Il Blog di Andrea Deledda, Biologo nutrizionista http://www.nutrizionecagliari.it/
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lunedì 14 luglio 2025
Come trattiamo il lipedema
lunedì 28 agosto 2023
Quanto sono fico
I fichi, l’infruttescenza della pianta di Ficus carica appartenente alla famiglia
delle Moraceae, sono tipicamente
estivi e originari della Caria, regione dell’Asia Minore, ma poi diffusi in
tutto il bacino mediterraneo. Sono ritenuti simbolo di longevità, anche grazie
alle loro proprietà benefiche. Non si tratta di frutti veri e propri, ma
vengono definiti “siconi”, falsi frutti con all’interno i granuli che
costituiscono il vero frutto.
Il fico è noto per alcune caratteristiche benefiche legate alla
presenza di diversi nutrienti. Queste proprietà sono presenti sia nel prodotto
fresco che essiccato e sono dovute ai composti bioattivi, in particolare quelli
di colore scuro.
I numerosi composti benefici del fico come fenoli,
flavonoidi, quercetina, triterpeni, rutina, acido ferulico e tanti altri, hanno
dimostrato nei modelli animali e in studi su umani di favorire gli effetti
positivi di questo alimento.
La letteratura scientifica attribuisce al fico attribuisce al fico attività antimicrobica, antidiabetica, antinfiammatoria e analgesica, anticonvulsivante e anti-neurodegenerativa, citotossica e antiossidante.
Il potenziale effetto antidiabetico è legato al
miglioramento dell’azione dell’insulina, con un rallentamento dell’assorbimento
del glucosio e un miglioramento del suo ingresso nelle cellule muscolari, insieme
alla modulazione del metabolismo glicemico nel fegato, nel muscolo e nel
tessuto adiposo. Inoltre l’effetto antiossidante contrasta i radicali liberi e
riduce l’infiammazione che è corresponsabile della glicemia alta. Tra i
principali antiossidanti che modulano il metabolismo glucidico troviamo
kampferolo (tipico anche dei capperi), quercetina, balcaleina, naringenina,
ficusina.
In Marocco foglie e frutti sono considerati una medicina tradizionale per il diabete.
Sono state evidenziate anche proprietà antitumorali, sia in termini di prevenzione che di potenziale terapeutico, nei confronti di diversi tipi di tumore, tra cui stomaco, seno, polmone e intestino. Infatti gli studi animali indicano forti evidenze per gli effetti antiproliferativi dei composti presenti nel fico, tali da poter supportare le terapie convenzionali.
Quercetina e rutina presenti nel fico sono noti anche per il
loro effetto senolitico. Si tratta di molecole capaci di favorire l’apoptosi
(morte cellulare programmata) delle cellule senescenti. Queste cellule si
accumulano nei tessuti andando avanti con l’età e non vengono rimosse. Il loro
effetto è quello di disturbare il metabolismo energetico e non solo. La loro
abbondanza è legata alle malattie tipiche dell’invecchiamento, come diabete,
malattie neurodegenerative, tumori, sarcopenia ecc. Attualmente studi
preliminari mostrano che favorendo la loro rimozione si contrasta il processo
di aging.
I fichi d’India invece sono i prodotti (bacche carnose)
della pianta Opuntia ficus indica,
cactacea originaria del Centro America ma diffusa in tutto il bacino del Mar
Mediterraneo.
In termini generali sono state riportate numerose proprietà
benefiche nell’assunzione di fichi d’india.
Grazie al suo alto contenuto di antiossidanti, tra cui
flavonoidi, vitamina C, pigmenti, carotenoidi e betalaina, acidi fenolici e
altri componenti fitochimici (biopeptidi e fibre solubili), il frutto ha dimostrato attività biologica contro acne, artrosi, dermatiti, diabete,
diarrea, febbre, ipertensione, prostatite, reumatismi, mal di stomaco, verruche,
allergie, colite e alcune malattie virali, favorendo inoltre la guarigione
delle ferite. Interessanti risultati sono stati osservati anche nei confronti
dei problemi metabolici.
Gli studi su animali hanno mostrato che il fico d’India induce maggiore ossidazione dei grassi e riduce la lipogenesi e lo stress ossidativo nel fegato, mostrandosi un potenziale amico di quest’organo al centro del metabolismo corporeo.
Negli studi sull’uomo, due revisioni hanno verificato
potenziali positivi nei confronti del metabolismo.
Una mostra che i fichi d’india possono essere un supporto nel dimagrimento del paziente con obesità, modulando sia al metabolismo glucidico che lipidico.
Un’altra supporta l’effetto di riduzione del grasso
corporeo, anche senza riduzione del peso, con miglioramento dei valori di
pressione sanguigna e colesterolo.
domenica 4 settembre 2022
Alimentazione e funzione cognitiva 2
Continua qui il post sui legami tra alimentazione e funzione cognitiva
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"I composti bioattivi come curcumina, astaxantina, resveratrolo, idrossitirosolo, oleuropeina e spermidina, presenti sia nella dieta mediterranea che in quella di Okinawa, esercitano le loro funzioni protettive aumentando l'attività degli induttori della mitofagia, che rimuove i mitocondri danneggiati, e promuovendo la generazione di nuovi mitocondri. Dato il ruolo dello stress ossidativo nel guidare la disfunzione mitocondriale e la riduzione della mitofagia, le proprietà antiossidanti di questi composti proteggerebbero dall'invecchiamento cerebrale prematuro e dalle malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer (AD). Una mitofagia difettosa può innescare o peggiorare malattie neurodegenerative come l'AD, dove la disfunzione mitocondriale gioca un ruolo centrale nella patogenesi".
"Gli investigatori hanno trovato una sovrabbondanza di agenti patogeni opportunistici e componenti immunogenici, che suggeriscono un ruolo per le infezioni e l'infiammazione, grazie a una sovrapproduzione di molecole tossiche e sovrabbondanza del metabolita batterico curli. Ciò induce la patologia PD e la disregolazione dei neurotrasmettitori, inclusa la L-dopa. Allo stesso tempo, è stata osservata una carenza di molecole neuroprotettive e componenti antinfiammatori, il che rende difficile il recupero".
Le indagini sulla manipolazione del microbiota chiariranno l'efficacia dell'intervento dietetico.
Aggiornamento 15/12/2022
Aggiornamento 3/3/2023
Aggiornamento 10/3/2023
Aggiornamento 20/3/2023
Si sono riscontrati miglioramenti nell'intelligenza fluida, nell'attenzione e nei sintomi di ADHD.
Secondo i ricercatori i grassi presenti nelle noci (acido alfalinolenico, omega 3) è capace di favorire la crescita di sinapsi con un migliore funzionamento e quindi migliori connessioni tra neuroni. Per i risultati l'aderenza ha contato molto e i ricercatori hanno concluso raccomandando una porzione per almeno 3 volte a settimana.
La dieta può funzionare come prevenzione ma potenzialmente anche come cura in quanto in alcuni modelli si riesce a ridurre la placca.
"Le 4 classi di modelli dietetici con la maggior evidenza di regolazione dell'AD sono la dieta mediterranea, gli approcci dietetici per fermare l'ipertensione (DASH), l'intervento mediterraneo-DASH per il ritardo neurodegenerativo (MIND) e la dieta chetogenica". Questi approcci, se fatti correttamente, sono tutti caratterizzati dall'abbondanza di alimenti vegetali non alterati e freschi e di conseguenza ricchi in polifenoli e antiossidanti.
Anche l'utilizzo di probiotici, prebiotici e simbiotici ha ovviamente un effetto modulatore sulla flora. Altri nutrienti interessanti si trovano nei funghi medicinali e nel pesce grasso (omega 3).
Un semplice multivitaminico potrebbe ridurre il declino cognitivo in modo economico ed efficace.
La vitamina K2 favorisce la produzione di sfingomielina, componente essenziale per la mielinizzazione delle membrane neuronali e degli assoni. Nel caso dell'Alzheimer, riduce lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione. Inoltre nei modelli animali riduce l'accumulo di placca betaamiloide e migliora la funzione mitocondriale, caratteristiche della demenza. L'alterazione dei mitocondri è presente anche nel Parkinson.
Nella sclerosi multipla si sono osservati bassi livelli di questa vitamina e si è visto che la K2 è in grado di ridurre i processi infiammatori modulando alcune vie metaboliche (lipossigenasi e acido arachidonico) e ancora una volta favorendo la sintesi della mielina.
Aggiornamento 29/7/2023
Avere una condizione di prediabete, che se non curata quasi sicuramente progredirà in diabete di tipo 2, è associato con aumentato rischio di demenza, ma intervenire impedendo lo sviluppo del diabete riduce questo rischio.
Il legame tra problemi neurocognitivi e diabete è spiegato dalla glicemia alta che mette sotto stress i vasi sanguigni e impedisce un corretto nutrimento del cervello.
In particolare "i meccanismi putativi includono iperglicemia acuta e cronica, tossicità del glucosio, insulino-resistenza e disfunzione microvascolare del sistema nervoso centrale. L'aumento dell'insulina periferica nelle persone con iperglicemia provoca la desensibilizzazione del recettore neuronale dell'insulina, che può portare a una diminuzione della clearance di β-amiloide e un aumento della prefosforilazione della proteina τ. La tossicità del glucosio e la disfunzione microvascolare sono associate ad un aumento dello stress infiammatorio e ossidativo, che porta ad un aumento della permeabilità emato-encefalica. La combinazione di questi meccanismi è stata proposta per spiegare il legame tra diabete e demenza vascolare e di Alzheimer".
Probabilmente una dieta ricca di questi caroteni e vitamine può ridurre il rischio di demenza senile.
I ricercatori hanno dimostrato nel modello animale che la presenza di AGEs aumenta l'appetito per i cibi che li contengono, quindi soprattutto prodotti da forno, dolci e simili.
Questo succede perché alcuni geni favoriscono la dipendenza in modo da farci accumulare grasso da utilizzare nei periodi di carestia. In particolare la mutazione di un gene chiamato glod-4, implicato nella detossificazione, aumenta la dipendenza da AGEs.
Gli AGEs causano infiammazione e stress ossidativo che inducono danno alle arterie, ipertensione, malattie renali, cancro e problemi neurologici. La capacità di detossificare queste sostanze si riduce con l'età e favoriscono l'invecchiamento.
"Ci sono cose semplici che chiunque può fare per ridurre il carico di AGEs nel proprio corpo, ha affermato Kapahi, tra cui mangiare cereali integrali (la fibra aiuta a mantenere stabili i livelli di glucosio), cucinare con calore umido anziché secco (ad esempio, cuocere al vapore anziché friggere o grigliare) e l'aggiunta di acido durante la cottura dei cibi che rallenta la reazione che porta alla formazione di AGEs, per esempio il succo di limone".
Abbiate cura dei vostri microbi intestinali per un invecchiamento in salute.
Nonostante non ci siano ancora dati incontrovertibili, la generale sicurezza fa degli omega 3 un potenziale trattamento complementare nelle malattie neurodegenerative.
Per quanto riguarda i mitocondri, determinano stress ossidativo e scarsa produzione di energia, hanno scarsa qualità e non si rinnovano, impedendo un corretto funzionamento dei neuroni.




