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martedì 15 ottobre 2013

Allergico al sale


Quando ho letto che si poteva essere intolleranti al sale mi è scappato un po' da ridere. In realtà viene specificato che il problema vero non è il cloruro di sodio, composto da due ioni normalmente presenti nel nostro organismo, quanto le impurità o il suo sovraccarico.
Per la serie "smentite inaspettate", recentemente è stato invece verificato che il sale induce la differenziazione di linfociti, cioè una classica risposta infiammatoria. E in particolare i Th17, tipicamente coinvolti nelle malattie autoimmuni come la sclerosi multipla.
È ben noto che il sale provoca ipertensione ed è quindi tra le maggiori cause di infarti e ictus.
Ridurre il sale, anche in chi è normoteso, abbassa il rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza cardiaca e renale, tumore gastrico.
Da poco si è scoperto come realmente il sale causa aumento della pressione sanguigna, soprattutto nelle persone con una particolare predisposizione genetica, ed è ovviamente un meccanismo che coinvolge l'ipotalamo, il centro che gestisce la maggior parte delle nostre attività vegetative.




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Il sale (come lo zucchero del resto) viene volutamente aggiunto ai cibi industriali, che sono spesso fatti con ingredienti di scarsa qualità. Per avere un sapore accettabile devono quindi essere addizionati di sostanze che ne aumentino la palatabilità. E così ne mangeremo più del necessario, con il risultato di aumentare di peso.
Anche aggiungere sale alle pappette dei bambini per rendergliele più gradite è dannoso, perché da adulti privilegeranno quel gusto.
Abituiamo il nostro gusto a una piccola quantità di sale, il nostro organismo ci ringrazierà!
Privilegiamo le spezie, come la curcuma, il principale ingrediente del curry, i cui benefici sono ormai certi!

update 3/7/14

Quando ti vedi citato da uno dei tuoi idoli, non puoi che essere felice! 


update 1/6/16

Il mio nuovo articolo sul sale.


Aggiornamento 10/6/2016

La collega M.Rosaria Vestuto segnala un lavoro secondo cui il sale contribuirebbe ad aumentare la grelina, ormone noto per fare danni come i terremoti, in particolare aumenta la fame e rallenta il dispendio energetico.

Aggiornamento 19/9/2017

Si conosceva già il ruolo dannoso del sale nella sclerosi multipla, ora si ipotizza che si possa estendere anche a lupus e artrite reumatoide


Aggiornamento 9/11/2017
Utilizzare le spezie aumenta la percezione del gusto salato e aiuta a ridurre l'introito di sale e quindi la pressione sanguigna


Aggiornamento 16/11/2017

Il sale modula il microbiota, riducendo la vita dei lattobacilli e favorendo l'ipertensione


Aggiornamento 16/1/2018

Il sale, tramite l'azione sui th-17, sembra aumentare in un modello animale il rischio di demenza e problemi cerebrovascolari.


Aggiornamento 26/1/2018

Anche il sale può contribuire al diabete. Infatti attiva lo stress ossidativo che a sua volta stimola una via infiammatoria (NLRP3) responsabile di insulino-resistenza. Questo ha anche effetto sul rene, aumentando la ritenzione di liquidi. Il potassio ha un effetto contrario.


Aggiornamento 2/5/2018

Ridurre il sale rimane probabilmente il miglior modo per abbassare la pressione e ridurre le malattie cardiovascolari

Aggiornamento 11/6/2018

Raddoppiare il sale nella dieta fa piazza pulita dei lattobacilli, importanti batteri del nostro intestino legati ad ipertensione e obesità


Aggiornamento 16/7/2018

Contrariamente a quanto si pensava, il sodio può essere temporaneamente stipato nel corpo, e non viene necessariamente espulso con le urine: il suo legame con la riduzione di lattobacilli e l'attivazione dei Th-17 è sempre più evidente

Aggiornamento 20/8/2018

Un altro studio documenta che l'eccessiva riduzione del sale (sodio sotto i 5 grammi) aumenta il rischio cardiovascolare. Già l'anno scorso l'American Heart Association​ rigettò le conclusione di uno studio simile, continuando a consigliare una maggiore limitazione del sodio (2 grammi al giorno). Quello che è emerso però senza dubbio e su cui tutti concordano è che il potassio sia un indicatore di qualità della dieta, trovandosi soprattutto in frutta e verdura, e possa limitare i danni dovuti al sale (che, senza eccessi, potrebbe essere protettivo)


Aggiornamento 26/1/2019


Ridurre il sodio (sale da cucina) e aumentare il potassio (frutta e verdura) riduce il rischio di ictus

Aggiornamento 11/2/2019
Il sale stimola la ritenzione di liquidi e l'aumento dei volumi plasmatici anche grazie allo stress ossidativo. Un'elevata assunzione di sale porta alla mancanza di fattore di crescita epidermico (EGF) nel tessuto corticale, bassa abbondanza di RhoGDIα e attivazione anomala dei recettori mineralcorticoidi (MR) tramite l'alta attività di Rac1, che funge anche da unità strutturale della NADPH ossidasi. La produzione di specie reattive dell'ossigeno (ROS) aumenta l'attività di ENaC, che, a sua volta, contribuisce all'espansione del volume del liquido corporeo richiesta per lo sviluppo dell'"ipertensione sensibile al sale"
Aggiornamento 21/2/2019
Il sale da cucina (cloruro di sodio) sembra avere inaspettate conseguenze nelle allergie.
Agisce aumentando l'aggressività delle cellule TH2, quelle tipiche della reazione allergica (atopia), attivando alcuni fattori di trascrizione.
La pelle delle persone con dermatite atopica ha maggiori quantità di sodio del normale, e questo aumenta la risposta allergica e favorisce la crescita di Staphylococcus aureus, batterio tipicamente collegato con la dermatite
Aggiornamento 27/2/2019

Il lupus è una malattia autoimmune in cui bisogna stare attenti all'alimentazione. La vitamina D modula il sistema immunitario L'omocisteina alta aumenta il rischio cardiovascolare, ed è legata a carenza di vitamine del gruppo B. Tra i minerali, poco sale e introdurre abbastanza zinco e selenio. I polifenoli e le fibre contenuti in frutta e verdura aiutano a ridurre lo stato infiammatorio e agiscono da antiossidanti

Aggiornamento 21/3/2019

Il consumo di sodio e potassio è essenziale per la salute, in quanto nessuno dei due è prodotto dall'organismo ed entrambi sono necessari per i processi fisiologici critici. La nostra alimentazione è comunque spesso caratterizzata da un eccesso del primo e una carenza del secondo (presente in frutta e verdura). Non bisogna però ridurre eccessivamente il sodio, presente nel sale da cucina. "La combinazione di un apporto moderato di sodio (3-5 g / die) con un'assunzione elevata di potassio è associata al più basso rischio di mortalità ed eventi cardiovascolari, mentre gli eccessi di assunzione di sodio combinati con una bassa escrezione urinaria di potassio sono associati al più alto rischio cardiovascolare. I nostri dati evidenziano la necessità di un forte aumento nell'assunzione di potassio nella dieta nella popolazione generale, con la contemporanea riduzione dell'assunzione di sodio".

Aggiornamento 11/4/2019

Sempre più studi legano sale e attivazione dei TH17, nell'artrite e nell'autoimmunità in generale

Aggiornamento 13/7/2019
Può il sale agire da antigene? In un certo senso sì, perché capace di attivare molti tipi di cellule immunitarie. Inoltre aumenta la produzione di un composto (IsoLG) che stimola le cellule dendritiche.
In ultimo determina disbiosi, con aumento dei Firmicutes e riduzione dei Bacteroidetes.
Tutto questo porta ad uno stato di infiammazione e predispone per l'ipertensione, il principale fattore di rischio cardiovascolare.
Aggiornamento 4/9/2019
È possibile mettere in relazione l'escrezione degli elettroliti urinari con l'umore. I ragazzi che avevano molto sodio rispetto al potassio (che significa eccessiva introduzione di sale) avevano maggiore manifestazione di sintomi depressivi rispetto a quelli che avevano il rapporto invertito (che rappresenta un maggior consumo di alimenti vegetali non raffinati e minore di cibo spazzatura).
Aggiornamento 8/10/2019
Il sale provoca ipertensione anche riducendo il numero di lattobacilli e alterando l'immunità e i ritmi circadiani e così l'escrezione urinaria del sodio.
Aggiornamento 24/11/2019

Il legame bidirezionale tra ipertensione, infiammazione e microbiota.

Aggiornamento 28/11/2019

La dieta chetogenica è probabilmente l'approccio alimentare più efficace nell'emicrania. In persone con sensibilità alimentari le diete di eliminazione possono funzionare, ma anche la semplice riduzione del sale può essere efficace. Uno dei meccanismi possibili è la riduzione dell'infiammazione grazie al bilanciamento tra omega 6 e omega 3

Aggiornamento 26/12/2019

Un'ipotesi da verificare lega il consumo eccessivo di sale in gravidanza e l'aumento del rischio di autismo nella prole. Questo accadrebbe tramite l'induzione di disbiosi e alterando il sistema immunitario (è noto che il sodio stimola i linfociti Th-17 e i macrofagi M1).
Tra i fattori nutrizionali nell'artrite reumatoide, il più importante appare essere il sale
Aggiornamento 12/1/2020
La pressione sanguigna è influenzata da molti fattori, tra cui quanto sale (sodio) viene riassorbito dai reni e non espulso con l'urina. Stimolare i recettori del gusto dolce favorisce la ritenzione di sale e l'ipertensione. Il sale e un'alimentazione proinfiammatoria alterano il microbiota e aumentano il tono simpatico con ulteriore aumento della pressione

Aggiornamento 12/3/2020

Il sale crea iperosmolarità (eccesso di soluti nei tessuti) che stimola i macrofagi a essere più infiammatori. In questo modo i tessuti vengono danneggiati (in questo caso si stimola il danno renale), anche per la maggiore pressione sanguigna.

Aggiornamento 23/5/2020
La dieta chetogenica può far variare il microbiota, riducendo i bifidobatteri (batteri tipici della società agricola) e in modo da ridurre i Th17, cellule immunitarie particolarmente importanti nell'autoimmunità
Aggiornamento 13/7/2020
Secondo una revisione degli studi su artrite reumatoide (AR) e dieta, "evidentemente, la dieta può migliorare i sintomi dell'AR riducendo l'infiammazione, rimuovendo i cibi proinfiammatori o aumentando i cibi antinfiammatori e alterando il microbiota intestinale. Si raccomanda pertanto di curare abitualmente la nutrizione nei pazienti con AR facendo riferimento a nutrizionisti esperti nell'identificare e affrontare problemi relativi all'alimentazione". Omega 3 ad alte dosi, vitamina D e riduzione del sale possono migliorare il rischio cardiovascolare e altri fattori. Le diete di eliminazione, digiuno intermittente ecc possono dare vantaggi in alcuni individui, ma devono essere seguite da personale preparato per non creare rischi di carenze. Tuttavia gli esiti confermano il probabile legame della malattia con antigeni alimentari. La dieta mediterranea appare essere la più appropriata nel migliorare alcuni parametri.
Aggiornamento 2/5/2021

Il sale è noto per aumentare la pressione, ma forse esiste un altro meccanismo che lo lega al rischio cardiovascolare. Il sale può disturbare i mitocondri dei macrofagi, e in particolare il complesso II della catena respiratoria. Questo altera la loro produzione di energia e il consumo di ossigeno, e li trasforma in fagociti più aggressivi. L'effetto è reversibile.
"I fagociti, il cui compito è identificare ed eliminare i patogeni nel corpo, sono stati in grado di combattere le infezioni in modo più efficace. Ma questo potrebbe anche promuovere l'infiammazione, e aumentare il rischio cardiovascolare", spiega Müller.
"Ovviamente la prima cosa a cui pensi è il rischio cardiovascolare. Ma diversi studi hanno dimostrato che il sale può influenzare le cellule immunitarie in vari modi. Se un meccanismo cellulare così importante viene alterato per un lungo periodo, potrebbe avere un impatto negativo — E potrebbe potenzialmente causare malattie infiammatorie dei vasi sanguigni o delle articolazioni, o malattie autoimmuni ", afferma Kleinewietfeld.

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