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venerdì 18 aprile 2014

Alimentazione e funzione cognitiva


Si sa, molte caratteristiche di una casa dipendono dai suoi muri: se è resistente, se isola bene dal caldo e dal freddo, dai rumori eccetera eccetera.
La stessa cosa nella cellula: se le sue pareti (la membrana cellulare) sono fatte in maniera corretta, la cellula può funzionare bene. Interagisce bene con l'esterno, può far entrare i nutrienti regolarmente e il destino di quei nutrienti sarà quello migliore per la salute della cellula.
Le membrane cellulari sono composte, tra l'altro, soprattutto da lipidi (i grassi), e questi riflettono la composizione dei grassi della dieta, influenzandone le caratteristiche fisico-chimiche. Infatti esistono forse un centinaio di acidi grassi diversi, ognuno con le sue caratteristiche e i suoi effetti, indipendentemente dal valore calorico apportato. 
Questo succede perché ogni grasso influenza in maniera diversa la sintesi proteica, per cui alcuni stimolano la "produzione" di proteine che ossidano i grassi e antiossidanti, altri quelle che li fanno accumulare. O influenzano lo stato di salute mediante la gestione del tono infiammatorio.
Tutto ciò che è infiammazione (sedentarietà, sovrappeso, infiammazione basale, scarsa igiene orale), insieme alla predisposizione ereditaria, aumenta la probabilità di malattia neurodegenerativa.

http://www.nature.com/nri/journal/v14/n7/full/nri3705.html?WT.mc_id=FBK_NatureReviews


La sindrome metabolica, un insieme di fattori di rischio genericamente collegabili ad uno stato infiammatorio (alterazione del metabolismo glucidico e lipidico, pressione alta), è, come ormai universalmente riconosciuto, legata ad una dieta di scarsa qualità (e alla sedentarietà), ricca di snack zuccherati e salati, grassi cattivi, cibi raffinati, poche fibre.

In particolare, una carenza di omega-3, i grassi tipici dei pesci e di alcuni semi oleosi che spesso vengono anche introdotti con integratori, viene associata ad una manifestazione cerebrale della sindrome metabolica: il deficit cognitivo, ossia il morbo di Alzheimer.



http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2247146#.VS6wEvRv350.facebook


http://jp.physoc.org/content/early/2012/03/31/jphysiol.2012.230078.full.pdf+html



A livello cerebrale, le membrane perdono la fluidità, che è fondamentale per un loro corretto funzionamento, e anche i recettori presenti, quelle piccole antenne che reagiscono alla presenza di ormoni o neurotrasmettitori, rilasciati dalle cellule vicine per comunicare, non riescono a lavorare e trasmettere correttamente il loro messaggio.
Anche la leptina, in quanto fattore neurotrofico, deve arrivare al cervello per mantenere una corretta funzionalità neuronale, e questo non capita in caso di dieta proinfiammatoria. Chi ha bassi livelli di leptina ha più probabilità di demenza. Anche le altre "adipochine" sono molto importanti.


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23383396


L'alterazione del metabolismo glucidico è legato alla neurodegenerazione anche per altri fattori, soprattutto epigenetici: aumenta la probabilità di incorrere in piccoli ictus (e quindi necrosi dei neuroni), altera la materia bianca (con la formazione dell'amiloide), l'iperinsulinemia, la glicazione delle proteine (dovuta alla glicemia costantemente alta), la formazione delle specie reattive dell'ossigeno.

Sarebbe quindi raccomandabile un uso moderato dell'integrazione di omega 3 in persone a rischio di deficit cognitivo, in particolare se non introducono abbastanza pesce con la dieta.
Gli omega 3 prevengono anche la degenerazione maculare e la secchezza oculare, riducono la possibilità di allergie nei bambini, ecc ecc
A proposito, se decidete di assumere un integratore accertatevi che abbia la certificazione IFOS (purtroppo in Italia non la si può riportare in etichetta) che garantisce la qualità e l'assenza di mercurio e altri inquinanti, in particolare se è destinato a gestanti o bambini. Un altro tipo di formulazione interessante è quella di olio di krill, piccoli crostacei che sono alla base della catena alimentare per cui dovrebbero avere livelli molto bassi di inquinanti.


http://www.cartoonstock.com/directory/n/nutrition.asp


Insieme ad una carenza di omega 3, anche il junk food, è associato ad una riduzione della funzione cognitiva, oltre a influenzare il sistema dopaminergico (quello della ricompensa) e riuscendo a modificare l'architettura cerebrale e i suoi livelli di neurotrasmettitori, facendoci desiderare sempre di più quello stesso cibo, in maniera paragonabile a quella delle droghe, e creando stati d'ansia e di depressione, 


http://www.giornalettismo.com/archives/562747/alzheimer-alzheimer/alzheimer-5/


Per prevenire il declino cognitivo è consigliabile quindi una dieta antiinfiammatoria, ricca di pesce, cereali integrali e non raffinati, zinco, frutta e verdura ricche di antiossidanti, tè verde, cacao, uva (e resveratrolo), frutta secca, mirtilli, spezie come la curcuma che, con diversi meccanismi, inibisce la formazione delle placche dell'Alzheimer. Inoltre sono indicati l'acido rosmarinico, e l'acetilcarnitina, le vitamine del gruppo B, soprattutto la B12. Evitare gli eccessi che possono essere ugualmente dannosi. Ridurre lo stress, che ha un effetto deleterio per i neuroni. Dormire correttamente. E ovviamente non far mancare l'attività fisica!

Come dice Nature, le cause di malattia cardiovascolare e declino cognitivo sono solo le diverse manifestazioni di uno scorretto stile di vita.


https://www.facebook.com/NatureReviews/photos/a.389930077697072.88176.328116510545096/861753227181419/?type=1&theater

Qualche sacrificio che facciamo oggi sarà investimento un valido investimento in salute per il domani. E un bel risparmio per le casse dello stato.



http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3744901/pdf/CN-11-338.pdf

Update 28/9/2014

Articolo su Repubblica salute che conferma quanto detto.




Update 18/4/2015

5 cause inaspettate di Alzheimer (di alcune ne avevo già parlato): ansiolitici, diabete, colpi alla testa, solitudine, mancanza di sonno.

Update 12/8/2015

Anche la resistenza a IGF-1 è implicata probabilmente nella patogenesi dell'Alzheimer.

Update 12/8/2015

La metà dei casi di Alzheimer sono attribuibili all'iperinsulinemia, che inibisce la degradazione di enzimi nocivi


Update 30/4/2016

La bassa vitamina D sembra associata a declino cognitivo e la sua supplementazione potrebbe prevenirlo. Anche avere alti livelli di vitamina B12 appaiono preventivi, così come ridurre l'omocisteina.

Update 31/5/2016

I flavonoidi appaiono importanti per prevenire infiammazione e mantenere la plasticità neuronale che previene la degenerazione delle fibre nervose e quindi della funzione cognitiva.
L'olio di cocco migliora le condizioni dei pazienti con morbo di Alzheimer in uno studio preliminare.
Sembra che ci sia una correlazione tra alcuni batteri e virus e Alzheimer.


Update 9/6/2016

La rigenerazione dei nervi è facilitata da una buona funzionalità mitocondriale, che fornisce l'energia e inibisce una proteina che ostacola la formazione delle nuove connessioni sinaptiche.

Update 17/6/2016

Un protocollo personalizzato di dieta, stimolazione cerebrale, ottimizzazione del sonno, pochi farmaci e vitamine è stato capace di invertire l'Alzheimer in 10 persone.
I 3 alimenti perfetti per prevenire l'Alzheimer secondo RodaleWelness: carne grass-fed, olio di cocco, avocado.
Chi ha la glicemia alta da ragazzo sviluppa già alterazioni cerebrali (perdita di materia grigia e quindi di funzionalità cerebrale).
La prevenzione nutrizionale dell'Alzheimer: tenere sotto controllo trigliceridi, stress ossidativo, resistenza insulinica sono le chiavi. E soprattutto la giusta forma di vitamina B12, in base al polimorfismo MTHFR.
Il mirtillo, in alcuni studi, dà buoni risultati nella cura dell'Alzheimer.


Update 1/7/2016

La marijuana o meglio i suoi composti attivi (cannabinoidi) riducono l'infiammazione e rimuovono le placche di beta-amiloide che causano l'Alzheimer.

Update 11/7/2016

Lo stress aumenta la probabilità di ammalarsi di Alzheimer, è quindi consigliabile imparare a gestirlo. La Cleveland Clinic consiglia per ridurlo patate dolci, salmone, fagioli cannellini, senape indiana, bacche e banana.
Molti farmaci sono associati a declino cognitivo, da quelli antireflusso a quelli per la pressione, asma, intestino irritabile, depressione, incontinenza.

Update 16/7/2016

L'uso di benzodiazepine, farmaci ansiolitici, è fortemente associato a rischio di Alzheimer.
Alcune varianti genetiche sono attive sin dalla tenera età per predisporre al declino cognitivo.

Update 23/7/2016

Gli omega 3 ossidati sono deleteri in un modello animale

1) scegliete bene l'integratore di omega 3 se lo prendete
2) per il pesce usate cotture delicate
3) ma quello che diceva che gli antiossidanti non servono a nulla??



Update 23/7/2016

L'osservazione che alcuni trattamenti antibiotici riducano la possibilità di Alzheimer porta a pensare che ci sia un collegamento tra metaboliti batterici, infiammazione, sistema immunitario e malattie neurodegenerative.

Update 29/7/2016

La dieta tipicamente occidentale, ricca di alimenti animali e povera di vegetali, predispone all'Alzheimer. Frutta, verdura e cereali integrali sono invece protettivi. Anche a vitamina D alta (sopra 75 nmol/L) è protettiva.

Nuove possibilità sulla cura dell'Alzheimer.

Update 6/8/2016

Chi è sovrappeso ha il cervello simile a quello di una persona con 10 anni di più.
La dieta chetogenica può essere vantaggiosa nell'Alzheimer perché alcune aree cerebrali colpite riescono ancora a metabolizzare i corpi chetonici ma non il glucosio.

Gli omega 3, in un piccolo studio preliminare, hanno aumentato la rimozione della placca di beta amiloide in malati di Alzheimer.


Update 22/8/2016

Alti livelli di DHA sembrano prevenire l'Alzheimer, riducendo l'accumulo di beta amiloide, ma non essere efficaci nella sua cura.

Update 12/9/2016

I cibi animali, apportando più inquinanti e stress ossidativo, aumentano il rischio di Alzheimer.

Aggiornamento 14/9/2016


La vitamina B12, meglio se assieme all'acido folico e altre del gruppo B, previene il declino cognitivo negli anziani. Spesso è bassa soprattutto in chi fa uso di antiacidi.
Ottimo articolo su Alzheimer e diabete di tipo 2.

I consigli del dott. Barnard per ridurre il rischio di Alzheimer (video comprensibile con i sottotitoli).



Aggiornamento 7/10/2016

La conversione di ALA (alfalinoleico, omega 3 vegetale) in EPA e DHA si riduce con l'età, è bene perciò che i vegani assumano DHA di origina algale (250mg) per prevenire problemi cognitivi.



Aggiornamento 14/10/2016

La terapia di privazione degli androgeni (testosterone) che si fa in caso di tumore prostatico aumenta il rischio di Alzheimer. Questo conferma l'importanza dell'ormone per mantenere il cervello giovane.

Aggiornamento 8/11/2016

Secondo nuovi studi la beta amiloide non ha una diretta causalità nell'Alzheimer, ma la malattia è preceduta da una lunga fase di alterazione infiammatoria delle cellule neuronali e di quelle di sostegno (glia).



Aggiornamento 18/11/2016

Sconfiggere l'Alzheimer è possibile, prevenendolo, e dovrebbe essere una priorità politica.
L'obesità si conferma dannosa per la memoria.

Aggiornamento 22/11/2016

La neuroinfiammazione è alla base di tante malattie che coinvolgono il sistema nervoso centrale: Alzheimer, Parkinson, SLA, scjizofrenia ecc.
Questo capita anche per l'alterazione del sistema immunitario cerebrale, che dovrebbe difendere i nervi ma invece gli impedisce di funzionare correttamente.

Esistono cibi che aiutano la memoria? Sì, secondo l'Accademia di Nutrizione USA: le verdure, le bacche (berries), i cibi con omega 3, la frutta oleosa.

Un modello animale di Alzheimer guarisce con l'attivazione di una particolare proteina, almeno nelle fasi iniziali.


Aggiornamento 29/11/2016

Dieci integratori che sostengono la funzione mentale.

Aggiornamento 13/12/2016

Ulteriori prove che gli omega 3 possono avere effetto terapeutico sull'Alzheimer rimuovendo la placca betaamiloide.

Luteina e zeaxantina sembrano migliorare le funzioni cognitive degli anziani.


Aggiornamento 20/12/2016

La proteinuria, un problema tipico dell'insufficienza renale, è associata con demenza senile.
La luteina, un nutriente presente nei vegetali a foglia, nelle crucifere e nel giallo d'uovo, aiuta a mantenere il cervello giovane.
Una nuova proteina scoperta, autotaxina, sembra collegare diabete e Alzheimer.

Aggiornamento 30/12/2016

Serviranno studi di approfondimento, ma il protocollo dietetico per invertire il morbo di Alzheimer ha dato buoni risultati anche nel follow-up a 6 mesi


Aggiornamento 2/1/2017


Le persone con problemi renali possono andare incontro a problemi cognitivi che rendono più difficile prendere decisioni.

Il complicato rapporto tra vasi sanguigni che invecchiano e declino cognitivo: anche l'IGF1 ha il suo effetto deleterio, riducendo la produzione mitocondriale di energia


Aggiornamento 7/1/2017


In uno studio pubblicato su Lancet vivere vicino a fonti di inquinamento stradale (traffico intenso) è associato a rischio di Alzheimer ma non di Parkinson o sclerosi multipla.



Aggiornamento 19/1/2017


In un modello animale una molecola presente nella cicoria riduce i problemi di memoria dell'Alzheimer.

La carenza di vitamina B6 si associa al declino cognitivo. frutta e verdura si confermano protettive. Alcuni consigli del dott. Mercola

I difetti nell'autofagia, dovuti agli eccessi alimentari, sono implicati nella genesi delle malattie neurodegenerative.


Aggiornamento 14/2/2017

I microbi intestinali hanno un possibile ruolo nell'Alzheimer


Aggiornamento 21/2/2017

Antiossidanti come la vitamina E, omega 3, B12, folati sono i principali elementi che proteggono dal danno vascolare che caratterizza l'Alzheimer

I polifenoli hanno sia effetto protettivo che potenziale terapeutico nei confronti della neurodegenerazione

Aggiornamento 23/2/2017

L'uso di metformina per lungo periodo è legato a vitamina B12 bassa
La dieta occidentale, alterando la flora intestinale, riduce la flessibilità cognitiva, cioè la capacità di memorizzare ed elaborare le informazioni.

Aggiornamento 25/2/2017

L'albuminuria è associata a declino cognitivo, forse perché segno di alterazioni condivise nell'endotelio vascolare.

Aggiornamento 26/2/2017


L'iperglicemia è notoriamente legata al declino cognitivo. Probabilmente uno dei link è l'alterazione di un enzima dei macrofagi, MIF, che crea stress ossidativo e collega il sistema immunitario con l'Alzheimer



Aggiornamento 5/3/2017

La dieta mediterranea protegge dal declino cognitivo, chi non la segue in età avanzata va incontro a riduzione delle dimensione encefaliche

Esistono delle radici comuni tra Parkinson e Alzheimer

Aggiornamento 7/3/2017


Gli omega 3 sono particolarmente efficaci nel prevenire l'Alzheimer in persone con una variante genetica, APOE4, che aumenta il rischio di demenza


Aggiornamento 10/3/2017

Il concentrato di mirtilli può, migliorando il flusso di sangue, migliorare la funzione cognitiva negli anziani
Caffeina e, in misura minore wortmannina e acido retinoico, attivano un enzima che protegge dalle proteine alterate tipiche delle malattie neurodegenerative

Aggiornamento 17/3/2017

La supplementazione con vitamine del gruppo B attenua i danni causati dall'inquinamento atmosferico, in particolare quelli che agiscono sull'espressione del genoma (epigenetica)

Aggiornamento 24/3/2017

Conferme sul legame tra insulinoresistenza e declino cognitivo

Aggiornamento 30/3/2017

Il consumo regolare di tè protegge dal declino cognitivo, specie se si ha una particolare predisposizione (gene APOE e4)


Aggiornamento 7/4/2017

Nel modello animale la dieta raffinata distrugge la capacità cognitiva e l'attenzione.

Update  28/5/2017


Il cibo spazzatura si associa a minor plasticità neuronale, ossia capacità cognitiva ridotta


Aggiornamento 1/6/2017

In un modello animale una dieta con diverse supplementazioni mostra effetti terapeutici nei confronti del Parkinson.


Aggiornamento 23/6/2017

Gli AGEs, metaboliti che si formano durante la cottura ad alte temperature, aumentano il rischio di Alzheimer. Anche il δ-tocoferolo (una forma di vitamina E, aggiunta ai cibi come E309) e i cibi processati hanno questo effetto.

Invece α-tocoferolo, vitamine B e D, polifenoli e flavonoidi, omega 3 sono protettivi. Le cotture devono essere fatte a temperature basse e dopo marinatura nelle spezie.

Aggiornamento 10/7/2017

L'esercizio aerobico è in grado di invertire, almeno nel breve termine, i sintomi dell'Alzheimer
Anche moderate quantità di alcol (un drink al giorno) aumentano il rischio di declino cognitivo.

Aggiornamento 11/7/2017


La mancanza di sonno aumenta il rischio di Alzheimer, favorendo la sintesi della beta-amiloide


Una dieta povera di nutrienti, in particolare omega 3, vitamine E e D, B2 e B5 si associa ad infiammazione e maggior rischio di demenza, mentre la dita prudente e ricca in cibo vero e nutriente riduce il rischio


Aggiornamento 25/7/2017

Si conferma un'associazione tra statine, in particolare lipofiliche, e rischio di Parkinson.


Aggiornamento 3/9/2017


Segnalo un sito molto interessante sull'olio di krill, formulazione di omega 3 per certi versi migliore rispetto al classico olio di pesce


Aggiornamento 19/9/2017

Il Parkinson è dovuto anche ad una ossidazione della dopamina e alterazione dei mitocondri, per questo gli antiossidanti possono fermarlo nei primi stadi della malattia.
Il legame tra Parkinson e intestino: i batteri intestinali alterano la funzione motoria

I più importanti nutrienti per il cervello: omega 3, vitamina D ed E.

Contrariamente a quanto si pensa, il cervello non è sterile, e ha un suo microbiota. Quello di persone con Alzheimer è composto spesso da batteri che danno infiammazione e contribuiscono alla malattia.

Un metabolita batterico di origine intestinale appare molto importante per l'infiammazione cerebrale tipica dell'Alzheimer

Aggiornamento 30/10/2017


Il paraquat, erbicida vietato in Europa ma molto usato in Asia, genera specie ossidanti (ROS). A seconda della nostra genetica queste molecole sono più o meno dannose e aumentano il rischio di Parkinson

il consumo di latte si associa in uno studio al declino cognitivo. Questo è forse dovuto al galattosio, che viene usato anche nei modelli animali per indurre neurodegenerazione.

Aggiornamento 5/11/2017

L'Alzheimer, in particolare quello tardivo, è una malattia che si associa a difetti nella produzione e utilizzo dell'energia.
I mitocondri, le centrali energetiche della cellula, non riescono a produrre correttamente l'ATP, la molecola che permette le reazioni biochimiche. Così l'ATP viene prodotto in maggioranza dalla glicolisi, una via metabolica che aumenta lo stress ossidativo, e viene alterata la risposta all'insulina.
Queste osservazioni giustificano le emergenti potenzialità terapeutiche delle diete chetogeniche nell'Alzheimer

Aggiornamento 9/11/2017

L'alcol è un pericoloso cancerogeno e distrugge le cellule cerebrali negli adulti


Aggiornamento 10/11/2017

Un mix di nutrienti (acidi grassi omega-3, colina, uridina monofosfato, fosfolipidi, antiossidanti, vitamine del gruppo B) previene il declino della memoria e l'atrofia cerebrale in persone con Alzheimer nelle fasi iniziali. Lo studio (LipiDiDiet), durato 2 anni, è stato pubblicato sull'importante rivista The Lancet​ Neurology. Sfortunatamente, almeno per ora, non è stata in grado di curare persone con malattia già conclamata, ma va somministrata negli stadi iniziali per essere efficace


Aggiornamento 29/11/2017

Nelle malattie neurodegenerative, l'alterazione delle proteine mitocondriali è una probabile forte concausa, perché limita la produzione di energia necessaria alle funzioni neuronali, in particolare il rilascio di neurotrasmettitori dalle membrane

Un componente attivo dello zafferano in vitro può degradare la beta amiloide dell'Alzheimer

Perdere peso può essere pericoloso nelle persone con Parkinson, è associato con prognosi infausta. Una dieta più calorica è probabilmente protettiva

Aggiornamento 11/12/2017


L'olio di canola, molto usato negli USA, si associa ad Alzheimer nel modello animale.
Aumentare la funzionalità mitocondriale migliora il modello animale di Alzheimer, rimuovendo la betaamiloide

Aggiornamento 15/12/2017

Le benziodiazepine sembrano aumentare la mortalità nelle persone con Alzheimer

In uno studio pilota la dieta chetogenica supplementata con olio di cocco ha migliorato la condizione di persone con Alzheimer moderato. Tali miglioramenti sono spariti una volta interrotta la dieta.


Aggiornamento 23/12/2017

I benefici dei grassi a media catena (MCT) in una review di Lancet.
"I meccanismi alla base della dieta chetogenica potrebbero avere anche ruoli in altri disturbi, come la prevenzione della neurodegenerazione nella malattia di Alzheimer, la proliferazione e la diffusione del cancro e l'insulino-resistenza nel diabete di tipo 2".

Una porzione giornaliera di insalata a foglia può ritardare il declino cognitivo fino a 11 anni. Anche il pesce appare protettivo. La deposizione di betaamilode nell'Alzheimer appare stimolata dallo stato infiammatorio del cervello.

Il sonno corretto sembra associato con prevenzione della malattia di Alzheimer


Aggiornamento 31/12/2017

Le nuove linee guida americane nel trattamento del declino cognitivo prevedono la prescrizione di attività fisica

Aggiornamento 2/1/2018

L'asse intestino-cervello  potrebbe avere un nuovo nome: "mapranosi".
Abbiamo però nuove certezze, in particolare sul ruolo nell'Alzheimer:



  • Il microbiota modula (migliora) i processi immunitari in tutto il corpo, incluso il sistema nervoso centrale.
  • Il microbiota può indurre tossicità ossidativa (da radicali liberi) e infiammazione correlata che contribuisce alla neurodegenerazione.
  • I metaboliti prodotti dal microbiota possono essere sia benefici (sostenuti dalla salute) che dannosi (patogeni).
  • La genetica dell'ospite influenza le popolazioni di microbi, dimostrando che l'asse intestino-cervello è bidirezionale.
Aggiornamento 7/1/2018

La supplementazione con 2 grammi al giorno di DHA ha migliorato la funzione cerebrale di persone con Alzheimer moderato


Aggiornamento 16/1/2018


Il sale, tramite l'azione sui th-17, sembra aumentare in un modello animale il rischio di demenza e problemi cerebrovascolari.



Aggiornamento 19/1/2018

I rischi per la funzione cerebrale dati dall'abbassamento del colesterolo


Aggiornamento 22/1/2018

La colina nel terzo trimestre di gravidanza migliora le capacità cognitive del bambino. Via libera alle uova cotte!

Aggiornamento 24/1/2018

Che succede se diamo curcuma altamente biodisponibile a persone con problemi di memoria per un anno e mezzo?
Migliorano il linguaggio, l'umore, la memoria e si riduce la beta-amiloide (sostanza tipica dell'Alzheimer).

Che vita triste quella di chi ha come scopo dimostrare che la curcuma non ha effetto

Aggiornamento 1/2/2018


La dieta MIND, un ibrido tra DASH e mediterranea, riduce il declino cognitivo di chi abbia avuto un ictus. È caratterizzata da un alto introito di folati, antiossidanti e polifenoli da frutta e verdura, quantità moderate di pesce e scarso apporto di grassi saturi e trans.

Se abbiamo problemi di Alzheimer, forse sarebbe meglio chiedere ad un biochimico che ad neurologo, visto che sono i primi i massimi esperti di mitocondri.

Aggiornamento 8/2/2018

Il sonno frammentato può essere un segno precoce di malattia di Alzheimer.
Infatti durante la notte il cervello si "pulisce" dalla betaamiloide, la sostanza che causa la demenza. Senza il sonno questa sostanza aumenta negli anni.

Una volta di più si conferma l'importanza del sonno e di seguire i ritmi circadiani fisiologici per stare in salute.


Aggiornamento 14/2/2018

Gli alimenti associati con rallentamento della progressione del Parkinson sono spesso quelli della dieta mediterranea.
L'uso di omega 3 è giustificato da dati epidemiologici, ma va controllata la loro purezza.

I lipidi alimentari influenzano fortemente la composizione delle membrane cellulari e così le loro proprietà

Aggiornamento 9/3/2018


Gli aminoacidi ramificati possono essere d'aiuto nel recupero da trauma cerebrale. Anche zinco, omega 3, fosfatidilserina, grassi a catena media, inositolo e glicerofosfocolina possono aiutare.

Aggiornamento 11/3/2018


Alcuni effetti, ancora solo potenziali per ora, dei funghi medicinali. In particolare nei confronti dell'Alzheimer e del sistema immunitario.

Aggiornamento 17/3/2018

Dormire di giorno si associa con aumento della deposizione di betaamiloide, una delle caratteristiche dell'Alzheimer. Meglio fare al massimo un riposo di mezz'ora e dormire di più la notte.

Aggiornamento 21/3/2018

“La dieta chetogenica MCT  (trigliceridi a catena media) funziona attraverso la generazione di chetoni, che forniscono una fonte di energia alternativa per le cellule cerebrali, ed è considerata un potenziale trattamento per una serie di disturbi inclusi epilessia, morbo di Alzheimer, cancro e diabete.
I meccanismi ipotizzati coinvolgono l’ inibizione del recettore AMPA, l’attivazione dei PPARγ e la biosintesi di mitocondri e  forniscono una spiegazione per l'efficacia in altri condizioni, e diversi studi clinici sono attualmente in corso per convalidare l'uso della dieta chetogenica MCT nel trattamento dei disturbi riguardanti la funzione cerebrale.
Inoltre, sono necessari studi clinici per diminuire o mitigare potenziali effetti negativi delle diete chetogeniche, come l’acidosi di basso grado derivante dall'aumento in acido β-idrossibutirrico e  acetacetico.
L’uso dei grassi MCT (forniti con la dieta) potrebbe  migliorare e ampliare l'uso della chetosi come trattamento per epilessia, morbo di Alzheimer, cancro, diabete e altri disturbi”.

Aggiornamento 24/3/2018

Gli omega 3 insieme alle vitamine del gruppo B rallentano il declino cognitivo e l'insorgenza di Alzheimer

Le persone con Parkinson hanno spesso livelli bassi di vitamina B12 e alti di omocisteina. Se abbassarli aiuti a prevenire o migliorare la malattia si vedrà nei prossimi anni

Aggiornamento 31/3/2018


Un composto naturale, il nicotinamide riboside, riesce a mimare la restrizione calorica e potenzialmente bloccare le malattie legate all'invecchiamento, come quelle cardiovascolari e l'Alzheimer. Gli studiosi specificano che si tratta di uno studio preliminare ma molto promettente.

Aggiornamento 4/4/2018

L'Alzheimer appare come una malattia molto legata alla funzione vascolare: il mancato rilassamento delle arterie e l'invecchiamento portano allo stress endoteliale che, unito all'infiammazione, distrugge la funzione cerebrale.
Anche i mitocondri hanno il loro ruolo.


Aggiornamento 14/4/2018



La sedentarietà provoca dimagrimento, ma non dei fianchi bensì del cervello, in particolare nelle aree coinvolte nel mantenimento della memoria



Aggiornamento 23/4/2018



Il tanto temuto colesterolo alimentare può essere fondamentale per riparare la mielina nelle persone con sclerosi multipla



Il consumo di pesce si associa a minor rischio di Parkinson. Questo può essere dovuto alla presenza di una proteina, la parvalbumina, che inibisce la formazione di una sostanza chiave della malattia, alfa-sinucleina.


Aggiornamento 27/4/2018


Gli anticolinergici, usati come antidepressivi e antiincontinenza, possono aumentare il rischio di demenza anche molti anni dopo l'utilizzo.


Aggiornamento 29/4/2018


In 2 piccoli studi pilota (solo 4 persone sane) il cioccolato amaro al 70% ha ridotto i marker di stress e infiammazione e migliorato l'umore, la memoria e la capacità cognitiva.


Aggiornamento 30/4/2018

Una dieta ricca in antiossidanti e vitamine riduce il rischio di Parkinson e ne rallenta la progressione


Secondo una revisione degli studi, la carenza di micronutrienti tra i bambini è più diffusa di quanto pensassimo e forse dovuta all'alimentazione sbagliata, troppo ricca di alimenti poveri di nutrienti. Questo va a limitare le performance cognitive. La supplementazione è efficace nel correggere le carenze.

Aggiornamento 17/5/2017

I cibi che aiutano con l'Alzheimer.

Il dosaggio dell'omocisteina è un esame che i medici raramente prescrivono, ma arrivano ulteriori prove del suo legame, oltre che con malattie cardiovascolari, con le malattie neurodegenerative. Per gestire l'iperomocisteinemia solitamente basta l'integrazione con vitamine del gruppo B in forma metilata.

Il giorno che troveranno un farmaco per abbassarla ne parleranno come se fosse il nuovo colesterolo

Aggiornamento 29/5/2017

Alcuni pesticidi, anche se presenti in quantità residuali ritenute sicure, possono aumentare il rischio di Parkinson in persone geneticamente predisposte



Aggiornamento 19/6/2017

Il supporto nutrizionale dell'Alzheimer secondo Chris Kresser


Aggiornamento 22/6/2018


Il diabete aumenta il rischio di Parkinson


Aggiornamento 2/7/2018

Perché la dieta chetogenica può funzionare nelle persone con Alzheimer? I neuroni di queste persone non riescono più a metabolizzare correttamente il glucosio (tant'è che qualcuno lo chiama diabete di tipo 3) e fornendo grassi come substrati energetici, che generano ugualmente ATP ma con meno radicali liberi, possono riprendere a funzionare.

Inoltre il betaidrossibutirrato, un derivato dei grassi, agisce da antinfiammatorio


Aggiornamento 14/7/2018


Una forma biodisponibile di curcuma migliora memoria, attenzione e umore in adulti senza demenza. L'effetto sembra da attribuirsi alla riduzione di proteina Tau e beta-amiloide (tra le responsabili dell'Alzheimer)



Aggiornamento 27/7/2018

L'estratto con polifenoli di uva e mirtilli riesce a migliorare la memoria episodica in persone anziane



Aggiornamento 29/7/2018

Il fegato potrebbe essere uno dei responsabili dell'Alzheimer. Infatti nel fegato nascono i plasmalogeni, composti derivati dai trigliceridi che trasportano i grassi, e per motivi ignoti (forse il semplice invecchiamento) quest'organo non riesce più a sintetizzarli correttamente, e non inserisce i preziosi omega 3  che così non arrivano al cervello. Questo può spiegare anche perché la somministrazione di omega 3 in diversi casi non migliora la situazione.

Aggiornamento 3/8/2018

Il pH cellulare dei neuroni potrebbe giocare un ruolo importante nell'Alzheimer. Nel modello animale infatti correggere l'acidità cellulare determina rimozione della placca amiloide. Forse arriva troppo tardi per essere corretto negli uomini, ma dà speranza per i trattamenti, anche dietetici, della malattia


I segreti dell'invecchiamento sano: mantenere i mitocondri sani con cibo e diete salutari, restrizione calorica, riduzione di sodio ma aumento di potassio, magnesio e calcio, microbioma sano con cibi fermentati e probiotici, movimento tanto e stress ridotto
https://www.physiology.org/doi/full/10.1152/ajpheart.00734.2017
Aggiornamento 28/8/2018

Dare probiotici in persone con SIBO o intestino corto può portare a confusione mentale e gonfiore intestinale.
Questo è dovuto all'eccesso di lattobacilli che rilasciano acido lattico, facendolo accumulare nel sangue in quantità 3 volte superiore al normale, portando anche ad acidosi metabolica.


La condizione si normalizza con antibiotici e interrompendo i probiotici.

Aggiornamento 17/9/2018

Il consumo esagerato di zucchero in gravidanza o durante la prima infanzia, soprattutto di bibite gassate o dolcificate, influenza negativamente le performance cognitive del bambino. Lo zucchero della frutta invece le migliora. Morale della favola: non fidatevi di chi dice è sempre zucchero

Aggiornamento 7/10/2018

Le persone con malattie neurologiche hanno diverso consumo energetico, soprattutto per i mitocondri disfunzionali


Aggiornamento 21/10/2018

Sintomi neuropsichiatrici come depressione, ansia, disordini del sonno ecc possono essere un campanello d'allarme dell'Alzheimer, perché poggiano su basi biologiche simili.

Aggiornamento 11/11/2018

L'iperglicemia appare essere l'unico predittore metabolico di Alzheimer, 14 anni prima della malattia.

Aggiornamento 18/11/2018


In questo video un prof americano spiega come l'Alzheimer possa essere dovuto ad un deficit di produzione di energia dei neuroni, e come la funzione  possa essere ripristinata con la dieta chetogenica


Il lavoro d'ufficio alla scrivania riduce il flusso di sangue al cervello, con tutte le conseguenze del caso (aumentato rischio di malattie neurodegenerative, tra cui demenza, morbo di Alzheimer e ictus). La buona notizia è che fare delle brevi passeggiate durante la giornata annulla questo effetto.


Aggiornamento 7/12/2018

Il metabolismo del DHA nel cervello

I mitocondri sono fondamentali per il fato dei neuroni e per la regolazione della funzione cognitiva

Aggiornamento 11/12/2018

L'uso del protocollo Wahls per l'Alzheimer ha già fatto stare meglio un centinaio di persone. 
Ecco le linee guida:

"Se voi o un membro della famiglia siete preoccupati per il declino cognitivo, ecco alcune semplici strategie iniziali che vi esorto a considerare.


  • Tagliare lo zucchero e gli alimenti lavorati e ridurre i carboidrati. Avere glicemia alta e resistenza all'insulina aumenta notevolmente il rischio di declino cognitivo. Levare i prodotti a base di cereali e sostituirli con verdure non amidacee.
  • Mangia più verdure, che sono un'eccellente fonte di carotenoidi e vitamina K, entrambi associati a un miglioramento del pensiero, alla riparazione della mielina (l'isolamento grasso dei neuroni del cervello) e a cellule staminali del cervello più sane.
  • Muoviti di più. L'aumento dei livelli di attività fisica aumenta i fattori di crescita nervosa che supportano le cellule cerebrali sane.
  • Prendi in considerazione la possibilità di rimuovere glutine, latticini e uova dalla tua dieta. Questi tre alimenti sono le più comuni sensibilità alimentari non riconosciute e sono spesso associate a infiammazione nel cervello.
  • Fai da 7 a 8 ore di sonno ogni notte. Durante il sonno, il cervello rimuove le tossine, compresa l'amiloide che si accumula nel cervello quando le persone sviluppano l'Alzheimer. Ottenere un sonno sufficiente renderà più facile per il tuo cervello liberarsi dall'amiloide. Ottenere l'esposizione alla luce del sole per gli occhi durante il giorno e ridurre l'esposizione al computer, smartphone e televisori alla sera contribuirà a migliorare la qualità del sonno.
  • Connettiti con amici e familiari. Puoi farlo di persona o tramite telefono o videochiamata. La solitudine aumenta l'infiammazione nel cervello e il rischio di declino cognitivo".

Aggiornamento 12/12/2018

Il resveratrolo potrebbe aiutare in alcune funzioni cognitive nell'uomo adulto, ma non vi è grande evidenza secondo una metanalisi


Aggiornamento 22/12/2018

La carenza di folati espone alla degradazione i cromosomi, ossia il nostro DNA, in un modo in cui non si può riparare. In questo modo siamo più esposti a tumori, infertilità e problemi neurologici


Aggiornamento 23/12/2018

Secondo una revisione degli studi, una dieta proinfiammatoria, ricca di alimenti raffinati e povera di nutrienti, aumenta il rischio di depressione del 40%.
Gli studiosi hanno spiegato che "l'infiammazione è il sistema di difesa naturale del corpo contro infezioni, lesioni e tossine. Al fine di proteggersi dai danni, il corpo rilascia proteine, anticorpi e aumento del flusso sanguigno nelle zone colpite, causando arrossamento e gonfiore. Tuttavia, l'infiammazione cronica mette il corpo in uno stato costante di allerta ed è stato precedentemente collegato a malattie come il cancro, l'asma e le malattie cardiache. Si ritiene che tale infiammazione persistente, in particolare nel cervello, contribuisca alla morte neuronale", alterando così la funzionalità cerebrale.
"A livello molecolare e cellulare c'è una crescente abbondanza di ricerche che dimostrano l'influenza di fattori dietetici su marcatori della funzione neuronale e plasticità sinaptica, meccanismi che sono tutti coinvolti nell'eziologia della depressione"
Alla luce dei risultati, "utilizzare la dieta potrebbe fornire una promettente strategia efficace per ridurre i sintomi depressivi".


Alcuni nutrienti caratterizzano il buono stato della funzione cognitiva negli anziani
"L'analisi ha trovato un legame solido tra i livelli più elevati di diversi biomarcatori di nutrienti nel sangue e prestazioni migliori su specifici test cognitivi. Questi nutrienti, che sembravano funzionare sinergicamente, includevano acidi grassi omega-3 e omega-6, carotenoidi, licopene, riboflavina, acido folico, vitamina B12 e vitamina D.
L'analisi ha anche rivelato che omega-3, omega-6 e caroteni sono collegati a una migliore efficienza funzionale della rete cerebrale".


Aggiornamento 2/1/2019


Incorporando phytochemicals (molecole naturali presenti nelle piante o in spezie, erbe e oli essenziali) nella nostra dieta quotidiana fin dalla tenera età, possiamo proteggerci dalla demenza e dalla perdita della vista nelle fasi successive della vita.



Aggiornamento 5/1/2019


Nel modello animale la candida può oltrepassare la barriera ematoencefalica (il sistema di protezione del cervello).
Nei topi si sono quindi riscontrati deficit di memoria spaziale che sparivano alla guarigione dell'infezione.

I ricercatori pensano quindi che questo fungo/lievito possa essere correlato allo sviluppo in alcuni casi di disturbi neurodegenerativi cronici, come l'Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi multipla.


La dieta DASH abbinata all'esercizio fisico (ma non da sola) ha migliorato le performance cognitive, in particolare quelle legate al comportamento, di persone con declino cognitivo (non demenza conclamata). Lo studio è durato 6 mesi

Aggiornamento 8/1/2019

Mai troppo tardi per iniziare a fare sport. In questi studio "l'intervento fatto con esercizio fisico mirato si è rivelato sicuro ed efficace nell'invertire il declino funzionale associato al ricovero acuto in pazienti molto anziani. È stato anche dimostrato che fornisce benefici nella funzione cognitiva e nella qualità generale della vita".


La colina è un nutriente essenziale ma riconosciuto tale da appena 20 anni. Si trova in alcuni prodotti di origine animale come fegato, uova, salmone, carne alimentata a erba, e vegetale come crucifere (cavoli e simili), mandorle e germe di grano.
In particolare è indispensabile per le future mamme per la formazione delle strutture neurologiche del nascituro, ed è importante negli anziani per proteggere dalla neurodegenerazione.
La tavola rotonda degli esperti ha concluso che: "negli USA c'è generalmente una carenza di introduzione di colina. Il fabbisogno di colina di un individuo dipende dal proprio genotipo e si dovrebbe fare di più per educare i consumatori e gli operatori sanitari sull'importanza degli alimenti ricchi di colina nella dieta. La colina deve essere integrata nel regime di integrazione prenatale.
La ricerca attuale suggerisce che il mancato raggiungimento dei livelli di adeguatezza è probabilmente dannoso per la salute, in particolare per quanto riguarda la funzionalità epatica e muscolare negli adulti sani, così come la funzione cognitiva nel feto in via di sviluppo e nel bambino. Le future conseguenze neurologiche dovute a introiti subottimali della colina materna potrebbero essere identificate nella ricerca clinica umana futura.

Si devono aggiornare e rivalutare i fabbisogni di questo nutriente".


Aggiornamento 13/1/2019


L'alluminio come agente eziologico primario nell'Alzheimer

Altre cause dell'Alzheimer: infiammazione vascolare, stress ossidativo, riduzione del flusso sanguigno, insufficienza cardiaca.


Aggiornamento 28/1/2019

Porphyromonas gingivalis, l'agente patogeno chiave nella parodontite cronica, è stato identificato nel cervello dei pazienti con malattia di Alzheimer. Le proteasi tossiche del batterio sono state identificate anche nel cervello dei pazienti di Alzheimer, e i livelli correlano con la proteina tau, quella che si altera nella malattia. Bloccando queste proteasi si può rallentare e prevenire la malattia
Un altro motivo per avere una buona igiene orale e usare probiotici orali.

Aggiornamento 28/1/2019

Sebbene si specifichi che rimangono importanti nella prevenzione cardiovascolare, l'articolo esamina gli effetti collaterali. delle statine che si riscontrano in una parte ristretta della popolazione.
Attualmente non esiste una definizione universalmente accettata di tossicità/intolleranza alle statine.
Il problema più diffuso sono sicuramente i dolori muscolari, che gli studi osservazionali suggeriscono verificarsi nel 10-15% dei pazienti, con dati clinici che arrivano fino al 30%. Negli studi randomizzati controllati, l'incidenza va da 1,5% al 5% dei pazienti, anche se si ritiene che questa sia una sottostima poiché la maggior parte degli studi esclude pazienti con una storia di intolleranza alle statine.
In generale i problemi sono legati all'alterata funzione mitocondriale e di membrana. Possono aumentare il rischio di diabete, problemi epatici e proteinuria. Le condizioni neurologiche associate all'uso di statine includono ictus emorragico, declino cognitivo, neuropatia periferica, depressione, confusione/perdita di memoria, aggressività e cambiamenti di personalità.
Inoltre problemi legati alla riduzione del testosterone come ginecomastia e problemi riproduttivi.

La carenza di vitamina D può aumentare gli effetti.

Aggiornamento 17/2/2019


Le persone con depressione, schizofrenia e demenza spesso hanno livelli inferiori di folato nel sangue rispetto a persone che non soffrono di disturbi psichiatrici. Il folato è necessario per la sintesi di neurotrasmettitori, e per questo la sua somministrazione con o senza farmaci supporta la guarigione da queste malattie

Aggiornamento 18/2/2019


Diabete e Alzheimer si confermano legati dall'alterazione del segnale insulinico


Aggiornamento 21/2/2019

La sterubina dalla Yerba santa potrebbe rivelarsi utile per curare l'Alzheimer


Aggiornamento 1/3/2019

La dieta mediterranea come protezione dalla neurodegenerazione, e altri eventuali legami (iperomocisteinemia, infiammazione, autofagia, stress ossidativo)


Aggiornamento 10/3/2019


L'olio extravergine d'oliva è uno dei cardini della dieta mediterranea. 
I suoi effetti preventivi sono evidenti per quanto riguarda la protezione dalle malattie cardiovascolari e neurodegenerative, dal tumore al seno e dal diabete,  e sono dovuti alla ricchezza in grassi monoinsaturi e alcuni antiossidanti come idrossitirosolo e oleuropeina. Il claim di protezione dall'ossidazione delle LDL è stato approvato dall'EFSA


Aggiornamento 19/3/2019

Gli alimenti associati con protezione della memoria e della funzione cognitiva: uova, melagrane, curcuma, frutti di bosco, pesce grasso, caffè, frutta oleosa, cacao amaro



Aggiornamento 26/3/2019

Almeno 10g di frutta secca al giorno sono associati al 40% in meno di rischio di ridotta funzione cognitiva (studio originale)


Aggiornamento 8/4/2019

Il fluoro in piccole dosi può essere utile per ossa e denti, ma una dose poco più alta crea problemi neurologici. La fluorosi può portare all'apoptosi dei neuroni spinali nei ratti.
Il fluoro può entrare nel cervello attraverso la barriera emato-encefalica. L'assunzione a lungo termine di fluoro può causare la ritenzione di fluoruro eccessivo nel cervello e influire sulla normale funzione fisiologica delle cellule cerebrali. Inoltre, il fluoruro può accumularsi nel tessuto cerebrale fetale attraverso la barriera placentare.
il fluoruro esercita il suo effetto tossico sullo sviluppo e sulla differenziazione delle cellule nervose del cervello della prole e porta a disturbi mentali della prole. Recenti studi hanno dimostrato che l'assunzione di fluoro è significativamente (e inversamente) correlata con l'intelligenza dei bambini.


Aggiornamento 9/4/2019


Le cause della schizofrenia sono sconosciute, ma ricerche recenti suggeriscono che  alterazioni nella tolleranza al glucosio e insulino-resistenza possono avere un ruolo. Nell'articolo si descrivono 2 casi di persone in cui la malattia è andata in remissione con trattamento chetogenico, che probabilmente influisce sulla funzionalità neuronale e sulla bioenergetica dei mitocondri. "Questi casi suggeriscono che la dieta chetogenica può essere un trattamento efficace per la schizofrenia, in grado di indurre la remissione dei sintomi psicotici, l'abbandono dei farmaci antipsicotici e il ripristino di una vita normale. Entrambi i pazienti hanno anche perso peso. Studi controllati randomizzati sono necessari per stabilire la sicurezza e l'efficacia della dieta chetogenica per i disturbi psicotici".


Aggiornamento 11/4/2019


Il cervello delle persone con schizofrenia è infiammato. In questa condizione il triptofano, che normalmente diventa serotonina e favorisce il benessere, viene trasformato in kinurenina, un composto che altera la funzione dei neuroni. Anche la flora intestinale può influenzare questi metabolismi e quindi avere un ruolo chiave nei disturbi dell'umore/cognizione/comportamento.

Le persone con problemi renali possono avere riduzione delle capacità cognitive.


5 commenti:

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  4. finalmente qualcuno che tratta l'argomento in maniera seria ed approfondita, complimenti andrea !

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