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venerdì 31 luglio 2020

Cibi prebiotici: l'importanza della fibra 2

Continua qui il post che si è autoincasinato 😓😓😆

Aggiornamento 31/7/2020

Gli alimenti prebiotici secondo il sito MNT

Aggiornamento 21/8/2020

La dieta senza glutine è l'unico modo per gestire la celiachia. Sfortunatamente l'assenza del glutine può favorire la perdita di specie microbiche e la disbiosi. Fibre specifiche e probiotici "sono gli interventi più promettenti per modulare la composizione e la funzionalità del microbiota intestinale".

Aggiornamento 29/8/2020

Cosa può funzionare nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS)?olio di menta piperita, alcuni probiotici, lo psillio, dieta FODMAP. La dieta senza glutine in alcuni. Non appare efficace l'aloe vera.

Aggiornamento 31/8/2020

I meccanismi d'azione sul sistema immunitario di probiotici e prebiotici: "Il consumo di probiotici come lattobacilli e bidobatteri può offrire un'opzione agli antibiotici per la prevenzione e il trattamento delle infezioni microbiche sulla base di determinati meccanismi tra cui la produzione di tossine antimicrobiche, il mantenimento dell'integrità della barriera intestinale, la competizione per i nutrienti e l'adesione, nonché la modulazione del sistema immunitario. Ciò non è dissimile dagli effetti e dai meccanismi dei prebiotici, che sono coinvolti in processi sinergici con gli organismi probiotici benefici".

Aggiornamento 13/9/2020

Nelle malattie autoimmuni Il microbiota intestinale è alterato e questo contribuisce alla malattia, e il suo studio è implicato come potenziale bersaglio per la diagnosi, la prognosi e il trattamento della malattia. Tra le malattie coinvolte artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico (LES), spondiloartrite, sindrome di Sjögren primaria e malattia di Behçet.
I meccanismi includono traslocazione microbica anormale (passaggio dall'intestino al sangue di sostanze infiammatorie a causa di permeabilità intestinale), mimetismo molecolare (somiglianza di strutture microbiche con proteine self, innescando una risposta immunitaria contro le proprie strutture) e disregolazione dell'immunità sia locale che sistemica.
L'aggiustamento della dieta, il trattamento con prebiotici e/o probiotici, trapianto microbico e altri interventi basati sul microbiota intestinale possono essere trattamenti supplementari per le malattie autoimmuni e sono ancora in fase di studio.

La direzione futura del trattamento dell'autoimmunità basato sul microbiota dovrebbe essere su misura del paziente.
L'aggiustamento della dieta è un modo ideale per modulare il microbiota intestinale patogeno, con pochi effetti negativi. Finora, nessuna dieta specifica si è confermata come benefica per i pazienti con autoimmunità e una dieta rigorosa spesso ha una scarsa compliance del paziente. Sono stati anche suggeriti e testati prebiotici e probiotici, con risultati iniziali incoraggianti. Tra i probiotici solitamente lattobacilli e bifidi possono aiutare.
Lactobacillus casei per esempio può essere benefico per l'artrite, riducendo la degradazione articolare. Tuttavia il quadro è complicato e anche alcuni bifidi e lattobacilli (adolescentis e animalis) possono innescare risposte autoimmuni.

Aggiornamento 26/9/2020

Gli HMO, oligosaccaridi del latte materno, hanno un effetto bifidogenico (favoriscono la crescita dei batteri buoni). Inoltre favoriscono la funzione immunitaria e la riparazione della barriera intestinale, con un alto profilo di sicurezza.

Aggiornamento 27/9/2020

I fattori ambientali che determinano la celiachia non sono ancora certi. Il microbiota è comunque, per quanto mi riguarda, un fattore sicuro (e non che cambia dopo come effetto, come qualcuno dice). In uno studio prospettico si sono individuate particolari specie che poi si assoceranno a maggiore rischio di diventare celiaci. L'uso di probiotici e prebiotici potrebbe ridurre i problemi di chi tende ad avere sintomi nonostante la dieta gluten-free (circa il 20%)



"La risposta immunitaria nella patogenesi della celiachia è mediata dalla risposta sia delle cellule B che delle cellule T. Il microbiota intestinale, sia microbi commensali che patobionti, potrebbe contribuire allo sviluppo della celiachia influenzando la digestione del peptide del glutine, la stimolazione delle cellule dendritiche e TReg, lo stress delle cellule epiteliali, la modulazione della permeabilità intestinale e la produzione di citochine pro-infiammatorie".
Anche microbiota orale e viroma possono concorrere. In generale si è osservato riduzione dei lattobacilli e dei bifidi e aumento dei proteobatteri. Metodo di nascita, uso di antibiotici e dieta sono altri probabili fattori, anche se per nessuno si è giunti al grado di certezza sulla correlazione causa-effetto (come spesso accade in patologie multicausali).

Aggiornamento 3/10/2020

Alle persone che si sottopongono a radioterapia viene spesso detto di non mangiare fibre perché possono aumentare i problemi intestinali, come gonfiore e diarrea. Nel modello animale la fibra d'avena previene l'infiammazione intestinale legata alla radioterapia, mentre una dieta senza fibre aumenta la produzione di citochine infiammatorie, che sono invece ridotte nel medio e lungo termine se la dieta è ricca di fibre. "Se riusciamo a prevenire parte dell'infiammazione derivante dalle radiazioni semplicemente regolando i livelli di fibre alimentari, potremmo migliorare la salute intestinale a lungo termine, e possibilmente per tutta la vita, tra i sopravvissuti al cancro ".

Aggiornamento 4/10/2020

Perché l'alimentazione odierna favorisce l'aumento delle malattie non trasmissibili e a volte la sola dieta non è sufficiente a correggere i problemi? La scarsa quantità di fibra porta a perdita di specie batteriche benefiche che la sola dieta non sempre ripristina, e favorisce i degradatori di muco, che invece aumentano l'infiammazione.
"I processi industriali riducono significativamente la quantità di contenuto di MAC (carboidrati accessibili al microbiota, fibre in sostanza) nella dieta occidentale, rispetto al contenuto della dieta dei nostri antenati. Il basso consumo di MAC non solo ha impatti dannosi sul microbiota intestinale in particolare, ma anche sull'ospite nel suo insieme. Favorisce lo sviluppo di malattie e aumenta la mortalità, come dimostrato da studi preclinici e clinici. Il basso consumo di MAC nel corso delle generazioni porta alla completa scomparsa di ceppi batterici benefici in uno studio preclinico. [...] L'unico trattamento in grado di correggere questo “microbiota alterato” è costituito da interventi dietetici e probiotici combinati. Ciò potrebbe spiegare la scarsa efficacia dei trattamenti esclusivi con i probiotici negli esseri umani, poiché i probiotici potrebbero non crescere in un ambiente disbiotico, perché non abbinati a una dieta ricca in fibra. Pertanto, gli interventi dietetici insieme alla somministrazione di ceppi batterici benefici potrebbero essere un trattamento economico per gestire la maggior parte delle malattie dello stile di vita occidentali non trasmissibili" come asma, allergie, sindrome metabolica ecc.

Aggiornamento 4/12/2020

Tra le fibre, lo psillio è utile nell'intestino irritabile e nella stitichezza funzionale
https://www.nature.com/articles/s41575-020-00375-4

Aggiornamento 15/12/2020

L'oligofruttosio (fibra prebiotica) riduce l'osteoartrite nel modelli animale, presumibilmente aumentando i bifidobatteri, batteri buoni che si tende a perdere con l'età e nell'obesità

Aggiornamento 17/1/2021

I prebiotici come i FOS (inulina) possono ridurre la grelina, ormone responsabile della fame e del ridotto dispendio energetico, e la PCR, marker di infiammazione. Gli effetti sono probabilmente dovuti all'effetto positivo sul microbiota

Aggiornamento 30/1/2021

L'endotossemia è quella condizione in cui alcuni metaboliti infiammatori dei batteri, come LPS, entrano facilmente nel sangue grazie ad alterata permeabilità intestinale. "Modificare lo stile di vita, inclusi la riduzione al minimo del consumo di alcol, l'aumento della dieta ricca di micronutrienti e la riduzione dell'assunzione di grassi saturi, possono avere un impatto sulla riduzione dell'endotossiemia metabolica, così come i prebiotici e i probiotici hanno dimostrato di ridurre i livelli di endotossine circolanti".
I nutrienti più importanti appaiono essere vitamina D, A, zinco, folati. La dieta con cibo spazzatura aumenta la permeabilità intestinale, anche perché "È stato suggerito che gli additivi alimentari tra cui zucchero, tensioattivi e cloruro di sodio, che vengono applicati in alte concentrazioni agli alimenti comunemente consumati, aumentino la permeabilità intestinale", invece la dieta mediterranea la riduce

Aggiornamento 21/3/2021

È possibile individuare caratteristiche diverse nel microbiota delle donne con problemi di fertilità, e la supplementazione con fibre apposite può correggere la disbiosi e aumentare la possibilità di concepimento.

Aggiornamento 15/4/2021

È possibile individuare tratti caratteristici nel microbiota in base alla dieta e alle malattie.
La dieta occidentale e l'infiammazione intestinale di basso grado, dovuta ad alterazione del microbiota, sono implicate nelle malattie infiammatorie immuno-mediate.
Quantità, qualità e tempistica dell'alimentazione giocano un ruolo importante nel plasmare la composizione e la funzione dei microbi intestinali.
La disbiosi, i cambiamenti nei metaboliti e la traslocazione dei prodotti microbici contribuiscono allo stimolo del sistema immunitario.
Le persone con malattia intestinale (morbo di Crohn, colite ulcerosa, IBS) hanno simili associazioni tra tipo di dieta e tipo di batteri intestinali, così come la popolazione generale.
"Una maggiore assunzione di alimenti di origine animale, alimenti trasformati, alcolici e zucchero, corrisponde a un ambiente microbico caratteristico dell'infiammazione ed è associato a livelli più elevati di marcatori infiammatori intestinali.
Gli alimenti di origine vegetale aumentano i batteri produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), mentre riducono i patogeni. Gli alimenti trasformati e gli alimenti di origine animale sono costantemente associati a una maggiore abbondanza di Firmicutes, specie Ruminococcus del genere Blautia, e sintesi delle endotossine.
La modulazione del microbiota intestinale attraverso diete ricche di verdure, legumi, cereali, frutta secca e pesce e un maggiore apporto di vegetali rispetto agli alimenti animali, ha un potenziale per prevenire i processi infiammatori intestinali alla base di molte malattie croniche.
I modelli dietetici basati su alimenti non processati potrebbero aumentare la capacità antinfiammatoria dei nutrienti attraverso effetti sinergici sul microbioma intestinale.
Fonti di grassi polinsaturi omega-3 e polifenoli possono essere utilizzate per potenziare l'abbondanza dei produttori di SCFA.
La sostituzione delle proteine ​​animali con proteine ​​vegetali ha un potenziale per ridurre i processi infiammatori intestinali anche attraverso la modulazione dei batteri".

Aggiornamento 27/4/2021

Tra i lassativi naturali, quelli più efficaci sono la senna (livello di evidenza A), seguiti da ossido di magnesio, acqua magnesiaca, psillio, alcuni frutti come il kiwi, mango, fico e prugne, yogurt con GOS e un mix di fibre, SupraFiber (livello B). Inulina e FOS hanno bisogno di ulteriori studi.

Aggiornamento 30/5/2021

Un prebiotico, che per il nostro nuovo stile di vita non è più presente nella nostra alimentazione da alcuni decenni, riduce il reflusso gastroesofageo (GERD). Il maltosil-isomalto-oligosaccaride (per gli amici MIMO, ISOT-101) è prodotto dalla fermentazione batterica di alcuni carboidrati.
"Era "probabilmente un alimento base della dieta batterica che era presente nella dieta umana negli ultimi 10.000 anni", ha detto Selling, autore dello studio e professore associato di medicina e gastroenterologia presso la Stanford Medical School, a Stanford, in California.
Il prebiotico, tuttavia, "è assente nella nostra dieta da circa 50 a 100 anni, a causa dei cambiamenti nell'agricoltura, nella produzione alimentare, nella conservazione degli alimenti e nelle preferenze alimentari", ha aggiunto".
L'uso di antiacidi non sempre è efficace (40% delle volte) e il loro uso a lungo termine pone rischi per la salute.
"Il prebiotico potrebbe funzionare perché il microbiota esofageo distale nelle persone con GERD "differisce notevolmente" da quello delle persone sane, ha detto Selling. Il prebiotico potrebbe aiutare a ridurre un aumento anormale dei batteri gram-negativi in ​​questi pazienti, per esempio. Questi ceppi batterici esprimono lipopolisaccaridi (LPS) sulle loro membrane cellulari esterne, che, a loro volta, alterano la segnalazione delle citochine. Questo meccanismo potrebbe portare allo stato iperinfiammatorio associato al GERD.
Selling e colleghi hanno ipotizzato che questo trattamento potrebbe aiutare a risolvere i sintomi della GERD in due modi. Il prebiotico potrebbe alimentare selettivamente i batteri gram-positivi benefici nell'esofago distale, contribuendo così a ripristinare un sano equilibrio dei batteri. ISOT-101 potrebbe anche favorire la produzione di batteriocine che aiutano a uccidere i batteri gram-negativi dannosi e a controllare l'infiammazione".
La risposta al trattamento è stata buona e senza effetti collaterali, a parte 2 persone che hanno avuto nausea, e il 66% delle persone è stata classificata come molto responsiva. La maggior parte ha avuto miglioramenti della qualità della vita e del sonno.
La disbiosi è probabilmente una causa di GERD in molte persone ed è legata anche al tumore gastrico.

Aggiornamento 15/6/2021

I funghi medicinali, come Ganoderma lucidum, grazie al loro contenuto di composti bioattivi (terpeni, polifenoli ecc.) hanno proprietà prebiotiche, cioè nutrono il microbiota in modo da modularlo positivamente, riducendo il rapporto Firmicutes/Bacteroidetes.
Possono essere usati come trattamento complementare in molte malattie croniche, come diabete, iperlipidemia, malattie intestinali, tumori, grazie al loro effetto immunomodulatore.

Aggiornamento 27/6/2021

L'intestino interagisce con l'osso, e può salvarci dall'osteoporosi.
Il butirrato rilasciato da alcuni batteri infatti stimola le cellule Treg, che bloccano gli osteoclasti (cellule che riassorbono l'osso).
In alcuni studi, probiotici come il kefir, LGG, L. casei Shirota e B. subtilis hanno dimostrato di incrementare la formazione di osso. Anche i prebiotici possono avere un ruolo.

Aggiornamento 11/8/2021

La salute dell'intestino può aiutare a regolare il sonno. Un sonno corretto è necessario per ridurre il rischio di malattie metaboliche perché aumento influenza "assunzione di cibo, adiposità viscerale, infiammazione e resistenza all'insulina, mentre la privazione cronica del sonno provoca un metabolismo energetico alterato" (leggi minore consumo di calorie e aumento di peso).
"La manipolazione del microbioma intestinale può essere ottenuta utilizzando un trattamento con probiotici e/o prebiotici e trapianto di microbiota. Inoltre, è stato dimostrato che il consumo di determinati alimenti, come il latte fermentato (kefir) e gli alimenti contenenti polifenoli, migliora il sonno. Questo effetto è anche probabilmente mediato dall'asse microbioma-intestino-cervello".
I batteri buoni agiscono anche mediante stimolazione del nervo vago.

Aggiornamento 19/9/2021

La vitamina A è essenziale per l'immunità, ma per raggiungere le cellule mieloidi, cellule immunitarie presenti nell'intestino, ha necessità di un trasportatore intestinale (SAA) che dipende dal microbiota. Senza lo stimolo dei microbi giusti non si forma questa proteina, creando un circolo vizioso in cui il sistema immunitario non funziona e aumenta l'infiammazione. Vengono così favorite le malattie infiammatorie intestinali e le infezioni ricorrenti. Il microbiota dipende soprattutto da cosa mangiate, è chiaro che se mangiate male poi il vostro sistema immunitario non reagisce correttamente, e magari passate il covid19 in forma grave.

Aggiornamento 6/10/2021
Trenta grammi al giorno di cioccolato fondente all'85% migliorano l'umore in ragazzi tra i 20 e i 30 anni, grazie all'effetto prebiotico, ossia il cambiamento positivo del microbiota intestinale. I cambiamenti sono dovuti all'azione sull'asse intestino-cervello e su quello ipotalamo-ipofisi -surrene, migliorando la risposta allo stress. Il cacao al 70% non è stato efficace.

Aggiornamento 22/4/2022

Le persone con problemi renali, soprattutto in stadio avanzato, possono avere un eccesso di potassio nel sangue (iperkaliemia) perché il rene fatica a smaltirlo. Per questo viene suggerito di limitare l'introduzione di potassio e quindi alcuni alimenti vegetali che lo apportano come cereali integrali, alcuni tipi di frutta e verdura. Questo porta però a limitare la fibra e rallentare il transito intestinale con conseguente stitichezza. In questo modo il potassio rimane più a lungo nell'intestino e non viene smaltito con le feci, aumentando ulteriormente.
La costipazione è inoltre associata a peggioramento della malattia renale.
La cura dell'intestino con fibre, alimenti vegetali e probiotici può quindi essere fondamentale per rallentare la progressione dell'insufficienza renale, riducendo la stipsi, la permeabilità intestinale, l'infiammazione e le tossine uremiche.

Aggiornamento 22/5/2022

Assumere amido resistente, per esempio con le patate o altre fonti di carboidrati cucinati e mangiati freddi dopo alcune ore, migliora la permeabilità intestinale, il microbiota e l'endotossemia, la presenza di metaboliti batterici nel sangue dopo un pasto dovuta proprio un eccesso di passaggio di sostanze dall'intestino. Migliorano così il microbiota e i marker metabolici di rischio cardiovascolare come pressione, glicemia, insulina, infiammazione e perossidazione lipidica

Aggiornamento 23/8/2022

Il miele può agire come prebiotico e contrastare la disbiosi (alterazione del microbiota).
Favorisce la crescita di specie buone (bifidi, lattobacilli, Desulfovibrio) in maniera simile alle fibre GOS e FOS.
Le specie inibite invece sono Listeria monocytogenes, Clostridium perfringens, Eubacterium aerofaciens e altri enteropatogeni come Salmonella, Shigella, E. coli, Yersinia enterocolitica, Campylobacter, Clostridium difficile, in alcuni casi anche quelli resistenti ai farmaci.
Inoltre agisce modulando le citochine in modo da ridurre infiammazione e stress ossidativo.
Solitamente il miele più scuro ha maggiori proprietà antiossidanti perché contiene maggiori quantità di fenoli.

Aggiornamento 20/9/2022

L'EAACI, la società europea degli allergologi, si conferma una delle società scientifiche più moderne per quanto riguarda la posizione sull'alimentazione. Ha infatti rilasciato un documento in cui si chiarisce l'importanza della fibra per la modulazione del sistema immunitario, sia per quanto riguarda la prevenzione che la gestione della tolleranza immunitaria e quindi delle allergie.
I fattori dietetici possono funzionare da "allenatori" per il sistema immunitario, e i cambiamenti nell'alimentazione degli ultimi decenni hanno un ruolo causale nell'aumento delle allergie.
Il passaggio a una dieta povera di vegetali "ha influenzato negativamente la diversità e la composizione del microbiota, le caratteristiche specie-specifiche, il metabolismo microbico e la tolleranza immunologica".
Le cellule immunitarie, tra cui quelle dendritiche che conferiscono la tolleranza, i mastociti che rilasciano istamina e le Tregs da cui derivano i linfociti attivati e polarizzati Th2 (favorenti l'allergia), hanno recettori per gli SCFA, i derivati della fibra prodotti dai batteri buoni.
Una buona quantità di fibre può essere protettiva anche dalle malattie infettive respiratorie come COVID19 in forma grave grazie alla modulazione sul microbiota.
La position si conclude sottolineando che le fibre contribuiscono al mantenimento di una mucosa tolerogenica e possono proteggere dai disturbi allergici, ma c'è ancora incertezza sul trattamento ottimale da somministrare.
Per esempio la sola presenza di fibre in caso di mancanza di alcune specie batteriche può non essere sufficiente e la migliore strategia sarebbe quella di integrare anche i probiotici. Inoltre una varietà di fibre può avere effetto migliore rispetto ad un solo tipo. Sono necessari ulteriori studi per perfezionare le conoscenze e rilasciare linee guida precise.

Aggiornamento 23/11/2022

L'effetto prebiotico della frutta secca. La fermentazione della sua fibra porta alla proliferazione dei batteri buoni come bifidi e lattobacilli e alla produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) che hanno effetto modulante sul metabolismo. Anche i polifenoli hanno un effetto positivo sul microbiota, in particolare l'urolitina che deriva dall'elligitannina presente nelle noci.
Il butirrato, il principale SCFA, "può indurre effetti metabolici benefici attraverso il potenziamento dell'attività mitocondriale, la prevenzione dell'endotossiemia metabolica e l'attivazione della gluconeogenesi intestinale attraverso diverse vie di espressione genica e regolazione ormonale. Studi recenti indicano un ruolo degli SCFA, in particolare propionato e butirrato, nei disturbi metabolici e infiammatori come obesità, diabete e malattie infiammatorie intestinali. Una dieta che aumenta il butirrato può essere applicata nella prevenzione e nel trattamento delle malattie metaboliche correlate all'obesità".

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