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domenica 7 settembre 2014

Più caldo, più grasso!

Tipico dei familiari, in particolare i nonni, è dimostrare l'affetto con il calore. Più amano, e più riscaldano. Ed ecco le case che hanno sempre il riscaldamento al massimo e i bambini che escono vestiti manco dovessero fare una spedizione al Polo Nord con Reinhold Messner.
In realtà la cosa migliore è quella di evitare sempre una temperatura calda, in favore di una mite.

Il caldo eccessivo nelle case è uno dei fattori che sta contribuendo all'epidemia di sovrappeso e obesità nel mondo. Sicuramente non il più importante, ma è un'altra di quelle alterazioni dello stile di vita conosciuto dai nostri geni per il quale ci siamo evoluti (calorie non in eccesso, cibi non raffinati, grassi naturali, movimento quotidiano, alternanza delle stagioni e del ritmo circadiano)
Invece l'esposizione ad una temperatura fredda attiva il nostro grasso bruno, quello benefico per la salute e che solitamente abbonda nelle persone sane, e lo spinge a consumare calorie. Sotto la stimolazione adrenergica, si sviluppano gli adipociti beige, quelli simili ai bruni con una capacità intermedia di sviluppare calore.



http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23809233
Il freddo attiva anche la lipolisi, ossia la fuoriuscita degli acidi grassi dagli adipociti, che verranno così ossidati dagli altri organi, in particolare muscoli e grasso bruno, favorendo così la perdita di peso e/o ostacolando l'aumento.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23711353


A mediare questo effetto sono, tra le altre, 2 proteine scoperte recentemente, FGF21GRB10.
Consiglio sempre ai miei pazienti di stare in un clima più fresco, in modo da aumentare lievemente il dispendio energetico. Ovviamente niente di eclatante, ma può fare la differenza in chi ha solo poco da perdere.
Attenzione a non esagerare con l'aria condizionata d'estate, perché si tenderebbe a stare in casa nella poltrona al posto che uscire e fare un  minimo di movimento
Ovviamente questi consigli vanno utilizzati con intelligenza, senza esagerare uscendo in mutande in inverno, non risarcirò chi si prende una polmonite o una congestione per dimagrire!


http://www.cartoonstock.com/directory/h/hypothermia.asp

Come già accennato, mangiare poco non fa altro che aumentare gli ormoni dello stress, tra cui NPY, riducendo così la spesa energetica del grasso bruno e aumentando la probabilità di ingrassare e quindi di malattie metaboliche. E spesso aumentando il desiderio di cibi non sani. E il numero di adipociti.
Quindi è completamente inutile mettersi al fresco e mangiare poco o nulla, come fanno le anoressiche (o si consigliano tra loro).


http://www.nutritionandmetabolism.com/content/11/1/27

Lo stress, tramite NPY, può anche essere causa dell'alterazione della permeabilità intestinale, facilitando quindi l'insorgere dell'infiammazione da cibo (conosciuta più comunemente come intolleranza alimentare).


Aggiornamento 6/12/2015

L'amica e collega Chiara Cevoli segnala un lavoro sull'importanza della temperatura per i batteri intestinali. Diventa sempre più difficile capire chi influenza cosa, ma appare essere una regolazione reciproca.

Aggiornamento 1/3/2016

Un nuovo post sull'argomento.

Aggiornamento 10/10/2016

La genisteina, molecola presente nella soia, sembra promuovere lo sviluppo di adipociti termogenici.

Aggiornamento 18/10/2016

La temperatura esterna (sia caldo che freddo) può influenzare i mitocondri e la loro risposta, chiamata cell danger response (risposta cellulare al pericolo) ha legami col sistema immunitario. Per questo alcune persone con malattie autoimmuni possono avere sensibilità alla temperatura in senso positivo o negativo

Aggiornamento 15/2/2017

Nel modello animale la conversione di adipociti bianche in bruni si riduce con l'età, anche perché si riducono le cellule progenitrici; questo spiega il rallentamento del metabolismo


Aggiornamento 10/7/2017

Nel modello animale, una costante termoneutralità sopprime il sistema immunitario, aumenta la permeabilità intestinale e facilita l'instaurazione del fegato grasso, anche perché riduce il consumo energetico

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=10155391801531950&id=193691346949

Aggiornamento 19/7/2017

La termogenesi è molto importante per dimagrire e arrivare ad una composizione corporea corretta: ci permette di consumare anche da fermi. Condizioni endocrine ottimali (sonno notturno, alimentazione idonea, riduzione dello stress) sono requisiti fondamentali per stimolarla.


Aggiornamento 4/8/2017


Gli acidi biliari hanno rivelato un inaspettato ruolo nel metabolismo: con l'esposizione al freddo il microbiota cambia e così gli acidi biliari, che vengono maggiormente espulsi (calo del colesterolo plasmatico) e stimolano il tessuto adiposo bruno.


Aggiornamento 30/11/2017


Alcuni fattori alimentari come acido retinoico, CLA, olio di pesce, resveratrolo e curcumina sono indicati come attivatori del grasso bruno


Aggiornamento 5/1/2018


Alcuni ricercatori hanno sviluppato, per ora solo nei topi, un sistema di microaghi da applicare con un cerotto sulla pelle. Essi rilasciano un farmaco betaadrenergico che attiva la trasformazione degli adipociti sottocutanei da bianchi a bruni, attivando così la loro termogenesi, facendo dimagrire i topi e migliorando anche il loro stato metabolico.

Aggiornamento 26/1/2018

In un modello animale, eliminando l'interleuchina 10 (un segnale infiammatorio), i topi possono mangiare a volontà senza ingrassare. Questo perché IL-10 sopprime la termogenesi negli adipociti, bloccando il segnale adrenergico (simpatico).

Aggiornamento 24/4/2018

Il meccanismo col quale il freddo aumenta la produzione di grasso bruno (o beige) a discapito di quello bianco è epigenetico, ossia il freddo sblocca la trascrizione di alcuni geni che permettono la maturazione delle cellule staminali in grasso capace di ossidare le calorie piuttosto che accumularle. Chi ha maggiori quantità di questo grasso tende meno ad avere problemi metabolici come il diabete.



Aggiornamento 18/6/2018

L'esposizione al freddo si conferma attivare il grasso bruno, e dopo che si torna alla temperatura normale la sua disattivazione è lenta


Aggiornamento 15/7/2018

legami tra il setpoint del peso e la tiroide: l'orologio biologico, l'assunzione di cibo (fisiologici), l'infiammazione acuta e cronica (fisiopatologici)


Il T3 stimola la produzione di calore dagli adipociti attraverso il sistema nervoso simpatico e AMPK

Aggiornamento 19/7/2018


Nel modello animale il succinato, una molecola intermedia del ciclo di Krebs, se somministrato attiva il grasso bruno e stimola il consumo calorico

Aggiornamento 20/12/2018

È stata scoperta una nuova sottopopolazione di adipociti beige, quelli che producono calore, che al posto che ossidare grassi utilizzano il glucosio come primaria fonte di energia. Non sono inoltre sotto il controllo dei recettori β-adrenergici. Questo potrebbe avere ripercussioni nella gestione del diabete.
"È probabile che esistano molteplici sottotipi di adipociti termogenici con origini cellulari distinte, e che ogni sottotipo abbia ruoli biologici unici, a seconda della natura degli stimoli esterni, come l'acclimatazione al freddo, la restrizione calorica o la manipolazione, esercizio fisico, cachessia, chirurgia bariatrica e lesioni".

Aggiornamento 21/12/2018

Alcune novità sulle differenze tra adipociti: la principale differenza è il contenuto di mitocondri


Aggiornamento 10/3/2019


I polifenoli di frutta e verdura agiscono sulle cellule adipose, in particolare sui recettori adrenergici, aumentando il consumo calorico, favorendo la trasformazione in tessuto adiposo bruno che consuma energia sotto forma di calore (termogenesi), la nascita di nuovi mitocondri, la lipolisi. Tutto questo in collaborazione con l'irisina

Aggiornamento 6/4/2019

L'innervazione simpatica è essenziale per la trasformazione del grasso bianco in beige.


Aggiornamento 12/4/2018


I topi sottoposti a terapia antibiotica non rispondono al freddo producendo calore come quelli normali (con la trasformazione degli adipociti bianchi in beige, quelli capaci di termogenesi). "Un microbiota intatto può quindi essere una componente essenziale della risposta termoregolatoria e la funzione appare essere mediata almeno parzialmente dal butirrato derivato da microbi".


Aggiornamento 2/5/2019


L'alcol in modiche quantità potrebbe aumentare l'attività del grasso bruno


Aggiornamento 3/5/2019

Il tessuto adiposo sottocutaneo (SAT) è sensibile alla luce solare. Quando "sente" il sole, il grasso si comporta da "sensore circadiano periferico" che contribuisce alla salute metabolica (gli altri stanno nel nucleo soprachiasmatico nel cervello e sono attivati attraverso gli occhi). In questo modo si stimola la lipolisi (fuoriuscita degli acidi grassi dagli adipociti), processo fondamentale per il dimagrimento.
"Quando le lunghezze d'onda della luce blu del sole - la luce che possiamo vedere con gli occhi - penetrano nella nostra pelle e raggiungono le cellule grasse appena sotto, le goccioline lipidiche si riducono di dimensioni e vengono rilasciate dalla cellula. In altre parole, le nostre cellule "immagazzinano meno grasso", ha detto Peter Light, autore senior dello studio, professore di farmacologia e direttore dell'Alberta Diabetes Institute di UAlberta.

"Se applichiamo le nostre scoperte nel mondo reale, l'insufficiente esposizione alla luce solare che otteniamo otto mesi all'anno vivendo in un clima settentrionale potrebbe favorire lo stoccaggio del grasso e contribuire al tipico aumento di peso che alcuni di noi hanno durante l'inverno", ha aggiunto.

"La mancanza di sufficiente esposizione corporea alla luce solare può contribuire alla disfunzione del SAT a lungo termine e alle attuali epidemie di obesità, diabete e malattie cardiovascolari".

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