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lunedì 26 ottobre 2015

Carne e tumori (minipost)



L'OMS inserisce ufficialmente la carne rossa (bovino, ovino, cavallo, maiale) tra i "probabili cancerogeni". Le carni processate (wurstel, insaccati ecc) sono invece inseriti nei "cancerogeni certi".
Prima di essere accusato di terrorismo, chiarisco (come sempre) che non basta mangiare una fetta di prosciutto o una bistecca di vitello per ammalarsi di tumore, ci si riferisce ad un consumo protratto nel tempo. Per questo dobbiamo ringraziare i nostri meccanismi di riparazione del DNA.
Tuttavia è palese che ci sia un consumo eccessivo di questi alimenti.

L'intervista del prof Berrino su SkyTG24, dove consiglia cereali integrali e fibra per ridurre il rischio dato dalla carne rossa.


Aggiornamento 11/11/2015


Il consumo di carne cotta ad alte temperature (fritta e grigliata) favorisce l'insorgenza di tumore renale a causa dei composti tossici che si formano. Ancora una volta si suggerisce di abbinare l'uso di alimenti antiossidanti che riducano il rischio.


Aggiornamento 2/1/2016

I 5 principali studi che hanno giustificato la decisione OMS



Aggiornamento 12/5/2016

Un interessante articolo del collega Maurizio Tommasini

Aggiornamento 27/5/2016

Consumare più frutta in adolescenza sembra ridurre il rischio di tumori al seno, mentre consumare alcol lo aumenta (ma va?).


Aggiornamento 24/6/2016

I meccanismi che rendono la carne rossa cancerogena.



Aggiornamento 29/7/2016

Interessante commento di Autorithynutrition.com sulla carne. Vengono evidenziati i pro e i contro in maniera obiettiva, considerati gli aspetti etici e ambientali, e dati i consigli per ridurre i rischi per la salute:


  1.  evitare le carni non fresche (e lavorate)
  2.  utilizzare anche le frattaglie, ricche di nutrienti
  3.  evitare cotture lunghe e violente (grill e barbecue)
  4.  abbinare sempre generose porzioni di vegetali
  5.  acquistare prodotti da piccoli produttori, con un sistema di allevamento non industriale, liberi e nutriti come natura comanda
Aggiornamento 10/8/2016

Sostituire la carne rossa con altre fonti di proteine, preferibilmente vegetali, abbassa il rischio di malattia renale.

Aggiornamento 1/9/2016


L'aumento di mortalità riscontrato con alto consumo di carne non sembra ridursi, nonostante quanto si pensava prima, con alti consumi di frutta e verdura.
I meccanismi che rendono la carne rossa potenzialmente pericolosa.


Aggiornamento 11/9/2016


I tumori sicuramente legati al sovrappeso: colon--retto, fegato, esofago, stomaco, pancreas, vescica, seno, utero, ovario, rene, mieloma, tiroide, meningioma. Per altri l'evidenza è limitata.



Aggiornamento 27/9/2016

Un interessante post, molto comprensibile, pubblicato da Emanuele Giordano

CARNE ROSSA, CONCETTO DI SOGLIA, MULTIFATTORIALITA', STADIO E MULTISTADIO . Come già sapete mesi fa è scoppiato il caso della cancerogenicità della carne rossa a seguito delle conclusioni ufficiali dello IARC (Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro). Il prof. Paolo Vineis, che è professiore di epidemiologia ambientale all'Imperial College di Londra ha scritto:
<<...Anche in questo caso i media hanno fatto molta confusione, suggerendo per esempio che la valutazione dell’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro implicava la rinuncia completa al consumo di carne (interpretazione non vera), oppure che la quantità di 50 g di carne lavorata rappresenta una “soglia” al di sotto della quale non vi sono rischi. Molti equivoci sono nati dalla confusione tra “forza delle prove” e “forza della cancerogenicità”. La forza delle prove, in base al metodo ormai collaudatissimo usato dalla IARC, si basa su una serie di criteri (come il numero di ricerche effettuate e la loro coerenza nel suggerire un rischio di cancro) e ha consentito al gruppo di lavoro di concludere che le prove per la carne rossa lavorata erano “sufficienti”. Questa stessa conclusione qualitativa era stata raggiunta per esposizioni come il fumo o l’amianto. Questo non vuol dire che il consumo di carne rossa lavorata aumenta il rischio di cancro del colon con la stessa “forza” con cui il fumo causa il cancro del polmone. In chi consuma più di 50 g al giorno di carne rossa lavorata il rischio di cancro del colon passa da circa 5 casi per 100 individui nel corso della vita a 6 per 100. Il rischio di cancro del polmone nei non fumatori è 1 su 100 nel corso della vita, nei forti fumatori è di 25 su 100. Al di là di queste incomprensioni e malintesi, un problema di fondo sta nella scarsa consapevolezza dei modelli scientifici di causalità da parte dei principali attori. Il cancro non è un’intossicazione acuta, non si può cioè dire (come qualcuno ha fatto) che “anche bere 10 litri d’acqua può essere mortale”. Il cancro origina per l’attivazione di diversi stadi, è cioè una malattia “multifattoriale e multistadio”. In una parte della popolazione vi sono individui che per cause diverse (varianti geniche ereditate, mutazioni indotte da altri cancerogeni, ecc.) sono particolarmente predisposti a sviluppare un tumore. Per così dire, in una piccola parte della popolazione manca un ultimo passo (stadio o “hit”) - anche a basse dosi di esposizione a un cancerogeno - per completare il processo della cancerogenesi; in altri individui più numerosi mancano due passi, ecc. I fortunati non hanno nessuno stadio ancora attivato, ma sono probabilmente una minoranza.
In questo senso, è certamente vero che la dose fa il rischio, ma il paragone con i tossici acuti non regge, perché i tossici acuti sono “one hit” (basta uno stadio solo) e vale per essi il concetto di “soglia”, mentre per le malattie croniche multifattoriali è soprattutto la combinazione con altre esposizioni che porta all’aumento del rischio>>.

Aggiungo io qualche altra precisazione.
LO IARC ha detto chiaramente che nessuna malattia è causata "soltanto" dal consumo di carne rossa ma è vi un accordo unanime tra gli epidemiologi che seguendo diete molto ricche di proteine animali aumenta il rischio sopratutto per l'apparato gastrointestinale, come il cancro al colon-retto e allo stomaco, ma anche per alcuni tumori dipendenti dagli ormoni come quello al seno, alla prostata e all'endometrio.
Additivi e conservanti non ne sono la causa, deve essere chiaro questo. E non dipende dalla qualità della carne. Il problema delle proteine animali sta tutto nel modo con cui interagiscono con l'organismo umano.
Nel caso di carni rosse come manzo, maiale, agnello e capretto, il colore rosso di queste carni è dovuto alla presenza nei loro tessuti di due proteine strettamente imparentate tra di loro:
emoglobina e mioglobina.
Tutte e due contengono una molecola chiamata gruppo eme, che ha al centro un atomo di ferro. Il gruppo eme serve a catturare l'ossigeno, che è fondamentale.
Il problema nasce dal fatto che ci sono diversi studi che indicano che il gruppo eme è mutageno, può quindi alterare la sequenza del nostro DNA.
Oltretutto stimola nell'intestino la produzione di alcune sostanze cancerogene che procurano "infiammazione" sulla parete intestinale.
Una infiammazione prolungata, diventata cronica aumenta le probabilità di sviluppare tumori al colon-retto, che nei paesi industrializzati, dove il consumo di queste carni è diffuso e alto, è il terzo tumore più frequente e la terza causa di morte per malattie tumorali.
A queste considerazioni aggiungiamo il caso delle carni lavorate ed essicate, affumicate e conservate con additivi come nitrati, nitriti e idrocarburi policiclici, che sono già noti come mutageni. La distinzione tra carne lavorata e non sta qui.
Nel caso della carni bianche come pollame e coniglio, gli epidemiologici sostengono che non ci sono studi affidabili e che non ci si può pronunziare in un senso o nell'altro, ma la conoscenza dei meccanismi molecolari che rendono la carne rossa potenzialmente più pericolosa a causa della presenza del gruppo eme, consente di affermare che le carni bianche, che non contengono il gruppo eme, sono probabilmente più sicure.
Per quanto riguarda altri meccanismi che sono stati studiati dallo IARC, come la modificazione intestinale della microflora intestinale e quindi di quei batteri che ci proteggono dalle sostanze mutagene, non si può invece fare una vera e propria distinzione tra un tipo di proteina animale e un'altra.

Aggiornamento 9/10/2016

La carne di qualsiasi tipo è associata nel lungo periodo ad ipertensione.


Aggiornamento 25/10/2016

Vari collegamenti tra dieta e tumori.


Aggiornamento 16/12/2016

Il microbiota rilascia dei metaboliti che possono favorire o inibire la proliferazione delle cellule tumorali nell'intestino.
Anche gli acidi biliari, la cui produzione è favorita dai grassi saturi, può influenzare negativamente la flora e favorire quella cancerogena.
I prodotti della soia potrebbero essere preventivi del tumore mammario ma solo nelle popolazioni orientali.

Una revisione degli studi mette in evidenza che il rischio di tumore nasofaringeo è proporzionale all'introito di carni rosse e processate.

Aggiornamento 22/12/2016


La carne rossa non processata (quindi escluso salumi trattati con nitriti o altri conservanti) non appaiono legati a incremento del rischio cardiovascolare in una revisione dei dati (3 porzioni a settimana, quindi superiore a quanto indicato dalle linee guida). Peccato che l'autore sia finanziato da varie industrie tra cui quelle della carne.

Aggiornamento 16/1/2017

Il rischio di ammalarsi di tumore al colon nella vita è del 5%, mangiando 50g al giorno o più di carne conservata sale al 6%. I numeri sono quasi ridicoli, ma nel complesso meglio una dieta che limiti il cibo spazzatura e mantenere il peso ideale.

Aggiornamento 30/1/2017


Un particolare batterio, F. nucleatum, aumenta il rischio di tumore al colon. Tale rischio viene tuttavia ridotto da una dieta ricca in fibre da vegetali e cereali integrali.

Aggiornamento 28/2/2017


La carne rossa, specie se processata, aumenta il rischio di mortalità da qualunque causa, in particolare ictus. Tuttavia il suo consumo dopo i 70 anni in quantità superiori a quelle indicate nelle linee guida, può fornire una fonte di proteine e ferro senza troppe conseguenze negative

Aggiornamento 10/3/2017


I fattori ambientali (alimentazione, fumo ecc) appaiono più importanti della predisposizione genetica nella genesi del tumore intestinale.

Aggiornamento 22/5/2017


Gli allevamenti intensivi sono tra i responsabili di alcuni disastri moderni: deforestazione, antibiotico-resistenza, cambiamenti climatici, aumento delle malattie moderne (allergie, diabete e obesità)


Com'è possibile con la dieta ridurre sia il rischio che l'aggressività dei tumori prostatici? Riducendo indice glicemico, carne rossa e latticini, e aumentando omega 3 e vegetali.

Aggiornamento 28/5/2017


L'uso ripetuto di antibiotici è associato a incrementato rischio di carcinoma del colon.

Aggiornamento 1/6/2017

Interessante punto di vista sulla carne rossa Viene evidenziato come gli studi, recenti e non, che la legano alle malattie siano fatti considerando carni processate e da animali da allevamento intensivo, mentre quella da allevamento allo stato brado non avrebbe questo stesso effetto e non determina impoverimento del suolo o delle risorse idriche perché gli animali fertilizzano coi loro escrementi e non si abbeverano. Peccato che la carne grassfed sia un prodotto di nicchia praticamente sconosciuto al grande pubblico.


Aggiornamento 5/6/2017

Evitare carni rosse e processate aumenta il rischio di ricorrenza di tumore al colon, mentre un'alimentazione ricca in fibre la riduce


Aggiornamento 24/7/2017


La carne di maiale aumenta il rischio di sclerosi multipla. Inoltre, se non ben cotta, è veicolo di specie pericolose come virus dell'epatite (E in particolare, ma aumenta il rischio generale di cirrosi) e Yersinia, una specie che aumenta il rischio di morbo di Basedow.

Aggiornamento 15/8/2017

Authoritynutrition.com mostra come sostituire i grassi saturi con quelli vegetali abbia fatto più danni che altro. Tuttavia la carne rossa viene sempre più legata alla mortalità.



Aggiornamento 4/9/2017

Gli IPA (o HCA) che si formano durante la cottura delle carni (e nel fumo di sigaretta) sono tra i responsabili della cancerogenicità, e l'intake di carne è direttamente proporzionale al numero di mutazioni presenti nel DNA.
Un particolare IPA, chiamato PhIP, è inoltre dotato di attività estrogenica e per questo particolarmente legato al tumore mammario, e capace di passare nel latte delle donne in allattamento. Utilizzate sempre cotture delicate.
Gli studi prospettici dicono che è improbabile che sia legato al tumore mammario postmenopausale ma che aumenti il rischio di tumore prostatico.

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