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domenica 11 gennaio 2026

intestino che si irrita



Come spiega un articolo dell'American Journal of Gastroenterology, l'approccio "cibo come medicina" può funzionare molto bene in caso di problemi intestinali come reflusso, dispepsia funzionale e gonfiore.
Nel reflusso, il consumo di cioccolato, alcolici, pasti ricchi di grassi, spezie, menta, pomodoro, e in alcuni casi cibi ricchi di fibre, possono favorire la manifestazione.
Per il gonfiore si suggerisce una dieta FODMAP, in cui si evitano alimenti che fermentano, ma va fatta sotto supervisione di un professionista.
Nella dispepsia funzionale, che provoca sazietà precoce, è meglio individuare le sensibilità alimentari personali, anche se grano e alimenti grassi sembrano i maggiori responsabili

L'IBS rappresenta un problema sociale perché determina una perdita di produttività a causa della ridotta qualità della vita

È

La cura del paziente con IBS dovrebbe avere un approccio olistico che coinvolge le diverse sfere

L'approccio non deve essere per forza quello fodmap

Qual è la connessione neuroimmune nei disordini digestivi? 
I disordini gastrointestinali funzionali come la dispepsia funzionale (FD, generici sintomi del tratto superiore) o la sindrome dell'intestino irritabile (IBS, dolori addominali generalmente presenti con alterazione dell'alvo) sono molto diffusi. Possono essere considerati anche come disturbi dell'interazione intestino-cervello e quindi condizioni altamente prevalenti con opzioni di trattamento efficaci limitate.
I neuroni sensoriali della mucosa nei pazienti con sindrome dell'intestino irritabile sono sensibilizzati attraverso un aumento del rilascio di mediatori del dolore (nocicettivi) dalle cellule immunitarie e dall'epitelio.
Una sottile infiltrazione e attivazione di mastociti ed eosinofili, entrambi fonte di mediatori nocicettivi, sono state dimostrate nella sindrome dell'intestino irritabile e nella dispepsia funzionale.
Lo stress psicologico, i componenti alimentari, il microbiota e una funzione di barriera compromessa possono tutti contribuire all'attivazione immunitaria nei disturbi gastrointestinali funzionali.
Per varie ragioni, tra cui alterazioni nei recettori TRPV1 e del sistema nervoso enterico, le persone con queste condizioni hanno aumentata risposta viscerale (iperalgesia) e sono quindi più sensibili agli stimoli e sentono più dolore.
Diventa sempre più evidente che le condizioni siano caratterizzate da un'attivazione dell'immunità a livello della mucosa e conseguente infiammazione.
Si riscontra infatti infiltrazione di diversi tipi di globuli bianchi (monociti, linfociti T e mastociti). Questi ultimi sono particolarmente importanti perché rilasciano istamina, il mediatore dell'allergia.
L'infiltrazione può iniziare anche dopo semplici gastroenteriti virali.

Cosa provoca l'attivazione del sistema immunitario intestinale?

1) la permeabilità intestinale. "La barriera ha la duplice funzione di proteggere l'organismo dalla penetrazione indesiderata di sostanze luminali potenzialmente nocive, inclusi agenti patogeni e loro prodotti secreti, consentendo allo stesso tempo l'assorbimento di fluidi e (micro)nutrienti. La barriera svolge anche un ruolo fondamentale nella soppressione dell'attivazione immunitaria nei confronti di antigeni innocui ingeriti per via orale, principalmente alimentari, in un processo definito come tolleranza orale. Per ottenere la tolleranza orale, gli antigeni luminali vengono campionati da cellule microfold (M) in placche di Peyer, macrofagi della mucosa o cellule caliciformi, successivamente acquisiti da cellule dendritiche tollerogeniche che poi migrano verso i linfonodi mesenterici con induzione di cellule T regolatrici immunosoppressive.
Si ipotizza spesso che l'alterata funzione di barriera consenta la penetrazione incontrollata degli antigeni nella lamina propria, stimolando una risposta immunitaria. Tuttavia, se l'aumento della permeabilità svolga un ruolo causale in queste condizioni o sia piuttosto una conseguenza dell'attivazione immunitaria rimane un argomento controverso".

2) il cibo. È ben noto che alcuni cibi, quelli ricchi in zuccheri fermentabili FODMAP per esempio, stimolano i sintomi, creando gas e distensione addominale. In realtà esistono anche reazioni di tipo immunitario in cui gli antigeni stimolano la reazione dei mastociti e degli eosinofili, mediatori dell'allergia. Nelle allergie classiche si notano gli anticorpi Ig-E contro il cibo. Tuttavia nelle persone con IBS e FD gli anticorpi Ig-E possono non essere presenti nel sangue. "Questi risultati suggeriscono che sia coinvolta l'attivazione di eosinofili/mastociti non IgE-mediata o una reazione IgE-mediata confinata alla mucosa gastrointestinale". In particolare gli autori della review sono sostenitori di quest'ultima ipotesi, in cui i mastociti medino queste allergie, trovandosi vicino alle terminazioni nervose e inducendo dolore.

3) il microbiota. Le prove dell'interazione tra batteri intestinali e IBS aumentano ma il quadro non è ancora completo. Sicuramente la produzione di metaboliti amminoacidici quali istamina, serotonina e triptamina contribuisce all'infiammazione e al dolore.
L'istamina è particolarmente importante nell'induzione del dolore. Un ceppo particolare di Klebsiella aerogenes produce 100 volte più istamina dei comuni ceppi batterici. La dieta FODMAP può ridurre l'istamina.

4) condizioni psicologiche. Stress, ansia e depressione sono noti per peggiorare i sintomi di IBS. Questo succede aumentando l'istamina e il CRH, ormone dello stress rilasciato anche dagli eosinofili e che attiva i mastociti, determinando tra le altre cose incremento della permeabilità intestinale.

Le opzioni farmacologiche sono scarse. Per esempio in caso di esofagite eosinofila gli antiacidi hanno un effetto antinfiammatorio ma nel lungo periodo i vantaggi sono superati dagli svantaggi (peggioramento della disbiosi). Cortisonici e mesalazina non hanno dato buoni risultati. Antistaminici e antiserotoninergici hanno mostrato efficacia ma con alcuni effetti collaterali.

La collaborazione tra i diversi professionisti sarà fondamentale per trovare cure adeguate.


I sintomi dell'intestino irritabile possono essere mimati dalla SNAS, sindrome da allergia sistemica al nichel, in cui anche solo l'odore di alcuni alimenti ad alto contenuto di nichel può scatenare sintomi intestinali. La condizione è poco conosciuta ma potrebbe riguardare il 10% della popolazione.
Chi non risponde alle classiche diete e trattamenti per l'IBS dovrebbe fare riferimento a un allergologo e testare la sensibilità al nichel. Non esistono linee guida condivise per questa condizione, ma una dieta a basso quantitativo di nichel può essere utile. Oltre ai sintomi intestinali sono molto comuni quelli dermatologici. In caso la dieta FODMAP non dia miglioramenti, è possibile ipotizzare la presenza di SNAS. La dieta a basso contenuto di nichel dovrebbe portare a miglioramenti in alcuni giorni, ma deve essere formulata da un professionista per essere bilanciata.
Tra le indicazioni per la sua gestione troviamo:

🎯 Evitare cibi ricchi di nichel

🎯 Limitare i cibi in scatola

🎯 Non utilizzare pentole di acciaio inossidabile, specialmente per alimenti acidi

🎯 Bollire i cibi per una potenziale riduzione del nichel, in particolare cereali e verdure

🎯 Far scorrere l'acqua del rubinetto al mattino prima di utilizzarla



 https://www.health.harvard.edu/blog/integrative-approaches-to-reduce-ibs-symptoms-2019021115918

https://www.wjgnet.com/1007-9327/full/v24/i28/3055.htm?fbclid=IwAR1WxGsJgmGc6QSYymmw2zB3F_ZJJBAg1Ge9D2g9KcfXXF0Q0Dq8e1zoRVQ

https://medicalxpress.com/news/2019-07-interactions-gut-bacteria-fungi-exacerbate.html   https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6456750/  Saccharomyces boulardiiLactobacillus acidophilusLactobacillus rhamnosus, and Bifidobacterium breve   https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6456750/

La tiamina (vitamina B1) ad alte dosi può migliorare la fatica nelle persone con IBD
I probiotici possono aiutare a migliorare la IBS-D (sindrome dell'intestino irritabile con tendenza alla diarrea), in particolare migliorano il tempo di transito, la consistenza e la frequenza dell'evacuazione. I probiotici multiceppo appaiono migliori di quelli a singola specie
Il fruttosio industriale aumenta il rischio di IBD (colite ulcerosa e Crohn) alterando la flora intestinale, in particolare riducendo lattobacilli e bifidi e alterando le funzioni metaboliche del microbiota https://medicalxpress.com/news/2020-09-reveals-dietary-fructose-heightens-inflammatory.html

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2776885

https://www.bda.uk.com/resource/irritable-bowel-syndrome-diet.html

La dieta ad alto contenuto in grassi "in collaborazione" con gli antibiotici può predisporre per le malattie infiammatorie intestinali. Questo avviene anche alterando la bioenergetica della cellula (mitocondri disfunzionali) e il microbiota (disbiosi con aumento delle Enterobatteriacee).

Aggiornamento 19/5/2020
Nonostante (purtroppo) sia un aspetto poco considerato, le IBD (Crohn e colite ulcerosa) sono spesso legate a disbiosi fungina, in particolare aumento di Candida e Malassezia. Genericamente, una dieta ricca di carboidrati aumenta l'abbondanza totale delle specie di Candida, mentre una dieta ricca di proteine ​​ha l'effetto opposto. Integrare i probiotici fungini Saccharomycopsis fibuligera, Saccharomyces boulardii e Saccharomyces cerevisiae CNCM I-3856 ha mostrato effetti terapeutici sulle IBD.

Secondo una revisione, i migliori probiotici per l'IBS sono quelli misti, che contengono sia bifidi che lattobacilli. Da soli sono efficaci  Lactobacillus plantarum DSM 9843, E. coli DSM1752, Streptococcus faecium e B. infantis 35264, quest'ultimo riducendo le interleuchine.
L. acidophilus NCFM riduce la percezione del dolore, Bifidobacterium longum NCC3001 migliora la depressione.

dieta antinfiammatoriia ibd https://www.everydayhealth.com/ibd/could-a-new-diet-focusing-on-restoring-the-gut-microbiome-reduce-ibd-symptoms

la specie Brachispira potrebbe essere implicata nella IBS-D
https://www.sciencedaily.com/releases/2020/11/201125135140.htm
https://bpsmedicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13030-019-0152-5
https://www.nature.com/articles/s41575-019-0258-z sali biliari ibd

Quale dieta nella IBS (sindrome dell'intestino irritabile)? La dieta FODMAP è efficace, ma può esserlo come una dieta che elimini i cibi "trigger" (attivatori), caffeina, alcol. Queste diete però devono favorire la reintroduzione, perché eliminare per lunghi periodi alimenti può alterare il microbiota negativamente. Tra gli integratori, i probiotici possono aiutare ma è difficile trovare qualcosa che vada bene per tutti, mentre la fibra di psillio ha mostrato efficacia e l'olio di menta piperita riduce i sintomi. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31548-8/fulltext
100mg di riboflavina (vitamina B2) al giorno per 3 settimane riducono i marker di infiammazione e gli indici di attività clinica in persone con morbo di Crohn


sArcopenia in ibd https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2021.694217/full
Aggiornamento 15/8/2020

I donatori di metili (betaina, B12, folati, colina, metionina) proteggono dalle infezioni che predispongono per il morbo di Crohn
Cosa può funzionare nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS)?olio di menta piperita, alcuni probiotici, lo psillio, dieta FODMAP. La dieta senza glutine in alcuni. Non appare efficace l'aloe vera.
depressione  https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/cei.13276

ibd pediatrica  https://www.liebertpub.com/doi/10.1089/jmf.2019.0063

Il biossido di titanio (E171), additivo comunemente aggiunto, potrebbe alterare la flora in modo da aumentare il rischio di infiammazione intestinale e tumore del colon

https://www.gutmicrobiotaforhealth.com/en/foods-to-eat-with-ibs-a-new-review-updates-the-latest-scientific-evidence ibd ibs

news dalle conference https://www.gastro.org/news/8-new-insights-about-diet-and-gut-health

il ruminococcus e il ramnosio possono essere una causa di crohn https://medicalxpress.com/news/2019-06-reveals-microbe-molecular-role-crohn.html


Nelle persone con IBS, seppur con grande variabilità, si osservano riduzione di bifidobatteri e lattobacilli e aumento di E. coli

probiotics ibs. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30460770

Le persone con IBD, in particolare rettocolite ulcerosa, hanno ridotte quantità della famiglia delle Ruminococcaceae, batteri noti per trasformare i sali biliari da primari in secondari. Infatti questi ultimi sono ridotti nelle persone con malattia. Fornire sali biliari secondari migliora la malattia nel modello animale. Uno dei migliori modi per aumentare i ruminococchi è l'amido resistente
Aggiornamento 12/10/2020

Il probiotico Escherichia coli Nissle, spesso utilizzato per la colite ulcerosa, riduce l'infiammazione intestinale producendo un particolare acido grasso (C18 3OH)


Ogni 10 minuti di sole preso si riduce del 6% il rischio di IBD (Crohn e rettocolite ulcerosa) nei bambini. Il ruolo della vitamina D appare centrale.

Aggiornamento 13/4/2019

Quali sono le attuali evidenze sull'uso di diverse diete nelle IBD (malattie infiammatorie intestinali come Crohn e colite ulcerosa)?
La dieta di eliminazione appare promettente nei casi gravi che non rispondono ai farmaci, ma servono più studi. Quella dei carboidrati specifici non appare supportata dalla letteratura. La dieta paleo autoimmune ha dato risultati che devono essere confermati in studi più grandi.
La dieta FODMAP è quella più utilizzata e da usare nelle fasi acute
La dieta liquida con supplementi è da utilizzare nei casi più gravi e con ostruzione.
Per quanto riguarda l'integrazione, 2-3g di curcumina si possono raccomandare nelle forme moderate, gli omega 3 da soli non sono efficaci, la vitamina D è utile in caso di carenza

le diete di eliminazione sono oggi una parte del trattamento dell'IBS: paleo, cheto, FODMAP, senza glutine ecc. la loro sicurezza va però testata sul lungo termine

https://blog.designsforhealth.com/node/940

https://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(19)31328-5  Le infezioni intestinali possono alterare l'innervazione degli enterociti e predisporre per l'IBS (sindrome dell'intestino irritabile)

https://insights.ovid.com/crossref?an=00000434-201902000-00014

https://www.gutmicrobiotaforhealth.com/en/empowering-patients-to-improve-their-gut-health-advice-from-dietitians/

https://www.gastrojournal.org/article/S0016-5085(19)36709-5/abstract
Le coliti possono dipendere anche dalla disbiosi del microbiota orale
Aggiornamento 8/4/2019


Batteri (E. coli, S. marcescens e tanti altri) e funghi (Candida) si possono organizzare in forme di resistenza chiamati biofilm, molto resistenti ad antibiotici e antimicotici. La presenza dei biofilm è associabile ad autoimmunità, malattie infiammatorie intestinali come il Crohn ecc. Qual è allora il modo per combatterli, visto che non rispondono alle terapie? L'uso dei batteri per una "battaglia per il territorio" è l'approccio vincente, perché i giusti batteri rilasciano delle sostanze per "dominare"il territorio. Le specie inserite in un innovativo probiotico Saccharomyces boulardiiLactobacillus acidophilusLactobacillus rhamnosus, e Bifidobacterium breve sono in grado di produrre enzimi che degradano i biofilm, e hanno dimostrato di essere efficaci  in vitro e quindi un promettente trattamento terapeutico.

Le persone che rispondono meglio al trapianto di microbiota in caso di colite ulcerosa sono le persone con Candida intestinale, e la sua riduzione si associa a ridotta severità della malattia.

I probiotici, in particolare quelli contenenti bifidobatteri, sono efficaci nell'indurre remissione nei confronti della colite ulcerosa secondo una revisione sistematica dei dati


Aggiornamento 12/8/2019


L'uso dei probiotici nel paziente pediatrico.
L. rhamnosus GG e S. boulardi sono efficaci nella diarrea.
L. reuteri DSM 17938 migliora le coliche del lattante.
LGG e VSL#3 sono efficaci nella sindrome dell'intestino irritabile.
Risultati incoraggianti sono arrivati nella prevenzione delle allergie (LGG) e nella gestione della steatosi epatica con i probiotici misti.
Non sono consigliabili attualmente nella stitichezza.

raccomandazione della personalizzazione della dieta per ibs https://clinicalnutritionespen.com/article/S2405-4577(23)00171-7/fulltext 

Aggiornamento 25/8/2019

Il nervo vago è un'interfaccia tra intestino, microbiota e cervello. Una riduzione del tono vagale è presente nelle persone con IBD e IBS. Nel modello animale L. johnsonii aumenta il tono



Aggiornamento 28/8/2019

Una dieta senza carne rossa, latticini e grano, alimenti industriali, con una piccola integrazione enterale, è capace di mandare in remissione il morbo di Crohn nei bambini.

La candida può essere un innocente abitante dell'intestino, ma anche dare problemi. In particolare influenza funzionalità cerebrale, immunità e sensibilità viscerale, rilasciando cortisolo e istamina, 2 ormoni/neurotrasmettitori, ed è così correlata con la sindrome dell'intestino irritabile
In persone con colite ulcerosa, 15g al giorno di inulina per 9 settimane hanno migliorato i sintomi nel 77% dei pazienti

Le persone con sindrome dell'intestino irritabile sembrano avere carenza di bifidobatteri, e i probiotici che li contengono sono i migliori per la gestione
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Aggiornamento 26/9/2019

La supplementazione con enzimi digestivi è efficace nell'alleviare i disturbi da dispepsia funzionale

La vitamina D è inversamente proporzionale alle malattie del colon irritabile. La carenza di vitamina D osservata nelle IBD (Crohn e colite ulcerosa) potrebbe essere dovuta a insufficiente introduzione, carenza dell'assorbimento o aumento delle perdite

Aggiornamento 21/10/2019

Le prove di sicurezza su molti additivi alimentari sono state fatte alcuni decenni fa, senza andare a rinnovare le autorizzazioni, ma prove crescenti suggeriscono che essi possono perturbare l'omeostasi intestinale, contribuendo così a promuovere risposte infiammatorie dannose per i tessuti, specialmente in soggetti con disturbi intestinali o sistemici (ad es. pazienti con IBD, pazienti con sindrome metabolica) o suscettibili a condizioni patologiche (ad es. parenti di pazienti con cancro del colon, parenti di pazienti con IBD).
[Di recente] molti studi preclinici hanno collegato il consumo aumentato e prolungato di additivi alimentari con lo sviluppo e la progressione di varie forme di colite, carcinoma del colon-retto e sindrome metabolica, che è caratterizzata da un aumento di adiposità, disglicemia e infiammazione basale.
Dolcificanti, maltodestrine, emulsionanti, biossido di titanio, nanoparticelle, possono tutti agire alterando la fisiologia intestinale e il microbiota.
"I disinfettanti come il triclosan possono promuovere l'infiammazione intestinale di basso grado, la colite e la carcinogenesi del colon associata a colite nei topi anche a basse dosi", attivando i TLR4.

Quindi è probabile un legame tra consumo di queste sostanze e sviluppo/peggioramento delle malattie intestinali e metaboliche nell'uomo, anche se "sarebbe importante accertare se gli stessi effetti si verificano anche negli esseri umani prima di trarre conclusioni sugli effetti deleteri degli additivi sull'omeostasi intestinale".

In soli 2 giorni una dieta con alte quantità di zucchero aumenta la suscettibilità alla colite nei topi. Questo avviene alterando il microbiota, promuovendo i batteri patogeni come E. coli, inibendo la produzione di SCFA e aumentando la permeabilità intestinale. Aggiungere acetato riduce la suscettibilità.
Oltre al più utilizzato L. reuteri, anche il B. animalis subsp. lactis (noto come BB-12) può essere utile nel ridurre le coliche del neonato, secondo uno studio dell'Università di Napoli. Il meccanismo è legato a modulazione del microbiota con effetti immunitari e non, in particolare produzione di butirrato da parte dei commensali

Le persone con IBS-D, intestino irritabile e diarrea, potrebbero avere un eccesso di clostridi nell'intestino. I ricercatori consigliano l'utilizzo della mappatura del microbiota anche nella pratica clinica e non solo nella ricerca

1,5g di curcumina al giorno migliorano lo stato infiammatorio e la qualità della vita in persone con colite ulcerosa

Aggiornamento 29/12/2019
Secondo le linee guida inglesi, nelle persone con IBD la dieta dovrebbe seguire le normali linee guida. In caso di fase attiva può essere opportuno ridurre la fibra. In persone con malattia mediamente attiva o in remissione si può usare la FODMAP.

In caso di uso di cortisone bisogna supplementare con vitamina D e calcio.

La dieta dovrebbe essere inserita tra le opzioni terapeutiche delle IBD, malattie infiammatorie croniche intestinali come morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa. Tra le diete emergenti, la dieta dei carboidrati specifici, il protocollo autoimmune, la dieta semivegetariana, la dieta di esclusione per il Crohn, ma tutte hanno ancora evidenze insufficienti derivanti da studi piccoli e non controllati. Anche diete senza lattosio e basate sugli allergeni possono dare discreti risultati, ma la più indicata rimane quella FODMAP. Vitamina D, zinco e omega 3 hanno mostrato interessanti effetti tra i singoli nutrienti.

In generale si sta puntando sulla qualità nutrizionale e sull'esclusione degli alimenti industriali e di additivi, responsabili di permeabilità intestinale che può essere alla base della malattia.


Nelle IBD, malattie infiammatorie croniche intestinali, coesistono infiammazione e disbiosi, in un circolo vizioso che si autoalimenta (la disbiosi causa infiammazione e l'infiammazione crea disbiosi). Ma quale viene prima? Non si sa. "La relazione tra disbiosi e infiammazione nell'IBD
è più dinamica della semplice relazione causa-effetto, l'uovo o la gallina". Ma soprattutto "le terapie per le IBD devono mirare sia all'infiammazione che al microbiota, non l'una o l'altra", e "per modificare con successo il microbiota a uno stato stabile e sano e ottenere la remissione dell'IBD, è necessario un approccio su più fronti che incorpori sia la riduzione dell'infiammazione che il ripristino del microbiota. Idealmente, approcci personalizzati che comportano un'analisi del microbiota e delle caratteristiche specifiche della risposta immunitaria della mucosa guideranno le nostre future terapie".
I mitocondri sono le centrali energetiche della cellula, e quando non funzionano bene è facile incorrere in patologie. Diabete, patologie renali, cardiache ecc. sono spesso dipendenti dal metabolismo alterato dei mitocondri. Anche l'intestino non fa eccezione: la produzione delle cripte, ghiandole intestinali che gestiscono digestione, sistema immunitario ecc. è alterata dalla presenza di mitocondri disfunzionali, risultato di alimentazione sbagliata e ritmi circadiani sballati.
Questo apre le porte alle malattie intestinali, e gli studiosi introducono il concetto di mitocondrio come centro integrativo di metabolismo energetico, ritmi circadiani, immunità e microbiota (che rilascia molecole segnale, come butirrato e metano, che aumentano la funzione mitocondriale)
"... La perdita di controllo della qualità mitocondriale compromette l'autofagia, aggrava i processi infiammatori e aumenta i tassi di mortalità cellulare, con molteplici conseguenze fisiologiche ..."

Nuove linee guida per le IBD (rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn). Per la loro prevenzione si raccomandano più omega 3 e meno omega 6, ed evitare i grassi trans. L'allattamento al seno è un altro fattore protettivo.
Le persone a rischio dovrebbero verificare un possibile stato di malnutrizione, in quanto la malattia crea carenze nutrizionali. Gli eventuali deficit vanno corretti, soprattutto il ferro in caso di anemia. Il fabbisogno proteico appare più alto della popolazione generale.
Non esiste una dieta valida per tutti, e le diete di esclusione sono raccomandate solo in caso di intolleranze individuali. Alcuni probiotici sembrano utilizzabili nelle forme moderate di RU, e possono favorire il mantenimento della remissione.
Le donne in gravidanza e allattamento devono monitorare costantemente lo status nutrizionale ed integrare alcuni micronutrienti. Le persone in sovrappeso devono dimagrire.

La dieta FODMAP può essere efficace in oltre la metà dei casi di intestino irritabile (IBS). In altri casi è opportuno personalizzare il trattamento, a seconda delle sensibilità individuali

Lactobacillus rhamnosus GR-1 e Lactobacillus reuteri RC-14 possono ridurre l'infiammazione nell'IBD


Secondo una revisione Cochrane, i probiotici possono indurre remissione nella colite ulcerosa con evidenza di basso grado

Aggiornamento 14/3/2020
Tra le diete di esclusione che funzionano nella sindrome dell'intestino irritabile, FODMAP e glutenfree. È difficile valutarne l'efficacia in studi sulla popolazione anche perché bisognerebbe trovare alimenti inerti da usare nella popolazione di controllo.
Le diete funzionano attraverso vari meccanismi, come un effetto diretto del cibo, il cambiamento del microbiota intestinale e l'attivazione immunitaria.
Solitamente le persone con IBS hanno carenza di bifidobatteri e eccesso di Enterobatteriacee e Bacteroides. La dieta FODMAP può anche indurre carenza di bifidi, che può essere corretta sinergicamente con i probiotici
I classici test allergici sulle Ig-E non sono in grado di mettere in evidenza l'infiammazione e la risposta immunologica al cibo nell'intestino irritabile.

Il grano può indurre infiammazione non solo tramite il glutine, ma anche con l'ATI (inibitore della tripsina), e questo succede soprattutto in caso di carenza di Pseudomonas e lattobacilii (rispettivamente), inducendo risposte immunitarie innate e aumentando la permeabilità intestinale, l'attivazione colinergica e la dismotilità intestinale.

La vitamina D migliora la severità della malattia, la qualità della vita, il dolore, l'umore e la sensibilità viscerale in persone con IBS-D (sindrome dell'intestino irritabile, con predominanza di diarrea)

La vitamina D può migliorare i sintomi in persone con IBS associata a diarrea



L'alterazione dei ritmi circadiani normali può aumentare l'attività del sistema immunitario intestinale e il rilascio di fattori infiammatori, aprendo la porta alle IBD (colite ulcerosa e Crohn). In particolare si altera la permeabilità intestinale, il rinnovo delle cellule epiteliali, lo strato di muco protettivo e il microbiota.

"La dieta a basso contenuto di FODMAP è diventata un componente chiave nella gestione dell'IBS e ha rinvigorito le discussioni sul ruolo della dieta nella fisiopatologia e nel trattamento dei pazienti con IBS. Ha anche messo a nudo le inadeguatezze della strategia "prima i farmaci" che ha dominato il trattamento dell'IBS per decenni. La dieta a basso contenuto di FODMAP ha contribuito a inaugurare una nuova era della gestione dell'IBS che riconosce che i risultati sono massimizzati quando esperti e pazienti adottano un modello di assistenza clinica olistica integrativa, uno che considera la dieta, il comportamento, lo stile di vita e l'esercizio fisico, insieme ai farmaci. Inoltre "la stessa taglia non si adatta a tutti" quando si tratta di IBS, per cui il clinico esperto deve saperla adattare al paziente.

Le persone con IBD e fatica hanno carenza di F. prausnitzi e R. hominis.


Aggiornamento 6/11/2020

La dieta ricca in zuccheri raffinati riduce Akkermansia muciniphila e aumenta B. fragilis. Questo predispone i topi per la colite (IBD). A. muciniphila spesso manca anche in chi è sovrappeso e diabetico.
Aggiornamento 7/4/2020

Una formulazione di prebiotici e nutrienti vegetali, fatta da curcumina, aloe vera, olmo sdrucciolevole, gomma di guar, pectina, olio di menta piperita, può essere benefica per le persone con problemi gastrointestinali. In uno studio che ha considerato disturbi da reflusso e/o simili a IBS, (indigestione, bruciore di stomaco, nausea, costipazione o diarrea, dolore addominale, flatulenza, e collegati come fatica e ansia) senza gruppo di controllo, "la formula ha ridotto significativamente la permeabilità intestinale, migliorato il profilo microbico e ridotto la necessità di farmaci per il reflusso nel 40% dei partecipanti che assumevano regolarmente antiacidi prima dello studio. La guarigione della mucosa intestinale ha consentito al 40% -50% dei partecipanti di reintrodurre potenziali fattori scatenanti alimentari come cibi FODMAP, latticini, cibi ricchi di carboidrati e/o cibi acidi o piccanti senza ricaduta dei sintomi gastrointestinali. La qualità della vita (funzione fisica, energia, umore e sonno) è migliorata tra il 60 e l'80%". Il microbiota è migliorato (aumento di lattobacilli, bifidi e clostridi non patogeni) e anche la forma delle feci secondo la scala di Bristol.
Aggiornamento 15/4/2020

Quante persone soffrono di disturbi gastrointestinali, dal reflusso al gonfiore alla costipazione, e assumono farmaci per questo. Tutte queste funzioni possono essere alterate anche per l'influenza dei geni "clock", che si attivano (o dovrebbero attivare) grazie alla luce solare o al buio. Il disallineamento dei ritmi circadiani, con alterazioni della melatonina, del microbiota e del nucleo soprachiasmatico, porta al malfunzionamento del sistema gastrointestinale con tali manifestazioni. Anche le malattie neurologiche possono essere ricollegate. "Con l'aumentare della nostra comprensione della regolazione circadiana della salute e delle malattie gastrointestinali, si prevede che ci sarà l'ulteriore sviluppo di interventi terapeutici associati alla cronobiologia".


Bifidobacterium infantis è un probiotico utile nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS), soprattutto se abbinato ad altri ceppi. L'effetto è dovuto a una modulazione dell'asse HPA (minore cortisolo), alla normalizzazione del rapporto tra citochine (interleuchine 10, 11 e 12), stimolazione della risposta anti-infiammatoria, inibizione della crescita di organismi patogeni e alleviamento di molti sintomi di IBS

Nel modello animale il miele riduce l'infiammazione da colite ulcerosa modulando il microbiota

Un probiotico multiceppo migliora la condizione delle persone con colite ulcerosa con diversi meccanismi: riduzione della disbiosi con aumento dei livelli di Firmicutes e riduzione dei livelli di Bacteroidetes, aumento della produzione di SCFA (in particolare butirrato) e riduzione degli effetti dell'infiammazione sull'integrità delle giunzioni epiteliali(permeabilità intestinale).

Quando un lattante soffre di coliche, è possibile provare a togliere le proteine del latte bovino alla mamma che allatta (facendo attenzione a non creare carenze). Infatti alcune delle proteine arrivano intatte al latte materno, e creano una reazione, anche se molti sono ancora convinti che la digestione elimini tutto.

Tra le fibre, lo psillio è utile nell'intestino irritabile e nella stitichezza funzionale
https://www.nature.com/articles/s41575-020-00375-4

Aggiornamento 10/12/2020

La sindrome delle gambe senza riposo è associata a IBS (intestino irritabile) in maniera bidirezionale, con un rischio rispetto ai controlli sani di 4 volte superiore. Le possibili cause sono sovracrescita batterica intestinale (SIBO), attivazione dei mastociti, anomalie sensoriali del dolore, carenza di ferro e vitamina D e alterazioni nel suo metabolismo
Aggiornamento 16/12/2020

Alcune indicazioni specifiche per i probiotici: S. boulardii CNCM I-745 rduce la diarrea e facilita l'eradicazione di HP. La diarrea è ridotta anche da L. acidophilus LB e L. reuteri DSM17938. HP è contrastato anche da L. helveticus R52 + L. rhamnosus R11 e da altri 4 mix. B. infantis 35624 e L. plantarum 299v sono i migliori per l'IBS. VSL#3 e S. boulardii I-745 sono i migliori per l'IBD, e quest'ultimo anche per l'eradicazione del C. difficile


Aggiornamento 8/1/2021

I batteri rilasciano delle sostanze che modulano i segnali del dolore (nocicezione). Così se abbiamo batteri amici, la sensibilità al dolore si riduce, se ci sono batteri patogeni soffriamo di più, anche per stimoli banali o in condizioni come l'intestino irritabile.. Anche la candida è un patogeno opportunista capace di indurre le vie del dolore e dell'infiammazione con i suoi metaboliti (β-glucani, ATP) e non innocuo come qualcuno dice. Inoltre microbi intestinali utilizzano e/o producono neurotrasmettitori come catecolamine, acido γ-amminobutirrico (GABA) e serotonina, che hanno profondi effetti su umore e condizione psicofisica.
.L'alimentazione è uno dei primi fattori ad influenzare il microbiota. C'è da stupirsi se con la dieta i dolori si riducono?


Aggiornamento 19/1/2021

Quasi un terzo delle IBS (sindrome dell'intestino irritabile) può iniziare dopo una gastroenterite infettiva, e il dolore può essere attivato dall'introduzione di alcuni antigeni alimentari, per i quali manca la tolleranza orale. Il dolore sembra mediato dall'attivazione dei mastociti.
"Questi dati indicano che un'infezione batterica gastrointestinale può rompere la tolleranza orale verso un antigene alimentare e provocare una risposta immunitaria adattativa verso gli antigeni alimentari, con conseguente aumento della permeabilità intestinale e segnalazione anormale del dolore in caso di riesposizione all'antigene".
Inoltre, in un piccolo esperimento su volontari, somministrando alcuni noti antigeni (glutine, grano, soia, latte), essi hanno evocato risposta infiammatoria e dolore, tramite istamina, nelle persone con IBS ma non nei volontari sani (se non 2 casi). Nessuno era allergico a tali antigeni, indicando vie "alternative" all'allergia classica (Ig-E locali).

Nei topi la dieta ricca in zuccheri favorisce le specie patogene opportuniste, come Candida e E. coli, e la permeabilità intestinale. In questo modo E. coli va a stimolare i recettori TLR4, aumentando il rischio di colite.


Aggiornamento 15/4/2021

È possibile individuare tratti caratteristici nel microbiota in base alla dieta e alle malattie.
La dieta occidentale e l'infiammazione intestinale di basso grado, dovuta ad alterazione del microbiota, sono implicate nelle malattie infiammatorie immuno-mediate.
Quantità, qualità e tempistica dell'alimentazione giocano un ruolo importante nel plasmare la composizione e la funzione dei microbi intestinali.
La disbiosi, i cambiamenti nei metaboliti e la traslocazione dei prodotti microbici contribuiscono allo stimolo del sistema immunitario.
Le persone con malattia intestinale (morbo di Crohn, colite ulcerosa, IBS) hanno simili associazioni tra tipo di dieta e tipo di batteri intestinali, così come la popolazione generale.
"Una maggiore assunzione di alimenti di origine animale, alimenti trasformati, alcolici e zucchero, corrisponde a un ambiente microbico caratteristico dell'infiammazione ed è associato a livelli più elevati di marcatori infiammatori intestinali.
Gli alimenti di origine vegetale aumentano i batteri produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), mentre riducono i patogeni. Gli alimenti trasformati e gli alimenti di origine animale sono costantemente associati a una maggiore abbondanza di Firmicutes, specie Ruminococcus del genere Blautia, e sintesi delle endotossine.
La modulazione del microbiota intestinale attraverso diete ricche di verdure, legumi, cereali, frutta secca e pesce e un maggiore apporto di vegetali rispetto agli alimenti animali, ha un potenziale per prevenire i processi infiammatori intestinali alla base di molte malattie croniche.
I modelli dietetici basati su alimenti non processati potrebbero aumentare la capacità antinfiammatoria dei nutrienti attraverso effetti sinergici sul microbioma intestinale.
Fonti di grassi polinsaturi omega-3 e polifenoli possono essere utilizzate per potenziare l'abbondanza dei produttori di SCFA.
La sostituzione delle proteine ​​animali con proteine ​​vegetali ha un potenziale per ridurre i processi infiammatori intestinali anche attraverso la modulazione dei batteri".

Aggiornamento 19/4/2021

Le persone con dispepsia funzionale, generici sintomi gastrointestinali di problemi digestivi, hanno 2,8 volte rischio in più di avere SIBO (alterazione nella distribuzione dei batteri intestinali, che risultano in eccesso nel primo tratto) rispetto ai controlli sani. Il gastroenterologo vi ha mai invitato a fare il test per verificare la condizione?

Aggiornamento 13/5/2021

I coloranti giallo arancio S (E110) e Rosso Allura AC (E129) possono essere responsabili di colite e IBD in topi che hanno alti livelli di interleuchina-23, in particolare se presenti alcuni batteri che li metabolizzano.
"I drammatici cambiamenti nella concentrazione di inquinanti dell'aria e dell'acqua e l'aumento dell'uso di alimenti trasformati e additivi alimentari nella dieta umana nel secolo scorso sono correlati con un aumento dell'incidenza di malattie infiammatorie e autoimmuni", ha detto l'autore dello studio Sergio Lira.

Aggiornamento 18/5/2021

Le ultime linee guida (UK) sul trattamento dell'IBS (sindrome dell'intestino irritabile)
I pazienti dovrebbero tutti fare attività fisica ed essere seguiti dal punto di vista nutrizionale.
Lo psillio è solitamente efficace nel ridurre i dolori e i sintomi, invece le fibre insolubili come la crusca di grano possono aggravare i sintomi.
La dieta FODMAP può funzionare ma deve essere fatta seguita da esperti e si deve puntare alla reintroduzione dei cibi.
I probiotici possono essere consigliati per almeno 3 mesi, e se non funzionano cambiare ceppo, visto che non è possibile individuarne uno buono per tutti.
L'olio di menta piperita può essere un trattamento efficace per i sintomi e il dolore addominale nell'IBS. Il reflusso gastroesofageo è un effetto indesiderato comune.
"Esistono molteplici meccanismi attraverso i quali il cibo può innescare sintomi nell'IBS, inclusi effetti primari (p. Es., Osmotico, chimico, immunologico, meccanico o neuroendocrino) ed effetti secondari (p. Es., Sottoprodotti della fermentazione, alterazioni del pH intraluminale o effetti sul microbiota intestinale). Non sono raccomandate diete di eliminazione basate su anticorpi IgG. Sebbene alcuni studi abbiano identificato potenziali intolleranze alimentari tramite il test dell'antigene leucocitario su campioni di sangue periferico o l'endomicroscopia laser confocale in tempo reale, ciò richiede un'ulteriore conferma.
L'infiammazione della mucosa può derivare da una barriera epiteliale compromessa, disbiosi o livelli di stress alterati e funzione della barriera epiteliale compromessa da uno stress aberrante e una risposta immunitaria e/o disbiosi. L'inizio della condizione può essere collegato a un precedente episodio di gastroenterite infettiva indotta da batteri, parassiti o virus, denominata IBS postinfettiva".

Aggiornamento 20/6/2021

Avere un batterio benefico come B. infantis, che si trova nel latte materno, migliora l'utilizzo degli HMO, e permette di bloccare l'infiammazione intestinale nei primi mesi di vita e ridurre il rischio di malattie infiammatorie intestinali, allergie, asma e altre malattie infiammatorie. Per questo è molto importante sia l'allattamento al seno che la presenza del batterio nell'intestino della mamma.


Alcune prove portano a pensare che i dolori della sindrome dell'intestino irritabile (IBS) siano dovuti (anche) a reazioni allergiche, che perdurano anche senza esposizione successiva, e sono facilitate da infezioni batteriche che alterano le proprietà della mucosa intestinale. L'istamina agisce localmente per cui non vi è una reazione sistemica classica ma limitata all'intestino. Questo spiegherebbe perché alcune diete di esclusione portano a miglioramenti, e perché la FODMAP non sempre funziona.
"Un'infezione batterica gastrointestinale può rompere la tolleranza orale a un antigene alimentare e provocare una risposta immunitaria adattativa verso quell'antigene, che a sua volta può portare a un aumento della permeabilità intestinale e a una segnalazione anormale del dolore quando si verifica la riesposizione all'antigene. L'esposizione a questi mediatori rende i nervi afferenti ipersensibili e l'ipersensibilità può persistere anche in assenza dell'antigene alimentare scatenante .Esiste uno spettro di risposte allergiche indotte dal cibo, con anafilassi sistemica IgE-mediata da un lato e risposte allergiche specifiche del tessuto gastrointestinale dall'altro. Nel mezzo ci sono malattie del tratto gastrointestinale con risposte allergiche locali indotte dal cibo, come le risposte mastocitarie specifiche del colon descritte da Aguilera-Lizarraga et al. e le risposte eosinofile specifiche dell'esofago nell'esofagite eosinofila. Sebbene molto ancora sia da chiarire, dati recenti supportano l'ipotesi che i disturbi gastrointestinali comuni, come l'IBS e il dolore addominale funzionale, possano invece essere disturbi allergici indotti dal cibo".

Aggiornamento 11/7/2021

L'alimentazione è sicuramente legata a intestino irritabile e altri problemi intestinali, come la dispepsia funzionale, ma è molto difficile risalire alle cause e dimostrarne un legame.
Normalmente i disagi intestinali si riducono facendo ricorso alla dieta FODMAP, che riduce gli zuccheri fermentabili dando così sollievo. Ma esistono diverse cause di dispepsia funzionale legate al cibo. Una può essere la SIBO (eccesso di batteri nella prima parte di intestino) o l'esofagite eosinofila, malattia a base allergica in cui si possono avere IGG elevate. In altri casi può essere il grano o alcune sue componenti, fibre o proteine come glutine e ATI, che possono indurre anche una risposta infiammatoria e immunitaria.
Le proteine del latte, come la caseina A1, possono ugualmente dare problemi, e bisogna distinguere dalla comune intolleranza al lattosio.
Anche la permeabilità intestinale è stata messa in relazione, con l'ingresso nel sangue di proteine allergizzanti o batteri.
Alcune molecole naturali, come salicilati, amine (istamina), glutammato e lectine sono state messe in relazione coi problemi digestivi. Per gli ultimi 2 mancano prove consistenti, ma molti professionisti lavorano anche considerando questi nutrienti. Tra gli additivi invece, la transglutaminasi batterica (pane e altri prodotti industriali), alcuni coloranti e i dolcificanti sono legati a possibili problemi.
L'alterazione del microbiota è un'altra possibile causa e l'uso dei probiotici può aiutare, in particolare Lactobacillus gasseri OLL2716 .


Aggiornamento 26/8/2021

I probiotici formanti spore, come Bacillus subtilis (MY02) and Bacillus coagulans (MY01), che tendono a non colonizzare l'intestino ma comunque possono essere benefici, si dimostrano promettenti riducendo i sintomi nella dispepsia funzionale. Si osservano inoltre riduzione di IL-17 Th17 [T-helper], suggerendo una riduzione dell'infiammazione, e modifiche nel microbiota.
"Non tutti gli individui sono ricettivi ai probiotici e le risposte sono soggettive: alcuni individui sono responsivi e alcuni sono resistenti ai probiotici", hanno scritto gli autori. "In quanto tale, non è chiaro se l'eterogeneità nella presentazione della dispepsia funzionale possa significare che alcuni sottogruppi di pazienti rispondono meglio di altri ai probiotici".

l'uso dei probiotici in RCU (Vivomixx, ECN, kefir) e Crohn (LGG)


La vitamina A è essenziale per l'immunità, ma per raggiungere le cellule mieloidi, cellule immunitarie presenti nell'intestino, ha necessità di un trasportatore intestinale (SAA) che dipende dal microbiota. Senza lo stimolo dei microbi giusti non si forma questa proteina, creando un circolo vizioso in cui il sistema immunitario non funziona e aumenta l'infiammazione. Vengono così favorite le malattie infiammatorie intestinali e le infezioni ricorrenti. Il microbiota dipende soprattutto da cosa mangiate, è chiaro che se mangiate male poi il vostro sistema immunitario non reagisce correttamente, e magari passate il covid19 in forma grave.

Aggiornamento 29/11/2021

Chi risponde bene alla dieta FODMAP, l'approccio utilizzato nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS), ha particolari batteri intestinali. Sono stati individuati alcuni batteri, in generale patogeni opportunisti che alterano il metabolismo aminoacidico come C. difficile, P. sordellii, C. perfringens, tipici invece di chi non risponde ma continua ad avere problemi.

Aggiornamento 12/12/2021

Lo stress psicologico è associato a riduzione delle difese antimicrobiche dovute al rilascio della citochina IL-22. In questo modo aumenta la permeabilità intestinale e la mucosa non ci protegge dalle infezioni, provocando una proliferazione dei batteri cattivi (per esempio particolari E. coli) e la disfunzione intestinale tipica del morbo di Crohn, ma presente probabilmente in tutte le malattie autoimmuni. Lo stress, nonostante stimoli anche il cortisolo, determina anche una reazione infiammatoria


Le persone con IBD (malattie legate all'intestino irritabile come Crohn e RCU) hanno nelle loro feci una quantità superiore di microplastiche (MP) e questo potrebbe essere correlato con la malattia. Dovrebbero quindi utilizzare comportamenti volti a ridurne l'esposizione.
"Presentiamo prove che indicano che esiste una correlazione positiva tra la concentrazione di MP fecali e la gravità della IBD. Combinando un questionario sull'esposizione e la quantità riscontrata, si conclude che gl'imballaggi di plastica di acqua e cibo e l'esposizione alla polvere sono importanti fonti di esposizione umana di MP. Inoltre, la correlazione positiva tra MP fecali e la gravità dell'IBD suggerisce che l'esposizione alle MP può essere correlata al processo di malattia o che l'IBD esacerba la ritenzione di MP"


Aggiornamento 13/1/2022

Può un dentifricio o un collutorio causare problemi intestinali? Se contiene triclosan, un disinfettante usato per l'igiene orale, sì.
Quando arriva nell'intestino il triclosan inattivato viene riattivato da un enzima presente in alcuni batteri, la glucuronidasi, e porta così a colite e IBD.
Le persone con questi problemi dovrebbero quindi stare attenti a questo composto che si può trovare anche in cosmetici, materassini da ginnastica e altro materiale sportivo.
"Il triclosan sembra essere facilmente assorbito nel tratto gastrointestinale, portando gli autori dello studio a scrivere: "la sicurezza del triclosan e dei composti correlati dovrebbe essere riconsiderata dato il loro potenziale danno intestinale".
Il National Institutes of Health, attraverso sovvenzioni a diversi autori, l'Hong Kong Research Grants Council e la National Science Foundation hanno finanziato lo studio: "Gli enzimi microbici inducono la colite riattivando il triclosan nel tratto gastrointestinale del topo"".

Aggiornamento 18/1/2022

L'incidenza di candidosi causata da Candida tropicalis è aumentata in tutto il mondo, indicando che questo fungo potrebbe essere un lievito patogeno emergente, specialmente nei pazienti neutropenici o nei pazienti con disbiosi derivante dall'uso di antimicrobici.
In particolare si conferma essere legata alle malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn.
Alcuni ricercatori hanno evidenziato come la presenza di questo fungo favorisca l'aumento di due specie patogene opportuniste come Serratia marcescens e Escherichia coli e alteri i batteri che vivono nel muco protettivo dell'intestino, come Akkermansia e R. gnavus, favorendo la permeabilità intestinale.
Questo porta a produzione di citochine infiammatorie e peggioramento della malattia.
I ricercatori concludono affermando che può essere ragionevole eliminare la Candida in persone con IBD.

Aggiornamento 27/1/2022

Un intestino infiammato che funziona male può far ingrassare?

Nel modello animale, lo stress ossidativo a livello intestinale favorisce l'aumento di peso, attraverso l'azione dell'acido arachidonico (grasso della serie omega 6).
Viene aumentata la produzione di insulina dal pancreas e questo aumenta la produzione di grassi (lipogenesi).
In pratica l'alimentazione occidentale (povera di antiossidanti, ricca di omega 6 e infiammatoria) crea una tempesta perfetta per ingrassare.
"Un'alterata segnalazione redox (stato proossidante) nel tratto gastrointestinale potrebbe essere cruciale nella suscettibilità ai disturbi metabolici (insulinoresistenza, diabete e aterosclerosi)" che accompagnano l'aumento di peso.
Fermo restando che se siete sovrappeso è perché mangiate troppo, l'infiammazione intestinale può essere un motivo che rende più difficile mantenere il peso corretto



Gli additivi alimentari e in generale il cibo industriale (dolci conservati, carni processate, zuccheri e grassi aggiunti, dolcificanti) alterano il microbiota e favoriscono permeabilità e infiammazione intestinale, aumentando il rischio di malattie infiammatorie croniche intestinali.

Se fate del vostro intestino un cestino della spazzatura non rimaneteci male se poi non state bene

Aggiornamento 20/3/2022

La candidalisina, la tossina rilasciata da alcuni ceppi di Candida albicans, provoca infiammazione intestinale che può concorrere alle IBD (Crohn e colite ulcerosa). Trattare questo fungo può aiutare la gestione della malattia.


In uno studio hanno confrontato l'efficacia di 3 diete sulla sindrome dell'intestino irritabile (IBS) senza costipazione: dieta semplice, in cui si chiedeva di mangiare meglio, evitando cibo spazzatura, facendo pasti regolari ed evitando alimenti che soggettivamente creavano problemi (latticini); dieta FODMAP, in cui si evitavano alimenti fermentabili; dieta senza glutine, in cui non si assumeva grano e simili.
Tutte le diete sono state efficaci, ma la dieta semplice è stata seguita più volentieri perché meno restrittiva.
I ricercatori consigliano quindi di usarla come trattamento di elezione, e utilizzare le altre due sotto guida esperta.

Aggiornamento 29/4/2022

Nelle linee guida dei gastroenterologi americani sulla sindrome dell'intestino irritabile (IBS) si consiglia fortemente la fibra solubile (psillio, fibra di mais, metilcellulosa, crusca d'avena e polpa di frutta e verdura), in particolare in caso di stitichezza, mentre quella insolubile (crusca, cereali integrali, buccia di frutta, semi e verdura) può dare problemi.
Le diete Fodmap e "healthy eating" (uso di cibo salutare) solitamente sono quelle che funzionano meglio.
"I pazienti con IBS utilizzano un'ampia gamma di diete per eliminare gli alimenti trigger, tra cui una dieta priva di glutine (GFD) e diete di eliminazione basate sul test degli anticorpi IgG, test di attivazione dei leucociti ed endomicroscopia laser confocale (CLE) dopo prove di introduzione di alimenti, sebbene ci siano pochi dati a supporto di questi interventi. […]
Sono necessari ulteriori sforzi per identificare e convalidare i biomarcatori che predicono la risposta agli interventi dietetici per fornire una "nutrizione personalizzata"".
In ogni caso si consiglia di fare ricorso a un esperto in nutrizione per migliorare la condizione.


Gli adsorbenti intestinali come Enterosgel, che facilitano la pulizia dell'intestino da molecole tossiche, possono essere utili nell'IBS-D, la forma di intestino irritabile con diarrea.
Migliorano la qualità della vita, sintomi e dolori, la consistenza e l'urgenza


L'uso di olio di pesce è associato a ridotto rischio di IBD (malattie infiammatorie croniche dell'intestino), in particolare di colite ulcerosa, meno di morbo di Crohn.


Aggiornamento 9/8/2022

In circa un quarto delle persone con sindrome dell'intestino irritabile (IBS) il principale responsabile potrebbe essere il batterio Klebsiella aerogenes, principale produttore di istamina. L'istamina attiva i recettori per l'ipersensibilità viscerale e può rappresentare il ponte tra immunità, infiammazione, tolleranza e dolore. Dare una dieta a ridotta quantità di fibre fermentabili riduce l'istamina dando sollievo. La ricerca dell'istamina nelle feci può essere d'aiuto.

Nelle nuove linee guida della ESPEN The European Society for Clinical Nutrition and Metabolism su obesità e problemi intestinali ed epatici, si raccomanda di correggere livelli bassi di vitamina D, specie in caso di rischio di osteoporosi (uso di cortisonici) e usare probiotici per migliorare l'IBS (intestino irritabile) per un periodo di almeno 3 mesi.
I celiaci dovrebbero farsi seguire da personale preparato in modo da non rischiare malnutrizione e diete sbilanciate.
Le persone con reflusso dovrebbero dimagrire con miglioramento dello stile di vita.
Lo stato nutrizionale dovrebbe essere sempre valutato con impedenziometria o altre metodiche avanzate, per verificare la presenza di sarcopenia (deficit di massa muscolare).
L'insufficienza pancreatica può essere supportata con enzimi digestivi.
Per la steatosi epatica può essere indicata una dieta mediterranea eventualmente con un aumento delle proteine. Gli omega 3 possono aiutare a ridurre gli enzimi epatici e i trigliceridi nel sangue.
Chi si sottopone a chirurgia bariatrica deve proteggersi dalla sarcopenia assumendo più proteine e dovrebbero essere controllati per il rischio di carenze nutrizionali, soprattutto vitamine liposolubili.


La clorofillina è un derivato della clorofilla, il pigmento verde dei vegetali, che ha effetti antigenotossici, antiossidanti e anticancerogeni.
Nel modello animale riesce a ridurre l'autofagia e l'induzione di malattia infiammatoria intestinale. I vegetali verdi o l'integrazione di clorofillina potrebbe quindi indurre attenuazione dell'IBD, come Crohn e rettocolite ulcerosa.


La menta piperita si conferma efficace nel trattamento della sindrome dell'intestino irritabile (IBS). L'evidenza è però di scarsa qualità. Un effetto collaterale comune è l'induzione di reflusso gastroesofageo.

Aggiornamento 24/10/2022

L'infezione COVID19 aumenta il rischio di problemi intestinali, in particolare IBS. Si aspetta nel futuro un incremento della prevalenza di questa condizione. Il meccanismo è forse legato ad alterazione del microbiota e della permeabilità intestinale. Si ipotizzano inoltre il coinvolgimento della dismotilità intestinale e modifiche nella funzione delle cellule enteroendocrine e del metabolismo della serotonina.

Aggiornamento 29/12/2022

Il colorante sintetico rosso allura (E129), usato per esempio nel bitter, può aumentare il rischio di morbo di Crohn. I topi esposti cronicamente a questa sostanza sviluppano colite.
Il meccanismo d'azione coinvolge un'interruzione dell'integrità della barriera epiteliale intestinale tramite la chinasi della catena leggera della miosina e la riduzione dello strato di muco, inoltre stimola la secrezione di serotonina del colon, modulando la composizione del microbiota intestinale e promuovendo la colite e le reazioni infiammatorie.

Aggiornamento 6/1/2023

L'agopuntura può essere utile nella sindrome dell'intestino irritabile, variante diarroica. Lo studio è piccolo (90 pazienti) ma suggerisce che la pratica è sicura e potenzialmente utile. Si raccomandano ulteriori studi di approfondimento.


La dieta mediterranea (MD) è utile nelle malattie intestinali (IBD) come colite ulcerosa e Cronh? Sì, ma bisogna fare attenzione alle sensibilità individuali.
"La dieta mediterranea può essere un elemento benefico, accanto alla farmacoterapia, che influenza il decorso della malattia e la qualità dello stile di vita nei pazienti con IBD. Infatti, la MD riduce l'infiammazione e diminuisce anche il rischio di altre malattie, ad esempio le malattie cardiovascolari. Tuttavia, alcuni prodotti presenti nella MD potrebbero non essere tollerati da pazienti con disturbi gastrointestinali, comprese le malattie infiammatorie intestinali. Per questo motivo si dovrebbe prestare attenzione alla tolleranza di questa dieta. La MD dovrebbe essere personalizzata per ogni paziente con l'obiettivo di ridurre il malessere e migliorare il decorso della malattia".


La curcuma o i suoi estratti sono efficaci nel ridurre il dolore addominale e migliorare la qualità della vita in persone con sindrome dell'intestino irritabile secondo una revisione degli studi


La sindrome dell'intestino irritabile (IBS) è spesso accompagnata da problematiche psicologiche come ansia e depressione legate allo stress. Un probiotico misto con 2 bifidobatteri può contrastare lo stress in persone con sindrome dell'intestino irritabile. Un ceppo (B. infantis 35624) contrasta i dolori addominali mentre l'altro (1714) migliora la risposta allo stress. Le persone infatti possono avere un'alterazione dell'asse surrenalico legata alle citochine infiammatorie indotte dall'intestino irritabile e i 2 ceppi lavorano così in modo sinergico, migliorando ansia, depressione e sonno. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/nmo.14477


I cicli di antibiotici sono associati col rischio di sviluppare IBD (Crohn e colite ulcerosa). Ogni ciclo aumenta il rischio, in particolare dopo i 40 anni. Sia medici/dentisti che pazienti fanno talvolta prescrizioni o uso non adeguati e inutili, sarebbe ora di usarli solo in caso di effettiva necessità.

Aggiornamento 26/2/2023

La fibra di psillio previene la colite grazie al suo effetto sugli acidi biliari e alla modulazione sul microbiota. Altri tipi di fibre invece possono risultare irritanti. In generale gli studi mostrano che si tratta di una fibra ben tollerata anche dagli intestini "delicati".


Aggiornamento 24/3/2023

Le fibre, composti indigeribili (in realtà parzialmente digeribili) degli alimenti vegetali, sono generalmente ritenute benefiche, mediante diverse azioni (nutrono i batteri buoni, danno sazietà ecc.). Nelle persone con IBD (Crohn e colite ulcerosa) un tipo di fibre, i beta-fruttani (FOS, inulina, presenti in carciofi, funghi ecc.), possono non venire fermentati dalla flora a causa dell'assenza di specie benefiche apposite.
Queste fibre intatte stimolano recettori intestinali appositi e inducono infiammazione nell'intestino di alcune persone con IBD, a seconda dei batteri presenti o assenti. La personalizzazione dell'alimentazione può portare a miglioramenti della patologia.
"Poiché il microbiota alterato si riscontra più frequentemente nei pazienti con IBD attiva, si potrebbe ipotizzare che i FOS (e potenzialmente altre fibre) debbano essere somministrati come terapia aggiuntiva solo dopo che la terapia medica ha indotto la remissione (con riparazione della barriera/guarigione della mucosa e un microbiota sano) in questi soggetti, per garantire gli altri benefici delle fibre e dei loro prodotti".

Aggiornamento 3/4/2023

Aumentano le evidenze sul coinvolgimento di alcuni funghi, tra cui la candida, nei sintomi gastrointestinali e in particolare nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS). La variante di IBS maggiormente coinvolta appare essere la D (diarroica).
Alcuni studi, ma non tutti, suggeriscono che la candida favorisce intolleranze alimentari. La sua azione, insieme a quella di altri funghi, può essere dovuta al rilascio di alcuni metaboliti, come β-mannoside, β-glucani e chitina dalla parete cellulare, candidalisina quando si sviluppa la forma di ifa. Questi componenti possono essere irritanti di per sé o stimolare il sistema immunitario
S. cerevisiae può irritare la mucosa interferendo col metabolismo delle purine e la produzione di acido urico, che aumenta l'infiammazione. I funghi possono anche produrre la prostaglandina PGE2, notoriamente infiammatoria, che inoltre riduce la risposta immunitaria favorendo la crescita di candida.
Un altro meccanismo che favorisce l'infiammazione è l'induzione di permeabilità intestinale (PI). Molte proteine, in particolare nella forma di ifa, provocano un aumento della PI, rompendo la mucina, legandosi alla parete cellulare per permettere l'ingresso (als3 e candidalisina); una volta dentro la candida consuma il glucosio e buca le cellule con le sue ife. Anche S. cerevisiae e la risposta immunitaria stimolata dalle infezioni fungine favoriscono la PI.
La stimolazione delle citochine rilasciate dalle cellule immunitarie e la degranulazione dei mastociti che rilasciano istamina sono tra i responsabili dell'aumento di sensibilità viscerale che porta al dolore nell'IBS.
S. boulardii e i lattobacilli contrastano la candida. In particolare i lattobacilli riducono l'adesione alla parete cellulare, la trasformazione in ifa grazie agli acidi grassi a catena corta e degradano la chitina. S. boulardii invece produce acido caprilico e migliora l'infiammazione, riducendo in generale la colonizzazione di candida. Il più comune S. cerevisiae invece (lievito di birra) può avere diverso effetto, positivo o negativo, a seconda del ceppo. I β-glucani possono avere un effetto positivo se integrati. Il trapianto di microbiota, i batteriofagi e il viroma rappresentano altri potenziali terapeutici. Alcuni parassiti come giardia, trichinella e Blastocystis hominis sono associati a  maggior rischio di IBS.
L'articolo si conclude invitando ad arricchire le ricerche perché ancora non conclusive.

L'IBS può essere una caratteristica del longCOVID. Tra i meccanismi responsabili l'induzione di disbiosi e permeabilità intestinale legata all'infezione ma anche alle cure, sia a quelle indicate come gli antivirali, sia a quelle risultate inutili se non dannose come cortisonici (se non in casi specifici), idrossiclorochina e antibiotici.

Aggiornamento 8/6/2023

Forse si è scoperto perché lo stress peggiora i sintomi intestinali. Teoricamente lo stress dovrebbe portare al rilascio di glucocorticoidi (cortisone), sostanze che vengono usate come farmaco per ridurre l'infiammazione anche nei problemi intestinali. Ma l'effetto dei glucocorticoidi può essere paradosso. In particolare se somministrati continuamente contribuiscono ad alterazioni nella glia (tessuto nervoso) dell'intestino e nel suo sistema immunitario.
Allo stesso modo lo stress porta a continuo rilascio di cortisolo che altera le funzioni intestinali, in particolare aumenta i monociti, l'infiammazione, la motilità intestinale. La gestione dello stress diventa quindi una chiave per ridurre il disconfort intestinale.


Tra i batteri implicati nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS), la carenza di Actinobacteria (bifidobatteri) e l'eccesso dei generi Flavonifractor e Eisenbergiella.


La dieta mediterranea è ritenuta classicamente quella più salubre. In persone con intestino irritabile però molti alimenti presenti possono determinare sintomi. Per questo è opportuno personalizzarla con l'aiuto di un nutrizionista competente.


La disbiosi orale sembra aumentare il rischio di IBD, avendo influenza sulla permeabilità intestinale e quindi sull'infiammazione intestinale.
"I batteri orali e i loro sottoprodotti possono raggiungere l’intestino attraverso l’ingestione o la circolazione sistemica. Fattori come disordini genetici, dieta, invecchiamento, stress e uso di tabacco, alcol o farmaci possono interrompere la funzione di barriera intestinale, consentendo ai batteri orali di colonizzare l’intestino. Una volta colonizzati, questi batteri orali possono suscitare una risposta immunitaria eccessiva promuovendo l’infiammazione intestinale".
L'articolo conclude invitando le diverse figure (immunologi, dentisti, gastroenterologi ecc.) a collaborare per risolvere la situazione con un approccio olistico e multisfaccettato.

Aggiornamento 24/9/2023

È possibile osservare che la remissione della colite ulcerosa è legata alla presenza di un microbiota sano. La dieta è la principale determinante del microbiota, quindi rimane essenziale un'alimentazione che possa supportarlo e aiutare la gestione della malattia. In particolare una maggiore diversità batterica e la presenza di Akkermansia muciniphila, batterio con proprietà antinfiammatorie, sono legati all'assenza di riacutizzazione.


Aggiornamento 24/10/2023

Uno studio di 8 anni conferma la sicurezza del trapianto di microbiota nel medio-lungo termine. Si potranno curare e gestire patologie intestinali come infezioni resistenti agli antibiotici e malattie infiammatorie intestinali, ma anche patologie extraintestinali come autismo, diarrea, diabete e obesità. In caso di infezione da Clostridioides difficile la sopravvivenza è maggiore che col trattamento con antibiotici.

Nelle IBD i patobionti come alcuni ceppi di Candida, E. coli aderente e invasivo, Clostridium innocuum, Debaryomyces hansenii e Bacteroides vulgatus possono essere responsabili della genesi, della progressione e della severità della malattia. Contrastarli può essere necessario per tenere a bada la malattia, con trapianto fecale, batteriofagi e mannosidi che evitano l'aderenza.

Aggiornamento 31/10/2023

L'uso di antibiotici è associato a maggior rischio di sindrome dell'intestino irritabile, a conferma del legame tra alterazione del microbiota e questa condizione clinica. Gli antibiotici sono capaci di indurre profondi cambiamenti nei nostri batteri intestinali e per questo devono essere dati solo in caso di reale necessità.

Aggiornamento 5/11/2023

I lieviti, alimentari e non come Candida e saccaromiceti, sono capaci di attivare una risposta immunitaria alterata in caso di IBD (Crohn e colite ulcerosa). Queste persone hanno anticorpi anti- ASCA (anti-Saccharomyces cerevisiae). Ulteriori studi mostreranno se le persone possono beneficiare dell'eliminazione dei lieviti alimentari o di terapie antifungine.


I probiotici sono raccomandati per la prevenzione della pouchite ricorrente dopo chirurgia per IBD.

Diversi tipi di contaminazioni microbiche/disbiosi possono colpire l'intestino ed essere concausa di IBS o altri problemi intestinali.
SIBO (sovracrescita nel tenue), SIFO (sovracrescita fungina), LIBO (sovracrescita nell'intestino crasso), IMO (sovracrescita di batteri metanogeni).
Possono favorire malassorbimento, anemia e carenze nutrizionali.

Aggiornamento 26/11/2023

Il microbiota intestinale è in equilibrio quando le varie specie si supportano tra loro. Il meccanismo è chiamato cross-feeding e significa che i metaboliti di una specie ne favoriscono un'altra. Le alterazioni di numero o sede tra diverse specie (disbiosi) può favorire le malattie e la ricerca può portare a esiti sorprendenti.
Per esempio si pensava che il morbo di Crohn fosse legato a un eccesso di solfuro di idrogeno prodotto dai batteri, invece si è scoperto che è associato alla carenza di quelli che lo consumano.

Aggiornamento 19/12/2023

L'interpretazione del test al lattulosio per la SIBO




Scoperto un legame tra stress e asse intestino-cervello che può spiegare l'esacerbazione delle malattie intestinali. Nel modello animale lo stress favorisce la produzione di I3A (indolo-3-acetato) da parti di alcuni lattobacilli. Questo metabolita è normalmente conosciuto come benefico e antinfiammatorio, ma in questo caso sopprime alcune cellule secretorie dell'intestino, alterando la loro bioenergetica mitocondriale. Questo peggiora la risposta immunitaria e l'equilibrio intestinale, in particolare aumentando l'infiammazione attraverso i monociti attivati.
I livelli di I3A appaiono aumentati nelle persone stressate e depresse.
L'alfachetoglutarato, un integratore usato dai bodybuilder, promuove la proliferazione di queste cellule negli esperimenti, favorendo un effetto di resilienza (tolleranza allo stress).


Aggiornamento 26/2/2024

Una dieta a nullo/ridotto contenuto di alimenti processati può indurre la remissione del morbo di Crohn in circa il 70% delle persone con malattia moderata. L'effetto è dovuto alla modulazione del microbiota e alla riduzione della permeabilità intestinale. Infatti alcuni alimenti e gli additivi hanno un effetto negativo su questi fattori, inducendo la malattia. Il trattamento provoca una riduzione dei Proteobacteria. Le persone che non rispondono al trattamento non hanno questa riduzione. Altri meccanismi coinvolgono il metabolismo del triptofano (kinurenina).
Dopo una prima fase di esclusione si può reintrodurre, col supporto di un professionista, alcuni alimenti. Questo permette una gestione a lungo termine. Anche l'eventuale adeguamento e personalizzazione deve essere fatto seguendo le preferenze e tolleranze individuali, in particolare per gli alimenti con fibra.
La dieta non dovrebbe essere usata in caso di malnutrizione, disturbo del comportamento alimentare, in caso di stenosi e alcune manifestazioni extraintestinali.


Il dolore viscerale che si ha nell'intestino irritabile è legato anche all'alterazione del microbiota e alla produzione di istamina (mediatore dell'allergia) in seguito all'introduzione di antigeni alimentari che attivano i mastociti. Si può in un certo senso anche classificare come disordine dell'asse intestino-cervello, in cui le vie nocicettive (percezione del dolore) sono eccessivamente attivate. Anche lo stress gioca un ruolo importante.
Altre vie coinvolte sono quelle degli oppioidi, dei TRPV1, dei cannabinoidi, del GABA e della serotonina (kinurenina).


Il trapianto di microbiota è ora raccomandato negli USA per l'infezione da Clostridium difficile resistente agli antibiotici.
Non lo è per le altre condizioni gastrointestinali, per le quali servono ulteriori prove.


Livelli più alti di vitamina D sono associati con ridotto rischio di ricorrere alla resezione intestinale in persone con IBD (Crohn e colite ulcerosa).


Secondo una ricerca ogni aumento del 10% di consumo di cibo ultraprocessato aumenta dell'8% il rischio di IBS (sindrome dell'intestino irritabile). Appare sempre più importante il legame tra il cibo industriale e le malattie moderne.

Aggiornamento 14/5/2024

Alcuni ricercatori hanno paragonato 3 interventi per l'intestino irritabile (IBS): in ordine di efficacia dieta FODMAP, dieta lowcarb e uso dei farmaci. In pratica hanno mostrato che l'approccio dietetico è migliore di quello farmacologico.
In tutti i casi, migliorando la funzione intestinale sono migliorati anche ansia, qualità della vita, depressione e sintomi extraintestinali
Gli studiosi concludono suggerendo di personalizzare l'intervento in base al paziente.
Prendi un appuntamento per la tua dieta per IBS.

Aggiornamento 22/6/2024

L'acqua di cocco ha proprietà antimicrobiche e antiinfiammatorie, riesce a modulare il microbiota e ha un alto contenuto di potassio.
Alcuni ricercatori l'hanno somministrata a persone con rettocolite ulcerosa moderata.
La sua efficacia nell'indurre remissione della malattia a 8 settimane è stata significativamente maggiore rispetto al placebo, senza indurre effetti avversi.

Aggiornamento 3/7/2024


La SIBO è data dall'eccesso di batteri presenti nella prima parte dell'intestino.
La SIBO può essere sovradiagnosticata con i metodi attuali da laboratorio (breath test al lattulosio o glucosio). Questo può portare a uso inappropriato di antibiotici. Inoltre non è necessariamente presente in caso di IBS, può comunque esserne una causa.
Non solo l'eccesso di batteri però può dare problemi, bisogna considerare anche la complessa interazione con acidi biliari e succhi gastrici.
Nuovi test potrebbero semplificare e migliorare la diagnosi di SIBO


Ogni 10% di cibo spazzatura in più consumato è associato con un rischio maggiore di sindrome dell'intestino irritabile dell'8%.


Ridurre il sale potrebbe essere fondamentale in caso di infiammazione intestinale.
Infatti anche il comune cloruro di sodio ha mostrato nel modello animale di poter favorire l’IBD (Crohn e colite ulcerosa).
Questo succede grazie all’aumento delle citochine infiammatorie, all’azione sul microbiota (riduzione dei lattobacilli) e sulla riduzione del butirrato, a quella sull’endotelio vascolare (riduzione del NO e indurimento delle arterie)

Aggiornamento 22/7/2024

Sia la sindrome dell'intestino irritabile (IBS) che la dispepsia funzionale possono essere conseguenti a un'infezione intestinale acuta, compresa quella da coronavirus.
Il rischio sembra incrementato dall'aumentata presenza nel microbiota di proteobatteri, enterobatteri e Campylobacter, patogeni opportunisti che normalmente dovrebbero essere presenti in quantità ridotta o assenti.


La SIBO, sovracrescita di batteri nell'intestino, si presenta con diversi problemi nelle funzioni digestive. Esistono diversi tipi di SIBO, a seconda del tipo di batteri che contaminano l'apparato. Il sintomo principale di una sovracrescita di batteri metanogeni nell'intestino può essere la stitichezza, mentre gonfiore, diarrea, nausea o dolore addominale sono rari.


Le persone con IBD hanno spesso carenze, in particolare selenio, zinco, ferritina e folati (anemia), vitamina C.
Questo riduce la qualità della vita e l'efficacia delle terapie.


Normalmente siamo abituati a dare diete ricche in fibre, cereali, frutta e verdura per favorire la salute intestinale, visto l'effetto sui batteri buoni del microbiota.
In alcune persone però potrebbe essere conveniente una dieta di tutt'altro tipo.
I ricercatori hanno riunito alcuni esempi (10 casi) in cui una dieta carnivora, sostanzialmente basata su proteine animali e priva di vegetali, ha permesso la remissione dell'IBD (Crohn o colite ulcerosa). Non si tratta della paleodieta (che prevede grandi quantità di vegetali, purché non siano cereali o legumi) ma di una sua variante.
Come può funzionare la dieta?
1) La riduzione dei carboidrati può facilitare la perdita di peso e migliorare il controllo glicemico nei soggetti con obesità, sindrome metabolica, prediabete o diabete.
2) La natura restrittiva della dieta spesso facilita l’eliminazione degli alimenti “problematici”, compresi quelli che possono agire come fattori scatenanti del sistema immunitario e che sono presenti nei vegetali.
3) I corpi chetonici nutrono le cellule del colon e ne riducono l'infiammazione in diversi modi.
4) l'eliminazione degli alimenti industriali è nota per essere associata con minore infiammazione.
Un altro motivo di plausibilità biologica è che la mancanza di fibre porta alla migrazione di un batterio patobionte (Mucispirillum), cosa che capita anche con la nutrizione enterale.

La presenza di 10 casi pubblicati ovviamente non autorizza a pensare che questa sia la dieta ideale per tutti. Si tratta di un'alimentazione poco amica dell'ambiente e per la quale servono studi a lungo termine. Tuttavia possiamo dire che, almeno in queste persone, ha permesso di stare meglio, ulteriori studi sono necessari per validarne l'efficacia.


Aggiornamento 4/11/2024

I probiotici nel miglioramento della qualità della vita (QOL) secondo una revisione.
Si rivelano utili, in particolare i mix di lattobacilli e bifidobatteri, nel migliorare la QOL delle persone affette da intestino irritabile (IBS). In particolare "Bifidobacterium infantis 35624 ha dimostrato un notevole miglioramento nell'alleviare il disagio/dolore addominale, gonfiore/distensione e/o difficoltà di movimento intestinale rispetto al placebo.
Sono efficaci anche nella riduzione della stipsi funzionale, condizione che determina riduzione della QOL soprattutto negli anziani.
Per quanto riguarda le persone con tumore, servono studi più grandi per verificare l'efficacia nei confronti della "fatigue" e della riduzione degli effetti collaterali gastrointestinali delle terapie.

Aggiornamento 1/12/2024

Gli antibiotici alterano il muco intestinale, favorendo l'infiammazione, ma in una maniera che è indipendente, almeno in parte, dall'alterazione del microbiota.
Usateli solo in caso di vero bisogno e non in maniera scriteriata.

"Abbiamo determinato che gli antibiotici inducono stress del reticolo endoplasmatico nel colon che inibisce la secrezione di muco del colon in modo indipendente dal microbiota. Questo difetto di secrezione di muco indotto dagli antibiotici ha portato alla penetrazione di batteri nello strato di muco del colon, alla traslocazione di antigeni microbici nella circolazione e all'esacerbazione delle ulcerazioni in un modello murino di IBD. Pertanto, l'uso di antibiotici potrebbe predisporre all'infiammazione intestinale impedendo la produzione di muco".

Aggiornamento 8/12/2024

Secondo una revisione degli studi, la dieta low FODMAP insieme alla rimozione del glutine sono efficaci nel "migliorare i sintomi clinici, come dolore e gonfiore, e per alleviare ansia e depressione nei pazienti adulti con sindrome dell'intestino irritabile (IBS)".
Tuttavia non chiarisce gli effetti a lungo termine.
In generale la reintroduzione, almeno in piccole quantità, dei FODMAP è consigliabile perché un'esclusione di lungo periodo porta all'impoverimento della flora. Lo stesso è probabile per il glutine.
Questi approcci vanno fatti con professionisti qualificati, anche perché le diete di esclusione possono essere sbilanciate e portare a carenze nutrizionali.

Aggiornamento 2/1/2025

Il muco presente nell'intestino è fondamentale per la nostra salute.
Infatti protegge le cellule intestinali dal danno provocato da diversi agenti, tra cui particelle alimentari abrasive, sostanze chimiche, allergeni e microbi patogeni, evitando o riducendo il loro ingresso nel sangue e prevenendo il contatto con il sottile strato che gestisce l'assorbimento dei nutrienti.
Il muco è formato da mucine e, in un intestino sano, serve da nutrimento per i batteri amici, che contrastano quelli patogeni prevenendone la colonizzazione e i danni. I batteri buoni, come Bacteroides e bifidobatteri si organizzano in biofilm, ma in casi patologici il biofilm diventa una forma di resistenza rappresentata da batteri patobionti.
La dieta di tipo occidentale impoverisce lo strato di muco in diversi modi. Gli emulsionanti (carbossimetilcellulosa, carragenina, polisorbato 80) riducono lo strato di muco e facilitano la penetrazione di E. coli al suo interno, favorendo l'infiammazione e la patogenesi delle IBD (Crohn e colite ulcerosa, UC).
Uno studio ha mostrato che somministrarli a persone con UC in remissione riattiva la malattia.
"La dieta occidentale è caratterizzata da alti livelli di grassi malsani (come grassi saturi e trans), cereali raffinati, zucchero, sale, alcol, alimenti ultra-processati e altri componenti dannosi, mentre allo stesso tempo è priva di fibre. Questa dieta altera significativamente il muco, il microbiota intestinale e il sistema immunitario, portando a una compromissione dell’integrità intestinale e promuovendo l’infiammazione cronica a livello locale e sistemico.
Nutrire i topi con una dieta occidentale ha comportato la proliferazione di patobionti (microbi normalmente benigni ma potenzialmente dannosi in determinate condizioni), una riduzione dei batteri commensali, effetti dannosi indotti sul sistema immunitario dell'ospite che coinvolgono l'inflammasoma NLRP6 e i recettori Toll-like (TLR), un rilascio ridotto dei peptidi antimicrobici (AMP) e del muco nel lume intestinale, degradazione delle IgA secretorie e deplezione selettiva dell'interleuchina Cellule T regolatorie (Tregs) che producono (IL)-10. Proprio come una dieta occidentale ad alto contenuto energetico e povera di fibre indebolisce la capacità dell'ospite di controllare l'ambiente microbico, la ricerca su modelli murini ha dimostrato che condizioni come il cancro del colon-retto, a UC, il trattamento antibiotico e le infezioni aumentano anche la disponibilità di ossigeno nel colon, promuovendo la crescita di batteri anaerobici facoltativi e diminuendo il controllo dell'ospite sull'ambiente microbico".
In particolare chi ha UC spesso ha aumentata presenza di R. gnavus, mentre nel Crohn è più presente E. coli adesivo, spesso in concomitanza con la Candida, in modo da formare biofilm infiammatori multispecie. Anche l'alterazione degli acidi biliari crea problemi al muco.
Per favorire la produzione di muco ed eventualmente restaurarlo, è fondamentale una dieta ricca in fibre. Le fibre vengono fermentate, i batteri producono SCFA che stimola le cellule intestinali a rilasciare il muco, proteggendo l'intestino stesso.
La somministrazione di fibre prebiotiche, da alimenti o da integratori, e probiotici specifici aiutano a ripristinare la funzione di barriera intestinale.
"I prebiotici si riferiscono a sostanze alimentari non digerite come fruttani (ad esempio, inulina), polisaccaridi indigeribili, galattoligosaccaridi (GOS), oligosaccaridi o fruttoligosaccaridi (FOS). I prebiotici stimolano selettivamente la crescita di specifici batteri benefici nel colon, promuovendo benefici per la salute, compresi miglioramenti nella funzione gastrointestinale. La fermentazione dei prebiotici porta alla produzione di SCFA, che riducono l’infiammazione intestinale. I prebiotici sono utilizzati preferenzialmente da alcuni batteri intestinali, come Lactobacillus spp, Bifidobacterium spp, Faecalibacterium prausnitzii, Anaerostipes spp e Bilophila spp che sono considerati benefici per la salute dell'intestino. [...] I probiotici potrebbero essere utili per sostenere lo strato di muco, mitigare la disbiosi e degradare i biofilm patogeni, prevenendo o curando in tal modo alcune malattie gastrointestinali".
I ricercatori concludono scrivendo "Nuovi approcci terapeutici, come diete specifiche (ad esempio, la dieta mediterranea) e integratori, come prebiotici e probiotici, possono migliorare lo strato di muco e arricchire un biofilm sano, fornendo protezione e persino trattamento di questi disturbi. Infine, come medici, possiamo spiegare ai pazienti: "GUT GOO IS GOOD FOR YOU" (la sostanza vischiosa intestinale è buona per te).

Diversi studi indicano un legame tra intestino irritabile (IBS) e deficit erettile (ED).
Un nuovo studio ha stimato che in giovani studenti universitari l'ED sia presente in prevalenza doppia in persone con IBS rispetto a controlli normali.
La causa del collegamento potrebbe essere la disfunzione endoteliale derivante dall'infiammazione cronica, che predispone gli individui ai rischi vascolari e di conseguenza alla disfunzione erettile attraverso una ridotta disponibilità di ossido nitrico, la molecola che favorisce la vasodilatazione.
Inoltre l'IBS favorisce spesso una ridotta qualità della vita, con un impatto significativo sul benessere mentale.
"Inoltre, è stato dimostrato che i pazienti affetti da IBS presentano alterazioni nella regolazione ormonale intestinale, tra cui la serotonina, la motilina e il peptide YY. Questi ormoni sono coinvolti nella regolazione della funzione sessuale. Un'altra potenziale spiegazione potrebbe essere costituita da fattori vascolari poiché la ED può essere correlata alla disfunzione endoteliale e l'IBS può influenzare la funzione endoteliale a causa dell'infiammazione cronica e della disbiosi intestinale, contribuendo potenzialmente alla ED".
Prendi un appuntamento per curare il tuo intestino e ritrovare il benessere.


Aggiornamento 24/2/2025

Nel modello animale una dieta ad alto indice glicemico (HIG) in caso di antibiotici fa piazza pulita dei batteri buoni, aumentando i catttivi come i Proteobacteria, mentre una dieta a basso indice glicemico (LIG) attenua la disbiosi e la perdita di specie amiche dell'intestino (Bacteroidota e Firmicutes). Si rileva inoltre iperplasia delle cellule del colon, quindi più rischio tumorale. I topi HIG muoiono dopo alcuni mesi per malattie intestinali, a dimostrare l'importanza del microbiota (e della dieta corretta). I topi LIG hanno una sopravvivenza simile a quella dei non trattati.
Parlatemi ancora dell'inutilità della dieta quando si prendono farmaci.


Aggiornamento 24/3/2025

La dieta Low FODMAP è nota per alleviare i sintomi dell'IBS (sindrome dell'intestino irritabile), come gonfiore, dolori addominali e irregolarità dell'alvo. Tuttavia, anche a causa dell'impoverimento nella flora che può seguire una dieta a limitato introito di fibre, aggiungere i probiotici può migliorare la qualità della vita in queste persone. Il trattamento deve essere personalizzato dallo specialista per una maggiore efficacia.



La dieta a base vegetale è protettiva nei confronti del morbo di Crohn (CD) e della colite ulcerosa (UC), malattie intestinali infiammatorie, ma solo se è fatta da cibi non processati. Se è formata da alimenti processati e insalubri, il rischio aumenta.

"Sulla base dei recall delle 24 ore su 24 partecipanti, i ricercatori hanno costruito indici dietetici a base vegetale (PDI) con diete classificate come salutari (ad esempio con ingredienti come cereali integrali, frutta, verdura, legumi e alternative proteiche vegetariane) o malsane (ad esempio contenenti emulsionanti, cereali raffinati, patatine fritte, succhi di frutta, dolci, dessert, bevande zuccherate e alimenti trasformati). Nella coorte della Biobank del Regno Unito, 925 partecipanti hanno sviluppato IBD in un follow-up mediano di 11,6 anni. I partecipanti che seguivano una PDI sana avevano un rischio di IBD ridotto del 25%, mentre quelli che seguivano una PDI non sana avevano un rischio maggiore di sviluppo della malattia del 48%. Sia CD che UC hanno mostrato risultati simili".

Il succo è sempre che gli alimenti processati favoriscono la malattia, mentre quelli al naturale riducono il rischio.

Aggiornamento 19/12/2025

L'uso del cortisone nelle IBD (Crohn e RCU) dev'essere limitato a meno di 2 mesi. Il ricorso a questi farmaci è eccessivo. All'inizio inducono remissione, ma fanno danni nel lungo termine e non sono efficaci nel mantenere la remissione. Quali sono le conseguenze dell'eccessivo uso? Aumento dei lipidi plasmatici, del rischio cardiovascolare, problemi dermatologici, miopatia, infezioni, ossa fragili, diabete, aumento di peso, insufficienza surrenale, reflusso, difficoltà digestive, complicanze oculari e psichiatriche.

Aggiornamento 29/12/2025

Come mai le donne soffrono maggiormente di dolori gastrointestinali, come capita nell'IBS (sindrome dell'intestino irritabile)?
È stato scoperto che alcune cellule intestinali hanno un recettore per gli estrogeni, ormoni tipicamente femminili, i cui livelli fluttuano anche durante il ciclo.
Queste cellule, se stimolate, danno vita alla sensazione dolorosa e gli estrogeni incrementano l'attività di questa via.

In estrema sintesi "La segnalazione degli estrogeni regola positivamente il recettore degli acidi grassi a catena corta (OLFR78) prodotti dai batteri sulle cellule L del colon, aumentando il rilascio di PYY e la loro sensibilità all'acetato, uno dei derivati dei FODMAP, gli zuccheri (e fibre) fermentabili. Livelli elevati di PYY agiscono sulle cellule EC vicine tramite NPY1R, aumentando così il rilascio di serotonina e il dolore intestinale. Proponiamo che le fluttuazioni ormonali, in combinazione con fattori interni (stress) o ambientali (dieta), amplifichino questo circuito colico locale responsivo agli estrogeni, con conseguente disadattamento della sensibilità intestinale."

Quindi i batteri fermentano le fibre producendo acetato e questo aumenta il rilascio di PYY che, attraverso la serotonina, aumenta la stimolazione del dolore. Normalmente PYY viene rilasciato dopo il pasto e dà sazietà. Questo caso rappresenta forse la relazione tra cellule L e EC.

Gli estrogeni nella donna cambiano sia durante la vita (in menopausa si riducono) che durante il ciclo (sono alti prima della mestruazione), ma anche durante la gravidanza (aumentano nell'ultimo periodo, aumentando l'assorbimento). "I nostri risultati sollevano la possibilità di un altro adattamento essenziale per migliorare il benessere della prole: una maggiore sorveglianza dei nutrienti ingeriti. L'identificazione di questo meccanismo di segnalazione protettiva ci avvicina alla comprensione di come ormoni e dieta, se associati a stress ed eventi infiammatori, possano diventare disadattivi, portando a dolore viscerale cronico".

Considerazione personale: oltre ai FODMAP, il cibo può avere effetto mimetico ormonale e influenzare i livelli estrogenici mediante il microbiota che catabolizza gli ormoni, suggerendo che alcune diete restrittive possono effettivamente ridurre i dolori.

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