Cerca nel blog

mercoledì 11 febbraio 2026

Nuove (vecchie) conoscenze sul colesterolo


Diversi anni fa ho scritto un articolo in cui ero abbastanza critico sulle statine. Questo è il suo aggiornamento, sulla base di un articolo di Science Alert.




Nel settembre 2025 l'American College of Cardiology (ACC) ha raccomandato di misurare un marker di infiammazione, la proteina C reattiva (PCR o CRP) per valutare il rischio cardiovascolare. Un valore maggiore di 3mg/L indica infiammazione basale elevata e quindi un rischio cardiovascolare aumentato, anche in presenza di livelli di colesterolo normali. Anche la Società Europea di Cardiologia raccomanda il test da dicembre 2025.

https://www.jacc.org/doi/10.1016/j.jacc.2025.08.047



L'infiammazione è un fattore di rischio che c'è indipendentemente dai valori di colesterolo e si può monitorare anche con la conta dei globuli bianchi.

La valutazione della PCR è consigliata anche in prevenzione secondaria (quindi dopo il primo evento cardiovascolare). L'infiammazione è quindi legata anche alla ricorrenza.
A quanto appare dagli ultimi studi, la PCR può predire il rischio cardiovascolare meglio del colesterolo LDL, quello cattivo che si deposita nelle arterie "ingrassando" la placca aterosclerotica. Anche il livello della lipoproteina A, una lipoproteina molto aterogena, appare importante, e tutti dovrebbero misurarla una volta nella vita almeno, essendo questa legata prevalentemente a fattori genetici.

L'infiammazione da anni è riconosciuta come fattore chiave che favorisce il deposito del colesterolo sulla placca, e questo avviene in maniera indipendente dal suo valore nel sangue. Il colesterolo quindi si deposita nelle arterie e forma la placca. Alla sua rottura la placca si stacca e forma un trombo (coagulo) che ostruisce il vaso e crea l'infarto o l'ictus, ossia l'evento cardiovascolare.

Ovviamente la PCR risponde allo stile di vita e alla dieta infiammatoria, mentre alimenti non processati riducono l'infiammazione. Il sovrappeso la aumenta, il dimagrimento e l'esercizio fisico la riducono. Se qualcuno vi dice il contrario non si aggiorna da secoli.

Il colesterolo LDL è quindi importante (è causalmente legato all'aterosclerosi), ma va contestualizzata la sua rilevanza. In particolare, al di là del valore nel sangue, è importante il numero di particelle. Ossia il valore plasmatico indica la quantità, ma quella stessa quantità può essere distribuita in tante particelle piccole, vecchie, ossidate e dense, che circolano da parecchio tempo e sono quindi "rovinate", o in poche nuove, grandi e non ossidate. Le prime tendono molto più a infiammare e a depositarsi, alzando il rischio cardiovascolare. Misurare le ApoB, ossia il numero di particelle che trasporta il colesterolo LDL, predice il rischio cardiovascolare meglio del solo colesterolo LDL. E ancora una volta la dieta influenza il parametro: fumo, obesità, scarsa attività fisica e una dieta ricca di zuccheri e povera di latticini fermentati aumentano le particelle. Altro che grassi saturi. Invece indovinate cosa riduce ApoB? Omega 3, fibre e frutta secca.

Cosa consigliano quindi le linee guida? Oltre a modifiche dello stile di vita, sfruttare l'effetto delle statine che, oltre ad abbassare il colesterolo, riducono l'infiammazione, indipendentemente dal valore del colesterolo LDL, deludendo quindi quelli che pensavano che questo parametro da tenere in considerazione determinasse un cambiamento del trattamento. Le persone con PCR alta devono invece aumentare il dosaggio di statina. Si preferisce trattare il più possibile perché tanto le statine si ritengono non avere effetti collaterali. Si suggerisce anche che la colchicina (farmaco antinfiammatorio) a basso dosaggio può essere efficace.
Allo stile di vita è dedicato un capitolo in cui si raccomanda di non fumare e di allenarsi. Per la dieta consumare una dieta mediterranea ricca in pesce grasso che, essendo ricco di omega 3, favorisce la formazione di proresolvine, molecole capaci di far regredire l'infiammazione cronica e la placca aterosclerotica.

Nel mentre la dieta ricca di cibi ultraprocessati aumenta il rischio di eventi cardiovascolari del 47%. Non sarà il caso di togliere quelli per primi?

L'infiammazione si conferma, come dico da anni, il principale fattore di rischio cardiovascolare. Un colesterolo abbassato coi farmaci, indipendentemente dal suo valore di partenza, appare ridurre tale rischio. Le ultime ricerche mostrano che, nonostante i dubbi che da anni ci attanagliano, le statine sono sicure. Gli effetti collaterali vengono minimizzati dalle società scientifiche, attribuendoli a effetto nocebo. Stanno entrando in uso nuovi farmaci che abbassano il colesterolo e il rischio cardiovascolare con meccanismi diversi, speriamo possano non sollevare gli stessi dubbi.

Il documento dell'ACC si conclude sottolineando che l'infiammazione è responsabile dell'inizio e della progressione delle malattie cardiovascolari e che abbassarla riduce il rischio indipendentemente dai livelli di colesterolo.

Uno stato dell'arte sul trattamento dell'infiammazione aggiunge nello stile di vita, oltre ai già citati dieta med, esercizio, no fumo ecc., anche probiotici, gestione dello stress, gestione del sonno e misurazione di fibrinogeno e acido urico; inoltre indica come nuovi biomarker LDL ossidate, microRNAs, pentrassina, adrenomedullina, cistatina C, Lp-PLA2, metalloproteinasi della matrice.


Le ultime indicazioni invitano il medico a considerare il trattamento con statine o altro farmaco sempre con LDL sopra i 55mg/dL, a seconda della classe di rischio. Per i trigliceridi alti si possono aggiungere gli omega 3 in forma particolare. Altre molecole marcate come integratore, tra cui la monacolina o fitoterapici non si ritengono aver dimostrato efficacia convincente, anche se il prof. Cicero ritiene che possano ancora essere utili.


Anche se i grassi saturi aumentano le particelle LDL grandi (quindi poco aterogene), contemporaneamente sembrano aumentare Lp(a), meglio quindi non esagerare e ridurli sembra abbassare il rischio cardiovascolare nonostante tante controversie. La stessa ACC ha prima emesso uno statement nel 2020 per dire che l'effetto dei saturi dipende dalla matrice, poi da alcune settimane ne ha rilasciato un altro suggerendo che la loro riduzione è comunque legata alla riduzione degli eventi cardiovascolari nelle persone ad alto rischio, specie se sostituiti dai monoinsaturi.

Anche chi ha malattie a base infiammatoria come la psoriasi dovrebbe trattare il colesterolo intensamente, avendo un'infiammazione basale che può favorire l'aterosclerosi.

A livello alimentare i miei consigli sono di evitare il più possibile il cibo industriale e preferire una dieta simil-mediterranea, in accordo con le proprie condizioni di salute. I grassi sani non sono nemici del colesterolo, quelli raffinati e perossidati sì. Non basta prendere le statine spolverandole sopra le fritture per avere un ridotto rischio. Vedremo se si confermeranno le attuali conoscenze per cui un colesterolo molto basso non risulta un problema per la salute.

Quali sono gli alimenti che più fanno variare l'LDL? Il pesce ha un effetto neutro, i grassi solidi e lo zucchero le aumentano, gli alimenti vegetali non processati lo riducono, in particolare la curcuma e l'avocado sono quelli con maggiore impatto, proprio quelli che i sapientini delle statine vi dicono che non servono. Peccato per il pesante impatto ambientale di quest'ultimo. Sottolineo che non esistono più sostanzialmente indicazioni sulla riduzione del colesterolo alimentare (quello delle uova in particolare, per capirci)