento veloce per sportivi con problemi di peso, e tanti altri. Inoltre è sotto indagine il suo potenziale di sostegno nelle terapie tumorali e nelle malattie neurodegenerative

Non è vero che non può essere usata in caso di insufficienza renale, se lieve (FG>60): i miglioramenti infatti, in termini di perdita di grasso viscerale e riduzione della glicemia, sono largamente superiori al rischio di un piccolo sovraccarico di breve periodo per il rene. Il vero nemico del rene non sono le proteine, ma gli zuccheri.
Un altro mito è che le chetogeniche mettano KO la tiroide. Non esiste un lavoro in letteratura che riporti questo fatto, ma anzi togliendo il glutine ci può essere un miglioramento della sua funzione.

Molti in seguito ad una dieta chetogenica riprendono i kg persi (questo succede nel 90% dei casi con le diete convenzionali ipocaloriche), ma questo succede semplicemente perché non sanno affrontare la dieta di mantenimento. Chi si sottopone a questo trattamento deve capire che non si può più mangiare come prima, ma si deve stare molto attenti al carico e all'indice glicemico, utilizzando ad esempio prevalentemente cibo integrale, non facendo mancare le proteine, e stando attenti alle eccezioni (dolci, farine raffinate, cibi spazzatura) che devono essere più rare possibile. E una costante attività fisica. Insomma si seguono le linee guida che permettono di non ingrassare, e si deve entrare nell'ottica di fare tutto quello che non si faceva prima.
La gestione del post è quindi importantissima, e i comportamenti scorretti possono portare velocemente ad un recupero dei kg persi, magari con gli interessi, e per questo deve essere fatto seguiti da persone esperte e preparate, mai faidate con kit comprati in farmacia o dopo aver comprato il libro di Dukan.

Concludendo, l'eccesso di grasso corporeo, che difficilmente si può perdere con normali diete, è molto più pericoloso di un breve periodo di alimentazione chetogenica. E' quindi corretto ritenerla uno degli strumenti a disposizione del nutrizionista competente.

Le controindicazioni sono: severa insufficienza renale, cardiaca ed epatica, età oltre i 67 anni, terapie per disturbi psichiatrici e del comportamento alimentare.

Da alcune settimane (da quando ho completato il corso SNS sulla dieta chetogenica) questo trattamento è disponibile presso il mio studio, ma sarà dato solo a chi dimostra di saper mangiare durante il periodo di mantenimento.

Aggiornamento 21/1/2016

La dieta chetogenica ha un potenziale nella terapia della sclerosi multipla, migliorando la funzionalità mitocondriale. Questo potenziale terapeutico è presente nei confronti di molti problemi, in particolare legati ad alterazioni mitocondriali.

Aggiornamento 9/4/2016

Dieta cheto efficace nel ridurre la psoriasi.

Aggiornamento 27/4/2016

La dieta chetogenica cura un modello animale di schizofrenia e può essere usata nel disturbo bipolare o la depressione. Qualcuno la propone anche per la cura dei tumori ma ovviamente l'evidenza deve ancora crescere.

Aggiornamento 6/5/2016

In uno studio di confronto la dieta chetogenica ha portato alla riduzione/eliminazione dei farmaci per il diabete nel 95% delle persone contro il 62% delle persone messe a dieta classica a basso indice glicemico)
Anche senza chetosi, la dieta a basso contenuto di carboidrati cura il glioblastoma nel modello animale.


Aggiornamento 6/5/2016

Il nuovo articolo di Authoritynutrition.com sulla dieta cheto. Consigli e controindicazioni.

Aggiornamento 1/8/2016

L'atleta che pratica sport di resistenza (endurance in inglese) può trarre grande vantaggio da una dieta chetogenica.
Se non si perde peso in una dieta cheto, ci possono essere diversi motivi, tra cui lo stress.

Aggiornamento 8/8/2016

I segni di chi è in chetosi: alito fruttato, maggiore chiarezza mentale, a volte fatica ecc
La dieta chetogenica può essere vantaggiosa nell'Alzheimer perché alcune aree cerebrali colpite riescono ancora a metabolizzare i corpi chetonici ma non il glucosio.
Il parere di dott. Oz sulle diete cheto.
Nei topi la dieta chetogenica ha guarito l'insufficienza renale.

Aggiornamento 11/8/2016

I corpi chetonici possono agire anche da "oncometaboliti", ed essere una benzina per il tumore. Torniamo alla questione che non esiste una dieta buona per tutti. Quindi può non solo guarire (con diversi meccanismi), ma anche far ammalare.

Aggiornamento 24/10/2016

L'intervista di un ricercatore italiano dove spiega l'utilità della cheto, in particolare nell'emicrania.
Un case-report (caso singolo) di persona guarita da tumore bronchiale con dieta paleo chetogenica.

Aggiornamento 6/11/2016

Nel tumore mammario, o almeno in alcuni tipi, le cellule stromatiche forniscono il carburante, sotto forma di chetoni, alle cellule tumorali, che possono così proliferare. Attenzione quindi a utilizzare diete chetogeniche in questo stato.

Aggiornamento 17/11/2016

La dieta chetogenica può avere buon impatto sul tumore al colon perché inibisce la produzione di lattato e piruvato, che conferiscono resistenza a chemio e radioterapia, e limita l'effetto Warburg riducendo la glicolisi anaerobia.

Aggiornamento 26/11/2016

Alcuni consigli per entrare e mantenere la chetosi, tra cui la caffeina, anche dal dott Mercola

Aggiornamento 21/12/2016

Genetica ed epigenetica influenzano il successo nelle diete chetogeniche, grazie soprattutto al betaidrossibutirrato.

Aggiornamento 23/1/2017

I cibi chetogenici e i motivi per i quali funziona nell'epilessia.  Come gestirla da genitori.

Aggiornamento 31/1/2017

Un prodotto che permette di introdurre chetoni dall'esterno per sostenere la chetosi.

Aggiornamento 27/2/2017

Già 10 trial hanno mostrato l'efficacia e la sicurezza della dieta chetogenica come terapia nel glioma

Aggiornamento 5/3/2017

La dieta chetogenica, grazie al suo sottoprodotto betaidrossibutirrato dalle proprietà antinfiammatorie, ha dimostrato in un modello animale di alleviare i dolori della gotta


Aggiornamento 15/3/2017

La piramide cheto-vegana dalla collega Grazia Semeraro

La farina proteica Adam può essere usata per fare un pane sostitutivo.
La dieta cheto come potenziale terapia dell'autismo.
Aggiornamento 17/3/2017

Tutti le conseguenze dei corpi chetonici nel corpo: invecchiamento, metabolismo ecc

Aggiornamento 27/3/2017

Cosa dicono le linee guida per l'obesità degli endocrinologi americani sull'alimentazione? L'obesità è dovuta tra le altre cose, ad una dieta povera in nutrienti (e non solo all'eccesso calorico). Chi ha i trigliceridi alti deve ridurre in particolare i carboidrati e non i grassi. Gli zuccheri e le fonti di carboidrati raffinati dovrebbero essere minimizzati. I grassi trans (si formano negli oli vegetali riscaldati) dovrebbero essere eliminati. La supplementazione con omega 3 purificati è utile per abbassare i trigliceridi. Le opzioni dietetiche sono diverse: Mediterranea, DASH, low-carb, low-fat, high protein, chetogenica, vegetariana, e tutte possono dare buoni risultati.

Aggiornamento 28/3/2017

La malattia di McArdle può migliorare grazie a una dieta chetogenica

Il betaidrossibutirrato, un metabolita che si associa alle diete chetogeniche, al digiuno e ha effetti antinfiammatori, può aumentare l'espressione di geni collegati col tumore mammario. Siamo molto complicati

Chetogenica e alcol: quali alcolici sono permessi?

Aggiornamento 12/4/2017

L'importanza della qualità del cibo in una dieta cheto: non si dovrebbero assumere tossine mitocondriali come ali di semi, dolcificanti ecc
La dieta chetogenica come cura del Parkinson

Alcuni motivi per cui si ha un blocco del peso in chetogenica

Aggiornamento 16/4/2017

Un'info dal prof Piccin: "State seguendo un regime di digiuno intermittente, o una dieta chetogenica, ma fate fatica a mantenere un livello adeguato di chetosi e vi mancano le forze? Il motivo potrebbe essere la presenza di una disbiosi intestinale".

Aggiornamento 25/4/2017

La chetosi si può confermare simulatrice del digiuno. Può migliorare il ciclo di Krebs, rallentato dall'invecchiamento, potenzialmente migliorando l condizione redox (stress ossidativo) e lo stato dei telomeri. 

Aggiornamento 2/5/2017

In alcune persone potrebbe bastare una dieta a basso indice glicemico per l'epilessia, anche senza stare in chetosi.

Aggiornamento 4/5/2017

I benefici della dieta cheto per il cervello

State seguendo un regime di digiuno intermittente, o una dieta chetogenica, ma fate fatica a mantenere un livello adeguato di chetosi e vi mancano le forze? Il motivo potrebbe essere la presenza di una disbiosi intestinale
Aggiornamento 25/5/2017
In una revisione degli studi su umani, la dieta cheto può sia migliorare che peggiorare la resistenza insulinica. Questo dimostra come sia la risposta per alcuni, ma non per tutti. Come sempre.
Aggiornamento 6/6/2017
Non è la velocità con cui si perde peso a stimolare il recupero dei kg, ma la perdita di massa magra. Se dovete perdere peso, usate quindi un metodo che salvaguardi il muscolo (dieta normocalorica o chetogenica)

Aggiornamento 25/6/2017
Confermato il meccanismo che nutre i tumori cerebrali attraverso lo zucchero.
Aggiornamento 29/6/2017

Il glucosio (zucchero che deriva dall'amido ecc) è sempre dannoso? In alcuni tipi di cancro o malattie infiammatorie va a inibire le cellule dendritiche, che hanno talvolta un'importante azione nello stimolare l'infiammazione e alterare la risposta immunitaria. Questo può disturbare il controllo delle cellule tumorali ecc. 
In pratica ridurre lo zucchero può essere deleterio in alcune circostanze, azzerando le nostre difese.
Ecco perché è sbagliato pensare che una dieta cheto o altro possa inibire sempre la crescita tumorale.

La dieta chetogenica può essere utilizzata anche in neonati con epilessia, entro certi limiti e sotto stretto controllo.

Aggiornamento 9/8/2017

La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) si gestisce molto bene con la dieta lowcarb o con quella chetogenica, insieme ad alcune integrazioni mirate. Possono migliorare l'umore, la fertilità, il peso e in generale la qualità della vita

Aggiornamento 19/9/2017
La dieta cheto si conferma promettente nella cura dei tumori cerebrali, e forse anche negli altri

Se la dieta cheto è supplementata con omega 3 si abbassano gli indici di infiammazione
La dieta cheto non altera l'equilibrio acido-base né i bicarbonati plasmatici.

Aggiornamento 15/10/2017

Nuovo articolo su healthline.com sulla riduzione dell'infiammazione e il potenziale curativo della cheto in traumi, malattie neurologiche ecc.

Aggiornamento 29/11/2017

Il cuore dei diabetici preferisce ossidare corpi chetonici rispetto a glucosio e altre fonti di energia

Aggiornamento 15/12/2017

In uno studio pilota la dieta chetogenica supplementata con olio di cocco ha migliorato la condizione di persone con Alzheimer moderato. Tali miglioramenti sono spariti una volta interrotta la dieta.

Aggiornamento 25/12/2017

I benefici dei grassi a media catena (MCT) in una review di Lancet.
"I meccanismi alla base della dieta chetogenica potrebbero avere anche ruoli in altri disturbi, come la prevenzione della neurodegenerazione nella malattia di Alzheimer, la proliferazione e la diffusione del cancro e l'insulino-resistenza nel diabete di tipo 2".
Aggiornamento 30/12/2017

Le donne che assumono farmaci per l'epilessia hanno aumentato rischio di figli con tratti autistici. Il rischio viene ridotto dall'integrazione con folati.
Aggiornamento 16/1/2018

Vari riferimenti alla dieta chetogenica e ai suoi meccanismi d'azione

Aggiornamento 7/2/2018

La dieta cheto può migliorare lo stato degli autistici.

Le ricette ketovegan da selfhacked.

Aggiornamento 22/2/2018

Somministrare chetoni esogeni sembra migliorare la sensibilità insulinica in persone sane, e potrebbe essere terapeutico in quelle malate o con prediabete

La dieta low carb può migliorare il metabolismo epatico in chi abbia steatosi (fegato grasso). Questo avviene grazie al cambiamento di microbiota, in cui aumentano le specie produttrici di folati (Streptococcus), e alla variazione dell'attivazione di alcuni geni, che favorisce l'ossidazione dei grassi e inibisce la loro sintesi. Il fegato si svuota così del suo contenuto di grasso.
Aggiornamento 7/3/2018
La dieta chetogenica ha interessanti applicazioni nei tumori, ma si ha bisogno di molta più ricerca
Il lattato, derivato del glucosio, modula il "tono" di eccitabilità dei neuroni, la loro plasticità e la funzione mnemonica. Ecco perché la chetosi (assenza di carboidrati) può modulare favorevolmente la funzione cerebrale in caso di epilessia.
L'andamento della massa magra in chetosi in un classico studio di Blackburn: si può perdere massa magra inizialmente ma poi si recupera (2 settimane circa).
Nessun problema nell'equilibrio acido-base
Aggiornamento 20/3/2018

Le controindicazioni della dieta chetogenica: quasi tutti disordini genetici del metabolismo lipidico

Aggiornamento 21/3/2018

La dieta chetogenica non determina riduzione del metabolismo basale perché salvaguarda la massa magra
“La dieta chetogenica MCT  (trigliceridi a catena media) funziona attraverso la generazione di chetoni, che forniscono una fonte di energia alternativa per le cellule cerebrali, ed è considerata un potenziale trattamento per una serie di disturbi inclusi epilessia, morbo di Alzheimer, cancro e diabete.
I meccanismi ipotizzati coinvolgono l’ inibizione del recettore AMPA, l’attivazione dei PPARγ e la biosintesi di mitocondri e  forniscono una spiegazione per l'efficacia in altri condizioni, e diversi studi clinici sono attualmente in corso per convalidare l'uso della dieta chetogenica MCT nel trattamento dei disturbi riguardanti la funzione cerebrale.
Inoltre, sono necessari studi clinici per diminuire o mitigare potenziali effetti negativi delle diete chetogeniche, come l’acidosi di basso grado derivante dall'aumento in acido β-idrossibutirrico e  acetacetico.
L’uso dei grassi MCT (forniti con la dieta) potrebbe  migliorare e ampliare l'uso della chetosi come trattamento per epilessia, morbo di Alzheimer, cancro, diabete e altri disturbi”.
Aggiornamento 25/3/2018

Un video che spiega come funziona la cheto.
La dieta cheto ha curato alcune persone schizofreniche, con esiti migliori rispetto a quelli avuti coi farmaci.
La frutta che si può mangiare in dieta chetogenica: frutti di bosco e quella oleosa (olive, avocado, cocco)
Aggiornamento 16/4/2018

Si accumulano le prove sull'efficacia della dieta chetogenica nell'autismo.
"Appena un mese dopo l'inizio della dieta chetogenica (KD), il comportamento e l'intelletto del paziente sono migliorati (per quanto riguarda iperattività, capacità di attenzione, reazioni anormali agli stimoli visivi e uditivi, uso di oggetti, adattabilità ai cambiamenti, capacità comunicative, paura, ansia e reazioni emotive); questi miglioramenti sono continuati fino alla fine del periodo di osservazione di 16 mesi in KD"

Aggiornamento 19/4/2018

L'importanza di una reintroduzione graduale dei carboidrati in seguito a dieta chetogenica, che appare sicura anche negli adolescenti.

Aggiornamento 5/5/2018

In persone con psoriasi si usa consigliare una dieta a basso contenuto di carboidrati. Una delle ragioni è che il glucosio (zucchero) stimola la crescita delle cellule epidermiche e favorisce così la malattia
Aggiornamento 27/5/2018

L'effetto antiepilettico della dieta chetogenica è dovuto forse anche all'alterazione dei batteri intestinali
Aggiornamento 31/5/2018
In un modello animale i chetoni inseriti con l'alimentazione (esogeni) aumentano la sopravvivenza dei topi con metastasi, anche senza ridurre i carboidrati.
Aggiornamento 4/6/2018

Una revisione dei dati fa il punto sul legame tra dietoterapia come cura complementare a quelle classiche nei tumori. Il link tra obesità, tumori e alimentazione è dato da infiammazione (soprattutto del tessuto adiposo), alterazione dei metabolismi cellulari, aumento dei fattori di crescita, induzione dell'angiogenesi (nascita di nuovi vasi sanguigni che nutrono le cellule tumorali), alterazione dei ritmi sonno-veglia e del microbiota. Per quanto riguarda l'efficacia della dieta, "sono in corso di valutazione studi preclinici e clinici su presunti interventi dietetici antitumorali, tra cui restrizione calorica (CR), digiuno intermittente, dieta low fat e dieta chetogenica, alcuni dei quali si mostrano promettenti nel ridurre il rischio di cancro. Gli studi clinici in corso stanno anche valutando l'utilizzo di questi interventi dietetici come terapia adiuvante. Le prove limitate di questi studi suggeriscono che la CR, il digiuno intermittente e la dieta chetogenica possono migliorare la risposta e/o ridurre gli effetti collaterali della terapia. Gli studi futuri dovranno concentrarsi sulla sicurezza e sui benefici aggiuntivi oltre a quelli delle attuali terapie e considerare il potenziale degli interventi dietetici per sensibilizzare i pazienti e migliorare la risposta terapeutica a chemioterapia o radioterapia a dosi più basse".

Aggiornamento 24/6/2018

La chetosi fornisce substrati all'ossidazione mitocondriale in maniera più efficiente rispetto ai carboidrati e per questo può essere d'aiuto in ogni patologia in cui ci sia un difetto di produzione di energia



Aggiornamento 2/7/2018
Perché la dieta chetogenica può funzionare nelle persone con Alzheimer? I neuroni di queste persone non riescono più a metabolizzare correttamente il glucosio (tant'è che qualcuno lo chiama diabete di tipo 3) e fornendo grassi come substrati energetici, che generano ugualmente ATP ma con meno radicali liberi, possono riprendere a funzionare.
Inoltre il betaidrossibutirrato, un derivato dei grassi, agisce da antinfiammatorio

Aggiornamento 9/7/2018
La dieta chetogenica funziona nell'epilessia cambiando l'attività elettrica dei neuroni
Aggiornamento 10/7/2018

In uno studio su animali la dieta chetogenica migliora enormemente l'efficacia di una classe di chemioterapici (inibitori PI3K), che ha necessità di glicemia e insulina basse per funzionare.
Si tratta di esperimenti su animali quindi da prendere con prudenza ma promettenti.
Il dott. Hopkins, uno degli sperimentatori, ha avvertito che "la dieta chetogenica da sola potrebbe non aiutare necessariamente a controllare la crescita del cancro e in alcuni casi potrebbe persino essere dannosa. Infatti, quando gli scienziati hanno studiato l'effetto della dieta chetogenica in assenza di inibitori di PI3K in diversi tumori nei topi, la dieta chetogenica ha avuto scarso effetto sui tumori e in realtà ha fatto sì che alcune leucemie crescessero più velocemente".

Aggiornamento 15/7/2018

L'uso della strategia chetogenica nell'ipotiroidismo secondo il dott. Jockers

La dieta chetogenica riduce il grasso viscerale senza far perdere muscolo, ma non favorisce l'aumento di muscolo durante le fasi di massa.
Deve essere usata insomma solo nelle fasi di "definizione"

Aggiornamento 16/7/2018

Una metanalisi chiarisce che anche le diete a basso indice glicemico, oltre alle chetogeniche, possono essere utili nel trattamento dell'epilessia non responsiva ai farmaci
Aggiornamento 26/7/2018

La dieta cheto può mandare in remissione il diabete di tipo 2

La dieta chetogenica, o in generale i chetoni, migliorano la la produzione energetica del cervello (miglioramento del rapporto NAD+/NADH). Questo può essere facilitato con la somministrazione di MCT

Aggiornamento 29/7/2018
Il potassio citrato previene i calcoli in maniera efficiente in chi faccia la dieta chetogenica
Aggiornamento 23/8/2018

Lancet colpisce ancora. Pubblicato lo studio che fa scalpore secondo cui le diete low carb farebbero male e accorcino la vita.
Fa il paio con il PURE che diceva il contrario.

Chris Kresser spiega le limitazioni dello studio, il solito studio osservazionale basato su questionari, fattori confondenti non adeguatamente controllati, scarsa considerazione della qualità del cibo, bias di conferma dovuto a metanalisi da studi molto diversi tra loro

Aggiornamento 3/9/2018

Sempre con prudenza, ma si confermano le interessanti prospettive della dieta chetogenica nei tumori, in questo caso tumore ovarico e dell'endometrio. In un trial si sono ridotte l'obesità centrale e l'insulina, riducendo l'insulino-resistenza.
Nel dimagrimento non si è persa massa magra e si è migliorata la sensibilità insulinica
Sottolineano inoltre i ricercatori che "Il β-idrossibutirrato sierico elevato può riflettere un ambiente metabolico inospitale per la proliferazione del cancro"
Aggiornamento 29/9/2018

Un documento EFSA del 2015 sulle diete fatte con pasti sostitutivi, segnalato da Chiara Angiari, ci informa che il quantitativo suggerito dalle linee guida sulle proteine (circa 1g/kg di peso corporeo) è insufficiente in persone con metabolismo alterato come le persone sovrappeso, che dovrebbero introdurre almeno 75g (per le donne) di proteine di alta qualità, e tranquillamente arrivare a 100.
Questo valore è simile alle più alte assunzioni di proteine studiate negli studi pubblicati senza apparenti effetti avversi
Il documento dà indicazioni anche sulle altre eventuali integrazioni in dieta fatta con pasti sostitutivi.

Aggiornamento 15/10/2018

Il post di una collega (dott.ssa Perticone) pubblicato sul gruppo chetogenesi.

Aggiornamenti dal congresso nazionale SIO (anche se la sessione più consistente sulla dieta chetogenica ci sarà domani ma non potrò esserci): il Professor Casanueva ha sfatato i tanti miti che esistono sulla dieta chetogenica e che in questo gruppo si cerca sempre di sfatare allo stesso modo (la chetosi vuol dire chetoacidosi, il rapido dimagrimento provoca grande perdita di massa muscolare, ecc...). Ma, secondo me, l'intervento maggiormente degno di nota è stato quello del Professor Cinti (Ancona). In realtà non ha parlato nello specifico di chetogenica, ma -in maniera più che magistrale- di tessuto adiposo bianco, bruno e rosa. Ha condotto numerosi studi elegantissimi che dimostrano come il deficit calorico prolungato inibisca in maniera irreversibile la trasformazione del tessuto adiposo bianco in bruno, limitando di fatto la spesa energetica derivante dalla trasformazione in grasso bruno. Non solo, il deficit calorico prolungato, oltre ad inibire tale trasformazione, provocherebbe anche ulteriore iperplasia del tessuto adiposo bianco.

Credo che questo sia un ulteriore spunto per farci riflettere su quanto prolungare la fase di VLCKD quando si prescrive la dieta per dimagrimento.

Aggiornamento 19/10/2018

Interessantissimo articolo che propone il termine di "carbotossicità", per spiegare gli effetti negativi dei carboidrati. Questi vi possono essere tramite gli AGEs, che si formano grazie ai metaboliti del glucosio come metilgliossale, diidrossiacetonefosfato. Il fruttosio in alte dosi cambia completamente il suo destino, andando a "intasare" il fegato e favorendo la permeabilità intestinale. In generale l'eccessiva ingestione di cibi glucidici attiva aree cerebrali legate all'iperfagia.
Inoltre viene proposto che il fabbisogno di carbo vada a ridursi con l'età, modificando le necessità di macronutrienti.
"La dieta cheto è caratterizzata da diminuzione dell'insulina plasmatica e del fattore di crescita IGF1, aumento di glucagone, glicogenesi epatica e gluconeogenesi, lipolisi del tessuto adiposo, aumento degli acidi grassi liberi, β-ossidazione migliorata, generazione di acetil-CoA e conseguente aumento dei corpi chetonici circolanti".
Oltre ad avere effetti antinfiammatori, "i corpi chetonici possono anche alterare il metabolismo dei neurotrasmettitori come acido glutammico e gamma-ammino butirrico (GABA), migliorare la funzione mitocondriale, riduzione dello stress ossidativo e attivazione del PPAR e dell'AMPK". Questo spiega la loro efficacia sulle malattie che riguardano il sistema nervoso (Alzheimer, Parkinson, epilessia, emicrania ecc).
La chetosi provoca un aumento degli streptococchi che producono folato e una riduzione degli AGEs.
La dieta cheto è inoltre molto efficace nel diabete
Aggiornamento 10/11/2018
I consigli sull'iperuricemia in caso di dieta chetogenica, dal dott. Santelia

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Aggiornamento 13/11/2018

La glia è il tessuto di sostegno dei neuroni.
Alcune alterazioni nel suo metabolismo energetico, in persone predisposte, portano alla produzione di sostanze infiammatorie.
Ecco perché la dieta chetogenica può essere d'aiuto in numerose patologie neurologiche
Aggiornamento 17/11/2018
Un onesto confronto tra diete low carb e low fat, con i vantaggi e gli svantaggi di entrambe.
Alla fine ad essere premiata è la qualità della dieta, la focalizzazione sul privilegiare alimenti non processati, evitare soprattutto i grassi trans. Chi abbia problemi di insulina potrebbe trarre giovamento da diete con pochi carboidrati, mentre le persone sane possono spaziare in un ampio range di percentuali di grassi e carboidrati senza accusare problemi (flessibilità metabolica).
Le diete chetogeniche sono particolarmente indicate per chi abbia difficoltà metaboliche coi carboidrati.
Le diete low carb ben formulate non hanno bisogno di eccessi di proteine in più, coprendo i fabbisogni calorici grazie alle fonti di grassi buoni.
Rimangono rilevanti questioni sull'epidemiologia nutrizionale, che potranno essere risolte solo con investimenti che dovrebbero essere prioritari nella ricerca medica.

Aggiornamento 18/11/2018

In questo video un prof americano spiega come l'Alzheimer possa essere dovuto ad un deficit di produzione di energia dei neuroni, e come la funzione  possa essere ripristinata con la dieta chetogenica

Aggiornamento 8/12/2018

I legami tra dieta chetogenica e endocrinologia
Aggiornamento 17/12/2018

Secondo una revisione sistematica dei dati disponibili, le diete come DASH, diete plant-based, a basso carico glicemico, chetogeniche e Paleo potrebbero migliorare l'umore più delle altre. In comune hanno tutte la caratteristica di avere un ad alto contenuto di nutrienti rispetto alle calorie
Aggiornamento 23/12/2018

In un piccolo studio, le persone sottoposte a chirurgia per tumore al pancreas hanno avuto un recupero migliore seguendo una dieta chetogenica (KD) rispetto ad una convenzionale dieta ricca di carboidrati. I pasti risultavano più graditi e i pazienti riuscivano a introdurre più calorie grazie alla maggiore densità nutrizionale, e si è salvaguardata più massa cellulare. I ricercatori concludono scrivendo "Questi risultati suggeriscono l'uso potenziale della KD come terapia adiuvante anti-cancro.

Aggiornamento 13/2/2019

Le diete Low-carb e il loro razionale. Alcune persone in chetosi hanno un maggiore innalzamento del colesterolo
Aggiornamento 14/2/2019

Senza pensare che sia la soluzione per tutto e che l'effetto sia comunque soggettivo, una donna di 65 anni ha mandato in remissione il suo diabete di tipo 2 che aveva da 25 anni e migliorato la depressione che la affliggeva da decadi in 3 mesi di dieta chetogenica
Aggiornamento 28/2/2019
Chi vi dice che la dieta non influenza le malattie infiammatorie vi mente, magari attribuendo i risultati a effetto placebo.
La dieta chetogenica ad esempio riduce l'espressione di molecole proinfiammatorie (eicosanoidi) che peggiorano il quadro clinico della sclerosi multipla
Aggiornamento 30/3/2019

Un cheat day (pasto libero) durante una dieta chetogenica può essere relativamente dannoso. Un carico di 75g di glucosio (equivalente ad una grossa bibita gassata o un piatto abbondante di pasta) altera la parete dei vasi sanguigni in persone sane dopo una settimana di cheto.

Le applicazioni della dieta chetogenica in ambito neurologico, diabete ecc.

Aggiornamento 9/4/2019
Le cause della schizofrenia sono sconosciute, ma ricerche recenti suggeriscono che  alterazioni nella tolleranza al glucosio e insulino-resistenza possono avere un ruolo. Nell'articolo si descrivono 2 casi di persone in cui la malattia è andata in remissione con trattamento chetogenico, che probabilmente influisce sulla funzionalità neuronale e sulla bioenergetica dei mitocondri. "Questi casi suggeriscono che la dieta chetogenica può essere un trattamento efficace per la schizofrenia, in grado di indurre la remissione dei sintomi psicotici, l'abbandono dei farmaci antipsicotici e il ripristino di una vita normale. Entrambi i pazienti hanno anche perso peso. Studi controllati randomizzati sono necessari per stabilire la sicurezza e l'efficacia della dieta chetogenica per i disturbi psicotici".

Aggiornamento 21/4/2019

Tra le diverse opzioni per il trattamento nutrizionale del diabete, le diete low carb vengono definite, nel nuovo documento di consenso dei diabetologi, tra i metodi più utilizzati e capaci di ridurre l'emoglobina glicata e l'uso dei farmaci

Aggiornamento 31/5/2019

Nei topi affetti da glioblastoma (tumore cerebrale) la dieta chetogenica con limitazione di glutammina, un aminoacido non essenziale spesso importante per la crescita di alcuni tumori, portano a riduzione delle dimensioni del tumore
Aggiornamento 8/6/2019

La dieta chetogenica può dare una "spinta" di 100 Kcal giornaliere consumate in più, il costo della gluconeogenesi epatica

Anche la SIE (Società Italiana di Endocrinologia) ha emesso le sue linee guida sulla dieta chetogenica dimagrante. Tra di esse, non far durare il periodo più di 3 mesi, con eventuale alternanza di periodi di reintroduzione dei carboidrati. È consigliabile prima degli interventi bariatrici, in caso di diabete di tipo 2, ipertrigliceridemia, steatosi epatica, problemi cardiovascolari come ipertensione e insufficienza cardiaca (dopo appropriato esame dei fluidi corporei e funzione cardiaca), ipogonadismo, ovaio policistico, peri- e post-menopausa. obesità pediatrica con epilessia, in alcuni problemi tipici dell'anziano come obsità sarcopenica, Alzheimer e Parkinson (alcune forme), e non crea perdita di muscolo o di osso.
Le proteine di tipo whey e di origine vegetale sembrano avere migliore impatto sul microbiota rispetto alle altre di origine animale.

Aggiornamento 22/6/2019
I chetoni possono essere usati come strategia nutrizionale negli sport di endurance per migliorare le prestazioni e prevenire l'overreaching
Aggiornamento 15/7/2019
Da poco mi è stata chiesta una dieta chetogenica dimagrante da una donna in allattamento, ma è assolutamente controindicata. La donna del case-study ha avuto chetoacidosi, probabilmente per la deplezione della riserva alcalina (sali minerali).
Aggiornamento 22/7/2019
Chi possiede un'alta attività del gene AKR1B10 ha più probabilità di avere metastasi (e prognosi peggiore) perché "oltre alla glicolisi aerobica, le cellule tumorali possono utilizzare la glutammina e/o gli acidi grassi per generare ATP e metaboliti sufficienti a sostenere le attività cellulari".

Aggiornamento 22/7/2019

In pratica è un gene che favorisce la sopravvivenza del tumore anche senza glucosio. Si parla a volte di uso di dieta chetogenica nei tumori, ma questa condizione potrebbe far proliferare ancora meglio le metastasi.
Aggiornamento 29/7/2019

La riduzione di episodi di emicrania in pazienti obesi avviene in circa un mese di dieta chetogenica

Aggiornamento 13/8/2019
Nel modello animale la dieta chetogenica abbinata ai farmaci migliora la sopravvivenza del topo nel tumore polmonare a cellule squamose.
Infatti il glucosio aumenta la vitalità delle cellule tumorali stimolando la produzione di antiossidanti cellulari, mentre la privazione di glucosio modifica le vie metaboliche in modo da ridurre la riproduzione del tumore.
Anche negli uomini è nota la minore sopravvivenza in caso di glicemia alta.

Aggiornamento 24/8/2019
La dieta chetogenica ha mostrato un promettente effetto adiuvante delle terapie tumorali classiche (chemio e radioterapia), ma al momento non è ancora possibile ritenerla da consigliare per la mancanza di studi a lungo termine. In generale anche le diete lowcarb potrebbero essere efficaci
Tra le opzioni per il lipedema, la dieta cheto

Aggiornamento 16/9/2019
In un gruppo di 30 donne con tumore al seno, la dieta chetogenica abbinata alla chemioterapia ha migliorato la sopravvivenza, la composizione corporea e i parametri biochimici rispetto al gruppo di controllo, senza evidenti effetti collaterali.
Attualmente è controindicata, in caso di tumore in atto, nelle linee guida ADI ma non in quelle SIE
Aggiornamento 22/9/2019
Esistono legami tra alimentazione e crescita e progressione tumorale.
In generale sia l'alto contenuto di carboidrati che di grassi sa associa ad aumentato rischio tumorale, e la restrizione calorica lo riduce.
Tra gli aminoacidi, glicina, serina e metionina stimolano la crescita nei modelli animali.
La dieta chetogenica può inibire la crescita tumorale, in particolare nei tumori cerebrali, ma aumentarla in altri modelli.
"Un altro studio ha dimostrato che l'integrazione dietetica con sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS) in quantità simili al consumo umano di ~ 12 once di bevande zuccherate al giorno aumenta la crescita di tumori intestinali in un modello murino carente di Apc107. I tumori dei topi trattati con questa dieta avevano livelli aumentati di acidi grassi a catena lunga, suggerendo che lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio attiva la sintesi degli acidi grassi. Senza gene per la sintesi degli acidi grassi (Fasn) i topi erano insensibili agli effetti dello sciroppo, indicando che la de novo lipogenesi è necessaria per la risposta del tumore a questa dieta".
"L'osservazione di effetti opposti della stessa dieta su diversi tipi di tumore dimostrano che è necessaria cautela nell'estrapolazione di questi studi sugli animali per fornire raccomandazioni dietetiche ai malati di cancro, in particolare senza una chiara comprensione di ciò che guida meccanicamente queste differenze nella risposta tumorale".
Una prospettiva interessante la offre il digiuno nei giorni di chemioterapia, che abbassa glicemia, insulina e IGF-1 e incrementa la sensibilità ai farmaci e forse riduce la disponibilità di glutammina.
Aggiornamento 2/10/2019
Perché la dieta chetogenica può essere curativa per qualsiasi problema legato alla produzione di energia? Nel caso specifico dei disturbi dell'umore i neuroni funzionano male perché non riescono a trarre energia dal glucosio, e senza energia qualsiasi cellula funziona male, in questo caso non produce abbastanza neurotrasmettitori e non si depolarizza correttamente. Fermo restando che si tratta sempre di meccanismi potenziali e applicabili solo sotto una guida esperta, ma non continuiamo a dire che solo i carboidrati danno la felicità.

Aggiornamento 7/10/2019

Con le conoscenze attuali è possibile considerare l'emicrania come una reazione agli alti livelli di stress ossidativo cerebrali dovuti alla compromessa produzione di energia nei neuroni. La mancanza di sonno, saltare i pasti, condizioni atmosferiche, profumi che contengono ftalati, luci, rumori, possono provocare stress ossidativo cerebrale alterando le quantità di glutatione, ATP e cisteina. La conseguenza in persone predisposte è l'emicrania.
Come migliorare la situazione?
"Le strategie per ridurre lo stress ossidativo potrebbero includere l'eliminazione o la riduzione di alimenti industriali, alimenti ad alto indice glicemico e alcool, uso di occhiali filtranti per la luce blu, interruzione della contraccezione a base di ormoni, cambiamenti nello stile di vita e aggiunta nella dieta di antiossidanti, come polifenoli, coenzima Q10, Acido α-lipoico o sali del β-idrossibutirrato, stabilizzazione dei livelli di glucosio nel sangue"
La dieta chetogenica è probabilmente l'intervento non farmacologico più efficace, grazie al suo effetto sui mitocondri, sullo stress ossidativo e sui neurotrasmettitori.
Tra gli integratori, la caffeina può aiutare in acuto, ma in cronico può peggiorare la situazione. La riboflavina (vitamina B2) ha proprietà neuroprotettive, in quanto allevia stress ossidativo, disfunzione mitocondriale, neuroinfiammazione ed eccitotossicità del glutammato. Ad alte dosi (200-400mg) è solitamente efficace, così come il coenzima Q10 e l'acido alfalipoico (ALA). In generale queste sostanze agiscono riducendo lo stress ossidativo mitocondriale e migliorando il metabolismo energetico e la produzione di ATP.
Le altre vitamine del gruppo B sono efficaci soprattutto in chi abbia mutazione MTHFR.
Il magnesio aiuta, essendo un cofattore vitale del metabolismo energetico, e chi ha emicrania spesso ha carenza. La carnitina è efficace se assunta insieme a Q10 e magnesio. L'attività fisica è inoltre altamente raccomandata.
Aggiornamento 22/10/2019
Almeno nel modello animale, la dieta chetogenica impedisce la crescita delle cisti nella PKD, malattia del rene policistico, malattia che porta alla dialisi. Pare che le cisti siano responsive agli alti livelli di glucosio e si sviluppino quindi grazie ai carboidrati della dieta.
Aggiornamento 26/10/2019
Scoperto un meccanismo che protegge i tumori dai nostri macrofagi che dovrebbero proteggerci. Il lattato prodotto dal tumore (effetto Warburg) polarizza i macrofagi in modo che supportino il tumore anziché attaccarlo.
L'effetto Warburg si osserva anche in altre malattie, tra cui sepsi, malattie autoimmuni, aterosclerosi, diabete e invecchiamento.

Aggiornamento 15/11/2019
"La dieta chetogenica (KD) è associata a un miglioramento delle prestazioni cognitive negli anziani con Alzheimer (AD). Il miglioramento dei risultati cognitivi dipende dal livello e dalla durata della chetosi. I migliori risultati del trattamento con KD sono attesi nelle prime fasi presintomatiche dell'AD. La dieta funziona migliorando la produzione di energia mitocondriale, alterando il rilascio di neurotrasmettitori (GABA e glutammato), la funzione delle membrane, i potenziali elettrici.
Nel modello animale la dieta chetogenica aiuta il sistema immunitario a combattere l'influenza
Aggiornamento 28/11/2019

La dieta chetogenica è probabilmente l'approccio alimentare più efficace nell'emicrania. In persone con sensibilità alimentari le diete di eliminazione possono funzionare, ma anche la semplice riduzione del sale può essere efficace. Uno dei meccanismi possibili è la riduzione dell'infiammazione grazie al bilanciamento tra omega 6 e omega 3
Aggiornamento 28/11/2019

Ad oggi la dieta chetogenica rimane un trattamento promettente per l'Alzheimer, ma ancora troppi pochi studi hanno dimostrato l'efficacia. Inoltre segnala la pubblicazione che "la sfida più grande sarà trovare sponsor per studi clinici sulla dieta chetogenica poiché questa promettente dieta non può essere sfruttata economicamente" come invece capita per i farmaci.
Aggiornamento 7/12/2019
Una 60enne si è ritrovata in acidosi metabolica perché faceva la cheto senza integrare i sali minerali
Aggiornamento 10/12/2019
La dieta chetogenica si conferma avere un dispendio calorico maggiore a parità di calorie introdotte (vantaggio metabolico dovuto anche alla minore insulina)
Aggiornamento 3/1/2020
La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una patologia neurologica debilitante e progressiva, in cui, tra le altre cose, i mitocondri non producono energia e portano alla morte del motoneurone, il principale responsabile dei movimenti muscolari volontari. Questo accade perché vi è perdita di controllo sullo stato ossidativo "con un'eccessiva generazione di radicali liberi ossidativi, accumulo di neurofilamenti ed eccitotossicità legata ad un aumento del glutammato (neurotrasmettitore), producendo una disfunzione della membrana mitocondriale", con presenza di forte stress ossidativo. "I corpi chetonici, forniti attraverso una dieta mediterranea arricchita con alimenti ricchi di trigliceridi a catena media e basso contenuto di carboidrati, potrebbero essere un'alternativa terapeutica per migliorare la patogenesi della SLA. Questi miglioramenti sono dovuti alla capacità neuroprotettiva di questi metaboliti e all'enorme potere antiossidante della dieta mediterranea dovuto principalmente ai polifenoli forniti da nutrienti come olio d'oliva, vino, noci o bacche".
Aggiornamento 22/1/2020

Indipendentemente dalla quantità di carboidrati (alta o bassa), la mortalità si riduce con una dieta di qualità, e viceversa aumenta con alimenti di scarsa qualità. "Questi risultati suggeriscono che le associazioni delle diete low carb o high carb con la mortalità possono dipendere dalla qualità e dalle fonti alimentari dei macronutrienti (e non dalla loro quantità)".
Aggiornamento 6/2/2020

Se fatta sotto supervisione di personale preparato e facendo attenzione ai micronutrienti e al metabolismo osseo, la dieta chetogenica può essere un approccio idoneo anche nelle persone con moderata insufficienza renale, anche considerando che il sovrappeso è uno dei peggiori fattori di rischio per il rene.

Aggiornamento 9/2/2020

Da tempo si parla di uso della dieta chetogenica nell'Alzheimer. Non esistono ancora molti studi, ma un modello in vitro fornisce una possibile spiegazione della sua (eventuale) efficacia: i corpi chetonici (che si formano durante la dieta e rappresentano il principale carburante cerebrale) riescono a "pulire" la cellula dalla β-amiloide, la sostanza che caratterizza i neuroni delle persone con Alzheimer.

Aggiornamento 13/2/2020
Può la dieta chetogenica essere usata nello sportivo senza compromettere la performance (a causa del calo di glicogeno) e migliorando la composizione corporea? Secondo una revisione degli studi "una dieta chetogenica non ipocalorica offre benefici ergogenici minimi in soggetti di peso normale, ma può essere utilizzata per ottimizzare la massa corporea e la composizione senza compromettere le prestazioni atletiche.Questo risultato può essere importante per gli atleti con interesse nell'estetica o che necessitano di un certo peso perché la dieta può consentire di raggiungere una massa corporea target senza dover sacrificare le prestazioni atletiche. Gli adattamenti metabolici indotti dalla dieta chetogenica richiedono uno stato di chetosi, e quindi si dovrebbe usare cautela perché un aumento eccessivo dei corpi chetonici può essere dannoso per la salute". Personalmente non credo sia ideale negli ectomorfi.
Aggiornamento 15/2/2020
L'emicrania arriva quando si alzano i livelli di glucosio nel sangue. Meglio quindi un'alimentazione che stabilizzi la glicemia, chetogenica o a basso indice glicemico per esempio.

Aggiornamento 1/3/2020

La dieta chetogenica funziona anche perché dà sazietà. Anche gli esteri dei chetoni possono aiutare.
Aggiornamento 7/3/2020

L'articolo di un collega sull'uso della dieta chetogenica nel lipedema
Aggiornamento 13/3/2020

Il "ketoflu" può essere dovuto a uno sbilanciamento nei minerali, e colpisce la prima settimana di dieta cheto.

Aggiornamento 1/4/2020

Alcune persone con variante di PPARα possono avere maggiori problemi con i grassi saturi e le diete chetogeniche

Aggiornamento 17/4/2020
Come può la dieta chetogenica essere un potenziale trattamento in malattie neurologiche e metaboliche?
Migliora il metabolismo mitocondriale, aumenta l'ossidazione dei grassi, riduce l'infiammazione, promuove la riparazione dei nervi
Aggiornamento 18/4/2020
La dieta chetogenica può essere seguita anche in persone con COVID19
Aggiornamento 21/5/2020

Come fa la dieta chetogenica (KD) a migliorare il quadro della depressione (MDD)? Un effetto antinfiammatorio (l'infiammazione può essere tra le cause della malattia), il miglioramento del microbiota, della bioenergetica della cellula (che riprende a produrre ATP in maniera efficiente e riduce lo stress ossidativo), del rilascio di neurotrasmettitori (riduzione del glutammato eccitante e aumento del GABA rilassante). In conclusione, "la KD è emersa come una nuova e promettente opzione terapeutica per i pazienti con MDD, ma richiede ancora rigorosi studi scientifici prima della sua diffusione e accettabilità nella pratica clinica". Essendo questi meccanismi comuni a molte malattie neurologiche (epilessia, Parkinson, Alzheimer, schizofrenia ecc), tutte potrebbero beneficiare di questo trattamento
Aggiornamento 22/5/2020
Le calorie sono tutte uguali? mentre questo può essere vero genericamente a livello di persone normali, non lo è sicuramente nel caso patologico. La steatosi epatica è una condizione di accumulo di grasso nel fegato, tessuto che normalmente ne ha in minima quantità. Non esistono trattamenti farmacologici approvati per questa condizione, tipica del sovrappeso e del diabete. La dieta chetogenica, così come la dieta lowcarb, migliorano questa condizione e possono così essere considerate alla stregua di un farmaco. "La convinzione comune che aumentare l'assunzione di grassi nella dieta porta inevitabilmente al fegato grasso e previene la perdita di massa grassa è stata recentemente smentita da un esperimento elegante, dimostrando che una dieta ad alto contenuto di grassi e normocalorica inibisce la de novo lipogenesis (sintesi dei grassi endogena) e induce l'ossidazione degli acidi grassi, portando a perdita di peso e riduzione del contenuto di grasso epatico". Al contrario, una dieta ipercalorica bilanciata (cioè sia con carboidrati che grassi) riduce l'ossidazione intraepatica dei grassi e aumenta la lipogenesi a partire principalmente dai carboidrati e non dai substrati lipidici, portando allo sviluppo della steatosi. Questi effetti sono dovuti principalmente ai livelli di insulina, spinti soprattutto dall'introduzione di carboidrati, che controllano l'ossidazione dei grassi, come ci insegnano al secondo anno di università.
Aggiornamento 23/5/2020

La dieta chetogenica può far variare il microbiota, riducendo i bifidobatteri (batteri tipici della società agricola) e in modo da ridurre i Th17, cellule immunitarie particolarmente importanti nell'autoimmunità
Aggiornamento 25/5/2020

Diverse opzioni dietetiche sono allo studio per migliorare l'esito delle terapie tumorali. Restrizione calorica e digiuno intermittente, grazie all'effetto su insulina e IGF1 e induzione dell'autofagia. Effetti simili si possono avere con la dieta chetogenica, soprattutto perché limita fruttosio e glucosio. L'aumento degli aminoacidi essenziali con riduzione di quelli non essenziali (aumento rapporto EAA/NEAA), o limitazione di alcuni essenziali (metionina) e o di alcuni non essenziali (glutammina, asparagina, arginina, cisteina, serina). Alcune vitamine (B9 e B12) utili nella produzione di basi azotate possono favorire la riproduzione cellulare. Istidina, mannosio, glicina possono rallentare la proliferazione, abbinate a diverse terapie. L'intervento dietetico può inoltre influenzare lo stato immunitario e la cachessia, 2 fattori decisivi nella sopravvivenza. Il microbiota influenza notevolmente la risposta all'immunoterapia. "Un'altra considerazione importante è che la manipolazione della dieta porterà a una risposta sistemica che non è limitata al tumore stesso ma avrà anche un impatto su altri fattori come il sistema immunitario e l'omeostasi generale. Pertanto, dovrebbe essere usata una visione olistica dell'effetto della restrizione dietetica che mira a preservare una risposta immunitaria antitumorale funzionale ed evitare lo sviluppo della cachessia. È importante tenere presente che le manipolazioni dietetiche per la terapia del cancro sono da usare a breve termine e coordinate con altri regimi di trattamento. Limitare il tempo della restrizione può ridurre gli effetti collaterali indesiderati e migliorare la probabilità di adesione del paziente". L'efficacia è comunque ormai certa. "C'è ancora molto da imparare, ma sembra evidente che una profonda comprensione di come la dieta possa interfacciarsi nelle complesse interazioni tra cancro, microambiente e metabolismo sistemico ci consentirà di offrire ai pazienti consigli razionali e personalizzati sull'assunzione nutrizionale per massimizzare l'effetto della loro terapia".
Aggiornamento 20/6/2020
La proliferazione di una cellula tumorale è sostenuta da una serie di metaboliti e vie metaboliche corrispondenti. La PLA2 metabolizza l'acido arachidonico (AA, omega 6) e interagisce con mTOR e insulina. Una dieta con basso apporto di AA, presente soprattutto in carne e latticini, possibilmente chetogenica (per ridurre l'insulina) aumenta la sensibilità agli inibitori PLA2, aprendo alla possibilità di un nuovo link tra alimentazione e guarigione tumorale
Aggiornamento 23/6/2020

La dieta chetogenica può essere usata efficacemente nell'atleta per la perdita di peso. Grazie al suo effetto di riduzione dell'appetito aiuta a perdere grasso, mentre non è la migliore per aumentare la massa. I chetoni esogeni non sono attualmente raccomandati secondo le evidenze
Aggiornamento 30/6/2020
Aumentano le evidenze sull'uso della dieta chetogenica nelle malattie mentali, come le psicosi. I probabili meccanismi d'azione sono modifica del microbiota, azione sui mitocondri, riduzione dello stress ossidativo e dell'infiammazione, miglioramento della bioenergetica cellulare, regolazione dell'attività di PPAR, SIRT-1 e AMPK, nonché dei livelli cerebrali di NAD+.
Aggiornamento 6/7/2020

Dieta chetogenica e Alzheimer
Questo tipo di dieta consente di far utilizzare ai neuroni un altro tipo di "carburante" rispetto a quello che solitamente usano, il glucosio, e che in quelle condizioni non riescono a sfruttare efficientemente. Le cellule senza energia non possono funzionare. "I chetoni servono come fonti di substrato alternative per il cervello, un "super combustibile", che previene la fame di energia. Pertanto, i chetoni sembrano essere un substrato cerebrale obbligatorio tra le persone con MCI (deficit cognitivo), a causa del basso assorbimento di glucosio a livello cerebrale". Sebbene la ricerca sia ancora all'inizio, ci sono buoni presupposti per migliorare le condizioni a breve e a lungo termine.
Aggiornamento 7/7/2020
Nonostante qualcuno ancora non lo riconosca, la dieta chetogenica è uno strumento utilissimo per dimagrire, in particolare in presenza di alterazioni metaboliche (sindrome metabolica e diabete, T2DM). "Una dieta chetogenica, un altro metodo per indurre deficit calorico nel corpo, limita rigorosamente l'assunzione di carboidrati, le principali fonti di glucosio e aumenta invece il consumo di grassi. 4 settimane di dieta chetogenica sono state sufficienti per i pazienti con obesità per ridurre l'assunzione di cibo regolando l'appetito e la fame e successivamente perdere in media 6,3 kg". "I risultati del nostro studio hanno confermato l'efficacia della dieta chetogenica sul miglioramento del controllo metabolico in pazienti con sovrappeso o obesità, in particolare quelli con diabete". I principali risultati mostravano che: (1) una dieta chetogenica da 3 a 12 mesi era più efficace per il controllo glicemico, come indicato da una significativa riduzione dei valori di HbA1c e HOMA per i pazienti diabetici. In particolare, il miglioramento medio post-intervento nei livelli di HbA1c era −0,5% (p <0,001) e −0,42% (p <0,001) rispettivamente nei pazienti diabetici e nei pazienti in generale, indicando un miglioramento clinicamente rilevante del controllo glicemico in queste popolazioni di pazienti. (2) Una dieta chetogenica da 4 settimane a 12 mesi è stata collegata a una maggiore perdita di peso nei pazienti con sovrappeso o obesità indipendentemente dal T2DM. La variazione media del peso post-intervento era di -7,78 kg (p <0,001) e di -3,81 kg (p = 0,01) rispettivamente nei pazienti diabetici e in quelli generali. (3) Una dieta chetogenica per 4 giorni e fino a 2 anni ha portato a un miglioramento dei profili lipidici per i pazienti diabetici, come i livelli più bassi di trigliceridi e HDL, mentre per i pazienti non diabetici un aumento dei livelli di colesterolo totale e LDL. Il miglioramento medio post-intervento nei livelli di trigliceridi è stato di -35,12 mg / dL (p = 0,002) e -20,65 mg / dL (p = 0,02) in tutti i pazienti. (4) L'effetto di una dieta chetogenica sui marker di rischio cardiovascolare e renale era paragonabile a quello di una dieta povera di grassi. I risultati di questa meta-analisi hanno dimostrato che una dieta chetogenica può essere un'opzione dietetica più vantaggiosa (rispetto alla classica dieta) per i pazienti diabetici con sovrappeso o obesità e per migliorare i fattori metabolici correlati ai controlli glicemici, del peso e dei lipidi.
Aggiornamento 17/7/2020

Alcune delle controindicazioni per la dieta chetogenica probabilmente non sono realmente tali, ma giusti atteggiamenti di prudenza. Una revisione dei dati consiglia in casi di insufficienza d'organo di chiedere il parere di medico competente esperto (cardiologo, nefrologo, pneumologo, epatologo, diabetologo), evitare in caso di infezioni, tumori al rene o melanomi, ed essere cauti in caso di iperuricemia, confermando le altre note controindicazioni (gravidanza, allattamento, chirurgia, alcune artimie, uso di SGLT2).
Aggiornamento 24/7/2020

La dieta chetogenica (e, incredibilmente, anche i chetoni esogeni) è un potenziale trattamento per il linfedema, una condizione senza terapie e trattata solitamente con attività fisica, dovuta al ristagno di liquidi. "Gli studi sui topi rivelano che l'uso di una dieta chetogenica o di corpi chetonici esogeni può alleviare il linfedema aumentando la formazione di vasi linfatici, che possono drenare il liquido linfatico in eccesso". Nonostante l'assenza di trial clinici su persone con linfedema, è possibile comunque intraprendere il percorso chetogenico, che è approvato sull'uomo.
Aggiornamento 28/7/2020
In uno studio su dieta chetogenica (KD) senza restrizione calorica e tumore al seno, con 60 persone che hanno completato lo studio, "Concludiamo che l'applicazione della dieta per 12 settimane può avere effetti benefici nei pazienti con carcinoma mammario attraverso effetti inibitori su biomarcatori infiammatori e fattori di crescita (insulina e IGF-1) e attraverso il potenziamento del fattore antinfiammatorio, IL-10. I nostri risultati mostrano che una KD provoca una riduzione delle dimensioni e dello stadio del tumore nei pazienti con carcinoma mammario avanzato ma localizzato, possibilmente creando un ambiente metabolico che inibisce la progressione del tumore". I tumori si sono ridotti in media di 27 mm contro i 6 mm della dieta di controllo. Il lavoro si conclude suggerendo lavori con numeri più grandi.
Aggiornamento 13/8/2020

Senza benzina la macchina non cammina. E senza energia i neuroni non funzionano. Per ragioni metaboliche i neuroni delle persone con Alzheimer non riescono a utilizzare il glucosio come fonte energetica, ma i grassi possono sostituire lo zucchero perché entrano, a certe condizioni (chetosi), facilmente nella cellula. Ci si può stupire allora se molti hanno miglioramenti con una dieta chetogenica? Solo chi ignora il metabolismo può.

Aggiornamento 23/8/2020

La dieta chetogenica sembra dare buoni risultati in persone affette da Covid19, anche normocalorica, modulando il sistema immunitario, favorendo la polarizzazione dei macrofagi in M2 (antinfiammatori), stimolando l'interferone e inibendo la replicazione virale

Aggiornamento 26/8/2020

I carboidrati sono nemici del giro vita? Almeno dopo una certa età parrebbe di sì. La dieta chetogenica lowcarb (LCD), senza tener conto delle calorie, ha determinato in un gruppo di persone (età 60-75 anni) un dimagrimento con salvaguardia della massa magra, rispetto a una dieta classica (LFD), con particolare perdita del grasso viscerale (-22,8% vs -1%) e quindi probabile miglioramento dello stato metabolico, come evidenziato dall'aumento di HDL e diminuzione di HOMA-IR, insulina a digiuno e trigliceridi (TG) rispetto alla LFD. Le persone hanno volontariamente ridotto le calorie, senza che fossero date indicazioni, ma il gruppo LCD ha perso molto più peso, mangiando anche 3 uova al giorno, "tuttavia, è anche possibile che una ridotta assunzione di carboidrati abbia influenzato la secrezione e la clearance dell'insulina, consentendo in definitiva una maggiore deplezione dei depositi di tessuto adiposo viscerale, meno insulino-sensibili, che richiedono maggiore insulina per il mantenimento". Inoltre si è avuto un miglioramento del profilo lipidico perché "Anche durante l'alimentazione isocalorica, le diete ricche di carboidrati stimolano la lipogenesi de novo (DNL) con aumenti proporzionali dei TG plasmatici. Il processo di DNL epatica genera acidi grassi da altri substrati per la sintesi/secrezione di lipoproteine e contribuisce indirettamente alla produzione di TG. Il malonil-CoA è un substrato generato durante il DNL che inibisce la carnitina palmitoil transferasi, l'enzima limitante la velocità nel trasporto degli acidi grassi a catena lunga nei mitocondri per l'ossidazione". Con la riduzione dei carboidrati i lipidi entrano più facilmente nel mitocondrio per essere ossidati.

Aggiornamento 4/9/2020

Una dieta "ketomediterranea" (MMKD) può ridurre le specie fungine intestinali (micobioma) che caratterizzano il declino cognitivo (MCI), aumentando lo specie batteriche e i loro metaboliti che tengono sotto controllo i funghi. L'Alzheimer e l'invecchiamento, oltre che da disbiosi, sono caratterizzati da una ridotta funzione di barriera intestinale, una maggiore permeabilità della barriera intestinale e da superfici mucose alterate, che rappresentano una concausa del declino cognitivo. Una delle specie che si riduce con la dieta KM è la Candida. "Il genere Candida comprende molte specie opportunistiche implicate in varie malattie intestinali tra cui malattie infiammatorie intestinali, morbo di Crohn, colite ulcerosa e infiammazione intestinale. Inoltre, ci sono state alcune segnalazioni di comunità fungine intestinali alterate caratterizzate da una maggiore incidenza di Candida in pazienti con disturbo dello spettro autistico. In questo contesto, la riduzione delle specie di Candida nei pazienti con MCI potrebbe riflettere un altro esito positivo dell'intervento MMKD. La presenza di Candida riduce anche il butirrato, benefico acido grasso (SCFA) prodotto dai batteri.

Aggiornamento 16/9/2020

L'insulina è un segnale di abbondanza di nutrienti, che dice alle cellule: ingranditevi e riproducetevi. Questo va ovviamente male in caso di presenza di cellule tumorali, e infatti le persone con iperinsulinemia (solitamente affette da sindrome metabolica) sono più a rischio di tumori e di loro progressione. Da quasi un secolo si sa che una dieta alta in zuccheri e grassi, tipica dell'alimentazione occidentale, aumenta l'insulina e di conseguenza la progressione tumorale e le metastasi nei topi. Per ridurre l'iperinsulinemia, le strategie sono la semplice restrizione calorica, il digiuno alternato e la dieta chetogenica, che però può favorire la progressione di leucemia mieloide acuta, cancro del rene e melanoma positivo per BRAF-V600E.

Aggiornamento 10/10/2020

Una revisione degli studi di intervento su dieta chetogenica e lowcarb paragonata, ma non peer reviewed

Aggiornamento 22/10/2020

Il cuore con insufficienza cardiaca consuma prevalentemente chetoni, e se il corpo non li produce a sufficienza non può funzionare correttamente

Aggiornamento 23/10/2020

Il Santo Graal della nutrizione sportiva (e non solo) sarebbe l'uso illimitato del grasso di deposito come fonte energetica. Ne parla Louise Bourke, nota nutrizionista sportiva. La disponibilità e la capacità di utilizzare tutti i combustibili muscolari per supportare le esigenze specifiche dell'esercizio ("flessibilità metabolica") porterebbe l'atleta ad avere energie quasi illimitate. Purtroppo nella realtà questo non succede, ma ci sono indicazioni per cui con una dieta chetogenica si massimizzi l'uso dei grassi come fonte energetica, con adattamenti specifici del metabolismo per cui si ossidano fino a 2g di grasso al minuto. Per i cambiamenti sono necessari 5-10 giorni con un adattamento massimo dopo 3/4 settimane. L'impatto sulla performance deve ancora essere determinato

Aggiornamento 11/11/2020

Una revisione degli studi mostra chiaramente la superiorità della dieta chetogenica nel diabete di tipo 2. In particolare migliorano il peso, la glicemia, i trigliceridi, il colesterolo HDL. "La raccomandazione di questa revisione è di considerare la dieta chetogenica come un intervento terapeutico per i pazienti diabetici insieme ai farmaci". Anche un'altra conferma

Aggiornamento 25/11/2020

Le diete a basso contenuto di carboidrati (LCD) inducono alterazioni nel quadro ormonale, con ripercussioni sulla composizione corporea. Alcune possono essere favorevoli, altre no. Si abbassa l'insulina, e la richiesta di glucosio e la proteolisi del muscolo scheletrico sono ridotte, dopo che la mobilizzazione degli acidi grassi dagli adipociti (cioè la lipolisi) e l'elevata produzione di corpi chetonici aumentano il loro contributo al fabbisogno energetico del corpo favorendo il mantenimento della massa magra e inducendo la perdita di massa grassa. Per contro, si può ridurre la formazione di ormone tiroideo attivo (T3), che è glucosio e insulino-dipendente. Tuttavia, "nonostante alcune alterazioni degli ormoni tiroidei durante le LCD, queste potrebbero non corrispondere a cambiamenti clinicamente significativi. Gli effetti indotti da LCD sugli ormoni tiroidei sono distinti da quelli osservati durante diete ipocaloriche spinte o digiuno. A differenza delle diete ipocaloriche gravi che causano una massiccia perdita di peso, un adeguata LCD (cioè con sufficiente assunzione di micronutrienti e senza estrema restrizione calorica) potrebbe non disregolare gli ormoni tiroidei".
Le diete LCD possono funzionare anche senza restrizione calorica, favorendo un miglior quadro lipidico.
In sintesi le diete LCD possono favorire un miglior quadro metabolico e il dimagrimento con migliore composizione corporea, ma se accompagnate da inadeguate quantità di alimenti vegetali e un eccesso di alimenti animali possono aumentare la mortalità.
Avocado, cacao, frutta oleosa, sardine e formaggi sono gli alimenti utilizzati per raggiungere i fabbisogni di potassio, magnesio e calcio.

Dal 1935, una famosa frase di biochimica è apparsa in diversi articoli e capitoli di libri: "i grassi bruciano al fuoco dei carboidrati". Questa espressione deriva dall'argomentazione che concentrazioni insufficienti di ossalacetato causate da un basso contributo dei CHO (glicogeno e glucosio) inibirebbero l'ossidazione dell'acetil-CoA nel ciclo dell'acido citrico (ciclo di Krebs - KC), con conseguente ridotta produzione di energia dall'ossidazione degli acidi grassi . Questa affermazione non è corretta, poiché alcuni amminoacidi contribuiscono alla produzione di ossalacetato o altri precursori nel KC (metabolismo anaplerotico), come asparagina, aspartato, glutammato, isoleucina, leucina e valina. Inoltre, un bilancio dei grassi netto negativo può essere raggiunto anche con carboidrati dietetici minimi o nulli (ad esempio, digiuno intermittente e diete chetogeniche).

Aggiornamento 29/11/2020

In uno studio su un centinaio di persone, la dieta chetogenica ha ridotto lo stato infiammatorio e quindi mortalità e ricorso a terapia intensiva in persone ricoverate per COVID19. Si tratta di dati preliminari ma interessanti

Aggiornamento 2/12/2020

Il lipedema (LI) è una condizione comune ma mal diagnosticata, spesso fraintesa con una semplice obesità, ma che crea disagio sia estetico che psicologico, ma anche dolore e ridotta qualità di vita.
• L'adiposità del lipedema è resistente alle diete dimagranti, ma può rispondere alla chetosi.
• Le diete chetogeniche modulano il dolore nel lipedema indipendentemente dalla perdita di peso.
• La chetogenesi ha un impatto positivo sull'integrità dei vasi linfatici e sul trasporto linfatico.
• Il rilascio di BHB riduce l'infiammazione riducendo i fattori di stress esogeni.
Il lipedema si lega a ridotto metabolismo perché vi è una iperproduzione di rT3, ormone tiroideo inattivo, e disfunzione mitocondriale, ed è caratterizzato da infiammazione dolorosa con ristagno di liquidi.
Il trattamento per il lipedema mediante dieta chetogenica è disponibile nel mio studio

Aggiornamento 12/12/2020

La dieta chetogenica può essere un aiuto nei malati COVID19 con obesità, perché riesce a gestire le caratteristiche che possono favorire la tempesta di citochine e l'ipercoagulabilità del sangue che fanno precipitare la situazione (iperglicemia, elevata variabilità glicemica, resistenza all'insulina, ipertensione), tutte dovute all'eccessiva infiammazione che non si risolve


Aggiornamento 20/1/2021

La dieta chetogenica (KD) può essere benefica nel recupero da traumi cerebrali, abbassando lo stress ossidativo, l'infiammazione e migliorando la funzionalità mitocondriale.
"La nostra revisione della letteratura esistente ha rivelato che i regimi KD possono migliorare il recupero motorio, la riduzione della materia grigia e le soglie del dolore nei ratti e il recupero neurologico e l'infiammazione negli esseri umani con danno spinale. Inoltre, la terapia KD può migliorare il recupero motorio e la neuroprotezione e ridurre la depressione nei ratti con trauma cranico. Inoltre, la KD si è dimostrata sicura per i pazienti con trauma spinale e cranico; tuttavia, la maggior parte di queste prove viene raccolta principalmente da studi clinici su animali e piccoli su umani, e l'aderenza può essere una sfida nell'adozione della KD per ottenere un miglioramento della salute".

via Chetogenesi in Neurologia "Il ruolo neuroprotettivo della dieta chetogenica è ben noto in molte patologie neurodegenerative. Sempre di più, però esso si sta valutando anche nel trauma cranico, dove le evidenze raccolte formano ormai in corpus notevole. Magari non è lontano il giorno in cui si indurrà uno stato di chetosi nelle terapie intensive per proteggere il cervello dei traumatizzati, o verrà proposto questo regime nutrizionale a coloro sono esposti a maggior rischio di traumi cranici ripetuti".


Aggiornamento 25/1/2021

Almeno nel breve termine (6 mesi), rispetto alle diete tradizionali, le diete lowcarb hanno il 32% di possibilità in più di indurre remissione del diabete di tipo 2. Sono stati osservati inoltre miglioramenti ampi e clinicamente importanti nella perdita di peso, trigliceridi e resistenza all'insulina, senza eventi avversi.

Aggiornamento 27/1/2021

Ennesima dimostrazione che i diversi macronutrienti e calorie di origine diversa hanno diverso effetto su ormoni e composizione corporea. I praticanti di body building hanno spesso paura a utilizzare la dieta chetogenica (KD), perché l'assenza dei carboidrati può portare a perdita di muscolatura. Il lavoro dell'equipe del prof Paoli ha messo in evidenza che è possibile salvaguardare la massa magra, cosa che spesso non accade con una semplice dieta ipocalorica. La dieta cheto ha favorito la riduzione del quoziente respiratorio (quindi aumentato l'ossidazione dei grassi), mentre la dieta classica (WD) ha favorito l'aumento del metabolismo a riposo.
Le due diete avevano uguali calorie e proteine, ma i risultati in termini di percentuali di massa grassa (quindi miglioramento della composizione corporea) sono stati a favore della KD (KD: −11.32 ± 7.88% vs. WD: −6.70 ± 10.02%). Entrambi i gruppi hanno aumentato la forza ma solo il gruppo WD ha aumentato il muscolo.
"I risultati mostrano che una dieta KD può rappresentare un approccio dietetico adeguato per gli atleti BB. Nonostante la mancanza di risposta ipertrofica nel gruppo KD, la massa muscolare è stata mantenuta, un fenomeno che spesso non si verifica durante le diete ipocaloriche. Allo stesso modo, sebbene il periodo dell'anno non fosse quello che gli atleti di solito dedicano all'allenamento per la perdita di grasso ("taglio"), la KD si è rivelato una buona strategia per ridurre il grasso corporeo.
La KD ha anche determinato una diminuzione delle citochine infiammatorie e un aumento del BDNF, suggerendo che la KD può essere un valido strumento per affrontare momenti (come quello del “sollevamento pesi”) in cui la gestione dello stress e il mantenimento della motivazione sono difficili da gestire. La KD non è un regime da seguire con leggerezza e indipendenza ma richiede la presenza di un professionista; in queste circostanze rappresenta uno strumento fondamentale nel bagaglio del nutrizionista per far fronte a diverse condizioni ed esigenze, comprese quelle sportive".

Aggiornamento 19/2/2021

Non sono ancora state individuate varianti geniche che suggeriscano che una dieta chetogenica (KD) sia vantaggiosa o controindicata. Alcune difetti genetici metabolici (che impediscono l'uso dei chetoni o dei grassi) sono controindicazioni che possono risultare letali. La selezione naturale "artica" ha invece reso "quasi letale" la dieta occidentale per gli eschimesi, popolazioni abituate a una dieta quasi priva di carboidrati. In condizioni che includono sindrome da deficit del trasportatore di glucosio 1 (GLUT1), deficit di piruvato deidrogenasi (PDC), epilessia resistente ai farmaci, malattia da accumulo di glicogeno, disturbi mitocondriali, disturbi del ciclo dell'urea, disturbi del metabolismo delle purine e disturbi del metabolismo degli aminoacidi la KD può essere quasi una cura.
Una risposta particolare è stata invece individuata per il colesterolo.
"Circa una persona su quattro sperimenta aumenti del colesterolo LDL quando segue una KD. Questi individui sono spesso indicati come "rispondenti elevati" (hyperresponders). Sebbene i meccanismi biologici di questa risposta non siano ancora chiari, sappiamo che alcune varianti genetiche possono predisporre alcune persone a produrre più colesterolo o ridurre la sua clearance del sangue con una dieta ricca di grassi. Diversi polimorfismi comuni a singolo nucleotide (SNP) che aumentano le LDL-C e mutazioni rare sono stati identificati e collegati a malattie metaboliche e cardiovascolari nel contesto di una dieta obesogena ad alto contenuto di grassi (oHFD) occidentalizzata ricca sia di grassi che di carboidrati raffinati. [...]
Tuttavia, non ci sono ancora prove sul fatto che queste varianti possano costituire una controindicazione a KD, sebbene alcuni rapporti genetici diretti al consumatore facciano queste affermazioni. Alcuni studi indicano che l'aumento del C-LDL osservato su KD e altre diete ad alto contenuto di grassi a basso contenuto di carboidrati riflette un aumento della dimensione delle particelle di C-LDL piuttosto che del numero, un cambiamento che è associato a un ridotto rischio cardiovascolare e accompagnato da un miglioramento della altri fattori di rischio cardiovascolare come TG e HDL. D'altra parte, anche le particelle LDL di grandi dimensioni possono diventare aterogeniche in presenza di fattori genetici che riducono la clearance delle LDL come nel caso della ipercolesterolemia familiare e di altri disturbi lipidici. Pertanto, non abbiamo ancora una risposta alla domanda a cui i professionisti tengono di più: quali pazienti farebbero meglio con KD e quali pazienti farebbero peggio? In assenza di linee guida basate sull'evidenza, i medici che gestiscono pazienti che sono `` iper-responder '' alla KD in genere seguono un approccio pragmatico che coinvolge anche la valutazione di marker cardiovascolari aggiuntivi (p. Es., Numero di particelle LDL, TG, HDL, punteggio del calcio coronarico) così come storia familiare di malattie cardiovascolari. Se questi marker vengono alterati, i pazienti possono prendere in considerazione l'interruzione della KD o l'inizio di un farmaco per abbassare il colesterolo. Con i pazienti che esprimono il desiderio e la disponibilità di dare a KD un'ultima possibilità, una pratica comune è quella di far ridurre la quantità di carne rossa e sostituire i grassi saturi con grassi insaturi e sperimentare (Ethan Weiss, comunicazione personale).


La dieta chetogenica in donne sottoposte a radioterapia per tumore al seno ha migliorato parametri di benessere (emotività, socialità, qualità del sonno, prospettive future ed effetti collaterali della terapia sistemica) e gli indici metabolici epatici ed endocrinologici.

La dieta chetogenica ha assoluta necessità di essere supplementata, in particolare per fosforo, calcio e magnesio

Aggiornamento 26/2/2021

Il cuore funziona male quando non riesce a produrre energia, e l'alimentazione può influenzare la funzionalità cardiaca.
"Le prove sui benefici dei corpi chetonici nei soggetti con malattie cardiovascolari stanno rapidamente emergendo. Oltre al ruolo dei chetoni nella fornitura di un combustibile ausiliario per il cuore debole, i corpi chetonici possono anche esercitare una miriade di effetti pleiotropici. I corpi chetonici possono migliorare la funzione endoteliale, alleviare lo stress ossidativo, migliorare la funzione mitocondriale, esercitare azioni antinfiammatorie e mitigare il rimodellamento cardiaco. Anche altri effetti extracardiaci sistemici su peso corporeo, pressione sanguigna, glicemia e profilo lipidico possono giovare ai pazienti con CVD. Indipendentemente dal percorso per raggiungere la chetosi, i corpi chetonici hanno potenziali applicazioni cliniche che richiedono ulteriori esplorazioni, inclusi nuovi approcci terapeutici per sfruttare l'effetto benefico della chetosi. Nei prossimi anni impareremo se i corpi chetonici possono essere utili e ottimizzati per essere utilizzati nel trattamento e nella prevenzione della CVD".
In particolare saranno interessanti gli studi sui chetoni esogeni e sui diversi modi di indurre chetosi.

Aggiornamento 5/3/2021

Le metanalisi sulla dieta chetogenica, confrontata con diete classiche, mettono in evidenza che:
👉Nello sport coi pesi si vedono effetti benefici sul peso e grasso corporeo, però si può avere un effetto negativo sulla massa magra (FFM), che può non migliorare nonostante l'allenamento di resistenza (a riprova dell'importanza dei carboidrati per l'aumento del muscolo)
👉 nelle persone con eccesso di peso ha effetti benefici su peso, BMI, massa grassa, FFM, circonferenza addominale, grasso viscerale, percentuale di grasso. Tuttavia, l'efficacia dell'effetto a lungo termine non è certo (l'acquisizione di buone abitudini fa sempre la differenza).

Aggiornamento 13/4/2021

La dieta chetogenica potrebbe aiutare nella disintossicazione dall'alcol, e nei topi riduce l'induzione di dipendenza. Gli effetti sembrano dovuti alla riduzione della neuroinfiammazione e alla variazione nei substrati energetici (meno acetato e glucosio)

Aggiornamento 18/4/2021

Nel primo RCT che ha paragonato la dieta chetogenica con una dieta classica in persone con Alzheimer (AD), la prima ha portato a un modesto miglioramento nelle attività giornaliere e nella qualità di vita, "due fattori di grande importanza per le persone che convivono con la demenza. I cambiamenti nei fattori di rischio cardiovascolare sono stati per lo più favorevoli e gli effetti avversi sono stati lievi. Le diete chetogeniche possono essere promettenti come strategie di trattamento praticabili ed efficaci nell'AD, ma sono necessari studi più ampi e più lunghi prima che ciò possa essere affermato con sicurezza".

Aggiornamento 4/6/2021

Il lipedema è una malattia del tessuto connettivo lasso nel tessuto adiposo, ed è un problema più comune di quanto si pensi, colpisce circa una donna su 20.
"Un fattore scatenante per lo sviluppo del lipedema può essere un aumento del rimodellamento del tessuto fluido e connettivo che si verifica insieme ai cambiamenti del corpo durante la pubertà, il parto, la menopausa, lo stress associato al cambiamento dello stile di vita o l'alterazione della struttura del tessuto dopo un intervento chirurgico o un trauma. Il lipedema è caratterizzato da un'infiammazione del tessuto, che provoca fibrosi tissutale e dolore e, in alcuni casi, il tessuto può diventare insensibile". Le irregolarità del tessuto sono dovute ai proteoglicani (proteine della matrice extracellulare con legati zuccheri particolari) alterati.
A livello nutrizionale, un documento di consenso dei flebologi statunitensi consiglia "un'alimentazione che riduca al minimo le fluttuazioni postprandiali di insulina e glucosio e che possa essere sostenibile a lungo termine.
In generale una dieta ricca di cibi integrali, di enzimi, a base vegetale o chetogenica.
I livelli di vitamina D dovrebbero essere monitorati e normalizzati per le persone con lipedema", soprattutto in caso di obesità.

Aggiornamento 11/6/2021

Il caso di un inglese che gestisce il glioblastoma (GBM, tumore cerebrale tipicamente fatale) con la dieta chetogenica, rallentando la sua crescita, e fornendo un case-study "che secondo i ricercatori riflette i benefici dell'uso del metabolismo del corpo per combattere questo cancro particolarmente aggressivo al posto della chemio e della radioterapia".
"Poiché il GBM, come la maggior parte dei tumori maligni, dipende dalla fermentazione per la sintesi energetica e la sopravvivenza, la restrizione simultanea di combustibili fermentabili, come glucosio e glutammina, mentre eleva i corpi chetonici non fermentabili, offre una strategia terapeutica non tossica per la gestione del GBM ", ha detto Seyfried. "Saranno necessari ulteriori studi per testare questa ipotesi in altri pazienti con diagnosi di GBM".
"Il glioblastoma uccide circa 15.000 persone ogni anno e rimane in gran parte non curabile. Mentre lo standard di cura si è spostato verso nuove immunoterapie, il tempo di sopravvivenza medio di 11-15 mesi del GBM non è migliorato in modo significativo per più di 100 anni, secondo i coautori.
Mentre la risonanza magnetica (MRI) mostra una lenta progressione del tumore a intervalli lenti, il paziente rimane vivo con una buona qualità della vita al momento di questo report." Ora è a 82 mesi dalla diagnosi originale.
Seyfried, coautore, dice: "Il glucosio guida la via della glicolisi, mentre la glutammina guida la via della glutaminolisi".
E aggiunge: "Nessun tumore, incluso il GBM, può sopravvivere senza glucosio e glutammina. Il nostro studio ha identificato un nuovo meccanismo mediante il quale una mutazione somatica acquisita (IDH1) agisce in sinergia con una dieta povera di carboidrati e ricca di grassi per fornire una gestione a lungo termine di un tumore mortale al cervello".
"Non possiamo prevedere se la risposta terapeutica alla dieta cheto osservata nel nostro paziente con GBM sarà osservata anche in altri pazienti GBM trattati in modo simile. Per quei pazienti GBM non abbastanza fortunati da aver acquisito la mutazione IDH1 spontanea nel loro tumore, farmaci mirati alla glutammina usati con la dieta possono essere necessari per ridurre la crescita del tumore".

Aggiornamento 20/7/2021

La dieta chetogenica (KD), utilizzata in persone in radioterapia per tumore al colon, migliora la composizione corporea (rapporto tra muscoli e grasso). “Le riduzioni di peso corporeo sono state per lo più costituite da grasso (FM) e, in misura minore, da perdite di acqua. C'era anche una tendenza per una migliore risposta patologica alla radio-chemioterapia nel gruppo KD, che sarebbe coerente con gli studi preclinici ma merita un'ulteriore conferma in futuri studi clinici”. La dieta chetogenica è stata data senza raccomandazioni sulle quantità ma solo sulla qualità, con alimenti nutrizionalmente densi come verdura, carne, pesce, uova, frattaglie, brodo d’ossa, e supplementata con aminoacidi essenziali (che come specificato non creano scorie azotate). “Poiché i dati di vari studi mostrano che alti livelli di adiposità e obesità in combinazione con ridotta massa magra (FFM) sono associati a esiti negativi nei pazienti con cancro del colon-retto senza metastasi, la riduzione della FM abbinata alla conservazione della FFM è un risultato importante che motiva ulteriori indagini sul potenziale delle KD per migliorare la composizione corporea già durante le terapie standard, che possono tradursi in possibili miglioramenti nei risultati”.

Aggiornamento 2/8/2021

La chimica della dieta chetogenica e l'uso, ancora dubbio, dei chetoni esogeni

Aggiornamento 5/8/2021

Se ancora ci fosse qualche nutrizionista che va in giro a dire "lo zucchero serve per dare energia", è arrivato lo studio che lo smentisce definitivamente.
Infatti lo zucchero ostacola l'attività mitocondriale.
"Un team guidato dagli scienziati del Van Andel Institute ha scoperto che lo zucchero in eccesso può far sì che le nostre centrali elettriche cellulari, chiamate mitocondri, diventino meno efficienti, riducendo la loro produzione di energia.
Abbiamo scoperto che troppo glucosio nelle cellule, che è direttamente collegato alla quantità di zucchero consumata nella propria dieta, influisce sulla composizione lipidica in tutto il corpo, che a sua volta influisce sull'integrità dei mitocondri. L'effetto complessivo è una perdita della funzione ottimale" e quindi riduzione della produzione di ATP (energia per la cellula).
"L'eccesso di glucosio riduce la concentrazione di acidi grassi polinsaturi (PUFA) nella membrana mitocondriale e rende i mitocondri meno efficienti. I PUFA sono attori vitali nel supportare la funzione mitocondriale e nel mediare una serie di altri processi biologici come l'infiammazione, la pressione sanguigna e la comunicazione cellulare.
Invece, il glucosio in eccesso viene convertito in una diversa forma di acido grasso (acido palmitico , grasso saturo) che non è efficiente o flessibile come i PUFA. Questo inverte la composizione lipidica della membrana e mette sotto stress i mitocondri, danneggiandoli e impattando sulle loro prestazioni".
Utilizzando una dieta chetogenica il problema è stato risolto, ripristinando la normale composizione lipidica, e confermando che questa dieta può avere un effetto benefico grazie al suo impatto sui mitocondri. Inoltre l'eccesso di carboidrati riduce anche l'effetto benefico dei supplementi di PUFA sui mitocondri.
"Anche se non possiamo sempre notare subito la differenza nelle prestazioni mitocondriali, il nostro corpo lo fa", ha spiegato il ricercatore Wu "Se l'equilibrio lipidico viene alterato abbastanza a lungo, potremmo iniziare a sentire sottili cambiamenti, come stancarci più rapidamente. Sebbene il nostro studio non offra raccomandazioni mediche, evidenzia le prime fasi della malattia metabolica e fornisce approfondimenti che possono modellare futuri sforzi di prevenzione e terapia”.

Aggiornamento 12/8/2021

Sono uscite le linee guida europee sulla VLCKD, la dieta chetogenica dimagrante, che confermano la validità scientifica di questa dieta.
La dieta include "proteine ​​ad alto valore biologico (provenienti da piselli, siero di latte e soia), pasti artificiali e alimenti naturali. Ogni pasto artificiale include tipicamente 18 g di proteine, 4 g di carboidrati e 3 g di grassi (principalmente oli vegetali ad alto contenuto di oleico) e fornisce circa 100-150 kcal. Il protocollo è caratterizzato dalle seguenti 3 fasi: attiva, rieducazione e mantenimento". Non abbiate quindi paura dei pasti sostitutivi usati in maniera corretta.
Dopo la fase attiva si passa ad una reintroduzione progressiva e crescente di carboidrati, fino ad arrivare a una dieta simil-mediterranea di mantenimento.
Le principali indicazioni sono: obesità grave, trattamento dell'obesità nel periodo preoperatorio prima della procedura bariatrica, obesità sarcopenica e obesità associata a ipertrigliceridemia e/o ipertensione e/o diabete di tipo 2 e/o sindrome metabolica e/o NAFLD e/o sindrome da apnee notturne e/o artropatia.
Le controindicazioni sono invece: diabete mellito di tipo 1, diabete autoimmune latente negli adulti (LADA), insufficienza di β-cellule nel diabete mellito di tipo 2, uso di inibitori SGLT2, gravidanza e allattamento, insufficienza renale grave, insufficienza epatica, insufficienza cardiaca (NYHA III-IV), insufficienza respiratoria, angina instabile, ictus o infarto miocardico recente (<12 mesi), aritmie cardiache, disturbi alimentari e altre gravi malattie mentali, abuso di alcol e droghe, infezioni gravi, pazienti anziani fragili, il periodo perioperatorio, alcune malattie rare come porfiria, carenza di carnitina, carenza di carnitina palmitoiltransferasi, carenza di carnitina-acilcarnitina traslocasi, disturbi della ossidazione degli acidi grassi mitocondriali e deficit di piruvato carbossilasi.
In base all'analisi dei dati disponibili "la VLCKD può essere raccomandata come trattamento dietetico efficace per individui con obesità, in particolare per pazienti con obesità grave e/o comorbilità (malattie articolari, periodo preoperatorio di chirurgia bariatrica e malattie cardiovascolari e metaboliche) che necessitano di un'immediata e sostanziale perdita di peso. Pertanto, la VLCKD può essere prescritta ad una popolazione specifica di pazienti con obesità dopo aver considerato le potenziali controindicazioni. Tuttavia, è importante personalizzare la dieta, in base alle preferenze del paziente, consentendo scelte alimentari all'interno del protocollo VLCKD. Dopo il raggiungimento dell'obiettivo di peso, è fortemente raccomandata l'implementazione di strategie di stile di vita a lungo termine (attività fisica e consulenza nutrizionale) per ridurre il rischio di riacquisto di peso a lungo termine".
Gli effetti collaterali possono essere "disturbi correlati alla disidratazione, ipoglicemia transitoria, alitosi, disturbi gastrointestinali, iperuricemia e alterazioni del profilo lipidico. Sono solitamente clinicamente lievi e spesso il recupero avviene spontaneamente".
La VLCKD porta a rapido miglioramento dei parametri antropometrici come grasso e circonferenza addominale, mentre la perdita di massa magra può essere ridotta o simile a quella verificata con altri regimi alimentari. Per quanto riguarda i parametri metabolici, la cheto è superiore riguardo a trigliceridi e insulinoresistenza rispetto alla mediterranea.

Aggiornamento 30/9/2021

La dieta chetogenica (KD) si è dimostrata utile per il dimagrimento in giocatori di calcio semiprofessionisti in uno studio del prof. Paoli e collaboratori.

"Una squadra di calciatori semiprofessionisti ha subito una significativa riduzione del peso corporeo, massa grassa, circonferenza vita, tessuto adiposo viscerale e acqua extracellulare (ECW) senza effetti negativi su forza, potenza e massa muscolare. I nostri dati, contrariamente ad altri studi, non hanno mostrato effetti positivi o negativi della KD sulla performance sportiva"

"La maggiore riduzione del grasso viscerale durante la KD (rispetto all'alimentazione classica) negli atleti rappresenta un nuovo dato significativo che merita ulteriori approfondimenti negli atleti di calcio di categoria superiore. Quando l'obiettivo è una rapida riduzione del peso, allenatori e atleti dovrebbero considerare l'uso della KD come uno strumento fattibile e sicuro anche negli sport di squadra".

Aggiornamento 6/10/2021

La dieta chetogenica, riducendo il grasso viscerale, può abbassare il cortisolo prodotto dai surreni negli obesi

Aggiornamento 16/10/2021

La dieta chetogenica è utilizzata nei disordini neurologici come l'emicrania con discreto successo. Un gruppo di ricercatori italiani ha riassunto le evidenze.
Mentre l'emicrania può essere controllata dalla dieta, per quanto riguarda la cefalea a grappolo le evidenze sono solo iniziali.
In alcune persone i benefici arrivano velocemente, in altri dopo alcuni mesi, in qualcuno non vi è miglioramento. L'indicazione è di provare per un massimo di 6 mesi.
La dieta invece in chi funziona può essere mantenuta per un anno, provando poi a reintegrare carboidrati a basso indice glicemico ed eventualmente riprendendo un altro ciclo di cheto.
L'integrazione necessaria è costituita da omega 3, sali minerali e vitamine. L'integrazione di chetoni esogeni non appare utile al momento.
Tra i meccanismi d'azione, la modulazione dei potenziali elettrici cellulari, il miglioramento del metabolismo energetico cellulare e della disfunzione mitocondriale, la riduzione dello stress ossidativo e dell'infiammazione tramite la modulazione del sistema immunitario, l'influenza dell'espressione genica tramite meccanismi epigenetici, l'alterazione dei neurotrasmettitori (riduzione del glutammato eccitatorio e aumento del GABA inibitorio) e della funzione dei canali al potassio, la modulazione del microbiota e dell'asse intestino-cervello, con inibizione del nervo vago, il miglioramento del metabolismo glucidico. Inoltre il dimagrimento che la dieta cheto può favorire riduce grasso e sindrome metabolica, altri fattori che aumentano il rischio di emicrania.
Inoltre "a differenza di altre malattie neurologiche, l'emicrania può in alcuni casi essere scatenata da cibi specifici; in generale, dovrebbe essere evitato l'uso eccessivo di alimenti contenenti ammine biogene (formaggi e salumi stagionati), in particolare istamina (noci), glutammato monosodico e alimenti industriali. Inoltre, alcuni pazienti hanno segnalato un peggioramento del mal di testa quando si consumavano cibi con glutine, zuccheri fermentabili in eccesso (FODMAP) o oli di semi".