Continua qui il post sulle bufale da coronavirus (purtroppo sempre tante e molto pericolose) e su come approcciare la malattia.
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Come già detto, il microbiota ha una certa importanza sia sullo sviluppo della malattia, sia sugli esiti, sia sul rischio di LongCOVID. Può un probiotico ridurre il rischio di malattia?
In uno studio non ancora revisionato il probiotico LGG è associato con minore rischio di ammalarsi e riduzione dei sintomi di COVID19
Il rischio di conseguenze cardiache è molto alto in chi si ammala, anche se in forma moderata. Una review fa il punto della situazione sul LongCOVID in particolare a livello cardiovascolare. La vaccinazione riduce il rischio di LongCOVID.
C'è un epidemia di disfunzioni erettili in persone che si sono ammalate di COVID19
Il long COVID potrebbe essere dovuto all'effetto del virus sul nervo vago. I problemi neuropsichiatrici (come nebbia cerebrale, depressione e tendenza a uso di sostanze d'abuso) possono permanere anche a un anno, con un rischio dell'80% rispetto ai controlli non ammalatisi.
Frajese, dubbioso sui vaccini, fatto a pezzi.
Il problema dei medici cazzari esiste anche in USA
I ricercatori hanno riscontrato effetti peggiori sulla salute durante l'infezione attiva, ma alcuni sintomi sono durati fino a 6 mesi, suggerendo un legame diretto tra la reinfezione e il lungo COVID.
"La reinfezione aggiunge o contribuisce a ulteriori rischi per la salute. Non è del tutto benigna e le persone dovrebbero cercare di evitare di essere reinfettate", afferma l'autore principale dello studio Ziyad Al-Aly, MD.
Secondo i ricercatori "i pazienti che stanno recuperando da COVID-19 devono essere avvisati di prendere in considerazione misure per ridurre il rischio di diabete, compresa una dieta sana ed esercizio fisico".
I ricercatori concludono scrivendo: "Le strategie di prevenzione del COVID-19, inclusa la vaccinazione per tutte le persone idonee di età ≥6 mesi, sono fondamentali per prevenire l'infezione da SARS-CoV-2 e la successiva malattia e per ridurre l'impatto sulla salute pubblica dei sintomi e delle condizioni post-COVID".
Il rischio di miocardite in persone che si ammalano di COVID19 è 11 volte maggiore rispetto a quella di miocardite post vaccino. Avere almeno una dose dimezza il rischio di miocardite post infezione.
Se però stratifichiamo per età, la seconda dose di Moderna ha un'eventualità di 97 casi per milione rispetto ai 16 post infezione nei maschi sotto i 40 anni.
Gli esperti concordano sul fatto che la vaccinazione continui a essere meno rischiosa della malattia e che il rischio di miocardite sia comunque raro. Questo studio può aiutare ad avere vaccini più mirati a seconda delle condizioni, per esempio evitare Moderna nei giovani maschi.
Per il resto, qualsiasi studio clinico ha evidenziato l'inutilità degli antibiotici, secondo Cochrane, medici di famiglia americani, CDC, OMS, JAMA, ministero della salute, AIFA.
Da appassionato di microbiota dico invece di proteggere i batteri intestinali, visto che la disbiosi aumenta il rischio di malattia grave e che ci sono alcune prove che i probiotici e non gli antibiotici possono essere utili.
A proposito di farmaci farlocchi, anche l'ivermectina continua a essere bocciata
In ogni caso si osserva che il virus può danneggiare le beta cellule pancreatiche, che posseggono il recettore ACE che permette l'ingresso nella cellula. Esiste anche un fenomeno, chiamato transdifferenziazione, per cui le cellule producono glucagone anziché insulina.
Può indurre inoltre infiammazione e autoimmunità, con alterazione delle citochine e conseguente insulinoresistenza, principale caratteristica del diabete. La fase di stress e l'uso di farmaci (cortisonici) può contribuire all'iperglicemia.
Secondo uno studio "la composizione alterata del microbiota intestinale è fortemente associata a sintomi persistenti nei pazienti con COVID-19 fino a 6 mesi dopo l'eliminazione del virus SARS-CoV-2. Considerando i milioni di persone infettate durante la pandemia in corso, i nostri risultati sono un forte impulso alla considerazione della modulazione del microbiota per facilitare il recupero tempestivo e ridurre il carico della sindrome post-acuta COVID-19".
Avere un microbiota in ordine prima e dopo l'infezione può aiutare a ridurre il rischio di conseguenze. Prendi un appuntamento per rimettere a posto la tua disbiosi.
Chi aveva ricevuto almeno 2 dosi di vaccino aveva inferiore rischio di sintomi post infezione come affaticamento (-60%) mal di testa (-50%), debolezza degli arti (-60%), dolore muscolare persistente (-70%), perdita di concentrazione (-40%), perdita di capelli (-80%), insonnia (-50%), vertigini (-70%), tosse (-30%), respiro corto (-80%) rispetto ai non vaccinati.
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"L'Italia all'inizio aveva il maggior numero di casi confermati perché aveva la più alta densità di contatti. Tuttavia, grazie all'attuazione delle più rigorose politiche di distanziamento sociale, che sono state applicate in anticipo, la pandemia è entrata in un flusso costante dopo un breve periodo di rapido aumento. L'importanza di una tempestiva attuazione delle politiche di distanziamento sociale è più marcata per l'Italia a causa dell'alto livello di contatti medi giornalieri pre-pandemia e della bassa percentuale di contatti familiari, come suggerisce il nostro modello e come dimostrato in studi precedenti".
Una dieta mediterranea salutare riduce il rischio di malattia severa. Un sonno corretto e allineato ai ritmi circadiani migliora l'efficienza del sistema immunitario.
La curcumina, nonostante servano maggiori studi, è indicata come capace di ridurre il rischio di malattia severa e ridurre la durata dei sintomi nelle forme lievi e moderate. Anche la quercetina sembra efficace ma i trial sono ancora pochi, nonostante il suo alto profilo di sicurezza. Anche la salute intestinale, cercando di evitare la permeabilità intestinale e supportando la diversità microbica coi probiotici, è associato a malattia meno severa.
In generale secondo gli autori "sonno adeguato, esercizio fisico regolare, mantenimento di un peso sano, attenzione ai micronutrienti e ai fitochimici, alla salute dell'intestino e al tempo trascorso nella natura aiutano tutti a ridurre i rischi associati al COVID-19. […]
Nonostante le difficoltà nell'indurre le persone ad adottare abitudini più sane, si suggerisce che se ci fosse stato un vero sforzo per incoraggiare e incentivare diete e stili di vita più sani, non solo avremmo salvato molte più vite da COVID-19, ma avremmo anche ridotto la mortalità futura da tutte le principali cause di morte. Siamo ancora in grado di fare questa scelta".
"Il nostro studio sottolinea che l'interazione tra il microbiota orofaringeo e virus respiratori come SARS-CoV-2 potrebbe potenzialmente essere sfruttata per scopi diagnostici e terapeutici".
Il miglior modo per modulare la flora è sempre una buona dieta e l'eventuale uso di probiotici.
"La vaccinazione aggiornata, anche con il richiamo bivalente, rimane l'opzione migliore per prevenire infezioni e malattie gravi. Il rapporto ha sottolineato l'importanza di indossare una maschera FFP2, migliorare la ventilazione interna, avere un piano d'azione COVID-19 personale e altre strategie.
Le persone immunocompromesse dovrebbero discutere un piano di trattamento con il proprio medico e identificare quale trattamento COVID-19 sarebbe il migliore per loro. Alcune persone con COVID-19 che sono immunocompromesse o che ricevono un trattamento immunosoppressivo potrebbero trarre beneficio da un trattamento con plasma da convalescenti".
I non vaccinati muoiono ancora molto più dei vaccinati
"Alla maggior parte dei pazienti ricoverati negli ospedali con infezioni virali acute vengono somministrati antibiotici come precauzione contro la coinfezione batterica, ma questa pratica potrebbe non migliorare la sopravvivenza, suggerisce una nuova ricerca. Al culmine della pandemia, in alcuni paesi sono stati prescritti antibiotici a circa il 70% dei pazienti affetti da COVID-19, contribuendo potenzialmente alla piaga dei patogeni resistenti agli antibiotici noti come superbatteri.
Questi nuovi dati, che non sono stati pubblicati su una rivista medica, suggeriscono che c'è "un enorme uso eccessivo di antibiotici", ha detto l'autore principale Dr. Magrit Jarlsdatter Hovind dell'Akershus University Hospital e dell'Università di Oslo, Norvegia.
Quest'ultima ricerca, che sarà presentata al Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive del mese prossimo a Copenaghen, ha coinvolto pazienti risultati positivi tramite tampone nasale o faringeo per infezioni virali come influenza, RSV o COVID-19. Quelli con infezioni batteriche confermate sono stati esclusi dall'analisi.
In totale, il 63% dei 2.111 pazienti ha ricevuto antibiotici per infezioni respiratorie durante la degenza ospedaliera. Complessivamente, 168 pazienti sono morti entro 30 giorni, di cui solo a 22 non erano stati prescritti antibiotici.
Il team di ricerca ha notato che i pazienti più malati e quelli con più malattie sottostanti avevano entrambi maggiori probabilità di ricevere antibiotici e di morire. Anche altri fattori come il fumo potrebbero aver avuto un ruolo, hanno detto.
"I medici devono avere il coraggio di non somministrare antibiotici, invece di dubitare e somministrare antibiotici per ogni evenienza", ha detto Hovind.
Dati i limiti di uno studio retrospettivo come questo, è necessario uno studio clinico, che Hovind e colleghi hanno recentemente avviato, per determinare se i pazienti ricoverati in ospedale con infezioni respiratorie comuni debbano essere trattati con antibiotici, ha affermato il ricercatore".
Aggiornamento 12/5/2023
Aggiornamento 12/5/2023
Aggiornamento 27/5/2023
Aggiornamento 2/6/2023
Aggiornamento 2/6/2023
Aggiornamento 6/6/2023
Aggiornamento 21/6/2023
Aggiornamento 28/6/2023
Aggiornamento 6/7/2023
Aggiornamento 23/7/2023
Aggiornamento 29/7/2023
Aggiornamento 12/8/2023
"Le donne in gravidanza sono opportunamente incluse tra i gruppi a rischio destinati a una dose di richiamo bivalente di vaccini a mRNA da parte dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e dell'American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG). Mentre un correlato assoluto della protezione contro l'infezione da SARS-CoV-2 è ancora sconosciuto, l'aumento delle risposte anticorpali negli adulti non gravidi è associato alla protezione da COVID-19 grave sintomatico. Le risposte anticorpali più leganti e neutralizzanti al vaccino e ai ceppi emergenti di SARS-CoV-2 hanno il potenziale per fornire protezione sia alle madri che ai bambini durante un periodo di rischio e alta vulnerabilità. Il nostro studio sostiene che la vaccinazione COVID-19, e in particolare le dosi di richiamo, dovrebbero essere fortemente raccomandate durante la gravidanza per la protezione materna e neonatale".
Aggiornamento 19/8/2023
Aggiornamento 20/8/2023
Aggiornamento 27/8/2023
Aggiornamento 28/8/2023
Aggiornamento 3/9/2023
Aggiornamento 6/9/2023
Aggiornamento 6/9/2023
"In circa la metà degli individui, l'arresto cardiaco improvviso potrebbe essere la prima manifestazione di malattia cardiovascolare, manifestandosi inaspettatamente e senza preavviso. L'epidemiologia della morte cardiaca improvvisa è strettamente legata a quella della malattia coronarica, che è responsabile di quasi il 70% delle morti improvvise. Nonostante un sostanziale calo della mortalità dovuta alla malattia coronarica nella seconda metà del 20° secolo, la prevalenza è aumentata, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito".
La definizione più frequentemente utilizzata di morte cardiaca improvvisa (MCI) è "una morte naturale improvvisa, extraospedaliera, di presunta causa cardiaca (cioè senza evidente causa extracardiaca), che si verifica con un collasso rapido e testimoniato entro 1 ora dall'esordio dei sintomi o entro 24 ore dall'ultima volta che è stato visto nel consueto stato di salute se senza testimoni".
La maggior parte delle morti è legato a un'aritmia ventricolare, ma circa un terzo ha cause extraaritmiche. Le MCI nella popolazione generale è attribuibile generalmente alla malattia coronarica. Le cardiopatie non ischemiche comprendono le cardiomiopatie genetiche, ma anche le cardiopatie congenite e altre cardiopatie strutturali acquisite, come la miocardite e la cardiopatia valvolare. Nel paziente giovane sotto i 50 anni le cause più comuni sono le canalopatie e le malattie strutturali congenite del cuore. In alcune condizioni, come nel caso della miocardite, il rischio di MCI è temporaneamente aumentato, ma si riduce con il tempo.
La riduzione degli effetti della malattia coinvolgono 2 fasi: prevenzione e rianimazione. La prima riguarda le prevenzione degli infarti e l'individuazione delle aritmie in persone con difetti di conduzione o strutturali del cuore. La seconda riguarda la diffusione e l'insegnamento delle tecniche BLSD e CPR e la disponibilità dei defibrillatori.
Si stimano tra le 4 e le 5 milioni di vittime all'anno.
"La MCI è responsabile di oltre la metà di tutte le morti cardiache e potrebbe rappresentare fino al 20% della mortalità complessiva. La MCI provoca un numero maggiore di morti premature rispetto a qualsiasi tumore individuale negli uomini e nelle donne di tutti gli strati di età, con la mortalità complessiva per MCI che è seconda a tutti i tumori insieme".
Nel Framingham Heart Study, la MCI si è verificata in 358 (6,9%) su 5209 individui di età compresa tra 28 e 62 anni in 50 anni di follow-up. Nel Paris Prospective Study, che comprendeva poliziotti di mezza età, 118 (5,7% ) su 2.083 decessi sono stati il risultato di MCI in un periodo di 23 anni. I tassi di incidenza della MCI variano da 50 a 100 per 100 000 nella popolazione generale europea, australiana e nordamericana, lievemente inferiori in Asia, mentre non ci sono dati precisi per Africa e Sudamerica.
L’incidenza della MCI aumenta con l’età. Con una bassa incidenza durante l'infanzia e l'adolescenza (1 per 100 000 persone-anno), l'incidenza raggiunge circa 50 per 100 000 persone-anno negli individui di età compresa tra 50 e 60 anni e 200 per 100 000 persone-anno nell'ottava decade di vita. L'età media dei pazienti adulti affetti da MCI è tipicamente di circa 65-70 anni.
Uno studio italiano mette in mostra che questa carenza è associata anche a minore risposta alla protezione vaccinale e raccomanda di avere livelli corretti di questa vitamina per migliorare la loro funzionalità e durata.
Posti di Giorgio Cuffaro, pediatra, che spiega dati alla mano la stupidità delle cure domiciliari proposte da alcuni medici

Per una serie di motivi che vi elenco qui di seguito:
1. Analizza primariamente la mortalità Covid nel periodo meno adatto per farlo, da novembre 2022 al 31.12.22 e poi nei primi mesi del 23, cioè in un periodo a bassissima mortalità Covid. Infatti il numero di eventi è davvero ridicolo nonostante una popolazione di 3 milioni di individui. E' un pò come voler misurare gli effetti del freddo sulla salute in Estate.
2. Sempre riguardo la mortalità, si confrontano mele con pere. Guardate la figura 1. Le popolazioni confrontate hanno età drammaticamente diverse. E anche se poi gli autori aggiustano la analisi di Cox per età, non lo fanno ad es. per le comorbidità che evidentemente saranno drammaticamente diverse in queste popolazioni.
3. Parlando poi delle infezioni, si confrontano popolazioni che hanno una propensione a tamponarsi e a dichiarare la propria positività completamente diverso, in un periodo storico in cui dominano tra l'altro i tamponi fai da te, che nessuno dichiara. Quindi impostare uno studio sulla protezione dalla infezione in questo periodo storico, confrontando mele con pere mi sembra davvero ridicolo".
"Questi risultati suggeriscono che i sopravvissuti a COVID-19 corrono un rischio maggiore di successivi disturbi psichiatrici e relative prescrizioni psicotrope a 1 anno. La vaccinazione può potenzialmente avere ulteriori benefici nell’alleviare le sequele psichiatriche a lungo termine del COVID-19 oltre alla protezione contro l’infezione da COVID-19 e le gravi complicanze". [...] Il nostro studio ha dimostrato che la vaccinazione completa prima dell’infezione può ridurre significativamente le sequele psichiatriche di COVID-19 come indicato dalla diagnosi psichiatrica o dalla prescrizione di psicotropi durante l’anno di follow-up. I nostri risultati sono anche coerenti con le precedenti osservazioni sulla riduzione dei sintomi COVID a lungo termine (compresi sintomi di salute mentale non specifici come disagio psicologico e fragilità) dopo la vaccinazione completa.
In particolare si osserva:
-Il COVID-19 negli individui vaccinati ha comportato meno variazioni nella conta delle cellule ematiche indotte dal COVID-19.
-Correlazione tra livelli ridotti di una particolare classe di molecole nel sangue (microRNA) e livelli elevati di infiammazione, suggerendo un ruolo regolatore per queste molecole nelle risposte infiammatorie all’infezione virale.
"I nostri risultati forniscono una comprensione meccanicistica dei dati del mondo reale che mostrano come ChAdOx1 nCoV-19 riduce la gravità della malattia. Ciò è rilevante per il cambiamento di paradigma emergente in vaccinologia che riorienta la valutazione del vaccino dall’immunità sterilizzante verso l’attenuazione della malattia per gli agenti patogeni dove l’immunità sterilizzante potrebbe non essere necessaria o realizzabile".
Le persone con tatuaggi hanno un rischio di linfoma maligno maggiore del 21% rispetto ai non tatuati in uno studio caso-controllo.
Gli inchiostri contengono amine aromatiche, metalli e idrocarburi policiclici aromatici, tutte sostanze potenzialmente cancerogene.
Arrivano i dati ISTAT sulle cause di morte 2021: evidenziano una riduzione degli eventi cardiovascolari smentendo qualsiasi aumento di morti improvvise



Il giorno dopo "il malore" del calciatore Bove della Fiorentina, a cui noi tutti facciamo i nostri auguri per una pronta guarigione, mi sembra doveroso condividere questo post di Andrea Palladino su Linkedin che giunge a puntino:
"Nell'immagine allegata al post, a sinistra c'è un articolo de "Il Sole 24 ORE" dal titolo: "Salute, 50.000 morti improvvise all'anno, sempre più frequenti in sport" (link [1]).
All'epoca quest'articolo non divenne virale, non fece il giro del web e dei social, non fece registrare milioni di visualizzazioni e migliaia di condivisioni.
Scommetto che oggi, invece, l'esito sarebbe ben diverso.
A destra vediamo un articolo apparso recentemente su British Journal of Sports Medicine (link [2]), un giornale scientifico con impact factor di 18.6, in cui vengono messe a confronto "evidenze" e "misinformazione".
La conclusione dell'articolo è che "al momento non ci sono evidenze a supporto dell'incremento di sequele cardiovascolari tra gli atleti, in seguito alla vaccinazione contro il Covid19".
Questo articolo rimarrà un articolo di nicchia, poiché non ha le caratteristiche per diventare virale, non insinua il dubbio e risulterebbe poco efficace.
In basso vediamo i dati ISTAT sulla mortalità generale (link [3]).
Sia nel 2022 che 2023 la mortalità tra i giovani in Italia è diminuita rispetto al periodo pre-pandemico.
Non ho visto questi dati circolare con insistenza tra i social o tra i mezzi di informazione.
Al contrario ho visto circolare per più di un anno un grafico con dei dati falsi, in cui si mostrava un enorme eccesso di mortalità tra i giovani in Italia e a cui era stato incollato il logo di Euromomo (European mortality monitoring activity) sebbene i dati fossero inventati di sana pianta e non fossero affatto quelli di Euromomo.
I vaccini COVID disponibili sono efficaci. I primi studi clinici randomizzati (RCT) hanno mostrato significative riduzioni dell'infezione sintomatica. Il resto delle prove a sostegno dell'efficacia deriva principalmente da un mix di grandi confronti osservazionali e RCT più piccoli di risultati e risposta immunologica in persone vaccinate o che hanno ricevuto vaccinazioni aggiornate rispetto a coloro che non sono stati vaccinati o non hanno ricevuto l'ultimo richiamo aggiornato. I benefici dei vaccini COVID sono evidenti in tutte le fasce di età degli adulti 2 , 3 e per i bambini di appena 6 mesi: tassi inferiori di mortalità, malattie gravi e ospedalizzazione. Questi benefici sono stati documentati anche nei vaccini più recentemente aggiornati, come riportato in un articolo preprint del 2024 del Veterans Affairs Healthcare System. 4 La raccolta continua di prove continua a supportare la scoperta di una riduzione delle malattie sintomatiche, sebbene l'entità dell'effetto sia più modesta. Inoltre, ci sono ormai numerose prove del fatto che le persone vaccinate o che ricevono richiami hanno tassi più bassi di sviluppare la forma lunga del COVID, il che si traduce in una significativa riduzione di molte disabilità prolungate che compromettono sostanzialmente la qualità della vita di milioni di residenti negli Stati Uniti.
Come tutti gli interventi medici, i vaccini COVID presentano dei rischi. Gli eventi avversi più comuni includono dolore, gonfiore e/o rossore nel sito di iniezione; affaticamento; mal di testa; brividi; dolori muscolari e dolori articolari. Vi sono anche una serie di eventi avversi più gravi, tra cui l'anafilassi, ma questi si verificano a tassi molto bassi. I rischi di eventi avversi gravi, come miocardite e pericardite, sono stati descritti in dettaglio e si verificano a tassi bassi.
La questione chiave nell'uso di qualsiasi terapia è se i suoi benefici superino i suoi rischi. La FDA e il CDC, in consultazione con comitati consultivi di esperti, hanno entrambi concluso che, fatta eccezione per un piccolo numero di persone a rischio di gravi reazioni allergiche da componenti specifici dei vaccini, i benefici della vaccinazione COVID superano i rischi nell'arco di età e altre condizioni. Si è discusso molto sugli eventi cardiovascolari, tra cui miocardite e pericardite, ma nonostante il piccolo aumento del rischio di questi eventi, si registra una riduzione complessiva degli eventi cardiovascolari nelle persone che sono state vaccinate o hanno ricevuto richiami, rispetto a quelle che non lo sono state. 5 Atti dettagliati, documenti e conclusioni sulle analisi rischio-beneficio sono disponibili al pubblico sui siti web della FDA e del CDC .
Di particolare preoccupazione nella valutazione del calcolo del rapporto beneficio-rischio è quando i rischi sottostanti di morte o ospedalizzazione per COVID-19 per una data popolazione sono bassi. Bambini, adolescenti e adulti sani hanno tutti rischi molto più bassi di morte e ospedalizzazione per COVID-19 rispetto agli anziani e agli individui con più malattie concomitanti o sistemi immunitari compromessi.
Qualcuno potrebbe chiedersi: perché vaccinarsi se il rischio sottostante di COVID-19 è basso e l'entità del beneficio della vaccinazione in queste persone è modesta, perché correre il rischio di eventi avversi del vaccino? Qui, la FDA e il CDC hanno concluso, sulla base della totalità delle prove, che in tutte queste popolazioni i benefici superano i rischi. 6 Il punto fondamentale è che un vaccino che riduce i rischi di morte, ospedalizzazione e COVID lungo, pur comportando disagi e un piccolo rischio di eventi avversi gravi, vale la pena da un calcolo rischio-beneficio. Questa logica si applica anche ai bambini. Perché un bambino dovrebbe morire, richiedere il ricovero in terapia intensiva o avere COVID lungo quando una semplice vaccinazione potrebbe aiutare a prevenire questi esiti? I dati più recenti indicano che più di 1600 bambini sono morti di COVID-19, 7 una percentuale significativa di accessi al pronto soccorso nei bambini di età inferiore ai 5 anni è stata dovuta a infezioni da COVID, 7 e fino al 20% dei bambini e degli adolescenti manifesta almeno 1 sintomo di COVID lungo. 8 La mancanza di vaccinazione è un fattore di rischio importante per tutti questi esiti. Inoltre, la gravidanza è una condizione ad alto rischio per il COVID e la vaccinazione è efficace per i genitori che partoriscono, senza aumento degli esiti avversi nei neonati. 9 Le prove indicano anche che la vaccinazione aggiornata aggiunge benefici anche nelle persone con infezione pregressa. Inoltre, il beneficio diminuisce nel giro di mesi, spingendo il CDC a raccomandare aggiornamenti per la maggior parte delle persone nel 2024-2025 e aggiornamenti semestrali per gli anziani e coloro che hanno comorbilità, tra cui sistemi immunitari compromessi.
La comunicazione su questo calcolo rischio-beneficio è stata difficile e l'assunzione non ottimale del vaccino ha avuto gravi costi per gli Stati Uniti: perdita di vite umane, perdita di funzionalità e difficoltà finanziarie. Le stime attuali indicano che sono morte centinaia di migliaia di residenti statunitensi non vaccinati che sarebbero sopravvissuti se avessero assunto il vaccino, una statistica che non tiene conto dell'enorme numero di ricoveri ospedalieri prevenibili e del peso del COVID lungo. I dibattiti ragionevoli sul rapporto rischio-beneficio, così come le scelte relative ai metodi di ricerca e alle priorità, sono stati offuscati da sforzi diretti per indebolire il messaggio di salute pubblica con la disinformazione. I critici dei vaccini sottolineano che i vaccini hanno effetti avversi e che le persone vaccinate hanno un rischio residuo di morte, ricovero ospedaliero o COVID lungo. Naturalmente, la sicurezza è un concetto relativo, poiché tutti gli interventi medici presentano dei rischi e la vaccinazione non è efficace al 100%; la domanda è se i benefici superino i rischi.
Per quanto riguarda la vaccinazione anti-COVID negli Stati Uniti, il CDC attualmente fornisce raccomandazioni, ma la decisione di vaccinare o meno viene presa dai singoli individui (o dai tutori competenti), spesso consultandosi con i medici responsabili. Poiché la maggior parte dei residenti negli Stati Uniti sta rifiutando l'opportunità di vaccinarsi contro il COVID e molti medici hanno scelto di non insistere sulla questione, l'assunzione del vaccino anti-COVID è ora sufficientemente bassa da rendere fattibili ampi RCT per valutare l'efficacia e la sicurezza dei nuovi richiami aggiornati. Questi studi potrebbero aiutare a chiarire ulteriormente benefici e rischi nell'attuale contesto in cui la maggior parte delle persone ha un certo livello di immunità a causa di una precedente infezione, di una precedente vaccinazione o di entrambi. C'è anche una chiara necessità di rinvigorire lo sforzo di ricerca per comprendere gli eventi avversi dei vaccini e sviluppare interventi per migliorare i risultati nelle persone con questi eventi. Inoltre, il COVID lungo rimane un problema importante che merita una ricerca continua e intensiva.
Andando avanti, la domanda per l'individuo e il medico è questa: se assumo (o consiglio) il vaccino, il mio rischio (o quello del mio paziente o familiare) di morire, ammalarsi gravemente o perdere funzionalità a causa del COVID lungo sarà ridotto? La risposta, secondo me, è chiaramente sì, ma forse chi la pensa diversamente si offrirebbe volontario per una sperimentazione clinica.
Spero che potremo stimolare la produzione di prove rilevanti per contenere i danni causati dal SARS-CoV-2 e da altri virus respiratori, avere discussioni non dispregiative sulle prove e utilizzare le prove per orientare interventi che riducano il triste bilancio di decessi, disabilità e costi causati dal COVID-19 e da altre malattie suscettibili di vaccinazione nella nostra società.
In particolare "l'infezione è stata associata a una progressione accelerata del volume complessivo dell'aterosclerosi coronarica, a una diminuzione della calcificazione della placca, a un aumento delle caratteristiche della placca ad alto rischio e a un aumento del rischio di risposta iperinfiammatoria".
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