Cerca nel blog

martedì 26 aprile 2022

Istamina: istruzioni per l'uso


L'istamina è una delle amine biogene derivate dalla decarbossilazione (perdita di un gruppo carbossilico -COOH) degli aminoacidi, così come triptamina, catecolamine, serotonina ecc. In particolare l'istamina deriva dall'aminoacido istidina.





Agisce così su diversi tipi di recettori (dovrebbero essere 4, se nel mentre non ne scoprono altri) e la loro manipolazione può avvenire con diversi tipi di farmaci specifici, a seconda dell'effetto ricercato.


https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8469513/



L'istamina ha diverse funzioni nel corpo, tra cui stimolare la secrezione acida gastrica, l'infiammazione, la contrazione delle cellule muscolari lisce, la vasodilatazione e la produzione di citochine, modulazione di appetito e sonno. Immagazzinata in granuli nei basofili e nei mastociti, media alcune funzioni immunitarie, come l'allergia.

https://www.pinterest.es/pin/375628425157285379/


Funziona da neurotrasmettitore in alcuni tipi di sinapsi, i collegamenti tra neuroni.

La sintesi di istamina tramite decarbossilazione può avvenire al bisogno (tramite l'enzima decarbossilasi) o in modo naturale per "invecchiamento", come capita nei cibi non freschi ad opera degli enzimi batterici.
Circa 60 anni fa si ebbero i primi casi della cosiddetta sindrome sgombroide, dovuta all'ingestione di pesce non fresco, con sintomi simil-allergici.
La condizione è ora nota come intossicazione da istamina, intolleranza all'istamina, sensibilità all'istamina, istaminosi enterica o avvelenamento da istamina. Alcuni specialisti la chiamano anche "reazione avversa all'ingestione di istamina". La condizione può anche essere associata a una carenza enzimatica. L'incapacità di alcuni individui di metabolizzare l'istamina nell'intestino, con conseguente sensibilità a livelli di istamina normali o addirittura bassi nel cibo, provoca gli stessi problemi.



https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7463562/

In questo caso l'istamina riesce a raggiungere il sangue dall'intestino e provoca i suoi effetti. L'intolleranza all'istamina nasce infatti principalmente nell'intestino e può verificarsi quando si introduce istamina con la dieta, quando si hanno certi batteri che la producono e quando non si hanno livelli sufficienti di enzima che la degrada (diamminossidasi, DAO).

L'istamina viene infatti metabolizzata (degradata e quindi neutralizzata) da 2 enzimi, DAO e, in maniera inferiore, HMNT (che agisce all'interno delle cellule). Il primo ha necessità di rame; la carenza del metallo può così peggiorare la situazione, così come quella di vitamina C e B6.
Farmaci come antibiotici, antidepressivi, antiacidi, antiaritmici, antipertensivi, miorilassanti, narcotici, anestetici locali interferiscono con DAO. Gli antinfiammatori non steroidei (aspirina, ibuprofene ecc.) interferiscono col metabolismo dell'istamina riducendone la clearance.

Dal punto di vista farmacologico si può ricorrere ad antistaminici e cortisonici, oltre a eliminare i farmaci che possono esacerbare i sintomi, il tutto in accordo col medico.

I sintomi di un eccesso di istamina possono essere gastrointestinali aspecifici (compreso l'intestino irritabile che può essere concausato dall'istamina) o più specifici (vomito e diarrea, gonfiore, flatulenza, stitichezza, nausea), cutanei (rossore, eczema, prurito, ritenzione idrica, gonfiore), cardiaci (tachicardia, ipotensione, collasso), respiratori (rinorrea, congestione nasale, starnuti), neurologici (emicrania e vertigini).
La condizione può peggiorare nel periodo premestruale ed è associata a ciclo doloroso, mentre in gravidanza i livelli di DAO crescono enormemente grazie alla placenta.
La diagnosi può essere fatta con un'ingestione di istamina e osservazione dei sintomi, dopo dieta di esclusione, misurazione dell'attività di DAO e dell'istamina fecale o sierica o dei metaboliti urinari, prick test, ma in realtà l'intolleranza all'istamina per qualcuno non è un'entità nosologica definita.
La dieta a basso contenuto di istamina e la supplementazione con l'enzima possono ridurre i sintomi.

Dieta

I cibi che contengono o favoriscono il rilascio di istamina sono abbastanza definiti.
Quelli con maggiori quantità sono appunto quelli non freschi, soggetti a stagionatura o altri processi tecnologici (fermentazione).
Questo accade perché la decarbossilazione dell'istidina presente nel cibo che dà luogo all'istamina è provocata dai batteri oppure avviene naturalmente con il tempo senza necessità di enzimi.
Anche gli alimenti con glutine, a causa della lievitazione e del fatto che vengono consumati con pomodoro, possono creare problemi e ridurli può indirettamente migliorare i sintomi.
I sintomi intestinali sono correlati con l'istamina perché i mastociti, stimolati dal cibo infiammatorio, rilasciano la molecola, che regola il dolore e la sensibilità viscerale. Le vie sono stimolate dai cibi ricchi in istamina (alcolici come vino e birra, formaggi stagionati, alimenti in scatola) insieme a quelli che interagiscono con le IgG (e che portano a degranulazione dei mastociti).
Gli alimenti che devono essere evitati di solito sono formaggi a pasta dura e semidura, pesce azzurro e crostacei in qualsiasi forma, oltre a prodotti a base di carne fermentata cruda, verdure in salamoia, prodotti a base di soia fermentata, vino e birra, uova di gallina (soprattutto il bianco), cioccolato e funghi, ketchup e aceto. Carne e pesce possono essere consumati solo se freschi. Inoltre, dovrebbero essere evitate le verdure e la frutta che stimolano il rilascio di istamina endogena come spinaci, pomodori, agrumi, fragole, melanzane, avocado, papaya, banane, kiwi, ananas e prugne, arachidi.
Gli alcolici, gli energy drink, tè (verde e nero) e matè possono interferire con DAO e HMNT.

La fibra ha una certa importanza nel modulare i mastociti che rilasciano l'istamina endogena e così le malattie correlate (allergie, dermatite atopica, colite ulcerosa e Crohn).
 
Microbiota e probiotici

Il microbiota, com'è noto, ha forti influenze sulla salute e l'alimentazione è uno dei suoi maggiori modulatori. Il microbiota è un'importante fonte di amine che funzionano da neurotrasmettitori, influenzando tanti aspetti a partire dall'umore e può determinare anche un'"autointossicazione" per eccesso di istamina.
Alcuni batteri hanno capacità di degradare l'istamina, altri di produrla.
Le persone con intolleranza all'istamina sembrano avere più proteobatteri e meno bifidi. Sono inoltre presenti infiammazione e permeabilità intestinale, con riduzione dell'enzima DAO portando a un possibile circolo vizioso. Escherichia e Salmonella possono favorire il rilascio di istamina. In generale i lattobacilli possono produrre istamina e acido D-lattico, creando problemi. H. pylori, il batterio responsabile del tumore allo stomaco, induce il rilascio di istamina.

La candida può rilasciare istamina (e cortisolo) ed è così correlata con la sindrome dell'intestino irritabile.

Molte sostanze hanno effetto negativo sul microbiota e in questo modo possono facilitare l'insorgenza di intolleranza all'istamina. Tra di esse, molti farmaci (antibiotici ovviamente, antiacidi ecc.), metalli pesanti (mercurio, arsenico), pesticidi (che in alcuni casi si ritengono sicuri perché non colpiscono vie metaboliche dei mammiferi, ma quelle microbiche sì!), dolcificanti artificiali, il triclosan (usato nei saponi antibatterici), la nicotina (tabacco). Il danno avviene mediante alterazione dei metaboliti batterici e biliari, soprattutto SCFA, interferendo su umore, rischio cardiovascolare (TMAO), mediante perdita di specie batteriche utili (aumento del rischio di malattie intestinali) e mediante alterazione del bilancio energetico, favorendo l'aumento di peso. Per ripristinare il microbiota, ovviamente sono necessari dieta, probiotici e assenza, per quanto possibile, dei fattori negativi.


Tra i probiotici che
riescono a degradare l'istamina troviamo L. paracasei e L. rhamnosus GG, che così riducono la sua concentrazione. La loro azione può svolgersi anche riducendo permabilità intestinale, infiammazione e riducendo IgE o i recettori per l'istamina. Anche Bifidobacterium infantisBifidobacterium longumLactobacillus plantarum consumano istamina, mentre Lactobacillus reuteri ha un effetto dubbio. Invece L. bulgaricus e S. termophilus, i tipici batteri dello yogurt, producono istamina. Anche Lactobacillus caseidelbrueckii ed helveticus hanno questo effetto e vanno evitati come probiotici.
In uno studio un probiotico misto ha ridotto l'orticaria cronica in un gruppo di bambini, migliorando l'effetto degli antistaminici.
L'inulina, stimolando i bifidi, può migliorare il quadro dell'intolleranza all'istamina.


Integrazione con DAO

L'enzima DAO (diamminoossidasi) che degrada l'istamina può essere usato come supplemento in persone carenti. Questo integratore riduce l'istamina e i problemi collegati, come emicrania, vertigini, palpitazioni, sintomi gastrointestinali; riduce inoltre la durata dell'emicrania in persone con episodi non frequenti. Questo vale anche per l'orticaria cronica.

Altri integratori e fattori da considerare

Altri supplementi utilizzabili sono vitamina C, quercetina, bromelina, ortica, NAC (che però può anche inibire DAO). Altri flavonoidi come fisetina, kampferolo, rutina e luteolina e la berberina inibiscono il rilascio di istamina dai mastociti. Alcuni cibi potrebbero essere stabilizzatori dei mastociti.
Tra le spezie il basilico sacro (tulsi), menta piperita, timo, zenzero, curcuma, cumino nero, ortica.
L'alterazione dei mastociti può anche derivare dalla presenza di metalli pesanti, disbiosi o infezioni di batteri, virus, parassiti, vermi o funghi (candida), carenza di zinco e/o magnesio.

La vitamina D può essere utile nell'orticaria spontanea cronica, senza effetti collaterali.

Anche altri elementi, allergizzanti o meno, possono concorrere al rilascio di istamina in persone predisposte. Composti volatili (vernici, idrocarburi), muffe e altre biotossine, lectine (elementi di vegetali di patate, pomodori, legumi, cereali), infezioni latenti, ormoni come leptina, bradichinina e grelina, stress (il CRH attiva i mastociti), fluoro.

Aggiornamento 4/6/2022

Da cosa dipendono i dolori legati all'intestino irritabile dopo il pasto?
"Il cibo evoca e amplifica l'ipersensibilità viscerale attraverso percorsi dipendenti dai mastociti (1) e indipendenti dai mastociti (2). L'ingestione di cibi ricchi di carboidrati fermentabili (FODMAP e altri zuccheri scarsamente assorbiti) porta alla fermentazione batterica prevalentemente nel colon, producendo gas e metaboliti osmoticamente attivi che possono dilatare il colon e amplificare l'ipersensibilità viscerale preesistente. Batteri specifici producono anche mediatori neuroattivi (istamina, LPS, derivati del triptofano) che evocano o amplificano l'ipersensibilità viscerale attraverso percorsi che possono essere dipendenti o meno dai mastociti. Anche le cellule intermedie (ad es. enterociti, cellule enteroendocrine o altre cellule immunitarie) possono contribuire a entrambe le vie. La riesposizione agli antigeni alimentari in seguito alla perdita della tolleranza orale causata da una colite infettiva acuta autolimitante o da stress psicologico potrebbe anche portare all'attivazione dei mastociti IgE-dipendente e all'ipersensibilità viscerale."
Altri attivatori dei sintomi possono essere cibi grassi, tramite lo stimolo motorio, alcune componenti del grano come il glutine e gli inibitori dell'α-amilasi-tripsina
Misurare le Ig-G antigliadina potrebbe suggerire chi può avere problemi col grano ma in generale il ruolo delle Ig-G rimane controverso.
In generale le Ig-E, gli anticorpi delle allergie classiche, rimangono bassi, per cui si pensa a un coinvolgimento di altre vie per l'attivazione dei mastociti o l'aumento solo locale (nell'intestino) delle Ig-E.
Istamina e proteasi portano all'attivazione dei mastociti e a segnali immunogeni che causano l'ipersensibilità viscerale. È possibile notare come riducendo i FODMAP si riducano sia i dolori che l'istamina nelle urine.
Si pensa per questo a una risposta immune solo locale, confermata anche dall'iniezione intestinale di cibo che provoca il dolore, con perdita della tolleranza orale. La reazione può essere paragonata all'induzione di rinite allergica.
Alcune prove suggeriscono che anche lo stress psicologico può favorire la perdita della tolleranza. Non si capisce esattamente se il sistema Th2 sia coinvolto.

Il microbiota, fermentando i FODMAP, ha un ruolo importante nel dolore e nella sensibilità viscerale. La produzione di indoli e triptamina, derivati del triptofano, l'aminoacido che viene convertito anche in serotonina, dipende dai microbi del nostro intestino. La produzione di istamina da diversi batteri, in particolare da Klebsiella aerogenes, lega microbiota e dolori addominali,
Oltre all'istamina anche LPS, un metabolita dei batteri gram negativi come E. coli, attiva i mastociti (attraverso PGE2, mediatore dell'infiammazione) e così i recettori del dolore dei nervi nocicettivi.

Purtroppo non abbiamo marker che possano dare indicazioni affidabili, ma una dieta personalizzata può sicuramente aiutare: capire chi possa trarre vantaggio da farmaci, probiotici e altri modi per alterare il microbiota è la sfida odierna.


Aggiornamento 10/6/2022

Interessante articolo di Hack your gut sull'istamina e il mio nuovo post sulle sensibilità alimentari legate anche all'istamina.

Aggiornamento 24/6/2022

Un simbiotico (probiotici + fibre) può essere efficace nel ridurre l'orticaria cronica in persone che non rispondono agli antistaminici

Aggiornamento 28/6/2022

Molti legami tra istamina e intestino irritabile

Aggiornamento 9/8/2022

In circa un quarto delle persone con sindrome dell'intestino irritabile (IBS) il principale responsabile potrebbe essere il batterio Klebsiella aerogenes, principale produttore di istamina. L'istamina attiva i recettori per l'ipersensibilità viscerale e può rappresentare il ponte tra immunità, infiammazione, tolleranza e dolore. Dare una dieta a ridotta quantità di fibre fermentabili riduce l'istamina dando sollievo. La ricerca dell'istamina nelle feci può essere d'aiuto.

Aggiornamento 16/8/2022

Le cellule del sistema immunitario sono sensibili alle variazioni dei ritmi circadiani, in particolare le mastcellule che producono l'istamina, mediatore dell'allergia, perché il cortisolo rilasciato al risveglio "resetta" l'orologio biologico ogni giorno.
Seguire correttamente l'andamento della giornata, fare colazione e andare a letto alla giusta ora può ridurre i sintomi dell'allergia

Aggiornamento 20/9/2022

L'EAACI, la società europea degli allergologi, si conferma una delle società scientifiche più moderne per quanto riguarda la posizione sull'alimentazione. Ha infatti rilasciato un documento in cui si chiarisce l'importanza della fibra per la modulazione del sistema immunitario, sia per quanto riguarda la prevenzione che la gestione della tolleranza immunitaria e quindi delle allergie.
I fattori dietetici possono funzionare da "allenatori" per il sistema immunitario, e i cambiamenti nell'alimentazione degli ultimi decenni hanno un ruolo causale nell'aumento delle allergie.
Il passaggio a una dieta povera di vegetali "ha influenzato negativamente la diversità e la composizione del microbiota, le caratteristiche specie-specifiche, il metabolismo microbico e la tolleranza immunologica".
Le cellule immunitarie, tra cui quelle dendritiche che conferiscono la tolleranza, i mastociti che rilasciano istamina e le Tregs da cui derivano i linfociti attivati e polarizzati Th2 (favorenti l'allergia), hanno recettori per gli SCFA, i derivati della fibra prodotti dai batteri buoni.
Una buona quantità di fibre può essere protettiva anche dalle malattie infettive respiratorie come COVID19 in forma grave grazie alla modulazione sul microbiota.
La position si conclude sottolineando che le fibre contribuiscono al mantenimento di una mucosa tolerogenica e possono proteggere dai disturbi allergici, ma c'è ancora incertezza sul trattamento ottimale da somministrare.
Per esempio la sola presenza di fibre in caso di mancanza di alcune specie batteriche può non essere sufficiente e la migliore strategia sarebbe quella di integrare anche i probiotici. Inoltre una varietà di fibre può avere effetto migliore rispetto ad un solo tipo. Sono necessari ulteriori studi per perfezionare le conoscenze e rilasciare linee guida precise.

Aggiornamento 25/9/2022

Il microbiota influenza l'intolleranza all'istamina: il bilancio tra batteri degradatori e produttori (Staphylococcus e Proteus, generi non identificati delle Enterobacteriaceae, le specie Clostridium perfringens e Enterococcus faecalis) determina la presenza e l'assorbimento dell'istamina nel sangue. Quando alcuni batteri sono in eccesso l'assenza di DAO porta facilmente ai sintomi. La disbiosi porta all'infiammazione della mucosa che può ridurre la funzionalità di DAO.

Nessun commento:

Posta un commento