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mercoledì 6 dicembre 2017

La scienza del glutine



Ritorniamo su un argomento, visto che è stato recentemente aggiornato.
Partì tutto da un titolo preoccupante uscito circa 2 anni fa: "Gli scienziati che avevano trovato le prove dell'esistenza della sensibilità al glutine hanno ora dimostrato che non esiste"

OMG, il glutine non è più responsabile di nulla, fa bene e tutti lo digeriscono, verrebbe da dire, e se stai male quando lo ingerisci sei un malato immaginario.
Sono in aumento le persone che non mangiano glutine e questo preoccupa non si sa chi, visto che non si conoscono malattie da carenza di glutine, e, se ben sostituito, se ne può fare a meno tranquillamente. Cosa che comunque è consigliabile solo in determinati casi.



http://www.mansharamani.com/articles/this-article-is-gluten-free/attachment/gluten-free/

Nello studio, attuato da questi scienziati, si conclude che nelle persone con sensibilità al glutine autodiagnosticata (cosa non secondaria), solo l'8% è realmente sensibile. In un altro molto simile la percentuale sale al 25% (uno su 4), mentre gli altri, che ritenevano di avere problemi con questa proteina, li hanno a causa dei FODMAP, zuccheri fermentabili che si ritrovano spesso nei cereali, come il grano, ma anche verdura e frutta, e quindi quando si assume grano non è facilmente comprensibile chi sia il responsabile dei gonfiori ecc. 
Ma notiamo bene  che nessuno ha detto che non esiste la sensibilità al glutine (come dice il titolo), ma semplicemente che sia sovraAUTOdiagnosticata.
Ossia che se io penso di avere una reazione avversa introducendo glutine, in realtà posso averla sia a causa del glutine sia perché nel prodotto contenente glutine ci sono altre sostanze che non digerisco bene  e tendono a fermentare dando gonfiori, fermentazione ecc.

In questi giorni lo studio è stato ripetuto e ha confermato l'importanza dei fruttani, zuccheri che tendono a fermentare e sono presenti nel grano, i prima citati FODMAP, nell'intestino irritabile. 
Farsi le diagnosi da sé non è mai una buona idea, lo sappiamo.

Tuttavia la sensibilità al glutine rimane un'entità reale e diagnosticabile già da qualche anno, e il titolo dell'articolo era completamente fuorviante.
Poi che a qualcuno dia gonfiore, ad altri emicrania, a molti nulla, questa è un'altra storia. Essenzialmente la nostra capacità di degradare il glutine è dovuta ai batteri (anche salivari), ed ecco perché avere quelli giusti nell'intestino fa la differenza tra salute e malattia. E questi problemi sono in aumento anche per la progressiva riduzione della varietà dei nostri batteri intestinali.

"Il termine intolleranza al glutine può riferirsi a tre tipi di disturbi umani: la malattia celiaca autoimmune (CD), l'allergia al grano (dipendente dalle Ig-E) e la sensibilità al glutine non celiaca (NCGS). Il glutine è una miscela di proteine ​​(prolamine) presente principalmente nel grano, ma anche nell'orzo, nella segale e nell'avena (cosa controversa). Il glutine può essere suddiviso in tre gruppi principali: proteine ricche di prolina, povere di prolina e ad alto peso molecolare. 
Le prolamine presenti nei diversi gruppi (di cereali, NdT) possiedono strutture e proprietà simili. Tutte queste proteine sono evolutivamente connesse e condividono la stessa origine ancestrale. 
Le proteine ​​del glutine sono altamente resistenti all'idrolisi mediata dalle proteasi del tratto gastrointestinale umano. Il risultato è l'emergere di peptidi patogeni, che causano CD e allergie nelle persone geneticamente predisposte. 
Esiste una gerarchia di tossicità dei peptidi, che vengono riconosciute da parte delle cellule T"


Quali sono i fattori che slatentizzano la celiachia nelle persone predisposte geneticamente? "Disbiosi intestinale, infezioni intestinali, e, contrariamente a quanto dicono alcuni, anche alte dosi di glutine sono probabilmente fondamentali". 
Questo dice Alessio Fasano, cervello italiano ovviamente fuggito in USA e uno dei massimi esperti mondiali di celiachia. Aggiungerei anche la qualità del glutine (quello dei grani moderni può essere più infiammatorio) e la sua lievitazione.

Su glutine e digestione invece: "Non ci sono attualmente prove scientifiche che suggeriscano che una dieta senza glutine sia parte di uno stile di vita più sano o può essere utile per il trattamento di sovrappeso o obesità (se non su animali).
La digeribilità incompleta del glutine può spiegare perché alcune persone riportano un miglioramento non specifico nel benessere dopo aver iniziato la dieta senza glutine. Inoltre, i cereali contenenti glutine, in particolare il grano, sono anche fonte di FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi,  monosaccaridi e polioli fermentabili), un gruppo di carboidrati  e polioli a catena corta altamente fermentabile.
La riduzione dei FODMAP associata alla dieta senza glutine spiega, almeno in parte, perché in alcuni pazienti affetti da irritabilità intestinale i sintomi  possono ridursi dopo aver iniziato una dieta senza glutine".

In aggiunta, il glutine è uno dei maggiori responsabili della permeabilità intestinale, stimolando il rilascio di zonulina, e tale condizione è spesso presente nelle malattie autoimmuni, diabete, obesità ecc (questo non significa che sia l'unica causa). 

"I fattori che influenzano la funzione di barriera intestinale includono batteri patogeni quali E. coli enteropatogeni, dieta ad alto contenuto di grassi, lipopolisaccaridi (LPS), farmaci come quelli antiinfiammatori non steroidei (FANS) e inibitori di pompa protonica (antiacidi, PPIs) ma anche vari allergeni alimentari e la gliadina del glutine".


Recentemente è stata individuata una risposta immunitaria sistemica (generalizzata a tutto il corpo) in seguito all'introduzione del glutine nelle persone sensibili.

Secondo un altro studio, la gluten sensitivity potrebbe essere correlata anche ad alterazione del microbiota (pochi bifidi e altri batteri produttori di butirrato) e all'inibitore dell'alfa-amilasi tripsina (AAT), un antinutriente presente nel grano, e non solo al glutine in sé.

Non solo il glutine infatti può creare problemi, tra le proteine del grano. Anche AAT può scatenare reazioni di tipo immunitario, in particolare attivando le cellule mieloidi. Queste proteine sono resistenti al calore e alla digestione, quindi con la cottura rimangono intatte, e i nostri enzimi digestivi non riescono a scomporle.

Nell'intestino irritabile togliere il glutine può aiutare, in particolare in alcuni sottogruppi di pazienti con questa patologia




Glutine e psicosi


Spesso questa proteina viene associata a problemi mentali. Cosa dice la scienza in merito?

Le gluteomorfine, prodotte dalla digestione del glutine e con forma simile agli oppioidi endogeni, riescono a entrare nel circolo sanguigno, e questa è una delle probabili cause del fatto che molti, in particolare anziani, traggono sempre tranquillità e consolazione a mangiare pasta, pane, biscotti ecc
A tal proposito segnalo l'ottimo articolo di una collega sull'effetto potenzialmente negativo di gluteo e caseomorfine, dalle malattie autoimmuni alle intolleranze alimentari.

In generale ci informa una revisione degli studi sull'argomento:
"Il ruolo presunto del glutine nella fisiopatologia delle gravi malattie mentali rimane incerto e si dubita sul possibile beneficio delle diete prive di glutine per le persone affette da psicosi e disturbi dell'umore.

Sebbene le attuali evidenze disponibili suggeriscano che le persone con malattia celiaca o allergia al glutine potrebbero avere un rischio leggermente più elevato di schizofrenia e disturbi dell'umore rispetto alla popolazione generale, la revisione della letteratura rivela significative inesattezze nei dati. Non ci sono prove sufficienti per raccomandare diete prive di glutine per le popolazioni con psicosi e disturbi dell'umore".

Anche se alcune ricerche evidenziano le differenze tra i sani e i malati nella risposta al glutine, e i casi riportati di persone che migliorano la loro psicosi evitando il glutine ci sono, non possiamo in pratica dire (come spesso accade) che bisogna toglierlo a tutti, ma che alcuni potrebbero avere benefici. 
Lo stesso accade ad esempio anche nell'autismo.
Qualche ricercatore suggerisce la ricerca degli anticorpi Ig-G per la gliadina

Scrive Andrea Luchi in proposito:
"Ma il pane fa male? E gli psichiatri?
Qualcuno ricorderà Jeffrey Dahmer, il mostro di Milwaukee. 17 omicidi, atti di cannibalismo, necrofilia, squartamento, violenza sessuale.
Arrestato nel 91 mori ucciso nel 94 da un altro detenuto, di nome Scarver, schizofrenico, con un bilanciere da palestra. Scarver non frequentava Dahmer in carcere ma lo fece perché schifato dalle cose che Dahmer aveva compiuto. 
Di Scarver, che ora scrive poesie sul suo sito internet, nessuno psichiatra ha mai capito molto. E sono stati almeno una decina a visitarlo.

Lui invece ha capito molto bene il suo problema: "Dopo lunghe ricerche", confessa, " ho capito qual è il mio problema: quando mangio pane o zuccheri raffinati ho le crisi psicotiche. Queste cose sono i principali colpevoli del mio stato."

Sicuramente non possiamo dire che tutti quelli che mangiano pane diventano killer, né che tutti i killer lo siano perché mangiano pane, ma è un interessante episodio su come ambiente e predisposizione genetica possano interagire e dare risultati sorprendenti.


Conclusioni

Secondo un nuovo studio, tra l'altro osservazionale (quindi che non può dimostrare granché), togliere il glutine può ridurre la qualità della dieta (ridotto apporto di micronutrienti e fibre) e aumentare il rischio di diabete.
Questo può succedere solo se si usano sostituti di scarsa qualità, ma in determinati casi la dieta gluten-free (o a ridotto contenuto di glutine) può essere una buona scelta anche se non si è celiaci.

Se proprio volete mangiare senza glutine, o ridurlo, non scegliete prodotti industriali: fanno salire la glicemia più velocemente della pasta tradizionale.
La pasta ha in genere un impatto glicemico e quindi metabolico (che conta, contrariamente a quanto vi dicono alcuni dilettanti della nutrizione) inferiore a quello di pane e patate, ma questo rimane sempre soggettivo. 
Utilizzate quindi cibi naturalmente privi di glutine, come i topinambur, le patate dolci e il riso integrale. 

Aggiornamento 5/1/2018

Quali sono le possibili cause della celiachia refrattaria, quella che nonostante l'assenza di glutine nella dieta dà sintomi?
Colite, intolleranze ad altri alimenti, insufficienza del pancreas esocrino (che produce enzimi digestivi), SIBO, intestino irritabile.


Aggiornamento 25/1/2018

Una revisione degli studi esamina il legame tra autoimmunità e glutine. Fermo restando che non è la causa di tutti i mali e alcune persone non hanno problemi a ingerirlo e digerirlo, queste le conclusioni riassunte:
"Molteplici aspetti dannosi del glutine influiscono sulla salute umana, comprese le manifestazioni digestive ed extradigestive glutine-dipendenti mediate da reazioni potenzialmente immunologiche o tossiche che inducono problemi gastrointestinali. Il glutine colpisce il microbioma e aumenta la permeabilità intestinale. Aumenta lo stress ossidativo e influenza il comportamento epigenetico (l'espressione dei geni, NdT). È anche immunogenico, citotossico e proinfiammatorio. L'assunzione di glutine aumenta l'apoptosi (morte cellulare programmata, NdT) e diminuisce la vitalità cellulare e la differenziazione. In alcune malattie autoimmuni non celiache, le diete prive di glutine possono aiutare a ridurre gli effetti avversi del glutine. Sono necessari ulteriori studi in vivo per svelare il puzzle degli effetti del glutine negli esseri umani e per esplorare i potenziali effetti benefici delle diete prive di glutine nelle malattie autoimmuni".


Aggiornamento 26/1/2018

Viene ipotizzato un legame tra alcuni casi di epilessia e glutine



Aggiornamento 26/2/2018

10 cose da sapere per chi mangia senza glutine.

Aggiornamento 8/3/2018

Se i sintomi della celiachia non migliorano dopo l'esclusione del glutine, può essere dovuto alla SIBO


Aggiornamento 19/3/2018

Studio di quasi un anno fa che era sfuggito. I cereali con glutine contengono inibitori degli enzimi digestivi (amilasi-tripsina) che resistono alla cottura e sono particolarmente presenti nelle varietà moderne di grano.

In questo modo si stimola una risposta immunitaria attraverso i TLR4, che porta ad un infiammazione sistemica di basso grado tipica delle malattie moderne

Aggiornamento 6/5/2018

Le linee guida europee sullo svezzamento consigliano di introdurre il glutine dopo il 4° mese, ma non in grandi quantità inizialmente.

Aggiornamento 16/5/2018

In uno studio della durata di un anno su bambini autistici, la maggior parte di loro nel gruppo sottoposto ad intervento nutrizionale (omega 3, vitamine, dieta senza glutine e caseine) ha riportato benefici rispetto al gruppo di controllo non trattato

Aggiornamento 29/5/2018

Il dibattito sul glutine continua: un ricercatore è convinto che troverà finalmente i marker nel sangue della sensibilità al glutine, ma la confusione con i FODMAP rimane


Aggiornamento 16/6/2018

Le diete che funzionano meglio per l'intestino irritabile sono la FODMAP e altre di esclusione, che protratte troppo però rischiano di dare problemi di alterazione del microbiota


Aggiornamento 4/7/2018

Uno svezzamento fatto con pochi cibi industriali riduce il rischio di celiachia nei bambini, probabilmente interagendo col microbiota intestinale


Una revisione sistematica dei dati supporta l'utilizzo della dieta come supporto della terapia di psoriasi e artrite psoriasica, in particolare vitamina D ed esclusione del glutine nelle persone sensibili

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