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giovedì 12 settembre 2013

Perché il digiuno fa male



Alcuni ricercatori, tra cui uno che ho già citato, Piccini, sostengono che il digiuno, più o meno alternato, sia una buona cosa. E di solito fanno l'esempio citando Auschwitz, dicendo che nei campi di concentramento nessuno moriva di malattie cardiovascolari.
In realtà il digiuno non fa altro che ridurre la quantità di leptina che giunge all'ipotalamo e aumentare quella di grelina.


http://nutritionadvance.com/satiety-and-feeling-satiated/

C'è una bella differenza: la prima attiva l'ipotalamo, promuovendo la spesa energetica, riducendo il rischio di diabete e attivando gli assi tiroideo, somatotropo e riproduttivo; ovvero ci consente di svolgere le nostre attività di tutti i giorni. Come dire: abbiamo da mangiare, possiamo permetterci di spendere, accrescere la nostre masse muscolari, riprodurci.
Al contrario la grelina rallenta il metabolismo e stimola tutti quei meccanismi che portano ad accumulare le calorie piuttosto che bruciarle, e aumenta il rischio di diabete.

Kalra P & Kalra S , Progress in Brain Research, Vol. 181

La perdita di peso iniziale è dovuta prevalentemente alla riduzione della muscolatura, ponendo così le basi per un abbassamento del metabolismo e rendere il corpo flaccido.
La fame aumenterà, perché aumenta la grelina e si riduce la leptina, e la tendenza sarà di mangiare di più per recuperare il peso perduto.


Come dice testualmente un editoriale pubblicato su Nature, la restrizione calorica vacilla sul lungo periodo, e così l'opinione che allunghi la vita. Non è possibile mettere organismi destinati a vivere 70-80 anni a dieta ferrea per un arco di tempo così lungo.
Aggiornamento ottobre 2015

Il digiuno intermittente sta emergendo come pratica potenzialmente benefica, ma ancora da valutare a pieno su chi. Riporto un appunto del dott Giordano su digiuno intermittente e tumori

DIGIUNO INTERMITTENTE/DIGIUNO E TUMORI
Mentre La Restrizione calorica Intermittente e il Digiuno è benefico per molti tipi di cellule normali, il contrario è vero per le cellule tumorali. Le cellule dei tumori presentano gravi anomalie mitocondriali e generano il loro ATP principalmente dalla glicolisi, piuttosto che dalla fosforilazione ossidativa. Inoltre, i tumori sono altamente vascolarizzati e quindi le loro cellule hanno accesso a grandi quantità di glucosio circolante. Modelli animali hanno costantemente dimostrato che La Restrizione Calorica Intermittente inibisce e perfino inverte la crescita di una gamma di tumori, tra cui il neuroblastoma, il tumore della mammella e il tumore ovarico. Il passaggio alla chetogenesi può svolgere un ruolo importante nella soppressione della crescita tumorale perché molte cellule tumorali sono in gran parte in grado di utilizzare i chetoni come fonte di energia; di conseguenza, le diete chetogeniche possono potenziare gli effetti antitumorali della Restrizione Calorica Intermittente. Sebbene preliminari, i recenti casi di studio su pazienti umani suggeriscono potenziali applicazioni della Restrizione Calorica Intermittente nel trattamento di una serie di tumori, tra cui quelli del seno, alle ovaie, alla prostata, e il glioblastoma. In effetti, la teoria evoluzionistica prevede che le mutazioni casuali accumulate impediranno alle cellule tumorali di effettuare i necessari adattamenti metabolici in condizioni di Restrizione Calorica Intermittente.

Bibliografia minima di riferimento:
Seyfried TN, Flores RE, Poff AM, D’Agostino DP. Cancer as a metabolic disease: Implications for novel therapeutics. Carcinogenesis. 2014;35(3):515–527. [PMC free article] [PubMed]
Lee C, et al. Fasting cycles retard growth of tumors and sensitize a range of cancer cell types to chemotherapy. Sci Transl Med. 2012;4(124):124ra27. [PMC free article] [PubMed]
Safdie FM, et al. Fasting and cancer treatment in humans: A case series report. Aging (Albany, NY Online) 2009;1(12):988–1007. [PMC free article] [PubMed]
Zuccoli G, et al. Metabolic management of glioblastoma multiforme using standard therapy together with a restricted ketogenic diet: Case report. Nutr Metab (Lond) 2010;7:33. [PMC free article] [PubMed]
Seyfried TN. Cancer as a Metabolic Disease: On the Origin, Management and Prevention of Cancer. John Wiley & Sons; Hoboken, NJ: 2012. pp. 261–275.
Aggiornamento novembre 2015

Il dott Speciani ci aggiorna sul digiuno intermittente.
Aggiornamento marzo 2016

Il mio nuovo articolo sul digiuno

Aggiornamento novembre 2016

Attivare l'autofagia, con protocolli OPPORTUNI di digiuno alternato, potenzia l'effetto delle terapie tumorali (chemio e radio); ovviamente non vale per persone in cachessia e bisogna sempre discutere col professionista l'opportunità di utilizzare queste strategie.


Aggiornamento 12/12/2016

In un modello animale di leucemia, il digiuno uccide le cellule cancerose riducendo la leptina.

Aggiornamento 30/1/2017
I danni della restrizione calorica.


Aggiornamento 18/2/2017
In un modello animale, il digiuno alternato aumenta la dipendenza da cibo. Non dovrebbe infatti essere utilizzato in persone con disturbi del comportamento alimentare perché aumenta il desiderio di cibo spazzatura

Aggiornamento 20/2/2017
Il digiuno intermittente si conferma efficace nel ridurre i fattori di rischio cardiovascolari, tumorali e di invecchiamento
Aggiornamento 30/4/2017
Ecco perché il digiuno non va bene in chi ha disturbi del comportamento alimentare.

Aggiornamento 10/5/2017

In un nuovo studio, il digiuno alternato non dà risultati migliori della semplice restrizione calorica. Ci si dimentica di dire però che in qualcuno può averla data, in altri no, perché nell'effetto statistico i risultati si annullano tra loro
Aggiornamento 21/6/2017

La mia intervista a Buongiorno Regione Sardegna, su digiuno e sclerosi multipla.


Aggiornamento 28/6/2017
"Quando un tumore si è formato, può il digiuno intermittente essere utilizzato per far morire di fame il cancro?
Le cellule tumorali hanno solitamente un tasso metabolico superiore rispetto ai circostanti tessuti normali, e il loro  principale combustibile è il glucosio.
Il digiuno intermittente mira a ridurre la concentrazione di glucosio circolante.
 Il digiuno ha dimostrato di provocare una riduzione delle concentrazioni di fattori di crescita (IGF) e dell'insulina, determinando la morte cellulare.
Infatti  alcuni tumori hanno concentrazioni superiori di IGF, e alcune terapie farmacologiche bloccano queste vie, ma spesso senza esito positivo sul lungo termine.
Combinare il digiuno con le correnti terapie ha  mostrato alcuni promettenti risultati preliminari in modelli animali.
Il digiuno intermittente o un ridotto apporto calorico combinato con la radioterapia ha diminuito la progressione dei tumori al seno nei topi e ha anche protetto i tessuti sani durante la chemioterapia.

 Un altro studio ha mostrato che i modelli murini di glioma erano più sensibili sia alla radioterapia sia alla chemioterapia dopo 48 ore di digiuno rispetto ai controlli.
Per prendere in considerazione il digiuno negli umani, è indispensabile selezionare i pazienti, perché molti individui con malattia avanzata potrebbero aver già subito una notevole perdita di peso, che sarebbe ulteriormente aggravata da un regime chemioterapico.
I risultati tratti da una serie di casi di dieci pazienti sottoposti a chemioterapia suggeriscono che in diversi tumori il digiuno intermittente accompagnato da un regime di chemioterapia ha funzionato bene, è tollerato, e i pazienti che hanno digiunato avevano una riduzione degli effetti collaterali, gastrointestinali e stanchezza.
Il regime di digiuno non ha avuto alcun effetto dannoso sulla funzione della chemioterapia.
Tuttavia, sono necessarie analisi più rigorose prima che questa tecnica possa essere adottata.
È necessario identificare quale tipo di digiuno e quali individui ne beneficerebbero, considerando fattori quali l'età, il peso e il tipo di tumore.
Alla luce di ulteriori prove, una dieta che simula il digiuno, risultando in un simile effetto biochimico senza un digiuno permanente, potrebbe essere più tollerabile per la popolazione generale.

Ma per il momento, rimane una pratica non validata sull'uomo".
Aggiornamento 4/7/2017

Alcuni effetti metabolici del digiuno.


Aggiornamento 19/9/2017




Aggiornamento 3/11/2017

L'AICR, l'istituto americano per la ricerca sul cancro, consiglia una dieta che sia fatta in maggioranza con cibi vegetali, e cibi di derivazione animale in moderazione. Ma raccomanda soprattutto di scegliere cibi minimamente processati perché più salutari, limitando quelli con zuccheri e grassi aggiunti.

Digiunare almeno 13 ore durante la notte è un promettente metodo per ridurre l'infiammazione, i problemi glicemici e aumentare la sopravvivenza nelle donne con tumore al seno
Aggiornamento 16/11/2017

L'asprosina è un nuovo ormone scoperto che aumenta l'appetito e l'accumulo di grasso agendo sull'ipotalamo, e viene rilasciato durante il digiuno.
Aggiornamento 11/12/2017

In un modello animale, mangiando 2 soli pasti ma con un normale introito calorico, si prevengono le principali problematiche metaboliche dell'invecchiamento (perdita massa magra, diabete ecc).
Aggiornamento 7/2/2018
La restrizione calorica è conosciuta per determinare miglioramenti metabolici (glicemia, trigliceridi ecc) e riduzione del peso, ma spesso non dà risultati buoni a lungo termine per l'impossibilità di mantenere il regime.
Per questo alcuni studiosi sono fautori del digiuno intermittente.
Questa pratica ha radici antiche e sembra conferire buoni risultati, anche più sostenibili della semplice restrizione calorica in termini di miglioramenti metabolici e della composizione corporea.
Tuttavia non abbiamo ancora studi a lungo termine che abbiano verificato risultati migliori, quindi la pratica rimane tuttora sperimentale.
Aggiornamento 12/2/2018
Si sta diffondendo la moda dei digiuni/estreme restrizioni. Alcuni studi dicono che possono esserci risultati interessanti, però oggi scopriamo che molto del grasso che lascia il tessuto adiposo se ne va nel cuore, potenzialmente alterando la sua funzione, in particolare in chi abbia già problemi (aritmie, insufficienza cardiaca ecc)
Aggiornamento 3/4/2018

La restrizione calorica aumenta la longevità, tra le altre cose, riducendo lo stress ossidativo. Un alto metabolismo basale sembra aumentare lo stress ossidativo e così ridurre l'aspettativa di vita.


Aggiornamento 7/6/2018
Il digiuno intermittente, nelle sue diverse opzioni, si conferma avere un'interessante prospettiva nei confronti del diabete. In questo studio le persone non hanno ridotto le calorie, ma la finestra di alimentazione, facendo colazione, pranzo e cena in 6 ore, e digiunando per le altre 18. i ricercatori hanno descritto questo tipo di alimentazione come "allineata ai ritmi circadiani del corpo", e il risultato è stato di migliorare i parametri metabolici (infiammazione, insulina, glicemia, stress ossidativo, pressione sanguigna). Chi invece ha praticato la stessa finestra di alimentazione di sera o ha cenato tardi non ha avuto vantaggi, ma ha anche peggiorato la situazione in qualche caso, evidenziando una volta di più l'importanza della colazione.


Aggiornamento 19/7/2018

La glicemia costantemente alta, come capita in caso di diabete, di infiammazione o dopo i pasti, blocca AMPK, una proteina che, tra le altre cose, attiva TET2, un soppressore dei tumori. Stare sempre a stomaco pieno favorisce quindi i tumori, mentre i digiuni fatti in modo adeguato possono ridurre la proliferazione cellulare. Questo è uno dei motivi che lega diabete e tumori.
Fare solo 2 pasti al giorno sembra sufficiente, anche senza restrizione calorica ad attivare l'autofagia e prevenire tutte le complicazioni dovuta alla produzione di proteine aberranti (sindrome metabolica e tutte le malattie dell'invecchiamento)
Aggiornamento 26/8/2018
In un modello animale, nonostante la perdita di peso, il digiuno può peggiorare il quadro metabolico e favorire l'insorgere del diabete. Questo capita tramite alterazione degli ormoni, soprattutto di quelli correlati con fame e sazietà
Aggiornamento 31/8/2018

Una testimonianza secondo cui perdere troppo grasso porta ad un effetto negativo sugli ormoni dell'asse riproduttivo (ipotalamo-ipofisi-gonadi, GnRH-LH/FSH-testosterone). Questo è probabilmente dovuto alla caduta della leptina, sia per lo scarso introito calorico che chi fa digiuni per "definirsi" pratica sia al basso livello di grasso raggiunto, che in termini evolutivi indica un pericolo e quindi necessità di sopravvivere e non certo di riprodursi





Aggiornamento 13/12/2018

La grelina è un ormone che viene prodotto lontano dai pasti. Aumenta la motivazione per il cibo e rallenta il metabolismo. Nella nostra storia evolutiva è stata molto importante, perché in tempi di carenza di cibo spingeva i nostri antenati a rischiare la vita andando a caccia per procurarsi da mangiare e lottando con animali che non erano tanto d'accordo a sacrificarsi. Oggi, in tempi di abbondanza, il risultato è che saltando i pasti aumentiamo la grelina, e questa aumenta la sensibilità per gli odori e così la motivazione, attraverso la dopamina dei circuiti di ricompensa, per i cibi spazzatura

Aggiornamento 16/12/2018

Si è concluso lo studio HELENA, che ha confrontato il digiuno intermittente (del tipo 5:2) con una convenzionale restrizione calorica, ed è durato quasi un anno. Non si sono osservate grandi differenze tra i 2 gruppi, e quindi si è concluso che il DI può essere equivalente ma non superiore al CRC per la riduzione del peso e la prevenzione delle malattie metaboliche.
Entrambi i gruppi hanno avuto un trend di recupero del peso nei mesi di controllo (dopo il 6°).
"Sebbene lo studio HELENA non confermi le aspettative euforiche poste nel digiuno intermittente, mostra anche che questo metodo non è meno vantaggioso delle diete convenzionali per la perdita di peso. "Inoltre, per alcune persone sembra essere più facile essere molto disciplinati in due giorni invece di contare le calorie e limitare il cibo ogni giorno", ha spiegato Tilman Kühn, scienziato leader dello studio", e ad ognuno conviene trovarsi il metodo più adatto a sé.
Aggiornamento 17/1/2019
Nei lieviti, la "starvation" (deplezione di nutrienti, ossia taglio delle calorie) altera gli introni, cioè quelle zone di DNA che vengono trascritte ma non determinano la sintesi di proteine.
In questo modo vengono ridotte le produzioni di alcune proteine necessarie per la respirazione e probabilmente la sintesi di proteine "dell'abbondanza", essendo abbinate al mTOR, segnale di abbondanza. Si riduce quindi il consumo di nutrienti e si promuove la sopravvivenza della cellula in condizioni difficili.
Con tutta probabilità il meccanismo è presente anche negli esseri superiori, fino all'uomo, e questo dimostra come una persona che si metta a restrizione calorica non sia equiparabile a una normale.

Aggiornamento 7/4/2019
Interessante articolo sul digiuno 16:8, ossia la restrizione alimentare ad una finestra di 8 ore corrispondente alle ore di luce, e non necessariamente con restrizione calorica. Il suo potenziale effetto antinfiammatorio e positivo nei confronti degli equilibri ormonali, grazie all'allineamento dei ritmi circadiani

Aggiornamento 14/4/2019

Il Ramadan può portare a modifiche sia positive che negative nella composizione corporea e nei parametri metabolici, che sembrano comunque rimettersi in linea dopo il mese di digiuno diurno.
Aggiornamento 1/5/2019

Come affrontare il Ramadan senza far danni
Aggiornamento 8/6/2019

A che punto sono gli studi sul digiuno breve (STF) come terapia adiuvante tumorale? "Prove precliniche abbondanti e convincenti mostrano che l'STF può ridurre la tossicità e contemporaneamente aumentare l'efficacia di un'ampia varietà di agenti chemioterapici. I dati preclinici che suggeriscono che la STF può migliorare gli effetti della radioterapia e degli inibitori TK sono promettenti. Negli studi clinici, la STF emerge come una strategia promettente per migliorare l'efficacia e la tollerabilità della chemioterapia. Appare sicuro in aggiunta alla chemioterapia negli esseri umani e può ridurre gli effetti collaterali e il danno al DNA nelle cellule sane in risposta alla chemioterapia. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire con fermezza l'efficacia e la sicurezza clinica".


Aggiornamento 9/6/2019


Le persone sarcopeniche o con difficoltà a mettere muscolo non dovrebbero usare il digiuno

Aggiornamento 23/6/2019
L'ipoleptinemia (leptina bassa) che si ha in seguito a una dieta ipocalorica stimola l'asse corticotropo (cortisolo) per stimolare la fame.
Aggiornamento 30/8/2019
Il digiuno intermittente può ridurre l'infiammazione riducendo i monociti, una classe di globuli bianchi. In pratica i livelli di energia regolano lo stato infiammatorio. Questo può migliorare anche la reazione nelle malattie autoimmuni.
Aggiornamento 27/10/2019
Secondo una revisione degli studi, il digiuno intermittente "migliora significativamente il controllo glicemico e la resistenza all'insulina con una riduzione del peso, del livello di leptina e un aumento della concentrazione di adiponectina nella popolazione generale senza malattia metabolica cronica" rispetto alla semplice restrizione calorica. È importante notare inoltre l'importanza del "timing": infatti saltare la colazione è associato ad aumento degli ormoni dello stress, condizione che può aumentare la perdita di massa magra e il rischio cardiovascolare.
Aggiornamento 25/11/2019

Nei topi fare esercizio coi carichi durante il digiuno blocca la perdita di muscolo (bloccando l'autofagia) ma non ne permette la costruzione di nuovo
Aggiornamento 7/12/2019

Una forma di digiuno intermittente (time-restricted fasting), ossia cenare presto e digiunare per 14 ore circa, migliora i parametri della sindrome metabolica in un piccolo studio senza gruppo di controllo.
Aggiornamento 14/11/2019
La restrizione calorica intermittente può ridurre la tendenza a recuperare peso e al blocco del peso. Quella continua può far danni.
Aggiornamento 21/12/2019
Due medici trentini raccontano, nel loro case-study, come lo zucchero sia correlato con i dolori reumatici del loro paziente. L'uomo, 66 anni, ha visto scomparire i suoi dolori tendinei e articolari escludendo lo zucchero, e quando l'ha reintrodotto per alcune feste, i dolori si sono ripresentati. I medici spiegano il nesso: lo zucchero attiva mTOR, un sensore cellulare dei nutrienti, presente in qualsiasi cellula. In quelle immunitarie questa proteina attiva l'infiammazione, e stimola le cellule Treg (antinfiammatorie) a trasformarsi in Teff, produttrici di citochine infiammatorie.
Concludono gli autori scrivendo "Gli individui possono cercare di evitare l'assunzione di zucchero e/o gli eccessi alimentari in generale e provare a fare più attività fisica e/o digiuni (sotto controllo) e osservare se questo è seguito da benefici per la salute a breve termine. I benefici a lungo termine di tali comportamenti riguardo alla salute e alla prevenzione delle malattie sono stati per lungo tempo ampiamente accettati e dimostrati da studi epidemiologici e interventistici".
Aggiornamento 28/12/2019
Il digiuno visto da NEJM
Aggiornamento 21/2/2020
Non tutte le calorie sono uguali. Fare una colazione abbondante porta a una maggiore termogenesi indotta dalla dieta (2,5 volte più alta) rispetto a una cena abbondante, a parità di calorie introdotte durante il giorno. Vi è quindi un consumo più alto. Inoltre una colazione scarsa aumenta l'appetito durante il giorno e la voglia di dolci. "Una colazione abbondante dovrebbe quindi essere preferita alla cena abbondante per prevenire l'obesità e i picchi elevati di glicemia anche in condizioni di dieta ipocalorica".
Aggiornamento 18/4/2020
La composizione corporea è qualcosa di complesso, molto, e non dipende solo dalle calorie. Mentre qualcuno si sgola a dirvi che non dimagrite o mantenete il peso perso perché mangiate troppo, di nascosto ecc (non che a qualcuno non capiti eh), altri lavorano più seriamente e si chiedono perché questo succede. Dando un ruolo alla massa magra (FFM) che sì, si perde spesso in una dieta. "La perdita di FFM o il suo deficit dovuto a dieta, programmazione evolutiva o sedentarietà dovrebbero essere considerate non solo come un contributo all'aumentata adiposità a causa della riduzione del dispendio di energia basale dovuta a una FFM inferiore, ma anche al tentativo dell'organismo di ripristinare la FFM alimentandosi eccessivamente. Questo concetto di "ingrasso collaterale" (collateral fattening) si inserisce nell'autoregolazione della composizione corporea e si comporta fisiologicamente come un sistema che interpreta i segnali periferici ("proteinostato") che collegano la FFM e l'assunzione di cibo. Serve anche a sottolineare ulteriormente l'importanza di uno stile di vita sano incentrato su diete equilibrate e attività fisica nella protezione contro i deficit di massa magra che riguardano sia la prevenzione che il trattamento dell'obesità". In pratica il corpo è costretto a ridurre il consumo energetico e aumentare l'appetito nel tentativo di recuperare il muscolo perso.
Aggiornamento 19/4/2020
Un periodo di severa restrizione calorica può attivare il sistema renina-angiotensina (ipertensione) e aumentare la suscettibilità alla sua alterazione, portando a malattie renali e cardiovascolari.
Aggiornamento 20/4/2020
L'ipotalamo secerne 2 ormoni che rallentano il metabolismo: NPY e AgRP. Cosa regola il loro rilascio? Quando c'è un surplus energetico (ossia mangiamo abbastanza) i neuroni usano glucosio e rilasciano segnali per cui la loro produzione si riduce, e consumiamo di più e siamo più sazi. In caso di deficit energetico (mangiamo poco) i neuroni usano grassi e questo porta ad un aumento degli ormoni (con riduzione del consumo e aumento della fame). Il consumo così è sempre adattato alla disponibilità di energia, in barba a "se dimagrite consumate di meno perché siete più leggeri". La fisiologia è ben altra e molto più complessa.
Aggiornamento 21/4/2020
Usando una metodica di valutazione della temperatura corporea, alcuni ricercatori hanno valutato cosa succede al consumo calorico quando si tagliano le calorie. La temperatura è ridotta durante la fase di "recupero del grasso", e questo risparmio energetico è più efficiente in chi tende a recuperare facilmente il peso. "Il ridotto costo energetico dell'omeotermia (mantenimento della temperatura) in risposta alla restrizione calorica persiste durante il recupero del peso e costituisce un tratto metabolico "parsimonioso" che contribuisce all'elevata efficienza metabolica che sta alla base del rapido ripristino delle riserve di grasso corporeo durante il recupero del peso, con implicazioni per la ricaduta dell'obesità dopo il dimagrimento terapeutico e la fisiopatologia del recupero del peso".
Aggiornamento 10/7/2020
La restrizione calorica nei giorni di chemioterapia ne aumenta l'efficacia. "In conclusione, i risultati di questo studio sono i primi a suggerire che i cicli di dieta mimadigiuno sono sicuri ed efficaci in aggiunta alla chemioterapia nelle donne con carcinoma mammario in fase iniziale. Questi risultati insieme a dati preclinici incoraggiano un'ulteriore esplorazione dei benefici del digiuno/mimadigiuno nei pazienti che ricevono una vasta gamma di terapie per il cancro".

Aggiornamento 8/8/2020
"La massa magra viene generalmente mantenuta quando il digiuno intermittente (IF), anche se seguito per motivi religiosi, è combinato con l'allenamento coi pesi (resistenza). Tuttavia, se IF inibisce o meno l'aumento di massa magra non è chiaro e può dipendere dall'adeguato apporto di proteine ​​e dal bilancio energetico. La combinazione di IF e allenamento di resistenza può anche portare a una riduzione del grasso corporeo, non solo durante i periodi di deficit energetico, ma anche quelli di surplus di energia".

Aggiornamento 1/9/2020

La dieta ipocalorica può portare a perdita di specie importanti per il microbiota e così facilitare il recupero del peso. Immagazzinare il microbiota e poi riimmetterlo dopo la dieta (trapianto fecale autologo) può ridurre il rischio di effetto yo-yo, in particolare se abbinato a una dieta "amica" del microbiota, ricca di fibre e antiossidanti
Aggiornamento 12/9/2020

Ridurre l'introito energetico nello sportivo può essere deleterio per la sua massa magra, l'assetto ormonale, l'umore, il sistema cardiovascolare. Secondo questa review il bodybuilder non dovrebbe mai scendere sotto 25 Kcal/kg di massa muscolare

Aggiornamento 13/11/2020

Un post che spiega le motivazioni termodinamiche, ormonali e psicologiche che rendono difficile la perdita di peso

Aggiornamento 21/12/2020

Senza essere abbinato all'esercizio strenuo, il digiuno da solo non sembra attivare l'autofagia nel muscolo scheletrico

Aggiornamento 17/1/2021

I prebiotici come i FOS (inulina) possono ridurre la grelina, ormone responsabile della fame e del ridotto dispendio energetico, e la PCR, marker di infiammazione. Gli effetti sono probabilmente dovuti all'effetto positivo sul microbiota

Aggiornamento 26/1/2021

Aumentano le prove sull'uso del digiuno o dieta mimadigiuno (FMD) nelle persone in chemioterapia.
"Un ambiente ricco di sostanze nutritive favorisce la crescita cellulare delle cellule normali, rendendole sensibili agli effetti citotossici di molti agenti chemioterapici. Il digiuno o le diete FMD riducono l'IGF1 e il glucosio e provocano una riduzione del segnale attraverso la cascata intracellulare di rilevamento dei nutrienti, arrestando così la crescita cellulare ma promuovendo una resistenza differenziale allo stress (DSR). L'attivazione delle vie intracellulari di resistenza allo stress riduce la citotossicità e gli effetti collaterali legati al trattamento farmacologico. (B) In un ambiente ben nutrito, i requisiti nutrizionali per la proliferazione cellulare non regolamentata sono soddisfatti e la crescita del tumore è supportata. Il trattamento del cancro con farmaci chemioterapici produce la risposta attesa e la massa tumorale si riduce. Il digiuno o l'FMD limitano notevolmente la disponibilità dei metaboliti necessari per sostenere la crescita non regolata delle cellule maligne, con conseguente riduzione della crescita del cancro o restringimento del tumore. La combinazione della chemioterapia con il digiuno/FMD è associata a due scenari benefici: (1) inducendo l'attivazione della risposta protettiva nelle cellule normali, mentre le mutazioni nelle cellule tumorali bloccano l'attivazione della risposta allo stress cellulare; (2) sensibilizzando le cellule maligne al trattamento chemioterapico e quindi aumentando l'efficacia del trattamento, indicato come sensibilizzazione differenziale allo stress".
I risultati mostrano in modo convincente che la limitazione del glucosio, degli amminoacidi e dei fattori di crescita mediante il digiuno o l'FMD induce la protezione dell'organismo, degli organi e delle cellule, riducendo contemporaneamente la progressione del tumore in un ambiente di limitazione dei nutrienti, in particolare in combinazione con chemioterapici comunemente usati o altri approcci terapeutici emergenti. Ci si aspetta che i cicli di FMD siano più facili da affrontare rispetto ai regimi dietetici cronici perché i pazienti consumano cibo durante l'FMD, ma si deve considerare che quasi tutti gli interventi basati sul digiuno potrebbero essere difficili da rispettare per molte persone. Inoltre "l'utilizzo non comporta una grave perdita di peso e non ha mostrato effetti dannosi sul sistema immunitario ed endocrino". In particolare, l'identificazione di una "strategia dietetica personalizzata" a vantaggio di un soggetto soddisfa maggiormente la necessità di un coinvolgimento attivo dei pazienti nel loro processo di cura e dovrebbe essere raccomandato dalla comunità degli oncologi.

Aggiornamento 5/3/2021

In un lavoro sui topi si è potuto analizzare le proteine che vengono sintetizzate durante il digiuno a giorni alterni. Si è scoperto che aumentano le proteine che predispongono per la lipogenesi (sintesi endogena dei grassi) e si riducono le UCP (proteine che "sprecano" i grassi liberando calore). Un ottimo modo per rallentare il metabolismo e predisporre il corpo a riprendersi i kg persi.
"Durante il digiuno, il tessuto adiposo fornisce energia al resto del corpo rilasciando molecole di acidi grassi (lipolisi).
Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che il grasso viscerale è diventato resistente a questo rilascio di acidi grassi durante il digiuno.
C'erano anche segni secondo cui il grasso viscerale e sottocutaneo aumentavano la loro capacità di immagazzinare energia sotto forma di grasso, probabilmente per ricostruire rapidamente il deposito di grasso prima del successivo periodo di digiuno.
Questo tipo di adattamento può essere il motivo per cui il grasso viscerale può essere resistente alla perdita di peso dopo lunghi periodi di dieta.
Il dottor Larance ha affermato che è possibile che una storia di periodi di digiuno ripetuti abbia innescato un percorso di segnalazione di conservazione nel grasso viscerale.
Questo suggerisce che il grasso viscerale può adattarsi a ripetuti periodi di digiuno e proteggere la sua riserva di energia", ha detto.

Aggiornamento 13/5/2021

In un modello animale (vermi) il digiuno temporaneo migliora l'aspettativa di vita, ma... la riduce nelle generazioni future. La scarsità di cibo viene segnata nei geni, tramite l'epigenetica, e la prole si adegua: scarsa spesa energetica, tendenza alle malattie dell'invecchiamento, ridotta aspettativa di vita in un contesto di disponibilità di nutrienti.

Aggiornamento 16/5/2021

Secondo una metanalisi degli studi, il digiuno intermittente in persone che fanno pesi determina "miglioramenti nei risultati della composizione corporea, inclusi peso, percentuale di grasso e quantità di grasso senza una differenza significativa nella FFM (massa magra)". Però l'unico modo per salvaguardare il muscolo è assumere abbastanza proteine, perché "il potenziale meccanismo di conservazione della FFM delle diete ad alto contenuto proteico potrebbe essere correlato alle alterazioni indotte dalle proteine ​​alimentari nel turnover proteico, in particolare MPS (sintesi proteica muscolare), inibendo la fosforilazione della proteina chinasi attivata da AMP (AMPK, che determina catabolismo) e attivando mTORC1 (che stimola l'anabolismo). Inoltre, è importante riconoscere che l'attività coi pesi è un potente stimolo per preservare i tassi di MPS e FFM durante la perdita di grasso".

Aggiornamento 23/12/2021

La dieta mimadigiuno appare utile nel diabete con insufficienza renale (nefropatia diabetica), riducendo la microalbuminuria, migliorando il controllo glicemico e l'ipertensione.
Il digiuno (forte restrizione calorica, circa 700 kcal al giorno) è stato fatto per 5 giorni al mese per 6 mesi, con una dieta mediterranea classica negli altri 25 giorni.
La dieta è stata abbinata ad eventuale trattamento farmacologico secondo linee guida

Aggiornamento 12/2/2021

L'ipotalamo, e in particolare il nucleo arcuato, integra i sistemi neuroendocrino e autonomo e coordina le risposte metaboliche attraverso più tessuti (pancreas, tessuto adiposo, muscoli, fegato). Questi neurocircuiti chiave di regolazione dell'alimentazione si sovrappongono ai centri cerebrali coinvolti nella ricompensa correlata al cibo, come l'amigdala, lo striato e l'area tegmentale ventrale e aiutano a tradurre la regolazione omeostatica dell'alimentazione in un comportamento motivato, che determina la volontà di assumere un cibo e di essere dipendente da esso.
L'obesità altera la reattività ai segnali di feedback circolanti e la plasticità neurale dei neurocircuiti di regolazione dell'alimentazione, che porta a cambiamenti persistenti nell'equilibrio energetico e nel peso corporeo, favorendo un'eccessiva assunzione di alimenti ricchi di calorie e poveri di nutrienti che impediscono di dimagrire.
La colecistochinina (CCK), un ormone intestinale, è particolarmente importante per i segnali di sazietà attraverso il nervo vago

Aggiornamento 26/2/2022

È vero che fare sport a digiuno fa dimagrire?
Secondo una revisione degli studi allenarsi a digiuno e non mangiare dopo provoca la migliore restrizione calorica durante la giornata, potenzialmente aiutando a dimagrire.
Solo che… contemporaneamente provoca un aumento della fame (sia soggettiva che rilevata dal quadro ormonale) che una riduzione del consumo energetico, ponendo le basi per un recupero veloce dei kg persi.
Mangiare prima e/o dopo invece riduce la fame e ha un buon impatto sulla spesa energetica.
Il bilancio energetico totale, che si rifletterà sulla composizione corporea e quindi la quantità di muscolo e grasso, dipende da vari fattori e il risultato non è mai scontato.

Aggiornamento 30/12/2022

In uno studio che ha esaminato i dati di oltre 20 mila americani dai 40 anni in su è stato osservato che chi salta i pasti ha più elevata mortalità. Le persone sono state seguite per 15 anni e interrogate con un recall delle 24 ore.

In particolare, rispetto a chi fa i 3 pasti, chi salta la colazione ha maggiore mortalità cardiovascolare, chi salta il pranzo o la cena da tutte le cause. Anche un intervallo breve (inferiore a 4,5 ore) tra i pasti è stato associato ad aumentata mortalità.

In particolare chi consumava un solo pasto al giorno aveva aumentata mortalità per tutte le cause del 30% e cardiovascolare dell’83%.

Chi saltava la colazione aveva maggiore mortalità cardiovascolare del 40%.

Saltare il pranzo e la cena aumentava la mortalità del 12 e del 16% rispettivamente.

Lo studio è limitato dal fatto di essere basato sui questionari (e quindi soggetto a errori nei report) ed essere impostato in modo da non poter stabilire nesso causale.
Il legame potrebbe essere la qualità inferiore della dieta con mancanza o ridotto introito di importanti nutrienti (per esempio quelli della frutta); da altri studi è emerso che chi salta la colazione tende ad avere una qualità dietetica inferiore. Inoltre saltare un pasto porta a fare i successivi più grandi, portando a un esagerato quantitativo di nutrienti tutti insieme. Avere pasti più regolari invece migliora la risposta metabolica/insulinica al glucosio. Infine saltare i pasti può riflettere condizioni psicosociali associate a un elevato rischio di malattia cardiovascolare come l'anoressia nervosa.

Aggiornamento 28/1/2023

Una revisione degli studi mostra che una significativa porzione delle persone normopeso che perdono peso di proposito, magari per pressioni sociali o distorsione dell'immagine, spesso riacquistano i kg persi con gli interessi. L'analisi suggerisce che indurre un bilancio energetico negativo genera dei comportamenti compensatori di adattamento che persistono oltre la fase in cui si mangia per recuperare il peso. In questo modo ci si può ritrovare con più kg totali, ma meno muscolo e più grasso. Per questo un taglio calorico può, in individui predisposti, favorire un passaggio al sovrappeso o all'obesità.

Aggiornamento 11/2/2023

Gli studi comparativi hanno mostrato che non c'è grande differenza nel dimagrimento ottenuto con una classica restrizione calorica e il digiuno intermittente.
Alcuni ricercatori hanno mostrato che aumentando le proteine e distribuendole correttamente durante la giornata il digiuno intermittente è molto più efficace per quanto riguarda il miglioramento della composizione corporea (aumentando il muscolo e riducendo il grasso), la circonferenza addominale, il grasso viscerale, la gestione dell'appetito, la pressione sanguigna e i lipidi plasmatici, a parità di calorie con una classica dieta ipocalorica.
"I risultati dello studio dovrebbero favorire l'enfasi sulla qualità dei nutrienti assunti (riduzione di zucchero e sodio e aumento di proteine ​​e fibre) e la quantità di cibo consumato per promuovere la perdita di peso, il miglioramento della composizione corporea e dei comportamenti nell'assunzione di cibo. Questi effetti favorevoli appaiono indipendenti dalle alterazioni degli ormoni circolanti e dalle differenze nel bilancio energetico."
Le persone in digiuno intermittente hanno perso 3kg in più con un'introduzione calorica simile.

Aggiornamento 26/3/2023

L'appetito è gestito in larga parte da neuroni presenti nell'ipotalamo. Sono presenti tipi di neuroni "antagonisti", che si bloccano tra loro. Quando sono attivi quelli "oressizzanti" (che stimolano la fame, AgRP) vengono bloccati quelli "anoressizzanti" (che bloccano la fame).
In particolare in caso di deficit calorico (in pratica un a dieta a ridotto introito calorico) si stimolano i neuroni TRH del nucleo paraventricolare, che vanno a influenzare la funzione tiroidea, e mandano segnali al nucleo arcuato, un'altra parte dell'ipotalamo che esprime AgRP. Questi neuroni si "sintonizzano" sulla nuova situazione e amplificano il segnale di fame, finché non mangiamo lo stesso quantitativo precedente, rendendo così vano il tentativo di dimagrire. Molte diete falliscono proprio per questo: il deficit calorico induce fame perché il corpo vuole recuperare i kg persi.
"Abbiamo scoperto che la connessione fisica del neurotrasmettitore tra questi due neuroni, in un processo chiamato plasticità sinaptica, aumenta notevolmente con la dieta e la perdita di peso, e questo porta a una fame eccessiva di lunga durata", ha commentato il coautore Bradford Lowell della Harvard Medical School.

Aggiornamento 7/2/2024

Interrompere periodicamente la restrizione calorica riduce la tendenza all'adattamento metabolico, ossia quella riduzione del metabolismo basale che si verifica durante una dieta ipocalorica e che porta al plateau, l'appiattimento del dimagrimento.
Secondo la revisione degli studi introdurre degli intervalli è conveniente nei confronti della composizione corporea.

Aggiornamento 24/3/2024

Secondo una metanalisi il time-restricted eating, la riduzione della finestra di alimentazione soprattutto alla prima parte della giornata e in particolare nella variante 16:8, consente di perdere peso mantenendo la massa magra. Si riducono inoltre la pressione sanguigna, il grasso viscerale e l'infiammazione

Aggiornamento 14/10/2024

La restrizione calorica (CR) è un metodo che, nei modelli animali, notoriamente estende la durata della vita.
Per questo molti si sottopongono a digiuni, ipoalimentazione ecc. (restrizioni dietetiche, DR) in modo da aumentare la propria aspettativa.
Alcuni si dimenticano però di menzionare gli effetti negativi: "La restrizione calorica del 40% ha avuto l’effetto più forte sull’estensione della durata della vita, ma ha portato a una perdita di massa magra e a cambiamenti nel sistema immunitario che potrebbero conferire suscettibilità alle infezioni. Il digiuno intermittente non ha prolungato la durata della vita dei topi con peso corporeo elevato prima dell’intervento e il digiuno intermittente di due giorni è stato associato alla distruzione delle popolazioni di cellule eritroidi. Le risposte metaboliche alla restrizione dietetica, inclusa la riduzione dell’adiposità e della glicemia a digiuno, non sono state associate ad un aumento della durata della vita, suggerendo che la restrizione dietetica fa molto di più che contrastare semplicemente gli effetti negativi dell’obesità. I nostri risultati indicano che migliorare la salute e prolungare la durata della vita non sono sinonimi".
In pratica la genetica conta molto più delle calorie. I risultati hanno diverse implicazioni.
"In primo luogo, suggeriscono una divergenza tra gli effetti della DR sulla salute e sulla longevità. Diversi impatti ben descritti della DR sulla salute metabolica, come il miglioramento della glicemia a digiuno, il dispendio energetico e le oscillazioni del quoziente respiratorio, non hanno predetto la durata della vita all’interno dei gruppi di dieta. Ciò significa che, sebbene i cambiamenti nei tratti metabolici indotti dalla DR possano essere benefici per la salute, potrebbero non necessariamente tradursi in un’estensione sostanziale della durata della vita. Questa intuizione ha importanti implicazioni per la scelta dei biomarcatori negli studi di intervento sulla dieta umana, che spesso si concentrano sulla salute metabolica.

In secondo luogo, i nostri risultati implicano più in generale che gli effetti della DR sulla salute e sulla durata della vita potrebbero essere parzialmente non sovrapposti e che alcune proprietà della DR di estensione della durata della vita potrebbero infatti essere dannose per altri aspetti della salute fisiologica. Ad esempio, sebbene i topi con CR al 40% siano sani secondo la maggior parte dei parametri, abbiamo riscontrato segni di effetti avversi tra cui perdita permanente di massa magra, temperatura corporea più bassa, comportamento di ricerca del cibo (un indicatore di fame) e cambiamenti nel repertorio immunitario che potrebbero potenzialmente conferire suscettibilità alle infezioni. Questi effetti nei topi possono sollevare preoccupazioni riguardo ai potenziali rischi di DR estrema per gli esseri umani".
I ricercatori concludono indicando che la DR può essere conveniente solo in alcuni contesti genetici mentre può essere deleteria per altri, dimostrando una volta di più la necessità di una personalizzazione della nutrizione. E spiega anche perché personalmente non sono mai stato un tifoso dei digiuni.

Aggiornamento 15/12/2024

Il digiuno intermittente può avere un effetto negativo sulla crescita dei capelli.
Il rilascio degli ormoni dello stress (cortisolo e adrenalina) influenza negativamente le cellule somatiche staminali che modulano il capello e i peli nel modello animale.

Aggiornamento 23/6/2025

Il digiuno fatto solo con acqua per alcuni giorni ha creato problemi in un piccolo gruppo di persone che si è sottoposto all'esperimento, condotto anche dal prof Fontana, noto esperto dell'argomento.
Spesso si dice che il digiuno purifica, sfiamma e tante cose buone. In generale non sono d'accordo, dipende molto dalla persona che lo fa e come lo si fa, quindi inutile dire che è qualcosa ideale per tutti.
Nel caso del digiuno senza calorie, quindi con sola acqua e fatto sotto supervisione medica, sono aumentati i parametri infiammatori e piastrinici, potenzialmente aumentando il rischio cardiovascolare. Il
Il protocollo ha indotto chetosi, perdita di peso e aumentato l'ossidazione dei grassi, ma ha aumentato i parametri di stress. Ha ridotto la beta amiloide, una sostanza legata all'Alzheimer.
Si ipotizza che la risposta infiammatoria possa, un po' come l'allenamento, essere ridotta con l'abitudine al digiuno, ma per ora si invita alla prudenza.

Aggiornamento 28/8/2025

Una revisione degli studi ha paragonato gli esiti dell'allenamento di forza (coi pesi) a digiuno o dopo aver mangiato.
In generale non ci sono grosse differenze e in entrambi i casi c'è un aumento di trofismo e di forza muscolare, oltre a un miglioramento della composizione corporea.
Andando a vedere meglio i dati, con l'allenamento a stomaco pieno si ha maggiore aumento del muscolo, mentre a digiuno si accumula meno massa grassa.
Questi risultati grosso modo confermano quello che abbiamo sempre fatto alternando periodi di massa a periodi di definizione.

martedì 3 settembre 2013

Fissazioni


Recentemente ho discusso con una mia collega che mi ha detto: "tu sei fissato con l'integrale".
Il che può anche essere vero.
Sfortunatamente per lei sono "fissati" con l'integrale la maggior parte degli studiosi seri.
Le linee guida americane mettono il cibo integrale tra gli alimenti da consumare quotidianamente, quelli raffinati da evitare.
Ma lo stesso fanno quelle italiane, invitando a preferire l'integrale per tutti i giorni. E non si parla di consigli per persone malate, ma per chiunque di noi.
Idem scrivono gli inglesi, i tedeschi e così via.

Il prof Berrino ha parlato a Report 4 anni fa circa dei danni delle farine raffinate (oltre che della carne).



Davvero non capisco perché il sig. La Pira del Fatto Alimentare, che solitamente è attento e moderato, si sia espresso nei suoi confronti in termini poco lusinghieri.
Basta fare una ricerca su Pubmed, digitare "whole grain" o "refined grain" per accorgersi della differenza nei risultati.
Ad esempio i prodotti integrali sono associati con deposizione di grasso sottocutanea e non viscerale come per le farine raffinate. Ovvero il loro eccesso fa comunque ingrassare, ma senza il rischio cardiovascolare di pasta, riso e pane bianchi.
I prodotti raffinati inducono resistenza leptinica, ovvero interferiscono con quel sistema omeostatico che ci aiuta a mantenere il peso corretto, modulando fame e spesa energetica.
In questo servizio di Superquark, si spiega bene come il maggior apporto di fibra favorisca la proliferazione di una flora intestinale "buona" (antinfiammatoria) rispetto a quella stimolata da una alimentazione raffinata (proinfiammatoria). Si consigliano quindi cereali integrali e legumi.




Modestamente posso vantarmi di averlo scritto su La Scuola di Ancel da più di un anno!

Aggiornamento 17/6/2016

Circulation e BMJ presentano 2 metanalisi che dimostrano come il consumo di cereali integrali sia legato a minore mortalità per tutte le cause.

Aggiornamento 13/7/2016

La nuova piramide sulla dieta mediterranea… finalmente viene specificato cereali "preferibilmente integrali".

Aggiornamento 13/7/2016

Un'altra importante metanalisi (di studi prospettici in questo caso) in favore dei cereali integrali. Riducono il rischio di morte cardiovascolare, tumorale e di ogni altra causa.
Gli studi di coorte osservazionali concordano.


Aggiornamento 18/10/2016

Una nuova ricerca pubblicata su AJCN mostra come sia possibile collegare l'indice glicemico (e il carico) al rischio di ictus. Gli alimenti ad alto IG sono tipicamente i derivati dei cereali raffinati.
Qi Sun, professore di Harvard: "Con i cereali integrali si abbassa la mortalità. Contengono molti nutrienti, come fibre, magnesio e altri minerali, vitamine e fitonutrienti, che tengono basso il colesterolo e riducono l'infiammazione e i danni cellulari".

Aggiornamento 20/11/2016

Il fatto alimentare, testata solitamente discreta, prende una cantonata colossale sulla farina 00 e viene, per fortuna, velocemente smentito dal grande prof Berrino.

Aggiornamento 2/12/2016

I bagel fatti con amido resistente aiutano a ridurre la glicemia postprandiale e l'iperinsulinemia. Questo per i fautori dell'"indice glicemico è inutile. Ci informa il prof Ludwig che una maniera migliore per non alzare la glicemia, oltre all'amido resistente è... resistere all'amido, ed evitare farinacei raffinati, utilizzando solo legumi, frutta e cereali a chicco.

L'ictus era fino a poco tempo fa una malattia tipica dell'anziano. Oggi, anche grazie alla scarsa qualità della dieta, si sta diffondendo anche negli adulti relativamente giovani.

Aggiornamento 20/12/2016

Non bastava l'economista Monti a fare danni, ci si mette pure il mugnaio Monti a perdere un'occasione per stare zitto. Il confronto fatto tra farine integrali e raffinate è impietoso, il signor Monti lasci le discussioni sulla salute a chi ha studiato e si rimetta a macinare grano. Grazie Renata Alleva per la tua testimonianza.

Aggiornamento 21/12/2016

L'inflessibilità metabolica, la difficoltà nel passare dall'ossidazione dei carboidrati a quello dei grassi, tipico di chi abbia alterazioni metaboliche come iperinsulinemia, sedentarietà, pregresso dimagrimento, saltare la colazione, aumenta l'importanza dell'indice glicemico. In questi casi è più facile accumulare il grasso perché una scarsa massa magra non "tampona" le calorie di troppo, e il partizionamento dei nutrienti viene diretto verso l'immagazzinamento dei lipidi.
I cereali integrali, in particolare l'avena, abbassano il colesterolo non HDL, ma non i trigliceridi (legati spesso ai carboidrati) rispetto ai cereali raffinati.

Aggiornamento 30/1/2017

Un particolare batterio, F nucleatum, aumenta il rischio di tumore al colon. Tale rischio viene tuttavia ridotto da una dieta ricca in fibre da vegetali e cereali integrali.

Aggiornamento 18/2/2017

Nei trial RCT i cereali integrali aumentano la spesa energetica e migliorano modestamente la funzionalità immunitaria e i marker di infiammazione, oltreché il microbiota.

Aggiornamento 22/3/2017

segreti del pane integrale e quanto fa male quello finto

Aggiornamento 27/3/2017
Cosa dicono le linee guida per l'obesità degli endocrinologi americani sull'alimentazione? L'obesità è dovuta tra le altre cose, ad una dieta povera in nutrienti (e non solo all'eccesso calorico). Chi ha i trigliceridi alti deve ridurre in particolare i carboidrati e non i grassi. Gli zuccheri e le fonti di carboidrati raffinati dovrebbero essere minimizzati. I grassi trans (si formano negli oli vegetali riscaldati) dovrebbero essere eliminati. La supplementazione con omega 3 purificati è utile per abbassare i trigliceridi. Le opzioni dietetiche sono diverse: Mediterranea, DASH, low-carb, low-fat, high protein, chetogenica, vegetariana, e tutte possono dare buoni risultati.

Aggiornamento 18/5/2017

Mostrando riflessi molto pronti, dopo soli 60 anni dalla diffusione delle macine d'acciaio, l'Antitrust si accorge che la farina usata dalle industrie alimentari non è veramente integrale


Aggiornamento 7/6/2017

Meglio il pane integrale o da farina raffinata? La risposta sembrerebbe scontata. E invece no. A seconda del nostro microbiota è possibile infatti che entrambi modifichino le risposte metaboliche, in particolare la glicemia, in maniera positiva o negativa.

Gli autori dello studio concludono che "più in generale, il nostro studio sottolinea l'importanza della personalizzazione nelle raccomandazioni alimentari, in quanto anche il confronto diretto dei pani comunemente considerati "sani" e "malsani" ha rivelato effetti personali sulla risposta postprandiale, suggerendo che le raccomandazioni alimentari universali possono avere un'efficacia limitata".

Aggiornamento 10/10/2017

Una revisione Cochrane ha concluso che non vi sono sufficienti prove dagli RCT per dire che i cereali integrali prevengono le malattie cardiovascolari.
In ogni caso non ha detto che fanno male, purtroppo a volte dimostrare qualcosa oltre ogni ragionevole dubbio è difficile, e come già detto più volte "assenza di evidenza non corrisponde a evidenza di assenza". Probabilmente le persone a cui non fanno bene compensano quelli a cui fanno bene (chi ha un microbiota integro)

Aggiornamento 17/1/2018

Una nuova revisione degli studi supporta l'uso dei cereali integrali per la prevenzione di tumori, malattie cardiovascolari e per aumentare in generale l'aspettativa di vita, e l'effetto appare essere dose-dipendente.


Aggiornamento 22/2/2018

I cereali integrali riducono l'insulina, l'insulinoresistenza e aumentano la flessibilità metabolica migliorando l'ossidazione dei grassi e l'utilizzazione del glucosio. Tutto questo riduce il rischio di diabete

Aggiornamento 7/10/2018

I cereali integrali possono conferire benefici anche grazie alla betaina, composto che si lega ad altre molecole migliorandone le capacità antidiabetiche
Anche il seno ha il suo microbiota, e la presenza di alcune specie infiammatorie aumenta il rischio di tumore mammario.
La dieta mediterranea favorisce le specie (lattobacilli) considerate protettive grazie ai loro metaboliti e alla riduzione dello stress ossidativo
Aggiornamento 18/10/2018

Sostituire i cereali raffinati con quelli integrali e i legumi riduce PLA2, un enzima che produce citochine infiammatorie (prostaglandine). Il risultato è una diminuzione significativa di glicemia a digiuno, insulina, indice HOMA, emoglobina glicata, malondialdeide, attività plasmatica di Lp-PLA2 e LDL ossidate (ox-LDL) e un aumento delle dimensioni delle particelle LDL, che risultano così meno aterogene.

Aggiornamento 13/1/2019

Secondo una revisione degli studi, la certezza dell'evidenza delle relazioni tra la qualità delle fonti di carboidrati e la prevenzione delle malattie è stata classificata come moderata per le fibre alimentari, da bassa a moderata per i cereali integrali, e da bassa a molto bassa per l'indice glicemico e il carico glicemico.
"Le curve dose-risposta hanno suggerito che l'assunzione maggiore di fibre alimentari può conferire un beneficio a protezione dalle malattie cardiovascolari, dal diabete di tipo 2 e dal cancro del colon-retto e della mammella, oltreché dall'aumento di peso, di pressione e di colesterolo. Sono stati osservati risultati simili per l'assunzione di cereali integrali". La dose ideale è stata determinata tra i 25 e i 29g al giorno.
"Le raccomandazioni per aumentare l'apporto di fibre alimentari e sostituire i cereali raffinati con cereali integrali dovrebbe portare benefici alla salute umana. Uno dei principali punti di forza dello studio è stata la capacità di esaminare gli indicatori chiave della qualità dei carboidrati in relazione a una serie di esiti di malattie non trasmissibili da studi di coorte e studi randomizzati in un singolo studio. I nostri risultati sono limitati alla riduzione del rischio nella popolazione in generale piuttosto che in quelli con malattia cronica". Ciò indica che funzionano bene in fase di prevenzione ma non necessariamente dopo che si è arrivati alla malattia.

Aggiornamento 9/3/2019

90 grammi al giorno di cereali integrali riducono il rischio di tumore del colon retto del 17%

I cereali integrali appaiono ridurre il rischio di tumore epatico
Aggiornamento 26/8/2019

Secondo una metanalisi di studi controllati i cereali integrali non aiutano a dimagrire. Questo va a complicare il quadro, visto che sono normalmente consigliati nelle linee guida attuali. Probabilmente è vero che in certe persone va meglio una astinenza, almeno temporanea, dai carboidrati, ma in alcuni sappiamo bene come funzionano. Le condizioni dei trial poi sono sempre diverse dalla realtà. Inoltre è stata data una definizione bizzarra di "cereale integrale", che inseriva dal cereale a chicco ai biscotti integrali, che di integrale poco hanno 🤦‍♂️🤦‍♂️

Aggiornamento 24/11/2019

I fitati, presenti in cereali integrali, legumi e frutta oleosa, sono visti da alcuni, in particolare chi promuove la paleodieta, come irritanti dell'intestino e chelanti dei metalli, ossia sostanze che impediscono l'assorbimento dei metalli. In realtà in questo studio promuovono miglioramenti metabolici (riduzione di AGEs ed emoglobina glicata) proprio bloccando l'effetto proossidante del ferro. Questo porta a pensare che l'effetto, sia positivo che negativo, sia estremamente soggettivo

Aggiornamento 17/1/2020

Una dieta con cereali integrali riduce marker di infiammazione e il peso rispetto a una dieta con cereali raffinati

Aggiornamento 6/3/2020

I possibili meccanismi che legano cereali integrali e dimagrimento
Aggiornamento 23/6/2020
I fitati (acido fitico), contenuti in alcuni vegetali e in particolare nei cereali, vengono descritti da alcuni come antinutrienti, ossia sostanze capaci di ridurre la disponibilità dei nutrienti. Infatti riescono a legare alcuni metalli (ferro, calcio, zinco, magnesio) molto importanti, riducendo l'assorbimento. Ma in realtà sono maggiori i vantaggi nell'assumere acido fitico rispetto a non assumerlo. Le sue proprietà antitumorali, antiossidanti, antinfiammatorie, ipolipidemizzanti, preventive delle malattie legata all'invecchiamento (Alzheimer, Parkinson, diabete) e dei calcoli renali, sono riconosciute. Ha anche un effetto antimicrobico contro batteri patogeni. Sarebbe meglio non assumerlo durante lo svezzamento. E alcuni che stanno bene in paleodieta probabilmente hanno vantaggio ad escluderlo.

Aggiornamento 25/6/2020

L'indice glicemico e il carico glicemico sono legati al rischio di diabete e di malattie cardiovascolari (infarto e ictus). Il consumo di cereali con fibre è invece protettivo, ma solo con un carico glicemico moderato, ossia entro certe quantità.
Aggiornamento 10/7/2020

"Un maggiore consumo di cereali integrali è significativamente associato a un rischio inferiore di diabete di tipo 2. Questi risultati forniscono ulteriore supporto alle attuali raccomandazioni che promuovono un maggiore consumo di cereali integrali come parte di una dieta sana per la prevenzione del diabete di tipo 2".

Aggiornamento 17/8/2020

La maggior parte dei consumatori sono (giustamente) confusi su cosa siano veramente i cereali integrali a causa di etichette equivoche, e sono necessari interventi legislativi per renderle più chiare

Aggiornamento 18/2/2023

Non tutti i carboidrati sono uguali, il loro effetto sul rischio cardiovascolare dipende dalla loro provenienza.
"Abbiamo scoperto che le associazioni tra assunzione di carboidrati e malattie cardiovascolari (CVD) possono dipendere dal tipo e dalla fonte di carboidrati consumati, in particolare per gli zuccheri. L'assunzione di zucchero libero è stata associata a rischi più elevati di CVD totale e sottotipi di CVD, in particolare ictus, che supporta la raccomandazione dietetica globale di consumare meno del 5% dell'energia totale da zuccheri aggiunti. L'assunzione di zucchero libero è stata positivamente associata ai trigliceridi all'interno di tutte le sottoclassi di lipoproteine, il che può in parte spiegare il rischio più elevato osservato di malattia ischemica, mentre i meccanismi per un rischio totale di ictus più elevato rimangono poco chiari. Una maggiore assunzione di fibre è stata associata a minori rischi di CVD totale e la sostituzione di cereali raffinati e zuccheri liberi con cereali integrali e zuccheri non liberi (cioè quelli della frutta), rispettivamente, può essere protettiva per le CVD. I nostri risultati supportano l'importanza del tipo e della fonte di carboidrati consumati per la salute cardiovascolare".

Aggiornamento 18/3/2023

Il consumo di legumi si associa con inferiore mortalità. In particolare "ogni ulteriore aumento di 50 g/giorno nel consumo di legumi era associato a una diminuzione del 6% del rischio di mortalità per tutte le cause". La riduzione riguarda la mortalità per tutte le cause e per ictus, mentre non c'è apparentemente riduzione della mortalità cardiovascolare e per tumore.


Aggiornamento 10/5/2023

Il 70% dei casi di diabete di tipo 2 appaiono legati a una dieta subottimale, in particolare scarso consumo di cereali integrali ed eccessivo consumo di cereali raffinati e carne processata. Eccesso di succhi di frutta e ridotto introito di verdura, frutta secca e semi appare avere un impatto inferiore.

Aggiornamento 26/10/2023

Veramente le calorie da carboidrati sono tutte uguali? Forse nel breve periodo, ma nel medio-lungo termine la tendenza cambia a seconda della loro qualità. Questi i risultati di uno studio prospettico pubblicato sul BMJ.
"L'aumento dell’indice glicemico, del carico glicemico e della quantità di amido, zuccheri aggiunti, cereali raffinati e verdure amidacee (patate) sono associati a un maggiore aumento di peso nella mezza età. Al contrario, un aumento della quantità di fibre, cereali integrali, frutta e verdure non amidacee è stato associato a un minore aumento di peso. Questi risultati supportano la potenziale importanza della qualità e della fonte dei carboidrati per il controllo del peso a lungo termine.
Le associazioni sono maggiori nelle persone sovrappeso.

Aggiornamento 16/1/2024

Passare da una dieta occidentale a una più sana, in particolare con più cereali integrali e frutta oleosa e meno carne processata (salumi) e bibite zuccherate è associato a un guadagno di fino a 10 anni nell’aspettativa di vita


Aggiornamento 26/4/2024

Secondo gli aggiornamenti dello studio PURE, che osserva da anni l'effetto dell'ingestione delle varie forme di carboidrati, tenere bassi l'indice e il carico glicemico riduce il rischio di diabete di tipo 2. Questo è particolarmente evidente se si considera il BMI, il rapporto tra peso e altezza.
"Il nostro studio suggerisce che aumentare l’assunzione di alimenti a basso indice glicemico, come legumi, frutta, succhi di frutta, verdure non amidacee e latticini, e ridurre l’assunzione di alimenti poveri di nutrienti con un alto indice glicemico e di alimenti ad alto carico glicemico, in particolare gli alimenti amidacei (a parte i legumi) potrebbe avere un effetto sostanziale sulla prevenzione dell’incidenza del diabete a livello globale, in particolare tra le persone con un indice di massa corporea più elevato e nei paesi in cui tradizionalmente vengono consumate diete ad alto contenuto di carboidrati".
"Diversi meccanismi potrebbero spiegare le associazioni positive tra l’indice glicemico, il carico glicemico e il rischio di diabete. In studi sperimentali, le diete con un indice glicemico più elevato sono state associate ad aumento degli acidi grassi liberi circolanti, minore sensibilità all’insulina, compromissione della funzione delle cellule β pancreatiche e delle cellule K intestinali, elevata adiposità viscerale e scarso controllo glicemico. Inoltre, è stato dimostrato che l’iperglicemia postprandiale aumenta lo stress ossidativo, la disfunzione endoteliale e il rilascio di fattori proinfiammatori".

Aggiornamento 25/6/2025

La qualità dei carboidrati durante la mezza età migliora la salute durante la vecchiaia, questi i risultati di uno studio condotto su circa 47 mila donne.

"I carboidrati provenienti da frutta, verdura, cereali integrali, legumi e fibre alimentari durante la mezza età erano associati positivamente a un invecchiamento sano. Al contrario, l'assunzione di carboidrati raffinati era associata negativamente a un invecchiamento sano".

Il meccanismo è probabilmente legato alla maggiore quantità di fibre, che favorisce un microbiota sano e la produzione di suoi metaboliti utili, ma anche di vitamine e antiossidanti che concorrono ad abbassare i livelli infiammatori e permettono un invecchiamento più salutare.

L'effetto del carico glicemico è stato associato alla presenza di fibra, ossia più carboidrati fanno bene ma solo se comprendono la fibra.

Lo studio ha inoltre evidenziato l'effetto negativo dell'indice glicemico (IG), ossia la velocità con cui un alimento aumenta la glicemia ed espone a escursioni glicemiche, mostrando che gli alimenti ad alto IG hanno una maggiore associazione con la mortalità cardiovascolare, ma anche con la depressione.

Aggiornamento 29/1/2026

Tradizionalmente, la dieta per problemi renali si concentrava sulla limitazione del consumo di frutta e verdura ricche di potassio, latticini, cereali integrali, legumi, semi e noci per ridurre i rischi di iperkaliemia e iperfosfatemia, nonché sulla promozione di alimenti proteici di origine animale (proteine cosiddette nobili) per ridurre il rischio di spreco di proteine ​​ed energia.

Per anni in pratica si è sconsigliato di usare cereali integrali, noci, verdura e frutta sanissimi, in favore di alimenti meno salubri con meno fosforo e potassio, che non erano neanche assorbiti o comunque non creavano problemi.

Oggi ci si è invece resi conto che conviene puntare su una dieta più vegetale, con alimenti minimamente trasformati da tutti i gruppi alimentari. Si è capito che il problema non sono il potassio e il fosforo dei vegetali, ma quelli presenti come additivi in alcuni alimenti (prosciutto cotto, per esempio), assieme al sodio (sale).

La dieta deve essere personalizzata ed eventuali eccessi di potassio vanno ridotti non togliendo i vegetali, ma privilegiando quelli meno ricchi, in modo da non limitare l'apporto di fibre e altri nutrienti essenziali, che porterebbe a diversi problemi tra cui la costipazione con peggioramento dei valori. La restrizione sugli alimenti sani deve arrivare solo in caso gli squilibri minerali non rispondano agli altri trattamenti.

"Per ottenere una dieta di alta qualità, i pazienti con malattia renale cronica (MRC) dovrebbero essere incoraggiati a consumare una varietà di alimenti all'interno di ciascun gruppo alimentare, tra cui frutta e verdura intere, legumi, semi e noci, carne magra, pesce e frutti di mare, cereali e latticini." Appunto alcuni d questi erano visti come assolutamente nocivi, mentre si sono rivelati utili a ridurre la progressione della malattia, anche tramite il microbiota, quindi l'aumento di SCFA benefici e la riduzione delle tossine uremiche.

"Per i pazienti con malattia renale cronica (MRC), raggiungere una dieta di alta qualità implica anche limitare gli alimenti a bassa densità nutrizionale a causa di perdite durante la lavorazione e/o aggiunta di "calorie vuote" (termine che, chissà perché, non piace a Bressanini), e moderare l'assunzione di composti alimentari potenzialmente associati a malattie croniche. Questo aspetto della moderazione alimentare si concentra principalmente su zuccheri aggiunti, grassi saturi e sale, comuni nelle malattie renali acute (UPF), ed è particolarmente rilevante nelle fasi iniziali della MRC, quando i tradizionali fattori di rischio cardiometabolico come disglicemia e ipertensione possono avere un impatto maggiore sugli esiti di salute, inclusa la progressione della MRC".

Anche i metodi di cottura sono citati: quelli che formano AGEs (forno, frittura, quelli più caldi insomma) sono sconsigliati. La demineralizzazione (bollitura in 2 tempi per ridurre i minerali) non ha sufficienti prove, potrebbe più che altro portare alla perdita di nutrienti utili. Si dovrebbe invece promuovere l'uso delle spezie al posto del sale.

L'acidosi metabolica può essere trattata aumentando l'assunzione di frutta e verdura e riducendo quella di alimenti proteici di origine animale.

In sintesi le indicazioni si vanno a sovrapporre con le ultime indicazioni per una dieta sana, che limiti gli alimenti processati e l'alcol e privilegi gli alimenti non alterati dall'industria, in particolare quelli vegetali.

L'articolo si conclude suggerendo ai professionisti di tenere conto delle preferenze dei pazienti e di implementare le novità gradualmente per far abituare le persone più volentieri. La dieta deve essere di alta qualità ma personalizzata sulle esigenze.

Aggiornamento 7/6/2026

La permeabilità intestinale (PI), dovuta a una riduzione della funzione di barriera dell'epitelio intestinale e in particolare alla ridotta funzione delle giunzioni tra le cellule, caratterizza diverse malattie, tra cui quelle autoimmuni e soprattutto quelle intestinali (IBD).
Tra i proponenti della paleodieta la PI è dovuta anche all'ingestione di cereali, semi e legumi e a un loro particolare "ingrediente" che è l'acido fitico. In realtà un esperimento mostra che potrebbe essere importante per proteggere dalla PI. L'acido fitico infatti attiva un enzima chiamato "istone deacetilasi 3", che regola l'espressione genica di alcune proteine. Quando non c'è questo stimolo, aumenta l'espressione di MMP (metalloproteinasi della matrice) che degradano le strutture intercellulari (tight junctions) e riducono l'adesione tra le cellule, causando PI.

Nel modello animale di IBD fornire l'acido fitico ha ridotto la PI.

Per quanto riguarda il trattamento nutrizionale delle IBD, una dieta mediterranea di solito può essere opportuna, altre persone con sensibilità diverse possono trarre vantaggio da diete più restrittive. I fitati sono sostanzialmente assenti nei cereali raffinati e questo può spiegare perché siano legati a maggior rischio di malattia.