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sabato 19 febbraio 2022

Coronavirus e COVID19: come difendersi dalle bufale (continua)

 

Continua qui il post sulle bufale da coronavirus (purtroppo sempre tante e molto pericolose) e su come approcciare la malattia.


https://www.ohmygoodness.com/it/meme-generator/1104


Come già detto, il microbiota ha una certa importanza sia sullo sviluppo della malattia, sia sugli esiti, sia sul rischio di LongCOVID. Può un probiotico ridurre il rischio di malattia?

In uno studio non ancora revisionato il probiotico LGG è associato con minore rischio di ammalarsi e riduzione dei sintomi di COVID19


Il rischio di conseguenze cardiache è molto alto in chi si ammala, anche se in forma moderata. Una review fa il punto della situazione sul LongCOVID in particolare a livello cardiovascolare. La vaccinazione riduce il rischio di LongCOVID.


C'è un epidemia di disfunzioni erettili in persone che si sono ammalate di COVID19


Il long COVID potrebbe essere dovuto all'effetto del virus sul nervo vago. I problemi neuropsichiatrici (come nebbia cerebrale, depressione e tendenza a uso di sostanze d'abuso) possono permanere anche a un anno, con un rischio dell'80% rispetto ai controlli non ammalatisi. 


Frajese, dubbioso sui vaccini, fatto a pezzi.

Il problema dei medici cazzari esiste anche in USA


Aggiornamento 20/2/2022

Negli stati USA dove si vota repubblicano si ha maggiore probabilità di prescrizione di ivermectina e idrossiclorochina, 2 farmaci inefficaci (proprio di questi giorni il trial sull'ivermectina). Si conferma in pratica l'associazione Trump-ballismo

Tra le persone con problemi reumatici, solo il 4% ha avuto acutizzazione della malattia dopo il vaccino

La situazione delle reazioni avverse spiegata da il Caccia

Un post di Alessandro Vitale chiarisce perché non ha senso fare confronti tra i numeri svedesi e quelli italiani senza le dovute standardizzazioni

Aggiornamento 27/2/2022

Ad un matrimonio c'è stato un contagio che ha coinvolto vaccinati e non vaccinati.
Il contagio tra non vaccinati è stato 2,64 volte più probabile

Da Hong Kong propongono di ridurre la dose o aumentare l'intervallo tra dosi per ridurre il rischio di miocardite post vaccino

Un altro effetto collaterale potrebbe essere la perdita momentanea dell'udito, con prognosi benigna e rischio bassissimo. Alcuni casi di emofilia A acquisita sono stati segnalati

Aggiornamento 4/3/2022

Il vaccino riduce il rischio di sindrome multisistemica infiammatoria post covid nei bambini

Uno studio pubblicato su “Nature Medicine” e condotto su più di 150mila pazienti guariti dal Covid-19 confrontati con oltre 5 milioni di controlli sani ha dimostrato che, dopo il contagio, il rischio di patologie cardiovascolari aumenta significativamente, anche in chi ha meno di 65 anni senza fattori di rischio come obesità o diabete. Non solo, i pazienti guariti dal Covid hanno il 52% di probabilità in più di ictus. E il pericolo di scompenso cardiaco aumenta del 72%. L'aumento è evidente sia a un mese che a 12 mesi.
"I presunti meccanismi includono danni persistenti da invasione virale diretta dei cardiomiociti e successiva morte cellulare, infezione ed endoteliite delle cellule endoteliali, alterazione trascrizionale di più tipi cellulari nel tessuto cardiaco, attivazione del complemento e coagulopatia e microangiopatia mediate dal complemento, downregulation di ACE2 e disregolazione del sistema renina–angiotensina-aldosterone, disfunzione autonomica, livelli elevati di citochine pro-infiammatorie e attivazione della segnalazione del TGF-β attraverso la via Smad per indurre successiva fibrosi e cicatrizzazione del tessuto cardiaco.
Una risposta immunitaria iperattivata persistente aberrante, autoimmunità o persistenza del virus in siti immuno-privilegiati sono state anche citate come presunte spiegazioni di sequele post-acute extrapolmonari (incluso cardiovascolari) di COVID-19. L'integrazione del genoma SARS-CoV-2 nel DNA delle cellule umane infette, che potrebbero quindi essere espresse come trascrizioni chimeriche date da una fusione del genoma virale con sequenze cellulari, è stata anche ipotizzata come un meccanismo putativo per l'attivazione continua della cascata immuno-infiammatoria-procoagulante. Questi percorsi meccanicistici potrebbero spiegare la gamma di sequele cardiovascolari post-acute. Sarà necessaria una comprensione più profonda dei meccanismi biologici per uno sviluppo di strategie di prevenzione e trattamento delle manifestazioni cardiovascolari tra le persone infettate da COVID-19.

La chirurgia bariatrica riduce il rischio di covid severo

Aggiornamento 5/3/2022

La vitamina D3 (colecalciferolo) ha proprietà superiori rispetto alla forma D2 (ergocalciferolo), in particolare per quanto riguarda l'effetto sul sistema immunitario. Infatti la D3 riesce a stimolare l'espressione dei geni correlati con le difese immunitarie, come l'interferone, una prima linea di difesa contro batteri e virus.
Dopo l'integrazione di vitamina D3, la maggior parte dei cambiamenti nell'espressione genica rifletteva una down-regulation nell'attività dei geni "che potenzialmente portano il sistema immunitario a uno stato più tollerogenico".

Aggiornamento 9/3/2022

L'elenco delle reazioni avverse secondo il CDC

Diversi probiotici sono allo studio e potenzialmente riducono il rischio di malattia COVID19 severa.

"In quanto batteri benefici vivi, i probiotici sono in grado di ristabilire l'ecologia microbica intestinale e la modulano il sistema immunitario. Queste preziose specie batteriche non solo ripristinano l'ecologia microbica intestinale, ma risolvono anche l'infiammazione riducendo i mediatori dell'infiammazione (citochine pro-infiammatorie come IL10, IL4, TNF-α e CSF). I probiotici agiscono con diversi meccanismi di modulazione antivirali, antinfiammatori, antimicrobici e immunitari. I pazienti COVID 19 mostrano complicazioni gastriche significative come diarrea, nausea, disagio gastrico e perdita di appetito. Queste manifestazioni cliniche sono principalmente dovute alla disbiosi intestinale mediata da SARS-CoV-2; l'uso dei probiotici offre un duplice effetto, quello antinfiammatorio e quello di ripristino dell'ecologia microbica intestinale".

Aggiornamento 11/3/2022

La supplementazione di micronutrienti non appare dare significativi miglioramenti alla mortalità in persone ricoverate con COVID19. L'unico miglioramento appare essere con la vitamina D che riduce il rischio di intubazione e riduce il numero di giorni di ricovero.
Meglio avere corretti valori di questi nutrienti in prevenzione della malattia.

Aggiornamento 12/3/2022

Il virus SarsCoV2 è un vero e proprio killer del sistema cardiovascolare.
A 12 mesi dall'infezione, rispetto a un gruppo di controllo contemporaneo, per ogni 1000 persone, il COVID-19 era associato ad un aumento di: 45.29 incidenti di qualsiasi esito cardiovascolare prespecificato 23.48 incidenti di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE), inclusi infarto del miocardio, ictus e mortalità per tutte le cause 19.86 episodi di aritmia, inclusi 10.74 episodi di fibrillazione atriale 12.72 episodi di altri disturbi cardiovascolari inclusi 11.61 episodi di insufficienza cardiaca e 3.56 episodi di cardiomiopatia non ischemica 9,88 episodi di disturbi tromboembolici, inclusi 5,47 episodi di embolia polmonare e 4,18 episodi di trombosi venosa profonda 7,28 episodi di cardiopatia ischemica inclusi 5,35 episodi di malattia coronarica acuta, 2,91 episodi di infarto del miocardio e 2,5 episodi di angina 5,48 episodi di disturbi cerebrovascolari, inclusi 4,03 episodi di ictus 1,23 episodi di malattia infiammatoria del cuore o del pericardio, inclusi 0,98 episodi di pericardite e 0,31 episodi di miocardite I pazienti con malattia più grave, determinata dal fatto che si fossero ripresi a casa, fossero stati ricoverati in ospedale o ricoverati in terapia intensiva, avevano rischi maggiori. Ma i rischi erano evidenti anche tra coloro che non erano ricoverati in ospedale con COVID-19. Altre analisi per sottogruppi hanno riscontrato un aumento dei rischi indipendentemente da età, razza, sesso, obesità, fumo, ipertensione, diabete, malattie renali croniche, iperlipidemia e malattie cardiovascolari preesistenti".

Aggiornamento 17/3/2022

L'immunologia è estremamente complessa: ad esempio pare che aver avuto altri coronavirus del raffreddore può provocare un rapido innalzamento degli anticorpi in caso di infezione da SarsCoV2 ed esporre a maggiori rischi di malattia severa e morte.

Le conseguenze cerebrali dell'infezione sono state messe in evidenza da uno studio su immagini. Si notano delle alterazioni del sistema limbico e in particolare del bulbo olfattivo, dalle conseguenze ignote ma ipotizzabili sul lungo periodo.

Il post di Enrico Bucci chiarisce come non ci sia alcuna evidenza di trascrizione inversa dell'mRNA del vaccino sul nostro DNA

Aggiornamento 23/3/2022

I flavonoidi, polifenoli antiossidanti vegetali, hanno potenziale antinfiammatorio sia nella malattia che nel LongCOVID, l'insieme di sintomi debilitanti (neurologici, cardiovascolari, respiratori, gastrointestinali ecc.) che possono insorgere alcuni giorni dopo la guarigione e durare mesi.
L'effetto inibitore dei flavonoidi sulla PLA2-IIA potrebbe supportare sia la prevenzione che il trattamento della malattia, ma c'è carenza di studi clinici.
L'attivazione di NLRP3, un mediatore dell'infiammazione, rimane anche dopo la malattia e può favorire il LongCOVID, mentre i flavonoidi la inibiscono.
"I flavonoidi influenzano il rilascio di citochine mediate da NLRP3. Gli inibitori dell'attivazione dell'inflammasoma NLRP3 sono miricetina, rutina, quercetina, luteolina e apigenina. L'effetto dei flavonoidi sul rilascio di marcatori infiammatori nelle malattie croniche è evidente. È probabile che il meccanismo di inibizione di NLRP3 da parte dei flavonoidi inibisca il rilascio di citochine nei pazienti post-COVID-19. Il meccanismo d'azione dei flavonoidi sulle cellule riguarda principalmente l'induzione dell'apoptosi, l'inibizione della proliferazione, l'induzione dell'arresto del ciclo cellulare, l'induzione della differenziazione, l'inibizione delle citochine e delle chemochine o la produzione di anticorpi".

Aggiornamento 27/3/2022

Un gruppo di ricercatori ha concluso che, in seguito alla malattia COVID19, il nutrizionista svolge un ruolo importante nel valutare lo stato nutrizionale e che la dieta mediterranea possa supportare il recupero, grazie "all'effetto complessivo di diversi alimenti che contengono naturalmente composti bioattivi con attività antinfiammatoria e immunostimolante", mentre "integratori e nutraceutici dovrebbero essere consigliati nei pazienti malnutriti e carenti, e in quelli non aderenti alle raccomandazioni nutrizionali per complicazioni fisiche durature legate alle infezioni da COVID-19". Tuttavia nella fase di recupero i fabbisogni possono essere maggiori e multivitaminici e minerali possono aiutare a coprirli.
Tra i nutraceutici, "alcuni immunosoppressori, come i polifenoli (quercetina, resveratrolo, catechine), N-acetil-cisteina (NAC) e palmitoiletanolamide (PEA) hanno dimostrato le loro attività antivirali, coinvolgendo principalmente l'inibizione delle vie infiammatorie (cioè, produzione di IL-beta mediata dall'inflammasoma NLRP3 e secrezione di citochine pro-infiammatorie) così come la replicazione virale (attraverso l'inibizione delle principali proteasi virali). Inoltre, la supplementazione di inositolo può ridurre la tempesta di citochine, che caratterizza l'infezione da COVID-19, giocando forse un ruolo chiave anche nel processo di guarigione. D'altra parte, l'aumento dell'infiammazione è una conseguenza di uno stato ossidativo alterato. Oltre a vitamine e minerali con proprietà antiossidanti, l'integrazione di glutatione migliora il danno ossidativo in diversi tessuti. Pertanto, l'associazione di inositolo e glutatione può rappresentare un'utile strategia per migliorare l'infiammazione e lo stato ossidativo nei pazienti con sindrome post-COVID-19.
Per quanto riguarda gli immunostimolatori, le proteine ​​del latte e i peptidi (lattoferrina bovina, lattoperossidasi, albumina sierica, β-lattoglobulina e α-lattoalbumina) sono stati utilizzati come efficaci stimolatori immunitari, sebbene i meccanismi alla base di questo effetto benefico non siano del tutto chiari. Inoltre, i probiotici potrebbero migliorare la risposta immunitaria, favorendo la competizione con i patogeni per la colonizzazione nell'intestino e mantenendo l'integrità della barriera intestinale, riducendo così la permeabilità ai patogeni e ai loro metaboliti microbici.
È importante inoltre una forte idratazione (almeno 2,5L)

Aggiornamento 30/3/2022

Il legame tra infezione da coronavirus e malattie autoimmuni, in particolare vascolari e dermatologiche.

Aggiornamento 7/4/2022

Il COVID19 può determinare molti problemi endocrinologici, in particolare a organi riproduttivi (impotenza e irregolarità mestruali), tiroide, ghiandole surrenali. Aumenta inoltre il rischio di diabete.


"Prendere la malattia Covid19 è associato a un aumento di cinque volte del rischio di trombosi venosa profonda (TVP) e a un aumento di 33 volte del rischio di un coagulo di sangue potenzialmente fatale ai polmoni nei 30 giorni dopo l'infezione, suggeriscono i dati. I risultati, pubblicati giovedì sul British Medical Journal, potrebbero aiutare a spiegare un raddoppio dell'incidenza e dei decessi per coaguli di sangue in Inghilterra dall'inizio della pandemia rispetto agli stessi periodi del 2018 e del 2019".

Il vaccino dimezza il rischio di LongCovid

Aggiornamento 11/4/2022

Gli omega 3 possono proteggere dagli effetti del LongCOVID.
L'effetto è dovuto in particolare all'effetto protettivo sulle membrane dei neuroni, che sono formate da grassi.
Gli omega 3 e i loro metaboliti (proresolvine) possono così favorire uno stato meno infiammatorio, riducendo lo stress ossidativo e l'alterazione del sistema immunitario. Questo può ridurre i problemi di coagulazione e legati al sistema renina-angiotensina tipici della malattia grave o del lungo periodo.
I problemi neurologici e psichiatrici possono essere attenuati, anche perché legati allo stato infiammatorio che purtroppo può protrarsi a lungo dopo l'infezione.
Possono promuovere l'attività del sistema glinfatico, che "pulisce" il cervello dalle tossine, responsabili di sintomi come la perdita dell'olfatto, della memoria, dolori muscolari, emicrania.
Promuovono le proprietà antiossidanti stimolando la superossido dismutasi e favorendo la neutralizzazione dei radicali liberi.
Favoriscono il rilassamento dei vasi riducendo l'ipertensione e migliorando il flusso sanguigno, e riducono la tendenza alla formazione dei trombi. Potrebbero ridurre le capacità replicative del virus durante la fase infettiva della malattia.

Aggiornamento 15/4/2022

Un'analisi obiettiva sulla situazione della Svezia mostra il suo disastro nei confronti della pandemia.
"La risposta svedese a questa pandemia è stata unica e caratterizzata da un approccio laissez-faire moralmente, eticamente e scientificamente discutibile, una conseguenza dei problemi strutturali della società. C'è stata maggiore enfasi sulla protezione dell'"immagine svedese" che sul salvataggio e la protezione di vite o su un approccio basato sull'evidenza.
Inoltre, vi era una riluttanza e incapacità di ammettere eventuali fallimenti a tutti i livelli di governo o assumersi qualsiasi responsabilità per i risultati chiaramente dannosi per la società svedese. Ci sono stati anche tentativi di rivedere la storia modificando o eliminando documenti ufficiali, comunicazioni e siti Web che avrebbero illuminato il pubblico. Le autorità svedesi coinvolte non sono state autocritiche e non hanno intrapreso alcun dialogo ufficiale e aperto e hanno fuorviato il pubblico nascondendo informazioni corrette e persino diffondendo informazioni fuorvianti. Un piccolo gruppo di cosiddetti esperti con un focus disciplinare ristretto ha ricevuto un potere sproporzionato e indiscusso nella discussione, a livello nazionale e internazionale. Non vi è stata alcuna discussione intellettuale/scientifica tra le parti interessate (compresi esperti indipendenti di diverse discipline) e il parere internazionale dell'OMS, dell'ECDC e della comunità scientifica è stato ignorato e/o screditato.

Una persona infetta su 5 ha il LongCOVID e i vaccini sono in grado di ridurre il rischio. Anche i bambini possono essere colpiti. Visto che omicron è molto contagiosa e può colpire più volte abbiamo necessità di vaccini sterilizzanti per prevenire queste conseguenze.

Alla senatrice bisogna insegnare le frazioni

La vaccinazione riduce la carica virale e quindi durata della malattia, circolazione del virus e contagiosità, con buona pace dei novax che sostengono che non serva vaccinarsi. Per omicron però solo 3 dosi sono efficaci. Se non siete d'accordo potete sempre pubblicare i vostri dati in sostegno

Il COVID19 può determinare molti problemi endocrinologici, in particolare a organi riproduttivi (impotenza e irregolarità mestruali), tiroide, ghiandole surrenali. Aumenta inoltre il rischio di diabete.


Gli scienziati del St. Jude Children's Research Hospital hanno valutato in che modo la vaccinazione e l'infezione da SARS-CoV-2 influiscono sul sistema immunitario. I risultati confermano che l'immunità per infezione non è migliore della vaccinazione perché entrambe producono risposte simili dei linfociti T. Negli individui che hanno già sperimentato COVID-19, farsi vaccinare aumenta ancora la memoria dei linfociti T e l'attivazione immunitaria.

Aggiornamento 30/4/2022

Non esiste alcun aumento delle morti improvvise in Italia e lo studio di SR che mostrerebbe un aumento delle morti tra i giovani appare essere spazzatura

Aggiornamento 3/5/2022

I dati sulla sicurezza dei vaccina aumentano, la maggior parte delle reazioni sono lievi e passano velocemente. La quarta dose è utile nelle persone sopra i 60 anni, riducendo la malattia grave e la mortalità, meno l'infezione e la malattia sintomatica, che comunque si riducono.

In media il long COVID può riguardare il 30% degli infetti. "Le persone con una storia di ospedalizzazione, diabete e indice di massa corporea più elevato avevano maggiori probabilità di sviluppare un long COVID"

Aggiornamento 11/5/2022

Tra le persone ricoverate per coronavirus, a un anno di distanza solo uno su 4 ha recuperato lo stato di salute 

Su Nature la patogenesi aggiornata del SarsCov2

I legami tra COVID19 e morbo di Graves

"Stanchezza e mal di testa dopo la vaccinazione contro il COVID-19 vanno visti positivamente: come un preludio necessario per un'efficace risposta immunitaria. Gli effetti collaterali della vaccinazione saranno quasi sempre lievi e transitori e indicheranno semplicemente che il vaccino sta facendo il suo lavoro stimolando la produzione di interferone, l'immunostimolatore integrato nel corpo".

Aggiornamento 12/5/2022

Sin dal primo periodo della pandemia si individuò che le persone con malattia severa avevano alterazioni del microbiota.
Oggi sappiamo che la disbiosi, sia intestinale che polmonare, è associata anche al rischio della tempesta di citochine, di long COVID (PACS) e in generale di riposta immunitaria alterata.
"Il microbiota è un potente fattore immunomodulante nella salute e nelle malattie umane. La manipolazione del microbiota è una strategia promettente per la prevenzione e il trattamento di COVID-19 e PACS. Numerosi studi clinici stanno valutando l'efficacia della terapia adiuvante con probiotici e altri trattamenti basati sul microbiota. Tuttavia, i risultati di questi studi clinici non sono stati ancora pubblicati. Sono necessari ulteriori dati clinici per convalidare la sicurezza e l'efficacia delle terapie a base di microbiota per i pazienti con COVID-19 o PACS", anche considerando la presenza di varianti attuali o future.
Gli acidi grassi a catena corta (SCFA) hanno dimostrato di modulare il sistema immunitario, in particolare stimolando le cellule Treg e le cellule dendritiche.
B. infantis e B. bifidum sono 2 probiotici che appaiono ridurre lo stato infiammatorio in COVID19


Chi si ammala di COVID ha un rischio di morte 3 volte superiore rispetto a chi non si ammala nei 12 mesi successivi

Il problema del bias di conferma




Se ancora pensate che sia un raffreddore, sappiate che si è scoperto che "La compromissione cognitiva da COVID-19 grave equivale a 20 anni di invecchiamento, riferiscono gli scienziati dietro un nuovo studio, aggiungendo che la compromissione è "equivalente alla perdita di 10 punti di QI""
"I deficit cognitivi osservati possono essere dovuti a diversi fattori combinati, hanno affermato gli autori, tra cui l'insufficiente apporto di ossigeno o sangue al cervello, il blocco di vasi sanguigni grandi o piccoli a causa della coagulazione e sanguinamenti microscopici. Hanno evidenziato come il meccanismo più importante, tuttavia, possa essere il danno causato dalla risposta infiammatoria dell'organismo e dal sistema immunitario".

I vaccini funzionano mediante più meccanismi, mentre la risposta esagerata sembra dipendere (anche) dai macrofagi (M1 o M2)

Aggiornamento 16/5/2022

La quarta dose in Israele appare efficace negli over 60, ma probabilmente anche questa ha durata limitata.

Una persona con long COVID potrebbe avere un costo sanitario di 9000 dollari l'anno

Aggiornamento 17/5/2022

La balla che con le 3 dosi ci si ammala di più, anche in grafico

Aggiornamento 19/5/2022

I livelli di vitamina D sono inversamente proporzionali alla severità della malattia, alla lunghezza del ricovero, al rischio di ricorso alla ventilazione forzata, alla mortalità da ricoverati
L'effetto può essere dovuto alla modulazione dell'infiammazione e della trombosi.

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