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mercoledì 18 dicembre 2013

Alimentazione e calcoli renali


Il post è stato modificato il 13/1/2014 per una mia imprecisione dovuta ad una interpretazione sbagliata. Mi scuso con i miei lettori.

I dolorosissimi calcoli renali classicamente si associano all'eccessiva introduzione di calcio, quindi uso eccessivo dei latticini o acque "dure".
Sbagliato: uno studio del NEJM evidenzia come una dieta con un buon contenuto di calcio e ridotto di sodio, senza eccessi di proteine animali, sia molto più protettiva di una a basso contenuto di calcio. Risulta quindi più importante ridurre il sale da cucina.
I soliti geni della scienza credono che, essendo i calcoli formati da calcio, assumendolo se ne aumenti la formazione: in realtà la prevengono perché l'ossalato, l'altro elemento che compone la maggior parte dei calcoli, rimane nell'intestino, legato al calcio, e non viene assorbito solo se assumiamo abbastanza calcio.

Ricordiamoci inoltre che i latticini non sono l'unica buona fonte di questo minerale.

http://hezarkhani.blogfa.com/9103.aspx?p=2
Per prevenire la formazione dei calcoli, il più essenziale dei consigli è quello di idratarsi correttamente (almeno 2 litri di acqua al giorno). In generale è comunque necessario lavorare su 2 fronti: limitare l'assorbimento intestinale di ossalato e la perdita di calcio dalle ossa.
Alcuni particolari probiotici (Oxalobacter formigenes), non il comune yogurt, aiutano a degradare l'ossalato nell'intestino, impedendo che entri in circolo a vada a cristallizzarsi nei reni.
Tra gli alimenti ricchi di ossalato, troviamo la frutta secca, che comunque in modiche quantità è sempre consigliata, la frutta in generale, verdure (soprattutto gli spinaci e il rabarbaro), i cereali e le patate. Tuttavia non sembra che limitare l'intake di questi alimenti riduca la formazione di calcoli, ma bisognerebbe fare più attenzione all'ossalato prodotto dal nostro organismo, attraverso il metabolismo della glicina, dell'idossiprolina e del glicolato. Anche la vitamina C può essere convertita in ossalato, ma questo è favorito solo in caso di assunzioni superiori ai 500mg, difficilmente raggiungibili con la sola alimentazione. 

Per limitare la perdita di calcio dalle ossa, che poi va a formare i precipitati con l'ossalato, è importantissimo avere a disposizione corrette quantità di vitamina D, che si forma nel nostro corpo grazie all'azione dei raggi solari, oltreché essere introdotta con l'alimentazione (latticini, pesci grassi), e praticare una corretta attività fisica.
Come accennavo prima è importante non esagerare con le proteine, perché gli aminoacidi solforati aumentano il carico acido renale, importante regolatore del metabolismo del calcio. La questione è in realtà un po' controversa perché la metionina, come la lisina, può aumentare la biodisponibilità del calcio a livello intestinale. L'alimentazione deve dunque essere normoproteica, e non carente di proteine.

L'utilizzo di fibre prebiotiche come inulina (carciofi, cicoria, radicchio, asparagi, cipolla, aglio) e oligofruttosio possono aumentare la disponibilità di alcuni minerali, come magnesio e lo stesso calcio, prevenendo la decalcificazione dell'osso.

Tuttavia la cosa migliore per evitare i calcoli è probabilmente abolire le bibite gassate zuccherate; questo perché lo zucchero in generale, e i suoi simili tipo l'HFCS, portano a aumento della perdita di calcio con le urine, favorendo la formazione dei calcoli. Non è chiaro se sia dovuto a demineralizzazione dell'osso o all'aumentato assorbimento di calcio intestinale. Invece tè, caffè, vino, birra e succo d'arancia sono associati ad un minor rischio.







Il mondo vegetale può aiutare chi soffre di litiasi renale. Si sta infatti ipotizzando che il Phyllanthus niruri aiuti a sciogliere i calcoli renali. In Italia un integratore di Phyllanthus è venduto col nome di Uriston, peccato per la presenza di edulcoranti che continuo a sconsigliare.

Aggiornamento 30/4/2016

La vitamina B6 può essere utile nel ridurre i livelli di ossalato.


Aggiornamento 30/6/2016

L'eccesso di zinco appare aumentare il rischio di calcoli renali.

Aggiornamento 8/8/2016

L'acido citrico (limone) e ancor di più l'acido idrossicitrico (Garcinia cambogiainibiscono la formazione dei calcoli di ossalato mediante un particolare meccanismo termodinamico.

Aggiornamento 22/8/2016

La dieta DASH, un approccio simil mediterraneo utilizzato nella cura dell'ipertensione, è efficace anche nel prevenire la ricorrenza dei calcoli renali.

Aggiornamento 30/8/2016

Una nuova review di Nature chiarisce i meccanismi di formazione dei calcoli renali, e raccomanda una alimentazione alcalina, soprattutto con sali di potassio (citrato ad esempio), e povera di sodio (sale da cucina).
Inoltre chiarisce che chi soffre di calcoli ha spesso alterazioni dell'assorbimento del calcio e della sua escrezione, e rischio di osteoporosi.

Per la prevenzione della ricorrenza dei calcoli renali la miglior dieta è iposodica e normocalcica, e senza eccessi proteici.

Aggiornamento 18/10/2016

Il batterio O. formigenes, già citato, rilascia dei metaboliti che favoriscono il trasporto di ossalato nell'intestino e riducono la probabilità di formazione di calcoli.

Aggiornamento 4/10/2016

Chi soffre di calcoli renali è più a rischio di nefropatia. Una ragione in più per assumere una dieta a basso PRAL.

Aggiornamento 28/12/2016

Avere tendenza a formare calcoli renali potrebbe essere un'indicazione che il calcio non si deposita nelle ossa ma nelle arterie, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari e osteoporosi. Come fare a prevenirli? Attività fisica e alimentazione a basso PRAL, ricca di vegetali.

Aggiornamento 8/2/2017

L'acido alfalipoico, almeno nel modello animale, previene la formazione di calcoli cistinici

Aggiornamento 20/2/2017

I cristalli che vanno a formare calcoli renali, al di là del dolore, provocano una risposta infiammatoria, e gli alcalinizzanti sono un ottimo modo per ridurre la formazione

Aggiornamento 22/2/2017
L'assunzione di fruttosio industriale come pericolo per il fegato.
Scrivono i ricercatori:
"Nell'intestino, l'assunzione di fruttosio altera il microbiota intestinale e aumenta la traslocazione di endotossina nella circolazione portale tramite l'aumento della permeabilità. Nel fegato, il fruttosio viene rapidamente metabolizzato, consumando adenosina trifosfato, che può risultare in un aumento di adenosina monofosfato e inosina monofosfato (IMP) e la conversione di IMP in acido urico".
Questo determina l'iperuricemia anche negli adolescenti, in particolare se assumono bibite gassate e dolci.

Aggiornamento 26/2/2017

Anche i lattobacillli e i bifidobatteri degradano l'ossalato, ma meno dell'O. formigenes.

Aggiornamento 18/6/2017

Chi si alza più di una volta a notte per urinare ha probabilmente necessità di ridurre il sale

Aggiornamento 27/11/2017


I giorni di festa in cui si mangia in maniera smodata sono stressanti per i reni, ma anche fegato, pancreas, cuore ecc. In particolare aumenta il rischio di calcoli renali.

Aggiornamento 2/12/2017

La dieta mediterranea protegge dai calcoli renali.
"L'apparente effetto protettivo del  modello dietetico Mediterraneo può essere attribuito al sinergismo di diversi fattori. In primo luogo, un maggiore consumo di frutta e verdure possono portare a una maggiore assunzione di liquidi, con a successivo aumento della diluizione delle urine. Secondo, un'elevata assunzione di frutta e verdura può aumentare le assunzioni di fibre, fitati, citrati, antiossidanti e altri nutrienti che influenzano il rischio di calcoli. infine è possibile che il modello alimentare mediterraneo includa fattori sconosciuti che influenzano il rischio di calcoli".

Aggiornamento 11/12/2017

Un articolo parla di legame tra ossalato e autismo, ma non appare molto affidabile

Aggiornamento 11/5/2018

L'uso di antibiotici può aumentare il rischio di calcoli renali

Aggiornamento 29/7/2018

Il potassio citrato previene i calcoli in maniera efficiente in chi faccia la dieta chetogenica

Aggiornamento 20/10/2018
Nel modello animale i topi obesi tendono ad avere più ossalato nel sangue e nelle urine perché aumenta l'assorbimento intestinale. Questo è dovuto all'aumentata permeabilità intestinale risultato delle citochine proinfiammatorie. Tutto questo incrementa il rischio di calcoli renali.

Aggiornamento 18/11/2018

Secondo le indicazioni italiane per la prevenzione dei calcoli renali nell'anziano, "un contenuto inferiore di proteine ​​animali in associazione ad un più alto apporto di prodotti vegetali diminuisce il carico acido e l'escrezione di acido urico non ha particolari controindicazioni nei pazienti anziani, sebbene lo stato nutrizionale complessivo debba essere preservato". Potassio, magnesio e citrato sono protettivi, ma attenzione ai farmaci per la pressione che interagiscono col sistema renina-angiotensina-aldosterone.

Aggiornamento 2/1/2019

I calcoli renali alzano il rischio di tumore renale

Aggiornamento 19/2/2019

Gli inibitori di pompa sono associati a maggior rischio di danno renale, alterazione degli elettroliti e calcoli renali
Aggiornamento 22/2/2019

I tentativi di colonizzazione mediante Oxalobacter formigenes sono andati falliti, per cui è stato messo a punto un probiotico in cui i ceppi hanno funzione simile di degradazione degli ossalati

Aggiornamento 26/2/2019

Per ridurre i rischi di calcoli renali, ridurre i cibi ricchi in ossalato (bietole, carambola, spinaci, rabarbaro, e in minor misura cioccolato, patate, frutta secca) e avere un adeguato introito di calcio.

Aggiornamento 12/4/2019

Alcune varianti geniche aumentano il rischio di calcoli renali, e sono associate a trigliceridi, acido urico e BMI elevati. Altre a funzioni renali e di trasporto degli elettroliti.
Aggiornamento 20/4/2019

Gli ossalati come fattore di rischio per l'insufficienza renale
Aggiornamento 7/7/2019

Nei topi la curcumina riduce la formazione di calcoli renali

Aggiornamento 12/11/2019

Negli ultimi 15 anni l'incidenza della nefrolitiasi (calcoli renali) è quasi raddoppiata, almeno negli USA. Questo è legato ad aumento anche di ipertensione, insufficienza renale e fratture. Tra le altre cose, questo aumento può essere dovuto all'eccessivo uso di antibiotici, che alterano il microbiota e riducono le specie che degradano l'ossalato, principale responsabile dei calcoli

Aggiornamento 7/2/2020

Le persone con problemi di calcoli renali sembrano avere difetti nel mantenimento dell'equilibrio acido-base e l'assorbimento di sali minerali e ioni

Aggiornamento 8/2/2020
Nelle persone con insufficienza renale il potassio può essere ridotto, ma questo catione ha moltissime proprietà benefiche (ipotensivo, riduce il rischio di malattie cardiovascolari, di malattie renali, di calcoli, il carico acido della dieta, protegge le ossa). Gli autori dell'articolo concludono quindi che esiste poca evidenza per ridurre a tali livelli il potassio, anche considerando che esistono farmaci leganti che possono essere usati per controllare l'iperkaliemia. "L'attuale indicazione dietetica può contribuire allo sviluppo di malattie cardiovascolari nei pazienti con insufficienza renale cronica. Nei pazienti che risultano essere iperkaliemici, non si dovrebbe istituire riflessivamente una restrizione dietetica in frutta e verdura. Piuttosto, si dovrebbe prima considerare fattori non dietetici come l'acidosi metabolica, stati ipertonici come diabete mellito scarsamente controllato, aumento del catabolismo, distruzione dei tessuti, costipazione e farmaci. A dire il vero, la consulenza dietetica è ancora necessaria per le persone che assumono grandi quantità di tipi di alimenti arricchiti con additivi al potassio e/o quelli che forniscono elevate quantità di sodio".

Aggiornamento 22/3/2020

Il citrato di potassio è raccomandato nelle persone con rischio di ricorrenza di calcoli renali, inoltre si raccomanda una dieta normocalcica, normoproteica e iposodica

Aggiornamento 6/5/2020
Gli omega 3 e il GLA (olio di enotera) possono ridurre la tendenza ai calcoli renali. Questo accade inibendo la produzione di prostaglandina PGE2 (derivato degli omega 6 che aumenta il calcio urinario), sostituita da PGE1 e PGE3, che hanno effetti opposti. Si riducono inoltre gli ossalati e aumentano i citrati urinari, tutti effetti che riducono la nefrolitiasi
Aggiornamento 16/6/2020

Le diete a prevalenza vegetale (plant-based) sono l'ideale nel caso di ridotta funzione renale.
"I vegetali sono l'unica fonte dietetica di fibra, che sposta il profilo del microbiota intestinale verso una maggiore produzione di composti antinfiammatori e una ridotta produzione di tossine uremiche. I grassi vegetali sono antiaterogeni e antinfiammatori, in particolare l'olio d'oliva. Le diete a base vegetale hanno ridotto carico netto acido endogeno (PRAL), che potrebbe mitigare l'acidosi metabolica nei pazienti con insufficienza renale cronica e potenzialmente rallentare la progressione della malattia renale. Il fosforo vegetale è legato a fitati ed è meno biodisponibile del fosforo animale; di conseguenza, molti alimenti a base vegetale presentano un rapporto favorevole tra proteine ​​e fosforo (che il rene sofferente fatica a smaltire). La restrizione dei vegetali con alte quantità di potassio va effettuata solo in caso di iperkaliemia". Negli studi animali il carico acido aumenta endotelina, angiotensina II e aldosterone, che accelerano il declino renale, mentre gli alcalinizzanti la rallentano. "Gli effetti di un maggiore apporto di fibre sul microbiota intestinale (ovvero aumento della generazione di acidi grassi a catena corta (SCFA, alcalinizzanti) e riduzione della generazione di tossine uremiche) contribuiscono a un ambiente alcalino". Anche nella popolazione generale un alto PRAL si associa a rischio di problemi renali e albuminuria. Quando si riduce la funzione renale "la capacità del rene di espellere e neutralizzare l'acido è significativamente e progressivamente ridotta; pertanto, l'acidosi metabolica è un segno distintivo dei pazienti con insufficienza renale cronica avanzata e in dialisi", che può portare a resistenza insulinica e sarcopenia. Gli alimenti vegetali invece contribuiscono a contrastarla perché "i principali anioni nelle diete a base vegetale sono citrato e malato, che vengono metabolizzati in bicarbonato e contribuiscono all'alcalinizzazione". Gli alimenti ricchi in ossalato invece sono acidificanti e da evitare anche per il rischio di calcoli. I vegetali contribuiscono anche alla proliferazione della flora saccarolitica, mentre le proteine animali portano alla produzione delle tossine uremiche come indossile solfato, acido 3 indolacetico, p-cresil solfato e trimetilammina N-ossido (TMAO), normalmente smaltite dal rene, che possono portare a affaticamento, anoressia, nausea, prurito, miopatia, neuropatia, sierosi ed encefalopatia.
Aggiornamento 23/6/2020

I fitati (acido fitico), contenuti in alcuni vegetali e in particolare nei cereali, vengono descritti da alcuni come antinutrienti, ossia sostanze capaci di ridurre la disponibilità dei nutrienti. Infatti riescono a legare alcuni metalli (ferro, calcio, zinco, magnesio) molto importanti, riducendo l'assorbimento. Ma in realtà sono maggiori i vantaggi nell'assumere acido fitico rispetto a non assumerlo. Le sue proprietà antitumorali, antiossidanti, antinfiammatorie, ipolipidemizzanti, preventive delle malattie legata all'invecchiamento (Alzheimer, Parkinson, diabete) e dei calcoli renali, sono riconosciute. Ha anche un effetto antimicrobico contro batteri patogeni. Sarebbe meglio non assumerlo durante lo svezzamento. E alcuni che stanno bene in paleodieta probabilmente hanno vantaggio ad escluderlo.
Aggiornamento 9/7/2020
Il potassio citrato è un ottimo rimedio per i calcoli renali, come se fosse un farmaco
Aggiornamento 5/10/2020

L'insufficienza renale (CKD) può essere caratterizzata dalla produzione di tossine uremiche, prodotte nell'intestino e entrate nella circolazione sanguigna, che il corpo (i reni in particolare) non riesce a smaltire. Migliorare le cattive abitudini alimentari potrebbe potenzialmente avere effetti positivi sulla CKD e sulle sue complicanze, nonché su malattie non trasmissibili come l'ipertensione e il diabete che contribuiscono a queste complicazioni. I fattori sottostanti interconnessi che accompagnano la CKD, come infiammazione, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e disbiosi intestinale, possono essere infatti tutti potenzialmente influenzati dall'assunzione di cibo. Un approccio "cibo come medicina" potrebbe essere utilizzato come nuova strategia che utilizzi nutrienti bioattivi per gestire il carico uremico nella malattia renale cronica. La disbiosi intestinale è associata a infiammazione e aumento del rischio cardiovascolare; prebiotici, probiotici, simbiotici e componenti alimentari, inclusi polifenoli, zuccheri e proteine, possono influenzare la diversità del microbiota intestinale e la produzione di tossine uremiche. I composti bioattivi naturali, compresi quelli presenti nella curcuma, nei broccoli, nei frutti di bosco, nella propoli e in altri alimenti, sono potenziali agenti terapeutici nutrizionali che potrebbero modulare l'espressione dei fattori di trascrizione pro-infiammatori e l'inflammasoma.
Invece nutrienti come gli zuccheri semplici raffinati e i grassi in eccesso influenzano negativamente il microbiota e favoriscono la disbiosi, la permeabilità intestinale e l'endotossemia. Alcuni composti sulfurei come la metionina favoriscono la disbiosi putrefattiva. Gli omega 3 aiutano a ripristinare la barriera, mentre l'olio di oliva extravergine promuove la salute microbica, al contrario dell'olio raffinato (privato dei polifenoli). Il consumo di alimenti ricchi di polifenoli (es. Uva, vino rosso, melagrana, aglio, caffè, tè verde, cioccolato, curcuma, frutti di bosco), e in particolare di composti polifenolici di origine vegetale, è associato a una minore mortalità nella popolazione generale. Poiché la loro biodisponibilità è bassa, la maggior parte dei polifenoli alimentari arriva al colon e di conseguenza può modulare la composizione e la funzione microbica intestinale. Tutti questo può modulare anche la funzione mitocondriale, che risulta alterata e meno efficiente nell'invecchiamento. Catechine, curcumina, fisetina, cinnamaldeide, allicina, proantocianidine, sulforafano, resveratrolo ecc sono tutti composti bioattivi con attività antiossidante e modulatrice del microbiota e dello stato redox.
Altri composti molto importanti sono i nitrati (barbabietola), che favoriscono la produzione di ossido nitrico, potente antinfiammatorio e vasodilatatore.
In conclusione, nonostante manchi la prova certa dell'evidenza sui trial, l'ipotesi di usare il cibo come medicina, in modo che "macronutrienti, micronutrienti e nutrienti bioattivi specifici che influenzano le vie biochimiche, sia separatamente che quando agiscono insieme come parte del cibo, abbiano il potenziale di influenzare la maggior parte delle malattie, in particolare quelle legate a disturbi metabolici come CKD, obesità e diabete, sembra ovvia e probabilmente evidente".

Aggiornamento 10/12/2020
Rispettare i ritmi circadiani può ridurre il rischio di calcoli renali di ossalato di calcio

Aggiornamento 24/2/2021

La dieta infiammatoria, misurata col DII (dietary inflammation index), è associata sia a aumentato rischio di calcoli renali che di ricorrenza

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