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giovedì 12 ottobre 2017

Piccoli reflussi


Più del 65% dei bambini sotto l'anno soffre di reflusso gastroesofageo (GER).
Da alcuni anni si è ben pensato di somministrare antiacidi anche a loro, con conseguenze pessime: i sintomi non si riducono, né irritabilità  né pianto.
Se il farmaco è dato prima dei sei mesi, aumenta il rischio di fratture negli anni successivi.
Più l'uso è continuo, più aumentano i rischi, afferma ora uno studio.

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I risultati sono "notizie negative", ha affermato Eric Hassall, gastroenterologo pediatrico e professore emerito all'Università della British Columbia  a Vancouver, che non era coinvolto nello studio.
"È un problema serio. Quando sei un medico e prescrivi un farmaco che innesca una risposta allergica, vedi immediatamente l'effetto negativo e puoi toglierlo al bambino o diminuire la dose. Ma quando l'effetto negativo si manifesta mesi o anni dopo, non si può necessariamente collegarlo con il farmaco ", ha detto.
Questi farmaci dovrebbero essere usati nei bambini solo in caso di gastrite erosiva (GERD), che colpisce solo il 5% dei bambini.
Craig Langman, direttore della Divisione di Nefrologia Pediatrica e Metabolismo Minerale presso l'Ospedale Pediatrico Lurie di Chicago, ha studiato la malattia ossea nei bambini per 3 decenni, afferma di attendere   a dare un giudizio sullo studio finché non verrà pubblicato l'articolo completo.
Tuttavia, ha detto che lo studio "conferma quello che ho pensato per molto tempo. Ero preoccupato che il modellamento dell'osso sarebbe stato colpito da questi farmaci e ritengo che sia il meccanismo che sta dietro a queste fratture precoci".
Mentre il processo esatto non è ben compreso, molti esperti ritengono che, inibendo la secrezione di acido gastrico nell'intestino, i PPI (esoprazolo, omeprazolo ecc, cosiddetti protettori gastrici ma meglio definiti magnaccia gastrici 😃) e altri riduttori di acido limitino l'assorbimento di calcio. Se il corpo non assorbe abbastanza calcio, esso compensa aumentando l'ormone paratiroideo, che provoca il riassorbimento osseo, ossia il rilascio di calcio dall'osso nel flusso sanguigno.
"Non ci vuole una laurea per capirlo", ha detto Langman, "Non c'è abbastanza calcio".

Se le scoperte dello studio cambieranno le abitudini di prescrizione resta incerto. Ma per il momento, i medici in dubbio possono fare riferimento alle linee guida di gestione dell'AAP 2013 che riguardano GER e GERD nei neonati, che sostengono cambiamenti nello stile di vita, come la posizione da tenere e l'adeguamento dell'alimentazione come "terapia di prima linea", rilevando che l'uso eccessivo di PPI nei neonati con riflusso è una questione di grande preoccupazione ".

Aggiornamento 20/10/2017
Ogni giorno arriva una cattiva notizia sugli antiacidi. Quella di oggi è che stimolano la crescita di un particolare batterio nell'intestino, e questo potrebbe essere legato alla steatosi epatica

Ottimo articolo su intestino permeabile e come curarlo: "I fattori che influenzano la funzione di barriera intestinale includono batteri patogeni quali E. coli enteropatogeni, dieta ad alto contenuto di grassi, lipopolisaccaridi (LPS), farmaci come farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e inibitori della pompa protonica (PPIs) come vari allergeni alimentari e gliadina del glutine".


Aggiornamento 26/1/2018
L'uso di antiacidi in gravidanza sembra aumentare il rischio di asma nella prole
Aggiornamento 14/10/2018

Continuano le cattive notizie sull'uso degli antiacidi.
I bambini che hanno disfagia rischiano di avere rigurgito nell'apparato respiratorio, così vengono trattati con gli inibitori di pompa (PPI). Ma lo studio evidenzia che questa prescrizione aumenta il rischio di ospedalizzazione seguente.
La soppressione della secrezione acida inoltre causa alterazioni nel microbioma gastrico, orofaringeo e polmonare e i pazienti trattati con PPI sono ad aumentato rischio di polmonite, infezioni del tratto respiratorio superiore, infezioni gastrointestinali e persino sepsi.

Nonostante le prove storiche e più recenti a sostegno della miriade di rischi dell'uso dei PPI nei bambini e dell'orientamento delle organizzazioni professionali sul fatto che questi farmaci debbano essere  usati con cautela, essi continuano ad essere prescritti frequentemente
Aggiornamento 8/12/2018
In caso di allergia, immediata (Ig-E) o ritardata  (non Ig-E) alle proteine del latte nel bambino, anche la mamma che allatta deve escludere il latte, perché alcune proteine non digerite passano direttamente al latte materno. Si raccomanda integrazione con vitamina D e calcio, possibilmente seguiti da una persona esperta.
I sintomi/segni possono essere cutanei (eczema, prurito, eritema), respiratori (rinite) o gastrointestinali (reflusso, diarrea, rifiuto del cibo, disconfort intestinale, rossore perianale).

In caso di non presenza di allergie la varietà della dieta della mamma è importante per prevenirle.
Aggiornamento 19/2/2019
Gli inibitori di pompa sono associati a maggior rischio di danno renale, alterazione degli elettroliti e calcoli renali
Aggiornamento 29/3/2019

L'uso di antiacidi è associato ad un aumentato rischio di danno renale acuto e cronico. "Questa relazione potrebbe avere un impatto considerevole sulla salute pubblica; pertanto, l'educazione sanitaria e le iniziative di deprescrizione saranno necessarie per aumentare la consapevolezza di questo danno e ridurre le spese sanitarie
Aggiornamento 8/1/2020
Quali sono i fattori ambientali che aumentano il rischio di allergie alimentari?

"Si è ipotizzato che cambiamenti nella produzione, lavorazione e confezionamento degli alimenti (ad esempio l'uso di pesticidiantibioticiormoniconservanti, denaturazione con calore, detergenti e sostanze chimiche) siano collegati alle malattie allergiche direttamente o indirettamente". Nei topi il BPA (plastiche) altera il sistema immunitario (riduzione Treg) e la tolleranza agli alimenti.
"Le proteine ​​glicate (AGEs), che si trovano in molti alimenti, in particolare dopo un riscaldamento molto elevato, come la cottura a microonde, la frittura e il barbecue, possono promuovere le risposte allergiche". Anche "l'esposizione a determinati farmaci durante l'infanzia, in particolare gli antagonisti del recettore H2 e gli antiacidi, aumenta il rischio di anafilassi alimentare ed esofagite eosinofila (EoE)".
Introdurre cibi troppo tardi (arachidi dopo un anno) aumenta il rischio di allergia. Carenza di vitamina D o un suo eccesso aumentano il rischio.
La dieta corretta riduce il rischio probabilmente modulando il microbiota.
Gli anticorpi IGG4 sono protettivi per le allergie classiche ma aumentano il rischio in EoE.

Prebiotici e probiotici saranno probabilmente utili in futuro. La presenza di permeabilità intestinale è un meccanismo importante perché aumenta il contatto con gli antigeni. 
Aggiornamento 6/4/2020
I bambini che assumono PPI hanno maggiore rischio di fratture, conferma uno studio
Aggiornamento 13/6/2020

Qualche anno fa alcuni gestori di uno zoo osservarono che i gorilla vomitavano spesso. Dunque ebbero un'idea: provare a togliere il latte vaccino e dare una dieta simile a quella che assumono in natura. I primati stavano così meglio. Sorpresa sorpresa: funziona anche nei bambini con reflusso. Le proteine del latte infatti possono attivare una risposta infiammatoria che stimola i nervi e crea contrazioni nella muscolatura gastrointestinale. Questo può succedere anche nei bambini allattati al seno da mamme che assumono latticini, perché proteine non digerite possono passare nel latte materno (anche se molti lo ignorano). La pratica di escludere i latticini nella mamma che allatta è prevista pure da linee guida ESPGHAN. Attenzione ovviamente a coprire il fabbisogno di calcio

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