"Esistono diversi meccanismi plausibili alla base della soppressione del tumore innescata dall'attivazione di BAT: (1) privazione della produzione di ATP nelle cellule tumorali grazie alla limitazione dell'apporto di glucosio. (2) Produzione di prodotti metabolici intermedi che sopprimono l'effetto Warburg e la crescita delle cellule tumorali. (3) Riduzione dei fattori di stimolazione della crescita tumorale e delle citochine. È noto che l'attivazione del BAT e l'imbrunimento del tessuto bianco riducono l'infiammazione, che è uno dei segni distintivi del cancro. Infine, (4) restrizione dell'apporto lipidico dovuta alla lipolisi attiva. La divisione delle cellule tumorali richiede infatti un apporto lipidico costante per costruire la membrana plasmatica e le membrane degli organelli e il metabolismo termogenico compete per il consumo di lipidi. Tra queste possibilità, la limitazione dell'apporto di glucosio è probabilmente il meccanismo più importante per la soppressione del tumore perché l'alimentazione di topi con tumore con alte quantità di glucosio ripristina in gran parte i tassi di crescita del tumore.
Nel loro insieme, l'esperimento dimostra che l'attivazione del BAT mediante l'esposizione a basse temperature fisiologicamente tollerabili fornisce un approccio efficace per la terapia del cancro. L'efficacia terapeutica dell'esposizione al freddo è almeno equivalente alla maggior parte dei farmaci antitumorali disponibili".
Sono ovviamente necessari studi rigorosi sull'uomo per confermare l'effetto.
Il time restricted feeding (TRF), mangiare solo in una certa finestra temporale durante il giorno, è una metodica promettente per migliorare la composizione corporea.
Un'indagine sui topi mostra come questa metodica funzioni anche perché fa aumentare il dispendio energetico nel tessuto adiposo, se i topi mangiano solo durante la notte (i topi hanno i ritmi circadiani invertiti rispetto all'uomo).
Aumenta infatti la produzione di calore (termogenesi) grazie alla dissipazione di calorie indotta dai cicli futili, in particolare dal creatinfosfato che viene "ricaricato" e scisso in modo da sprecare energia.
Al contrario i topi che mangiano di giorno non hanno questa termogenesi e accumulano più calorie, ingrassando.
"Alimentarsi negli orari sbagliati altera la termogenesi: negli adipociti termogenici, la creatina chinasi B (CKB) e la fosfatasi alcalina non specifica del tessuto (TNAP) lavorano in tandem per accelerare il turnover dell'adenosina trifosfato (ATP) in adenosina difosfato (ADP) attraverso il ciclo futile della creatina. Questo percorso termogenico guida l'ossidazione dei nutrienti e il consumo di ossigeno. L'espressione di CKB e l'abbondanza di creatina sono regolate in modo circadiano, raggiungendo il picco quando il dispendio energetico è più alto (di notte nei topi). Quando i topi vengono nutriti durante la notte, quando sono più attivi e le vie termogeniche sono più altamente espresse, sono più resistenti all'obesità rispetto ai topi che ricevono un'alimentazione nelle ore di luce.
In contesti in cui gli esseri umani sperimentano cambiamenti rapidi o frequenti negli orari di alimentazione a causa del lavoro su turni, della perdita di sonno o dell'esposizione alla luce blu, il disallineamento tra l'alimentazione e la fase circadiana endogena della termogenesi nel tessuto adiposo può esacerbare la malattia metabolica. Proponiamo che l'allineamento dell'alimentazione con i ritmi termogenici intrinseci possa essere alla base dei benefici salutari del TRF".
Queste proteine spiegano l'interazione tra cervello e l'ambiente alimentare, che è notevolmente cambiato negli ultimi decenni. Il ricercatore dr. Arsenault ha spiegato: "Questa relazione potrebbe influenzare i comportamenti alimentari e l'accumulo di energia. Il peso non è una scelta né un'abitudine di vita. Non abbiamo un peso corporeo elevato perché siamo pigri o ci manca la forza di volontà. Sono in gioco meccanismi neuronali inconsci. Il cervello è quello che comanda. Spero che i risultati di questo studio possano in parte spiegare perché il peso corporeo varia così tanto da una persona all'altra".
In particolare una proteina chiamata GDF15 viene soppressa in caso di dieta ipocalorica. Questa proteina stimola il ciclo futile del calcio nelle cellule muscolari attraverso lo stimolo adrenergico.
Somministrare la proteina o un suo analogo farmacologico attiva la spesa energetica e riduce l'appetito, favorendo il mantenimento del peso perso nel modello animale.
"La maggiore perdita di peso osservata anticipando i pasti può essere dovuta alla superiore sincronizzazione dei ritmi circadiani periferici e centrali nel corpo. È stato dimostrato che gli orari di alimentazione sono un segnale ambientale chiave per i ritmi circadiani periferici: i pasti ritardati forniscono stimoli contrastanti con quelli ricevuti dal nostro centro di controllo circadiano centrale da altri segnali come luce/oscurità, secrezione ormonale e cambiamenti della temperatura corporea. Ciò si traduce in disturbi del metabolismo che possono favorire l'aumento di peso e ostacolare la perdita di peso, nonché aumentare il rischio di malattie metaboliche. È stato anche dimostrato che l'assunzione precoce comporta una termogenesi più elevata e risposte glicemiche inferiori.
Anche nel caso del microbiota il meccanismo è regolato dalla temperatura, per cui l'esposizione a quelle fredde favorisce la proliferazione di batteri che stimolano la termogenesi, mentre le temperature normali la inibiscono.
🏋🏼 allenamento di resistenza (ossia coi pesi)
📝 tenere nota dei progressi e delle prestazioni
🛋 riposare adeguatamente
🍗 consumare adeguate quantità di proteine
💊 gli integratori proteici possono massimizzare l'aumento di muscolo, in particolare se assunti post workout
😴 il sonno, in quantità e qualità, può essere un fattore determinante
"La riduzione della massa grassa può verificarsi (anche) in soggetti ben allenati con apporti ipercalorici, in particolare quando il surplus è dovuto ad un aumento delle proteine . Collettivamente, questi studi suggeriscono che le strategie nutrizionali basate sull’evidenza possono migliorare ulteriormente la ricomposizione corporea in individui allenati".
L'alternanza di periodi ipercalorici e ipocalorici che praticano alcun atleti, per esempio i "physique", può sottoporre il corpo a eccessivi stress che alterano sonno, ormoni (cortisolo, testosterone) e metabolismo energetico (riduzione della spesa calorica), inducendo cambiamenti che non permettono di raggiungere l'obiettivo. Gli studi documentano anche effetti negativi, con aumento del grasso e riduzione del muscolo, ed effetti potenzialmente migliori anche con approcci più moderati.
"La resistenza all’insulina e l’inflessibilità metabolica compromettono la capacità ossidativa mitocondriale e l’uso del substrato nell’insufficienza cardiaca.
La perdita di peso indotta dalla restrizione calorica migliora la sensibilità all’insulina, non la flessibilità metabolica.
L’esercizio fisico migliora la flessibilità metabolica ed è una strategia razionale per trattare sia il diabete che la NAFLD".
L'attività fisica rimane un fattore essenziale da abbinare alla dieta.
Secondo la revisione degli studi introdurre degli intervalli è conveniente nei confronti della composizione corporea.
È stata scoperta una proteina che aumenta il grasso bruno e potrebbe diventare un target farmacologico.
Il suo nome è EPAC1 (proteina di scambio attivata dal cAMP).
La ricerca mostra anche che le persone con una variante genica di EPAC1 inattiva tendono ad essere più sovrappeso. Infatti hanno minore consumo calorico legato al grasso bruno, il famoso metabolismo lento.
Alcuni depositi di grasso risultano resistenti al segnale lipolitico delle catecolamine quindi non rilasciano acidi grassi e in sostanza non si svuotano, se non in presenza di condizioni estreme come digiuno prolungato e cachessia.
La dieta chetogenica (ricca in grassi ma povera in zuccheri) non sembra attivarla, quindi il contributo degli zuccheri appare fondamentale.
In questo caso l'ipotalamo, che è l'organo che gestisce appetito e composizione corporea, non può più lavorare correttamente e "segna la traiettoria" dell'aumento di peso a lungo termine. Non è più capace di mantenere l'abbinamento tra spesa energetica e introito energetico, favorendo l'aumento di peso nel lungo termine, anche in una persona che mangia poco, perché la termogenesi è limitata.
Leptina e insulina normalmente agiscono limitando l'appetito e promuovendo la spesa energetica, in particolare la termogenesi, ma in un ipotalamo infiammato i recettori non rispondono al loro stimolo e la persona ha sempre fame e non consuma energia, col risultato di un bilancio energetico perennemente positivo e aumento di peso. L'evidenza corrente mostra che la resistenza insulinica ipotalamica arriva prima di quella sistemica (cioè quella che fa aumentare la glicemia e porta al diabete, per capirci).
Attività fisica e omega 3 mostrano limitata efficacia nel ridurla.

