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domenica 21 dicembre 2025

L'importanza dei ritmi circadiani

 

Mentre qualcuno vi dice che le calorie son tutte uguali, l' American Heart Association rilascia uno statement per chiarire l'importanza dei ritmi circadiani per la salute cardiovascolare e la composizione corporea.

Lavorare di notte, non dormire a orari regolari, mangiare (o allenarsi) a orari sbagliati, avere luci accese di notte, non avere luce di giorno, sono tutti comportamenti che nuocciono ai nostri centri regolatori, come il nucleo soprachiasmatico. La luce bianca di giorno e il buio la notte, assieme ai corretti orari di sonno, attività fisica, alimentazione e melatonina, secreta solo in assenza di luce, sono fondamentali per mantenere il corretto allineamento dei ritmi circadiani.







La melatonina esogena, usata appropriatamente, può essere d'aiuto ma esistono ancora aree di dubbio sulla sicurezza e sugli effetti, anche metabolici.

L'esposizione nei tempi giusti alle luci corrette (bianca e blu-verde di giorno e rossa di notte) aiuta nel controllo metabolico, dell'appetito e del peso; l'uso di occhiali rossi mitiga i danni della luce blu in orario tardo.

Tra i punti evidenziati dal documento:

1 L'interruzione circadiana ha effetti sostanziali sulla salute cardiometabolica
2 La regolarità del sonno è importante quanto la sua durata
3 La tempistica dell'esposizione alla luce è uno strumento terapeutico, ma il suo effetto dipende dalla sua tempistica rispetto all'orologio interno di una persona
4 La tempistica dei pasti influisce sulla salute metabolica oltre il contenuto calorico e un orario più tardo tende ad essere associato a risultati peggiori
5 La tempistica dell'attività fisica per aumentare l'allineamento circadiano (ritmicità) può migliorare la salute circadiana
6 Il cronotipo individuale dovrebbe essere preso in considerazione per guidare la tempistica degli interventi o del trattamento
7 L'ottimizzazione dei ritmi circadiani attraverso modifiche comportamentali è un approccio promettente per la prevenzione delle malattie cardiometaboliche che merita ulteriori indagini

"I ritmi circadiani regolano il metabolismo, il dispendio energetico e l'appetito, che sono fondamentali per il mantenimento di un peso sano, e l'interruzione dei ritmi circadiani è stata associata all'aumento di peso e all'obesità".
Mangiare di notte e avere sonno irregolare aumentano il rischio di obesità, in particolare di accumulo di adipe sull'addome, quello più pericoloso per la salute.
"Nel complesso, questi studi dimostrano che i fattori noti per indurre alterazioni del ritmo circadiano sono fattori di rischio per l'aumento di peso e l'obesità. L'alterazione del ritmo circadiano esacerba la disregolazione metabolica, con conseguente aumento del rischio di aumento di peso. I meccanismi proposti includono alterazioni degli ormoni che regolano l'appetito, riduzione del dispendio energetico, aumento dell'apporto energetico, disregolazione del glucosio e alterazioni del metabolismo."
In pratica chi salta la colazione o la fa troppo piccola e poi concentrare le calorie alla cena tende a consumare meno durante la giornata (riduzione del metabolismo basale e della temperatura corporea), ingrassando più facilmente.

In generale l'alterazione dei ritmi circadiani aumenta il rischio di tutte le malattie legate al sovrappeso, tra cui ipertensione, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.

"In termini di parametri di crononutrizione, sebbene numerosi studi abbiano collegato l'orario dei pasti ai fattori di rischio di malattie cardiovascolari (CVD), vi è una carenza di studi di popolazione sugli esiti delle malattie cardiovascolari. In una coorte prospettica, ogni ora di ritardo nell'orario del primo pasto era associato a un rischio complessivo di malattie cardiovascolari superiore del 6% e un ritardo di 1 ora nell'orario dell'ultimo pasto era associato a un rischio aumentato dell'8% di malattie cerebrovascolari. Oltre ai ritmi comportamentali, l'esposizione alla luce artificiale di notte è associata a un rischio fino al 34% più elevato di malattie cardiovascolari e ictus".





I betabloccanti (farmaci per ipertesi) riducono la melatonina: in queste persone la somministrazione sembra più utile; gli occhiali che bloccano la luce blu possono essere utili, come già detto.
A livello alimentare, i pasti dovrebbero tendere a essere maggiormente calorici nella prima parte del giorno. Restringere la finestra alimentare (TRE) a 8-12 ore può migliorare parametri metabolici e composizione corporea, ma soprattutto se fatta nelle prime ore del giorno.
Per quanto riguarda l'attività fisica, ci sono ancora dubbi sulle tempistiche migliori, ma sicuramente appare meglio non effettuarne intensa un'ora prima del sonno, per non alterarlo.

La posizione si conclude invitando i ricercatori a studi di maggiore qualità per confermare le conoscenze e chiarire le aree di dubbio

Aggiornamento 15/1/2026

La MASLD (steatosi epatica, infiltrazione del grasso nel fegato), una condizione sempre più diffusa (40% degli adulti ne è colpito), è una condizione che segue i ritmi circadiani, nel senso che la maggior parte delle alterazioni metaboliche che la sostengono avvengono di notte.
Nella notte siamo meno in grado di processare zuccheri e grassi, si riduce la sensibilità insulinica e per questo il grasso tende a rimanere nel fegato. Questo significa che i tessuti (muscolo, grasso e fegato) sono meno sensibili all'azione dell'insulina e il fegato aumenterà la sua produzione di grasso a partire dai carboidrati (de novo lipogenesis), oltre a ricevere quello circolante nel sangue.

Lo studio evidenzia l'importanza di seguire i corretti ritmi circadiani, senza esagerare con l'assunzione di cibo alla sera.

"Assumere molte calorie appena prima di andare a letto, quando il corpo è meno in grado di elaborare il cibo in modo efficiente, significa che è più probabile che zuccheri e grassi finiscano per essere immagazzinati nel fegato."
La disfunzione metabolica rimane anche dopo il dimagrimento e la riduzione del grasso nel fegato.

L'esercizio fisico effettuato la sera potrebbe ridurre le alterazioni del metabolismo, moderando l'iperglicemia serale.

Aggiornamento 2/1/2026

Il cervello fabbrica la maggior parte del colesterolo che gli serve, che è fondamentale per le sue funzioni. Tuttavia, se non si dorme il colesterolo cerebrale non forma i foglietti di mielina, la guaina che avvolge i nervi e regola la trasmissione sinaptica, con perdita di materia bianca e compromissione delle capacità cognitive. Il sonno è necessario per la salute del cervello.

Aggiornamento 12/2/2026

Il digiuno intermittente può essere un modo per ridurre l'infiammazione. Mangiare può infatti essere infiammatorio di per sé, soprattutto in un intestino già compromesso. Il digiuno 16:8 (mangiare in una finestra di 8 ore e digiunare nelle altre 16, anche senza restrizione calorica) può ridurre l'attività della malattia di Crohn del 40%.

Inoltre una metanalisi degli studi ha mostrato che se questa finestra alimentare inizia presto (ossia non si salta la colazione ma la cena) i vantaggi metabolici in termini di composizione corporea e parametri glicemici sono molto migliori rispetto a saltare la colazione e cenare tardi.

Aggiornamento 13/2/2026

Le calorie non sono tutte uguali, ora lo affermano anche le società scientifiche. SIE e ADI hanno pubblicato un adattamento della piramide alimentare mediterranea in cui si tenga anche conto dei ritmi circadiani.
Si sottolinea che tutti, in particolare anche i "gufi" che tendono ad avere orari tardivi, dovrebbero cercare di assumere più calorie nella prima parte della giornata e fare una cena leggera. Questo cambiamento può essere fatto gradualmente. Si consiglia di privilegiare i carboidrati di giorno mentre la sera assumere prevalentemente verdure e proteine da fonti magre.

Esporsi alla luce diurna, stabilizzare i ritmi sonno-veglia, ridurre gli schermi notturni, fare attività fisica prevalentemente di giorno per migliorare la flessibilità metabolica, ossia la capacità di ossidare i diversi substrati metabolici (grassi e carboidrati in particolare). IL tutto seguendo i principi della dieta mediterranea salutare.

Aggiornamento 19/2/2026

Una settimana di sonno ridotto porta a delle modifiche ormonali che aumentano la fame e riducono la sensibilità insulinica e la sintesi proteica, favorendo l'aumento del grasso e il peggioramento della composizione corporea. In particolare aumentano cortisolo e grelina e si riducono testosterone e leptina.

Aggiornamento 29/2/2026

Nelle ultime linee guida degli endocrinologi clinici americani per il trattamento delle persone con obesità viene chiarito che, nonostante un bilancio energetico cronicamente positivo sia la causa dell'obesità, l'alterazione necessaria dei sistemi di regolazione della sazietà sia molto più complessa della semplice differenza "calorie in entrata - calorie in uscita ", che non fa altro che aumentare lo stigma nei confronti di queste persone. Non si può affrontare una condizione complessa dicendo alle persone mangia meno e muoviti di più, non funziona.

La riduzione del peso richiede un cambiamento nel bilancio energetico tale da far utilizzare le scorte del tessuto adiposo, assumendo meno calorie di quante vengano ossidate, ma una salutare perdita di peso dipende dai macro e micronutrienti che supportano la ritenzione di muscolo e osso.

"Gli interventi nutrizionali dovrebbero concentrarsi sulla qualità e sulla densità nutrizionale degli alimenti consumati, riducendo al minimo l'assunzione di alimenti ultraprocessati e ad alta densità energetica, nel contesto delle norme e delle preferenze culturali psicosociali. Gli interventi nutrizionali devono creare un deficit energetico per la perdita di peso, ma possono essere difficili da sostenere a lungo termine in assenza di terapie mediche o chirurgiche. Nonostante gli sforzi per aderire alle prescrizioni dietetiche, molte persone sperimentano un riacquisto di peso a causa di risposte disadattive dopo la perdita di peso, che sono parte integrante della fisiopatologia dell'obesità. Il raggiungimento di un deficit energetico per la perdita di peso può essere raggiunto attraverso una varietà di strategie dietetiche basate sull'evidenza che non devono necessariamente escludersi a vicenda e possono essere combinate o modificate in modo personalizzato per ogni individuo. I modelli alimentari dovrebbero essere ottimizzati per ottenere benefici per la salute che vanno oltre la perdita di peso e dovrebbero riflettere le preferenze individuali, il contesto culturale, gli obiettivi di salute e l'accesso al cibo."
Le persone che assumono farmaci dimagranti devono stare particolarmente attente al rischio di malnutrizione.

"Considerando un'ampia gamma di piani alimentari (mediterranei, DASH, a basso contenuto di carboidrati, a base vegetale, paleo, ecc.), non esiste una composizione di macronutrienti nota per essere superiore alle altre; piuttosto, l'intervento dietetico più efficace dipende dalla capacità di un individuo di aderirvi nel lungo termine". In pratica la dieta migliore è quella che uno riesce a seguire, basta che sia fatta con alimenti non processati. Tuttavia la dieta mediterranea è quella che ha il miglior riscontro a lungo termine sulla prevenzione cardiovascolare. "Anche piani con sostituti dei pasti, diete con finestre temporali o digiuni possono essere implementati in combinazione con altri interventi dietetici personalizzati."

Soprattutto per chi usa i farmaci i punti sono: (1) ottimizzare e dare priorità agli alimenti glucidici ricchi di nutrienti come verdure, legumi e frutta; (2) dare priorità alle proteine ​​magre; (3) prendere in considerazione l'integrazione multivitaminica per includere ferro e calcio; e (4) usare in modo flessibile i sostituti dei pasti.

Le recenti ricerche mostrano l'importanza di una maggiore quota proteica per ridurre la perdita di muscolo. La quota parte da 1,2g/kg di peso e può arrivare fino a 2 senza indurre problemi renali come ipotizzato in passato.

L'attività fisica deve essere sia di tipo aerobico che anaerobico, per proteggere la massa magra e ridurre la riduzione di spesa energetica sia basale che totale, oltre che proteggere dal rischio di obesità sarcopenica.

Si forniscono anche indicazioni sul sonno, ormai ritenuto un pilastro della salute e del dimagrimento, e si raccomanda eventuale terapia comportamentale di supporto.

La perdita di peso è ritenuta soddisfacente se supera il 5% del peso iniziale, ottimale se supera il 15%.

Aggiornamento 4/3/2026

Un secolo fa, con la teoria del bilancio energetico, nacque l'idea che l'obesità fosse solo un problema di volontà. Nonostante anche oggi alcuni la pensino così, attualmente sappiamo che si tratta di una condizione patologica che è legata alla genetica e all'ambiente. Dire ancora "basta muoversi di più e mangiare meno" significa non aver capito nulla di questa patologia cronica e progressiva.

Oggi il BMI che si usa per classificare le persone in base al rapporto peso/altezza ha un uso limitato e si usa una componente antropometrica insieme a quella clinica, grazie all'aiuto del rapporto tra altezza e circonferenza addominale e della percentuale di grasso. Il concetto di peso ideale è sbagliato perché va sempre interpretato alla luce di quanto grasso e muscolo sono effettivamente presenti.

L'appetito e la sazietà sono regolati da una complessa rete neuroormonale, gestita da leptina, grelina, NPY, GLP1 ecc..
Esistono 3 tipi di fame: omeostatica, edonica e legata al microbiota. La prima è gestita dagli ormoni classici, la seconda è legata al cibo palatabile che fa in modo che si mangi più del necessario, la terza alla fermentazione delle fibre da parte del microbiota, che produce acidi grassi a catena corta utili per ridurre l'appetito.

L'accumulo di grasso in eccesso è legato essenzialmente all'eccesso calorico, ma contemporaneamente anche a tanti altri piccoli fattori che nel complesso portano alla condizione. Tra di essi:
⛓️‍💥mitocondri disfunzionali, che, non potendo ossidare correttamente i nutrienti, li spingono ad essere accumulati
🔎 espansione del tessuto adiposo, che diventa infiammato e disfunzionale
🫃🏻accumulo ectopico del grasso, in tessuti in cui non ci deve essere (addome, cuore, fegato, muscolo ecc.), che spinge l'infiammazione e l'insulinoresistenza
🩸alterazione delle citochine rilasciate dagli adipociti
🔥ridotta attività del grasso bruno, con ridotta spesa energetica
🧬 genetica ed epigenetica, ossia predisposizione ereditaria e nell'espressione dei geni, che può essere regolata per risparmiare la spesa energetica
🦠microbiota, che influenza immunità, calorie estratte dalla dieta, infiammazione. Anche l'infezione virale da adenovirus-36 può favorire l'accumulo di grasso
🕔 l'alterazione dei ritmi circadiani
🤯 lo stress può favorire il cortisolo e quindi insulinoresistenza e accumulo di grasso viscerale
🌡️l'innalzamento delle temperature riduce la termogenesi
🏭l'inquinamento può interferire con i sistemi ormonali (interferenti endocrini presenti nella plastica) favorendo l'accumulo di grasso
🍩la disponibilità di cibo ultraprocessato e in generale la vita nelle grandi città, senza spazi per l'attività fisica favoriscono l'aumento di peso

Tra gli interventi preventivi che funzionano, l'accesso al cibo sano (anche tramite politiche di disincentivazione del cibo ultraprocessato), all'attività fisica e all'educazione tra i giovani, le consulenze, anche digitali, tra gli adulti.

Aggiornamento 16/3/2026

Le società scientifiche sono, per fortuna, sempre più attente a cosa può causare malattia, in questo caso cardiovascolare, al di là dei semplici e ben noti aumento di peso, colesterolo, glicemia, pressione ecc.

In particolare l' American Heart Association, insieme a European Society of Cardiology, American College of Cardiology e World Heart Federation mi paiono le più attente da questo punto di vista. Hanno appena emesso un comunicato scientifico congiunto in cui spiegano quali fattori aumentino il rischio cardiovascolare. Alcuni richiedono miglioramenti nel comportamento personale, altre a livello di comunità.

"Fattori di stress ambientali e salute cardiovascolare: molteplici esposizioni ambientali, tra cui inquinamento acustico e luminoso, inquinamento atmosferico, contaminazione di acqua e suolo, inquinamento chimico e cambiamenti climatici, contribuiscono alle malattie cardiovascolari (CVD) attraverso vie metaboliche condivise e interagenti che coinvolgono stress ossidativo, infiammazione, squilibrio autonomico e disfunzione endoteliale. L'interazione tra questi fattori di stress amplifica il rischio cardiovascolare complessivo e sottolinea la necessità di strategie di prevenzione integrate basate sull'esposoma".

Il nostro stile di vita ci ha portato a inquinare il mondo con sostanze naturali e artificiali non presenti in natura e che assumiamo con la catena alimentare, con l'aria e con l'acqua.

L'inquinamento luminoso altera il nostro metabolismo e e il sonno. I cambiamenti climatici aumentano le temperature estreme, sia troppo calde che troppo fredde, e provocano disastri climatici che rappresentano uno stress per l'organismo. L'inquinamento chimico è rappresentato da sostanze formate con reazioni chimiche dall'industria e che interagiscono coi nostri recettori, col DNA ecc., agendo da interferenti endocrini e quindi alterando il metabolismo e il sistema immunitario, o alterando la riproduzione cellulare. Si trovano in particolare nella plastica (packaging alimentare) e in tessuti trattati, ma vanno a inquinare falde, suoli e tutto ciò con cui siamo a contatto. Sono sostanze come PFAS, BPA ecc., molto persistenti e resistenti alla degradazione.
Il suolo viene contaminato da metalli e sostanze chimiche dannose, risultando meno produttivo e con ridotte specie batteriche. L'acqua può essere contaminata da fitofarmaci, metalli e altre sostanze chimiche. L'aria contiene i risultati delle combustioni, sostanze organiche volatili e ozono.

Sta a noi inquinare meno con scelte consapevoli (meno plastica, meno carburanti ecc.), ma alla politica disincentivare la diffusione di materiali e sostanze chimiche dannose e promuovere pratiche sostenibili.

Politici che vedono guardano solo a questa generazione, promuovendo ancora i combustibili fossili, devono essere messi al bando.

Aggiornamento 26/3/2026

Le persone con diabete di tipo 2 hanno risultati migliori se fanno attività fisica nel pomeriggio. Per questioni ormonali legate alla flessibilità metabolica hanno maggiore sensibilità insulinica la sera e alterazioni nel ritmo del cortisolo. Questo fa sì che lo sport abbia effetti diversi a seconda dell'ora.

Fatto di mattina, aumenta i marker infiammatori e ha scarsi risultati sulla glicemia. Fatto dopo pranzo aumenta l'ossidazione di grassi nei mitocondri, la sensibilità insulinica, riduce la glicemia e l'emoglobina glicata.

Può però essere necessario personalizzare l'orario di esercizio in base al proprio cronotipo (mattutino, intermedio o serale)

Sono stati individuati 4 fattori in gioco: "(i) l'ipercortisolemia mattutina promuove la produzione epatica di glucosio, inducendo iperglicemia e insulino-resistenza; (ii) la variazione diurna della sensibilità all'insulina, con il picco di insulino-resistenza che si verifica al mattino, amplifica ulteriormente l'iperglicemia; (iii) la ridotta capacità ossidativa del muscolo scheletrico al mattino rende necessario un maggiore ricorso alla glicolisi anaerobica a carichi di lavoro submassimali e riduce l'assorbimento di glucosio muscolare; e (iv) l'aumento del tono infiammatorio e dello stress metabolico compromettono ulteriormente la sensibilità all'insulina".

Molte domande rimangono comunque aperte, per esempio le differenze tra i sessi.

Aggiornamento 2/4/2026

Alcuni consigli pratici secondo le ultime conoscenze della crononutrizione, la scienza che si occupa del legame tra nutrizione e ritmi circadiani.

Avendo noi delle oscillazioni giornaliere in alcuni ormoni implicati nella sazietà e nella spesa energetica, chiaramente questi possono influenzare appetito, ossidazione dei nutrienti e il loro destino metabolico a seconda dell'ora e del tipo di pasto.

Le persone mattutine possono beneficiare del eTRE (early time restricted eating), ossia fare i pasti presto e in particolare cenare presto, restringendo la finestra alimentare. Le persone serotine invece dovrebbero gradualmente anticipare gli orari dei pasti, senza sconvolgimenti.

I lavoratori su turni dovrebbero cercare di rispettare gli orari biologici dei pasti come se la notte dormissero. Applicare quindi un TRE corretto con la consulenza di un nutrizionista e gestire l'esposizione delle luci sono indicazioni importanti.

Negli anziani mangiare presto si è dimostrato anche contrastare la sarcopenia, ma è necessario anche il movimento.

Nei giovani evitare di mangiare dopo cena, in particolare snack, riduce il rischio di obesità e malattie metaboliche.

Nelle persone con diabete sfruttare i periodi del giorno in cui si ha maggiore sensibilità insulinica per mangiare può aiutare a gestire la glicemia.

lunedì 15 settembre 2025

Cibo ultradannoso

 

Il cibo ultraprocessato è legato a crescenti preoccupazioni per la salute.

Una recente posizione scientifica dell'AHA (cardiologi americani) fa un po' di chiarezza sui cibi ultraprocessati (UPF), quelli che fino a poco tempo fa chiamavamo junkfood, caratterizzati soprattutto dall'essere composti da più ingredienti, spesso tutti privati di nutrienti durante il processo industriale di produzione, insieme alla presenza di sale, zucchero e grassi che aumentano la palatabilità e quindi ci rendono desiderosi di mangiarne sempre più, senza indurre sazietà, con chiari effetti sul girovita.


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Oltre a provare a definire gli UPF, hanno anche deciso di descrivere ciò che è sano, creando una sincope in alcuni brontonutrizionisti che dicono che il cibo sano non esiste.

Il sommario recita così: "Col termine alimenti ultraprocessati (UPF) definiamo un nuovo modo di descrivere gli alimenti in base all'utilizzo di determinati additivi, distinti dai nutrienti tradizionali e dagli ingredienti naturali. Gli UPF inducono una preoccupazione crescente a causa del consumo diffuso e del potenziale impatto sui rischi per la salute. [...] La maggior parte degli alimenti contenenti additivi industriali è anche ricca di grassi nocivi, zuccheri aggiunti e sale. Sebbene gli additivi siano parte del problema, il problema principale è che bambini e adulti negli Stati Uniti consumano quantità eccessive di alimenti UPF carenti dal punto di vista nutrizionale. Tra questi rientrano bevande zuccherate, carni lavorate, cereali raffinati, caramelle, prodotti da forno e patatine, comunemente definiti "cibo spazzatura"."

I consigli sono ovviamente di "Ridurre l'assunzione della maggior parte dei cibi UPF, in particolare il cibo spazzatura, e sostituire la maggior parte dei cibi UPF con opzioni più sane come verdura, frutta, cereali integrali, legumi, frutta secca, semi, oli sani e fonti di proteine ​​magre.



Tuttavia, non tutti i cibi UPF sono dannosi. Alcuni tipi di pane integrale, yogurt a basso contenuto di zucchero, salse di pomodoro e creme spalmabili a base di frutta secca o legumi sono di migliore qualità alimentare, sono stati associati a migliori risultati in termini di salute e sono accessibili, consentendone la possibile inclusione nelle diete. Questi prodotti alimentari dovrebbero essere monitorati e riformulati se i dati futuri mostreranno danni alla salute generale."


Le diete ricche in UPF sono fortemente legate a effetti avversi sulla salute.
Non esiste ancora un consenso sulla definizione, ma questo è legato al fatto che " alcuni alimenti ricchi di nutrienti con caratteristiche UPF possono essere neutri o addirittura benefici per la salute. Inoltre, criteri come l'uso di additivi per la palatabilità sono spesso soggettivi, limitando ulteriormente il consenso su una definizione chiara".

Diverse società scientifiche hanno provato a fare una classificazione, dividendo gli alimenti in non processati, minimamente processati, processati, ultraprocessati o simili categorie, ma senza uniformità nel caratterizzare le categorie. Questo è un limite ma non è comunque una scusa per negare il problema che abbiamo col consumo di questi alimenti.

L'articolo fornisce anche gli ingredienti/additivi utili per verificare che un alimento sia UPF (in figura).




"Molti UPF contengono più additivi. In questo esempio, i nuggets vegetali contengono metilcellulosa e lecitina (emulsionanti), nonché difosfati (addensanti). †Le classi di additivi cosmetici includono (1) agenti di carica, (2) agenti carbonatanti, (3) coloranti, (4) emulsionanti, (5) sali emulsionanti, (6) aromi, (7) esaltatori di sapidità, (8) agenti schiumogeni, (9) agenti gelificanti, (10) agenti di rivestimento, (11) dolcificanti e (12) addensanti e antischiuma. ‡Le classi di sostanze alimentari senza uso culinario (EG, ingredienti non additivi) includono (1) varietà di zuccheri (EG, fruttosio, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, "concentrati di succhi di frutta", zucchero invertito, maltodestrina, destrosio, lattosio e altri zuccheri aggiunti di raro uso culinario), (2) oli modificati idrogenati o interesterificati, (3) amidi modificati e (4) fonti proteiche (EG, proteine ​​idrolizzate, isolati di proteine ​​di soia, glutine, caseina, proteine ​​del siero del latte e "carne separata meccanicamente"). §Gli UPF subiscono anche lavorazioni fisiche o chimiche industriali sequenziali (ad esempio, estrusione, stampaggio, prefrittura, frazionamento, macinazione, idrolisi, idrogenazione o modifiche chimiche), esposizione a imballaggi e contaminanti neoformati e marketing".

Gli UPF sono responsabili di una transizione nutrizionale verso una minore qualità dietetica, essendo privi di nutrienti utili ma ricchi in calorie.

Gli effetti diretti sulla salute sono molteplici.

La perdita della matrice alimentare e delle fibre comportano un rapido assorbimento dei nutrienti, con conseguente aumento di glicemia e insulina e successiva ipoglicemia, che fa aumentare l'appetito e altera la sua regolazione. La consistenza degli alimenti UPF spinge ad assumere più calorie a causa della consistenza e della scarsa sazietà indotta, con conseguente aumento di peso. Vengono stimolati i meccanismi di reward, inducendo dipendenza dai cibi UPF.




Gli UPF modulano negativamente il microbiota, la permeabilità intestinale e gli ormoni intestinali. Sono inoltre ricchi di sostanze dannose come gli AGEs, le ammine eterocicliche, l'acrilamide e derivati della plastica come ftalati, BPA e microplastiche (a causa del packaging).

Tra i pericoli per la salute, quello più certo è legato alla salute cardiovascolare, mentre le evidenze sono crescenti per l'insostenibilità ambientale e la comprensione dei meccanismi di nocività.

Come accennato all'inizio, la posizione si spinge anche a fare un elenco di cibi insalubri e cibi sani, chiarendo che ormai, prove scientifiche alla mano, la differenza tra i cibi è piuttosto netta, e, anche se di solito non è necessario eliminarli completamente, gli effetti sulla salute ci sono.

Per classificarli, oltre alla qualità nutrizionale, si fa anche cenno alla necessità di cucinare i cibi sani e al loro costo relativamente alto, contrapposto al basso prezzo e alla pronta consumabilità degli alimenti UPF. Alimenti come pasta e pane fresco bianchi, formaggi duri e alimenti derivati da quelli sani vengono classificati in giallo, ossia da consumare in moderazione.




L'articolo conclude ribadendo in sostanza di ridurre al minimo gli UPF e privilegiare gli alimenti, in particolare quelli vegetali, nella loro forma naturale.

Aggiornamento 23/9/2025

Nel modello animale il consumo di emulsionanti artificiali altera il microbiota e predispone per le malattie infiammatorie la prole (sia diabete che malattie intestinali).
Il microbiota stabilito alla nascita ha forte importanza ed è più difficile da modificare successivamente.


Aggiornamento 3/10/2025

L'uso di cibo ultraprocessato (UPF) è fortemente legato a peggioramento della sclerosi multipla, a conferma dell'utilità di una buona dieta per contrastare le malattie autoimmuni.

A 5 anni, chi ha avuto il maggior consumo di UPF ha il 30% in più di rischio di ricaduta della malattia, che ha periodi di maggiore intensità e di ridotta attività.

Il cibo nutrizionalmente denso fornisce nutrienti che migliorano l'integrità dei nervi e modulano la funzione immunitaria, che nella sclerosi multipla è rivolta contro la mielina che avvolge i nervi.

Senza questo fattore protettivo rappresentato dal cibo sano la malattia può quindi peggiorare

Aggiornamento 11/11/2025

Ormai si parla di MASLD (fegato grasso associato a disfunzione metabolica) perché la steatosi è essenzialmente associata allo stile di vita (i virus che provocavano epatite sono ormai tenuti a bada dai vaccini).

"Una condizione altamente diffusa tra gli adulti in tutto il mondo, la MASLD, è associata a complicanze epatiche, carcinoma epatocellulare, malattie cardiovascolari e alcuni tumori extraepatici. Il trattamento di prima linea include modifiche comportamentali, tra cui una dieta dimagrante, esercizio fisico ed eliminazione dell'alcol. Resmetirom e semaglutide sono farmaci approvati condizionatamente dalla FDA per il trattamento di adulti con MASH e fibrosi da moderata ad avanzata".

A livello alimentare, oltre agli alcolici, il problema sono gli alimenti processati, il fruttosio industriale e le carni grasse, che rappresentano una fonte di infiammazione e favoriscono la disbiosi (alterazione dei batteri intestinali) e obesità concentrata nell'addome, accompagnata da diabete e dislipidemia aterogena. Anche cortisonici, amiodarone e metotrexate favoriscono l'accumulo di grasso nel fegato.

A livello di alimentazione, "le diete ipocaloriche sia basso contenuto di carboidrati (lowcarb) e che di grassi (lowfat) hanno mostrato un'efficacia simile nel ridurre il grasso epatico e i biomarcatori correlati (come i livelli sierici di aminotransferasi) nei pazienti con MASLD. Le linee guida EASL raccomandano una dieta di tipo mediterraneo con un elevato apporto di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e olio d'oliva e limitando gli alimenti ultraprocessati, i grassi saturi e gli zuccheri raffinati per gestire la MASLD. L'aderenza dietetica a lungo termine è importante e può migliorare quando si considerano le preferenze individuali insieme a fattori clinici, culturali ed economici".

Trascurare la patologia porta alla fibrosi del fegato e poi alla cirrosi e al tumore epatico.

Aggiornamento 22/11/2025

Una combinazione di batteri nel nostro intestino può favorire l'aumento di peso.
Se sono presenti batteri metanogeni, aumentano i batteri capaci di usare la fibra per fare grassi a catena corta, che vengono usati come energia metabolizzabile dal nostro corpo. Aumenta in pratica l'estrazione di calorie dal cibo, in questo caso dalla fibra contenuta nei vegetali, e diete ritenute salutari possono invece favorire la deposizione del grasso.

"Questo potrebbe aiutare a spiegare perché lo stesso pasto può fornire un apporto calorico diverso a seconda dell'individuo una volta raggiunto il colon.

I ricercatori sottolineano che gli alimenti ricchi di fibre rimangono benefici. Le persone generalmente assorbono più calorie da una tipica dieta occidentale ricca di alimenti trasformati, indipendentemente dai livelli di metano. Ciononostante, l'assorbimento calorico con una dieta ricca di fibre varia a seconda della quantità di metano prodotta dall'intestino di una persona."

Infatti quando le persone sono state sottoposte a dieta occidentale o a dieta ricca in fibre, con la prima hanno ugualmente estratto più calorie dalla dieta, ma nella dieta ricca in fibre quelli con più metanogeni ne hanno estratto maggiormente. A proposito, come si può ben capire non tutte le calorie sono uguali.

Aggiornamento 24/11/2025

(Finalmente) Gli esperti denunciano l'industria alimentare per il suo ruolo nelle malattie moderne.

Le cause dell'obesità non vanno ricercate nella mancanza di volontà, ma nei prodotti dell'industria alimentare.

Secondo la revisione della letteratura disponibile pubblicata su Lancet, "La totalità delle prove supporta la tesi secondo cui la sostituzione di modelli alimentari consolidati con alimenti ultra-processati sia un fattore chiave del crescente peso globale di molteplici malattie croniche legate all'alimentazione".
In pratica senza gli alimenti UPF non esisterebbe l'epidemia di obesità e di patologie correlate.

I meccanismi riguardano sia l'eccessiva disponibilità di calorie, abbinate a consistenza e sapori che aumentano la palatabilità, insieme alla ridotta disponibilità di nutrienti sani come fibre e antiossidanti. Anche la presenza di contaminanti e additivi è una probabile causa di malattia.

Chi minimizza i danni o gli effetti degli alimenti ultraprocessati o è a libro paga delle industrie o si è fatto convincere da quelli a libro paga.


I provvedimenti politici basati sull'evidenza per migliorare gli ambienti alimentari includono:

🔖 adottare etichette di avvertenza obbligatorie sulla parte anteriore della confezione, che funzionano bene per informare i consumatori e ridurre gli acquisti;
👦🏼 proteggere i minori di 18 anni – in particolare sulle piattaforme digitali – dal marketing di alimenti ultra-processati ed estendere le tutele oltre gli "orari dei bambini";
💵 tassare le bevande zuccherate (di almeno il 20%) e alcuni alimenti ultra-processati; utilizzare i ricavi per sovvenzionare frutta, verdura e pasti preparati al momento per le famiglie a basso reddito;
🧋 rimuovere gli alimenti ultra-processati da scuole, ospedali e altre istituzioni pubbliche, limitare la quota di alimenti ultra-processati sugli scaffali dei supermercati e limitare la disponibilità di alimenti ultra-processati vicino alle scuole.

Invito a leggere la riflessione del prof Fontana al link


Aggiornamento 2/12/2025

Il consumo di alimenti ultraprocessati è associato ad aumento di marker di sofferenza cardiaca (stiramento della parete cellulare, NT-proBNP), ma non di danno infartuale.

Aggiornamento 11/12/2025

Un piccolo estratto dall'editoriale di Lancet sugli UPF, chissà se i nutrizionisti che dicono che non esistono l'hanno letto...

Al centro dell'industria UPF c'è la trasformazione su larga scala di materie prime a basso costo, come mais, grano, soia e olio di palma, in un'ampia gamma di sostanze e additivi di origine alimentare, controllata da un piccolo numero di multinazionali. Gli UPF sono commercializzati in modo aggressivo e progettati per essere iperappetibili, stimolandone il consumo ripetuto e spesso sostituendo gli alimenti tradizionali ricchi di nutrienti. In molti paesi ad alto reddito, gli UPF rappresentano circa il 50% del consumo alimentare delle famiglie e il consumo è in rapida crescita nei paesi a basso e medio reddito. I danni si estendono alla salute del pianeta. La produzione industriale, la lavorazione e il trasporto di materie prime agricole sono sistemi ad alta intensità di combustibili fossili e gli imballaggi in plastica sono onnipresenti negli UPF.
L'industria UPF genera enormi ricavi che sostengono una crescita continua e finanziano le attività politiche aziendali per contrastare i tentativi di regolamentazione degli UPF. Un pugno di produttori domina il mercato, tra cui Nestlé, PepsiCo, Unilever e Coca-Cola. È necessario un approccio globale, guidato dal governo, per invertire l'aumento del consumo di UPF. Le azioni prioritarie includono l'aggiunta di marcatori ultra-processati, come coloranti, aromi e dolcificanti non zuccherini, ai modelli di profilazione nutrizionale utilizzati per identificare gli alimenti non salutari; etichette di avvertenza obbligatorie sulla parte anteriore della confezione; divieti di marketing rivolti ai bambini; restrizioni su queste tipologie di alimenti nelle istituzioni pubbliche; e tasse più elevate sugli UPF. Il dominio del mercato e il potere politico dell'industria UPF devono inoltre essere affrontati con una politica di concorrenza più incisiva, sostituendo l'autoregolamentazione con una regolamentazione obbligatoria e contrastando l'interferenza aziendale.

[...]

L'industria UPF è emblematica di un sistema alimentare sempre più controllato da multinazionali che antepongono il profitto aziendale alla salute pubblica. La serie Lancet rafforza la necessità di un'immediata attuazione di politiche volte ad affrontare la sfida dell'UPF. Ciò richiede una risposta globale ben finanziata e coordinata, con politiche complete e sinergiche che affrontino le pratiche aziendali dannose e spezzino la morsa dell'industria UPF sui sistemi alimentari globali.

Aggiornamento 18/12/2025

Carni processate, cibo ultraprocessato e bibite zuccherate sono associate al rischio di tumori gastrointestinali anche nelle persone giovani. Per il tumore gastrico anche cibi salati, in salamoia e affumicati

Aggiornamento 30/12/2025

Indipendentemente dal contenuto calorico, il cibo ultraprocessato (UPF) altera la fertilità maschile, in confronto a una dieta fatta con cibo non processato.
Numerosi ormoni risultano alterati, come GDF-15, #testosterone e FSH. Risulta inoltre maggiore l'apporto di ftalati, sostanze presenti nella plastica che derivano dal packaging degli alimenti industriali. La motilità degli spermatozoi è ridotta.
Le 2 diete erano fatte in modo da avere le stesse calorie, ma chi assumeva i cibi processati aveva accumulo di grasso e peggioramento del rapporto tra LDL e HDL, un marker di rischio cardiovascolare.
"Nonostante l'abbinamento calorico delle diverse diete, abbiamo osservato differenze nell'accumulo di peso corporeo tra le diete, che sembrano riflettere variazioni nella massa grassa. Questa disconnessione tra energia totale consumata e peso corporeo suggerisce che l'apporto calorico totale non sia l'unico determinante dell'aumento di peso corporeo. Fattori come una diminuzione dell'energia metabolizzabile disponibile da alimenti non trasformati rispetto a quelli UPF e/o alterazioni del tasso metabolico causate da cambiamenti ormonali indotti dalla dieta, come il GDF-15, potrebbero contribuire ad alterare il bilancio energetico."
In pratica assumere cibo UPF riduce la spesa energetica e favorisce l'accumulo di grasso, sebbene in una bomba calorimetrica (lo strumento usato per calcolare le calorie di un alimento) non mostri differenze dal cibo non processato. A parità di calorie introdotte, se ne consumano meno. Questo è dovuto anche alla presenza degli interferenti endocrini come gli ftalati.
"Pertanto, [l'aggregazione degli studi] fornisce la prova che le calorie provenienti da alimenti non lavorati o UPF non vengono immagazzinate o metabolizzate in egual misura, anche quando controllate per il carico di macronutrienti", con buona pace (speriamo) di chi dice che tutte le calorie sono uguali.
Lo studio ha in sintesi evidenziato un peggioramento delle condizioni di salute, della composizione corporea e della salute riproduttiva degli uomini sottoposti alla dieta ultraprocessata

Aggiornamento 3/1/2026

In uno studio su 29mila infermiere sotto i 50 anni, chi usa più cibo ultraprocessato (UPF) ha il 45% di probabilità in più di incorrere in tumore del colon-retto rispetto a chi ne fa scarso uso. Sempre più studi mostrano il legame con questo (finto) cibo che sta probabilmente aumentando il rischio di un tumore che prima colpiva soprattutto in tarda età.
Tra i meccanismi proposti, l'alterazione del microbiota (alcuni batteri come particolari ceppi di E. coli producono colibactina e altre tossine e sono favoriti dal cibo spazzatura), il sovrappeso indotto dal junkfood, gli additivi (che alterano la flora e inducono permeabilità intestinale).

Aggiornamento 20/1/2026

Evitando gli alimenti processati e privilegiando quelli non alterati dall'industria, naturali e ricchi in nutrienti si favorisce la perdita dell'adiposità centrale e viscerale che è quella più associata con le malattie infiammatorie.

Migliorare la qualità della dieta, insieme all'attività fisica, è associato con dimagrimento e una migliore distribuzione del grasso. Questi risultati mostrano come, anche senza contare le calorie, certi comportamenti possano favorire migliore salute. Questo non vuol dire che le calorie non contino in senso assoluto, ma che un bilancio energetico negativo che favorisce l'utilizzo delle calorie di deposito si possa raggiungere anche senza focalizzarsi troppo sulle quantità.

Aggiornamento 26/1/2026

Il consumo di cibo ultraprocessato è associato a maggior rischio di autoimmunità tiroidea, in particolare in donne che assumono terapie ormonali per la menopausa

Aggiornamento 4/2/2026

In uno studio italiano che ha considerato i dati dello studio MoliSani, il cibo ultraprocessato è associato a ridotta aspettativa di vita nelle persone in cura per tumore. Chi ha il maggiore consumo ha un rischio di morte per qualsiasi causa del 48% rispetto a chi ha un basso consumo, mentre la mortalità tumorale sale del 59%.
Sebbene lo studio non implichi causalità, è coerente con le recenti scoperte sui danni indotti da questi alimenti. Tra le cause, l'aumento dell'infiammazione e della frequenza cardiaca a riposo indotti da questi alimenti.

Aggiornamento 12/2/2026

Come spesso accade gli studi non mostrano che i carboidrati devono essere molti o pochi, ma quel che conta è la loro origine. Se vengono da alimenti integri e non alterati dall'industria non aumenta il rischio cardiovascolare. Se al contrario le diete lowcarb o highcarb sono fatte principalmente con cibo spazzatura (che include pasta e pane non integrali) il rischio aumenta. Semplice, no?

Aggiornamento 4/3/2026

Un secolo fa, con la teoria del bilancio energetico, nacque l'idea che l'obesità fosse solo un problema di volontà. Nonostante anche oggi alcuni la pensino così, attualmente sappiamo che si tratta di una condizione patologica che è legata alla genetica e all'ambiente. Dire ancora "basta muoversi di più e mangiare meno" significa non aver capito nulla di questa patologia cronica e progressiva.

Oggi il BMI che si usa per classificare le persone in base al rapporto peso/altezza ha un uso limitato e si usa una componente antropometrica insieme a quella clinica, grazie all'aiuto del rapporto tra altezza e circonferenza addominale e della percentuale di grasso. Il concetto di peso ideale è sbagliato perché va sempre interpretato alla luce di quanto grasso e muscolo sono effettivamente presenti.

L'appetito e la sazietà sono regolati da una complessa rete neuroormonale, gestita da leptina, grelina, NPY, GLP1 ecc..
Esistono 3 tipi di fame: omeostatica, edonica e legata al microbiota. La prima è gestita dagli ormoni classici, la seconda è legata al cibo palatabile che fa in modo che si mangi più del necessario, la terza alla fermentazione delle fibre da parte del microbiota, che produce acidi grassi a catena corta utili per ridurre l'appetito.

L'accumulo di grasso in eccesso è legato essenzialmente all'eccesso calorico, ma contemporaneamente anche a tanti altri piccoli fattori che nel complesso portano alla condizione. Tra di essi:
⛓️‍💥mitocondri disfunzionali, che, non potendo ossidare correttamente i nutrienti, li spingono ad essere accumulati
🔎 espansione del tessuto adiposo, che diventa infiammato e disfunzionale
🫃🏻accumulo ectopico del grasso, in tessuti in cui non ci deve essere (addome, cuore, fegato, muscolo ecc.), che spinge l'infiammazione e l'insulinoresistenza
🩸alterazione delle citochine rilasciate dagli adipociti
🔥ridotta attività del grasso bruno, con ridotta spesa energetica
🧬 genetica ed epigenetica, ossia predisposizione ereditaria e nell'espressione dei geni, che può essere regolata per risparmiare la spesa energetica
🦠microbiota, che influenza immunità, calorie estratte dalla dieta, infiammazione. Anche l'infezione virale da adenovirus-36 può favorire l'accumulo di grasso
🕔 l'alterazione dei ritmi circadiani
🤯 lo stress può favorire il cortisolo e quindi insulinoresistenza e accumulo di grasso viscerale
🌡️l'innalzamento delle temperature riduce la termogenesi
🏭l'inquinamento può interferire con i sistemi ormonali (interferenti endocrini presenti nella plastica) favorendo l'accumulo di grasso
🍩la disponibilità di cibo ultraprocessato e in generale la vita nelle grandi città, senza spazi per l'attività fisica favoriscono l'aumento di peso

Tra gli interventi preventivi che funzionano, l'accesso al cibo sano (anche tramite politiche di disincentivazione del cibo ultraprocessato), all'attività fisica e all'educazione tra i giovani, le consulenze, anche digitali, tra gli adulti.

Aggiornamento 24/3/2026

Un'alimentazione con 9 porzioni di cibo ultraprocessato (UPF) al giorno conferisce un rischio cardiovascolare (infarti e ictus) maggiore del 67%. Lo studio è fatto sulla popolazione USA, quindi non proprio applicabile a noi, lì il cibo è tutto in busta si può dire...
Tuttavia, vi sembra difficile arrivarci? In realtà non ci vuole tanto. Vi faccio un esempio. Colazione: yogurt o latte zuccherati + biscotti. Merenda: cracker. Pranzo: pasta con salsiccia e una bibita. Merenda: un gelato o uno snack. Cena: bastoncini di pesce e pane bianco. Un cioccolatino come coccola dopo cena. Siamo a 10 porzioni. (Non considero eventuale frutta e verdura aggiunta che certo male non fanno e probabilmente "mitiga" l'effetto del cibo spazzatura). Questa è comunque simile all'alimentazione che ha la maggior parte delle persone, tra cui anche molti bambini e adolescenti, senza alimenti veri non processati, soprattutto se si tende a stuzzicare durante la giornata (certo non le carote). Oggi consideriamo UPF anche alimenti ritenuti normali come pasta e pane bianchi e tutto ciò con ingredienti aggiunti che non siano l'alimento stesso (additivi, esaltatori di sapidità, zuccheri, emulsionanti ecc.)

Tra gli alimenti maggiormente associati, nelle analisi dei sottogruppi, quelli zuccherati, a smentire la nozione che i più pericolosi siano le carni processate.

Aggiornamento 25/3/2026

L'utilizzo di cibo ultraprocessato nel periodo che precede la gravidanza è associato a ridotta fertilità, sia nella donna che nell'uomo.
Se l'uomo mangia male, ha ridotta capacità di produrre spermatozoi sani e tende ad essere subfertile (fertilità inferiore alla norma). Se lo fa la donna, ha ridotto sviluppo dell'embrione e delle dimensioni del sacco vitellino. Mangiare bene è importante, soprattutto alla ricerca della gravidanza per entrambi i genitori.

Aggiornamento 3/4/2026

Cosa dicono le linee guida americane 2026 per la gestione della dislipidemia (alterazione di colesterolo e/o trigliceridi)? È opportuno testare quanto prima anche i bambini per vedere se hanno queste alterazioni. Purtroppo la sedentarietà e l'alimentazione ricca di cibo ultraprocessato sono sempre più diffuse tra i giovani e questo fa sì che anche i bambini si ritrovino con ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia.

Per ridurre il rischio cardiovascolare, seguire gli 8 pilastri della salute (dieta sana, attività fisica, niente nicotina, sonno adeguato, peso forma, colesterolo, glicemia e pressione sanguigna controllate).

Una dieta salutare (sostanzialmente la dieta mediterranea, ma ormai la raccomandazione generale è di evitare il cibo processato) riduce l'infiammazione (fattore indipendente di rischio cardiovascolare) e moderatamente le LDL, ed ha una raccomandazione di classe 1A, ossia il massimo grado di evidenza scientifica nelle linee guida cliniche. Quando sentite uno che vi dice che bastano i farmaci, mente. Non puoi mangiare il buondì perché tanto ci spolveri sopra la statina. O meglio, puoi, ma stai agendo fuori dalle linee guida se lo consigli o se lo fai.

I medici dovrebbero indagare sulle abitudini delle persone e dare indicazioni per correggerle. "La gestione dello stile di vita è fondamentale per la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari aterosclerotiche e dovrebbe affiancare la terapia medica per ottenere i migliori risultati."

L'aterosclerosi è accelerata, a tutte le età, dalla presenza di elevate quantità di lipoproteine ApoB, ossia il numero di "trasportatori", che si trovano soprattutto nel colesterolo LDL. Chi ha più particelle le ha piccole e dense, e queste sono quelle più pericolose. In pratica LDL è un "target surrogato" (non ci dà informazioni sul tipo di particelle, grandi o piccole), ma più rimangono alte durante la vita queste lipoproteine più aumenta l'aterosclerosi. Per questo è importante avere abitudini alimentari corrette sin da giovani, in modo da mantenere livelli di lipidi adeguati che non portino a inizio e progressione dell'aterosclerosi.

"Ulteriori fattori possono influenzare il rischio di dislipidemia, tra cui un reddito inferiore, l'insicurezza alimentare, la professione, e vari indici ambientali." Purtroppo infatti questi fattori sono legati a cibo di qualità inferiore e maggiore esposizione ad ambienti meno salutari.

A livello di dieta, cosa si consiglia sui grassi? Privilegiare i grassi mono e polinsaturi, quelli presenti nella frutta secca/oleosa e negli oli vegetali, rispetto ai grassi saturi, presenti negli alimenti di origine animale e negli oli tropicali, come cocco e palma, ma "i benefici per la salute derivanti da questo scambio possono essere vanificati dall'eccesso di zuccheri raffinati e da altri aspetti degli alimenti ultra-processati". Ossia è inutile mangiare il cornetto fatto con gli oli di mais perché lì ci sono gli zuccheri che rovinano tutto. Limitare il colesterolo alimentare è poco significativo (demonizzare le uova, per capirci, la maggior fonte di colesterolo alimentare).

Anche in caso di ipertrigliceridemia è fortemente consigliato farsi seguire da un nutrizionista. È opportuno ridurre zuccheri e carboidrati da fonti raffinate; si raccomanda inoltre di minimizzare l'alcol e ridurre i grassi totali. Anche le diete a bassissimo contenuto di carboidrati sono efficaci nel ridurre i trigliceridi, oltre che il peso. Possono però, in individui predisposti, aumentare le LDL, quindi c'è incertezza sull'esito del rischio cardiovascolare. L'indice glicemico è un parametro da considerare. Sono consigliabili 2 porzioni di pesce grasso a settimana. Persone con trigliceridemia altissima possono far ricorso a supplementazione di vitamine liposolubili, minerali e MCT se fanno una dieta ristretta.

La perdita di peso è indicata in caso di eccesso ponderale.

Non vengono consigliati supplementi per migliorare i lipidi plasmatici, non ci sono evidenze di una loro efficacia. L'attività fisica deve essere sia aerobica che anaerobica.

Le statine rimangono il farmaco d'elezione per la riduzione delle LDL, mentre sono inefficaci nel ridurre Lp(a). Nelle persone con dolori attribuibili alle statine, è bene utilizzare altri approcci farmaceutici.

In particolare le nuove linee guida suggeriscono di testare ApoB per capire meglio il rischio cardiovascolare, una volta ridotto LDL. "Le linee guida aggiornate supportano maggiormente il test dell'apolipoproteina B (apoB) e il punteggio CAC per affinare la valutazione del rischio e guidare il trattamento in determinati pazienti.

"L'apoB conferisce un reale valore aggiunto alla capacità del medico di prevedere eventi futuri e di stabilire se sussista o meno una potenziale anomalia genetica", ha spiegato il prof. Stone, uno degli autori. Il livello di apoB di un paziente rappresenta il numero totale di particelle lipoproteiche aterogene (LDL, lipoproteine ​​a bassissima densità e Lp(a)) e non è influenzato dal digiuno."