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lunedì 15 aprile 2013

Niente conservanti?


Sulle bottiglie di Coca Cola, Sprite ecc. scrivono orgogliosamente: senza conservanti. Certo, l'acqua insieme allo zucchero si conservano benissimo, e nessun animale sarebbe così stolto da andare a deporre le sue uova o cibarsi di una sostanza completamente priva di nutrienti ma ricca di calorie. 
Ah no, scusate, dimenticavo. Uno c'è: l'uomo.

L'aumentata durata dei cibi è necessaria ai nostri tempi per motivi commerciali, ma questa avviene a scapito della ricchezza in nutrienti; gli alimenti vengono infatti raffinati e diventano così meno attraenti per insetti, ratti ecc.

Guardate qui quanto dura un hamburger di McDonald (in realtà il Fatto Alimentare ha smentito la notizia). O il gelato che non si squaglia.
Purtroppo la raffinazione è pure causa dell'alta palatabilità dei cibi moderni, resi così molto più capaci di stimolare l'appetito e meno sazianti.
Qui alcuni motivi per evitare le bibite gassate mentre qui si trovano tante cose da fare con la Coca Cola (tranne berla, si intende): non prendetele tutte alla lettera ma non sono male!

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152157410903912&set=a.101777153911.91013.101748583911&type=1&theater



Il Fatto Alimentare propone un decalogo di motivi per il quale evitare questo pericoloso liquido.
Ma quello che ritengo possa essere più interessante (e motivante) è un video in cui una famiglia di orsi (parodia dei veri spot Coca Cola) assume quotidianamente la bevanda. Dopo un po' la famiglia non sarà più felice, come di solito nei veri spot, ma in lotta con le malattie (problemi ai denti, obesità, diabete)





Aggiornamento 8/6/2015

La prossima volta che sentite la pubblicità della Sprite che dice "ascolta la tua sete", rispondete alla sete che le bibite zuccherate esacerbano la deidratazione.

Aggiornamento 12/10/2016

L'"esperto" Giampietro continua con l'argomento "lo zucchero è innocente", come se non fosse già stato smentito abbastanza.
6 ragioni per evitare il fruttosio industriale.


Aggiornamento 27/1/2017

Pare che il vice presidente di McDonalds, sotto giuramento ad una audizione sulla salubrità del loro cibo, disse che la Coca Cola è nutriente perché contiene acqua

Aggiornamento 23/7/2017

Le bibite consumate, sia normali che light, aumentano il rischio di dismetabolismo nei giovani

Aggiornamento 22/12/2017
Il cibo conservato può contenere la ε-polilisina, una catena aminoacidica che riduce la crescita microbica. In un modello animale questa molecola è capace, ai livelli al quale viene assunta comunemente, di alterare il microbiota.
Aggiornamento 3/8/2018

Non ci sono forti prove che lo zucchero sia cancerogeno in senso stretto, ma il suo uso è fortemente legato all'aumento di peso, che è associato almeno a 12 tipi di tumore. Per questo l'American Institute for Cancer Research consiglia l'utilizzo di bibite non zuccherate

Aggiornamento 18/9/2018

Coca Cola investe 8 milioni di euro in un anno per spingere i ricercatori spagnoli a minimizzare l'impatto della nutrizione ed esaltare quello dell'inattività fisica tra le cause dell'obesità infantile. A me ricorda qualcosa, tipo questo documento di NutritionFoundation, ossia i soliti noti Ghiselli, Del Toma e compagnia bella. Ecco invece alcuni italiani che hanno dichiarato di ricevere fondi da Coca Cola (molti hanno preferito non comparire in lista, chissà perché)

Aggiornamento 26/1/2019

Bere bibite zuccherate dopo l'attività fisica può portare a ulteriore disidratazione e aumenta i marker di danno renale

Aggiornamento 8/10/2019
Aumentare il consumo di bibite zuccherate di mezza lattina al giorno aumenta il rischio di diabete del 16% nei 4 anni successivi. Le bevande con dolcificanti artificiali lo aumentano del 18% (anche se può essere una causalità inversa). Sostituire una porzione con bevande non zuccherate (acqua, caffè o tè) riduce il rischio fino al 10%
Aggiornamento 5/11/2019
Il consumo di bibite, sia zuccherate che dolcificate, aumenta il rischio di morte da ogni causa, in particolare tumore del colon, Parkinson, infezioni intestinali. Lo studio si conclude raccomandando politiche per la riduzione del consumo delle bevande zuccherate
Aggiornamento 29/2/2020
Se volete gestire il colesterolo, forse è meglio preoccuparsi più delle bibite zuccherate che delle uova: l’uso di bibite è infatti associato con dislipidemia aterogena (trigliceridi alti e HDL basse)

Aggiornamento 13/5/2020
Una lattina al giorno di bibita zuccherata aumenta il rischio di ictus del 19% e di infarto del 25%, e del 26% di necessità di angioplastica
Aggiornamento 23/9/2020

Senza variare calorie e percentuali di macronutrienti, in persone obese, in una dieta in cui si aumentano le bibite gassate come fonte di carboidrati vi è una spesa energetica inferiore di 136 kcal al giorno. Questo indica un effetto negativo di rallentamento del metabolismo, che si tradurrebbe in un aumento di peso di 7 kg all'anno
Aggiornamento 14/2/2021

Perché lo zucchero è tossico? Lo spiega il prof Robert Lustig MD, medico americano.
A parità di calorie, gli altri nutrienti non provocano i danni dello zucchero, ma il suo effetto tossico su cervello e fegato è paragonabile a quello dell'alcol, anche perché dà dipendenza.
L'ingestione di fruttosio industriale disturba il metabolismo epatico, favorendo la lipogenesi e la formazione di trigliceridi che si accumulano nel fegato o vengono immessi nella circolazione favorendo le malattie cardiovascolari.
Il fruttosio è particolarmente soggetto alla reazione di Maillard, che provoca la liberazione di radicali liberi ossidanti e infiammatori. La sua metabolizzazione comporta la formazione di metilgliossale, composto tossico per il fegato.
Sebbene le industrie alimentari cerchino di discolparsi, addossando alla mancanza di volontà individuale la responsabilità, in maniera simile all'industria del tabacco, è ormai evidente il legame tra consumo di zucchero ed eccesso di peso nella popolazione, nonché diabete, indipendentemente dalle calorie consumate. Questo legame colpisce soprattutto i più poveri, e cercare di puntare sull'educazione e sulla responsabilità personale non ha portato ha risultati, cosa che invece ha fatto la tassa sugli zuccheri aggiunti o togliere gli incentivi alla sua produzione.
Al mondo muoiono 184 mila persone all'anno per le bibite zuccherate. Lo zucchero non è un cibo, ma un additivo, che non è necessario per le reazioni biochimiche del corpo.
"L'argomento a favore dell'intervento sociale nelle malattie non trasmissibili è mancato perché l'industria alimentare ha convinto il pubblico che "una caloria è una caloria", che gli zuccheri sono solo "calorie vuote" e che la "responsabilità personale" è la risposta. Sebbene siano necessari sforzi educativi pubblici per mettere in guardia sui rischi di un consumo cronico eccessivo di zucchero, non possono essere sufficienti, come si è visto per ogni altra sostanza edonica.
In questo articolo, ho fornito prove che: (1) lo zucchero crea dipendenza e tossicità non correlate alle calorie; (2) la riduzione dello zucchero conferisce benefici alla salute e alla società; (3) lo zucchero aggiunto e, per inferenza, il cibo ultraprocessato, soddisfa i criteri per la regolamentazione; (4) la riduzione dello zucchero non è solo possibile, ma necessaria per salvare la salute e l'assistenza sanitaria, e (5) gli interventi della società per ridurre il consumo di alimenti trasformati contenenti zuccheri aggiunti sono realizzabili e necessari. Tali interventi (amministrativi, legislativi, giudiziari) saranno probabilmente geograficamente, politicamente e culturalmente specifici; e alcuni interventi politici non funzioneranno in determinate sedi".
Aggiornamento 26/3/2021

L'aderenza a 5 fattori (niente bibite gassate e caffè, niente fumo, dieta sana, movimento moderato, mantenere un peso corretto) riduce il reflusso nel 68% delle donne.

Aggiornamento 20/7/2021

L'uso di zuccheri e bibite zuccherate in adolescenza è associato ad aumentato rischio di tumore al colon precoce, che invece è ridotto dall'introduzione di vitamina D

Aggiornamento 2/2/2022

Che legame c'è tra bibite zuccherate e salute?

Il consumo di bibite con zuccheri aggiunti promuove l'aumento di peso con diversi meccanismi.
Introdurre calorie in forma liquida è meno saziante per cui l'appetito è maggiore. Il fruttosio riduce il consumo basale e induce resistenza leptinica, riducendo la termogenesi, e promuove la deposizione di grasso viscerale ed ectopico (interno agli organi).
La presenza di forti quantità di zucchero stimola l'iperinsulinemia e e aumenta il rapporto col glucagone, promuovendo l'ingresso di glucosio nella cellula ma riducendo il consumo energetico e in particolare quello di grassi.
Lo zucchero stimola inoltre il sistema dopaminergico inducendo benessere temporaneo e dipendenza.

Le bibite gassate contribuiscono al rischio di malattie croniche attraverso l'aumento di peso, allo sviluppo di fattori di rischio dovuti all'iperglicemia attraverso il metabolismo epatico, che deve metabolizzare il fruttosio.
Il consumo aumenta la mortalità, il rischio di malattie cardiometaboliche (obesità, diabete, fegato grasso, gotta) e tumori, attraverso l'aumento di peso, ma probabilmente anche mediante altri meccanismi, come l'infiammazione, l'insulinoresistenza, l'iperinsulinemia e lo stimolo continuo dell'asse somatotropo (IGF1)
Diversi studi mostrano che la riduzione del consumo, anche attraverso politiche di disincentivo (sodatax), può migliorare la salute.

Aggiornamento 9/2/2022

Gli additivi alimentari e in generale il cibo industriale (dolci conservati, carni processate, zuccheri e grassi aggiunti, dolcificanti) alterano il microbiota e favoriscono permeabilità e infiammazione intestinale, aumentando il rischio di malattie infiammatorie croniche intestinali.

Se fate del vostro intestino un cestino della spazzatura non rimaneteci male se poi non state bene

Aggiornamento 22/4/2023

Per persone con diabete assumere bibite zuccherate è un po' come buttare benzina sul fuoco.
🥤 Tra gli adulti con diabete di tipo 2, una maggiore assunzione di bevande zuccherate (SSB) è associata a una maggiore mortalità per tutte le cause e incidenza di malattie cardiovascolari, mentre l'assunzione di caffè, tè, acqua naturale o latte scremato è stata inversamente associata a mortalità per tutte le cause
Un maggiore aumento del consumo di caffè e tè dopo la diagnosi di diabete è stato significativamente associato a una minore mortalità per tutte le cause
💧 La sostituzione delle SSB con caffè, tè o acqua naturale è stata associata in modo statisticamente significativo a una minore mortalità per tutte le cause tra gli adulti con diabete.

Aggiornamento 25/9/2023

Le bibite zuccherate nei bambini aumentano il rischio, oltre che di sovrappeso, anche di fragilità ossea, predisponendo così per l'osteoporosi.
Il loro consumo va a ridurre quello di alimenti sani e riduce l'assorbimento di altri nutrienti.
La presenza di eccesso di fosforo in confronto al calcio stimola le paratiroidi a far rilasciare il calcio dalle ossa. Anche la caffeina potrebbe avere un effetto di riduzione della massa ossea.
L'acidità delle bibite riduce l'assorbimento di calcio e favorisce l'uso del calcio osseo come tampone.
Il rilascio di insulina in eccesso legato agli zuccheri delle bibite altera ulteriormente il metabolismo osseo, aumentando l'attività degli osteoclasti e il riassorbimento osseo nelle persone sovrappeso.
Altri dati mostrano che i bambini che consumano più bibite hanno maggiore rischio di fratture.
L'articolo conclude invitando le autorità a sconsigliare il consumo delle bevande.

Aggiornamento 18/11/2023

La sugartax, la tassa sulle bibite zuccherate, non fa male solo all'industria alimentare ma anche ai dentisti. In Gran Bretagna negli ultimi 2 anni le estrazioni di denti cariati sono scese del 12%. Indovinate quale stato sta ritardando la sua applicazione.

Aggiornamento 18/2/2024

Uno studio ha indagato il legame tra bevande e rischio cardiovascolare in persone con diabete di tipo 2 (T2D).
I risultati mostrano che "maggiori assunzioni di bibite zuccherate, bibite dolcificate artificialmente e succhi di frutta naturali erano ciascuno linearmente associati a un rischio più elevato di eventi cardiovascolari (CVD) in individui con T2D, indipendentemente dalla predisposizione genetica alla CVD, e che la sostituzione di bibite e succhi con caffè, tè o yogurt, ma non di bibite con dolcificanti artificiali erano associati a un minor rischio di eventi CVD nei soggetti con T2D".

Aggiornamento 26/5/2025

La più grande revisione dei dati sul legame tra zuccheri e diabete di tipo 2 mostra che… sorpresa sorpresa… Gli zuccheri aggiunti nelle bevande aumentano il rischio mentre quelli naturalmente presenti nella frutta no.
Ogni porzione di bibita zuccherata aumenta il rischio relativo del 25%, ogni porzione di succo di frutta del 5%.
Gli zuccheri aggiunti ad alimenti solidi invece non mostrano associazione positiva.
"D'altro canto, gli zuccheri alimentari assunti o aggiunti ad alimenti ricchi di nutrienti, come frutta intera, latticini o cereali integrali, non causano sovraccarico metabolico nel fegato. Questi zuccheri incorporati provocano risposte glicemiche più lente a causa delle fibre, dei grassi, delle proteine ​​e di altri nutrienti benefici che li accompagnano".
Questo mostra che la presenza di zuccheri aggiunti ad alimenti liquidi appare più dannosa rispetto a quelli presenti in alimenti solidi, a causa dei diversi effetti metabolici, e che i succhi di frutta non sono un sostituto della frutta.

Aggiornamento 11/11/2025

Il consumo di bibite zuccherate può aumentare il rischio di depressione manipolando il microbiota.
Il fruttosio infatti "favorisce la proliferazione di batteri pro-infiammatori, indebolendo l'integrità della barriera intestinale e compromettendo l'immunità delle mucose".
Questi batteri "facilitano la diffusione sistemica dei mediatori infiammatori, portando a neuroinfiammazione, ansia e deficit di apprendimento, in particolare durante l'adolescenza".
Questi effetti sono mitigati dagli SCFA prodotti dai batteri buoni che fermentano le fibre. Invece gli zuccheri promuovono la crescita di Eggerthella, specie anaerobia che consuma arginina e acetato, riduce il butirrato, induce la senescenza immunitaria e riduce il triptofano, precursore della serotonina.
Anche le bibite zero possono favorire alterazioni del microbiota grazie ai dolcificanti artificiali.
La depressione è ulteriormente associata con la preferenza per cibi dolci e altro cibo spazzatura, creando un circolo vizioso.

L'articolo si conclude con "Sono essenziali politiche di sanità pubblica incentrate sulla riduzione dell’assunzione attraverso la tassazione, l’istruzione e le restrizioni di marketing".

Aggiornamento 20/8/2026

In uno studio americano, chi consuma quotidianamente bibite zuccherate ha un rischio maggiore di tumore allo stomaco di 2,45 volte rispetto a chi non ne consuma.
Il rischio appare maggiore nelle donne.

"Sono stati ipotizzati diversi meccanismi sottostanti, tra cui aumento di peso, insulino-resistenza, squilibrio degli ormoni steroidei, infiammazione, danno al DNA e disbiosi", spiegano gli autori dello studio.

mercoledì 10 aprile 2013

Cosa succederebbe se..

Circola su Youtube un video divertente che mostra gli animali in natura.... se mangiassero al fast food.
In natura sostanzialmente non esistono animali grassi, se non a altissime latitudini (per difendersi dal freddo) o nelle zone equatoriali (perché la stazza favorisce la sopravvivenza).
Questo suggerisce che a farci ingrassare sia un comportamento contro natura, fatto di vita sedentaria e cibi che di naturale non hanno nulla.
La capacità di accumulare grasso era un vantaggio per i nostri antenati, che si scontravano quotidianamente con la penuria di cibo, mentre ai nostri tempi, in cui le carestie non esistono, almeno nelle nostre zone, l'accumulo di grasso è fonte di pericolo per la salute e riduzione dell'aspettativa e della qualità di vita.

lunedì 8 aprile 2013

Drogata di pollo fritto


Se ancora qualcuno avesse dubbi sul fatto che il cibo sia una droga, guardate la cortese reazione della signora che si vede negato il pollo fritto.


Una vera e propria crisi d'astinenza pari a quella di un tossicodipendente.
Spesso il bisogno di cibo, in queste persone, è causato da solitudine, noia, stress, frustrazione, ansia. Da queste emozioni negative ci si consola con il cibo, e la situazione peggiora se sin da bambini si è stati abituati a ricevere caramelle, cioccolati etc alla prima lacrima. Aumenta in modo esponenziale l'associazione del cibo allo stato di felicità e di uscita dallo stato emozionale negativo.

Ma lo stesso cibo può essere a sua volta fonte di predisposizione alle emozioni negative.
Come segnala Giornalettismo, uno studio dell'International Journal of Obesity (gruppo Nature) mette in evidenza che il cibo palatabile (tipo fast food, per capirci, tanti grassi, farine raffinate e zuccheri) porta i topi a essere ansiosi, anedonici (incapaci di provare piacere) e sensibili agli stress.

Inoltre ridurre la quantità di grasso mettendosi a dieta provoca una carenza di dopamina nei centri cerebrali del piacere e della ricompensa, favorendo stati emozionali negativi. Solo quando si reintroducono si sta meglio, proprio come capita ad un drogato quando non ha a disposizione una dose di droga.
Questo porta a perpetuare l'utilizzo di tali cibi favorendo l'instaurazione dell'obesità. 


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=362229030556378&set=a.138853472893936.27203.138846579561292&type=1&theater


I cibi light, in cui i grassi saturi sono sostituiti con carboidrati, spesso non sono d'aiuto: infatti il corpo continuerà a richiedere grassi. La cosa migliore sarebbe sostituirli con grassi di migliore qualità, come quelli della frutta oleosa e del pesce.

Aggiornamento 16/2/2017
La chirurgia bariatrica riduce l'appetito per alimenti dolci e grassi agendo sui recettori della dopamina

Aggiornamento 9/3/2017

Quando siamo stressati, tendiamo a consolarci col cibo-spazzatura. Proprio in quei momenti invece dovremmo stare più attenti, per non diventare dipendenti da quei cibi, e consumare invece quelli ricchi di omega 3 e vitamina C che aiutano nella gestione dello stressù


Aggiornamento 10/4/2017


Ottimo articolo di una collega, Renata Alleva, sul "bliss point", il mix di sale, zucchero e grassi che aumenta la dopamina e quindi la dipendenza dai cibi.

Aggiornamento 23/7/2017

Meglio mangiare poco dolce ogni tanto o rinunciarci? Risponde un esperimento della Università della Louisiana, il POUNDS Lost Study.
"Durante il trattamento di perdita di peso, la riduzione della frequenza di consumo di cibo spazzatura ha determinato la riduzione del craving (desiderio) per tali alimenti.
Per ridurre il desiderio, i pazienti devono essere istruiti a diminuire la frequenza di questi alimenti piuttosto che mirare a ridurre la quantità consumata.
Durante la perdita di peso e il mantenimento, gli individui con sovrappeso e obesità dovrebbero eliminare il junk food dalla loro dieta, piuttosto che consumare porzioni più piccole. Inoltre, durante un periodo di dimagrimento, le associazioni dimostrano che se i desideri sono ridotti, si riduce anche il peso corporeo. Questi risultati supportano il modello di condizionamento delle voglie di cibo e indicano che la gente dovrebbe diminuire la frequenza di consumo di cibi non salutari se vuole ridurre il desiderio di questi alimenti."
Aggiornamento 15/9/2018
A seconda della flora che abbiamo, il triptofano della dieta può diventare serotonina o indolo. Chi ha microbi produttori di indolo tende ad essere più dipendente dal cibo perché vengono attivate specifiche aree cerebrali


Aggiornamento 15/10/2018


Nel modello animale, la dieta con cibo spazzatura altera i circuiti nervosi della ricompensa (dopaminergici mesolimbici) per le 3 generazioni successive, in modo da essere propensi a sviluppare obesità dovuta alla dipendenza da cibo.

Aggiornamento 13/12/2018


La grelina è un ormone che viene prodotto lontano dai pasti. Aumenta la motivazione per il cibo e rallenta il metabolismo. Nella nostra storia evolutiva è stata molto importante, perché in tempi di carenza di cibo spingeva i nostri antenati a rischiare la vita andando a caccia per procurarsi da mangiare e lottando con animali che non erano tanto d'accordo a sacrificarsi. Oggi, in tempi di abbondanza, il risultato è che saltando i pasti aumentiamo la grelina, e questa aumenta la sensibilità per gli odori e così la motivazione, attraverso la dopamina dei circuiti di ricompensa, per i cibi spazzatura

Aggiornamento 19/1/2019

Nel modello animale, alcuni emulsionanti come il polisorbato80 e la carbossimetilcellulosa, presenti anche negli integratori per bambini, alterano l'asse intestino-cervello, modificando i microbi intestinali e inducendo infiammazione di basso grado. Nei maschi l'esposizione si manifesta come ansia, nelle femmine come ridotta socialità

Aggiornamento 27/1/2019

Un'alta frequenza di consumo di cibi fritti, particolarmente pollo e prodotti ittici, aumenta la mortalità da qualsiasi causa, soprattutto cardiovascolare, nelle donne in postmenopausa. Questo può essere dovuto alla formazione di grassi trans, di acrilammide e di AGEs con le alte temperature, che determinano stress ossidativo e infiammazione, all'aumento della densità energetica, all'aumentato consumo di sale, al riutilizzo dell'olio che agisce sull'enzima paraoxonasi e inibisce il metabolismo del colesterolo.

Aggiornamento 6/2/2019

Le diete ricche di nutrienti e povere di cibo spazzatura sono efficaci nel ridurre i sintomi di depressione e ansia, soprattutto nelle donne. L'attività fisica aumenta ulteriormente l'effetto. Questo il risultato di una metanalisi che ha raggruppato 16 studi clinici d'intervento.
Il dr Brendon Stubbs, coautore dello studio e docente presso il NIHR Maudsley Biomedical Research Center e King's College London, ha aggiunto: "I nostri dati si aggiungono alle prove crescenti per supportare gli interventi sullo stile di vita come un approccio importante per affrontare i problemi di umore e la depressione".
Come agiscono le diete?
"Potrebbe essere attraverso la riduzione dell'obesità, dell'infiammazione o della fatica, tutti legati alla dieta e all'impatto sulla salute mentale, ma sono ancora necessarie ulteriori ricerche per esaminare gli effetti degli interventi dietetici in persone con condizioni psichiatriche diagnosticate clinicamente".


Aggiornamento 13/2/2019

Secondo un trial in cui le persone erano lasciate libere di mangiare senza limiti (ma con pasti con le stesse calorie e gli stessi macronutrienti) "Eliminare gli alimenti industriali dalla dieta riduce l'assunzione di calorie e determina perdita di peso, mentre grandi quantità di alimenti ultra-elaborati nella dieta aumentano l'assunzione di energia e il peso. Limitare il consumo di alimenti ultra-elaborati può essere una strategia efficace per la prevenzione e il trattamento dell'obesità".
La differenza era quindi rappresentata da minerali e vitamine, che si perdono nel processo industriale e sono importanti per la sazietà.
Aggiornamento 7/6/2019

La dopamina è il neurotrasmettitore coinvolto nella volontà e nella motivazione di compiere qualcosa.
Lo stato infiammatorio cronico che colpisce molte persone, ad esempio quelle con girovita aumentato, o stressate o semplicemente anziane, sopprime la produzione di dopamina, e le persone possono essere particolarmente demotivate e depresse, ed è associato contemporaneamente ad uno sbilanciamento del sistema immunitario. Si ipotizza quindi che "l'infiammazione cronica e di basso grado contribuisca a compromettere la motivazione in alcuni casi di depressione, schizofrenia e altri disturbi".
Anche dal punto di vista energetico però ci sono conseguenze importanti. "È importante sottolineare che lo spostamento del metabolismo dalla fosforilazione ossidativa alla glicolisi (più inefficiente dal punto di vista energetico, ossia produce meno ATP) durante l'attivazione immunitaria è un driver primario delle richieste di energia eccessiva che caratterizzano la risposta infiammatoria e conseguentemente l'infiammazione cronica di basso grado. In pratica si usano prevalentemente i carboidrati e meno i grassi, e l'energia prodotta sostiene l'infiammazione stessa e non l'organismo. Si riducono così le energie a disposizione, come se il sistema immunitario "tramasse" per risparmiare energie aspettando momenti migliori.
Aggiornamento 11/10/2019
Ridurre il cibo spazzatura e aumentare il cibo sano, aderendo ad un approccio mediterraneo riduce i sintomi di depressione in giovani adulti, in sole 3 settimane. Nessuna sorpresa per chi da tempo conosce gli effetti del junkfood sul cervello e la necessità di nutrienti che hanno i neuroni per funzionare correttamente.
Aggiornamento 20/11/2019

L'eccesso di omega 6 (tipici della dieta occidentale) in gravidanza predispone nel modello animale per una prole con ansia, schizofrenia e ADHD. Questo avviene modulando gli endocannabinoidi, sostanze derivate dagli omega 6 che influenzano la trasmissione tra neuroni. Bilanciare sempre con gli omega 3 ed evitare prodotti da forno che li contengono.
Aggiornamento 7/4/2020

I batteri intestinali producono neurotrasmettitori o ne influenzano la funzione. Ad esempio L. rhamnosus influenza il GABA, sostanza "tranquillizzante", e riduce l'ansia nei topi. "Butirrato e propionato, prodotti della fermentazione batterica, possono influenzare la sintesi di dopamina e noradrenalina e si sospetta che l'acido propionico moduli la neurotrasmissione serotonergica, nonché i livelli di GABA, dopamina e serotonina, spiegando i loro potenziali effetti sul comportamento". Come fa l'ambiente odierno a influenzare il comportamento?
"Sostanze chimiche androgene e anti-androgene si trovano regolarmente nei campioni di acque superficiali in tutto il mondo e queste sostanze chimiche possono influenzare il delicato equilibrio tra ospite, microbiota e testosterone circolante ... "
"... [Inoltre,] l'esposizione a sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino (EDC) ... compresi i composti naturali, come i fitoestrogeni e quelli di origine antropogenica, come la plastica ... possono anche avere un impatto sul microbiota ospite e [successivamente] la funzione endocrina ... le vie di esposizione variano da ingestione orale per contatto attraverso la pelle o inalazione e trasferimento attraverso la placenta o il latte alla prole ... "
Esiste in sintesi un rapporto bidirezionale tra intestino e comportamento, influenzato da cibo, ambiente e predisposizione genetica

Aggiornamento 28/6/2020
Consumare Gymnema sylvestre, una pianta della tradizione ayurvedica, riduce il desiderio di zucchero e dolci, aumentando la soddisfazione che si ottiene da tali alimenti. Questo accade grazie alla "soppressione selettiva delle risposte gustative ai composti dolci senza influire sulla percezione di altri elementi gustativi", per cui ci si accontenta di porzioni inferiori.
Aggiornamento 10/4/2021

La leptina è un ormone, rilasciato dal tessuto adiposo, che dà sazietà e stimola la spesa energetica, quando funziona correttamente. Quando è presente ma funziona male, non bloccando l'appetito, si parla di resistenza leptinica. Si è scoperto un nuovo circuito attraverso cui agisce (indirettamente), nel nucleus accumbens, centro della ricompensa, bloccando i neuroni dopaminergici che stimolano la ricerca di cibo e il piacere del mangiare. Questo circuito può essere un target farmacologico nel dimagrimento e nell'anoressia
Aggiornamento 15/4/2021

La quantità di carboidrati nella dieta induce effetti potenzialmente clinicamente rilevanti sull'attività nelle regioni del cervello coinvolte nell'equilibrio energetico, nella ricompensa e nella dipendenza. In contesti non sperimentali, una maggiore attivazione dei segnali di ricompensa potrebbe stimolare l'assunzione di cibo "edonico", propagando cicli di eccesso di cibo che potrebbero impedire il mantenimento della perdita di peso a lungo termine. Questi risultati sollevano la possibilità che l'assunzione cronica di carboidrati stimoli le vie della ricompensa in una certa misura analogamente alle droghe d'abuso, suscitando comportamenti e risposte neurobiologiche che possono manifestarsi come "dipendenza da cibo". L'insulina gioca un ruolo importante nella stimolazione dei centri cerebrali, e per questo una dieta low-carb potrebbe ridurre questa dipendenza e favorire il mantenimento del peso perso.
Aggiornamento 13/8/2021

La somministrazione giornaliera di Lactobacillus gasseri CP2305 ha migliorato significativamente i sintomi premestruali psicologici (ansia, fatica, depressione) e ha aumentato i livelli degli ormoni riproduttivi nella fase luteinica in donne in età fertile. "Questi risultati forniscono nuove informazioni sulla funzione di CP2305 nell'alleviare i sintomi premestruali".
Gli studi precedenti hanno mostrato che lo stesso ceppo può influenzare il sistema nervoso centrale, con conseguente attenuazione della risposta HPA (surrenale) indotta dallo stress e miglioramento della qualità del sonno, ha effetti antidepressivi e può alterare la composizione del microbiota intestinale, con conseguente aumento della produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA).
Estrogeno e progesterone, modulati dal microbiota e dagli SCFA, regolano serotonina e dopamina, i principali neurotrasmettitori legati all'umore.

Aggiornamento 20/10/2021

Gli alimenti contenenti carboidrati sono veramente quelli che danno più dipendenza? In realtà l'effetto sembra lo stesso dei grassi. Invece alimenti che contengono entrambi sembrano quelli che stimolano maggiormente le aree della dipendenza, a parità di calorie. Esempi pratici? Biscotti, prodotti da forno in genere, dolci farinacei, snack ecc. I produttori alimentari ben conoscono queste vie e devono stimolare i propri acquirenti a comprare il più possibile.

Aggiornamento 12/2/2021

L'ipotalamo, e in particolare il nucleo arcuato, integra i sistemi neuroendocrino e autonomo e coordina le risposte metaboliche attraverso più tessuti (pancreas, tessuto adiposo, muscoli, fegato). Questi neurocircuiti chiave di regolazione dell'alimentazione si sovrappongono ai centri cerebrali coinvolti nella ricompensa correlata al cibo, come l'amigdala, lo striato e l'area tegmentale ventrale e aiutano a tradurre la regolazione omeostatica dell'alimentazione in un comportamento motivato, che determina la volontà di assumere un cibo e di essere dipendente da esso.
L'obesità altera la reattività ai segnali di feedback circolanti e la plasticità neurale dei neurocircuiti di regolazione dell'alimentazione, che porta a cambiamenti persistenti nell'equilibrio energetico e nel peso corporeo, favorendo un'eccessiva assunzione di alimenti ricchi di calorie e poveri di nutrienti che impediscono di dimagrire.
La colecistochinina (CCK), un ormone intestinale, è particolarmente importante per i segnali di sazietà attraverso il nervo vago

Aggiornamento 12/9/2022

Il microbiota, grazie alla sua influenza su nervo vago, sugli ormoni intestinali, su infiammazione, endocannabinoidi e grazie alla produzione di metaboliti (SCFA), può influenzare l'appetito e la voglia di cibo e quindi essere un target per i disturbi del comportamento alimentare con eccesso di introduzione di cibo come la bulimia. Gli esperimenti per ora sono prevalentemente su modelli animali.
Tra i batteri interessati, B. infantis ha effetto antinfiammatorio ma non è ancora dimostrato un effetto sul reward (sistema della ricompensa). Akkermansia muciniphila appare essere il più interessante perché "agisce su molteplici percorsi coinvolti nel sistema di ricompensa tra cui l'infiammazione, la produzione di SCFA, il tono endocannabinoide, rendendolo un buon candidato nella regolazione delle alterazioni della ricompensa alimentare".
Bacteroides uniformis invece può aumentare la dopamina e ridurre le abbuffate.
Anche i prebiotici (fibre), grazie alla modulazione sul microbiota, possono avere interessanti prospettive.

Aggiornamento 8/4/2023

Il cibo spazzatura ha un ruolo importante e causale nell'epidemia di obesità perché riesce a influenzare il cervello nelle scelte. In particolare spinge le persone a diventare dipendenti da quei gusti e ad apprezzare meno cibo con caratteristiche più salutari.
Fornire a persone sane e normopeso cibo ricco in grassi e zucchero (HF/HS), indipendentemente dall'aumento di peso corporeo e dalle alterazioni dei marcatori metabolici, (1) riduce le preferenze per il cibo a basso contenuto di grassi, (2) svolge un ruolo critico nella sovraregolazione delle risposte cerebrali che portano al consumo di cibo altamente appetibile e denso di energia, e (3) ha un effetto generalizzato sull'azione neuronale che determina i comportamenti alimentari (nel contesto dell'apprendimento associativo e indipendentemente dalle ricompense alimentari). "Presi insieme, il consumo ripetuto di HF/HS rispetto al cibo a basso contenuto di grassi e zuccheri ma con le stesse calorie, e in assenza di cambiamenti nel peso corporeo o nello stato metabolico, può "ritarare" i circuiti cerebrali e quindi indurre adattamenti neurocomportamentali. Quindi, cambiare l'ambiente alimentare e ridurre la disponibilità di alimenti HF/HS ad alta densità energetica è fondamentale per combattere la pandemia di obesità".

Aggiornamento 10/4/2023

La dipendenza da cibo può essere considerata, per caratteristiche, simile a quella da tabacco (compulsione, ricerca, trascurare il resto, difficoltà a fermarsi ecc.). Almeno nel breve termine, un approccio una dieta lowcarb fatta da cibi "veri" può ridurre la dipendenza, con buona pace di quelli "mangi un po' di tutto".

Aggiornamento 14/6/2023

Secondo una ricerca lo stress combinato con cibo spazzatura crea cambiamenti nel cervello che spingono a mangiare di più, aumentano il desiderio per dolci e altri alimenti altamente appetibili e favorendo l'aumento di peso.
Durante le fasi di stress nel cervello si bloccano alcune aree che regolano la ricompensa (reward), ossia il piacere che si trae da qualcosa (in questo caso dal cibo). In pratica dopo aver mangiato la fame non si placa e si ha necessità di più cibo per soddisfare le aree della ricompensa.
"Lo stress prevale sulla risposta naturale del cervello alla sazietà, portando a segnali di ricompensa continui che promuovono il consumo di cibi più appetibili. Ciò si è verificato in una parte del cervello chiamata habenula laterale, che quando attivata di solito smorza questi segnali di ricompensa.
Abbiamo dimostrato che lo stress cronico, combinato con una dieta ipercalorica , può guidare un'assunzione di cibo sempre maggiore, nonché una preferenza per cibi dolci e altamente appetibili, favorendo così l' aumento di peso e l'obesità. Questa ricerca evidenzia quanto sia cruciale una dieta sana durante i periodi di stress”.
Uno dei mediatori è l'ormone NPY, implicato sia nello stress che nella regolazione della spesa energetica e della fame. Tuttavia nei topi stressati che seguivano una dieta priva di confort-food non vi era preferenza per i cibi dolci, mostrando che una dieta sana può proteggere da questi meccanismi.

Aggiornamento 28/1/2025

L'Ashwagandha è un erba con proprietà fitoterapiche.
Il suo estratto è efficace nell'alleviare stress e ansia secondo una metanalisi.
In particolare "l'analisi dose-risposta ha indicato che dosi inferiori di integrazione di Ashwagandha erano più efficaci sullo stress mentre i risultati con dosi intorno ai 600 mg/giorno erano utili sia per l'ansia che per lo stress".

Aggiornamento 16/4/2025

Che legame c'è tra tessuto adiposo e ansia?
In caso di stress psicologico, l'organismo attiva la modalità "combatti o fuggi". L'adrenalina attiva il rilascio di acidi grassi dagli adipociti e questi attivano la produzione di GDF15 dai macrofagi. Questa proteina agisce sul cervello (in particolare su certe aree deputate come l'amigdala) per aumentare il comportamento ansioso, insieme alla riduzione del movimento e alla secrezione di cortisolo, ossia la modalità di allarme.
La maggiore presenza di macrofagi nel tessuto adiposo potrebbe spiegare la maggiore tendenza all'ansia delle persone sovrappeso attraverso un'aumentata produzione di GDF15.


Aggiornamento 1/6/2025

Una revisione sistematica dei dati ha confermato il legame tra batteri intestinali e ansia e depressione.

"L'asse microbiota-intestino-cervello comprende principalmente reti di segnali neurali, immunitari e chimici. Le reti di segnali neurali includono il sistema nervoso enterico (SNE), il nervo vago e così via. Un SNE anomalo aggrava le alterazioni patologiche di depressione e ansia. Il nervo vago è coinvolto nella trasmissione dei segnali microbici dall'intestino al cervello nella depressione. Il microbiota intestinale e i suoi metaboliti inducono neuroinfiammazione attraverso lo squilibrio Th17/Treg e il rilascio di fattori pro-infiammatori. Segnali microbici e disturbi emotivi possono attivare l'asse HPA (gestione dello stress), con conseguente compromissione della barriera intestinale e risposte infiammatorie".

L'infiammazione legata alla permeabilità intestinale e alla presenza di metaboliti infiammatori è riconosciuta come causa delle alterazioni in queste condizioni. Generalmente la diversità batterica, ossia le presenza di molte specie, è protettiva, ma il quadro è molto complesso.
Alcuni batteri hanno metaboliti (LPS) che attivano i macrofagi e la risposta immunitaria e i Th17. Invece Prevotellaceae, Faecalibacterium e Ruminococcaceae rilasciano SCFA che riducono l'infiammazione.
I bifidobatteri sono solitamente legati alla buona salute, ma si è visto che in alcuni casi sono aumentati nella depressione. Questo succede perché possono avere una relazione simbiotica con specie infiammatorie e favorirle. "Pertanto, non esiste una netta demarcazione tra batteri benefici e patogeni e l'attenzione all'equilibrio del microbiota potrebbe essere più importante di una singola classe di regolazione batterica.

Altri batteri interessanti sono gli Alistipes e i Flavonifractor, che riducono la serotonina consumando il triptofano e aumentano lo stress ossidativo, rispettivamente.

Alcuni tratti sono in comune tra ansia e depressione, mentre altri sono caratterizzanti. Entrambe sono caratterizzate da un'alterazione dei neurotrasmettitori come il GABA. La neuroinfiammazione è comune, ma nell'ansia è acuta e legata all'attivazione dell'asse HPA, mentre nella depressione è cronica.
L'ansia è caratterizzata da un aumento significativo dell'abbondanza di Enterobacteriaceae, mentre la depressione è da livelli elevati di Parabacteroides, Oscillibacter, Streptococcus ed Eggerthella.

In generale non è facile ottenere risultati non conflittuali e queste differenze rendono più difficile la ricerca di una via per migliorare il microbiota attraverso la dieta.

Aggiornamento 18/8/2025

La dieta ipocalorica, ossia con un quantitativo di calorie introdotte inferiore a quello che si consuma per favorire la perdita di peso, deve essere fatta bene. In caso contrario rischia di essere più dannosa che altro.
Introdurre meno calorie significa infatti avere a disposizione meno nutrienti essenziali. Questo capita in particolare se l'alimentazione non è fatta con alimenti ricchi di nutrienti ma con quelli impoveriti, cioè quelli processati che vengono sottoposti a trattamenti che favoriscono la perdita di minerali, fibre, vitamine (quelli che ancora si chiedono quali sono gli alimenti processati purtroppo non capiranno questo passaggio) alterando la matrice alimentare.

Diverse ricerche hanno già mostrato che gli alimenti salutari sono legati a un maggiore benessere mentale mentre quelli processati aumentano il rischio di depressione.

Lo studio in questione è osservazionale ma "real-life", ossia va a vedere cosa succede in persone nella vita di tutti i giorni. Gli studi RCT invece non hanno queste conclusioni perché le persone sono rigorosamente seguite nella loro aderenza alla dieta.
"Le diete ipocaloriche e l'obesità nella vita reale spesso provocano carenze nutrizionali (in particolare di proteine, vitamine/minerali essenziali) e inducono stress fisiologico, che può esacerbare la sintomatologia depressiva, compresi i sintomi cognitivo-affettivi."
Il rischio appare maggiore nei maschi e in persone con BMI maggiore, forse perché hanno maggiori fabbisogni che la dieta non riesce a coprire e perché tendono ad avere maggiore consumo di cibo non salutare. "Le carenze di nutrienti essenziali (ad esempio, vitamina B12, omega 3, folato e ferro) possono compromettere il metabolismo energetico, esacerbando i sintomi somatici della depressione"

Questi nutrienti infatti sono essenziali per la fisiologia della neurochimica che sta alla base del funzionamento del cervello in molti aspetti, compreso l'umore. Tagliare questi nutrienti significa potenzialmente non far funzionare bene la "macchina".

Uno studio fatto invece sui dati NHANES ha dato conclusioni sovrapponibili in alcuni punti.

Chi è passato ad alimenti meno calorici, migliorato l'idratazione (con acqua), ha mangiato più frutta e verdura e ha fatto attività fisica (ottimo antidepressivo) ha avuto minore rischio di depressione, mentre chi ha mangiato troppo poco, saltato pasti, utilizzato prodotti sostitutivi (rendendo la dieta monotona e carente di magnesio e vitamine del gruppo B), assunto farmaci per dimagrire che impattano sui neurotrasmettitori, togliendo sonno e provocando ansia, lassativi o integratori che impattano sulla veglia, chi ha avuto comportamenti di eliminazione (vomito) ha avuto maggiore rischio di depressione.

Mangiare meglio migliora le escursioni glicemiche (ebbene sì, i picchi glicemici hanno effetto negativo, anche se qualcuno ancora non si è accorto) e l'infiammazione, condizioni legate con peggioramento dell'umore. Le fibre, le vitamine, i minerali e gli antiossidanti di frutta e verdura riducono lo stress ossidativo che concorre alla depressione. Insieme allo sport e all'idratazione sono fondamentali per far funzionare bene i neurotrasmettitori.

Pratiche pesanti come saltare i pasti o ridurre l'introito calorico fanno venire fame e aumentano il cortisolo, ormone dello stress che esacerba ansia e depressione.

In conclusione, si fa presto a dire deficit calorico, ma gli effetti non sono per niente così scontati. No al faidate e al semplice mangia meno che tanti ancora prescrivono, funzionante nel breve termine ma dannoso su lungo. I piani alimentari dovrebbero includere le considerazioni per la salute mentale e non essere mai troppo restrittivi, coprendo i fabbisogni ed eventualmente integrare la carenza.