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giovedì 1 ottobre 2015

Bibita poco ecologica


Adesso si scopre che non fanno bene anche all'ambiente: per ogni litro di bibita prodotta sono necessari fino a 620 litri di acqua, ci spiega il prof Katz della Yale University su Nature. Un costo ecologico enorme insomma.

Secondo il New York Times e Lancet inoltre la Coca Cola Company paga gli scienziati per ripulire la propria immagine. 
Invito quindi sempre a verificare la fondatezza delle notizie, e soprattutto il conflitto d'interesse di chi ve le dà!

http://www.danilic.com/share-a-coke-now-includes-even-more-names/

Aggiornamento 8/6/2015

La prossima volta che sentite la pubblicità della Sprite che dice "ascolta la tua sete", rispondete alla sete che le bibite zuccherate esacerbano la deidratazione.


la felicità della bibita ti ha dato il diabete


Aggiornamento 8/10/2016

Pare che Coca Cola voglia pagare i dietisti USA per twittare contro la tassa sugli zuccheri.

Aggiornamento 15/1/2017

Chi sono i migliori amici di Big Sugar (la lobby dello zucchero)? I nutrizionisti che ancora credono che "di tutto un po'" non faccia male, sia tutta una questione di calorie ecc, sebbene questa visione sia stata smentita dalla fisiologia. Finché si difende questo dogma, l'industria può legittimamente propinare i suoi prodotti, salvata dal "solo l'eccesso di calorie fa ingrassare"
La visione che lo zucchero fosse necessario alla dieta dell'uomo è un concetto di quasi 50 anni fa, dovuto al pagamento di tangenti nei confronti di alcuni ricercatori. 
Una metanalisi ha chiarito che gli unici studi che assolvono gli zuccheri sono quelli pagati dalle industrie: le revisioni sistematiche con conflitti di interessi finanziari hanno cinque volte più probabilità di presentare una conclusione senza associazione positiva tra il consumo di bibite gassate e obesità rispetto a quelli senza finanziamento.

Aggiornamento 8/3/2017

La tassa sulle bevande zuccherate in Messico continua a dare buoni risultati

Aggiornamento 22/3/2017

I produttori di bibite contribuiscono all'inquinamento, soprattutto marino, anche grazie agli imballaggi

Aggiornamento 10/4/2017

Come si fa a far credere alla gente che l'obesità non dipende dallo zucchero ma solo dalla sedentarietà? basta pagare gli scienziati per diffondere la bufala

Aggiornamento 23/7/2017

Le bibite consumate nei giovani, sia normali che light, aumentano il rischio di dismetabolismo

Aggiornamento 22/12/2017

Evitare le bibite gassate aumenta la probabilità di successo della fecondazione in vitro

Aggiornamento 21/11/2018

In ragazzi obesi, abbandonare le bibite gassate per 3 giorni porta a dei veri e propri sintomi da dipendenza e astinenza: mal di testa, diminuzione della motivazione al lavoro, umore depresso e scarsa capacità di concentrazione, desiderio di bevande zuccherate e valutazioni più basse del proprio benessere generale.

Aggiornamento 31/12/2018
Le bibite zuccherate aumentano il rischio di malattia renale (CKD) in una coorte di afroamericani.
In un editoriale abbinato allo studio hanno scritto gli autori: "Mentre alcune città statunitensi selezionate hanno ridotto con successo il consumo di SSB [bibite zuccherate] attraverso la tassazione, altre città hanno resistito agli sforzi di sanità pubblica per ridurre il consumo di SSB". "Questa resistenza culturale alla riduzione del consumo di SSB può essere paragonata alla resistenza culturale alla cessazione del fumo negli anni '60 dopo la pubblicazione del rapporto che dimostrava i suoi danni: negli anni '60 l'uso del tabacco era considerato una scelta sociale e non un problema di salute pubblica o sociale ".
In un editoriale di accompagnamento riservato alla "voce dei pazienti", Duane Sunwold ha spiegato di essere un paziente affetto da CKD che ha cambiato il suo modo di mangiare e bere per mettere la sua malattia in remissione.
Aggiornamento 26/1/2019
Bere bibite zuccherate dopo l'attività fisica può portare a ulteriore disidratazione e aumenta i marker di danno renale

Aggiornamento 23/3/2019

Più si beve bibite zuccherate (SSB), più sale il rischio di morte prematura. Il legame è proporzionale. Nello studio bere da una a quattro bevande al mese è legato ad un aumento del rischio dell'1%; da due a sei a settimana con un aumento del 6%; da uno a due al giorno con un aumento del 14%; e due o più al giorno con un aumento del 21%. Inoltre si è dimostrato un modesto legame tra il consumo di SSB e il rischio di morte precoce da cancro. "Questi risultati sono coerenti con i noti effetti avversi dell'alta assunzione di zuccheri sui fattori di rischio metabolici e la forte evidenza che bere bevande zuccherate aumenti il rischio di diabete di tipo 2, a sua volta un importante fattore di rischio per morte prematura. Supportano inoltre le politiche di limitazione della pubblicità delle bevande zuccherate a bambini e adolescenti e per l'attuazione della soda-tax perché il prezzo corrente delle bevande zuccherate non include gli alti costi di trattamento delle conseguenze ", ha detto Walter Willett, professore di epidemiologia e nutrizione.

Aggiornamento 21/4/2019

Mentre in Italia i produttori di zucchero sponsorizzano convegni e stipendiano "esperti" di alimentazione, nel Regno Unito si stima che il programma di riduzione del consumo di zucchero possa portare a 155 mila diabetici in meno nei prossimi 10 anni e un risparmio di 650 milioni di euro/anno per lo sanità pubblica, con un incasso dalla sugartax di circa 300 milioni.
Aggiornamento 10/5/2019

Quando la CocaCola sponsorizza uno studio, per contratto può avere l'ultima parola sulla pubblicazione, e bloccarla (o bloccare lo studio) in caso di risultati negativi. Questo è emerso dall'esame di documenti riservati resi pubblici solo grazie a una speciale legge che ha dato il diritto di accesso. "Prese insieme, queste clausole potrebbero sopprimere "informazioni critiche sulla salute", e probabilmente lo hanno già fatto, secondo gli autori dello studio. Gran parte dei supporti della ricerca Coca-Cola riguarda i settori della nutrizione, dell'inattività fisica e del bilancio energetico", concludendosi con il classico "all'interno di una dieta bilanciata il prodotto non è dannoso". Gli autori sostengono che "le clausole contravvengono agli impegni di Coca-Cola per un sostegno trasparente e "illimitato" alla scienza, che è arrivato dopo aver criticato l'opaco modo in cui alcune grandi aziende alimentari finanziano la ricerca sanitaria.". 

Da anni molti "scienziati" sono nel suo libro paga, ma tutti fanno finta di nulla.  

"Stiamo già ascoltando accuse da parte di esperti in nutrizione che l'industria alimentare sta copiando le tattiche delle industrie del tabacco. La responsabilità sociale delle imprese deve essere molto più di semplici siti Web che affermano politiche progressiste che vengono ignorate".
Il consumo di cibi e bevande ad alto contenuto calorico e basso contenuto di nutrienti è considerato un fattore importante nell'epidemia di obesità infantile. L'anno scorso, il governo del Regno Unito ha introdotto una "tassa sullo zucchero" su molte bevande analcoliche, tra cui il prodotto di punta della Coca-Cola, con documentati vantaggi sulla salute e le casse dello stato.

I ricercatori premono perché l'industria alimentare  aggiorni i contratti di ricerca in linea con i nuovi impegni pubblici.
"Il caso della Coca-Cola suggerisce una continua mancanza di trasparenza a cui si dovrebbe porre rimedio con informazioni sui finanziamenti, piuttosto che basarsi su conflitti di interesse auto-dichiarati".

"La mancanza di informazioni attendibili  da parte dell'industria e sugli studi terminati prima della pubblicazione dei risultati, rende impossibile sapere quanta parte della ricerca che entra nel dominio pubblico riflette le posizioni dell'industria".

Aggiornamento 26/6/2019

Secondo una revisione degli studi, una tassa del 10% sulle bibite zuccherate riduce del 10% il consumi. L'OMS suggerisce ai governi di applicare una tassa del 20% per avere un impatto significativo sulla salute

Aggiornamento 12/7/2019
Secondo uno studio osservazionale, che quindi non può stabilire legame causale ma solo associazione, ogni 100 mL di bibite gassate zuccherate al giorno il rischio di tumore aumenta del 18% (del 22% quello di tumore al seno). Il meccanismo potrebbero essere dovuto allo zucchero, che aumenta il grasso viscerale, la glicemia e l'infiammazione, tutti fattori protumorali. Anche il 4-metilimidazolo (colorante caramello) potrebbe avere un ruolo. Anche i succhi di frutta senza zuccheri aggiunti hanno mostrato un'associazione.
Aggiornamento 23/8/2019
Bibite zuccherate durante un'attività sedentaria sono una combinazione metabolica letale, che aumenta glicemia e insulina e predispone per l'aumento di peso.
Aggiornamento 7/9/2019
Ennesima conferma che la sugartax sia una cosa buona e giusta.
Tassare le bibite zuccherate in base al quantitativo effettivo di zucchero (e non a quello di bibita) riduce del 22% il consumo e causa una riduzione del peso di oltre un kg, riducendo obesità e diabete del 2% (in numeri negli USA: 2 milioni di obesi e 36 mila diabetici in meno), con un risparmio sui costi sanitari di 1,4 miliardi di $ all'anno.
Aggiornamento 19/10/2019
Secondo il rapporto su clima e nutrizione di Lancet, "sono noti i legami tra consumo eccessivo di carne e obesità e relativi malattie non trasmissibili (diabete, tumori ecc). Un consumo eccessivo di carne può contribuire all'obesità. il consumo di carne rossa (in particolare carne processata) è associato ad un aumentato rischio di malattie non trasmissibili compresi malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcuni tumori.
Gli alimenti di origine animale, compresa la carne, forniscono una ricca fonte ad elevata biodisponibilità di micronutrienti, soprattutto per i bambini piccoli, e apportano un contributo importante alle diete di alta qualità se consumati con moderazione. In molte regioni, la produzione di bestiame è anche un importante contributo ai mezzi di sussistenza, al reddito familiare e alla ricchezza nazionale, e nelle aree semi-aride e aride ci sono spesso pochi altri usi produttivi del territorio. Tuttavia, la produzione di mangimi per il bestiame può distogliere il cibo dal consumo umano diretto e minacciare la sicurezza alimentare e il sostentamento delle popolazioni per l'espansione di terreni coltivati ​​per la produzione di mangimi (vedi Amazzonia), che è anche un'importante causa di deforestazione".
Si stima che gli allevamenti contribuiscano per il 19% ai gas serra e per il 70% al consumo delle risorse agricole.
Anche il cibo spazzatura ha un impatto ambientale (fino al 39% tra acqua, CO2, energia e sfruttamento del terreno) e ridurre il suo consumo è una priorità per l'ambiente e la salute.
In Messico la sugartax è stata efficace nel ridurre il consumo di bibite zuccherate fino all'11%
Aggiornamento 21/2/2020
In Cile la tassa sulle bibite zuccherate, insieme agli avvertimenti in etichetta, hanno portato a una riduzione del consumo del 23%. Nel Regno Unito la tassa sullo zucchero ha portato a una riduzione delle bibite con oltre 5g di zucchero per 100mL dal 49 al 15%. Tutto questo porterà sul lungo periodo a risparmi per i sistemi sanitari, che altrimenti andrebbero al collasso. Nel mentre in Italia le industrie dolciarie sponsorizzano i corsi di aggiornamento.
Aggiornamento 29/2/2020
Se volete gestire il colesterolo, forse è meglio preoccuparsi più delle bibite zuccherate che delle uova: l’uso di bibite è infatti associato con dislipidemia aterogena (trigliceridi alti e HDL basse)
Aggiornamento 6/5/2020
Mezzo litro di bibita zuccherata con fruttosio (HFCS) porta all'attivazione del sistema simpatico e all'aumento della resistenza vascolare a livello renale, grazie all'aumento di acido urico e vasopressina (ADH). Questo si traduce alla lunga in ipertensione e danno renale
Aggiornamento 29/8/2020

Il fruttosio in dosi eccessive, quali quelle di una bibita zuccherata per esempio, è la tempesta perfetta per creare steatosi epatica (fegato grasso). La sua ingestione blocca una proteina che tiene le giunzioni intestinali vicine, creando permeabilità intestinale. In questo modo tutte le endotossine intestinali arrivano ai macrofagi, infiammandoli. Inoltre il fruttosio che arriva al fegato spinge la lipogenesi (produzione endogena dei grassi, ulteriormente stimolata dall'infiammazione), che si accumulano nel fegato.

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