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domenica 11 maggio 2025

Come l'infiammazione ostacola il dimagrimento

 

I punti salienti di un articolo tratto da Medscape.

L'obesità è caratterizzata da uno stato infiammatorio che aumenta il rischio delle malattie correlate. Ma l'infiammazione a sua volta ha un'azione sugli ormoni intestinali, si spende meno e si ha meno sazietà. Anche il sistema immunitario è coinvolto.

"La risposta infiammatoria può influenzare il dispendio energetico “in modo retroattivo per combattere il surplus energetico tipico dell’obesità”. Un sistema di feedback carente (talvolta chiamato resistenza all'infiammazione) riduce il dispendio energetico, portando all'accumulo di energia e, di conseguenza, all'obesità. La restrizione calorica può inavvertitamente contribuire al risparmio energetico, il che potrebbe spiegare perché per le persone obese è così difficile perdere peso e mantenerlo".

Questo spiega perché alcune persone, mettendosi in restrizione calorica, si ritrovano con più kg di prima dopo un certo tempo.

immagine generata con Gemini



Gli adipociti hanno una forte influenza sul destino metabolico delle calorie introdotte, attraverso la regolazione ormonale, in particolare della leptina. L'infiammazione altera il funzionamento della leptina e degli altri ormoni, tra cui insulina e ormoni intestinali e in questo modo le cellule adipose “diventano più efficienti nell’immagazzinare energia piuttosto che rilasciarla, e l’infiammazione potrebbe essere implicata nella soppressione del rilascio di energia e nella promozione del suo accumulo”.

I meccanismi che mediano la stato infiammatorio sono diversi: lo stress meccanico, dovuto alla sua espansione, i metaboliti batterici, l'ipossia (scarso ossigeno che arriva alle cellule), la morte degli adipociti dovute a tutte queste condizioni (con rilascio di fattori infiammatori della necrosi).

Le vie che poi intervengono sul consumo energetico non sono ben chiare e sono probabilmente ridondanti, ossia sono più di una e hanno molteplici connessioni che si compensano tra loro.

Fare sport potrebbe inoltre essere di modesto aiuto, in quanto la spesa è ridotta e il corpo aumenterà la fame per compensare le energie perse.
Un modo per aumentare la spesa energetica è nutrire il microbiota. Infatti una parte dell'energia della dieta viene modulata dai nostri batteri intestinali. Se assumiamo fibra e amido resistente, il corpo sprecherà più energia e ne assorbirà meno, se invece consumiamo alimenti processati l'energia sarà tutta assorbita e più facilmente accumulata. Per questo una dieta antinfiammatoria come la mediterranea è amica del microbiota e può aiutare a promuovere un bilancio energetico negativo, specie se addizionata con alimenti/integratori prebiotici e probiotici.

Ma in definitiva è nato prima l'uovo o la gallina? Ossia arriva prima l'obesità o l'infiammazione?
"L'obesità provoca sicuramente infiammazione e l'infiammazione, a sua volta, rende le persone più suscettibili all'aumento di peso attraverso la riduzione del dispendio energetico e possibilmente attraverso meccanismi nel cervello che non comprendiamo appieno, che riducono la sensibilità del cervello agli ormoni della sazietà."
Comprendere meglio questi meccanismi potrà aiutarci a curare le persone.

Aggiornamento 14/5/2025

La curcumina migliora il dimagrimento rispetto al solo sport in persone con obesità.
Prendendo 2 gruppi, quello che ha assunto curcuma rispetto a chi non l'ha fatto ha avuto risultati migliori in termini di perdita di grasso.

Aggiornamento 23/6/2025

Il digiuno fatto solo con acqua per alcuni giorni ha creato problemi in un piccolo gruppo di persone che si è sottoposto all'esperimento, condotto anche dal prof Fontana, noto esperto dell'argomento.
Spesso si dice che il digiuno purifica, sfiamma e tante cose buone. In generale non sono d'accordo, dipende molto dalla persona che lo fa e come lo si fa, quindi inutile dire che è qualcosa ideale per tutti.
Nel caso del digiuno senza calorie, quindi con sola acqua e fatto sotto supervisione medica, sono aumentati i parametri infiammatori e piastrinici, potenzialmente aumentando il rischio cardiovascolare. Il
Il protocollo ha indotto chetosi, perdita di peso e aumentato l'ossidazione dei grassi, ma ha aumentato i parametri di stress. Ha ridotto la beta amiloide, una sostanza legata all'Alzheimer.
Si ipotizza che la risposta infiammatoria possa, un po' come l'allenamento, essere ridotta con l'abitudine al digiuno, ma per ora si invita alla prudenza.

Aggiornamento 10/8/2025

I ricercatori hanno paragonato 2 diete. Una con il piatto EatWell, l'altra con alimenti UPF (ultraprocessati). La seconda però, contrariamente a quanto si possa pensare, era strutturata in modo da coprire i fabbisogni di fibre, nutrienti, frutta e verdura.
Le diete erano ad libitum, ossia senza indicazioni sulle calorie ma si poteva mangiare a sazietà.

Le persone con la prima dieta, più salutare, hanno perso più peso, sostanzialmente perché hanno assunto meno calorie. Ma perché è successo? Perché i cibi non raffinati sono più sazianti, si masticano di più, sono meno palatabili. Si promuove in questo modo un pasto meno calorico e si facilita il mantenimento del peso perso, riducendo l'appetito. L'aumento dell'appetito è uno dei principali fattori di recupero del peso e abbandono della dieta.

Aggiornamento 10/9/2025

Un alto consumo di alimenti ultraprocessati (UPF) è associato ad alti valori di proteina C reattiva, un marker di infiammazione.

"Dopo aver considerato fattori come età, sesso, fumo, attività fisica e altri indicatori di salute, i ricercatori hanno scoperto che gli individui nel gruppo con il più alto consumo di UPF (dal 60% al 79% delle calorie giornaliere) avevano una probabilità dell'11% maggiore di livelli elevati di hs-CRP rispetto a quelli nel gruppo con il più basso consumo. Anche i consumatori moderati di UPF (dal 40% al 59%) hanno mostrato un aumento del 14% della probabilità. Quelli con un consumo dal 20% al 39% hanno avuto un aumento minore e non significativo del 7%".

Questo legame peggiora nelle persone avanti con l'età e nel sovrappeso, come se il cibo fosse un "peggioratore" di situazioni già presenti (invecchiamento ed eccesso di peso, condizioni legate ad un aumentato tono infiammatorio).
Ennesima brutta figura per quelli che pensano che non ci sia legame tra cibo e infiammazione.

Aggiornamento 16/11/2025

La dieta dimagrante può portare a peggioramento del microbiota, specie se fatta con alimenti impoveriti di fibra, quindi pensando solo al taglio calorico.
In uno studio la curcumina previene la perdita di specie amiche produttrici di butirrato, un grasso a catena corta benefico per l'intestino e in generale per la salute. In particolare si salvaguarda la presenza di Fecalibacterium prausnitzii. Si proteggono anche gli Actinobacteria, che contengono i benefici bifidi e sono risultati ridotti nella dieta senza curcumina.
Non si sono invece osservate differenze nelle variazioni antropometriche.

Aggiornamento 22/12/2025


"Sono stressato quindi non dimagrisco" può essere giustificato (ulteriormente) da un nuovo studio, che ha mostrato che le vie adrenergiche, Il sistema simpatico che viene attivato durante le fasi di stress, promuove la migrazione dei neutrofili (cellule immunitarie) verso gli adipociti, dove bloccano la lipolisi, la fuoriuscita di acidi grassi dalle cellule che permette poi ai grassi di entrare nel sangue e essere ossidati dagli altri organi.

Ironia della sorte (biologica), la noradrenalina rilasciata dal sistema simpatico è la stessa che dovrebbe promuovere la lipolisi. È come se ci fosse un sistema che si blocca perché troppo stimolato, come un fusibile. Si tratta di un sistema probabilmente evoluto per salvaguardarci dal dimagrimento eccessivo nei momenti di pericolo e carestia. Il sistema immunitario non serve solo a proteggerci dalle infezioni ma può modulare il bilancio energetico, specie in condizioni di infiammazione (il bilancio energetico funziona in maniera semplice solo in condizioni ideali).

"I neutrofili infiltrati secernono l'interleuchina-1β, che sopprime la lipolisi e limita la perdita eccessiva di energia inducendo la resistenza alle catecolamine negli adipociti".

Nei topi modificati, in cui questa via era bloccata, lo stress era associato a dimagrimento. Nelle persone sovrappeso i geni implicati nella riduzione della lipolisi sembrano più attivi, quindi queste persone possono avere ulteriormente una minore perdita di grasso sotto stress.

L'effetto negativo sulla spesa energetica di IL-1β: "In particolare, studi del nostro laboratorio (non pubblicati) e di altri laboratori mostrano che l'IL-1β e altre citochine infiammatorie agiscono reprimendo la perdita di energia in entrambi i casi, attraverso la resistenza alle catecolamine e la riduzione dell'attività dell'AMPK. Questi risultati sottolineano un tema comune nella regolazione metabolica in cui lo stress metabolico porta all'attivazione di vie che preservano le riserve di energia negli adipociti e suggeriscono che queste vie potrebbero essere bersagli appropriati per le malattie metaboliche."


Aggiornamento 20/1/2026

Evitando gli alimenti processati e privilegiando quelli non alterati dall'industria, naturali e ricchi in nutrienti si favorisce la perdita dell'adiposità centrale e viscerale che è quella più associata con le malattie infiammatorie.

Migliorare la qualità della dieta, insieme all'attività fisica, è associato con dimagrimento e una migliore distribuzione del grasso. Questi risultati mostrano come, anche senza contare le calorie, certi comportamenti possano favorire migliore salute. Questo non vuol dire che le calorie non contino in senso assoluto, ma che un bilancio energetico negativo che favorisce l'utilizzo delle calorie di deposito si possa raggiungere anche senza focalizzarsi troppo sulle quantità.

Aggiornamento 28/2/2026


La lipoproteina A e l'insulinoresistenza sono fattori indipendenti di rischio cardiovascolare, ossia indipendentemente dal colesterolo, per esempio. La prima è determinata soprattutto dalla genetica, la seconda soprattutto dallo stile di vita. L'insulinoresistenza si può determinare con l'HOMA index o con l'indice trigliceridi-glucosio

Aggiornamento 4/3/2026

Un secolo fa, con la teoria del bilancio energetico, nacque l'idea che l'obesità fosse solo un problema di volontà. Nonostante anche oggi alcuni la pensino così, attualmente sappiamo che si tratta di una condizione patologica che è legata alla genetica e all'ambiente. Dire ancora "basta muoversi di più e mangiare meno" significa non aver capito nulla di questa patologia cronica e progressiva.

Oggi il BMI che si usa per classificare le persone in base al rapporto peso/altezza ha un uso limitato e si usa una componente antropometrica insieme a quella clinica, grazie all'aiuto del rapporto tra altezza e circonferenza addominale e della percentuale di grasso. Il concetto di peso ideale è sbagliato perché va sempre interpretato alla luce di quanto grasso e muscolo sono effettivamente presenti.

L'appetito e la sazietà sono regolati da una complessa rete neuroormonale, gestita da leptina, grelina, NPY, GLP1 ecc..
Esistono 3 tipi di fame: omeostatica, edonica e legata al microbiota. La prima è gestita dagli ormoni classici, la seconda è legata al cibo palatabile che fa in modo che si mangi più del necessario, la terza alla fermentazione delle fibre da parte del microbiota, che produce acidi grassi a catena corta utili per ridurre l'appetito.

L'accumulo di grasso in eccesso è legato essenzialmente all'eccesso calorico, ma contemporaneamente anche a tanti altri piccoli fattori che nel complesso portano alla condizione. Tra di essi:
⛓️‍💥mitocondri disfunzionali, che, non potendo ossidare correttamente i nutrienti, li spingono ad essere accumulati
🔎 espansione del tessuto adiposo, che diventa infiammato e disfunzionale
🫃🏻accumulo ectopico del grasso, in tessuti in cui non ci deve essere (addome, cuore, fegato, muscolo ecc.), che spinge l'infiammazione e l'insulinoresistenza
🩸alterazione delle citochine rilasciate dagli adipociti
🔥ridotta attività del grasso bruno, con ridotta spesa energetica
🧬 genetica ed epigenetica, ossia predisposizione ereditaria e nell'espressione dei geni, che può essere regolata per risparmiare la spesa energetica
🦠microbiota, che influenza immunità, calorie estratte dalla dieta, infiammazione. Anche l'infezione virale da adenovirus-36 può favorire l'accumulo di grasso
🕔 l'alterazione dei ritmi circadiani
🤯 lo stress può favorire il cortisolo e quindi insulinoresistenza e accumulo di grasso viscerale
🌡️l'innalzamento delle temperature riduce la termogenesi
🏭l'inquinamento può interferire con i sistemi ormonali (interferenti endocrini presenti nella plastica) favorendo l'accumulo di grasso
🍩la disponibilità di cibo ultraprocessato e in generale la vita nelle grandi città, senza spazi per l'attività fisica favoriscono l'aumento di peso

Tra gli interventi preventivi che funzionano, l'accesso al cibo sano (anche tramite politiche di disincentivazione del cibo ultraprocessato), all'attività fisica e all'educazione tra i giovani, le consulenze, anche digitali, tra gli adulti.

Aggiornamento 26/4/2026

Un modello animale mostra che, oltre alle consuete cause legate all'autoimmunità (tiroidite di Hashimoto), la disfunzione tiroidea può essere causata anche da una dieta occidentale ricca in grassi e zuccheri. In particolare si riduce la conversione di T4 in T3, l'ormone pienamente attivo, con conseguente riduzione del metabolismo e tendenza all'aumento di peso e agli altri sintomi e segni di ipotiroidismo, PRIMA che si osservino aumenti di peso. Solitamente è il sovrappeso ad aumentare il rischio di malattie autoimmuni, ma in questo caso si fornisce una spiegazione complementare (o competitiva) sull'origine dei problemi tiroidei.

La dieta a livello dei tireociti (cellule della tiroide) induce stress del reticolo endoplasmatico, la sede della sintesi proteica, determinando proteine alterate (misfolded), lipotossicità, disfunzione mitocondriale.

La ridotta conversione di T4 in T3 è uno dei meccanismi che favorisce il recupero del peso dopo una dieta. Resta da studiare se il dimagrimento e il passaggio a una dieta più salutare possa ripristinare la funzione tiroidea corretta.

Aggiornamento 18/5/2026

L'infiammazione ipotalamica (microgliosi) viene attivata da un'alimentazione cronicamente eccessiva, in particolare ricca di grassi saturi e zuccheri (soprattutto il fruttosio), e precede il diabete. Polifenoli e grassi insaturi sono invece protettivi.
La dieta chetogenica (ricca in grassi ma povera in zuccheri) non sembra attivarla, quindi il contributo degli zuccheri appare fondamentale.
In questo caso l'ipotalamo, che è l'organo che gestisce appetito e composizione corporea, non può più lavorare correttamente e "segna la traiettoria" dell'aumento di peso a lungo termine. Non è più capace di mantenere l'abbinamento tra spesa energetica e introito energetico, favorendo l'aumento di peso nel lungo termine, anche in una persona che mangia poco, perché la termogenesi è limitata.
Leptina e insulina normalmente agiscono limitando l'appetito e promuovendo la spesa energetica, in particolare la termogenesi, ma in un ipotalamo infiammato i recettori non rispondono al loro stimolo e la persona ha sempre fame e non consuma energia, col risultato di un bilancio energetico perennemente positivo e aumento di peso. L'evidenza corrente mostra che la resistenza insulinica ipotalamica arriva prima di quella sistemica (cioè quella che fa aumentare la glicemia e porta al diabete, per capirci).
Attività fisica e omega 3 mostrano limitata efficacia nel ridurla.

Aggiornamento 11/6/2026

La somministrazione di Akkermansia muciniphila (AM) dopo il dimagrimento ha aiutato le persone a mantenere il peso perso dopo dieta.
Le persone sono state lasciate libere di mangiare (dieta ad libitum).
Risultano migliorate la sensibilità insulinica, l'energia dispersa con le feci e l'infiammazione, con un metabolismo del tessuto adiposo sottocutaneo addominale più attivo.
I miglioramenti sono più pronunciati nelle persone con ridotte quantità basali di AM.

Aggiornamento 21/7/2026

Una pubblicazione ha mostrato che non esiste la compensazione energetica, ossia quando una va in restrizione calorica e fa attività fisica per dimagrire, non gli si abbassa il metabolismo basale come indicano alcuni studi. In realtà lo studio è una gran bufala perché tra le limitazioni si leggono bassissimo numero di partecipanti, brevissimo periodo (10 giorni), misure fatte non precisamente.

Insomma uno studio che non ha dimostrato nulla di che, preso per buono da quelli che dicono che se uno non dimagrisce è pigro e svogliato, atteggiamento (stigma) ormai censurato da chi si occupa di dimagrimento. Molti studi mostrano che non è per nulla regolabile il nostro consumo a riposo e che il corpo ha tante strategie per risparmiare energia, rendendo difficile perdere grasso. Quello che capita in pochi giorni è molto relativo. Questa è la fisiologia e molti dovrebbero studiarla.

sabato 5 aprile 2025

Evoluzione della piramide

 

La SINU, la società scientifica che fa le linee guida nutrizionali in Italia, ha confezionato una nuova piramide alimentare relativa alla dieta mediterranea, che appare molto meno moderata di quanto ci vogliano far pensare alcuni.




Si può notare, per quanto riguarda zucchero aggiunto, alcolici e sale, che non si scrive usateli con moderazione, bensì usateli il meno possibile. Carne rossa e dolci possono avere un consumo occasionale, carni bianche, formaggi, uova, pesce, legumi, patate un consumo di alcune volte a settimana, cereali, latte, yogurt, frutta oleosa, frutta fresca, verdure e olio EVO consumo quotidiano. La nuova piramide raccomanda anche la corretta idratazione, il rispetto per l'ambiente, suggerendo di rispettare la biodiversità, ridurre i rifiuti ed essere sostenibili. Per quanto riguarda lo stile di vita si consigliano la convivialità, l'esercizio fisico e il controllo del peso.





"Pasta, riso e pane sono componenti essenziali di una dieta sana e la nuova Piramide invita in particolare al consumo di cereali integrali in considerazione del loro apporto di fibre alimentari, vitamine e composti bioattivi nonché dei loro benefici effetti metabolici rispetto ai cereali raffinati, primo fra tutti la minore risposta glicemica post-prandiale (nota: quindi tenere bassa la glicemia è raccomandato e non inutile come ci dicono alcuni). Si consiglia l'abbinamento dei cereali con verdure e/o legumi nel rispetto delle antiche tradizioni culinarie mediterranee e delle ampie evidenze scientifiche sui benefici nutrizionali e metabolici degli stessi". La frutta oleosa, che una volta era temuta per il suo contenuto di grassi, è messa sullo stesso piano dei cereali integrali grazie alle evidenze scientifiche recenti che documentano i benefici dovuti a grassi polinsaturi, sostanze bioattive, minerali e vitamine e va quindi consumata quotidianamente.





I legumi devono essere consumati 3/4 volte a settimana, il pesce azzurro 2 o 3 volte, in modo da assicurare un apporto di omega 3 che riduca il rischio cardiovascolare. Evitare il pesce spada per il suo contenuto di elementi tossici come il mercurio, favorire il pesce piccolo pescato localmente.
La carne bianca deve essere favorita rispetto alla rossa, le uova vengono finalmente descritte come un alimento amico che apporta numerosi nutrienti benefici senza aumentare rischio cardiovascolare o tumorale.
Le patate non devono essere usate come contorno ma in sostituzione dei cereali perché apportano carboidrati in modo simile; eventualmente è possibile consumare 2 porzioni ridotte di entrambi, come si fa in una minestra per esempio.

All'apice della piramide troviamo quindi dolci e carni rosse e processate (salumi, per capirci). Viene chiarito che l'apporto di zuccheri semplici suggerito è praticamente rappresentato solo dalla frutta, con pochissimo spazio concesso a zuccheri aggiunti e alimenti che li contengono, da consumare solo in occasioni speciali, come nelle antiche tradizioni.

Come illustrato prima il consumo di alcolici è ugualmente da riservare alle occasioni speciali e nessun consumo può essere inteso come benefico per la salute. Il possibile effetto positivo cardiovascolare viene bilanciato da un noto effetto cancerogeno.

Le conclusioni finali sottolineano l'importanza della dieta mediterranea anche per scopi che vanno oltre l'alimentazione sana.
"Intrecciando considerazioni ambientali ed economiche, questa piramide rivista offre una guida olistica per una moderna dieta mediterranea. Non mira solo a migliorare la salute della popolazione, ma preserva anche le tradizioni alimentari culturali, affrontando al tempo stesso le sfide nutrizionali ed ecologiche del nostro tempo. In sostanza, questa nuova Piramide fornisce un quadro pratico e lungimirante per l’adozione di uno stile di vita alimentare sostenibile e favorevole alla salute nel 21° secolo".


Aggiornamento 11/4/2025

Sono uscite le linee guida ufficiali sulla dieta mediterranea, alle quali ho contribuito come parte dell'ERT (Evidence review team).
Ringrazio il prof Nicola Veronese, coordinatore del lavoro, per avermi dato l'opportunità di fare questa interessante esperienza.

La dieta mediterranea, in base alle evidenze, è consigliata nella popolazione generale sia in prevenzione che in terapia di supporto in molte malattie e condizioni, compresi tumori, malattie autoimmuni e cardiovascolari, alterazioni metaboliche, gravidanza.

Aggiornamento 11/12/2025

Nella revisione dei dati alla quale ho collaborato, la dieta mediterranea è efficace nel migliorare la qualità della vita in persone con malattie autoimmuni, con certezza limitata delle prove, ma promettenti sull'effetto antinfiammatorio e sul microbiota.


Aggiornamento 16/1/2026

Nonostante le nuove linee guida USA ne parlino positivamente per il suo effetto di facilitatore della convivialità, non esistono dosi sicure di alcol in rapporto al rischio tumorale. Anche se avete un nonno che ha vissuto 95 anni e beveva ogni giorno. L'obesità, il fumo e le malattie epatiche aumenta il rischio. Sono necessarie politiche per la sensibilizzazione delle persone al tema.

Aggiornamento 13/2/2026

Le calorie non sono tutte uguali, ora lo affermano anche le società scientifiche. SIE e ADI hanno pubblicato un adattamento della piramide alimentare mediterranea in cui si tenga anche conto dei ritmi circadiani.
Si sottolinea che tutti, in particolare anche i "gufi" che tendono ad avere orari tardivi, dovrebbero cercare di assumere più calorie nella prima parte della giornata e fare una cena leggera. Questo cambiamento può essere fatto gradualmente. Si consiglia di privilegiare i carboidrati di giorno mentre la sera assumere prevalentemente verdure e proteine da fonti magre.

Esporsi alla luce diurna, stabilizzare i ritmi sonno-veglia, ridurre gli schermi notturni, fare attività fisica prevalentemente di giorno per migliorare la flessibilità metabolica, ossia la capacità di ossidare i diversi substrati metabolici (grassi e carboidrati in particolare). IL tutto seguendo i principi della dieta mediterranea salutare.