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martedì 10 agosto 2021

Allergie alimentari: prevenire è meglio che curare


Siamo passati da "la permeabilità delle barriere non esiste" a "la protezione delle barriere è la pietra angolare della gestione della dermatite atopica (AD)". Così infatti si legge nelle nuove linee guida per la prevenzione e l'intervento delle malattie allergiche dell' EAACI.
Gli altri punti essenziali sono "la presenza di batteri commensali specifici per mantenere intatto il sistema immunitario della mucosa e la diversità della dieta materno-infantile, comprendente vitamine e minerali, e l'introduzione di alimenti allergenici opportunamente programmati per prevenire le allergie alimentari (FA).

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S. aureus è un batterio predominante nella pelle delle persone con dermatite atopica, è stimola l'infiammazione con diversi meccanismi. Il fungo Malassezia può favorire sia AD che dermatite seborroica.

Per indurre tolleranza agli allergeni, Un fattore nutrizionale fondamentale è la vitamina A, che modula il sistema immunitario.

"La crescente prevalenza di FA parallelamente ad altre malattie non trasmissibili può essere spiegata, in parte, da alterazioni nella composizione e nella funzione del microbioma commensale. Le pratiche di stile di vita del 21° secolo, tra cui un maggiore uso di antibiotici, diete a basso contenuto di fibre/ricche di grassi, ridotta esposizione a malattie infettive, parto cesareo e alimentazione artificiale, hanno impoverito collettivamente le popolazioni di batteri benefici per la salute. Oltre a cellule specifiche (Treg Foxp3+) indotte dall'antigene alimentare, è necessaria una risposta protettiva per la barriera intestinale indotta dai batteri per prevenire la sensibilizzazione allergica al cibo. La produzione di IL-22 indotta da clostridi da parte delle cellule linfoidi innate di tipo 3 (ILC3) è necessaria e sufficiente per ridurre la permeabilità epiteliale intestinale all'allergene alimentare".

I batteri buoni e la loro produzione di SCFA come il butirrato a partire dalle fibre sono dunque essenziali per prevenire le allergie.

Inoltre il microbiota regola la produzione di metaboliti del triptofano, degli acidi biliari e di neurotrasmettitori come il GABA (che blocca il prurito).

Ormai è assodato che ritardare l'introduzione dei cibi allergizzanti aumenta il rischio di allergie. Altri fattori di rischio sono gravidanza tardiva e difficoltà nella nutrizione del neonato.
Per quanto riguarda l'allattamento, non è chiaro se protegga dalle allergie, mentre è certo per l'AD. Questo ovviamente non è un invito a non allattare. La stessa cosa vale per i pattern dietetici in gravidanza (le uniche evidenze certe sono che frutta verdura e yogurt proteggano da AD, mentre oli vegetali e margarine aumentano il rischio). Diversificare la dieta è invece protettivo per asma, rinite, FA e AD. Beta-carotene, vitamina E, zinco, calcio, magnesio, rame e vitamina D sono associati a ridotto rischio di AD, mentre per le allergie rimangono dubbi. Gli antiossidanti riducono lo stress ossidativo ma non è chiaro se possano aiutare.

Gli omega 3 hanno chiari effetti immunomodulanti e tollerogenici, ma gli studi di intervento sono contradditori.

Per quanto riguarda i probiotici, sono particolarmente efficaci nel prevenire l'AD se somministrati in gravidanza e successivamente, mentre sono incerti gli effetti se dati solo al neonato

Aggiornamento 26/9/2021

Le allergie legate agli alimenti non mediate da Ig-E (o miste) sono prevalentemente reazioni gastrointestinali (malattie eosinofile in particolare esofagite, celiachia, enterocolite allergica indotta da proteine ​​alimentari (FPIES), enteropatia indotta da proteine ​​alimentari (FPE) e proctocolite indotta da proteine alimentari (FPIAP)) o dermatologiche (dermatite atopica) e spesso anche altri allergeni (inquinamento, irritanti, pollini ecc.) sono concausa.
Le diete di esclusione e quella a basso contenuto di istamina possono funzionare.
I fattori nutrizionali influenzano la tolleranza.
"Dopo che le fibre alimentari vengono metabolizzate, i derivati batterici, come gli acidi grassi a catena corta (SCFA) e l'acido retinoico (RA), influenzano lo sviluppo e la funzione delle cellule FoxP3+ Treg attraverso l'interazione con le cellule epiteliali intestinali e le cellule dendritiche tollerogeniche (DC) con Cellule T CD4+ naive. L'attivazione e l'espansione delle cellule Treg promuovono la produzione della citochina regolatrice immunitaria, IL-10, che favorisce il cambio di classe delle cellule B da IgG1 a IgG4. Le cellule B IgG4 allergene-specifiche producono anticorpi ad alta affinità per gli allergeni alimentari, prevenendo le interazioni dell'allergene con le IgE legate ai mastociti. I fattori derivanti dal microbiota, come i cataboliti triptofano-indolo, possono attivare direttamente le cellule linfoidi innate attraverso il recettore degli arili (AhR), e indurre la produzione di IL-22, una citochina che promuove rigenerazione dell'epitelio intestinale e integrità della barriera" (riducendo la permeabilità intestinale che è alla base di molte malattie).
Invece l'esposizione a batteri infiammatori attiva le citochine che richiamano gli eosinofili, producono le Ig-E e promuovono il rilascio di istamina, alla base delle reazioni allergiche.
"In condizioni normali, solo quantità minime di antigeni alimentari (Ag) possono attraversare le barriere della mucosa attraverso la via paracellulare, un processo tipicamente associato allo sviluppo della tolleranza immunitaria. L'esposizione ad Ag di durata o entità inappropriata può portare a malattie immuno-mediate in soggetti geneticamente suscettibili.
Gli allergeni degli acari "sono in grado di interrompere le giunzioni strette intercellulari (TJ) e aumentare il traffico di Ag attraverso i monostrati epiteliali bronchiali. Questa proprietà, e in generale la capacità di indurre funzioni effettrici epiteliali, è condivisa con altri allergeni, inclusi alcuni allergeni alimentari, e trigger meno specifici come detergenti e microplastiche".
Alterazioni della permeabilità delle diverse mucose o epiteli (derma ecc.) sono sempre presenti nelle allergie.
"Come ampiamente documentato in numerosi studi condotti negli ultimi 20 anni, la composizione e la diversità delle comunità microbiche che rivestono tutte le superfici corporee, denominate collettivamente microbiota, rappresentano una variabile importante e critica nella regolazione della competenza barriera e delle risposte adattative e innate".
Escludere alimenti in gravidanza può favorire sbilanciamenti nel microbiota del bambino e aumento degli anticorpi legati alle allergie, mentre l'uso di probiotici riduce il rischio.

"Le reazioni alimentari non allergiche sono state anche definite come "ipersensibilità alimentare non allergica". Negli ultimi anni il termine “intolleranza” è stato spesso abusato per definire un'ampia gamma di disturbi legati all'assunzione di cibi diversi. Molteplici e autorevoli segnalazioni, sia scientifiche che istituzionali, chiedono con insistenza di rivedere la terminologia per collocare il complesso mosaico di questi disturbi nella più corretta definizione clinica di “reazioni avverse al cibo non immunologiche”.
L'esistenza e la prevalenza delle ipersensibilità tra cui glutine, istamina e glutammato, è tuttora dibattuto. L'assenza di test affidabili è un altro problema.
Le sensibilità a istamina, additivi e salicilati sono indipendenti dall'ospite. Quelle al lattosio, glutine (o grano) e FODMAP sono invece dipendenti dall'ospite.
Le linee guida NICE sull'intestino irritabile consigliano una dieta varia con esclusione degli alimenti trigger, e in secondo luogo la dieta FODMAP

Aggiornamento 24/10/2021

Solito ottimo articolo di Selfhacked.com sui probiotici

I probiotici riducono l'infiammazione sia in persone sane che in caso di malattie come IBD e fatica cronica
Modulano favorevolmente il sistema immunitario delle persone con asma e riducono i sintomi nella rinite allergica; migliorano anche la tolleranza verso gli antigeni alimentari
Riducono il rischio di dermatite atopica, soprattutto in gravidanza, e in alcuni bambini migliorano la malattia
Riducono l'incidenza della mucosite orale e intestinale

Le evidenze sono inferiori invece per malattie autoimmuni, infiammazioni polmonari, celiachia e artriti

L'articolo di Medscape invece evidenzia i buoni risultati in malattie psichiatriche, con o senza uso dei farmaci, ma avverte che sono necessari ulteriori studi.
Le persone con problemi mentali infatti hanno spesso un microbiota alterato e una condizione infiammatoria.
I probiotici possono ridurre depressione, stress e ansia, migliorare disturbo bipolare e schizofrenia, ma gli studi spesso non sono stati condotti correttamente quindi vi è necessità di ulteriori accertamenti.

Aggiornamento 10/11/2021

L' EAACI (società europea di allergologia) ha rilasciato una posizione ufficiale sul rapporto tra batteri e allergia.
L'abuso di antibiotici in gravidanza e infanzia è associato con alterazione del microbiota intestinale e polmonare e aumentato rischio di allergie. Tuttavia a parte la dermatite atopica e il M. pneumoniae nell'asma severo non vi sono chiare associazioni tra specie batteriche e malattie allergiche. Gli antibiotici non sono appropriati per l'asma mentre lo possono essere probiotici e prebiotici.
Il loro uso in allergie alimentari, dermatite atopica e rinite, insieme ad HMO (prebiotico del latte materno) ha dato discreti risultati ma non definitivi.
Vale comunque sempre la pena di considerare l'alimentazione come primo modulatore del microbiota.

Aggiornamento 17/11/2021

Il latte materno può "educare" il sistema immunitario del bambino, e la dieta ha un ruolo importante.
"Il microbiota dell'intestino fornisce la stimolazione immunitaria più critica al neonato, favorendo un sistema immunitario ben addestrato e le corrette regolazioni metaboliche nei soggetti sani. Al contrario, diete ricche in grassi e zuccheri hanno effetti profondi sulla composizione del latte materno e alterano i profili immunitari nel neonato. In questa nuova fase, i neonati hanno un sistema immunitario vulnerabile, che favorisce la suscettibilità alla colonizzazione intestinale microbica e ad una risposta immunitaria alterate".
Un'alimentazione sbilanciata nella mamma fa produrre un latte che contiene citochine infiammatorie in eccesso. Le donne sovrappeso spesso hanno un eccesso di grassi non sani e altre molecole che favoriscono un profilo infiammatorio nel lattante.
Il latte materno contiene sia cellule immunitarie che rimangono negli anni successivi sia anticorpi che educano il sistema del neonato.
Questi "trasferimenti" sono importanti perché favoriscono la nascita della tolleranza immunitaria, che se manca favorisce allergie o malattie autoimmuni. Vengono inoltre trasferiti i batteri, per cui è essenziale che una mamma abbia un buon microbiota.

Aggiornamento 24/1/2022

Una dieta sana in gravidanza, ricca di verdure, frutta, cereali integrali, yogurt e povera di carni processate e cibo industriale riduce il rischio di malattie allergiche (quali asma, rinite, dermatite atopica, allergie alimentari) tra il 15 e il 23%.

Aggiornamento 29/4/2022

I bambini con allergie hanno un microbiota particolare con una aumento di una specie, Ruminococcus gnavus, che ha proprietà infiammatorie e modula negativamente il sistema immunitario riducendo la tolleranza. Inoltre sono ridotte specie come B. longum e in generale le specie che degradano la fibra e producono metaboliti benefici che incrementano la tolleranza.
I batteri infiammatori invece producono LPS che inducono rinosinusite.
"La vita rurale, il parto vaginale, il possesso di animali domestici, il consumo di un'ampia varietà di alimenti, il basso uso di antibiotici e il microbiota del latte materno possono ridurre il rischio nei bambini di sviluppare un'allergia respiratoria o alimentare.
Si suggerisce che la produzione di molecole pro-infiammatorie e la ridotta capacità di catabolizzare i polisaccaridi complessi possano essere associate all'aumentata infiammazione tipica delle condizioni allergiche. Questi risultati supportano l'importanza del microbiota intestinale nell'insorgenza di malattie allergiche e possono aprire nuovi spunti nello sviluppo di strategie preventive e terapeutiche innovative basate sulla manipolazione del microbioma".

Aggiornamento 24/6/2022

Rispetto alle popolazioni non industrializzate, i bambini nati da donne delle nazioni avanzate hanno scarsità di B. infantis, un batterio che sostiene il sistema immunitario e lo sviluppo del microbiota. È presente invece B. breve, una specie che digerisce in maniera limitata gli HMO, gli zuccheri del latte materno.
I ricercatori ipotizzano che, in assenza di B. infantis, il latte materno possa avere una capacità limitata di esercitare tutti i benefici per il bambino, sia nello sviluppo del microbioma che nella salute del bambino.
Vi è stata una perdita di specie batteriche nell'ultimo secolo, grazie alle modifiche nello stile di vita, tra cui parti cesarei, antibiotici, aumento della sanificazione, una dieta ricca di grassi saturi, povera di fibre alimentari e ricca di dolcificanti artificiali ed emulsionanti. Secondo Sonnenburg, autore dello studio, "il parto cesareo, che impedisce la condivisione di importanti batteri vaginali, e l'uso di latte artificiale vanno di pari passo con l'alterazione del microbioma intestinale all'inizio della vita".
Questa differenza potrebbe aumentare il rischio di malattie infiammatorie nelle civiltà industrializzate.

Aggiornamento 28/6/2022

L'uso di probiotici può avere interessanti prospettive nella dermatite atopica. È noto che attraverso l'asse intestino-pelle vengono regolati l'infiammazione e la risposta immunitaria che causano la patologia.
Secondo la revisione sistematica dei dati la miscela di Lactobacillus salivarius (LS01) e Bifidobacterium breve 03 (BR03) è quella più efficace.
I probiotici contribuiscono a ridurre la severità della malattia e migliorare la qualità della vita in persone con eczema.

Aggiornamento 13/7/2022

1000 UI al giorno di vitamina D dalla 14esima settimana di gestazione al parto riducono significativamente il rischio di dermatite atopica nella prole.
"La prevalenza dell'eczema atopico all'età di 12, 24 e 48 mesi era rispettivamente del 7,2%, 11,4% e 6,7% nel gruppo di intervento, rispetto al 12,0%, 14,6% e 8,4% nel gruppo placebo".

Aggiornamento 22/7/2022

Usare forme attive di folati (metilfolato, 5-MTHF) al posto che acido folico (AF) previene la presenza nel sangue di UMFA (acido folico non metabolizzato) che può essere problematica. Le forme già attive sono assorbite dalla mamma e dal feto, superando la placenta, e non vengono influenzate dalla presenza di mutazioni MTHFR.
La presenza di UMFA è stata collegata a ricorrenza di tumore all'intestino e problemi cognitivi.
"Altri esiti negativi potenzialmente legati all'UMFA durante la gravidanza sono le allergie alimentari e le malattie respiratorie. In uno studio recente, livelli elevati di UMFA nel sangue del cordone ombelicale sono correlati positivamente con le allergie alimentari nei bambini piccoli. Ulteriori studi suggeriscono che i tempi di esposizione all'AF durante la gravidanza possono aumentare il rischio di sviluppare l'asma durante l'infanzia. Un altro studio sostiene l'associazione tra UMFA, funzione polmonare e asma nei bambini e negli adulti. La supplementazione di 5-MTHF aggira il problema dell'integrazione con dosi eccessive di AF in gravidanza".

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