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domenica 5 giugno 2022

Ohi che dolore!


Da cosa dipendono i dolori legati all'intestino irritabile dopo il pasto?


https://www.facebook.com/fitchicksacademyprograms/photos/its-not-funny-to-suffer-from-ibs-if-you-do-you-are-not-alone-between-25-45-milli/1276286115846261/


Si tratta di un insieme di fattori. Fondamentalmente dall'attivazione di recettori intestinali che agiscono su vie infiammatorie. Trovo quindi giusto usare la definizione di "infiammazione da cibo".

"Il cibo evoca e amplifica l'ipersensibilità viscerale attraverso percorsi dipendenti dai mastociti (1) e indipendenti dai mastociti (2).

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35506862/



L'ingestione di cibi ricchi di carboidrati fermentabili (FODMAP e altri zuccheri scarsamente assorbiti) porta alla fermentazione batterica prevalentemente nel colon, producendo gas e metaboliti osmoticamente attivi che possono dilatare il colon e amplificare l'ipersensibilità viscerale preesistente. Batteri specifici producono anche mediatori neuroattivi (istamina, LPS, derivati del triptofano) che evocano o amplificano l'ipersensibilità viscerale attraverso percorsi che possono essere dipendenti o meno dai mastociti. Anche le cellule intermedie (ad es. enterociti, cellule enteroendocrine o altre cellule immunitarie) possono contribuire a entrambe le vie. Anche la riesposizione agli antigeni alimentari in seguito alla perdita della tolleranza orale causata da una colite infettiva acuta autolimitante o da stress psicologico potrebbe portare all'attivazione dei mastociti IgE-dipendente e all'ipersensibilità viscerale."
La permeabilità intestinale, il passaggio di molecole dall'intestino dovuto a un'alterazione della funzione di barriera, sembra giocare un ruolo.
Altri attivatori dei sintomi possono essere cibi grassi, tramite lo stimolo motorio, alcune componenti del grano come il glutine e gli inibitori dell'α-amilasi-tripsina.
Misurare le Ig-G antigliadina potrebbe suggerire chi può avere problemi col grano ma in generale il ruolo degli anticorpi Ig-G rimane controverso.
In generale le Ig-E, gli anticorpi delle allergie classiche, rimangono basse, per cui si pensa a un coinvolgimento di altre vie per l'attivazione dei mastociti o l'aumento solo locale (nell'intestino) delle Ig-E.
Istamina e proteasi portano all'attivazione dei mastociti e a segnali immunogeni che causano l'ipersensibilità viscerale. È possibile notare come riducendo i FODMAP si riducano sia i dolori che l'istamina nelle urine.
Si pensa per questo appunto a una risposta immune che sia solamente locale, confermata anche dal fatto che l'iniezione intestinale di cibo provoca il dolore, con perdita della tolleranza orale. La reazione può essere paragonata all'induzione di rinite allergica, ossia una reazione che coinvolga solo il naso.
Alcune prove suggeriscono che anche lo stress psicologico può favorire la perdita della tolleranza. Non si capisce esattamente se il sistema Th2 sia coinvolto.

Il microbiota, fermentando i FODMAP, ha un ruolo importante nel dolore e nella sensibilità viscerale. Anche la produzione di indoli e triptamina, derivati del triptofano, l'aminoacido che viene convertito anche in serotonina, dipende dai microbi del nostro intestino. La produzione di istamina da diversi batteri, in particolare da Klebsiella aerogenes, lega microbiota e dolori addominali,
Oltre all'istamina anche LPS, un metabolita dei batteri gram negativi come E. coli, attiva i mastociti (attraverso PGE2, mediatore dell'infiammazione) e così i recettori del dolore dei nervi nocicettivi.

Purtroppo non abbiamo marker che possano dare indicazioni affidabili, ma una dieta personalizzata può sicuramente aiutare: capire chi possa trarre vantaggio da farmaci, probiotici e altri modi per alterare il microbiota è la sfida odierna.

Qui continueranno gli aggiornamenti sulle sensibilità alimentari (presunte intolleranze).

Aggiornamento 9/6/2022

In uno studio controllato, in persone con intestino irritabile (IBS) la dieta FODMAP ha dato maggiori miglioramenti rispetto ai farmaci spasmolitici. Secondo i ricercatori questo approccio dietetico dovrebbe essere usato come prima scelta.

Aggiornamento 22/6/2022

La SIBO, una condizione caratterizzata da eccesso di batteri nel primo tratto intestinale, è spesso causa di problemi addominali, dal gonfiore alla stitichezza.
Il trattamento è fatto solitamente con la rifaximina, un antibiotico che non viene assorbito nel sangue.
Si possono aggiungere la dieta FODMAP, procinetici, probiotici (che possono a volte peggiorare la situazione), erbe medicinali con potere battericida (origano, berberina ecc.)
In uno studio il trattamento con erbe è efficace più della rifaximina, con meno effetti collaterali.

Il cibo come medicina 4

 

Continua qui il post storico sull'uso di alimenti e nutrienti come terapia

Aggiornamento 9/6/2022


In uno studio controllato, in persone con intestino irritabile (IBS) la dieta FODMAP ha dato maggiori miglioramenti rispetto ai farmaci spasmolitici. Secondo i ricercatori questo approccio dietetico dovrebbe essere usato come prima scelta.

Le linee guida ESPEN sulla nutrizione nei tumori raccomandano gli omega 3 in caso di cachessia, mentre per altri supplementi non ci sono abbastanza evidenze

Aggiornamento 14/6/2022

Astragalo e quercetina hanno un potenziale per ridurre l'iperuricemia, una condizione che porta alla gotta ma in generale favorisce problemi metabolici e cardiovascolari.
L'astragalo, un'erba della medicina tradizionale cinese, migliora il microbiota, i sali biliari e gli ormoni dello stress, favorendo la funzionalità renale e l'escrezione dell'acido urico.
La quercetina aumenta l'escrezione di urati, ha un effetto antiossidante e antinfiammatorio, migliora le patologie metaboliche (iperglicemia, ipertensione, obesità) che accompagnano l'iperuricemia.
Queste sostanze hanno il potenziale per essere usate da sole o congiuntamente ai farmaci per ridurne la tossicità

Aggiornamento 19/6/2022

La dieta chetogenica VLCKD induce miglioramenti nel profilo ormonale di donne con ovaio policistico in maniera superiore a quelli di una semplice dieta ipocalorica. Questo permette una riduzione dell'eccesso di testosterone (che induce l'irsutismo e le alterazioni metaboliche) e delle disfunzioni ovulatorie che causano problemi di fertilità.

Aggiornamento 20/6/2022

Secondo le linee guida ADA sul trattamento nutrizionale del diabete di tipo 2, "Se integrate con supporto comportamentale e corretta consulenza, le diete strutturate a bassissimo contenuto calorico VLCKD, in genere 800-1.000 kcal/giorno che utilizzano alimenti ad alto contenuto proteico e prodotti sostitutivi del pasto, possono aumentare il ritmo e/o l'entità della perdita di peso iniziale e dei miglioramenti glicemici rispetto a interventi comportamentali standard. Poiché il recupero del peso è comune, tali interventi dovrebbero includere strategie di mantenimento del peso a lungo termine e consulenza per mantenere la perdita di peso e i cambiamenti comportamentali".
In pratica come dico sempre ai pazienti il dimagrimento che si ha inizialmente con la dieta chetogenica è solo il primo passo, ma i cambiamenti a lungo termine si mantengono solo con dei miglioramenti dello stile di vita (dieta corretta e attività fisica) che bisogna essere in grado di sostenere.

Molti rimedi ayurvedici sono efficaci nel migliorare i parametri glicemici nei diabetici, ma sono necessari ulteriori studi sulla sicurezza e di migliore qualità

Aggiornamento 22/6/2022

La SIBO, una condizione caratterizzata da eccesso di batteri nel primo tratto intestinale, è spesso causa di problemi addominali, dal gonfiore alla stitichezza.
Il trattamento è fatto solitamente con la rifaximina, un antibiotico che non viene assorbito nel sangue.
Si possono aggiungere la dieta FODMAP, procinetici, probiotici (che possono a volte peggiorare la situazione), erbe medicinali con potere battericida (origano, berberina ecc.)
In uno studio il trattamento con erbe è efficace più della rifaximina, con meno effetti collaterali.

Aggiornamento 26/6/2022

Quali supplementi possono essere utili nell'emicrania?
Tra le erbe, il partenio e il farfaraccio hanno mostrato efficacia. Devono essere usati purificati perché possono avere elementi tossici e non possono essere usati in gravidanza.
Tra i nutrienti, magnesio, coenzima Q10 e vitamina B2.
Avere pasti e sonno regolari è un comportamento che aiuta.
Per quanto riguarda i cibi "trigger" (che scatenano l'attacco), si tratta di condizioni molto soggettive che è difficile definire.
L'agopuntura e lo yoga possono essere lievemente efficaci.

martedì 26 aprile 2022

Istamina: istruzioni per l'uso


L'istamina è una delle amine biogene derivate dalla decarbossilazione (perdita di un gruppo carbossilico -COOH) degli aminoacidi, così come triptamina, catecolamine, serotonina ecc. In particolare l'istamina deriva dall'aminoacido istidina.





Agisce così su diversi tipi di recettori (dovrebbero essere 4, se nel mentre non ne scoprono altri) e la loro manipolazione può avvenire con diversi tipi di farmaci specifici, a seconda dell'effetto ricercato.


https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8469513/



L'istamina ha diverse funzioni nel corpo, tra cui stimolare la secrezione acida gastrica, l'infiammazione, la contrazione delle cellule muscolari lisce, la vasodilatazione e la produzione di citochine, modulazione di appetito e sonno. Immagazzinata in granuli nei basofili e nei mastociti, media alcune funzioni immunitarie, come l'allergia.

https://www.pinterest.es/pin/375628425157285379/


Funziona da neurotrasmettitore in alcuni tipi di sinapsi, i collegamenti tra neuroni.

La sintesi di istamina tramite decarbossilazione può avvenire al bisogno (tramite l'enzima decarbossilasi) o in modo naturale per "invecchiamento", come capita nei cibi non freschi ad opera degli enzimi batterici.
Circa 60 anni fa si ebbero i primi casi della cosiddetta sindrome sgombroide, dovuta all'ingestione di pesce non fresco, con sintomi simil-allergici.
La condizione è ora nota come intossicazione da istamina, intolleranza all'istamina, sensibilità all'istamina, istaminosi enterica o avvelenamento da istamina. Alcuni specialisti la chiamano anche "reazione avversa all'ingestione di istamina". La condizione può anche essere associata a una carenza enzimatica. L'incapacità di alcuni individui di metabolizzare l'istamina nell'intestino, con conseguente sensibilità a livelli di istamina normali o addirittura bassi nel cibo, provoca gli stessi problemi.



https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7463562/

In questo caso l'istamina riesce a raggiungere il sangue dall'intestino e provoca i suoi effetti. L'intolleranza all'istamina nasce infatti principalmente nell'intestino e può verificarsi quando si introduce istamina con la dieta, quando si hanno certi batteri che la producono e quando non si hanno livelli sufficienti di enzima che la degrada (diamminossidasi, DAO).

L'istamina viene infatti metabolizzata (degradata e quindi neutralizzata) da 2 enzimi, DAO e, in maniera inferiore, HMNT (che agisce all'interno delle cellule). Il primo ha necessità di rame; la carenza del metallo può così peggiorare la situazione, così come quella di vitamina C e B6.
Farmaci come antibiotici, antidepressivi, antiacidi, antiaritmici, antipertensivi, miorilassanti, narcotici, anestetici locali interferiscono con DAO. Gli antinfiammatori non steroidei (aspirina, ibuprofene ecc.) interferiscono col metabolismo dell'istamina riducendone la clearance.

Dal punto di vista farmacologico si può ricorrere ad antistaminici e cortisonici, oltre a eliminare i farmaci che possono esacerbare i sintomi, il tutto in accordo col medico.

I sintomi di un eccesso di istamina possono essere gastrointestinali aspecifici (compreso l'intestino irritabile che può essere concausato dall'istamina) o più specifici (vomito e diarrea, gonfiore, flatulenza, stitichezza, nausea), cutanei (rossore, eczema, prurito, ritenzione idrica, gonfiore), cardiaci (tachicardia, ipotensione, collasso), respiratori (rinorrea, congestione nasale, starnuti), neurologici (emicrania e vertigini).
La condizione può peggiorare nel periodo premestruale ed è associata a ciclo doloroso, mentre in gravidanza i livelli di DAO crescono enormemente grazie alla placenta.
La diagnosi può essere fatta con un'ingestione di istamina e osservazione dei sintomi, dopo dieta di esclusione, misurazione dell'attività di DAO e dell'istamina fecale o sierica o dei metaboliti urinari, prick test, ma in realtà l'intolleranza all'istamina per qualcuno non è un'entità nosologica definita.
La dieta a basso contenuto di istamina e la supplementazione con l'enzima possono ridurre i sintomi.

Dieta

I cibi che contengono o favoriscono il rilascio di istamina sono abbastanza definiti.
Quelli con maggiori quantità sono appunto quelli non freschi, soggetti a stagionatura o altri processi tecnologici (fermentazione).
Questo accade perché la decarbossilazione dell'istidina presente nel cibo che dà luogo all'istamina è provocata dai batteri oppure avviene naturalmente con il tempo senza necessità di enzimi.
Anche gli alimenti con glutine, a causa della lievitazione e del fatto che vengono consumati con pomodoro, possono creare problemi e ridurli può indirettamente migliorare i sintomi.
I sintomi intestinali sono correlati con l'istamina perché i mastociti, stimolati dal cibo infiammatorio, rilasciano la molecola, che regola il dolore e la sensibilità viscerale. Le vie sono stimolate dai cibi ricchi in istamina (alcolici come vino e birra, formaggi stagionati, alimenti in scatola) insieme a quelli che interagiscono con le IgG (e che portano a degranulazione dei mastociti).
Gli alimenti che devono essere evitati di solito sono formaggi a pasta dura e semidura, pesce azzurro e crostacei in qualsiasi forma, oltre a prodotti a base di carne fermentata cruda, verdure in salamoia, prodotti a base di soia fermentata, vino e birra, uova di gallina (soprattutto il bianco), cioccolato e funghi, ketchup e aceto. Carne e pesce possono essere consumati solo se freschi. Inoltre, dovrebbero essere evitate le verdure e la frutta che stimolano il rilascio di istamina endogena come spinaci, pomodori, agrumi, fragole, melanzane, avocado, papaya, banane, kiwi, ananas e prugne, arachidi.
Gli alcolici, gli energy drink, tè (verde e nero) e matè possono interferire con DAO e HMNT.

La fibra ha una certa importanza nel modulare i mastociti che rilasciano l'istamina endogena e così le malattie correlate (allergie, dermatite atopica, colite ulcerosa e Crohn).
 
Microbiota e probiotici

Il microbiota, com'è noto, ha forti influenze sulla salute e l'alimentazione è uno dei suoi maggiori modulatori. Il microbiota è un'importante fonte di amine che funzionano da neurotrasmettitori, influenzando tanti aspetti a partire dall'umore e può determinare anche un'"autointossicazione" per eccesso di istamina.
Alcuni batteri hanno capacità di degradare l'istamina, altri di produrla.
Le persone con intolleranza all'istamina sembrano avere più proteobatteri e meno bifidi. Sono inoltre presenti infiammazione e permeabilità intestinale, con riduzione dell'enzima DAO portando a un possibile circolo vizioso. Escherichia e Salmonella possono favorire il rilascio di istamina. In generale i lattobacilli possono produrre istamina e acido D-lattico, creando problemi. H. pylori, il batterio responsabile del tumore allo stomaco, induce il rilascio di istamina.

La candida può rilasciare istamina (e cortisolo) ed è così correlata con la sindrome dell'intestino irritabile.

Molte sostanze hanno effetto negativo sul microbiota e in questo modo possono facilitare l'insorgenza di intolleranza all'istamina. Tra di esse, molti farmaci (antibiotici ovviamente, antiacidi ecc.), metalli pesanti (mercurio, arsenico), pesticidi (che in alcuni casi si ritengono sicuri perché non colpiscono vie metaboliche dei mammiferi, ma quelle microbiche sì!), dolcificanti artificiali, il triclosan (usato nei saponi antibatterici), la nicotina (tabacco). Il danno avviene mediante alterazione dei metaboliti batterici e biliari, soprattutto SCFA, interferendo su umore, rischio cardiovascolare (TMAO), mediante perdita di specie batteriche utili (aumento del rischio di malattie intestinali) e mediante alterazione del bilancio energetico, favorendo l'aumento di peso. Per ripristinare il microbiota, ovviamente sono necessari dieta, probiotici e assenza, per quanto possibile, dei fattori negativi.


Tra i probiotici che
riescono a degradare l'istamina troviamo L. paracasei e L. rhamnosus GG, che così riducono la sua concentrazione. La loro azione può svolgersi anche riducendo permabilità intestinale, infiammazione e riducendo IgE o i recettori per l'istamina. Anche Bifidobacterium infantisBifidobacterium longumLactobacillus plantarum consumano istamina, mentre Lactobacillus reuteri ha un effetto dubbio. Invece L. bulgaricus e S. termophilus, i tipici batteri dello yogurt, producono istamina. Anche Lactobacillus caseidelbrueckii ed helveticus hanno questo effetto e vanno evitati come probiotici.
In uno studio un probiotico misto ha ridotto l'orticaria cronica in un gruppo di bambini, migliorando l'effetto degli antistaminici.
L'inulina, stimolando i bifidi, può migliorare il quadro dell'intolleranza all'istamina.


Integrazione con DAO

L'enzima DAO (diamminoossidasi) che degrada l'istamina può essere usato come supplemento in persone carenti. Questo integratore riduce l'istamina e i problemi collegati, come emicrania, vertigini, palpitazioni, sintomi gastrointestinali; riduce inoltre la durata dell'emicrania in persone con episodi non frequenti. Questo vale anche per l'orticaria cronica.

Altri integratori e fattori da considerare

Altri supplementi utilizzabili sono vitamina C, quercetina, bromelina, ortica, NAC (che però può anche inibire DAO). Altri flavonoidi come fisetina, kampferolo, rutina e luteolina e la berberina inibiscono il rilascio di istamina dai mastociti. Alcuni cibi potrebbero essere stabilizzatori dei mastociti.
Tra le spezie il basilico sacro (tulsi), menta piperita, timo, zenzero, curcuma, cumino nero, ortica.
L'alterazione dei mastociti può anche derivare dalla presenza di metalli pesanti, disbiosi o infezioni di batteri, virus, parassiti, vermi o funghi (candida), carenza di zinco e/o magnesio.

La vitamina D può essere utile nell'orticaria spontanea cronica, senza effetti collaterali.

Anche altri elementi, allergizzanti o meno, possono concorrere al rilascio di istamina in persone predisposte. Composti volatili (vernici, idrocarburi), muffe e altre biotossine, lectine (elementi di vegetali di patate, pomodori, legumi, cereali), infezioni latenti, ormoni come leptina, bradichinina e grelina, stress (il CRH attiva i mastociti), fluoro.

Aggiornamento 4/6/2022

Da cosa dipendono i dolori legati all'intestino irritabile dopo il pasto?
"Il cibo evoca e amplifica l'ipersensibilità viscerale attraverso percorsi dipendenti dai mastociti (1) e indipendenti dai mastociti (2). L'ingestione di cibi ricchi di carboidrati fermentabili (FODMAP e altri zuccheri scarsamente assorbiti) porta alla fermentazione batterica prevalentemente nel colon, producendo gas e metaboliti osmoticamente attivi che possono dilatare il colon e amplificare l'ipersensibilità viscerale preesistente. Batteri specifici producono anche mediatori neuroattivi (istamina, LPS, derivati del triptofano) che evocano o amplificano l'ipersensibilità viscerale attraverso percorsi che possono essere dipendenti o meno dai mastociti. Anche le cellule intermedie (ad es. enterociti, cellule enteroendocrine o altre cellule immunitarie) possono contribuire a entrambe le vie. La riesposizione agli antigeni alimentari in seguito alla perdita della tolleranza orale causata da una colite infettiva acuta autolimitante o da stress psicologico potrebbe anche portare all'attivazione dei mastociti IgE-dipendente e all'ipersensibilità viscerale."
Altri attivatori dei sintomi possono essere cibi grassi, tramite lo stimolo motorio, alcune componenti del grano come il glutine e gli inibitori dell'α-amilasi-tripsina
Misurare le Ig-G antigliadina potrebbe suggerire chi può avere problemi col grano ma in generale il ruolo delle Ig-G rimane controverso.
In generale le Ig-E, gli anticorpi delle allergie classiche, rimangono bassi, per cui si pensa a un coinvolgimento di altre vie per l'attivazione dei mastociti o l'aumento solo locale (nell'intestino) delle Ig-E.
Istamina e proteasi portano all'attivazione dei mastociti e a segnali immunogeni che causano l'ipersensibilità viscerale. È possibile notare come riducendo i FODMAP si riducano sia i dolori che l'istamina nelle urine.
Si pensa per questo a una risposta immune solo locale, confermata anche dall'iniezione intestinale di cibo che provoca il dolore, con perdita della tolleranza orale. La reazione può essere paragonata all'induzione di rinite allergica.
Alcune prove suggeriscono che anche lo stress psicologico può favorire la perdita della tolleranza. Non si capisce esattamente se il sistema Th2 sia coinvolto.

Il microbiota, fermentando i FODMAP, ha un ruolo importante nel dolore e nella sensibilità viscerale. La produzione di indoli e triptamina, derivati del triptofano, l'aminoacido che viene convertito anche in serotonina, dipende dai microbi del nostro intestino. La produzione di istamina da diversi batteri, in particolare da Klebsiella aerogenes, lega microbiota e dolori addominali,
Oltre all'istamina anche LPS, un metabolita dei batteri gram negativi come E. coli, attiva i mastociti (attraverso PGE2, mediatore dell'infiammazione) e così i recettori del dolore dei nervi nocicettivi.

Purtroppo non abbiamo marker che possano dare indicazioni affidabili, ma una dieta personalizzata può sicuramente aiutare: capire chi possa trarre vantaggio da farmaci, probiotici e altri modi per alterare il microbiota è la sfida odierna.


Aggiornamento 10/6/2022

Interessante articolo di Hack your gut sull'istamina e il mio nuovo post sulle sensibilità alimentari legate anche all'istamina.

Aggiornamento 24/6/2022

Un simbiotico (probiotici + fibre) può essere efficace nel ridurre l'orticaria cronica in persone che non risondono agli antistaminici

lunedì 21 febbraio 2022

ADHD: zuccheri, grassi e altro da sapere

 

Da tempo si parla di un legame tra zucchero e comportamento alterato nei bambini. E da tempo lo si spaccia per un mito. Ma ricerche recenti dimostrano che non è così.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è uno dei disturbi mentali cronici più comuni tra i bambini, e la sua prevalenza è stata stimata al 7,2% nel 2015, apparendo crescente negli ultimi anni. 

I bambini con ADHD hanno problemi nell'apprendimento, tendenza a depressione, ansia e problemi sociali; possono manifestare comportamento antisociale, di dipendenza e obesità in età adulta. Fattori genetici, ambientali e biologici (es. presenza di sostanze chimiche tossiche nell'ambiente, fumo, traumi cranici, antibiotici nei primi mesi di vita, complicazioni durante la gravidanza, uso di farmaci e carenza di vitamina D in gravidanza, parto cesareo) sono stati per lungo tempo attribuiti all'incidenza dell'ADHD. 


https://www.ospedalebambinogesu.it/deficit-di-attenzione-e-iperattivita-adhd--80083/


La relazione tra nutrizione e ADHD è stata studiata solo dal 1996. La dieta risulta uno dei fattori modificabili più efficaci che gioca un ruolo fondamentale nei sintomi neurologici e comportamentali. Sono stati messi in relazione con la condizione la carenza di alcuni nutrienti come zinco, rame, ferro, magnesio e il rapporto tra l'assunzione di grassi ω3 e ω6. Negli ultimi anni l'aumento del consumo di cibi non salutari come bevande zuccherate, dessert, snack e cioccolatini ha probabilmente contribuito alla manifestazione dei sintomi dell'ADHD.

Nelle indagini di popolazione si è visto infatti che i bambini che assumono più junkfood hanno aumentato fortemente (dell'83%) le probabilità di manifestazioni di ADHD, mentre una dieta definita "occidentale" (dolci, snack, bibite gassate, pizza ecc.) è associata al 92% in più di rischio. Questo modello è povero di vitamine e minerali, ma ha elevate quantità di coloranti alimentari artificiali, zucchero e un alto indice glicemico (ossia provoca un veloce aumento della glicemia nel sangue). I coloranti artificiali sembrano coinvolti nell'8% dei casi.

La nuova revisione degli studi ha mostrato inoltre che più elevate assunzioni di frutta, verdura (fonti di antiossidanti), pesce (fonte di grassi polinsaturi omega 3) e latticini, e in generale fonti di zinco e magnesio, erano correlate in modo protettivo al rischio di ADHD (riduzione del 37%), mentre appunto bevande zuccherate, dolci, sale e carni conservate erano legati all'esacerbazione dei sintomi.

In particolare il meccanismo con cui il consumo di zuccheri aggiunti potrebbe attivare i comportamenti può riguardare l'induzione di disturbi gastrointestinali, ipoglicemia reattiva (che aumenta le reazioni di rabbia) e/o insufficiente assunzione di alcuni micronutrienti essenziali. La review però sottolinea che i risultati sono molto vari, che ci possono essere fattori confondenti e che il legame non è necessariamente causale. Inoltre i risultati cambiano considerando zucchero o bibite zuccherate, suggerendo che anche altri ingredienti (per esempio caffeina) possono determinare il sintomo. Il legame è comunque supportato dal modello animale.

Un'altra ipotesi è che lo zucchero (in particolare il fruttosio) possa alterare la produzione di energia mitocondriale e così la funzionalità cerebrale.

È possibile intervenire con l'alimentazione? Oltre che come sottolineato prima con una dieta che riduca il cibo non nutriente e privilegi quello non processato, alcuni accorgimenti e integrazioni possono migliorare il quadro. 

La malattia può avere anche una base infiammatoria e legata allo stress ossidativo, e questo giustifica l'uso di una dieta ricca di nutrienti e antiossidanti.

Gli studi di intervento (in cui si somministra/toglie qualcosa in un gruppo contro placebo) sono pochi rispetto a quelli dove si osserva semplicemente.

Qualche anno fa i risultati delle diete di eliminazione e degli omega 3 erano ritenuti promettenti. Ora ci sono più studi ma le evidenze devono ancora migliorare.

Alcuni risultati sono stati messi in evidenza con la dieta oligoantigenica, un approccio che esclude gli alimenti che provocano allergie e infiammazione, a partire da glutine e caseine, ma che può riguardare anche carni e vegetali solitamente ritenuti non dannosi o allergizzanti. In caso si evidenzi un miglioramento si può procedere a una lenta reintroduzione che può durare mesi. Uno studio (su pochi individui) ha evidenziato 27 diverse sensibilità alimentari; la maggior parte dei pazienti ne aveva più di una.

In alcuni casi i miglioramenti sono stati evidenziati anche mediante la risonanza magnetica.

Focalizzandoci su altri tipi di diete, esclusioni più moderate (additivi alimentari, glutine, latte e latticini, uova e cibi ad alto contenuto di salicilati e solfiti) insieme a consigli di educazione sanitaria (sonno regolare, tempo limitato alla TV) si sono rivelati utili nel migliorare il comportamento secondo un'analisi della letteratura. Il dimagrimento in sé porta al miglioramento dei sintomi, così come una dieta con meno carboidrati e più lipidi.

Anche la dieta DASH, simile alla mediterranea ma usata per trattare l'ipertensione, ha dato buoni risultati in un campione di 18 bambini.

Come già accennato le carenze di minerali possono giocare un ruolo, ma potrebbero essere solo una manifestazione della tendenza a mangiare male (o poco, magari perché non stanno seduti o assumono farmaci che riducono l'appetito). La review suggerisce però integrazione solo in caso di palese carenza, e gli studi di intervento danno risultati misti di evidenza positiva ma inconclusiva. Tra di essi lo zinco appare quello con più dati positivi

Il magnesio è noto per modulare alcuni neurotrasmettitori e recettori/canale favorendo la calma, spesso negli affetti da ADHD è carente e la sua supplementazione può essere efficace, specie se con la vitamina D.

La vitamina D può funzionare bene come adiuvante della terapia farmacologica (metilfenidato). La sua carenza è molto diffusa nell'ADHD.

Sugli omega 3 (EPA e DHA) i dati sono molti ma le varie revisioni hanno risultati contrastanti e solitamente non esaltanti. 

I dati della Cochrane, vecchi ormai di 10 anni, parlano di piccola evidenza di effetti positivi. Conclusioni simili raggiunge un documento di consenso di 8 esperti internazionali, mentre una linea guida di psichiatri consiglia una combinazione di EPA e DHA, con più EPA in caso di infiammazione o allergia. Secondo una metanalisi su Nutrients sono sicuri ma non sembrano dare effetti positivi.

Se invece ci si concentra su persone che sono carenti o hanno difetti genetici, i risultati sono migliori. 

In una review del 2015 si parla infatti di un effetto piccolo ma significativo e presente soprattutto in caso di carenze, suggerendo gli omega 3 come possibile trattamento adiuvante, ma invitando a fare ulteriori ricerche. 

In particolare l'EPA è efficace nel migliorare i sintomi cognitivi in bambini che ne sono  carenti e hanno scarsa produzione endogena di omega 3 a catena lunga (ne parlo qui). I bambini che hanno livelli alti possono anche avere effetti negativi (forse da qui gli effetti neutri nelle metanalisi). Si dovrebbe andare quindi verso una personalizzazione del trattamento. La carenza è comunque più diffusa dei livelli alti e in questi casi appunto appare efficace.

Secondo una review della ESPEN sul DHA, anche quest'altro omega 3 può essere utile, contribuendo "al miglioramento della memoria verbale e dell'apprendimento, della capacità di lettura, dello sviluppo cognitivo non verbale, della capacità percettiva visiva e della funzione esecutiva".

Omega 3 abbinati a ginseng rosso coreano hanno migliorato attenzione, memoria e funzione esecutiva in bambini con ADHD.

Tra altri integratori potenzialmente utilizzabili per migliorare la situazione carnosina e fosfatidilserina, zafferano, sulforafano (broccoli e cavoli) e NAC, ma vi è attualmente una carenza di studi clinici.

Uno studio durato un anno con multivitaminico e minerale ha dato ottimi risultati in alcuni bambini.

I legami con la mutazione MTHFR e i livelli di omocisteina sono controversi.

Microbiota

Secondo una revisione la prematurità e il parto cesareo, riducendo i lattobacilli benefici neuroprotettivi e che concorrono allo sviluppo cerebrale, possono aumentare il rischio di problemi comportamentali. Anche l'uso di antibiotici nei primi 3 anni aumenta il rischio, mentre l'allattamento è associato a rischio inferiore.

I lattobacilli sono importanti per la produzione di acetilcolina, mentre i bifidi supportano la produzione di GABA (neurotrasmettitore inibitorio).

I bambini con ADHD sembrano avere tuttavia aumentati livelli di bifidobatteri (ma ridotti di B. longum), specie solitamente legate a buona salute. Altre specie aumentate sono Enterococcus Odoribacter, che possono favorire problemi nel sistema dopaminergico (ricompensa). La riduzione di Faecalibacterium indica aumentata permeabilità intestinale e produzione di citochine infiammatorie. La famiglia Ruminococcaceae si riduce mentre Bacteroides uniformis e Bacteroides ovatus sono aumentati e questo si riconduce ad alterate quantità di SCFA. Altre review non hanno trovato caratteristiche particolari. Il probiotico LGG ha mostrato di ridurre il rischio di ADHD se somministrato in gravidanza, ma anche di funzionare sui bambini affetti. Questo avviene modulando la permeabilità intestinale e le citochine infiammatorie. Infatti anche la zonulina e la claudina-5, marker di permeabilità intestinale, spesso legata ad alimentazione di bassa qualità e disbiosi, possono essere associate alle manifestazioni di iperattività e problemi di socialità.

In un piccolo studio B. bifidum ha migliorato il comportamento, il peso e il microbiota di bambini con ADHD.

L'uso dei probiotici può aiutare inoltre a migliorare il quadro metabolico (profilo infiammatorio, glicemico e lipidico).

Il microbiota influenza anche il metabolismo degli omega 3 e questo potrebbe giustificare la varietà di esiti nella somministrazione.


Aggiornamento 8/3/2022

In uno studio recente e generi (AgathobacterAnaerostipes e Lachnospiraceae UCG-010) appaiono più abbondanti nei bambini con ADHD. È presente inoltre un'alterazione delle citochine infiammatorie, che porta a pensare a un coinvolgimento del sistema immunitario anche attraverso il microbiota


Aggiornamento 25/3/2022

La World Federation of Societies of Biological Psychiatry (WFSBP) e la Canadian Network for Mood and Anxiety Treatments (CANMAT) hanno rilasciato delle linee guida sull'uso dei nutraceutici e della fitoterapia nei disturbi dell'umore.
Secondo i risultati "gli acidi grassi omega 3 in aggiunta alle terapie e l'erba di San Giovanni in monoterapia sono raccomandati per il trattamento dei disturbi dell'umore; sono provvisoriamente raccomandati i probiotici in aggiunta, lo zinco, il metilfolato e lo zafferano e la curcumina in aggiunta o in monoterapia. L'aggiunta o la monoterapia di vitamina D e lavanda, i probiotici in monoterapia e la SAMe aggiuntiva sono stati debolmente raccomandati per questa applicazione. Nel caso della monoterapia con acidi grassi omega-3 e SAMe, NAC in aggiunta e vitamina C, triptofano, creatina e rodiola in aggiunta e in monoterapia per il trattamento della depressione unipolare, i dati erano contrastanti o lo studio fatto con poche persone. L'aggiunta o la monoterapia di acido folico, inositolo e magnesio non hanno mostrato efficacia e quindi non possono essere raccomandati.

Nel trattamento dei disturbi d'ansia, l'ashwagandha e la lavanda in aggiunta o in monoterapia sono stati provvisoriamente raccomandati, mentre NAC in aggiunta e la galfimia in monoterapia sono stati debolmente raccomandate. Nel caso della camomilla in aggiunta o in monoterapia, i dati erano contrastanti. L'uso in monoterapia di kava nel disturbo d'ansia generalizzata non ha mostrato efficacia e quindi non può essere raccomandato per questa specifica applicazione. Nel trattamento dei disturbi psicotici, NAC in aggiunta e il metilfolato sono stati provvisoriamente raccomandati per i sintomi negativi nella schizofrenia, mentre la vitamina D in aggiunta o il ginkgo sono stati debolmente raccomandati. Gli acidi grassi omega-3 in aggiunta e in monoterapia non hanno mostrato efficacia nella schizofrenia e quindi non possono essere raccomandati per questa condizione. Tuttavia esisteva un debole supporto per gli omega-3 nella depressione bipolare (mentre NAC non è attualmente raccomandato per l'uso in questa applicazione). Nel trattamento dell'ADHD, i micronutrienti in monoterapia e la vitamina D in aggiunta o in monoterapia erano debolmente raccomandati, mentre vi erano dati contrastanti nel caso di acidi grassi omega-3 aggiuntivi o in monoterapia, zinco e ginkgo. Gli acidi grassi omega-9 e la acetilcarnitina in aggiunta o in monoterapia non hanno mostrato efficacia e quindi non possono essere raccomandati nell'ADHD.
Si consiglia inoltre, visto che alcuni supplementi possono non essere efficaci nelle malattie gravi, di considerarli in soggetti con diagnosi di MDD grave, disturbo bipolare o schizofrenia, solo se utilizzati assieme alle cure convenzionali e solo quando non ci sono controindicazioni all'uso aggiuntivo di un particolare agente con i farmaci psicotropi prescritti. Di fronte a questa limitazione, è ancora riconosciuto che una gamma di nutraceutici/fitoceutici può essere utilizzata in sicurezza per aumentare le terapie convenzionali per migliorare i risultati del trattamento".

La vitamina D deve essere usata in dosi basse e continue piuttosto che in boli.

Aggiornamento 11/5/2022

Il microbiota a un mese e a 6 mesi può essere associato alla condizione di ADHD più avanti nella vita del bambino (10 anni). Questo capita anche per il micobiota (microbiota fungino). Lo studio aumenta le prove sull'importanza del microbiota nello sviluppo neurologico del bambino

Aggiornamento 21/5/2022

Alcune novità sull'ADHD, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, che vanno a confermare studi precedenti. Lo studio è stato chiamato MADDY.
1) la supplementazione di micronutrienti con apporti sopra quelli ritenuti sufficienti ha migliorato attenzione ed emozioni nel 54% dei bambini trattati (rispetto al 18% del placebo)
2) La "food insecurity", la difficoltà ad avere accesso al cibo che possa favorire una vita sana, può provocare carenza di nutrienti e lunghi digiuni che favoriscono il peggioramento dei sintomi con esplosioni di rabbia ed emozioni negative
3) Chi assume più frutta e verdura ha inferiore rischio di manifestare sintomi, mentre chi ne assume meno ha sintomi peggiori.

Aggiornamento 29/5/2022

Il metilfenidato è efficace nel migliorare il comportamento in classe e la produttività sul posto, ma non aumenta la quantità di cose imparate a scuola nei bambini con ADHD