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domenica 29 ottobre 2023

Aminoacidi essenziali: perché li consiglio


È stata pubblicata una posizione della International Society of Sports Nutrition sull'uso di aminoacidi essenziali (EAA) nello sport.
Il documento ribadisce l'efficacia e la sicurezza di questo supplemento, in dosi di 15 grammi al giorno (ma viene specificato che anche 100g/die generalmente lo sono).
Il loro principale effetto è quello di stimolare la sintesi proteica muscolare (MPS) e mantenere la massa muscolare in seguito al turnover proteico, ossia il processo di degradazione e resintesi delle proteine danneggiate nei muscoli che avviene normalmente e dopo lo sport.


"Gli integratori di EAA stimolano l'MPS più di una pari quantità di proteine ​​di alta qualità sia come isolato che come componente di un pasto. È stato riscontrato che una dose orale di 3 g di EAA stimola la MPS in misura simile a 20 g di isolato di proteine ​​del siero di latte, che contiene circa 10 g di EAA. Inoltre, è stato dimostrato che l'aggiunta di EAA alle proteine ​​del siero di latte migliora significativamente la risposta degli MPS rispetto alle sole proteine ​​del siero di latte. L'effetto stimolatorio superiore degli EAA in forma libera è correlato alla maggiore quantità di EAA/grammo rispetto a una fonte proteica alimentare. A causa dell’elevato tasso di assorbimento intestinale degli EAA in forma libera, i rapidi aumenti delle concentrazioni plasmatiche circolanti di EAA guidano il trasporto verso l’interno del muscolo con conseguente raggiungimento più rapido delle concentrazioni massime di EAA intramuscolari rispetto ad altre fonti di proteine ​​alimentari".

In pratica il maggior aumento delle concentrazioni plasmatiche di aminoacidi che si ha con l'integrazione di EAA favorisce maggiore aumento di muscolo rispetto a cibo e altri integratori perché entrano più facilmente nel muscolo dove permettono l'effetto anabolico.




Gli EAA sono particolarmente indicati nei periodi di deficit calorico in cui si punta a ridurre la massa grassa, perché salvaguardano dalla perdita di muscolo.

La stimolazione dell'anabolismo muscolare avviene anche in persone che non praticano movimento, sono per questo ottimi in pazienti immobilizzati e anziani, mentre per dimostrare questo nei giovani servono più studi.

Gli EAA possono essere assunti prima, durante e dopo l'attività fisica, per massimizzare il loro effetto anabolico.

Altre condizioni che possono beneficiare dell'uso sono: sarcopenia, infezioni acquisite durante cure a lungo termine, ridotta funzionalità fisica e insufficienza cardiaca. "Gli effetti benefici degli EAA sono stati segnalati anche nelle seguenti condizioni o situazioni: riabilitazione; ictus; riposo a letto/immobilizzazione; malattia delle arterie periferiche; insufficienza renale; infiammazione; malattia critica; cancro ai polmoni; fibrosi cistica; malattia polmonare cronica ostruttiva; guarigione delle ferite; lesione cerebrale; sindrome metabolica e fattori di rischio cardiovascolare; obesità; grasso nel fegato e diabete. È importante sottolineare che in tutti questi studi sono stati osservati effetti benefici nonostante l'assenza di controllo sul consumo degli EAA contenuti nelle proteine ​​alimentari, suggerendo l'importanza dell'assorbimento rapido e completo degli EAA liberi in circostanze cliniche in cui la digestione può essere compromessa e la resistenza anabolica è prevalente".

Sottolineo che si tratta di malattie che hanno in comune un'alterazione della funzione mitocondriale, che beneficia della supplementazione di EAA.

Questi supplementi hanno un costo superiore a parità di peso rispetto alle altre fonti proteiche, ma una maggiore convenienza in rapporto all'effetto.

Chiedete comunque sempre consiglio al professionista prima di assumerli (sicuramente controindicati in caso di assunzione di psicofarmaci e di fenilchetonuria).


Aggiornamento 12/7/2024

L'incremento di muscolatura negli anziani stimolato da 3,6g di aminoacidi essenziali è molto maggiore di quello di 15g di proteine whey. Questo è probabilmente dovuto alla miglior efficienza nell'assorbimento intestinale.


Aggiornamento 29/8/2024

La supplementazione con un mix di aminoacidi essenziali e proteine (25g al giorno) per 8 settimane ha permesso a persone con osteoartrite al ginocchio di recuperare massa muscolare e migliorare la qualità della vita, riducendo i dolori articolari.
Non si sono registrati effetti avversi sui parametri metabolici o allergie.

Aggiornamento 2/10/2024

Durante i periodi di restrizione calorica, il corpo sopperisce al ridotto introito calorico consumando muscolo per ottenerne aminoacidi. Questo serve a chiarire perché non è facile dimagrire senza perdere massa magra e perché spesso le diete falliscono sul lungo periodo, visto che meno muscolo significa minor metabolismo basale e consumo totale.
Se però al posto dei carboidrati si consumano proteine whey e aminoacidi essenziali, quindi un mix ad alta quantità e qualità proteica, si riesce ad incrementare la massa muscolare nonostante il deficit energetico.

Aggiornamento 20/11/2024

Perché qualcuno vi invita a integrare la glutammina, aminoacido non essenziale, se provoca rilascio di ammonio che va a stimolare la lipogenesi epatica (costruzione di grasso nel fegato) e attiva SREBP, proteina che è anche implicata nella crescita di alcuni tumori?

Aggiornamento 24/1/2025

L'uso degli aminoacidi essenziali può essere utile durante la prima reintroduzione di carboidrati durante la dieta chetogenica dimagrante.
Migliorano la composizione corporea, la forza muscolare e lo stato infiammatorio.
Grazie al mio amico Dr. Giuseppe Annunziata per questo interessante studio


Aggiornamento 7/11/2025

Il professor Dioguardi, autorità nel campo della nutrizione clinica e degli aminoacidi in particolare, spiega come l'equilibrio tra aminoacidi essenziali, produzione di energia, sintesi proteica e autofagia possa influenzare la salute.

"Ad alte concentrazioni di ATP, la sintesi proteica può procedere e il consumo di ATP in AMP sarebbe proporzionalmente elevato, e infine la concentrazione di AMP aumenterebbe a livelli che innescano l'attivazione di AMPK, inducendo un'autofagia efficiente. Al contrario, quando la produzione di ATP è bassa, anche la sintesi proteica sarebbe ostacolata dalla scarsa disponibilità di ATP, di conseguenza, le concentrazioni di AMP attiverebbero scarsamente AMPK, impedendo di conseguenza un'autofagia efficiente."

L'autofagia permette la rimozione di strutture vecchie e danneggiate, che quindi rimangono e ostacolano le funzioni cellulari corrette. Gli aminoacidi essenziali sono quelli che stimolano la sintesi proteica e la salute mitocondriale.

Aggiornamento 3/12/2025

L'attività fisica riduce la crescita tumorale indirizzando il glucosio ai muscoli anziché alle cellule tumorali.
In particolare i topi che si allenano hanno meno glutamina e glutaminasi, un aminoacido correlato coi tumori e l'enzima che la metabolizza, rispettivamente. Questo è dovuto a una riduzione dei trasportatori glutamina/leucina, che portano la glutamina dentro la cellula e forniscono substrato alla cellula tumorale.

Aggiornamento 19/1/2026

Da anni sappiamo che la barriera intestinale è alterata in numerose malattie e condizioni croniche, diabete, malattie autoimmuni, in generale malattie infiammatorie dovute anche ad un'aumentata permeabilità intestinale che favorisce l'ingresso di sostanze infiammatorie come parti di batteri (LPS) o antigeni alimentari non digeriti.
Nel modello animale somministrare aminoacidi essenziali (EAA) migliora la bioenergetica degli enterociti e riduce la permeabilità intestinale, in particolare aumentando l'efficienza dei mitocondri e in pratica migliorando la vitalità cellulare e permettendo alle cellule di ripararsi.

Gli aminoacidi essenziali forniscono intermedi del ciclo di Krebs e così energia alla cellula, che può riprendere a pieno tutte le sue funzioni.

"L'azione degli EAA è dipendente dal contesto, negli stati catabolici servono principalmente come substrati energetici, mentre in condizioni anaboliche alimentano la sintesi proteica e la crescita cellulare". Le riparazioni dei danni possono avvenire solo in presenza di sufficienti substrati, sennò il corpo dà priorità ad altre funzioni.

Nel modello in questione la permeabilità intestinale è causata dal sovrappeso, e gli EAA favoriscono anche la riduzione del grasso viscerale, che aumenta l'infiammazione.

"Il nostro studio identifica gli EAA come una promettente strategia nutrizionale per preservare l'integrità della barriera intestinale e contrastare la disfunzione intestinale correlata all'obesità. Gli EAA supportano la biogenesi mitocondriale, modulano la segnalazione di mTORC1 e riducono l'infiammazione epiteliale, fornendo una base meccanicistica per il ripristino della funzionalità della barriera intestinale nei disturbi metabolici e infiammatori. Sebbene i dati preclinici e alcuni dati clinici siano incoraggianti, è necessaria una validazione in coorti umane affette da obesità. Nel complesso, gli EAA offrono una strategia per contrastare meccanismi interconnessi – disfunzione mitocondriale, alterazione della barriera e complicanze metaboliche sistemiche – nell'ambito di approcci terapeutici e di stile di vita integrati".

Aggiornamento 3/3/2026

Le persone in dialisi sono spesso malnutrite, sia nei riguardi delle calorie che delle proteine.
Una revisione sistematica ha messo in evidenza i potenziali supplementi con effetto positivo.

💪🏻 la creatina migliora l'utilizzo dell'energia e la forza, supporta il recupero della massa magra
💊le miscele di aminoacidi, migliorano il bilancio azotato e i parametri di anemia
🥤 supplementi orali nutrizionali, migliorano i parametri di malnutrizione, la forza e la qualità della vita
🥛proteine in polvere, migliorano i parametri antropometrici (peso e circonferenza del braccio), parametri di infiammazione

🌿 resveratrolo e curcumina, migliorano i parametri antropometrici e i valori ematici di lipidi e ferritina
🦠i probiotici, migliorano l'infiammazione, l'albumina, i parametri antropometrici e la qualità della vita

lunedì 28 agosto 2023

Quanto sono fico

 

I fichi, l’infruttescenza della pianta di Ficus carica appartenente alla famiglia delle Moraceae, sono tipicamente estivi e originari della Caria, regione dell’Asia Minore, ma poi diffusi in tutto il bacino mediterraneo. Sono ritenuti simbolo di longevità, anche grazie alle loro proprietà benefiche. Non si tratta di frutti veri e propri, ma vengono definiti “siconi”, falsi frutti con all’interno i granuli che costituiscono il vero frutto.



Il fico è noto per alcune caratteristiche benefiche legate alla presenza di diversi nutrienti. Queste proprietà sono presenti sia nel prodotto fresco che essiccato e sono dovute ai composti bioattivi, in particolare quelli di colore scuro.

I numerosi composti benefici del fico come fenoli, flavonoidi, quercetina, triterpeni, rutina, acido ferulico e tanti altri, hanno dimostrato nei modelli animali e in studi su umani di favorire gli effetti positivi di questo alimento.

La letteratura scientifica attribuisce al fico attribuisce al fico attività antimicrobica, antidiabetica, antinfiammatoria e analgesica, anticonvulsivante e anti-neurodegenerativa, citotossica e antiossidante. 

Il potenziale effetto antidiabetico è legato al miglioramento dell’azione dell’insulina, con un rallentamento dell’assorbimento del glucosio e un miglioramento del suo ingresso nelle cellule muscolari, insieme alla modulazione del metabolismo glicemico nel fegato, nel muscolo e nel tessuto adiposo. Inoltre l’effetto antiossidante contrasta i radicali liberi e riduce l’infiammazione che è corresponsabile della glicemia alta. Tra i principali antiossidanti che modulano il metabolismo glucidico troviamo kampferolo (tipico anche dei capperi), quercetina, balcaleina, naringenina, ficusina.

In Marocco foglie e frutti sono considerati una medicina tradizionale per il diabete. 

Sono state evidenziate anche proprietà antitumorali, sia in termini di prevenzione che di potenziale terapeutico, nei confronti di diversi tipi di tumore, tra cui stomaco, seno, polmone e intestino. Infatti gli studi animali indicano forti evidenze per gli effetti antiproliferativi dei composti presenti nel fico, tali da poter supportare le terapie convenzionali.

Quercetina e rutina presenti nel fico sono noti anche per il loro effetto senolitico. Si tratta di molecole capaci di favorire l’apoptosi (morte cellulare programmata) delle cellule senescenti. Queste cellule si accumulano nei tessuti andando avanti con l’età e non vengono rimosse. Il loro effetto è quello di disturbare il metabolismo energetico e non solo. La loro abbondanza è legata alle malattie tipiche dell’invecchiamento, come diabete, malattie neurodegenerative, tumori, sarcopenia ecc. Attualmente studi preliminari mostrano che favorendo la loro rimozione si contrasta il processo di aging

I fichi d’India invece sono i prodotti (bacche carnose) della pianta Opuntia ficus indica, cactacea originaria del Centro America ma diffusa in tutto il bacino del Mar Mediterraneo.




In termini generali sono state riportate numerose proprietà benefiche nell’assunzione di fichi d’india.

Grazie al suo alto contenuto di antiossidanti, tra cui flavonoidi, vitamina C, pigmenti, carotenoidi e betalaina, acidi fenolici e altri componenti fitochimici (biopeptidi e fibre solubili), il frutto ha dimostrato attività biologica contro acne, artrosi, dermatiti, diabete, diarrea, febbre, ipertensione, prostatite, reumatismi, mal di stomaco, verruche, allergie, colite e alcune malattie virali, favorendo inoltre la guarigione delle ferite. Interessanti risultati sono stati osservati anche nei confronti dei problemi metabolici.

Gli studi su animali hanno mostrato che il fico d’India induce maggiore ossidazione dei grassi e riduce la lipogenesi e lo stress ossidativo nel fegato, mostrandosi un potenziale amico di quest’organo al centro del metabolismo corporeo.

Negli studi sull’uomo, due revisioni hanno verificato potenziali positivi nei confronti del metabolismo.

Una mostra che i fichi d’india possono essere un supporto nel dimagrimento del paziente con obesità, modulando sia al metabolismo glucidico che lipidico. 

Un’altra supporta l’effetto di riduzione del grasso corporeo, anche senza riduzione del peso, con miglioramento dei valori di pressione sanguigna e colesterolo.


Aggiornamento 11/9/2023

Fornire frutta e verdura a persone in difficoltà economica aiuta la loro salute. Migliorano lo stato di salute generale, il peso, lo stato metabolico (emoglobina glicata) e la pressione sanguigna, tutte condizioni legate a cibo di scarsa qualità che costa poco ma non apporta sufficiente nutrimento. Si riduce inoltre la food insecurity, intesa come incapacità di procurarsi cibo a sufficienza per motivi economici.
Lo studio ha mostrato che "gli investimenti in programmi e interventi nutrizionali basati sugli alimenti, come i programmi di prescrizione dei prodotti, che prevedono l’acquisto e l’assunzione di alimenti sani, come frutta e verdura, hanno il potenziale per affrontare l’insicurezza alimentare e migliorare i risultati sanitari a valle, soprattutto nelle popolazioni con condizioni sanitarie eterogenee a maggior rischio di cattiva alimentazione". Lo studio fa parte della "The Food is Medicine Initiative" della American Heart Association

Che altre prove servono per considerare il cibo una medicina?

Aggiornamento 28/8/2024

In un esperimento durato 5 anni, persone con ipertensione in terapia e segni di danno renale sono state suddivise in 3 gruppi. Il primo assumeva tanta frutta e verdura, il secondo bicarbonato di sodio, il terzo una dieta normale e terapia farmacologica standard.
Dopo 5 anni si è verificato l'impatto sulla funzionalità renale e la pressione.
Il primo gruppo ha avuto miglioramento della pressione (riducendo i farmaci) e mantenimento della funzionalità renale. Nel secondo la funzionalità renale non è peggiorata ma la pressione non si è ridotta. Il terzo ha avuto progressione della malattia renale, verificata da un innalzamento del rapporto albumina/creatinina nelle urine. Vegetali e bicarbonato hanno l'effetto di ridurre la produzione di acidi che danneggiano il rene, ma il sodio del bicarbonato non permette di far scendere la pressione (pur non aumentandola).
Gli autori concludono scrivendo: "Lo studio supporta la misurazione di routine dell’albuminuria nei pazienti con ipertensione primaria e l’uso di frutta e verdura come base, e non aggiuntiva, alla gestione farmacologica", ritenendo quindi l'uso di frutta e verdura come un farmaco da utilizzare in caso di pressione alta e prevenzione del danno renale, riducendo anche il rischio cardiovascolare.

Aggiornamento 4/12/2025

Anche il mito secondo cui i diabetici di tipo 2 debbano evitare la frutta perché fa sollevare la glicemia è sfatato. Secondo una metanalisi degli studi la frutta abbassa la glicemia basale di 7mg/dL e l'emoglobina glicata, il marker di glicemia media dei 3 mesi precedenti, dello 0,33%. Anche il colesterolo buono (HDL) aumenta in media di 3mg/dL. Non si notano invece variazioni sulla pressione e sugli altri parametri lipidici.

Secondo i ricercatori "l'assunzione di frutta può migliorare il controllo glicemico grazie al suo basso indice glicemico e all'elevato contenuto di antiossidanti e fibre alimentari".

"La frutta è ricca di antiossidanti. Le fragole contengono vitamina C, folati e composti fenolici. Una meta-analisi ha dimostrato che l'integrazione di vitamina C, abbondante nella frutta, può ridurre i livelli di HbA1c e FBG nel diabete mellito di tipo 2. Analogamente, l'integrazione con altri antiossidanti presenti nella frutta, come i flavonoidi rutina e il resveratrolo, è stata associata a un miglioramento dei livelli di HbA1c nel diabete mellito di tipo 2. Questi risultati suggeriscono che le proprietà antiossidanti della frutta possono contribuire ai loro effetti ipoglicemizzanti".

Questi dati sono in linea con le raccomandazioni per il diabete, che suggeriscono "elevato apporto di fibre alimentari e consumo di carboidrati da alimenti ricchi di fibre, tra cui la frutta".

Alcuni temono la frutta per il contenuto in fruttosio, che notoriamente aumenta i trigliceridi e il rischio di diabete, ma questo si verifica oltre i 90g, valore che si raggiungerebbe con oltre mezzo kg di frutta assunta contemporaneamente.

La metanalisi ha mostrato che anche la frutta in polvere è efficace, oltre che pratica, se l'estrazione viene fatta preservando gli antiossidanti e le fibre. I succhi di frutta invece appaiono alzare la glicemia.

Ulteriori studi sono necessari per generalizzare a tutti i frutti e preparati questi dati.

martedì 4 luglio 2023

Per "risolvere" l'ovaio policistico


La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è una condizione caratterizzata da ridotta fertilità e alterazioni metaboliche simili a quelle del diabete (resistenza insulinica e difficoltà a mantenere il peso). Come molte condizioni croniche è caratterizzata anche da uno stato infiammatorio cronico.




La risoluzione dell'infiammazione cronica non è un processo che dipende esclusivamente dalla fine dell'infiammazione stessa, semplicemente col blocco dei segnali proinfiammatori, ma è un processo attivo che deve essere sostenuto da segnali appositi che promuovono la rimozione delle cause dell'infiammazione, tra cui la permanenza di parti virali o batteriche come ormai abbiamo imparato in questi anni. Il processo di risoluzione è quindi attivamente stimolato da molecole note come proresolvine, derivate dagli omega 3 e, in misura minore, dagli omega 6.




Si è osservato che le donne con PCOS hanno ridotti livelli di proresolvine. 

Si sta ipotizzando per questo di fornire le proresolvine come integratore in modo da favorire una riduzione del tono infiammatorio e migliorare il quadro di questa condizione.

In generale, un'alimentazione con riduzione dei cibi infiammatori (industriali) e aumento di quelli veri e non processati è possibile migliorare il quadro legato allo stress ossidativo e all'infiammazione. Gli alimenti ricchi di antiossidanti hanno proprio questo effetto, ma anche alcuni integratori possono dare supporto. Tra questi vitamina D, magnesio e omega 3.

Aggiornamento 6/7/2023

La cannella può essere usata come trattamento complementare in sindrome dell'ovaio policistico e diabete di tipo 2 per migliorare il metabolismo dei carboidrati.
"La cannella può migliorare i livelli dell'indice HOMA (che misura l'insulinoresistenza) attraverso vari meccanismi tra cui la sottoregolazione (riduzione) della segnalazione dell'insulina negli adipociti, l'inibizione dell'azione dell'alfa-amilasi come enzima iniziale della digestione dei carboidrati, l'attivazione dell'adenosina monofosfato (AMP)-chinasi (AMPK) che può regolare il GLUT4 (trasportatore del glucosio) e l'attivazione dell'IGF1 nei fibroblasti, favorendo il controllo glicemico".

Aggiornamento 6/7/2023

Il microbiota ha una forte influenza sulla PCOS. L'uso di probiotici e simbiotici può migliorare i profili ormonali, gli indicatori infiammatori e i disturbi del metabolismo lipidico. Migliorano anche peso, insulina e indice HOMA.

"La PCOS può originarsi nelle primissime fasi dello sviluppo, mostrando caratteristiche cliniche più tardi nell'adolescenza; il monitoraggio del microbioma e l'integrazione precoce di probiotici durante l'infanzia e l'adolescenza potrebbero essere utili per modulare la disbiosi al fine di prevenirla come causa modificabile di PCOS". 

Aggiornamento 4/10/2023

La dieta chetogenica a basso contenuto calorico (VLCKD) può migliorare lo stato di salute delle adolescenti con sindrome dell'ovaio policistico (PCOS). Migliora il quadro ormonale e con esso le caratteristiche (irregolarità mestruali, irsutismo, ), la composizione corporea, le alterazioni del glucosio e dei grassi (iperglicemia e ipertrigliceridemia), lo stress ossidativo. Gli studi sono però ancora troppo pochi.


Aggiornamento 11/11/2023

In donne con ovaio policistico, la dieta chetogenica ha un effetto superiore rispetto alla dieta mediterranea nel favorire la gravidanza in seguito a fecondazione in vitro.

Aggiornamento 27/12/2023

Il sovrappeso riduce la fertilità sia nelle donne che negli uomini. Da una parte si verificano "scarsi esiti riproduttivi con mestruazioni irregolari, anovulazione, infertilità, aborto spontaneo e complicazioni durante la gravidanza", dall'altra scarsa qualità del seme, disfunzione erettile e squilibri ormonali. Questo accade perché l'eccesso di tessuto adiposo influenza negativamente diversi processi fisiologici. Anche l'alterazione del microbiota gioca un ruolo.
"Iperinsulinemia, iperleptinemia, infiammazione cronica e stress ossidativo sono importanti mediatori dell'obesità, che possono portare a disfunzione erettile ed epididimite negli uomini e a cicli mestruali irregolari, sindrome dell'ovaio policistico, endometriosi, fibromi uterini e preeclampsia nelle donne, portando infine alla sterilità".
La modulazione del microbiota con dieta e supplementi appare utile nel modello animale, migliorando le condizioni testicolari e l'assorbimento di nutrienti utili. Migliorano anche i livelli di testosterone ed estrogeni.
Anche l'uso dei nutraceutici fitoterapici è un approccio che può migliorare la condizione di infertilità legata al sovrappeso.
Tra i meccanismi dei fitoterapeutici, "ridotto assorbimento dei lipidi, ridotto apporto energetico, blocco dell'assorbimento dei grassi dal cibo, aumento della sazietà, aumento del dispendio energetico, diminuzione della differenziazione e proliferazione dei preadipociti o diminuzione della lipogenesi e aumento della lipolisi, modulazione del metabolismo dei carboidrati, inibizione della lipasi pancreatica, riduzione dei liquidi, miglioramento dell'umore, diminuzione dell'accumulo di tessuto adiposo bianco, inibizione della grelina, aumento dell'espressione dei recettori PPAR".
In breve, "Abelmoschus esculentus, Cinnamomum verum, Citrullus colocynthis, Matricaria chamomilla, Trigonella foenum-graceum L., Glucomannano, una fibra alimentare da Amorphophallus konjac, Punica granatum, i flavonoidi dell'Eucommia ulmoides, il decotto Cangfu Daotan e le catechine del tè Oolong hanno migliorato l'equilibrio degli ormoni sessuali, la disfunzione ovarica, la ciclicità mestruale e la funzione ovarica e hanno inibito l'iperplasia ovarica nelle donne con PCOS, riducendo apoptosi ovarica, infiammazione, stress ossidativo e migliorando il controllo della disfunzione metabolica nelle donne obese. Acacia senegal, Aloe barbadensis Mill, Ficus asperifolia, ficocianina da Spirulina platensis, Salvia officinalis, Urtica dioica e formulazioni Unani da Apium graveolans, Pimpinella anisum, Ptychotis ajowan, Trigonella foenum, Valeriana wallichii hanno migliorato l’infertilità aumentando la sensibilità all’insulina, migliorando la ciclicità mestruale e la funzione ovulatoria e hanno parzialmente aumentato la qualità delle ovaie e degli ovociti nelle donne obese attenuando la dislipidemia e lo stress ossidativo".
Per quanto riguarda l'uomo, "tè nero e verde, Caralluma fimbriata, Cistanche Tubulosa, Succo di frutta Citrus maxima, Cuminum cyminum L, Foeniculum vulgare, Curcumina, Echinacea purpurea, Glicoproteina da estratto di Mytilus edulis, Glycyrrhiza glabra, estratto di semi d'uva, Guibourtia tessmannii, Hibiscus sabdariffa, decotto Huaji Jianpi, decotto di Huatan Qushi, indolo-3 -carbinolo, licopene e moring, olio essenziale di maggiorana (Origanum majorana), Moringa oleifera, olio di Nigella sativa, formulazione polierboristica a base di radici di Withania somnifera, radici di Asparagus racemosus e Andrographis foglie di panicolata, Polisaccaridi da Lycium barbarum, Quercetina, Olio di palma rosso ed estratti di tè Rooibos, Resveratrolo, Acido asiatico [centella], isoflavoni di Glycine max, Syzygium aromaticum, Tamarindus indica L., timochinone e rizoma di Zingiber zerumbet hanno il potenziale di combattere l’infertilità maschile sopprimendo la lipogenesi, aumentando i livelli di testosterone e altri ormoni come 3β-HSD e 17β-HSD, migliorando la conta degli spermatozoi, la motilità, lo spessore del tubulo testicolare e la steroidogenesi, regolando le vie di segnalazione PPAR e AMPK, attenuando la dislipidemia testicolare, lo stress ossidativo, l'infiammazione e sopprimendo l'apoptosi delle cellule germinali".

Aggiornamento 19/2/2024

In donne in età fertile con iperandrogenismo (eccesso di ormoni tipici maschili) e sovrappeso una dieta appropriata con riduzione degli zuccheri, attività fisica moderata, riduzione di stress e alcol facilita il miglioramento del quadro ormonale. Come conseguenza migliorano acne, irsutismo, disturbi mestruali e infertilità.


Aggiornamento 12/1/2025

La cura del microbiota, mediante probiotici (batteri vivi), prebiotici (fibre che li nutrono) e simbiotici (batteri + fibre) si conferma utile nella sindrome dell'ovaio policistico.
Una parte dell'infiammazione e delle alterazioni ormonali infatti sono legate a metabolismi mediati dalla flora. Possono inoltre migliorare il profilo lipidico e glicemico, spesso alterati nelle donne con PCOS.

Anche il succo di melagrana si è rivelato utile. Tra le fibre, l'inulina in particolare, nota per promuovere i bifidobatteri.

Aggiornamento 12/3/2025

Perché quando prescriviamo una dieta chetogenica dimagrante VLCKD (anche chiamata VLEKT) lo facciamo con dei prodotti sostitutivi e non coi semplici alimenti?
Perché siamo pagati dalle case farmaceutiche, chiaro. Ovviamente si scherza.
Semplicemente perché è più efficace e conveniente in termini di salute, grazie alla minore presenza di grassi e al miglior valore proteico.
Il confronto tra i due tipi di approccio (con cibi "naturali" o coi prodotti sostitutivi) è stato fatto da alcuni bravi ricercatori, tra cui il mio amico dott. Giuseppe Annunziata.
Cosa è emerso?
Usare i prodotti sostitutivi è sicuramente più costoso, ma consente di introdurre meno proteine della carne che possono avere un effetto negativo sul microbiota. Può essere più controllata perché il numero di pasti è fisso e i pasti hanno una composizione nota. Le proteine hanno alto valore biologico e una gamma di pasti fa in modo che ci sia una certa variabilità e palatabilità e non ci si annoi.
Per contro vi è ovviamente la mancanza di alimenti freschi (a parte le verdure).
Invece la dieta con alimenti veri segue meglio la stagionalità ma ha maggiore quantità di grassi saturi e colesterolo, meno accuratezza nelle quantità assunte e nei macronutrienti, col rischio di uscire dalla chetosi o di mangiare in più, una ridotta variabilità degli alimenti. Inoltre può aumentare il rapporto tra Firmicutes e Bacteroidetes, che si ritiene legato a un maggior rischio di malattia e sovrappeso. Può anche aumentare il carico renale di azoto e acido urico rispetto ai pasti sostitutivi.

In una recente intervista il prof Barrea, coautore dello studio, ha ribadito l'utilità della VLCKD in molte condizioni e che possa essere considerato anche un protocollo terapeutico, spiegando la necessità di far capire al paziente che si tratta di un approccio non farmacologico ma terapeutico. Può quindi essere considerato un investimento per la salute.
Tra le condizioni più responsive, insieme al sovrappeso, quelle dermatologiche (psoriasi, acne, idrosadenite suppurativa), ginecologiche (ovaio policistico), metaboliche (ipertensione e insulinoresistenza). Tutto questo grazie alla riduzione dello stress ossidativo e dell'infiammazione.

La dieta può anche essere fatta in maniera più economica con le proteine in polvere. Prendi un appuntamento per la tua dieta chetogenica.

Aggiornamento 17/6/2025

Somministrare DHA, un omega 3 a lunga catena, ha aumentato la produzione di proresolvine in donne con tumore mammario. Questo è accaduto soprattutto in donne con le mutazioni BRCA, quelle che aumentano considerevolmente il rischio.
L'olio utilizzato era di origine algale, quindi vegetale. Le proresolvine sono metaboliti degli omega 3 fondamentali per guarire dall'infiammazione sistemica, una condizione che è presente in tante malattie , compreso i tumori.
Queste scoperte aprono la strada a trattamenti nutrizionali integrativi che possano sostenere un miglioramento della prognosi

Aggiornamento 19/8/2025

Dimagrire prima del trattamento di IVF (fecondazione in vitro) aumenta la probabilità di concepimento, anche senza il trattamento (con metodi esclusivamente naturali quindi), soprattutto nelle donne con ovaio policistico (PCOS), un fattore che rende più difficile la gravidanza.