Cerca nel blog

venerdì 27 marzo 2020

Terapia nutrizionale nei tumori

A che livello è l'uso della terapia nutrizionale nei tumori?
Dalla review di Nature (la rivista scientifica più importante al mondo)
L'uso delle modifiche dietetiche per integrare la terapia convenzionale contro il cancro è un approccio pratico che sta ricevendo crescente attenzione. La composizione dietetica determina la disponibilità di nutrienti nel plasma e quindi nel microambiente delle cellule del corpo, comprese le cellule tumorali. La manipolazione dell'ambiente metabolico delle cellule tumorali modifica notevolmente la loro attività metabolica, producendo cambiamenti nella sensibilità ai farmaci, nel tasso di proliferazione e nei fabbisogni metabolici. La dieta determina anche la trasduzione del segnale attraverso i sensori dei nutrienti fortemente associati alla segnalazione oncogena. [...] Ipoteticamente, le modifiche dietetiche possono migliorare la terapia del cancro attraverso una serie di meccanismi, tra cui aumento dell'effetto della chemioterapia, dell'immunoterapia (istidina), tossicità verso le cellule tumorali (mannosio), riduzione alla fame del tumore.
Digiuno e digiuno intermittente funzionano in molti modelli animali di tumori. Il glucosio è un nutriente centrale che viene utilizzato in diverse vie metaboliche e viene consumato dai tumori ad alti livelli per sostenere la loro crescita. Il glucosio ha molti ruoli pro-tumorigenici; ad esempio, il glucosio è una fonte per la produzione di energia e per la sintesi di biomolecole che sostengono l'alto tasso di proliferazione delle cellule tumorali. Inoltre, il consumo dietetico di glucosio aumenta la secrezione di insulina, un fattore di segnalazione oncogenica ben caratterizzato. Il glucosio contribuisce alla progressione del cancro, alla resistenza alla terapia e, eventualmente, all'inizio del cancro. Diversamente da altri nutrienti, i livelli di glucosio sono strettamente legati alla dieta. [...] Sebbene ulteriori fattori oltre all'insulina e al glucosio possano svolgere un ruolo pro-tumorigenico nei soggetti con obesità e diabete, l'insulina e, indirettamente, il glucosio nella dieta, contribuiscono all'inizio del cancro e potrebbero quindi essere utilizzati per la prevenzione del cancro. La dieta chetogenica (priva di carboidrati) si è rivelata utile per controllare l'insulina e la progressione tumorale in alcuni studi, anche se alcuni tumori si trovano bene anche grazie ai grassi. In attesa di avere dati certi, ridurre il consumo di glucosio, monitorare i livelli di glucosio nel sangue e la secrezione di insulina nei pazienti e aiutare i pazienti a mantenere una dieta a basso contenuto di carboidrati probabilmente migliorerà la sopravvivenza di molti pazienti con cancro. Anche il fruttosio può essere usato come fonte energetica dal tumore, e "i grazie ai nuovi dati riguardanti il ​​destino del fruttosio consumato attraverso la dieta e il suo ruolo nella progressione del cancro, sta diventando chiaro che il consumo di fruttosio da parte dei pazienti con cancro deve essere attentamente considerato".
Per quanto riguarda gli aminoacidi, costituenti delle proteine, la loro presenza è rilevante per i tumori. Molti aminoacidi non essenziali (che possiamo sintetizzare noi a partire dagli essenziali) sono richiesti in grandi quantità dalle cellule tumorali, "e la privazione di aminoacidi specifici spesso compromette gravemente la "salute" delle cellule tumorali, indipendentemente dalla loro capacità di sintetizzare questi aminoacidi". Per soddisfare i propri bisogni i tumori rilasciano sostanze che stimolano la proteolisi muscolare, indebolendo il fisico. In diversi modelli quindi la restrizione dietetica di metionina, serina (e glicina), asparagina, aspartato, alanina e arginina mostrano dati promettenti. Ma probabilmente i risultati migliori si avrebbero dalla contemporanea riduzione di glucosio e glutammina (un altro aminoacido non essenziale). "Vi sono ampie prove che la glutammina è essenziale per le cellule tumorali in coltura, ma è meno chiaro se i tumori dipendono dalla glutammina in vivo".
Anche l'eccesso di grassi può essere tumorigenico in alcuni tumori, grazie all'attivazione di PPARδ; in questo caso la dieta chetogenica è sconsigliata.
In conclusione "più lavori clinici e ricerca preclinica sulle modifiche dietetiche che inibiscono il cancro in vivo devono essere completate prima che gli interventi dietetici diventino un approccio comune alla terapia del cancro. È improbabile che ci sia una sola raccomandazione o composizione dietetica adatta a tutti per la prevenzione o il trattamento del cancro. Diversi tipi di cancro variano nella loro attività metabolica, fonte di energia preferita e dipendenze nutrizionali. Allo stesso modo, i farmaci possono avere effetti diversi se combinati con diversi aggiustamenti dietetici. Ciò significa che, analogamente alle nuove combinazioni di farmaci, la combinazione di una terapia farmacologica e una modifica dietetica deve essere clinicamente testata e adattata a ciascun tumore e al suo tipo, sito e grado. [...] Si spera che in futuro verrà data maggiore attenzione alle raccomandazioni dietetiche fornite ai pazienti con cancro e che aumenterà la motivazione a studiare il potenziale per migliorare la risposta alle terapie del cancro modificando la dieta. Un ulteriore lavoro in questa direzione potrebbe portare a un cambiamento del paradigma nel trattamento dei pazienti con cancro".
Aggiornamento 31/3/2020
Lo zenzero riduce fatica e vomito associato alla chemioterapia. 1g per 3 giorni riduce il rischio di vomito fino al 70%. La dose va divisa in 2/4 somministrazioni giornaliere. La fatica si riduce forse grazie all'effetto antinfiammatorio. Il rischio di indurre reflusso non sembra rilevante. Informate sempre l'oncologo perché può interferire con le terapie
Aggiornamento 13/4/2020
"Studiando i meccanismi molecolari coinvolti nell'attività degli ω-3 (omega 3) sullo sviluppo e la progressione del carcinoma mammario, si suggerisce che gli integratori alimentari, in combinazione con farmaci antitumorali, dovrebbero essere usati, ma solo sotto controllo medico. Gli ω-3 possono essere usati come strategia ausiliaria per il trattamento del tumore al seno triplo negativo. Sono necessari ulteriori studi clinici per valutare gli effetti specifici degli ω - 3 sugli esiti del cancro al seno".

Aggiornamento 13/5/2020
Nel modello animale, il digiuno insieme alla vitamina C a dosi farmacologiche, ritarda la progressione del tumore con mutazione KRAS, e in alcuni casi lo fa regredire, eventualmente in aggiunta alla chemioterapia. Lo studio è stato compiuto dall'equipe del Prof. Valter Longo. "I ricercatori hanno affermato che mentre il digiuno rimane un'opzione interessante per i malati di cancro, un'opzione più sicura e più fattibile è una dieta a basso contenuto calorico a base vegetale che induce le cellule a rispondere come se il corpo stesse digiunando. I loro risultati suggeriscono che il trattamento a bassa tossicità della dieta che mima il digiuno più la vitamina C ha il potenziale per sostituire i trattamenti più tossici".

Aggiornamento 22/5/2020
Esiste "una significativa associazione tra indice di infiammazione della dieta (DII) e incidenza, mortalità e ricovero in ospedale di persone con diversi tipi di tumori. Il DII, utilizzato per valutare le proprietà infiammatorie della dieta, può essere usato per predire l'incidenza e la mortalità di tutti i tumori. "Secondo i risultati dello studio, raccomandiamo il cambiamento dei modelli alimentari, in quanto fattori alterabili, che possono ridurre sostanzialmente sia i rischi di incidenza che quelli di mortalità nei pazienti oncologici" .
Aggiornamento 25/5/2020
Diverse opzioni dietetiche sono allo studio per migliorare l'esito delle terapie tumorali. Restrizione calorica e digiuno intermittente, grazie all'effetto su insulina e IGF1 e induzione dell'autofagia. Effetti simili si possono avere con la dieta chetogenica, soprattutto perché limita fruttosio e glucosio. L'aumento degli aminoacidi essenziali con riduzione di quelli non essenziali (aumento rapporto EAA/NEAA), o limitazione di alcuni essenziali (metionina) e o di alcuni non essenziali (glutammina, asparagina, arginina, cisteina, serina). Alcune vitamine (B9 e B12) utili nella produzione di basi azotate possono favorire la riproduzione cellulare. Istidina, mannosio, glicina possono rallentare la proliferazione, abbinate a diverse terapie. L'intervento dietetico può inoltre influenzare lo stato immunitario e la cachessia, 2 fattori decisivi nella sopravvivenza. Il microbiota influenza notevolmente la risposta all'immunoterapia. "Un'altra considerazione importante è che la manipolazione della dieta porterà a una risposta sistemica che non è limitata al tumore stesso ma avrà anche un impatto su altri fattori come il sistema immunitario e l'omeostasi generale. Pertanto, dovrebbe essere usata una visione olistica dell'effetto della restrizione dietetica che mira a preservare una risposta immunitaria antitumorale funzionale ed evitare lo sviluppo della cachessia. È importante tenere presente che le manipolazioni dietetiche per la terapia del cancro sono da usare a breve termine e coordinate con altri regimi di trattamento. Limitare il tempo della restrizione può ridurre gli effetti collaterali indesiderati e migliorare la probabilità di adesione del paziente". L'efficacia è comunque ormai certa. "C'è ancora molto da imparare, ma sembra evidente che una profonda comprensione di come la dieta possa interfacciarsi nelle complesse interazioni tra cancro, microambiente e metabolismo sistemico ci consentirà di offrire ai pazienti consigli razionali e personalizzati sull'assunzione nutrizionale per massimizzare l'effetto della loro terapia".
Aggiornamento 30/5/2020

La proteina p53 blocca i tumori sul nascere, bloccando la replicazione cellulare quando ci siano errori nel DNA. Alterazioni della glicolisi possono bloccare la sua funzione, grazie all'effetto Warburg e alla eccessiva produzione di lattato che non può uscire dalla cellula. L'effetto si stima essere presente nell'80% dei tumori.

Nessun commento:

Posta un commento