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lunedì 26 ottobre 2015

Carne e tumori (minipost)



L'OMS inserisce ufficialmente la carne rossa (bovino, ovino, cavallo, maiale) tra i "probabili cancerogeni". Le carni processate (wurstel, insaccati ecc) sono invece inserite nei "cancerogeni certi".
Prima di essere accusato di terrorismo, chiarisco (come sempre) che non basta mangiare una fetta di prosciutto o una bistecca di vitello per ammalarsi di tumore, ci si riferisce ad un consumo protratto nel tempo. Per questo dobbiamo ringraziare i nostri meccanismi di riparazione del DNA.
Tuttavia è palese che ci sia un consumo eccessivo di questi alimenti.

L'intervista del prof Berrino su SkyTG24, dove consiglia cereali integrali e fibra per ridurre il rischio dato dalla carne rossa.

Aggiornamento 11/11/2015

Il consumo di carne cotta ad alte temperature (fritta e grigliata) favorisce l'insorgenza di tumore renale a causa dei composti tossici che si formano. Ancora una volta si suggerisce di abbinare l'uso di alimenti antiossidanti che riducano il rischio.

Aggiornamento 2/1/2016

I 5 principali studi che hanno giustificato la decisione OMS
Aggiornamento 12/5/2016

Un interessante articolo del collega Maurizio Tommasini

Aggiornamento 27/5/2016

Consumare più frutta in adolescenza sembra ridurre il rischio di tumori al seno, mentre consumare alcol lo aumenta (ma va'?).

Aggiornamento 24/6/2016

I meccanismi che rendono la carne rossa cancerogena.

Aggiornamento 29/7/2016

Interessante commento di Autorithynutrition.com sulla carne. Vengono evidenziati i pro e i contro in maniera obiettiva, considerati gli aspetti etici e ambientali, e dati i consigli per ridurre i rischi per la salute:


  1.  evitare le carni non fresche (e lavorate)
  2.  utilizzare anche le frattaglie, ricche di nutrienti
  3.  evitare cotture lunghe e violente (grill e barbecue)
  4.  abbinare sempre generose porzioni di vegetali
  5.  acquistare prodotti da piccoli produttori, con un sistema di allevamento non industriale, liberi e nutriti come natura comanda
Aggiornamento 10/8/2016

Sostituire la carne rossa con altre fonti di proteine, preferibilmente vegetali, abbassa il rischio di malattia renale.

Aggiornamento 1/9/2016

L'aumento di mortalità riscontrato con alto consumo di carne non sembra ridursi, nonostante quanto si pensava prima, con alti consumi di frutta e verdura.
I meccanismi che rendono la carne rossa potenzialmente pericolosa.

Aggiornamento 11/9/2016

I tumori sicuramente legati al sovrappeso: colon--retto, fegato, esofago, stomaco, pancreas, vescica, seno, utero, ovario, rene, mieloma, tiroide, meningioma. Per altri l'evidenza è limitata.

Aggiornamento 27/9/2016

Un interessante post, molto comprensibile, pubblicato da Emanuele Giordano

CARNE ROSSA, CONCETTO DI SOGLIA, MULTIFATTORIALITA', STADIO E MULTISTADIO . Come già sapete mesi fa è scoppiato il caso della cancerogenicità della carne rossa a seguito delle conclusioni ufficiali dello IARC (Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro). Il prof. Paolo Vineis, che è professiore di epidemiologia ambientale all'Imperial College di Londra ha scritto:
<<...Anche in questo caso i media hanno fatto molta confusione, suggerendo per esempio che la valutazione dell’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro implicava la rinuncia completa al consumo di carne (interpretazione non vera), oppure che la quantità di 50 g di carne lavorata rappresenta una “soglia” al di sotto della quale non vi sono rischi. Molti equivoci sono nati dalla confusione tra “forza delle prove” e “forza della cancerogenicità”. La forza delle prove, in base al metodo ormai collaudatissimo usato dalla IARC, si basa su una serie di criteri (come il numero di ricerche effettuate e la loro coerenza nel suggerire un rischio di cancro) e ha consentito al gruppo di lavoro di concludere che le prove per la carne rossa lavorata erano “sufficienti”. Questa stessa conclusione qualitativa era stata raggiunta per esposizioni come il fumo o l’amianto. Questo non vuol dire che il consumo di carne rossa lavorata aumenta il rischio di cancro del colon con la stessa “forza” con cui il fumo causa il cancro del polmone. In chi consuma più di 50 g al giorno di carne rossa lavorata il rischio di cancro del colon passa da circa 5 casi per 100 individui nel corso della vita a 6 per 100. Il rischio di cancro del polmone nei non fumatori è 1 su 100 nel corso della vita, nei forti fumatori è di 25 su 100. Al di là di queste incomprensioni e malintesi, un problema di fondo sta nella scarsa consapevolezza dei modelli scientifici di causalità da parte dei principali attori. Il cancro non è un’intossicazione acuta, non si può cioè dire (come qualcuno ha fatto) che “anche bere 10 litri d’acqua può essere mortale”. Il cancro origina per l’attivazione di diversi stadi, è cioè una malattia “multifattoriale e multistadio”. In una parte della popolazione vi sono individui che per cause diverse (varianti geniche ereditate, mutazioni indotte da altri cancerogeni, ecc.) sono particolarmente predisposti a sviluppare un tumore. Per così dire, in una piccola parte della popolazione manca un ultimo passo (stadio o “hit”) - anche a basse dosi di esposizione a un cancerogeno - per completare il processo della cancerogenesi; in altri individui più numerosi mancano due passi, ecc. I fortunati non hanno nessuno stadio ancora attivato, ma sono probabilmente una minoranza.
In questo senso, è certamente vero che la dose fa il rischio, ma il paragone con i tossici acuti non regge, perché i tossici acuti sono “one hit” (basta uno stadio solo) e vale per essi il concetto di “soglia”, mentre per le malattie croniche multifattoriali è soprattutto la combinazione con altre esposizioni che porta all’aumento del rischio>>.

Aggiungo io qualche altra precisazione.
LO IARC ha detto chiaramente che nessuna malattia è causata "soltanto" dal consumo di carne rossa ma è vi un accordo unanime tra gli epidemiologi che seguendo diete molto ricche di proteine animali aumenta il rischio sopratutto per l'apparato gastrointestinale, come il cancro al colon-retto e allo stomaco, ma anche per alcuni tumori dipendenti dagli ormoni come quello al seno, alla prostata e all'endometrio.
Additivi e conservanti non ne sono la causa, deve essere chiaro questo. E non dipende dalla qualità della carne. Il problema delle proteine animali sta tutto nel modo con cui interagiscono con l'organismo umano.
Nel caso di carni rosse come manzo, maiale, agnello e capretto, il colore rosso di queste carni è dovuto alla presenza nei loro tessuti di due proteine strettamente imparentate tra di loro:
emoglobina e mioglobina.
Tutte e due contengono una molecola chiamata gruppo eme, che ha al centro un atomo di ferro. Il gruppo eme serve a catturare l'ossigeno, che è fondamentale.
Il problema nasce dal fatto che ci sono diversi studi che indicano che il gruppo eme è mutageno, può quindi alterare la sequenza del nostro DNA.
Oltretutto stimola nell'intestino la produzione di alcune sostanze cancerogene che procurano "infiammazione" sulla parete intestinale.
Una infiammazione prolungata, diventata cronica aumenta le probabilità di sviluppare tumori al colon-retto, che nei paesi industrializzati, dove il consumo di queste carni è diffuso e alto, è il terzo tumore più frequente e la terza causa di morte per malattie tumorali.
A queste considerazioni aggiungiamo il caso delle carni lavorate ed essicate, affumicate e conservate con additivi come nitrati, nitriti e idrocarburi policiclici, che sono già noti come mutageni. La distinzione tra carne lavorata e non sta qui.
Nel caso della carni bianche come pollame e coniglio, gli epidemiologici sostengono che non ci sono studi affidabili e che non ci si può pronunziare in un senso o nell'altro, ma la conoscenza dei meccanismi molecolari che rendono la carne rossa potenzialmente più pericolosa a causa della presenza del gruppo eme, consente di affermare che le carni bianche, che non contengono il gruppo eme, sono probabilmente più sicure.
Per quanto riguarda altri meccanismi che sono stati studiati dallo IARC, come la modificazione intestinale della microflora intestinale e quindi di quei batteri che ci proteggono dalle sostanze mutagene, non si può invece fare una vera e propria distinzione tra un tipo di proteina animale e un'altra.

Aggiornamento 9/10/2016

La carne di qualsiasi tipo è associata nel lungo periodo ad ipertensione.

Aggiornamento 25/10/2016

Vari collegamenti tra dieta e tumori.

Aggiornamento 16/12/2016

Il microbiota rilascia dei metaboliti che possono favorire o inibire la proliferazione delle cellule tumorali nell'intestino.
Anche gli acidi biliari, la cui produzione è favorita dai grassi saturi, può influenzare negativamente la flora e favorire quella cancerogena.
I prodotti della soia potrebbero essere preventivi del tumore mammario ma solo nelle popolazioni orientali.
Una revisione degli studi mette in evidenza che il rischio di tumore nasofaringeo è proporzionale all'introito di carni rosse e processate.

Aggiornamento 22/12/2016

La carne rossa non processata (quindi escluso salumi trattati con nitriti o altri conservanti) non appaiono legati a incremento del rischio cardiovascolare in una revisione dei dati (3 porzioni a settimana, quindi superiore a quanto indicato dalle linee guida). Peccato che l'autore sia finanziato da varie industrie tra cui quelle della carne.

Aggiornamento 16/1/2017

Il rischio di ammalarsi di tumore al colon nella vita è del 5%, mangiando 50g al giorno o più di carne conservata sale al 6%. I numeri sono quasi ridicoli, ma nel complesso meglio una dieta che limiti il cibo spazzatura e mantenere il peso ideale.

Aggiornamento 30/1/2017

Un particolare batterio, F. nucleatum, aumenta il rischio di tumore al colon. Tale rischio viene tuttavia ridotto da una dieta ricca in fibre da vegetali e cereali integrali.

Aggiornamento 28/2/2017

La carne rossa, specie se processata, aumenta il rischio di mortalità da qualunque causa, in particolare ictus. Tuttavia il suo consumo dopo i 70 anni in quantità superiori a quelle indicate nelle linee guida, può fornire una fonte di proteine e ferro senza troppe conseguenze negative

Aggiornamento 10/3/2017

I fattori ambientali (alimentazione, fumo ecc) appaiono più importanti della predisposizione genetica nella genesi del tumore intestinale.
Aggiornamento 22/5/2017

Gli allevamenti intensivi sono tra i respo
nsabili di alcuni disastri moderni: deforestazione, antibiotico-resistenza, cambiamenti climatici, aumento delle malattie moderne (allergie, diabete e obesità)
Com'è possibile con la dieta ridurre sia il rischio che l'aggressività dei tumori prostatici? Riducendo indice glicemico, carne rossa e latticini, e aumentando omega 3 e vegetali.
Aggiornamento 28/5/2017

L'uso ripetuto di antibiotici è associato a incrementato rischio di carcinoma del colon.

Aggiornamento 1/6/2017

Interessante punto di vista sulla carne rossa Viene evidenziato come gli studi, recenti e non, che la legano alle malattie siano fatti considerando carni processate e da animali da allevamento intensivo, mentre quella da allevamento allo stato brado non avrebbe questo stesso effetto e non determina impoverimento del suolo o delle risorse idriche perché gli animali fertilizzano coi loro escrementi e non si abbeverano. Peccato che la carne grassfed sia un prodotto di nicchia praticamente sconosciuto al grande pubblico.

Aggiornamento 5/6/2017

Evitare carni rosse e processate aumenta il rischio di ricorrenza di tumore al colon, mentre un'alimentazione ricca in fibre la riduce

Aggiornamento 24/7/2017

La carne di maiale aumenta il rischio di sclerosi multipla. Inoltre, se non ben cotta, è veicolo di specie pericolose come virus dell'epatite (E in particolare, ma aumenta il rischio generale di cirrosi) e Yersinia, una specie che aumenta il rischio di morbo di Basedow.

Aggiornamento 15/8/2017
Authoritynutrition.com mostra come sostituire i grassi saturi con quelli vegetali abbia fatto più danni che altro. Tuttavia la carne rossa viene sempre più legata alla mortalità.
Aggiornamento 4/9/2017
Gli IPA (o HCA) che si formano durante la cottura delle carni (e nel fumo di sigaretta) sono tra i responsabili della cancerogenicità, e l'intake di carne è direttamente proporzionale al numero di mutazioni presenti nel DNA.
Un particolare IPA, chiamato PhIP, è inoltre dotato di attività estrogenica e per questo particolarmente legato al tumore mammario, e capace di passare nel latte delle donne in allattamento. Utilizzate sempre cotture delicate.
Gli studi prospettici dicono che è improbabile che sia legato al tumore mammario postmenopausale ma che aumenti il rischio di tumore prostatico. 

Aggiornamento 24/9/2017

L'OMS ha dichiarato che la carne processata è un cancerogeno, mentre la carne rossa è tra i "probabili cancerogeni". Ma quanto lo è veramente? Mangiando PER ANNI 1 hot dog e un quarto + 6 fette di prosciutto + 3 fettine di pancetta AL GIORNO il rischio di tumore al colon si alza del 18%
È paragonabile al fumo di sigaretta? Il fumo causa il 90% dei tumori polmonari, mentre la carne l'11% di quelli al colon. In totale il fumo causa il 33% dei tumori, la carne l'1%
Vi è comunque una risposta dose dipendente, e più se ne mangia più sale il rischio
La conclusione degli esperti è comunque di evitare le carni processate, limitare quelle rosse e incoraggiare il consumo di pesce e soprattutto vegetali
Ricordiamo inoltre che queste linee guida valgono a  maggior ragione in persone che abbiano un tumore in cura o sopravvissute ai tumori, in cui si incoraggia una dieta plant-based
Vi è inoltre la necessità di ridurre il consumo di carne anche per motivi ecologici

Aggiornamento 10/12/2017

Si confermano forti legami tra diabete, obesità e tumori. I primi 2 fertilizzano il terreno per il terzo.
Aggiornamento 21/12/2017

2 milioni di anni fa la specie umana, diversamente dagli altri primati, ha perso il gene CMAH, responsabile della sintesi di Neu5Gc, uno zucchero infiammatorio che si trova nella carne rossa, ma non in quella bianca.
"L'inattivazione di CMAH durante l'evoluzione umana potrebbe aver liberato gli umani da un numero di agenti patogeni", ha detto Alvarez-Ponce. "Ad esempio, un tipo di malaria che richiede Neu5Gc per l'infezione - altri primati sono suscettibili ad essa, ma non gli umani." Questa molecola però stimola una risposta immunitaria che alza il rischio di tumori, infiammazione e artrite, ossia i problemi potenzialmente legati al consumo di carne rossa.

Aggiornamento 10/1/2018

9 grammi di carne processata a settimana aumentano il rischio di tumore mammario del 15% in uno studio britannico. L'associazione non è stata trovata con la carne non processata.
Aggiornamento 22/1/2018

L'infiammazione dovuta all'alimentazione è un fattore importante nella genesi del tumore del colon

Aggiornamento 7/2/2018

B. fragilis e E. coli sono 2 batteri che normalmente abitano l'intestino. Quando formano delle forme di resistenza (biofilm) o proliferano eccessivamente possono rilasciare delle tossine che aumentano il rischio di tumore al colon

Aggiornamento 18/2/2018
Il legame tra cibo spazzatura e tumori rivelato da uno studio
Aggiornamento 12/3/2018

Secondo un medico statunitense il rischio tumorale della carne si riduce con una forte introduzione di polifenoli da vegetali



Aggiornamento 8/4/2018

Rinunciare alla carne rossa porta a sensibile riduzione di tumori del colon retto secondo uno studio  su donne inglesi

Aggiornamento 21/10/2018

Per la serie "mangi quel che vuole", rispettare una dieta prudente, riducendo carni rosse soprattutto conservate e zuccheri aggiunti e aumentando i vegetali, si associa con ridotto rischio di mortalità prima e dopo la diagnosi di tumore al colon-retto. E questo capita genericamente per qualsiasi tumore.

Aggiornamento 9/2/2019
Si sa da tempo, dagli studi epidemiologici, che alimenti ricchi in grassi saturi come carni rosse e latticini aumentano il rischio di tumore alla prostata, il più diffuso tra gli uomini.
Bloccare CD36, la proteina che "fornisce" i grassi alle cellule, aumenta la sopravvivenza negli animali con tumore prostatico, suggerendo che questa malattia proliferi soprattutto grazie ai grassi. Probabilmente il tipo di grassi influenza la progressione della malattia.
"L'obiettivo finale è combinare la terapia con acidi grassi e trattamenti esistenti come la chemioterapia e la radioterapia a dosi più basse per uccidere il cancro e ridurre gli effetti collaterali".

Aggiornamento 9/3/2019

90 grammi al giorno di cereali integrali riducono il rischio di tumore del colon retto del 17%

Aggiornamento 28/3/2019

In una revisione degli studi, la carne rossa aumenta il rischio di tumore al seno del 6% (ritenuto non significativo) mentre quella processata del 9% "I lavori precedenti hanno collegato il rischio aumentato di alcuni tipi di cancro al consumo più elevato di carne lavorata, e questa recente meta-analisi suggerisce che il consumo di carne trasformata può aumentare anche il rischio di cancro al seno, quindi ridurre la carne lavorata sembra essere utile per la prevenzione del cancro al seno" ha detto l'autore principale Dr. Maryam Farvid, dell'Harvard T.H. Chan School of Public Health.

Aggiornamento 30/4/2019

Chi mangia 500g di carne rossa a settimana ha il 20% di rischio in più di tumore al colon-retto rispetto a chi ne mangia 150g. Per la carne processata lo stesso incremento del rischio si ha confrontando 35g e 200g a settimana.
Cereali e pane con fibre appaiono protettivi.

Aggiornamento 23/6/2019
I consigli dell' American Institute for Cancer Research - AICR per grigliare in sicurezza.
1) privilegiare carne bianca e pesce ed evitare carni rosse e processate.
2) marinare con limone, spezie, erbe, olio EVO, aceto per ridurre la formazione di amine eterocicliche (HCA)
3) precuocere le carni per ridurre la formazione di idrocarburi policiclici aromatici, che si formano col fumo
4) usare fiamme basse per ridurre ulteriormente le HCA
5) aggiungere al pasto frutta e verdura colorate per aggiungere antiossidanti e ridurre ulteriormente i rischi
Aggiornamento 28/6/2019

Un patogeno riscontrabile in latte e carne bovina può essere legato al rischio di cancro. Non si tratta di virus o batteri ma di un "plasmidoma", un elemento di DNA a singolo filamento legato a strutture proteiche, capaci di indurre infiammazione. Gli stessi ricercatori parlano di dati preliminari da cui è impossibile trarre conclusioni, e l'hanno chiamato BMMF (Bovine Milk and Meat Factors).

Il rischio non può essere quantificato, per cui i ricercatori dicono di non variare le attuali linee guida sulle porzioni di carne e latticini. Si raccomanda però di non dare latte vaccino troppo presto (anche le linee guida lo sconsigliano prima dell'anno di età). "Dopo l'infezione, si pensa che i patogeni inducano una reazione cronica-infiammatoria in alcuni tessuti (colon, seno) che possono favorire lo sviluppo del cancro nel tessuto circostante (in particolare il cancro del colon, possibilmente anche il cancro alla mammella e alla prostata). L'epidemia della malattia non dovrebbe verificarsi prima di alcuni decenni dopo l'infezione vera e propria. Si pensa che il BMMF abbia un effetto cancerogeno indiretto, il che significa che non sono coinvolti direttamente nei processi molecolari promuoventi il ​​cancro delle cellule, ma creano un  "ambiente cancerogeno" attraverso l'infiammazione cronica. Per la ragione dichiarata, la DKFZ conclude che non esiste una causalità diretta tra un'infezione con BMMF e cancro del colon, per esempio, ma che il BMMF condivide una parte del rischio di cancro al colon che non può essere quantificato esattamente".
Aggiornamento 22/8/2019

Al crescere del peso corporeo medio della popolazione, si riduce l'età media alla quale si sviluppano i tumori

Aggiornamento 5/10/2019

In questi giorni si discute molto su una linea guida emessa da un gruppo di ricercatori indipendenti secondo cui non vale la pena modificare il consumo di carne rossa e/o processata, perché tali modifiche avrebbero basso impatto sulla salute pubblica e le persone non avrebbero tanta voglia di farle. Secondo un documento di Harvard T.H. Chan School of Public Health queste raccomandazioni non sono il linea con l'evidenza scientifica attuale, sia per quanto riguarda la salute sia l'ambiente."Per migliorare sia la salute umana che la sostenibilità ambientale, è importante adottare modelli dietetici ricchi di cibi sani a base vegetale e relativamente bassi in carni rosse e trasformate". Lo stimato collega Maurizio Tommasini prova a fare un po' di chiarezza.
Mi segnala inoltre Renata Alleva che il principale autore non ha segnalato di esser stato dipendente dell'industria della carne. Un articolo in pieno conflitto d'interessi insomma.

Aggiornamento 8/10/2019

Uno dei motivi degli effetti negativi della carne rossa è Neu5Gc, un particolare zucchero presente in quel tipo di carne che crea infiammazione e reazione immunitaria agli umani, che non sono in grado di degradarlo. Questo zucchero pare implicato anche nell'iniziazione e progressione tumorale. Alcuni batteri però sono capaci di degradarlo, e la loro presenza nell'intestino potrebbe ridurre la pericolosità dell'alimento, mentre chi non li possiede potrebbe avere maggior rischio di tumore, diabete e aterosclerosi.

Aggiornamento 15/10/2019

Continuano le critiche al lavoro sull'innocuità della carne rossa: l'esclusione dei lavori da considerare nella metanalisi è stata fatta in modo da eliminare i risultati contrari alla carne rossa.

Aggiornamento 19/10/2019

Secondo il rapporto su clima e nutrizione di Lancet, "sono noti i legami tra consumo eccessivo di carne e obesità e relativi malattie non trasmissibili (diabete, tumori ecc). Un consumo eccessivo di carne può contribuire all'obesità. il consumo di carne rossa (in particolare carne processata) è associato ad un aumentato rischio di malattie non trasmissibili compresi malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcuni tumori.
Gli alimenti di origine animale, compresa la carne, forniscono una ricca fonte ad elevata biodisponibilità di micronutrienti, soprattutto per i bambini piccoli, e apportano un contributo importante alle diete di alta qualità se consumati con moderazione. In molte regioni, la produzione di bestiame è anche un importante contributo ai mezzi di sussistenza, al reddito familiare e alla ricchezza nazionale, e nelle aree semi-aride e aride ci sono spesso pochi altri usi produttivi del territorio. Tuttavia, la produzione di mangimi per il bestiame può distogliere il cibo dal consumo umano diretto e minacciare la sicurezza alimentare e il sostentamento delle popolazioni per l'espansione di terreni coltivati ​​per la produzione di mangimi (vedi Amazzonia), che è anche un'importante causa di deforestazione".
Si stima che gli allevamenti contribuiscano per il 19% ai gas serra e per il 70% al consumo delle risorse agricole.
Anche il cibo spazzatura ha un impatto ambientale (fino al 39% tra acqua, CO2, energia e sfruttamento del terreno) e ridurre il suo consumo è una priorità per l'ambiente e la salute. In Messico la sugartax è stata efficace nel ridurre il consumo di bibite zuccherate fino all'11%


Aggiornamento 2/12/2019

I grassi saturi aumentano il rischio di tumore alla prostata e la sua aggressività stimolando una proteina, MYC, che ha un ruolo nell'iniziazione e nella progressione del tumore. Ridurre questi grassi, soprattutto nelle fasi iniziali del tumore, potrebbe aumentare la sopravvivenza
Aggiornamento 8/3/2020
Il ferro emico, presente nella carne ma non nei vegetali, può promuovere il tumore al colon i diversi modi: stress ossidativo, infiammazione, alterazione del microbiota e proliferazione cellulare. Questo non significa che chi mangia carne avrà un tumore, né che chi non la assume non si ammala. Il rischio è trascurabile per chi ne assume in quantità da linee guida (una-due volte a settimana, e saltuariamente quella processata con nitriti), e viene sicuramente ridotto dall'alta assunzione di fibre e polifenoli, che controbilanciano l'effetto negativo sul microbiota. Raccomandazioni che in pochi seguono.
Aggiornamento 9/3/2020

Una stima dell'importanza delle cause di tumori in Inghilterra: il principale fattore di rischio risulta il fumo (15%), seguito dal peso in eccesso (6,3%), radiazioni, fattori occupazionali e infezioni. I primi fattori nutrizionali "puri" sono alcol e insufficienza di fibre (3% ciascuno) seguiti da carne processata (circa 2%). A seguire inquinamento, mancato allattamento e sedentarietà

L'indice glicemico viene indicato come fattore nel tumore uterino.
In pratica non fumando, consumando alcol saltuariamente, aumentando il cibo non processato e mantenendo il peso avete già quasi azzerato il rischio.
Aggiornamento 10/6/2020

Le nuove linee guida per la prevenzione dei tumori della American Cancer Society consigliano di privilegiare alimenti vegetali e in particolare "alimenti nutrizionalmente densi in quantità che permettano di mantenere un peso ideale" come frutta, verdura, legumi e cereali integrali, mentre invitano a ridurre o non consumare cereali raffinati o altri alimenti industrialibibite zuccherate e carni rosse o processate. Meglio non consumare alcol. Gli zuccheri semplici e l'alto carico e indice glicemico sono probabilmente collegati col tumore uterino (oltreché di aumento di peso, associato a quasi tutti i tumori). Non si danno indicazioni particolari sui latticini perché essi possono avere un effetto protettivo per alcuni tumori (intestino) e negativo per altri (prostata), ma si consiglia di raggiungere l'apporto adeguato di calcio. Anche i livelli di vitamina D devono essere corretti, sebbene vi sia ancora dibattito sulla sua efficacia nella prevenzione tumorale. Non vi sono supplementi da consigliare a meno di manifeste carenze, e gli antiossidanti è meglio assumerli dal cibo. Il cibo biologico può dare una piccola protezione, ma non esistono grossi studi, e le persone più a rischio appaiono essere i lavoratori esposti ai pesticidi. Molti di essi sono probabili cancerogeni ed è bene lavare frutta e verdura prima di consumarla. Altri consigli sono di mantenere adeguati livelli di attività fisica e di facilitare politiche che diano accesso al cibo salutare. Anche il sonno alterato può essere indiretta causa di tumore, così come l'eccesso di zucchero, perché entrambi promuovono l'aumento di peso. La soia appare sicura.

Aggiornamento 19/6/2020

Anche il microbiota sembra influire e i lattobacilli potrebbero ridurre l'assorbimento intestinale di AGEs.
Il tumore prostatico è uno dei più legati allo stile di vita. Il grasso in eccesso rilascia fattori protumorali e infiammatori. Il microbiota, sia intestinale che vescicale, e l'alimentazione ricca di grassi saturi, alimenti animali che contengono ormoni in quantità rilevanti sono altri fattori importanti, che aumentano sia il rischio di malattia che la recidiva. Anche l'acido urico, attivando il sistema immunitario, può essere un fattore. Un'alimentazione moderata e che curi l'intestino, con probiotici e prebiotici, previene e potenzialmente riduce l'aggressività della malattia.

Aggiornamento 20/6/2020

La proliferazione di una cellula tumorale è sostenuta da una serie di metaboliti e vie metaboliche corrispondenti. La PLA2 metabolizza l'acido arachidonico (AA, omega 6) e interagisce con mTOR e insulina. Una dieta con basso apporto di AA, presente soprattutto in carne e latticini, possibilmente chetogenica (per ridurre l'insulina) aumenta la sensibilità agli inibitori PLA2, aprendo alla possibilità di un nuovo link tra alimentazione e guarigione tumorale

Aggiornamento 7/9/2020
Il consumo di carne rossa o carne rossa processata cotta ad alta temperature porta a un incremento significativo degli AGEs, sostanze tossiche che aumentano il rischio cardiovascolare e di diabete, insieme a quello tumorale, autoimmune ecc

Aggiornamento 30/9/2020

Tra i fattori che appaiono protettivi dal tumore del colon-retto, consumo di frutta e verdura, folati naturali, magnesio, fibre e latticini. Tra quelli che aumentano il rischio alcol e carne, in particolare rossa e processata

Aggiornamento 27/10/2020

Le cellule tumorali sfruttano l'eme, caratteristico delle carni, per modulare il loro metabolismo energetico, per interagire con il microambiente e per sostenere la proliferazione e la sopravvivenza. L'eccesso può favorire quindi i tumori

Aggiornamento 16/2/2021

"L'alimentazione basata su carne lavorata e latticini grassi, a causa del loro alto contenuto di acidi grassi saturi e acidi grassi trans, nonché una dieta povera di frutta e verdura, a causa della quantità insufficiente di vitamine e minerali (in particolare selenio e zinco), favoriscono lo sviluppo del cancro alla prostata attraverso una serie di meccanismi che stimolano la proliferazione delle cellule tumorali e i processi di angiogenesi. D'altra parte, i modelli dietetici, basati su prodotti vegetali e pesce poco trasformati, possono avere un effetto benefico sul metabolismo della prostata e inibire tutte le fasi della cancerogenesi attraverso molteplici meccanismi. La promozione di una dieta sana è un elemento chiave nella prevenzione del cancro alla prostata".

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