I punti salienti di un articolo tratto da Medscape.
L'obesità è caratterizzata da uno stato infiammatorio che aumenta il rischio delle malattie correlate. Ma l'infiammazione a sua volta ha un'azione sugli ormoni intestinali, si spende meno e si ha meno sazietà. Anche il sistema immunitario è coinvolto.
"La risposta infiammatoria può influenzare il dispendio energetico “in modo retroattivo per combattere il surplus energetico tipico dell’obesità”. Un sistema di feedback carente (talvolta chiamato resistenza all'infiammazione) riduce il dispendio energetico, portando all'accumulo di energia e, di conseguenza, all'obesità. La restrizione calorica può inavvertitamente contribuire al risparmio energetico, il che potrebbe spiegare perché per le persone obese è così difficile perdere peso e mantenerlo".
Questo spiega perché alcune persone, mettendosi in restrizione calorica, si ritrovano con più kg di prima dopo un certo tempo.
Gli adipociti hanno una forte influenza sul destino metabolico delle calorie introdotte, attraverso la regolazione ormonale, in particolare della leptina. L'infiammazione altera il funzionamento della leptina e degli altri ormoni, tra cui insulina e ormoni intestinali e in questo modo le cellule adipose “diventano più efficienti nell’immagazzinare energia piuttosto che rilasciarla, e l’infiammazione potrebbe essere implicata nella soppressione del rilascio di energia e nella promozione del suo accumulo”.
I meccanismi che mediano la stato infiammatorio sono diversi: lo stress meccanico, dovuto alla sua espansione, i metaboliti batterici, l'ipossia (scarso ossigeno che arriva alle cellule), la morte degli adipociti dovute a tutte queste condizioni (con rilascio di fattori infiammatori della necrosi).
Le vie che poi intervengono sul consumo energetico non sono ben chiare e sono probabilmente ridondanti, ossia sono più di una e hanno molteplici connessioni che si compensano tra loro.
Fare sport potrebbe inoltre essere di modesto aiuto, in quanto la spesa è ridotta e il corpo aumenterà la fame per compensare le energie perse.
Un modo per aumentare la spesa energetica è nutrire il microbiota. Infatti una parte dell'energia della dieta viene modulata dai nostri batteri intestinali. Se assumiamo fibra e amido resistente, il corpo sprecherà più energia e ne assorbirà meno, se invece consumiamo alimenti processati l'energia sarà tutta assorbita e più facilmente accumulata. Per questo una dieta antinfiammatoria come la mediterranea è amica del microbiota e può aiutare a promuovere un bilancio energetico negativo, specie se addizionata con alimenti/integratori prebiotici e probiotici.
Ma in definitiva è nato prima l'uovo o la gallina? Ossia arriva prima l'obesità o l'infiammazione?
"L'obesità provoca sicuramente infiammazione e l'infiammazione, a sua volta, rende le persone più suscettibili all'aumento di peso attraverso la riduzione del dispendio energetico e possibilmente attraverso meccanismi nel cervello che non comprendiamo appieno, che riducono la sensibilità del cervello agli ormoni della sazietà."
Comprendere meglio questi meccanismi potrà aiutarci a curare le persone.
Aggiornamento 14/5/2025
La curcumina migliora il dimagrimento rispetto al solo sport in persone con obesità.
Prendendo 2 gruppi, quello che ha assunto curcuma rispetto a chi non l'ha fatto ha avuto risultati migliori in termini di perdita di grasso.
Aggiornamento 23/6/2025
Il digiuno fatto solo con acqua per alcuni giorni ha creato problemi in un piccolo gruppo di persone che si è sottoposto all'esperimento, condotto anche dal prof Fontana, noto esperto dell'argomento.
Spesso si dice che il digiuno purifica, sfiamma e tante cose buone. In generale non sono d'accordo, dipende molto dalla persona che lo fa e come lo si fa, quindi inutile dire che è qualcosa ideale per tutti.
Nel caso del digiuno senza calorie, quindi con sola acqua e fatto sotto supervisione medica, sono aumentati i parametri infiammatori e piastrinici, potenzialmente aumentando il rischio cardiovascolare. Il
Il protocollo ha indotto chetosi, perdita di peso e aumentato l'ossidazione dei grassi, ma ha aumentato i parametri di stress. Ha ridotto la beta amiloide, una sostanza legata all'Alzheimer.
Si ipotizza che la risposta infiammatoria possa, un po' come l'allenamento, essere ridotta con l'abitudine al digiuno, ma per ora si invita alla prudenza.
Aggiornamento 10/8/2025
I ricercatori hanno paragonato 2 diete. Una con il piatto EatWell, l'altra con alimenti UPF (ultraprocessati). La seconda però, contrariamente a quanto si possa pensare, era strutturata in modo da coprire i fabbisogni di fibre, nutrienti, frutta e verdura.
Le diete erano ad libitum, ossia senza indicazioni sulle calorie ma si poteva mangiare a sazietà.
Le persone con la prima dieta, più salutare, hanno perso più peso, sostanzialmente perché hanno assunto meno calorie. Ma perché è successo? Perché i cibi non raffinati sono più sazianti, si masticano di più, sono meno palatabili. Si promuove in questo modo un pasto meno calorico e si facilita il mantenimento del peso perso, riducendo l'appetito. L'aumento dell'appetito è uno dei principali fattori di recupero del peso e abbandono della dieta.
Aggiornamento 10/9/2025
Un alto consumo di alimenti ultraprocessati (UPF) è associato ad alti valori di proteina C reattiva, un marker di infiammazione.
"Dopo aver considerato fattori come età, sesso, fumo, attività fisica e altri indicatori di salute, i ricercatori hanno scoperto che gli individui nel gruppo con il più alto consumo di UPF (dal 60% al 79% delle calorie giornaliere) avevano una probabilità dell'11% maggiore di livelli elevati di hs-CRP rispetto a quelli nel gruppo con il più basso consumo. Anche i consumatori moderati di UPF (dal 40% al 59%) hanno mostrato un aumento del 14% della probabilità. Quelli con un consumo dal 20% al 39% hanno avuto un aumento minore e non significativo del 7%".
Questo legame peggiora nelle persone avanti con l'età e nel sovrappeso, come se il cibo fosse un "peggioratore" di situazioni già presenti (invecchiamento ed eccesso di peso, condizioni legate ad un aumentato tono infiammatorio).
Ennesima brutta figura per quelli che pensano che non ci sia legame tra cibo e infiammazione.
Aggiornamento 16/11/2025
La dieta dimagrante può portare a peggioramento del microbiota, specie se fatta con alimenti impoveriti di fibra, quindi pensando solo al taglio calorico.
In uno studio la curcumina previene la perdita di specie amiche produttrici di butirrato, un grasso a catena corta benefico per l'intestino e in generale per la salute. In particolare si salvaguarda la presenza di Fecalibacterium prausnitzii. Si proteggono anche gli Actinobacteria, che contengono i benefici bifidi e sono risultati ridotti nella dieta senza curcumina.
Non si sono invece osservate differenze nelle variazioni antropometriche.
Aggiornamento 22/12/2025
"Sono stressato quindi non dimagrisco" può essere giustificato (ulteriormente) da un nuovo studio, che ha mostrato che le vie adrenergiche, Il sistema simpatico che viene attivato durante le fasi di stress, promuove la migrazione dei neutrofili (cellule immunitarie) verso gli adipociti, dove bloccano la lipolisi, la fuoriuscita di acidi grassi dalle cellule che permette poi ai grassi di entrare nel sangue e essere ossidati dagli altri organi.
Ironia della sorte (biologica), la noradrenalina rilasciata dal sistema simpatico è la stessa che dovrebbe promuovere la lipolisi. È come se ci fosse un sistema che si blocca perché troppo stimolato, come un fusibile. Si tratta di un sistema probabilmente evoluto per salvaguardarci dal dimagrimento eccessivo nei momenti di pericolo e carestia. Il sistema immunitario non serve solo a proteggerci dalle infezioni ma può modulare il bilancio energetico, specie in condizioni di infiammazione (il bilancio energetico funziona in maniera semplice solo in condizioni ideali).
"I neutrofili infiltrati secernono l'interleuchina-1β, che sopprime la lipolisi e limita la perdita eccessiva di energia inducendo la resistenza alle catecolamine negli adipociti".
Nei topi modificati, in cui questa via era bloccata, lo stress era associato a dimagrimento. Nelle persone sovrappeso i geni implicati nella riduzione della lipolisi sembrano più attivi, quindi queste persone possono avere ulteriormente una minore perdita di grasso sotto stress.
L'effetto negativo sulla spesa energetica di IL-1β: "In particolare, studi del nostro laboratorio (non pubblicati) e di altri laboratori mostrano che l'IL-1β e altre citochine infiammatorie agiscono reprimendo la perdita di energia in entrambi i casi, attraverso la resistenza alle catecolamine e la riduzione dell'attività dell'AMPK. Questi risultati sottolineano un tema comune nella regolazione metabolica in cui lo stress metabolico porta all'attivazione di vie che preservano le riserve di energia negli adipociti e suggeriscono che queste vie potrebbero essere bersagli appropriati per le malattie metaboliche."
Aggiornamento 20/1/2026
Evitando gli alimenti processati e privilegiando quelli non alterati dall'industria, naturali e ricchi in nutrienti si favorisce la perdita dell'adiposità centrale e viscerale che è quella più associata con le malattie infiammatorie.
Migliorare la qualità della dieta, insieme all'attività fisica, è associato con dimagrimento e una migliore distribuzione del grasso. Questi risultati mostrano come, anche senza contare le calorie, certi comportamenti possano favorire migliore salute. Questo non vuol dire che le calorie non contino in senso assoluto, ma che un bilancio energetico negativo che favorisce l'utilizzo delle calorie di deposito si possa raggiungere anche senza focalizzarsi troppo sulle quantità.
Aggiornamento 28/2/2026
La lipoproteina A e l'insulinoresistenza sono fattori indipendenti di rischio cardiovascolare, ossia indipendentemente dal colesterolo, per esempio. La prima è determinata soprattutto dalla genetica, la seconda soprattutto dallo stile di vita. L'insulinoresistenza si può determinare con l'HOMA index o con l'indice trigliceridi-glucosio
Aggiornamento 4/3/2026
Un secolo fa, con la teoria del bilancio energetico, nacque l'idea che l'obesità fosse solo un problema di volontà. Nonostante anche oggi alcuni la pensino così, attualmente sappiamo che si tratta di una condizione patologica che è legata alla genetica e all'ambiente. Dire ancora "basta muoversi di più e mangiare meno" significa non aver capito nulla di questa patologia cronica e progressiva.
Oggi il BMI che si usa per classificare le persone in base al rapporto peso/altezza ha un uso limitato e si usa una componente antropometrica insieme a quella clinica, grazie all'aiuto del rapporto tra altezza e circonferenza addominale e della percentuale di grasso. Il concetto di peso ideale è sbagliato perché va sempre interpretato alla luce di quanto grasso e muscolo sono effettivamente presenti.
L'appetito e la sazietà sono regolati da una complessa rete neuroormonale, gestita da leptina, grelina, NPY, GLP1 ecc..
Esistono 3 tipi di fame: omeostatica, edonica e legata al microbiota. La prima è gestita dagli ormoni classici, la seconda è legata al cibo palatabile che fa in modo che si mangi più del necessario, la terza alla fermentazione delle fibre da parte del microbiota, che produce acidi grassi a catena corta utili per ridurre l'appetito.
L'accumulo di grasso in eccesso è legato essenzialmente all'eccesso calorico, ma contemporaneamente anche a tanti altri piccoli fattori che nel complesso portano alla condizione. Tra di essi:
⛓️💥mitocondri disfunzionali, che, non potendo ossidare correttamente i nutrienti, li spingono ad essere accumulati
🔎 espansione del tessuto adiposo, che diventa infiammato e disfunzionale
🫃🏻accumulo ectopico del grasso, in tessuti in cui non ci deve essere (addome, cuore, fegato, muscolo ecc.), che spinge l'infiammazione e l'insulinoresistenza
🩸alterazione delle citochine rilasciate dagli adipociti
🔥ridotta attività del grasso bruno, con ridotta spesa energetica
🧬 genetica ed epigenetica, ossia predisposizione ereditaria e nell'espressione dei geni, che può essere regolata per risparmiare la spesa energetica
🦠microbiota, che influenza immunità, calorie estratte dalla dieta, infiammazione. Anche l'infezione virale da adenovirus-36 può favorire l'accumulo di grasso
🕔 l'alterazione dei ritmi circadiani
🤯 lo stress può favorire il cortisolo e quindi insulinoresistenza e accumulo di grasso viscerale
🌡️l'innalzamento delle temperature riduce la termogenesi
🏭l'inquinamento può interferire con i sistemi ormonali (interferenti endocrini presenti nella plastica) favorendo l'accumulo di grasso
🍩la disponibilità di cibo ultraprocessato e in generale la vita nelle grandi città, senza spazi per l'attività fisica favoriscono l'aumento di peso
Tra gli interventi preventivi che funzionano, l'accesso al cibo sano (anche tramite politiche di disincentivazione del cibo ultraprocessato), all'attività fisica e all'educazione tra i giovani, le consulenze, anche digitali, tra gli adulti.
Aggiornamento 26/4/2026
Un modello animale mostra che, oltre alle consuete cause legate all'autoimmunità (tiroidite di Hashimoto), la disfunzione tiroidea può essere causata anche da una dieta occidentale ricca in grassi e zuccheri. In particolare si riduce la conversione di T4 in T3, l'ormone pienamente attivo, con conseguente riduzione del metabolismo e tendenza all'aumento di peso e agli altri sintomi e segni di ipotiroidismo, PRIMA che si osservino aumenti di peso. Solitamente è il sovrappeso ad aumentare il rischio di malattie autoimmuni, ma in questo caso si fornisce una spiegazione complementare (o competitiva) sull'origine dei problemi tiroidei.
La dieta a livello dei tireociti (cellule della tiroide) induce stress del reticolo endoplasmatico, la sede della sintesi proteica, determinando proteine alterate (misfolded), lipotossicità, disfunzione mitocondriale.
La ridotta conversione di T4 in T3 è uno dei meccanismi che favorisce il recupero del peso dopo una dieta. Resta da studiare se il dimagrimento e il passaggio a una dieta più salutare possa ripristinare la funzione tiroidea corretta.
Aggiornamento 18/5/2026
L'infiammazione ipotalamica (microgliosi) viene attivata da un'alimentazione cronicamente eccessiva, in particolare ricca di grassi saturi e zuccheri (soprattutto il fruttosio), e precede il diabete. Polifenoli e grassi insaturi sono invece protettivi.
La dieta chetogenica (ricca in grassi ma povera in zuccheri) non sembra attivarla, quindi il contributo degli zuccheri appare fondamentale.
In questo caso l'ipotalamo, che è l'organo che gestisce appetito e composizione corporea, non può più lavorare correttamente e "segna la traiettoria" dell'aumento di peso a lungo termine. Non è più capace di mantenere l'abbinamento tra spesa energetica e introito energetico, favorendo l'aumento di peso nel lungo termine, anche in una persona che mangia poco, perché la termogenesi è limitata.
Leptina e insulina normalmente agiscono limitando l'appetito e promuovendo la spesa energetica, in particolare la termogenesi, ma in un ipotalamo infiammato i recettori non rispondono al loro stimolo e la persona ha sempre fame e non consuma energia, col risultato di un bilancio energetico perennemente positivo e aumento di peso. L'evidenza corrente mostra che la resistenza insulinica ipotalamica arriva prima di quella sistemica (cioè quella che fa aumentare la glicemia e porta al diabete, per capirci).
Attività fisica e omega 3 mostrano limitata efficacia nel ridurla.
La dieta chetogenica (ricca in grassi ma povera in zuccheri) non sembra attivarla, quindi il contributo degli zuccheri appare fondamentale.
In questo caso l'ipotalamo, che è l'organo che gestisce appetito e composizione corporea, non può più lavorare correttamente e "segna la traiettoria" dell'aumento di peso a lungo termine. Non è più capace di mantenere l'abbinamento tra spesa energetica e introito energetico, favorendo l'aumento di peso nel lungo termine, anche in una persona che mangia poco, perché la termogenesi è limitata.
Leptina e insulina normalmente agiscono limitando l'appetito e promuovendo la spesa energetica, in particolare la termogenesi, ma in un ipotalamo infiammato i recettori non rispondono al loro stimolo e la persona ha sempre fame e non consuma energia, col risultato di un bilancio energetico perennemente positivo e aumento di peso. L'evidenza corrente mostra che la resistenza insulinica ipotalamica arriva prima di quella sistemica (cioè quella che fa aumentare la glicemia e porta al diabete, per capirci).
Attività fisica e omega 3 mostrano limitata efficacia nel ridurla.
Aggiornamento 11/6/2026
La somministrazione di Akkermansia muciniphila (AM) dopo il dimagrimento ha aiutato le persone a mantenere il peso perso dopo dieta.
Le persone sono state lasciate libere di mangiare (dieta ad libitum).
Risultano migliorate la sensibilità insulinica, l'energia dispersa con le feci e l'infiammazione, con un metabolismo del tessuto adiposo sottocutaneo addominale più attivo.
I miglioramenti sono più pronunciati nelle persone con ridotte quantità basali di AM.
Aggiornamento 21/7/2026
Una pubblicazione ha mostrato che non esiste la compensazione energetica, ossia quando una va in restrizione calorica e fa attività fisica per dimagrire, non gli si abbassa il metabolismo basale come indicano alcuni studi. In realtà lo studio è una gran bufala perché tra le limitazioni si leggono bassissimo numero di partecipanti, brevissimo periodo (10 giorni), misure fatte non precisamente.
Insomma uno studio che non ha dimostrato nulla di che, preso per buono da quelli che dicono che se uno non dimagrisce è pigro e svogliato, atteggiamento (stigma) ormai censurato da chi si occupa di dimagrimento. Molti studi mostrano che non è per nulla regolabile il nostro consumo a riposo e che il corpo ha tante strategie per risparmiare energia, rendendo difficile perdere grasso. Quello che capita in pochi giorni è molto relativo. Questa è la fisiologia e molti dovrebbero studiarla.
Aggiornamento 20/8/2026
Il cortisolo è il nostro glucocorticoide (GC) naturale, un ormone essenziale per la vita e in particolare per superare i momenti di difficoltà (stress), sia acuti che cronici, ma il suo livello costantemente elevato (o dei suoi mimetici sintetici, i cortisonici) non fa per niente bene alla salute e si associa a tutti i marker di invecchiamento.
"L'elevazione cronica dei glucocorticoidi è associata a manifestazioni più precoci e gravi di malattie correlate all'invecchiamento, tra cui sindrome metabolica, osteoporosi, sarcopenia, neurodegenerazione, malattie cardiovascolari, immunosenescenza e tumori".
Ad esempio agisce regolando i ritmi circadiani, per cui dev'essere alto al mattino e poi abbassarsi durante la giornata, ma "l'alterazione di questa ritmicità finemente regolata — dovuta a stress psicologico cronico, disallineamento dei cicli sonno-veglia, infiammazione o terapia esogena con glucocorticoidi — può desincronizzare gli oscillatori centrali e periferici, orientando i programmi metabolici e immunologici verso stati maladattativi."
"La sopravvivenza dipende dalla capacità di dare priorità alla sopravvivenza immediata rispetto al mantenimento a lungo termine quando le risorse sono limitate. Tuttavia, questa logica evolutiva comporta anche una vulnerabilità intrinseca. Gli stessi meccanismi che offrono protezione a breve termine possono diventare patogeni in caso di sovrapproduzione cronica di GC endogeni o di somministrazione farmacologica di GC a livelli sovrafisiologici. Un'esposizione prolungata ai GC antagonizza la segnalazione insulinica, sopprime la risposta immunitaria riparativa, altera la composizione corporea, compromette la struttura e la funzione neuronale e altera i processi di mantenimento mitocondriale e genomico, pregiudicando la fitness a lungo termine. Nel corso di mesi e anni, questi effetti cumulativi dose-dipendenti contribuiscono alla fragilità fisica, al declino cognitivo e alle disfunzioni cardiometaboliche, oltre ad aumentare la suscettibilità alle malattie legate all'invecchiamento".
Le persone sovrappeso hanno una riattivazione del cortisone inattivo in cortisolo attivo, a causa dell'eccessivo numero di adipociti viscerali e dell'enzima 11β-HSD1. Inoltre hanno un alterato feedback, una ridotta clearance (disattivazione) e un asse HPA infiammatorio iperattivo. Diabete e PMOS esacerbano queste caratteristiche, per cui i GC sono spesso più elevati e la loro pulsatilità circadiana alterata. Si riduce la sensibilità al cortisolo e ne viene rilasciato di più. L'iperinsulinemia ugualmente aumenta il rilascio di GC in risposta all'ACTH.
Gli effetti possono anche essere sito-specifici: "gli aumenti dell'attività della 11β-HSD1 a livello sistemico, cutaneo e muscolare correlati all'età sono associati, rispettivamente, ad atrofia cerebrale, disfunzione della barriera epidermica e sarcopenia".
In generale, gli effetti dell'eccesso di GC riflettono un invecchiamento precoce. "Assottigliamento cutaneo e tendenza a sviluppare ecchimosi, insulino-resistenza, adiposità viscerale, sarcopenia, osteoporosi, disfunzione immunitaria, declino cognitivo, irrigidimento cardiovascolare e aterosclerosi, ridotta guarigione delle ferite, cataratta e alterazione dell'architettura del sonno e dei ritmi circadiani. In ciascun contesto, l'eccesso di GC o l'aumentata sensibilità tissutale ai GC orienta i tessuti verso l'inflessibilità metabolica, lo stress mitocondriale, l'infiammazione cronica e una compromessa riparazione tissutale."
A livello metabolico si determinano numerose disfunzioni. Si riduce la flessibilità metabolica, la capacità di passare dall'ossidazione dei grassi a carboidrati e viceversa in maniera efficiente, portando a problemi nel consumo energetico e nella produzione di ATP.
Nel tessuto adiposo, i GC favoriscono l'accumulo di grasso viscerale stimolando al contempo la lipolisi nei depositi sottocutanei, producendo una ridistribuzione del grasso caratteristica del declino metabolico di mezza età e in età avanzata. Nonostante l'aumento del flusso lipolitico, i GC compromettono l'ossidazione mitocondriale degli acidi grassi, portando a depositi lipidici ectopici e stress lipotossico nei muscoli e nel fegato. Questa discrepanza tra il rilascio del substrato e la capacità ossidativa contribuisce alla disfunzione mitocondriale, all'accumulo di specie reattive dell'ossigeno (ROS) e alla ridotta flessibilità metabolica, caratteristiche centrali dell'invecchiamento metabolico" I GC non si limitano a mimare l'invecchiamento: possono stabilizzare uno stato metabolico senescente, abbassando la soglia per l'insorgenza di diabete, obesità sarcopenica e fragilità.
Nei muscoli si blocca mTOR, che favorisce la crescita del muscolo, e vengono attivate le vie cataboliche (ubiquitina proteasoma e autofagia coi lisosomi), col risultato netto di perdita di proteine, ridotta area della sezione trasversale delle miofibre e capacità rigenerativa compromessa, favorendo così la manifestazione della sarcopenia.
Nonostante l'effetto acuto antinfiammatorio, i GC hanno un effetto paradossale di indurre infiammazione cronica: "un eccesso prolungato di glucocorticoidi può essere seguito da un ambiente infiammatorio di basso grado anziché da una "risoluzione" completa", che viene stimolata da recettori appositi ed è diversa dal blocco dell'infiammazione.
I GC alterano anche il microbiota e l'intestino, in particolare la permeabilità.
L'isolamento sociale può alterare e aumentare la secrezione di cortisolo e facilitare la depressione, mentre somministrarlo a persone con insufficienza adrenocorticale può migliorare umore ed energia.
Altre conseguenze sono l'osteoporosi (con riassorbimento dell'osso anche in assenza di immobilità) e neurodegenerazione. Lo stress infatti riduce la plasticità sinaptica e i dendriti (prolungamenti dei neuroni che li collegano tra loro), assottigliamento della corteccia e atrofia dell'ippocampo, con perdita della connettività. Questo favorisce il declino cognitivo con compromissione di apprendimento, memoria e flessibilità cognitiva.
A livello cardiologico abbiamo rimodellamento del cuore che favorisce insufficienza cardiaca, cardiopatia ischemica e aritmie. I glucocorticoidi "inducono ipertensione attraverso una maggiore ritenzione di sodio, un aumento del tono vascolare e una accresciuta sensibilità simpatica. A livello vascolare, favoriscono la disfunzione endoteliale, riducono la biodisponibilità di ossido nitrico e aumentano la rigidità arteriosa, caratteristiche distintive dell'invecchiamento vascolare". La disfunzione metabolica e mitocondriale aumenta l'aterosclerosi.
Le alterazioni immunitarie legate ai GC riducono le difese contro i tumori e peggiorano la prognosi delle cure.
Riassumendo, i GC (insieme al cortisolo e allo stress) sono farmaci essenziali in alcuni casi, ma con effetti deleteri se usati per lungo tempo. Ridurre il più possibile il loro uso e usarli in accordo coi ritmi circadiani sarebbe l'opzione migliore. L'alimentazione può aiutare in questo senso, assieme alla gestione dello stress. Lavorare per ridurre lo stress è una delle componenti di una vita sana che permetta un invecchiamento salutare.
